Gobbi: “Alle Istituzioni decido solo io”

Gobbi: “Alle Istituzioni decido solo io”

Il bilancio del direttore del Dipartimento tra successi ed errori: “Ho dato fiducia a persone che non la meritavano”. Norman Gobbi, classe 1977, leghista della prima ora, è stato eletto in Consiglio di Stato nell’aprile 2011, quando la Lega ha raddoppiato la sua presenza nell’Esecutivo. Da allora dirige il Dipartimento delle istituzioni. Ecco il bilancio della prima legislatura.

Gobbi, qual è stato il suo principale successo nei quattro anni trascorsi alla testa del Dipartimento delle istituzioni?
«L’aspetto della sicurezza, che non ritengo un obiettivo elettorale, bensì il dovere del direttore delle istituzioni. Ma sono soprattutto orgoglioso di aver dato l’opportunità a molti ticinesi da tempo in cerca di un impiego di trovarne uno, grazie ad esempio all’estensione dell’età massima per l’accesso alla scuola per agenti di custodia oppure al mantenimento delle scuole di polizia annuali con un numero superiore di candidati, ma anche ai tanti stages, praticantati e programmi occupazionali nel Dipartimento».

Nel suo bilancio di legislatura cita 365 concorsi interni ed esterni. Siete diventati un piano occupazionale? O ha voluto cambiare il colore politico al Dipartimento?
«Sono cambiamenti che si imponevano. Più che di colore si è trattato di cercare i profili e le competenze necessarie. In passato in questo dipartimento i pipidini che sono stati alla direzione, hanno fatto scelte in base al colore e all’etichetta, ma non sempre sono state messe le persone più adatte al posto giusto».

E quale l’errore che mai più farebbe?
«Certamente più di uno. Qualche volta mi è capitato di lasciare correre un po’ le cose, quando invece sarebbe stato meglio intervenire per bloccare sul nascere certi atteggiamenti o comportamenti nocivi. Mi è capitato di dare fiducia a persone che non la meritavano».

Come era lo stato di salute del Dipartimento al suo arrivo?
«In generale buono, ma quando sono entrato in carica ho investito molte risorse per orientarlo in quella che è la mia visione di consigliere di Stato. Ho sempre voluto decidere io e fare in modo che ad ogni livello vi fosse prontezza di reazione, perché non è lasciando sul tavolo i problemi che gli stessi si risolvono. È stato un percorso incentrato sulla responsabilizzazione».

Tra gli altri ha nominato Matteo Cocchi comandante della polizia cantonale. Cosa è cambiato con il suo arrivo?
«È noto che tra Luigi Pedrazzini e Romano Piazzini non corresse buon sangue. La scelta di Cocchi è stata la mia prima decisione importante da ministro e mi sono reso conto quanto sia fondamentale la scelta delle persone che occupano dei posti di alto livello. Per scegliere occorre ragionare con la testa, ma anche sentire altri segnali, quelli che ti vengono dallo stomaco e dal cuore. Il razionale e l’emozionale mi ha permesso di avere oggi un ottimo comandante. Siamo in perfetta sintonia, al punto che pensiamo alle stesse strategie».

I dati del 2014 fanno registrare un calo della criminalità in generale. Qual è il prossimo passo concreto da fare per evitare un’inversione della tendenza?
«Bisogna continuare sulla strada intrapresa per evitare di cadere negli errori del passato, quando sono state annullate scuole di polizia e abbandonate scelte di potenziamento prese in precedenza. Occorre anche rafforzare la collaborazione tra tutti i partner che operano per la sicurezza, così da rispondere più efficacemente alle esigenze dei cittadini che vogliono, a giusta ragione, sentirsi più sicuri».

I colleghi hanno accolto la sua richiesta di aumentare di 50 agenti la polizia entro il 2017. E lei cosa ha concesso in cambio?
«Attenzione, non diamo una visione distorta della realtà. Il Consiglio di Stato non è un mercato. Non si dà, per poi ricevere in cambio. Alla base delle decisioni ci sono dei motivi chiari e delle necessità, come ad esempio il potenziamento del fisco che io ho avallato, ma non perché si trattava di merce di scambio. Credo che sia un dovere di un consigliere di Stato vagliare in maniera razionale e non dogmatica ogni genere di proposta che si presenta sul tavolo».

Il suo collega Zali ha ammesso che Sadis per il 2015 gli aveva assegnato dei compiti di rientro della spesa. Lo ha fatto anche con lei?
«Quando non si rispettano gli obiettivi finanziari occorre rientrare, a volte in proporzione, al budget di ogni dipartimento all’insegna della solidarietà e del lavoro di Governo».

Corriere del Ticino, Gianni Righinetti, 01.04.2015

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Collaborazione al servizio della sicurezza

Collaborazione al servizio della sicurezza

Quest’anno il vostro invito mi è ancora più gradito visti i dati sulla sicurezza che sono stati presentati ieri durante la conferenza stampa annuale sul rapporto di attività della Polizia cantonale. Risultati positivi per il nostro Ticino a cui anche voi avete contribuito.

Le Polizie comunali costituiscono infatti un partner fondamentale nel garantire la sicurezza e l’ordine pubblico attraverso, in modo particolare, l’espletamento dei compiti di prossimità. La sicurezza è un gioco di squadra e il 2014 premia l’importante lavoro svolto negli ultimi anni sia a livello strategico che operativo.
Questi risultati sono dovuti a una costante presenza capillare sul territorio, grazie all’impegno nel pattugliamento da parte degli agenti della Polizia cantonale, alla incrementata collaborazione con i partner della sicurezza, polizie comunali e Guardie di confine. Un lavoro prezioso che spesso si rivela determinante anche per l’avvio di inchieste giudiziarie.

