Covid e frontiere, “Perplessità in Ticino”

Covid e frontiere, “Perplessità in Ticino”

Il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta le nuove misure del CF: “Vedo difficile potere effettuare i controlli alle dogane stabiliti da Berna”

Le opzioni sul tavolo del Consiglio federale erano due: o chiedere un tampone all’ingresso in Svizzera, con un secondo test fra i 4 e i 7 giorni dopo, oppure una quarantena obbligatoria di dieci giorni dopo un primo test negativo, sempre all’ingresso. Le misure si sarebbero applicate a tutti coloro che non dispongono di un certificato Covid.

Il Consiglio di Stato ticinese aveva espresso la sua preferenza nei confronti della prima opzione. Variante che ieri è stata ufficialmente adottata dal Consiglio federale. Su un aspetto però c’è stata divergenza tra Berna e Bellinzona: il Governo cantonale preferiva l’obbligo di presentazione del certificato Covid (o dei test) all’entrata in Svizzera da parte di chiunque, anche di chi aveva espatriato solo per poche ore. La Confederazione ha invece annunciato che nelle zone di frontiera, all’interno delle quali “esiste uno stretto scambio economico, sociale e culturale”, non si richiederà la presentazione della certificazione.

“Nessuna eccezione per più facilità”
“Avevamo chiesto di non avere eccezioni di questo tipo per avere più facilità nei controlli”, ha spiegato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, intervenuto a Ticinonews ieri sera. “Lo sappiamo: i movimenti lungo il confine sono tanti, non solo per andare a fare la spesa (che è una banalizzazione dei movimenti transfrontalieri), ma anche per andare a fare visita ai propri cari”.

Si attendono precisazioni
Nella sua seduta di venerdì, il Consiglio federale non ha però stabilito cosa intenda con “regione di frontiera”. Il Governo ticinese ora attende chiarimenti in merito: “Se consideriamo la definizione di ‘regione di frontiera’ citata dal Consiglio federale quale ‘zona dai forti scambi economici, sociali e culturali’, beh, la nostra regione di frontiera potrebbe benissimo corrispondere all’intero Nord Italia. Questa formulazione dovrà essere precisata”.

Perplessità dei Cantoni sul secondo tampone condivise
Ieri alcuni Cantoni avevano fatto sapere di essere perplessi sul secondo tampone per chi entra in Svizzera senza certificato. Ciò pone interrogativi sul profilo sanitario e della capacità di controllo da parte delle autorità dell’effettivo rispetto della misura. Gobbi condivide questo punto di vista: “Il virus potrebbe svilupparsi nei giorni successivi al primo tampone. Inoltre, vedo difficile potere effettuare i controlli, di cui i Cantoni, come stabilito da Berna, sono responsabili. Si tratta di un impegno estremamente oneroso. A volte occorre soppesare efficacia ed efficienza”, conclude il consigliere di Stato.

Da www.ticinonews.ch

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/14728491

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 17 settembre 2021 de Il Quotidiano

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Agente di custodia: “Occasione per un lavoro polivalente”

Agente di custodia: “Occasione per un lavoro polivalente”

