Auto in coda per il test Covid

Auto in coda per il test Covid

Con la diffusione della variante Omicron, anche in Ticino i nuovi contagi giornalieri restano molto alti. E in tale contesto i test rappresentano un pilastro fondamentale per il contenimento del virus. Ecco dunque che, com’era già accaduto il weekend di Capodanno, anche negli ultimi due giorni le autorità cantonali hanno provveduto a mantenere un’adeguata offerta di test sul territorio. Stavolta anche con un drive-in.
Un drive-in – organizzato al Centro della protezione civile di Rivera – che ha fatto il pienone. Sabato sono stati effettuati quasi 400 test, mentre domenica sono stati superati i 600, ci dice Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, tracciando un bilancio positivo.
La capacità era di circa 520 test giornalieri. Una cifra, questa, che ieri è tuttavia stata superata. «Siamo passati da due a tre linee di test» ci spiega. Questo per far fronte, domenica, al ridotto dispositivo delle farmacie e al suggerimento delle autorità sanitarie di effettuare un test prima del rientro a scuola.
Il drive-in sarà quasi sicuramente riproposto anche il prossimo weekend, ci anticipa Pedevilla. Anche in vista dell’inizio della scuola reclute, previsto per il 17 gennaio, che richiede un test di conferma prima dell’entrata in servizio.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 gennaio 2022 di 20Minuti

Misure ticinesi, c’è un problema con Berna?

Misure ticinesi, c’è un problema con Berna?

Quelle assunte oggi dal Cantone non sono state misure prese alla leggera e c’è chi critica Berna, che impone ai Cantoni di agire autonomamente e senza assumersi le proprie responsabilità, anche finanziarie
“In poche settimane siamo passati da essere il Cantone con l’incidenza più bassa a quello con l’incidenza più alta, oltre a essere quello più colpito dalla variante Omicron”. Delle soluzioni, seppur sofferte, erano quindi necessarie: nella stessa giornata, il Consiglio di Stato ha deciso per l’introduzione dell’obbligo della mascherina per tutte le classi di scuola elementare, nonché una nuova stretta per i grandi eventi sportivi e culturali, nei quali, oltre all’esibizione del certificato 2G, vigerà l’obbligo di indossare la mascherina, di restare seduti e di consumare cibi o bevande solo nelle strutture della ristorazione, nonché la chiusura delle curve negli stadi e la loro occupazione per massimo due terzi della capacità. “Sono però misure che vogliono permettere la continuità di queste manifestazioni”, ha spiegato a Ticinonews il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
 
Un approccio politico che non funziona
Inutile dire che, comunque, i club sportivi si trovano in difficoltà: “Con queste misure abbiamo stimato una perdita di circa 100mila franchi a partita”, ha dichiarato il presidente dell’Hcap Filippo Lombardi, raggiunto dai colleghi della redazione sportiva. “È comunque apprezzabile che il Consiglio di Stato ci abbia consultati prima di prendere queste decisioni”. In effetti, la critica di Lombardi è rivolta soprattutto all’attuale meccanismo “federalistico” di gestione della crisi sanitaria: l’ex consigliere agli Stati è scettico in particolare nei confronti dell’operato del Consiglio federale, il quale demanda la presa di decisioni ai Cantoni, “senza prevedere in questo modo degli adeguati indennizzi. Ciò mette in difficoltà i club, ma politicamente anche i Cantoni”, che si trovano costretti a prendere decisioni non facili. “Sono sbalordito che il Consiglio federale si sia riunito la scorsa settimana, e solo su esplicita richiesta di una sua rappresentante, ma che non lo faccia questa settimana”, commenta Lombardi. “O siamo in una situazione di crisi e il Consiglio federale gioca il proprio ruolo fino in fondo, oppure non lo siamo e la smettiamo di sottomettere la società a delle misure così strane, facendo pressione sui governi cantonali attraverso l’Ufsp”.

