Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la seconda del 2024 e la 70. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La Cancelleria dello Stato ha informato in merito alla recente modifica della legge di applicazione della legge federale sulla parità dei sessi nei rapporti di lavoro di diritto pubblico. È stata in particolare presentata una proposta di norma di applicazione che permetterà ai Comuni di inserire, all’interno dei loro regolamenti, la facoltà (e l’obbligo, per i Comuni con oltre 100 dipendenti) per i Municipi di commissionare analisi sul tema della parità salariale.

Il Dipartimento delle istituzioni ha poi orientato i rappresentanti dei Comuni sul tema delle attività militari fuori servizio e sulla gestione dei poligoni di tiro. È stato confermato che il Cantone è al lavoro – con l’ausilio del Gruppo di lavoro Tiro Ticino – per ripartire al meglio sul territorio oneri e costi, tenendo conto delle differenze regionali e delle esigenze legate alla politica di sicurezza.

Il Dipartimento della sanità e della socialità ha poi ricordato che è in consultazione la proposta di moratoria al rilascio di nuove autorizzazioni per infermieri e organizzazioni di cure e di aiuto a domicilio, che intende rispondere al preoccupante aumento dei costi registrato nel settore. È stato precisato che, dopo la fase di consultazione, il messaggio del Consiglio di Stato dovrebbe essere finalizzato in tempi brevi.

Come concordato nell’ultima riunione della Piattaforma, il Consiglio di Stato ha poi confermato l’avvio di una consultazione fra i Comuni in merito a due questioni che riguardano la gestione dei morosi LAMal: si tratta del nuovo obbligo di rispondere alla convocazione del Comune e, in secondo luogo, dell’eventuale ripristino della lista dei sospesi dalla copertura assicurativa LAMal («blacklist»). È stato ricordato che il termine per la partecipazione al sondaggio scadrà il 30 giugno.

Il Dipartimento delle istituzioni ha poi informato i Comuni – dopo avere già informato le organizzazioni di Protezione Civile – in merito alla modifica delle norme federali che imporrà ai Cantoni di istituire sul proprio territorio dei «Punti di raccolta d’urgenza», da attivare in caso di catastrofe, emergenza o carenza di approvvigionamenti. È stato anticipato che, nel corso dell’autunno, sarà organizzata una serie di incontri con i responsabili comunali della protezione della popolazione, per avviare la preparazione del progetto.

Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha infine fornito alcune informazioni sulle modifiche di regolamento recentemente entrate in vigore, relative al tema della pausa meridiana per docenti di scuola dell’infanzia.

La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 11 settembre 2024.

Il Ticino ospita il Comitato nazionale del progetto “Justitia 4.0”

Il Ticino ospita il Comitato nazionale del progetto “Justitia 4.0”

Comunicato stampa

Continua l’avvicinamento del Canton Ticino alla trasformazione digitale della giustizia. Domani pomeriggio, giovedì 6 giugno, è previsto un incontro informativo organizzato dalla Divisione della giustizia di presentazione del progetto nazionale “Justitia 4.0” alla magistratura ticinese da parte del Capo progetto Jacques Buehler, segretario generale aggiunto del Tribunale federale. Seguirà venerdì la riunione del Comitato di progetto nazionale a Palazzo delle Orsoline, che vede la presenza della Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, quale rappresentante del Canton Ticino e della Conferenza dalle Direttori e direttori cantonali di giustizia e polizia.

L’importante progetto nazionale «Justitia 4.0» è finalizzato alla digitalizzazione della giustizia svizzera e toccherà oltre 30’000 addetti ai lavori: a partire dal 2028-30 gli odierni incarti cartacei verranno sostituiti gradualmente con incarti digitali. Lo scambio e la consultazione degli atti saranno effettuati elettronicamente tramite la piattaforma giudiziaria centrale «Justitia.Swiss» in tutte le fasi dei procedimenti giudiziari civili, penali e amministrativi federali.

Il tema è stato oggetto dei discorsi di apertura dell’anno giudiziario 2024/25 da parte del Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e del neo Presidente del Tribunale di appello Giovan Maria Tattarletti. Martedì sera si è svolta una tavola rotonda sulle sfide e la complessità della digitalizzazione della giustizia organizzata dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI), dall’Università della Svizzera italiana (USI) e dall’Ordine degli avvocati, che ha richiamato un folto pubblico di addetti ai lavori.  

Domani pomeriggio, giovedì 6 giugno 2024, alle ore 13.30 nell’Auditorium di BancaStato a Bellinzona, la Divisione della giustizia ha quindi organizzato un incontro aperto a magistrati di ogni ordine e funzione, funzionari giuridici e amministrativi della giustizia ticinese, come pure dell’Ordine degli avvocati e delle preposte Commissioni parlamentari. All’incontro, che verrà aperto dal Presidente del Consiglio della Magistratura Damiano Stefani, interverrà il capo progetto nazionale Jacques Buehler oltre a Roberto Rossi, CEO di LogObject AG, azienda che detiene l’applicativo informatico Juris/Agiti, in uso presso tutta la Magistratura cantonale. Verrà illustrato lo stato dei lavori del progetto nazionale e mostrato il nuovo applicativo di gestione degli incarti, adeguato alle esigenze della giustizia digitale. Interverrà altresì la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti che esporrà l’implementazione del progetto a livello cantonale e i prossimi passi, tra i quali l’inserimento del Ticino tra i sette cantoni pilota in ambito di gestione digitale degli incarti oltre che all’introduzione dell’intelligenza artificiale nella giustizia, grazie a un progetto innovativo avviato con una ditta ticinese riconosciuta internazionalmente nel campo.  

Venerdì, per la prima volta, il Comitato nazionale del progetto “Justitia 4.0”, organo di livello operativo superiore a cui risponde al Direzione del progetto, si incontrerà a Palazzo delle Orsoline per la consueta riunione ordinaria. Una visita che riconosce l’impegno da sempre assicurato dal Canton Ticino fin dall’avvio del progetto nel 2019. Cantone che, anche con gli investimenti logistici e tecnici necessari, sarà pronto per assicurare l’entrata in vigore della Legge federale concernente le piattaforme per la comunicazione elettronica nella giustizia (LCEG), attualmente in discussione alle Camere federali.   

Giustizia, Gobbi: “Riforma delle nomine”

Giustizia, Gobbi: “Riforma delle nomine”

L’anno giudiziario si è aperto lunedì a Lugano tra sfide e nuovi progetti per un sistema più efficiente – Il focus è sulla digitalizzazione e le risorse umane

L’inaugurazione dell’anno giudiziario lunedì a Lugano ha messo in luce le sfide persistenti del sistema giudiziario ticinese. Giovan Maria Tattarletti, neopresidente del Tribunale d’Appello, ha sottolineato che i nuovi casi sono aumentati nel 2023, sfiorando i 50’000, mentre quelli risolti sono diminuiti e le giacenze sono aumentate. “I problemi sono quelli di sempre: risorse insufficienti e un sistema di nomina che scricchiola”, ha dichiarato ai nostri microfoni.

