Una Verzasca unita nel cuore del Ticino

Una Verzasca unita nel cuore del Ticino

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Le nostre valli sono state fra le prime a prendere in mano il proprio destino istituzionale, avviando un processo aggregativo capace di consolidare la propria funzionalità politica e amministrativa. Il prossimo 10 giugno sarà (nuovamente) il turno delle cittadine e dei cittadini di Brione Verzasca, Corippo, Cugnasco-Gerra, Frasco, Lavertezzo, Sonogno e Vogorno, chiamati a esprimersi sull’aggregazione della Valle Verzasca in un Comune unico, con la separazione dei territori in valle da quelli sul piano.

Nell’aprile del 2013 il progetto era già stato accolto dalla popolazione, con l’eccezione del Comune di Lavertezzo – e meglio, della frazione sul piano – il cui Municipio decise di ricorrere contro il decreto di aggregazione del Gran Consiglio. Il Tribunale federale, nell’agosto del 2015, annullò la decisione perché non sussisteva una sufficiente base legale per decidere la separazione coatta di parti di territorio da un Comune. Nel frattempo la Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni è stata opportunamente modificata e il progetto aggregativo è stato riattivato per ridare slancio al consolidamento istituzionale della Valle Verzasca, che oggi raccoglie la convinta adesione di tutti gli enti locali.

La Verzasca che potrà nascere con le elezioni comunali del 2020 è frutto di una visione chiara e condivisa sulla vocazione di un territorio il cui paesaggio è un patrimonio conosciuto ben oltre i confini cantonali e nazionali. L’identità e il senso di appartenenza alla comunità rappresentano un ulteriore collante per superare una frammentazione istituzionale che ostacola uno sviluppo ottimale della valle, oltre a un sano e corretto ricambio delle cariche. Da sempre il mio Dipartimento è atten-to a mantenere un equilibrio territoriale: le zone periferiche – come le nostre valli – devono avere la forza di evolvere rispondendo alle esigenze della società e di diventare un partner affidabile per il Cantone. E le aggregazioni sono una spinta vitale in questa direzione.

Grazie a questo progetto non mancheranno le opportunità di sviluppo, i settori strategici d’intervento e ovviamente gli aiuti cantonali a sostegno. Oltre agli 11 milioni di franchi quale risanamento finanziario complessivo, sono previsti 2,4 milioni di franchi quale contributo per una nuova palestra presso il centro scolastico di Brione Verzasca e ulteriori 2 milioni di franchi a sostegno di investimenti di sviluppo a valenza regionale. Al nuovo Comune di Cugnasco-Gerra verrà corrisposta un’indennità per il ritiro dei beni amministrativi del territorio in valle (di circa 500’000 franchi, compresi nel risanamento finanziario complessivo). Per il nuovo Comune di Lavertezzo è previsto un aiuto eccezionale di 2,6 milioni di franchi quale contributo di risanamento e circa 1,3 milioni di franchi quale indennità, sempre per il ritiro dei beni amministrativi del territorio valligiano (anch’esso compreso nel credito di 11 milioni). A differenza di cinque anni fa, oggi in valle si vogliono creare opportunità, e sono proprio i Comuni a volerlo. Come previsto anche dal Piano cantonale delle aggregazioni, si vuole prediligere un approccio che vede le proposte di aggregazione giungere dal basso, promosse dagli enti locali. In questo senso il Cantone non vuole forzare la mano: è questa la ricetta vincente delle aggregazioni di successo.

Ancora una volta tutte le cittadine e i cittadini della Verzasca hanno la possibilità di prendere in mano le sorti del loro destino, esprimendo un sì convinto a favore dell’aggregazione. L’occasione è propizia per dare vita a un Comune unico, che sappia amministrare e promuovere uno dei territori più vasti del Ticino. La nuova realtà locale potrà così dare il suo contributo nel gettare le basi solide per costruire insieme il futuro, non solo di una valle, ma di un intero cantone.

Istituzioni a tu per tu a Stabio

Istituzioni a tu per tu a Stabio

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 giugno 2018 de La Regione

«È stata l’occasione, per entrambi, di mettere sul tavolo i temi che ci stanno a cuore». Era un sindaco di Stabio «soddisfatto» quello che, ieri pomeriggio, lasciava l’incontro con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, al suo fianco il neo capo degli Enti locali Marzio Della Santa. Per Simone Castelletti il solo fatto che l’autorità cantonale visiti un Comune, tanto più di frontiera, è «positivo». Anche perché, ci fa notare, «i problemi ci sono e si toccano con mano». In realtà Stabio è la prima tappa di un ‘tour’ che porterà il consigliere di Stato in giro per il Ticino e che nel Mendrisiotto dall’autunno lo vedrà ‘sbarcare’ anche a Chiasso e a Mendrisio. Per cominciare il sindaco di Stabio e i suoi colleghi di Municipio hanno approfittato per allargare il discorso dal Piano cantonale delle aggregazioni – su cui l’ente locale si è sempre dichiarato scettico – e la riforma Ticino 2020 a una tematica ‘calda’ come la prospettata revisione delle Polizie strutturate. «La discussione – ci conferma Castelletti – è stata aperta e costruttiva. I punti sollevati sono stati recepiti dal direttore. Per noi del resto è importante mantenere la prossimità sul territorio». Affaire à suivre.

In montagna in sicurezza

In montagna in sicurezza

L’escursionismo, complici magnifici paesaggi e una rete di sentieri ad hoc, è da anni tra le attività più amate dalla popolazione nonché da gran parte di chi trascorre le vacanze nel nostro paese. Purtroppo la sua pratica, unitamente alla ricerca di funghi, richiede particolare attenzione poiché basta veramente poco per mettere un piede in fallo e cadere, infortunandosi anche in maniera grave ed in alcuni casi perdendo la vita. Per questo motivo la Polizia cantonale promuove una nuova campagna di prevenzione con l’obiettivo di sensibilizzare sui pericoli della montagna, fornendo utili consigli per evitare gli infortuni. È stato quindi realizzato un apposito flyer, in collaborazione con la Cancelleria dello Stato, che sarà distribuito a livello cantonale nelle prossime settimane.

In base a recenti studi si stima che in Svizzera sono oltre 2.5 milioni le persone che praticano l’escursionismo. Si tratta quindi dell’attività sportiva maggiormente praticata nel nostro paese. Circa l’80% della popolazione utilizza i sentieri per fare escursioni, correre e passeggiare. In media si fanno 20 escursioni all’anno della durata media di tre ore, a tutto vantaggio della forma fisica e della salute. L’altra faccia della medaglia è purtroppo negativa poiché in base ai dati dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI), ogni anno in Svizzera si infortunano in media oltre 20’000 escursionisti (gli infortuni più comuni sono rappresentati da cadute accompagnate da lesioni alle articolazioni, ginocchia, polsi e dita) e una quarantina di loro perdono la vita. Negli ultimi 5 anni solo in Ticino, dove è forte pure la presenza di cercatori di funghi, si contano 37 infortuni in montagna di cui 17 con esito letale (8 nel solo 2017).