Come durante la prima ondata
Una reazione forte, quella del presidente della squadra biancoblù, e alla quale Gobbi accosta un paragone con l’inizio della prima ondata, quando il Ticino era chiamato “a gestire la situazione da solo”. Come allora con il coronavirus originario, “Quando la variante Omicron toccherà gli altri cantoni nella stessa misura del Ticino, ci si sveglierà anche a Berna”, profetizza il “ministro” leghista. Per il momento, dunque, Bellinzona si deve muovere da sola, cercando di trovare una non evidente quadratura del cerchio: da un lato si vuole “premiare chi ha scelto di vaccinarsi, permettendogli di continuare ad assistere a partite e spettacoli”, dall’altro “gestire una diffusione di Omicron che, lo abbiamo visto, colpisce anche chi è vaccinato”.
Una mossa preventiva per tentare di limitare contagi e quarantene

Una mossa preventiva per tentare di limitare contagi e quarantene

Il direttore del DI: «Con Ambrì e Lugano stiamo valutando eventuali aiuti puntuali»

Vista l’evoluzione della pandemia in Ticino, giudicata «preoccupante», il Consiglio di Stato ha adottato nuove misure anche nell’ambito dei grandi eventi sportivi e culturali (con più di 1.000 spettatori).
Durante la riunione di lunedì, l’Esecutivo ha deciso di introdurre da subito alcune restrizioni che limiteranno in particolare l’hockey su ghiaccio.
«Fino a metà dicembre il Ticino era uno dei Cantoni con l’incidenza più bassa a livello nazionale, ma l’arrivo della variante Omicron ha rapidamente portato a un peggioramento della situazione epidemiologica », sottolinea Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Visto l’elevato numero di contagi giornalieri, era necessario agire ». Al momento l’impatto delle infezioni sul settore ospedaliero rimane limitato, eppure le quarantene e gli isolamenti (circa 25.000 persone in Ticino stanno vivendo questa condizione) stanno cominciando a influenzare alcuni servizi essenziali e le attività economiche. Di qui, dunque, la mossa preventiva del Governo, che non ha aspettato le (eventuali) decisioni del Consiglio federale. Le misure saranno valide da subito e almeno fino al 16 gennaio.
«Entro quella data potremo capire l’impatto delle nuove misure», spiega Gobbi. Da notare che anche il circo Knie, in arrivo in questi giorni in Ticino per una serie di serate, dovrà sottostare alle stesse regole previste dai grandi eventi. A essere penalizzati dalle nuove misure cantonali sono però Ambrì e Lugano, che subiranno un danno economico. «Assieme alle società stiamo cercando di capire se c’è margine per qualche aiuto puntuale », ribadisce il consigliere di Stato. «Tuttavia, queste misure si traducono in un mancato incasso: e un mancato incasso non è coperto, in tutti gli ambiti. I casi di rigore riguardano misure particolari. In passato sono state coperte solo le spese sostenute per rafforzare il dispositivo di protezione. Ma in questo caso i club non hanno dovuto sostenere un simile investimento». 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 5 gennaio 2022 del Corriere del Ticino

Coronavirus – Nuove misure cantonali per grandi eventi e scuola

Coronavirus – Nuove misure cantonali per grandi eventi e scuola

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato si è riunito ieri per fare il punto sulla situazione epidemiologica in Ticino e ha introdotto nuove misure cantonali per limitare la diffusione della «variante Omicron». Gli spettatori dei grandi eventi sportivi e culturali (con più di mille spettatori) dovranno esibire un certificato «2G», indossare obbligatoriamente la mascherina, rimanere seduti e potranno consumare cibi o bevande solo nelle strutture della ristorazione. Per ridurre gli assembramenti prima e dopo gli eventi, potranno essere occupati solo i posti delle tribune. Il numero massimo di spettatori presenti sarà inoltre limitato ai due terzi della capacità delle strutture. Nelle scuole, che riapriranno regolarmente il 10 gennaio, verrà introdotto da subito l’obbligo dell’uso della mascherina a partire dalla I elementare. La misura sarà valida sino al 25 febbraio 2022.

