Approvato il Messaggio sulla revisione totale della Legge sulla polizia e il suo Regolamento

Approvato il Messaggio sulla revisione totale della Legge sulla polizia e il suo Regolamento

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il Messaggio governativo sulla revisione totale della Legge sulla polizia (LPol) e il relativo regolamento. Grazie a una struttura chiara e adattata, la nuova proposta di revisione intende garantire una normativa moderna e snella a supporto dell’attività di polizia, assicurando la tutela delle cittadine e dei cittadini e offrendo una maggiore flessibilità alla rapida evoluzione del contesto sociale, tecnologico e tecnico.

Il 6 luglio 2022 il Consiglio di Stato, per il tramite del Dipartimento delle istituzioni, aveva messo in consultazione il progetto di revisione totale della LPol fino al 30 settembre 2022. Data l’importanza del tema sono state prese in considerazione e analizzate tutte le osservazioni, anche quelle giunte dopo la scadenza del termine o da enti inizialmente non inseriti fra i destinatari. Il messaggio è stato ampiamente condiviso e sono stati apportati degli accorgimenti puntuali. Per il resto il messaggio conferma tutte le altre principali modifiche.
L’odierna attività di polizia si iscrive in un contesto sociale in continua e rapida evoluzione, come continuo e rapido è l’aggiornamento delle tecniche, delle modalità e degli strumenti di cui la polizia deve servirsi per svolgere le sue funzioni.
La nuova legge è stata concepita in maniera da poter sostenere le sfide con le quali la polizia deve oggi quotidianamente confrontarsi. L’effettiva tutela dei cittadini impone altresì a una buona legge di polizia di non limitarsi a esplicitare le competenze degli organi preposti alla garanzia della sicurezza pubblica, ma di presentare anche caratteristiche di leggibilità e una struttura tali per cui il testo risulti accessibile e comprensibile tanto a coloro che sono tenuti ad applicarlo, quanto a coloro di cui si vogliono proteggere gli interessi. Inoltre, nell’eventualità della costituzione di un Corpo di “polizia unica” le modifiche sarebbero limitate alle denominazioni del testo di legge, vale a dire lo stralcio puntuale dei termini “cantonale” e “comunale” laddove previsto.
Le principali novità della revisione riguardano in particolare una definizione più chiara e univoca dei principi generali, una suddivisione più accurata delle diverse competenze di polizia, un aggiornamento e una migliore flessibilità dell’organizzazione della Polizia cantonale, nonché l’aggiunta di norme fondamentali a garanzia del principio di legalità, le quali formalizzano la prassi oggi in vigore, come pure un’esplicitazione delle misure coercitive di polizia.
Un altro tema importante della revisione è quello dell’istituzione della gestione cantonale delle minacce. L’obiettivo è quello di riconoscere i segnali premonitori, di valutare la probabilità che insorga il comportamento minaccioso e, se del caso, di intervenire preventivamente. Questo processo è già in vigore in molti Cantoni e l’importanza e necessità è stata auspicata anche dal Consiglio federale, per esempio in ambito di violenza domestica.
La nuova legge consolida pure altre importanti novità recenti che rispondono alle esigenze di polizia: sviluppi tecnici, nuovi bisogni legati ai profili di chi opera in polizia, nuove modalità operative e strumenti di attività.
Il risultato è un disegno di legge che conta 85 articoli e un disegno di regolamento composto di 72 articoli, accompagnato dal rapporto esplicativo. Per ovviare alla velocità dei cambiamenti cui è sottoposta la nostra società, la nuova revisione è stata impostata per contenere unicamente i fondamenti indispensabili, mentre il regolamento, più flessibile negli aggiornamenti, prevede le disposizioni che non richiedono una base legale in senso formale.

Cantoni più efficienti: risparmio di 13 miliardi

Cantoni più efficienti: risparmio di 13 miliardi

Il confronto nazionale fa emergere un grande potenziale di miglioramento nella spesa pubblica – Il Ticino in testa in materia di sicurezza pubblica e aiuto sociale

I cantoni svizzeri, se fossero pienamente efficienti, potrebbero risparmiare fino a 13 miliardi di franchi. Lo ha calcolato una ricerca dell’Istituto di studi in amministrazione pubblica (IDHEAP) dell’Uni di Losanna e di PwC Svizzera che lunedì hanno pubblicato il terzo monitoraggio dell’efficienza cantonale.
Il “potenziale di miglioramento” è stato calcolato confrontando le spese e i servizi forniti per: istruzione (4,6 miliardi di potenziale), cultura (1,1 miliardi), strade (2,3 miliardi), aiuto sociale (2,9 miliardi), ordine pubblico e sicurezza (1,9 miliardi). Per ogni area, è stata stilata una classifica dei cantoni. I migliori sono citati, ma non i peggiori, poiché l’obiettivo è di fornire suggerimenti per il miglioramento (ogni cantone viene informato “in modo confidenziale” della sua posizione).
Il Ticino spicca in 2 ambiti su 5: sicurezza pubblica (82% di efficienza) e aiuto sociale (93%). In materia di formazione a guidare la classifica sono invece i Grigioni (90%).

