Intervento in occasione della Giornata cantonale per l’integrazione 2022 “Ripartiamo insieme” con la Festa dei Popoli

Intervento in occasione della Giornata cantonale per l’integrazione 2022 “Ripartiamo insieme” con la Festa dei Popoli

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori

Ringrazio per l’invito alla cerimonia inaugurale della Festa dei popoli, inserita anche nella Giornata cantonale dell’integrazione che il Cantone Ticino, tramite il DI organizza oramai da dieci anni.
L’opportunità di vedere Comune e Cantone uniti nell’organizzazione di un evento a sostegno delle misure d’integrazione sottolinea uno dei cardini del Programma d’integrazione cantonale, ossia la collaborazione e le sinergie con i comuni e le città sul territorio nel favorire la coesione sociale e l’integrazione della popolazione straniera con la popolazione autoctona.
Ringrazio soprattutto la Città di Locarno e in particolare la capadicastera Nancy Lunghi e la delegata della città Giovanna Schmid per aver resto questa giornata possibile.
Oggi però è anche un momento di festa, di Festa dei Popoli. Mi sono interrogato sull’uso del plurale, Popoli, anziché Popolo.
Che cosa rende più popoli una comunità? E cos’è che rende una comunità un popolo?
Sembrano domande scontate ma se ci pensate bene, i due concetti, di popolo e di comunità, sono complicati da definire. Basti pensare che chi si riconosce in un popolo pensa di essere accomunato da un patrimonio culturale, usanze, interessi, origini comuni. E fin qui tutto chiaro.
Ora, la Svizzera che alla base è una Confederazione di Stati, di quanti popoli è composta?
Dopo un rapido refresh delle mie nozioni di scuola media sono arrivato al seguente conteggio: di sicuro gli Svizzeri hanno un po’ di sangue del Popolo celtico, ovviamente mescolato con quello degli Elvezi, ma per la parte orientale troviamo DNA dei Reti, invasi poi dai Romani. Quindi come tutta la parte di questo globo siamo discendenti dei Romani, a loro volta allontanati dalla tribù degli Alemanni, che si sono insediati al nord della Svizzera, raggiunti dai Burgundi, poi conquistati dai Franchi che li incorporarono nel loro impero, prima sotto i re Merovingi e poi sotto i Carolingi.
Non sono ancora arrivato all’anno 1000 e ho già conteggiato almeno 9 popoli che si sono insediati non sempre in maniera pacifica in quella che 800 anni dopo diventerà la Svizzera che conosciamo.
Oggi sarebbe impensabile distinguere tra noi queste etnie di origine. Ciononostante, con fatica la Svizzera è riuscita a diventare nazione considerando tutti questi discendenti di popoli d’origini prima di tutto come cittadini.
Nel corso degli ultimi decenni il numero di cittadini stranieri stabilmente residenti in Svizzera come in Ticino è cresciuto, soprattutto a seguito di guerre e tragedie vicine e lontane dai nostri confini, parallelamente al numero di immigrati che acquisirà negli anni la cittadinanza svizzera. Altri popoli si sono quindi aggiunti alla lista dei popoli che compongono la Svizzera di oggi.
Grazie alla nostra storia, il nostro Paese – come ho ricordato poc’anzi – è già il frutto della presenza di più popoli, e ha consolidato regole di convivenza tra le minoranze iscritte nella nostra Costituzione, dove vengono sanciti il rispetto della diversità culturale, linguistica e religiosa.
Ciò consente alla comunità di diaspora di avere anche un ruolo come partner nell’integrazione, tema della tavola rotonda di questo pomeriggio: lo vediamo per l’Afghanistan, per l’Ucraina, per l’Eritrea, … e lo abbiamo visto per i Balcani più di un ventennio fa.
Tuttavia, la promozione dell’integrazione da parte della Confederazione, del Cantone, dei comuni, delle città e da parte delle diaspore, non basta. Occorre pure una buona dose di responsabilità personale, dove tutti noi svizzeri e stranieri, siamo i primi attori della nostra integrazione e della convivenza civile.
Quindi il mio auspicio e che ognuno di noi sia il garante della propria integrazione e della convivenza civile all’interno del nostro paese, e sia portatore delle sue peculiarità culturali, religiose ed etniche all’interno del popolo in cui si riconosce.

Buona festa dei Popoli a tutti.