Le sinergie sempre più strette tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali concretizzano l’obiettivo politico, sancito nella Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali (LCPol), di istituire un sistema volto a migliorare il coordinamento degli interventi in modo da conferire al funzionamento generale del dispositivo di sicurezza maggiore efficacia operativa e copertura di intervento sull’intero territorio cantonale.
In questo contesto, entro il 1. settembre 2015, i Municipi, unitamente ai propri legislativi, dovranno conformarsi a quanto stabilito dalla LCPol concludendo al più presto la riorganizzazione delle Polizie comunali in modo che possano diventare Corpi strutturati e svolgere tutti i compiti di base, rispettivamente a stipulare le convenzioni di collaborazione con un Comune che dispone di una simile struttura.

La collaborazione interforze è considerata la migliore soluzione per lottare in maniera ancora più efficace contro puntuali fenomeni criminali che interessano il Ticino: l’incremento del coordinamento, lo scambio di informazioni delle forze in campo e il rafforzamento della presenza preventiva delle forze dell’ordine in una determinata regione colpita da un fenomeno puntuale, sono tutte attività indispensabili.
L’obiettivo è di dare maggiore visibilità alle forze dell’ordine sul territorio, scoraggiando al contempo il ripetersi dei fenomeni criminali.

Per ulteriormente meglio coordinare l’attività di Polizia cantonale sul territorio con le Polizie comunali e le Guardie di confine, all’inizio del mio mandato è stata avviata la nuova organizzazione della Polizia cantonale ticinese, con lo scopo di garantire sul medio-lungo termine un elevato grado di sicurezza nel Canton Ticino e per permettere di adeguare le strutture ai nuovi fenomeni e alle mutate condizioni quadro.
Per incrementare qualità, efficienza e rapidità delle prestazioni della Polizia cantonale, dal
1. luglio prossimo, l’attività della Gendarmeria sarà riorganizzata sul territorio cantonale in cinque reparti: Mendrisiotto, Luganese, Locarnese e Valli, Bellinzonese e Alto Ticino.

Oltre alla sicurezza oggettiva comprovata dai dati concreti, per il benessere dei Ticinesi è anche importante la sicurezza percepita. E voi con la vostra presenza garantite sempre maggiore sicurezza in risposta alla situazione di disagio percepita dai cittadini.
Negli scorsi anni sono state promosse diverse operazioni congiunte con Polizia cantonale, Guardie di Confine e Polizie comunali (DISCOMO, PREVENA, SUD, BLU) che hanno raggiunto lo scopo non solo di diminuire i reati, identificare e fermarne gli autori, ma di migliorare il contatto e la fiducia tra il cittadino e le forze dell’ordine. Il vostro impegno sul campo si rinnova quotidianamente per mantenere alta la qualità della vita in questo territorio, con un lavoro costante ed attento, mirato ad aumentare e potenziare la sicurezza reale, ma anche percepita.

Per proseguire su questa importante strada bisogna dotarsi inoltre di risorse tecniche e informatiche atte ad aumentarne l’efficienza e l’efficacia dell’operato.
Il nuovo sistema di condotta operativa (FUELS) permetterà di meglio coordinare l’interventistica a favore di una riduzione dei tempi di intervento, grazie anche al coinvolgimento delle Polizie comunali nel sistema. Il progetto è in fase di implementazione presso la Polizia cantonale e le Guardie di Confine e si vorrebbe estenderlo infatti anche alle comunali attraverso un progetto pilota. All’installazione del nuovo sistema integrato di aiuto alla condotta per tutte le forze dell’ordine coinvolte nel progetto, gli addetti ai lavori avranno a disposizione mezzi tecnici adeguati e i cittadini potranno contare su una gestione delle urgenze ancor più flessibile e organizzata. In particolare, il progetto permetterà di razionalizzare le risorse in gioco (personale, apparecchiature, investimenti) garantendo la presenza sull’arco della giornata di operatori di centrale professionisti in grado di rispondere agli allarmi provenienti da settori diversi; di utilizzare tecnologie d’avanguardia e al passo con i tempi; di uniformare le misure d’urgenza adottate e migliorare la qualità degli interventi.

I successi raggiunti costituiscono una solida base con cui affrontare le sfide future che attendono il Ticino, uno stimolo per prodigarsi ulteriormente a favore della sicurezza del nostro territorio. Perché sono i risultati a migliorare la percezione di sicurezza nella popolazione.
La sicurezza è una condizione quadro dell’attrattività di uno Stato, un elemento centrale per la stabilità del nostro Ticino, un valore per la nostra economia e una garanzia per il suo funzionamento.
Il filosofo Thomas Hobbes, già nel Seicento, vedeva nello Stato l’entità il cui principale compito era appunto quello di garantire la sicurezza dei cittadini. Per Hobbes, laddove non ci sia un’autorità riconosciuta che faccia rispettare i patti “non è possibile alcuna industria, perché il suo frutto è incerto, e quindi non c’è agricoltura, né navigazione, né calcolo della superficie terrestre, né calcolo del tempo, né arti, né lettere, né società; e quel che è peggio, dominano la continua paura ed il pericolo di morte violenta, e la vita dell’uomo è corta, solitaria, povera, sordida e bestiale”.

Un personale ringraziamento a tutti voi che con il vostro impegno e la vostra professionalità contribuite alla sicurezza di tutti noi.

Vi ringrazio dell’attenzione.

