Tresa, tra un mese il voto

Tresa, tra un mese il voto

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 26 ottobre 2018 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11029503

Un territorio di 11 chilometri quadrati, 3’300 abitanti, gettito fiscale di 11 milioni di franchi e un moltiplicatore all’85%: questi i numeri del futuro Comune di Tresa, il cui progetto è stato presentato venerdì mattina e che deve ancora ricevere l’appoggio dei cittadini di Ponte Tresa, Croglio, Sessa e Monteggio, chiamati alle urne il 25 novembre.

L’obiettivo principale dell’aggregazione, sottolinea Piero Marchesi, sindaco di Monteggio e presidente della commissione di studio, è di rispondere alle esigenze dei cittadini di più servizi, come un asilo nido e un centro diurno per gli anziani, che oggi è difficile poter offrire. La nuova realtà avrà anche un importante sostegno del Cantone, a cui è stato chiesto un aiuto finanziario di quasi 4,5 milioni di franchi.

Il progetto non fa comunque l’unanimità: in maggio il Legislativo di Ponte Tresa aveva bocciato il rapporto della commissione di studio, mentre giovedì si è palesato un comitato di contrari, i cui argomenti non sono ancora conosciuti.

Discorso pronunciato in occasione dell’assemblea ordinaria dell’Unione segretari comunali ticinesi (USCTi)

Discorso pronunciato in occasione dell’assemblea ordinaria dell’Unione segretari comunali ticinesi (USCTi)

26 ottobre 2018 – Lugano, Villa Ciani

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore ed egregi signori,
due anni fa ho avuto il piacere di essere presente all’assemblea del centenario della vostra Associazione e allora ebbi modo di sottolineare alcuni aspetti che mi permetto di riproporre in parte oggi, perché ancora del tutto attuali.
Non ho alcuna difficoltà a definire il segretario comunale una figura centrale per i nostri enti locali. Ricoprite dunque un ruolo altamente strategico e siete un ingranaggio essenziale all’interno dell’articolato meccanismo di un Comune.

Siete una medaglia con due facce complementari: siete infatti un punto di riferimento all’interno dell’amministrazione, per la quale svolgete una moltitudine di compiti e per cui dimostrate un forte senso di appartenenza, così come lo siete in rapporto all’esterno: alludo ovviamente al rapporto con il cittadino, con il quale non di rado entrate in contatto diretto.

Stiamo assistendo in questi anni alla rapida trasformazione della società e dei cittadini che la compongono: cambiano le abitudini, si moltiplicano le sollecitazioni e aumenta costantemente la varietà dei problemi da affrontare e che il cittadino ci chiede di risolvere. Cresce di pari passo anche la vostra responsabilità.
In un contesto istituzionale in costante divenire, Municipi e Consigli comunali contano su di voi per tradurre in pratica quotidiana gli obiettivi in favore del benessere del cittadino. Per essere progettuali e raggiungere i loro obiettivi, gli Esecutivi devono poter contare su una struttura performante, efficace ed efficiente, gestita in modo professionale da persone competenti, preparate e attente ai mutamenti in atto.

I Comuni moderni non hanno più le caratteristiche dei Comuni di qualche decennio fa. Quante cose sono cambiate in un lasso di tempo relativamente breve!
Il Comune di oggi sta attraversando una fase di transizione, le aggregazioni hanno mutato, stanno mutando e muteranno il volto del nostro Cantone e gli enti locali assumono nuove dimensioni territoriali e organizzative.

Il segretario comunale è in prima linea, chiamato com’è a gestire e contribuire alla metamorfosi del suo Comune, a dotare delle risorse e delle competenze necessarie l’amministrazione comunale affinché sia in grado di assumere compiti e ruoli sempre più complessi.

Pensando al segretario comunale moderno mi viene in mente una figura poliedrica: una figura centrale che, come detto, assicura un essenziale supporto ai Municipi; una figura che funge da punto di riferimento per i cittadini; una figura che rappresenta l’interlocutore privilegiato con gli altri enti pubblici.