Il Consiglio di Stato si è riunito ieri – in parte in presenza e in parte in videoconferenza – per analizzare la situazione epidemiologica in Ticino. L’evoluzione rimane preoccupante, con un numero di nuovi casi giornalieri molto elevato. L’impatto sul settore ospedaliero rimane al momento limitato, nonostante un aumento di persone ospedalizzate, mentre il numero molto elevato di isolamenti e quarantene inizia a influenzare alcuni servizi alla popolazione e attività economiche essenziali.
Il Governo ha convenuto che per il momento non sono necessarie misure drastiche, come la chiusura di attività economiche: ha tuttavia introdotto alcuni provvedimenti nei settori che prevedono contatti sociali numerosi e prolungati, come la scuola e i grandi eventi.
Per quanto riguarda i grandi eventi sportivi e culturali – quelli che prevedono più di mille spettatori – lo svolgimento resterà autorizzato, ma gli spettatori dovranno essere in possesso di un certificato di vaccinazione o guarigione (cosiddetto «2G»), indossare obbligatoriamente la mascherina, rimanere seduti al proprio posto e potranno consumare bibite o cibo solo nelle strutture della ristorazione, dove restano in vigore le disposizioni federali. Per ridurre gli assembramenti prima e dopo gli eventi, potranno essere occupati solo i posti delle tribune. Il numero di spettatori verrà inoltre limitato ai due terzi della capacità massima delle strutture. Queste disposizioni cantonali resteranno in vigore fino al 16 gennaio 2022.
In vista della ripresa scolastica del prossimo 10 gennaio 2022, il Consiglio di Stato ha deciso di introdurre l’obbligo dell’uso della mascherina chirurgica a partire dalla I elementare, adottando le medesime modalità già in uso prima di Natale a partire dalla IV classe. Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport raccomanda inoltre ai genitori e agli allievi di ogni ordine scolastico di eseguire un autotest il giorno prima del rientro in classe, ovvero domenica 9 gennaio 2022. In caso di positività si dovrà evitare la frequenza scolastica per la prima settimana.  
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ricordare che restano in vigore tutte le disposizioni federali già note, come l’obbligo del telelavoro e le disposizioni particolari per le attività al chiuso e gli incontri privati. La popolazione è invitata ad assumere comportamenti prudenti, limitando al minimo la frequenza e il numero di contatti sociali, rispettando scrupolosamente le norme di protezione personali (mascherina, distanza, igiene delle mani e arieggiamento dei locali) e facendosi testare al minimo sintomo.

«Ticino 2020, idea ambiziosa con resistenze dall’interno»

«Ticino 2020, idea ambiziosa con resistenze dall’interno»

Si chiama Ticino 2020, ma quando vedrà la luce? Ne parliamo con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi

Ticino 2020, un nome, un programma avviato nel 2016. Peccato che siamo alle porte del 2022. In questo contesto non resta che chiedersi: che senso ha? Norman Gobbi, se lo chiede anche lei?
«Come ho già avuto modo di dire qualche tempo fa in Parlamento non commetterò più l’errore di inserire l’obiettivo temporale nel nome di un progetto. Soprattutto quando questo comporta cambiamenti significativi e culturali che impongono alle persone coinvolte di uscire dalle proprie zone di confort. Detto questo, l’opportunità di portare avanti la riforma Ticino 2020 è ancorata all’essenza stessa del nostro sistema federale e non ha alcuna data di scadenza».

L’obiettivo di fondo rimane dare maggiore autonomia politica e amministrativa ai Comuni, anche alla luce delle aggregazioni. L’impressione è che con il passare degli anni il progetto si è fatto meno ambizioso. Perché si tirano un po’ i remi in barca?
«Per mia natura cerco di trarre insegnamenti dalle esperienze. In questo caso abbiamo maturato la consapevolezza che salvaguardare l’autonomia comunale per i compiti di prossimità è e rimarrà sempre un obiettivo di fondo. Non si tratta di un obiettivo fine a sé stesso, ma è strettamente legato alla natura dei compiti. Mi spiego meglio: i compiti che negli anni ’60 erano di valenza comunale oggi sono di competenza cantonale, se non addirittura federale. Basti pensare alla protezione del minore e dell’adulto. Un compito di origine comunale, che oggi – la notizia e della scorsa settimana con la presentazione della riforma dell’Autorità di protezione – stiamo cantonalizzando in accordo con i Comuni per rispettare una legge federale sempre più esigente. Inoltre, non dimentichiamo che la pandemia ha creato un nuovo ostacolo. Non mi riferisco tanto alle difficoltà logistiche per organizzare le riunioni dei gruppi di lavoro che hanno un impatto sulla tempistica, ma alle conseguenze finanziarie per il Cantone. La regola dell’equilibrio dei conti cantonali impone infatti un’ulteriore riflessione».

