Rifugi pubblici di Protezione civile ad Ambrì: approvata la liquidazione a favore della Valascia Immobiliare SA  

Rifugi pubblici di Protezione civile ad Ambrì: approvata la liquidazione a favore della Valascia Immobiliare SA  

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato nella sua seduta settimanale ha approvato la liquidazione a favore della società Valascia Immobiliare SA, con sede a Quinto, per la realizzazione all’interno del nuovo stadio del ghiaccio di Ambrì delle strutture protette di Protezione civile. I rifugi pubblici collettivi coprono il fabbisogno in posti protetti dei Comuni di Quinto, Prato Leventina e Dalpe nello specifico campo della protezione della popolazione. L’importo complessivo della liquidazione ammonta a 3 milioni di franchi, come da preventivo approvato nel 2019 dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione.

La volontà di colmare il disavanzo di posti protetti è stata promossa e successivamente preavvisata favorevolmente dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP), approvando nel 2019 il progetto definitivo che concerne i tre Comuni dell’Alta Leventina. Il Regolamento cantonale sulla protezione civile (RPCi) prevede che nelle zone particolarmente carenti in posti protetti (PP) il Dipartimento delle istituzioni promuove la realizzazione di rifugi pubblici in edifici privati o pubblici, previa la sottoscrizione di una convenzione che ne regola la proprietà, l’uso in tempo di pace e la manutenzione.  

È nata quindi una positiva sinergia tra il Cantone, i Comuni di Quinto, Prato Leventina e Dalpe e la Società Valascia Immobiliare SA. L’impianto sportivo di Ambrì risponde alle caratteristiche tecniche necessarie e rappresenta per i Comuni interessati l’unica e ottimale soluzione al raggiungimento del numero di posti letto richiesti. In totale all’interno della pista di ghiaccio di Ambrì sono state ricavate 5 strutture protette per un totale di 858 posti protetti.

Grazie agli accordi tra il Cantone, i tre Comuni e la Valascia Immobiliare SA saranno inoltre sempre disponibili 50 posti letto per soddisfare le esigenze di prima accoglienza in caso di emergenze, come per esempio in caso di persone evacuate da stabili danneggiati da eventi naturali o incendi, oppure a seguito di incidenti gravi sull’autostrada.

Particolare attenzione è stata data all’uso civile (tempo di pace) della struttura protetta. Il DI, per il tramite della SMPP, promuove da alcuni anni la realizzazione di opere/infrastrutture/installazioni supplementari in base alla loro correlazione con il concetto di protezione della popolazione, sussidiando anche parte dell’importo riconosciuto per poter utilizzare questi spazi per svariate attività a favore della collettività.  

La possibilità di realizzare dei rifugi pubblici annessi ad una struttura dotata di servizi indispensabili per un possibile utilizzo in caso di emergenza (docce, spogliatoi, servizi igienici, cucina, posteggi, ecc.) permette di garantire alla popolazione alloggi temporanei di qualità superiore agli standard previsti dalla Confederazione. 

Per il Cantone India può restare in Ticino

Per il Cantone India può restare in Ticino

Lo ha confermato l’Ufficio della migrazione data l’integrazione della giovane. Gobbi critico sulle polemiche politiche che hanno investito il caso
C’è una buona notizia. L’Ufficio della migrazione ticinese sostiene il caso di rigore che potrebbe permettere alla giovane India e alla sua famiglia di rimanere sul nostro territorio. Ad annunciarlo oggi è stata Silvia Gada, Capo della sezione della popolazione, affiancata dal direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi. «La giurisprudenza indica che soprattutto per i figli (di migranti, ndr) il fatto di aver passato una parte preponderante della propria adolescenza in Svizzera impone una riflessione sulla proporzionalità dell’obbligo di rientro» in patria, ha osservato Gada. «In base a questo, e confermando anche il fatto che si tratta di persone socialmente integrate, che parlano la nostra lingua e si sono date da fare a livello di formazione e di ricerca di un’attività, abbiamo ritenuto giustificato l’invio alla Sem di un preavviso favorevole» al caso di rigore, ovvero alla richiesta di eccezione che rovescerebbe la decisione negativa già passata in giudicato. Ora starà alla Segreteria di Stato della migrazione (Sem, appunto) prendere la sua decisione, ma è chiaro che il preavviso cantonale potrebbe spianare diversi ostacoli: quando è favorevole, ‘salva’ dal rimpatrio il 70% delle persone.
Però la conferenza stampa indetta alle Orsoline non è servita solo a ufficializzare il sostegno del Di a India, la diciannovenne proveniente dalla fascia di confine tra Etiopia ed Eritrea che da dieci anni attende un permesso di soggiorno, dopo aver messo radici in Ticino vivendo tra Biasca, Cadro e Morbio Inferiore (per Berna il rimpatrio non metterebbe a rischio l’incolumità degli interessati, nonostante l’instabilità dell’area). È stata anche l’occasione per togliersi alcuni sassolini dalla scarpa dopo che il caso ha molto occupato la politica, con un’interrogazione socialista a chiedere ragione della presunta discrepanza tra il numero di casi di rigore sostenuti dal Ticino, ritenuto troppo basso, e quelli caldeggiati dagli altri cantoni.
Gada ha invitato a non fare confusione tra i casi di rigore riguardanti i permessi negati (come quello di India) e quelli presentati invece per la commutazione di un permesso F già concesso in un permesso B: fattispecie diverse e governate da leggi diverse, le cui statistiche dipenderebbero comunque da molte variabili locali che inciderebbero direttamente sul numero di richieste presentate dalle famiglie. Quel numero risulterebbe spesso più basso in Ticino che altrove anche perché il Cantone – in cambio del suo impegno di frontiera nella prima accoglienza di migranti – si vede poi assegnata una quota minore di potenziali rifugiati anche rispetto a cantoni meno popolosi.
Gobbi ha dunque chiosato che «si è messo insieme il burro con la ferrovia» e ha preso spunto dalla vicenda per respingere le accuse di chi lo vede come ‘poliziotto cattivo’ della politica d’asilo ticinese: «Nel 96% dei casi le richieste di caso di rigore presentate da chi dovrebbe lasciare il territorio vengono preavvisate favorevolmente, segno che non c’è un presupposto politico da parte di chicchessia volto a influenzare queste decisioni», approccio che in questo caso riterrebbe semmai da imputarsi allo stesso Gran Consiglio (oltre all’interrogazione già menzionata, una risoluzione interpartitica ha invocato il dibattito sul caso di India con clausola d’urgenza già alla seduta del legislativo del 24 gennaio).
Il direttore del Di ha d’altronde ribadito la necessità per l’Ufficio delle migrazioni di esercitare il suo ruolo critico su tutte le pratiche (l’interrogazione proponeva invece di mettere la responsabilità dei preavvisi in mano al Consiglio di Stato in pectore). «I casi di rigore non sono tutti uguali e cambiano nel tempo», ha aggiunto, e restano comunque vincolati alla legge federale: quella sull’asilo, nei casi come quello di India ancora in attesa di un permesso definitivo, e quella sugli stranieri per chi chiede di passare da permesso F a B. Ed è proprio la legge a escludere un diritto automatico al rilascio di un permesso e a imporre una disamina della situazione familiare e finanziaria, della durata e stabilità del soggiorno in Svizzera, delle competenze linguistiche, dello stato di salute, della possibilità di reinserimento nel Paese dd’origine, dell’effettivo rispetto dell’ordine pubblico e così via. Anche in caso di preavviso favorevole, ha notato Gada, c’è comunque il rischio che la Sem dica di no, magari quando «sceglie di dar più peso a fattori quali la possibilità di rimpatrio rispetto all’integrazione in Svizzera». In caso di ulteriore ricorso si finirebbe nuovamente davanti al Tribunale amministrativo federale.
Spesso infine – il caso di India è lì a dimostrarlo – le richieste e i relativi ricorsi si prolungano in un limbo della durata di molti anni, durante i quali tutti i parametri presi in considerazione possono variare. Per questo Gobbi ha auspicato che a livello federale si possa «accelerare certi processi, anche per non alimentare false aspettative. D’altronde ritengo che in questo senso si sia già fatto molto con l’ultima revisione della legge sull’asilo, che ha anche potuto garantire la dovuta assistenza giuridica ai richiedenti fin dai loro primi passi».

