Un’azione concreta a favore dei più deboli

Un’azione concreta a favore dei più deboli

È stata una vera e propria battaglia, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Fu poco più di un anno fa che la SRIP – la sezione della Polizia cantonale che si occupa dei reati contro l’integrità delle persone fra cui figurano pure quelli di stampo pedofilo – mi mise al corrente della situazione nella quale era costretta ad operare. Oltre a svolgere i compiti di polizia, questa speciale sezione era pure chiamata a prendersi cura delle vittime. Ecco allora che il bambino vittima di un pedofilo, che la donna abusata dal marito, che la giovane ragazza violentata da uno sconosciuto dovevano essere seguiti dal profilo psicologico e sociale da un gruppo di agenti che, per quanto capaci, non erano certo le persone più indicate per occuparsene poiché formati per accertare i fatti e ricercare gli autori. Una situazione decisamente problematica che, oltre a non garantire un sostegno adeguato alle vittime, sottoponeva gli agenti a pressioni psicologiche inimmaginabili e ad orari di lavoro impossibili.

Vista la gravità della situazione è stata mia premura attivarmi immediatamente, col supporto del Comandante della Polizia cantonale, coinvolgendo tutti i servizi interessati.

Con grande soddisfazione, posso finalmente affermare che un rimedio a questa grave lacuna è stato trovato. Da quest’oggi le vittime di reato godono di un servizio all’altezza, in grado di accompagnarle di fronte a qualsiasi forma di disagio, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. Ora il bambino vittima del pedofilo, la donna abusata e la giovane violentata potranno saranno immediatamente accolti, in qualsiasi momento del giorno e della notte, da professionisti specialmente formati, in grado di comprenderli e di sostenerli attivamente nel migliore di modi.

Desidero concludere questa mia riflessione con un semplice “Grazie!”, ovvero con la stessa unica parola scrittami a caratteri cubitali da Marco Mombelli, commissario della SRIP, l’indomani della concretizzazione del nuovo servizio di picchetto. Un “Grazie!” che vorrei reindirizzare a tutti i collaboratori che hanno permesso di giungere a un risultato tangibile. Infine rivolgo un ultimo pensiero alle vittime; bisogna essere realisti e ammettere che i reati contro l’integrità delle persone non potranno mai essere totalmente eliminati, questo non deve però indurre chi governa a restare con le mani in mano. Sulla scorta di questa considerazione, il mio Dipartimento ha proposto una misura concreta che colma una grave lacuna nell’ambito del sostegno alle vittime, bambini in particolare, e questo è il più bel traguardo che si potesse raggiungere.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore DI

Più risorse alla lotta contro i reati ecomici e finanziari

Più risorse alla lotta contro i reati ecomici e finanziari

Dal 1° gennaio di quest’anno rinforzi temporanei per la Polizia giudiziaria. Per un anno con la Reati economico-finanziari e il Gruppo criminalità informatica. ‘Progetto pilota’, con tre ausiliari specialisti.

I rinforzi, ancorché temporanei, sono arrivati. Dal 1° gennaio – e per un anno – tre persone con la funzione di «ispettore specialista ausiliario» collaborano con la Polizia giudiziaria della Cantonale nel quadro delle indagini sui reati finanziari e informatici. Si tratta, specificano dal Dipartimento istituzioni, di una donna (classe 1965) e di due uomini: uno nato nel 1957, l’altro nel ’59. Lei è un ingegnere informatico, i due hanno una solida esperienza in ambito bancario. Erano finiti in disoccupazione o avevano il contratto in scadenza, ma senza prospettive di impiego a breve. Il loro reclutamento è stato deciso lo scorso novembre dal governo, dietro richiesta del Dipartimento. Questo «conformemente a una procedura di assunzione, che coinvolge gli Uffici regionali di collocamento, voluta a suo tempo dal Gran Consiglio».
Era stato il procuratore generale John Noseda a sollecitare, con una lettera inviata intorno alla metà del giugno 2014 al Consiglio di Stato, il momentaneo potenziamento del personale di supporto agli inquirenti, alle prese con un incremento delle inchieste, in particolare sugli illeciti in campo finanziario. Pochi giorni dopo la missiva del pg, il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi aveva incontrato lo stesso Noseda per approfondire tema e richiesta. In agosto una nuova lettera. Quella dei vertici del Dipartimento al procuratore generale. «Proponevamo – ricorda Gobbi alla ‘Regione’ – l’assunzione per tre anni, dal 1° gennaio 2015, di tre ausiliari nella funzione di segretario giudiziario aggiunto. Ciò per far fronte ai picchi straordinari di attività e per ridurre i costi derivanti da eventuali perizie esterne nel corso delle indagini su reati finanziari e informatici. Questa riduzione dei costi avrebbe infatti dovuto compensare gli oneri salariali, quantificati in circa 240mila franchi annui, legati all’assunzione degli ausiliari».
Che il Dipartimento prevedeva di assegnare al Ministero pubblico, in veste appunto di segretari giudiziari aggiunti. «Individuate, con la collaborazione degli Uffici di collocamento, del pg e della Polgiudiziaria, le tre persone ritenute in possesso dei necessari requisiti, il 18 novembre – spiega il ministro – il Consiglio di Stato ne ha formalizzato l’assunzione, attribuendole non alla Procura, bensì alla Polizia cantonale, segnatamente al suo settore investigativo». Ovvero «la Polizia giudiziaria, che coopera a stretto contatto con i magistrati del Ministero pubblico». Si è inoltre stabilito che opereranno «per un anno e non per tre». Una soluzione «che mi soddisfa», afferma Gobbi: «E che ha trovato l’approvazione del pg».