Peste suina africana: bilancio positivo dell’esercitazione tra i partner SMPP

Peste suina africana: bilancio positivo dell’esercitazione tra i partner SMPP

Comunicato stampa

Sull’arco di tre giorni, dal 27 al 29 settembre, si è svolta un’importante esercitazione congiunta, che ha coinvolto alcuni partner della protezione della popolazione: Polizia cantonale, Protezione civile, Pompieri, Servizi ambulanze, Servizi tecnici, l’Ufficio del veterinario cantonale e l’Ufficio della gestione dei rischi ambientali e del suolo. L’esercizio messo in atto presentava quale scenario principale un focolaio, presso l’azienda agricola cantonale di Mezzana, con suini colpiti da peste suina africana, malattia che ultimamente si è sviluppata anche nel nord Italia. Lo scenario esercitato ha portato all’allestimento di uno stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI), poi completato con rappresentanti degli enti partner, al fronte coordinato dalla Polizia cantonale.

L’organizzazione e la pianificazione delle attività svolte, sotto la coordinazione dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione, hanno richiesto un intenso lavoro di preparazione sull’arco di più mesi in quanto i differenti scenari simulati sono stati allestiti ad hoc ed in parte occupati da figuranti. L’esercitazione ha permesso di:

  • Allenare la costituzione di uno SMEPI
  • Esercitare e perfezionare il ritmo di condotta dello SMEPI
  • Esercitare le capacità di condotta dei quadri ai diversi livelli
  • Consolidare le sinergie operative di tutti gli enti coinvolti
  • Testare la prontezza, l’operatività e la capacità a durare degli specialisti in vari ambiti
  • Reagire in maniera coerente e coordinata rispetto ai vari scenari simulati dalla regia

Esercitazioni simili erano già state proposte nel 2019 nella regione dell’alto Vedeggio, simulando una contaminazione da Afta epizootica, e nel 2021 nel Mendrisiotto, quando a essere simulato fu un focolaio di influenza aviaria. L’edizione di quest’anno, su richiesta specifica del Veterinario cantonale, è stata orientata alla peste suina africana, malattia che viene attualmente riconosciuta come una delle principali minacce, in materia di epizoozie, per il nostro territorio. Si ricorda come questo virus è stato trovato in alcune regioni del nord Italia, in particolare nei cinghiali e come questo vettore possa facilmente passare il confine e raggiungere le nostre latitudini. Cogliamo qui l’occasione per sensibilizzare nuovamente la popolazione sui comportamenti cautelativi da tenere, in particolare, smaltendo i rifiuti (resti di cibo e loro contenitori) in modo corretto ed evitando di disperderli in natura.  Informazioni più dettagliate sono disponibili sul sito www.ti.ch/pestesuina.  

Questi esercizi, va ricordato, hanno lo scopo di verificare e assicurare il pieno funzionamento delle misure tecniche e organizzative, al fine di garantire una maggiore sicurezza alla popolazione in caso di eventi particolarmente pericolosi e che richiedono un notevole sforzo organizzativo, sia a livello di mezzi sia a livello di personale messo in campo. A seguito dei risultati ottenuti, che saranno valutati nelle prossime settimane, verranno predisposti dei correttivi, laddove necessario, per ulteriormente migliorare l’istruzione e l’efficacia d’intervento sul terreno e di condotta in situazioni che superano, per l’elevato grado di minaccia, l’ordinaria attività dei diversi enti.

Come per le precedenti edizioni del 2018 e del 2021 la direzione dell’esercizio si è detta soddisfatta dei risultati raggiunti e intende continuare a riproporre a scadenze regolari questa importante attività di formazione continua che permette di essere pronti a rispondere in maniera adeguata alle differenti emergenze che potrebbero sorgere a livello cantonale.  

Strade sicure da vent’anni in prima linea per la prevenzione

Strade sicure da vent’anni in prima linea per la prevenzione

Comunicato stampa

Oggi si è tenuta la conferenza stampa che ha fatto il punto sui primi 20 anni del progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure. Un tragitto lungo quello ripercorso questa mattina, dal quale emerge un’importante diminuzione degli incidenti della circolazione stradale, in particolare al Sud delle Alpi.  

