Comuni ticinesi – Prosegue la costruzione del Ticino di domani

Comuni ticinesi – Prosegue la costruzione del Ticino di domani

Comunicato stampa

Sono tre gli assi di intervento sui quali sta lavorando il Dipartimento delle istituzioni per ridefinire il ruolo e il funzionamento del Comune: la riforma dei compiti, della dimensione e del funzionamento. In quest’ultimo ambito si inserisce il progetto “Buon governo”, una prima a livello svizzero, che attraverso il coinvolgimento dei Comuni e dei cittadini intende accompagnare le realtà comunali nell’adottare strumenti di lavoro appropriati e al passo con i tempi. È quanto presentato oggi in conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi con la partecipazione del Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa e dei sindaci di Faido Corrado Nastasi e di Tresa Piero Marchesi.  

L’evoluzione delle aspettative della cittadinanza nei confronti delle istituzioni, i cambiamenti avvenuti dal punto di vista socio-economico e territoriale nonché la crisi sanitaria in corso hanno mutato profondamente le realtà locali. In quest’ottica la Sezione degli enti locali ha intrapreso una serie di riflessioni per ripensare il ruolo e la missione del Comune ticinese.
In particolare si sta lavorando su tre fronti:

1.    la riforma della dimensione – con quali risorse governare (Aggregazioni)
2.    la riforma dei compiti – in quali ambiti governare (Ticino2020)
3.    la riforma del funzionamento – con quali strumenti e procedure governare (Responsabilità sociale del Comune, Buon governo)  

Nella revisione dei meccanismi sui quali si fonda l’operato dei Comuni si inserisce il modello del “Buon governo”, il progetto presentato in conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e dal Capo della Sezione degli enti locali (SEL) Marzio Della Santa. Un’iniziativa, portata avanti dalla SEL con l’adesione dei Comuni di Faido e di Tresa, che vuole ridefinire la metodologia e gli strumenti a disposizione degli enti locali per la gestione della cosa pubblica.  
Grazie all’accompagnamento di alcuni collaboratori della Sezione degli enti locali i due Comuni coinvolti nel progetto pilota potranno adottare nuove modalità di lavoro. L’obiettivo è quello da una parte di adeguare il modo di lavorare per essere al passo con i tempi e soddisfare le nuove esigenze dei cittadini e dall’altra di seguire le procedure corrette per evitare ad esempio di commettere errori formali che potrebbero anche sfociare in sanzioni.  
Si tratta di un progetto innovativo e una prima a livello svizzero che vede la Sezione degli enti locali assumere un ruolo di consulente nei confronti dei Comuni e che inoltre introduce un approccio più partecipativo. Infatti, basandosi sulla democrazia diretta che regge il sistema federalista svizzero, i cittadini sono coinvolti attivamente nelle fasi del Buon governo in modo da costruire un concetto condiviso e quindi accettato.  
Dopo le esperienze con i Comuni di Faido e di Tresa che dureranno per tutta la legislatura 2021-2024 si stilerà un bilancio dell’esperienza e le conclusioni saranno inserite nella modifica del quadro normativo (la revisione della Legge organica comunale) che prenderà avvio prossimamente.   

“Solidarietà per il lavoro degli agenti di sicurezza”

“Solidarietà per il lavoro degli agenti di sicurezza”

Norman Gobbi e le accuse infondate di tortura nei centri per richiedenti l’asilo

Nessuna violenza sistematica da parte delle agenzie private incaricate della sicurezza all’interno dei centri di registrazione per richiedenti l’asilo. È questa la conclusione a cui giunge un rapporto fatto commissionare dalla Segreteria di stato della migrazione (SEM), dopo che Amnesty international in primavera aveva accusato addirittura di tortura e di altri abusi dei diritti gli agenti che sono incaricati di garantire la sicurezza all’interno dei centri. “La SEM ha fatto bene ad approfondire le denunce, giunte da centri della Svizzera interna. E le conclusioni dell’inchiesta condotta da un ex giudice federale sconfessano le accuse di Amnesty international” – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Che vi siano singoli momenti di tensione, ma anche episodi di violenza all’interno dei centri mi sembra più che plausibile. Basterebbe vivere alcune giornate all’interno di questi centri per rendersi conto del potenziale rischio. Infatti alcune persone con comportamenti e atteggiamenti pericolosi tra le diverse etnie ospitate ci sono ed è ridicolo se si pensasse il contrario. Se fosse tutto rose e fiori non ci sarebbe la necessità di avere un sistema di sicurezza. Le autorità preposte sanno benissimo qual è il contesto. Chiudere gli occhi davanti all’evidenza è molto pericoloso!”.

