Dipartimento delle istituzioni:inaugurato ufficialmente il Centro cantonale per i precetti esecutivisituato a Faido

Dipartimento delle istituzioni:inaugurato ufficialmente il Centro cantonale per i precetti esecutivisituato a Faido

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni ha inaugurato ufficialmente stamane il Centro cantonale per l’emissione dei precetti esecutivi, situato a Faido. Compito del medesimo è quello di elaborare tutte le domande di esecuzione cantonali, centralizzate in un unico servizio. Il nuovo Centro cantonale, realizzato in modo graduale nel corso del 2017, si affianca al Contact center dell’Ufficio di esecuzione, attivo da un anno e il cui bilancio d’attività è ampiamente positivo.

I due Centri di competenza cantonali hanno permesso di accrescere la qualità delle prestazioni fornite alla cittadinanza e di ottimizzare le risorse a disposizione. Un tassello fondamentale nella riorganizzazione generale del settore esecutivo e fallimentare, approvata dal Governo lo scorso luglio e ora al vaglio del Parlamento.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato la stampa nella sala del Consiglio Comunale di Faido per illustrare questo importante progetto intrapreso dal Dipartimento alfine di migliorare ulteriormente la qualità del servizio garantito alla cittadinanza. Durante la presentazione sono intervenuti Fernando Piccirilli, Ufficiale dell’Ufficio di esecuzione Bellinzona e Valli e Responsabile del settore esecutivo cantonale, e Lallo Ruggeri, Supplente ufficiale Bellinzona e Valli e Capoprogetto dei Centri di competenza cantonale, che hanno in seguito accompagnato gli ospiti in una visita guidata degli uffici del nuovo servizio.

Il Centro cantonale per i precetti esecutivi è stato creato in modo graduale nel corso del 2017, facendo capo prevalentemente a risorse interne del settore esecutivo. Obiettivo principale è quello di centralizzare tutta l’elaborazione delle domande di esecuzione cantonali, dalla loro ricezione sino all’avvio del precetto esecutivo. La centralizzazione dell’attività in un’unica sede ha il duplice vantaggio di ottimizzare le risorse a disposizione nonché di accrescerne le competenze e la specializzazione. Con la struttura precedente ogni sede dell’Ufficio di esecuzione si occupava infatti dell’elaborazione delle proprie domande di esecuzione, ciò che non consentiva una gestione ottimale di questa attività, con una dispersione della stessa su più funzionari. Attualmente, sono 9 i collaboratori ad essere attivi con percentuali d’attività parziali presso il nuovo servizio, che garantisce la gestione delle circa 180’000 domande di esecuzione che annualmente pervengono all’Ufficio di esecuzione.

Il Centro cantonale per i precetti esecutivi si affianca al Contact center, inaugurato nell’ottobre 2016 e che sta rispondendo pienamente alle attese. I due Centri di competenza cantonali sono parte integrante della riorganizzazione generale del settore esecutivo e fallimentare, oggetto di uno specifico messaggio governativo licenziato dal Consiglio di Stato lo scorso mese di luglio. Nello specifico, l’istituzione nel 2015 del circondario unico di esecuzione e dei fallimenti, unita all’introduzione, avvenuta nel medesimo anno, del nuovo e performante applicativo informatico THEMIS, hanno permesso la centralizzazione di queste attività presso i nuovi servizi di Faido.
Una centralizzazione che rende quindi oggi necessario adattare la struttura dell’intero settore, alla luce dei nuovi processi interni di lavoro e alle opportunità fornite dall’informatizzazione dei servizi. Una riorganizzazione portata avanti con un occhio di riguardo nei confronti delle regioni periferiche, da sempre ritenute, in particolare dal Dipartimento delle istituzioni, una risorsa preziosa e da valorizzare. In quest’ottica, si rimarca come i due Centri di competenza cantonali hanno permesso di portare a Faido oltre 15 posti di lavoro, la maggior parte dei quali assunti da residenti nella regione delle Tre Valli. Oltre a ciò, si rammenta la decisione del Governo di mantenere tutte le sedi periferiche del settore, che saranno contraddistinte da un’apertura parziale. Una soluzione che risponde pienamente ai bisogni dei cittadini di queste zone periferiche, adeguando i servizi all’evoluzione della nostra società.