Gobbi: meno perizie esterne
Dei tre rinforzi accordati alla Polizia cantonale quali ispettori specialisti ausiliari, la donna è attiva in seno al Gruppo criminalità informatica, mentre i due uomini nella Ref, la sezione Reati economico-finanziari. Sia la Ref che la squadra di investigatori impegnati nelle indagini sugli illeciti commessi utilizzando le nuove tecnologie fanno parte del Reparto giudiziario 1. «Nel decidere l’assunzione a tempo determinato di queste persone, il governo – riprende Gobbi – ha ribadito il principio della neutralità finanziaria dell’operazione. Si cercherà pertanto di contenere al massimo il ricorso a perizie esterne durante le inchieste: il risparmio a questa voce dovrebbe assorbire, neutralizzare, la maggiore uscita del Cantone per gli stipendi degli ispettori ausiliari».
Un risparmio «fattibile», secondo il direttore del Dipartimento, alla luce delle mansioni che i tre specialisti sono chiamati ad assolvere. «Le persone assegnate alla Ref devono occuparsi per esempio dell’analisi di documenti contabili e della redazione di rapporti finanziari – rileva il consigliere di Stato –. All’ispettrice che lavora nel Gruppo criminalità informatica spetta fra l’altro l’analisi di computer, cellulari, supporti di memoria e di altro materiale elettronico». Quello partito il 1° gennaio «è un progetto pilota: a fine anno si potrà verificare se sia una soluzione valida da un lato per fronteggiare adeguatamente i momenti di forte aumento dei casi trattati da inquirenti e investigatori, dall’altro per limitare i costi per perizie esterne».

di Andrea Manna, LaRegione Ticino 23.01.2015

Affacciati al cancello di Auschwitz

Affacciati al cancello di Auschwitz

Memoria è conoscere e confrontarsi con un evento che ha segnato indelebilmente e irreversibilmente la storia dell’uomo, e ha ipotecato la natura stessa della sua relazione col proprio simile. Per essere educativa deve essere inserita in un contesto presente per poter trasformare le idee e le immagini in maniera duratura e significativa.

La giornata della memoria ricorre quest’anno in un momento particolare. Se ci fosse stato ancora bisogno di ricordare e risvegliare le coscienze, ci hanno pensato i tristi accadimenti di Parigi.
Nel pur ampio panorama dei genocidi del XX secolo, la Shoah – la distruzione degli ebrei d’Europa – occupa un posto unico, per dimensioni, intensità, rapidità e perché è diventata il simbolo di una “rottura di civiltà” nel mondo occidentale.

