Il Dipartimento delle istituzioni incontra gli Uffici di conciliazione in materia di locazione

Il Dipartimento delle istituzioni incontra gli Uffici di conciliazione in materia di locazione

Comunicato stampa

La scorsa settimana a Bellinzona il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha incontrato con la Divisione della giustizia, autorità di vigilanza sul settore, gli undici Uffici di conciliazione in materia di locazione che contano all’incirca un centinaio di professionisti coinvolti. Un importante momento istituzionale che avviene all’inizio del nuovo periodo di nomina da parte del Governo al 1° gennaio 2024 e che si protrarrà per tutta la legislatura, sino al 31 dicembre 2027.

Sono 11 gli Uffici di conciliazione in materia di locazione, suddivisi su base regionale in tutto il territorio cantonale, in ottica di prossimità alla cittadinanza (Chiasso, Mendrisio, Lugano est e ovest, Agno, Massagno, Locarno, Minusio, Bellinzona, quartieri Bellinzona e Giubiasco e Biasca). L’Ufficio paritetico è composto da un presidente neutro, da un rappresentante dei locatori e un rappresentante dei conduttori, ossia coloro che ricevono dal locatore il diritto di utilizzare un immobile. Il segretariato è assicurato da una/un funzionario del Comune in cui ha sede.

L’incontro è stato l’occasione per il Dipartimento delle istituzioni di ringraziare tutti i presenti per il lavoro svolto con impegno, serietà, dedizione e spirito di servizio nei confronti della Giustizia del Canton Ticino, visto l’apporto fondamentale garantito dagli Uffici di locazione, che costituiscono a tutti gli effetti un’autorità para-giudiziaria, che adempie un compito previsto dal diritto federale. Tutti possiamo essere confrontati con problematiche in ambito di locazione: riduzioni o aumenti di pigioni connessi anche all’andamento del tasso ipotecario di riferimento, contestazioni di spese accessorie, difetti della cosa locata. Gli Uffici di locazione svolgono un ruolo significativo e prossimo al cittadino, sia in termini di tempi di risposta, sia di prossimità fisica sul territorio, grazie alla collaborazione fattiva dei Comuni.

Frida Andreotti, Direttrice della Divisione della giustizia, che funge per legge da Autorità di vigilanza a livello amministrativo degli Uffici di conciliazione in materia di locazione, ha evidenziato l’attività che ha caratterizzato gli Uffici, richiamando i compiti e il supporto forniti dalla Divisione della giustizia in relazione all’attività e al funzionamento degli Uffici. È stato sottolineato come – per rimanere solo al 2023 – sono state introdotte complessivamente 1’221 procedure e ne sono state evase 1’184; ben 505 procedure si sono concluse con un’intesa tra le parti, a testimonianza dell’importanza del lavoro degli Uffici di conciliazione in materia di locazione; 314 quelle per le quali non si è riusciti a trovare un accordo, mentre altre 324 sono state evase in altro modo (stralci, ritiri, ecc.). Dati importanti anche per rapporto allo sgravio dell’attività in favore delle Preture.

Al termine è intervenuta l’avv. Claudia Canonica, Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 5, che ha esposto le ultime novità giurisprudenziali in materia.

Ticket nominale alle partite: “l’obiettivo è sapere chi c’è allo stadio”

Ticket nominale alle partite: “l’obiettivo è sapere chi c’è allo stadio”

Il Consigliere di stato ticinese, direttore del Dipartimento delle Istituzioni ha spiegato l’obiettivo della misura approvata oggi dai direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia.

Introdurre i biglietti nominali negli stadi: oggi la Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (Cddgp) ha avviato un progetto con questa misura volto a intensificare la lotta al tifo violento, che avverrà grazie alla revisione del concordato anti-hooligan. “Dovrà essere rivisto il Concordato sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive del 2 febbraio 2012”, ha spiegato a Ticinonews Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni. “Questo dovrà passare attraverso un’approvazione da parte della Cddgp e dei singoli parlamenti cantonali. L’iter è ancora lungo, ma è frutto di una rottura avvenuta nelle scorse settimane dopo che la Sfl, quando si sono identificate delle misure a cascata condivise con le società sportive, ha voluto rompere il tavolo di discussione, interrompendo così il dialogo e il rapporto di fiducia. La nostra volontà come Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia è quella di continuare a lavorare con il dialogo e la fiducia, restano però fermi sulla nostra posizione per quanto riguarda questo il fenomeno della violenza nello sport, che costa socialmente e finanziariamente alla collettività”.

 “Vogliamo sapere chi è allo stadio”
L’obiettivo della misura, ha continuato Gobbi, “è sapere chi c’è all’interno dello stadio” perché “con il biglietto nominale in altri paesi si è debellato il fenomeno dell’hooliganismo”.
Il Ticino e il problema dei furti con scasso

Il Ticino e il problema dei furti con scasso

In aumento nel 2023: 1’190 contro i 781 dell’anno prima; colpiti in particolare abitazioni, esercizi pubblici e negozi