Da www.rsi.ch/news

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Efficienza cantonale, il Ticino primeggia per sicurezza e socialità
È quanto emerge da uno studio condotto dall’Università di Losanna e dalla società PwC dove sono state comparate le spese e i servizi forniti dai cantoni in cinque settori.

Lavorando in modo più efficiente i cantoni svizzeri potrebbero risparmiare 12,9 miliardi di franchi all’anno. È la conclusione alla quale giunge uno studio condotto dall’Università di Losanna e dalla società PwC. Ticino e Grigioni si distinguono positivamente in diversi ambiti. Gli autori sono giunti a questo risultato comparando le spese e i servizi forniti dai cantoni in cinque settori: istruzione, cultura, strade, assistenza sociale, sicurezza. Per ognuno di questi campi hanno stilato una classifica dei migliori, ma non dei peggiori, dato che la ricerca vuole fungere da stimolo per migliorare e non vuole puntare il dito contro nessuno.

Il Ticino primeggia per sicurezza e socialità
Per quanto riguarda la sicurezza pubblica, analizzata per la prima volta nel monitoraggio, che viene pubblicato annualmente, il potenziale di risparmio dei cantoni ammonta a 1,9 miliardi di franchi. Considerando la media dell’ultimo decennio, la classifica è dominata dai cantoni latini, ovvero Ticino (82% di efficienza), Vaud (80%), Neuchâtel (78%) e Ginevra (77%). È un settore dove regna grande volatilità, rilevano gli autori. “Possiamo supporre che aspetti come i reati registrati dalla polizia si muovano a ondate e che le risorse investite, come il numero di agenti di polizia, siano in ritardo”, afferma Philipp Roth di PwC, citato in una nota.Nell’ambito dell’assistenza sociale, è stato calcolato un miglioramento potenziale di 2,9 miliardi. La mediana è situata al 75%. Ancora una volta è in testa il Ticino (93%), seguito da Vallese (90%), Uri (88%), Obvaldo e Friburgo (entrambi 86%). “Queste cifre indicano che il carattere rurale favorisce l’efficienza”, prosegue il comunicato, nel quale si sostiene che che le grandi differenze non si ridurranno presto. L’alta densità di popolazione e l’elevata percentuale di residenti stranieri hanno una “influenza negativa” in questo ambito, annotano gli autori.

Nella formazione spiccano i Grigioni

Il maggior risparmio potenziale è rappresentato dalla formazione, con 4,6 miliardi. L’efficienza dei cantoni raggiungeva una media dell’80% nel 2020, con una forbice che si situa tra il 90 e il 61%. Il più efficiente in questo caso è il cantone dei Grigioni (90%), seguito da Sciaffusa (89%), Glarona (89%), Obvaldo (88%) e Berna (87%). In questo ambito l’efficienza è cambiata poco nel complesso tra il 2019 e il 2020. Secondo gli autori questa coerenza è degna di nota se si considera che le scuole sono state sotto pressione durante la pandemia.

Strade

Differenze considerate “importanti” appaiono anche nella gestione delle strade. I quattro cantoni meno efficienti, quelli di montagna, sono scesi ulteriormente in classifica. Anche i cantoni urbani ne risentono, dimostrando che la topografia non spiega tutto. Rispetto allo studio precedente, Ginevra (85%) ha registrato un chiaro aumento dell’efficienza ed è ora al secondo posto dietro a Lucerna (86%). La mediana è al 69%, ciò che rappresenta un potenziale di risparmio di circa 2,3 miliardi di franchi.

Cultura

Infine, i cantoni di Soletta e Argovia (entrambi all’83%) si collocano al primo posto per quanto riguarda la cultura, seguiti da Turgovia (82%). L’aumento potenziale dell’efficienza per tutti i cantoni ammonta a 1,1 miliardi. Dato che i cantoni sono liberi di scegliere la loro offerta culturale, c’è un notevole margine e potenziale di guadagno di efficienza, secondo gli autori dello studio.

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi di tre neoeletti Magistrati

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi di tre neoeletti Magistrati

Comunicato stampa

I Servizi del Gran Consiglio informano che giovedì 23 marzo 2023, a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, si è svolta la cerimonia per il rilascio della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte della neoeletta Sostituto Magistrato dei minorenni, avv. Antonella Piricone, della neoeletta Pretore aggiunto per la Pretura del distretto di Lugano, avv. Daniela Galfetti e della neo eletta Giudice supplente del Tribunale di appello avv. Federica Dell’Oro (che sarà attribuita alla Corte di appello e di revisione penale). Le tre magistrate assumeranno le rispettive cariche il 1° aprile prossimo.

Alla cerimonia, condotta dalla Presidente del Gran Consiglio Luigina La Mantia, hanno pure assistito il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Presidente del Tribunale di appello Damiano Bozzini e il Presidente del Consiglio della magistratura Damiano Stefani.