Aperto sino al 26 settembre il bando di concorso per la scuola aspiranti
È stato pubblicato la scorsa settimana il bando di concorso per candidate e candidati Agenti di custodia. Gli aspiranti selezionati, donne e uomini, parteciperanno alla speciale scuola che verrà organizzata nel corso del 2022. Ne abbiamo parlato con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. “La professione di Agente di custodia ha conosciuto negli anni un costante adattamento, per rispondere al meglio alle sfide legate alla sicurezza, ma non solo, che un istituto di pena deve saper affrontare. L’agente di custodia, per usare le parole del direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, è oggi un professionista polivalente, preparatissimo sia fisicamente, che mentalmente, dovendo possedere l’acume necessario per fare un costante apprezzamento della situazione, per prevedere quali siano i pericoli potenziali e per gestire la tecnologia sempre più complessa di cui un carcere è dotato. A questo si aggiungono competenze relazionali fuori dal comune, perché deve essere in grado di mantenere sempre il giusto rapporto con il detenuto, in qualunque condizione di stress e ambientale. Senza mai perdere il controllo di sé e della situazione. Insomma, un lavoro sempre più complesso, ma nello stesso tempo sempre più gratificante”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Per fare tutto questo occorrono persone preparate. “Da qui la necessità di una scuola ad hoc. Il bando pubblicato sul sito dell’amministrazione cantonale – sottolinea Norman Gobbi – serve proprio per selezionare le donne e gli uomini che potranno partecipare a questa scuola e in seguito essere nominati in qualità di Agenti di custodia. La scuola dura 8 mesi. Al termine di primi cinque mesi che sono in massima parte corsi scolastici in senso stretto si terranno gli esami intermedi. Seguiranno 3 mesi più di ingaggio pratico presso le strutture carcerarie, che si concluderanno con l’esame finale. Senza tema di smentita possiamo tranquillamente affermare che il sistema di formazione ticinese per agenti di custodia sia il migliore in Svizzera. Per la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni ciò rappresenta un orgoglio. Per me è una soddisfazione constatare il buon livello di formazione, che si traduce poi in un ottimo lavoro al servizio delle strutture carcerarie e di quella parte della nostra società che ha bisogno di un intervento più attento per permettere una effettiva possibilità di reinserimento. Ciò porta poi a diminuire il rischio di recidiva, obiettivo primario in questo tipo di sostegno”.
Per chi è interessato a questa scuola martedì 14 settembre alle 20.00 è prevista nell’aula magna della SUPSI di Trevano una sera informativa. “Gli aspiranti Agenti di custodia devono essere nati non prima del 1976 e non dopo il 1997. Vengono richiesti diversi requisiti che gli interessati potranno ritrovare sul bando di concorso (www.ti.ch/concorsi ) oppure conoscere nel corso della serata di martedì. Lo diciamo apertamente: il nostro obiettivo è di avere numerose candidature così da poter scegliere aspiranti con i migliori requisiti. Ciò aumenterà il livello dei futuri professionisti attivi presso le strutture carcerarie cantonali”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Agente di custodia: pubblicato il bando di concorso per la scuola 2022

Agente di custodia: pubblicato il bando di concorso per la scuola 2022

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha pubblicato oggi, venerdì 3 settembre 2021, sul Foglio Ufficiale il bando di concorso per agenti di custodia. Il concorso comporta per le candidate e i candidati scelti la partecipazione alla formazione durante un periodo di 8 mesi. Il superamento degli esami intermedi e finali permetterà di essere nominati presso le Strutture carcerarie cantonali in qualità di Agenti di custodia. Il concorso rimarrà aperto sino al 26 settembre e martedì 14 settembre si terrà per tutte le persone interessate una serata informativa dalle 20.00 alle 22.00 nell’aula magna della SUPSI attigua al Centro studi di Lugano Trevano. La formazione inizierà indicativamente nel secondo trimestre del 2022.

L’agente di custodia riveste un ruolo molto importante per il buon funzionamento delle nostre istituzioni. Si tratta di un lavoro di responsabilità, che presuppone variegate competenze. Per questa ragione viene organizzata una formazione ad hoc, così da consegnare ai candidati le conoscenze e le competenze necessarie per svolgere tale lavoro all’interno delle Strutture carcerarie ticinesi.

Sul sito ufficiale del Cantone all’indirizzo www.ti.ch/concorsi le persone interessate potranno trovare il bando di concorso, che riporta nel dettaglio le condizioni per parteciparvi: i compiti a cui un agente di custodia è chiamato; i requisiti generali che la candidata o il candidato devono soddisfare (per esempio sono ammessi coloro che sono nati dal 1976 al 1997); le competenze necessarie per essere ammessi alla scuola; i documenti da presentare per il concorso, che può essere inoltrato esclusivamente on-line al summenzionato indirizzo. Si specificano pure le condizioni salariali, sia quelle previste durante gli 8 mesi di formazione, sia quelle successive, quando l’agente entrerà in funzione.

Per presentare in ogni dettaglio il lavoro dell’agente di custodia e in particolare la formazione alla quale gli aspiranti candidati dovranno partecipare è prevista martedì 14 settembre una specifica serata informativa, durante la quale i responsabili delle Strutture carcerarie cantonali saranno presenti per fornire tutte le informazioni utili. L’incontro si terrà nell’aula magna della SUPSI attigua al Centro studi di Lugano Trevano e la partecipazione è libera. Si ricorda per finire che il bando di concorso rimarrà aperto sino al 26 settembre 2021.  