Viste le cifre citate, ogni anno, soprattutto nel periodo estivo, la Polizia cantonale è chiamata in collaborazione con i partner ad intervenire regolarmente nei boschi e nelle vallate del nostro Cantone per incidenti e scomparse di escursionisti e di raccoglitori di funghi. Si evidenzia che nel 2015 è stato creato in seno alla Polizia cantonale il Gruppo Ricerche e Costatazioni che coordina le ricerche di persone o cose su terreno impervio e di difficile accesso e le costatazioni di incidenti di montagna. Con costatazione di incidenti di montagna ci si riferisce agli interventi riguardanti gli avvenimenti che si verificano in maniera involontaria e imprevista su terreno impervio e di difficile accesso, segnatamente in caso di valanghe, cadute durante escursioni e in fase d’arrampicata, calate, collisioni e cadute sulle piste da sci, infortuni sul lavoro e altri incidenti in ambiente extra-urbano come pure collisioni con impianti di risalita e gatti delle nevi. In quest’ambito e con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e gli infortuni, grazie alla nuova campagna di prevenzione s’intende continuare a sensibilizzare coloro che decidono di avventurarsi in montagna, affinché questo tipo di uscite rimanga un momento di svago e di divertimento da svolgere in piena sicurezza. Per questo motivo è stato realizzato un nuovo flyer, in collaborazione con la Cancelleria dello Stato, da distribuire a livello cantonale e che ribadisce i seguenti semplici consigli di sicurezza per escursionisti e cercatori di funghi:

In montagna in forma e sicuri
Un buon stato di salute e una valutazione realistica delle proprie possibilità sono basilari prima di incamminarsi lungo i sentieri. Scegliete un itinerario idoneo ed evitate le escursioni individuali poiché anche piccoli contrattempi possono trasformarsi in situazioni di grave emergenza. Comunicate il vostro itinerario e non cambiatelo. Il grado di difficoltà dei sentieri è indicato chiaramente dal colore della segnaletica in base all’esperienza richiesta: gialla per i sentieri escursionistici, bianco-rosso-bianco per i sentieri di montagna e bianco-blu-bianco per i sentieri alpini. La categoria del sentiero indica sia la sua praticabilità, sia i requisiti che l’escursionista e il suo equipaggiamento devono soddisfare.

Attrezzatura adatta
È estremamente importante scegliere l’attrezzatura, in particolare gli scarponi, in base al percorso che si intende effettuare. Nello zaino non devono mancare indumenti per la pioggia, il freddo, protezioni dal sole, kit di primo soccorso e un cellulare (numero di emergenza 112 o 117).

A passo sicuro
Le cadute sono purtroppo le cause più frequenti di infortuni in montagna. Un ritmo troppo elevato e quindi la stanchezza possono favorirle. Uscire dai sentieri è pericoloso poiché aumenta il rischio di caduta e di perdita di orientamento. Concedetevi delle pause
Senza pause adeguate che favoriscono il recupero delle forze vi esponete ai pericoli. Godete appieno del paesaggio bevendo e mangiando per mantenere sotto controllo la stanchezza ed inalterata la concentrazione.

Fate attenzione ai bambini
In caso di passaggi difficili con rischio caduta un adulto deve assistere il bambino. I sentieri esposti che richiedono concentrazione prolungata non sono adatti ai più piccoli.

In caso di infortunio
In caso di infortunio se possibile contattare il 112 o il 117 specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.
Si ricorda infine che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso di infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia. Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene
fatturato alla persona ricercata. Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi
quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini statali). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni

Il dialogo, la conoscenza reciproca e l’approfondimento dei principali cantieri in corso saranno al centro di una serie di incontri organizzati dal Dipartimento delle istituzioni con alcuni dei Comuni del Cantone per rafforzare la vicinanza tra la realtà cantonale e quella comunale. Il primo di dieci appuntamenti è previsto lunedì 4 giugno con le Autorità comunali di Stabio.

Da alcuni anni le Autorità cantonali hanno avviato progetti e riforme volte a ridefinire i compiti e i flussi tra Cantone e Comuni. Grazie a cantieri come il Piano cantonale delle aggregazioni e la riforma Ticino 2020 si intende ridare vitalità al Comune, in modo che possa diventare un partner affidabile e solido per l’Amministrazione cantonale. Infatti il rapporto tra Cantone e Comuni è determinante non solo per l’erogazione di servizi pubblici ma anche per rafforzare il sistema federale.

In quest’ottica il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto promosso una prima serie di dieci incontri tra Cantone e Comuni alfine di entrare in contatto con gli enti locali, conoscere le loro caratteristiche e aggiornarsi reciprocamente sui principali temi di interesse comune.

Alle visite, che inizieranno lunedì 4 giugno 2018, prenderanno parte il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa e le Autorità comunali. Il primo dei dieci incontri, che riprenderanno nel corso dell’autunno, è previsto a Stabio, e seguiranno gli appuntamenti con Ascona, Lavizzara, Chiasso, Paradiso, Morcote, Lugano, Blenio, Locarno e Mendrisio.

Incontro tra il Consiglio di Stato, AlpTransit e Armasuisse

Incontro tra il Consiglio di Stato, AlpTransit e Armasuisse

Il Presidente Claudio Zali, accompagnato dai Consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi, ha incontrato negli scorsi giorni Dieter Schwank, Presidente della Direzione di AlpTransit San Gottardo SA e Mario Blank, rappresentante di armasuisse Immobili, per discutere del futuro del comparto di Pollegio di proprietà della società lucernese.

A margine della posa dell’ultima frazione di binari all’interno della Galleria di base del Monte Ceneri, i rappresentanti di AlpTransit San Gottardo hanno incontrato il Presidente del Consiglio di Stato, il Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni e il rappresentante per il Ticino di armasuisse Immobili, l’Ufficio federale che si occupa dei beni immobili dell’esercito. L’obiettivo dell’incontro era discutere del futuro del sedime di Pollegio, dove, fino all’apertura della Galleria di base del San Gottardo, si trovava il cantiere della costruzione della galleria ferroviaria più lunga del mondo.

Il Canton Ticino offre i buoni uffici per favorire il trapasso dei terreni di proprietà di AlpTransit all’esercito, condizione vincolante affinché il demanio cantonale possa entrare in possesso del terreno dei Saleggi, attualmente di proprietà della Confederazione.