 

Telelavoro: la Regio Insubrica vuole l’accordo

Telelavoro: la Regio Insubrica vuole l’accordo

La Comunità di Lavoro transfrontaliera chiede che Roma e Berna rinnovino l’intesa stabilita durante la pandemia

Anche la Regio Insubrica chiede a Berna e a Roma di ripristinare l’accordo amichevole italo-svizzero, concluso durante la pandemia, che regolava l’imposizione fiscale dei frontalieri durante le giornate di telelavoro. Un accordo – che andrà a cadere il primo febbraio – disdetto dall’Italia e che permetteva ai frontalieri di sottostare al regime fiscale elvetico anche nei periodi in cui lavoravano in remoto, da casa, in Italia.
Ancora non si può dire se Roma deciderà di riattivare l’accordo. Ma la presa di posizione della Regio Insubrica potrebbe avere un peso piuttosto importante sulle decisioni che ora dovrà prendere il Governo italiano. Questo perché quest’anno la presidenza della Regio Insubrica è guidata dalla Regione Lombardia (dall’assessore Massimo Sertori).

A Roma se ne discuterà presto
Il tema finirà comunque nei prossimi giorni sul tavolo del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. “È chiaro – ha spiegato alla RSI Silvana Snider, consigliera del ministro Giorgetti per le questioni di frontiera – che tutte le esigenze che in questo momento provengono dal territorio vengono ancor più vagliate dal Ministero delle Finanze, dove siede tra l’altro un ministro (Giorgetti, ndr) che conosce molto bene il territorio essendo della zona di Varese. In più c’è l’aspetto riguardante la Regione Lombardia, che fa sapere attraverso la Regio Insubrica che questa problematica è molto sentita. Pertanto la si discuterà sicuramente”. E la si discuterà nell’ambito della discussione sulla ratifica del più ampio accordo sui frontalieri

Un tema che unisce padronato e sindacati
La disdetta dell’accordo da parte italiana rischia di creare – per i frontalieri – difficoltà burocratiche. Questo perché a partire dal primo febbraio, nei giorni in cui lavoreranno da casa in Italia, saranno soggetti alla tassazione italiana. Anche per questo ieri l’Associazione industrie ticinesi, la Camera di commercio e i sindacati OCST e UNIA hanno scritto alla Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali chiedendo di attivarsi con l’Italia per ripristinare l’accordo.

Le mosse del Consiglio di Stato
Su questo tema il Consiglio di Stato ticinese aveva già scritto a Berna il 30 novembre, chiedendo di prendere contatto con il Governo italiano e tentare di prolungare l’accordo. La Svizzera, in linea generale, sembra propensa a voler trovare una soluzione. Anche perché, paradossalmente, le ripercussioni potrebbero essere più grandi in Italia. “Per i frontalieri – ci ha spiegato Giordano Macchi, direttore della Divisione delle Contribuzioni del Canton Ticino – senza l’accordo ci sarebbero problemi burocratici e amministrativi molto gravi. Ci sarebbero anche rischi per le imprese ticinesi, ma ci sarebbe anche un danno economico per i Comuni italiani di frontiera”.

I rischi per i Comuni italiani di confine
Questo perché, spiega Macchi, non considerando frontalieri le persone impegnate in telelavoro, da parte Svizzera (in questo caso ticinese) non vi sarebbero neppure più i ristorni. Ristorni che vengono destinati ai Comuni della fascia di confine. “Ci sarebbe un danno piuttosto importante per loro”. Motivo che spinge Macchi a dirsi piuttosto fiducioso in merito a un ripristino dell’accordo. “È  necessario che i due Paesi si mettano al tavolo e, come sono riusciti in tempi brevi a trovare soluzioni durante la pandemia, facciano altrettanto nel periodo post-pandemico. Perché la pandemia ha dato una spinta al telelavoro e queste realtà dovrà essere gestita anche dopo la crisi sanitaria”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Telelavoro-la-Regio-Insubrica-vuole-l%E2%80%99accordo-15925741.html

Da www.rsi.ch/news

Gobbi: “20 Milioni in meno di imposte, proposta equa e responsabile”

Gobbi: “20 Milioni in meno di imposte, proposta equa e responsabile”

La formula presentata dal Governo per la nuova imposta di circolazione 2023

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi a nome del Governo ha presentato questa settimana il Decreto legislativo urgente che mira a correggere alcuni aspetti critici della formula per calcolare l’imposta di circolazione approvata dal popolo lo scorso 30 ottobre; criticità già emerse in occasione del dibattito e confermate dagli stessi iniziativisti. Il Decreto verrà ora discusso dal Gran Consiglio.
“Bisogna subito specificare – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – che questo Decreto è unicamente per l’imposta di circolazione del 2023. In sostanza il Consiglio di Stato ha trovato una soluzione ai problemi tecnici legati alla formula per calcolare l’imposta di circolazione. Problemi tecnici che avrebbero creato una disparità di trattamento tra chi è in possesso di un’auto più nuova e meno inquinante, rispetto a chi ha una vettura più inquinante. L’iniziativa accolta dal Popolo vuole infatti premiare chi inquina meno; senza un intervento in tal senso verrebbe disattesa la volontà popolare. Responsabilmente abbiamo corretto il sistema di calcolo e anche l’introduzione di un coefficiente di moltiplicazione risponde a questa esigenza, oltre a essere una misura equa per tutti i detentori di veicoli. Quindi parità di trattamento, equità e responsabilità per trovare una stabilità finanziaria che andrà a favore di tutta la collettività. La proposta del Governo per il 2023 permetterà comunque di lasciare “nelle tasche dei ticinesi”, come dicono gli iniziativisti, globalmente 20 milioni di franchi. Si passerà da un incasso attuale di 106 milioni nel 2022 a 87.5 milioni nel 2023. Non dimentichiamo che per le nostre strade (manutenzione, miglioramento, sviluppo) ogni anno spendiamo 100 milioni di franchi. L’imposta di circolazione serve proprio a coprire questi costi e dunque per mantenere il nostro patrimonio stradale”.
Il decreto legislativo urgente proposto dal Governo sarà ora discusso dal Gran Consiglio. “Con la speranza che si possa trovare una convergenza su una soluzione equa e responsabile a favore di tutta la collettività, in modo da rapidamente mettere in esecuzione la volontà popolare”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Il Consiglio di Stato incontra il Presidente della Regione Lombardia

