Attivati gli strumenti per prevenire radicalizzazione ed estremismo violento

Attivati gli strumenti per prevenire radicalizzazione ed estremismo violento

Da oggi è online il nuovo portale www.stopradicalizzazione.ch per prevenire i fenomeni della radicalizzazione e dell’estremismo violento ed è disponibile al numero 079 953 46 82 una linea telefonica per consulenze gratuite. Sono queste le prime misure adottate dalla Piattaforma interdipartimentale di prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento presentate questa mattina in conferenza stampa a Bellinzona dal Consigliere di Stato Norman Gobbi accompagnato dalla capo progetto Michela Trisconi e dal Vicesindaco di Lugano Michele Bertini.

Il 4 dicembre 2017 la Confederazione, i Cantoni e i Comuni hanno lanciato il Piano d’azione nazionale per prevenire la radicalizzazione e l’estremismo violento in tutte le sue forme. Il Canton Ticino ha dato seguito alle misure dotandosi di un proprio dispositivo. In quest’ottica lo scorso mese di aprile il Consiglio di Stato ha infatti costituito una Piattaforma interdisciplinare di prevenzione contro la radicalizzazione e l’estremismo violento composta dai rappresentati del Dipartimento delle istituzioni, del Dipartimento della sanità e della socialità, del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e dei Comuni. Grazie al lavoro della Piattaforma sono stati creati il nuovo portale www.stopradicalizzazione.ch e la linea telefonica attivi da oggi. Inoltre, è stata avviata una serie di progetti di prevenzione e di sensibilizzazione rivolti agli addetti ai lavori e alla popolazione ticinese.

La capo progetto Michela Trisconi ha specificato che la linea telefonica – operativa dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 16.00 – è a disposizione di tutta la popolazione ticinese per un ascolto confidenziale, in caso di domande, o per condividere preoccupazioni, dubbi, interrogativi sul tema della radicalizzazione e l’estremismo violento.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha dal canto suo ricordato che “anche se la Svizzera non è un obiettivo primario dei terroristi, la certezza assoluta che gli attacchi non possano interessare anche il Ticino purtroppo non esiste. Non dobbiamo comunque cedere alla paura come vorrebbero gli autori di simili azioni”. In quest’ottica ha pure ricordato che “è fondamentale la collaborazione tra autorità federali, cantonali e comunali per far fronte a minacce silenziose e insidiose come la radicalizzazione e l’estremismo violento”.
Un aspetto confermato anche dal Vicesindaco di Lugano Michele Bertini che ha evidenziato infatti “l’importanza per città come Lugano di essere parte di una rete per poter segnalare fenomeni che per la loro natura insidiosa si percepiscono in modo più diretto a livello locale, essendo questa una realtà istituzionale più vicina ai cittadini”.