Secondo Norman Gobbi, responsabile del Dipartimento delle Istituzioni, servono più risorse e un nuovo approccio nella gestione del personale. “La gestione del personale diventa sempre più complessa e ha bisogno di competenze e formazione”, ha detto, annunciando un corso di formazione per il prossimo anno.

Gobbi ha inoltre proposto una riforma del sistema di nomina per i procuratori, suggerendo una direzione eletta dal parlamento che scelga i membri del Ministero pubblico. “Credo che una soluzione potrebbe essere quella di avere una direzione nominata dal parlamento, che poi sceglie gli altri 20 membri”, ha spiegato. Tattarletti ha espresso scetticismo sulla proposta, sostenendo che tutti i magistrati debbano avere la stessa legittimazione.

Il tema verrà discusso in parlamento, ha detto Fiorenzo Dadò, presidente della Commissione giustizia e diritti. “Bisogna puntare su competenza, esperienza e idoneità per evitare polemiche che danneggiano le istituzioni”, ha dichiarato. Per la prima volta, la commissione parlamentare era presente all’inaugurazione: “Ci tenevo a dare un segnale chiaro di vicinanza della politica alla giustizia per risolvere i problemi della giustizia”, ha concluso Dadò.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Giustizia-Gobbi-%E2%80%9CRiforma-delle-nomine%E2%80%9D–2167825.html

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«La Giustizia non cade a pezzi, ma certi problemi vanno risolti»

Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, il presidente uscente del Tribunale d’appello Damiano Bozzini esprime la necessità di scelte coraggiose ed evoca criticità riguardo alla separazione dei poteri – Gian Maria Tattarletti: «Gli effettivi insufficienti mettono a rischio la qualità»

La fiducia nelle istituzioni, gli effettivi insufficienti, il problema delle nomine politiche, la separazione dei poteri. O, per dirla con le parole del neopresidente del Tribunale d’appello, Gian Maria Tattarletti, «le problematiche ( n.d.r. in seno alla Giustizia ticinese) sono varie, complesse, interconnesse. E per affrontarle e risolverle con serietà occorre un approccio sistemico».
Il tradizionale appuntamento con l’inaugurazione dell’anno giudiziario – svoltosi ieri al Palazzo dei congressi di Lugano – è stato nuovamente l’occasione per fare il punto della situazione in un settore che, anche in quest’ultimo periodo, non ha mancato di far parlare di sé. E non sempre per buoni motivi. Tra segnalazioni fra giudici del Tribunale penale cantonale, nomine politiche per il Ministero pubblico (con relative polemiche) e accesi dibattiti in vista del voto popolare del 9 giugno (ossia sull’acquisto dello stabile EFG), gli «spunti» critici non sono infatti mancati nemmeno questa volta. Anche se, va detto, gli oratori hanno essenzialmente tutti voluto respingere la narrazione secondo cui «la Giustizia ticinese cade a pezzi». Come dire: i problemi ci sono, sì, ma il sistema regge bene.

Non solo numeri
Il primo a prendere la parola, il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha voluto in primis mettere l’accento sull’importanza delle persone, dai magistrati fino agli ausiliari amministrativi, che compongono il settore. «Uomini e donne che costituiscono la prima risorsa della Giustizia» e «dalle cui conoscenze, abilità, motivazione, entusiasmo e armonia nelle relazioni, dipende la forza che sanno esprimere nei confronti della cittadinanza allorquando amministrano la Giustizia». E siccome «la Giustizia è un bene prezioso», ha aggiunto, «occorre che le istituzioni politiche mettano nelle condizioni adeguate le autorità giudiziarie affinché possano assolvere i propri compiti in modo efficiente ed efficace». Ma, ha precisato Gobbi ponendosi una domanda, «che cosa significa mettere nelle condizioni adeguate le autorità giudiziarie?». «Per il sottoscritto non significa solo il semplicistico aumento delle risorse umane. Dare le risorse necessarie va compreso non solo in termini di aumento del numero di collaboratori, ma anche nel fornire risorse adeguate a livello formativo, organizzativo, logistico e tecnologico». E quando si parla di persone, ha evidenziato, «occorre selezionarle con cura, formarle adeguatamente, inserirle bene nel contesto lavorativo e quindi farle crescere, motivandole costantemente. Tutte premesse per il buon funzionamento della Giustizia». È in questo senso che Gobbi ha voluto lanciare «un appello all’autorità di nomina », la Commissione Giustizia e diritti del Gran Consiglio che era presente all’appuntamento, poiché «la scelta dei magistrati è fondamentale per il buon funzionamento dell’autorità giudiziaria e quindi per la fiducia che la cittadinanza ripone nella Giustizia». Qualche parola, poi, Gobbi l’ha spesa anche in vista del voto del 9 giugno sull’acquisto dello stabile EFG, rimarcando che «mettere nelle condizioni adeguate le autorità giudiziarie significa anche dotarle di stabili adeguati».

Una polemica smorzata
Il bilancio del presidente uscente del Tribunale d’appello, Damiano Bozzini, è invece partito da una premessa fondamentale. Citando il rendiconto 2023, Bozzini ha infatti ricordato «la buona situazione generale del Tribunale», pur riconoscendo che sussistono «puntuali aspetti che richiedono attenzione». Ma, ha sottolineato, malgrado ciò «posso tranquillizzarvi: la Giustizia ticinese non cade a pezzi».
Fatta questa premessa, il dicorso di Bozzini ha poi preso una direzione ben diversa. E il presidente uscente non ha mancato di tornare su quegli «aspetti che meritano attenzione ». Uno dei quali, ha precisato, è «scottante» e «mi sta particolarmente a cuore»: «L’esigenza di difendere l’indipendenza della Magistratura e di concretizzare il dettame costituzionale che impone la separazione dei poteri dello Stato». E ciò, ha spiegato senza entrare nei dettagli, «con particolare riferimento ai rapporti tra Magistratura e amministrazione cantonale», poiché «credo profondamente nella collaborazione, possibile solo se vi è il rispetto reciproco dei rispettivi ruoli istituzionali». Anche perché, ha aggiunto, «la mia esperienza di questi due anni (n.d.r. alla presidenza del Tribunale) ha rafforzato il convincimento che il tema necessiti urgentemente una discussione approfondita e conseguenti scelte da parte di Governo e Legislativo ».
Insomma, in questi ultimi anni qualcosa non ha funzionato, perlomeno nei rapporti tra la Magistratura e una parte della politica. Ma, come vedremo, su questo fronte, almeno per il momento Bozzini ha voluto evitare «inutili polemiche». Il presidente uscente ha quindi poi voluto rilevare «con piacere» la presenza della Commissione Giustizia e diritti, «che so essere particolarmente attenta ai bisogni della Giustizia e cosciente del difficile momento, che esige decisioni coraggiose e lungimiranti». Anche qui, nell’esigenza di «decisioni coraggiose» espressa dal presidente uscente, traspare in qualche modo la necessità di fare qualcosa. In questo senso Bozzini ha auspicato, «nel rispetto dei rispettivi ruoli», «un dialogo costante, frequente e aperto tra Commissione da un lato e Consiglio della Magistratura e autorità giudiziarie dall’altro, affinché determinate questioni possano essere individuate, affrontate e risolte per tempo».
Fatte queste considerazioni, che come detto hanno lasciato trasparire tutta la tensione presente nel settore in questi mesi, Bozzini ha però voluto tirare il freno a mano, evitando polemiche, perlomeno in questo momento. «Oggi avrei parecchio altro da dire, cogliendo l’opportunità della vostra presenza e dei media, che probabilmente alle mie parole potrebbero conferire qualche eco». Ma, ha aggiunto, «dopo attenta riflessione, ho però raggiunto la convinzione che la circostanza dell’apertura dell’anno giudiziario non si presti a sviluppare adeguatamente temi di questa portata. A maggior ragione in un momento molto delicato per varie circostanze contingenti». Insomma, «sono questioni che vanno affrontate con il necessario spirito critico, con libertà di parola e franchezza, con serenità d’animo e sobrietà di toni». E se da una parte «è mia responsabilità istituzionale parlare in modo franco», dall’altra «è altresì mio dovere evitare inutili e dannose polemiche ». Ad ogni modo, guardando al futuro, il presidente uscente si è ripromesso «di esporre i fatti e le mie considerazioni e relative proposte nelle sedi istituzionali preposte e nei modi opportuni, nella convinzione che la discussione sul tema sia urgente e necessaria».