Il Consiglio di Stato incontra il Presidente della Regione Lombardia

Comunicato stampa

Una delegazione del Consiglio di Stato ticinese, guidato dal Presidente Claudio Zali, ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline una delegazione istituzionale della Regione Lombardia, guidata dal Presidente Attilio Fontana. La riunione ha offerto l’occasione per discutere una serie di temi d’attualità e per verificare lo stato di avanzamento della «roadmap» sulle materie transfrontaliere di interesse comune, sottoscritta nel 2018.

Una delegazione del Consiglio di Stato ticinese ha accolto oggi pomeriggio a Bellinzona il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, accompagnato da Massimo Sertori, assessore agli enti locali e montagna e Presidente della Regio Insubrica, e Claudia Terzi, assessore alla mobilità.  
Le due delegazioni si sono confrontate sullo stato di avanzamento della «roadmap» sulle materie transfrontaliere di interesse comune, firmata lo scorso 17 dicembre 2018. Il documento affronta questioni legate al mercato del lavoro transfrontaliero, alla fiscalità, alla cura del territorio e delle acque comuni, al trasporto pubblico e alla mobilità privata e getta le basi per una maggiore collaborazione.  
Il Presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali e il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana hanno espresso soddisfazione per lo stato delle relazioni bilaterali e rinnovato l’auspicio che sia possibile continuare ad aumentare la vicinanza e la comprensione reciproca fra i due territori.    

Imposta di circolazione

Imposta di circolazione

Ora tocca fare altri calcoli

Nonostante il governo avesse proposto un messaggio con altri presupposti – per il calcolo si prevedeva oltre alle emissioni di CO2 anche la massa del veicolo e un tetto a 96 milioni, analogamente al Plr – per il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi «è positivo il fatto che al di là delle diverse proposte ci fosse la concordanza sulla volontà di ridurre il prelievo delle imposte di circolazione.
Sono sicuramente soddisfatto perché si va in questa direzione anche se in maniera provvisoria dato che la formula dovrà cambiare in base all’evoluzione del parco veicoli». Un po’ di rammarico dunque c’è per il fatto che «il Gran Consiglio ha voluto andare avanti un po’ per conto suo non dando seguito ai nostri avvertimenti su alcuni aspetti, ma questo fa parte dell’autodeterminazione parlamentare, che è sovrana».
Ora per il governo ci sono due nodi da sciogliere, in primo luogo quello dei cicli di omologazione: «Su questo aspetto stiamo lavorando e sottoporremo al governo un messaggio che completa quanto votato questa domenica dal popolo».
C’è poi il nodo della moratoria per i veicoli immatricolati prima del 2009 che sarà «di un solo anno, perché è questo che ha votato il popolo», e che – ricorda Gobbi – è già in vigore da 13 anni. Ora dovremo capire come formularne la base di calcolo perché il nuovo pacchetto di legge entri in vigore dal primo gennaio 2023». Quanto alle critiche al Di sulla comunicazione, Gobbi le rispedisce al mittente dicendosi «sorpreso, perché abbiamo sempre dato seguito a tutte le richieste di informazione che ci pervenivano su gettito e base di calcolo, con le cifre confluite nel bollettino informativo».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 de La Regione

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Restano ancora un paio di aspetti da chiarire
Per far entrare in vigore la formula di calcolo nel 2023 il Governo dovrà correggere il sistema di misurazione delle emissioni e occuparsi della «moratoria» per i veicoli vecchi

Ma ora, concretamente, alla luce del voto che cosa succederà? «L’obiettivo rimane far entrare in vigore la nuova formula di calcolo il 1. gennaio 2023», chiarisce sin da subito il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Ma per fare ciò – aggiunge il consigliere di Stato – dovremo anche considerare un paio di lacune tecniche ». Il riferimento va a due aspetti puntuali della futura imposta di circolazione, i quali sono però ancora da chiarire: una correzione al sistema di misurazione delle emissioni di CO _ e l’ormai famosa «moratoria» per i veicoli targati prima del 2009.