Le aggregazioni di successo? Quelle promosse dai Comuni

Le aggregazioni di successo? Quelle promosse dai Comuni

Opinione pubblicata nell’edizione di sabato 3 novembre 2018 de La Regione

Tra poco meno di un mese gli abitanti di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa saranno chiamati alle urne per esprimersi sul progetto aggregativo dei loro Comuni. E proprio qualche giorno fa un abitante del Malcantone mi ha chiesto perché sostengo l’aggregazione dei quattro enti locali. Anzitutto perché questa iniziativa è nata a livello locale e questo è proprio il nuovo approccio che il Consiglio di Stato ha introdotto su mia iniziativa nel Piano cantonale delle aggregazioni. Non si tratta quindi di tracciare su carta con un pennarello indelebile il “disegno” calcolato secondo una formula matematica precisa e vincolante. Il Cantone vuole indicare la via da seguire, e poi ogni ente locale può decidere come percorrerla. È questa la ricetta vincente per ottenere un federalismo sano e vitale; permettere ai Comuni di profilarsi sul loro futuro dando loro i giusti incentivi per farlo. E in questo caso il Governo ha stanziato un credito totale di 2,7 milioni che permetterà alla nuova realtà comunale di riorganizzarsi dal punto di vista amministrativo, investire e svilupparsi e realizzare strutture o servizi a carattere sociale come la costruzione di un asilo nido o un centro diurno per anziani. Inoltre la situazione finanziaria sarà equilibrata grazie all’applicazione di un moltiplicatore d’imposta massimo dell’85%. Si tratta di un’opportunità che tutti i cittadini della zona hanno per permettere il rilancio del comparto come auspicato dai quattro Esecutivi comunali, senza dimenticare che quest’aggregazione potrebbe servire da stimolo anche per tutta l’area del Medio Malcantone che da anni mostra una latente necessità aggregativa. Le esperienze positive maturate con le aggregazioni portate a termine con successo in diverse regioni del Ticino confermano la bontà delle nostre intenzioni: sono nate realtà solide nell’organizzazione e nella distribuzione dei servizi. In quest’ottica il nuovo Comune di Tresa ha la possibilità di diventare un polo di riferimento per tutto il comprensorio. A partire dall’autonomia organizzativa e finanziaria, da una visione territoriale comprensoriale e dall’espansione delle proposte socioculturali e didattiche; tutti elementi che consentiranno di avvicinare le istituzioni comunali alle esigenze di tutti i cittadini. D’altra parte è imprescindibile che il successo del federalismo elvetico si fonda su comuni forti, autonomi e responsabili, capaci di offrire servizi efficienti, all’altezza delle esigenze della popolazione rimanendo comunque custodi della prossimità fra amministrati e amministratori. All’amico che vive nella zona ho dato queste risposte, le stesse che rivolgo anche a tutto il resto della popolazione locale. Per questi motivi invito tutte le cittadine e i cittadini di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa a cogliere questa irrinunciabile occasione di crescita sostenendo compatti e convinti il progetto aggregativo. Le aggregazioni comunali non hanno l’obiettivo di distruggere le realtà locali – come tanti vorrebbero far credere – ma semmai di rendere i comuni più forti e autorevoli e di permettere loro di crescere per costruire quello che sarà il Canton Ticino di domani.

La fondamentale collaborazione tra forze di sicurezza civili e militari

La fondamentale collaborazione tra forze di sicurezza civili e militari

Non siamo un’isola felice immune da tutto
Stiamo attraversando un periodo storico non facile, stretti come siamo nella morsa di problematiche di varia natura che ci coinvolgono più o meno da vicino e più o meno a livello personale. Tra le preoccupazioni che contraddistinguono il mondo in cui viviamo c’è anche il terrorismo, argomento molto mediatizzato e che entra nelle nostre case quotidianamente. Qualcuno obietterà che in Ticino il terrorismo non esiste, che non dovremmo preoccuparci per qualcosa che non c’è e che le priorità sono ben altre. Si tratta di un punto di vista piuttosto diffuso, condivisibile però solo in parte. Da un lato, il nostro Cantone e la Svizzera hanno effettivamente la fortuna di non aver mai vissuto ciò che altre nazioni (alcune vicine a noi) hanno dovuto più volte patire. Alle nostre latitudini nessuno si sognerebbe mai di dire che siamo tra gli obiettivi delle organizzazioni terroristiche, anche se nel recente passato ci siamo trovati confrontati con alcuni casi di eco-terrorismo che siamo comunque stati capaci di affrontare nel modo opportuno. D’altro canto, sarebbe alquanto incauto starsene immobili e passivi, correndo il rischio di farci cogliere impreparati nel caso fossimo confrontati con un evento estremo. Dobbiamo pertanto vigilare.