Modifica del Codice penale: entrata in vigore del nuovo ordinamento delle sanzioni e adeguamento della legislazione cantonale

Modifica del Codice penale: entrata in vigore del nuovo ordinamento delle sanzioni e adeguamento della legislazione cantonale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi le novità legate all’entrata in vigore al 1° gennaio 2018 del nuovo ordinamento sanzionatorio derivante principalmente dalle modifiche del Codice penale.

In data 19 giugno 2015, le Camere federali hanno approvato la riforma parziale dell’ordinamento delle sanzioni penali di cui al Codice penale, volta ad accrescere l’efficacia e la credibilità del diritto penale. Una riforma, come indicato in Conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, a seguito delle ripetute critiche mosse anche da parte dei Cantoni, dei parlamentari federali e dagli specialisti del settore nei confronti del diritto penale riveduto nel 2007.

Come spiegato dal Presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi Maurizio Albisetti, punto essenziale della revisione del Codice penale è il ripristino delle pene detentive di breve durata, a partire da un minimo di 3 giorni, con contestuale riduzione del limite massimo della pena pecuniaria da 360 a 180 aliquote giornaliere. La sospensione condizionale parziale della pena pecuniaria è eliminata. È reintrodotto il lavoro di pubblica utilità come forma di esecuzione e non più come sanzione a sé stante ed è introdotta la sorveglianza elettronica della persona condannata quale forma di esecuzione (Electronic Monitoring), dopo anni di sperimentazione di un progetto pilota che ha coinvolto anche il Canton Ticino. L’espulsione giudiziaria dal territorio svizzero, già esistente prima della revisione del Codice penale del 2007, viene reintrodotta come altra misura connessa con la commissione di un reato.

I Cantoni devono adattare la propria legislazione all’entrata in vigore del nuovo diritto sanzionatorio. In questo contesto, la Conferenza latina delle Autorità cantonali competenti in materia di esecuzione delle pene e delle misure, della quale il Ticino è parte, il 30 marzo 2017 ha emanato i Regolamenti concordatari concernenti il nuovo diritto sanzionatorio, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2018. I citati regolamenti precisano in particolare le condizioni di applicazione, la procedura e l’attuazione dell’esecuzione delle pene nella forma del lavoro di pubblica utilità, della semiprigionia e sotto sorveglianza elettronica.

Il messaggio di adeguamento della legislazione cantonale prevede delle modifiche della Legge cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti. L’impatto del nuovo ordinamento sanzionatorio avrà effetti sull’attività, in particolare sull’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e dell’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Il messaggio prevede quindi la costituzione di un apposito gruppo di lavoro teso a valutare, sull’arco di due anni al massimo, l’efficacia degli adeguamenti cantonali al nuovo diritto sanzionatorio, come pure la valutazione dell’attività del predetto ufficio e della citata autorità giudiziaria, estendendo le proprie riflessioni a tutte le Autorità che si occupano del settore esecuzione pene e misure.

Alla conferenza stampa odierna è altresì intervenuta Luisella Demartini-Foglia, capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che ha illustrato i principi dell’Electronic Monitoring, nonché la tecnologia della sorveglianza elettronica in uso nel Canton Ticino da inizio anno. È infine stata svolta una dimostrazione pratica dell’uso della cavigliera elettronica dotata di radio frequenza e di geolocalizzazione.

La Divisione della giustizia, l’Istituto di diritto dell’Università della Svizzera italiana e l’Ordine degli avvocati hanno organizzato per il 5 dicembre 2017 alle ore 17.00 presso l’Auditorium USI, Lugano, una formazione specifica sul nuovo diritto sanzionatorio destinata a magistrati, avvocati e a tutti gli interessati. Interverranno il Prof. Dr. Nicolas Queloz, professore ordinario di diritto penale e criminologia all’Università di Friborgo e l’Avv. Blaise Péquignot, segretario generale del Concordato latino sulla detenzione penale degli adulti, del quale il Ticino è membro a titolo parziale. Anche in questa occasione sarà presentata, tramite una dimostrazione pratica, la nuova cavigliera elettronica in uso nel nostro Cantone.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della Scuola cantonale di polizia

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della Scuola cantonale di polizia

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato ieri, nella sala del Gran Consiglio, gli allievi della Scuola cantonale di polizia. I 38 aspiranti agenti hanno iniziato la loro formazione lo scorso 1. marzo, in vista degli esami federali previsti nel febbraio del prossimo anno.

