“Vedo un Parlamento incapace di rispondere ai bisogni dei ticinesi”

“Vedo un Parlamento incapace di rispondere ai bisogni dei ticinesi”

A margine dell’incontro con la stampa per il passaggio di testimone alla presidenza del Consiglio di Stato, abbiamo incontrato Norman Gobbi per parlare dei suoi obiettivi e di come vede la situazione attuale a livello politico e non.
Norman Gobbi è diventato per la terza volta presidente del Consiglio di Stato, succedendo a Christian Vitta. L’obiettivo del direttore del Dipartimento delle istituzioni è di comunicare di più e meglio, ma anche di incontrare i sindaci di tutti i cento comuni ticinesi. Mentre per quanto riguarda il Parlamento, “siamo a un punto morto”, commenta a Ticinonews.

Comunicare di più e meglio
“Magari”, ci dice parlando dell’obiettivo principale, “in passato si è comunicato di più, magari anche troppo. Ma tra il troppo e il troppo poco c’è una via di mezzo: una comunicazione regolare dove il Governo risponde ai bisogni dei cittadini, ed è anche pronto ad ascoltare i ticinesi e le aziende”. Per il consigliere di Stato, infatti, “sono loro a svolgere il ruolo di sentinella sullo stato di salute del Cantone”. L’intenzione di Gobbi è “di portare anche una certa serenità, ma senza negare i problemi quotidiani dei cittadini”.

“Un Parlamento che non sa dare risposte ai cittadini”
Per quanto riguarda il Parlamento, secondo Gobbi “è molto frazionato da un punto di vista dei gruppi, ma anche non in grado di trovare un punto di intesa sui singoli problemi”. Questa incapacità, “in situazioni in cui ci sono sul tavolo più proposte per rispondere ai problemi dei ticinesi, come ad esempio l’aumento dei premi di cassa malati, è un danno e non permette di trovare in tempi rapidi le risposte necessarie ai bisogni dei cittadini”. E proprio per quanto riguarda l’incremento dei premi, “sta proprio al Parlamento guardarsi negli occhi e cercare di parlarsi, trovando una soluzione condivisa il più possibile”. Ma in questo caso, vien da chiedersi, il Governo non poteva proporre dei controprogetti? “Il Consiglio di Stato ha cercato di avere una linea molto prudente, perché la preoccupazione principale è di carattere finanziario: aumentano le spese, rischiano di diminuire le entrate. Ma se il Parlamento e i ticinesi ci danno un chiaro mandato, chiedendoci di ridurre le entrate dal punto di vista fiscale, il Governo dovrà fare i propri compiti e trovare una soluzione”.

“L’obiettivo non è aumentare le imposte”
Il contenimento della spesa è sempre un tema al centro dell’attualità, ma le finanze cantonali sono davvero così disastrate? E il debito, visti i paesi che continuano a indebitarsi, è realmente un male? “Il debito fondamentalmente è un male, perché pone sulle spalle delle future generazioni il peso di quello che oggi si spende. Ci sono una costituzione cantonale e una legge ticinese che impongono di non oltrepassare certi limiti di debito”. L’obiettivo, aggiunge, “non è di aumentare le imposte, ma semmai di ridurre determinate uscite a favore di una maggior rispondenza ai bisogni impellenti dei cittadini”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/gobbi-vedo-un-parlamento-incapace-di-rispondere-ai-bisogni-dei-ticinesi-410755

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Un anno nel solco della comunicazione
Norman Gobbi ha assunto le redini dell’Esecutivo cantonale subentrando a Christian Vitta: ‘Lavoriamo per tenere il cantone vivo e dinamico’

È nel solco della comunicazione e della concordanza che è iniziato l’anno di presidenza del Consiglio di Stato di Norman Gobbi. Il direttore del Dipartimento istituzioni succede a Christian Vitta, assumendo così per la terza volta la carica di presidente del governo. Alla vicepresidenza c’è ora Claudio Zali. Il programma di attività istituzionali che caratterizzerà l’anno alla guida dell’Esecutivo cantonale è stato presentato ieri ai media dallo stesso Gobbi.

Comunicazione, dicevamo. Ebbene sì, perché nel corso di quest’anno il neopresidente del governo ha intenzione di «entrare in contatto con la popolazione in maniera accresciuta rispetto a quanto fatto nel recente passato». E questo nell’ottica «di avere sì appuntamenti formali, ma anche momenti di contatto con i cittadini». Per facilitare questa comunicazione è stato attivato un canale ufficiale delle autorità cantonali su WhatsApp e Threema. Il servizio, illustra Gobbi, «sarà sfruttato per diffondere informazioni di interesse pubblico legate alle attività dello Stato, seguendo l’esempio di numerosi altri Cantoni e Città svizzere». L’intenzione è dunque di «comunicare anche le attività ordinarie del governo, non solo quelle straordinarie come fatto finora». Un aspetto, questo, «su cui siamo stati carenti». Una comunicazione più puntuale e trasparente, dice Gobbi, «anche a tutela del sistema democratico. Sistema fondato sulla separazione dei poteri che pure in Ticino ha visto situazioni problematiche, il che preoccupa». Il riferimento è alle numerose vicende che hanno coinvolto di recente il mondo della giustizia ticinese, dal ‘caos Tpc’ al ‘caos nomine’.

Incontri con la popolazione
Per quanto concerne invece la concordanza, l’esempio lampante della strada che intende seguire Gobbi è il luogo scelto per la fotografia ufficiale, scattata sul Monte Ceneri sulla ‘Piazza Ticino’. «Una scelta non casuale – rivendica Gobbi –, visto che la montagna culturalmente più alta del Ticino è proprio il Monte Ceneri». Un’immagine che ritrae i ‘ministri’ in abiti non formali, per evidenziare, afferma Gobbi, che «come governo poniamo al centro delle nostre azioni, che sia in giacca e cravatta o nella vita di tutti i giorni, il Canton Ticino e i ticinesi». E rimarca: «Al di là delle critiche che vengono formulate da destra o sinistra, da sopra o da sotto, credo che questo governo sia un governo impegnato che sta lavorando, e non solo per far quadrare i conti con il Preventivo 2026, ma soprattutto per tenere il cantone vivo e dinamico». Insomma, per Gobbi, il Consiglio di Stato e il Ticino «non sono fermi».
Il neopresidente non nega però alcune criticità: «Il nostro è un territorio stretto da un confine di Stato a sud e da una barriera geografica e linguistica a nord, il che ci fragilizza maggiormente rispetto ad altre zone del nostro Paese». Ciononostante, sottolinea, «il Ticino rimane un cantone attrattivo per diverse persone che ci scelgono come luogo di dimora. Un segnale positivo che ci permette di accogliere nuovi contribuenti, anche importanti».