Nessuno spazio all’improvvisazione
Ma dobbiamo anche stare molto attenti a non cedere all’immotivata o irrazionale paura, come subdolamente spera chi commette atti vigliacchi e violenti. Proprio in quest’ottica, affinché la prevenzione sia efficace occorre che ognuno degli attori coinvolti collabori in modo proficuo con gli altri, facendo sistema. In questo contesto, le forze di sicurezza civili e militari ricoprono un ruolo di assoluta rilevanza. Non tutti ne hanno totale consapevolezza e questo è un po’ un peccato. Il loro è spesso un lavoro oscuro, poco appariscente, ma puntiglioso, approfondito e soprattutto redditizio. Se alle nostre latitudini conduciamo una vita sostanzialmente tranquilla, se avvertiamo una sensazione di generalizzata sicurezza, se passeggiamo per strada senza il timore che qualcosa di grave possa accaderci, lo dobbiamo anche a questi professionisti che senza alcun proclama ci guardano le spalle. Affrontare la minaccia terroristica vuol dire impegnarsi su più fronti: alludo all’uso repressivo della forza così come alla citata prevenzione e alla sensibilizzazione. Nulla va lasciato al caso e non ci deve essere spazio per l’improvvisazione.

Prevenire radicalizzazione ed estremismi violenti
In un contesto tanto delicato e che pretende la nostra massima attenzione, occorre agire, mettere sul tavolo idee, essere dinamici. Tra le misure che il mio Dipartimento ha proposto, c’è un portale per la prevenzione contro la radicalizzazione e gli estremismi violenti in Ticino. Lo stesso è il frutto del lavoro compiuto da una Piattaforma interdisciplinare formata da specialisti operanti nell’Amministrazione, nella Polizia cantonale, in Magistratura e già confrontati professionalmente con il fenomeno della radicalizzazione. Tema, quest’ultimo, sempre d’attualità nella lotta alle organizzazioni terroristiche. Il portale, che tra l’altro presenteremo domani, è una delle misure attraverso le quali intendiamo mettere in rete i vari attori della prevenzione in Ticino. Lo scopo è riunire tutte le richieste di informazione e di aiuto alla popolazione, per poi valutarle e predisporre le giuste misure di supporto, dando così vita a un meccanismo virtuoso di causa-effetto. Non viviamo in un Paese dove imperversa il terrorismo, non siamo soggetti ad attacchi sistematici e non siamo neppure nel mirino dell’estremismo, ma – e lo evidenzio ancora a chiare lettere – non bisogna commettere l’errore di ritenerci invulnerabili né tantomeno al di sopra delle parti. Pertanto, e concludo, ben venga la collaborazione tra tutti gli enti chiamati a garantire giorno dopo giorno e capillarmente la sicurezza del cittadino, che è poi ciò che ci sta maggiormente a cuore.

Sempre più sicuri tra le nostre mura domestiche

Sempre più sicuri tra le nostre mura domestiche

I ladri non avranno mai vita facile
Qualche giorno fa, e più esattamente il 29 ottobre, si è tenuta la quarta giornata nazionale di prevenzione dei furti con scasso, un momento importante per fare il punto su quanto fatto finora nello specifico settore e per riflettere sugli eventuali correttivi. Coordinato tra le forze di polizia svizzere e la Prevenzione svizzera della criminalità (CPS), questo appuntamento mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle misure preventive che possono essere adottate per ridurre il rischio di essere vittime di un furto con scasso. Bisogna essere soddisfatti del lavoro che stiamo svolgendo, tanto a livello di prevenzione quanto a livello di controlli puntuali sul territorio e di repressione. La percezione che ogni cittadino ha della sua personale sicurezza passa proprio da questo approfondito lavoro corale. Le statistiche ci danno ragione e ci spronano a insistere su questa strada difficile ma redditizia: negli ultimi tre anni i furti con scasso e le violazioni di domicilio sono in calo. Tutti sappiamo cosa significhi sentirsi protetti quando ci si trova tra le proprie quattro mura, accanto ai propri affetti più cari. Ma un successo non deve assolutamente generare passività: il mio Dipartimento e la Polizia cantonale sono evidentemente soddisfatti di questa tendenza, ma occorre ribadire con chiarezza e fermezza quanto sia fondamentale restare vigili e continuare a produrre il massimo sforzo.

