“Un ponte per iniziare la ricostruzione”

“Un ponte per iniziare la ricostruzione”

Norman Gobbi evidenzia il lavoro del nostro Esercito

“L’impiego dell’Esercito per far fronte all’emergenza in Vallemaggia si sta rivelando ancora una volta decisivo. Infatti, proprio in queste ore di domenica i militi del battaglione d’intervento d’aiuto in caso di catastrofe dovrebbero apprestarsi ad appoggiare e assicurare il nuovo ponte provvisorio di Visletto, un manufatto che permetterà in prima battuta il transito anche dei veicoli pesanti sino a 32 tonnellate. E solo Dio sa quanto bisogno abbiamo in alta Valle di tutti i mezzi per proseguire un intervento di messa in sicurezza prima e di recupero poi nelle zone trasfigurate dalla furia delle acque”. In questi termini si esprime il Consigliere di Stato, Norman Gobbi, sempre a stretto contatto in questi giorni con i responsabili militari delle operazioni che consentiranno di aprire il provvisorio ponte a Visletto. 

“L’apertura del ponte sarà caratterizzata da due fasi. Nella prima verrà data priorità assoluta al passaggio dei mezzi pesanti che, come sottolineato, permetteranno di intervenire per eseguire le opere necessarie. Durante questo periodo rimarrà normalmente in funzione il ponte che già attualmente consente il passaggio dei veicoli leggeri. Saranno mantenute le modalità di frequenza sin qui decise e applicate dallo Stato maggiore regionale di condotta. Nella seconda fase, invece, il ponte sarà aperto a tutti i veicoli, indistintamente e il traffico verrà regolato tramite un impianto semaforico e da personale presente in loco”, precisa il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Intanto Comuni, associazioni, enti e privati si stanno mobilitando per sostenere le azioni di raccolta fondi a favore delle regioni colpite dal maltempo. “Un moto di solidarietà di grande spessore, quello che sta caratterizzando tutto il Ticino, tutte e tutti i ticinesi. È sicuramente una constatazione che fa bene al cuore, dopo il dolore per quanto avvenuto in Alta Vallemaggia e prima in Mesolcina. Per questo vorrei ringraziare tutte e tutti per quanto sinora fatto e per quello che ancora saranno in grado di fare. Lo dico anche quale presidente dell’Associazione Ticino Sociale, che ha subito lanciato la raccolta “Aiutiamo una Valle a rialzarsi #forzavallemaggia”. Davvero un GRAZIE a chi ha già contribuito e un GRAZIE anticipato a chi lo vorrà fare nel corso dei prossimi giorni”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 21 luglio 2024 de Il Mattino della domenica

L’Esercito sosterrà le autorità ticinesi sino al 28 luglio

L’Esercito sosterrà le autorità ticinesi sino al 28 luglio

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha richiesto il prolungo del servizio d’assistenza da parte dell’Esercito nelle zone colpite dal maltempo in Alta Vallemaggia.

Il Dipartimento delle istituzioni comunica che, a seguito della richiesta sottoposta alle autorità federali, ha ottenuto il nullaosta per potersi avvalere dell’impiego dell’Esercito sino al 28 luglio 2024.
Questo prolungo del termine precedentemente determinato, permetterà alle truppe impiegate di ultimare i lavori di posa del ponte temporaneo a Cevio in zona Visletto, di rendere possibile l’accesso alla Val Bavona, nonché di intervenire in Val Lavizzara per le prime attività di ripristino, unitamente alle ditte private, ai militi della Protezione civile e ai volontari.  

Esercito, PCi, Cantone: in campo per la Vallemaggia

Esercito, PCi, Cantone: in campo per la Vallemaggia

Norman Gobbi sottolinea il lavoro ben coordinato tra tutti gli enti

Anche nelle difficilissime giornate che hanno seguito i nubifragi con conseguenze tragiche nell’alta Vallemaggia, il supporto della Protezione civile e dell’Esercito è stato di primaria importanza. “E lo sarà ancora per parecchi giorni – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. Esercito e PCi da subito sono entrati in servizio. I nostri soldati hanno assicurato nelle prime ore l’elitrasporto delle persone da evacuare: due Super Puma hanno garantito l’intervento. In seguito i nostri soldati si sono concentrati e si concentreranno sui lavori di genio, con un focus importante adesso nella realizzazione del ponte provvisorio per sostituire il ponte a Visletto andato distrutto dalla furia delle acque. Ci stiamo muovendo in modo coordinato per garantire il massimo sostegno alle comunità così pesantemente colpite. Il ruolo dello Stato Maggiore Regionale di Condotta, attivo già nella notte su domenica 30 giugno e diretto dall’ufficiale della Polizia cantonale Antonio Ciocco, è essenziale. Così come determinante nell’emergenza è il lavoro della Sezione del militare e della Protezione della popolazione, con in campo il Capo Ufficio, Federico Chiesa. Un altro aspetto importante è legato alla comunicazione. In questo senso vi è stato un continuo flusso di informazioni per i media, coordinato dal Servizio stampa della Polizia cantonale, e si è così potuto informare l’opinione pubblica in modo dettagliato”, sottolinea il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.
“Settimana scorsa – lanciando la raccolta fondi di Ticino Sociale – da queste colonne avevo espresso la mia solidarietà a tutti i valmaggesi per i tragici accadimenti. Oggi vorrei mettere in evidenza il lavoro che molte persone stanno portando avanti. L’Esercito come detto sta dando il suo contributo: un intervento insostituibile! La Protezione civile si conferma il braccio operativo del Cantone nel sostegno alla popolazione nelle emergenze. Già detto della Sezione del militare e della protezione della popolazione e della Polizia cantonale con i suoi Servizi, anche diversi altri uffici cantonali e del Dipartimento del territorio in particolare sono operativi. Il Governo non si pone questioni di ordine finanziario e sta agendo con sollecitudine su tutti i fronti, annullando vincoli burocratici per essere efficaci ed efficienti. Dobbiamo continuare in questo solco anche nelle settimane e nei mesi che arriveranno. Il lavoro che ci attende, per il bene della popolazione dell’intera Vallemaggia, di tutte le sue attività commerciali, delle associazioni e delle istituzioni locali, sarà lungo. Ma abbiamo le forze per portare avanti questo impegno. Come ha detto il mio collega Claudio: “Siamo la Svizzera!”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 14 luglio 2024 de Il Mattino della domenica.