Rapporto Cantone-Comuni, governo-parlamento e governo-governo
A essere privilegiato durante quest’anno di presidenza anche l’asse del rapporto Cantone-Comuni. Tra gli appuntamenti più importanti citati dal presidente del governo, l’incontro con tutti i cento sindaci del cantone che si terrà a Locarno in occasione dei festeggiamenti dei cento anni della Convenzione della pace siglata proprio nel comune sul Lago Maggiore. «L’obiettivo – ironizza Gobbi fino a un certo punto – è di portare la pace tra i due livelli istituzionali. Benché la guerra non ci sia, ci sono diverse discussioni. È fondamentale quindi migliorare il rapporto affinché ai cittadini vengano garantiti servizi di qualità». E sulla riforma ‘Ticino 2020’, il progetto che ridefinisce le responsabilità di Comuni e Cantone in svariati ambiti, Gobbi sostiene: «Stiamo lavorando in sotto-obiettivi, come per esempio rivedere la perequazione». Rapporto Cantone-Comuni, ma anche Consiglio di Stato-Gran Consiglio. «Quando il governo era diviso – rievoca Gobbi – il parlamento era più coeso. Ora che il governo è più coeso il parlamento non riesce a trovare punti di incontro». E osserva: «Con i capigruppo e l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, il Consiglio di Stato tiene regolarmente degli incontri. Tuttavia – non nasconde – facciamo fatica a parlarci e a intenderci». Come uscirne? «Ci vuole buona volontà. Il governo ce l’ha messa organizzando e promuovendo questi incontri. È però necessario l’impegno di tutti».
E in seno al Consiglio di Stato? «Sono disposto a fare tutto con tutti in governo, anche se non saremo mai d’accordo su tutto. È quindi cruciale lavorare insieme», rileva Gobbi e prosegue: «Amministrare amministriamo bene, anche durante le situazioni straordinarie, come la pandemia o i flussi migratori del 2015-2016». Ma c’è un ma: «D’altro canto oggi è più difficile avere delle prospettive perché molte delle competenze che un tempo erano strettamente cantonali ora sono federali. Siamo meno politici?», si chiede Gobbi. «Fortunatamente – si risponde – facciamo ancora politica, ma dobbiamo gestire diverse situazioni in cui siamo influenzati da Berna. Questo ci ruba energie: ci sentiamo limitati nella nostra azione politica, ma – rimprovera – non per nostra scelta». Numerosi, poi, i cantieri aperti. Sull’iniziativa ‘Stop all’aumento dei dipendenti cantonali’, sostenuta da una nutrita schiera di esponenti di Udc e Lega, ma anche di Plr e Centro, nonché dai vertici di Camera di commercio e Aiti e le sezioni giovanili di Plr, Lega e Udc, Gobbi nota: «Già oggi in alcuni ambiti l’Amministrazione cantonale fa fatica a reclutare funzionari. Un domani, quando i lavoratori sul mercato saranno ancora meno per ragioni demografiche, probabilmente la diminuzione dei dipendenti pubblici sarà un processo quasi naturale».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 17 aprile 2025

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«Cambiare narrazione ed essere più positivi»
Cambio di presidenza per il Consiglio di Stato
Norman Gobbi, pur non nascondendo i problemi, intende portare più «voglia di vincere» nell’Esecutivo e sul Gran Consiglio: «Sì, fatichiamo a parlarci»

«Qual è la montagna più alta del Ticino?». In questa domanda trabocchetto – posta ai giornalisti da Norman Gobbi durante un incontro informale con la stampa – è in qualche modo contenuto il senso dell’anno di presidenza del Governo che il «ministro» leghista ha assunto ieri mattina. Un geografo con un minimo di dimestichezza del nostro territorio, infatti, avrebbe risposto senza esitare con i 3.402 metri dell’Adula, la cui cima è situata al confine con i Grigioni. Oppure – volendo fare gli «integralisti» – avrebbe risposto con i poco più di tremila metri del Pizzo Campo Tencia, la vetta più alta interamente in territorio ticinese. Un politico come Gobbi, invece, ha risposto evocando il ben più «modesto» Monte Ceneri. Sì, perché – mettendo da parte la geografia – tutti ben sanno che, socialmente e culturalmente, quel confine tra Sotto e Sopraceneri è ben più difficile da sormontare rispetto a qualsiasi altra vetta ticinese. E non è un caso, appunto, che la fotografia ufficiale del Consiglio di Stato quest’anno sia stata scattata nella Piazza Ticino, sul Monte Ceneri, in un luogo che lo stesso Gobbi ha scelto per il suo valore simbolico, quale «punto di convergenza di un cantone che spesso è diviso, segnato dai campanilismi».
Un messaggio di unità, dunque. Ma non solo. Gobbi ha infatti insistito più volte sulla necessità di «cambiare narrazione »: «A volte gli svizzero tedeschi conoscono il Ticino meglio di noi; e noi spesso non ci rendiamo conto di quanto di buono c’è e si sta facendo nel nostro cantone». Per questo motivo, appunto, la «nuova narrazione» di cui parlava il «ministro» dovrà essere incentrata su maggiore «positività, ottimismo e voglia di vincere: senza nascondere i problemi, ma alzando la testa per cercare di risolverli». Narrazione che, per la cronaca, sbarcherà ora anche sui canali WhatsApp e Threema (quest’ultima applicazione è quella utilizzata pure dall’Esercito, poiché i suoi server si trovano in Svizzera).

Dialogare con i Comuni
Il Governo, va da sé, intende poi portare anche fuori da Palazzo questa visione. E in questo senso è già prevista una serie di sedute extra muros e di eventi pubblici sul territorio che «puntano a rinsaldare il legame fra la popolazione ticinese e le sue istituzioni». L’obiettivo, ha spiegato in tal senso Gobbi, è anche quello di comunicare di più con la popolazione, anche attraverso i media. Con momenti formali, ma anche più informali.
E il dialogo, ha inoltre tenuto a sottolineare il neopresidente del Governo, sarà rilanciato anche con i Comuni. Diverse visite nei quattro angoli del cantone (da Bedretto a Pedrinate, da Brissago a Lumino) sono già previste nel corso dell’anno. Ma soprattutto, per ricordare i cent’anni della Conferenza di Pace di Locarno (avvenuta sul finire del 1925), in riva al Maggiore sarà organizzato un incontro tra il Consiglio di Stato e i 100 sindaci ticinesi. «Con l’obiettivo di riportare un po’ di pace nelle relazioni tra i due livelli istituzionali, anche se in realtà una guerra non c’è mai stata», ha detto Gobbi con una punta di ironia.

Coesione e frammentazione
E il dialogo, poi, andrà in qualche modo ripreso anche con il Parlamento. I rapporti tra Esecutivo e Legislativo, infatti, ormai da qualche tempo sono ai minimi. Rispondendo alle domande su questo fronte, Gobbi ha rilevato che «in passato il Governo era diviso e c’era un Parlamento più coeso». Mentre oggi, al contrario, «il Governo è coeso e il Gran Consiglio fatica a trovare soluzioni condivise». E in tal senso ha ammesso che sì, nonostante gli incontri regolari, «fatichiamo a parlarci». Come uscirne? «Ci vuole buona volontà, il Governo ce l’ha messa, ma serve l’impegno di tutti». Anche perché, ha rilevato, se si vogliono trovare intese «ognuno deve concedere qualcosa».

