Andrea Pagani e Claudio Luraschi dichiarano fedeltà

Andrea Pagani e Claudio Luraschi dichiarano fedeltà

Da www.cdt.ch

Si è tenuta questa mattina la cerimonia di giuramento del futuro procuratore generale e del neoprocuratore pubblico

«Sono certa che grazie alle loro competenze ed esperienze professionali, oltre che di vita, sapranno onorare pienamente le alte cariche istituzionali alle quali sono stati eletti». Con queste parole la presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir Bordoli ha preceduto le dichiarazioni di fedeltà alla Costituzione e alle leggi del futuro procuratore generale Andrea Pagani e del neoprocuratore pubblico Claudio Luraschi, che assumeranno le rispettive cariche dal 1. luglio. Nella sala del Parlamento, oltre al presidente del Governo Claudio Zali, al direttore delle Istituzioni Norman Gobbi e ad alcuni deputati, questa mattina erano presenti familiari e colleghi degli eletti. Tra loro anche il procuratore generale uscente John Noseda, in procinto di passare al beneficio della pensione e a cui è stato riservato un sentito applauso.

Verzasca: questo è un ‘sì’ senza appello

Verzasca: questo è un ‘sì’ senza appello

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 10 giugno 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10568060

 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 11 giugno 2018 de La Regione

Con l’84,77% di voti favorevoli la popolazione della Valle Verzasca (oltre a quella di tutti i suoi singoli Comuni) ha espresso il suo definitivo assenso all’aggregazione di valle. Lo ha fatto nel modo più netto dopo il repentino “stop” al progetto del 2013, decretato dal Tribunale federale malgrado il “sì” di tutti i Comuni e della frazione di Gerra Piano, e l’unico “no” di Lavertezzo Piano (Lavertezzo che aveva poi ricorso a Losanna contro la disgregazione coatta del suo territorio, costringendo il Cantone a cambiare la legge). In questa tornata invece di sorprese non ce ne saranno: l’aggregazione – unica soluzione alla deriva di una valle periferica, debole e debilitata dallo spopolamento e dalla scarisità di risorse – è stata plebiscitata alle urne dappertutto: a Brione Verzasca dall’89% dei votanti, a Frasco ea Sonogno dal 92%, a Vogorno dal 78%, a Cugnasco-Gerra dall’85%, a Lavertezzo dall’81% e a Corippo, Comune più piccolo non solo della Verzasca e del Ticino, ma dell’intera Svizzera, da un clamoroso 100% dei votanti (7 su 7). Per quanto riguarda gli uffici elettorali delle frazioni al Piano dei due Comuni “sdoppiati”, è curioso segnalare che a Cugnasco-Gerra la percentuale di voto favorevole alla disgregazione è stata dell’85%, superando quella della frazione di valle (79%). Quanto a Lavertezzo Piano, la popolazione ha accettato di separarsi dai concittadini di valle in misura dell’80% (e ancora più netto – con l’89% – è stato il “sì” degli abitanti della frazione vallerana). Stando a quanto comunicato dal Dipartimento delle Istituzioni, l’entrata in funzione del nuovo Comune avverrà con le “comunali” del 2020, dopo che l’aggregazione sarà stata votata e approvata anche dal Gran Consiglio. Il Comune di Verzasca conterà meno di 900 abitanti, avrà un Municipio di 5 elementi e un Consiglio comunale di 20. La sede amministrativa e l’Ufficio tecnico saranno a Vogorno (che è il centro più popoloso della valle) ma sportelli per la cittadinanza saranno aperti in tutte le future singole frazioni.

‘Valorizzata la politica aggregativa’
Nel frattempo il Dipartimento ha espresso la sua soddisfazione per l’esito del voto, salutandolo “molto positivamente”: sancisce la nascita del nuovo Comune dopo che una sentenza del Tribunale federale del 2015 aveva annullato il decreto legislativo che istituiva la nuova entità comunale approvata nel 2013. Il risultato – “raggiunto anche grazie agli sforzi profusi dal Dipartimento delle istituzioni attraverso il dialogo con le comunità e i Municipi più reticenti in passato” – “valorizza la politica aggregativa definita dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale delle aggregazioni che predilige i progetti promossi in prima battuta dagli enti locali con il sostegno del Cantone”. Prossimamente, dunque, “il Consiglio di Stato licenzierà il messaggio che consolida il risultato e lo presenterà al Gran Consiglio, che dovrà esprimere la decisione in materia, per poter garantire l’entrata in funzione del nuovo Comune in occasione delle elezioni comunali previste nel 2020”.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 11 giugno 2018 del Corriere del Ticino