Ancora un’allerta meteo: come va interpretata?

Ancora un’allerta meteo: come va interpretata?

Lo abbiamo chiesto a Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni a margine della sua visita nell’Alta Vallemaggia. 
«Siamo in un Paese libero. Non si evacua con la forza». Parole pronunciate nella giornata di ieri, giovedì, da Norman Gobbi, direttore del Dipartimento del territorio. Il contesto era quello della situazione delicata che sta vivendo l’Alta Vallemaggia dopo la catastrofe di fine giugno. Sullo sfondo l’allerta meteo di grado 4 diramata per oggi, venerdì, da Meteo Svizzera.

Ancora un allarme da parte di Meteo Svizzera. Come vanno interpretate queste allerte da parte dei cittadini?
«Le autorità sono costantemente confrontate con Meteo Svizzera nell’ambito della gestione delle situazioni di pericolo. Le allerte servono a informare preventivamente la popolazione. Alcuni allarmi arrivano poche ore prima dell’evento meteorologico. Ognuno di noi poi deve pensare alla propria sicurezza. Ed è un elemento fondamentale in un Paese come il nostro».

Responsabilità individuale al primo posto dunque?
«Sì. Ognuno di noi ad esempio dovrebbe garantirsi un minimo di scorte a casa. Di acqua, di alimentari, delle pile per fare funzionare gli apparecchi elettrici. Proprio nell’ottica di fare parte di un sistema resistente. La Svizzera resiste se ogni cittadino e se ogni nucleo famigliare sono resistenti ai rispettivi livelli».

Il termine allerta però sta diventando un po’ inflazionato. Non teme un effetto contrario?
«Un po’ come nella favola del ragazzo che gridava “al lupo, al lupo”? La preoccupazione può essere anche questa. Purtroppo ci rendiamo conto che il Ticino è confrontato regolarmente con eventi meteorologici localmente anche importanti. E quindi è anche difficile per Meteo Svizzera definire quale area effettivamente sarà toccata più di altre. Questo dato di fatto deve chiamare tutti noi a una certa attenzione. Siamo chiamati in prima persona a doverci informare».

Meglio lanciare l’allarme per niente, piuttosto che non lanciarlo del tutto?
«È l’autorità federale, attraverso l’Ufficio federale di meteorologia, a definire quando devono essere diramati questi allarmi. Sta a loro farlo. Così come lo fa anche l’autorità cantonale quando avvengono altri tipi di disastri. Pensate ad esempio a incendi in zone industriali che causano emissioni potenzialmente nocive».

Da Tio.ch
(Immagine: Davide Giordano/TIO)
Revisione della legge organica comunale: analizzati i risultati del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni

Revisione della legge organica comunale: analizzati i risultati del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni

Comunicato stampa

Lo scorso 1° febbraio si è tenuto il quinto Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, voluto dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e promosso dalla Sezione degli enti locali per iniziare a riflettere insieme a Municipali, Consiglieri comunali, Segretari e Funzionari comunali sulla riforma della Legge organica comunale (LOC) che sarà sviluppata nel corso della Legislatura cantonale 2023/2027. Di recente la Sezione degli enti locali ha trasmesso una sintesi dei risultati a tutti i Comuni ticinesi, specificando anche i prossimi passi del progetto.  