Da www.laregione.ch

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Caso India, c’è il preavviso favorevole
Lo ha confermato Silvia Gada durante una conferenza stampa con Norman Gobbi sui casi di rigore in ambito di asilo – La palla ora passerà nuovamente alla Segreteria di Stato della migrazione

«India e la sua famiglia meritano il sostegno attivo del Cantone Ticino». A ribadirlo, in un’interrogazione inoltrata al Consiglio di Stato, erano stati i deputati socialisti Anna Biscossa (prima firmataria), Ivo Durisch, Nicola Corti, Danilo Forini, Fabrizio Garbani Nerini, Raoul Ghisletta e Gina La Mantia.
L’atto parlamentare era incentrato sul caso di India, una diciannovenne originaria della fascia di confine tra Etiopia ed Eritrea che, insieme alla madre e al fratello, era arrivata in Ticino nel 2012 fuggendo dalla guerra. Da allora la famiglia ha provato, invano, a ottenere un permesso di asilo per rimanere in Svizzera. L’avvocata Immacolata Iglio Rezzonico, che difende gli interessi di India e familiari, aveva confermato di voler inviare all’Ufficio della migrazione a Bellinzona «un’ennesima istanza relativa al riconoscimento della vicenda come un caso di rigore», così da evitare il rimpatrio forzato dei tre. La decisione finale, lo ricordiamo, spetta alla Segreteria di Stato della migrazione e i sette deputati chiedono al Governo di dare preavviso favorevole alla richiesta.
Il Consiglio di Stato ha risposto nella sua seduta settimanale all’interrogazione del 27 dicembre 2021. E, in parallelo, ha tenuto una conferenza stampa per presentare la situazione sui casi di rigore in ambito di asilo. Presenti in sala, a Bellinzona, il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e Silvia Gada, Capo della Sezione della Popolazione.
«Dobbiamo fare un po’ il punto su una materia che può portare confusione, visto l’ambito molto complesso in cui si muovono i casi di rigore» ha esordito Norman Gobbi. Silvia Gada, dal canto suo, ha spiegato: «Si impone una chiarezza e si impone una contestualizzazione, in particolare riguardo alla procedura d’asilo». Quindi, la Capo della Sezione della Popolazione ha fornito alcune cifre ed elencato i vari percorsi possibili.
«Non tutti i casi di rigore sono uguali» ha ribadito Gobbi.
Venendo al caso specifico, Gada innanzitutto ha ripercorso l’intera vicenda: «Di regola non si commentano casi specifici, ma in questo caso i dati da parte del legale sono stati pubblicati, discussi e portati in atti parlamentari. C’è anche una proposta di discuterne in Gran Consiglio. Ci permettiamo quindi di precisare quanto segue: siamo di fronte a una domanda d’asilo presentata dalla famiglia nel 2012, con la richiesta di un permesso N. Nel 2014 c’era stata una decisione negativa della Segreteria di Stato della migrazione (SEM, ndr), c’è stato un ricorso al Tribunale amministrativo federale (TAF) che ha respinto ricorso nel 2015, emettendo di conseguenza un termine di partenza. Il termine è cresciuto in giudicato, quindi l’Ufficio della migrazione ha predisposto la partenza. Parallelamente, c’è stata una richiesta di proroga per ottenere i documenti di viaggio. In questo percorso sono sorti diversi problemi, che non elenco. Nel 2019, ancora, è stata depositata un’istanza di apolidia da parte della famiglia, che la SEM ha respinto. Quindi, in sede ricorsuale, nell’agosto 2021 l’istanza è stata respinta dal TAF. È stata ancora predisposta la partenza, nel rispetto del termine indicato dal tribunale. Il legale della famiglia, allora, ha deciso di inoltrare un’istanza di rigore secondo l’articolo 14». E così, il dossier è stato ripreso in mano.
A livello ticinese, ha sottolineato Gada, «è stato valutato il fatto che i figli, in particolare, hanno passato una parte preponderante della loro adolescenza in Ticino. Il che crea una riflessione sulla proporzionalità dell’obbligo di rientro. In base a questo, anche pensando al fatto che socialmente sono integrati, parlano la lingua, si sono dati da fare nella formazione e nella ricerca di attività non lucrative, abbiamo ritenuto giusto dare alla SEM preavviso favorevole. Chiaramente, la SEM ora dovrà fare le proprie valutazioni: se dovesse chiedere ulteriori complementi saremo a disposizione. Se la domanda verrà accolta allora verrà rilasciato il permesso B, altrimenti si ripartirebbe il percorso ricorsuale».