Spesso le cronache riportano anche di comportamenti violenti degli stessi richiedenti l’asilo. “Ne sa qualcosa la gente di Chiasso – chiarisce Norman Gobbi – spesso confrontata con atti di vandalismo, piccoli furti e altro ancora. È importante quindi avere la capacità di contenere certe situazioni, di far calmare gli animi. Un lavoro difficile e pericoloso al tempo stesso. Per questo tutte le persone che lavorano in questi centri hanno la mia solidarietà ed è per questo che agli agenti di sicurezza qui in Ticino oggi si chiede una formazione supplementare, introdotta grazie alla nuova legge cantonale che regola le attività delle agenzie di sicurezza private. Come detto, coloro che non considerano i potenziali e reali rischi all’interno (e a volte all’esterno) dei centri negano l’evidenza. E arrecano un danno e un pericolo vero a tutto il sistema creato per la registrazione di chi chiede asilo. Non si deve generalizzare. Questo è un fatto. Ma anche chi crede che non vi siano persone pericolose – soprattutto se in preda ai fumi dell’alcol o alle conseguenze degli stupefacenti – crea un’altra e ancora più dannosa generalizzazione”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“Le conclusioni dell’ex giudice federale Oberholzer dovrebbero cancellare quei sospetti nati a causa di alcuni episodi denunciati. Vedere la realtà da tutte le prospettive è utile per capire come stanno le cose. Nel settore dell’asilo spesso ho l’impressione che alcune prospettive vengano ignorate – non so se volutamente – per dar contro alle istituzioni. Non è il sistema migliore per gestire questo delicato fenomeno, che tocca tutte le nazioni europee”, conclude Norman Gobbi.  

 

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi incontra gli ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi incontra gli ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi

Comunicato stampa

Si è svolto ieri pomeriggio a Bellinzona nell’aula del Gran Consiglio l’annuale incontro del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi con gli ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi. Oltre alle tematiche strettamente connesse con la presenza dell’Esercito in Ticino, il pomeriggio è stato caratterizzato dall’intervento del responsabile dell’informazione RSI, Reto Ceschi, che ha parlato sul “Ruolo dei media al giorno d’oggi e nella gestione delle crisi”.  

Ogni anno il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra gli ufficiali e i sottufficiali professionisti per uno scambio di informazioni e per mantenere stretti rapporti, che favoriscono l’importante presenza dell’Esercito nel nostro Cantone. Tre i momenti principali dell’appuntamento di ieri.
Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, ha presentato il programma e le attività previste durante l’operazione Odescalchi, che si svolgerà in Ticino e sulla fascia di confine della provincia di Varese dal 13 al 19 giugno 2022.
Dal canto suo, Norman Gobbi ha toccato alcuni temi d’attualità che interessano sia il Dipartimento delle istituzioni sia l’Esercito. Ha così presentato l’attuale stato del progetto del Centro Poligoni di tiro del Monte Ceneri e la situazione delle piazze d’armi ticinesi. Ha poi sviluppato il tema della sicurezza e ha indicato le sfide future del Cantone, legate alla formazione, alla demografia, ai posti di lavoro, alla mobilità, alle finanze, ai pericoli naturali e alla digitalizzazione.
Il terzo momento è invece stato riservato al Responsabile del Dipartimento informazione della RSI, Reto Ceschi, che ha parlato del ruolo dei media con particolare riferimento alla gestione delle crisi. Un focus che ha permesso di meglio comprendere anche i compiti del servizio pubblico nel settore dell’informazione per esempio in caso di grandi eventi catastrofici, nonché i punti di contatto che oggi esistono tra SSR SRG e l’Esercito. Indicativa è poi stata l’esperienza avuta durante la pandemia, soprattutto nel corso della prima ondata l’anno scorso, quando è stato costituito lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta.   