Il Dipartimento delle istituzioni ricorda che le circa cento persone presenti all’evento – in parte selezionate tramite sorteggio – sull’arco di un’intera giornata hanno lavorato suddivisi in gruppi, riflettendo sui temi che hanno reputato debbano essere affrontati nella revisione generale della legge.  
Nei mesi successivi la Sezione degli enti locali ha analizzato ed elaborato i risultati emersi durante l’evento e negli scorsi giorni ha trasmesso una sintesi delle discussioni a tutte e a tutti i partecipanti coinvolti nonché a tutte le Cancellerie comunali.  
In generale, il Dipartimento delle istituzioni esprime la propria soddisfazione per l’impegno che i rappresentanti comunali hanno profuso lo scorso 1° febbraio e ha preso atto con piacere che gli stessi hanno indicato di aver trovato un ambiente accogliente e informale in cui hanno potuto presentare con spontaneità il loro vissuto istituzionale e le loro aspettative.  
Tra i temi emersi durante la giornata i più ricorrenti sono stati: l’incentivo a introdurre le deleghe di competenze esecutive dal Municipio all’amministrazione comunale; una maggior promozione della formazione dei politici e dei collaboratori delle amministrazioni comunali; la retribuzione dei mandati dei politici locali, nonché l’introduzione nella legge di regole differenziate a dipendenza del Comune.  
Sulla base di questi elementi la Sezione degli enti locali sta quindi attualmente definendo i temi fondamentali sui quali si incentrerà la revisione della legge. In una fase successiva saranno invece organizzati nuovi momenti di confronto con politici e funzionari comunali. L’obiettivo è quello di presentare un primo progetto di revisione legislativa entro la fine della legislatura corrente. Senza attendere gli importanti tempi tecnici che l’elaborazione di un progetto di nuova legge istituzionale comporta, è al vaglio l’ipotesi di anticipare alcune modifiche attraverso un pacchetto di revisione dell’attuale Legge organica comunale.  
Il Dipartimento delle istituzioni sottolinea infine che il clima costruttivo e collaborativo da parte del Cantone e dei Comuni costituisce senz’altro una solida base di partenza su cui costruire la revisione legislativa. Inoltre, ritiene fondamentale elaborare una proposta equilibrata che, oltre a rispettare la Costituzione e le leggi settoriali vincolanti, consideri il ruolo, le competenze e le esigenze di tutti gli attori sul campo.    

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi una seduta ordinaria – la seconda del 2024 e la 70. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La Cancelleria dello Stato ha informato in merito alla recente modifica della legge di applicazione della legge federale sulla parità dei sessi nei rapporti di lavoro di diritto pubblico. È stata in particolare presentata una proposta di norma di applicazione che permetterà ai Comuni di inserire, all’interno dei loro regolamenti, la facoltà (e l’obbligo, per i Comuni con oltre 100 dipendenti) per i Municipi di commissionare analisi sul tema della parità salariale.

Il Dipartimento delle istituzioni ha poi orientato i rappresentanti dei Comuni sul tema delle attività militari fuori servizio e sulla gestione dei poligoni di tiro. È stato confermato che il Cantone è al lavoro – con l’ausilio del Gruppo di lavoro Tiro Ticino – per ripartire al meglio sul territorio oneri e costi, tenendo conto delle differenze regionali e delle esigenze legate alla politica di sicurezza.

Il Dipartimento della sanità e della socialità ha poi ricordato che è in consultazione la proposta di moratoria al rilascio di nuove autorizzazioni per infermieri e organizzazioni di cure e di aiuto a domicilio, che intende rispondere al preoccupante aumento dei costi registrato nel settore. È stato precisato che, dopo la fase di consultazione, il messaggio del Consiglio di Stato dovrebbe essere finalizzato in tempi brevi.

Come concordato nell’ultima riunione della Piattaforma, il Consiglio di Stato ha poi confermato l’avvio di una consultazione fra i Comuni in merito a due questioni che riguardano la gestione dei morosi LAMal: si tratta del nuovo obbligo di rispondere alla convocazione del Comune e, in secondo luogo, dell’eventuale ripristino della lista dei sospesi dalla copertura assicurativa LAMal («blacklist»). È stato ricordato che il termine per la partecipazione al sondaggio scadrà il 30 giugno.

Il Dipartimento delle istituzioni ha poi informato i Comuni – dopo avere già informato le organizzazioni di Protezione Civile – in merito alla modifica delle norme federali che imporrà ai Cantoni di istituire sul proprio territorio dei «Punti di raccolta d’urgenza», da attivare in caso di catastrofe, emergenza o carenza di approvvigionamenti. È stato anticipato che, nel corso dell’autunno, sarà organizzata una serie di incontri con i responsabili comunali della protezione della popolazione, per avviare la preparazione del progetto.

Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport ha infine fornito alcune informazioni sulle modifiche di regolamento recentemente entrate in vigore, relative al tema della pausa meridiana per docenti di scuola dell’infanzia.

La prossima seduta della Piattaforma è prevista per mercoledì 11 settembre 2024.

Il Ticino ospita il Comitato nazionale del progetto “Justitia 4.0”

Il Ticino ospita il Comitato nazionale del progetto “Justitia 4.0”

Comunicato stampa

Continua l’avvicinamento del Canton Ticino alla trasformazione digitale della giustizia. Domani pomeriggio, giovedì 6 giugno, è previsto un incontro informativo organizzato dalla Divisione della giustizia di presentazione del progetto nazionale “Justitia 4.0” alla magistratura ticinese da parte del Capo progetto Jacques Buehler, segretario generale aggiunto del Tribunale federale. Seguirà venerdì la riunione del Comitato di progetto nazionale a Palazzo delle Orsoline, che vede la presenza della Direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, quale rappresentante del Canton Ticino e della Conferenza dalle Direttori e direttori cantonali di giustizia e polizia.