Per i futuri agenti di polizia, l’incontro organizzato a Palazzo delle Orsoline costituisce un’occasione privilegiata – e ormai tradizionale – di confronto con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, responsabile per la sicurezza in Ticino. Gli aspiranti hanno così colto l’occasione per passare in rassegna, con le loro domande, le principali sfide che hanno visto impegnati il Dipartimento e la Polizia cantonale in questi anni, anche in relazione ai cambiamenti che sta vivendo la nostra società.

Particolare interesse è stato dedicato all’evoluzione che sta vivendo il settore della sicurezza in Ticino; al Consigliere di Stato è stato chiesto ad esempio quali saranno i prossimi sviluppi delle nuove forme di collaborazione tra la Polizia cantonale e i corpi comunali. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha risposto con piacere a tutte le sollecitazioni e infine rivolto i propri auguri a tutti gli aspiranti della Scuola di polizia, ricordando loro l’importanza del lavoro che svolgeranno quotidianamente a favore del benessere di tutti i cittadini e della prosperità del nostro Cantone.

La Scuola di polizia del V Circondario – questo il nome ufficiale dell’istituto – prevede dodici mesi di formazione, durante i quali gli aspiranti affiancano alla formazione teorica anche alcuni periodi di pratica, con stage nelle polizie comunali e in quella cantonale. Con questa impostazione, il percorso formativo mira a fornire gli strumenti necessari a svolgere i compiti, di crescente complessità, ai quali i futuri agenti saranno confrontati nella loro attività professionale.

Norman Gobbi: “Risorse giuste alla Giustizia”

Norman Gobbi: “Risorse giuste alla Giustizia”

Dal Mattino della domenica | La magistratura deve evolvere con la società, ottimizzando i propri mezzi

L’organizzazione della giustizia ticinese è salita diverse volte agli onori della cronaca cantonale durante quest’anno.

Se ne è parlato a inizio maggio, quando è stato pubblicato il concorso per la ricerca di un successore al procuratore generale John Noseda che dalla fine di giugno 2018 beneficerà della pensione. Se n’è parlato anche a inizio dello scorso mese, quando i media hanno ipotizzato il futuro sito per risolvere la difficile situazione logistica del Palazzo della giustizia, traslocando gli attuali spazi di via Pretorio in un nuovo edificio.

Che si parli di persone, di spazi o di strumenti, è sempre importante domandarsi come si possa davvero garantire in maniera ottimale il funzionamento del terzo potere, sempre tenendo conto dell’impegno dello Stato verso il cittadino. Garantire quindi che i soldi pubblici siano, anche in questo caso, utilizzati nel migliore dei modi, che non siano perciò sperperati, ma nemmeno che si risparmi laddove è invece necessario un impegno maggiore di risorse.

Qualche giorno fa abbiamo presentato, con il Consiglio di Stato, il preventivo 2018. Un anno che, dopo molti, è positivo: questo grazie agli sforzi fatti per contenere le spese. L’ambito della Magistratura è stato preservato, salvo l’unica misura che ha richiesto la diminuzione di un’unità dei giudici dei provvedimenti coercitivi. Misura che il popolo ha ritenuto ammissibile.

Quello della giustizia è un ambito in continua evoluzione, che va di pari passo con la nostra società: una maggiore complessità nei reati che sfruttano le nuove tecnologie, implicazioni sempre più internazionali. In Ticino la giustizia funziona bene, lo indica annualmente il Consiglio della Magistratura, ma ne sono coscienti pure gli addetti ai lavori che si potrebbe operare ancor più efficientemente ed efficacemente nel lavoro di inchiesta, come di giudizio, grazie a nuovi strumenti – legislativi, tecnologici – e risorse adeguate – umane e non.

Proprio in questo senso stiamo portando avanti anche dei progetti informatici per agevolare il lavoro delle autorità giudiziarie, come l’introduzione degli eDossier, ovvero una digitalizzazione degli incarti cartacei. Un impulso verso l’automatizzazione delle procedure di giustizia in materia civile, penale e amministrativa che viene dal Tribunale federale e che il Ticino ha deciso di aderire.

Come spesso tengo a ricordare, sono però prima di tutto le persone e le loro predisposizioni caratteriali che fanno la differenza, ed è per questo che anche nella scelta del futuro procuratore generale sarà importante trovare la risorsa giusta, competente professionalmente, ma anche con delle specifiche attitudini richieste da questa importante funzione giudiziaria.