Esposizione dei progetti di concorso del nuovo Centro polifunzionale d’istruzione e tiro del Monte Ceneri

Esposizione dei progetti di concorso del nuovo Centro polifunzionale d’istruzione e tiro del Monte Ceneri

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) e il Dipartimento delle istituzioni (DI) informano che l’esposizione al pubblico dei progetti che hanno partecipato al concorso per la progettazione del nuovo Centro polifunzionale d’istruzione e tiro (CPIT) nel comune di Monteceneri è prevista dal 9 al 23 settembre 2021 presso la Casa dei Landfogti a Monteceneri-Rivera.

Il nuovo Centro accoglierà, sotto un unico tetto, il tiro al servizio di sportivi e di corpi di sicurezza per l’assolvimento degli obblighi militari e per il tiro di caccia. Lo scopo è quello di trovare una soluzione per far fronte alle necessità legate alle attività di tiro fuori servizio, tenendo conto delle importanti limitazioni allo sviluppo di pregiate aree urbane (nuovo quartiere di Cornaredo a Lugano, progetto di naturalizzazione del fiume Ticino e nuovo ospedale in zona Saleggi a Bellinzona).  

Per realizzare questi obiettivi si prevede quindi di sviluppare una struttura centralizzata coperta in un’unica area, storicamente destinata alle attività di tiro, volta a creare una sinergia tra gli utenti, oltre che a permettere uno sfruttamento ottimale delle capacità e delle potenzialità del centro.  

Come comunicato lo scorso 9 aprile, il progetto vincitore, FUOCO E CENTRO, presentato dal gruppo interdisciplinare capitanato dal Consorzio Mons Ceneris, è stato scelto all’unanimità dalla giuria perché ritenuto quello che meglio ha risolto la complessità dei temi, con un’idea forte e innovativa e un approccio approfondito e consapevole in ogni ambito affrontato.  

L’inaugurazione dell’esposizione di tutti i progetti che hanno partecipato al concorso di progettazione è prevista giovedì 9 settembre 2021, alle ore 9.00, presso la Casa dei Landfogti a Monteceneri-Rivera. L’esposizione rimarrà aperta al pubblico da giovedì 9 settembre a giovedì 23 settembre e sarà visitabile liberamente nei giorni feriali dalle ore 14.00 alle ore 18.00.  

Cantone-Comuni: incontro istituzionale a Tenero sui rapporti tra Legislativo ed Esecutivo

Cantone-Comuni: incontro istituzionale a Tenero sui rapporti tra Legislativo ed Esecutivo

Comunicato stampa

“I rapporti tra Legislativo ed Esecutivo in un contesto di democrazia diretta”: è questo il tema che verrà affrontato durante l’incontro istituzionale Cantone-Comuni previsto per mercoledì 8 settembre a partire dalle 17.00 presso il Centro sportivo nazionale delle gioventù di Tenero.

L’evento si inserisce nel proficuo percorso di collaborazione tra il Cantone e i Comuni per favorire il dialogo tra i due livelli istituzionali. L’incontro si aprirà con i saluti del Presidente del Gran Consiglio Nicola Pini, del Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli e del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Seguirà una relazione da parte del politologo Oscar Mazzoleni, sul tema dell’incontro, ovvero i rapporti tra Legislativo ed Esecutivo in un contesto di democrazia diretta. La tematica sarà approfondita successivamente durante la tavola rotonda, alla quale parteciperanno, oltre agli oratori succitati, anche la presidentessa del Legislativo di Lugano, Tessa Prati, il sindaco di Bioggio, Eolo Alberti e la segretaria comunale di Ascona, Paola Bernasconi. I lavori si concluderanno verso le 18.30 con un aperitivo.

L’invito è stato rivolto non solo a sindaci e segretari comunali, ma anche ai presidenti dei Legislativi comunali, attori specificatamente coinvolti nel tema scelto per questo incontro istituzionale. Si ricorda a chi non si fosse ancora annunciato che lo potrà fare entro questa sera, giovedì 2 settembre, telefonando al segretariato della Sezione enti locali (091 814 17 11).

Un credito di 3.78 milioni per la sostituzione delle radio Polycom

Un credito di 3.78 milioni per la sostituzione delle radio Polycom

Comunicato stampa 

Il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio per un credito complessivo di fr. 3’781’000.– per la sostituzione degli apparecchi terminali Polycom a servizio degli enti cantonali in vista della conclusione del loro ciclo di vita.