Rivedere le priorità
L’ultimo intervento è spettato al presidente entrante del Tribunale d’appello, Gian Maria Tattarletti. E anch’esso, in entrata, ha voluto rispedire al mittente le critiche secondo cui «la Giustizia cade a pezzi». In questi ultimi mesi, ha affermato, «complice l’avvicinarsi delle votazioni, si sono lette e sentite locuzioni relative alla Giustizia ticinese; chi la ritiene in crisi o persino in pieno caos. Ma qual è lo stato di salute reale? Stiamo ai fatti, a ciò che emerge dal rapporto del Consiglio della Magistratura, nel quale si può leggere che “la Magistratura cantonale, nonostante il contesto disagevole, ha saputo operare in maniera adeguata alle aspettative” », garantendo una buona qualità. Di questo risultato, ha affermato, «devono essere fieri tutti coloro che, a tutti i livelli, operano nel settore ». Certo, ha aggiunto, «dire questo non significa crogiolarsi nell’autoconvincimento che tutto vada bene e tutto sia perfetto», anche perché «c’è un margine di miglioramento che va sfruttato». E «le problematiche e le difficoltà esistenti, che sono più o meno sempre le stesse», non vanno sottaciute. In questo senso il presidente entrante ha in particolare messo l’accento, nuovamente, sul numero degli effettivi, giudicato «insufficiente ». Per Tattarletti occorre «essere consapevoli che l’inadeguatezza degli effettivi, oltre a non essere salutare, rischia di porre anche un problema di qualità».

Tornando invece «sull’annoso tema delle nomine dei magistrati », il presidente ha affermato che «lo spettacolo a cui abbiamo assistito due mesi fa in occasione della sostituzione di due procuratori pubblici ci dice che non abbiamo fatto progressi». Anzi. Il messaggio lanciato in quell’occasione «è stato particolarmente negativo per la credibilità dell’autorità giudiziaria». Perciò, ha evidenziato, «occorre quantomeno rivedere le priorità del sistema », per evitare che nel contesto delle singole elezioni possano «prevalere criteri di mera spartizione politica rispetto a criteri di competenza ed esperienza. Spetta a chi è chiamato a decidere – ha chiosato – assumere fino in fondo la responsabilità di operare una scelta che sia basata in primis su questi ultimi criteri e che, anche formalmente, non presti il fianco a dubbi».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 giugno 2024 del Corriere del Ticino

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Apre l’anno giudiziario, si torna a parlare di risorse per la magistratura

Si è aperto oggi l’anno giudiziario 2024-2025. Il neopresidente del Tribunale d’appello chiede risorse adeguate per la giustizia ticinese.

“Il giudizio non è mio, ma del Consiglio della magistratura: la giustizia ticinese funziona, nonostante i disagi dal punto di vista logistico e delle risorse umane”. Per il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la giustizia ticinese sta tutto sommato bene. I margini di miglioramento certo non mancano. Sul piano “logistico”, il riferimento va evidentemente al voto del 9 giugno sul nuovo palazzo di giustizia, ma anche alla trasformazione digitale. Sul piano delle risorse umane, il riferimento va anche alla questione della nomina dei magistrati, tornata prepotentemente d’attualità negli scorsi mesi.

Mezzi adeguati
Il tema delle risorse è stato sottolineato anche nel discorso del nuovo presidente del Tribunale d’appelloGiovan Maria Tattarletti, entrato oggi in carica, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2024-2025. Ai nostri microfoni, Tattarletti ha voluto sottolineare l’importanza per la giustizia di disporre di mezzi adeguati. “È giusto fare un discorso di efficienza”, premette il nuovo numero uno del Tribunale d’appello, che però precisa: “Scorporarlo da una riflessione sull’adeguatezza della risorse diventa un po’ fine a sé stesso”.

Separazione dei poteri e funzionalità
Più risorse, più efficienza, ma anche più indipendenza. “È un tema che mi sta particolarmente a cuore”, commenta Damiano Bozzini, presidente uscente del Tribunale d’appello, che auspica “l’apertura di un dibattito franco sull’esigenza di garantire la separazione dei poteri”. Difficile non cogliere un riferimento alla questione della nomina dei magistrati. “Una volta i procuratori pubblici erano sei, oggi sono oltre 20”, osserva Norman Gobbi. “Il sistema di nomina è però rimasto lo stesso. Vale la pena rivedere questo approccio”. Il direttore delle Istituzioni suggerisce di prendere esempio dal Ministero pubblico della Confederazione, “dove il Parlamento nomina unicamente la direzione, che ha il compito di scegliere i procuratori. Così si garantiscono democraticità e funzionalità. Credo che questo sia un elemento su cui il Parlamento deve riflettere”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/apre-lanno-giudiziario-si-torna-a-parlare-di-risorse-per-la-magistratura-395795

 

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi visita alcuni Comuni del Locarnese  

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi visita alcuni Comuni del Locarnese  