La sfida principale nei prossimi anni sarà quella di mostrare di aver sfruttato appieno le risorse a disposizione, ed eventualmente adeguare e aumentare le stesse, laddove giustificato, ma sempre nel rispetto dei cittadini che chiedono allo Stato efficienza ed efficacia nei suoi investimenti. Ed è questo l’obiettivo del progetto Giustizia 2018, uno “screening” di tutto l’apparato giudiziario che permetta di rivelarne la salute, e gli eventuali punti laddove è possibile apportare delle migliorie, per dotare il nostro Cantone di una Giustizia moderna, efficace ed efficiente.

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Nominato il nuovo capo della Sezione degli enti locali

Nominato il nuovo capo della Sezione degli enti locali

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato ha nominato Marzio Della Santa quale nuovo capo della Sezione degli enti locali in sostituzione di Elio Genazzi, che dal 1. aprile 2018 beneficerà del pensionamento.

Marzio Della Santa, classe 1966, ha conseguito un dottorato in Scienze economiche e sociali all’Università di Friburgo e un master in Salute pubblica all’Università di Ginevra, dedicandosi dapprima all’attività accademica come ricercatore e assistente. In seguito ha lavorato in qualità di consulente del settore pubblico per un’azienda privata, come economista e come capoprogetto all’interno dell’Amministrazione cantonale e dell’Ente Ospedaliero Cantonale. Di quest’ultimo ente dal 2012 è responsabile del Servizio sviluppo aziendale.

Il nuovo Capo sezione avrà in particolare il compito di portare avanti i progetti strategici avviati in ambito comunale come il Piano cantonale delle aggregazioni e la riforma Ticino 2020, continuando gli importanti sforzi intrapresi negli scorsi anni. Due importanti assi d’intervento che consentiranno di disegnare la futura nuova organizzazione comunale e regionale del nostro Cantone.

Infine il Consiglio di Stato coglie l’occasione per esprimere un pensiero di gratitudine a Elio Genazzi per l’impegno e la dedizione profusi durante la sua pluriennale esperienza professionale e per rivolgergli i migliori auguri di un sereno pensionamento e formula i propri auguri a Marzio Della Santa per la sfida che lo attende all’interno dell’Amministrazione cantonale.

Ufficio di esecuzione: consegnati i diplomi ai collaboratori del Contact center di Faido

Ufficio di esecuzione: consegnati i diplomi ai collaboratori del Contact center di Faido

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

A quasi un anno dalla sua entrata in funzione, il Contact center dell’Ufficio di
esecuzione, sito a Faido e composto da sette collaboratori, risponde pienamente
alle esigenze dei cittadini. Un servizio efficace e di qualità, certificata anche dalla consegna, avvenuta ieri sera in presenza del Direttore del Dipartimento delle
istituzioni Norman Gobbi, dei diplomi di Call center agent, formazione conseguita
con successo dal giovane team attivo a Faido.

La formazione, proposta da gennaio a maggio e conclusa lo scorso mese di giugno con
gli esami finali, ha avuto lo scopo di fornire ai collaboratori del Contact center alcuni strumenti teorici e pratici che permettono loro di incrementare l’efficienza e l’efficacia nell’attività di contatto telefonico con l’utenza. Una formazione ritenuta necessaria dal Dipartimento delle istituzioni, da sempre attento alla qualità dei propri servizi così come alla valorizzazione del personale, che migliorerà ulteriormente il servizio assicurato ai cittadini, che dal 3 ottobre del 2016 possono rivolgersi al Contact center dell’Ufficio di esecuzione. Un punto di contatto privilegiato per tutto il settore. Un centro di competenza che ha sgravato in maniera importante gli Uffici di esecuzione presenti sul territorio cantonale, rendendo quindi possibile – e necessaria – la riorganizzazione dell’intero settore, oggetto di un recente messaggio governativo.

Durante la cerimonia, svoltasi a Camorino alla sede della Labor Transfer SA in presenza del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, della Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e del Responsabile cantonale del settore esecutivo Fernando Piccirilli, sono quindi stati premiati i collaboratori del Contact center (nella foto, assieme agli altri partecipanti al corso): Simone Caprani, Nicole Fabris, Chiara Frigerio, Antonio Gallucci, Igor Mihaljevic, Lara Portavecchia e Corinne Zenatti, quest’ultima responsabile dell’attività del Contact center.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni si congratula con i propri collaboratori per il riconoscimento ricevuto, certo che questo traguardo costituisca un ulteriore tassello nell’accrescimento della qualità del servizio fornito alla cittadinanza.