I tre Consiglieri di Stato hanno evidenziato come il terreno alle porte di Bellinzona sia indispensabile per due progetti cantonali più volte riportati dai media: quello della costruzione del nuovo Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli e quello della sistemazione idraulica e rivitalizzazione integrale del Fiume Ticino.

Illustrati i differenti interessi specifici, al termine dell’incontro i rappresentanti delle tre istituzioni hanno deciso di procedere con la redazione di una Convenzione che permetta di fissare i differenti impegni (incluso Infocentro). Ulteriori informazioni verranno comunicate solo dopo la firma del documento, che verrà preventivamente illustrato nelle prossime settimane ai rappresentanti degli enti locali interessati.

 

Giustizia 2018, la riforma prosegue

Giustizia 2018, la riforma prosegue

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 29 maggio 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10521464

Articoli pubblicati nell’edizione di martedì 29 maggio 2018 de La Regione

Nell’anno del suo previsto decollo, che fine ha fatto la riforma ‘Giustizia 2018’? «Il progetto segue la propria strada», ha assicurato il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Una strada «talvolta in salita», ha aggiunto il consigliere di Stato, ma «si vuole coinvolgere tutti gli attori interessati, cercando il più ampio consenso fra gli addetti ai lavori», i magistrati. Nonostante il cantiere ‘Giustizia 2018’ sia aperto da tempo, l’obiettivo di fondo della riforma non è cambiato. Ed è quello, ha ricordato anche ieri Gobbi, «di dotare il nostro cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente, in grado di rispondere in modo sempre soddisfacente e puntuale alle esigenze dei cittadini e delle imprese che auspicano una giustizia, oltre che giusta, resa in tempi ragionevoli». Il progetto contempla l’allestimento di una serie di messaggi governativi riguardanti vari uffici giudiziari, tra cui il Ministero pubblico. Allestimento i cui tempi «si sono giocoforza dilatati» in seguito «al cambiamento, due anni fa, alla testa della Divisione giustizia (a Giorgio Battaglioni è subentrata Frida Andreotti, ndr) e del suo staff di direzione», così come a causa di altri dossier «prioritari impostici anche dal governo». Tuttavia, ha sottolineato il ministro, «la volontà del Dipartimento è di proseguire», di procedere lungo «questo percorso di riforma dell’ordinamento giudiziario e para-giudiziario». L’amministrazione della giustizia «implica del resto continui adeguamenti alle mutate esigenze della società: come Dipartimento, pertanto, avanziamo in questo cammino». Peraltro qualche proposta concreta, nero su bianco, è già stata sottoposta al parlamento. Per esempio nell’ambito del delicato settore della protezione del minore e dell’adulto (tutorie e tutele), con una duplice richiesta al Gran Consiglio. Quella di stanziare il credito per introdurre Agiti/Juris, il software utilizzato dagli uffici giudiziari, anche in seno alle Autorità regionali di protezione e ciò «a beneficio della loro operatività». E quella di prorogare «il periodo di decadenza organizzativa» delle stesse Arp al 2020. A questi primi passi, ha spiegato Gobbi, «ne seguiranno tanti altri, con lo scopo ultimo di migliorare il sistema e le risposte alla collettività, correggendo un’immagine non sempre positiva del settore della protezione del minore e dell’adulto». Un settore del quale, ha rammentato ancora il consigliere di Stato, il Dipartimento prospetta la ‘cantonalizzazione’. Cosa che non pregiudicherà la futura scelta parlamentare del modello organizzativo: amministrativo o giudiziario.

‘Risorse, prima analisi interne’
Parlando di giustizia e riforme, il direttore del Dipartimento istituzioni ha rilanciato ieri un paio di quesiti: «Quali sono i tempi della giustizia in Ticino? Rispondono alle aspettative della collettività?». Gobbi ha quindi ricordato di aver chiesto («in maniera del tutto costruttiva») alle autorità giudiziarie di fare «un’analisi che tenga conto delle risorse attualmente a disposizione e del loro impiego in relazione agli obiettivi annuali auspicati dai medesimi uffici giudiziari». Dunque: «Come fare di più con le stesse risorse a disposizione, mediante riorganizzazioni interne, prima di chiederne altre».

‘Caro John’
Gobbi ha concluso la propria relazione rivolgendosi direttamente al procuratore generale John Noseda, da fine giugno in pensione per raggiunti limiti di età: «Caro John, magistrato appassionato, una pagina della storia giudiziaria cantonale sarà a te indubbiamente dedicata. Grazie per il tuo contributo alla causa della giustizia in Ticino».
Toghe e politici, scarso feeling
Il neopresidente del Tribunale d’appello: le istituzioni cantonali non se la passano troppo bene…

Mini: ‘Formazione aspetto determinante’. L’uscente Cassina: ‘Iperattività legislativa, più ricorsi’.