Come tutti i sistemi di comunicazione, anche Polycom deve mantenere aggiornata la propria piattaforma, assicurando la tecnologia necessaria. Per questo motivo negli ultimi anni la Confederazione e i Cantoni hanno investito capitali e risorse nel progetto WEP2030 (Werterhalt Polycom). Ciò permetterà all’infrastruttura Polycom di passare alla tecnologia IP, assicurando l’operatività per i prossimi 15 anni. Analogamente a quanto fatto per l’infrastruttura, anche i terminali che usufruiscono di questo servizio necessitano della dovuta manutenzione durante il loro designato ciclo di vita, al termine del quale – sia per l’adeguamento tecnologico sia per l’impossibilità di reperire gli elementi che li compongono –  segue un cambio generazionale. In quest’ambito si inserisce l’aggiornamento dell’attuale flotta radio Polycom in dotazione agli enti di primo intervento dal 2012. Questo tenendo conto del fatto che modelli radio portatili e veicolari ora in dotazione agli enti cantonali sono stati dismessi nel 2020 e non sono più reperibili dal fornitore, richiedendone la sostituzione in blocco. Si tratta di 1’060 unità portatili e 269 unità veicolari finanziate e gestite dalla Polizia cantonale.

Con l’acquisto dei nuovi apparecchi è prevista una riduzione dei costi di gestione e manutenzione, proporzionalmente alle sostituzioni, in quanto per i primi due anni saranno coperti dalla garanzia. Il passaggio al nuovo modello avverrà gradualmente, e per organizzazione, in modo da poter garantire l’uniformità all’interno di una singola istituzione (Polizia cantonale, Strutture carcerarie, Ufficio della caccia e della pesca, Area dell’esercizio e della manutenzione, Sezione del militare e protezione della popolazione e Settore gioventù e sport). Il lavoro di sostituzione e programmazione è fortemente condizionato dalle risorse specialistiche disponibili; per questo motivo il cambio generazionale verrà effettuato in almeno 3 e entro un massimo di 5 anni dalla disponibilità del finanziamento.

Si intende garantire il necessario adeguamento della flotta radio Polycom attraverso un progetto di aggiornamento tecnologico ritenuto prioritario sia per la Polizia cantonale sia per gli enti di primo intervento, di soccorso, di sicurezza e della protezione della popolazione. L’investimento finanziario, logistico, amministrativo e organizzativo è sensibile, ma ritenuto prioritario dal Governo, nonché indispensabile per garantire la continuità delle comunicazioni radio della Polizia e degli altri enti cantonali almeno fino al 2030.

La pandemia non ha rallentato il cantiere del Centro per i TIR

La pandemia non ha rallentato il cantiere del Centro per i TIR

Rispettati i tempi di realizzazione dell’opera da 250 milioni di franchi: sarà pronta a fine 2022 Il focus è ora sulla costruzione dei tre edifici per le attività – Intanto ecco il bando per gli interventi conclusivi

Non c’è pandemia che tenga, per fortuna, per il cantiere del Centro di controllo dei veicoli pesanti (CCVP) sul sedime dell’ex Monteforno a Giornico. Dopo la simbolica posa della prima pietra dello scorso 2 ottobre, i lavori proseguono spediti nel rispetto della tempistica. Ciò significa che la struttura, di cui si parla da oltre quindici anni, verrà inaugurata a fine 2022 dopo quattro anni di cantiere (le opere preliminari erano iniziate nel 2018) ed un investimento di 250 milioni di franchi. Prima della messa in esercizio vera e propria vi sarà una fase di test com’è prassi quando si ha a che fare con realizzazioni di una simile portata che comprendono pure un’importante parte tecnologica.

Una cinquantina di agenti
Dopo gli interventi fuori carreggiata degli scorsi mesi, come vengono definitiin gergo, che hanno riguardato le bretelle e i sottopassi nonché altre misure come il recupero dei materiali di scavo ed il risanamento dei terreni, adesso il focus è sulla costruzione dei tre edifici (per il triage e le pratiche amministrative, per il controllo approfondito e per il deposito/sequestro) dell’area di dosaggioe stoccaggio, una delle 13 che la Confederazione sta edificando. Il CCVP, ricordiamo, darà lavoro ad una cinquantina fra agenti della Polizia cantonale (che si occuperà della gestione del centro) ed assistenti e garantirà maggiore sicurezza per gli automobilisti in transito sull’A2. L’Area TIR sarà connessa direttamente all’autostrada grazie ad uno svincolo. Le autorità comunali nutrono la grande speranza di poter rilanciare l’intero comparto e favorire l’insediamento di nuove aziende più che mai indispensabili per lo sviluppo socioeconomico della bassa Leventina. Interessata, non va scordato, dal progetto di aggregazione fra Bodio, Giornico, Personico e Pollegio; la votazione consultiva è in agenda il 13 febbraio 2022.