Da www.cdt.ch

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India: il Ticino dà preavviso favorevole
Le autorità cantonali sono favorevoli alla permanenza della giovane e della sua famiglia.
Toccherà tuttavia alla Segreteria di Stato della migrazione valutare la richiesta.
«Non bisogna confondere il burro con la ferrovia». «Qualcuno, analizzando le statistiche, ha preso lucciole per lanterne». Con queste parole, pur ammettendo la complessità del tema che può indurre a errori e confusione, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha voluto fare un po’ di chiarezza sui casi di rigore in ambito di asilo.
Un tema diventato di stretta attualità dopo il caso di India e della sua famiglia e sul quale un’interrogazione presentata da Anna Biscossa e cofirmatari intendeva far luce visto che, dati alla mano, dal 2017 ci sarebbe stato un deciso cambiamento, in senso restrittivo, sull’entrata in materia rispetto all’uso di questo strumento a favore di migranti in difficoltà presenti nel nostro Cantone.
Ma a causa delle differenti tipologie di casi di rigore, i deputati avrebbero presentato dati statistici sbagliati. «La procedura prevede che ci sia una domanda d’asilo che può sfociare in diversi risultati: negativa (con termine di partenza), un permesso N (approfondimento in vista di una decisione), un permesso F (ammissione provvisoria da rivalutare in futuro), un permesso F rifugiato e un permesso B rifugiato», ha illustrato il capo della Sezione della Popolazione Silvia Gada.
Solo una volta che la Segreteria di Stato per la migrazione (SEM) si è espressa può subentrare il Cantone, che ha la possibilità di valutare un caso di rigore. «È una possibilità ma non è un automatismo», ha precisato Silvia Gada. E ci sono una serie di criteri da rispettare per essere considerato un caso di rigore, fra i quali ci sono il grado di integrazione sociale e professionale. «Qui bisogna fare chiarezza, l’Ufficio della migrazione deve valutare in modo approfondito se una persona ha un lavoro, parla la lingua del posto, non ha debiti e non ha problemi di ordine pubblico». Se questi criteri sono riempiti, si passa da un permesso F (statuto protetto, non revocabile ad esempio a causa di una dipendenza dagli aiuti pubblici) a un permesso B (integrazione accresciuta).
Ed è proprio il fatto che non tutti i casi di rigore siano uguali che avrebbe portato gli interroganti a fare confusione. «Oggi vogliamo anche sfatare l’idea che ci sia un avviso negativo dopo l’altro», ha spiegato Gada. In concreto, negli ultimi cinque anni sono state valutate complessivamente 122 richieste di passaggio da permesso F a permesso B: 89 sono state valutate positivamente, 33 negativamente (vuol dire che l’anno successivo possono ancora richiedere il permesso B, in altre parole non è mai un ordine di partenza me è un “non oggi”). Di questi 89 casi preavvisati favorevolmente, 84 sono stati accolti dalla SEM (5 respinti).
Quanto alle persone presenti sul territorio senza statuto, come nel caso di India e della sua famiglia, i preavvisi favorevoli sono stati 25, quelli negativi sono uno. Di questi, la SEM ne ha accolti 17 (7 respinti). «I dati statistici sono chiari: nel 70% dei casi lo statuto viene riconosciuto e consolidato), mentre nei casi come quello di India (richieste di persone che altrimenti dovrebbe lasciare il territorio) il 96% è stato accolto», ha spiegato Norman Gobbi. «Inoltre ogni valutazione spetta all’Ufficio della migrazione, non al Consiglio di Stato», ha aggiunto.
Silvia Gada ha poi ripreso la parola per parlare più approfonditamente del caso di India e della sua famiglia: «Di regola, per una questione di riservatezza, non si commentano i casi specifici, ma questo ora è un caso politico. Auspico che non accada in futuro perché si parla della vita delle persone», ha premesso. Dopo aver ripercorso l’articolatissimo iter della procedura d’asilo, iniziata nel 2021, ha annunciato che il Cantone ha dato preavviso favorevole alla richiesta della famiglia, che rischia il rimpatrio in Etiopia. Quello dell’Ufficio della migrazione è comunque solo un preavviso. Toccherà alla SEM avere l’ultima parola.
La storia di India e della sua famiglia – India, ora diciannovenne, è originaria della fascia di confine tra l’Etiopia e l’Eritrea. Da dieci anni è in attesa di un permesso di asilo, unitamente a suo fratello Nuhusien e alla loro madre Munaja. Nelle scorse settimane, la sua domanda d’asilo è stata rifiutata, nonostante la famiglia si sia sempre ben integrata nelle varie località in cui ha vissuto (Biasca, Cadro e Morbio Inferiore). Non possedendo documenti, di fatto sono apolidi perché sia l’Etiopia che l’Eritrea non li riconoscono come loro cittadini. Per la SEM invece sono da considerarsi etiopi e vanno rimpatriati, perché l’Etiopia è valutato essere un paese sicuro.
Contro il rimpatrio sono però insorte diverse persone: docenti e compagni di scuola di Inda, funzionari e volontari che hanno interagito con la famiglia, e pure diversi parlamentari. Alcuni chiedendo al Consiglio di Stato di intervenire all’indirizzo della SEM, mettendo in campo lo strumento dei casi di rigore. Altri presentando una risoluzione urgente e chiedendo che il caso venga dibattuto in Parlamento.