 

Aggregazioni Verzasca, riuscito il matrimonio a sette
Plebiscito per l’unione tra Brione, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori in valle di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo

È stato un fidanzamento lungo e travagliato, ma alla fine l’unione tra Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori in valle di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo ha ottenuto il benestare necessario alla sua concretizzazione. Gli abitanti delle sette località hanno espresso ieri in votazione consultiva (con una partecipazione pari al 42,03%) la loro piena approvazione alla fusione – con 1202 (84,77%) sì, contro 216 (15,23%) no – e, quindi, all’istituzione del Comune unico di Verzasca. Ecco, dunque, che dopo avere ricevuto a fine gennaio la benedizione del Governo, il progetto di aggregazione (affinato dal profilo finanziario rispetto a quello proposto e approvato nel 2013 da tutti i Comuni interessati, tranne che da Lavertezzo) ha ottenuto il benestare della popolazione della valle. Preso atto con soddisfazione del risultato della votazione consultiva, il Dipartimento delle istituzioni (DI) fa sapere tramite una nota che «prossimamente il Consiglio di Stato licenzierà il messaggio che consolida il risultato della votazione e lo presenterà al Gran Consiglio». Presumibilmente la concretizzazione del matrimonio tra le sette località della valle Verzasca dovrebbe avvenire con le prossime elezioni comunali, ovvero nella primavera del 2020.

Il progetto, lo ricordiamo, era già stato sottoposto a votazione nell’aprile del 2013, ottenendo circa il 70% dei favori, ma trovando anche l’opposizione di Lavertezzo (contrario alla separazione del proprio territorio), che la spuntò poi di fronte al Tribunale federale in virtù del fatto che nella Legge cantonale sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni mancasse una base legale che permettesse lo smembramento coatto di parti di territorio da un paese. Legge in seguito modificata, permettendo così di riattivare il processo congelato in Verzasca. Il risultato scaturito dalla votazione di ieri «valorizza la politica aggregativa definita dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale delle aggregazioni che predilige i progetti promossi in prima battuta dagli enti locali con il sostegno del Cantone», sottolinea il DI. «Siamo molto contenti per il risultato raggiunto, inizialmente eravamo un poco preoccupati dato che il dibattito che ha preceduto la votazione non è mai entrato veramente nel vivo», commenta il presidente della Commissione di studio per l’aggregazione Fabio Badasci, spiegando che «una volta ottenuta l’approvazione del Gran Consiglio si procederà con l’allestimento di quanto necessario all’istituzione del Comune». Il paese di Verzasca conterà 855 abitanti e avrà una superficie di 291 chilometri quadrati. Sarà amministrato da 5 membri di Municipio e 20 consiglieri comunali. La sede amministrativa sarà ubicata a Vogorno, mantenendo comunque attivi gli attuali sportelli. Sul fronte dei finanziamenti, lo ricordiamo, il Governo si impegna a presentare al Parlamento una cospicua richiesta di credito: 11 milioni di franchi quale risanamento finanziario, comprensivo degli indennizzi a Lavertezzo e Cugnasco-Gerra per i territori in valle; 2,4 milioni quale contributo (massimo) per il centro scolastico di Brione; 2 milioni (massimo) a sostegno di investimenti di sviluppo socioeconomico e territoriale di valenza regionale. Tutto questo permetterà al nuovo Comune di partire con una situazione finanziaria «risanata e stabilizzata, che consentirà una gestione equilibrata e sostenibile». In particolare un moltiplicatore del 95%, una gestione corrente in attivo di circa 140.000 franchi; un autofinanziamento di circa 600.000 franchi; la costituzione di un capitale proprio iniziale di circa 1 milione; e un debito pubblico pro capite di circa 2.000 franchi. Cugnasco-Gerra, come accennato, riceverà mezzo milione per la perdita dei suoi territori di valle. Mentre Lavertezzo (che ieri ha approvato l’unione con 269 voti favorevoli contro 61 contrari) incasserà complessivamente 3,9 milioni, i quali consentiranno di ritoccare al ribasso il moltiplicatore: 1,3 come indennizzo per le aree vallerane e 2,6 milioni come contributo di risanamento.

Votazione consultiva in Verzasca – il Bilancio del Dipartimento

Votazione consultiva in Verzasca – il Bilancio del Dipartimento

Il Dipartimento delle istituzioni prende atto con soddisfazione del risultato della votazione consultiva odierna sull’aggregazione fra i Comuni di Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori vallerani di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo.