Il calcolo delle soglie
La prima lacuna, va detto, non dovrebbe risultare troppo complicata da risolvere. Anche perché tutti, dal Governo agli iniziativisti, fino ai promotori del controprogetto, sono concordi nel dire che una soluzione va trovata. Il problema, in sintesi, risiede nel fatto che nel 2018 (come avviene periodicamente) è cambiato il metodo di misurazione delle emissioni di CO _ dei veicoli. Il nuovo ciclo di misurazione entrato in vigore nel 2018 (chiamato WLTP), essenzialmente, è più stringente di quello vecchio (chiamato NEDC). Ciò, però, significa che un veicolo identico, targato prima e dopo il 2018, possiede due valori di emissioni differenti. E, paradossalmente, i nuovi veicoli, sottostando al nuovo ciclo di misurazione più stringente, risultano più inquinanti di quelli vecchi. Un aspetto sì tecnico ma che però, tradotto in soldoni, rischia di creare una disparità di trattamento tra gli automobilisti.
«Adesso il Parlamento dovrà applicare l’iniziativa con un nuovo messaggio del Consiglio di Stato, oppure attraverso un’iniziativa parlamentare urgente, nell’ottica di garantire equità tra il vecchio ciclo di omologazione NEDC e il nuovo WLTP, che riguarda oggi il 15-20% del parco veicoli », rimarca Marco Passalia. «E in Parlamento – dice ancora Passalia – ci aspettiamo che gli altri partiti diano seguito a quanto annunciato durante la campagna. Tutti, infatti, si sono detti favorevoli all’idea di adattare le soglie relative alle emissioni, visto che la questione interessava tanto l’iniziativa quanto il controprogetto. Confido quindi nel fatto che non ci siano ritrattazioni».
Una conferma in questo senso arriva a stretto giro di posta da Ivo Durisch: «La correzione è dovuta, perché altrimenti ci sarebbe una disparità di trattamento tra chi possiede un veicolo targato prima e dopo il 2018».
Il capogruppo del PS, però, mette le mani avanti su un aspetto legato a questa modifica invocata da tutti: «La correzione non deve essere usata come pretesto per abbassare ulteriormente l’imposta ». Insomma, una modifica andrà fatta, «ma il montante incassato dallo Stato deve restare quello previsto dal testo dell’iniziativa, cioè 92 milioni».
Un’idea condivisa pure dal direttore del DI: «Sì, l’obiettivo è di rimanere con le medesime cifre».

La moratoria
Resta, infine, la seconda questione da chiarire: la moratoria dei veicoli immatricolati prima del 2009. Una questione un po’ più complessa e che, quando tornerà in Parlamento, con ogni probabilità farà discutere.
Attualmente, come spiega Norman Gobbi, c’è un vuoto giuridico da correggere: «Nel testo votato c’è scritto che il nuovo sistema di calcolo, approvato dal popolo, non si applica il primo anno per i veicoli immatricolati prima del 2009. Il problema – aggiunge Gobbi – è che non viene detto in che modo bisognerà calcolare l’imposta di circolazione, il primo anno, per i veicoli immatricolati prima del 2009. Si tratta di un vuoto giuridico che deve essere colmato. E magari potrà far discutere ancora. Ma deve essere chiaro che dal 2024 in poi tutti i veicoli dovranno essere sottoposti al nuovo sistema di calcolo. Anche quelli immatricolati prima del 2009. Già solo per una questione di parità di trattamento. Non possiamo avere il 20% del parco veicoli che paga l’imposta di circolazione con un altro sistema».
Ma ora, quali saranno i prossimi passi? Arriverà una proposta dagli iniziativisti per correggere queste due lacune, oppure sarà compito del Governo? Ancora Gobbi: «Spetterà a noi. Cominceremo a preparare l’aspetto tecnico riguardante i due sistemi omologazione NEDC e WLTP. In questo contesto valuteremo anche la questione della moratoria. Sapendo però – chiosa il consigliere di Stato – che durerà solo un anno e dovrà quindi essere una soluzione semplice, per non complicare le cose dal punto di vista informatico. Le tempistiche? È questione di settimane ».

I prossimi anni
Un futuro già segnato?

Breve durata di vita

Alla luce del fatto che sempre più veicoli in circolazione sono elettrici, nei prossimi anni potrebbe rendersi già necessario un «ritocco» per la nuova formula approvata ieri dal popolo. Lo stesso Norman Gobbi ammette che il Governo prevede che l’attuale impostazione «potrebbe rimanere in vigore per circa 5 anni. Poi potrebbero servire dei correttivi, ad esempio tramite una modifica della formula oppure tramite un aumento della tassa base». E questo perché, man mano che il parco veicoli diventa più «elettrico», gli incassi per lo Stato andranno a diminuire.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

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La Lega esulta: «Un passo importante per aiutare il ceto medio»
La Lega dei Ticinesi – in una nota – esprime tutta la «propria soddisfazione» per il risultato del voto sull’imposta di circolazione. L’iniziativa lanciata dal Centro, infatti, era stata da subito «sostenuta» dal gruppo parlamentare capitanato da Boris Bignasca. «È un passo importante per aiutare il ceto medio ticinese», precisano da Via Monte Boglia, ricordando che le riduzioni verranno attuate già nel 2023 e porteranno a un risparmio che varia dai 120 ai 350 franchi per veicolo. 