L’ulteriore conferma che da qualche tempo in Ticino fra potere giudiziario da una parte e poteri legislativo ed esecutivo dall’altra non c’è un gran feeling la si è avuta ieri a Lugano in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 20182019. La si è avuta dal tenore (seppur differente) dei discorsi di chi ha assunto e di chi ha lasciato il timone della massima autorità giudiziaria cantonale. Il nuovo presidente del Tribunale d’appello Mauro Mini ha esordito descrivendo quello che a suo parere è lo stato di salute delle «istituzioni». Che «in generale non se la passano molto bene». Il giudice ha così parlato di «un movimento anti-sistema diventato di maggioranza relativa in governo». Evidente il riferimento alla Lega. Ha accennato alla vicenda dei rimborsi del Consiglio di Stato. «Con qualche suo membro che voleva indicare alla magistratura come fare le inchieste», ha rincarato alludendo alle dichiarazioni di Claudio Zali in parlamento. Una vicenda che ha visto inoltre «un Gran Consiglio che non ha brillato per controlli e verifiche» e «una magistratura che poteva essere forse più coraggiosa». Sempre in relazione al dossier rimborsi, Mini non ha risparmiato neppure il «quarto potere»: la stampa. La quale «non ha brillato per spirito critico». Parole pesanti, da comizio. Troppo pesanti dato il contesto in cui sono state pronunciate. Il registro è poi cambiato, la sostanza no. Richiamando alcune recenti decisioni del parlamento – il rinnovo delle cariche in seno al Tribunale d’appello («Passato come se nulla fosse», si è solo votato), la designazione del subentrante di John Noseda alla carica di pg («Hanno fatto discutere più che altro gli aspetti procedurali», leggi assessment) e il taglio dei giudici supplenti («Dopo che il loro numero era stato aumentato pochi anni prima») –, Mini è giunto alla conclusione, o alla «constatazione», che «non c’è una particolare attenzione per la giustizia». O meglio, l’attenzione si traduce non di rado in critiche. Per rispondere alle quali «occorre che la magistratura funzioni a dovere, che emani decisioni giuridicamente fondate, logiche nelle conclusioni e possibilmente tempestive». Tre, a detta del neopresidente del Tribunale d’appello, le condizioni per avere un efficiente apparato giudiziario: una procedura adeguata «di selezione ed elezione» delle toghe, una formazione altrettanto adeguata e le riforme. Quanto al sistema di nomina, la politica dovrebbe fare «un passo indietro per rispettare quella che è l’autodeterminazione della giustizia»: tuttavia «mi rendo conto che non è musica di oggi, né di domani, né di dopodomani». Non resta allora, «in attesa delle opportune riforme», che puntare sulla formazione degli aspiranti magistrati e l’aggiornamento/specializzazione (magari con corsi interni «obbligatori») di pp e giudici: tutto questo «è indispensabile e urgente». Sui rapporti fra giustizia e politica si è soffermato pure il presidente uscente del Tribunale d’appello. Matteo Cassina ha messo in guardia dall’eccessiva produzione legislativa. Dall’iperattività normativa, per usare le sue parole. «Vi è una tendenza alla sovraregolamentazione – a tutti i livelli: comunale, cantonale e federale – che porta anche a un incremento del contenzioso giudiziario», con conseguente intasamento delle corti. Continuano così ad aumentare il numero dei ricorsi all’indirizzo dei tribunali e dunque il numero degli incarti su cui deliberare. «Non sempre nuove leggi sono necessarie al corretto funzionamento della società», ha rilevato il magistrato. «Se il legislatore – ha osservato Cassina, giudice del Tribunale cantonale amministrativo – verificasse altresì l’impatto delle normative sull’attività della magistratura, parecchie disposizioni di legge probabilmente non vedrebbero la luce».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Giustizia L’anno giudiziario s’inaugura tra qualche polemica
Gobbi: «La separazione dei poteri non deve costituire un alibi per non riflettere sul funzionamento della Magistratura»

Il 2018 è e sarà un anno di grandi cambiamenti per la Giustizia ticinese. La nomina a procuratore generale di Andrea Pagani (in sostituzione di John Noseda), l’entrata in vigore della legge sull’organizzazione giudiziaria (che abolisce i giudici supplenti in materia civile e amministrativa al Tribunale di appello) e anche il passaggio di testimone al vertice del Tribunale d’appello, con Mauro Mini che subentra a Matteo Cassina. E proprio Mini e Cassina hanno messo un po’ di pepe alla cerimonia d’inaugurazione – tenutasi ieri al Palacongressi di Lugano – dell’anno giudiziario. Mini per esempio (presente in sala il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi) ha per esempio tirato le orecchie al Governo – indirettamente lo ha fatto al ministro Claudio Zali – dicendo che, in merito alla vicenda dei rimborsi dei consiglieri e del cancelliere dello Stato, «c’è chi voleva indicare alla magistratura come portare avanti le inchieste». Cassina si è invece chinato sui problemi della Giustizia. «Fino a quando – si è chiesto – saremo in grado di rispondere al continuo aumento delle pratiche?». Il presidente uscente del Tribunale d’appello ha addirittura parlato di «elefantiasi legislativa». Troppe leggi insomma. «E più leggi ci sono e più è difficile la loro conoscenza, e questo crea un paradosso all’interno del sistema. Un’iperattività legislativa che spiazza il cittadino».

E anche Gobbi ha preso la parola. Il consigliere di Stato ha ricordato che il 2018 doveva essere l’anno della riforma (che, non a caso, si chiamava «Giustizia 2018»). Una riforma che è un po’ in ritardo ma che, per Gobbi e per il Governo, rimane necessaria. «Non si può prescindere – ha sottolineato – da risposte a domande che a nome della collettività tutta, pongo da anni. Quali son i tempi della Giustizia nel nostro Cantone? Corrispondono alle aspettative della società?». Poi ecco l’affondo: «La Giustizia è indipendente, sì, ma non dall’efficienza. E la separazione dei poteri non deve costituire un alibi per la Magistratura, nei confronti di se stessa, per non riflettere sul proprio funzionamento e per non autoregolarsi, anche tramite degli indicatori». E Gobbi, rivolgendosi a chi si è detto critico alla riforma «Giustizia 2018», si è affidato prima ai proverbi cinesi («Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono dei ripari e altri costruiscono dei mulini a vento») e poi a una frase tratta dal Gattopardo («Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi»).

L’omaggio a John Noseda
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha poi ringraziato per il suo lavoro il procuratore generale uscente John Noseda (che concluderà il suo mandato il 30 giugno). «Una pagina della storia giudiziara cantonale sarà indubbiamente dedicata a lui. Un magistrato appassionato e dedito al lavoro, dallo spiccato spirito di giustizia e dall’indubbia indipendenza, che ha interpretato il ruolo di procuratore generale in maniera totalizzante». Ma una stoccatina Gobbi l’ha rivolta anche a Noseda. «In questi sette anni al timone del Ministero pubblico si è identificato nella Procura, che ha saputo rappresentare verso l’esterno con fermezza e perseveranza. Non si è mai risparmiato, occupandosi di migliaia di incarti concernenti reati di ogni tipo, a discapito talvolta dell’amministrazione interna». Ma Gobbi ha chiuso il suo intervento esprimendo parole di stima per il procuratore generale. «La sua forte carica umana gli ha permesso di vivere pienamente anche l’aspetto ideale della sua professione, ma soprattutto la passione e il piacere per il suo lavoro che lo ha portato anche a indignarsi, di tanto in tanto in maniera eccessiva, e hanno contraddistinto questi anni di operato in favore della Giustizia»