Da www.tio.ch

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Per il Ticino “India può rimanere”
Il DI ha inoltrato preavviso favorevole. La palla passa ora alla Segreteria di Stato della Migrazione
Arrivano buone notizie sul caso India, la 19enne che rischia di lasciare il Ticino dopo dieci anni in attesa di un permesso di soggiorno (vedi articoli suggeriti).
Silvia Gada – capo della sezione della popolazione – e Norman Gobbi hanno tenuto oggi una conferenza stampa in cui confermano il sostegno al caso di rigore che permetterebbe alla giovane e la sua famiglia di restare in Ticino.
“Parliamo – ha detto Gada – di persone perfettamente integrate nella società, che parlano la nostra stessa lingua e che si sono date da fare a livello di formazione. Per questo, abbiamo inoltrato il nostro preavviso favorevole alla Segreteria di Stato della migrazione”, a cui tocca la decisione finale. Inutile dire, però, che l’assist del DI ticinese può spianare la strada alla permanenza di India.
La situazione si è rivelata utile per “fare un po’ di chiarezza circa i casi di rigore” ha esordito Gobbi. “La domanda è d’asilo è stata presentata nel 2012. Due anni dopo la SEM si è espressa sfavorevolmente ed è stato inoltrato un ricorso (respinto nel 2015) al TAF. Da lì è stato emesso un termine di partenza. Poi è arrivata la richiesta di proroga per la ricerca dei documenti per procedere al rientro, durante la quale sono sorti dei problemi che non elenco. Nel 2019 è stata richiesta un’istanza di apolidea, respinta dalla SEM. L’anno scorso vi è stato un nuovo ricorso della famiglia e una nuova risposta negativa del TAF. A quel punto, il legale ha chiesto che venga applicato il caso di rigore, vista e considerata la presenza prolungata della famiglia in Ticino”.
“Nel caso venga accolta l’istanza, verrà rilasciato un permesso B. Altrimenti, sarà data possibilità di ripartire con un ricorso al TAF”, ha chiarito il direttore del DI in merito ai prossimi passi.

Da www.liberatv.ch

Comprato il terreno per il nuovo ospedale

Comprato il terreno per il nuovo ospedale

Oltre alla Saleggina anche l’Infocentro di Pollegio

A Bellinzona è stato sottoscritto ieri l’atto di compravendita tra Cantone e Armasuisse per il terreno della Saleggina, finora di proprietà dell’Esercito, sul quale l’Ente ospedaliero cantonale edificherà il nuovo nosocomio regionale. A porre la loro firma il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, per conto del Consiglio di Stato, ed Eros Hürlimann per conto del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (Ddps). L’atto di compravendita non definisce soltanto l’acquisto e il passaggio dei terreni tra Armasuisse Immobili Sa e il Cantone Ticino nel comparto Saleggina – dove da decenni è presente lo stand di tiro che verrà smantellato e bonificato insieme a quella che fra gli anni 50 e 70 del secolo scorso è stata una discarica per rifiuti edili, solidi urbani e materiale di scavo – ma anche il contratto di servitù relativo allo stabile Infocentro a Pollegio. “Con questa firma – viene sottolineato in un comunicato – si dà avvio concretamente a due progetti d’interesse cantonale per i quali il Gran Consiglio ha votato nella primavera 2021 un credito 16 milioni di franchi”. Da un lato, appunto, la pianificazione ai Saleggi quale sede del futuro ospedale regionale e dall’altro il completamento degli importanti lavori di rinaturazione del fiume Ticino che consegneranno ai bellinzonesi un nuovo spazio di aggregazione, l’atteso parco fluviale; non da ultimo (terzo tassello dell’intero progetto) l’acquisizione da parte del Cantone dell’Infocentro di Pollegio. Tutto da definire, ricordiamo, il futuro dell’ospedale San Giovanni dove potrebbero proseguire delle attività mediche e di ricerca.

Chi andrà dove
Il passo compiuto ieri pomeriggio “chiude il lungo e articolato iter portato avanti dal Dipartimento istituzioni, in collaborazione col Dipartimento finanze ed economia, con quello della sanità e della socialità, con la Città di Bellinzona, il Comune di Pollegio, Armasuisse, AlpTransit San Gottardo Sa e Consorzio correzione fiume Ticino. L’accordo, ricordiamo, prevede che AlpTransit ceda ad Armasuisse il terreno di Pollegio situato accanto all’Infocentro per le sue esigenze di istruzione militare; il terreno agricolo qui sacrificato sarà compensato con una bonifica e trasformazione in pregiata Superficie di avvicendamento colturale (Sac) di altrettanti 10mila metri quadrati situati alla Saleggina; qui, come detto, lo stand di tiro sarà smantellato e le relative attività di sparo per i militi saranno integrate nel nuovo Centro polifunzionale d’istruzione e tiro previsto nel Comune di Monteceneri. La firma di ieri segue la recente sentenza del Tribunale federale (novembre 2021) contraria ai ricorsi dell’Unione contadini ticinesi e dell’agricoltore che vi pascola le mucche contro la decisione parlamentare dell’aprile scorso.
Norman Gobbi esprime soddisfazione per l’obiettivo raggiunto: «Si tratta – afferma il consigliere di Stato – di un punto d’arrivo e di un punto di partenza: si chiude un percorso molto impegnativo a livello di contatti e di strategia per riuscire a mettere d’accordo svariati attori coinvolti, trovando soluzioni che soddisfano tutte le parti. Da oggi abbiamo la possibilità di pianificare, presentare e finalizzare quei progetti che hanno una valenza molto importante sul fronte ambientale e su quello della politica sanitaria. Avere tutti i portatori d’interesse sin dall’inizio delle attività allo stesso tavolo ha permesso di trovare importanti sinergie future tra i differenti progetti a favore della collettività, non da ultimo mantenendo in toto l’attività svolta in Ticino dall’Esercito e portando in dote al Cantone e alla regione della Bassa Leventina una infrastruttura interessante qual è l’Infocentro di Pollegio».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 19 gennaio 2022 de La Regione

“Saleggina”: firmato l’atto di compravendita tra Cantone e armasuisse  

“Saleggina”: firmato l’atto di compravendita tra Cantone e armasuisse  

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi per conto del Consiglio di Stato, ed Eros Hürlimann per conto del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) hanno firmato questo pomeriggio a Bellinzona l’atto di compravendita che definisce l’acquisto e il passaggio dei terreni tra armasuisse Immobili SA e il Cantone Ticino nel comparto Saleggina di Bellinzona, così come il contratto di servitù relativo allo stabile “Infocentro” nel Comune di Pollegio. Con questa firma si dà avvio concretamente a due progetti di interesse cantonale per i quali il Gran Consiglio aveva votato nella primavera del 2021 un credito 16 milioni di franchi: da un lato la pianificazione ai Saleggi quale sede per il futuro Ospedale regionale di Bellinzona e dall’altro lato il completamento degli importanti lavori di rinaturalizzazione del fiume Ticino, che consegneranno alle cittadine e ai cittadini di Bellinzona un nuovo spazio di aggregazione direttamente a contatto con il fiume Ticino. Non da ultimo (terzo tassello dell’intero progetto) l’acquisizione da parte del Cantone dell’Infocentro di Pollegio.