Da sempre vale il detto: chi comanda paga e chi paga comanda. Anche in futuro sull’asse Cantone-Comuni sarà così?
«Il principio di equivalenza, a cui fa riferimento, è un principio sacrosanto se si vuole che le scelte politiche siano responsabili e commisurate alle risorse disponibili, qualsiasi sia il livello di governo interessato. Negli ultimi anni ho voluto instaurare un dialogo franco e diretto con i Comuni. Per questo motivo regolarmente organizzo degli incontri con i Municipi duranti i quali abbiamo la possibilità di discutere in maniera trasparente e informale dei cantieri portati avanti dal mio Dipartimento. Considero questi momenti un privilegio che mi permette di toccare con mano quali sono i sentimenti e le valutazioni degli enti locali. Nel 2019, infatti, uno dei temi che ho voluto approfondire era quello delle competenze in ambito di sicurezza e si è delineata una chiara volontà dei Comuni a voler assumere quei compiti di prossimità in ambito di polizia che nel corso invece delle discussioni sul progetto di polizia unica erano state contestate».

Pare di poter sostenere che l’idea di partenza era davvero esagerata. Forse semplicemente perché la politica e l’amministrazione tendono ad accentrare i compiti e le responsabilità più che a delegare a terzi. Condivide?
«Più che esagerata la definirei ambiziosa, anche e soprattutto per la natura dei compiti pensati in questa prima fase del progetto. Non dobbiamo dimenticare che ciò che Ticino 2020 vuol cambiare è il frutto di sessant’anni di politica cantonale, durante i quali, da un lato, i Comuni hanno spesso chiesto al Cantone di farsi carico di compiti che essi non erano in grado di assolvere e, dall’altro, il Parlamento ha deciso di assicurare su tutto il territorio le medesime prestazioni, al di là dalle preferenze locali. È anche vero che soprattutto durante la gestione delle fasi iniziali della pandemia il Comune ha assunto il compito di prossimità facendosi promotore di iniziative a favore dei cittadini che prima non voleva o non poteva assumersi. Sono fermamente convinto che nonostante le difficoltà le nostre realtà comunali abbiano riscoperto la loro vera essenza e questo mi infonde un certo ottimismo per lo sviluppo futuro del nostro Cantone».

Qual è la sollecitazione giunta dai Comuni che ritiene più pertinente e che ritiene imprescindibile del progetto?
«Personalmente, sento di condividere appieno la richiesta dei Comuni di avere, per i compiti di responsabilità politica condivisa con il Cantone, un potere decisionale commisurato al contributo finanziario da loro versato».

E qual è l’elemento che assolutamente non ritiene di avallare e che verrà rinviato al mittente?
«Su questo fronte ritengo di non aver nulla da rimproverare ai Comuni. Al contrario, mi sento invece di muovere una critica – e il mio intento è quello di essere evidentemente costruttivo – al Cantone. L’ho già ricordato nel corso del dibattito sul Consuntivo 2020 in Gran Consiglio: la resistenza maggiore al progetto è arrivata infatti dai servizi cantonali coinvolti. Lo dico con un certo rammarico, perché la paura di perdere una fetta di potere decisionale ha prevalso sull’opportunità di provare a costruire un nuovo assetto istituzionale del Ticino. È vero che non si può generalizzare: non tutti i servizi cantonali mettono dei freni, così come per taluni Comuni il cambiamento non s’ha da fare. Detto questo, non intendo far saltare il banco, ma porterò delle riflessioni a riguardo nelle future discussioni in Governo».