L’importante progetto nazionale «Justitia 4.0» è finalizzato alla digitalizzazione della giustizia svizzera e toccherà oltre 30’000 addetti ai lavori: a partire dal 2028-30 gli odierni incarti cartacei verranno sostituiti gradualmente con incarti digitali. Lo scambio e la consultazione degli atti saranno effettuati elettronicamente tramite la piattaforma giudiziaria centrale «Justitia.Swiss» in tutte le fasi dei procedimenti giudiziari civili, penali e amministrativi federali.

Il tema è stato oggetto dei discorsi di apertura dell’anno giudiziario 2024/25 da parte del Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e del neo Presidente del Tribunale di appello Giovan Maria Tattarletti. Martedì sera si è svolta una tavola rotonda sulle sfide e la complessità della digitalizzazione della giustizia organizzata dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI), dall’Università della Svizzera italiana (USI) e dall’Ordine degli avvocati, che ha richiamato un folto pubblico di addetti ai lavori.  

Domani pomeriggio, giovedì 6 giugno 2024, alle ore 13.30 nell’Auditorium di BancaStato a Bellinzona, la Divisione della giustizia ha quindi organizzato un incontro aperto a magistrati di ogni ordine e funzione, funzionari giuridici e amministrativi della giustizia ticinese, come pure dell’Ordine degli avvocati e delle preposte Commissioni parlamentari. All’incontro, che verrà aperto dal Presidente del Consiglio della Magistratura Damiano Stefani, interverrà il capo progetto nazionale Jacques Buehler oltre a Roberto Rossi, CEO di LogObject AG, azienda che detiene l’applicativo informatico Juris/Agiti, in uso presso tutta la Magistratura cantonale. Verrà illustrato lo stato dei lavori del progetto nazionale e mostrato il nuovo applicativo di gestione degli incarti, adeguato alle esigenze della giustizia digitale. Interverrà altresì la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti che esporrà l’implementazione del progetto a livello cantonale e i prossimi passi, tra i quali l’inserimento del Ticino tra i sette cantoni pilota in ambito di gestione digitale degli incarti oltre che all’introduzione dell’intelligenza artificiale nella giustizia, grazie a un progetto innovativo avviato con una ditta ticinese riconosciuta internazionalmente nel campo.  

Venerdì, per la prima volta, il Comitato nazionale del progetto “Justitia 4.0”, organo di livello operativo superiore a cui risponde al Direzione del progetto, si incontrerà a Palazzo delle Orsoline per la consueta riunione ordinaria. Una visita che riconosce l’impegno da sempre assicurato dal Canton Ticino fin dall’avvio del progetto nel 2019. Cantone che, anche con gli investimenti logistici e tecnici necessari, sarà pronto per assicurare l’entrata in vigore della Legge federale concernente le piattaforme per la comunicazione elettronica nella giustizia (LCEG), attualmente in discussione alle Camere federali.   

Giustizia, Gobbi: “Riforma delle nomine”

Giustizia, Gobbi: “Riforma delle nomine”

L’anno giudiziario si è aperto lunedì a Lugano tra sfide e nuovi progetti per un sistema più efficiente – Il focus è sulla digitalizzazione e le risorse umane

L’inaugurazione dell’anno giudiziario lunedì a Lugano ha messo in luce le sfide persistenti del sistema giudiziario ticinese. Giovan Maria Tattarletti, neopresidente del Tribunale d’Appello, ha sottolineato che i nuovi casi sono aumentati nel 2023, sfiorando i 50’000, mentre quelli risolti sono diminuiti e le giacenze sono aumentate. “I problemi sono quelli di sempre: risorse insufficienti e un sistema di nomina che scricchiola”, ha dichiarato ai nostri microfoni.

Secondo Norman Gobbi, responsabile del Dipartimento delle Istituzioni, servono più risorse e un nuovo approccio nella gestione del personale. “La gestione del personale diventa sempre più complessa e ha bisogno di competenze e formazione”, ha detto, annunciando un corso di formazione per il prossimo anno.

Gobbi ha inoltre proposto una riforma del sistema di nomina per i procuratori, suggerendo una direzione eletta dal parlamento che scelga i membri del Ministero pubblico. “Credo che una soluzione potrebbe essere quella di avere una direzione nominata dal parlamento, che poi sceglie gli altri 20 membri”, ha spiegato. Tattarletti ha espresso scetticismo sulla proposta, sostenendo che tutti i magistrati debbano avere la stessa legittimazione.

Il tema verrà discusso in parlamento, ha detto Fiorenzo Dadò, presidente della Commissione giustizia e diritti. “Bisogna puntare su competenza, esperienza e idoneità per evitare polemiche che danneggiano le istituzioni”, ha dichiarato. Per la prima volta, la commissione parlamentare era presente all’inaugurazione: “Ci tenevo a dare un segnale chiaro di vicinanza della politica alla giustizia per risolvere i problemi della giustizia”, ha concluso Dadò.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Giustizia-Gobbi-%E2%80%9CRiforma-delle-nomine%E2%80%9D–2167825.html

****

«La Giustizia non cade a pezzi, ma certi problemi vanno risolti»

Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, il presidente uscente del Tribunale d’appello Damiano Bozzini esprime la necessità di scelte coraggiose ed evoca criticità riguardo alla separazione dei poteri – Gian Maria Tattarletti: «Gli effettivi insufficienti mettono a rischio la qualità»