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea annuale APCTi.  25 marzo 2015 – Lugano
– Fa stato il discorso orale –

Forza, visione, saggezza

Forza, visione, saggezza

Il cocktail senza età necessario per governare questa società globale e complessa. Dici giovane e, immediatamente, pensi a: entusiasmo, gioia di vivere, energia, visione e innovazione. Poi, magari, pensi anche ai 20 anni: ai tuoi e a quelli altrui. Poco originale, ma logico, visto che, proprio tra i 18 e i 22 anni per le donne e tra i 20 e i 25 per gli uomini, lo sviluppo fisico giunge a compimento. E poi… poi pensi ai giovani d’oggi, a quelli che si presentano per chiedere un posto di lavoro e ai quali si risponde domandando: “Ha fatto esperienze? e, in caso affermativo, quali?”. Pensi ai giovani che stanno lavorando come volontari e a quelli che viaggiano per il mondo cercando di capire come “gira” fuori dai protettivi confini nazionali. Pensi a quelli che hanno rinunciato ai loro sogni e a quelli che stringono i denti perché i loro sogni li vogliono realizzare. Giovani!… A cadenze regolari – e le elezioni sono una di queste – vengono blanditi e coccolati. Di questi tempi soprattutto. Avere in lista uno o più giovani, sembra costituire – quasi esistesse una tacita proprietà transitiva – un segno di vitalità per il partito che li propone. Ma… c’è un ma.

Il limitar di gioventù

La speranza media di vita, in Svizzera, dal 1900, é praticamente raddoppiata: da 46 a più di 80 anni per gli uomini e da 49 a 85 anni per le donne. Nel 1981 era di 72,4 anni per gli uomini e di 79,2 per le donne; nel 2011 siamo a 80,3 per gli uomini e a 84,7 per le donne. In altri termini: lo sviluppo fisico continua a terminare tra i 22 e i 25 anni, ma il “limitar di gioventù” si è innalzato. A 35, 36, 37 si è ancora giovani (anagraficamente parlando).

È così che negli ultimi 30 anni, il Ticino ha eletto cinque consiglieri di Stato “giovani”: Fulvio Caccia, Rossano Bervini, Marina Masoni, Marco Borradori e Norman Gobbi. È così che, adesso, a sollecitare un mandato per il Gran Consiglio, ci sono ben 106 candidati al di sotto dei 30 anni. Giovani che parlano ai giovani? Giovani che hanno visioni anche per una società che invecchia sempre più? Giovani che vogliono essere tali o che, semplicemente, nella società del tutto dovuto, percorrono vie che piacciono agli anziani: chiusura dei confini, chiusura degli spazi di cultura alternativa, chiusura per una maggiore sicurezza e una minore libertà, supremazia del diritto nazionale su tutti gli altri? Ce n’è, davvero, per tutti i gusti. Dove li si trovano, i giovani? Il partito che propone il maggior numero di candidati è l’MPS-PC (29), quello che ne propone meno: i Verdi del Ticino (11).

Votare giovane?

Personalmente rispondo sì. La mia candidata, il mio candidato, deve però possedere i tre elementi base del cocktail che, negli aperitivi di partito, sono in pochi ad offrire: forza, visione, saggezza. E, senza far torto a Bertrand Russel quando sostiene che «Se non sei socialista a 20 anni vuol dire che non hai cuore, ma se non sei conservatore a 50 vuol dire che non hai cervello», continuo ad essere convinta che per governare un Paese oggi sia indispensabile un genio. Quello, per capirci, proposto da Edgard Lee Masters con il suo Alexander Throckmorton : “Quando ero giovane, avevo ali forti e instancabili, ma non conoscevo le montagne. Quando fui vecchio, conobbi le montagne, ma le ali stanche non tennero più dietro alla visione. Il genio è saggezza e gioventù”.

Matilde Casasopra (RSI)

http://www.rsi.ch/speciali/informazione/elezioni-cantonali-2015/commenti/Forza-visione-saggezza-4128104.html

Un matrimonio riuscito

Un matrimonio riuscito

Il Cantone Ticino ha avviato da diversi anni ormai la politica delle aggregazioni e le esperienze fatte hanno permesso di constatare una sostanziale soddisfazione per le scelte compiute e un apprezzamento per i cambiamenti qualitativi vissuti dai cittadini dei nuovi Comuni aggregati. Un fattore non indifferente, in quanto in ogni processo di aggregazione comunale si sa cosa si lascia, mentre le certezze su quanto si andrà ad avere non sono complete.

Oggi con la vostra festa per i 10 anni dall’aggregazione di Cadenazzo con Robasacco siete la migliore dimostrazione dei risultati ottenuti.

La volontà politica dell’autorità cantonale di seguire la via del riordino istituzionale dei Comuni ticinesi ebbe inizio alla fine degli anni Novanta da una parte in risposta alle difficoltà di molti comuni con finanze deficitarie, strutture amministrative carenti e quindi servizi inadeguati; dall’altra dalla necessità di attuare una strategia di rilancio competitivo a livello regionale all’insegna di uno sviluppo sostenibile.
Voi tra i primi avevate capito che nella politica delle aggregazioni e dei flussi tra Cantone e Comuni, non si deve perdere di vista un aspetto centrale: il servizio alla cittadinanza. In questo senso piccole realtà comunali, benché ben organizzate, non possono garantire medesimi servizi di qualità e quantità paragonabile a istituzioni comunali più strutturate. Ognuno con le proprie peculiarità, ma con una convergenza di vedute sui temi regionali e sulla necessità d’affrontare i problemi in maniera unita per realizzare una regione più dinamica sul piano economico, sociale e culturale.
Alla ricerca di una maggiore efficienza nella gestione delle risorse territoriali, finanziarie ed umane, il vostro progetto ha assunto una spiccata valenza di solidarietà intercomunale.
Il Municipio di Cadenazzo, ritenuto che l’aggregazione non avrebbe portato alcun
pregiudizio finanziario ai suoi cittadini visto il risanamento di cui avrebbe beneficiato Robasacco, ritenne infatti che fosse assolutamente necessario poter aiutare i cittadini di questo Comune a mantenere o ritrovare i diritti che gli devono essere garantiti.