Il Ticino dei Comuni guarda al domani e lo fa con entusiasmo e progettualità. Il Comune gioca un ruolo importante nelle trasformazioni in atto: ne fa parte, ma ne è anche protagonista. Il Comune di domani sta quindi prendendo forma, grazie anche al Piano cantonale delle aggregazioni e alla riforma Ticino 2020 che intendono riorganizzare non solo la geografia locale, ma anche i compiti e i flussi dei vari livelli istituzionali.

Si tratta di dotare il federalismo di Comuni funzionanti e funzionali, che sappiano conservare – se non addirittura accrescere – l’elevato standard di servizi ai cittadini. E questo è un ragionamento che vale nelle valli come nei centri urbani.
Quello della “qualità” deve infatti essere un obiettivo universale, perseguito da ognuno di noi nel suo ruolo e con le sue competenze.
Anche in questo contesto, la collaborazione rappresenta la necessaria base su cui edificare un futuro solido, il punto di partenza di un percorso virtuoso.
Tra i protagonisti di questa evoluzione, che per certi versi assume la connotazione di una vera e propria rivoluzione, c’è proprio il segretario comunale.

I tempi e le abitudini dei cittadini cambiano, di riflesso le sollecitazioni aumentano e le competenze crescono.
A voi che siete perennemente in prima linea si richiede maggiore capacità decisionale, indipendenza e autorevolezza, così come la perfetta padronanza di dossier complessi, l’abilità nel razionalizzare le risorse e una spiccata capacità di condotta.
Non si tratta di un mestiere facile, lo so bene, ma sono sicuro che ognuno di voi ha dentro di sé una grande motivazione che ogni giorno si riverbera sulla qualità del proprio operato.

Tengo infine a testimoniarvi nuovamente quanto il mio Dipartimento sia consapevole della vostra importanza.
Non intendiamo limitarci a una semplice pacca sulle spalle.
Il vostro lavoro va maggiormente riconosciuto e nobilitato.

 

Esercitazione Mappo Morettina: bilancio positivo

Esercitazione Mappo Morettina: bilancio positivo

Comunicato stampa

Il Dipartimento del territorio (DT) e il Dipartimento delle istituzioni (DI) ricordano che negli scorsi giorni nel tunnel della Mappo Morettina si è tenuto l’Esercizio Strada 18, con lo scopo di testare le misure organizzative di tutti i partner coinvolti e il funzionamento degli impianti elettromeccanici realizzati a seguito dell’investimento complessivo di 31’400’000 franchi per la realizzazione degli interventi di adeguamento alle norme di sicurezza e rinnovo degli impianti elettromeccanici delle galleria Ascona e Mappo Morettina.
Nel corso dell’esercitazione coordinata dall’Area Esercizio e Manutenzione del DT, e dalla Sezione del Militare e della protezione della popolazione del DI, che ha visto impegnate oltre 100 persone, e che prevedeva una simulazione d’incidente all’interno della galleria, sono stati esercitati con successo: la polizia (cantonale e le comunali della regione), i pompieri di Locarno, la Federazione Cantonale Ticinese dei Servizi Autoambulanze, le centrali d’allarme cantonali, l’Area Medica dell’Ente Ospedaliero Cantonale, l’Area Esercizio e manutenzione, la Sezione della protezione dell’aria dell’acqua e del suolo, la Protezione Civile di Locarno e Vallemaggia, il Care Team Ticino e i servizi di trasporti pubblici.
Tali simulazioni, va ricordato, hanno lo scopo di verificare e assicurare il pieno funzionamento delle misure tecniche e organizzative al fine di garantire una maggiore sicurezza agli utenti della strada in caso d’incidente all’interno della galleria.
L’esercizio in oggetto ha richiesto un costante coordinamento tra gli enti coinvolti ed è stato lo spunto per testare la prontezza e l’operatività degli specialisti in diversi ambiti, nonché per esercitare le strutture di condotta in situazioni eccezionali, sia sul piano regionale sia su quello cantonale. Durante la simulazione si è potuto inoltre informare gli autisti professionisti dell’Unione Trasporti Pubblici e Turistici Ticino (UTPT), dell’Associazione svizzera dei trasporti stradali (ASTAG), delle Ferrovie Autolinee Regionali Ticinesi (FART) e di Autopostale, sui comportamenti da tenere in questi casi.
Durante l’intervento è stato realizzato un video, pubblicato sul nuovo canale Youtube dell’Amministrazione cantonale all’indirizzo www.youtube.com/cantoneTI che descrive le principali fasi dell’esercitazione.