Il Dipartimento delle istituzioni saluta molto positivamente il voto odierno che sancisce la nascita del nuovo Comune dopo che una sentenza del Tribunale federale del 2015 aveva annullato il decreto legislativo che istituiva la nuova entità comunale approvata nel 2013. Tale risultato – raggiunto anche grazie agli sforzi profusi dal Dipartimento delle istituzioni attraverso il dialogo con le comunità e i municipi più reticenti in passato – valorizza la politica aggregativa definita dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale delle aggregazioni che predilige i progetti promossi in prima battuta dagli enti locali con il sostegno del Cantone.

Il Comune di “Verzasca” – così sarà denominata la nuova realtà comunale – avrà una superficie di 291 chilometri quadrati, ricoprirà l’8% del territorio e conterà 855 abitanti. La sede amministrativa e l’ufficio tecnico saranno situati a Vogorno, e gli sportelli per la cittadinanza saranno aperti in tutti gli attuali Comuni. Il Municipio sarà composto da 5 membri e il Consiglio comunale da 20.

Prossimamente il Consiglio di Stato licenzierà il messaggio che consolida il risultato odierno e lo presenterà al Gran Consiglio che dovrà esprimere la decisione in materia, per poter garantire l’entrata in funzione del nuovo Comune in occasione delle elezioni comunali previste nel 2020.

Norme a favore di ristorazione e turismo

Norme a favore di ristorazione e turismo

Vicini alle necessità di esercenti e turisti

Nelle ultime settimane alcune città ticinesi hanno ospitato dei “food truck festival” e, con la vicinanza della stagione estiva e dei mondiali di calcio, le piazze saranno presto animate dalla presenza delle tifoserie e da un’ampia offerta gastronomica proposta da “take away” e cucine itineranti. Per questo motivo torno volentieri a parlare della revisione della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (Lear).
Dopo aver ampiamente consultato gli addetti ai lavori, il Consiglio di Stato che ha preso atto con soddisfazione che le principali modifiche sono state condivise e ha approvato il messaggio, trasmettendolo al Gran Consiglio. Il messaggio governativo propone di concretizzare la seconda fase del progetto di revisione. Ricordo come il primo pacchetto di modifiche ha permesso di posticipare alle ore 02.00 la chiusura degli esercizi pubblici nel fine settimana e nei giorni prefestivi, accogliendo la richiesta degli esercenti convinti che l’estensione oraria avrebbe favorito un migliore servizio alla clientela e un ritorno economico aggiuntivo. Sono convinto che le proposte elencate in seguito aiuteranno a snellire l’attuale legislazione. Questo adeguamento consentirà di stare al passo con i tempi e di ovviare all’eccessiva rigidità delle norme vigenti.

La possibilità di scelta di “take away” e “food truck”
Il numero maggiore di spunti ha riguardato l’estensione dell’applicazione della legge a “take away” e “food truck”. Evidenzio che l’assoggettamento alla Lear è vincolante unicamente per quelle realtà che desiderano offrire il consumo dei cibi sul posto. Nel caso contrario, la situazione resterà invariata e i punti di ristoro potranno continuare a lavorare puntando sull’asporto come in precedenza. L’obiettivo di questa modifica è di rispondere ai cambiamenti nei stili di consumo e di vita in atto da tempo nella popolazione residente e nei turisti che frequentano il nostro Cantone.

Interventi più incisivi contro l’abuso di alcool
La sensibilizzazione contro il consumo eccessivo di bevande alcoliche prosegue. Le nuove norme consentiranno di intervenire in modo più mirato e incisivo nei confronti di coloro che non rispettano le regole. I miei servizi prestano particolare attenzione a questo tema, che coinvolge una parte di popolazione molto più ampia di quello che ipotizziamo. La misura vuole tutelare i nostri giovani, i quali però devono stare pure alle regole: se presentano documenti falsi in modo da procacciarsi bibite alcoliche, ad essere sanzionati saranno loro!

Possibilità di gestire più esercizi pubblici
Con l’introduzione del permesso di assumere la gestione di più esercizi pubblici, restando però invariate le responsabilità, si vuole rispondere alle richieste di alcune società che gestiscono più locali pubblici. E’ inoltre previsto un ammodernamento dei tipi di esercizi pubblici descritti dalla legge attraverso una semplificazione delle categorie; in questo modo si rende la legge più chiara e comprensibile.

Per un Cantone turistico e che della gastronomia fa uno dei suoi assi di promozione, le modifiche proposte dal mio Dipartimento rispondono ai bisogni di esercenti, clienti locali e turisti. Vogliamo che il Ticino abbia quella vivacità e quella dinamicità che sempre ci hanno fatto apprezzare, e che devono tornare ad essere un cavallo di battaglia della nostra offerta turistica e di ristorazione. L’accresciuta concorrenza impone reattività e flessibilità. Il Governo ha quindi risposto presente!