Nel 2023 anche in Ticino, come in Svizzera e nei Grigioni, si è registrato un aumento dei reati contro il patrimonio. In cifre assolute si è invece registrato un calo delle chiamate in entrata giunte alla Centrale comune di allarme (CECAL): 230’343 contro le 266’318 del 2021. È quanto si legge nel comunicato odierno della polizia cantonale. In diminuzione anche le richieste di intervento dei pompieri. Sostanzialmente stabili invece gli interventi per il disagio familiare (+6%), sono stati per esempio ordinati 60 allontanamenti (-24%), e il numero di incidenti (2’965 lo scorso anno, 3’931 nel 2022) con 184 feriti gravi (+1%).
Capitolo fenomeni criminali, si legge, “il ritardo accumulato nel 2022 nella registrazione dei rapporti trasmessi alle autorità giudiziarie, dovuto al passaggio al nuovo sistema gestionale di polizia, è stato colmato. Questa situazione ha ancora avuto alcune ripercussioni sulla Statistica criminale di polizia. Infatti, i dati ne hanno ancora risentito e le indicazioni per il Ticino, in particolare per i furti, non riflettono le cifre reali riscontrate. In base agli avvenimenti segnalati e registrati è comunque possibile fornire delle indicazioni precise legate all’attività operativa”.
A livello di furti, si è registrato un sensibile aumento di quelli con scasso passati dai 781 del 2022 ai 1’190 (colpiti in particolare abitazioni, esercizi pubblici e negozi) del 2023. Una cifra molto vicina a quella segnalata nel 2019, ossia prima della pandemia, ma ad ogni modo inferiore alla media degli ultimi 12 anni. Per quanto riguarda le rapine, sono state segnalate 34 infrazioni (numero stabile). In quasi la metà dei casi, le persone coinvolte (imputati e vittime) erano minorenni. Sul punto “furti”, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha voluto sottolineare in conferenza stampa, l’origine degli autori. Nella maggior parte dei casi si tratta di richiedenti l’asilo provenienti da Marocco, Algeria, Tunisia e Libia.
In relazione ai reati digitali si registra un aumento, sono passati dai 381 del 2022 ai 408 del 2023 (+7%). In particolare, gli incrementi maggiori si registrano per l’acquisizione illecita di dati (34 nel 2022, 44 nel 2023) e l’accesso indebito a un sistema per l’elaborazione dei dati (da 6 a 11). In controtendenza le truffe passate dalle 122 del 2022 alle 113 del 2023.
Per quanto riguarda l’organizzazione della polizia cantonale, il comandante Matteo Cocchi ha sottolineato come nei prossimi anni a causa dei mutamenti della criminalità, saranno integrate funzioni specialistiche. Particolare importanza avrà anche il progresso tecnologico con la messa in rete di informazioni e la coordinazione interdisciplinare tra e all’interno delle forze di polizia a livello locale, cantonale e federale.

Da www.rsi.ch/info

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Registrato un sensibile aumento dei furti in Ticino nel 2023
Il bilancio dell’attività della Polizia cantonale riporta cifre vicine al periodo pre pandemico, ma inferiori rispetto alla media degli ultimi 12 anni
Il 2023 ha visto un sensibile aumento dei reati contro il patrimonio, in particolare per quanto riguarda i furti. È quanto emerge dal bilancio dell’attività della Polizia cantonale nel 2023 presentato oggi, 25 marzo, dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e dal comandante Matteo Cocchi. I furti con scasso sono passati dai 781 del 2022 ai 1’190 dello scorso anno, coinvolgendo in particolare abitazioni, esercizi pubblici e negozi: il dato è molto vicino a quello registrato in periodo prepandemico (1’255 nel 2019) ma ancora di molto inferiore alla media degli ultimi 12 anni, come sottolineato in conferenza stampa dal consigliere di Stato Norman Gobbi.
Ancora maggiore l’incremento dei furti nei veicoli e dei taccheggi, mentre i furti senza scasso sono aumentati in modo meno sensibile. C’è da aggiungere, come precisa il comunicato odierno, che sulla Statistica criminale di polizia ha inciso il ritardo accumulato nel 2022 nella registrazione dei rapporti trasmessi alle autorità giudiziarie, dovuto al passaggio al nuovo sistema gestionale di polizia, che è stato colmato nel corso dell’anno da poco trascorso. Una situazione tale per la quale le indicazioni per il Ticino non riflettono le cifre reali riscontrate in base agli avvenimenti segnalati e registrati.
Per quanto riguarda gli autori dei furti, così come si riscontra in altri Cantoni e in altri Paesi, si tratta in un numero sempre maggiore di casi di richiedenti l’asilo provenienti dagli Stati del Maghreb come Marocco, Algeria, Tunisia, Libia. Un fenomeno che la Polizia cantonale è riuscita a tenere sotto controllo.
Stabile il numero di rapine, in tutto 34 nel 2023 contro le 39 dell’anno precedente: nella metà dei casi a essere coinvolti, sia come imputati sia come vittime, sono stati minorenni: in quasi il 75% dei casi si è potuto risalire ai responsabili, effettuando arresti o emanando ordini di arresto nazionali e/o internazionali. Questo risultato è stato raggiunto anche grazie alla collaborazione con gli altri Cantoni e con fedpol, come pure con le autorità estere, in particolare italiane.
Aumentano del 7% anche i reati digitali, passati dai 381 del 2022 ai 408 del 2023 (+7%), in particolare i casi di acquisizione illecita di dati (34 nel 2022, 44 nel 2023) e di accesso indebito a un sistema per l’elaborazione degli stessi (da 6 a 11): reati come il phishing, l’abuso di sistemi di pagamento online o l’abuso dell’identità di terzi per scopi fraudolenti che rientrano nella categoria del cybercrimine economico. Calano invece le truffe, passate dalle 122 del 2022 alle 113 del 2023.
Per quanto riguarda le chiamate in entrata giunte alla Centrale comune d’allarme (Cecal) della Polizia cantonale, il 2023 ha visto una diminuzione delle cifre, con 230’343 richieste di intervento rispetto alle 266’318 del 2021. Gli interventi per disagi in famiglia sono rimasti stabili in rapporto agli ultimi anni, con 1’037 interventi per disagio familiare (+6%), di cui 175 per reati d’ufficio fra coniugi o partner (-14%). A protezione delle vittime sono stati ordinati 60 allontanamenti (-24%). Stabile il numero di incidenti: 3’965 rispetto ai 3’931 del 2022. Di questi 3’289 con soli danni (+2%), 485 con feriti leggeri (-1%) e 184 con feriti gravi (+1%). Le chiamate per richieste d’intervento dei pompieri, che dall’1 aprile 2020 giungono direttamente alla Cecal hanno invece raggiunto quota 11’577 (12’470 nel 2022).
Da parte sua il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha sottolineato che “i mutamenti nei modi e nell’estensione di molte fattispecie criminali, impattano anche sull’organizzazione e l’attività di polizia. In un contesto di risorse finanziarie limitate, l’affinamento dell’organizzazione e l’adattabilità dei processi del Corpo saranno aspetti rilevanti nei prossimi anni”. Considerazioni dalle quali, come recita il comunicato odierno, “nasce la centralità del contrasto da un lato dei reati contro il patrimonio, che vanno a intaccare il sentimento di sicurezza della popolazione, mentre dall’altro dei reati economico-finanziari e delle misure patrimoniali intese a recuperare le ingenti somme sottratte dai criminali a detrimento dell’economia e delle risorse dello Stato”.
Un contrasto, quello ai fenomeni criminali emergenti, per la cui incisività in futuro saranno importanti il progresso tecnologico con la messa in rete delle informazioni, la coordinazione e la collaborazione interdisciplinare tra e all’interno delle forze di polizia, a livello locale, cantonale e federale, e i settori dello Stato competenti. In quest’ambito sono già state poste le basi per una maggiore collaborazione a livello svizzero grazie a progetti intercantonali, in particolare a livello informatico.
Particolare rilievo assumerà nei prossimi anni la definizione delle basi legali e la creazione di una piattaforma, che dovrà permettere lo scambio automatico di importanti informazioni di polizia a livello svizzero. Progetto affidato alla Confederazione e ai Cantoni “con l’obiettivo di incrementare la lotta alla criminalità che, sempre più spesso, coinvolge ampie parti del territorio, non conosce limitazioni legali, dispone di ingenti somme di denaro ed è tecnologicamente all’avanguardia” ha rilevato il Comandante. La polarizzazione e la frammentazione sociale, derivante dall’attuale situazione economica, vanno di pari passo con il rischio di derive violente, come quella domestica e giovanile, e con l’incremento della criminalità. Anche in questo settore la Polizia cantonale si è attivata con la creazione del Centro Competenza Violenza (Ccv) per meglio coordinare, internamente ed esternamente, le differenti attività che vanno dalla prevenzione fino alla repressione.