Comunicato stampa

Riprenderanno in questi giorni nel Locarnese le visite del Consigliere di Stato Norman Gobbi nei Comuni ticinesi. Il ciclo, iniziato nel 2018 a Stabio, proseguirà nelle prossime settimane e si concluderà alla fine del mese di giugno continuando così una campagna di incontro e scambio di informazioni per discutere di temi puntuali che interessano gli enti locali. Con gli undici Municipi che si visiteranno sarà approfondito il dossier delle aggregazioni.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa incontrerà nelle prossime settimane i municipi di Gordola, Losone, Brione Sopra Minusio, Orselina, Muralto, Verzasca, Tenero-Contra, Minusio, Cugnasco-Gerra, Locarno, Lavertezzo.  
È noto che il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) definisce una serie di scenari aggregativi per l’intero Cantone. Si tratta di uno strumento orientativo voluto dal Parlamento e messo a disposizione dei Comuni, che contempla la possibilità di evolvere e adattarsi alle esigenze comunali e ai cambiamenti della società nella quale viviamo.  
Proprio in quest’ottica, il PCA prevede che possano essere avviati progetti aggregativi promossi dalle autorità locali anche se divergono dalle visioni contenute nel documento strategico. In quest’ottica negli ultimi anni il Dipartimento delle istituzioni ha appoggiato e sostenuto le iniziative di aggregazione volute direttamente dalle realtà comunali. L’ultima in ordine di tempo è quella formalizzata dal Consiglio di Stato il 18 gennaio scorso e che coinvolge i Comuni di Lavertezzo e Locarno.  
Il nuovo scenario che inizia a delinearsi pone le basi per aprire una discussione sul futuro dell’intero comprensorio. In questo senso sono quindi stati organizzati alcuni momenti di incontro per conoscere le aspettative degli undici Comuni rispetto a un loro coinvolgimento in un’eventuale ipotesi di aggregazione.   

(Immagine: www.cugnasco-gerra.ch)

‘La sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva’

‘La sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva’

Scuola di polizia, in 59 hanno ottenuto il diploma

“La sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva di un Paese”. A sostenerlo è il presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta, partecipando sabato 11 maggio alla Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte dei diplomati e delle diplomate alla Scuola di polizia del V circondario d’esame (Scp 2022), che ha avuto luogo al Palazzo dei Congressi di Lugano.
Nel suo discorso, Vitta ha sottolineato “il ruolo di responsabilità degli agenti di polizia quali punto di contatto fra lo Stato e la cittadinanza. Un rapporto che le neo e i neo agenti avranno il compito di mantenere e consolidare”. Nel comunicato diffuso alla stampa, si continua a leggere che il presidente del governo ha proseguito evidenziando come “la sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva di un Paese”, dicevamo. “Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, alle aziende internazionali insediate sul nostro territorio. Lo è per chi viene a trascorrere le vacanze nella nostra regione e scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali. Ecco quindi che la sicurezza contribuisce a migliorare ulteriormente il benessere di tutta la collettività”.

Gobbi: ‘La sfida di essere un punto di riferimento stabile e sicuro’
Nel suo intervento, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, “dopo aver ringraziato gli ospiti presenti ed espresso il proprio compiacimento in particolare per la presenza e l’intervento del presidente del Consiglio di Stato, che ha subito accettato l’invito di onorare la cerimonia, ha sottolineato la necessità di evolversi nella funzione di agenti di polizia, in modo da tenere il passo rispetto alla complessità e alla fragilità della nostra comunità”. In particolare Gobbi ha rimarcato che “la gente ha sempre più perso la capacità di essere resiliente in momenti difficili. Qui sta la sfida per i Corpi di polizia: essere in questi momenti un punto di riferimento stabile e sicuro, in grado di rispondere anche a necessità primordiali e ormai date per scontate, come la sicurezza pubblica a 360 gradi. Le donne e gli uomini al servizio delle forze dell’ordine e delle istituzioni devono in ogni istante essere pronti a minacce e crisi anche inimmaginabili fino a qualche anno fa”.

Cocchi: ‘Un ruolo fondamentale’
Rivolgendosi a sua volta alle e ai neo agenti, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi “si è dapprima congratulato con loro per l’importante traguardo raggiunto a livello di formazione”, evidenziando pure che “il vostro duro lavoro e la vostra dedizione vi hanno preparato a servire come parte integrante del nostro sistema giudiziario e della società. In qualità di membri delle forze di polizia, ricoprite un ruolo fondamentale nel mantenere la sicurezza e il benessere dei nostri cittadini. Vi esorto a essere orgogliosi della vostra posizione, pur essendo consapevoli della responsabilità e del dovere che ne derivano”.
Dopo un percorso formativo sviluppatosi sull’arco di due anni, 59 neodiplomati e neodiplomate (41 della Polizia cantonale, due della Polizia cantonale Grigioni, uno della Polizia Città Bellinzona, tre della Polizia Città Lugano, due della Polizia Città Mendrisio, uno della Polizia Città Locarno, due della Polizia comunale Ceresio Sud, tre della Polizia comunale Chiasso, uno della Polizia comunale Losone e tre della Polizia militare) sono ora “pronti/e ad affrontare una nuova realtà professionale in qualità di agenti formati/e presso i propri Corpi di appartenenza”.
Alla cerimonia, oltre a Vitta, Gobbi e Cocchi, hanno partecipato il capo della Sezione formazione, capitano Christophe Cerinotti, e il direttore del Centro formazione di polizia (Cfp) Andrea Pronzini. Pure presenti, i rappresentanti delle Autorità politiche e giudiziarie come pure i comandanti, o loro delegati, dei Corpi di polizia con agenti neodiplomati/e.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 13 maggio 2024 de La Regione

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Polizia: “un corpo unico? È una delle opzioni. E sui tagli …”

59 nuovi agenti della Scuola di Polizia del V circondario hanno giurato fedeltà alla costituzione e alle leggi. È stata l’occasione di parlare del futuro.

La Polizia, come tutti i settori, dovrà trovare il modo di ottimizzare le sue risorse, tenendo presente l’importante compito di garantire la sicurezza cantonale. Non è escluso un corpo unico, con guida centralizzata e presenza decentralizzata, ma se ne deve ancora discutere. Nel frattempo, sebbene l’interesse per la professione di agente pare essere in calo generale, il Ticino ha ancora abbastanza candidati per formare le classi delle annuali scuole, con un trend costante tra le donne. Oggi, con una certa emozione, 59 nuovi poliziotti, appena diplomati alla Scuola di Polizia del V circondario, hanno giurato fedeltà alla costituzione e alle leggi.

“Quest’anno un numero eccezionale di allievi”
“Bisogna crederci profondamente, chi non è convinto molla dopo pochi anni”, ha spiegato il capo sezione formazione Cristoph Cerinotti a Ticinonews. “Quest’anno sono quasi sessanta gli agenti formati, un numero più alto del solito in quanto abbiamo avuto bisogno di reperire più poliziotti rispetto al consueto, anche per la necessità di recuperare personale dopo gli aumenti degli effettivi in alcuni corpi”. Non è preoccupato di un trend di interesse definito in decrescita, soprattutto perché il Ticino ha abbastanza agenti anche per garantire la prossima scuola, quella del 2024-25. Le donne sono circa il 25%, un numero che rimane costante da anni. “In molte mostrano interesse durante le serate informative ma poi il loro numero resta fermo”, aggiunge Cerinotti.

