Istituto cantonale di medicina legale: una necessità tra opportunità e futuri sviluppi

Istituto cantonale di medicina legale: una necessità tra opportunità e futuri sviluppi

Comunicato stampa

L’Istituto cantonale di medicina legale si è presentato lunedì 19 febbraio 2024 nel tardo pomeriggio a tutti i portatori di interesse, dopo aver avviato la sua attività all’inizio del nuovo anno. Teatro della presentazione la sala del Gran Consiglio che ha pure ospitato la consegna dei diplomi a nove medici che hanno completato la formazione di Medici specializzati in ispezioni legali (MSIL).

L’Istituto cantonale di medicina legale, diretto dalla Dr. med. Rosa Maria Martinez, ha ripreso e ampliato l’attività dell’Ufficio delle scienze forensi, creato nell’ottobre del 2022, per rispondere in maniera adeguata ai bisogni della Giustizia del Canton Ticino. Il Consiglio di Stato con uno specifico decreto esecutivo ha sancito la nascita dell’Istituto di medicina legale, che opera dal 1. gennaio 2024. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, intervenendo all’evento ha in primo luogo sottolineato l’indipendenza e l’autonomia di cui gode l’istituto, assoggettato solo amministrativamente, come peraltro tutta la Giustizia, al Dipartimento delle istituzioni e per esso alla Divisione della giustizia.

I passi che hanno portato alla nascita dell’Istituto
Il Consigliere di Stato ha quindi ripercorso la lunga storia che ha portato al risultato odierno, ricordando le tappe principali: da quando per la medicina legale si faceva capo ai maggiori centri della Svizzera interna (prima del 1976), a quando il compito della medicina legale venne assunto dal direttore dell’Istituto cantonale di patologia del Dipartimento della sanità e della socialità (allora DOS). La forte evoluzione della specialità e gli accresciuti bisogni della Magistratura portarono nel 2005 il Governo a decidere il passaggio di competenza dal DSS al DI, in quanto la medicina forense era collegata direttamente all’operato della Magistratura. È in quel periodo che si diede inizio alla collaborazione con l’Istituto di medicina legale di Varese e il referente principale per la decina di medici operanti in Ticino era il compianto dr. Antonio Osculati. Il nuovo Codice di procedura penale entrato in vigore nel 2011 e altri fattori portarono poi a sottoscrivere nel 2012 una Convenzione di collaborazione con il CHUV e il CURLM di Losanna e ad assegnare un mandato peritale permanente a quattro medici sempre dell’Istituto di medicina legale di Varese, coordinati dal dr. Osculati. Nel 2019 il Dipartimento delle istituzioni riavvia le discussioni per creare in Ticino un Istituto di medicina legale. L’improvvisa scomparsa nel 2020 del dr. Osculati accelerò il processo, che portò il 1. ottobre del 2022 alla nascita dell’Ufficio di scienze forensi, ufficio poi confluito nel neo nato Istituto cantonale di medicina legale.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha poi insistito sulle opportunità che offre l’Istituto e sulla necessità per la Magistratura di far capo a questi medici specialisti indipendenti per migliorare le indagini. Un aspetto che è stato messo in risalto anche dal Procuratore generale del Ministero pubblico, Andrea Pagani, il quale ha sottolineato l’ottima collaborazione e la preparazione dei medici dell’Istituto, grazie alle quali si possono condurre indagini in maniera sempre più mirata alla luce della complessità dei casi. Dal canto suo la dottoressa e direttrice dell’Istituto, Rosa Maria Martinez, ha presentato – anche attraverso una conversazione/intervista con il giornalista Peter Jankovski – l’attività che viene svolta in Ticino per garantire un’assistenza sempre più profilata alle indagini dei magistrati e delle autorità in generale, in ambito di medicina legale clinica e di medicina legale post-mortem. Inoltre ha ricordato alcuni sviluppi che l’Istituto ha già potuto concretizzare. Ne è un esempio il mandato attribuito dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) per la definizione dell’età di giovani adulti richiedenti l’asilo, oppure la formazione specialistica di medici italofoni, in collaborazione con l’Università di Pavia, ma pure la collaborazione con il Servizio d’inchiesta sulla sicurezza (SISI) e la Giustizia militare.

Le competenze di oggi e gli sviluppi futuri
L’Istituto cantonale di medicina legale ha sede in via Carlo Salvioni 14 a Bellinzona; occupa quattro medici e una segretaria. La direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, ha indicato i campi di sviluppo dell’Istituto. Per esempio il rafforzamento dei legami con la Fondazione Alpina per le scienze della vita per la chimica e la tossicologia forense, come pure per la genetica forense con il Laboratorio di diagnostica molecolare. Un ulteriore obiettivo, ha affermato Andreotti, è legato al riconoscimento dell’Istituto cantonale di medicina legale quale centro di formazione FMH. Con tale riconoscimento sarà possibile formare in Ticino futuri medici legali FMH, dando una grande opportunità ai giovani medici. La collaborazione con la SUPSI farà partire nel corso dell’autunno prossimo un CAS in infermieristica forense.

Nuovi medici specialisti in ispezioni legali
Il dr. med Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici e il dr. med. Beppe Savary hanno poi introdotto la parte che ha portato alla consegna del diploma ai neo diplomati medici specializzati in ispezioni legali (MSIL). Si tratta di una proficua collaborazione – ha sottolineato Denti – tra il Dipartimento delle istituzioni, il Ministero pubblico, la Polizia cantonale, l’Ordine dei medici e la Federazione cantonale ticinese servizi ambulanze (FCTSA).
Hanno ottenuto il diploma i medici: Elena Caporali, Davide Consolascio, Renato Bene Delli Carpini, Corneliu Fratila, Simone Ghisla, Ilenia Mascherona, Filippo Scacchi, Leander Sciolli e Adolfo Zeballos.