Tirata d’orecchie al Municipio di Collina

Tirata d’orecchie al Municipio di Collina

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 26 ottobre 2018 de La Regione

Ultimatum del capo del Dipartimento delle istituzioni: entro il 30 novembre regolarizzare organico e posizione dell’attuale comandante della locale polizia comunale

Che nella Polizia comunale di Collina d’Oro vi siano dei ‘problemi’ ne abbiamo già scritto profusamente. Criticità che sarebbero finalmente giunte anche sul tavolo del Dipartimento delle istituzioni. È lo stesso ministro Norman Gobbi a richiamare in una lettera il Municipio, definito da testimonianze interne allo stesso corpo di polizia “dalla gestione dilettantistica”. A portare ai piani alti la situazione è, dunque, lo stesso consigliere di Stato che non manca di annotare come il corpo di Collina “non rispetti più il minimo previsto dalla Legge sulla collaborazione fra la polizia cantonale e le polizie comunali e che non sono finora stati intrapresi i passi necessari allo scopo di colmare questa lacuna”. Una mancanza che secondo Gobbi “avrebbe potuto essere sanata in tempi brevi con l’integrazione del corpo di Collina in una polizia strutturata confinante”. Passi concreti, da parte del Municipio di Collina d’Oro, però non ve ne sono stati e non ve ne sono, tanto che a rimarcarlo è lo stesso capo del dipartimento che si è visto “costretto” a presentare un ultimatum, quello del 30 novembre, termine entro il quale l’Esecutivo del ridente comune luganese è chiamato a porre rimedio, “allo scopo – sottolinea ancora Gobbi – anche di evitare interventi di vigilanza”. Ma c’è di più, il ministro non lascia passare neppure la situazione legata alla figura del comandante che “dev’essere – si legge nella missiva – una funzione esercitata al 100% e che non è possibile, per ovvi motivi operativi, condividere la funzione di comandante con un altro corpo”.

Aggregazione con Muzzano
E la Polizia di Collina d’Oro è anche tema forte di un comunicato stampa sottoscritto dalla sezione di Muzzano e frazioni del Partito liberale radicale. Sembrerebbe che “fino a che in Collina d’Oro non sarà sistemato il capitolo inerente il corpo di polizia (dopo le note vicissitudini) e il rapporto sull’aggregazione non verrà aggiornato e ripresentato nei rispettivi Consigli comunali, il Consiglio di Stato congela il progetto”. Un punto fortemente criticato dal Plr locale che afferma anche come “il Municipio agisca in modo irresponsabile ed equivoco; per due anni gli esponenti dei due Municipi hanno lavorato a scatola chiusa senza mai convocare o informare la Commissione Aggregazione del legislativo”.

Sicurezza, il Ticino detta la linea. Matteo Cocchi: “Così siamo riusciti a unire 18 polizie svizzere”

Sicurezza, il Ticino detta la linea. Matteo Cocchi: “Così siamo riusciti a unire 18 polizie svizzere”

Da www.liberatv.ch

Nelle scorse ore, in un comunicato congiunto, la Polizia ha reso note le cifre relative ad una vasta operazione, con controlli in tutta la Svizzera: oltre 4’000 persone controllate, 3 arresti, 43 conducenti fermati per inabilità alla guida e diverse altri infrazioni constatate.
Ma da dove nasce l’idea di un’operazione di tale portata e quali sono i suoi obiettivi? Lo abbiamo chiesto al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi che, nel 2012, ha dato il via a questo importante progetto partendo proprio dal Ticino.
“Effettivamente, sei anni fa siamo partiti con l’intenzione di effettuare dei controlli congiunti con le Polizie cantonali di Uri, Svitto, Grigioni e le Guardie di confine, presidiando in particolare l’asse Nord-Sud, tanto sulla A2 compreso il passo del San Gottardo, che sulla A13. Lo scopo era quello di aumentare la presenza sul territorio anche in zone periferiche, attraverso controlli sia preventivi che repressivi. Era il periodo dei furti con scasso che preoccupavano cittadini e forze dell’ordine”.