Lavorare con tutti
E a chi rimprovera all’Esecutivo un atteggiamento da buon «amministratore» del quotidiano ma che, rispetto a Governi di 20 o 30 anni fa, ha perso la sua funzione di organo prettamente politico, che cosa risponde il presidente dell’Esecutivo? «Quando ho sentito l’ex consigliere di Stato Pietro Martinelli dire (la settimana scorsa alla trasmissione La domenica del Corriere, ndr) che all’inizio nel 1995 non era pronto a dare del “tu” a Marina Masoni ci sono rimasto male. Perché, al di là di tutto, è il popolo che ha scelto chi siede al tuo fianco in Governo. E, quindi, io nella mia mentalità sono disposto a fare tutto con tutti, basta che ci sia l’impegno. Poi non andremo d’accordo su tutto, ma almeno abbiamo lavorato assieme. Perché, in un sistema come il nostro, si deve lavorare assieme. E anche se ognuno ha la propria sensibilità si cerca sempre di trovare la quadra». Come dire: la collegialità non è per forza di cose un male. Ma non solo. «Aggiungo che amministriamo bene, sì, ma amministriamo bene anche nelle situazioni straordinarie, come durante la COVID, oppure gli afflussi migratori del 2015/16, trovando anche soluzioni creative che non hanno pesato troppo sullo Stato». Detto ciò, ha chiosato Gobbi, va anche detto «che oggi è più difficile avere prospettive, perché la Confederazione e il Parlamento federale avocano a sé sempre più competenze che una volta appartenevano ai Cantoni». È un Governo meno politico e che si sente limitato nella sua azione? «Boh… Facciamo ancora politica, fortunatamente. Ma dobbiamo anche gestire una situazione in cui siamo influenzati da più direzioni: da scelte federali, come il piano di risparmio della Confederazione, che poi noi non possiamo ribaltare sui Comuni. E il Cantone è lì nel mezzo a gestire nuovi oneri. E ciò, devo ammetterlo, ci ruba molte energie. Limitati nella nostra azione politica? Sì, ma non per nostra scelta».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 17 aprile 2025 del Corriere del Ticino

No, anzi sì: la Scuola di polizia si terrà anche nel 2026

No, anzi sì: la Scuola di polizia si terrà anche nel 2026

Il Consiglio di Stato rivede la propria decisione

Si era pensato di non organizzarla per motivi di risparmio. Invece anche nel 2026 la Scuola di polizia si terrà: lo ha deciso il Consiglio di Stato nella seduta di ieri. Il governo ha così accolto la richiesta avanzata dal capo del Dipartimento istituzioni, e neopresidente dell’Esecutivo cantonale, Norman Gobbi, dopo aver sentito il comando della Polizia cantonale.

La rinuncia a indire per il prossimo anno la scuola era stata prospettata dal Consiglio di Stato nel messaggio sul Preventivo 2025 del Cantone. Peraltro le misure di risparmio, volte al risanamento delle finanze statali, hanno interessato pure la Scuola di polizia di quest’anno, cominciata lo scorso mese, con una riduzione degli agenti in formazione.
Scriveva infatti il governo: “La Scuola di polizia 2025 prevede l’accesso di quindici gendarmi in formazione per la Polizia cantonale, anziché i venti previsti inizialmente dalla Polizia”. E appunto: “Per il 2026 non si prevede l’organizzazione della Scuola di polizia”. Con un’interruzione quindi del ritmo annuale della formazione di base. Ciò che avrebbe causato non poche difficoltà alla Cantonale, confrontata ogni anno con un certo numero di partenze, fra agenti che vanno in pensione, quelli che optano per altre forze dell’ordine (per esempio le Polcomunali) o che decidono di cambiare professione.
L’idea di non organizzare la scuola edizione 2026 era maturata in seno al Consiglio di Stato quando la responsabilità della polizia era temporaneamente passata al direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali. Tornato alla testa politica della Cantonale, Gobbi, nella conferenza stampa del governo, lo scorso settembre, sul Preventivo 2025, non aveva nascosto il proprio disappunto per la ventilata cancellazione della scuola 2026. “Una riduzione degli effettivi vuole anche dire una riduzione delle prestazioni”, aveva avvertito. Contro la prospettata soppressione erano insorti le associazioni e i sindacati di polizia: Fsfp, Ocst e Vpod. E anche l’Associazione delle polizie comunali, i cui futuri agenti, nonché il personale italofono della Polizia dei Grigioni, della Polizia dei trasporti e della Polizia militare (Guardia pontificia compresa), vengono formati alla Scuola cantonale di polizia.
Come quella del 2025, e sempre per ragioni di risparmio, anche la scuola 2026, fa sapere Gobbi interpellato da ‘laRegione’, «si terrà con un numero contenuto di agenti, una decina, ma che ci eviterà di scendere sotto il numero dei posti autorizzati per la Polizia cantonale, piano dei posti autorizzati nel quale si sta gradualmente rientrando». Il risparmio? «Circa 750mila franchi», indica il direttore del Dipartimento istituzioni.
«Da quanto ci è stato comunicato nel pomeriggio (di ieri, ndr) dal comandante Matteo Cocchi, i posti per gli aspiranti gendarmi saranno dieci: speravo – aggiunge Ivan Cimbri, presidente della sezione ticinese della Federazione svizzera dei funzionari di polizia – in almeno quindici, come per la scuola di quest’anno. Mi auguro che il governo abbia fatto bene i calcoli affinché anche con dieci non si vada sotto il numero dei posti autorizzati. Ricordo che come Polizia cantonale abbiamo in media ogni anno una trentina di partenze, dovute anche a condizioni di lavoro oggi meno attrattive rispetto ad altre realtà. Detto questo, la decisione del Consiglio di Stato – sottolinea Cimbri – è senz’altro positiva, anche per i nostri partner nella sicurezza, il cui personale si forma in Ticino». Osserva il sindacalista dell’Ocst e deputato del Centro Claudio Isabella: «In Gran Consiglio nella discussione sul Preventivo 2025 avevo presentato un emendamento perché venisse annullata la decisione di non organizzare la scuola 2026. L’ho ritirato dopo che il governo aveva manifestato disponibilità a ritornare sui suoi passi. Così è stato e ovviamente siamo molto contenti, anche se contavamo su un numero maggiore di posti per aspiranti gendarmi». Soddisfatto pure il presidente dell’Associazione delle polizie comunali Orio Galli: «Rischiavamo, senza la scuola anche l’anno prossimo, di non compensare le partenze, naturali o no, nei vari corpi di polizia. Che per finire si sarebbero ‘rubati’ tra di loro gli agenti».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 17 aprile 2025 de La Regione

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La Scuola di Polizia si farà Ma sarà a ranghi ridotti

Il Governo ha fatto un parziale dietrofront sulla misura inserita nel preventivo 2025 – L’anno prossimo verranno ammessi per la Cantonale solo dieci gendarmi – Norman Gobbi: «Otterremo comunque un risparmio di quasi 700 mila franchi»

Ora è ufficiale: la Scuola di Polizia, il prossimo anno, si farà. Il Consiglio di Stato, nella sua seduta di ieri, ha infatti deciso di fare un parziale dietrofront dopo quanto annunciato in sede di preventivo. Come si ricorderà, tra le misure di risparmio annunciate dall’Esecutivo era stata inserita proprio la formazione dei nuovi agenti. La Scuola di Polizia, secondo quanto era stato previsto, nel 2025 sarebbe stata a effettivi ridotti – formando cioè 15 gendarmi anziché 20 -, per poi saltare del tutto nel 2026. Un provvedimento che avrebbe consentito un potenziale risparmio di quasi 2 milioni di franchi. Invece, la Scuola verrà organizzata anche l’anno prossimo, sebbene con un numero di gendarmi praticamente dimezzato. «Nel 2026 verranno ammessi 10 – e non 20 – agenti per la Polizia cantonale e almeno 7-8 per le Comunali, più alcuni aspiranti della Polizia dei Trasporti e della Polizia cantonale dei Grigioni», spiega al Corriere del Ticino il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, confermando che il Governo ha deciso di rivedere, almeno in parte, la propria decisione. «Con una Scuola di Polizia a ranghi ridotti – evidenzia il consigliere di Stato – riusciremo comunque a risparmiare quasi 700 mila franchi, garantendo così un certo impatto finanziario ». Il trend dei prossimi anni, prosegue, indica comunque una diminuzione degli effettivi: «A fronte di una trentina di partenze ogni anno, tra dimissioni e pensionamenti, dalla Polizia cantonale, il numero di effettivi è destinato in tutti i casi a calare, anche mantenendo la Scuola di Polizia. D’altro canto, però, non possiamo rischiare di andare al di sotto di una certa soglia, altrimenti limiteremmo pesantemente l’attività del Corpo». Mansioni, dice Gobbi, «che vanno ben al di là del posizionamento dei radar, come spesso si vuol far credere».