C’è sovraffollamento, ma molto si fa per il reinserimento dei detenuti

C’è sovraffollamento, ma molto si fa per il reinserimento dei detenuti

Tutti convinti. Quanto si sta facendo per rendere possibile il reinserimento dei detenuti nella società, espiata la pena, è decisamente importante e degno di nota. «Vorrei ricordare che il progetto In-Oltre messo a punto con la Spai è stato un modello innovativo di formazione per la popolazione carceraria» ha osservato ieri Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, nel commentare il rapporto annuale della Commissione di sorveglianza dibattuto ieri in aula. Certo, ha aggiunto il consigliere di Stato, il sovraffollamento resta un problema serio «ma è una realtà ancora decorosa rispetto ad altre carceri situate ad esempio in Romandia». Formazione scolastica dunque, indispensabile anche per il reinserimento professionale e alto livello di sicurezza, come impone la struttura. Luigi Canepa, relatore commissionale, ha elogiato l’attività svolta che comporta impegno e consapevolezza e ha lanciato un’idea – sviluppata in Gran Bretagna – per trovare un rimedio ai detenuti stranieri, sempre numerosi anche nelle carceri ticinesi. «Cinque anni fa – ha risposto Gobbi – chi vi parla aveva proposto alle autorità federali di finanziare una struttura in Romania, ma la cosa non ebbe seguito. Non volevamo certo riproporre quanto fu l’Australia per l’impero britannico, ma piuttosto agevolare il reinserimento dei detenuti nel loro paese di origine». Non ultimo, bisognerà trovare una soluzione alla popolazione carceraria femminile oggi in aumento soprattutto per reati legati al traffico di stupefacenti, come richiesto da Maruska Ortelli (Lega). Per non dire del futuro carcerario nella pianura della Stampa, dove gli spazi sono ormai al limite. Sempre ieri il parlamento ha dato via libera anche a una prima fase della riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto, posticipando il termine di decadenza organizzativa delle Autorità regionali di protezione (Arp). Un capitolo tanto delicato quanto importante che dovrà trovare un futuro nel settore giudiziario o amministrativo, per quanto quest’ultimo si direbbe favorito. Si può considerare ormai definita, invece, la cantonalizzazione del servizio.

Discorso pronunciato in occasione dell’Inaugurazione dell’anno giudiziario 2018/2019

Discorso pronunciato in occasione dell’Inaugurazione dell’anno giudiziario 2018/2019

28 maggio 2018 – Palazzo dei Congressi, Lugano

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori

l’inaugurazione dell’anno giudiziario deve essere un momento privilegiato di dibattito pubblico sull’amministrazione della giustizia nel nostro Cantone. Scopo, a mio giudizio, dovrebbe essere quello di far emergere lo stato di attuazione delle riforme, i principali problemi, le possibili soluzioni suscettibili di migliorare la risposta di giustizia attesa dalla collettività.

Negli auspici del sottoscritto, l’anno 2018 avrebbe dovuto essere quello dell’inizio del riassetto dell’ordinamento giudiziario cantonale. “Giustizia 2018” è difatti la denominazione scelta del progetto da attuarsi in concomitanza con l’avvio dei rinnovi di gran parte della Magistratura al quale il Dipartimento che dirigo ha dato avvio nel 2011. Un progetto con lo scopo di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente, capace di rispondere in modo sempre soddisfacente e puntuale alle esigenze dei cittadini e delle imprese che chiedono sì, la resa di una giustizia auspicata “giusta”, ma anche in tempi ragionevoli.

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Questa frase era stata inserita nel Rapporto del Gruppo di studio di “Giustizia 2018” contenente delle prime proposte del progetto. Una frase nota tratta da “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, espressione di una classe politica che in realtà non voleva un miglioramento della condizione del popolo. Una frase che gli autori del Rapporto avevano voluto inserire quale monito e provocazione ai destinatari dell’auspicato miglioramento della situazione tramite un progetto che, di fatto, ha avuto e sta avendo l’indubbio pregio di far discutere gli attori tutti dell’ordinamento giudiziario cantonale. Rammenterete difatti le varie critiche, – molte delle quali più personali che oggettive – sul progetto definito di “pura cosmesi”, dell’assenza di un esame analitico della situazione, di proposte ritenute inefficaci quanto inutili che non sapevano cogliere le reali esigenze del settore, oltre che il coinvolgimento tardivo degli addetti ai lavori, eccetera.

Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono dei ripari e altri costruiscono dei mulini a vento. È un proverbio cinese che ben si adegua alla situazione che stiamo vivendo. Sapete che al Rapporto del Gruppo di studio posto in consultazione è seguita la costituzione di sette gruppi di lavoro volti a riorganizzare le Giudicature di pace, le Preture e le Autorità di protezione, il Tribunale di appello, l’Autorità penale di prima istanza, il Ministero pubblico, il settore delle contravvenzioni e infine la revisione totale della Legge sugli onorari dei magistrati. I rapporti dei vari gruppi di lavoro sono stati trasmessi al Governo che ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di procedere alla concretizzazione di alcuni di essi.
Con il cambiamento avvenuto due anni fa alla testa della Divisione della giustizia e dello staff di Direzione e i progetti prioritari del Governo, i tempi di concretizzazione dei vari messaggi si sono giocoforza dilatati.

Siamo ormai giunti al 2018. Il progetto denominato “Giustizia 2018” segue la propria strada, talvolta in salita, coinvolgendo tutti gli interessati e cercando il più ampio consenso tra gli addetti ai lavori. Un’ascesa più o meno ripida, reale o metaforica, come l’esistenza che ci contraddistingue. Ma la volontà del Dipartimento è quella di proseguire in questo percorso di riforma dell’ordinamento giudiziario e para-giudiziario cantonale da tempo avviato. Benché talvolta abbiamo assistito in questi anni all’effetto che definirei “della tela di Penelope”, l’amministrazione della giustizia implica un continuo adeguamento alle mutate esigenze della società, proprio perché ne è anche l’espressione. Pertanto, come Dipartimento delle istituzioni proseguiamo in questo cammino, che peraltro ha già visto in questi anni il raggiungimento di alcune mete, ma con delle priorità d’intervento ben definite.

Avantutto, primario è l’intervento di riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto e quindi delle Autorità regionali di protezione. Autorità oggi amministrative, organizzate a livello comunale-intercomunale, che si prefiggono di garantire il bene e la protezione di adulti e bambini bisognosi, che a tal fine devono intervenire con decisioni dall’impatto importante sull’autonomia e la libertà delle persone interessate, toccando profondamente la vita di chi vi è confrontato. L’intervento organizzativo in questo delicato settore è ritenuto prioritario dal Dipartimento. La Divisione della giustizia, unitamente alla Camera di protezione e al suo Presidente Franco Lardelli – che tengo a ringraziare in questa sede – si stanno adoperando in maniera importante per la riorganizzazione dello stesso, una riorganizzazione che prospetta in ogni caso un passaggio di competenze dai Comuni al Cantone dell’ottantina di persone componenti le attuali sedici Autorità. Una riorganizzazione molto complessa e unica nel suo genere per dimensioni, che impone un’importante e precisa pianificazione in termini di risorse finanziarie, umane, logistiche e amministrative, aldilà del modello organizzativo – sia esso amministrativo o giudiziario – che in futuro sarà scelto dal Parlamento. Una prima decisione a beneficio dell’operatività delle Autorità di protezione verrà presa proprio nella sessione di Gran Consiglio che prenderà avvio quest’oggi, Parlamento che dovrà determinarsi su un messaggio governativo postulante la proroga delle periodo di decadenza organizzativa delle Autorità al 2020, determinandosi parimenti su un primo intervento di tipo informatico a beneficio dell’attività ivi svolta. Un primo passo, al quale ne seguiranno tanti altri, con lo scopo ultimo di migliorare il sistema e le risposte alla collettività, correggendo un’immagine non sempre positiva del settore della protezione del minore e dell’adulto.