Da www.tio.ch

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Imposta di circolazione: subito una modifica
L’iniziativa che considera solo le emissioni inquinanti è stata preferita al controprogetto, ma la questione torna già sui banchi del Governo e della politica

Era stato previsto già prima della domenica di votazioni ticinesi, ma con la vittoria dell’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più equa” diventa ora un imperativo: parte del sistema di calcolo deve essere rivista prima dell’entrata in vigore – prevista a inizio 2023 – per non penalizzare chi possiede un veicolo costruito dopo il 2020.
Si tratta di correggere il valore “soglia” delle emissioni di CO2, considerando il fatto che dopo lo scandalo del “dieselgate” (le emissioni erano state artificialmente contenute da molti costruttori) le vetture più recenti riportano valori più alti ma anche più corretti.
L’iniziativa prevede che per le auto che emettono da 0 a 95 g/km di CO2 si paghino solo 120 franchi di tassa di base; per tutte le altre invece il calcolo sarà proporzionale all’inquinamento, sempre senza una discriminante relativa a peso o potenza. Il valore di riferimento dovrebbe essere ritoccato verso l’alto per non penalizzare chi ha acquistato un’auto recente.
In questo dibattito si è inserito il Consigliere di Stato Norman Gobbi che ora dovrà trattare il tema con i colleghi di Governo; non è ancora chiaro se si dovrà procedere con un ulteriore messaggio all’indirizzo del Gran Consiglio, oppure se si adotterà un’altra soluzione e quanto tempo sarà necessario. “Per una parità di trattamento tra i veicoli antecedenti il 2020 e quelli dopo il 2020, dovremo mettere due elementi di misurazione o di calcolo. Questo per evitare una disparità e una penalizzazione per i veicoli più nuovi e più efficienti”, ha detto Gobbi a Democrazia diretta.
Vi è poi il tema della moratoria riguardante i veicoli immatricolati prima del 2009, per i quali dovrebbe continuare a essere usato l’attuale sistema di calcolo. Soluzione che potrebbe essere anticostituzionale. “Sono 13 anni che questi veicoli hanno un beneficio rispetto a quelli nuovi. Cosa che oggi, anche secondo i parametri federali sulla protezione dell’ambiente, non è più sopportabile – sottolinea Gobbi. – Il Parlamento ha deciso di applicare una moratoria di un solo anno. Quindi per il 2023 manca un elemento essenziale: quale base di calcolo bisogna utilizzare? Perché si userebbe quella attuale che prevede bonus e malus; quindi comunque non sarebbe una moratoria ai sensi di quanto detto in Parlamento”.
Un tema che non è stato fissato dal voto di questa domenica e che andrà di nuovo sottoposto al Gran Consiglio, attraverso un messaggio o un nuovo decreto. Il gettito fiscale generato dall’iniziativa ammonta a 91 milioni di franchi, con 5-6 milioni da dedurre per il primo anno proprio a seguito della moratoria.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-di-circolazione-subito-una-modifica-15748360.html

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Imposta di circolazione: passa l’iniziativa

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15749176

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 30 ottobre 2022 de Il Quotidiano

Il Consiglio di Stato incontra Filippo Colombo e Roberto Delorenzi

Il Consiglio di Stato incontra Filippo Colombo e Roberto Delorenzi

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline il mountainbiker Filippo Colombo e il podista Roberto Delorenzi, specializzato in skyrunning. Il Governo ha reso ufficialmente omaggio ai due atleti cresciuti nel Comune di Monteceneri, che nelle scorse settimane sono diventati rispettivamente vicecampione e campione mondiale.

Il Governo ha espresso ai due campioni le proprie congratulazioni, a nome di tutta la popolazione ticinese, per le eccellenti prestazioni ai Campionati mondiali di mountain bike a Les Gets (Francia) e a quelli di skyrunning in Val d’Ossola (Italia). Filippo Colombo ha conquistato la medaglia d’argento nella specialità cross country short track, mentre Roberto Delorenzi è risultato vincitore nelle categorie sky e combinata.
L’incontro ha anche offerto l’occasione per discutere degli ottimi risultati che i due atleti hanno ottenendo negli ultimi anni. Nel 2022 Filippo Colombo ha infatti vinto anche la medaglia di bronzo agli Europei di cross country di Monaco di Baviera, è diventato campione svizzero di short track e ha vinto due tappe della Coppa del Mondo. Roberto Delorenzi, invece, nel 2021 ha conquistato il terzo posto ai Mondiali di skyrunning in Spagna, e quest’anno ha tagliato per primo il traguardo della Maratona più alta al Mondo, disputata sul Kilimangiaro, tra i 4.000 e 5.895 metri di quota.
Il Governo ha infine consegnato ai due giovani campioni ticinesi un omaggio, cogliendo l’opportunità per rivolgere loro i migliori auguri per il loro futuro sportivo.

53a Conferenza dei Capi di governo Arge Alp

53a Conferenza dei Capi di governo Arge Alp

Comunicato stampa

La 53a conferenza dei Capi di Governo delle regioni della Comunità di lavoro alpina Arge Alp ha avuto luogo oggi ad Innsbruck.
Nel corso della stessa, oltre alla sottoscrizione di tre dichiarazioni di collaborazione, è stato celebrato anche il 50° dalla sua fondazione.