In sovrannumero
Attualmente, ricordava il Governo rispondendo qualche mese fa a una interrogazione della deputata socialista Tessa Prati, la Polizia è in sovrannumero: «A dicembre 2024 il piano posti autorizzati (PPA) della Polizia cantonale ammontava a 813 unità (funzioni di polizia e amministrativi) con un numero di esuberi pari a 35 unità (solo funzioni di polizia)». Inoltre, secondo i dati forniti a inizio anno dalla Conferenza dei comandanti dei corpi cantonali, se in Svizzera si conta un poliziotto ogni 477 abitanti, in Ticino – con oltre un migliaio di agenti – si arriva addirittura ad averne uno ogni 329 abitanti. «Ma questo si giustifica anche con la nostra posizione geografica », rileva Gobbi. «Il Ticino, quale cantone di frontiera, ha un carico di lavoro ben diverso rispetto ad altri cantoni. Ad esempio, ogni fermo condotto dalle guardie di confine, poi passa alla Polizia cantonale per il perseguimento. Se teniamo poi conto delle presenze di frontalieri e turisti, il Ticino supera regolarmente le 450 mila presenze sul proprio territorio ». Per questo, prosegue il direttore del DI, è importante non ridurre troppo gli effettivi. «Rinunciare alla Scuola di Polizia per il prossimo anno avrebbe avuto una serie di ripercussioni, anche per i Comuni. I quali, non avendo la possibilità di formare agenti, sarebbero verosimilmente andati a sottrarli dalla Cantonale, già alle prese con diverse decine di partenze ogni anno, anche verso le Comunali». Insomma, rinunciando alla formazione si sarebbe acuita la contesa per il personale. Parallelamente, però, il Governo ha anche deciso di ritoccare verso l’alto il costo di partecipazione alla formazione per i partner esterni. E quindi anche per gli enti locali, che per ciascun agente saranno chiamati a versare non più 60 mila franchi, ma 80 mila. «Una decisione – dice il consigliere di Stato – presa anche in virtù del fatto che finora il contributo richiesto agli altri Corpi per accedere ai corsi era ben inferiore al costo reale della formazione ». I Comuni, spiega Gobbi, sono già stati informati. «Del resto sapevano che, a tendere, sarebbe stato necessario procedere a un adeguamento dei costi».

«Una conquista»
Ad accogliere con soddisfazione il parziale dietrofront del Governo è stato il presidente della Federazione svizzera funzionari di Polizia, sezione Ticino, Ivan Cimbri, che nei mesi scorsi aveva duramente criticato l’annullamento della Scuola di Polizia. Al punto da mandare una lettera – insieme a OCST e VPOD – all’Esecutivo per manifestare preoccupazione per la misura e chiedere all’Esecutivo un ripensamento. «Quella ottenuta è una conquista », commenta ora Cimbri. «La Polizia cantonale non verrà penalizzata e le altre Polizie che partecipano al corso non saranno bloccate». Infatti, ricorda, «il centro di formazione si occupa anche di istruire il personale italofono per la Polizia dei trasporti e per quella militare, oltre a quella dei Grigioni. Rinunciare al corso avrebbe significato voltare loro le spalle e costringerli a riorientarsi per la formazione dei loro agenti». Insomma, «sarebbe stato un vero autogol». Il fatto poi di consentire la formazione a dieci agenti della Cantonale, prosegue Cimbri, è da leggere come un passo nella giusta direzione. «Ma spero che i calcoli siano stati fatti correttamente, visto che il Corpo perde ogni anno una trentina di agenti». In tutti i casi, secondo il presidente della Federazione dei funzionari di Polizia, rimane fondamentale riuscire a frenare l’emorragia di personale: «La Polizia cantonale, oggi, non è la realtà che offre le migliori condizioni di lavoro. Tanto è vero che, chi lascia, spesso si sposta nelle Comunali o nella Polizia dei Trasporti, ma anche in aziende private come le banche e le assicurazioni».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 17 aprile 2025 del Corriere del Ticino

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Cambio di Presidenza del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha proceduto oggi al tradizionale cambio di Presidenza. Durante il terzo anno della Legislatura 2023-2027 la carica spetterà al Consigliere di Stato Norman Gobbi, che succede a Christian Vitta. Per l’occasione è stata presentata una nuova modalità di comunicazione istituzionale: a partire da oggi, è infatti attivo un canale ufficiale delle autorità cantonali sui servizi di messaggistica WhatsApp e Threema.

Nel corso della seduta odierna, il Consiglio di Stato ha proceduto al tradizionale cambio di Presidenza. Per il terzo anno della Legislatura 2023-2027 la carica spetterà al Consigliere di Stato Norman Gobbi, che succede a Christian Vitta e assume così per la terza volta la carica di Presidente del Governo. La carica di vicepresidente è invece stata assunta da Claudio Zali. La fotografia ufficiale per l’anno 2025-2026 è stata scattata sul Monte Ceneri – sulla «Piazza Ticino», un luogo simbolico del nostro territorio, alla congiunzione fra Sopra- e Sottoceneri –, come segnale della volontà del Governo di promuovere una politica all’insegna dell’unità di intenti.  

Durante un incontro informale con i media, il Presidente del Governo Norman Gobbi ha presentato il programma di attività istituzionali che contraddistinguerà il suo anno alla guida del Governo. È in particolare prevista una serie di sedute extra muros e di eventi pubblici sul territorio, che puntano a rinsaldare il legame fra la popolazione ticinese e le sue istituzioni. «L’obiettivo sarà di condividere una visione positiva del Ticino», ha affermato Norman Gobbi: «Il nostro è un territorio che rimane dinamico, innovativo e connesso al mondo – e che, inoltre, non perde le proprie radici e la propria unicità nel contesto confederale».  

In concomitanza con il cambio della Presidenza del Governo, è stata inoltre presentata una nuova modalità di comunicazione istituzionale. A partire da oggi, è attivo un canale ufficiale delle autorità cantonali sui servizi di messaggistica WhatsApp e Threema, denominato «Repubblica e Cantone Ticino». Il servizio sarà sfruttato per diffondere informazioni di interesse pubblico legate alle attività dello Stato, seguendo l’esempio di numerosi altri Cantoni e Città della Svizzera.  

Ricordiamo, infine, che i festeggiamenti pubblici in onore del Presidente 2025-2026 del Consiglio di Stato avranno luogo stasera, a partire dalle 18.30, alla Gottardo Arena di Ambrì.

Siamo arrivati a quota 100, andiamo avanti? Sì

Siamo arrivati a quota 100, andiamo avanti? Sì

«Restano un tema attuale ma ci vuole più attenzione a preservare la prossimità»

Il Ticino era, ancora negli anni ‘90, il cantone con il maggior numero assoluto di piccolissimiComuni, ben 44 realtà comunali con meno di 100abitanti l’una. Il primo timido passo verso una concentrazione delle forze avvenne nel 1995, conla fusione tra Crana, Comologno e Russo, cheridusse il numero di Comuni da 247 a 245. Ma è solo nel nuovo secolo che i processi aggregativi hanno acquisito potenza, travolgendo confini che un tempo sembravano intoccabili, fino al punto da arrivare a un Ticino a 100 Comuni,domenica scorsa, con le elezioni che hanno sancito la nascita dei nuovi Comuni aggregati di Giornico, Lema e Quinto. Un bel traguardo. Ma ora che si fa? Qualche aggregazione potrebbe ancora vedere la luce, nel Basso Mendrisiotto, forse nel Locarnese, seppur incompleta, si spera anche in Rovana. Allo stesso tempo emerge però anchemalcontento in alcuni quartieri aggregati, daCarona a Sessa, a dimostrare che l’aggregazione è come una pianta che deve essere curata in continuazione. «Una delle sfide che gli organi politici dei Comuni aggregati devono affrontarecon maggior consapevolezza consiste nel dialogo con la cittadinanza», avverte Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni.