Il passo compiuto questo pomeriggio – a cui ha assistito anche il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla – chiude il lungo e articolato iter portato avanti dal Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con il Dipartimento delle finanze, con quello della sanità e della socialità, con la Città di Bellinzona, con il Comune di Pollegio, con armasuisse Immobili SA, con AlpTransit San Gottardo SA e con il Consorzio Fiume Ticino. Una firma che giunge all’indomani della sentenza del Tribunale federale (novembre 2021) nella quale l’Alta Corte di Losanna aveva respinto i ricorsi dell’Unione Contadini Ticinesi e di un privato contro la decisione del Gran Consiglio che il 12 aprile 2021 aveva accolto favorevolmente il messaggio governativo sull’acquisto di fondi alla Saleggina di Bellinzona, stanziando un credito complessivo di 16 milioni e 60 mila franchi.
Norman Gobbi ha espresso soddisfazione per l’obiettivo raggiunto: “Si tratta – ha detto il Consigliere di Stato – di un punto di arrivo e di un punto di partenza: si chiude un percorso molto impegnativo a livello di contatti e di strategia per riuscire a mettere d’accordo svariati attori coinvolti, trovando soluzioni che soddisfano tutte le parti. Voglio quindi ringraziare i due Comuni – la Città di Bellinzona e Pollegio – il consorzio e le istanze federali coinvolte per la fattiva collaborazione con il Cantone. Da oggi abbiamo la possibilità di pianificare, presentare e finalizzare quei progetti che hanno una valenza molto importante sul fronte ambientale e su quello della politica sanitaria. Avere tutti i portatori d’interesse sin dall’inizio delle attività allo stesso tavolo ha permesso dunque di trovare importanti sinergie future tra i differenti progetti a favore della collettività, non da ultimo mantenendo in toto l’attività svolta in Ticino dall’Esercito e portando in dote al Cantone e alla regione della Bassa Leventina una infrastruttura interessante qual è l’Infocentro di Pollegio”.

Imposte di circolazione 2022

Imposte di circolazione 2022

Comunicato stampa

In questi giorni, i detentori di un veicolo immatricolato riceveranno al loro domicilio la fattura dell’imposta di circolazione 2022. La stessa potrà essere pagata entro il 1. marzo 2022 e sarà analoga a quella del 2021. L’imposta di circolazione di base non è infatti stata modificata. La nuova formula di calcolo, contenuta nel messaggio 7670 approvato dal Governo il 12 maggio 2019, è tuttora al vaglio del Parlamento e si prefigge di allineare le imposte di circolazione richieste in Ticino alla media nazionale, seguendo i principi di sostenibilità ambientale e di copertura dei costi dell’infrastruttura stradale.  

Per il 2022 il totale fatturato dal Cantone per le imposte di circolazione ammonterà a 134.4 milioni di franchi – importo di poco superiore al 2021 – al quale si aggiungono circa 3.6 milioni per le imposte di navigazione. Con riferimento unicamente alle 225’042 automobili immatricolate alla fine del 2021 (2020: 224’887) l’ammontare dell’imposta di circolazione 2022 sarà di 104.8 milioni di franchi, leggermente inferiore al gettito del 2021 (104.9 milioni). Al 31 dicembre 2021 l’intero parco veicoli ticinese si attesta a ben 324’017 unità.
Come detto, l’imposta di circolazione 2022 delle automobili non ha subito modifiche rispetto a quella del 2019, 2020 e del 2021, così come i coefficienti bonus-malus, legati alle emissioni di CO2 dei veicoli immatricolati per la prima volta dopo il 01.01.2009. Tali coefficienti sono stati riconfermati, permettendo di mantenere la riduzione complessiva del gettito di oltre 5 milioni di franchi rispetto all’ipotetico gettito senza la modifica di questi parametri, come già nel 2019, 2020 e nel 2021.
Per il pagamento dell’imposta – da saldare entro il 1. marzo 2022 – vi è la possibilità di usufruire della procedura elettronica (e-fattura) che a partire da quest’anno conterrà anche sotto forma di allegato PDF l’abituale volantino informativo, intitolato “Info mobilità 2022”, che fino al 2021 era incluso unicamente nella busta inviata per posta. Da segnalare che la Sezione della circolazione è stata il primo Ufficio dell’Amministrazione cantonale a dotarsi, nel corso del mese di novembre 2021, delle nuove fatture con codice QR.
Annualmente la Sezione della circolazione emette circa 580’000 fatture, l’introduzione della fattura QR permetterà in particolare agli utenti di effettuare i pagamenti anche digitalmente, in modo rapido e semplice tramite scansione.
Nel corso dell’emergenza sanitaria, che richiedeva e tutt’ora richiede numerosi accorgimenti tra cui il distanziamento fisico, e con la necessità di continuare il disbrigo delle pratiche, è stato introdotto il nuovo sistema di gestione degli sportelli tramite appuntamenti, fissabili via telefono ed e-mail. Un sistema che ha dato ottimi risultati, incontrando la soddisfazione di gran parte dell’utenza unitamente all’inoltro di pratiche per posta con la garanzia di evasione in 24 ore. 