All’incontro nella sala del Gran Consiglio hanno partecipato il presidente del Consiglio di Stato Raffaele De Rosa, membri del Parlamento, responsabili e rappresentanti delle varie autorità cantonali e federali, del settore giudiziario e di polizia, sanitario, del mondo accademico e del ramo della medicina legale di altri Cantoni

‘La medicina legale ticinese è finalmente indipendente’

‘La medicina legale ticinese è finalmente indipendente’

Il pg Pagani: ‘Non un vezzo o un lusso, ma una necessità’

Anche il Ticino, da inizio gennaio, ha il suo Istituto di medicina legale. «Si tratta di una grande opportunità per il nostro cantone e di un servizio d’eccellenza al quale si potranno rivolgere le nostre autorità di giustizia», spiega il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi.
«Per anni il Ticino non ha potuto disporre di un proprio Istituto, dovendosi rivolgere oltre Gottardo o alla vicina Italia per avere servizi di questo settore. Ora, finalmente, anche noi avremo un Istituto indipendente con standard svizzeri». Durante l’incontro con autorità pubbliche e private nella sala del Gran Consiglio a Bellinzona sono stati illustrati i motivi che hanno reso necessaria la creazione di un centro di medicina legale a sud delle Alpi. Uno su tutti, molto pragmatico: la distanza del nostro cantone rispetto a dove sono situati gli altri otto centri di medicina legale in Svizzera con la conseguenza, come detto, di doversi rivolgere a Istituti lombardi che però hanno altri standard rispetto a quelli elvetici. «La creazione di questo Istituto non è un vezzo di qualcuno, non è un lusso, ma una vera e propria necessità», afferma il procuratore generale  Andrea Pagani «Di principio il Ticino non può appoggiarsi a centri della Svizzera interna o francese. Questo perché i medici legali devono potersi recare con velocità sul luogo dove è richiesta la loro presenza. Un trasporto oltre Gottardo è quindi contrario al principio di prossimità». E gli effetti sulla giustizia ticinese non mancheranno: «Se il lavoro del medico legale è di qualità ne risente positivamente tutta l’inchiesta – dice Pagani –. Questo rappresenta infatti la sottostruttura di tutto il procedimento e a trarne beneficio è il giudizio finale espresso dalle autorità competenti». Il procuratore generale però avverte: «Con la creazione dell’istituto di medicina legale a Bellinzona non bisogna sentirsi arrivati. Il lavoro comincia ora e necessita di aggiornamenti e perfezionamenti costanti».

Perizie per stabilire l’età dei richiedenti asilo presunti minorenni
A occuparsene sarà Rosa Maria Martinez, direttrice dell’Istituto, e la squadra che da ottobre 2022 componeva l’Ufficio cantonale di scienze forensi. «L’obiettivo principale della medicina legale è l’esclusione dell’intervento di persone terze. Sia per casi che riguardano persone ancora vive che soggetti deceduti», spiega Martinez. «Nel 2023 il numero di visite medico legali è aumentato di circa cento unità. Questo non vuol dire che in Ticino è cresciuta la criminalità, ma la consapevolezza dell’importanza del nostro lavoro». I numeri mostrano anche come la medicina legale evolva nel tempo. Lo scorso anno sono aumentate le radiologie forensi, di conseguenza sono diminuite le autopsie. Non ci sono però soltanto le autorità ticinesi tra chi utilizzerà le competenze dell’Istituto. La Segreteria di Stato della migrazione (Sem) ha infatti dato mandato al centro diretto da Martinez per l’allestimento di perizie che riguardano l’accertamento dell’età per i richiedenti l’asilo presunti minorenni. «Stimiamo di avere tra i duecento e i trecento casi l’anno di questo tipo» afferma la direttrice. Durante la presentazione sono anche stati consegnati i diplomi ai nove neomedici specializzati in ispezioni legali. «Questo istituto rappresenta un passo importante – dichiara Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici – chissà che un giorno non potremo anche avere una cattedra di medicina legale in Ticino». Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, ha invece parlato degli obiettivi futuri. «Vogliamo consolidare questa realtà e renderla anche un centro dove i giovani ticinesi si possano formare».

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Il Ticino ha il suo Istituto di medicina legale
https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2074426

Il nuovo Istituto ticinese di medicina legale
https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2074418

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Istituto di medicina legale cantonale
Ufficialmente presentato dalle autorità l’Istituto di medicina legale del Canton Ticino. La direttrice: “Ora l’obiettivo è di ottenere il riconoscimento quale centro di formazione”.
Da gennaio anche il Ticino ha il suo istituto di medicina legale. La sua sede, ufficialmente presentata ieri sera, è a Bellinzona e al suo interno, “su mandato del Ministero Pubblico e della Polizia si effettuano accertamenti sia nell’ambito della medicina legale clinica, sia nel settore di quella post-mortem”, ha spiegato a Ticinonews la direttrice Rosa Maria Martinez. La struttura -che opera su mandato delle preposte Autorità giudiziarie e non può dunque effettuare consulenze in favore di entità private- assicura inoltre un servizio di reperibilità continua 24 ore su 24, 7 giorni su 7 durante tutto l’anno per consulti telefonici e interventi sui luoghi, laddove sia necessaria una valutazione in ambito di medicina legale. E per il futuro l’obiettivo è quello di “ottenere il riconoscimento quale centro di formazione”, ha aggiunto Martinez.

Pagani: “La medicina legale è un partner essenziale”
“Quando occorre creare un’inchiesta di natura panale, è un po’ come costruire un edificio. Questo deve essere costruito con fondamenta solide, perché in questo modo, anche davanti a un piccolo terremoto, lo stabile rimane eretto”. Ha deciso di usare questo esempio il Procuratore generale Andrea Pagani per far comprendere il ruolo che svolge la medicina legale in ambito giudiziario, ovvero quello di “un partner essenziale che permette di costruire le inchieste su basi di qualità”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/istituto-di-medicina-legale-cantonale-pagani-un-partner-essenziale-per-le-inchieste-390289

 

Tessiner Gefängnisse sind voll – weil der Kanton eine Transitzone für Drogenkuriere ist

Tessiner Gefängnisse sind voll – weil der Kanton eine Transitzone für Drogenkuriere ist

Im Grenzkanton Tessin nehmen die Straftaten zu, die Gefängnisse sind am Anschlag. Die Hoffnungen liegen in der Westschweiz. Doch eine schnelle Lösung ist nicht in Sicht.