Da www.laregione.ch

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Nel 2023 più furti con scasso e reati digitali, ma meno chiamate alla CECAL

Presentato il bilancio dell’attività dello scorso anno della Polizia cantonale
Gli sfavorevoli cambiamenti socio-economici indotti dai conflitti fra Stati, le sfide climatiche, le conseguenze legate ai flussi di migranti, le problematiche relative alle fragilità della rete impattano sulle attività di polizia e sulla tipologia di crimini commessi in Ticino. Ad aumentare nel 2023 sono infatti stati in particolare i reati contro il patrimonio, a testimonianza di come il nostro Cantone, e la Svizzera in generale, sia di nuovo nel mirino dei ladri, vista la sua situazione di sostanziale benessere. In particolare per i furti con scasso i dati sono simili alla situazione pre pandemia. In questo contesto, con risorse finanziarie limitate, l’affinamento dell’organizzazione e l’adattabilità del Corpo saranno quindi aspetti rilevanti nei prossimi anni per contrastare la criminalità. Il bilancio dell’attività dello scorso anno della Polizia cantonale è stato presentato oggi a Bellinzona, nel corso di una conferenza stampa, dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e dal Comandante Matteo Cocchi.

L’anno con meno chiamate in entrata
Come si apprende dal comunicato diffuso dalla Polizia, il 2023 ha registrato in cifre assolute una diminuzione delle chiamate in entrata giunte alla Centrale comune d’allarme (CECAL) della Polizia cantonale. Sono state infatti 230’343 rispetto alle 266’318 del 2021. Le chiamate per richieste d’intervento dei pompieri, che dal 1. aprile 2020 giungono direttamente alla Centrale comune d’allarme (CECAL), hanno invece raggiunto quota 11’577 (12’470 nel 2022). Gli interventi per disagi in famiglia sono rimasti stabili in rapporto agli ultimi anni. Il 2023 si è chiuso con 1’037 interventi per disagio famigliare (+ 6%), di cui 175 per reati d’ufficio fra coniugi o partner (art. 55a CP, -14%). A protezione delle vittime sono stati ordinati 60 allontanamenti (-24%). Si registra una sostanziale stabilità nel numero di incidenti: 3’965 rispetto ai 3’931 del 2022. Di questi 3’289 con soli danni (+2%), 485 con feriti leggeri (-1%) e 184 con feriti gravi (+1%).