Un cittadino collaborativo
I numeri non mentono: in Ticino i reati contro il patrimonio sono in continua diminuzione, attestandosi nel 2017 a 3’626 casi, in sostanziale contrazione (-17%) rispetto all’anno precedente. Dal canto loro, i furti con scasso sono stati 1’112, con una flessione del 29% che non può lasciare indifferenti. Va specificato poi che il 35% dei furti con scasso nelle abitazioni sono solo tentati: a termine di paragone, la percentuale era del 25% nel 2016. Dobbiamo però tenere alta la guardia per ribadire il trend positivo anche in futuro. Sono molteplici le motivazioni che hanno permesso di conseguire questo risultato: da un lato, la maggiore e migliore presenza sul territorio degli agenti favorita dalla riorganizzazione della Polizia, dall’altro, una comunicazione più efficace e attiva sul tema con l’utilizzo dei canali classici e l’aggiunta dell’App e dei social media della Polizia cantonale. Pure i cittadini – non va sottaciuto – hanno dato il loro prezioso contributo con la segnalazione alla Centrale operativa di situazioni sospette, rendendo più efficace il lavoro di prevenzione e repressione degli agenti. A proposito: dobbiamo essere tutti molto grati a chi lavora 24 ore su 24 e tutto l’anno per garantirci benessere e tranquillità.

L’oscurità dà una mano ai “furbetti”
Con il passaggio all’ora solare, l’oscurità si insedia più rapidamente e c’è chi ne approfitta: i ladri. Essi sfruttano queste condizioni per agire in modo più discreto o per individuare più facilmente le abitazioni da cui gli abitanti sono momentaneamente assenti. Non è certo un caso se da ottobre a marzo la curva dei furti, in particolare quelli noti come “del crepuscolo”, aumenta in modo significativo e rappresenta circa il 40% del numero totale di furti commessi nello stesso periodo. Tuttavia, degli accorgimenti semplici possono ridurre efficacemente il rischio che un ladro entri in casa vostra: ad esempio, simulando una presenza (timer, luci, televisione, radio, ecc.), segnalando comportamenti sospetti al 117 o proteggendo i vostri valori. Oltre a questi comportamenti virtuosi, può fungere da deterrente anche l’installazione di adeguate apparecchiature meccaniche e/o elettroniche che aumentano la qualità della protezione della vostra abitazione. Insomma, come recita un vecchio ma sempre attuale adagio, meglio prevenire che curare!

Treibt Salvini die Flüchtlinge in die Schweiz?

Treibt Salvini die Flüchtlinge in die Schweiz?

Da www.blick.ch

Um das wilde Flüchtlingscamp vor dem Bahnhof San Giovanni zu räumen, hatte das Rote Kreuz in der Grenzstadt ein Containerdorf eingerichtet. Jetzt liess es die Lega schliessen.

Zwei Jahre lang ist das Containerdorf in der Via Regina Zufluchtsort für Flüchtlinge. Es entstand als Auffangzentrum für die Gestrandeten, die im Sommer 2016 zu Hunderten den Park vor dem Bahnhof San Giovanni bevölkerten.
Rund 300 Menschen hatten Platz, darunter viele, die erfolglos versuchten, ins Tessin zu gelangen und von Chiasso TI direkt wieder an die italienische Grenze gestellt wurden. Seit gestern ist das Zentrum der Caritas Geschichte. Mit der Schliessung setzt Innenminister Matteo Salvini (45) seine rigorose Flüchtlingspolitik fort.
«Schon vor Wochen kamen sie im Morgengrauen, haben 90 Migranten aus den Betten geholt und nach Turin und Bologna deportiert», sagt der Chef der Caritas, Roberto Bernasconi (67). «Seit Dienstag ist das Zentrum nun endgültig geschlossen. Die Menschen stehen jetzt auf der Strasse. Viele werden wohl wieder versuchen, die Tessiner Grenze zu passieren. Sie sind leichte Beute für kriminelle Banden.»
Treibt Lega-Chef Matteo Salvini die Flüchtlinge in die Schweiz? «Nein, ganz im Gegenteil», meint Norman Gobbi (41) von der Tessiner Lega, «Salvini säubert Como von Flüchtlingen. Es wird dort in Zukunft weniger geben. Für uns ist das nur gut so.» Zudem, so der Tessiner Staatsrat, würden über 90 Prozent der im Tessin aufgefangenen Flüchtlinge kein Asyl beantragen und daher sofort nach Italien zurückgeführt.