Auto in coda per il test Covid

Auto in coda per il test Covid

Con la diffusione della variante Omicron, anche in Ticino i nuovi contagi giornalieri restano molto alti. E in tale contesto i test rappresentano un pilastro fondamentale per il contenimento del virus. Ecco dunque che, com’era già accaduto il weekend di Capodanno, anche negli ultimi due giorni le autorità cantonali hanno provveduto a mantenere un’adeguata offerta di test sul territorio. Stavolta anche con un drive-in.
Un drive-in – organizzato al Centro della protezione civile di Rivera – che ha fatto il pienone. Sabato sono stati effettuati quasi 400 test, mentre domenica sono stati superati i 600, ci dice Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, tracciando un bilancio positivo.
La capacità era di circa 520 test giornalieri. Una cifra, questa, che ieri è tuttavia stata superata. «Siamo passati da due a tre linee di test» ci spiega. Questo per far fronte, domenica, al ridotto dispositivo delle farmacie e al suggerimento delle autorità sanitarie di effettuare un test prima del rientro a scuola.
Il drive-in sarà quasi sicuramente riproposto anche il prossimo weekend, ci anticipa Pedevilla. Anche in vista dell’inizio della scuola reclute, previsto per il 17 gennaio, che richiede un test di conferma prima dell’entrata in servizio.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 gennaio 2022 di 20Minuti

Misure ticinesi, c’è un problema con Berna?

Misure ticinesi, c’è un problema con Berna?

Quelle assunte oggi dal Cantone non sono state misure prese alla leggera e c’è chi critica Berna, che impone ai Cantoni di agire autonomamente e senza assumersi le proprie responsabilità, anche finanziarie
“In poche settimane siamo passati da essere il Cantone con l’incidenza più bassa a quello con l’incidenza più alta, oltre a essere quello più colpito dalla variante Omicron”. Delle soluzioni, seppur sofferte, erano quindi necessarie: nella stessa giornata, il Consiglio di Stato ha deciso per l’introduzione dell’obbligo della mascherina per tutte le classi di scuola elementare, nonché una nuova stretta per i grandi eventi sportivi e culturali, nei quali, oltre all’esibizione del certificato 2G, vigerà l’obbligo di indossare la mascherina, di restare seduti e di consumare cibi o bevande solo nelle strutture della ristorazione, nonché la chiusura delle curve negli stadi e la loro occupazione per massimo due terzi della capacità. “Sono però misure che vogliono permettere la continuità di queste manifestazioni”, ha spiegato a Ticinonews il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
 
Un approccio politico che non funziona
Inutile dire che, comunque, i club sportivi si trovano in difficoltà: “Con queste misure abbiamo stimato una perdita di circa 100mila franchi a partita”, ha dichiarato il presidente dell’Hcap Filippo Lombardi, raggiunto dai colleghi della redazione sportiva. “È comunque apprezzabile che il Consiglio di Stato ci abbia consultati prima di prendere queste decisioni”. In effetti, la critica di Lombardi è rivolta soprattutto all’attuale meccanismo “federalistico” di gestione della crisi sanitaria: l’ex consigliere agli Stati è scettico in particolare nei confronti dell’operato del Consiglio federale, il quale demanda la presa di decisioni ai Cantoni, “senza prevedere in questo modo degli adeguati indennizzi. Ciò mette in difficoltà i club, ma politicamente anche i Cantoni”, che si trovano costretti a prendere decisioni non facili. “Sono sbalordito che il Consiglio federale si sia riunito la scorsa settimana, e solo su esplicita richiesta di una sua rappresentante, ma che non lo faccia questa settimana”, commenta Lombardi. “O siamo in una situazione di crisi e il Consiglio federale gioca il proprio ruolo fino in fondo, oppure non lo siamo e la smettiamo di sottomettere la società a delle misure così strane, facendo pressione sui governi cantonali attraverso l’Ufsp”.

Come durante la prima ondata
Una reazione forte, quella del presidente della squadra biancoblù, e alla quale Gobbi accosta un paragone con l’inizio della prima ondata, quando il Ticino era chiamato “a gestire la situazione da solo”. Come allora con il coronavirus originario, “Quando la variante Omicron toccherà gli altri cantoni nella stessa misura del Ticino, ci si sveglierà anche a Berna”, profetizza il “ministro” leghista. Per il momento, dunque, Bellinzona si deve muovere da sola, cercando di trovare una non evidente quadratura del cerchio: da un lato si vuole “premiare chi ha scelto di vaccinarsi, permettendogli di continuare ad assistere a partite e spettacoli”, dall’altro “gestire una diffusione di Omicron che, lo abbiamo visto, colpisce anche chi è vaccinato”.
Una mossa preventiva per tentare di limitare contagi e quarantene

Una mossa preventiva per tentare di limitare contagi e quarantene

Il direttore del DI: «Con Ambrì e Lugano stiamo valutando eventuali aiuti puntuali»

Vista l’evoluzione della pandemia in Ticino, giudicata «preoccupante», il Consiglio di Stato ha adottato nuove misure anche nell’ambito dei grandi eventi sportivi e culturali (con più di 1.000 spettatori).
Durante la riunione di lunedì, l’Esecutivo ha deciso di introdurre da subito alcune restrizioni che limiteranno in particolare l’hockey su ghiaccio.
«Fino a metà dicembre il Ticino era uno dei Cantoni con l’incidenza più bassa a livello nazionale, ma l’arrivo della variante Omicron ha rapidamente portato a un peggioramento della situazione epidemiologica », sottolinea Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Visto l’elevato numero di contagi giornalieri, era necessario agire ». Al momento l’impatto delle infezioni sul settore ospedaliero rimane limitato, eppure le quarantene e gli isolamenti (circa 25.000 persone in Ticino stanno vivendo questa condizione) stanno cominciando a influenzare alcuni servizi essenziali e le attività economiche. Di qui, dunque, la mossa preventiva del Governo, che non ha aspettato le (eventuali) decisioni del Consiglio federale. Le misure saranno valide da subito e almeno fino al 16 gennaio.
«Entro quella data potremo capire l’impatto delle nuove misure», spiega Gobbi. Da notare che anche il circo Knie, in arrivo in questi giorni in Ticino per una serie di serate, dovrà sottostare alle stesse regole previste dai grandi eventi. A essere penalizzati dalle nuove misure cantonali sono però Ambrì e Lugano, che subiranno un danno economico. «Assieme alle società stiamo cercando di capire se c’è margine per qualche aiuto puntuale », ribadisce il consigliere di Stato. «Tuttavia, queste misure si traducono in un mancato incasso: e un mancato incasso non è coperto, in tutti gli ambiti. I casi di rigore riguardano misure particolari. In passato sono state coperte solo le spese sostenute per rafforzare il dispositivo di protezione. Ma in questo caso i club non hanno dovuto sostenere un simile investimento». 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 5 gennaio 2022 del Corriere del Ticino