La sua memoria non è un monumento al passato, ma è invece un allarme permanente su quanto è successo e dunque può di nuovo succedere.
Il Giorno della Memoria è un atto di riconoscimento di questa storia: come se tutti, quest’oggi, ci affacciassimo al cancello di Auschwitz, a riconoscervi il male che è stato. Per trasformare quei luoghi in strumenti di interrogazione sul presente per comprenderne la presenza ingombrante al centro del nostro secolo e della modernità. Ciò che la giornata della memoria ha da insegnare non è soltanto l’esito della Shoah, ma sono i processi politici, ideologici, psicologici, i conformismi e gli interessi che hanno prodotto le condizioni del suo realizzarsi.
Il grande scrittore e testimone Primo Levi ci aveva ammonito ad avere la consapevolezza che se l’orrore assoluto è accaduto, può ripetersi. Eliminare minacce e affronti all’umana dignità è ancora tragicamente necessario.

La memoria è un bisogno e un dovere dell’uomo: i casi in cui l’uomo eccelle in umanità oppure i casi in cui egli smarrisce la ragione perdendo quanto vi è di umano in lui, vanno ricordati per capire e per essere consapevoli del punto in cui un essere umano può arrivare.
Quello che è successo può essere un punto di partenza, quasi un nuovo inizio capace di ridare alla collettività il senso di quello che essa deve essere, un progetto storico che implichi una comunità di valori.
Capita agli individui di dimenticare, di rimuovere, capita alle società di cancellare dalla loro storia eventi ed episodi fondamentali per la comprensione del presente.

Ma un passato così non può essere dimenticato, anzi deve scuotere le coscienze e generare un senso di responsabilità che trascenda le generazioni.
Non bisognerà cancellare mai la memoria negativa e si dovrà sempre tenere viva la memoria positiva della lotta, come riscatto del lato buono dell’umanità. Continuare a testimoniare e raccontare senza retorica, come conquista di libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia e solidarietà sociale. L’unico mezzo per poter rimanere attaccati alla vita è mettere ordine nel caos e nell’orrore con la forza della razionalità.
Per questo bisogna promuovere in ogni forma il rispetto dei diritti fondamentali, che sono la base di una società più giusta nei confronti di ciascuno. Progettare un percorso di questo tipo e destinarlo alle giovani generazioni significa preoccuparsi per il proprio futuro e scegliere di investire nel seme della democrazia. Essa, infatti, non deve essere concepita come un risultato raggiunto e dato per scontato; è, piuttosto, un ideale da continuare a perseguire con impegno per incentivare il dialogo e la riflessione soprattutto nella fascia più giovane della popolazione.

Il senso critico e l’indignazione sono atteggiamenti virtuosi, proprio perché rappresentano l’antitesi dell’accettazione passiva, dell’obbedienza cieca e dell’annichilimento, fattori che hanno indiscutibilmente contribuito a rendere il clima sociale terreno fertile per l’instaurazione di dittature e totalitarismi.
Un continuo viaggio che deve andare oltre la resistenza per sfociare nella resilienza, quella straordinaria capacità di ricrearsi e reinventarsi, di trasformare il dolore e il lutto in energia vitale.

Oltre a conservala, la memoria è importante viverla, farla propria. Farla entrare nella nostra coscienza. Il problema non è infatti solo ricordare, ma come ricordare: ossia come utilizzare per il presente gli strumenti che la memoria del genocidio ha elaborato nel corso della sua storia.
Albert Camus, a proposito dell’importanza del ricordo, scriveva «l’uomo non è del tutto colpevole, poiché non ha cominciato la storia, né del tutto innocente perché la continua».

Norman Gobbi
Giornale del Popolo, 27.01.2015 – Giornata della Memoria

Quando la violenza colpisce i poliziotti

Quando la violenza colpisce i poliziotti

Erano le 5 del mattino di domenica, quando alcuni agenti della Polizia comunale di Lugano, allarmati dai cittadini, sono dovuti intervenire per sedare una rissa al Quartiere Maghetti. Chiamati a ristabilire l’ordine, questi sono però stati accolti da pesanti insulti e da minacce di morte. Nemmeno il tempo di dimenticare l’aggressione subita da un agente della Polizia comunale di Lugano lo scorso 21 dicembre in un locale della Città, che la storia si ripete. Questi fatti sono di gravità estrema e dimostrano come il rispetto nei confronti delle istituzioni non rappresenti più un valore imprescindibile della nostra società. Negli ultimi anni si è purtroppo assistito a un aumento degli episodi di violenza, sia fisica che verbale, nei confronti degli agenti di polizia; una tendenza preoccupante e da deplorare, poiché sintomo di un mutamento dei valori nella nostra società oltre che di un degrado sociale non tollerabile in qualsiasi Stato democratico.