Venerdì 21 ottobre 2022 si è tenuta presso la residenza imperiale Hofburg di Innsbruck la 53a riunione dei Capi di Governo della comunità di lavoro Arge Alp. Durante i lavori è stata più volte sottolineata l’importanza della collaborazione transfrontaliera fra le regioni dell’arco alpino, in particolare in momenti, come quelli attuali, così carichi di sfide geopolitiche. A tale proposito sono state condivise, discusse e approvate tre importanti dichiarazioni di collaborazione:

  1. Gestione transfrontaliera del lupo
  2. Politica di protezione del clima orientata al futuro per la regione alpina
  3. 50 anni di ARGE ALP – Una forte rappresentanza degli interessi della regione alpina

Con la prima risoluzione si sottolinea l’importanza di una gestione transfrontaliera coordinata del lupo. Essa prevede lo scambio di informazioni e un monitoraggio dei grandi predatori, nonché di migliorare il coordinamento delle regole nella gestione del lupo e le regioni alpine hanno formulato la richiesta di riduzione dello stato di protezione del lupo a livello europeo, come peraltro già richiesto dai Cantoni Ticino e Grigioni all’autorità federale.
Nella risoluzione in merito alle politiche di protezione del clima, è stata sottolineata l’importanza dell’impegno per soluzioni climatiche sostenibili. Tutto l’arco alpino è infatti toccato fortemente dal cambiamento climatico e lo scopo è quello di promuovere progetti e iniziative, sia in ambito energetico che a livello di trasporti.
L’ultima risoluzione mira invece a sottolineare quanto raggiunto nel corso degli ultimi cinquant’anni e le sfide previste per il futuro della comunità di lavoro. Il Cantone Ticino, rappresentato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, ha in particolare sottolineato la necessità – in ambito transfrontaliero – di allineare e accelerare le misure per la gestione dei grandi predatori nell’arco alpino.
La conferenza, che ha nuovamente sottolineato la necessità di avere delle istituzioni solide e stabili, ha anche segnato il passaggio di testimone della presidenza, che sarà assunta fino a fine 2023 dal Canton San Gallo.
Il Consigliere di Stato e Presidente di Governo Marc Mächler Platter ha presentato il programma della nuova presidenza, che si concentrerà sul tema delle energie rinnovabili, con un focus principale sull’utilizzo dell’idrogeno nelle regioni alpine.
Nel corso della Conferenza sono inoltre stati resi noti i vincitori del premio Arge Alp 2022, dedicato alla tutela climatica. L’obiettivo del premio era quello di mettere in risalto grandi progetti, progetti startup e progetti grassroots particolarmente innovativi nei settori della sostenibilità e della tutela climatica. Il Cantone Ticino ha ricevuto il premio regionale della categoria grassroots con il progetto „Ecoligia“. Maggiori informazioni sul progetto seguiranno nel corso del mese di novembre, quando sarà organizzata la premiazione su territorio cantonale.
La Conferenza dei Capi di Governo si è tenuta dopo un momento commemorativo e di riflessione a Mösern, presso la Campana della Pace, luogo in cui la Comunità alpina venne fondata 50 anni or sono, il 12 ottobre 1972. Nel corso di questa commemorazione è intervenuto anche il primo Presidente della Regione Lombardia, Piero Bassetti, considerato uno dei padri fondatori di Arge Alp, insieme ai governatori tirolesi Eduard Wallnöfer e altoatesino Silvius Magnago e al ministro presidente della Baviera Alfons Goppel. Bassetti ha sottolineato come oggi, esattamente come allora, la centralità delle Alpi è stata conservata intatta nella convinzione che l’Europa è fatta da regioni, prima che da nazioni, i cui temi centrali sono sempre stati i trasporti e l’agricoltura di montagna e la sostenibilità.
Il Cantone Ticino appartiene formalmente ad Arge Alp da 35 anni.

Della Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine (ARGE ALP) fanno parte 26 milioni di abitanti delle seguenti regioni, cantoni e province di Germania, Austria, Svizzera e Italia: Baviera, Salisburgo, Tirolo, Vorarlberg, Lombardia, Alto Adige, Trentino, S. Gallo, Ticino e Grigioni.

 

Assemblea generale della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Assemblea generale della Comunità di lavoro Regio Insubrica

Comunicato stampa della Comunità di lavoro Regio Insubrica

L’Assessore di Regione Lombardia Massimo Sertori alla guida della Comunità di lavoro

