Equipaggiati… e senza brividi con le gomme da neve!

Equipaggiati… e senza brividi con le gomme da neve!

Comunicato stampa

Dopo un mese di ottobre particolarmente mite dal punto di vista climatico, l’inverno è ormai alle porte: le temperature si abbassano e il fondo stradale diviene vieppiù insidioso se i veicoli non sono correttamente equipaggiati. Come da tradizione, anche quest’anno il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni “Strade sicure” e la Polizia cantonale propongono l’abituale attività di sensibilizzazione rivolta ai conducenti.

Nel mese di novembre, da diversi anni, il progetto di prevenzione “Strade sicure” e la Polizia cantonale presentano un’azione di sensibilizzazione per conducenti sull’importanza di dotare i veicoli a motore del corretto equipaggiamento invernale. Soprattutto di notte in questo periodo le strade possono essere insidiose con rischi accresciuti per gli automobilisti.
Sebbene in Svizzera non esista un obbligo specifico di montare quattro pneumatici invernali, potrebbe comunque essere punito chi, per l’inadeguato equipaggiamento invernale, dovesse creare problemi alla circolazione stradale o causare incidenti. Problematiche che, con un veicolo adeguatamente preparato per fronteggiare condizioni stradali precarie, come gelo e neve, potrebbero essere evitate.
Infatti, con le gomme invernali le prestazioni dei veicoli migliorano in maniera significativa: l’aderenza è maggiore e di conseguenza il controllo del mezzo risulta più sicuro. Ad esempio, se lo spazio di frenata su una strada innevata, ad una velocità di 40 km/h, è di circa 30 metri con  gli pneumatici invernali, sale addirittura a circa 60 metri con quelli estivi.

Per circolare in sicurezza sulle strade anche durante il periodo invernale raccomandiamo di:

  • Sostituire gli pneumatici estivi con quelli invernali quando la temperatura scende sotto i 7° C;
  • Acquistare nuovi pneumatici invernali quando il profilo è inferiore a 4 mm. Il profilo minimo legale per le gomme da neve è fissato a 1.6 mm;
  • Sulle strade innevate la distanza di sicurezza da tenere deve essere di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte;
  • Evitare manovre improvvise con i pedali o con lo sterzo;
  • Montare sempre quattro pneumatici dello stesso tipo.

Per chi fosse interessato, in tutti i posti di Polizia sono a disposizione i volantini informativi che richiamano questi utili consigli.

In sicurezza sulla strada: luci accese e indumenti visibili  

In sicurezza sulla strada: luci accese e indumenti visibili  

Comunicato stampa

Il passaggio all’ora solare e la progressiva diminuzione delle ore di luce in questo periodo dell’anno richiedono un’attenzione accresciuta al corretto utilizzo delle luci dei veicoli e la necessità di rendersi visibili. Il progetto del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure e i diversi partner della Commissione ricordano alcuni consigli per aumentare la sicurezza durante il periodo autunnale e invernale. Consigli rivolti a tutti gli utenti della strada, con particolare riguardo ai pedoni, che in questo ambito sono la categoria più vulnerabile.

In Svizzera da alcuni anni è obbligatorio circolare anche di giorno con le luci diurne accese e dal 1. aprile di quest’anno l’obbligo è stato esteso anche alle biciclette elettriche. Si tratta di un accorgimento adottato in funzione preventiva, che non ha primaria funzione di illuminazione ma, anche in condizioni di luce diurna, consente di rendersi più visibili e quindi di meglio segnalare la propria presenza agli altri utenti della strada.  

Il passaggio all’ora solare unito all’arrivo sempre più anticipato del buio in questo periodo dell’anno segna un aumento del rischio d’incidenti, in cui i momenti più delicati sono il crepuscolo (dopo il tramonto e prima dell’alba) e le ore notturne. Essere visti da una distanza maggiore è pertanto di fondamentale importanza, in quando concede un maggiore tempo di reazione. Per questo motivo Strade sicure, con la campagna di sensibilizzazione “Rifletti”, richiama l’attenzione all’importanza di rendersi visibili sulla strada. In particolare per chi si sposta a piedi, in bicicletta, con l’e-bike o con lo scooter, è imprescindibile optare per un abbigliamento chiaro e colori segnaletici o al neon. Inoltre, sia sulle due ruote sia a piedi, si consiglia di indossare elementi riflettenti per aumentare ulteriormente la propria visibilità.  

Si rammenta infine che anche lo stile di guida deve essere adattato, tenendo conto delle condizioni meteo, di luce e di visibilità. In caso di brutto tempo bisogna mantenere una distanza maggiore dal veicolo che ci precede, nonché prestare particolare attenzione verso i pedoni. Anche sulle due ruote è fondamentale mantenere sempre una distanza adeguata dagli altri veicoli.

‘Tutorie, mandato popolare chiarissimo’

‘Tutorie, mandato popolare chiarissimo’

Massiccio sì delle urne (77,5%) alle Preture di protezione. 