Infatti il nome dell’operazione, CONTRALPI, non è causale…
“Il nome significa ‘controlli alpini’, ed è da contestualizzare in un momento in cui i furti erano in aumento e molti degli autori utilizzavano la “Porta Sud” della Svizzera quale via d’accesso per poi compiere vere e proprie razzie su tutto il territorio nazionale e soprattutto lungo gli assi autostradali a poca distanza dagli svincoli. Da qui la doppia valenza dei controlli, quella prettamente legata all’operatività e agli aspetti di polizia giudiziaria, e quella rivolta a mandare un messaggio di presenza e di sicurezza alla popolazione attraverso la prevenzione. Prevenzione che è uno dei compiti fondamentali delle forze di polizia e che passa anche per la presenza visiva e a volte persistente”.

Il progetto si può dire che abbia colpito nel segno…
“L’operazione ha conosciuto una costante evoluzione, dapprima con l’adesione di altri corpi di Polizia della Svizzera centrale fino a quella zurighese, così come della Polizia dei Trasporti, per poi espandersi sino ad arrivare ai 18 corpi di Polizia che hanno partecipato all’operazione dello scorso fine settimana, denominata, per questa occasione, ‘contralpi plus’. Su preciso spunto voluto dal Ticino, l’operazione si è trasformata in un’attività congiunta e coordinata a livello nazionale”.

Insomma, un’idea vincente…
“Direi di sì. Sebbene lo scenario legato alle criminalità in questi ultimi anni sia cambiato e la pressione in fatto di furti si sia notevolmente allentata, il concetto di creare una rete comune di controlli tra diverse forze di polizia svizzere è un’idea sicuramente vincente e che potrà essere ulteriormente sviluppata. Operazioni di questo tipo non possono essere organizzate all’ordine del giorno, ma con una pianificazione coordinata che segue un’analisi approfondita della situazione a livello svizzero, possono essere vincenti e dare un chiaro segnale di sicurezza. Tutti i partner contribuiscono a dare il loro apporto in un progetto che, di fatto, abbatte le barriere cantonali e garantisce un accresciuto controllo del territorio. Questo anche nell’ottica della sempre maggiore cooperazione intercantonale necessaria per affrontare i problemi del nostro tempo. Il progetto nato in Ticino e sviluppato a cavallo del San Gottardo è dunque divenuto una realtà consolidata a livello nazionale, garantendo quella capillarità di controlli che il cittadino si attende per poter vivere in un Ticino e in una Svizzera più sicura e accogliente”.

Terrorismo, la lotta passa dal web

Terrorismo, la lotta passa dal web

Da www.rsi.ch/news

Il portale ticinese di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti è pronto e verrà messo online nelle prossime settimane.

Uno sportello ticinese di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti è stato presentato martedì sera durante una conferenza organizzata dall’Associazione per la rivista militare Svizzera di lingua italiana (ARMSI).
Obiettivo: la lotta al terrorismo. La messa in rete del servizio, prevista nelle prossime settimane, è stata annunciata dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Lo strumento verrà presentato ufficialmente a inizio novembre ed è il risultato del lavoro di quasi un anno.

Il portale segue il modello di quello ginevrino, disponibile al pubblico da quasi due anni, e offrirà ascolto e indicazioni sul tema. “È importante che i sensori attivi sul terreno non siano solo quelli del Dipartimento di giustizia e polizia, ma anche quelli della società – ha spiegato Gobbi -Se c’è maggiore attenzione, si possono raccogliere più informazioni”.