Anche per Cadenazzo esistevano dei vantaggi come una razionalizzazione nell’accompimento di alcuni servizi tuttoggi svolti in comune, nonché la possibilità di gestire un territorio più ampio e con maggiori potenzialità.
In conclusione, ciò che accomunava i due Enti era la convinzione che fosse necessario mirare ad un Comune moderno, dotato della forza necessaria per affrontare con maggior dinamismo e razionalità le sfide poste da una società sempre più esigente e da un territorio sempre più complesso da gestire. Senza perdere l’identità locale perché una realtà comunale più vasta non annulla comunque le piccole e vitali identità di paese, ma anzi le rafforza.

Come Consiglio di Stato e Dipartimento delle istituzioni abbiamo continuato a credere che il progetto di aggregazione sia un passo concreto per il raggiungimento di un nuovo e competitivo Cantone in grado di difendere gli interessi e le priorità della sua popolazione e del suo territorio elaborando un Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) ed al contempo sviluppando la riforma dei rapporti fra Cantone e Comuni. Una riforma che non sia soltanto prerogativa dei Comuni, ma che consenta di estendersi al Cantone stesso attraverso l’alleggerimento dell’apparato statale, con riduzione dei relativi compiti e dei corrispettivi oneri. La stessa si ripercuoterà sui Comuni, ma sarà al tempo stesso ampiamente compensata localmente dal sostanziale recupero in competenze, autonomia, e posti di lavoro.
In questo importante processo di riforma istituzionale rientrano anche i Patriziati che, nei nuovi Comuni aggregati, devono giocare e in taluni casi già giocano sempre più un ruolo di collante territoriale, profilandosi anche quali aggregatori sociali. Una funzione sempre più determinante e complementare al Comune.
Con la revisione parziale della Legge organica patriziale, in vigore il 1° gennaio 2013, si è creato il nuovo Fondo per la gestione del territorio, tramite il quale, per la prima volta si è introdotto un meccanismo di collaborazione diretta fra Comuni e Patriziati per interventi di gestione e manutenzione dello stesso. Il Governo ha così voluto riconoscere ai Patriziati, oltre al tradizionale ruolo legato al senso di appartenenza, al legame con il territorio e alle tradizioni locali, anche un ruolo sussidiario in collaborazione con i Comuni.

In questa visione rientra il pieno appoggio che il Governo ha appena confermato al progetto dell’aggregazione del Bellinzonese, progetto in cui anche voi come Comune di Cadenazzo vi rimettete nuovamente in gioco, convinti, ancora una volta, che sia la politica giusta.
Saranno sempre i Cittadini a dover decidere il prossimo autunno, ma i primi passi sembrano essere di buon auspicio.
Mi complimento quindi con tutti voi per l’atto di fiducia compiuto con lungimiranza 10 anni fa verso il futuro in cui le incognite erano molte e per la nuova sfida che avete scelto.

Un Ticino forte deve poter contare su Comuni sempre più in grado di ottimizzare ed ampliare la competenza amministrativa e l’offerta di strutture e di servizi a beneficio dei propri cittadini.

Le aggregazioni comunali hanno sin qui avuto il pregio di ridare più forza e più autonomia al Comune, riequilibrando parzialmente i rapporti fra Cantone e Comuni.

Vi ringrazio dell’attenzione.

Norman Gobbi Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dei 10 anni dall’aggregazione di Cadenazzo con Robasacco.  21 marzo 2015 – Cadenazzo

– Fa stato il discorso orale –

Bellinzonese, terreno chiave del Ticino di domani

Bellinzonese, terreno chiave del Ticino di domani

Mi complimento con voi e vi ringrazio a nome del Consiglio di Stato per l’importante lavoro svolto dal Gruppo operativo e dalla Commissione di studio che ha portato oggi alla presentazione del progetto.

Un progetto aggregativo complesso, ambizioso, ma estremamente importante per l’assetto istituzionale del Cantone. Per questo motivo Il Governo ribadisce la propria disponibilità a sostenerlo in modo importante perché mira a rendere il Bellinzonese una regione più forte sul piano socio-economico, in grado di affrontare le sfide del futuro in modo propositivo e di ridurre sostanzialmente la dipendenza dai contributi perequativi.
È stata inoltre molto apprezzata la volontà dei Municipi di mettersi al voto insieme: per la prima volta nella storia ticinese infatti 17 Comuni hanno sottoscritto un’unica istanza di aggregazione. Ognuno con le proprie peculiarità, ma con gli stessi obiettivi per realizzare una regione più dinamica sul piano economico, sociale e culturale.
Il prossimo passo ora spetta al Consiglio di Stato che si impegnerà ad approvare il progetto il più presto possibile in modo da confermare la data del 18 ottobre per la votazione consultiva.