Fiduciari, sì alla revisione e… alla legge

Fiduciari, sì alla revisione e… alla legge

Netto sostegno a revisione e normativa. ‘Un filtro contro la criminalità finanziaria’.

«Il parlamento ha dato la priorità alla tutela dei clienti e della professionalità degli operatori della piazza finanziaria che lavorano correttamente, e sono la maggioranza. Certo, si può affinare la legge o il regolamento di applicazione. In ogni caso il voto odierno, piuttosto chiaro, conferma l’importanza di avere una normativa e quindi anche dei controlli». A Palazzo delle Orsoline il deputato del Plr Marco Bertoli, avvocato e già procuratore pubblico, ha atteso l’esito della votazione del Gran Consiglio sulla revisione della LFid, la legge che dal 1985 disciplina l’esercizio delle professioni di fiduciario in Ticino (l’unico cantone a possedere una normativa ad hoc), fuori dall’aula del legislativo. Non ha partecipato né alla discussione né al voto per evitare un conflitto di interessi, essendo presidente dell’Autorità di vigilanza sui fiduciari, organo introdotto dalla LFid e indipendente dall’Amministrazione cantonale. Settantaquattro granconsiglieri favorevoli, due astensioni, nessun deputato contrario: un verdetto netto. E Bertoli non nasconde la propria soddisfazione. Perché ieri pomeriggio il parlamento, aderendo al rapporto commissionale della popolare democratica Sabrina Gendotti e quindi alla mini-riforma della legge proposta dal Consiglio di Stato, non solo ha detto sì all’adeguamento della LFid alle normative federali entrate in vigore nel gennaio 2020, quella sugli istituti finanziari (LIsfi) e quella sui servizi finanziari (LSerfi), in seguito alle quali i fiduciari finanziari svizzeri, ticinesi inclusi, sono (ora) assoggettati alla vigilanza dall’autorità federale di sorveglianza sui mercati finanziari, cioè la Finma, che autorizza l’attività della citata categoria di operatori. Il Gran Consiglio non solo ha detto sì a un adeguamento imposto dal diritto superiore. Con quel verdetto ha detto anche e soprattutto sì al mantenimento della LFid e di riflesso del regime autorizzativo cantonale per le altre due categorie di fiduciari. In altre parole, commercialisti e immobiliaristi per poter esercitare in Ticino dovranno essere, come oggi, autorizzati. I requisiti sono elencati nella stessa LFid.
Una sentenza appunto assai chiara quella emessa dal legislativo. Settantaquattro sì: un numero tutt’altro che scontato visto che questa revisione della LFid aveva rilanciato il dibattito sulla necessità di conservare o meno la legge cantonale, tant’è che in seno alla commissione parlamentare ‘Costituzione e leggi’, sotto la cui lente era finito il messaggio governativo, c’era chi ne auspicava l’abrogazione. Nella discussione in parlamento si è schierata apertamente per il mantenimento della LFid Roberta Passardi. «È una legge di polizia – ha ricordato la deputata del Plr – che mira a prevenire il diffondersi di reati come l’amministrazione infedele, la cattiva gestione e l’omissione della contabilità». Il Ministero pubblico «considera la LFid uno strumento giuridico prezioso, irrinunciabile nella lotta alla criminalità finanziaria». Qualche dato: «Dal 2017 alla fine di giugno del 2021 sono stati emanati sessantadue decreti d’accusa per esercizio abusivo della professione di fiduciario, di questi solo a dodici è stata fatta opposizione, poi però confermati dalla Pretura penale». L’Autorità di vigilanza, che oltre a essere un organo indipendente dall’Amministrazione cantonale «è autonoma dal punto di vista finanziario», ha inoltre «intensificato negli ultimi anni la collaborazione con la magistratura penale inquirente, il Fisco, l’Ispettorato del lavoro e l’Ufficio del registro di commercio per una proficua sinergia». Di più: «Coloro che si rendono colpevoli di esercizio abusivo delle professioni di commercialista e immobiliarista, spesso sono coinvolti anche in altri illeciti, questi contenuti nel codice penale, oppure in procedimenti di natura civilistica, fiscale o concernenti le assicurazioni sociali», ha avvertito Passardi, rammentando che la legge ticinese alcuni anni fa ha superato anche lo scoglio del Tribunale federale davanti al quale era stata impugnata. Convinto della necessità di conservare la LFid anche il leghista Andrea Censi: «Una legge perfettibile, ma importante: quella di fiduciario è un’attività sensibile, che se svolta con scarsa professionalità può causare danni tangibili e pure rilevanti al patrimonio dei clienti. Per questo la LFid permette un controllo della qualità dei servizi erogati da operatori ai quali delle persone affidano dati e relazioni».
Una legge perfettibile, ha affermato tra l’altro Censi. E se il socialista Nicola Corti ha confidato in un ritorno del Gran Consiglio «a lavorare seriamente in questo importante cantiere», quello della LFid, il democentrista Paolo Pamini ha già indicato la strada che intende percorrere, non senza premettere che la vigente legge bloccherebbe, secondo lui, «la libertà d’impresa e che questa revisione poteva essere l’occasione per liberarsi della LFId, ma i numeri in commissione per questo passo non c’erano». E allora? E allora il granconsigliere dell’Udc ha preannunciato l’inoltro di un’iniziativa parlamentare elaborata per «riformare» la legge, «per esempio dando la preminenza, per l’iscrizione all’albo dei fiduciari, al titolo di studio e abolendo il vincolo dell’esperienza biennale, ma anche riducendo la tassa annuale». Se ne saprà di più quando l’atto parlamentare, ancora in gestazione, verrà depositato.
Per il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi la legge sui fiduciari va mantenuta. Ciò «per scongiurare abusi e dunque per tutelare l’economia legale», ha aggiunto il consigliere di Stato. Che non ha comunque escluso una nuova revisione della LFid, conferendo, come governo, «un mandato esterno a un esperto per vedere cosa migliorare della LFid».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 ottobre 2021 de La Regione