Diplomati quattro nuovi Agenti di custodia ticinesi

Diplomati quattro nuovi Agenti di custodia ticinesi

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il 22 settembre 2017 ha avuto luogo a Friburgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale, organizzata dal Centro svizzero di formazione per il personale dei penitenziari.

Sono quattro i ticinesi che si sono distinti ottenendo questo importante traguardo:
Johnny Cibelli, Davide D’Elia, Angie Sarina e Nenad Vucetik.

Alla cerimonia, oltre ai neo diplomati, hanno presenziato: per le Strutture carcerarie
cantonali il responsabile delle risorse umane Enrico Ghilardi e il collaboratore alla
formazione Valentino Luccini.

Nelle strutture di privazione di libertà gli agenti di custodia rappresentano la legge, la dignità e la legalità dello Stato a garanzia della sicurezza della società.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si unisce alla Divisione della giustizia e alla Direzione delle Strutture carcerarie, nell’augurare ai neo diplomati una carriera ricca di soddisfazioni e successi professionali.

Discorso pronunciato alla Giornata cantonale dell’integrazione

Discorso pronunciato alla Giornata cantonale dell’integrazione

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Giornata cantonale dell’integrazione | (fa stato il discorso orale)

Egregi signori,
Gentili signore,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per aver accolto l’invito da parte del Delegato per l’integrazione a partecipare a questo momento di discussione sul tema della migrazione e dell’integrazione nel contesto ticinese.

Un tema quello dell’integrazione che si è fatto sentire sempre più importante, alla luce di un flusso migratorio che è cresciuto negli ultimi anni e che ha toccato anche la nostra realtà da vicino, e a fatti che hanno purtroppo colpito Paesi a noi vicini. Una riflessione su questo tema, ma anche delle azioni mirate all’integrazione, si fanno quindi sempre più necessari.

L’integrazione è in effetti essenziale nella lotta contro la radicalizzazione, e può contribuire a evitare che certi scenari che vediamo in altre zone dell’Europa si palesino anche alle nostre latitudini. Anche nel nostro Cantone siamo stati toccati da episodi nei quali persone che hanno vissuto o transitato sul nostro territorio, persone che a detta di molti erano ben inseriti nella nostra società, sono stati denunciati per le loro tendenze estremiste. Questi casi sono a mio avviso esemplari di come non sia sufficiente nascere e crescere in un Paese per essere ben integrati, e che sia necessario in ogni caso un importante lavoro su questo fronte, con il quale trasmettere ai nuovi arrivati la cultura e i valori sui quali si basa la nostra società.

Quest’anno termina il primo Programma d’integrazione cantonale quadriennale, promosso in maniera congiunta da Confederazione e Cantoni, con il quale si sono voluti perseguire tre obiettivi principali:

-rafforzare la coesione sociale sulla base dei valori sanciti dalla Costituzione federale;

-promuovere un atteggiamento di reciproca attenzione e tolleranza nella popolazione residente autoctona e straniera;

-garantire pari opportunità di partecipazione degli stranieri alla vita economica, sociale e culturale della Svizzera.

Il lavoro svolto fino ad ora dal nostro Servizio per l’integrazione degli stranieri ha permesso di concretizzare questi obiettivi generali in oltre novanta progetti promossi da enti, associazioni, organizzazioni, comunità di stranieri e strutture ordinarie.

È attualmente in consultazione in Governo il nuovo Piano d’integrazione cantonale, che si estenderà dall’anno prossimo fino al 2021, e che per la prima volta sarebbe interamente allestito e coordinato da tre Dipartimenti, con DSS e DECS, oltre a quello che dirigo. Uno dei punti fondamentali sul quale ci vorremmo concentrare in questo nuovo piano è un maggiore e migliore coinvolgimento dei Comuni, che sono il punto di contatto più vicino per la popolazione straniera con le istituzioni, e che quindi rivestono un ruolo centrale nel processo d’integrazione residenti sul nostro territorio. È importante quindi che i Comuni assumano un ruolo attivo nella prima informazione agli stranieri e nell’integrazione sociale. In particolar modo sarà necessario rivolgere una particolare attenzione alle persone con passato migratorio in ambito di asilo, per le quali le competenze sociali, la conoscenza della lingua e la formazione professionale sono da considerarsi prioritarie.