«Bei Italien weiss man nie, wie es weitergeht»
Ob genau das in Zukunft noch möglich ist, fragt sich Marco Romano (35). «Bei dieser italienischen Regierung weiss man nie, wie es weitergeht», sagt der CVP-Nationalrat. «Ich will keine Szenen sehen wie in Ventimiglia an der französischen Grenze. Bislang klappt die Zusammenarbeit mit Italien gut. Sollte sich das ändern und das Land von uns keine Flüchtlinge mehr zurücknehmen, müsste man sofort reagieren.»
Bern bleibt gelassen. Die Zusammenarbeit mit Italien im Dublin-Bereich funktioniere sehr gut, sagt Lukas Rieder, Mediensprecher des Staatssekretariats für Migration (SEM). «Seit der Bildung des Kabinetts Conte am 1. Juli 2018 hat Italien bis zum 30. September in insgesamt 626 Fällen einer Dublin-Überstellung zugestimmt.» Und: Dass durch die harte Hand, mit der Matteo Salvini seine Flüchtlingspolitik vorantreibt, mehr Flüchtlinge in die Schweiz einreisen könnten, dafür gebe es zurzeit keine Indizien.

Primato costituzionale e patti internazionali

Primato costituzionale e patti internazionali

Opinione pubblicata nell’edizione di mercoledì 31 ottobre del Corriere del Ticino

Lunedì il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) attraverso il proprio profilo Twitter ha preso ufficialmente posizione sui motivi e le giustificazioni – ormai fatte proprie anche dal Consiglio federale – per cui bisogna sottoscrivere e sostenere il Patto globale sulla migrazione delle Nazioni Unite. I sostenitori del trattato lo definiscono puramente declamatorio e non vincolante, ma in verità si tratta di un prodotto inizializzato dall’ambasciatore svizzero all’ONU Jürg Lauber e che – nonostante le dichiarazioni critiche anche da chi l’ha sottoscritto – è comunque un atto formale, al quale – more solito – la Svizzera si dovrà attenere. Quindi non declamatorio ma vincolante per noi, senza che il Parlamento federale e il Popolo svizzero possano esprimersi a riguardo.

Ma torniamo al perché questo patto è comunque problematico per la Svizzera. Anzitutto, a far storcere il naso sono le numerose giustificazioni degli addetti ai lavori sulla volontà del Consiglio federale di sottoscrivere una serie di misure che vengono definite come «impegni concordati dagli Stati membri nella Dichiarazione di New York per rifugiati e migranti». Se si tratta solo di impegni concordati non giuridicamente vincolanti è legittimo chiedersi perché lo si debba sottoscrivere, ritenuto come – per stessa ammissione del DFAE e del Governo federale – buona parte degli impegni sono già attuati o previsti dalla legislazione elvetica. Pensiamo al semplice fatto che, nell’ambito della crisi migratoria del 2015 – i cui effetti si ripercuotono ancora ai giorni nostri – la Svizzera si sia subito allineata ai dettami della Commissione europea e della cancelliera tedesca Angela Merkel, accogliendo sia migranti economici come pure un’importante numero di «resettlement» mentre altri Stati membri dell’Unione europea hanno sin dall’inizio respinto questo diktat centralista.

Ma su alcuni punti il Dipartimento e il Consiglio federale difettano nella consecutio temporis, poiché se da un lato gli stessi sono animati dall’indefesso adempimento degli «impegni internazionali» inizializzati nel 2016, dall’altra dimenticano come recentemente la Svizzera abbia rivisto il diritto federale in materia di stranieri restringendo il diritto al ricongiungimento, oggi vera fonte di preoccupazione dal momento che rappresenta il primo motivo di arrivo nella Confederazione da parte di cittadini stranieri di Stati terzi (in maggioranza da Africa e Asia occidentale). Il patto dell’ONU prevede invece in questo specifico settore un alleggerimento delle procedure per ricongiungere le persone, che risulta essere palesemente in contrasto con la volontà espressa nel diritto interno svizzero.