La fiducia nelle istituzioni, gli effettivi insufficienti, il problema delle nomine politiche, la separazione dei poteri. O, per dirla con le parole del neopresidente del Tribunale d’appello, Gian Maria Tattarletti, «le problematiche ( n.d.r. in seno alla Giustizia ticinese) sono varie, complesse, interconnesse. E per affrontarle e risolverle con serietà occorre un approccio sistemico».
Il tradizionale appuntamento con l’inaugurazione dell’anno giudiziario – svoltosi ieri al Palazzo dei congressi di Lugano – è stato nuovamente l’occasione per fare il punto della situazione in un settore che, anche in quest’ultimo periodo, non ha mancato di far parlare di sé. E non sempre per buoni motivi. Tra segnalazioni fra giudici del Tribunale penale cantonale, nomine politiche per il Ministero pubblico (con relative polemiche) e accesi dibattiti in vista del voto popolare del 9 giugno (ossia sull’acquisto dello stabile EFG), gli «spunti» critici non sono infatti mancati nemmeno questa volta. Anche se, va detto, gli oratori hanno essenzialmente tutti voluto respingere la narrazione secondo cui «la Giustizia ticinese cade a pezzi». Come dire: i problemi ci sono, sì, ma il sistema regge bene.

Non solo numeri
Il primo a prendere la parola, il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha voluto in primis mettere l’accento sull’importanza delle persone, dai magistrati fino agli ausiliari amministrativi, che compongono il settore. «Uomini e donne che costituiscono la prima risorsa della Giustizia» e «dalle cui conoscenze, abilità, motivazione, entusiasmo e armonia nelle relazioni, dipende la forza che sanno esprimere nei confronti della cittadinanza allorquando amministrano la Giustizia». E siccome «la Giustizia è un bene prezioso», ha aggiunto, «occorre che le istituzioni politiche mettano nelle condizioni adeguate le autorità giudiziarie affinché possano assolvere i propri compiti in modo efficiente ed efficace». Ma, ha precisato Gobbi ponendosi una domanda, «che cosa significa mettere nelle condizioni adeguate le autorità giudiziarie?». «Per il sottoscritto non significa solo il semplicistico aumento delle risorse umane. Dare le risorse necessarie va compreso non solo in termini di aumento del numero di collaboratori, ma anche nel fornire risorse adeguate a livello formativo, organizzativo, logistico e tecnologico». E quando si parla di persone, ha evidenziato, «occorre selezionarle con cura, formarle adeguatamente, inserirle bene nel contesto lavorativo e quindi farle crescere, motivandole costantemente. Tutte premesse per il buon funzionamento della Giustizia». È in questo senso che Gobbi ha voluto lanciare «un appello all’autorità di nomina », la Commissione Giustizia e diritti del Gran Consiglio che era presente all’appuntamento, poiché «la scelta dei magistrati è fondamentale per il buon funzionamento dell’autorità giudiziaria e quindi per la fiducia che la cittadinanza ripone nella Giustizia». Qualche parola, poi, Gobbi l’ha spesa anche in vista del voto del 9 giugno sull’acquisto dello stabile EFG, rimarcando che «mettere nelle condizioni adeguate le autorità giudiziarie significa anche dotarle di stabili adeguati».

Una polemica smorzata
Il bilancio del presidente uscente del Tribunale d’appello, Damiano Bozzini, è invece partito da una premessa fondamentale. Citando il rendiconto 2023, Bozzini ha infatti ricordato «la buona situazione generale del Tribunale», pur riconoscendo che sussistono «puntuali aspetti che richiedono attenzione». Ma, ha sottolineato, malgrado ciò «posso tranquillizzarvi: la Giustizia ticinese non cade a pezzi».
Fatta questa premessa, il dicorso di Bozzini ha poi preso una direzione ben diversa. E il presidente uscente non ha mancato di tornare su quegli «aspetti che meritano attenzione ». Uno dei quali, ha precisato, è «scottante» e «mi sta particolarmente a cuore»: «L’esigenza di difendere l’indipendenza della Magistratura e di concretizzare il dettame costituzionale che impone la separazione dei poteri dello Stato». E ciò, ha spiegato senza entrare nei dettagli, «con particolare riferimento ai rapporti tra Magistratura e amministrazione cantonale», poiché «credo profondamente nella collaborazione, possibile solo se vi è il rispetto reciproco dei rispettivi ruoli istituzionali». Anche perché, ha aggiunto, «la mia esperienza di questi due anni (n.d.r. alla presidenza del Tribunale) ha rafforzato il convincimento che il tema necessiti urgentemente una discussione approfondita e conseguenti scelte da parte di Governo e Legislativo ».
Insomma, in questi ultimi anni qualcosa non ha funzionato, perlomeno nei rapporti tra la Magistratura e una parte della politica. Ma, come vedremo, su questo fronte, almeno per il momento Bozzini ha voluto evitare «inutili polemiche». Il presidente uscente ha quindi poi voluto rilevare «con piacere» la presenza della Commissione Giustizia e diritti, «che so essere particolarmente attenta ai bisogni della Giustizia e cosciente del difficile momento, che esige decisioni coraggiose e lungimiranti». Anche qui, nell’esigenza di «decisioni coraggiose» espressa dal presidente uscente, traspare in qualche modo la necessità di fare qualcosa. In questo senso Bozzini ha auspicato, «nel rispetto dei rispettivi ruoli», «un dialogo costante, frequente e aperto tra Commissione da un lato e Consiglio della Magistratura e autorità giudiziarie dall’altro, affinché determinate questioni possano essere individuate, affrontate e risolte per tempo».
Fatte queste considerazioni, che come detto hanno lasciato trasparire tutta la tensione presente nel settore in questi mesi, Bozzini ha però voluto tirare il freno a mano, evitando polemiche, perlomeno in questo momento. «Oggi avrei parecchio altro da dire, cogliendo l’opportunità della vostra presenza e dei media, che probabilmente alle mie parole potrebbero conferire qualche eco». Ma, ha aggiunto, «dopo attenta riflessione, ho però raggiunto la convinzione che la circostanza dell’apertura dell’anno giudiziario non si presti a sviluppare adeguatamente temi di questa portata. A maggior ragione in un momento molto delicato per varie circostanze contingenti». Insomma, «sono questioni che vanno affrontate con il necessario spirito critico, con libertà di parola e franchezza, con serenità d’animo e sobrietà di toni». E se da una parte «è mia responsabilità istituzionale parlare in modo franco», dall’altra «è altresì mio dovere evitare inutili e dannose polemiche ». Ad ogni modo, guardando al futuro, il presidente uscente si è ripromesso «di esporre i fatti e le mie considerazioni e relative proposte nelle sedi istituzionali preposte e nei modi opportuni, nella convinzione che la discussione sul tema sia urgente e necessaria».