La tempistica inizialmente ipotizzata conduceva alla costituzione del nuovo Comune in concomitanza con le elezioni generali di aprile 2016. La consistenza del progetto ha ovviamente portato ad una dilatazione dei tempi che, secondo l’attuale legge, potrebbe vedere prorogata la legislatura solo in caso di un voto consultivo favorevole di tutti i Comuni. Così, se anche solo un Comune dovesse esprimersi contro l’aggregazione, un’ipotesi non del tutto impossibile, le elezioni dovrebbero tenersi per tutti nella primavera 2016, senza possibilità di posticipo. E dopo neanche un anno nuove elezioni comunali per la costituzione del nuovo Comune aggregato.
È evidente che uno scenario come questo è un impegno troppo gravoso e fuori dell’ordinario, soprattutto se consideriamo che coinvolge un intero agglomerato! Per questo motivo, il Cantone ha recentemente sottoposto al Gran Consiglio una proposta di

modifica della legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni volta a salvaguardare lo svolgimento di un progetto cosi importante: se il Gran Consiglio la accoglierà (la Commissione speciale che se ne è occupata si è già espressa positivamente), una proroga potrà essere concessa, anche in assenza di un voto unanime, per lo meno a quei Comuni che si saranno espressi favorevolmente.

Come Consiglio di Stato e Dipartimento delle istituzioni crediamo che il progetto di aggregazione sia un passo concreto per il raggiungimento di un nuovo e competitivo Cantone in grado di difendere gli interessi e le priorità della sua popolazione e del suo territorio. L’obiettivo è che ogni regione sia in condizione di valorizzare appieno il proprio potenziale profilandosi quale motore dello sviluppo economico e sociale locale.
Una aggregazione come quella bellinzonese è il passo giusto per ridare al nostro Cantone un nuovo assetto per favorire una crescita competitiva. Negli anni il divario tra Sopra e Sottoceneri è aumentato favorendo una concentrazione di attività economiche e di popolazione verso il Luganese. Questa evoluzione provoca grandi squilibri. È quindi necessario che ogni regione possa valorizzare le proprie specificità.

Il sostegno indicato alla Commissione di studio da parte del Governo è il riconoscimento di un progetto unico per dimensione e contenuto a livello cantonale: la creazione di una governance territoriale unica per un’intera agglomerazione urbana. Un sostegno che, con la costituzione della nuova città, avrà sul medio termine effetti positivi su tutto il Cantone, Comuni paganti compresi, poiché l’obiettivo già citato di ridurre la dipendenza dalla perequazione avrà ricadute dirette sui flussi intercomunali. Un sostegno che farà da base per gli altri progetti aggregativi di agglomerato urbano e per gli ulteriori progetti che coinvolgono le aree extra-agglomerato.

L’aggregazione comunale, passo compiuto già da molti Comuni, è un passo fondamentale per consentire la revisione di compiti e dei flussi finanziari tra Cantone e Comuni; la riuscita di questa riforma dipende primariamente da un assetto istituzionale più snello, contraddistinto da un numero più limitato di Comuni.
Le esperienze fatte sino ad oggi hanno permesso di constatare una sostanziale soddisfazione per le scelte fatte e un apprezzamento per i cambiamenti qualitativi vissuti dai cittadini dei nuovi Comuni aggregati. Alcuni problemi sono nati, è giusto riconoscerlo, laddove non si è proceduto con una certa analisi e una condotta stretta del processo di costituzione del nuovo ente locale.
L’impegno futuro collettivo di Comuni e Cantone deve rimanere quello di offrire ai propri cittadini servizi di qualità, forniti dal giusto livello istituzionale, per permettere una ottimizzazione delle risorse impiegate nella loro erogazione. Oggi il Ticino è confrontato con diverse sfide: vi saranno delle trasformazioni radicali che modificheranno la conformazione del Cantone sia a livello economico che territoriale; cambiamenti che, se il Ticino riuscirà a valorizzare le sue potenzialità, potranno costituire delle opportunità di crescita.

La visione “Città-Ticino” implica un ripensamento del ruolo dei Comuni per sviluppare una visione d’insieme di tutto il Cantone.
Auspico quindi che il progetto del Bellinzonese possa essere una storia di successo, e sia di esempio e di stimolo per quei Comuni che non hanno ancora deciso di intraprendere questa strada. Il Bellinzonese è il terreno chiave per iniziare a definire il Ticino di domani, e questa sfida dobbiamo affrontarla apertamente e con la fiducia di coloro che stanno creando le basi per un Ticino più coeso al suo interno e meglio capace di rispondere alle domande del futuro.

Vi ringrazio dell’attenzione.

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della presentazione del Progetto di aggregazione del Bellinzonese

Gendarmeria: Mendrisiotto meglio presidiato

Gendarmeria: Mendrisiotto meglio presidiato

Oggi, martedì 17 marzo, alla presenza del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del Sindaco di Mendrisio Carlo Croci, del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e del Comandante della Polizia comunale di Mendrisio Patrick Roth, si è volto un incontro con i media per presentare la nuova organizzazione della Gendarmeria della Polizia cantonale ticinese.

Per incrementare qualità, efficienza e rapidità delle prestazioni della Polizia cantonale, dal 1. luglio prossimo, l’attività della Gendarmeria sarà riorganizzata sul territorio cantonale in cinque reparti: Mendrisiotto, Luganese, Locarnese e Valli, Bellinzonese e Alto Ticino, Stradale. Rispetto all’attuale strutturazione, verrà costituito nella Regione del Mendrisiotto il I° Reparto di Gendarmeria. Nella prima fase della regionalizzazione esso troverà la propria sede principale al posto di gendarmeria di Chiasso, nella seconda fase, presso l’edificando Centro di Pronto Intervento di Mendrisio.

La creazione del nuovo Reparto nel Mendrisiotto è giustificata non solo dalla critica situazione di questa regione di confine, interessata da fenomeni criminali e confrontata quotidianamente con una difficoltosa mobilità stradale che complica gli interventi di polizia, ma anche dalla necessità di meglio coordinare l’attività di polizia sul territorio con le Polizie comunali e le Guardie di confine.