 

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari

07 giugno 2018

– Fa stato il discorso orale –

Gentili Signore ed egregi Signori,

è con grande piacere che porgo a voi tutti il saluto del Consiglio di Stato e in particolare del Dipartimento delle istituzioni in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari, che raggruppa, quale “Federazione mantello”, le sei associazioni di Categoria presenti nel nostro Cantone.
Colgo l’occasione di salutare i rappresentanti delle stesse presenti oggi in sala.

“I fiduciari sono una componente rilevante della realtà economica ticinese e vogliono essere protagonisti del suo futuro”.
Così si esprimeva la Presidente Cristina Maderni nel corso del Forum annuale dello scorso ottobre organizzato a Vezia; un concetto pienamente condivisibile che permea anche l’Assemblea odierna incentrata sul titolo “Nuovi ruoli per nuovi scenari”.

Come ho avuto modo di evidenziare nei miei interventi tenuti dinnanzi a voi negli anni passati, parlando di piazza finanziaria ticinese si pensa spesso al ruolo giocato nella medesima dal settore bancario, senza tuttavia chinarsi sull’importanza delle attività dei fiduciari, che nel tempo hanno saputo adeguarsi – in maniera maggiormente dinamica rispetto ad altri settori – ai mutamenti che hanno toccato la nostra economia e di riflesso la nostra società.

Una dinamicità che, unita a una sviluppata capacità di adattamento insita nella vostra funzione, ha permesso a voi tutti di rendere la vostra attività ancora più flessibile nei differenti rami dell’economia.

Un aspetto che costituisce certamente un valore aggiunto nella necessità – che vale per tutti, dall’economia privata a quella pubblica – di ricalibrare il proprio ruolo in base ai nuovi scenari, come l’avvio dello scambio automatico di informazioni, che contraddistinguono il nostro mondo in continua evoluzione.

Questa capacità, che definirei di resilienza, dei fiduciari, di voi tutti, non può essere tuttavia fine a sé stessa e prescindere dalla presenza generale in una determinata economia di condizioni quadro adatte allo sviluppo economico del tessuto sociale.
In questo senso, penso alla recente decisione del Popolo di approvare la prima tappa della riforma fiscale e sociale, nata dall’esigenza in particolare di migliorare l’attrattività fiscale del Ticino nel contesto intercantonale e di mitigare il rischio di fuga dei buoni contribuenti, un rischio segnalato anche dalla Federazione.

Una riforma che coniuga in maniera complementare obiettivi di natura fiscale e sociale e che costituisce un primo passo verso il rinnovamento del nostro quadro normativo tributario, tenendo conto dei cambiamenti in atto in ambito fiscale internazionale e federale nonché del posizionamento del nostro Cantone a livello intercantonale.

Oltre alla fiscalità competitiva, uno dei fattori di attrattiva di un Paese, con riferimento anche agli ambiti di competenza del Dipartimento delle istituzioni che dirigo, è quello della sicurezza.

Nel 2017 sono stati 14 gli arresti effettuati dalla Polizia cantonale per reati economico finanziari. Tra le 267 inchieste di polizia (preciso, di Polizia e non Ministero pubblico) ancora aperte in questo ambito, i reati maggiormente denunciati si confermano la falsità in documenti, la truffa, l’appropriazione indebita, l’amministrazione infedele e il riciclaggio di denaro.
Molte di queste indagini riguardano intermediari finanziari, quasi sempre sprovvisti di un’autorizzazione ad esercitare l’attività e quindi non affiliati a un organo di autodisciplina.

Questi dati confermano la necessità di disporre di una vigilanza efficace, a tutela dei clienti e della nostra piazza finanziaria.
E i dati relativi all’attività svolta in modo autonomo nel 2017 dall’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario dimostrano una vigilanza viva e presente sul nostro territorio, che comprende oltre 1’800 professionisti autorizzati ad esercitare giusta la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario.

Per fornire qualche cifra: la sezione ispettiva dell’Autorità di vigilanza ha trattato lo scorso anno 238 incarti.
Essa ha suddiviso il proprio operato fra indagini finalizzate all’accertamento del possesso dell’autorizzazione all’esercizio della professione e il perseguimento penale per l’esercizio abusivo della professione di fiduciario. Queste indagini sono sfociate quindi in 18 decreti d’accusa. Numeri che testimoniano, a mio parere, la necessità di sorvegliare il settore in cui operate.