Die Tessiner Justiz hat ein akutes Problem: Sie findet kaum noch Platz für ihre Angeklagten und vor allem Verurteilten. Der Südkanton verfügt über drei Haftanstalten, die sich alle in der Agglomeration Lugano befinden. Derzeit sind die 159 Plätze im regulären Gefängnis La Stampa voll belegt, ebenso die 88 Plätze im Untersuchungsgefängnis La Farera. Von den 45 Plätzen im offenen Strafvollzug Lo Stampino sind nur 6 frei.
Ende Dezember sah die Situation noch anders aus. Damals waren im Tessin erst 83 Prozent der insgesamt 292 Gefängnisplätze belegt. Dies geht aus der Statistik des Schweizerischen Kompetenzzentrums für den Justizvollzug hervor. Danach lag die Auslastung im Südkanton im vergangenen Jahr zwischen 80 und 88 Prozent, während sie gesamtschweizerisch zwischen 89 und 94 Prozent lag.
Die Situation im Süden hat sich also im letzten Monat massiv zugespitzt. Die Tessiner Gefängnisse sind voll. Zu denken gibt, dass die Behörden darin keine vorübergehende Spitze sehen und auch keine Trendwende erwarten. Es häuften sich ganz bestimmte Arten von Straftaten, erklärt der Regierungsrat und Justizdirektor Norman Gobbi. Dies liege daran, dass der Grenzkanton Tessin die wichtigste Transitregion zwischen Nord und Süd sei.
Damit meint Gobbi vor allem folgende drei Deliktarten: Drogenhandel, Einbrüche im Grenzgebiet und Straftaten im Zusammenhang mit der Migration. In diesen Bereichen ist es zu breit angelegten Polizeiaktionen gekommen, die eine grössere Zahl von Personen hinter Gitter gebracht haben. Alles in allem ist die Kriminalität aber nicht gestiegen. Stattdessen werden eher Straftaten begangen, die zwingend mit einer Gefängnisstrafe verbunden sind.
Spitzenreiter sind die Drogendelikte. Derzeit sitzt rund die Hälfte der im Tessin inhaftierten Personen wegen Handels oder Schmuggels von Drogen ein. Oder wegen der Beschaffungskriminalität, die sich auch in Überfällen auf Tankstellen äussert. Das Problem sei geografisch bedingt, sagt Andreotti, Leiterin des kantonalen Justizamtes. Steige der Drogenkonsum in den Grossagglomerationen nördlich und südlich des Tessins, würden auch mehr Drogen im Kanton selber auftauchen. «Das Tessin ist eine sehr stark genutzte Transitzone für Drogenkuriere», so Andreotti.

Häftlingsverlegung in die französische Schweiz
Die letzten sechs freien Gefängnisplätze befinden sich alle im offenen Vollzug und werden wohl bald besetzt sein. Da auch das Untersuchungsgefängnis voll belegt ist, könnte man noch einige Polizeizellen in Anspruch nehmen, aber nur für kurze Zeit. Eine Lösung könnte in der Mitgliedschaft des Tessins beim Strafvollzugskonkordat der lateinischen Kantone liegen. Das heisst, bei Voll- oder Überbelegung dürfen einzelne Häftlinge in Anstalten der französischen Schweiz gebracht werden.
Der Haken: Auch die Gefängnisse der Romandie sind am Anschlag. Für eine Häftlingsverlegung aus dem Tessin müssten normkonforme Haftplätze zur Verfügung stehen, sagt der Sekretär des lateinischen Konkordats Blaise Péquignot. Aber er bestätigt, dass die Gefängnisse dieses Konkordats insgesamt zur Überbelegung tendieren. Das zeigt auch die Statistik: Ende Dezember waren die Haftanstalten der Romandie und des Tessins zusammen zu 101 Prozent ausgelastet. Einige Gefängnisse des Kantons Genf waren im Schnitt mit 109 Prozent und einige des Waadtlandes mit 115 Prozent deutlich überfüllt.
Daher sollte sich das Tessin eher an die Deutschschweiz richten, was schon in der letzten Zeit der Fall war. Einweisungen sind laut Stefan Weiss, dem Sekretär der Deutschschweizer Strafvollzugskonkordate, im Einzelfall möglich. Jedoch bestehen einige bürokratische Schwierigkeiten, zum Beispiel die unterschiedliche Landessprache im Aktenverkehr. Ausserdem sind gemäss Weiss derzeit auch die Deutschschweizer Gefängnisse stark ausgelastet. Noch Ende Dezember wies die Statistik für die Deutschschweiz insgesamt eine Belegung von 87 Prozent aus. In bestimmten Haftanstalten einzelner Deutschschweizer Kantone war die Auslastung aber 100 Prozent oder höher.