Sensibile aumento dei furti con scasso
Per quanto riguarda i fenomeni criminali, il ritardo accumulato nel 2022 nella registrazione dei rapporti trasmessi alle autorità giudiziarie, dovuto al passaggio al nuovo sistema gestionale di polizia, è stato colmato. Questa situazione ha ancora avuto alcune ripercussioni sulla Statistica criminale di polizia. Infatti, i dati ne hanno ancora risentito e le indicazioni per il Ticino, in particolare per i furti, non riflettono le cifre reali riscontrate. In base agli avvenimenti segnalati e registrati è comunque possibile fornire delle indicazioni precise legate all’attività operativa. A livello di furti lo scorso anno ha fatto registrare un sensibile aumento di quelli con scasso passati dai 781 del 2022 ai 1’190 (colpite in particolare abitazioni, esercizi pubblici e negozi) del 2023. Cifra quest’ultima molto vicina ai 1’255 che si contavano nel 2019 in periodo pre pandemico, ma ancora di molto inferiore alla media degli ultimi 12 anni. Un incremento ancora maggiore è stato invece censito per i furti perpetrati nei veicoli e per i taccheggi. Minore infine l’incremento dei furti senza scasso.

Stabile in numero delle rapine
Al capitolo rapine, riferisce sempre la Polizia cantonale, le 34 infrazioni registrate, fanno stato di una sostanziale stabilità (39 nel 2022). Quasi la metà dei casi vedono coinvolti minorenni, sia come imputati sia come vittime. In quasi il 75% degli episodi, con un buon tasso di risoluzione, si è potuto risalire ai responsabili, effettuando arresti o emanando ordini di arresto nazionali e/o internazionali. Questo risultato è stato raggiunto anche grazie alla collaborazione con gli altri Cantoni e con fedpol, come pure con le autorità estere, in particolare italiane.

Aumentano anche i reati digitali
In relazione ai reati digitali si registra un aumento degli stessi, passati dai 381 del 2022 ai 408 del 2023 (+7%). In particolare gli incrementi maggiori si registrano per l’acquisizione illecita di dati (34 nel 2022, 44 nel 2023) e l’accesso indebito a un sistema per l’elaborazione dei dati (da 6 a 11). In controtendenza le truffe passate dalle 122 del 2022 alle 113 del 2023. La quota maggiore appartiene dunque alla categoria della cibercriminalità economica legata in particolare ai casi di phishing, ai reati di abuso di sistemi di pagamento online o all’abuso d’identità di terzi per scopi fraudolenti.

Poste le basi per una maggiore collaborazione a livello svizzero
Nel corso della conferenza stampa, si legge ancora nel comunicato, il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi si è in particolare soffermato sull’aumento dei furti, con riferimento agli autori. Infatti, così come si riscontra in altri Cantoni e in altri Paesi, sempre di più si tratta di richiedenti l’asilo provenienti dagli Stati del Maghreb (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia). Un fenomeno che la Polizia cantonale è riuscita a tenere sotto controllo. Il Consigliere di Stato ha però pure inserito l’incremento dei furti in un arco temporale più ampio, sottolineando come rispetto alla media degli ultimi 12 anni il dato è ancora decisamente inferiore. Ha commentato poi positivamente la sostanziale stabilità dei dati che riguardano altre attività della Polizia cantonale: violenza domestica, incidenti, rapine.
Da parte sua il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha sottolineato che «i mutamenti nei modi e nell’estensione di molte fattispecie criminali, impattano anche sull’organizzazione e l’attività di polizia. In un contesto di risorse finanziarie limitate, l’affinamento dell’organizzazione e l’adattabilità dei processi del Corpo saranno aspetti rilevanti nei prossimi anni». Nasce anche da queste considerazioni la centralità del contrasto da un lato dei reati contro il patrimonio, che vanno ad intaccare il sentimento di sicurezza della popolazione, mentre dall’altro dei reati economico finanziari e delle misure patrimoniali intese a recuperare le ingenti somme sottratte dai criminali a detrimento dell’economia e delle risorse dello Stato. In quest’ambito l’integrazione di funzioni specialistiche a supporto delle attività d’inchiesta è uno degli adattamenti allo sviluppo di modalità operatorie sempre più tecniche e di portata sopranazionale delle casistiche criminali, anche di quelle di prossimità. Il progresso tecnologico con la messa in rete delle informazioni, la coordinazione e la collaborazione interdisciplinare tra e all’interno delle forze di polizia, a livello locale, cantonale e federale, e i settori dello Stato competenti saranno aspetti molto importanti per poter garantire in futuro il miglior contrasto possibile ai fenomeni criminali emergenti. In quest’ambito sono già state poste le basi per una maggiore collaborazione a livello svizzero grazie a progetti intercantonali, in particolare a livello informatico.Particolare rilievo assumerà nei prossimi anni la definizione delle basi legali e la creazione di una piattaforma, che dovrà permettere lo scambio automatico di importanti informazioni di polizia a livello svizzero. Progetto affidato alla Confederazione e ai Cantoni «con l’obiettivo di incrementare la lotta alla criminalità che, sempre più spesso, coinvolge ampie parti del territorio, non conosce limitazioni legali, dispone di ingenti somme di denaro ed è tecnologicamente all’avanguardia» ha rilevato il Comandante. La polarizzazione e la frammentazione sociale, derivante dall’attuale situazione economica, vanno di pari passo con il rischio di derive violente, come quella domestica e giovanile, e con l’incremento della criminalità. Anche in questo settore la Polizia cantonale si è attivata con la creazione del Centro Competenza Violenza (CCV) per meglio coordinare, internamente ed esternamente, le differenti attività che vanno dalla prevenzione fino alla repressione.