Il Dipartimento delle istituzioni viene considerato naturalmente come il fulcro del progetto. In realtà la responsabilità è del Governo. Questa condivisione funziona, oppure così si è finito per complicare un po’ tutto?
«In effetti è facile cadere in inganno perché quando si tratta di difendere il progetto – penso in particolar modo alle discussioni parlamentari – la faccia ce la mette il sottoscritto. Erroneamente agli occhi dell’opinione pubblica si attribuisce la paternità di Ticino 2020 al Dipartimento che dirigo, ma in realtà è del Consiglio di Stato. I temi trattati toccano, di fatto, tutti i Dipartimenti e ognuno è stato chiamato a dare il proprio contributo, sia nella ricerca delle soluzioni sia nella loro accettazione. Per quanto mi riguarda credo nella bontà e nei principi della riforma, che non fanno bene solamente al Cantone inteso come apparato statale, ma a tutta la popolazione, ai Comuni e a tutti gli enti locali e statali che operano sul nostro territorio. Perché alla resa dei conti quello che mi sta a cuore è il benessere del cittadino e ciò che voglio ottenere è una qualità di vita residenziale dei cittadini più elevata grazie all’erogazione di servizi e prestazioni più performanti».

Alla fine possiamo dire che con Ticino 2020 la montagna finirà per partorire un topolino?
«Non ho mai negato che Ticino2020 è un progetto sicuramente ambizioso. Al momento non è ancora possibile stabilirlo con certezza, ma forse non è tanto il topolino a dover essere messo in discussione, quanto la montagna, che durante la fase di avvio del progetto sembrava scalabile, ma che con il senno di poi possiamo affermare essersi rivelata di grado 7».

Quanto costerà al contribuente il tentativo di realizzare Ticino 2020?
«Attualmente sono stati spesi 2 dei 6 milioni preventivati che, tengo a ricordarlo, sono assunti pariteticamente da Cantone e Comuni. Dal profilo finanziario la conduzione del progetto si è dimostrata molto attenta, evitando costi inutili, pur fornendo tutte le risposte alle molte sollecitazioni e ai condizionamenti posti da entrambe le parti in corso d’opera. Il nostro Cantone sta affrontando un momento congiunturale non semplice causato dall’emergenza sanitaria e nonostante sia disposto a fare investimenti per il bene del nostro Ticino il progetto deve essere il più sostenibile possibile».

Intervista pubblicata nell’edizione di lunedì 27 dicembre 2021 del Corriere del Ticino

Approvata dal Governo la Riforma dell’organizzazione delle Autorità di protezione

Approvata dal Governo la Riforma dell’organizzazione delle Autorità di protezione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato – su proposta del Dipartimento delle istituzioni – ha approvato nella sua seduta odierna il messaggio riguardante la Riforma dell’organizzazione delle Autorità di protezione (ARP). Una riforma condivisa dai due livelli istituzionali coinvolti, il Cantone e i Comuni, dopo una consultazione che ha toccato oltre 200 attori interessati e che vuole raggiungere l’obiettivo di migliorare la risposta dello Stato in un ambito molto delicato della nostra società a tutela delle fasce più fragili della popolazione: anziani e giovani in situazione di difficoltà. Dopo la discussione del messaggio in Gran Consiglio, la riforma delle ARP dovrà essere avallata dal popolo, attraverso un voto che modificherà la Costituzione ticinese con la creazione delle nuove Preture di protezione. Un passo storico, se si pensa che l’attuale organizzazione discende ancora dalla Legge organica sulle municipalità del 1803.

L’autorità di protezione dei minori e degli adulti è l’autorità più incisiva del nostro ordinamento, con un intervento importante sui diritti fondamentali delle persone, toccando la libertà personale, l’autonomia privata e la vita famigliare, allorquando l’adulto o il genitore non possono o non riescono a provvedere alla protezione propria e dei figli. In tal caso l’autorità interviene con misure di curatela, con misure ambulatoriali, con ricoveri a scopo di assistenza, con la privazione dell’autorità parentale o del diritto di determinare il luogo di dimora, oppure con il collocamento in un istituto o in una famiglia affidataria. Attualmente tali decisioni sono esercitate dalle 16 Autorità di protezione presenti sul territorio cantonale, con un’organizzazione amministrativa di tipo comunale e intercomunale. La proposta che il Governo cantonale oggi sottopone al Parlamento è quella di istituire una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di Protezione, ossia le Preture di Protezione.