Cerinotti: “Non ci servono Rambo o esaltati. Chiunque può diventare agente”
Secondo il capo formazione, non c’è un profilo ideale per chi vuole frequentare la scuola, della durata di due anni, con sbocchi nella Polizia cantonale, comunale, ferroviaria e militare, con due anni che mischiano formazione pratica e teorica e lavoro nei reparti. “Sicuramente non ci servono i Rambo o gli esaltati. Gli aspiranti agenti seguono anche diverse lezioni psicologiche, per imparare a confrontarsi con diverse situazioni che poi dovranno affrontare. Chi vuole iscriversi deve essere duro con sè stesso, deve crederci, deve volerlo: tutto possono farcela”. 

Vitta: “Anche la Polizia sta guardando dove può risparmiare”
Alla cerimonia, con una coreografia provata e riprovata, erano presenti anche diverse autorità. Christian Vitta ha sottolineato quanto la Polizia garantisca la sicurezza sul territorio e come servano delle forze nuove per sostituire chi va in pensione o sceglie altre strade, esigenza soddisfatta dalla classe di quest’anno. E in merito a possibili risparmi imposti dal preventivo dello scorso anno, sostiene che “si tratta di uno sforzo per contenere la crescita della spesa che interessa ogni settore, ciascuno deve vedere dove poter migliorare. Dunque anche la Polizia sta guardando dove ci sono i margini per risparmiare, senza dover smettere di garantire i servizi”.

Gobbi: “Polizia unica? Bisogna discutere con i Comuni”
Gli fa eco Norman Gobbi: “La sicurezza pubblica è uno dei compiti primordiali di uno stato. In questa ottica bisogna discutere di come meglio gestire le risorse sul territorio, è anche una necessità finanziaria. Polizia unica? Potranno esserci più scenari. Come visto durante il Covid, una condotta centrale con presenza decentralizzata può essere una risposta, che va discussa coi comuni, anche per capire chi potrebbe assumersi quale compito”.

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola di polizia 2022

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola di polizia 2022

Comunicato stampa

Sabato 11 maggio, al Palazzo dei Congressi di Lugano si è tenuta la Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte dei diplomati e delle diplomate alla Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2022). Durante il tradizionale evento, inaugurato dal Capo Sezione formazione capitano Christophe Cerinotti, hanno preso la parola il Presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta, il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini. Pure presenti, i rappresentanti delle Autorità politiche e giudiziarie come pure i Comandanti, o loro delegati, dei Corpi di polizia con agenti neodiplomati/e.

Il Presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta nel suo discorso ha sottolineato il ruolo di responsabilità degli agenti di polizia quali punto di contatto fra lo Stato e la cittadinanza. Un rapporto che le neo e i neo agenti avranno il compito di mantenere e consolidare. Il Presidente del Governo ha proseguito evidenziando “che la sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva di un Paese. Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, alle aziende internazionali insediate sul nostro territorio. Lo è per chi viene a trascorrere le vacanze nella nostra regione e scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali. Ecco quindi che la sicurezza contribuisce a migliorare ulteriormente il benessere di tutta la collettività.

Nel suo intervento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, dopo aver ringraziato gli ospiti presenti ed espresso il proprio compiacimento in particolare per la presenza e l’intervento del presidente del Consiglio di Stato, che ha subito accettato l’invito di onorare la cerimonia, ha sottolineato la necessità di evolversi nella funzione di agenti di polizia, in modo da tenere il passo rispetto alla complessità e alla fragilità della nostra comunità. In particolare il Consigliere di Stato Gobbi ha rimarcato che “sempre più la gente ha perso la capacità di essere resiliente in momenti difficili. Qui sta la sfida per i Corpi di polizia: essere in questi momenti un punto di riferimento stabile e sicuro, in grado di rispondere anche a necessità primordiali e ormai date per scontate, come la sicurezza pubblica a 360 gradi. Le donne e gli uomini al servizio delle forze dell’ordine e delle istituzioni devono in ogni istante essere pronti a minacce e crisi anche inimmaginabili fino a qualche anno fa”.

Rivolgendosi a sua volta alle e ai neo agenti, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi si è dapprima congratulato con loro per l’importante traguardo raggiunto a livello di formazione, evidenziando pure che “il vostro duro lavoro e la vostra dedizione vi hanno preparato a servire come parte integrante del nostro sistema giudiziario e della società. In qualità di membri delle forze di polizia, ricoprite un ruolo fondamentale nel mantenere la sicurezza e il benessere dei nostri cittadini. Vi esorto a essere orgogliosi della vostra posizione, pur essendo consapevoli della responsabilità e del dovere che ne derivano.

Dopo un percorso formativo sviluppatosi sull’arco di due anni, 59 neodiplomati e neodiplomate (41 della Polizia cantonale, 2 della Polizia cantonale Grigioni, 1 della Polizia città Bellinzona, 3 della Polizia città Lugano, 2 della Polizia città Mendrisio, 1 della Polizia città Locarno, 2 della Polizia comunale Ceresio Sud, 3 della Polizia comunale Chiasso, 1 della Polizia comunale Losone e 3 della Polizia militare) sono ora pronti/e ad affrontare una nuova realtà professionale in qualità di agenti formati/e presso i propri Corpi di appartenenza.

Porte aperte a Camorino, tra auto rotanti e aste record

Porte aperte a Camorino, tra auto rotanti e aste record

Giornata speciale, sabato, alla Sezione della circolazione – La targa TI 89 battuta a 42’000 franchi

Dal come e perché viene effettuato un collaudo fino all’attesa asta delle targhe. E poi un auto rotante (anche per spiegare l’importanza e il funzionamento delle cinture di sicurezza in caso di incidente) e i simulatori di guida. Porte aperte oggi (sabato) a Camorino, per conoscere la Sezione della circolazione e informarsi sulla sicurezza stradale.