A ben vedere questo Global compact for safe, orderly and regular migration dell’ONU è una sorta di grimaldello svincolato dal controllo popolare e parlamentare nelle mani del Consiglio federale, che porterà – a furia di sottoscrivere «impegni internazionali giuridicamente non vincolanti» – a rendere impossibile la gestione controllata dei flussi migratori e quindi a spogliare gli Stati della loro sovranità in materia di politica migratoria. Questa vicenda la dice lunga su come il Governo federale non voglia attenersi alle decisioni popolari e voglia al contrario inchinarsi agli «impegni internazionali». Quindi, per opporsi al Patto globale sulla migrazione delle Nazioni Unite, l’unica arma nelle mani del Popolo elvetico è dire a gran voce sì all’iniziativa sull’autodeterminazione in votazione il prossimo 25 novembre. Questo perché – se sprovvisti della garanzia del primato dato al diritto costituzionale svizzero sul diritto internazionale – un giorno saremo chiamati ad attuare tutti quegli impegni «giuridicamente non vincolanti» voluti dal DFAE e dal Consiglio federale in materia di migrazione.

* consigliere di Stato

Aggregazione della Tresa: alcune precisazioni procedurali

Aggregazione della Tresa: alcune precisazioni procedurali

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni e la Cancelleria dello Stato tengono a ribadire che le procedure di preparazione alla votazione consultiva per l’aggregazione dei Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa, che avrà luogo il prossimo 25 novembre, sono state condotte in modo del tutto trasparente e conforme alle normative vigenti in materia di diritti politici.

Recentemente il Comitato per il no all’aggregazione della Tresa, costituitosi negli scorsi giorni, ha espresso pubblicamente sugli organi d’informazione e tramite lettera ai servizi dell’Amministrazione cantonale alcuni dubbi sulle procedure dei lavori preparatori della votazione consultiva per l’aggregazione dei quattro enti locali.

Il Dipartimento delle istituzioni e la Cancelleria dello Stato tengono a sottolineare che le attività preparatorie per la votazione consultiva sono di competenza del Cantone. Come stabilito dalla legge sull’esercizio dei diritti politici il materiale deve essere recapitato a tutti gli aventi diritto di voto al più tardi tre settimane prima del giorno della votazione. Perché ciò sia possibile è necessario che anche la tempistica relativa alla preparazione, alla stampa e alla consegna all’ufficio postale del materiale di voto sia rispettata. La costituzione del Comitato per il no in contemporanea con la consegna del materiale di voto non ha permesso, contrariamente a quanto fatto in altre occasioni, di includere le argomentazioni contrarie al progetto.

Infine il Dipartimento delle istituzioni e la Cancelleria dello Stato tengono a puntualizzare che questa presa di posizione si è resa necessaria per fare chiarezza sulle procedure legate all’organizzazione della votazione consultiva. In questo senso sensibilizzano contrari e favorevoli al progetto di aggregazione a voler focalizzare i loro sforzi comunicativi sui contenuti dell’oggetto in votazione alfine di consentire alla popolazione di formare in modo obbiettivo la propria opinione a riguardo.

Furti in costante calo

Furti in costante calo

Da www.rsi.ch/news

I furti con scasso sono in continua diminuzione. Lo scorso anno in Ticino sono stati 1’112, con una flessione di quasi il 30%.
Sul totale il 35% sono risultati furti solo tentati. Ciò nonostante la polizia invita a non abbassare la guardia, specialmente in questo periodo in cui il buio arriva prima.
Anche quest’anno le polizie cantonali hanno organizzato una campagna di sensibilizzazione a livello nazionale con pattuglie di agenti pronte a dar consigli.
Le raccomandazioni, spiega l’addetto stampa della polizia cantonale ticinese Claudio Ferrari, sono quelle già note: chiudere bene tutte le porte, non tenere oggetti di valore in vista o nei cassetti, meglio sarebbe in una piccola cassaforte. In caso di sospetto occorre avvisare immediatamente le forze dell’ordine.
Spesso si ha l’impressione che le zone più soggette a furti siano quelle a ridosso del confine. In realtà, aggiunge Ferrari, quelle più colpite sono le valli.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11040150