Durante l’ultima seduta della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, tenutasi lo scorso dicembre, è stata mia premura attirare l’attenzione sui segnali di questo degrado riscontrabili sul territorio ticinese, a cominciare dalle innumerevoli scritte ingiuriose nei confronti delle istituzioni, tra le quali spicca l’acronimo ACAB (“All cops are bastards”, in italiano, tutti i poliziotti sono bastardi). Tutti questi atti di violenza contro gli agenti costituiscono un fenomeno allarmante che le Autorità sono chiamate a combattere in maniera efficace, allo scopo di sanzionare dovutamente i responsabili.

Nel 2010, la Federazione svizzera dei funzionari di polizia ha presentato la petizione denominata “Stop alla violenza contro la polizia”, con l’obiettivo di rendere attenti l’opinione pubblica e gli organi politici a questa problematica. Nello specifico, la petizione mirava a ottenere pene più severe nei confronti di coloro che non rispettano le Autorità. Le Camere federali avevano dato seguito alla petizione, incaricando la propria Commissione degli affari giuridici di elaborare un’iniziativa o un intervento parlamentare. In tale contesto, il 14 gennaio 2014 il Canton Ticino aveva presentato una specifica iniziativa cantonale che è andata ad aggiungersi a quelle già inoltrate dai Cantoni di Vaud e Ginevra, la cui trattazione è stata rinviata dal Parlamento al corrente anno, ottenendo proprio la scorsa settimana l’appoggio dalla Commissione affari giuridici degli Stati.

Il nostro Cantone sostiene quindi tutte le richieste volte a contrastare efficacemente questo genere di situazioni che non possono essere tollerate. In sostanza, si tratta di dar prova di fermezza, in modo del tutto analogo a quanto fatto nel 2011 quando, assieme al Comandante della Polizia cantonale e al Procuratore generale, ribadii tolleranza zero verso gli episodi di abuso di potere compiuti dagli agenti di polizia. Nell’attesa quindi che si concretizzino i vari progetti legislativi a maggior protezione anche dei funzionari di polizia, quali ad esempio la reintroduzione delle pene detentive di breve durata, le Autorità competenti devono operare nel contesto legislativo attuale. Nonostante quest’ultimo permetta già di tutelare l’Autorità e i suoi rappresentanti, è dovere delle istituzioni aggiornare costantemente il quadro legislativo ai mutamenti della nostra società.

Dinnanzi ad avvenimenti simili all’increscioso episodio del dicembre scorso avvenuto a Lugano, il mio sconcerto è ancor più profondo se penso a quanto la Polizia fa quotidianamente per tutti noi. Solo nel 2013, essa è intervenuta 1’124 volte per infrazioni al Codice penale, 3’110 volte per infrazioni alla Legge sugli stupefacenti e 1’348 volte per infrazioni alla Legge sugli stranieri, arrestando un totale di 1’202 persone. Insomma, una media giornaliera di più di 15 interventi e di più di 3 arresti. Ciò permette di comprendere quanto sia importante il lavoro svolto a favore della sicurezza dell’intera cittadinanza, spesso e volentieri oscurato dalle critiche avanzate contro i controlli della circolazione, i quali in realtà costituiscono un’infima parte (unicamente 684 appostamenti in un anno) dell’enorme lavoro svolto 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno dalle nostre forze dell’ordine. In considerazione di tutto ciò, l’adeguamento del numero dei funzionari di polizia deciso dal Consiglio di Stato (tra l’altro unico aumento del personale all’interno del mio Dipartimento) si giustifica ancor di più.

Pur essendo crudi elementi statistici, le cifre concernenti gli interventi di polizia menzionate rivestono un’importanza assolutamente primaria per chi, come me, è chiamato a dirigere la politica cantonale in materia di sicurezza. Proprio basandomi su questi dati posso affermare con orgoglio che la Polizia ticinese svolge con umiltà un lavoro enorme. Lavoro che va ricambiato da ogni ticinese con rispetto e gratitudine verso l’intero Corpo, non certo con aggressioni fisiche o verbali, oppure con strumentalizzazioni politiche a cui troppi hanno l’abitudine di ricorrere.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni
Corriere del Ticino, 24.01.2015

Ticino 2020:il Governo approva il credito per l’elaborazione del progetto

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio concernente l’avvio di un’ampia quanto attesa Riforma dei rapporti fra Cantone e comuni, con il quale viene richiesto al Parlamento lo stanziamento di un credito quadro di franchi 3,2 milioni di franchi. Si tratta di un progetto assai ambizioso, denominato “Ticino 2020, per un Cantone al passo con i tempi”, il cui raggiungimento dell’obiettivo è fissato per il 2020.