Rekrutierung von Personal aus anderen Kantonen
Um die überfüllten Tessiner Gefängnisse schnell zu entlasten, gelangt in letzter Zeit bei leichteren Fällen vermehrt der Hausarrest mit elektronischem Fussband zur Anwendung. Zudem wird die Einführung von Haftcontainern geprüft, wie sie in einigen Deutschschweizer Gefängnissen zum Einsatz kommen.
Die Erfahrungen mit solchen Containern sind allerdings unterschiedlich. Ihr Einsatz muss laut dem Konkordatssekretär Weiss immer im Einzelfall genau geprüft werden, um den tatsächlichen Nutzen und eine ausreichende Sicherheit im Verhältnis zu den hohen Kosten zu erkennen. Das Tessiner Justizdepartement plant deshalb, eine solche Anstalt zu besuchen, um die Machbarkeit und die maximal mögliche Platzzahl abzuklären. Auch dies wäre jedoch nur eine Übergangslösung.
Schwierigkeiten hat das Tessin auch mit dem Gefängnispersonal im Bereich der Untersuchungshaft. Während früher ein Aufseher durchschnittlich 15 Insassen betreute, sind es heute doppelt so viele. Die Behörden erwägen deshalb, ehemalige Aufseher zu rekrutieren und geschultes Personal aus anderen Kantonen anzustellen.

https://www.nzz.ch/schweiz/tessiner-gefaengnisse-sind-voll-vor-allem-mit-drogendelinquenten-ld.1814370

Da www.nzz.ch

Cantoni chiamati alla cassa:“È una proposta indecente”

Cantoni chiamati alla cassa:“È una proposta indecente”

Nuovi alloggi per richiedenti l’asilo: Gobbi rispedisce al mittente la richiesta

 “È una proposta indecente: Berna vuole caricare sulle spalle dei Cantoni anche il 50 per cento dei costi per realizzare nuovi – e a suo dire – urgenti alloggi per richiedenti l’asilo”. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi non usa mezzi termini, come suo modo di fare, bollando e rispedendo al mittente la richiesta. “Nello stesso tempo anche i Cantoni hanno preso una posizione contraria a quanto proposto dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Nel recente incontro della KKJPD, la conferenza delle direttrici e dei direttori di giustizia e polizia, ho esposto la nostra ferma contrarietà. Una posizione, tra l’altro, che come Cantoni dovevamo comunicare a stretto giro di posta, senza una vera e propria consultazione. Un no chiaro indicato soprattutto da quei Cantoni come il Ticino che già oggi sono costretti a fare molto sul tema dell’asilo, in virtù della loro posizione geografica di confine”.

Ma perché la SEM arriva con questa proposta? “Secondo le previsioni sull’andamento degli arrivi di richiedenti l’asilo nel 2024, la Segreteria di Stato della migrazione ritiene di non avere alloggi collettivi sufficienti sul territorio svizzero. Nella seconda metà di quest’anno mancherebbero 1’600 posti, che dovranno aggiungersi ai 10’500 totali oggi a disposizione. La SEM propone un investimento complessivo di circa 60 milioni di franchi, da suddividere 50/50 tra Confederazione e Cantoni. Il credito servirebbe per realizzare alloggi in strutture modulari, che altro non sono che i container adeguatamente predisposti per accogliere richiedenti l’asilo. La proposta di adibire questi speciali container quali alloggi era però stata respinta dalle Camere federali. In quel caso si trattava di un investimento superiore. Anche se in maniera più ridotta, ciò che era uscito dalla porta rientra dalla finestra”.

Ma il Direttore del Dipartimento Norman Gobbi non è sorpreso dalla richiesta di finanziare fifty-fifty l’investimento per nuovi alloggi in ambito d’asilo. “Infatti – spiega – appena la consigliera federale Karin Keller-Sutter, responsabile delle finanze, aveva parlato di risparmi nel bilancio 2025 il settore dell’asilo figurava tra quelli su cui occorreva intervenire. Un’impostazione che condivido, personalmente, ma non chiamando alla cassa i Cantoni! Sulla necessità concreta di aumentare il numero di alloggi per gli RA a mio giudizio ci sono altre soluzioni praticabile, che non comportano una spesa così onerosa per la Confederazione”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 11 febbraio 2024 de Il Mattino della domenica

C’è l’ok all’acquisto Ma sullo stabile EFG si andrà alle urne

C’è l’ok all’acquisto Ma sullo stabile EFG si andrà alle urne

Al termine di un acceso dibattito il Parlamento ha approvato il credito per comperare l’edificio della banca ma ha anche avallato lo strumento del referendum finanziario

«Due funzionari hanno negoziato il prezzo? Ma per chi ci prendete?». Basterebbe questa piccata risposta di Christian Vitta per inquadrare perfettamente la temperatura dell’aula durante la discussione sull’acquisto dello stabile EFG per insediarvi la cittadella della Giustizia. Una frase detta in risposta a una dichiarazione di Tiziano Galeazzi (UDC), il quale sosteneva che la negoziazione fra Stato e banca sarebbe stata portata avanti, appunto, da «due funzionari della logistica». Insomma, lo avrete capito: fra accuse, risposte e momenti di grande (se non totale) confusione, la discussione sul dossier del progetto di riammodernamento di tutto il settore della Giustizia ticinese ha vissuto momenti complicati. Anche perché il credito di 76 milioni di franchi (circa 82 in totale compresa la progettazione per adeguare lo stabile) si è mischiato inevitabilmente con le oltre 20 ore del dibattito precedente sul Preventivo. Ma tant’è. Il succo, alla fine di un lungo pomeriggio, è questo: il Parlamento ha sì approvato con 54 voti favorevoli, 26 contrari e un astenuto l’acquisto dello stabile EFG. Ma, subito dopo, ha anche scelto di abbracciare per la seconda volta nella storia del Cantone (la prima riguardava le misure di compensazione per gli affiliati alla Cassa pensioni dello Stato) lo strumento del referendum finanziario obbligatorio. Uno strumento che porta direttamente il popolo al voto. A favore di questa soluzione (servivano 25 deputati favorevoli) hanno votato l’UDC, i Verdi, Avanti con Ticino & Lavoro, nonché alcuni deputati di Centro, PS e PLR. La Lega, invece, si è astenuta.