L’esempio citato durante la serata è quello della Commercio di Bellinzona. Un giovane è infatti stato arrestato in maggio perché sospettato di voler compiere una strage a scuola.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Terrorismo-la-lotta-passa-dal-web-11018001.html

Terrorismo «La minaccia resta alta»

Terrorismo «La minaccia resta alta»

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 24 ottobre 2018 del Corriere del Ticino

Lotta e prevenzione: conferenza a Lugano sul ruolo delle forze di sicurezza e militari.
Sottolineata l’importanza delle sinergie –  Della Valle: «Si deve migliorare ogni giorno»

Certezze, non ce ne sono. Garanzie, nemmeno. Se la materia è il terrorismo e la posta in gioco l’incolumità di noi tutti, bisogna prenderne atto. E vigilare. Parola del consigliere di Stato Norman Gobbi, che ieri – dopo il saluto di Marco Netzer, presidente dell’Associazione per la Rivista militare svizzera di lingua italiana (ARMSI) – ha così introdotto la conferenza tenutasi al LAC. Tema: il ruolo delle forze di sicurezza e militari nella lotta e nella prevenzione del terrorismo.

“Da un lato, il nostro Cantone e la Svizzera hanno effettivamente la fortuna di non aver mai vissuto ciò che altre nazioni, alcune vicine a noi, hanno dovuto più volte patire”, ha spiegato Gobbi, che da agosto è a capo della Rete integrata Svizzera per la sicurezza. “D’altro canto, sarebbe alquanto incauto starsene immobili e passivi, correndo il rischio di farci cogliere impreparati nel caso fossimo confrontati con un evento estremo”. Il consigliere di Stato ha esortato gli attori coinvolti a collaborare. Non solo a livello preventivo, ma anche per quanto riguarda la sensibilizzazione e l’”uso repressivo della forza”. Ha poi menzionato il portale per la prevenzione contro la radicalizzazione e gli estremismi violenti in Ticino (opera congiunta di DI, DECS e DSS), che verrà presentato il 5 novembre.

“Siamo sempre al fronte”
Il colonnello Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale, ha sottolineato la peculiarità del contesto svizzero, che – analogamente alle tre regioni linguistiche e culturali – conosce tre differenti modi di lavorare dal punto di vista della polizia, nonché i concordati di polizia (di cui Zurigo ed il Ticino non sono membri). Essendo i Cantoni i responsabili della sicurezza interna, “siamo sempre al fronte”. Si registra tuttavia una “moltitudine di enti preposti alla sicurezza”: la fedpol, le polizie cantonali e municipali, il SIC, il Corpo delle Guardie di confine e l’attività giudiziaria legata ai ministeri pubblici e all’MPC. Un chiaro esempio dell’importanza delle sinergie, anche internazionali, è il caso Moutaharrik: grazie al lavoro di polizia cantonale, SIC, MPC e polizia federale si è giunti all’arresto all’estero. Cocchi ha poi evidenziato le misure prese a seguito degli attacchi del 2015, sia a livello svizzero (come la creazione di uno Stato maggiore di condotta della polizia) sia a quello ticinese (dispositivi di difesa messi in atto per Expo 2015 e oggi ancora attivi). La parola è poi passata al brigadiere Peter Candidus Stocker, comandante dell’Accademia militare al Politecnico di Zurigo, che ha spiegato come “la minaccia rimanga elevata”. Gli attacchi terroristici di tipo chimico, biologico, radiologico e nucleare richiedono interventi all’insegna della collaborazione civile e militare; ed è in questo ambito che si può parlare di ruolo sussidiario dell’esercito. La sussidiarietà, definita nella legge militare, determina il ruolo di sostegno alle autorità civili quando le risorse non sono più sufficienti. Dal canto suo, il colonnello Andrea Torzani, comandante provinciale Corpo dei Carabinieri di Como, ha illustrato la strategia dell’Arma: proiettare stabilità ed esportare il “modello Carabinieri” all’estero. L’attività della cosiddetta polizia di stabilità si suddivide nella polizia esecutiva (l’Arma sostituisce le forze di polizia collassate o in via di ricostruzione in teatri postconflittuali, anche nell’ambito della lotta al terrorismo), nella polizia di rafforzamento e nella “military diplomacy”. Tra le expertise da valorizzare, ci sono la tutela del patrimonio culturale, la protezione del patrimonio agro-forestale e la tutela delle identità culturali. Torzani ha infine sottolineato la doppia anima dell’Arma: civile e militare.