«Occorre rimettere al centro il cittadino e non le istituzioni», afferma Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, chiaramente soddisfatto dei progetti andati in porto ma consapevole della necessità di considerare sempre e comunque i bisogni della cittadinanza. «Il dialogo è a prima vista dispendioso, ma è l’unica via possibile», sostiene.

Consigliere Gobbi, il Ticino a 100 Comuni può essere considerato un suo successo?
«Il successo della politica aggregativa promossa dal Canton Ticino è la risultante del lavoro svolto da più consiglieri di Stato, funzionari dell’amministrazione cantonale, politici e amministratori locali che si sono succeduti negli ultimi trent’anni. Convinto fusionista della prima ora, da quando sono alla testa del Dipartimento delle istituzioni mi impegno a favore delle aggregazioni, sia per i Comuni che sono in uno stato di necessità che per quelli per i quali le aggregazioni costituiscono un’opportunità di sviluppo del proprio benessere residenziale. Una convinzione, la mia, che mi ha sempre portato a rispettare le autonomie locali e, conseguentemente, a sostenere le iniziative promosse dai comuni medesimi».

Quali sono i vantaggi di questa riduzione?
«Storicamente le prime aggregazioni hanno permesso ai Comuni più piccoli e deboli di recuperare la necessaria capacità di funzionamento, sia sul piano finanziario che su quello amministrativo o democratico. Molti di essi faticavano a trovare persone disposte ad assumere una carica pubblica. Col passare del tempo queste aggregazioni, che possiamo definire di necessità, hanno lasciato il posto ad aggregazioni di opportunità, la cui caratteristica principale è quella di permettere al nuovo Comune di di contribuire con più determinazione al benessere delle persone e delle aziende presenti sul proprio territorio»

E quali sono gli svantaggi?
«I trent’anni trascorsi e gli svariati progetti portati a termine con successo hanno evidenziato che le aggregazioni hanno contribuito ad allontanare il cittadino dalle istituzioni. In questo senso i Comuni aggregati devono impegnarsi maggiormente a favore di una politica capace di rafforzare la coesione sociale e promuovere un’identità locale».

Finora sono state fatte le aggregazioni «facili» e quelle «inevitabili». Ora restano le «difficili».
«Dire che finora sono state fatte solo aggregazioni facili o inevitabili non è corretto. Basti pensare a Lugano o Bellinzona per rendersi conto delle difficoltà incontrate per dare vita a questi nuovi Comuni. Certo è che quando l’aggregazione è di necessità la popolazione è più propensa a sostenerla, mentre quando si affrontano aggregazioni di opportunità occorre avere gli argomenti giusti per convincerli a votare favorevolmente. Fatta questa precisazione, per quanto ci siano ancora alcuni Comuni in una situazione di necessità, il futuro è fatto principalmente di aggregazioni di opportunità, e quindi più difficili da realizzare».

Pensa che l’onda aggregativa si stia esaurendo o si sia già esaurita?
«No, malgrado le difficoltà appena menzionate rimango convinto che le aggregazioni saranno un tema anche nei prossimi anni. Penso in modo particolare al Locarnese e al Basso Mendrisiotto, che a mio giudizio avrebbero vantaggio ad unire le proprie forze, anche solo per recuperare quel peso specifico che nel corso degli anni hanno progressivamente perso a vantaggio delle altre regioni del Cantone, che si sono trasformate sul piano istituzionale proprio grazie alle aggregazioni».

Di recente sono emersi casi di insoddisfazione nei quartieri aggregati (p.es. Sessa e Carona). Non crede che se questi quartieri fossero ancora autonomi potrebbreo difendere meglio le loro esigenze?
«Per rispondere a questa domanda occorre sottolineare che a seguito delle aggregazioni i cittadini e le aziende di molti quartieri traggono vantaggio dalla possibilità di usufruire di servizi pubblici qualitativamente migliori rispetto a prima. Tuttavia, come sottolineavo in precedenza, le aggregazioni hanno portato all’allontanamento del cittadino dalle istituzioni. Una delle sfide che gli organi politici dei Comuni aggregati devono accettare di affrontare con maggiore consapevolezza e determinazione consiste nel dialogo con la cittadinanza. Un dialogo che deve essere ricercato non tanto o solo per promuovere le proprie soluzioni, ma per riconoscere le differenze che possono sussistere da un quartiere all’altro e cercare insieme il modo per soddisfare i loro bisogni particolari. Si tratta di preservare quella prossimità al cittadino che nel nostro sistema federale costituisce la caratteristica principale del Comune. Un impegno a prima vista dispendioso, ma che costituisce l’unica via per ridurre il rischio di ricorsi o referendum che politicamente possono avverarsi assai più costosi».

In generale, le commissioni di quartiere stanno giocando un ruolo o sono un esercizio alibi?
«Ogni Comune aggregato ha interpretato le commissioni di quartiere a modo proprio. Esse sono spesso viste più come un fattore di disturbo che come un’opportunità. Le commissioni di quartiere devono diventare proprio quello strumento attraverso il quale gli organi politici del Comune, nel rispetto delle proprie competenze, entrano in contatto con la cittadinanza, le loro difficoltà, i loro bisogni e le loro aspettative. Inoltre, esse possono essere lo strumento ideale per promuovere la coesione sociale e il sentimento di appartenenza al Comune, che sono alla base dell’impegno civico».

Potrebbe citare degli esempi di quartieri che stanno meglio rispetto a quando erano Comuni?
«Per quanto ognuno di noi tenda a dimenticare velocemente i vantaggi che ha potuto acquisire in quanto cittadino di un Comune aggregato, è lecito affermare che quasi tutti i neo quartieri hanno visto migliorare la propria situazione. Lo dico nella consapevolezza che ve ne sono alcuni per i quali la mancanza di attenzione da parte della classe politica, propensa a perseguire obiettivi generali o fiscali, può aver comportato ladisattesa delle loro aspettative».

Secondo lei la presenza a Lugano di enclavi (o quasi enclavi) come Paradiso o Massagno rafforza o indebolisce la Città e, più in esteso, il Luganese?
«Dal punto di vista funzionale, la presenza di un’enclave, come Paradiso o Massagno per Lugano o Mezzovico-Vira per Monteceneri, costituisce un’opportunità mancata nella misura in cui non facilita e talvolta non permette di risolvere i problemi o la realizzazione delle opportunità offerte dal comprensorio. Queste difficoltà, tuttavia, per quanto in maniera più impegnativa rispetto alle realtà nelle quali vi è un solo Comune, possono essere superate se vi è una fiducia reciproca e la volontà di cooperare piuttosto che di competere».