Come Cantone stiamo quindi lavorando per una sempre maggiore integrazione della popolazione straniera sul nostro territorio, per poter garantire un’adeguata coesione sociale. In questo modo sono certo che potremo scongiurare la possibilità che si creino delle pericolose società parallele, nelle quali si potrebbero istaurare delle ideologie estremiste, e impegnarci quindi a favore di una maggiore sicurezza per tutta la popolazione in Ticino.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

UDC «Noi non cambiamo idea sulla civica»

UDC «Noi non cambiamo idea sulla civica»

Dal Corriere del Ticino | Sostegno unanime alla modifica della legge in votazione il 24 settembre – Le frecciatine a PS, PPD e PLR Marchesi: «Su Prima i nostri ci vuole la volontà di tutti» – Gobbi: «Le scelte partono da chi comanda»

È tortuosa la strada che porta al ristorante Castagno di Mugena, luogo eletto dall’UDC per il proprio Comitato cantonale. Chissà, forse è proprio per non affrontare le numerose curve che a partecipare è stata una ventina di persone. «Non tantissime considerando i 60 membri», ha rimarcato il presidente dell’UDC Piero Marchesi . A rispondere all’invito c’era anche un «outsider»: il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi , che possiede ancora la tessera del partito. «Con Gobbi abbiamo un buon rapporto, è il consigliere di Stato più vicino all’UDC. Porta avanti i nostri valori», ci ha risposto Marchesi quando l’abbiamo sollecitato sulla presenza del politico di via Monte Boglia. Valori che passano anche attraverso i temi all’ordine del giorno: la modifica della legge sulla civica in votazione il 24 settembre e l’applicazione dell’iniziativa popolare Prima i nostri. Sul primo punto Marchesi ha lanciato un appello: «Vorrei che il nostro partito dimostri che non cambia idea rispetto a quanto portato avanti in Parlamento, votando in modo chiaro e compatto il sostegno alla legge sull’insegnamento della civica, contrariamente a quanto hanno fatto gli altri partiti: il PS, il PPD e il PLR che si sono rimangiati la parola. Trovo non sia stato rispettoso nei confronti del lavoro dei loro rappresentanti in Gran Consiglio».

A prendere la parola è stato anche Gobbi: «In tante persone mi hanno chiesto perché un consigliere di Stato si è schierato. È importante che Lega e UDC confermino le proprie posizioni a difesa dei valori tradizionali. La democrazia diretta è uno strumento fondamentale, ma bisogna conoscerlo. Per formare cittadini liberi è importante che siano consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri». Per dovere di cronaca, occorre ricordare che il Governo non ha preso posizione lasciando libertà di voto ai suoi membri. Alla fine, con 23 sì, il sostegno all’iniziativa è stato unanime. Il partito ha anche deciso di sostenere l’altro oggetto cantonale in votazione, il controprogetto all’iniziativa popolare della VPOD «Uno per tutti, tutti per uno».

Sul banco c’era però anche un altro tema al centro del dibattito politico ticinese, l’applicazione dell’iniziativa popolare Prima i nostri. Marchesi ha ribadito che «i margini per applicare l’iniziativa ci sono, come c’erano per il 9 febbraio. Prima i nostri può essere applicato attraverso la soluzione proposta dall’UDC». E Marchesi ha colto anche l’occasione per «tirare le orecchie alla maggioranza del Consiglio di Stato quando dice che Prima i nostri non può essere applicata al settore privato. I presenti sono esclusi perché so che Gobbi la pensa in modo diverso». Ora la palla è in mano al Gran Consiglio: «Spero che i parlamentari si mettano una mano sulla coscienza, resto fiducioso ma manca un anno e mezzo alle votazioni cantonali e questo inciderà in modo negativo sull’applicazione dell’iniziativa». Chiamato in causa, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha fatto qualche precisazione: «Le scelte partono da chi comanda e nel caso del mio Dipartimento Prima i nostri viene applicata. L’ambito di manovra c’è nelle assunzioni e nell’ambito dell’attribuzione dei mandati». «Ci vuole la volontà di tutti», ha voluto sottolineare Marchesi, «ma finora in Governo non c’è stata».