Con l’avvio di questo progetto strategico il Governo vuole reimpostare l’attribuzione dei compiti, la suddivisione degli oneri e la perequazione finanziaria sui moderni principi che reggono il federalismo. L’obiettivo è di aumentare l’efficacia e l’efficienza dell’azione pubblica e di raggiungere dei risultati qualitativamente migliori e conformi ai bisogni della popolazione. Infine, si tratta di ridare ai comuni la giusta autonomia nello svolgimento di quei compiti tipicamente di prossimità.

L’esigenza di una riforma è d’altronde stata sollecitata dagli stessi comuni nel 2014 nell’ambito della consultazione sul Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Preavvisato favorevolmente dalla Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni, a condizione di un coinvolgimento paritetico dei comuni, tale processo ha pure ottenuto l’avallo del Gruppo di lavoro formato da rappresentanti del Cantone e dei comuni.
Il messaggio parte dalla convinzione che siano date le premesse per avviare un progetto di riforma a 360 gradi che integra in una logica d’insieme i seguenti temi fra loro fortemente interdipendenti, riguardanti la riforma dei compiti, la revisione dei flussi, la riforma della perequazione, la riorganizzazione dell’Amministrazione cantonale e di quella comunale.

I problemi riscontrati nell’attuale ripartizione delle responsabilità tra i due livelli istituzionali rendono innanzitutto necessaria una riforma dei compiti tra Cantone e comuni. L’intendimento è quello di rendere concreto il principio di sussidiarietà e restituire ai comuni competenze reali intese ad aumentare il grado di autonomia dei comuni, ricreando coerenza tra responsabilità ed azione. La riforma dei compiti tra Cantone e comuni implica a sua volta una revisione dei flussi. Essi forniscono i mezzi finanziari necessari per promuovere l’adempimento dei compiti specifici d’interesse pubblico in termini quantitativi e qualitativi, così come correggere eventuali squilibri di bilancio. La revisione dei compiti e dei flussi rende poi indispensabile un totale ripensamento del sistema perequativo orizzontale e verticale, ragionando in termini di perequazione delle risorse e degli oneri. Una volta acquisiti i precedenti ambiti della riforma, sarà infine necessario procedere ad una riorganizzazione amministrativa di Cantone e comuni.
A garanzia degli intendimenti indicati alla base di questo progetto è posto quale principio la garanzia della neutralità finanziaria sul cittadino.

Considerata la complessità e l’estensione del progetto si prevede uno sviluppo sull’arco di più anni ed una concretizzazione dei relativi risultati non prima del 2020 Il costo complessivo è stimato in 12,8 mio di franchi, di cui 9,6 mio assunti dal Cantone (3,2 mio sotto forma di credito quadro ed altri 6,4 mio già compresi nei costi ordinari del personale) e 3,2 mio sostenuti dai comuni.

Si ritiene che il progetto di riforma possa entrare nel suo vivo a partire dalla seconda metà del 2015, ossia una volta ottenuta l’approvazione del messaggio da parte del Gran Consiglio.

Visita alla Imerys Graphite & Carbon di Bodio

Visita alla Imerys Graphite & Carbon di Bodio

Il Dipartimento delle istituzioni informa che il Consigliere di Stato Norman Gobbi, nella serie di incontri volti a meglio conoscere il tessuto imprenditoriale ticinese delle regioni periferiche, si è recato giovedi scorso in visita alla Imerys Graphite & Carbon di Bodio, un centro di competenza mondiale specializzato nella produzione di grafite sintetica, un minerale che si adatta benissimo alla sostenibilità ambientale e alle più moderne tecnologie per l’ottima conducibilità elettrica.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni si è intrattenuto con l’Ing. Edo Rossetti, Direttore e responsabile della produzione di Bodio e il Dott. Davide Cattaneo, già Direttore della Business Unit Graphite & Carbon di Imerys e attuale Direttore dello Sviluppo Industriale e Innovazione della stessa divisione del gruppo. Con loro si è presa conoscenza dell’attività dell’azienda, caratterizzata da un forte orientamento al cliente grazie a una generazione di prodotti altamente personalizzati. La produzione di Bodio viene venduta nei cinque Continenti, con un tasso di esportazione del 99%.