«Ora abbiamo una sorta di mandato, un mandato popolare per continuare in questa direzione, approfondendo gli altri aspetti del grande e importante cantiere: mi riferisco agli aspetti organizzativi, procedurali e finanziari». Relatore con la leghista Sabrina Aldi, in seno alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’, sulla riforma in Ticino, proposta dal Consiglio di Stato, riguardante le autorità chiamate ad applicare le misure di protezione per minori e adulti previste dal Codice civile (tutele, curatele, privazione dell’autorità parentale…), il deputato del Centro/Ppd Luca Paganicom – menta così il risultato di ieri delle urne.
Il passaggio dal vigente modello amministrativo – incentrato sulle sedici Arp, le Autorità regionali di protezione, facenti capo ai Comuni – a quello giudiziario, con la creazione di Preture ad hoc, le Preture di protezione, e la conseguente ‘cantonalizzazione’ del sistema, è stato plebiscitato. Il 77,5 per cento dei e delle ticinesi che si sono espressi ha detto sì alla modifica della Costituzione ticinese, raccogliendo l’invito di governo e Gran Consiglio.
È stata quindi ancorata alla Carta una nuova figura di magistrato, ossia il Pretore di protezione: i Pretori di protezione, i loro aggiunti, e gli specialisti (in psicologia, pedagogia e lavoro sociale), che affiancheranno i magistrati nel decidere le misure di protezione da attuare, verranno eletti dal Gran Consiglio, che già oggi nomina tutti gli altri giudici e i procuratori pubblici.
Ok dunque al sistema giudiziario. Alle Preture di protezione. Il lavoro sul piano politico non è però concluso: bisogna tradurre in pratica il principio accolto dai cittadini, con una valanga di sì. «Il mandato popolare – riprende Pagani, contattato dalla ‘Regione’ – è molto chiaro, nitido. Sul principio, sull’adozione cioè del modello giudiziario, non c’è più discussione. Come granconsiglieri, vi è ancora più determinazione, alla luce del verdetto delle urne, nell’andare avanti per concretizzare la volontà popolare».
I tempi, tenuto pure conto che stiamo per entrare nell’anno elettorale? «La mia speranza è che sugli aspetti che ho citato prima il parlamento possa determinarsi ancora in questa legislatura, dunque entro metà marzo del 2023. Faremo il possibile. Adesso aspettiamo il messaggio aggiuntivo del governo sugli aspetti procedurali di questa riforma». Le relative norme, concernenti il funzionamento delle future Preture di protezione, saranno proposte dal Dipartimento istituzioni, il quale dovrebbe metterle in consultazione prima di Natale.

Gobbi: positivo l’ok di tutti Comuni
In Consiglio di Stato si prende intanto atto del forte consenso dei cittadini al sistema giudiziario. «Un dato estremamente positivo è che tutti i Comuni hanno votato a favore di questo modello – sottolinea man Gobbi.

Sulla validità della riforma, che a più riprese ha definito storica, il direttore del Dipartimento istituzioni non ha dubbi: «Ci sarà una maggiore professionalizzazione del settore e ci saranno uniformità di prassi e parità di trattamento sull’intero territorio cantonale, cose oggi non date per via della ‘frammentazione’ dell’apparato in sedici Autorità regionali di protezione». Senza dimenticare «la maggiore autorevolezza di cui gode in quest’ambito

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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 de La Regione

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Promossa a pieni voti la riforma delle ARP
Via libera con il 77,5% di sì alla riorganizzazione delle Autorità di protezione – Norman Gobbi: «Un voto storico a vantaggio delle persone bisognose» Ora il Parlamento dovrà discutere le questioni finanziarie, organizzative e procedurali

Un risultato netto per una riforma più volte definita «storica ». Con il 77,5 % di sì, ieri, il popolo ticinese ha approvato la riforma delle ARP. Le Autorità regionali di protezione (ARP) andranno sostituite dalle Preture di protezione, una nuova Autorità giudiziaria sul modello delle Preture. «La riforma è stata approvata a larghissima maggioranza», ha commentato al CdT il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Ma soprattutto nessun Comune ticinese vi si è opposto». Un segnale importante, prosegue Gobbi, visto che la riforma, promossa dal DI, prevede di togliere alcune competenze che storicamente fanno capo ai Comuni per attribuirle a una nuova autorità giudiziaria. «In questo senso possiamo parlare di cambiamento storico. Dal 1803, ossia dall’inizio della Repubblica del Cantone Ticino, le misure di protezione – come le curatele e le tutele – sono di competenza comunale».

Nel concreto
Il compito di proteggere i minori e gli adulti in difficoltà passerà quindi di mano: da un’autorità amministrativa a un’autorità giudiziaria, nel segno di una maggiore competenza e al servizio di un ambito della società sempre più delicato: «La riforma vuole contribuire a migliorare l’intervento dello Stato nei confronti di persone, minori e adulti, bisognose di protezione», ha ricordato il consigliere di Stato. Le future Preture di protezione del minore e dell’adulto saranno infatti composte da specialisti con competenze interdisciplinari: persone formate in diritto, lavoro sociale, pedagogia e psicologia, come pure in ambito medico. «Nonostante il passaggio di competenze, i Comuni hanno comunque richiesto di essere parte attiva della futura organizzazione che prenderà la decisioni, ossia le Preture di protezione».

I prossimi passi
Per questo motivo, il Consiglio di Stato presenterà un nuovo messaggio nel quale verranno definite le procedure di intervento.«Nel concreto – spiega Gobbi – si tratta di definire una prassi unica per il funzionamento delle nuove Preture». Con il voto di ieri, infatti, è stata approvata unicamente la modifica costituzionale,ricorda il consigliere di Stato. Le questioni procedurali, finanziarie e organizzative verranno discusse in un secondotempo in Parlamento. L’auspicio del direttore del DI è che le nuove Preture di protezione subentrino definitivamente alle Autorità di protezione entro il 2025-2026.

«Maggiore uniformità»
«Grazie a questa norma costituzionale le attuali autorità di protezione amministrative potranno diventare vere e proprie corti civili», ha commentato il PS. «Questa riforma porterà un po’ più di certezza del diritto, nonché una maggior professionalizzazione ed un coordinamento che permetteranno migliori tempistiche di evasione dei casi». Soddisfatto per l’esito del voto anche l’UDC Ticino che «sosteneva la riforma, convinta della necessità di un passaggio delle attuali competenze comunali alle nuove preture di protezione a livello cantonale». Di fronte alle necessità e alle situazioni sempre più complesse, e anche per garantire la parità di trattamento, «la professionalizzazione e il coordinamento cantonale degli organi di protezione appaiono la soluzione più ragionevole », si legge nella nota stampa UDC. Una posizione condivisa anche dal sindacato VPOD, «che da anni riscontra problemi nel funzionamento delle attuali sedici ARP». Ogni anno prendono 11.000 decisioni, «non sempre seguendo la stessa linea e gli stessi metodi», osserva il sindacato, per il quale la riorganizzazione rappresenta quindi un grande passo avanti.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