Nel 2002 veniva ufficialmente costituita la commissione “Strade più sicure”, poi Strade sicure, un progetto che avrebbe focalizzato la sua attenzione sul favorire un’accresciuta sicurezza nell’ambito della circolazione stradale. Uno scopo importante, che ha trovato il suo sviluppo attraverso diverse campagne di prevenzione e progetti puntuali legati al territorio e alle specifiche contingenze del momento. Altro importante obiettivo è stato quello di coordinare le azioni di prevenzione con tutti i partner presenti nella regione. Oggi la Commissione di Strade sicure si compone infatti dei seguenti enti: Ufficio prevenzione infortuni (upi), Suva, PRO VELO Ticino, Touring Club Svizzero (TCS), Automobile Club Svizzero (ACS), Associazione traffico e ambiente (ATA), Associazione Svizzera Maestri conducenti (ASMCTI), Mobilità pedonale Svizzera, Nez Rouge, Ufficio federale delle strade (USTRA), Dipartimento del territorio (DT), Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), Polizia cantonale, Associazione delle Polizie comunali ticinesi.    
Nel corso dell’odierna conferenza stampa, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi ha sottolineato come questo lungo percorso abbia inciso in maniera significativa anche sulla sicurezza oggettiva delle nostre strade: “Dal 2002 ad oggi gli incidenti con vittime sono diminuiti in maniera significativa (-63%), allineando il Ticino alla media Svizzera. Se pensiamo che 20 anni fa l’incidenza degli incidenti con feriti o morti era per ogni 10’000 abitanti di 51.6 in Ticino e di 32.6 in Svizzera e che vent’anni dopo, nel 2021, questo tasso è sceso a 19.1 in Ticino e 20.1 in Svizzera ben si capisce l’enorme progresso registrato nel nostro Cantone. Anche il rapporto Sinus 2021 sul “Livello di sicurezza e incidentalità nella circolazione stradale” attesta che dal 2010 al 2020 in Ticino si è registrato il calo più netto di incidenti con danni gravi alle persone (-45%), mentre nella Svizzera tedesca nel medesimo periodo il calo è stato dell’8% e in Romandia del 25%”, ha affermato il Consigliere di Stato Norman Gobbi.  
Dal canto suo l’avv. Cristiano Canova, Presidente della Commissione Strade sicure e Capo della Sezione della circolazione, ha sottolineato il ruolo di coordinamento e valorizzazione dell’attività esistente per creare un effetto moltiplicatore. Da qui, imprescindibile è il coinvolgimento di tutti gli enti e di tutte le associazioni.
Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha ribadito l’importanza della prevenzione nel lavoro quotidiano di polizia e ha sottolineato l’ottima interazione che si è consolidata negli anni tra Strade sicure e Polizia cantonale in diversi ambiti. Il Comandante Cocchi ha inoltre evidenziato come la prevenzione non possa prescindere da un’attività di controllo che consolidi l’attenzione dell’utenza su questi temi delicati.  
Il Capo progetto di Strade sicure Renato Pizolli ha dal canto suo illustrato le nuove sfide. In particolare ha presentato il progetto “Guidare in tutta sicurezza nella terza e quarta età”, un’azione che ha l’obiettivo di fornire maggiori strumenti alla fascia più anziana della popolazione per vivere la mobilità in piena sicurezza e serenità.

Pubblicato il bando di concorso per la nuova o per il nuovo capo della Sezione della circolazione

Pubblicato il bando di concorso per la nuova o per il nuovo capo della Sezione della circolazione

Comunicato stampa

A partire dal 1. aprile 2023 l’avv. Cristiano Canova, capo della Sezione della circolazione, beneficerà del pensionamento anticipato. Il Dipartimento delle istituzioni ha proceduto oggi a pubblicare il bando di concorso per la ricerca del nuovo o della nuova capo Sezione della circolazione, bando che rimarrà aperto sino al 14 ottobre 2022.

Cristiano Canova è funzionario dirigente del Dipartimento delle istituzioni da oltre 30 anni. È infatti stato nominato dal Consiglio di Stato a capo della Sezione della circolazione nel 1990, all’età di 30 anni, dopo aver ottenuto la licenza in diritto a Berna nel 1986 e il brevetto d’avvocato nel 1988 al termine della pratica svolta presso lo studio legale avv. Gian Mario Pagani di Chiasso. Dopo il praticantato, per tre anni, è stato segretario assessore alla Pretura di Mendrisio-Sud. Durante la sua attività quale capo Sezione è stato membro del comitato dell’Associazione svizzera dei servizi della circolazione per oltre 20 anni; presidente della Commissione giuridica della citata Associazione dal 2000 al 2008; membro di comitato del Fondo svizzero per la sicurezza stradale dal 2012 ad oggi e presidente in carica della Commissione cantonale Strade sicure.