È ipotizzabile, come già successo nel lontano passato, che un Comune aggregato si disaggreghi?
Sì, legalmente è possibile, ma la vera questione è sapere se questo è opportuno. Fatte alcune eccezioni, dove le aggregazioni si sono forse spinte oltre un limite funzionale, generalmente i problemi riscontrati possono essere risolti. Perché ciò avvenga, tuttavia, occorre quel cambiamento di cultura politica cui facevo riferimento in precedenza. Occorre rimettere il cittadino e non le istituzioni al centro. Occorre recuperare quella sensibilità democratica che porta la classe politica a dialogare con la cittadinanza, anche solo per spiegare perché alcune delle loro aspettative non possono essere soddisfatte. Fatta questa premessa, rimango convinto che le aggregazioni portano con sé più vantaggi che svantaggi».

Secondo lei, intorno a quale cifra si assesterà il numero di Comuni in Ticino?
«Spiacente, ma questa mattina mi si è rotto l’oracolo, per cui non sono in grado di rispondere in maniera assoluta a questa domanda. Posso solo sperare che qualsiasi sia il numero definitivo dei Comuni ticinesi, questi siano sempre in grado di assicurare il giusto equilibrio tra vicinanza alla cittadinanza, efficienza amministrativa e sostenibilità economica».

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 13 aprile 2025 de La Domenica

Sicurezza allo stadio «L’accordo va rivisto»

Sicurezza allo stadio «L’accordo va rivisto»

Il Dipartimento delle istituzioni vuole ridiscutere le convenzioni con i club sportivi
Norman Gobbi: «Le spese sono ingenti e il modello attuale non tiene conto di chi genera più costi»
L’FC Lugano: «Prendiamo atto» – Preoccupato l’HCL – Più conciliante l’HCAP

I costi legati agli interventi di sicurezza fuori dagli stadi sono diventati particolarmente onerosi. Le convenzioni attualmente in vigore con le società sportive risalgono al 2015 e necessitano pertanto di una revisione con l’obiettivo di garantire una distribuzione più equa degli oneri e di ridurre complessivamente la spesa a carico della collettività. La decisione del Dipartimento delle istituzioni ( DI) è stata comunicata ieri nel corso della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, l’organo che riunisce sotto la direzione del capo del DI i responsabili dei competenti dicasteri dei Comuni polo ticinesi, ossia Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca. «Le spese generate dagli interventi della Polizia cantonale e delle polizie comunali per le manifestazioni sportive hanno raggiunto costi ingenti », ha dichiarato Norman Gobbi al CdT. Le attuali convenzioni con le società sportive di hockey e calcio di LNA e LNB verranno pertanto annullate e ridiscusse con i club interessati.

Le proposte sul tavolo
Attualmente le società sportive pagano la cifra forfettaria di 1 franco per spettatore. Il criterio tuttavia potrebbe essere rivisto. « I club di calcio, pur avendo meno pubblico rispetto all’hockey, generano costi molto più elevati. Questo crea un problema di equità, che dovremo affrontare nelle nuove convenzioni», ha commentato Gobbi. Le squadre di calcio pagheranno quindi di più? «Potrebbe essere una delle opzioni, oppure si potrebbe prevedere una riduzione per le squadre di hockey». Il calcio, da solo, genera infatti costi per 1,1 milioni di franchi su un totale di 1,9 milioni. «È una differenza significativa di cui dovremo tenere conto durante il rinnovo degli accordi». Altre soluzioni andranno comunque considerate, aggiunge Gobbi. Si tornerà a discutere di biglietti nominali, già ventilati in passato dal ministro leghista? «Sappiamo che le società sportive, sul tema, non ci sentono». Questa volta ci sarà margine per un cambio di approccio da parte dei club? «Gli incontri serviranno per definire un nuovo punto d’incontro, per concordare soluzioni. L’idea è anche di ottimizzare l’organizzazione dei dispositivi di sicurezza, riducendo l’impatto finanziario soprattutto per il Cantone e per la città di Lugano, oggi maggiormente esposti sul tema».

Le reazioni
«Siamo stati informati qualche tempo fa, ma non abbiamo avuto voce in capitolo». JJ Aeschlimann, Chief Operating Officer dell’HC Lugano, è preoccupato. Per il club bianconero, i costi per la sicurezza rappresentano già un’uscita importante. « Specialmente per le cosiddette ‘ partite a grande impiego’», aggiunge. Insomma, il Lugano fa la sua parte in materia di sicurezza e la prospettiva di una diversa ripartizione non lascia tranquilla la dirigenza. «Anche perché il budget per la prossima stagione è stato stabilito praticamente un anno fa », nota ancora Aeschlimann. Una cosa, però, è certa: se i costi per l’HCL dovessero aumentare, «andremmo incontro a grandi difficoltà» economiche. Che potrebbero riflettersi anche sul costo degli abbonamenti. Il dirigente si augura dunque di trovare presto una soluzione con le autorità cantonali, in modo da pianificare da subito il futuro.
Per quanto riguarda il calcio, considerato il poco preavviso, il commento del FC Lugano è stato laconico e tranciante: «Prendiamo atto della decisione». Un ‘no comment’ che lascia intravedere le tensioni che la nuova convenzione e la possibile redistribuzione dei costi potrebbero facilmente innescare.
Più conciliante la posizione del presidente dell’HCAP, Filippo Lombardi: «In effetti, il sistema forfettario di 1 franco per spettatore per partita penalizza l’hockey rispetto al calcio, e probabilmente l’Ambrì rispetto ad altre società, nella misura in cui gli interventi delle forze dell’ordine nell’ambito dell’hockey sono decisamente più rari». Il passaggio da un sistema forfettario a uno basato sull’effettivo impiego delle forze di polizia potrebbe quindi risultare più vantaggioso per le squadre di hockey. Quanto alle possibili alternative, Lombardi è chiaro: «Come società, puntiamo sul convincimento dei tifosi che un comportamento corretto è vantaggioso per tutti. Inoltre, investiamo in modo significativo nella sicurezza privata, con costi superiori a quelli sostenuti per la polizia all’esterno della pista». Sui biglietti nominativi, per contro, il presidente taglia corto: «Le società sportive si sono sempre espresse in senso contrario. È una posizione consolidata e tuttora ampiamente sostenuta all’interno della Lega svizzera di hockey».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 12 aprile 2025 del Corriere del Ticino

Incontro tra Céline Huber e Norman Gobbi: focus sicurezza e San Gottardo

Incontro tra Céline Huber e Norman Gobbi: focus sicurezza e San Gottardo

Comunicato stampa

Oggi, nella cornice alpina di Andermatt, si è svolto un incontro istituzionale tra la Consigliera di Stato del Canton Uri, Céline Huber, e il Consigliere di Stato del Canton Ticino, Norman Gobbi. Al centro del colloquio dei due responsabili cantonali, temi di fondamentale importanza per la sicurezza e la cooperazione tra i due Cantoni, uniti geograficamente e strategicamente dall’asse del San Gottardo.

Durante la riunione, i due Consiglieri di Stato hanno affrontato congiuntamente le sfide legate alla sicurezza intercantonale, evidenziando la necessità di rafforzare il coordinamento tra le forze dell’ordine e i servizi di pronto intervento nelle aree di confine.
Particolare attenzione è stata data alla gestione del traffico lungo l’asse del San Gottardo, un nodo cruciale per la mobilità nazionale e internazionale, con l’obiettivo di garantire sicurezza, fluidità e una risposta tempestiva in caso di emergenze.
Un ulteriore punto di discussione ha riguardato le sfide comuni dei Cantoni alpini in ambito di sicurezza interna, in un contesto in cui la topografia e le condizioni climatiche pongono esigenze specifiche in materia di prevenzione, intervento e resilienza delle infrastrutture.
L’incontro si è svolto in un clima costruttivo e ha ribadito l’importanza della collaborazione intercantonale per affrontare in modo coordinato e proattivo le sfide comuni.
I due Consiglieri si sono detti determinati a proseguire il dialogo e a promuovere progetti concreti per rafforzare la sicurezza e la qualità della vita nelle regioni alpine.