Anche i Giovani UDC, in una nota stampa, hanno dato le proprie indicazioni di voto. Sugli oggetti cantonali, hanno deciso di sostenere legge sulla civica, mentre lasciano libertà di voto sul controprogetto «Uno per tutti, tutti per uno» a causa della «poca chiarezza del testo costituzionale in votazione e delle lacunose spiegazioni sull’opuscolo informativo». I giovani dell’UDC invitano poi ad approvare il decreto federale sulla sicurezza alimentare e a respingere i due oggetti concernenti la revisione del sistema pensionistico.

(Articolo di Michelle Cappelletti)

«La bandiera è un simbolo d’identità»

«La bandiera è un simbolo d’identità»

Da Ticinonline | Queste le parole di Norman Gobbi durante l’inaugurazione del nuovo vessillo del Consorzio Protezione Civile Regione Lugano Campagna svoltasi ieri sera a Mezzovico-Vira

«Investire dei soldi in una nuova bandiera è inutile? No, specie nei nostri tempi digitali in cui un pezzo di stoffa conta sempre di più. La bandiera è importante per ribadire la propria identità, che nel caso del Consorzio Protezione civile Regione Lugano Campagna è fatta di dedizione, ogni giorno e ogni ora dell’anno».

Queste le parole con cui il consigliere di Stato Norman Gobbi ha salutato mercoledì sera a Mezzovico-Vira il nuovo vessillo del Consorzio Protezione civile Regione Lugano Campagna, alla presenza di numerose autorità. Portata in scena ancora chiusa dall’alfiere Oliviero Molinari, il milite con più anni di servizio e il grado di capitano, la bandiera è stata svelata dal cappellano della Protezione Civile Don Mattia Scascighini, che l’ha benedetta, e dalla presidente del Consiglio consortile Lisa Martinenghi.

Il vessillo, ideato da Antonio Fasola, simboleggia la struttura della Protezione civile tramite dei rami arancioni che si propagano dallo stemma ufficiale, a significare la capillarità della sua presenza sul territorio. Rami che richiamano strade, ma anche la natura, elemento fondamentale della regione Lugano Campagna, dove la realtà urbana lascia sovente spazio a boschi, fiumi e montagne. Natura che ritorna anche nei colori di sfondo della bandiera: il verde a richiamare la fauna e il blu a richiamare cielo e corpi d’acqua.

A precedere la presentazione della bandiera si è tenuta una parte ufficiale, condotta dal comandante Ferruccio Landis e allietata dalla musica della Filarmonica Unione Carvina di Monteceneri.

Il primo a prendere la parola è stato il presidente della Delegazione consortile Tarcisio Gottardi che ha scelto due aggettivi per descrivere il vessillo: «semplice e importante». «La bandiera rappresenta l’anima dello scopo della Protezione Civile, è un oggetto che racchiude molti valori. Chi può restare impassibile di fronte a questo simbolo?»

Il sindaco di Mezzovico-Vira Canepa ha da parte sua ricordato lo stretto rapporto fra il suo Comune e il Consorzio. «Per Mezzovico-Vira è un onore che il Consorzio si trovi nel nostro Comune (hanno sede nello stesso palazzo, NDR). In tutto il Cantone la Protezione civile è una presenza bene accetta e rassicurante, che porta conforto in caso di emergenza, e i suoi nobili intenti si inseriscono perfettamente nel nuovo gonfalone, che sventolerà a garanzia dell’impegno civile e dell’importanza che il Consorzio ha nelle nostre vite».

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, oltre alle parole riportate in apertura, ha pure ricordato che a causa delle emergenze climatiche e per colpa del traffico il Ticino è «un cantone sempre più fragile», e che in questo senso la bandiera è anche un segno dell’evoluzione della Protezione Civile, i cui compiti diverranno sempre più preziosi.

La cerimonia si è conclusa con le note del Salmo svizzero e con i ringraziamenti del comandante Landis.

Presenti dal 1972 – Il Consorzio Protezione civile Regione Lugano Campagna è stato costituito nel 1972 e si occupa di 32 comuni della periferia che contano oltre 50.000 abitanti. Il Consorzio è di principio un Ente di secondo intervento, pronto a intervenire e a coadiuvare i partner della Protezione della Popolazione per interventi in situazioni normali, particolari e straordinarie. I Comuni facenti parti del Consorzio, il Comune di Mezzovico-Vira e la Banca Raiffeisen del Cassarate hanno contribuito finanziariamente alla creazione del vessillo.

L’articolo su Tio.ch: http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1161843/-La-bandiera-e-un-simbolo-d-identita-