Rivedere le priorità
L’ultimo intervento è spettato al presidente entrante del Tribunale d’appello, Gian Maria Tattarletti. E anch’esso, in entrata, ha voluto rispedire al mittente le critiche secondo cui «la Giustizia cade a pezzi». In questi ultimi mesi, ha affermato, «complice l’avvicinarsi delle votazioni, si sono lette e sentite locuzioni relative alla Giustizia ticinese; chi la ritiene in crisi o persino in pieno caos. Ma qual è lo stato di salute reale? Stiamo ai fatti, a ciò che emerge dal rapporto del Consiglio della Magistratura, nel quale si può leggere che “la Magistratura cantonale, nonostante il contesto disagevole, ha saputo operare in maniera adeguata alle aspettative” », garantendo una buona qualità. Di questo risultato, ha affermato, «devono essere fieri tutti coloro che, a tutti i livelli, operano nel settore ». Certo, ha aggiunto, «dire questo non significa crogiolarsi nell’autoconvincimento che tutto vada bene e tutto sia perfetto», anche perché «c’è un margine di miglioramento che va sfruttato». E «le problematiche e le difficoltà esistenti, che sono più o meno sempre le stesse», non vanno sottaciute. In questo senso il presidente entrante ha in particolare messo l’accento, nuovamente, sul numero degli effettivi, giudicato «insufficiente ». Per Tattarletti occorre «essere consapevoli che l’inadeguatezza degli effettivi, oltre a non essere salutare, rischia di porre anche un problema di qualità».

Tornando invece «sull’annoso tema delle nomine dei magistrati », il presidente ha affermato che «lo spettacolo a cui abbiamo assistito due mesi fa in occasione della sostituzione di due procuratori pubblici ci dice che non abbiamo fatto progressi». Anzi. Il messaggio lanciato in quell’occasione «è stato particolarmente negativo per la credibilità dell’autorità giudiziaria». Perciò, ha evidenziato, «occorre quantomeno rivedere le priorità del sistema », per evitare che nel contesto delle singole elezioni possano «prevalere criteri di mera spartizione politica rispetto a criteri di competenza ed esperienza. Spetta a chi è chiamato a decidere – ha chiosato – assumere fino in fondo la responsabilità di operare una scelta che sia basata in primis su questi ultimi criteri e che, anche formalmente, non presti il fianco a dubbi».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 giugno 2024 del Corriere del Ticino

****

Apre l’anno giudiziario, si torna a parlare di risorse per la magistratura

Si è aperto oggi l’anno giudiziario 2024-2025. Il neopresidente del Tribunale d’appello chiede risorse adeguate per la giustizia ticinese.

“Il giudizio non è mio, ma del Consiglio della magistratura: la giustizia ticinese funziona, nonostante i disagi dal punto di vista logistico e delle risorse umane”. Per il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la giustizia ticinese sta tutto sommato bene. I margini di miglioramento certo non mancano. Sul piano “logistico”, il riferimento va evidentemente al voto del 9 giugno sul nuovo palazzo di giustizia, ma anche alla trasformazione digitale. Sul piano delle risorse umane, il riferimento va anche alla questione della nomina dei magistrati, tornata prepotentemente d’attualità negli scorsi mesi.

Mezzi adeguati
Il tema delle risorse è stato sottolineato anche nel discorso del nuovo presidente del Tribunale d’appello, Giovan Maria Tattarletti, entrato oggi in carica, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2024-2025. Ai nostri microfoni, Tattarletti ha voluto sottolineare l’importanza per la giustizia di disporre di mezzi adeguati. “È giusto fare un discorso di efficienza”, premette il nuovo numero uno del Tribunale d’appello, che però precisa: “Scorporarlo da una riflessione sull’adeguatezza della risorse diventa un po’ fine a sé stesso”.