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La svolta epocale delle ARP
Ampiamente promossa la riforma dell’organizzazione delle autorità di protezione, risalente al 1803 – Da organismi amministrativi ad autorità giudiziarie

La riforma delle ARP, le autorità di protezione, è stata ampiamente promossa ieri (domenica) nelle urne: il 77,5% dei votanti ticinesi ha infatti approvato la svolta che si può definire epocale.
Epocale perché il principio su cui si basa il sistema attuale risale addirittura al 1803, l’anno di nascita del Canton Ticino. L’iter che porterà alla forma definitiva delle nuove ARP non sarà brevissimo, con altre tappe previste in Parlamento. Domenica però il popolo ha sancito il passaggio dalle 16 autorità che fanno capo ai comuni alle Preture di protezione che, negli intenti delle autorità, saranno solo quattro.
In altre parole, si passerà da organismi puramente amministrativi a un’autorità giudiziaria a tutti gli effetti. Si tratterà di mettere in campo competenze specifiche che, fino ad ora, non sempre hanno funzionato, come sottolinea alla RSI il presidente dell’Associazione genitori affidatari Pietro Vanetti: “Il sistema era già cambiato nel 2001 con l’introduzione delle Commissioni tutorie regionali, ma è stata l’implementazione purtroppo che non è andata bene. Mancavano risorse umane e qualità, o il metodo di valutazione della situazione, variava in modo eccessivo e ingiustificato. Inoltre le nomine erano più politiche che di competenza…”.
La risposta arriva dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, responsabile del dossier: “Al centro devono esserci prima di tutto proprio le competenze, dal momento che interveniamo – nel limitare le libertà individuali – in maniera forse anche più importante rispetto al diritto penale. E in questo senso non dubito che il Parlamento cantonale riuscirà a porre al centro queste competenze, al di là delle diverse sfumature politiche.”

Da www.rsi.ch/news
 
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Un sì convinto alla riforma delle ARP
Servizio all’interno dell’edizione di domenica 30 ottobre 2022 de Il Quotidiano
Imposta di circolazione

Imposta di circolazione

Ora tocca fare altri calcoli

Nonostante il governo avesse proposto un messaggio con altri presupposti – per il calcolo si prevedeva oltre alle emissioni di CO2 anche la massa del veicolo e un tetto a 96 milioni, analogamente al Plr – per il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi «è positivo il fatto che al di là delle diverse proposte ci fosse la concordanza sulla volontà di ridurre il prelievo delle imposte di circolazione.
Sono sicuramente soddisfatto perché si va in questa direzione anche se in maniera provvisoria dato che la formula dovrà cambiare in base all’evoluzione del parco veicoli». Un po’ di rammarico dunque c’è per il fatto che «il Gran Consiglio ha voluto andare avanti un po’ per conto suo non dando seguito ai nostri avvertimenti su alcuni aspetti, ma questo fa parte dell’autodeterminazione parlamentare, che è sovrana».
Ora per il governo ci sono due nodi da sciogliere, in primo luogo quello dei cicli di omologazione: «Su questo aspetto stiamo lavorando e sottoporremo al governo un messaggio che completa quanto votato questa domenica dal popolo».
C’è poi il nodo della moratoria per i veicoli immatricolati prima del 2009 che sarà «di un solo anno, perché è questo che ha votato il popolo», e che – ricorda Gobbi – è già in vigore da 13 anni. Ora dovremo capire come formularne la base di calcolo perché il nuovo pacchetto di legge entri in vigore dal primo gennaio 2023». Quanto alle critiche al Di sulla comunicazione, Gobbi le rispedisce al mittente dicendosi «sorpreso, perché abbiamo sempre dato seguito a tutte le richieste di informazione che ci pervenivano su gettito e base di calcolo, con le cifre confluite nel bollettino informativo».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 de La Regione

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Restano ancora un paio di aspetti da chiarire
Per far entrare in vigore la formula di calcolo nel 2023 il Governo dovrà correggere il sistema di misurazione delle emissioni e occuparsi della «moratoria» per i veicoli vecchi

Ma ora, concretamente, alla luce del voto che cosa succederà? «L’obiettivo rimane far entrare in vigore la nuova formula di calcolo il 1. gennaio 2023», chiarisce sin da subito il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Ma per fare ciò – aggiunge il consigliere di Stato – dovremo anche considerare un paio di lacune tecniche ». Il riferimento va a due aspetti puntuali della futura imposta di circolazione, i quali sono però ancora da chiarire: una correzione al sistema di misurazione delle emissioni di CO _ e l’ormai famosa «moratoria» per i veicoli targati prima del 2009.

Il calcolo delle soglie
La prima lacuna, va detto, non dovrebbe risultare troppo complicata da risolvere. Anche perché tutti, dal Governo agli iniziativisti, fino ai promotori del controprogetto, sono concordi nel dire che una soluzione va trovata. Il problema, in sintesi, risiede nel fatto che nel 2018 (come avviene periodicamente) è cambiato il metodo di misurazione delle emissioni di CO _ dei veicoli. Il nuovo ciclo di misurazione entrato in vigore nel 2018 (chiamato WLTP), essenzialmente, è più stringente di quello vecchio (chiamato NEDC). Ciò, però, significa che un veicolo identico, targato prima e dopo il 2018, possiede due valori di emissioni differenti. E, paradossalmente, i nuovi veicoli, sottostando al nuovo ciclo di misurazione più stringente, risultano più inquinanti di quelli vecchi. Un aspetto sì tecnico ma che però, tradotto in soldoni, rischia di creare una disparità di trattamento tra gli automobilisti.
«Adesso il Parlamento dovrà applicare l’iniziativa con un nuovo messaggio del Consiglio di Stato, oppure attraverso un’iniziativa parlamentare urgente, nell’ottica di garantire equità tra il vecchio ciclo di omologazione NEDC e il nuovo WLTP, che riguarda oggi il 15-20% del parco veicoli », rimarca Marco Passalia. «E in Parlamento – dice ancora Passalia – ci aspettiamo che gli altri partiti diano seguito a quanto annunciato durante la campagna. Tutti, infatti, si sono detti favorevoli all’idea di adattare le soglie relative alle emissioni, visto che la questione interessava tanto l’iniziativa quanto il controprogetto. Confido quindi nel fatto che non ci siano ritrattazioni».
Una conferma in questo senso arriva a stretto giro di posta da Ivo Durisch: «La correzione è dovuta, perché altrimenti ci sarebbe una disparità di trattamento tra chi possiede un veicolo targato prima e dopo il 2018».
Il capogruppo del PS, però, mette le mani avanti su un aspetto legato a questa modifica invocata da tutti: «La correzione non deve essere usata come pretesto per abbassare ulteriormente l’imposta ». Insomma, una modifica andrà fatta, «ma il montante incassato dallo Stato deve restare quello previsto dal testo dell’iniziativa, cioè 92 milioni».
Un’idea condivisa pure dal direttore del DI: «Sì, l’obiettivo è di rimanere con le medesime cifre».