Il 2024 della SRIP: violenza giovanile sotto la lente

Il 2024 della SRIP: violenza giovanile sotto la lente

Comunicato stampa

Nel 2024 la Sezione reati contro l’integrità delle persone (SRIP) ha registrato una crescita, per il secondo anno consecutivo, del numero di persone minorenni imputate per reati al Codice penale (362, +23.7%) e un aumento delle inchieste per pornografia.

Nel 2024 la Sezione reati contro l’integrità delle persone (SRIP), composta dal Gruppo vittime speciali (GVS) e dal Gruppo minori (GMin), è stata attivata complessivamente in 793 occasioni (813 nel 2023). Di queste, 84 sono state consulenze per altri servizi della polizia, 378 gli eventi inerenti casi trattati dal GMin e 331 per fattispecie di competenza del GVS. Sono state aperte 486 (478) inchieste, mentre per altre 227 situazioni non sono emersi elementi di rilevanza penale e sono quindi state segnalate, quando necessario e per competenza, alle Autorità regionali di protezione (ARP), ai servizi sociali o ai partner in ambito sociale o educativo.

Le inchieste per il reato di pornografia sono state 84 (66 nel 2023). Di queste, 60 (47) riguardavano incarti derivanti dal monitoraggio effettuato a livello internazionale e nazionale di internet. Dal 1° luglio 2024 è entrata in vigore la revisione del diritto penale in materia sessuale, ma al momento non è ancora possibile valutare l’impatto di questa modifica sull’attività inquirente. Un’importante attività svolta dagli e dalle inquirenti della SRIP è relativa alle audizioni videoregistrate di vittime di reato (minorenni, persone anziane, persone con disabilità). Nell’ambito delle inchieste svolte durante l’anno, sono state effettuate 66 (70) audizioni/verbali videoregistrati.

Sono state un centinaio le inchieste per reati violenti commessi da minorenni. Tra questi casi si annoverano tentati omicidi intenzionali, risse, aggressioni, lesioni, vie di fatto, liti, discussioni e violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari. La percentuale di minorenni imputati per reati al Codice penale sale, per il secondo anno consecutivo, dal
10.7% all’11.3%. Si tratta in particolare di furti, rapine e danneggiamenti. Una parte consistente è pure legata ai reati di lesioni gravi, di aggressione, di molestie sessuali e d’incendio intenzionale.

Particolarmente impegnativa per la Sezione è stata poi l’inchiesta riguardante le spedizioni punitive da parte di un gruppo composto prevalentemente da minorenni. Durati svariati mesi, gli accertamenti coordinati dalla Magistratura dei minorenni hanno portato a due riprese, in ottobre e novembre, a identificare e fermare una trentina di giovani coinvolti a titolo diverso nei fatti. Stando alle ricostruzioni, sfruttando le reti social e avvalendosi anche di profili fittizi, gli autori entravano in contatto con persone intenzionate ad avere degli incontri a connotazione sessuale, organizzando quindi un appuntamento che si tramutava in una spedizione punitiva. I fatti venivano quindi filmati e in parte condivisi con terzi.

L’attività del Gruppo visione giovani (GVG), che coinvolge la prevenzione primaria, secondaria e terziaria all’interno di istituti scolastici, dalla quinta elementare fino alle scuole professionali e superiori, è stato sollecitato complessivamente 341 volte (488 nel 2023), con richieste di aiuto da parte di genitori o direzioni di istituti scolastici. Gli agenti hanno svolto 413 interventi di prevenzione nelle scuole (439) e 116 colloqui di conciliazione con i minori ed eventualmente le famiglie (156). 

Giornico, Lema e Quinto ai nastri di partenza

Giornico, Lema e Quinto ai nastri di partenza

Le elezioni dei Municipi e dei Consigli comunali di domenica sanciranno la nascita delle tre nuove realtà aggregate – Il Ticino avrà solo 100 Comuni

Cento Comuni. Il Canton Ticino farà cifra tonda questa domenica 6 aprile con le elezioni comunali differite delle ultime tre nuove realtà aggregate: Giornico, Lema e Quinto. Si eleggono i Municipi e i Consigli comunali. Per i prescelti sarà una legislatura breve, rimarranno in carica per soli 3 anni sino alle comunali ticinesi del 2028.
Beninteso siamo ancora molto lontani dallo scenario di 27 Comuni prefigurato dal Piano cantonale delle aggregazioni, ma ancora più distanti dai numeri dell’epoca rurale. Nel 1850 i Comuni ticinesi erano 259 e tali sono rimasti per un secolo e mezzo (a fine 1994 erano ancora 247). In epoca recente i primi a convolare a nozze furono, nel gennaio 1995, Comologno, Crana e Isorno da cui nacque Onsernone. Da lì è partita una cura dimagrante inarrestabile, che non ha rallentato fino a quasi un decennio fa. L’ultimo, consistente, sfalcio risale al 2017 quando da 135 si passò, con le aggregazioni di Bellinzona e di Riviera, a 115. A seguire, negli ultimi quattro anni, solo “spuntatine”: dapprima si è scesi a 108 e, infine, agli attuali 106 Comuni.

Evoluzione del numero Comuni in Ticino
Dall’elenco, domenica, spariranno Prato Leventina (diventerà quartiere di Quinto), Bodio (quartiere di Giornico) e i 5 Comuni che hanno deciso di unirsi nel nome di Lema, il monte che li sovrasta: Bedigliora, Curio, Miglieglia, Novaggio e Astano. Quest’ultima nascita sancirà anche la fine della gerenza di Astano, che è senza un Municipio vero e proprio dall’agosto 2020.

Caratteristiche e rapporti di forza
Il nuovo comune di Quinto conterà circa 1’360 abitanti (di cui circa 390 a Prato Leventina) e una superficie di ben 92 km quadrati ettari (Lugano, per fare un confronto, si estende ha 76). I posti di lavoro presenti sono circa 810 e il moltiplicatore è al 90%. Il Municipio eletto sarà di 5 membri e il Consiglio comunale di 21.
Tanti numeri, ma alla fine a contare saranno i rapporti di forza. Per Quinto sarà interessante scoprire se si confermeranno quelli esistenti. Il partito storico di maggioranza assoluta è il PLR che nel 2021 (quando si era votato solo per il Consiglio comunale) aveva ottenuto ancora il 55%. Situazione simile anche a Prato Leventina, ma con il PLR partito di maggioranza solo relativa (2 municipali su 5 e 7 consiglieri su 15). Sarà interessante vedere se il PLR, che presenta i due sindaci uscenti, riuscirà a confermare il primato e con che margine. A Quinto, nel paese dove il consigliere di Stato Norman Gobbi ha mosso i suoi primi passi politici, sarà curioso inoltre scoprire quanti eletti riuscirà ad ottenere la lista Lega-UDC con la somma dei voti a Quinto e di quelli del gruppo Insieme per Prato Leventina.
Il Comune aggregato di Giornico potrà contare su 1’853 abitanti (di cui circa 890 a Bodio) e un territorio di 28,5 km2 ettari. I posti di lavoro presenti sono quasi 500, mentre il moltiplicatore è sceso dal 100 al 95%. Anche qui è previsto un Municipio di 5 membri, mentre il Consiglio comunale ne avrà 25.
Qui, a livello di forze politiche, a dominare la scena è invece il Centro (nel 2021 aveva conquistato oltre il 40%). Una maggioranza presente anche Bodio, per cui i pronostici sono che l’ex PPD possa mantenere agevolmente il primato anche nella nuova realtà aggregata. Resta da vedere se il dominio sarà assoluto, sia in Municipio che in Consiglio comunale.
Lema sarà, delle tre, la realtà più popolosa, con 2’653 abitanti (così distribuiti nelle frazioni: Astano circa 300, Bedigliora 620, Curio 610, Miglieglia 310 e, infine, Novaggio circa 820) Per superficie complessiva, quasi 19 km2, sarà invece la più piccola. I posti di lavoro complessivi risultano 711 e il moltiplicatore comunale è del 95%. Qui è previsto un Municipio più corposo, 7 membri, con un Consiglio comunale di 21 membri.
Ma in Malcantone la strada dei pronostici si fa maledettamente in salita e i confronti sono complicati dal fatto che, ad esempio. ad Astano da tempo non si affrontano più elezioni e ci sono anche realtà che non avevano il Consiglio comunale. Domenica si determineranno i primi rapporti di forza tra le tre liste civiche che si presentano all’elezione (Crescendo, Intesa e Forum), quella UDC-Lega e quella presentata da HelvEthica per il Legislativo. A riscaldare gli animi, a fine gennaio, c’è stato l’annullamento da parte del Consiglio di Stato della spesa di quasi 3 milioni di franchi varata a dicembre dal Legislativo uscente di Bedigliora. Spesa annullata perché avrebbe zavorrato le finanze del futuro comune.