Un settore quello del mondo finanziario, come detto in precedenza, in continua evoluzione, anche per complessità delle regole del gioco, e che comporta per voi tutti delle sfide impegnative da affrontare, con la flessibilità che vi contraddistingue.
E tra le nuove regole del gioco, come noto, il Legislatore federale intende introdurre, con la votazione finale prevista alle Camere federali il 15 giugno prossimo, la Legge sui servizi finanziari e la Legge sugli istituti finanziari.
Mentre la Legge sui servizi finanziari intende disciplinare l’offerta di strumenti finanziari nonché le condizioni inerenti la prestazione di servizi finanziari, la Legge sugli istituti finanziari disciplinerà l’ambito della vigilanza differenziata sui fornitori di servizi finanziari che, in qualsiasi forma, esercitano la gestione patrimoniale.

Due leggi che mirano a creare pari opportunità di concorrenza per gli intermediari finanziari e intendono proteggere maggiormente i clienti privati di banche e di gestori patrimoniali dagli investimenti a rischio, come detto, anche attraverso la sorveglianza.
Due leggi che introdurranno quindi dei “nuovi attori e dei nuovi scenari”, per riprendere il titolo dell’Assemblea generale ordinaria odierna.
Nuovi scenari ai quali il Consiglio di Stato, nel contesto della consultazione sui progetti avvenuti nell’ottobre 2014, aveva risposto con un’analisi critica su vari punti, pur dicendosi favorevole sia al principio di una regolamentazione federale unitaria comprendente tutti gli attori del settore finanziario estesa in particolare anche ai gestori patrimoniali e alle società di gestione patrimoniale, sottoposti solo in Ticino a disciplinamento tramite la Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciari, sia allo scopo di base delle due leggi, ossia la protezione del consumatore che usufruisce di servizi finanziari.
Alla luce della possibile entrata in vigore di queste due nuove leggi a metà 2019/inizio 2020, cosa si prospetta per la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciari?

Di certo una revisione parziale, derivante dai necessari adeguamenti imposti dalla legislazione federale.
A mente del Dipartimento, tenuto conto dell’importanza economica del settore e delle esperienze positive fatte con la legge in vigore – che rammento ha avuto in Svizzera un ruolo pionieristico – la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciari va mantenuta. Seppur, come detto, con i correttivi imposti a livello legislativo, connessi al regime autorizzativo dei fiduciari finanziari in particolare. Nel corso dei prossimi mesi, verrà quindi elaborato un progetto di revisione che vi vedrà coinvolti.

E in quest’ottica di collaborazione costruttiva, tanto apprezzata dalla istituzioni, a beneficio di un importante settore dell’economia cantonale, concludo questo mio intervento, augurandovi un buon prosieguo nei lavori assembleari e ringraziandovi dell’attenzione.

In motocicletta in sicurezza sui passi alpini

In motocicletta in sicurezza sui passi alpini

L’Alta Leventina farà da cornice, il 30 giugno 2018 ad una giornata di prove pratiche dedicate alla sicurezza dei motociclisti, organizzate dal Dipartimento delle istituzioni nell’ambito del progetto “Strade Sicure” e dal V° reparto della Gendarmeria stradale della Polizia cantonale. Partendo da Airolo, agenti esperti in motocicletta accompagneranno gli amanti delle due ruote sui passi del San Gottardo e della Novena, fornendo utili indicazioni per ottimizzare lo stile di guida e rendendoli attenti ai rischi della guida fuori dalle località abitate. Al mattino il Direttore del Dipartimento delle istituzioni porterà il suo saluto ai partecipanti.

Il Dipartimento delle istituzioni intende sensibilizzare i conducenti sul fatto che avere superato l’esame pratico di guida non rende automaticamente conducenti esperti; seguire periodicamente nuovi corsi di perfezionamento è una scelta responsabile e cruciale per ogni amante delle due ruote che tenga alla propria sicurezza e a quella degli altri utenti della strada.

Proprio in quest’ottica si inserisce l’appuntamento organizzato il 30 giugno in Alta Leventina che prevede anche la presenza di un apposito stand informativo ad Airolo con informazioni utili sul progetto Strade sicure e sulla campagna nazionale Rifletti, entrambe curate dal Dipartimento delle istituzioni. Il ritrovo è previsto alle 9.15 sul piazzale del Forte Albinengo da dove i partecipanti saranno accompagnati da motociclisti esperti della polizia alla scoperta dei passi alpini del San Gottardo e della Novena, per ottimizzare le nozioni di base di guida in questi particolari contesti e ricevere pratici consigli. L’iscrizione è possibile sul sito internet di Strade sicure fino a sabato 23 giugno 2018 e fra tutti gli iscritti sarà sorteggiato un premio.