Niente delusione
Per Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, si tratta quindi di una vittoria a metà. Il credito è stato approvato, ma il progetto resta appeso all’esame popolare. Deluso? «Io non sono mai deluso se devono essere i cittadini a doversi esprimere», taglia corto il consigliere di Stato. «Soprattutto quando si parla di un investimento a favore della Giustizia, un servizio essenziale alla collettività. Dare una casa alla Giustizia ticinese, in particolar modo a quella cantonale che non andrà a sottrarre la presenza territoriale garantita dalle Preture e dalle future Preture di protezione cantonali, significa dare una dignità alla magistratura ticinese ma anche ai cittadini e alle aziende del cantone ». A questo punto, si apre però la campagna per il voto. «In aula ho ricordato la storia che ha portato all’edificazione dell’attuale Palazzo di giustizia di Lugano», commenta ancora Gobbi. «Abbiamo dovuto attendere 41 anni e cinque messaggi governativi per arrivare a tetto. Auspico quindi che non si debba attendere così tanto, perché viste le contingenze non possiamo più stare nell’attuale sede a causa dello stato dell’infrastruttura ». Altre soluzioni? «L’affitto. Ma significa spendere soldi senza entrare in proprietà».

Una questione di soldi
C’è da scommetterci che gli avversari, invece, faranno leva anche sui «costi eccessivi» dell’acquisto. Come l’UDC, pronta – se non fosse passato in aula il referendum finanziario obbligatorio – a raccogliere le firme per andare comunque al voto. Non a caso, il capogruppo democentrista Sergio Morisoli ha ricordato in Parlamento il «costo esorbitante » dello stabile EFG. Una spesa del genere, poi, stonerebbe «in un momento di crisi finanziaria in cui si chiedono sacrifici ai cittadini». Per questo, durante il dibattito, l’UDC ha proposto degli emendamenti (poi bocciati) per abbassare il prezzo di acquisto e di progettazione di oltre 11 milioni. «Daremmo una base solida e concreta al Governo per riaprire la negoziazione con la certezza di avere le spalle coperte dal Gran Consiglio », ha spiegato Morisoli. Inoltre, «il venditore saprebbe chiaramente qual è la soglia massima ‘‘di dolore’’». A «tirare » sul prezzo ci ha pensato anche Samantha Bourgoin dei Verdi, con un emendamento (pure questo stralciato dall’aula) che prevedeva un abbassamento del prezzo addirittura di 30 milioni.

L’unica soluzione
Proposte criticate da più parti, in particolare dal PLR. I liberali radicali, come noto, avevano firmato il rapporto di maggioranza del relatore Matteo Quadranti assieme alla Lega. Proprio Quadranti ha evidenziato, dopo aver ripercorso l’iter commissionale, la necessità di acquistare lo stabile per la Giustizia. Una necessità giunta «dopo 15 anni di valutazioni ». Appoggio anche da Natalia Ferrara, che ha spiegato: «L’acquisto è l’unica soluzione possibile. Volete davvero picconare anche la Giustizia? ». Contrari come visto i Verdi, con Bourgoin a parlare di «gigantismo». La maggioranza del PS era invece favorevole: Fabrizio Sirica, pur non risparmiando alcune critiche, ha ricordato la situazione indecorosa in cui versa l’attuale palazzo. Spaccato anche il Centro. Fiorenzo Dadò ha subito attaccato sia sulla centralizzazione, sia sul costo. «Come si può pensare di tagliare dappertutto, di ridurre le tasse ai ricchi e spendere 250 milioni per delle mura?». I suoi colleghi di partito Gianluca Padlina e Michel Tricarico, sottolineando lo stato dell’attuale stabile, si sono però esposti a favore.

Al termine dell’accesa discussione, come visto, il rapporto ha tenuto. Ma sarà il popolo, ancora, ad avere l’ultima parola.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 8 febbraio 2024 del Corriere del Ticino

Carceri piene, spunta l’ipotesi dei container

Carceri piene, spunta l’ipotesi dei container

Alla Stampa e alla Farera i detenuti sono in aumento e il sovraffollamento è costante.
L’emergenza spinge la Divisione della giustizia a presentare alcune misure per correre ai ripari: braccialetto elettronico e rientro in servizio degli agenti in pensione, in attesa di una nuova struttura.

«Ogni giorno è un po’ come giocare a Tetris». Una partita infinita, che per il direttore delle strutture carcerarie ticinesi si protrae da oltre un anno, nel tentativo di trovare nuovi spazi per collocare i detenuti. «Un anno di passione», lo definisce in effetti Laffranchini, con una situazione da «tutto esaurito» che è ulteriormente peggiorata negli ultimi due mesi. E per arginare la quale il Dipartimento delle istituzioni si è attivato con una serie di misure.

Ma andiamo con ordine. Attualmente, ci viene spiegato, nel carcere penale della Stampa sono rinchiuse 150 persone, in quello giudiziario della Farera ce ne sono 86 (con appena due posti liberi), mentre allo Stampino, nella sezione aperta, i detenuti sono 34. Numeri elevati, che raccontano di un sovraffollamento delle strutture carcerarie divenuto ormai una costante per il Ticino. «Non può più essere definita una situazione temporanea ed è difficile intravedere un’inversione di tendenza. Ci sono state un paio di inchieste concomitanti, che hanno portato dietro le sbarre un numero maggiore di persone, ma non è solo questo». Già, perché a rendere unico il nostro cantone è soprattutto la posizione geografica. «Siamo un territorio di frontiera e, di conseguenza, dobbiamo fare i conti con una serie di problematiche peculiari, che negli ultimi tempi si sono acuite. Parliamo di furti a cavallo del confine, di traffico di stupefacenti e di tutti i problemi che derivano dalla migrazione ». In generale, osserva Laffranchini, «non c’è stato un aumento della criminalità, ma probabilmente di un certo tipo di reati, per cui si rende necessaria la carcerazione». Ad esempio, un detenuto su due alla Stampa è incarcerato per droga. «Il 40% delle persone è detenuta per aver commesso infrazioni alla Legge federale sugli stupefacenti, un altro 10% per reati indirettamente collegati agli stupefacenti», sottolinea Laffranchini. In questo ambito rientrano ad esempio i furti alle stazioni di benzina, che spesso sono commessi da chi è in cerca di soldi per poter comprare le sostanze, oppure le aggressioni per il controllo del territorio. «Questo non significa certo che siamo un cantone di drogati. Ancora una volta, piuttosto, è conseguenza della nostra posizione geografica, che ci colloca in uno snodo centrale per il traffico di stupefacenti ». Per la stessa ragione, la maggior parte dei detenuti è straniera, soprattutto al carcere giudiziario. «Siamo attorno al 70% alla Stampa, mentre alla Farera tocchiamo il 90%. Ma questo è dovuto anche al fatto che nel carcere giudiziario vengono incarcerate le persone sotto indagine per cui esiste un pericolo di fuga o di recidiva. Un rischio più marcato per chi non è domiciliato qui».