Questa riorganizzazione rappresenta il corollario di una più ampia rivisitazione strategica in materia di sicurezza implementata nel quadriennio dal Dipartimento delle istituzioni. Oltre a definire gli indirizzi strategici del settore logistico della Polizia e a dotarla di risorse tecniche e informatiche atte ad aumentarne l’efficienza e l’efficacia, il Governo ha anche approvato lo scorso anno l’adeguamento del numero di agenti entro il 2017; ed è in particolare grazie a quest’ultima decisione che è stato possibile concretizzare il nuovo reparto nel Mendrisiotto.

La realizzazione del Centro di Pronto Intervento di Mendrisio è un progetto di grande rilevanza territoriale che rientra peraltro nelle linee strategiche definite in ambito di sicurezza sia del Cantone, sia della Città di Mendrisio. Il nuovo Centro, che riunirà sotto un unico tetto polizia, pompieri e protezione civile, ha lo scopo di creare sinergie, complementarità e soluzioni logistiche a vantaggio di un migliore servizio a favore della popolazione. Un esempio di collaborazione proficua a favore della sicurezza di tutti.

Agente sotto inchiesta: posizione del Direttore DI

Agente sotto inchiesta: posizione del Direttore DI

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto dell’apertura di un’inchiesta penale nei confronti di un agente della Polizia cantonale denunciato al Ministero pubblico con l’ipotesi di reato di truffa e sviamento della giustizia.
Il Direttore del Dipartimento è amareggiato nel constatare che un agente di polizia, anche se fuori servizio, svolga azioni contro quella legge che ha giurato di far rispettare.

Cosciente del fatto che l’errore di pochi potrebbe compromettere la credibilità di tutti, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ribadisce la sua piena fiducia nel corpo della Polizia cantonale e nelle donne e negli uomini che giornalmente si comportano in modo irreprensibile facendo onore alla divisa che portano e agli importanti compiti che lo Stato affida loro. 

Nei confronti dell’agente, che ha ammesso le proprie responsabilità, è stata avviata una procedura disciplinare, con immediata sospensione dal servizio, che potrà sfociare nella cessazione del rapporto di impiego.

No burqa, pronta la legge

Il governo vara la nuova Lop per l’applicazione del divieto di dissimulare il volto in pubblico. La riformata normativa sull’ordine pubblico al vaglio del prossimo Gran Consiglio. Multe da 100 a 10mila franchi.

Nello stesso giorno in cui a Berna anche il Nazionale, dopo la Camera alta, certifica la conformità al diritto federale della norma costituzionale ticinese anti-burqa e anti-niqab, a Bellinzona il Consiglio di Stato vara il progetto di nuova Legge sull’ordine pubblico (Lop) per l’applicazione della citata disposizione. Ovvero del divieto di dissimulare il volto in luoghi pubblici, chiesto da un’iniziativa promossa dal losonese Giorgio Ghiringhelli e approvato – nonché ancorato alla Carta fondamentale del Cantone – dal 65,4 per cento dei votanti nella consultazione popolare del 22 settembre 2013. Il dossier passa ora all’esame del Gran Consiglio, a quello che uscirà dalle urne il prossimo 19 aprile: il divieto in questione scatterà solo quando, parlamento permettendo, entrerà in vigore la riformata Legge sull’ordine pubblico.

Legge che rappresenta sì, come ha spiegato ieri ai giornalisti il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi , «la norma di applicazione» dell’articolo costituzionale che proibisce di nascondere il viso «sul suolo pubblico, nei luoghi aperti al pubblico e in quelli destinati a offrire un servizio pubblico». Ma non solo. Con la revisione totale della Lop, normativa risalente al 1941, il governo propone, in materia di contravvenzioni, di assegnare ai municipi la competenza – al momento dell’autorità giudiziaria (Procura e/o Magistratura dei minorenni) – di perseguire tutta una serie di infrazioni. Fra queste l’accattonaggio, il disturbo della “tranquillità pubblica” e l’adescamento “su suolo pubblico o privato visibile al pubblico” (prostituzione). Tra le nuove infrazioni punibili dai Comuni figura appunto la dissimulazione del volto in luoghi pubblici. E il ‘littering’. Dalla lista è stato invece cancellato il vagabondaggio, giuridicamente arduo da definire con la libera circolazione. Le sanzioni? Da 100 a 10’000 franchi: «L’importo massimo della multa per le contravvenzioni», ha ricordato il sostituto procuratore generale Antonio Perugini . Ai contravventori residenti all’estero la polizia «potrà chiedere un anticipo a copertura delle spese procedurali e dell’ammontare prevedibile della multa». Se i comportamenti sanzionabili dai municipi dovessero sfociare in reati gravi, interverrebbe allora la magistratura.

È però chiaro che la novità di peso sono gli articoli d’applicazione della norma costituzionale che vieta di celare il viso. Riduttivo chiamarla norma anti-burqa, ha rilevato Perugini: «Il divieto vale per tutti coloro che su suolo pubblico non possono essere immediatamente identificati essendo il loro volto nascosto». Peraltro la Svizzera «è uno dei pochi Paesi dove non vige l’obbligo di andare in giro con documenti di legittimazione».