La moratoria
Resta, infine, la seconda questione da chiarire: la moratoria dei veicoli immatricolati prima del 2009. Una questione un po’ più complessa e che, quando tornerà in Parlamento, con ogni probabilità farà discutere.
Attualmente, come spiega Norman Gobbi, c’è un vuoto giuridico da correggere: «Nel testo votato c’è scritto che il nuovo sistema di calcolo, approvato dal popolo, non si applica il primo anno per i veicoli immatricolati prima del 2009. Il problema – aggiunge Gobbi – è che non viene detto in che modo bisognerà calcolare l’imposta di circolazione, il primo anno, per i veicoli immatricolati prima del 2009. Si tratta di un vuoto giuridico che deve essere colmato. E magari potrà far discutere ancora. Ma deve essere chiaro che dal 2024 in poi tutti i veicoli dovranno essere sottoposti al nuovo sistema di calcolo. Anche quelli immatricolati prima del 2009. Già solo per una questione di parità di trattamento. Non possiamo avere il 20% del parco veicoli che paga l’imposta di circolazione con un altro sistema».
Ma ora, quali saranno i prossimi passi? Arriverà una proposta dagli iniziativisti per correggere queste due lacune, oppure sarà compito del Governo? Ancora Gobbi: «Spetterà a noi. Cominceremo a preparare l’aspetto tecnico riguardante i due sistemi omologazione NEDC e WLTP. In questo contesto valuteremo anche la questione della moratoria. Sapendo però – chiosa il consigliere di Stato – che durerà solo un anno e dovrà quindi essere una soluzione semplice, per non complicare le cose dal punto di vista informatico. Le tempistiche? È questione di settimane ».

I prossimi anni
Un futuro già segnato?

Breve durata di vita

Alla luce del fatto che sempre più veicoli in circolazione sono elettrici, nei prossimi anni potrebbe rendersi già necessario un «ritocco» per la nuova formula approvata ieri dal popolo. Lo stesso Norman Gobbi ammette che il Governo prevede che l’attuale impostazione «potrebbe rimanere in vigore per circa 5 anni. Poi potrebbero servire dei correttivi, ad esempio tramite una modifica della formula oppure tramite un aumento della tassa base». E questo perché, man mano che il parco veicoli diventa più «elettrico», gli incassi per lo Stato andranno a diminuire.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

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La Lega esulta: «Un passo importante per aiutare il ceto medio»
La Lega dei Ticinesi – in una nota – esprime tutta la «propria soddisfazione» per il risultato del voto sull’imposta di circolazione. L’iniziativa lanciata dal Centro, infatti, era stata da subito «sostenuta» dal gruppo parlamentare capitanato da Boris Bignasca. «È un passo importante per aiutare il ceto medio ticinese», precisano da Via Monte Boglia, ricordando che le riduzioni verranno attuate già nel 2023 e porteranno a un risparmio che varia dai 120 ai 350 franchi per veicolo. 

Da www.tio.ch

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Imposta di circolazione: subito una modifica
L’iniziativa che considera solo le emissioni inquinanti è stata preferita al controprogetto, ma la questione torna già sui banchi del Governo e della politica

Era stato previsto già prima della domenica di votazioni ticinesi, ma con la vittoria dell’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più equa” diventa ora un imperativo: parte del sistema di calcolo deve essere rivista prima dell’entrata in vigore – prevista a inizio 2023 – per non penalizzare chi possiede un veicolo costruito dopo il 2020.
Si tratta di correggere il valore “soglia” delle emissioni di CO2, considerando il fatto che dopo lo scandalo del “dieselgate” (le emissioni erano state artificialmente contenute da molti costruttori) le vetture più recenti riportano valori più alti ma anche più corretti.
L’iniziativa prevede che per le auto che emettono da 0 a 95 g/km di CO2 si paghino solo 120 franchi di tassa di base; per tutte le altre invece il calcolo sarà proporzionale all’inquinamento, sempre senza una discriminante relativa a peso o potenza. Il valore di riferimento dovrebbe essere ritoccato verso l’alto per non penalizzare chi ha acquistato un’auto recente.
In questo dibattito si è inserito il Consigliere di Stato Norman Gobbi che ora dovrà trattare il tema con i colleghi di Governo; non è ancora chiaro se si dovrà procedere con un ulteriore messaggio all’indirizzo del Gran Consiglio, oppure se si adotterà un’altra soluzione e quanto tempo sarà necessario. “Per una parità di trattamento tra i veicoli antecedenti il 2020 e quelli dopo il 2020, dovremo mettere due elementi di misurazione o di calcolo. Questo per evitare una disparità e una penalizzazione per i veicoli più nuovi e più efficienti”, ha detto Gobbi a Democrazia diretta.
Vi è poi il tema della moratoria riguardante i veicoli immatricolati prima del 2009, per i quali dovrebbe continuare a essere usato l’attuale sistema di calcolo. Soluzione che potrebbe essere anticostituzionale. “Sono 13 anni che questi veicoli hanno un beneficio rispetto a quelli nuovi. Cosa che oggi, anche secondo i parametri federali sulla protezione dell’ambiente, non è più sopportabile – sottolinea Gobbi. – Il Parlamento ha deciso di applicare una moratoria di un solo anno. Quindi per il 2023 manca un elemento essenziale: quale base di calcolo bisogna utilizzare? Perché si userebbe quella attuale che prevede bonus e malus; quindi comunque non sarebbe una moratoria ai sensi di quanto detto in Parlamento”.
Un tema che non è stato fissato dal voto di questa domenica e che andrà di nuovo sottoposto al Gran Consiglio, attraverso un messaggio o un nuovo decreto. Il gettito fiscale generato dall’iniziativa ammonta a 91 milioni di franchi, con 5-6 milioni da dedurre per il primo anno proprio a seguito della moratoria.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-di-circolazione-subito-una-modifica-15748360.html