La candidata o il candidato a capo della Sezione della circolazione dovrà avere una formazione a livello universitario, scuola politecnica federale o scuola universitaria professionale (livello bachelor+master) preferibilmente nell’ambito del diritto, economico e tecnico specialistico, nonché vantare una pluriennale esperienza di conduzione di gruppi medio/grandi ed avere ottime conoscenze della lingua italiana e buone conoscenze (scritte e parlate) delle lingue ufficiali e conoscenze dell’inglese. Il bando di concorso rimarrà aperto sino a venerdì 14 ottobre 2022.

È possibile consultare le condizioni d’impiego e inviare la candidatura all’indirizzo www.ti.ch/concorsi

“Democrazia viva”: dalle parole ai fatti

“Democrazia viva”: dalle parole ai fatti

“Lanciato un progetto per ridare slancio al nostro sistema politico”

“Democrazia viva” è il nome del nuovo progetto lanciato dal Dipartimento delle istituzioni per il tramite della Sezione enti locali, presentato giovedì 15 settembre in occasione della Giornata mondiale della democrazia. “La democrazia ha bisogno di cittadine e di cittadini che partecipano, che si interessano alla cosa pubblica, sino ad accettare di impegnarsi in prima persona per il bene della comunità – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Nel corso della festa dedicata questa settimana al presidente della Confederazione Ignazio Cassis sono stati pronunciati molti bei discorsi. Profondi e tutti condivisibili. La parola “democrazia” è stata quella più citata dagli oratori. Sì, perché la nostra democrazia diretta è un vanto. Il sistema politico svizzero prevede però che siano i cittadini a “fare lo Stato”. E la partecipazione è condizione indispensabile. Senza questa tutto cade, tutto si ferma. Vediamo però che a livello comunale, là dove trova centralità la nostra democrazia diretta e viene esaltato il nostro sistema di milizia, si sta correndo il rischio di un impoverimento della partecipazione delle cittadine e dei cittadini. C’è bisogno di incentivare la nostra democrazia e con questo progetto vogliamo spingere concretamente in questa direzione”.

Dalle parole (quelle pronunciate nei discorsi) ai fatti, ci verrebbe voglia di dire. Il Governo ticinese in giugno ha accolto queste riflessioni – anche perché il tema è tra quelli prioritari per la legislatura in corso – e ha dato mandato al Dipartimento delle istituzioni di proporre iniziative in tal senso. “Un sondaggio interno fatto dalla SEL nel 2019 – specifica Norman Gobbi – ha sottolineato un dato ormai acclarato: la crescente fatica dei partiti nel reperire candidati disposti ad assumere cariche pubbliche. Ha messo in evidenza le difficoltà della politica a intercettare l’interesse dei cittadini. Tra le persone ticinesi nella fascia di età fra 18 e 34 anni, il 38% degli interpellati afferma di essere interessato alla politica e solo il 22% prende in considerazione la possibilità di assumere una carica pubblica. Percentuali in calo ulteriormente fra le persone di età più avanzata”.

Come si intende procedere? “Nei prossimi mesi la Sezione degli enti locali, coinvolgendo rappresentanti della società civile, della politica e delle istituzioni, si occuperà di individuare le azioni più efficaci da mettere in atto a breve e medio termine per riaccendere nei cittadini la curiosità per il funzionamento della democrazia diretta e incrementare la partecipazione al voto. Una prima misura è però già stata identificata e consiste nel lancio di una campagna di sensibilizzazione in vista delle prossime elezioni comunali. Una strada, quella imboccata, prioritaria e necessaria, se vogliamo continuare a costruire una società capace di rispondere a tutti i bisogni delle cittadine e dei cittadini”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

 

Politici locali (soprattutto giovani) cercansi

Politici locali (soprattutto giovani) cercansi

Quasi nessuno vuole fare il politico, soprattutto fra i più giovani; e sempre più persone non solo non hanno nessuna intenzione di ricoprire una carica pubblica ma mostrano un totale disinteresse per l’argomento.