Sarà punito anche il littering

Secondo la proposta di nuova Legge sull’ordine pubblico, “sono puniti con la multa di competenza municipale coloro che intenzionalmente: a) praticano l’accattonaggio; b) lasciano vagare su suolo pubblico animali potenzialmente pericolosi che sono in loro custodia, omettono di adottare le misure necessarie per evitarne la fuga oppure di avvertire senza indugio l’autorità quando è avvenuta; c) omettono, malgrado l’ingiunzione fatta loro dalla competente autorità, di riparare o di demolire gli edifici pericolanti, di effettuare lavori urgenti o ripari per evitare un pericolo imminente, persistono, malgrado il divieto, a continuare in lavori o opere considerati pericolosi; d) sporcano, imbrattano o in altro modo insudiciano il suolo o beni pubblici (si tratta del littering, graffitismo incluso, ndr), riservate le eventuali norme comunali in materia; e) disturbano, a causa del loro stato psico-fisico alterato, la tranquillità pubblica con atti, clamori o altre molestie; f) effettuano schiamazzi notturni nei luoghi abitati in violazione delle norme locali di quiete; g) esercitano la prostituzione nei luoghi pubblici o privati, turbando l’ordine, la tranquillità, la moralità, la salute o la sicurezza pubblici, siano essi all’aperto o al chiuso ma visibili al pubblico, riservato l’articolo 199 del Codice penale svizzero; h) praticano l’adescamento su suolo pubblico o privato visibile al pubblico allo scopo di esercitare la prostituzione; i) dissimulano o coprono il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico; l) obbligano, costringono o inducono in altro modo altri a dissimulare o coprire il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico”. Il divieto sancito dalle lettere i) e l) “non si applica nel caso di uso di copricapi e di mezzi protettivi o difensivi consoni all’esercizio di una funzione pubblica o prescritti dalla legge o da altre norme particolari per motivi di salute, di sicurezza o di pratica sportiva, oppure in caso di usi e costumi locali in occasione di feste (per esempio il Carnevale, ndr) e manifestazioni religiose, culturali, artistiche, ricreative o commemorative”.

‘Nessuna eccezione per i turisti, anche loro a viso scoperto’

Ieri Gobbi è stato chiaro: per quel che riguarda il divieto di nascondere il viso in pubblico «non è stata prevista alcuna eccezione per i turisti: il divieto vale per tutti e sull’intero territorio cantonale». Dunque anche a Lugano. Il cui municipio aveva invitato il governo a valutare la possibilità di contemplare un’eccezione per i turisti “provenienti da zone in cui vige l’obbligo di dissimulare il viso”. Niente da fare. «Come Consiglio di Stato – ha detto il capo del Dipartimento istituzioni – abbiamo ritenuto, nel rispetto dell’articolo costituzionale votato dal popolo, che non si possano introdurre delle deroghe. Niente divieto per la turista che qui spende centomila franchi in gioielli e divieto invece per i residenti? No, nessuna eccezione. È una questione di parità di trattamento». La proposta di nuova legge contempla sì delle eccezioni, ma se la copertura del volto, ha spiegato Gobbi, «si fonda su norme legali» (come quella che impone ai motociclisti il casco) o «su doveri di funzione pubblica (per esempio per certi reparti speciali della Polizia cantonale)» oppure su motivi di sicurezza: il casco di protezione sul lavoro o per l’esercizio di alcune discipline sportive (per le altre deroghe vedi articolo a lato). Le norme d’applicazione del divieto di celare il volto in pubblico «si ispirano alla legge francese», ritenuta dalla Corte europea dei diritti dell’uomo compatibile con la Cedu. Sempre sul modello della normativa francese, il Consiglio di Stato «si riserva l’elaborazione di un secondo messaggio per l’adozione di una legge speciale sulla dissimulazione del viso che preveda misure di integrazione». Il progetto di nuova Legge sull’ordine pubblico contempla altre infrazioni punibili dai municipi, le cui multe «potranno essere impugnate dapprima davanti al Consiglio di Stato, poi al Tram e infine al Tribunale federale», ha spiegato il sostituto pg Perugini, che con il segretario generale del Dipartimento istituzioni Guido Santini , il capostaff della Divisione giustizia Francesco Catenazzi e il consulente giuridico del governo Guido Corti , ha fatto parte del gruppo di lavoro che ha redatto il testo legislativo.

LaRegione Ticino, 12.03.2015, di Andrea Manna e Chiara Scapozza

Ordine pubblico: divieto burqa e littering sono le novità

Ordine pubblico: divieto burqa e littering sono le novità

Il Consiglio di Stato, su proposta del Dipartimento delle istituzioni, ha approvato nella sua seduta odierna il progetto di nuova legge sull’ordine pubblico. Nel nuovo testo legislativo il compito di perseguire i comportamenti illeciti è suddiviso in modo chiaro tra i Municipi, il Ministero pubblico e la Magistratura dei minorenni. Inoltre, nella nuova legge sono stati introdotti alcuni nuovi divieti. In particolare, sono state incluse le misure e le sanzioni relative al divieto di dissimulare o nascondere il viso in pubblico (articolo 9a della Costituzione cantonale).

Adottata dal Governo nel 1941, la legge sull’ordine pubblico è una delle più vecchie del nostro ordinamento giuridico. L’esigenza di un suo aggiornamento deriva non solo dalle varie lacune di ordine giuridico e di attinenza alle mutate esigenze concrete ivi contenute, ma anche dall’inadeguatezza dal profilo linguistico di alcune formulazioni. La necessità di modificare questa legge è stata inoltre oggetto d’esame nell’ambito del progetto di riorganizzazione della giustizia cantonale “Giustizia 2018”, in particolare dal gruppo di lavoro incaricato di rivedere le competenze delle autorità giudiziarie in materia di contravvenzioni che ha proposto di attribuire ai Municipi il compito di sanzionare anche altre infrazioni. Non da ultimo, va ricordato che anche il Gran Consiglio aveva evidenziato la necessità di una revisione della legge sull’ordine pubblico, mediante l’accoglimento dell’iniziativa parlamentare generica del 31 maggio 2010 in cui il deputato Mellini chiedeva di trasferire la competenza di perseguire l’accattonaggio e il vagabondaggio dal Ministero pubblico al Comune.