L’Assessore a enti locali, montagna e piccoli comuni di Regione Lombardia, Massimo Sertori, ha assunto oggi la Presidenza della Comunità di lavoro Regio Insubrica, durante l’Assemblea generale tenutasi a Varese, nella cornice di Villa Recalcati.
Per l’occasione, è stato ricordato che durante l’anno di presidenza lombarda prenderanno avvio le misure del nuovo programma Interreg Italia-Svizzera 2021-2027, di cui il territorio della Regio Insubrica rappresenta il fulcro. Viene inoltre rilanciato l’appuntamento dei primi Stati generali della Cultura e del Turismo della regione insubrica, la cui Assemblea plenaria si terrà il 17 novembre, un’occasione importante per promuovere la ripresa in un settore chiave per l’economia della regione.
Dopo i saluti iniziali del Prefetto Salvatore Rosario Pasquariello, del Sindaco Davide Galimberti e del Vicepresidente della Provincia Alberto Barcaro, il Presidente uscente Norman Gobbi – Consigliere di Stato del Cantone Ticino – ha introdotto i lavori dell’assemblea.
Il rappresentante del Governo ticinese ha ricordato la centralità del ruolo della Regio Insubrica quale espressione delle esigenze di un territorio altrettanto centrale nell’ambito delle relazioni tra Italia e Svizzera. Ruolo che si è rivelato essenziale durante la fase pandemica e che non mancherà di esserlo ora, in questo momento critico caratterizzato da una crisi energetica di portata internazionale e da un’impennata inflazionistica che toccano direttamente anche la fascia di frontiera. Il Consigliere Gobbi ha inoltre ricordato il successo dell’operazione Odescalchi e il ruolo attivo del Cantone e delle Regioni, per il tramite delle Prefetture, nella gestione delle catastrofi a livello transfrontaliero. Ha terminato il suo intervento auspicando una pronta ratifica dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri una volta entrato in carica il nuovo Parlamento in Italia.
Massimo Sertori, Assessore di Regione Lombardia, ha poi assunto la carica di Presidente della Comunità di lavoro Regio Insubrica per l’anno entrante.
“L’impegno – ha affermato l’assessore Sertori nel suo discorso di insediamento – è quello di rafforzare la nostra cooperazione, in un’ottica sempre più vicina e funzionale alle esigenze dei nostri territori con un occhio alle principali sfide in ambito locale ed europeo: lavorare ad una mobilità più efficiente, integrata e sostenibile, promuovere azioni per la salvaguardia ambientale e azioni di rilancio del comparto turistico e culturale come elementi propulsori dell’economia del territorio insubrico dopo due anni di pandemia”.
“Le attività realizzate nell’ultimo anno – ha continuato Sertori – testimoniano lo slancio che la Regio Insubrica mantiene nel promuovere e facilitare la cooperazione tra i tre territori a tutti i livelli, nonché la propensione a farsi portavoce presso le autorità nazionali di istanze e temi fondamentali anche in ottica di relazioni bilaterali tra i due Paesi e in chiave europea, già a partire dal prossimo dialogo sulla cooperazione bilaterale tra Italia e Svizzera in programma entro la fine dell’anno”.
“La Lombardia – ha sottolineato Sertori – assume la presidenza in un momento cruciale, quello dell’avvio del nuovo Programma di cooperazione Interreg Italia Svizzera 21-27, di cui il territorio della Regio Insubrica rappresenta l’area funzionale di maggiore impatto in tutto il perimetro del Programma: nostro compito sarà quello di facilitare l’emersione di progettualità di valore e la più ampia partecipazione di imprese e soggetti del sistema della conoscenza affinché i nostri territori possano esprimere a pieno il loro potenziale. Per i prossimi mesi sarebbe interessante avviare un confronto all’interno della Regio Insubrica sul percorso di avvicinamento alle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 considerato il forte impatto economico e sociale che l’evento avrà per l’intero territorio e un confronto sul tema delle comunità energetiche, tema di particolare interesse e attualità”.
“Un momento di lavoro quello di oggi – ha concluso l’assessore Sertori – che ha permesso di consolidare la sinergia tra Lombardia, Ticino e Piemonte, con l’obiettivo sfidante di portare avanti strategie e obiettivi comuni per migliorare la qualità di vita delle nostre comunità”.
Un intervento ad ampio raggio quello dell’Assessore all’ambiente di Regione Piemonte, Matteo Marnati, che ha puntato l’attenzione su tutte le problematiche con le quali, in questo anno, ci si è dovuti confrontare. “Oggi stiamo vivendo un altro momento difficile – ha sottolineato – quello dell’approvvigionamento energetico conseguente al conflitto tra Ucraina e Russia; tuttavia, pur nel panorama ancora molto difficile, per il nostro territorio e per le nostre imprese, stiamo vivendo un momento di grande fermento: ci avviciniamo infatti a scaricare a terra i primi progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con i decreti per le comunità energetiche che contribuiranno a rendere il nostro territorio più autonomo sotto il profilo energetico”.
E sulla sostenibilità, l’assessore ha sottolineato come “sia fondamentale investire, in sinergia con il mondo accademico e della ricerca, tenendo in debito conto tutti gli aspetti collegati alla sostenibilità, da quello sociale a quello ambientale, passando per quello economico e turistico”.
E su quest’ultimo aspetto “Il 5 ottobre si terrà a Novara il primo appuntamento degli Stati generali della Cultura e del Turismo, l’inizio di un percorso il cui obiettivo è quello di sviluppare la regione transfrontaliera e la regione dei laghi da un punto di vista turistico e ambientale, promuovendo un turismo sostenibile”. E sull’importanza della Regio Insubrica “in questo momento l’alleanza e la collaborazione già esistenti sono fondamentali. Dobbiamo lavorare in stretta sinergia. Il nostro compito sarà quello di portare sul tavolo del nuovo Governo anche le tematiche territoriali”.
Il Rapporto sulle attività svolte dalla Regio Insubrica nel 2022 è stato infine presentato dal Segretario Francesco Quattrini e approvato all’unanimità dall’assemblea. In conclusione, i membri della Comunità di lavoro hanno approvato i conti preventivo 2022 e consuntivo 2021.