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Imposta di circolazione: passa l’iniziativa

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15749176

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 30 ottobre 2022 de Il Quotidiano

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi prosegue le visite nei Comuni ticinesi

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi prosegue le visite nei Comuni ticinesi

Comunicato stampa

La salute della democrazia a livello locale è stata al centro della discussione delle visite del Consigliere di Stato Norman Gobbi nei Comuni ticinesi. Il ciclo di incontri questa settimana è proseguito in alcuni comuni della regione Tre Valli e del distretto del Locarnese. Tra le suggestioni raccolte vi è l’introduzione di un incentivo per i Comuni che prediligono il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali. Questo e altri spunti confluiranno nelle riflessioni per la revisione totale della Legge organica comunale, che sarà sviluppata durante la Legislatura cantonale 2023/2027.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa e dall’ispettrice comunale Aurora De Donatis nonché dagli ispettori comunali Nicola Rossetti e Alberto Gamboni ha incontrato negli scorsi giorni i municipi di Airolo, Faido, Biasca, Cugnasco-Gerra e Losone.
Le visite nei Comuni ticinesi, introdotte dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni nel 2018, sono state pensate per favorire il dialogo e lo scambio di informazioni tra il Cantone e gli enti locali. In quest’ultima serie di appuntamenti della legislatura cantonale, si intende da una parte avviare una riflessione con gli Esecutivi sullo stato di salute della democrazia a livello locale e dall’altra raccogliere spunti che confluiranno nella modifica del quadro normativo.  
Un tema che ha suscitato grande interesse e che ha fatto da filo conduttore a tutte le visite è quello delle azioni che i comuni possono intraprendere per stimolare la partecipazione attiva dei cittadini. In particolare, l’accento è stato messo ancora una volta sul fatto che un coinvolgimento attivo della popolazione nei processi decisionali permette di evitare in alcuni casi la raccolta firme su temi strategici per i Comuni, come ad esempio l’edificazione di una casa per anziani.  
In questo senso il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di sensibilizzare di persona gli Esecutivi comunali per stimolarli a trovare nuove modalità di coinvolgimento della propria cittadinanza. «Si tratta di un cambiamento epocale – ha spiegato Norman Gobbi – che spesso rompe equilibri locali ereditati dalle generazioni precedenti. Siamo fermamente convinti che per invertire la rotta il primo tabù da sciogliere sia quello di parlarne apertamente. Per questo motivo saluto molto positivamente gli incontri con i Municipi. Ci permettono da una parte di raccogliere spunti per modificare il quadro normativo, ma dall’altra di iniziare a intavolare una riflessione che vuole essere una vera e propria rivoluzione per ridare slancio alla nostra democrazia».  
Il capo della sezione degli enti locali Marzio Della Santa dal canto suo ha rilevato che «tutti i Comuni che abbiamo incontrato finora concordano sul fatto che la difficoltà non sta unicamente nel trovare persone che si mettono a disposizione per assumere una carica pubblica ma anche nel rimanere in carica a lungo termine. Per farlo bisogna dare degli stimoli concreti perché spesso molti politici, scoraggiati dalla propria esperienza, decidono di non più candidarsi. Un esempio ricorrente è la bocciatura di un dossier in votazione popolare che genera frustrazione per chi lo ha portato avanti».  
Tra gli spunti emersi e che saranno approfonditi nell’ambito della revisione totale della Legge organica comunale raccoglie un certo consenso la proposta di favorire i Comuni che prediligono la partecipazione attiva alzando per essi, ad esempio, l’asticella per inoltrare un referendum.  

Riforma delle Autorità di protezione: in un video il dibattito pubblico promosso dal Dipartimento delle istituzioni  

Riforma delle Autorità di protezione: in un video il dibattito pubblico promosso dal Dipartimento delle istituzioni  

Comunicato stampa

Con il dibattito pubblico dello scorso 11 ottobre si è concluso il ciclo di incontri organizzato dal Dipartimento delle istituzioni in relazione alla riforma delle Autorità di protezione, tra gli oggetti in votazione popolare il prossimo 30 ottobre. Gli incontri coordinati dalla Divisione della giustizia hanno dapprima coinvolto tutti i Comuni ticinesi, competenti per il funzionamento delle attuali Autorità regionali di protezione, e in seguito le Autorità stesse con i membri e il personale, per poi giungere alla serata pubblica aperta alla popolazione.