 
Cittadini sempre più lontani dalla politica – Un sondaggio condotto nel 2019 dalla Sezione enti locali del Dipartimento delle istituzioni mise in luce anche numericamente i termini di questa disaffezione: tra le persone ticinesi di età compresa fra i 18 e i 34 anni, solo il 38% degli interpellati affermava di essere interessato alla politica e solamente il 22% invece prendeva in considerazione la remota possibilità di assumere una carica pubblica. Quest’ultima percentuale, già poco confortante, diminuiva ancora di più se si chiedevano notizie di qualche infatuazione per la politica alle persone di età più avanzata: ritrosia su larga scala.

Alla luce di questi dati – e dei risultati del terzo Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni, organizzato lo scorso 17 marzo – il Dipartimento delle istituzioni corre ai ripari.

Il progetto Democrazia viva – «Sulla scorta delle positive esperienze ricavate dal progetto Buon governo proposto a Faido e Tresa, il dipartimento ha incaricato la Sezione degli enti locali di elaborare una serie di proposte concrete che confluiranno nel progetto Democrazia viva – spiega Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni – con il quale miriamo a coinvolgere le comunità. Oggi consideriamo prioritario incoraggiare i cittadini a prendere parte alla vita politica locale e, in particolare, a mettersi a disposizione per assumere una carica pubblica».

Gobbi, «molti vorrebbero entrare in politica ma sono frenati dalle critiche che l’impegno in prima persona potrebbe attirare – Gobbi evidenzia anche il fatto che «molti cittadini vorrebbero entrare in politica ma spesso sono frenati dall’impegno anche oneroso dal punto di vista del tempo che l’impiego in politica comporta». Non solo: «tanti sono anche frenati da eventuali critiche che l’impegno politico può attirare. Ma dobbiamo e possiamo infrangere questa diffidenza – si dice convinto – e mettere nelle migliori condizioni anche legislative i nuovi arrivati».

Un coinvolgimento sempre maggiore della società civile – È per questo che – preannuncia – nei prossimi mesi «la Sezione degli enti locali, coinvolgendo rappresentanti della società civile, della politica e delle istituzioni, si occuperà di individuare le azioni più efficaci da mettere in atto a breve e medio termine, per riaccendere nei cittadini la curiosità per il funzionamento della democrazia diretta e incrementare la partecipazione al voto».

Il primo test di sensibilizzazione alle prossime elezioni comunali – Una prima misura è però già stata identificata: «consisterà nel lancio di una campagna di sensibilizzazione in vista delle prossime elezioni comunali» dice.

La Giornata mondiale della democrazia – L’annuncio del nuovo progetto Democrazia viva arriva nel giorno in cui si celebra la quindicesima edizione della Giornata mondiale della democrazia. «Il sistema politico svizzero prevede che siano i cittadini a fare lo Stato – spiega – partecipando in modo attivo alla gestione della cosa pubblica. Questo è evidente soprattutto a livello comunale, la dimensione in cui il sistema di milizia dimostra la sua centralità per la nostra democrazia diretta. I delicati meccanismi delle istituzioni locali permettono infatti di ridurre la distanza tra classe politica e cittadinanza, favorire la coesione sociale e rafforzare la fiducia nelle istituzioni».

La fase della raccolta di idee – Ma a che fase è il nuovo progetto su cui sta lavorando il dipartimento? E come avverrà il “reclutamento” dei nuovi politici? «Non siamo ancora nello step del “reclutamento” come lei lo definisce – risponde Gobbi – ma in quello della raccolta di idee e della posa di quelle ipotesi progettuali che faranno scaturire le azioni per riportare fra i cittadini l’interesse per la politica, stimolandoli su base personale a un coinvolgimento in prima persona».  

Disaffezione mette a rischio la progettualità – Questa disaffezione – conclude il direttore del dipartimento – «impedisce infatti a diversi Comuni di procedere a un regolare ricambio delle persone elette negli organi esecutivi e legislativi, mettendone a rischio la progettualità».

Da www.tio.ch

Fuggi fuggi dal Consiglio della magistratura

Fuggi fuggi dal Consiglio della magistratura

Lasciano la carica nove dei dodici membri dell’organo che vigila sull’operato del potere giudiziario ticinese – Sullo sfondo la vicenda dei rinnovi dei procuratori

Vera e propria rivoluzione per il Consiglio della magistratura ticinese. Lasciano la carica nove dei dodici membri dell’organo che vigila sull’operato del potere giudiziario. Oltre al presidente Werner Walser e al vicepresidente Nicola Respini, che hanno raggiunto il limite massimo della durata della nomina, dicono infatti addio anche altri sette membri, tra i quali ci sono i giudici Amos Pagnamenta e Marco Villa. Rimarranno invece in carica Beatrice Fasana e Claudia Canonica Minesso, mentre resta da chiarire la posizione di Ivan Pau-Lessi autosospesosi a inizio 2019.