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Legge fiduciari, sì alla revisione
Il plenum ha dato luce verde all’adeguamento del testo cantonale alla normativa federale – Il Consiglio di Stato è impegnato per rivederlo totalmente

Il Gran Consiglio ha approvato con 74 sì e 2 astensioni l’adeguamento della Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario alla normativa federale. La revisione, la seconda dal 2012, si era resa necessaria poiché dal 1. gennaio 2020 erano entrate in vigore due leggi federali – quella sugli istituti finanziari e quella sui servizi finanziari – le quali, in estrema sintesi, assoggettano i fiduciari finanziari all’autorizzazione e alla vigilanza della FINMA, l’Autorità federale che sorveglia i mercati finanziari. Di qui, dunque, la necessità di adattare la legislazione cantonale. Il Consiglio di Stato aveva prospettato l’abolizione dell’autorizzazione cantonale per i finanziari e ha proposto di confermarlo per le altre due categorie di fiduciari, ossia i commercialisti e gli immobiliari. Come detto, nel Parlamento non c’è stato alcun ribaltone e il plenum ha fatto sue le conclusioni del rapporto della Commissione Costituzione e leggi della relatrice Sabrina Gendotti (PLR). Pertanto, i fiduciari commercialisti e immobiliari continueranno ad essere preliminarmente autorizzati dall’Autorità di vigilanza ticinese, mentre i fiduciari finanziari sottostanno alla FINMA. I lavori commissionali e il dibattito in Gran Consiglio hanno evidenziato il confronto tra i favorevoli al mantenimento della legge cantonale, un unicum in tutta la Svizzera, e chi invece la vorrebbe abolire. Nel suo intervento, la deputata Roberta Passardi (PLR) ha difeso la legge, sottolineando come la maggioranza degli attori economici e finanziari consultati si fosse pronunciata a favore del testo, considerato «uno strumento legislativo prezioso» dal Ministero pubblico. «La legge cantonale è migliorabile ma necessaria », ha dal canto suo riconosciuto Andrea Censi (Lega). Più critico Nicola Corti (PS), che ha parlato di «puro maquillage di adattamento al diritto federale ». Di «pulitura della legge cantonale» ha parlato Paolo Pamini (UDC), secondo cui si dovrebbe assoggettare all’albo dei fiduciari tutti coloro che hanno diritto di firma. Intervenendo a nome del Governo, il direttore del DI Norman Gobbi ha confermato che il Consiglio di Stato è impegnato per una revisione totale ed è pronto ad assegnare un mandato esterno a specialisti per  verificare cosa può essere migliorato.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 20 ottobre 2021 del Corriere del Ticino