La sfida: il volume di informazioni
Si è quindi aperto un dibattito moderato dal già direttore del Corriere del Ticino Giancarlo Dillena a cui ha partecipato, oltre ai relatori, anche la direttrice della fedpol, Nicoletta della Valle. Della Valle ha ricordato come la sfida più importante per quanto riguarda il terrorismo sia la quantità di informazioni, anche a livello europeo: scambiarsi informazioni tra le varie polizie e riconoscere l’informazione giusta e importante in quel momento. “Il lavoro e la cooperazione sono buoni, ma come polizia federale ogni giorno dobbiamo migliorare”. La priorità: rimanere nello spazio Schengen. “Non serve una hotline nazionale per la famiglia che ha paura che il figlio si sia radicalizzato: la mamma va a chiamare il poliziotto municipale, che conosce”, ha detto, sottolineando l’importanza della conoscenza reciproca in Svizzera. La direttrice di fedpol ha quindi precisato che la lotta al terrorismo deve cominciare nella società. Quanto al cybercrimine, è necessaria la cooperazione internazionale, ma anche la prevenzione: “Vent’anni dopo la creazione di Internet c’è sempre gente che in Rete si comporta in modo irresponsabile”.

Saluto in occasione della conferenza ARMSI

Saluto in occasione della conferenza ARMSI

“Il ruolo delle forze di sicurezza e militari nella lotta e nella prevenzione al terrorismo”
23 ottobre 2018, LAC Lugano