Infine, va ricordato che nel 2017 in Svizzera sono aumentati gli incidenti mortali che hanno coinvolto motociclisti, per un totale di 51 decessi (+8) e ben 1’047 feriti gravi. Anche le cifre che riguardano il Ticino non si sono distanziate da questa preoccupante tendenza, con 3 morti (+1) e 105 feriti gravi. I momenti più critici sono tradizionalmente associati all’inizio e alla fine della bella stagione: in primavera a causa dell’imperizia alla guida dopo la lunga e forzata pausa invernale, in autunno a causa della stanchezza e delle condizioni stradali con il calo della temperatura e della scivolosità della carreggiata.

Municipio di Collina d’oro: sanzionati Sindaco e vice Sindaco

Municipio di Collina d’oro: sanzionati Sindaco e vice Sindaco

In risposta a un’istanza d’intervento presentata da due membri del Municipio di Collina d’Oro, il Consiglio di Stato ha deciso di sanzionare la Sindaco e il Vice sindaco. Il provvedimento è legato principalmente alla decisione di non informare tempestivamente i colleghi sull’apertura di un procedimento penale nei confronti di un dipendente comunale.

Nella seduta del 29 maggio 2017, il Municipio di Collina d’Oro aveva deciso di assumere il Vice Comandante della Polizia comunale, poi entrato in servizio nel settembre dello stesso anno. L’esistenza di un procedimento penale a carico dell’uomo aveva poi indotto il Municipio, l’8 gennaio scorso, a sospenderlo dalla sua funzione, trasferendolo all’interno dell’Amministrazione comunale quindi nella seduta del 20 marzo scorso a interrompere il rapporto di lavoro.

L’istanza con la quale due dei sette membri del Municipio si sono rivolti al Consiglio di Stato – nel mese di gennaio di quest’anno – riguardava primariamente il fatto che Sindaco e vice Sindaco erano a conoscenza del procedimento penale, già prima dell’entrata in funzione del funzionario, ma avevano taciuto l’informazione ai colleghi.

Analizzando i fatti, il Consiglio di Stato ha ritenuto che l’informazione di cui erano venuti a conoscenza Sindaco e il Vicesindaco – l’apertura del procedimento penale a carico di un dipendente – doveva essere condivisa con il Municipio; ciò, per permettere al collegio di esercitare pienamente e con cognizione di causa i propri compiti di gestione del personale. Alla luce di queste considerazioni, il Governo ha deciso di sanzionare la Sindaco con una multa di 100 franchi – tenuto conto delle competenze del Sindaco nella direzione del collegio e nella gestione della corrispondenza – e il vice Sindaco con un ammonimento; contro entrambi i provvedimenti è ora data la facoltà di ricorso al Tribunale cantonale amministrativo.

Carcere femminile allo studio

Carcere femminile allo studio

Articolo pubblicato su www.rsi.ch/news

Norman Gobbi segnala l’aumento di detenute registrato e i piani del suo dipartimento in quest’ambito

È sempre in fase di definizione la realizzazione di una sezione femminile all’interno delle strutture carcerarie ticinesi. Intanto però si studia la possibilità di riaprire per le detenute la struttura di Torricella-Taverne. Una decisione dovrebbe giungere entro il 2018. L’invito, formulato lo scorso anno dalla Commissione di sorveglianza sulle condizioni di detenzione, è stato dunque raccolto dal Dipartimento delle istituzioni (DI).

Il suo direttore, il consigliere di Stato Norman Gobbi, qualche giorno fa in Parlamento aveva segnalato il consistente aumento della popolazione carceraria femminile negli ultimi diciotto mesi. Gobbi ha spiegato che si tratta di una ventina di detenute, recluse sia nell’ambito delle indagini preventive, sia già in esecuzione pena. I reati commessi, spiega, vanno “dalle truffe ai furti agli stupefacenti”.

Non essendoci ora una sezione specifica, le carcerate non beneficiano delle misure previste per gli uomini al penitenziario della Stampa. Tra queste figura la possibilità di lavorare nei laboratori, in merito alla quale Norman Gobbi evidenzia che attualmente “non c’è la possibilità di poterle inserire insieme al resto della popolazione carceraria in esecuzione pena. Perciò scontano la loro reclusione alla Farera con i limiti della Farera ben più restrittivi”, che prevedono solo un’ora d’aria. Tuttavia, conclude il direttore del DI, chi sconta la pena alla Farera (donne comprese) ha modo di “seguire per esempio una formazione nell’ottica della risocializzazione e per evitare la recidiva”.