Alla ricerca di spazio
Tutto ciò, fa sì che la situazione nelle strutture carcerarie oggi sia molto complicata. «Ogni giorno – dice Laffranchini – mi confronto con i miei collaboratori e, sulla base di arrivi e partenze nelle nostre strutture, capiamo come agire ». Per far fronte all’emergenza, ci teniamo pronti a recuperare 7 ulteriori posti sfruttando le celle di Polizia per la gestione dei detenuti di Lugano e Mendrisio, riservate ad adulti maggiorenni e in buone condizioni di salute. «Ma chiaramente sarebbe solo una soluzione temporanea», evidenzia il direttore. Non dovesse bastare ancora, si procederebbe al trasferimento dei detenuti in una delle altre strutture detentive del Concordato latino. «Finora è accaduto solo in quattro occasioni, ma anche in questo caso è molto complicato: anche le carceri della Romandia sono al limite, dunque normalmente si procede con uno scambio di detenuti». Insomma, «è urgente trovare una soluzione». Una posizione condivisa anche dal Dipartimento delle istituzioni. Non a caso, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha annunciato l’intenzione di portare il tema in Governo. «Prima di tutto quale capo Dipartimento – premette Gobbi – ci tengo a ringraziare tutto il personale e la direzione delle strutture carcerarie cantonali per il grande impegno e il senso di responsabilità che stanno dimostrando in questa situazione che si sta protraendo da mesi». Una situazione «che tocca tutto il settore esecuzione pene, nonché la Magistratura e la Polizia». Nelle prossime settimane, prosegue, «porterò all’attenzione del Governo la situazione e presenterò una serie di misure per farvi fronte».

La Divisione si muove
Una serie di misure che, come ci spiega la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, si snodano su tre tempi: corto, medio e lungo termine. «In prima battuta abbiamo deciso di coinvolgere tutte le autorità giudiziarie e la Polizia, nell’ottica di alleviare la pressione sulle strutture carcerarie ». In pratica, per il Ministero pubblico si tratta, laddove possibile, di adottare misure sostitutive all’arresto. «Ad esempio, negli ultimi mesi, consci del problema del sovraffollamento, le autorità giudiziarie stanno sfruttando maggiormente l’utilizzo del braccialetto elettronico». Oltre allo spazio, però, c’è anche il problema delle risorse umane. «Tutto il personale è molto sotto pressione», rileva Laffranchini. Non a caso, al carcere giudiziario, dove in situazioni normali è previsto un agente di custodia ogni 15 detenuti, «oggi ci troviamo a gestirne il doppio: 30 detenuti per ciascun agente. E questo porta inevitabilmente a lavorare con maggiore pressione». Insomma, «il contingente attuale non è più sufficiente». Anche perché non è solo una questione di quantità, ma anche di qualità. «Molti detenuti – spiega il direttore – sono aggressivi o mostrano comportamenti autolesionisti, e questo complica ulteriormente le cose per gli agenti». Per alleviare il carico di lavoro delle guardie carcerarie e, soprattutto, per cercare di reperire più personale, la Divisione della giustizia si è mossa su due fronti. «In primis, abbiamo pensato di reintegrare, tramite contratti a ore, gli agenti di custodia ancora in età non pensionabile che erano già in pensione. In seconda battuta, cercheremo di assumere personale già formato e proveniente da altri cantoni». In aggiunta, «per i compiti svolti dagli agenti di custodia per quanto riguarda i controlli di sicurezza all’esterno del carcere, che quindi nulla hanno a che vedere con la custodia dei detenuti (come ad esempio la ronda esterna del carcere oppure i controlli all’ingresso del palazzo di Giustizia), l’ipotesi è quella di affidare il mandato a società di sicurezza esterne o, in alternativa, agli ausiliari di Polizia». Un capitolo a parte, poi, riguarda la detenzione dei minori, soprattutto dei richiedenti l’asilo, che per legge devono stare in celle singole. «Per cercare di liberare posti, abbiamo rafforzato la collaborazione con il Centro federale d’asilo di Chiasso. In questo modo, non appena ci viene comunicato l’esito dell’esame che viene effettuato per accertarne l’età, se i richiedenti asilo sono maggiorenni possiamo procedere velocemente e gestire meglio gli spazi».

E il nuovo carcere?
A far discutere, però, potrebbe essere un’altra misura, che dovrebbe essere concretizzata di qui a qualche mese. «Per ovviare al problema del sovraffollamento, abbiamo assoluta necessità di creare nuovi spazi. Di conseguenza, sulla scorta di quanto avviene in alcune strutture della Svizzera interna, stiamo valutando di utilizzare alcuni container detentivi». Per contro, sembra tramontata l’ipotesi di trasferire una parte dei detenuti nel carcere Naravazz di Torricella-Taverne, chiuso dal 2013 e oggi utilizzato per alcune esercitazioni di Polizia. «Non è una soluzione percorribile a causa degli ingenti lavori di ristrutturazione che sarebbero necessari», dice Andreotti. A lungo termine, infine, resta il grande tema del nuovo carcere. «La Stampa, lo abbiamo chiarito più volte, è ormai giunta al termine del suo ciclo di vita. Occorre quindi progettare una nuova struttura ». Per il nuovo carcere serviranno tra i 100 e i 150 milioni, «anche se un terzo dei soldi ci verrebbe poi restituito dalla Confederazione», precisa la capo divisione. «Dopo lunghe discussioni, nelle prossime settimane chiederemo al Consiglio di Stato il via libera per riattivare la pianificazione del nuovo carcere di esecuzione pena». In prima battuta, si tratterà di capire dove potrà sorgere: «Sul tavolo ci sono una decina di terreni che avrebbero la metratura necessaria, poi toccherà al Governo decidere. È chiaro, però, che per tutta una serie di ragioni organizzative, il fondo a Cadro, proprio accanto alla Stampa, sarebbe la soluzione più adeguata».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 5 febbraio 2024 del Corriere del Ticino