Smantellamenti e sistemazioni
L’attenzione, tuttavia, è già rivolta a quando la struttura sarà realtà (o quasi). È infatti appena stato pubblicato il bando di concorso, da parte dell’Ufficio federale delle strade, per i cosiddetti smantellamenti e sistemazioni finali. Di cosa si tratta? Per farla breve sono gli interventi che verranno eseguiti parallelamente alla messa in esercizio del CCVP (o poco prima) e negli anni seguenti. La durata del contratto d’appalto va dal febbraio 2022 a fine 2026. Il mansionario comprende, ad esempio, la gestione delle superfici verdi e la lotta alle neofite invasive (circa 100.000 metri quadrati); i movimenti di terra e le sistemazioni morfologiche; la fornitura di terre e la ricostruzione di fondi agricoli; la piantagione di alberi e arbusti per complessivi 15.000 esemplari.
Le offerte vanno presentate entro il 21 settembre prossimo. È ammesso il consorzio, così come il ricorso a subappaltatori però al massimo per il 50% delle prestazioni.

 

Prospettive

Un ampio comparto che cerca il rilancio
Polo di sviluppo economico
Il comparto che prende il nome dell’ex Monteforno (la storica acciaieria chiusa nel 1994) si sta delineando. L’area è un Polo di sviluppo economico del Piano direttore cantonale. Come riferivamo lo scorso 15 giugno, il rilancio procede su due binari paralleli. Il primo è quello gestionale-economico; l’altro è quello legato agli aspetti pianificatori. Si sognano nuovi insediamenti, ma prima occorre stabilire la governance.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 30 luglio 2021 del Corriere del Ticino

 

“Sono contrario al certificato generalizzato”

“Sono contrario al certificato generalizzato”

Francia e Italia hanno scelto il Green Pass come strumento anche per bar, ristoranti e altre attività. Gobbi: “Il Governo ne discuterà quando sarà necessario”

“L’estensione del Green Pass in Ticino non è al momento un tema all’ordine del giorno del Consiglio di Stato”. È quanto ha riferito Norman Gobbi ai microfoni di Radio3i, all’indomani delle dichiarazioni del presidente dei direttori cantonali della sanità Lukas Engelberger, che dalle colonne del SontagsBlick ha ipotizzato un più ampio utilizzo del certificato Covid anche in Svizzera.

“Contrario a un uso generalizzato del Green Pass”
“Tutte le misure devono essere proporzionate e condivisibili dalla maggior parte della popolazione. Vediamo come in paesi come la Francia, ma anche l’Italia, non c’è una grande esultanza per una misura generalizzata del Green Pass per accedere a tutti i luoghi pubblici”, spiega Gobbi. Il punto di vista interno è stato riportato dai direttori della sanità pubblica, in particolar modo dal suo presidente Engelberger. “In questo caso devono essere consolidate le posizioni all’interno dei governi cantonali proprio perché ci sono più punti di vista e sensibilità. Come sottolineato da alcuni, gli esercenti non sono dei poliziotti. Personalmente, sono contrario a una generalizzazione del Green Pass”, aggiunge.

Il tema non è in agenda
Il tema del Certificato Covid generalizzato non è attualmente nell’agenda del Consiglio di Stato. “Il Governo ne discuterà quando sarà necessario prendere posizione su eventuali proposte. Quello che sarà in consultazione è la quarta fase di allentamento, pianificata dal Consiglio federale”, ha sottolineato Gobbi.

L’invito di Merlani a farsi vaccinare
Il Medico cantonale in una lettera datata 23 luglio è tornato a sollecitare gli operatori nelle strutture sanitarie a farsi vaccinare. Ma in generale, anche la campagna di vaccinazione in Ticino è rallentata. Secondo Gobbi – però – “non è possibile che passi un obbligo generalizzato al vaccino”. La popolazione, dunque, “deve essere convinta a farsi vaccinare”. “È vero che ci sono settori maggiormente esposti, come quello sanitario ma anche in questi casi gli inviti a farsi vaccinare, come con l’influenza stagionale, non sempre raggiungono i gradi di copertura che ci si potrebbe immaginare”, conclude.

Da www.ticinonews.ch

In acqua e in montagna, sempre vigili!