Le serate informative organizzate dal Dipartimento delle istituzioni si sono svolte in un clima proficuo e costruttivo, permettendo di presentare e discutere i contenuti principali della riforma nel merito della quale il Popolo ticinese il 30 ottobre prossimo si determinerà sul principio del passaggio dalle attuali Autorità regionali di protezione, che fanno capo ai Comuni, alle nuove Preture di protezione, Tribunali cantonali. Gli incontri coordinati dalla Divisione della giustizia hanno quindi consentito di promuovere momenti di scambio e di condivisione. Un approccio partecipato che ha permeato questa importante riforma approvata dal Consiglio di Stato a fine del 2021 a seguito di un’ampia procedura di consultazione che ha coinvolto gli oltre 200 attori interessati dalla riorganizzazione e dal Parlamento nel corso del mese di giugno 2022.  
La riforma delle Autorità di protezione con l’istituzione delle nuove Preture di protezione, Autorità giudiziarie cantonali, s’inserisce nella nostra società in continua evoluzione, per la quale le Istituzioni devono adeguarsi ai bisogni della cittadinanza. Una riforma sulla quale il Parlamento si chinerà in relazione agli aspetti organizzativi e procedurali a seguito della decisione popolare, tesa infine a migliorare la risposta dello Stato in favore delle fasce più fragili della popolazione.  
Il video del dibattito pubblico dell’11 ottobre 2022 trasmesso in diretta streaming è visibile al seguente link: https://youtu.be/9ydL4VnUw6kb  

Per maggior dettagli sulla votazione popolare relativa alla votazione popolare del 30 ottobre 2022 vertente anche sulla riforma delle Autorità di protezione si rimanda al rispettivo link della Cancelleria dello Stato.

Meno annegamenti nel Ceresio, nel Verbano e nei nostri fiumi

Meno annegamenti nel Ceresio, nel Verbano e nei nostri fiumi

Norman Gobbi commenta in modo positivo la campagna di prevenzione 2022 di Acque sicure

La stagione turistica estiva è terminata. Tempo di bilanci. Anche sul fronte della sicurezza. Per questo il Dipartimento delle istituzioni ha presentato i risultati della sua campagna di prevenzione e di sensibilizzazione “Acque sicure”. “Il caldo dei mesi estivi – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – ha favorito una forte presenza di ticinesi e di turisti sulle rive del Ceresio, del Verbano, dei fiumi Maggia e Verzasca e ai bordi di tutti i corsi d’acqua del nostro territorio. Una ricerca di refrigerio, ma anche occasioni di sport, come quelli praticati in particolare nei torrenti della Riviera e della Leventina dai molti canyonisti che giungono dalla Svizzera interna e dall’estero, attratti dalla bellezza di questi fiumi, che scendono a precipizio dalle nostre vallate laterali. Poter godere della meravigliosa natura che abbiamo in Ticino è un piacere e proprio per questo occorre sempre attirare l’attenzione anche sui pericoli che si possono incontrare. Da qui l’impegno del Dipartimento delle istituzioni nel lavoro di sensibilizzazione e di prevenzione, in collaborazione con la commissione cantonale Acque sicure. Un’attività che anno dopo anno, proprio grazie ai nostri partner, definisce strategie di prevenzione sempre più mirate”.

Quale bilancio traccia in questo 2022 sulla campagna Acque sicure? “Sostanzialmente positivo, per la mole di lavoro svolto e per l’andamento in generale degli incidenti”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Di fronte a una massiccia presenza di persone nei laghi, sui fiumi, ma anche nelle piscine pubbliche e private, abbiamo avuto meno annegamenti rispetto allo scorso anno. Certo, ogni morto è una disgrazia che tutti vorremmo evitare e quindi le sei vittime registrate quest’anno (a fronte delle 9 avvenute nel 2021) ci devono lanciare il messaggio di proseguire nella prevenzione e nella sensibilizzazione. Solo il richiamo puntuale alla prudenza e la messa in guardia sui pericoli faranno in modo che gli incidenti calino di conseguenza”, afferma Norman Gobbi.

Un dato risalta in modo rilevante al termine di questa stagione estiva: in Svizzera vi è stato un forte aumento di annegamenti (da 35 nel 2021 a 60 quest’anno e la cifra non è ancora definitiva). “Il Ticino, come abbiamo visto, è per fortuna in controtendenza. Potremmo quindi dedurre che la campagna Acque sicure abbia dato un esito positivo. Interpretiamo questo dato favorevolmente, coscienti però, come detto, che non possiamo mai abbassare la guardia. E proprio in questo senso la commissione cantonale Acque sicure, che ringrazio per il lavoro che svolge in collaborazione con il DI, è già proiettata nel 2023, cercando di analizzare le cause degli incidenti avvenuti quest’anno per proporre misure e lanciare messaggi preventivi sempre meglio mirati. Come, per esempio, il rafforzamento della collaborazione con i Comuni, già messo in campo quest’anno. Una collaborazione che a Lugano ha sortito l’ottimo risultato di avere zero annegamenti alla Foce del Cassarate, dopo i 2 morti del 2021”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

53a Conferenza dei Capi di governo Arge Alp

53a Conferenza dei Capi di governo Arge Alp

Comunicato stampa

La 53a conferenza dei Capi di Governo delle regioni della Comunità di lavoro alpina Arge Alp ha avuto luogo oggi ad Innsbruck.
Nel corso della stessa, oltre alla sottoscrizione di tre dichiarazioni di collaborazione, è stato celebrato anche il 50° dalla sua fondazione.

Venerdì 21 ottobre 2022 si è tenuta presso la residenza imperiale Hofburg di Innsbruck la 53a riunione dei Capi di Governo della comunità di lavoro Arge Alp. Durante i lavori è stata più volte sottolineata l’importanza della collaborazione transfrontaliera fra le regioni dell’arco alpino, in particolare in momenti, come quelli attuali, così carichi di sfide geopolitiche. A tale proposito sono state condivise, discusse e approvate tre importanti dichiarazioni di collaborazione:

  1. Gestione transfrontaliera del lupo
  2. Politica di protezione del clima orientata al futuro per la regione alpina
  3. 50 anni di ARGE ALP – Una forte rappresentanza degli interessi della regione alpina