Incassano multe, lettera a Berna

Incassano multe, lettera a Berna

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 giugno 2018 de La Regione 

Il Dipartimento istituzioni vuole vederci chiaro sulle società private che incassano multe per conto, dicono, degli Stati dove è stato violato il codice stradale. Lettera e domande a Berna.

Società che incassano multe per conto, sostengono le stesse, degli Stati dove è stato violato il codice stradale: il Dipartimento istituzioni vuole vederci chiaro. La Sezione cantonale della circolazione ha così scritto di recente a Berna, ponendo all’Ufficio federale di giustizia (Settore assistenza internazionale) una serie di domande. Perché – annotano nella lettera Cristiano Canova e Michele Isolini, rispettivamente responsabile e capo dell’Ufficio giuridico della Sezione – “a scadenze più o meno regolari siamo confrontati con il problema, che non sembra avere una soluzione chiara e definitiva”. Il problema? Una ditta privata, svizzera o estera, trasmette al conducente residente in Svizzera “un avviso di contravvenzione commessa all’estero, chiedendone il pagamento”. All’importo della multa, rileva ancora la Sezione della circolazione, “si aggiungono spese (a volte esorbitanti) e interessi”. Anche la comunicazione “è sovente lacunosa”. Ovvero: “non è chiara l’autorità” per cui la ditta agisce, “non viene garantita un’adeguata risposta” a eventuali richieste di precisazioni, lo scritto “presenta errori ortografici e una grafica poco professionale”. Fatto sta che “sono numerosi i conducenti” che, alla luce di queste situazioni, “si rivolgono” al Cantone. Come ha fatto anche il Fat, il Fronte automobilisti Ticino. Nella missiva indirizzata all’Ufficio federale di giustizia, la Sezione della circolazione chiede fra l’altro se, per essere valida, l’intimazione di una multa debba essere fatta dalla competente autorità o possa essere delegata a una società privata. Se l’intimazione è stata correttamente effettuata dall’autorità, in caso di mancato pagamento “la procedura d’incasso può essere assunta da una società privata?”. E ancora: “Vi è una differenza” se la società d’incasso è svizzera o estera? La società “può richiedere tasse e spese supplementari? Entro quali limiti? E interessi?”. L’articolo 271 del Codice penale svizzero, quello sugli atti compiuti nel nostro Paese senza autorizzazione per conto di uno Stato estero, “è applicabile alla presente fattispecie? A che condizioni?”. Altri quesiti: “È ipotizzabile un invito al Ministero pubblico della Confederazione a voler prestare particolare attenzione a questi casi?”. Ed “è possibile avere un elenco degli Stati con cui è stato concluso un accordo per regolamentare simili procedure?”. Si attendono risposte da Berna. «Il nostro obiettivo è capire che legittimazione hanno queste società, se agiscono effettivamente per questo o quel Paese – afferma il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – . Vogliamo evitare, a tutela dei nostri cittadini, che si commettano abusi e truffe». Soddisfatto della lettera il presidente del Fat. «È necessario e urgente – dice Andrea Censi – che si faccia chiarezza»

Giustizia Cartellino rosso per 651 criminali

Giustizia Cartellino rosso per 651 criminali

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Poco più della metà (54%) dei delinquenti stranieri condannati ha subito un provvedimento di espulsione Il Ticino è fra i Cantoni più severi – Norman Gobbi: «È stato recepito in modo corretto il mandato popolare»

Poco più della metà (54%) dei delinquenti stranieri condannati ha subito un provvedimento di espulsione Il Ticino è fra i Cantoni più severi – Norman Gobbi: «È stato recepito in modo corretto il mandato popolare»

Primi bilanci per l’attuazione delle nuove disposizioni del Codice penale sull’espulsione dei delinquenti stranieri, entrate in vigore il 1. ottobre 2016. Per reati quali omicidio, lesioni personali gravi, appropriazione indebita qualificata, rapina, truffa, atti sessuali con fanciulli, matrimonio forzato ecc., a prescindere dall’entità della pena è prevista l’espulsione dai cinque ai quindici anni dal territorio svizzero. Secondo l’Ufficio federale di statistica, in base alle attuali disposizioni, un’espulsione obbligatoria sarebbe possibile in ben 1.210 condanne. Il provvedimento tuttavia è stato deciso nel 54% dei casi. Significa che gli stranieri condannati effettivamente espulsi dal Paese sono stati 651. La giustizia ticinese si è mostrata più severa rispetto alla media nazionale. La quota delle espulsioni infatti è stata del 72%. Su 72 condanne riferite all’articolo 66 del Codice penale, 52 si sono tradotte in un’espulsione.