Sullo sfondo della decisione comunicata a fine giugno all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, la vicenda del rinnovo delle cariche in seno Ministero pubblico. Il Consiglio della magistratura, lo ricordiamo, aveva preavvisato negativamente nel settembre del 2020 la conferma di ben cinque procuratori su venti. Tutti però furono confermati, dopo non poche polemiche, dalla maggioranza del Gran Consiglio.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Fuggi-fuggi-dal-Consiglio-della-magistratura-15631315.html

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15633106

«Democrazia viva»: il progetto per ridare slancio al nostro sistema politico

«Democrazia viva»: il progetto per ridare slancio al nostro sistema politico

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni segnala che oggi, giovedì 15 settembre, è in programma la quindicesima edizione della Giornata mondiale della democrazia. L’occasione è quindi propizia per fare il punto sugli sforzi profusi negli ultimi anni per rilanciare la vitalità delle pratiche democratiche in Ticino. A questo proposito, va ricordato che negli scorsi mesi il Consiglio di Stato ha incaricato la Sezione degli enti locali di sviluppare il progetto «Democrazia viva», che punta a ridare slancio alla partecipazione politica a livello locale.

Il sistema politico svizzero prevede che siano i cittadini a «fare lo Stato», partecipando in modo attivo alla gestione della cosa pubblica. Questo è evidente soprattutto a livello comunale, la dimensione in cui il sistema di milizia dimostra la sua centralità per la nostra democrazia diretta. I delicati meccanismi delle istituzioni locali permettono infatti di ridurre la distanza tra classe politica e cittadinanza, favorire la coesione sociale e rafforzare la fiducia nelle istituzioni.
Il crescente disinteresse dei cittadini per la vita politica della comunità è tuttavia un campanello d’allarme che oggi suona per l’intera società elvetica e che ha conseguenze pratiche. Questa disaffezione impedisce infatti a diversi Comuni di procedere a un regolare ricambio delle persone elette negli organi esecutivi e legislativi, mettendone a rischio la progettualità. Il Dipartimento delle istituzioni coglie quindi l’occasione offerta dalla Giornata mondiale della democrazia – che si celebra oggi per la quindicesima volta – per tematizzare la questione.  
Per quanto riguarda il nostro Cantone, un sondaggio interno condotto nel 2019 dalla Sezione enti locali ha sottolineato la crescente fatica dei partiti nel reperire candidati disposti ad assumere cariche pubbliche, e più in generale, messo in evidenza le difficoltà della politica a intercettare l’interesse dei cittadini. Tra le persone ticinesi nella fascia di età fra 18 e 34 anni, il 38% degli interpellati afferma di essere interessato alla politica e solo il 22% prende in considerazione la possibilità di assumere una carica pubblica. Quest’ultima percentuale, già preoccupante, è ulteriormente inferiore fra le persone di età più avanzata.
Alla luce di questi dati – e dei risultati del terzo Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni, organizzato lo scorso 17 marzo – il Dipartimento delle istituzioni considera oggi prioritario incoraggiare i cittadini a prendere parte alla vita politica della loro comunità e, in particolare, a mettersi a disposizione per assumere una carica pubblica. Il Consiglio di Stato ha fatto propri questi obiettivi e, nello scorso mese di giugno, ha incaricato la Sezione degli enti locali di elaborare una serie di proposte concrete che confluiranno nel progetto «Democrazia viva».  
Nei prossimi mesi, la Sezione degli enti locali, coinvolgendo rappresentanti della società civile, della politica e delle istituzioni, si occuperà perciò di individuare le azioni più efficaci da mettere in atto a breve e medio termine, per riaccendere nei cittadini la curiosità per il funzionamento della democrazia diretta e incrementare la partecipazione al voto. Una prima misura è però già stata identificata e consiste nel lancio di una campagna di sensibilizzazione in vista delle prossime elezioni comunali.