Comuni più dinamici per un Ticino più forte

Comuni più dinamici per un Ticino più forte

La strada indicata dal PCA è quella giusta

Quanto sono importanti i Comuni all’interno del “sistema Cantone”? Tanto, tantissimo, ed è quasi inutile ricordarlo. Migliori e meglio gestiti sono gli enti locali, migliore sarà il Cantone nel suo insieme. Diventa quindi preponderante stabilire rapporti costruttivi e dinamici tra le parti, nell’ottica, appunto, del benessere generale. Uno slogan legato al tema? Direi: “Un Cantone più forte e più dinamico grazie a Comuni più forti e più dinamici”. Stiamo lavorando da anni a un obiettivo che deve coinvolgerci tutti, ognuno nel suo ruolo, ognuno con le proprie competenze: non vedo una via alternativa per costruire una società che possa fregiarsi di enti strutturati e solidi, che garantiscano al cittadino l’erogazione dei necessari servizi attraverso la saggezza di chi conosce bene il suo “mestiere” e investimenti oculati, ma anche coraggiosi. Stiamo lavorando per costruire un Ticino più snello e performante, solido e propositivo. Lo stiamo facendo anche e soprattutto attraverso il Piano cantonale delle aggregazioni, basato su visione che a medio-lungo termine potrebbe condurre a un Ticino composto da 27 Comuni. Il trend non è locale, bensì federale, basti pensare che in un lasso di tempo piuttosto contenuto, il numero dei Comuni svizzeri è passato da oltre 3’000 a 2’222. Cifre significative. Come accennavo in apertura, nel nostro Cantone il percorso è iniziato di fatto alla fine degli anni ’90 con il lancio della politica aggregativa cantonale. Essa ha da subito puntato sul coinvolgimento dei Comuni stessi e pertanto dei cittadini, chiamati attraverso il voto a decidere del destino del proprio ente locale. Il PCA non è una riforma imposta dall’alto, ma punta molto sulla condivisione, dando spazio alle iniziative che provengono dal basso e che spesso si rivelano solide e con un forte consenso.

Efficienza al servizio del cittadino
La realtà comunale ha subito profonde trasformazioni nell’ultimo ventennio. Nonostante ciò, mantiene sempre un ruolo determinante: è l’ente locale di prossimità, quello più vicino alla popolazione. In questi anni stiamo assistendo alla rapida trasformazione della società e dei cittadini che la compongono: cambiano le abitudini, si moltiplicano le sollecitazioni e aumenta costantemente la varietà dei problemi da affrontare e risolvere. Se vogliamo che il “sistema Ticino” funzioni, occorre dunque che ogni Comune si impegni a fornire prestazioni di qualità e a soddisfare i bisogni dei cittadini.

Rapporti e competenze ben definiti
Il Comune di domani sta quindi prendendo forma, grazie anche al citato Piano cantonale delle aggregazioni e alla riforma Ticino 2020 che intendono riorganizzare non solo la geografia locale, ma anche i compiti e i flussi dei vari livelli istituzionali. La strategia è chiaramente data: si tratta di rivedere i rapporti di competenza e i flussi finanziari fra Cantone e Comuni secondo criteri di efficienza ed efficacia. Una gestione dell’autonomia comunale che poggia su questa robusta impalcatura necessita di procedure e strumenti democratici che responsabilizzino gli amministratori comunali e li orienti correttamente nella presa di decisioni. Il ripensamento dei meccanismi (regole e procedure) di funzionamento politico e amministrativo del Comune permetterà di migliorare il processo decisionale, ottimizzare l’erogazione dei servizi pubblici e verificarne la realizzazione e l’adeguatezza nel tempo. Detto in altre parole, si tratta di dotare il federalismo di Comuni sempre più “funzionanti” e “funzionali”, che sappiano conservare – se non addirittura accrescere – l’elevato standard di servizi garantiti ai cittadini. Ed è un ragionamento che vale nelle valli come nei centri urbani, senza distinzioni geografiche, territoriali o dimensionali.