Svizzera, “un paradiso per la mafia”

Svizzera, “un paradiso per la mafia”

Lo afferma la magistrata dell’antimafia milanese Alessandra Cerreti – Norman Gobbi: “Oltre San Gottardo non c’è questa consapevolezza”

“La Svizzera, essendo un paese notoriamente benestante, è per gli ‘ndranghetisti un paradiso dove investire denaro”. Lo afferma Alessandra Cerreti, pubblico ministero direzione distrettuale antimafia Milano, intervenuta lunedì sera durante la trasmissione “60 Minuti”. La magistrata ha sottolineato ancora una volta l’importanza di superare l’immagine stereotipata dei mafiosi e la necessità di comprendere la capacità di adattamento alla realtà sociale della criminalità organizzata.

“La mafia è un reticolo di relazioni sociali, non solo di relazioni criminali. L’’Ndrangheta, in particolare, ha avuto la capacità di strutturarsi in maniera organizzata, che prevede anche articolazioni all’estero. Gli affiliati sono attaccati alle loro tradizioni, ma contemporaneamente sono versatili e proiettati verso la modernità. Si hanno quindi infiltrazioni e collusioni con il mondo della finanza, della politica e dell’imprenditoria. Investono in qualsiasi settore dell’economia, anche con i bitcoin”, continua Cerreti mettendo in guardia sulla sottovalutazione del pericolo di fronte al fenomeno mafioso.

Gobbi: “Ticino più consapevole rispetto al resto della Svizzera”

Una consapevolezza presente in Ticino – come ribatte in studio Norman Gobbi – ma non altrettanto radicata oltre San Gottardo, “sia dal punto di vista politico che anche della collettività”. “Il Ticino è l’unico cantone veramente coinvolto nella lotta alle organizzazioni criminali. Gli altri cantoni sembrano non avere questo problema, benché poi ci si renda conto che non è così”, ha continuato il capo del Dipartimento delle istituzioni ticinese, riferendosi alle “locali” di ‘Ndrangheta accertate soprattutto in Svizzera interna.

Indagini ostacolate da legislazioni differenti

La vicinanza geografica e culturale con l’Italia favorisce la creazione di cosche sul territorio nazionale, nonostante la Confederazione, rispetto ad altri Paesi europei, abbia iscritto il reato di organizzazione criminale nel codice penale.“ A volte le nostre indagini si bloccano alla frontiera. I criminali circolano tranquillamente in tutta Europa e anche nel mondo. Invece, i poliziotti e la magistratura continuando ad avere tutti i limiti invalicabili delle proprie legislazioni”, aggiunge Cerreti che deplora il ritardo nell’adeguare gli strumenti giudiziari per contrastare la criminalità organizzata.

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Svizzera-un-paradiso-per-la-mafia-14806137.html

Da www.rsi.ch/news

Elezione dei magistrati: “Rispettiamo la volontà popolare”

Elezione dei magistrati: “Rispettiamo la volontà popolare”

Norman Gobbi ripropone il sistema di nomina adottato dalla Confederazione e da altri Cantoni