Separazione dei poteri e funzionalità
Più risorse, più efficienza, ma anche più indipendenza. “È un tema che mi sta particolarmente a cuore”, commenta Damiano Bozzini, presidente uscente del Tribunale d’appello, che auspica “l’apertura di un dibattito franco sull’esigenza di garantire la separazione dei poteri”. Difficile non cogliere un riferimento alla questione della nomina dei magistrati. “Una volta i procuratori pubblici erano sei, oggi sono oltre 20”, osserva Norman Gobbi. “Il sistema di nomina è però rimasto lo stesso. Vale la pena rivedere questo approccio”. Il direttore delle Istituzioni suggerisce di prendere esempio dal Ministero pubblico della Confederazione, “dove il Parlamento nomina unicamente la direzione, che ha il compito di scegliere i procuratori. Così si garantiscono democraticità e funzionalità. Credo che questo sia un elemento su cui il Parlamento deve riflettere”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/apre-lanno-giudiziario-si-torna-a-parlare-di-risorse-per-la-magistratura-395795

 

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi visita alcuni Comuni del Locarnese  

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi visita alcuni Comuni del Locarnese  

Comunicato stampa

Riprenderanno in questi giorni nel Locarnese le visite del Consigliere di Stato Norman Gobbi nei Comuni ticinesi. Il ciclo, iniziato nel 2018 a Stabio, proseguirà nelle prossime settimane e si concluderà alla fine del mese di giugno continuando così una campagna di incontro e scambio di informazioni per discutere di temi puntuali che interessano gli enti locali. Con gli undici Municipi che si visiteranno sarà approfondito il dossier delle aggregazioni.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa incontrerà nelle prossime settimane i municipi di Gordola, Losone, Brione Sopra Minusio, Orselina, Muralto, Verzasca, Tenero-Contra, Minusio, Cugnasco-Gerra, Locarno, Lavertezzo.  
È noto che il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) definisce una serie di scenari aggregativi per l’intero Cantone. Si tratta di uno strumento orientativo voluto dal Parlamento e messo a disposizione dei Comuni, che contempla la possibilità di evolvere e adattarsi alle esigenze comunali e ai cambiamenti della società nella quale viviamo.  
Proprio in quest’ottica, il PCA prevede che possano essere avviati progetti aggregativi promossi dalle autorità locali anche se divergono dalle visioni contenute nel documento strategico. In quest’ottica negli ultimi anni il Dipartimento delle istituzioni ha appoggiato e sostenuto le iniziative di aggregazione volute direttamente dalle realtà comunali. L’ultima in ordine di tempo è quella formalizzata dal Consiglio di Stato il 18 gennaio scorso e che coinvolge i Comuni di Lavertezzo e Locarno.  
Il nuovo scenario che inizia a delinearsi pone le basi per aprire una discussione sul futuro dell’intero comprensorio. In questo senso sono quindi stati organizzati alcuni momenti di incontro per conoscere le aspettative degli undici Comuni rispetto a un loro coinvolgimento in un’eventuale ipotesi di aggregazione.   

(Immagine: www.cugnasco-gerra.ch)

‘La sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva’

‘La sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva’

Scuola di polizia, in 59 hanno ottenuto il diploma

“La sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva di un Paese”. A sostenerlo è il presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta, partecipando sabato 11 maggio alla Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte dei diplomati e delle diplomate alla Scuola di polizia del V circondario d’esame (Scp 2022), che ha avuto luogo al Palazzo dei Congressi di Lugano.
Nel suo discorso, Vitta ha sottolineato “il ruolo di responsabilità degli agenti di polizia quali punto di contatto fra lo Stato e la cittadinanza. Un rapporto che le neo e i neo agenti avranno il compito di mantenere e consolidare”. Nel comunicato diffuso alla stampa, si continua a leggere che il presidente del governo ha proseguito evidenziando come “la sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva di un Paese”, dicevamo. “Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, alle aziende internazionali insediate sul nostro territorio. Lo è per chi viene a trascorrere le vacanze nella nostra regione e scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali. Ecco quindi che la sicurezza contribuisce a migliorare ulteriormente il benessere di tutta la collettività”.

Gobbi: ‘La sfida di essere un punto di riferimento stabile e sicuro’
Nel suo intervento, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, “dopo aver ringraziato gli ospiti presenti ed espresso il proprio compiacimento in particolare per la presenza e l’intervento del presidente del Consiglio di Stato, che ha subito accettato l’invito di onorare la cerimonia, ha sottolineato la necessità di evolversi nella funzione di agenti di polizia, in modo da tenere il passo rispetto alla complessità e alla fragilità della nostra comunità”. In particolare Gobbi ha rimarcato che “la gente ha sempre più perso la capacità di essere resiliente in momenti difficili. Qui sta la sfida per i Corpi di polizia: essere in questi momenti un punto di riferimento stabile e sicuro, in grado di rispondere anche a necessità primordiali e ormai date per scontate, come la sicurezza pubblica a 360 gradi. Le donne e gli uomini al servizio delle forze dell’ordine e delle istituzioni devono in ogni istante essere pronti a minacce e crisi anche inimmaginabili fino a qualche anno fa”.