Con la prima risoluzione si sottolinea l’importanza di una gestione transfrontaliera coordinata del lupo. Essa prevede lo scambio di informazioni e un monitoraggio dei grandi predatori, nonché di migliorare il coordinamento delle regole nella gestione del lupo e le regioni alpine hanno formulato la richiesta di riduzione dello stato di protezione del lupo a livello europeo, come peraltro già richiesto dai Cantoni Ticino e Grigioni all’autorità federale.
Nella risoluzione in merito alle politiche di protezione del clima, è stata sottolineata l’importanza dell’impegno per soluzioni climatiche sostenibili. Tutto l’arco alpino è infatti toccato fortemente dal cambiamento climatico e lo scopo è quello di promuovere progetti e iniziative, sia in ambito energetico che a livello di trasporti.
L’ultima risoluzione mira invece a sottolineare quanto raggiunto nel corso degli ultimi cinquant’anni e le sfide previste per il futuro della comunità di lavoro. Il Cantone Ticino, rappresentato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, ha in particolare sottolineato la necessità – in ambito transfrontaliero – di allineare e accelerare le misure per la gestione dei grandi predatori nell’arco alpino.
La conferenza, che ha nuovamente sottolineato la necessità di avere delle istituzioni solide e stabili, ha anche segnato il passaggio di testimone della presidenza, che sarà assunta fino a fine 2023 dal Canton San Gallo.
Il Consigliere di Stato e Presidente di Governo Marc Mächler Platter ha presentato il programma della nuova presidenza, che si concentrerà sul tema delle energie rinnovabili, con un focus principale sull’utilizzo dell’idrogeno nelle regioni alpine.
Nel corso della Conferenza sono inoltre stati resi noti i vincitori del premio Arge Alp 2022, dedicato alla tutela climatica. L’obiettivo del premio era quello di mettere in risalto grandi progetti, progetti startup e progetti grassroots particolarmente innovativi nei settori della sostenibilità e della tutela climatica. Il Cantone Ticino ha ricevuto il premio regionale della categoria grassroots con il progetto „Ecoligia“. Maggiori informazioni sul progetto seguiranno nel corso del mese di novembre, quando sarà organizzata la premiazione su territorio cantonale.
La Conferenza dei Capi di Governo si è tenuta dopo un momento commemorativo e di riflessione a Mösern, presso la Campana della Pace, luogo in cui la Comunità alpina venne fondata 50 anni or sono, il 12 ottobre 1972. Nel corso di questa commemorazione è intervenuto anche il primo Presidente della Regione Lombardia, Piero Bassetti, considerato uno dei padri fondatori di Arge Alp, insieme ai governatori tirolesi Eduard Wallnöfer e altoatesino Silvius Magnago e al ministro presidente della Baviera Alfons Goppel. Bassetti ha sottolineato come oggi, esattamente come allora, la centralità delle Alpi è stata conservata intatta nella convinzione che l’Europa è fatta da regioni, prima che da nazioni, i cui temi centrali sono sempre stati i trasporti e l’agricoltura di montagna e la sostenibilità.
Il Cantone Ticino appartiene formalmente ad Arge Alp da 35 anni.

Della Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine (ARGE ALP) fanno parte 26 milioni di abitanti delle seguenti regioni, cantoni e province di Germania, Austria, Svizzera e Italia: Baviera, Salisburgo, Tirolo, Vorarlberg, Lombardia, Alto Adige, Trentino, S. Gallo, Ticino e Grigioni.

 

Annegamenti in calo, perlomeno in Ticino

Annegamenti in calo, perlomeno in Ticino

Acque sicure: sono state sei le vittime dei nostri laghi e dei nostri fiumi nell’estate 2022, tre in meno rispetto al 2021 «A seguito delle tre tragedie registrate già prima del 30 giugno la campagna ha introdotto misure urgenti e rafforzate»

Sono sei gli annegamenti registrati quest’anno, al termine della stagione turistica estiva. Tre si sono verificati nei laghi ticinesi e altri tre nei fiumi. Nei confronti dello scorso anno vi è stata quindi una diminuzione delle vittime (erano state nove durante la stagione 2021). Il bilancio della campagna di prevenzione e di sensibilizzazione «Acque sicure» è stato presentato questa mattina alla Foce di Lugano dal consigliere di Stato Norman Gobbi, dal municipale della Città di Lugano Tiziano Galeazzi, nonché dalla capo progetto della commissione cantonale, Fabienne Bonzanigo. Nel suo intervento, il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha evidenziato alcuni degli aspetti più importanti della campagna 2022. In particolare un’intensificazione della collaborazione con i Comuni, e quella con Lugano ne è un esempio concreto. «I dati dimostrano l’importanza del lavoro svolto dalla commissione “Acque sicure”, presieduta da Boris Donda, in rappresentanza della Società svizzera di salvataggio, e all’interno della quale si trovano i principali partner e specialisti del settore: dalla Polizia lacuale all’Agenzia turistica ticinese, dal Servizio navigazione alla Suva, dai Dipartimenti DT, DSS e DECS (oltre naturalmente al DI) all’ente Elettricità Svizzera italiana, sino a giungere all’UPI».
Anche nel 2022 la presenza di residenti e di turisti sulle rive dei laghi e dei fiumi ticinesi è stata elevatissima, complice il grande caldo di questa estate. I morti sono stati sei, con un avvio di stagione tragico. «Proprio a seguito delle tre vittime registrate già prima del 30 giugno, la campagna Acque sicure ha introdotto misure urgenti e rafforzate in collaborazione con i Comuni e con Ticino Turismo, che ringrazio per aver raccolto la sfida», ha detto Norman Gobbi.