La revisione totale della legge è stata affidata dalla Direzione del Dipartimento delle istituzioni a un Gruppo di lavoro coordinato da Guido Santini (Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni) e composto da Antonio Perugini (Sostituto Procuratore generale), Guido Corti (Consulente giuridico del Consiglio di Stato) e Francesco Catenazzi (Capostaff della Divisione della giustizia).

All’inizio del mese di ottobre dello scorso anno il progetto di nuova legge sull’ordine pubblico è stato sottoposto a una procedura di consultazione che ha coinvolto tutti i Municipi del Cantone (135), il Ministero pubblico, il Magistrato dei minorenni e la Polizia cantonale. Sono pervenute 34 prese di posizione di cui 31 da parte degli Esecutivi comunali. In generale il progetto è stato sostanzialmente ben recepito, in modo particolare per quanto riguarda la suddivisione dei compiti tra i Municipi, il Ministero pubblico e la Magistratura dei minorenni. Sono state pure manifestate alcune preoccupazioni sull’applicazione concreta del divieto di dissimulazione del viso e sul travaso di compiti all’autorità comunale.

Oltre alle novità concernenti il divieto di dissimulazione del viso, nella nuova legge sull’ordine pubblico sono state inserite nuove sanzioni contro chi sporca o imbratta suolo o beni pubblici (littering), l’esercizio della prostituzione nei luoghi pubblici o privati, e l’adescamento sul suolo pubblico o privato. Inoltre, è stato soppresso il reato di vagabondaggio (ormai superato) e mantenuto quello di accattonaggio. Nella legge del 1941 tutte le infrazioni erano perseguite dal Ministero pubblico e dalla Magistratura dei minorenni. Con la nuova legge la gran parte di queste competenze è attribuita ai Municipi.
Ritenuto che in data odierna, l’Assemblea federale ha conferito la garanzia federale alla modifica costituzionale del 22 settembre 2013, il Consiglio di Stato si riserva di elaborare un secondo messaggio per l’adozione di una legge speciale sulla dissimulazione del viso sul modello della legge francese, che pone l’accento su misure d’integrazione.

L’entrata in vigore della presente legge sarà preceduta da opportuni momenti di formazione e di istruzione all’indirizzo di tutti coloro che saranno preposti alla sua applicazione, in particolare per le realtà comunali. Il Governo si riserva infine di allestire delle direttive applicative all’indirizzo dei Comuni al fine di poter salvaguardare un’applicazione unitaria delle disposizioni della presente legge e una prassi sanzionatoria che eviti palesi disparità di trattamento. Questa esigenza è peraltro stata sollevata da vari Comuni nell’ambito della procedura di consultazione.

Quando gli interessi personali impediscono il dialogo

Quando gli interessi personali impediscono il dialogo

Ho letto l’opinione di Orlando De Maria, candidato al Gran Consiglio per il Fronte degli Indignati, in merito alle mie responsabilità riguardo al presunto malfunzionamento delle Autorità regionali di protezione (ARP), che hanno sostituito le vecchie Commissioni tutorie. Le sue accuse si riferiscono a una mia intervista rilasciata alla blogger italiana Giuditta Mosca. Quest’ultima mi ha posto una serie di domande in apparenza legittime ma che, in realtà, nascondevano interessi personali concernenti un suo conoscente, situazione che dovrebbe far sorgere qualche dubbio sulla deontologia e l’etica professionale della signora Mosca. Un’intervista tendenziosa, quindi, a cui, per dovere istituzionale ho comunque dato seguito; un’intervista poco professionale, come dimostrano i sette “n.d.r”, più lunghi delle risposte stesse, che la blogger ha inserito a complemento delle mie otto risposte.

Capisco che in campagna elettorale molte azioni siano lecite, ma mi stupisce che il signor De Maria, già mio vicino di casa ad Ambrì, si renda complice delle dubbie motivazioni della blogger italiana. Concretamente, il signor De Maria mi rinfaccia di aver negato di essere al corrente e di avere le prove delle scorrettezze che – a suo dire – vengono costantemente compiute dalle ARP. Anche se lo faccio volentieri a beneficio dei lettori, non dovrei essere io a dover spiegare a un possibile futuro Gran Consigliere che le ARP non sottostanno al mio Dipartimento, bensì sono emanazione dei Comuni. Il mio Dipartimento non si occupa nemmeno della vigilanza del loro lavoro, compito che spetta invece al Tribunale di appello. Giustamente, la separazione dei poteri mi preclude di trattare le segnalazioni relative a casi puntuali esaminati dalle ARP, segnalazioni – come quella alla quale si ispira la signora Mosca e di cui si fa paladino il signor De Maria – che ho sempre puntualmente trasmesso alla Camera di protezione del Tribunale di appello, unica autorità competente in materia. Tutto questo non significa né mentire, né dimostrare di non avere la situazione sotto controllo, né tanto meno non volersi assumere responsabilità. Infatti, nell’ambito delle competenze attribuite al mio Dipartimento, ho promosso una serie di modifiche legislative finalizzate al miglioramento del funzionamento delle ARP, che proprio questo mercoledì ho sostenuto davanti alla Commissione della legislazione.

Concludo esprimendo il mio rammarico nel vedere che, in particolare in periodo elettorale, questioni personali vengano anteposte ad un dialogo costruttivo, che è sempre ben accetto, a maggior ragione in un settore delicato come quello della protezione del minore e dell’adulto. Se dopo il voto di aprile il signor De Maria occuperà uno scranno in Gran Consiglio potrà portare il suo contributo costruttivo quando le nuove norme saranno discusse dal potere legislativo.

Norman Gobbi