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore ed egregi signori,
stiamo attraversando un periodo storico non facile, stretti come siamo nella morsa di problematiche di varia natura che ci coinvolgono più o meno da vicino e più o meno a livello personale. La complessità e l’interconnessione sono ormai due costanti della nostra società.
Tra le preoccupazioni che contraddistinguono il mondo in cui viviamo c’è anche il terrorismo, argomento molto mediatizzato e che entra nelle nostre case quotidianamente.
Qualcuno obietterà che in Ticino il terrorismo non esiste, che non dovremmo preoccuparci per qualcosa che non c’è e che le priorità sono ben altre.
Si tratta di un punto di vista piuttosto diffuso, condivisibile però solo in parte. Da un lato, il nostro Cantone e la Svizzera hanno effettivamente la fortuna di non aver mai vissuto ciò che altre nazioni (alcune vicine a noi) hanno dovuto più volte patire. Alle nostre latitudini nessuno si sognerebbe mai di dire che siamo tra gli obiettivi delle organizzazioni terroristiche, anche se nel recente passato ci siamo trovati confrontati con alcuni casi di eco-terrorismo che siamo comunque stati capaci di affrontare nel modo opportuno. D’altro canto, sarebbe alquanto incauto starsene immobili e passivi, correndo il rischio di farci cogliere impreparati nel caso fossimo confrontati con un evento estremo. Niente e nessuno può garantirci la perenne incolumità. Purtroppo, non avremo mai la certezza che attacchi terroristici di portata drammatica non possano toccare anche noi. Non siamo immuni dagli attentati ora, esattamente come non lo eravamo in passato.
Dobbiamo pertanto vigilare. Ma dobbiamo anche stare molto attenti a non cedere all’immotivata o irrazionale paura, come subdolamente spera chi commette atti vigliacchi e violenti.
Proprio in quest’ottica, affinché la prevenzione sia efficace occorre che ognuno degli attori coinvolti collabori in modo proficuo con gli altri, facendo sistema. In questo contesto, le forze di sicurezza civili e militari ricoprono un ruolo di assoluta rilevanza. Non tutti ne hanno totale consapevolezza e questo è un po’ un peccato.
Il loro è spesso un lavoro oscuro, poco appariscente, ma puntiglioso, approfondito e soprattutto redditizio.
Se alle nostre latitudini conduciamo una vita sostanzialmente tranquilla, se avvertiamo una sensazione di generalizzata sicurezza, se passeggiamo per strada senza il timore che qualcosa di grave possa accaderci, lo dobbiamo anche a questi professionisti che senza alcun proclama ci guardano le spalle.
Affrontare la minaccia terroristica vuol dire impegnarsi su più fronti: alludo all’uso repressivo della forza così come alla citata prevenzione e alla sensibilizzazione.
Temi che saranno affrontati stasera da qualificati relatori e da cui, ne sono sicuro, emergerà la centralità della collaborazione tra le forze di sicurezza e quelle militari.
Non mi stancherò mai di ribadirlo: se vogliamo centrare i nostri obiettivi, dobbiamo unire le forze e collaborare in modo attivo e proattivo. Nulla va lasciato al caso e non ci deve essere spazio per l’improvvisazione. In un contesto tanto delicato e che pretende la nostra massima attenzione, occorre agire, mettere sul tavolo idee, essere dinamici.
Tra le misure che il mio Dipartimento ha proposto, e poi realizzato in collaborazione con il DSS e il DECS, c’è un portale per la prevenzione contro la radicalizzazione e gli estremismi violenti in Ticino. Lo stesso è il frutto del lavoro compiuto da una Piattaforma interdisciplinare formata da specialisti operanti nell’Amministrazione, nella Polizia cantonale, in Magistratura e già confrontati professionalmente con il fenomeno della radicalizzazione. Tema, quest’ultimo, sempre d’attualità nella lotta alle organizzazioni terroristiche. Il portale, che presenteremo nel dettaglio nelle prossime settimane, è una delle misure attraverso le quali intendiamo mettere in rete i vari attori della prevenzione in Ticino. Lo scopo è riunire tutte le richieste di informazione e di aiuto alla popolazione, per poi valutarle e predisporre le giuste misure di supporto, dando così vita a un meccanismo virtuoso di causa-effetto.
La minaccia terroristica va affrontata su più fronti e con differenti approcci e da oggi abbiamo a disposizione anche un nuovo valido strumento per ridurre l’esposizione alle intimidazioni e garantire maggiore sicurezza ai cittadini ticinesi.
Non viviamo in un Paese dove imperversa il terrorismo, non siamo soggetti ad attacchi sistematici e non siamo neppure nel mirino dell’estremismo, ma – e lo evidenzio ancora a chiare lettere – non bisogna commettere l’errore di ritenerci invulnerabili né tantomeno al di sopra delle parti.
Pertanto, e concludo, ben venga la collaborazione tra tutti gli enti chiamati a garantire giorno dopo giorno e capillarmente la sicurezza del cittadino, che è poi ciò che ci sta maggiormente a cuore.

Conferenza: Il ruolo delle forze di Sicurezza e Militari nella lotta e nella prevenzione al terrorismo

Conferenza: Il ruolo delle forze di Sicurezza e Militari nella lotta e nella prevenzione al terrorismo

Organizzata dall’Associazione per la Rivista Militare Svizzera di lingua italiana

Oggi, martedì 23 ottobre 2018, ore 18.00-20.00

LAC sala 1. terzo piano
Piazza B. Luini 6, Lugano

Saluto del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi

Interverranno:
Colonnello Matteo Cocchi, Comandante Polizia cantonale
Brigadiere Peter Candidus Stocker, Direttore MILAK (Comandante dell’Accademia militare presso il Politecnico federale, Zurigo)
Colonnello Andrea Torzani, Comandante Provinciale Corpo dei Carabinieri di Como

Seguirà dibattito aperto al pubblico moderato da Giancarlo Dillena

Parteciperanno:
Nicoletta della Valle, Direttrice Ufficio Federale della polizia (fedpol)
Brigadiere Peter Candidus Stocker, Direttore MILAK
Colonnello Matteo Cocchi, Comandante Polizia cantonale
Colonnello Andrea Torzani, Comandante Provinciale Corpo dei Carabinieri di Como

Maggiori dettagli:
http://rivistamilitare.ch/wp-content/uploads/2018/10/Conferenza-del-23-ottobre-2018-flyer-rev-2018.10.22.pdf

Informazioni: manifestazioni@rivistamilitare.ch

ARMSI, www.rivistamilitare.ch