Coronavirus – Nuove misure cantonali per grandi eventi e scuola

Coronavirus – Nuove misure cantonali per grandi eventi e scuola

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato si è riunito ieri per fare il punto sulla situazione epidemiologica in Ticino e ha introdotto nuove misure cantonali per limitare la diffusione della «variante Omicron». Gli spettatori dei grandi eventi sportivi e culturali (con più di mille spettatori) dovranno esibire un certificato «2G», indossare obbligatoriamente la mascherina, rimanere seduti e potranno consumare cibi o bevande solo nelle strutture della ristorazione. Per ridurre gli assembramenti prima e dopo gli eventi, potranno essere occupati solo i posti delle tribune. Il numero massimo di spettatori presenti sarà inoltre limitato ai due terzi della capacità delle strutture. Nelle scuole, che riapriranno regolarmente il 10 gennaio, verrà introdotto da subito l’obbligo dell’uso della mascherina a partire dalla I elementare. La misura sarà valida sino al 25 febbraio 2022.

Il Consiglio di Stato si è riunito ieri – in parte in presenza e in parte in videoconferenza – per analizzare la situazione epidemiologica in Ticino. L’evoluzione rimane preoccupante, con un numero di nuovi casi giornalieri molto elevato. L’impatto sul settore ospedaliero rimane al momento limitato, nonostante un aumento di persone ospedalizzate, mentre il numero molto elevato di isolamenti e quarantene inizia a influenzare alcuni servizi alla popolazione e attività economiche essenziali.
Il Governo ha convenuto che per il momento non sono necessarie misure drastiche, come la chiusura di attività economiche: ha tuttavia introdotto alcuni provvedimenti nei settori che prevedono contatti sociali numerosi e prolungati, come la scuola e i grandi eventi.
Per quanto riguarda i grandi eventi sportivi e culturali – quelli che prevedono più di mille spettatori – lo svolgimento resterà autorizzato, ma gli spettatori dovranno essere in possesso di un certificato di vaccinazione o guarigione (cosiddetto «2G»), indossare obbligatoriamente la mascherina, rimanere seduti al proprio posto e potranno consumare bibite o cibo solo nelle strutture della ristorazione, dove restano in vigore le disposizioni federali. Per ridurre gli assembramenti prima e dopo gli eventi, potranno essere occupati solo i posti delle tribune. Il numero di spettatori verrà inoltre limitato ai due terzi della capacità massima delle strutture. Queste disposizioni cantonali resteranno in vigore fino al 16 gennaio 2022.
In vista della ripresa scolastica del prossimo 10 gennaio 2022, il Consiglio di Stato ha deciso di introdurre l’obbligo dell’uso della mascherina chirurgica a partire dalla I elementare, adottando le medesime modalità già in uso prima di Natale a partire dalla IV classe. Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport raccomanda inoltre ai genitori e agli allievi di ogni ordine scolastico di eseguire un autotest il giorno prima del rientro in classe, ovvero domenica 9 gennaio 2022. In caso di positività si dovrà evitare la frequenza scolastica per la prima settimana.  
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ricordare che restano in vigore tutte le disposizioni federali già note, come l’obbligo del telelavoro e le disposizioni particolari per le attività al chiuso e gli incontri privati. La popolazione è invitata ad assumere comportamenti prudenti, limitando al minimo la frequenza e il numero di contatti sociali, rispettando scrupolosamente le norme di protezione personali (mascherina, distanza, igiene delle mani e arieggiamento dei locali) e facendosi testare al minimo sintomo.

«Ticino 2020, idea ambiziosa con resistenze dall’interno»

«Ticino 2020, idea ambiziosa con resistenze dall’interno»

Si chiama Ticino 2020, ma quando vedrà la luce? Ne parliamo con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi

Ticino 2020, un nome, un programma avviato nel 2016. Peccato che siamo alle porte del 2022. In questo contesto non resta che chiedersi: che senso ha? Norman Gobbi, se lo chiede anche lei?
«Come ho già avuto modo di dire qualche tempo fa in Parlamento non commetterò più l’errore di inserire l’obiettivo temporale nel nome di un progetto. Soprattutto quando questo comporta cambiamenti significativi e culturali che impongono alle persone coinvolte di uscire dalle proprie zone di confort. Detto questo, l’opportunità di portare avanti la riforma Ticino 2020 è ancorata all’essenza stessa del nostro sistema federale e non ha alcuna data di scadenza».

L’obiettivo di fondo rimane dare maggiore autonomia politica e amministrativa ai Comuni, anche alla luce delle aggregazioni. L’impressione è che con il passare degli anni il progetto si è fatto meno ambizioso. Perché si tirano un po’ i remi in barca?
«Per mia natura cerco di trarre insegnamenti dalle esperienze. In questo caso abbiamo maturato la consapevolezza che salvaguardare l’autonomia comunale per i compiti di prossimità è e rimarrà sempre un obiettivo di fondo. Non si tratta di un obiettivo fine a sé stesso, ma è strettamente legato alla natura dei compiti. Mi spiego meglio: i compiti che negli anni ’60 erano di valenza comunale oggi sono di competenza cantonale, se non addirittura federale. Basti pensare alla protezione del minore e dell’adulto. Un compito di origine comunale, che oggi – la notizia e della scorsa settimana con la presentazione della riforma dell’Autorità di protezione – stiamo cantonalizzando in accordo con i Comuni per rispettare una legge federale sempre più esigente. Inoltre, non dimentichiamo che la pandemia ha creato un nuovo ostacolo. Non mi riferisco tanto alle difficoltà logistiche per organizzare le riunioni dei gruppi di lavoro che hanno un impatto sulla tempistica, ma alle conseguenze finanziarie per il Cantone. La regola dell’equilibrio dei conti cantonali impone infatti un’ulteriore riflessione».