Cocchi: ‘Un ruolo fondamentale’
Rivolgendosi a sua volta alle e ai neo agenti, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi “si è dapprima congratulato con loro per l’importante traguardo raggiunto a livello di formazione”, evidenziando pure che “il vostro duro lavoro e la vostra dedizione vi hanno preparato a servire come parte integrante del nostro sistema giudiziario e della società. In qualità di membri delle forze di polizia, ricoprite un ruolo fondamentale nel mantenere la sicurezza e il benessere dei nostri cittadini. Vi esorto a essere orgogliosi della vostra posizione, pur essendo consapevoli della responsabilità e del dovere che ne derivano”.
Dopo un percorso formativo sviluppatosi sull’arco di due anni, 59 neodiplomati e neodiplomate (41 della Polizia cantonale, due della Polizia cantonale Grigioni, uno della Polizia Città Bellinzona, tre della Polizia Città Lugano, due della Polizia Città Mendrisio, uno della Polizia Città Locarno, due della Polizia comunale Ceresio Sud, tre della Polizia comunale Chiasso, uno della Polizia comunale Losone e tre della Polizia militare) sono ora “pronti/e ad affrontare una nuova realtà professionale in qualità di agenti formati/e presso i propri Corpi di appartenenza”.
Alla cerimonia, oltre a Vitta, Gobbi e Cocchi, hanno partecipato il capo della Sezione formazione, capitano Christophe Cerinotti, e il direttore del Centro formazione di polizia (Cfp) Andrea Pronzini. Pure presenti, i rappresentanti delle Autorità politiche e giudiziarie come pure i comandanti, o loro delegati, dei Corpi di polizia con agenti neodiplomati/e.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 13 maggio 2024 de La Regione

****

Polizia: “un corpo unico? È una delle opzioni. E sui tagli …”

59 nuovi agenti della Scuola di Polizia del V circondario hanno giurato fedeltà alla costituzione e alle leggi. È stata l’occasione di parlare del futuro.

La Polizia, come tutti i settori, dovrà trovare il modo di ottimizzare le sue risorse, tenendo presente l’importante compito di garantire la sicurezza cantonale. Non è escluso un corpo unico, con guida centralizzata e presenza decentralizzata, ma se ne deve ancora discutere. Nel frattempo, sebbene l’interesse per la professione di agente pare essere in calo generale, il Ticino ha ancora abbastanza candidati per formare le classi delle annuali scuole, con un trend costante tra le donne. Oggi, con una certa emozione, 59 nuovi poliziotti, appena diplomati alla Scuola di Polizia del V circondario, hanno giurato fedeltà alla costituzione e alle leggi.

“Quest’anno un numero eccezionale di allievi”
“Bisogna crederci profondamente, chi non è convinto molla dopo pochi anni”, ha spiegato il capo sezione formazione Cristoph Cerinotti a Ticinonews. “Quest’anno sono quasi sessanta gli agenti formati, un numero più alto del solito in quanto abbiamo avuto bisogno di reperire più poliziotti rispetto al consueto, anche per la necessità di recuperare personale dopo gli aumenti degli effettivi in alcuni corpi”. Non è preoccupato di un trend di interesse definito in decrescita, soprattutto perché il Ticino ha abbastanza agenti anche per garantire la prossima scuola, quella del 2024-25. Le donne sono circa il 25%, un numero che rimane costante da anni. “In molte mostrano interesse durante le serate informative ma poi il loro numero resta fermo”, aggiunge Cerinotti.

Cerinotti: “Non ci servono Rambo o esaltati. Chiunque può diventare agente”
Secondo il capo formazione, non c’è un profilo ideale per chi vuole frequentare la scuola, della durata di due anni, con sbocchi nella Polizia cantonale, comunale, ferroviaria e militare, con due anni che mischiano formazione pratica e teorica e lavoro nei reparti. “Sicuramente non ci servono i Rambo o gli esaltati. Gli aspiranti agenti seguono anche diverse lezioni psicologiche, per imparare a confrontarsi con diverse situazioni che poi dovranno affrontare. Chi vuole iscriversi deve essere duro con sè stesso, deve crederci, deve volerlo: tutto possono farcela”. 

Vitta: “Anche la Polizia sta guardando dove può risparmiare”
Alla cerimonia, con una coreografia provata e riprovata, erano presenti anche diverse autorità. Christian Vitta ha sottolineato quanto la Polizia garantisca la sicurezza sul territorio e come servano delle forze nuove per sostituire chi va in pensione o sceglie altre strade, esigenza soddisfatta dalla classe di quest’anno. E in merito a possibili risparmi imposti dal preventivo dello scorso anno, sostiene che “si tratta di uno sforzo per contenere la crescita della spesa che interessa ogni settore, ciascuno deve vedere dove poter migliorare. Dunque anche la Polizia sta guardando dove ci sono i margini per risparmiare, senza dover smettere di garantire i servizi”.

Gobbi: “Polizia unica? Bisogna discutere con i Comuni”
Gli fa eco Norman Gobbi: “La sicurezza pubblica è uno dei compiti primordiali di uno stato. In questa ottica bisogna discutere di come meglio gestire le risorse sul territorio, è anche una necessità finanziaria. Polizia unica? Potranno esserci più scenari. Come visto durante il Covid, una condotta centrale con presenza decentralizzata può essere una risposta, che va discussa coi comuni, anche per capire chi potrebbe assumersi quale compito”.