Accanto a questo importante riassetto del settore della protezione del minore e dell’adulto, il Dipartimento intende proseguire con la riorganizzazione delle Giudicature di pace, del Ministero pubblico, del settore esecuzione pene e misure che coinvolge l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi come pure rivedendo la legge sugli onorari dei magistrati. Sono quindi tanti i cantieri aperti lungo la strada del progetto “Giustizia 2018”, cantieri importanti che richiedono il tempo adeguato per essere condivisi e discussi con tutti gli attori coinvolti e quindi concretizzati.

Ma questi cantieri non possono in ogni caso prescindere da risposte a domande che a nome della collettività tutta, pongo da anni: quali sono i tempi della giustizia nel nostro Cantone? Essi rispondono alle aspettative della società?
Con riferimento al tema odierno della giornata di studio organizzata dalla CFPG che seguirà, quanti e quali incarti presso quali Autorità cantonali si prescrivono ogni anno? Tutte domande alle quali ad oggi non vi è una risposta, perlomeno pubblica.

Il Rapporto annuale del Consiglio della Magistratura del 2017 presenta la consueta valutazione del funzionamento della giustizia cantonale, reputando il risultato complessivo raggiunto “lusinghiero”. Un mosaico che illustra risultati e difficoltà con tessere di colori chiari ma anche scuri, sui quali fondare il lavoro dell’anno giudiziario che si apre oggi. Un mosaico che palesa una giustizia cantonale viva e produttiva, anche se in taluni casi in affanno.

Nel contesto del rinvigorito dialogo tra il Dipartimento delle istituzioni e la Magistratura tradottosi negli incontri semestrali istituiti dallo scorso anno, ho invitato le Autorità giudiziarie cantonali a dare un riscontro concreto alle situazioni definite “preoccupanti” dal Consiglio della Magistratura. In particolare, ho richiesto loro in maniera del tutto costruttiva di compiere un’analisi circa la situazione complessiva delle singole Autorità giudiziarie, che tenga conto dalle risorse attualmente a disposizione e del loro utilizzo in relazione agli obiettivi annuali stabiliti e auspicati dagli Uffici giudiziari medesimi. Tradotto: come fare di più con le stesse risorse a disposizione, mediante interventi di tipo organizzativo interno, prima di chiederne di altre. Un esercizio che il Governo auspica da tutti gli Uffici dell’Amministrazione cantonale e che precede un possibile aumento del personale. In quest’ottica, l’indicazione, per esempio, circa la durata media di evasione delle procedure si rileva un elemento significativo in più per valutare le richieste in termini di risorse che giungono dalla Magistratura. Un indicatore che è possibile estrapolare, come risulta dal Rapporto del Consiglio della Magistratura 2017 nell’ambito dell’attività del Tribunale cantonale delle assicurazioni presieduta dal giudice Daniele Cattaneo. Un indicatore riconosciuto e conosciuto a livello federale, e penso a quanto indicato nel Rapporto di gestione annuale dei quattro Tribunali federali. Un indicatore ormai consolidato in tanti Cantoni svizzeri e, come visto, anche in Ticino, perlomeno presso il Tribunale cantonale delle assicurazioni.

L’analisi di funzionamento richiesta dal Dipartimento sarà un presupposto essenziale per un confronto trasparente e corretto tra l’Autorità giudiziaria e l’Autorità politica nel contesto della valutazione di possibili riorganizzazioni interne come pure un miglior impiego dei mezzi allocati alla Giustizia. Come disse in questa medesima occasione oltre dieci anni fa il mio predecessore alla direzione del Dipartimento delle istituzioni, Luigi Pedrazzini, “è ben lontana da noi l’intenzione di indebolire la Giustizia ticinese”. Ma al contrario. Con questa mia iniziativa, ieri come oggi, vogliamo che la Giustizia ticinese possa operare nel migliore dei modi in favore di cittadini e delle aziende. Se una decina di anni fa, i tempi dell’auspicata verifica critica dell’operato della Magistratura non sembravano maturi, oggi lo devono essere. La giustizia è indipendente: ma non dall’efficienza. Tengo a ribadirlo anche quest’anno. Il principio della separazione dei poteri non deve costituire un alibi per la Magistratura, nei confronti di se stessa, per non riflettere sul proprio funzionamento e per non autoregolarsi, anche tramite degli indicatori. In questo senso, il Rapporto annuale del Consiglio della Magistratura del 2017 deve costituire la base per una riflessione generale del settore giudiziario cantonale in ottica costruttiva e di rafforzamento della Giustizia: perché un sistema giudiziario locale efficiente, efficace e dai tempi ragionevoli è un fattore essenziale dell’attrattività di una società e della sua economia.

L’anno giudiziario appena conclusosi ha visto concretizzarsi svariati importanti avvicendamenti in seno al potere giudiziario ai quali dedico questa parte finale del mio intervento odierno, rivolgendo quindi un sentimento di gratitudine a tutti coloro che si sono adoperati per la giustizia nelle varie autorità giudiziarie, commissioni, gruppi di lavoro, dedicandosi con quotidiano impegno, rigore e riservatezza alla loro funzione.

Sono lieto avantutto di dare il benvenuto ai giudici di pace e giudici di pace supplenti entrati in carica nel corso di questo ultimo anno giudiziario in dieci circondari, salutando e ringraziando nel contempo gli uscenti. Uno su tutti, Alfio Indemini, giudice di pace del Circolo della Magliasina per oltre 30 anni, che ha ricoperto la funzione di Presidente dell’Associazione dei giudici di pace, oggi assunta da Alain Pedrioli.

Un ringraziamento particolare vada all’avv. Elettra Orsetta Bernasconi Matti e all’avv. Elisa Bianchi Roth, che nel corso dello scorso anno hanno assunto la funzione di pretore straordinario entrambe in ragione del 50% in sostituzione della Pretore del Distretto di Leventina Sonia Giamboni, assente per congedo famigliare. Un’esperienza positiva di condivisione di una carica giudiziaria a metà tempo che sta continuando tutt’oggi con il rientro parziale all’attività giudicante della Pretore titolare e sulla quale il Dipartimento si chinerà in futuro.