Da www.cdt.ch
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Reati contro il patrimonio in aumento in Ticino

Reati contro il patrimonio in aumento in Ticino

Comunicato stampa

Gli sfavorevoli cambiamenti socio-economici indotti dai conflitti fra Stati, le sfide climatiche, le conseguenze legate ai flussi di migranti, le problematiche relative alle fragilità della rete impattano sulle attività di polizia e sulla tipologia di crimini commessi in Ticino. Ad aumentare nel 2023 sono infatti stati in particolare i reati contro il patrimonio, a testimonianza di come il nostro Cantone, e la Svizzera in generale, sia di nuovo nel mirino dei ladri, vista la sua situazione di sostanziale benessere. In particolare per i furti con scasso i dati sono simili alla situazione pre pandemia. In questo contesto, con risorse finanziarie limitate, l’affinamento dell’organizzazione e l’adattabilità del Corpo saranno quindi aspetti rilevanti nei prossimi anni per contrastare la criminalità. Il bilancio dell’attività dello scorso anno della Polizia cantonale è stato presentato oggi a Bellinzona, nel corso di una conferenza stampa, dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e dal Comandante Matteo Cocchi. Il 2023 ha registrato in cifre assolute una diminuzione delle chiamate in entrata giunte alla Centrale comune d’allarme (CECAL) della Polizia cantonale. Sono state infatti 230’343 rispetto alle 266’318 del 2021. Le chiamate per richieste d’intervento dei pompieri, che dal 1. aprile 2020 giungono direttamente alla Centrale comune d’allarme (CECAL), hanno invece raggiunto quota 11’577 (12’470 nel 2022). Gli interventi per disagi in famiglia sono rimasti stabili in rapporto agli ultimi anni. Il 2023 si è chiuso con 1’037 interventi per disagio famigliare (+ 6%), di cui 175 per reati d’ufficio fra coniugi o partner (art. 55a CP, -14%). A protezione delle vittime sono stati ordinati 60 allontanamenti (-24%). Si registra una sostanziale stabilità nel numero di incidenti: 3’965 rispetto ai 3’931 del 2022. Di questi 3’289 con soli danni (+2%), 485 con feriti leggeri (-1%) e 184 con feriti gravi (+1%). Per quanto riguarda i fenomeni criminali, il ritardo accumulato nel 2022 nella registrazione dei rapporti trasmessi alle autorità giudiziarie, dovuto al passaggio al nuovo sistema gestionale di polizia, è stato colmato. Questa situazione ha ancora avuto alcune ripercussioni sulla Statistica criminale di polizia. Infatti, i dati ne hanno ancora risentito e le indicazioni per il Ticino, in particolare per i furti, non riflettono le cifre reali riscontrate. In base agli avvenimenti segnalati e registrati è comunque possibile fornire delle indicazioni precise legate all’attività operativa. A livello di furti lo scorso anno ha fatto registrare un sensibile aumento di quelli con scasso passati dai 781 del 2022 ai 1’190 (colpite in particolare abitazioni, esercizi pubblici e negozi) del 2023. Cifra quest’ultima molto vicina ai 1’255 che si contavano nel 2019 in periodo prepandemico, ma ancora di molto inferiore alla media degli ultimi 12 anni. Un incremento ancora maggiore è stato invece censito per i furti perpetrati nei veicoli e per i taccheggi. Minore infine l’incremento dei furti senza scasso. Al capitolo rapine, le 34 infrazioni registrate, fanno stato di una sostanziale stabilità (39 nel 2022). Quasi la metà dei casi vedono coinvolti minorenni, sia come imputati sia come vittime. In quasi il 75% degli episodi, con un buon tasso di risoluzione, si è potuto risalire ai responsabili, effettuando arresti o emanando ordini di arresto nazionali e/o internazionali. Questo risultato è stato raggiunto anche grazie alla collaborazione con gli altri Cantoni e con fedpol, come pure con le autorità estere, in particolare italiane.

In relazione ai reati digitali si registra un aumento degli stessi, passati dai 381 del 2022 ai 408 del 2023 (+7%). In particolare gli incrementi maggiori si registrano per l’acquisizione illecita di dati (34 nel 2022, 44 nel 2023) e l’accesso indebito a un sistema per l’elaborazione dei dati (da 6 a 11). In controtendenza le truffe passate dalle 122 del 2022 alle 113 del 2023. La quota maggiore appartiene dunque alla categoria della cibercriminalità economica legata in particolare ai casi di phishing, ai reati di abuso di sistemi di pagamento online o all’abuso
d’identità di terzi per scopi fraudolenti.

Nel corso della conferenza stampa il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi si è in particolare soffermato sull’aumento dei furti, con riferimento agli autori. Infatti, così come si riscontra in altri Cantoni e in altri Paesi, sempre di più si tratta di richiedenti l’asilo provenienti dagli Stati del Maghreb (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia). Un fenomeno che la Polizia cantonale è riuscita a tenere sotto controllo. Il Consigliere di Stato ha però pure inserito l’incremento dei furti in un arco temporale più ampio, sottolineando come rispetto alla media degli ultimi 12 anni il dato è ancora decisamente inferiore. Ha commentato poi positivamente la sostanziale stabilità dei dati che riguardano altre attività della Polizia cantonale: violenza
domestica, incidenti, rapine.