Torna d’attualità, puntale come le tasse, il tema dell’elezione dei nuovi magistrati. Ogni volta che un procuratore pubblico o un giudice va in pensione o decide di cambiare lavoro la tematica riemerge e ci si chiede sempre se il sistema attuale di nomina sia quello giusto. “In queste settimane – afferma il Consigliere di Stato Norman – lo è ancora di più, perché il Ministero pubblico è stato potenziato con due nuovi procuratori, per cui i posti aumentano. È utile precisare che la nomina dei magistrati – tranne che per i giudici di pace e i loro supplenti che vengono eletti dal popolo – compete al Gran Consiglio, attraverso la pubblicazione di un concorso a cura della commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio. Una commissione d’esperti indipendenti composta da 5 persone valuta le candidature e trasmette alla commissione parlamentare una valutazione su ogni singola candidatura, esprimendosi unicamente sull’eleggibilità e l’idoneità del candidato a ricoprire la carica. Si tratta solo di un preavviso. Sarà poi il Gran Consiglio a eleggere il o i magistrati”.

Ogni volta però ci sono polemiche prima e dopo l’elezione in Gran Consiglio. “Questo è dovuto al fatto che le forze in Parlamento devono trovare un accordo su un determinato nome. E ogni candidato, si sa, appartiene a questa o a quella corrente politica. La scelta quindi pone sempre questioni se i partiti non trovano una convergenza. Per superare questo scoglio avevo proposto alla commissione parlamentare di codificare le elezioni attraverso l’esatto rapporto di forze esistenti in Gran Consiglio. Non inventavo niente: è il modello che viene applicato a livello svizzero quando si eleggono i giudici del Tribunale federale. A dipendenza della forza di ogni partito nell’Assemblea federale questo partito ha a disposizione tot magistrati. E in questo modo vengono eletti, con una ripartizione ben precisa. Certo: accanto all’area politica d’appartenenza fa stato in primo luogo la competenza della persona che assumerà la carica. Anche altri Cantoni seguono questa modalità. È un sistema più chiaro, alla luce del sole, che permette poi di concentrare l’attenzione sulla competenza della persona designata. La magistratura viene così composta da persone che effettivamente rappresentano le sensibilità presenti nella società e il voto popolare”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

E l’indipendenza di giudizio? “L’indipendenza di giudizio deve appartenere alla persona scelta, ma soprattutto è nella natura del lavoro che viene svolto: i magistrati sono tenuti a far rispettare le leggi. Leggi che disciplinano tutto il quadro all’interno del quale si sviluppa il lavoro della magistratura, a garanzia della Giustizia, che deve essere uguale per tutti. Oggi, a mio giudizio, ciò che manca nell’attuale sistema è la chiarezza a monte di tutta la procedura. Il sistema che vige a Palazzo federale rispetta in modo indiretto la volontà popolare. Per esempio la Lega, che vince le elezioni e ottiene sempre una buona percentuale di voti, si ritrova decisamente sottorappresentata all’interno della Magistratura”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Bodycam in Ticino, sperimentazione in corso

Bodycam in Ticino, sperimentazione in corso

Un progetto pilota congiunto permetterà di determinare se questo strumento potrà essere adottato da tutti gli agenti di polizia

“È necessario avere degli elementi concreti per valutare attentamente se è il caso di utilizzare le bodycam o meno in polizia in Ticino”. Lo afferma Renato Pizolli, portavoce della polizia cantonale, riferendosi al progetto pilota iniziato ad agosto che permetterà di determinare se queste micro-camere potranno essere adottate da tutti gli agenti.

Per il momento otto telecamere sono state date in dotazione alla polizia cantonale e altre otto alla comunale di Lugano e la sperimentazione proseguirà ancora per alcuni mesi. “Vengono acquisiti tutta una serie di dati sull’esperienza che si fa nel servizio e questi vengono valutati secondo criteri di logistica, di operatività e sotto gli aspetti giuridici”, continua Pizolli.