E per quanto riguarda l’asta, se ben 11’000 franchi sono stati spesi per la targa TI 500000, c’è chi ha versato 40’000 franchi per la TI 111 e la TI 48, con un record (42’000) per la Ti 89. Alla fine, a conti fatti, la Sezione della circolazione; ha raccolto con l’asta circa 167’000 franchi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Porte-aperte-a-Camorino-tra-auto-rotanti-e-aste-record–2140036.html

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40mila franchi per la TI 48: «Un omaggio a mio marito che non c’è più»
È la cifra più alta sborsata nel corso dell’asta organizzata dalla Sezione della circolazione durante la Giornata di porte aperte

L’asta delle targhe è stata uno dei momenti clou della giornata di porte aperte, organizzata sabato 4 maggio dalle 10 alle 15 presso la Sezione della circolazione a Camorino.
Si tratta di un appuntamento, spiegano i promotori, all’insegna della prevenzione e della promozione della sicurezza stradale. La giornata è ricca di attività e di intrattenimento per grandi e piccoli, appassionati di veicoli e semplici curiosi.
Una storia emozionante – Come sempre, la messa all’incanto di alcune targhe particolari attira su di sé un grande interesse, da parte dei media così come della popolazione. Quella più bassa proposta era la TI 48, che è stata assegnata alla ragguardevole cifra di 40mila franchi. Ad aggiudicarsela è stata una signora, che ci ha voluto raccontare le ragioni che l’hanno spinta a sborsare una tale cifra.
«È un ricordo di mio marito, che non c’è più. Quando ho visto sul giornale che sarebbe stata messa all’asta la targa numero 48 mi è subito venuto in mente il giorno in cui mi ha chiesto di sposarlo. Era il 4 di agosto, quindi 4 e 8». Era il 2001, e la coppia è convolata a nozze l’anno successivo. La nostra interlocutrice tiene a sottolineare che non è stata spinta dall’ostentazione di una targa curiosa. «Mi sono detta: “Perché no, provaci”. Sarebbe stato un modo per rendere un piccolo omaggio a mio marito». Nessuno l’ha sopravanzata, così il suo sogno è diventato realtà.
Le altre aste – Una piccola ed emozionante storia che è andata ad arricchire una giornata che ha visto fioccare offerte piuttosto importanti. La targa TI 300 è stata battuta per 20mila franchi e la TI 1611 a 4200 franchi. Anche diverse targhe motociclistiche hanno fruttato somme discrete: la TI 1954, TI 1974 e TI 1994 sono state aggiudicate per 1000 franchi ciascuna, mentre quella che ricorda l’anno corrente, la TI 2024, è andata via per 750 franchi.
Poche le targhe che non sono state aggiudicate. Non ha trovato un acquirente la TI 78487, peculiare per il suo essere palindromica (si può leggerla nello stesso modo da sinistra verso destra e viceversa) e, per le moto, la TI 9988.
Attesa per la TI 500000 – Ma non è finita qui: nel pomeriggio è in programma l’asta di quella che è probabilmente la cifra più particolare tra quelle proposte in questa occasione la TI 500000.
 
 
 
 
Carceri al limite della capacità, Laffranchini: “personale sollecitato oltremisura”

Carceri al limite della capacità, Laffranchini: “personale sollecitato oltremisura”

I dati pubblicati dall’Ufficio di Statistica mostrano un aumento delle persone incarcerate in Svizzera rispetto al 2023, con un’occupazione che – a livello svizzero – sfiora il 95%. Cifre preoccupanti, per cui si si sta muovendo su più fronti – anche in Ticino. Laffranchini: “Ci stiamo adoperando per aumentare parzialmente i posti presso il carcere penale mediante la posa di quattro container”.

A fine gennaio 2024 erano 6’881 le persone detenute in Svizzera. Un dato in aumento del 7% rispetto a un anno fa, in linea con i numeri del 2019 e 2020 ma con un tasso di occupazione del 94,9%, mai così alto dal 2014. Per capire se lo scenario – dipinto dall’Ufficio federale di statistica – sia preoccupante, ne abbiamo parlato con il Direttore delle Strutture carcerarie ticinesi Stefano Laffranchini. “Certamente ci preoccupa e non ha mancato di preoccuparci soprattutto nell’ultimo anno, dove abbiamo vissuto una situazione al limite delle capacità delle strutture carcerarie non solo per qualche mese, ma praticamente per 12  mesi consecutivi”, ha spiegato a Ticinonews. “Questa situazione, oltre a preoccuparci, ha anche sollecitato oltremisura il personale, la cui missione è quella di dedicare energia e sforzi in favore del percorso di risocializzazione delle persone detenute”.

Occupazione che ha toccato il 102.4%
Nel cosiddetto concordato latino, che include il Canton Ticino, l’occupazione era già alta, e ha superato anche il 100%, assestandosi al 102,4%. “Fino a un mese fa”, ha continuato i direttore, “eravamo sopra il 100% e per far fronte a questa situazione abbiamo dovuto pensare a delle soluzioni per riuscire a collocare in modo dignitoso le persone che ci venivano affidate. Bisogna dire che grazie a uno sforzo congiunto con la Polizia cantonale siamo sempre riusciti a trovare una sistemazione. Da un mese a questa parte, fortunatamente, si sta assistendo a un lieve calo dei detenuti e questo ci fa ben sperare per il futuro, anche in ottica della ristrutturazione di parte del carcere penale da dedicare alla carcerazione femminile”.

L’arrivo dei container
Oggi ci sono 70 detenuti alla Farera, che ne può ospitare 88 e che qualche mese fa ne aveva addirittura 93. Presso La Stampa sono invece 146 su 151. Insomma, il limite resta vicino, e per questo arriveranno a breve nuovi spazi. “Nell’ultimo mese, come detto, va meglio, ed è proprio in questi momenti che ci si deve dedicare alla ricercare di nuove misure a medio-lungo termine. In questo senso ci stiamo adoperando per aumentare parzialmente i posti presso il carcere penale mediante la posa di quattro container che ci permettono di estendere la capienza. Naturalmente sono container certificati che non faranno mancare nulla in termine di sicurezza e comfort alle persone detenute”. Un progetto definito prioritario, con le quattro celle che il direttore auspica possano ospitare i primi detenuti a inizio 2025. Un’idea valutata anche da altri Cantoni e che – insieme alla nuova sezione femminile, ai nuovi agenti, e a nuove celle presso l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale per chi manifesta problemi psichici – potranno traghettare la vetusta Stampa nei suoi compiti, almeno finché non potrà cedere il testimone a una nuova struttura.

https://www.ticinonews.ch/ticino/carceri-al-limite-della-capacita-laffranchini-personale-sollecitato-oltremisura-394056

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Strutture carcerarie, cala la pressione

I DATI / Nell’ultimo mese il numero di detenuti in Ticino è sceso – Cifre in controtendenza nel resto del Paese

Buone notizie dalle strutture carcerarie ticinesi. Dopo un anno da tutto esaurito, nell’ultimo mese il tasso di occupazione è sceso. «Non sappiamo quanto durerà», premette il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini, «ma perlomeno possiamo tirare un po’ il fiato dopo un periodo molto intenso». Attualmente, infatti, nel carcere giudiziario della Farera i posti occupati sono 70 su 88, mentre in quello penale della Stampa risultano piene 146 celle su 151. Nella sezione aperta dello Stampino, invece, i detenuti sono 32 su 45 posti. Numeri, questi, che non si vedevano da parecchi mesi. «La situazione di sovraffollamento si è protratta a lungo», dice Laffranchini. E questo, spiega, a causa di serie di fattori: «Le inchieste per droga hanno portato a un numero crescente di incarcerazioni, insieme a una grossa inchiesta per truffa che ha fatto finire in manette 15-20 persone contemporaneamente. A ciò si sono aggiunti poi tutti i problemi che derivano dalla migrazione e che hanno portato a un incremento del numero di detenuti ». Ora, dicevamo, sembra andare meglio, anche grazie alle misure messe in campo. Correttivi che hanno permesso di alleggerire il carico di lavoro degli agenti di custodia. «In primis – ricorda Laffranchini – è stata affidato a una società esterna il controllo degli accessi al Palazzo di Giustizia a Lugano, in modo da poter recuperare più personale da destinare alle carceri. In seconda battuta, si è deciso di esternalizzare anche la ronda esterna al carcere, permettendoci di recuperare tre unità».