Auguri ai giudici e ai giudici supplenti del Tribunale d’appello che sono stati confermati per i prossimi dieci anni dal Parlamento e in particolare ai neoeletti giudici Francesca Verda Chiocchetti e Fulvio Campello, che entreranno entrambi in carica a giorni, in sostituzione dei già giudici Marco Lucchini e Raffaello Balerna, ai quali rinnovo i miei ringraziamenti per il loro operato in favore della Giustizia cantonale. Do inoltre il benvenuto con i migliori auspici ai novanta assessori giurati del Tribunale penale cantonale e ai sessanta della Corte di appello e di revisione penale che hanno dichiarato la loro fedeltà alla Costituzione e alle leggi nelle scorse settimane. Una figura, quella dell’assessore giurato, che il Popolo ticinese ha voluto annoverare quale espressione della partecipazione vera della cittadinanza nei processi penali nonché esempio di caparbietà ticinese e di alto rispetto della volontà popolare. Tengo quindi a ringraziare il giudice Matteo Cassina che ha presieduto nel corso di questi due anni il Tribunale d’appello. Un interlocutore primario per il Dipartimento che richiede sempre di più una collaborazione assidua anche su vari progetti non solo legislativi. Collaborazione che chiederemo anche al neo Presidente del Tribunale di appello Mauro Mini, certo che contribuirà in modo incisivo alla citata analisi interna del Tribunale, a beneficio dell’operatività complessiva dello stesso. Un ringraziamento vada parimenti alla Commissione amministrativa del Tribunale di appello per il lavoro svolto e alla Cancelliera.

Tra i nuovi Procuratori pubblici, saluto e rinnovo gli auguri per un proficuo operato ad Anna Fumagalli e Roberto Davide Ruggeri, che hanno sostituito i già procuratori pubblici Nicola Corti e Roberta Arnold, che parimenti ringrazio. Tengo altresì a ringraziare l’avvocato Cinzia Luzzi per l’operato che sta svolgendo e svolgerà ancora per qualche mese in favore del Ministero pubblico ticinese in qualità di procuratrice pubblica straordinaria in sostituzione della procuratrice pubblica Francesca Lanz, assente per congedo famigliare. Colgo quindi l’occasione per dare il benvenuto nella sua nuova funzione di Procuratore generale dal 1° luglio prossimo ad Andrea Pagani.

I miei auguri di buon lavoro, certo che la riconosciuta professionalità nonché l’istaurazione di una cultura di dirigenza, ti permetteranno di ottenere gli obiettivi prefissati, dando le giuste risposte alla domanda di Giustizia.

In conclusione, vorrei portare un saluto di commiato all’uscente Procuratore generale del Canton Ticino John Noseda, alla vigilia della pensione.
Caro John, una pagina della storia giudiziaria cantonale sarà a te indubbiamente dedicata. Magistrato appassionato e dedito al lavoro, dallo spiccato spirito di giustizia e dall’indubbia indipendenza, hai interpretato il ruolo di Procuratore generale assunto nel 2011 in maniera totalizzante. In questi sette anni al timone del Ministero pubblico, ti sei identificato nella Procura che hai saputo rappresentare verso l’esterno con fermezza e perseveranza. Non ti sei mai risparmiato, occupandoti di migliaia di incarti concernenti reati di ogni tipo, a discapito talvolta dell’amministrazione interna. Tengo a sottolineare la tua sempre grande disponibilità e il tuo fattivo apporto nelle tante consultazioni afferenti proposte di modifiche legislative cantonali e federali che ti sono state presentate. Ricordo altresì il tuo contributo significativo alla legislazione cantonale nei tanti gruppi di lavoro ai quali hai partecipato nel corso della tua lunga e appassionante carriera e dove hai saputo fungere da esempio di cultura giuridica, portando la tua preziosa esperienza acquisita negli anni tramite le tue varie attività lavorative, la partecipazione attiva alla vita politica cantonale e le esperienze associative. Un apporto costruttivo quanto critico che, ti assicuro, è sempre stato apprezzato e del quale il Dipartimento saprà tenerne conto. La tua forte carica umana che ti ha permesso di vivere pienamente anche l’aspetto ideale della tua professione, ma soprattutto la passione e il piacere per il tuo lavoro che ti ha portato anche a indignarti, di tanto in tanto anche in maniera eccessiva, ti hanno contraddistinto in questi anni di operato in favore della Giustizia, dove hai vissuto le più disparate stagioni della cronaca e i mutamenti culturali.

Caro John, grazie per il contributo che hai dato alla causa della Giustizia nel Canton Ticino. Ti giunga a nome mio personale e di tutti i presenti, il nostro sentimento di stima e la nostra riconoscenza per una vita intensa dedicata alla Giustizia e al Diritto, una vita guidata dalla passione e dallo spirito di servizio che ti accompagnerà anche in futuro e in tutte le nuove sfide affascinanti che di certo affronterai. Ti auguro il meglio per il nuovo capitolo della vita.

Swiss-Israel Day «La via della pace attraverso la scienza»

Swiss-Israel Day «La via della pace attraverso la scienza»

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 28 maggio 2018 del Corriere del Ticino

All’evento di Lugano, dedicato ai 70 anni dello Stato ebraico, ha partecipato anche il consigliere federale Ignazio Cassis

Aprire un cammino verso la pace attraverso la scienza, questo il messaggio lanciato ieri al Palazzo dei congressi di Lugano in occasione dello Swiss-Israel Day, evento organizzato dall’Associazione Svizzera Israele e nel corso del quale sono stati celebrati i 70 anni di Israele e i 69 anni delle relazioni diplomatiche tra la Svizzera e lo Stato ebraico. Una giornata di festa che non ha però dimenticato i drammi del Medio Oriente, hanno spiegato Adrian Weiss, presidente dell’Associazione Svizzera Israele e Corina Eichenberger-Walther, presidente nazionale dell’ASI. «Il nostro pensiero non è acritico. È chiaro che mettiamo in questione certe mosse dell’attuale Governo, soprattutto quando ci viene chiesto di spiegarle. Il nostro supporto è però continuo, per uno Stato che in 70 anni non ha cessato di dimostrare di essere un Paese democratico». Alla cerimonia hanno partecipato numerosi ospiti e rappresentanti delle istituzioni. «Il nostro auspicio – ha sottolineato il Consigliere federale Ignazio Cassis – è che le buone relazioni tra la Svizzera ed Israele si rafforzino nei prossimi anni. Il legame tra i due Paesi ha a che vedere con la storia, il primo congresso sionista si è svolto proprio a Basilea e altri quattordici sono seguiti in altre città della Svizzera».