Fondata nel 1908 con il nome Officine del Gottardo, per iniziativa dell’Ing. Agostino Nizzola, per essere poi acquisite dalla Lonza nel 1924 e svilupparsi successivamente come Timcal nel 1994 e scalare le classifiche internazionali diventando leader nel settore della ricerca, produzione e commercializzazione di grafite sintetica, dallo stesso anno è un’azienda del gruppo francese Imerys, già Imetal. Nel 1999 lo stabilimento di Bodio è stato trasformato nella sede manageriale, di ricerca e di sviluppo e di marketing di tutta la divisione Imerys Graphite & Carbon, con succursali in Germania, Belgio, Canada, Cina e Giappone. I prodotti sono venduti in tutto il mondo, anche in Cina che è il primo produttore mondiale di grafite naturale. In molte batterie dei cellulari, in molte pile alcaline, nei computer e negli elettrodomestici troviamo la grafite sintetica prodotta a Bodio; ciò che dimostra l’alta competitività sviluppata in oltre 100 anni di storia dell’azienda.
Nella sede di Bodio lavorano 223 collaboratori di 16 nazionalità diverse.

L’occasione è stata inoltre propizia per visitare gli stabilimenti produttivi e per approfondire quanto le interazioni Stato-imprenditoria possano essere ulteriormente migliorate al fine di facilitare l’attività imprenditoriale nelle zone periferiche del nostro Cantone. Già presente con materiali a base di carbonio per le batterie agli ioni di litio sul mercato delle automobili ecologiche e ibride, oggi l’azienda sta già pensando alle auto elettriche del domani e, pur con tutte le incertezze del mercato, ha in programma molti investimenti, sperando in condizioni quadro maggiormente favorevoli.

Approvato il Masterplan informatico della Polizia cantonale

Approvato il Masterplan informatico della Polizia cantonale

Completato l’ultimo tassello del progetto «VISIONE 2019» della Polizia cantonale con l’approvazione del Consiglio di Stato del masterplan informatico.

Nelle Linee Direttive e Piano finanziario 2012-2015 (LD e PF 2012-2015) il Governo aveva formulato 3 misure principali per la Polizia cantonale nell’ambito “Sicurezza e ordine pubblico” allo scopo di garantire sul medio-lungo termine un elevato grado di sicurezza nel Canton Ticino:

Contributo di 1.5 Milioni per i posteggi di Carì

Contributo di 1.5 Milioni per i posteggi di Carì

Il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio che propone la concessione di un credito cantonale da 1,5 milioni di franchi a favore del Comune di Faido, per avviare il ripristino urbanistico delle aree di parcheggio nella frazione di Carì. Con questa proposta all’indirizzo del Gran Consiglio, il Consiglio di Stato intende dare seguito a uno degli impegni assunti in occasione dell’aggregazione fra i Comuni di Anzonico, Calpiogna, Campello, Cavagnago, Chironico, Faido, Mairengo e Osco, decretata l’8 novembre 2011 dal Gran Consiglio.

Riorganizzazione del settore per la protezione del minore e dell’adulto

Riorganizzazione del settore per la protezione del minore e dell’adulto

Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio con il quale presenta il rapporto chiesto dal Gran Consiglio il 26 settembre 2012 con lo scopo di verificare l’efficacia delle misure previste dalla Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto e dalle relative norme federali oltre che di proporre i necessari adeguamenti legislativi per la riorganizzazione delle autorità regionali di protezione in autorità giudiziaria.

Edificazione del Centro comune di condotta, approvato il credito

Edificazione del Centro comune di condotta, approvato il credito

Nella sua seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato lo stanziamento di un credito di Fr. 16’277’000 per l’edificazione dello stabile che ospiterà il Centro comune di condotta sul Comparto dell’ex Arsenale in zona semine a Bellinzona. Grazie al credito sarà pure possibile progettare la messa in sicurezza dell’intera area, dove attualmente sorge il Comando della Polizia cantonale, che assumerà in futuro un’importanza strategica, operativa e organizzativa.

Il Centro comune di condotta: polizia, guardie di confine e pompieri sotto un unico tetto