In arrivo quattro container
Per guadagnare spazio, inoltre, presto arriveranno in Ticino quattro container che ospiteranno altrettanti detenuti. «Verranno posati alla Stampa e saranno in grado di garantire tutti gli standard di sicurezza e di comfort. A corto termine serviranno come valvola di sfogo in caso di sovraffollamento, ma soprattutto saranno utili in vista della creazione della sezione femminile, per realizzare la quale dovremo liberare un intero piano della Stampa». Idealmente, i lavori dovrebbero iniziare a settembre. «Ma per riuscire a partire dobbiamo anche sperare che i numeri dei detenuti continuino a scendere». Oltre allo spazio, tuttavia, servirà anche più personale. «Al concorso per reclutare nuovi agenti di custodia si sono presentati in cento, dopo una prima scrematura possiamo contare su 65 profili. Confidiamo di poter arrivare alle 15 unità che ci servono».

La situazione in Svizzera
Detto del Ticino, allargando invece lo sguardo al resto della Svizzera la situazione non appare migliore. Stando ai dati dell’Ufficio federale di statistica, il 31 gennaio si contavano 6.881 persone detenute, pari al 7% in più rispetto all’anno precedente. Il tasso di occupazione degli istituti penitenziari era del 94,9% e rappresenta il livello più alto dal 2014. Rispetto al 2023, osserva ancora l’UST, l’aumento del tasso di occupazione è stato maggiore nei due Concordati di lingua tedesca rispetto al Concordato latino. 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 30 aprile 2024 del Corriere del Ticino

Nuova linfa per le strutture carcerarie del Cantone

Nuova linfa per le strutture carcerarie del Cantone

Nove nuovi agenti di custodia – Gobbi: “Esteso l’uso del “braccialetto”

La sorveglianza elettronica può essere considerata una forma di esecuzione della pena, se la parte da eseguire di una pena detentiva con la condizionale parziale (ossia quella da scontare effettivamente) non supera i 12 mesi. Sino a oggi la sorveglianza elettronica era ammessa solo se la pena detentiva complessiva non superava un anno. “Si tratta di un’estensione della possibilità di far eseguire una pena attraverso l’uso del cosiddetto “braccialetto elettronico”. In questo senso – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbiil Tribunale federale ha voluto allineare la prassi sulla sorveglianza elettronica a quella relativa alla semiprigionia. Perché è importante questa decisione della nostra massima Corte che va a modificare la giurisprudenza in materia? Perché le nostre autorità preposte all’esecuzione delle pene potranno intervenire con una misura supplementare, per le pene brevi da scontare, senza ricorrere al carcere. In un momento in cui il tema del sovraffollamento dei penitenziari tocca tutti i Cantoni della Svizzera tale facoltà permetterà in futuro almeno un minimo alleggerimento. Occorre comunque tener conto che per poter concedere l’applicazione di una misura come l’electronic monitoring o la semiprigionia ci sono diversi requisiti che l’autorità deve verificare, tra cui l’assenza del rischio di fuga o di recidiva”, sottolinea il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Il tema del sovraffollamento delle Strutture carcerarie cantonali (SCC) ha occupato e preoccupato il Dipartimento delle istituzioni e per esso la Divisione della giustizia e la Direzione della SCC negli ultimi mesi. “Abbiamo potuto introdurre alcune puntuali misure anche nell’ottica di sgravare leggermente il grosso carico di lavoro richiesto alle collaboratrici e ai collaboratori del penitenziario. Nel frattempo, sabato scorso, si è svolta a Manno la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla costituzione e alle leggi di tre nuove agenti di custodia donne e sei nuovi agenti di custodia. Potranno portare nuova linfa all’interno dell’organizzazione. E saluto con molto piacere il loro inizio lavorativo. In quell’occasione ho potuto constatare sia dalle e dai nuovi agenti, sia dai loro colleghi già attivi e presenti a Manno uno spirito positivo e un forte senso di unità e solidarietà sul lavoro. E questo, come detto, nonostante i ritmi siano particolarmente intensi. Questo atteggiamento collaborativo è premessa indispensabile per un lavoro improntato alla sorveglianza, ma pure al reinserimento delle detenute e dei detenuti”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 28 aprile 2024 de Il Mattino della domenica

Poche risorse, l’allarme della magistratura ticinese

Poche risorse, l’allarme della magistratura ticinese

Manca personale e le infrastrutture sono inadeguate, mentre le cause e gli incarti aumentano. La magistratura ticinese è efficiente, ma non mancano campanelli d’allarme nel rendiconto annuale 2023 del Consiglio della magistratura.

Carenze di personale, problematiche logistiche e una grande mole di cause: sono questi in estrema sintesi i principali problemi che affliggono la giustizia ticinese. È quanto emerge dal rendiconto annuale per il 2023 realizzato dal Consiglio della magistratura, presieduto da Damiano Stefani che Ticinonews ha incontrato: “Quello che preoccupa a livello generalizzato è il fatto che ci si trova a lavorare con degli organici di personale sempre al limite e in certi casi insufficienti. Oramai è inevitabile nella situazione economica del Cantone e difficile anche reclamare oltre al minimo indispensabile”.

“La giustizia lavora bene”
Il giudice ha comunque sottolineato nel rendiconto i punti positivi, ribadendo come i 121 magistrati ordinari insieme a cancellieri, segretari e giuristi, abbiano operato con efficacia, concludendo quasi 48’000 incarti, un numero definito considerevole. “Dalle analisi che abbiamo fatto emerge che la giustizia lavora bene e non ci sono particolari critiche per la contingenza con la quale ci troviamo ad operare”, afferma Stefani.

In difficoltà la pretura penale e la CARP
Per il futuro c’è però qualche preoccupazione, perché i problemi si riverberano su più livelli, oltre a quelli già noti del Ministero pubblico, la Pretura penale si trova in una situazione critica e anche l’equilibrio della Corte penale dei reclami viene definito “precario”. “Ci sono due strutture che hanno assolutamente bisogno di essere supportate con del personale, e sono la Pretura penale e la Corte d’appello penale (CARP) – conferma Stefani -. Perché sono stati rafforzati tutti i gradi inferiori e gli incarti rischiano di intasarsi a quei livelli. Si tratta di due strutture che sono ancora nella stessa formazione iniziale quando gli incarti che arrivavano erano quasi la metà di quelli attuali”.