Da parte sua il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha sottolineato che “i mutamenti nei modi e nell’estensione di molte fattispecie criminali, impattano anche sull’organizzazione e l’attività di polizia. In un contesto di risorse finanziarie limitate, l’affinamento dell’organizzazione e l’adattabilità dei processi del Corpo saranno aspetti rilevanti nei prossimi anni”. Nasce anche da queste considerazioni la centralità del contrasto da un lato dei reati contro il patrimonio, che vanno ad intaccare il sentimento di sicurezza della popolazione, mentre dall’altro dei reati economico finanziari e delle misure patrimoniali intese a recuperare le ingenti somme sottratte dai criminali a detrimento dell’economia e delle risorse dello Stato. In quest’ambito l’integrazione di funzioni specialistiche a supporto delle attività d’inchiesta è uno degli adattamenti allo sviluppo di modalità operatorie sempre più tecniche e di portata sopranazionale delle casistiche criminali, anche di quelle di prossimità. Il progresso tecnologico con la messa in rete delle informazioni, la coordinazione e la collaborazione interdisciplinare tra e all’interno delle forze di polizia, a livello locale, cantonale e federale, e i settori dello Stato competenti saranno aspetti molto importanti per poter garantire in futuro il miglior contrasto possibile ai fenomeni criminali emergenti. In quest’ambito sono già state poste le basi per una maggiore collaborazione a livello svizzero grazie a progetti intercantonali, in particolare a livello informatico. Particolare rilievo assumerà nei prossimi anni la definizione delle basi legali e la creazione di una piattaforma, che dovrà permettere lo scambio automatico di importanti informazioni di polizia a livello svizzero. Progetto affidato alla Confederazione e ai Cantoni “con l’obiettivo di incrementare la lotta alla criminalità che, sempre più spesso, coinvolge ampie parti del territorio, non conosce limitazioni legali, dispone di ingenti somme di denaro ed è tecnologicamente all’avanguardia” ha rilevato il Comandante. La polarizzazione e la frammentazione sociale, derivante dall’attuale situazione economica, vanno di pari passo con il rischio di derive violente, come quella domestica e giovanile, e con l’incremento della criminalità. Anche in questo settore la Polizia cantonale si è attivata con la creazione del Centro
Competenza Violenza (CCV) per meglio coordinare, internamente ed esternamente, le differenti attività che vanno dalla prevenzione fino alla repressione. 

“Miglioriamo la sicurezza puntando sulla prossimità”

“Miglioriamo la sicurezza puntando sulla prossimità”

Un primo commento di Norman Gobbi sul rapporto “Polizia Ticinese”

Il Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese ha terminato nelle scorse settimane il rapporto che rivede e definisce competenze e compiti tra la Polizia cantonale e i Corpi delle polizie comunali. “Un documento che vuole migliorare il lavoro delle e degli agenti di polizia su tutto il territorio cantonale. Lo abbiamo presentato proprio questo venerdì alla Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, il tavolo politico che mi vede impegnato assieme ai responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca)”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Quali sono gli obiettivi principali del progetto? “Sono essenzialmente due: migliorare l’assetto della sicurezza interna nel Cantone, rendendolo più efficiente ed efficace, nonché armonizzare i costi e aumentare la professionalità nella gestione dei Corpi di polizia. Il gruppo di lavoro, presieduto dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, Luca Filippini, ha compiuto un’analisi di dettaglio delle collaborazioni tra la Polizia cantonale e le polizie comunali e ha considerato i principi della Riforma Ticino 2020, che nelle intenzioni vuole ripristinare un sistema istituzionale performante, lineare e trasparente, che rafforzi la capacità di azione soprattutto a livello locale” sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

A suo giudizio quali sono i punti forti del progetto redatto dal Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese”? “Ne elenco alcuni: da un lato la conferma e la rivalutazione del ruolo delle polizie comunali, attraverso l’assunzione di competenze di primo piano e direttamente percepibili dai cittadini. Il secondo punto è il chiaro focus sulla strategia della prossimità, da ricoprire in primis dalle polizie comunali. Una prossimità che permetterà di rispondere sempre meglio ai bisogni delle cittadine e dei cittadini, assicurando loro la vicinanza degli agenti. E poi un punto forte che riguarda la politica: questo rapporto potrà rappresentare una solida base per affrontare con maggiori conoscenze anche la discussione all’interno del Parlamento sull’eventuale costituzione di una Polizia unica in Ticino, di cui tanto si parla. In ultima analisi “Polizia Ticinese” rappresenta la volontà di migliorare il lavoro delle e degli agenti di polizia, siano essi attivi per la cantonale o per i Corpi delle comunali, a favore di tutto il Ticino e per un reale rafforzamento delle nostre istituzioni!”, conclude Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 17 marzo 2024 de Il Mattino della Domenica

 

 

 

 

 

Il Rapporto “Polizia Ticinese” presentato alla Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Il Rapporto “Polizia Ticinese” presentato alla Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è svolta ieri nel tardo pomeriggio a Bellinzona la 26ma Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che riunisce in un tavolo politico sotto la direzione del capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca). Piatto forte della riunione è risultata la presentazione del Rapporto finale del Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese”. Un documento che sarà pure presentato a tutti i comuni e che, nella sua versione consolidata, verrà in seguito sottoposto al Consiglio di Stato.

Dopo aver discusso su alcuni punti di carattere essenzialmente tecnico, trattati dal comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi e dal comandante della Polizia comunale di Lugano e rappresentante dei comandanti delle Polizie Polo, Roberto Torrente, il Direttore del Dipartimento Norman Gobbi, assieme al capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, ha presentato il rapporto “Polizia Ticinese”. Gli obiettivi generali del progetto, ricorda Norman Gobbi, sono quelli di migliorare l’assetto della sicurezza interna nel Cantone, rendendolo più efficiente ed efficace, nonché di armonizzare i costi e aumentare la professionalità nella gestione dei Corpi di polizia. Il gruppo di lavoro, presieduto dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, Luca Filippini, ha compiuto un’analisi di dettaglio delle collaborazioni tra la polizia cantonale e le polizie comunali e ha considerato i principi della Riforma Ticino 2020, che nelle intenzioni vuole perfezionare un sistema istituzionale performante, lineare e trasparente, che rafforzi la capacità di azione soprattutto a livello locale.