Ignazio Cassis ha poi ricordato la nascita dei legami istituzionali tra i due Paesi e l’importanza degli scambi commerciali, sottolineando il potenziale di collaborazione in ambito scientifico e quanto la scienza possa essere un fondamento di pace. In rappresentanza del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha ricordato l’importanza di associazioni come l’ASI per i progetti di integrazione culturale sostenuti dal Cantone. «La Svizzera è un’unione tra popoli di lingua, religione e culture diverse che ha voluto affermare il principio dell’uguaglianza pur mantenendo le proprie peculiarità. Come Cantone stiamo lavorando su queste ricchezze mirando a garantire una coesione sociale per evitare forme di ghettizzazione, esclusione ed emarginazione che potrebbero sfociare in forme di radicalizzazione». «Il futuro del Medio Oriente forse passa proprio attraverso la scienza, proprio come la cultura può contribuire al processo di pace», ha aggiunto Marco Borradori, sindaco di Lugano. Il contributo della scienza alla costruzione del processo di pace è stato al centro dell’intervento di Daniel Zajfam, presidente dell’Istituto Weizmann per le Scienze, uno dei centri di ricerca più importanti del mondo. Zajfman ha spiegato come negli anni Israele abbia raggiunto molti successi nel campo delle innovazioni. «La strategia per raggiungere questi risultati è poter contare sui migliori scienziati ma il fattore più importante è dare loro la libertà di pensiero. Il segreto è fidarsi della loro immaginazione. Nel mondo della scienza è fondamentale inoltre creare una società multiculturale, non c’è modo di avere successo se ci si ferma su un’unica visione». Fuori dal Palazzo dei congressi una cinquantina di persone hanno protestato contro Israele; a tenerli lontani dall’entrata della struttura, gli agenti della polizia cantonale.

Perché non l’avete detto nel 2014?

Perché non l’avete detto nel 2014?

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 28 maggio 2018 de La Regione

I giudici di pace sui dubbi del Consiglio della magistratura: perché non dirlo già nel 2014? In attesa della riforma, l’elezione del prossimo anno avverrà con il sistema attuale. Alain Pedrioli sulla perizia commissionata dal Cantone: ‘Sono ottimista’.

Stupore (e un po’ di rabbia) tra i giudici di pace ticinesi per la presa di posizione del Consiglio della magistratura sulla possibile incostituzionalità della loro funzione.

La tempistica non quadra. O quanto meno stupisce presso i giudici di pace. Perché il Consiglio della magistratura (Cdm) avrebbe già potuto esprimere i dubbi sulla costituzionalità della figura “alla ticinese” già nel 2014, all’interno del gruppo di studio ‘Giustizia 2018’. Sono invece emersi solo di recente, quando il messaggio sulla riorganizzazione delle giudicature stava per lasciare il Consiglio di Stato e approdare sui banchi del Gran Consiglio. Risultato: iter politico bloccato in attesa del parere di due professori dell’Università di Neuchâtel (vedi ‘laRegione’ del 15 maggio scorso) sulla questione. Tutto fermo, dunque. Tanto che le prossime elezioni decennali dei 38 giudici di pace e dei 38 supplenti, in programma il 10 febbraio 2019, avverranno con il sistema attuale. Ad annunciarlo è stato sabato a Bellinzona il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi intervenendo all’assemblea annuale dell’Associazione ticinese giudici di pace. Gobbi si è pure detto sorpreso dalle tempistiche scelte dall’organo che veglia sul funzionamento della giustizia per esprimere i propri dubbi. Lo stesso fa Alain Pedrioli, presidente dell’associazione, da noi interpellato: si dice addirittura «arrabbiato» per quella che ritiene essere una presa di posizione intempestiva. «Ho fatto parte anche io del gruppo di lavoro su ‘Giustizia 2018’. Posso capire che il Cdm ritenga che un giudice debba essere un giurista, ma se così è, lo doveva già dire nel 2014». La consegna del rapporto degli esperti neocastellani è prevista per la fine di giugno e sull’esito il presidente dell’Associazione giudici di pace si dice «ottimista». Qualora non venisse ravvisato nessun problema costituzionale riguardo al mantenimento di un giudice laico sul modello ticinese, da luglio il Dipartimento delle istituzioni ha già annunciato di voler istituire un nuovo gruppo di progetto per approfondire i punti aperti sulla riorganizzazione delle giudicature. «Non andrà stravolta, ma deve sicuramente essere resa più efficace» commenta Pedrioli. Niente taglio dei supplenti, come ipotizzato in un primo tempo, ma piuttosto una riduzione nel numero di giudici per favorire la pratica sul campo.

Formazione obbligatoria
Essenziale sarà poi la formazione di base che, dovrà essere resa obbligatoria: «Attualmente constato assenze durante i corsi annuali (di aggiornamento, ndr). È un peccato. Per noi, che non siamo professionisti della giustizia, la formazione è essenziale». Una mancanza di professionismo che Pedrioli indica come un punto di forza: «Credo che i cittadini vedano di buon occhio il giudice di pace. Spesso sembrano percepirlo come la soluzione ai loro battibecchi, alla difficoltà di parlarsi tipica della società d’oggi. Siamo mediatori e, a volte, proprio il fatto di non essere dei ‘tecnici’ della giustizia aiuta a trovare delle soluzioni».

Forte incremento negli incarti
Oltre 11mila incarti: il 2017 è stato un anno da record per i 38 giudici di pace ticinesi e per i loro supplenti chiamati a dirimere vertenze civili con valori venali inferiori ai cinquemila franchi. Rispetto al 2016, l’aumento è stato di 1’767 casi. Sul totale, 10’915 pratiche sono state evase entro l’anno. Un dato che il presidente dell’associazione di riferimento per il settore, Alain Pedrioli, ritiene estremamente positivo. «Nella maggior parte dei casi riusciamo a giungere a una soluzione definitiva in udienza di conciliazione» rileva. Solo l’1% delle decisioni è stato oggetto di un reclamo e solo il 30% di questi è stato accolto in toto o in parte. «È un buon segnale per noi – rileva Pedrioli –, significa che ci impegniamo per trovare una soluzione, e che quando poi decidiamo, lo facciamo con dovizia». Come spiegare però l’incremento di casi trattati? «È un aumento periodico – rileva il presidente dell’Associazione ticinese dei giudici di pace –, già anni fa si erano superati i 10mila casi. Non credo quindi sia sintomo di una tendenza al rialzo, quanto più un andamento ciclico». Positiva, infine, l’introduzione della presenza di avvocati alle sedute voluta a partire dal 2011, con la riforma del codice di procedura civile. «Si temeva potessero mettere in difficoltà dei giudici non professionisti, invece si è visto come spesso siano proprio i legali a favorire una soluzione consigliando con coscienza i propri clienti».