Prova delle sirene di mercoledì 07 febbraio 2024

Prova delle sirene di mercoledì 07 febbraio 2024

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, in base alle istruzioni dell’Ufficio federale della protezione della popolazione, informa che mercoledì 07 febbraio 2024 è prevista in Ticino la prova annuale di verifica dei dispositivi di allarme alla popolazione. Saranno coinvolte nel test tutte le sirene della Protezione civile installate sul territorio cantonale, che diffonderanno l’Allarme generale e l’Allarme acqua.

Il programma della prova prevede dapprima l’attivazione delle sirene per l’Allarme generale (414 dispositivi); alle 13.30, 13.45 e 13.55 sarà diffuso un suono continuo e modulato, dalla durata di 1 minuto. Ricordiamo che – nell’eventualità di un vero Allarme generale, – la popolazione deve ascoltare la radio, seguire le istruzioni delle autorità e informare i vicini.  

Alle ore 14.20 ed alle ore 15.10, nelle zone a valle degli impianti di accumulazione (dighe), saranno in seguito attivate le sirene per l’Allarme acqua (128 dispositivi). In questo caso saranno diffusi 12 suoni continui e gravi (più cupi rispetto a quelli dell’Allarme generale), in sequenze di 20 secondi a intervalli di 10 secondi, per un totale di 6 minuti. In caso di vero Allarme acqua, la popolazione deve abbandonare immediatamente la zona a rischio e attenersi alle istruzioni delle autorità. Trattandosi di prove di funzionamento del sistema, come di consueto non occorrerà intraprendere misure reali: il test serve a controllare lo stato delle installazioni, esercitare il personale ed informare la popolazione sui comportamenti corretti.  

Il Dipartimento si scusa per eventuali disagi e conta sulla comprensione di tutta la popolazione.  

Con Alertswiss, le informazioni relative alla prova annuale come pure tutte le informazioni e le raccomandazioni in caso di evento sono ora anche disponibili sul sito www.alertswiss.ch o, scaricando gratuitamente la relativa applicazione, le stesse si potranno ricevere sul proprio telefono mobile.  

Allarme acqua – Informiamo che accedendo al sito www.ti.ch/allarmi è possibile consultare i prospetti informativi “Allarme acqua – cosa fare, come reagire”, anche nelle versioni tradotte, come pure creare un affisso personalizzato, dove vengono riportati i punti di raccolta in caso di evento.  

Sottolineiamo inoltre l’importanza di informare dell’evento le categorie più sensibili o che non hanno accesso autonomamente ai canali di informazione. Le informazioni concernenti la prova annuale vengono pubblicate anche sulla pagina web cantonale (www.ti.ch/ucraina) e sul canale Telegram (@ucrainaTi) dedicato alle cittadine e ai cittadini ucraini presenti sul territorio cantonale.   Ulteriori informazioni possono essere consultate sui siti internet www.protpop.ch oppure richieste all’indirizzo di-protpop@ti.ch.

La casa della Giustizia e i soldi dei cittadini

La casa della Giustizia e i soldi dei cittadini

L’acquisto dello stabile EFG e una soluzione che attende da troppo tempo

Dello stato di salute del Palazzo di Giustizia di Lugano si parla e si scrive da quasi vent’anni. Nelle scorse settimane alla questione abbiamo dedicato un reportage che ha permesso di mostrare e descrivere l’inadeguatezza della struttura, degli spazi e della tecnologia (termine in realtà improprio), con dettagli oltre il limite della decenza e ridicolmente risibili come l’orologio alla parete sprovvisto ormai delle lancette. Il tempo dietro le mura esterne, grigie e segnate dalle intemperie e dall’usura che fa soffrire ogni stabile datato e dimenticato da tutti, non è solo inesorabilmente trascorso. Si potrebbe dire che si è fermato, ostaggio di una classe politica che si è dimostrata incapace di guardare oltre la punta del proprio naso, troppo presa nel cavillare per frenare un investimento che andava fatto anni fa e per il quale oggi si è giunti al punto limite senza sul tavolo una vera scelta bensì una via obbligata: l’acquisto dello stabile EFG in centro a Lugano, storicamente la Banca del Gottardo in quel sontuoso puzzle di palazzi che il trascorrere del tempo non ha intaccato a livello di prestigio. In via Pretorio il decoro è da considerare «questo sconosciuto» e la descrizione di alcuni spazi da parte di un magistrato incrociato pochi giorni fa in città è impietoso: «Nel mio ufficio ormai da tempo funziona solo un riscaldamento su due e quello che scalda fa un rumore che nessuno è stato in grado di identificare e riparare. Delle due tapparelle, una è rotta. E la toilette ormai da anni ha i riscaldamenti guasti. Inoltre, quando erano in corso i lavori di ristrutturazione del grande magazzino in via Pretorio fungeva da toilette pubblica essendo facile entrare a Palazzo di giustizia». Si potrebbe ironizzare sul Palazzo di Giustizia come vespasiano per viandanti, ma soprassediamo. La questione è troppo seria, troppo calda e troppo attuale per lasciarsi trascinare in battutine da osteria.