Da sempre vale il detto: chi comanda paga e chi paga comanda. Anche in futuro sull’asse Cantone-Comuni sarà così?
«Il principio di equivalenza, a cui fa riferimento, è un principio sacrosanto se si vuole che le scelte politiche siano responsabili e commisurate alle risorse disponibili, qualsiasi sia il livello di governo interessato. Negli ultimi anni ho voluto instaurare un dialogo franco e diretto con i Comuni. Per questo motivo regolarmente organizzo degli incontri con i Municipi duranti i quali abbiamo la possibilità di discutere in maniera trasparente e informale dei cantieri portati avanti dal mio Dipartimento. Considero questi momenti un privilegio che mi permette di toccare con mano quali sono i sentimenti e le valutazioni degli enti locali. Nel 2019, infatti, uno dei temi che ho voluto approfondire era quello delle competenze in ambito di sicurezza e si è delineata una chiara volontà dei Comuni a voler assumere quei compiti di prossimità in ambito di polizia che nel corso invece delle discussioni sul progetto di polizia unica erano state contestate».

Pare di poter sostenere che l’idea di partenza era davvero esagerata. Forse semplicemente perché la politica e l’amministrazione tendono ad accentrare i compiti e le responsabilità più che a delegare a terzi. Condivide?
«Più che esagerata la definirei ambiziosa, anche e soprattutto per la natura dei compiti pensati in questa prima fase del progetto. Non dobbiamo dimenticare che ciò che Ticino 2020 vuol cambiare è il frutto di sessant’anni di politica cantonale, durante i quali, da un lato, i Comuni hanno spesso chiesto al Cantone di farsi carico di compiti che essi non erano in grado di assolvere e, dall’altro, il Parlamento ha deciso di assicurare su tutto il territorio le medesime prestazioni, al di là dalle preferenze locali. È anche vero che soprattutto durante la gestione delle fasi iniziali della pandemia il Comune ha assunto il compito di prossimità facendosi promotore di iniziative a favore dei cittadini che prima non voleva o non poteva assumersi. Sono fermamente convinto che nonostante le difficoltà le nostre realtà comunali abbiano riscoperto la loro vera essenza e questo mi infonde un certo ottimismo per lo sviluppo futuro del nostro Cantone».

Qual è la sollecitazione giunta dai Comuni che ritiene più pertinente e che ritiene imprescindibile del progetto?
«Personalmente, sento di condividere appieno la richiesta dei Comuni di avere, per i compiti di responsabilità politica condivisa con il Cantone, un potere decisionale commisurato al contributo finanziario da loro versato».

E qual è l’elemento che assolutamente non ritiene di avallare e che verrà rinviato al mittente?
«Su questo fronte ritengo di non aver nulla da rimproverare ai Comuni. Al contrario, mi sento invece di muovere una critica – e il mio intento è quello di essere evidentemente costruttivo – al Cantone. L’ho già ricordato nel corso del dibattito sul Consuntivo 2020 in Gran Consiglio: la resistenza maggiore al progetto è arrivata infatti dai servizi cantonali coinvolti. Lo dico con un certo rammarico, perché la paura di perdere una fetta di potere decisionale ha prevalso sull’opportunità di provare a costruire un nuovo assetto istituzionale del Ticino. È vero che non si può generalizzare: non tutti i servizi cantonali mettono dei freni, così come per taluni Comuni il cambiamento non s’ha da fare. Detto questo, non intendo far saltare il banco, ma porterò delle riflessioni a riguardo nelle future discussioni in Governo».

Il Dipartimento delle istituzioni viene considerato naturalmente come il fulcro del progetto. In realtà la responsabilità è del Governo. Questa condivisione funziona, oppure così si è finito per complicare un po’ tutto?
«In effetti è facile cadere in inganno perché quando si tratta di difendere il progetto – penso in particolar modo alle discussioni parlamentari – la faccia ce la mette il sottoscritto. Erroneamente agli occhi dell’opinione pubblica si attribuisce la paternità di Ticino 2020 al Dipartimento che dirigo, ma in realtà è del Consiglio di Stato. I temi trattati toccano, di fatto, tutti i Dipartimenti e ognuno è stato chiamato a dare il proprio contributo, sia nella ricerca delle soluzioni sia nella loro accettazione. Per quanto mi riguarda credo nella bontà e nei principi della riforma, che non fanno bene solamente al Cantone inteso come apparato statale, ma a tutta la popolazione, ai Comuni e a tutti gli enti locali e statali che operano sul nostro territorio. Perché alla resa dei conti quello che mi sta a cuore è il benessere del cittadino e ciò che voglio ottenere è una qualità di vita residenziale dei cittadini più elevata grazie all’erogazione di servizi e prestazioni più performanti».

Alla fine possiamo dire che con Ticino 2020 la montagna finirà per partorire un topolino?
«Non ho mai negato che Ticino2020 è un progetto sicuramente ambizioso. Al momento non è ancora possibile stabilirlo con certezza, ma forse non è tanto il topolino a dover essere messo in discussione, quanto la montagna, che durante la fase di avvio del progetto sembrava scalabile, ma che con il senno di poi possiamo affermare essersi rivelata di grado 7».

Quanto costerà al contribuente il tentativo di realizzare Ticino 2020?
«Attualmente sono stati spesi 2 dei 6 milioni preventivati che, tengo a ricordarlo, sono assunti pariteticamente da Cantone e Comuni. Dal profilo finanziario la conduzione del progetto si è dimostrata molto attenta, evitando costi inutili, pur fornendo tutte le risposte alle molte sollecitazioni e ai condizionamenti posti da entrambe le parti in corso d’opera. Il nostro Cantone sta affrontando un momento congiunturale non semplice causato dall’emergenza sanitaria e nonostante sia disposto a fare investimenti per il bene del nostro Ticino il progetto deve essere il più sostenibile possibile».

Intervista pubblicata nell’edizione di lunedì 27 dicembre 2021 del Corriere del Ticino