Seminario dedicato ai Comuni sulla sicurezza informatica

Seminario dedicato ai Comuni sulla sicurezza informatica

Comunicato stampa

Mercoledì 7 settembre il Gruppo di lavoro strategico del Consiglio di Stato “Cyber sicuro” ha organizzato un seminario dedicato ai Comuni sulla sicurezza informatica. L’evento si inserisce nelle attività di sensibilizzazione della campagna di prevenzione Cyber sicuro e si è in quest’occasione focalizzato sulle amministrazioni pubbliche, in tempi recenti particolarmente colpite dagli attacchi informatici.

In occasione di questo seminario, al quale hanno partecipato oltre 70 persone tra Municipali e funzionari comunali in rappresentanza di oltre 40 enti pubblici, è stata presentata una guida per l’allestimento di un Piano di risposta agli incidenti (PRI), strumento essenziale per valutare il proprio livello di sicurezza informatica, rispettivamente per poter reagire con efficacia nel caso in cui si subisca un attacco informatico. La guida verrà ora messa a disposizione di tutti i Comuni. Nella seconda parte dell’evento i rappresentanti delle realtà comunali hanno invece avuto la possibilità di porre domande sui principali temi correlati alla sicurezza informatica: stoccaggio dati, formazione del personale e assicurazioni in ambito “cyber”.
Il seminario ha rappresentato un ottimo momento di scambio tra Cantone e Comuni, sensibilizzando in maniera mirata e puntuale sulle principali sfide legate alla sicurezza informatica. Nell’anno in corso le attività della campagna di prevenzione Cyber sicuro sono infatti focalizzate sulle amministrazioni pubbliche. I recenti attacchi a danno di alcuni Comuni in Svizzera e la crescente minaccia a cui sono sottoposte le infrastrutture critiche dimostrano come la sicurezza informatica rappresenti una sfida a tutti i livelli istituzionali.

Alla scoperta dei nomadi Jenisch

Alla scoperta dei nomadi Jenisch

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15614074

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 8 settembre 2022 de Il Quotidiano

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Vita da nomade in Svizzera: ‘Viaggiare ce l’abbiamo nel sangue’
Fino a domenica in zona Seghezzone a Giubiasco possibilità per la popolazione di scoprire cultura e tradizioni delle comunità jenisch, sinti e manouches.
Norman Gobbi e Mario Branda ribadiscono l’impegno del Cantone e della Città di Bellinzona per individuare una soluzione duratura e più confacente all’area di sosta provvisoria per nomadi, dal 2012 a disposizione in zona Seghezzone a Giubiasco ma solamente da marzo a ottobre. Lo hanno fatto ieri in occasione dal lancio dell’evento di porte aperte – in programma fino a domenica 11 settembre – voluto per dare la possibilità alla popolazione ticinese di conoscere la cultura della comunità svizzera jenisch, sinti e manouches, che generalmente è presente a Giubiasco con una dozzina di roulotte.
 
Tra i 2mila e 3mila itineranti
Secondo i dati dell’Ufficio federale della cultura (Ufc), nel nostro Paese vivono circa 30mila persone di questa origine. Tra i 2mila e i 3mila conducono una vita itinerante: trascorrono l’inverno in un’area di sosta, mentre dalla primavera all’autunno sono in viaggio con le proprie roulotte e si fermano in aree di passaggio per fare visita ai clienti. Nonostante solo una piccola minoranza abbia ancora l’abitudine di spostarsi, il nomadismo continua a rappresentare un elemento fondamentale dell’identità culturale jenisch e sinti. «La libertà e il viaggiare è qualcosa di profondo, che abbiamo nel sangue», dice Eva Moser, jenisch svizzera cresciuta in Ticino dove ha frequentato la prima elementare a Gorduno. «Fin da bambina con la mia famiglia ci spostavamo e vivevamo una vita nomade. A scuola mi davano i compiti che riportavo al docente ogni due settimane». Da oltre trent’anni Eva ha lasciato il Ticino e oggi vive nell’area di sosta permanente nei pressi di Coira, fino a qualche anno fa insieme al marito che svolgeva varie attività di artigianato, in particolare si dedicava al processo di trattare la superficie di padelle, casseruole o altri oggetti in rame per la cottura. «Tanti alberghi erano suoi clienti. Da quando lui non c’è più sono fissa nei Grigioni dove vivo insieme ad altre sette famiglie. Un contesto di grande solidarietà, in cui ci si aiuta l’uno con l’altro». Eva Moser mette l’accento sull’occasione data dall’evento a Giubiasco (tutto il programma sul sito web del Dipartimento delle istituzioni) per incentivare una soluzione stabile e confacente, e quindi un’area permanente aperta tutto l’anno dotata anche di elettricità e servizi igienici (oggi al Seghezzone c’è solo l’allacciamento all’acqua corrente). «Ma in questi giorni ci sarà anche l’opportunità per rendersi conto che è per noi è importante che la popolazione sappia distinguere i vari popoli nomadi, con razionalità, tradizioni e cultura differenti. Spesso c’è infatti la tendenza a generalizzare quando magari succedono episodi spiacevoli o qualcuno si comporta male». Rispetto al passato, l’offerta di aree di sosta e di passaggio è diminuita in misura notevole. Ciò vale per la maggioranza delle regioni, e in particolare per la Svizzera occidentale, orientale e meridionale. E per queste comunità trovare spazi dove potersi fermare è sempre più difficile. «Ancora oggi ci sono tanti giovani che portano avanti questa tradizione e non credo dunque che in futuro scomparirà l’abitudine di viaggiare della comunità jenisch. È tuttavia fondamentale che ci siano zone apposite per permetterlo, e quindi per quanto riguarda il Ticino mi rallegro di fronte alle rassicurazioni fornite oggi dal sindaco Branda e dal consigliere Gobbi».
 