In acqua e in montagna, sempre vigili!

Norman Gobbi: “i recenti fatti di cronaca devono farci riflettere”

A poco più di un mese dalla conferenza stampa di lancio delle campagne di prevenzione “Acque sicure” e “Montagne sicure” del Dipartimento delle istituzioni, abbiamo voluto sentire il parere del Consigliere di Stato Norman Gobbi per un primo parziale bilancio. “La stagione estiva è iniziata, ma non come avremmo sperato: sono già stati constatati degli annegamenti e un infortunio mortale in montagna. Soprattutto mi preme sottolineare come i decessi in acqua siano avvenuti in contesti differenti che vanno dal lago al fiume, fino alla piscina. Circostanze diverse, che devono indurre tutti i bagnanti che frequentano i nostri magnifici spazi a non sottovalutare le insidie quando decidono di trascorrere momenti di relax o praticare attività sportive a contatto con l’acqua. In caso contrario, lo svago potrebbe trasformarsi velocemente in dramma”.

Le campagne di prevenzione aiutano a sensibilizzare la popolazione residente e pure il numero crescente di turisti confederati e provenienti dall’estero che scelgono di trascorrere le vacanze in Ticino. Come si spiegano allora gli incidenti? “Tutti devono mantenere alta l’attenzione perché il rischio è sempre in agguato. Proprio per questo, negli ultimi anni è stato deciso di svolgere una maggiore attività sul terreno e di segnalare con cartelli le zone più pericolose. Quest’estate, nell’ambito ad esempio dell’attività di prevenzione in montagna, in numerose capanne, nelle immediate vicinanze dei principali impianti di risalita e durante eventi di forte richiamo quali “trail” e “vertical” (corse su sentieri e corse in salita sempre in montagna), le persone sono invitate a partecipare a un sondaggio che consentirà di valutare le loro conoscenze legate alla montagna: i dati raccolti serviranno per individuare le principali lacune e predisporre le misure più urgenti”. Un altro elemento aggiuntivo per essere certi di raggiungere il maggior numero di destinatari possibili è quello ad esempio di promuovere la campagna di sensibilizzazione “Acque sicure” nelle varie lingue nazionali e in inglese e di diffonderla anche lungo le vie di accesso o sui canali informativi d’oltre Gottardo.

Un impegno non indifferente quello sul territorio cantonale e che, ci pare di capire, presuppone delle collaborazioni: “i partner dei due progetti, rappresentati nelle Commissioni consultive del Consiglio di Stato (unitamente ai servizi della Lacuale e del Gruppo ricerche e costatazioni della Polizia cantonale che hanno un ruolo essenzialmente operativo in questo ambito), con il loro impegno e le loro competenze settoriali agevolano – spesso su base volontaria – l’attività di sensibilizzazione. È però chiaro che al primo posto c’è sempre il comportamento e il senso di responsabilità delle singole persone che non devono sopravvalutare le proprie capacità e sottostimare i possibili rischi. Già questo approccio, se ampiamente condiviso, permetterà un deciso passo avanti nel contenere e, si spera, nel ridurre il numero di infortuni e di incidenti mortali. Tutti assieme possiamo quindi contribuire a salvare delle vite con la giusta dose di buon senso: un cambiamento senza dubbio auspicato e apprezzato da un Dipartimento che deve garantire la sicurezza dei propri cittadini”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Custodia di polizia, indagini preventive: ok del Tf alla legge ticinese

Custodia di polizia, indagini preventive: ok del Tf alla legge ticinese

Mon Repos respinge il ricorso contro la revisione voluta dal Consiglio di Stato e approvata dal parlamento nel 2018: le nuove disposizioni non ledono la Costituzione