La soluzione scaturita dal Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese” propone una nuova ripartizione dei compiti tra i livelli istituzionali cantonale e comunale, per massimizzare l’efficienza, riducendo potenziali sovrapposizioni e una nuova organizzazione tra i vari livelli, per assicurare una governance più efficace. “Due sono i punti forti di questa soluzione – afferma Gobbi: da un lato la conferma e la rivalutazione del ruolo delle polizie comunali, attraverso l’assunzione di competenze di primo piano e direttamente percepibili dai cittadini. Il secondo punto è il chiaro focus sulla strategia della prossimità, da ricoprire in primo piano dalle polizie comunali”.

Il documento sarà presentato prossimamente a tutti i comuni, attraverso due “sessioni”: una destinata ai comuni con Corpi di Polizia, l’altra a favore di quei comuni che ne sono privi. Il rapporto nella sua versione consolidata dopo questi incontri verrà consegnato al Consiglio di Stato. Il lavoro effettuato in stretta collaborazione con i rappresentanti dell’Associazione dei Comuni ticinese (ACT) ha il merito di rappresentare una valida soluzione che valorizza sia i compiti delle Polizie comunali sia quelli della Polizia cantonale. Il rapporto rappresenta una solida base per affrontare con maggiori conoscenze anche la discussione all’interno del Parlamento sull’eventuale costituzione di una Polizia unica in Ticino.      

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la prima del 2024 e la 69. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura, i membri della Piattaforma si sono confrontati su una serie di richieste dei Comuni all’indirizzo del Consiglio di Stato e dell’Amministrazione cantonale.
Il Dipartimento della sanità e della socialità ha anzitutto aggiornato i presenti sull’iniziativa generica che chiede di eliminare le «liste nere» degli assicurati morosi nel settore LaMal. È stato spiegato che la Commissione sanità e sicurezza sociale del Parlamento, prima di proseguire le proprie analisi, ha aderito alla proposta del Governo di consultare i Comuni. D’intesa con la Piattaforma, nelle prossime settimane sarà promosso un sondaggio fra i Municipi per verificarne le preferenze, in merito al futuro delle «liste nere».
Sempre a questo proposito, il Dipartimento della sanità e della socialità ha ripercorso le tappe di coinvolgimento e condivisione con i Comuni nel percorso decisionale che ha portato il Cantone a istituire per gli assicurati morosi nel settore LaMal l’obbligo di rispondere alle convocazioni dei Comuni – accanto a una serie di misure come, ad esempio, l’accresciuta informazione volta a prevenire il fenomeno e ad aumentare l’efficacia dell’intervento comunale. Alla luce di queste spiegazioni, è stato concordato di avviare una consultazione approfondita fra i Municipi sul nuovo strumento.
Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha poi aggiornato in merito alla consultazione sulla nuova Legge cantonale sulla scuola dell’obbligo. È stato confermato che il Governo ha optato per il ritiro del messaggio che era stato posto in consultazione negli scorsi mesi: saranno ora portati avanti i progetti di livello settoriale – e in seguito sarà avviato il processo per elaborare un nuovo progetto di legge, che sarà poi condiviso con tutti i partner interessati.
La Piattaforma di dialogo si è successivamente confrontata sul tema della riforma istituzionale «Ticino 2020». È stato ricordato che la consultazione sull’ultima versione del progetto si è conclusa il 15 dicembre scorso, con un’ampia partecipazione e una chiara maggioranza di pareri critici sulla proposta di nuova ripartizione dei compiti fra Cantone e Comuni. Alla luce delle indicazioni raccolte, è stato concordato che il Comitato strategico effettuerà i necessari approfondimenti e fornirà una serie di scenari per fare avanzare i lavori, consolidando anzitutto i contenuti sui quali è finora stato possibile trovare un accordo.
Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi fornito alcuni chiarimenti sul tema della differenziazione del moltiplicatore comunale d’imposta fra persone fisiche e persone giuridiche, che potrà essere applicata a partire dal 2025. La Piattaforma ha deciso di avviare una consultazione fra i Comuni, in merito all’opportunità di limitare la possibilità di differenziare verso il basso il moltiplicatore delle persone giuridiche.
Il Dipartimento delle istituzioni ha infine confermato che il Gruppo di lavoro Polizia ticinese ha presentato il proprio rapporto sulla futura ripartizione dei compiti tra Comuni e Cantone in questo ambito. Le conclusioni saranno ora discusse in seno alla Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza e insieme ai capi Dicastero dei Comuni.
In coda alla seduta, il Consiglio di Stato ha rivolto un pensiero ai rappresentanti dei Comuni che non solleciteranno un nuovo mandato in seno alla Piattaforma, ringraziandoli per il lavoro svolto a favore delle relazioni fra le istituzioni ticinesi.

La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 5 giugno 2024.