Per capire la delicatezza di questo ambito e dunque la necessità di garantire la massima professionalità ed equità di trattamento su tutto il territorio ticinese bastano alcune cifre: le ARP prendono complessivamente 12 mila decisioni all’anno; alla fine del 2020 nel Canton Ticino vi erano 6’224 misure di protezione in essere, che toccavano 4’810 adulti e 1’414 minori. Le 16 ARP hanno sempre operato e operano con impegno e responsabilità in questo settore. Un’autorità tutoria il cui funzionamento è garantito in modo encomiabile dai Comuni.

Obiettivi e modalità d’azione
Nel corso di una conferenza stampa, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti hanno presentato nel dettaglio gli obiettivi e le modalità con cui si intende implementare la riforma. In particolare il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha evidenziato come l’istituzione delle Preture di protezione comporterà il trasferimento di competenze dai Comuni al Cantone. In questo senso la riforma è inserita di principio in “Ticino 2020” e dal profilo finanziario ossequia i dettami sanciti dal progetto nell’ottica della neutralizzazione dei costi nell’ambito della revisione generale delle competenze e dei flussi finanziari tra Cantone e Comuni. L’onere netto a carico del Cantone con questa riforma è stimato a 19,6 milioni di franchi.

Come ha sottolineato la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, verranno create 4 Preture di protezione, dirette da 4 Pretori di protezione, distribuite sul territorio cantonale tramite delle Sezioni dislocate, per garantire un servizio anche di prossimità al cittadino. La ponderazione fatta dal Dipartimento delle istituzioni porta a ritenere che le future 4 Preture di protezione avranno bisogno in totale di 90 unità di lavoro a tempo pieno. Le decisioni saranno prese tramite i collegi giudicanti composti da 3 persone: il Pretore di protezione o il suo aggiunto e due membri specialisti, uno in ambito psicologico/pedagogico e uno in ambito di lavoro sociale. Per le collaboratrici e i collaboratori amministrativi delle Autorità regionali di protezione è previsto, con il loro consenso, il passaggio dai Comuni al Cantone, che sarà regolato da un’apposita convenzione allestita in collaborazione tra Cantone e Comuni e con il coinvolgimento dei sindacati.

Dal Parlamento al Popolo
Il nuovo messaggio sarà ora sottoposto all’esame parlamentare e verrà discusso prima dalla Commissione giustizia e diritti che ha già costituito una Sottocommissione ad hoc e in seguito dal plenum del Parlamento. L’approvazione della riforma, come detto, comporterà una votazione popolare per modificare la Costituzione cantonale con l’introduzione delle Preture di protezione nell’ordinamento giudiziario ticinese. Un passo, quello del voto popolare, che rappresenta un importante esercizio democratico nell’ambito della riforma della giustizia ticinese.

Cerimonia di consegna dell’arma a Giubiasco

Cerimonia di consegna dell’arma a Giubiasco

Comunicato stampa

Oggi presso il Centro formazione di Polizia del V circondario di Giubiasco, alla presenza del Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi e del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, si è tenuta la cerimonia di consegna dell’arma agli aspiranti della Scuola di polizia 2021. Hanno seguito la cerimonia in streaming i Comandanti delle Polizie comunali, il responsabile della formazione di base degli aspiranti della Polizia militare ed il responsabile Regione sud della Polizia dei trasporti. Dopo un percorso formativo impegnativo, comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 16 aspiranti della Polizia cantonale, 8 aspiranti delle Polizie comunali,  2 aspiranti della Polizia dei trasporti e 2 aspiranti della Polizia militare hanno così ricevuto ufficialmente la pistola d’ordinanza. Gli aspiranti sono ora pronti per un periodo di stage nei posti di polizia, ulteriore importante tassello della formazione che li porterà – con il superamento degli esami di professione nel corso del mese di febbraio del 2023 – al conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di Polizia. 