La nuova Legge cantonale sulla polizia supera lo scoglio del Tribunale federale. I giudici di Mon Repos hanno respinto il ricorso contro la revisione della normativa che permette la cosiddetta custodia di polizia (durata massima 24 ore), che disciplina trattenimento e consegna di minorenni e che regolamenta le indagini, anche ‘mascherate’, preventive, per impedire la commissione di reati. Revisione alla quale Losanna ha dato dunque luce verde con sentenza, una quarantina di pagine, datata 6 luglio e intimata ieri alle parti.Il ricorso era stato inoltrato nel marzo 2019 dai giuristi Martino Colombo e Filippo Contarini: chiedevano l’annullamento di quasi tutte le disposizioni proposte dal Consiglio di Stato e approvate nella seduta del 10 dicembre 2018 dalla maggioranza del parlamento (quarantotto i deputati favorevoli, dodici quelli contrari e quattro astensioni) dopo qualche ritocco al progetto governativo.
I due giuristi lamentavano la violazione di diritti fondamentali. Spiegava Colombo alla ‘Regione’ pochi giorni dopo l’invio delle contestazioni al Tf: “Il nostro ricorso non è contro la polizia, ma contro una legge che riteniamo conferisca un eccessivo e ingiustificato margine di manovra alle forze dell’ordine. E gli abusi, derivanti da norme generiche e non chiare come in questo caso, sono dietro l’angolo. Il ricorso è quindi a tutela dei diritti fondamentali del cittadino”. Il Tribunale federale non ha però accolto le tesi dei ricorrenti, mentre ha sottoscritto quelle formulate dal Consiglio di Stato nelle osservazioni al ricorso.

L’articolo 7c ‘non lede il diritto federale e la Costituzione’
Buona parte delle contestazioni di Contarini e Colombo aveva per oggetto l’articolo 7c, la norma più delicata e controversa della rivista legge, secondo cui la Polizia cantonale può porre “provvisoriamente sotto custodia”, ma al massimo per 24 ore, “persone che mettono in pericolo se stesse o che possono rappresentare un pericolo per la sicurezza di terzi; persone che, per il loro comportamento, perturbano la sicurezza e l’ordine pubblico in modo grave ed imminente; persone al fine di garantire l’esecuzione di una decisione di consegna, di traduzione forzata, di allontanamento, di respingimento o di espulsione, ordinata dall’autorità competente”. Contro la misura della custodia di polizia “è dato ricorso (non ha effetto sospensivo, ndr.) al giudice dei provvedimenti coercitivi entro trenta giorni dalla messa in custodia”. Come si ricorda nella sentenza, i ricorrenti consideravano, fra l’altro, troppo vago il concetto di perturbamento della sicurezza e dell’ordine pubblico, con conseguente possibile applicazione della norma in più situazioni: feste rumorose, schiamazzi dopo una bevuta fra amici… Ribattono i giudici federali: “Adducendo, manifestamente a torto, che ‘qualsiasi’ imminente perturbamento della sicurezza e dell’ordine pubblico potrebbe condurre a una custodia di polizia, i ricorrenti misconoscono che esso dev’essere anche ‘grave’, ciò che non si verifica per gli esempi da loro indicati”. Rigettando questa e altre censure sollevate dai ricorrenti, il Tf giunge alla conclusione che l’articolo 7c “non lede il diritto federale e la Costituzione”, come neppure la Cedu, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E in uno degli ultimi punti della sentenza Losanna ribadisce che nell’applicazione della custodia di polizia, le forze dell’ordine dovranno “attenersi alle spiegazioni fornite dal Consiglio di Stato, nel senso che anche per questa fattispecie il pericolo dev’essere grave e imminente”.

‘Se del caso prima della scadenza delle 24 ore’
Nel mirino del ricorso era anche la disposizione e su ‘Trattenuta e consegna di minorenni”. Si tratta dell’articolo 7d, in base al quale “la Polizia cantonale, se disposto dall’ufficiale, può trattenere minorenni per procedere al più presto, di regola entro 24 ore, alla loro riconsegna a chi ne detiene la custodia o all’autorità di protezione dei minori competente”. Scopo della norma, annota Non Repos, “è, implicitamente, la tutela e la protezione del minorenne”. Nel rapporto parlamentare di maggioranza “si precisa infatti, rettamente, che i minorenni dovrebbero presentare uno stato psicofisico tale, a causa per esempio di un eccesso di consumo di alcol o di droghe, da non essere più in grado di badare a se stessi. Tenuto conto dei loro notori e particolari bisogni di protezione, scopo di un’eventuale trattenuta è in sostanza la tutela della loro incolumità e del loro sviluppo. Ora, questi intenti sono esplicitati all’articolo 11 della Costituzione (federale, ndr.) e nella Convenzione sui diritti del fanciullo conclusa il 20 novembre 1989 ed entrata in vigore per la Svizzera il 26 marzo 1997”. Un intervento della polizia, prosegue il Tf, “potrebbe quindi aver luogo, considerando in particolare l’età e la maturità del minorenne, solo nel suo interesse, per preservarlo da un pericolo, che chiaramente dev’essere imminente”. Sottolinea Losanna: “È palese che, come per la custodia di polizia, la trattenuta dev’essere annullata qualora non sia più proporzionale, quindi se del caso già prima della scadenza del termine di 24 ore, in particolare quando il pericolo per il minorenne sia diminuito o scomparso”.