La prossima settimana il Gran Consiglio sarà chiamato a determinarsi su un dossier che da troppi anni è sul tavolo e sarà sottoposto alla prova del fuoco. Il paradosso è che tutti riconoscono il degrado della sede attuale, tutti sono coscienti che così non si può proprio andare avanti, ma una parte considerevole di questi «tutti» si adopereranno per impedire la sola possibilità che oggi è sul tavolo. Il tergiversare per anni non ha prodotto alternative da paragonare e sulle quali poter decidere ponderando vantaggi e svantaggi, ma ha lasciato acceso un solo lumicino, quello dello stabile EFG, come l’ultimo appiglio per compiere un passo in avanti. La volontà di creare una cittadella della Giustizia per riunire diversi rami dell’apparato della Giustizia sotto lo stesso tetto e fare in modo che questa trovasse posto in centro a Lugano ha portato a focalizzare l’attenzione sul palazzo in questione. E veniamo al nodo che sta venendo al pettine, la pietra d’inciampo sulla quale i contrari (sempre coloro che ritengono inadeguata la sede attuale) faranno leva per fare in modo che si torni ai piedi della scala. Sì, perché opporsi oggi non permetterà di usare la bacchetta magica domani ed essere pronti dopodomani. Il prezzo dello stabile ammonta a 76 milioni di franchi, dopo che una precedente trattativa lo aveva fissato a 80, ma negli ultimi mesi è stato applicato uno «sconto».

È il prezzo giusto? Su questo non ci si può improvvisare periti, occorre fidarsi delle valutazioni fatte, come accade ogni volta che si acquista un immobile. Vale per lo Stato e vale per un privato. C’è poi il capitolo della ristrutturazione degli spazi che in futuro ospiteranno il terzo potere del nostro ordinamento democratico. A conti fatti la futura cittadella costerà un po’ più di 200 milioni spalmati su diversi anni. Solo un paio di settimane fa il Parlamento ha stanziato un credito quadriennale di 195 milioni per le nostre strade. Stentiamo a credere che ciò che è possibile per cordoli e asfalto fonoassobente risulti impossibile per la nostra Giustizia che attende almeno dal 2008, anno in cui si era iniziato a discutere del degrado di quello che è uno dei palazzi nello stato peggiore nel centro di Lugano. Ma su tutto quanto pende anche l’incertezza del voto popolare. In aula ci sarà chi tenterà la via del referendum finanziario e, in caso di insuccesso, resta possibile la raccolta delle firme. Oggi c’è la possibilità di fare un passo avanti dal profilo logistico, informatico e compiutamente da quello tecnologico. La Giustizia non può più attendere i capricci e le lotte intestine della politica, investire in quel comparto non significa sperperare i soldi dei cittadini.

Il Palazzo EFG è «troppo bello o sontuoso» per l’apparato giudiziario? Non lo crediamo. È certamente importante, rappresentativo e trasmette autorevolezza. È una vera casa che non farà acqua alla prima pioggerella, con strutture dignitose e veri sistemi di sicurezza. Sono soldi ben investiti per un valore certo in un comparto strategico di Lugano dopo troppi anni di paralisi.

Editoriale di Gianni Righinetti pubblicato nell’edizione di giovedì 1 febbraio 2024 del Corriere del Ticino

Il quinto Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni segna l’avvio della revisione totale LOC

Il quinto Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni segna l’avvio della revisione totale LOC

Comunicato stampa

Ha avuto luogo all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona la quinta edizione del Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni. L’evento – al quale hanno partecipato su invito circa 100 persone – è stato voluto dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e promosso dalla Sezione degli enti locali per iniziare a riflettere insieme a Municipali, Consiglieri comunali, Segretari e funzionari comunali sulla riforma completa della Legge organica comunale (LOC) che sarà sviluppata nel corso della Legislatura cantonale 2023/2027.

Il Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni – giunto alla sua quinta edizione – si è tenuto con una formula interamente rivista. Per la prima volta, infatti, l’evento non è stato aperto al pubblico ed è stato chiesto ai Municipi di indicare la disponibilità dei propri politici e collaboratori a prenderne parte. Le circa cento persone presenti tra Municipali, Consiglieri comunali, Segretari e funzionari comunali – in parte selezionate tramite sorteggio – sull’arco di un’intera giornata hanno quindi lavorato suddivisi in gruppi riflettendo sui temi che reputano debbano essere affrontati nella revisione generale della legge.
L’evento ha preso avvio con il saluto del Consigliere di Stato Norman Gobbi, il quale ha voluto sottolineare che grazie al contributo odierno il Cantone e i Comuni potranno «definire un percorso da fare assieme e fissare nero su bianco i principi e gli intendimenti che dovranno essere contenuti nella nuova legge».
In particolare il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha tenuto a evidenziare che «la LOC sta per compiere 37 anni e il contesto odierno non è più lo stesso di allora. La società è in rapida e in continua evoluzione, la digitalizzazione è sempre più protagonista della nostra quotidianità e le abitudini delle persone sono mutate tenendo il passo a questa tendenza. Per questo motivo, malgrado gli adeguamenti regolari nel tempo, ho deciso di rivedere totalmente alcune delle più importanti leggi che definiscono alcuni settori strategici di cui si occupa il Dipartimento che dirigo tra cui un ruolo importante è assunto dalla Legge organica comunale».
Dal canto suo il capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa ha tenuto a ribadire che la Sezione degli enti locali intende «facilitare il ruolo degli attori presenti oggi all’evento e non interferirà in nessun modo nell’elaborazione delle proposte che verranno formulate. Il Cantone sarà apertamente all’ascolto dei Comuni».
In quest’ottica prossimamente saranno avviati alcuni gruppi di lavoro composti da rappresentanti del Cantone e dei Comuni che avranno il compito di approfondire gli intendimenti emersi nel corso dell’odierna giornata di lavoro.
Gli obiettivi politici della riformulazione della legge sono quattro: rafforzare l’autonomia e la responsabilità dell’Ente locale, introdurre strumenti di democrazia partecipativa nei processi di elaborazione delle politiche comunali, diversificare le regole di funzionamento del Comune in base alla sua dimensione o alla sua capacità amministrativa, nonché accrescere l’efficacia e l’efficienza degli organi istituzionali e delle unità amministrative del Comune, adottando appropriati strumenti di delega e di controllo.