Bilancio di fine anno sul carcere: “Il mio grazie agli agenti di custodia”

Bilancio di fine anno sul carcere: “Il mio grazie agli agenti di custodia”

“Nel corso della pandemia dimostrato un buon grado di civiltà”

Si chiude un anno ed è tempo di bilanci. All’interno delle attività del Dipartimento delle istituzioni diretto dal Consigliere di Stato Norman Gobbi vi è un’organizzazione della quale si parla poco sui media, ma che rimane centrale per la sicurezza del nostro “sistema-paese”. Stiamo parlando delle Strutture carcerarie cantonali, ossia quell’insieme di attività legate alla detenzione, ma anche al recupero delle persone condannate per reati più o meno gravi. “Un tempo si diceva che se si parla poco di carceri voleva dire che le stesse erano ben gestite. È ancora vero oggi, pur con qualche distinguo”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Ad esempio negli ultimi due anni anche il penitenziario e tutto ciò che vi ruota attorno è stato confrontato non solo con l’attività “normale”, ma pure con i problemi che la pandemia può porre all’interno di una comunità come quella carceraria. E qui mi piace subito dar merito al direttore Stefano Laffranchini e a tutti i suoi collaboratori per essere riusciti a gestire una situazione molto difficile in modo a mio giudizio ottimale. Sui problemi che il COVID-19 poteva porre al Penitenziario i giornali, le radio e le televisioni hanno dato conto con alcuni servizi giornalistici. Il virus ha così acceso i riflettori su una realtà che spesso, come detto, viene poco pubblicizzata. Da tutti questi servizi è emerso che la gestione della pandemia nelle strutture carcerarie è stato fatto con oculatezza e attenzione nei confronti dei detenuti stessi, a protezione della loro salute. Voltaire diceva che “la civiltà di un Paese si misura osservando le condizioni delle sue carceri”: in questo senso si può dire che dimostriamo un buon grado di civiltà”.
Come nel resto della Svizzera, anche nelle strutture ticinesi il numero dei detenuti è diminuito nel 2021. “È una delle (poche) conseguenze positive che la pandemia – per ora – ci lascia in eredità. Questo fatto ha così dato un po’ di respiro, dopo anni in cui le capacità della Farera (il carcere giudiziario), della Stampa (il carcere penale) e dello Stampino (la sezione aperta del carcere penale) sono stati messi a dura prova. Inoltre ci ha permesso, attraverso la Divisione della Giustizia, di ripensare una nuova soluzione per le detenute, che oggi conoscono condizioni non al passo con l’evoluzione dei tempi.
L’attività investigativa di Polizia e magistratura – prosegue Gobbi – negli ultimi mesi ha comunque portato in carcere un numero elevato di nuovi detenuti. A conferma che la criminalità in una regione di frontiera qual è il Ticino si è presa una pausa solo durante i mesi del lockdown, quando le frontiere erano chiuse, o comunque maggiormente sorvegliate. Ma a conferma pure che non è mai diminuita un’efficace azione di contrasto delle forze dell’ordine”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
“Ci avviciniamo al Natale e alle feste di fine Anno. Vorrei quindi ringraziare tutte e tutti gli agenti di custodia che saranno impegnati anche in questi giorni, come lo sono 365 giorni all’anno, nella loro attività di sorveglianza in momenti emotivamente forti anche per i detenuti. Un ruolo delicato, che troppo spesso viene poco riconosciuto. Non da parte mia, consapevole dell’impegno che giornalmente occorre profondere affinché le nostre Strutture carcerarie cantonali assolvano al meglio i loro compiti”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.      