Un risultato di cui il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi non esita a definirsi soddisfatto. «Il Ticino applica la legge in maniera corretta. Prendiamo ad esempio il Vallese, un Cantone paragonabile al nostro poiché conta una popolazione straniera residente simile ed è anch’esso confrontato con una realtà di confine. Stando alle statistiche, il Vallese si posiziona al di sotto della media svizzera, quindi il 72% raggiunto dal Ticino non può che essere un buon risultato: significa che la nostra giustizia penale ha recepito correttamente il mandato popolare che è stato espresso con la votazione del 2010 sull’espulsione dei criminali stranieri». Per poi aggiungere: «Magari qualcuno si immaginava di poter raggiungere il 100% delle espulsioni, ma occorre ricordare che la legge prevede delle eccezioni. Eccezioni che il giudice penale è chiamato a ritenere, se giustificate».

Bisogna in effetti ricordare che il giudice può rinunciare eccezionalmente a pronunciare l’espulsione se questa costituirebbe per lo straniero un grave caso di rigore personale e l’interesse pubblico all’espulsione non prevale sull’interesse privato dello straniero a rimanere in Svizzera. Il giudice inoltre deve tenere conto della situazione particolare dello straniero nato o cresciuto in Svizzera.

In ogni caso, aggiunge Gobbi, «dire che in Ticino si eseguono le espulsioni in maniera sistematica sarebbe sbagliato: non da ultimo dal momento che le vie di ricorso permettono sempre di porre in evidenza gli elementi sensibili del singolo caso. Poi, chiaramente, sta al giudice valutare una nuova decisione sulla base degli elementi apportati dal ricorrente». Per il consigliere di Stato comunque non ci sono dubbi: «I prossimi anni saranno decisivi per poter applicare la modifica della legge. Quel che è certo è che il Ticino, su questa materia, è più sensibile e ricettivo rispetto ad altri Cantoni. Siamo, magari, più diligenti».

La percentuale delle espulsioni effettive (54%) varia a seconda del permesso di dimora, nonché del tipo e della durata della condanna, ricorda l’UST. Sono stati colpiti da espulsione il 10% dei titolari di permessi B o C condannati e il 71% delle persone con altri statuti. La quota di espulsioni pronunciate era dell’80% per le condanne ad una pena detentiva. Considerando unicamente le condanne a pene detentive di più di sei mesi, questa quota arriva quasi al 90%. Nel caso di pene detentive di meno di sei mesi, tale quota scende al 17%. La quota di espulsioni più bassa (3%) è quella che riguarda le condanne ad una pena pecuniaria.

 

Articolo pubblicato su www.cdt.ch

Ticino tra i “campioni” dell’espulsione

Il nostro cantone percentualmente è risultato tra i primi cantoni a espellere i criminali stranieri – Norman Gobbi su Instagram: “avanti così”

Tra i risultati pubblicati stamane dall’Ufficio federale di Statistica (UFS) riguardo alle condanne penali in Svizzera durante il 2017 ce n’è uno in particolare che ha fatto sorridere il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi.
Questa mattina l’UFS ha infatti pubblicato anche i dati riguardanti le espulsioni di criminali stranieri in caso di pena detentiva. Sui 1’210 casi in totale che riguardavano condanne per infrazione all’articolo 66a del Codice Penale, mediamente in Svizzera lo scorso anno sono state eseguite espulsioni nel 54% dei casi. Nella comparazione intercantonale di questa particolare statistica il Ticino si posiziona al terzo rango con 52 espulsioni su 72 casi (72%). Davanti a noi si trova solo il canton Jura (75%) e il canton Grigioni con cinque decisioni su cinque in favore dell’espulsione (100%).
Norman Gobbi tramite Instagram non ha nascosto la sua soddisfazione per questo risultato: “Il Ticino e la sua Giustizia penale seguono le indicazioni del Popolo sulle espulsioni penali dei criminali stranieri, risultando i più “duri” nell’applicare la norma tra i Cantoni medio-grandi. Avanti così!”.

L’articolo 66a CP
L’art. 66a CP comprende l’elenco dei reati per i quali una persona di nazionalità straniera può essere condannata a un’espulsione per una durata da cinque a quindici anni. Questo articolo prevede anche la possibilità, a determinate condizioni, di rinunciare alla pronuncia di un’espulsione.