In Svizzera forte aumento
Se in Ticino si è assistito per fortuna a una diminuzione dei morti rispetto all’anno scorso, il discorso in Svizzera è purtroppo inverso. Nel 2021 vi furono 36 annegamenti; quest’anno sono stati ben 60 (dato attualizzato a metà settembre e ancora non definiti-vo). Il discorso si è spostato anche sui dati relativi proprio alla Foce del Cassarate. Ebbene, quest’anno non si sono registrate vittime, contro i due annegamenti del 2021. Tiziano Galeazzi ha ricordato tutte le misure messe in campo, in collaborazione con la commissione cantonale Acque sicure, per una maggiore azione di controllo, di prevenzione e di informazione. Un risultato positivo, anche grazie alla nuova misura dei pattugliatori, che si spera possa essere consolidato negli anni futuri. Dal canto suo, Fabienne Bonzanigo ha illustrato il grosso lavoro condotto dalla commissione cantonale, ringraziando i membri per l’assiduo impegno. La campagna di prevenzione si è sviluppata con la diffusione di messaggi informativi tramite i vari vettori mediatici e i differenti attori del settore turistico, ma anche con la promozione di attività di sensibilizzazione.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 19 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

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Calano gli annegamenti in Ticino
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15717019

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 18 ottobre 2022 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Meno-annegamenti-in-Ticino-15716227.html

Da www.rsi.ch/news

 

Bilancio della campagna 2022 di Acque sicure

Bilancio della campagna 2022 di Acque sicure

Comunicato stampa

Sono sei gli annegamenti registrati quest’anno, al termine della stagione turistica estiva. Tre si sono verificati nei laghi ticinesi e 3 nei fiumi. Nei confronti dello scorso anno vi è stata una diminuzione delle vittime (furono 9 durante la stagione 2021). Il bilancio della campagna di prevenzione e di sensibilizzazione Acque sicure è stato presentato questa mattina alla Foce di Lugano dal Consigliere di Stato, Norman Gobbi, dal municipale della Città di Lugano, Tiziano Galeazzi, capo del Dicastero Consulenza e Gestione, nonché dalla capo progetto della commissione cantonale, Fabienne Bonzanigo.

La prevenzione è uno dei tasselli essenziali dell’attività del Dipartimento delle istituzioni, con lo scopo di garantire la più alta sicurezza alle cittadine e ai cittadini ticinesi. In questo senso “Acque sicure” si inserisce accanto alle campagne “gemelle” poste sotto il cappello di “Ticino sicuro”: “Strade sicure”, “Montagne sicure”, “Cyber sicuro”, “Stop radicalizzazione”.
Nel suo intervento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi ha evidenziato alcuni degli aspetti più importanti della campagna 2022. In particolare un’intensificazione della collaborazione con i Comuni e quella con Lugano ne è un esempio concreto. I dati dimostrano l’importanza del lavoro svolto dalla commissione “Acque sicure”, presieduta da Boris Donda, in rappresentanza della Società svizzera di salvataggio, e all’interno della quale si trovano i principali partner e specialisti del settore: dalla Polizia lacuale, all’Agenzia turistica ticinese; dal Servizio navigazione alla Suva, dai Dipartimenti DT, DSS e DECS (oltre naturalmente al DI) all’ente Elettricità Svizzera italiana, sino a giungere all’UPI.

La prudenza fa la differenza
Anche nel 2022, al pari del 2021, la presenza di residenti e di turisti sulle rive dei laghi e dei fiumi è stata elevatissima, complice il grande caldo di quest’estate. I morti sono stati 6, con un avvio di stagione tragico. “Proprio a seguito delle tre vittime registrate già prima del 30 giugno, la campagna Acque sicure ha introdotto misure urgenti e rafforzate in collaborazione con i Comuni e con Ticino Turismo, che ringrazio per aver raccolto la sfida”, ha detto Norman Gobbi.

In Svizzera vittime in forte aumento
Se in Ticino si è assistito per fortuna a una diminuzione dei morti rispetto all’anno scorso, il discorso in Svizzera è purtroppo inverso. Nel 2021 vi furono 36 annegamenti; quest’anno sono stati ben 60 (dato attualizzato a metà settembre e ancora non definitivo). Tenuto conto dell’andamento, in Ticino sarà importante continuare la prevenzione collaborando con i partner, insistendo sui gruppi di interesse e sui luoghi giudicati pericolosi, raggiungendo i destinatari dei messaggi di prevenzione ancora prima che giungano in Ticino e rafforzare i cartelli informativi là dove i rischi sono maggiori.

Alla Foce nessun morto
Quest’anno alla Foce del Cassarate non si sono registrate vittime, contro i due annegamenti del 2021. Il municipale di Lugano Tiziano Galeazzi ha ricordato tutte le misure messe in campo, in collaborazione con la commissione cantonale Acque sicure, per una maggiore azione di controllo, di prevenzione e di informazione. Un risultato positivo, che si spera possa essere consolidato anche negli anni futuri. Dal canto suo la capo progetto della campagna, Fabienne Bonzanigo, ha illustrato il grosso lavoro condotto dalla commissione cantonale, ringraziando i membri per l’assiduo impegno. La campagna di prevenzione si è sviluppata con la diffusione di messaggi informativi tramite i vari vettori mediatici e i differenti attori del settore turistico, ma anche con la promozione di attività di sensibilizzazione durante eventi e manifestazioni presenti sul territorio cantonale durante i mesi estivi.

Campagna social: bilancio lusinghiero
Al termine della presentazione alla stampa, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ricordato gli indirizzi e gli obiettivi futuri: migliorare le conoscenze delle persone sui pericoli; promuovere l’acquisizione e il mantenimento delle competenze di auto salvataggio; promuovere luoghi di balneazione pubblici e privati sicuri e rendere sicuri i punti di pericolo sulle acque; formare persone con compiti di controllo, sorveglianza o salvataggio. Inoltre ha tracciato un bilancio della campagna di prevenzione Ticinosicuro, condotta attraverso i social media. Una campagna che lancia messaggi di sensibilizzazione nei 5 ambiti di prevenzione: Acque sicure, Montagne sicure, Strade sicure, Cyber sicuro e stop radicalizzazione. Oltre al canale Facebook avviato nel 2021, da luglio è stato attivato anche instagram, con l’obiettivo di raggiungere un target più giovane (18-34 anni). Stando ai dati raccolti l’obiettivo è stato centrato.