Progetti e prospettive
Quella del 6 aprile sarà però soprattutto una giornata di volti, più o meno nuovi, più o meno sorridenti a seconda di ciò che diranno le urne. Candidati che, nelle scorse settimane, il Quotidiano ha incontrato in tre distinti reportage che potete rivedere qui sotto.
In Bassa Leventina c’è voglia di arrestare il calo demografico, portare giovani e rilanciare la zona industriale. Anche se l’ex Monteforno, l’acciaieria più grande del Cantone, è ormai spenta da tre decenni, resta intatta la sfida di far convivere la produzione, con i suoi residui e le sue polveri, e la parte turistico residenziale. Giornico, grazie alle sue chiese romaniche ma non solo, è infatti uno dei borghi più belli della Svizzera. “L’obiettivo sarà la collaborazione – spiega uno dei candidati -. Vogliamo un team che lavora per il Comune, senza pregiudizi e colori di partito”. Uno degli obiettivi, come detto, è di attirare più famiglie possibili. Non mancano peraltro gli spazi abitativi vuoti. Nello stesso nucleo storico di Bodio ci sono delle case che attendono di essere ristrutturate. Lo svincolo autostradale ha infine rilanciato l’economia locale e rimesso in uso diversi capannoni dismessi. “C’è un certo fermento nella zona industriale”, gli fa eco un altro candidato.
Anche in Malcantone si punta su una capillare offerta scolastica per portare giovani famiglie a vivere nelle frazioni di Lema. Con un occhio alle finanze. Attualmente ci sono due scuole dell’infanzia, una scuola elementare e una scuola media, queste ultime a Novaggio, con trasporto per gli allievi garantito e un servizio mensa. Un’offerta migliorabile, afferma un candidato: “Vogliamo puntare su doposcuola e asili nido per rendere attrattivo il comune. Ben sapendo che sempre più spesso entrambi i genitori devono lavorare”. “Dovremo esplorare la possibilità di mettere in atto un doposcuola e un pre-scuola”, conferma il candidato di un’altra lista. “Vogliamo inoltre migliorare i trasporti scolastici”, aggiunge un terzo rappresentante di lista. Anche quello delle finanze è un argomento centrale per tutti gli sfidanti. “Aumentare le entrate – ammette un candidato – non sarà semplice, perché abbiamo un grosso problema a valle, il traffico. Mentre il nostro piano regolatore è abbastanza esaurito per le zone artigianali. Non resta che puntare sulla qualità di vita per aumentare l’attrattività”. Qualità di vita che varcato l’uscio di casa, in un territorio costituito per tre quarti da boschi, è garantita. Non resta che abbinare il verde a una digitalizzazione di pari livello.
Quinto è primo per ampiezza del proprio territorio e, probabilmente, anche per bellezze naturali (basti citare la valle di Piora con i suoi laghi alpini). Anche qui, ciò che sembra accomunare la strategia delle regione di montagna, occorre “puntare su politiche a favore delle famiglie. Incentivando, ad esempio, la rivitalizzazione dei nuclei e il rinnovo del parco immobiliare privato”, dice una candidata. E anche qui, si è sicuri di disporre già di un ottimo istituto scolastico, nonché di poter contare su associazioni sportive e culturali molto attive. “Sarebbe bello se la gente riuscisse a sistemare le proprie case o eventualmente anche venderle a persone che vogliono venire a vivere qui”, nota un’altra candidata. L’aspetto più difficile è però quello dei posti di lavoro. “C’è una zona industriale con ancora dei posti liberi dove si potrebbero insediare ditte di qualsiasi ramo”, continua la candidata. “Vogliamo puntare sull’attrattività del nostro territorio, offrendo servizi che vanno dalla scuola dell’infanzia alla scuola media. Abbiamo una fermata del treno che ci collega con i grandi centri. Nel comune ci sono inoltre diversi negozi di e anche una clinica dentaria”. Insomma, qui, aspirano a crescere, anche perché ribadiscono “non siamo fuori dal mondo”.

I risultati di questa tornata elettorale domenica si potranno seguire in diretta sul nostro sito con il liveticker. Maggiori dettagli saranno disponibili tramite le grafiche e i dati sui singoli Comuni presenti nel sito speciale dedicato alle elezioni comunali ticinesi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Giornico-Lema-e-Quinto-ai-nastri-di-partenza–2719456.html

Incontro tra Norman Gobbi e Pascal Lüthi: collaborazione rafforzata per la sicurezza dei confini

Incontro tra Norman Gobbi e Pascal Lüthi: collaborazione rafforzata per la sicurezza dei confini

Comunicato stampa

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato nei giorni scorsi Pascal Lüthi, Direttore dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), per un importante momento di confronto e coordinamento sul tema della sicurezza dei confini. All’incontro erano presenti anche il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il capo Dogana Sud Silvio Tognetti.  

L’incontro ha permesso di fare il punto sull’efficace collaborazione tra le autorità cantonali ticinesi e l’UDSC, in particolare nel contrasto alla criminalità transfrontaliera e alla migrazione irregolare. Entrambe le parti hanno sottolineato come il lavoro sinergico, rafforzato negli ultimi anni, rappresenti un elemento fondamentale per garantire la sicurezza del territorio cantonale e nazionale.  
Gobbi e Lüthi hanno espresso reciproca soddisfazione per i risultati raggiunti grazie alla cooperazione operativa tra la Polizia cantonale e la Dogana Sud. Le attività congiunte, le pattuglie miste e lo scambio costante di informazioni stanno dando concreti frutti, rendendo più efficaci i controlli e più tempestivi gli interventi. Anche nel corso dei prossimi mesi verranno implementate attività congiunte preventive e di contrasto nei vari campi d’azione dei due Corpi.  
L’incontro si è svolto in un clima costruttivo e ha ribadito l’impegno comune a proseguire su questa via, rafforzando ulteriormente gli strumenti di cooperazione e coordinamento per rispondere in modo sempre più efficace alle sfide legate alla sicurezza dei confini.