Gli incarti e la logistica
L’organico insufficiente è uno dei problemi principale, ma anche la nomina dei procuratori pubblici che con le regole di ripartizione dei posti in base all’appartenenza partitica complica le cose, vicenda su cui comunque si sta chinando la politica e che si auspica possa sbloccarsi a breve. Gli incarti sono anche sempre più complicati e per i noti problemi logistici non c’è ancora una soluzione. “Le questioni logistiche, che non sono ideali, non aiutano, ma oramai ci si abitua a lavorare in qualsiasi struttura”, dichiara Stefani. “È chiaro che prima o poi bisognerà intervenire. Ad esempio il Palazzo di giustizia di Lugano oggettivamente non è più adeguato, sia per questioni di spazi per tutto il personale, sia per questioni edilizie”.

“La velocità della giustizia non sarà più idilliaca”
I fronti aperti sono tanti e bisogna muoversi al più presto per evitare conseguenze su efficienza e qualità: “Se non sarà possibile risolvere le contingenze bisogna accettare che la velocità della giustizia non sarà più quella idilliaca di una volta, ma un po’ più lenta”, afferma il giudice. “Comunque è sempre giustizia e i magistrati lavorano bene e forniscono delle decisioni all’altezza del loro ruolo e di quello che ci si aspetta, anche perché pochissime decisioni vengono ribaltate in un secondo grado di giudizio o al Tribunale federale”, conclude Stefani.

“I problemi ci sono, ma la giustizia è in salute”
Per capire quali possano essere i prossimi passi a livello politico per migliorare la situazione dei prossimi anni della giustizia ticinese Ticinonews ha raggiunto il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. “Non sono preoccupato proprio perché non è il Dipartimento delle istituzioni o il Consiglio di Stato a prenderne atto, ma è il Consiglio della magistratura che dice che la giustizia ticinese è comunque in salute”, dichiara ai microfoni di Ticinonews il consigliere di Stato. “Anche se ci sono puntualmente dei problemi di carattere organizzativo e di funzionamento questi non incidono sul grosso lavoro che i magistrati garantiscono a favore dei cittadini e delle aziende del nostro territorio”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/poche-risorse-lallarme-della-magistratura-ticinese-393766

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La Divisione non ci sta: «Non siamo rimasti fermi»

Dopo le critiche e i problemi esposti nel rapporto del Consiglio della Magistratura, la direttrice Frida Andreotti prende posizione – «Dobbiamo parlarci di più, spesso veniamo a conoscenza solo tardivamente delle situazioni di difficoltà» – Un mandato di prestazione? «Meglio i modelli di altri Cantoni»

Il rapporto del Consiglio della Magistratura ha fatto discutere non poco. Da un lato, la Giustizia ticinese ha sollevato problemi che si trascinano da anni, come quelli legati alla logistica, all’organico e al sistema di nomina dei procuratori pubblici. Inoltre, più in generale, il Consiglio della Magistratura ha lamentato il fatto di non essere ascoltato dalla controparte politica. Dall’altro, e questo è un tema recente, l’organo di vigilanza ha messo sul tavolo una maggiore autonomia finanziaria. La soluzione ipotizzata? Un mandato di prestazione quadriennale, sul modello di quello adottato per l’Università della Svizzera italiana. Il documento, dicevamo, non è passato inosservato. Anche a livello di Dipartimento delle istituzioni. Abbiamo dunque chiesto il parere di Frida Andreotti, a capo della Divisione della giustizia.

«Quando veniamo interpellati in particolare sulle questioni legate al personale le soluzioni riusciamo a trovarle», commenta. Ma il punto è proprio questo: «Spesso e volentieri non veniamo messi a conoscenza dei problemi, oppure ci vengono segnalati tardivamente. In questo senso, spetta anche al Consiglio della Magistratura fare un passo nella nostra direzione a livello di comunicazione ». Insomma, secondo Andreotti bisogna parlarsi di più. Solo così, infatti, si può intervenire. Per quanto riguarda gli appelli inascoltati, Andreotti non ci sta e rimanda le critiche al mittente: «Il Consiglio di Stato ha appena nominato quattro pretori supplenti per garantire il buon funzionamento di quattro autorità giudiziarie ». Secondo la dirigente non si può quindi parlare di immobilismo o inazione. Tuttavia, nel documento, nel capitolo dedicato agli eccessivi carichi di lavoro, venivano citati espressamente «affaticamento, lavoro a qualsiasi ora e pensieri notturni che impediscono il sonno». Di troppo lavoro, insomma, ci si può anche ammalare. «Non ci sono stati segnalati casi di burnout», risponde a questo proposito Andreotti. «Siamo venuti a conoscenza per via indiretta di un magistrato in difficoltà e ci siamo attivati immediatamente per sostenerlo e organizzare una sostituzione ».

Logistica, i tempi sono lunghi
Pure sull’aspetto logistico, fortemente criticato nel rapporto della Magistratura, i pareri sono divergenti. Ancora Andreotti: «Il 9 giugno andremo a votare sulla cittadella della giustizia con l’acquisto dello stabile EFG. Inoltre, sono stati avviati i lavori per il Pretorio di Bellinzona, mentre il Pretorio di Locarno è in fase di progettazione. È stata poi realizzata un’aula penale per la CARP a Giubiasco e sono in corso valutazioni per altre opzioni». Progetti che, come sottolinea ancora Andreotti, «richiedono tempi lunghi ». Perché non dipendono soltanto dalla volontà della Divisione della giustizia e del Dipartimento delle istituzioni.

Anche per quanto riguarda la riorganizzazione della Magistratura la politica sta cercando delle soluzioni. In particolare sul sistema di nomina dei pp. In questo senso, sul tavolo del Governo è arrivata una proposta di riforma che prevederebbe l’elezione da parte del Parlamento della direzione del Ministero pubblico, la quale poi avrebbe il compito di nominare gli altri magistrati. «I problemi sono stati recepiti e le proposte sono state fatte», sottolinea Andreotti. Più complesso invece il potenziamento della Giustizia. «Dobbiamo fare i conti con i limiti dell’attuale situazione finanziaria del Cantone. Limiti che toccano anche il settore della magistratura».

Importanti differenze
L’ultimo argomento è quello relativo all’autonomia finanziaria. Un tema definito dalla stessa Andreotti «attuale, benché di difficile attuazione sul corto termine». Questo perché, spiega ancora la dirigente, «il nostro sistema giudiziario è composto da Autorità giudiziarie di un centinaio di persone e altre di dimensione molto contenute, con esigenze molto diverse». L’ipotesi poi di un mandato di prestazione quadriennale non convince la Divisione: «Piuttosto, sarebbe meglio guardare al modello attuato da altri Cantoni e dalla Confederazione, con un coordinamento generale da parte della Magistratura stessa. Questo implica tuttavia una maggior responsabilizzazione del potere giudiziario in ambito logistico, informatico, finanziario, amministrativo, oggi coordinato in modo equilibrato e adeguato, d’intesa con i servizi cantonali», conclude Andreotti.