Carceri piene: “Sforzi mirati per sostenere il personale”

Carceri piene: “Sforzi mirati per sostenere il personale”

Norman Gobbi segue da vicino la situazione, tra misure concrete e proposte

È un momento difficile per le carceri cantonali. Infatti la Stampa e la Farera sono confrontate con il “tutto esaurito”, 0 posti liberi. “Non è solo un momento, perché con questa situazione ci confrontiamo ormai da un anno. Un’emergenza che oggi conoscono tutte le strutture penitenziarie in Svizzera. Non possiamo dire “mal comune mezzo gaudio”, perché in altri momenti se in Ticino non vi erano più posti in carcere almeno si potevano trovare soluzioni trasferendo in altri Cantoni i detenuti. Oggi questo non è più possibile”, afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Perché siamo giunti a questa situazione? “Le cause dell’aumento di detenuti sono da ricercare in più fattori. I flussi migratori: sono aumentati i crimini commessi da falsi richiedenti l’asilo presenti sul nostro territorio. Inoltre Polizia e Magistratura devono bloccare traffici internazionali di droga, i cui corrieri usano sempre di più il Ticino quale via di transito tra il nord e l’Italia. A ciò si aggiunge un costante aumento della criminalità di importazione dall’Italia, con delinquenti che scelgono il nostro Cantone per commettere furti e truffe. I mezzi di contrasto alla criminalità a disposizione della nostra Polizia e della Magistratura sono sempre più performanti, per cui è difficile farla franca sul nostro territorio. Questo è ottimo, però ciò comporta anche un aumento delle persone che finiscono in carcere”, sottolinea il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

E a essere messo sotto pressione è in particolare il personale che lavora per le Strutture carcerarie cantonali. “Esatto. Oggi gli agenti di custodia e tutti coloro che sono attivi nel sistema carcerario sono chiamati agli straordinari, perché la popolazione carceraria è giunta al livello massimo. Vorrei anche da queste colonne ringraziare tutte e tutti i nostri collaboratori, dal direttore in giù, per l’impegno che ci stanno mettendo. Da parte del Dipartimento delle istituzioni, e per esso dalla Divisione della giustizia, e del Consiglio di Stato stiamo cercando soluzioni, anche discutendo con i rappresentanti dei dipendenti e con i sindacati. Uno sforzo congiunto. Cercheremo di liberare risorse a favore dell’impegno primario di controllo e gestione dei detenuti all’interno delle strutture, In questo senso si inseriscono le propose di affidare a ditte private di sicurezza la sorveglianza esterna del penitenziario, con le ronde fuori dalle strutture, così come il controllo della sicurezza al Palazzo di Giustizia di Lugano, oggi garantito anche da agenti di custodia in collaborazione con la Polizia. Abbiamo prolungato sino all’11 marzo il termine del concorso per partecipare alla nuova scuola agenti di custodia. Assumeremo 15 nuovi agenti, donne e uomini, per svolgere un lavoro importante per la Giustizia: invito tutti gli interessati a volersi candidare.

Tra le altre cose, ho inoltre proposto alla Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali di giustizia e polizia l’introduzione del cosiddetto “processo per direttissima” sulla scorta di quanto avviene in altri Stati. Una misura che sarebbe davvero efficace, ma che comporterà tempi lunghi per essere introdotta. Intanto la situazione è monitorata giorno dopo giorno”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. 

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 3 marzo 2024 de Il Mattino della domenica

Scuola di polizia 2024

Scuola di polizia 2024

Comunicato stampa

Oggi alle 8.00 a Giubiasco ha preso avvio la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2024). Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il capo della Sezione formazione, capitano Christophe Cerinotti, e il direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini, hanno accolto i nuovi e le nuove aspiranti con discorsi ufficiali. La Polizia cantonale comunica di aver assunto 17 nuovi/e aspiranti gendarmi (14 uomini e 3 donne) e 4 aspiranti ispettori/trici (2 uomini e 2 donne). Oltre agli e alle aspiranti della Polizia cantonale frequenteranno la Scuola pure 9 aspiranti delle Polizie comunali (6 uomini e 3 donne), 1 aspirante della Polizia militare (uomo), nonché 7 aspiranti agenti della Polizia cantonale dei Grigioni (7 uomini). Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme, ispettore/trice, agente in formazione nei Corpi di appartenenza.

Guardie di custodia: “privilegiare i cittadini svizzeri”

Guardie di custodia: “privilegiare i cittadini svizzeri”

Norman Gobbi boccia la proposta avanzata dai sindacati, che per colmare le lacune volevano allargare il bando anche ai residenti con permesso C

La posizione del responsabile del dipartimento delle Istituzioni è chiara: è preferibile selezionare gli agenti di custodia tra la popolazione svizzera; è bene “privilegiare l’assunzione di cittadini svizzeri, proprio perché il dipartimento delle Istituzioni è quello più legato all’ambito di giustizia e polizia, che ha comunque un monopolio per la cittadinanza svizzera”.

Così Norman Gobbi risponde alla proposta ventilata negli ultimi giorni dai sindacati per colmare l’attuale lacune che grava sulle carceri ticinesi, sempre più sotto pressione e alla ricerca di nuovo personale. Per Lorenzo Jelmini dell’OCST, una soluzione valida è di allargare il bando anche ai residenti con permesso C. “Bisogna trovare altre misure per rendere più attrattiva questa attività”, dichiara il sindacalista a difesa del progetto. “Bisogna anche essere coraggiosi e aprire a chi vive in Ticino da parecchi anni, a chi ha il permesso C”.

Non sarebbe una prima in Svizzera: ci sono anche altri cantoni che hanno aperto agli stranieri per quanto riguarda le guardie carcerarie. “Credo che per gli agenti di custodia la cittadinanza svizzera sia un elemento”, risponde il consigliere di Stato. “Ricordo che la cittadinanza svizzera può essere acquisita secondo delle leggi, che sono sempre state più allentate: in questo senso non vedo un problema”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Guardie-di-custodia-%E2%80%9Cprivilegiare-i-cittadini-svizzeri%E2%80%9D–2082428.html