Arrotini, ombrellai e venditori ambulanti
La maggior parte di jenisch e sinti svizzeri non sedentari trascorre l’inverno in un’area di sosta all’interno di roulotte, chalet in legno o container. Le famiglie sono registrate presso i rispettivi Comuni e i figli frequentano le scuole locali. Perlopiù attivi come lavoratori indipendenti, esercitano spesso mestieri tradizionali: arrotini, ombrellai, cestai, braccianti, baracconisti, venditori ambulanti, artisti). Svolgono parallelamente varie attività artigianali. Durante i mesi estivi, si spostano in piccoli gruppi sul territorio nazionale fermandosi per una o due settimane nelle aree di passaggio da dove raggiungono i propri clienti. In questo periodo, i bambini si fanno inviare i materiali didattici dalla propria scuola e spediscono ai loro insegnanti i compiti da correggere. «L’attività lavorativa è un fattore principale che da sempre detta lo spostamento di queste comunità, storicamente abituate a svolgere professioni itineranti – spiega Rosalita Giorgetti-Marzorati dell’Ufficio federale della cultura (Ufc) –. Spostamento che fa tuttavia parte della loro cultura in maniera più profonda, tra tradizione e necessità». Giorgetti-Marzorati ricorda che queste comunità di nomadi svizzere sono riconosciute dalla Confederazione come una minoranza nazionale e che quindi vengono sostenute per consentirle di vivere in modo consono alla loro cultura. «Sono già stato a Giubiasco nelle scorse estati visto che ho alcuni clienti in Ticino – ci dice un ospite dell’area, di professione arrotino –. Sono nato a Stans da una famiglia jenisch, e fin da bambino ho viaggiato in giro per la Svizzera insieme a genitori e fratelli. Per la nostra comunità è importante mantenere un’area di sosta in Ticino dopo la chiusura nel 2012 di quella del Monte Ceneri. Durante l’anno partecipo a fiere e mercati dell’artigianato e riesco a guadagnare abbastanza per vivere. Anche se ammetto che non è facile lavorare in proprio, senza farsi pubblicità».
Nel garantire il sostegno della Città (che con l’aggregazione ha mantenuto l’impegno assunto a suo tempo dal Comune di Giubiasco) al fine di giungere a una soluzione definitiva, il sindaco Mario Branda – sottolineando come in questi anni non vi siano stati problemi dovuti alla presenza dei nomadi a Giubiasco – ha espresso l’auspicio che l’evento possa permettere alla cittadinanza di avvicinarsi e scoprire questa realtà e sfatare pregiudizi mal riposti. Dello stesso avviso il consigliere di Stato nonché direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il quale ha evidenziato l’ottima collaborazione in questi anni tra il Cantone, la Fondazione ‘Un futuro per i nomadi svizzeri’ e l’Associazione jenisch, sinti e manouches svizzeri. Le opzioni per un area permanente sono attualmente due: consolidare quella al Seghezzone – dove però il Cantone sta valutando se costruzione due nuove scuole – oppure un terreno lungo l’A2 di proprietà dell’Ufficio federale delle strade.
 
Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 settembre 2022 de La Regione