Eventuali criticità, come lo stoccaggio dei dati o aspetti legati alla privacy, saranno riviste sulla base dell’esperienza per fissare correttivi o limiti. Il primo rapporto sulla sperimentazione potrebbe già giungere nei primi mesi del prossimo anno.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Bodycam-in-Ticino-sperimentazione-in-corso-14789010.html

Da www.rsi.ch/news

«Dopo gli sforzi fatti sarebbe sbagliato non riconcedere le libertà perse»

«Dopo gli sforzi fatti sarebbe sbagliato non riconcedere le libertà perse»

Il consigliere di Stato Norman Gobbi dice la sua sulla possibile uscita dalla pandemia.
«Ci sono state diverse partite negli stadi, con tante persone al chiuso, e non abbiamo visto crearsi focolai», sottolinea.
Sono numeri sempre più incoraggianti, quelli che riassumono l’andamento della situazione epidemiologica nel nostro Paese. Sia a livello nazionale, che cantonale. E in molti si chiedono quanto dovremo ancora aspettare perché le attuali restrizioni vengano abbandonate definitivamente. Il consigliere di Stato Norman Gobbi, ai microfoni di Radio Ticino, si dice favorevole a un imminente cambio di rotta rispetto alle attuali misure.
Traguardi da premiare – «Secondo me la luce in fondo al tunnel c’è», esordisce Gobbi, «proprio perché, l’abbiamo visto, c’è stato un aumento della protezione della popolazione». Per il consigliere di Stato «sarebbe stupido continuare a essere molto fermi sulle misure, perché ora due terzi dei ticinesi hanno già ricevuto almeno una prima dose». Questo significa, spiega, che tra un mese le persone completamente vaccinate saranno ancora più numerose. Vanno poi aggiunti i guariti, «e con loro potremmo arrivare a un 80% circa di popolazione protetta dal virus». Questo risultato dovrebbe essere premiato, sottolinea Gobbi: «Credo che sarebbe un segnale negativo chiedere degli sforzi alla popolazione e poi non riconcedere le libertà che abbiamo perso durante la pandemia».
Risultati promettenti – Unici punti interrogativi, le ferie autunnali degli svizzeri tedeschi, che li porteranno nuovamente in Ticino, e l’intensificarsi del freddo che ci costringerà sempre più all’interno. Ma Gobbi si dice ottimista: «Ci sono state diverse partite negli stadi al chiuso, alla Corner come alla Gottardo Arena, con un alto numero di persone presenti, e non abbiamo visto crearsi focolai».

Da www.tio.ch

Protezione della popolazione – Formazione “SMEPI 21”

Protezione della popolazione – Formazione “SMEPI 21”

Comunicato stampa

Il Mendrisiotto ha ospitato, nel corso del corrente anno, quattro edizioni del corso per gli Stati maggiori degli enti di primo intervento «SMEPI». Si è trattato di una formazione pratica destinata ai responsabili delle operazioni nelle organizzazioni ticinesi di primo intervento: polizia, pompieri e servizi d’autoambulanza. Le attività si sono svolte nel Comune di Mendrisio.

La Commissione tecnica per la formazione nella protezione della popolazione (CT istr PP) propone, ormai da anni, moduli formativi per esercitare le capacità di gestione, coordinamento e risoluzione di situazioni che necessitano l’attivazione di uno Stato maggiore degli enti di primo intervento (SMEPI).
L’edizione 2021 ha visto impegnati circa sessanta operatori degli enti di primo intervento (EPI) su quattro giornate di esercitazioni, durante le quali i professionisti del primo intervento hanno avuto la possibilità di consolidare le loro conoscenze grazie ad una serie di applicazioni pratiche, coadiuvate da un team d’istruttori esperti.
Gli scenari proposti hanno simulato: un incidente presso l’Ospedale Beata Vergine, un incidente in autostrada, una situazione di maltempo che ha toccato le Ove di Capolago e una problematica sulla ferrovia del Monte Generoso.
I partecipanti hanno così avuto la possibilità di esercitare in modo pratico la propria funzione: chi a capo dello SMEPI, chi di responsabile del proprio servizio chiamato ad intervenire. Durante le simulazioni hanno dovuto allenare l’attivazione e il coordinamento di un dispositivo d’urgenza e l’applicazione dei vari protocolli di condotta.
Gli aspetti logistici sono stati gestiti dal Centro soccorso cantonale pompieri del Mendrisiotto, con la supervisione della CT istr PP. Nelle singole piazze di lavoro ci si è pure avvalsi delle competenze dei partner specializzati per le singole simulazioni (proprietari e gestori delle infrastrutture e il Centro meteorologico Regione Sud di Meteo Svizzera).