 

Trentatré nuovi ufficiali di Protezione civile

Trentatré nuovi ufficiali di Protezione civile

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha il piacere di comunicare la promozione di 33 nuovi ufficiali di Protezione civile.
Lo scorso 15 dicembre 2021 si è tenuta, presso il Centro cantonale di istruzione della Protezione civile di Rivera, una breve quanto significativa cerimonia. Alla presenza dei Comandanti, dei Capi istruzione e del pool degli istruttori professionisti delle sei Regioni di Protezione civile, il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, col SMG Ryan Pedevilla, si è rivolto ai nuovi ufficiali, ringraziandoli per l’impegno e la disponibilità a favore della cittadinanza e per l’ottimo livello di formazione raggiunto. Ha in seguito consegnato i diplomi di riconoscimento.

I neo promossi sono:

Regione PCi 3 Valli
tenente  Bognuda Joel
tenente  Bullo Kent
tenente  Gianora Graziano
tenente  Lunini Francesco
tenente  Minotti Nicolas
tenente  Sibilio Domenico
tenente  Tognali Benat

Regione PCi Bellinzonese
tenente  Eglin Andrea
tenente  Leonardi Rocco
tenente  Raso Andrea
tenente  Rende Marco
tenente  Roncelli Evaristo

Regione PCi Locarno e Vallemaggia
tenente  Cecchettin Dario
tenente  Dadò Manuele
tenente  Foresti Enos
tenente  Maselli Maurizio

Regione PCi Lugano-Campagna
capitano Schürch Roberto
tenente  Corti Alex
tenente  Grubenmann Luca 
tenente  Guscetti Filippo
tenente  Marioni Oliver
tenente  Meier Samuele
tenente  Naghiero Stefano

Regione PCi Lugano-Città
tenente  Burgener Athos       
tenente  Cadario Diego
tenente  Costa Damiano                                                                
tenente  Gentilini Stefano
tenente  Gutersohn Riccardo                                                        
tenente  Leray Benoit Jacques Joseph
tenente  Longhi Alessandro
tenente  Maccagni Alessio
tenente  Vanoni Alessandro

Regione PCi Mendrisiotto
tenente  Quadranti Elia

Stato civile: ad Acquarossa la sede principale dei tre uffici delle Tre Valli  

Stato civile: ad Acquarossa la sede principale dei tre uffici delle Tre Valli  

Comunicato stampa

A partire da lunedì 20 dicembre 2021 i Sevizi circondariali dello stato civile di Blenio, Leventina e Riviera saranno unificati nella sede di Acquarossa. Si tratta dell’ultimo tassello della riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni presentata il 26 gennaio 2017 e voluta per garantire la presenza dei servizi dell’Amministrazione cantonale nelle regioni periferiche.

Con questa riforma il Dipartimento delle istituzioni, oltre a mantenere una presenza capillare su tutto il territorio cantonale, è riuscito a razionalizzare le risorse, attraverso un’accresciuta efficienza ed efficacia del servizio fornito alla cittadinanza in risposta alle esigenze di una società in continuo mutamento.
L’Ufficio di Acquarossa sarà raggiungibile telefonicamente (091 816 37 41), via corrispondenza postale (Servizio circondariale dello stato civile di Blenio, Leventina e Riviera; Pretorio; C. P. 87; 6716 Acquarossa) e tramite mail (statocivile.3valli@ti.ch) dal lunedì al venerdì dalle 08:45 alle 11:45 e dalle 14:00 alle 16:00.
Per garantire una prestazione puntuale e appropriata lo sportello è accessibile su appuntamento. Pure su appuntamento restano poi attive il lunedì la sede di Biasca (stabile del Patriziato in via Tognola 1) per la popolazione residente in Riviera e il giovedì la sede di Faido (stabile del Pretorio in Piazza Stefano Franscini 3B) per la popolazione residente in Leventina.
Si avvisa l’utenza che a causa del trasloco durante i giorni 17, 20, 21 e 22 dicembre potranno esserci malfunzionamenti nel servizio, in particolare per quanto riguarda la linea telefonica. In caso di necessità si invita gentilmente a voler inoltrare le proprie richieste tramite invio postale o mail; oppure eccezionalmente di contattare il Servizio circondariale dello stato civile di Bellinzona al numero 091 814 52 81.