La soddisfazione di Gobbi: occorrono strumenti investigativi idonei
Soddisfatto ovviamente del verdetto di Losanna il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. «La sentenza del Tribunale federale – osserva il consigliere di Stato interpellato stamane dalla ‘Regione’ – conferma il buon lavoro svolto dal Dipartimento nell’elaborazione del testo di legge e la validità degli affinamenti garantisti introdotti dal Gran Consiglio. Riguardo sia alla custodia di polizia sia alle indagini preventive avevamo sempre detto che le relative norme erano ispirate dalle leggi di altri cantoni, che avevamo vagliato, ritenendole solide. La lunga e articolata sentenza del Tribunale federale è la dimostrazione che la materia è importante e complessa. Occorre comunque dotare la Polizia cantonale di strumenti investigativi idonei, volti anche a prevenire la commissione di delitti e crimini. Del resto l’attività inquirente deve confrontarsi anche con organizzazioni criminali tecnologicamente agguerrite».

Da www.laregione.ch

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Legge di polizia, ok da Mon Repos

Respinto il ricorso di due giuristi contro la norma votata nel dicembre 2018 dal Gran Consiglio ticinese

Il Tribunale federale, con una sentenza del 6 luglio intimata giovedì alle parti, ha respinto il ricorso inoltrato nel marzo 2019 dai giuristi Martino Colombo e Filippo Contarini contro la nuova legge cantonale di polizia ticinese, approvata nel dicembre del 2018 dal Gran Consiglio. Lo anticipa laRegione. Ad essere contestato, in particolare, era l’articolo che permette alle forze dell’ordine di tenere provvisoriamente sotto custodia (al massimo per 24 ore)  persone che rappresentano un pericolo per sé stesse o per gli altri, che perturbano la sicurezza e l’ordine pubblico in modo grave ed imminente o persone per le quali bisogna eseguire una decisione di consegna, di traduzione forzata, di allontanamento, di respingimento o di espulsione.
In particolare il secondo concetto era ritenuto dai ricorrenti troppo vago e suscettibile di permettere abusi. I giudici di Mon Repos sono di avviso contrario: la norma, a loro avviso, non lede né il diritto federale né la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
L’altro aspetto criticato era quello relativo alla “trattenuta e consegna di minorenni”. La Corte di Losanna ritiene che lo scopo è implicitamente quello della protezione dei minorenni stessi e che sia palese che la custodia debba concludersi prima delle 24 ore se non più proporzionale.
La nuova legge introduce anche un nuovo strumento investigativo, la possibilità cioè di condurre inchieste anche mascherate, senza il nulla osta preventivo del Ministero pubblico.
I nuovi provvedimenti potranno essere messi in pratica da subito, ha precisato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi: la legge era già tecnicamente in vigore, ma gli articoli contestati non venivano applicati visto il ricorso pendente. È previsto di emanare direttive specifiche all’indirizzo degli agenti.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Legge-di-polizia-ok-da-Mon-Repos-14285631.html

Da www.rsi.ch/news

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Più strumenti per la Polizia

Il Tribunale federale ha respinto il ricorso presentato da due cittadini contro la modifica della Legge cantonale sulla polizia Gli agenti ora potranno svolgere inchieste preventive senza il coinvolgimento di un magistrato – Gobbi: «La sentenza premia le istituzioni»

«La Polizia cantonale ora potrà disporre degli strumenti necessari per svolgere indagini preventive e per meglio tutelare la salute e l’integrità delle persone». C’è soddisfazione nelle parole del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi dopo la decisione del Tribunale federale (TF) di respingere il ricorso (interposto da due cittadini) contro la modifica della Legge cantonale sulla polizia, approvata dal Parlamento cantonale nel dicembre del 2018. «La sentenza del TF premia il lavoro preparatorio del Dipartimento istituzioni, così come il dibattito parlamentare che ha permesso di aggiungere qualche tutela in più laddove era necessario intervenire». Nello stesso tempo, prosegue Gobbi, «in maniera anche piuttosto diretta e secca, la sentenza ha bacchettato i ricorrenti per aver sollevato temi pretestuosi e privi di fondamento».

Un ricorso che di fatto ha bloccato per oltre due anni e mezzo l’applicazione della revisione normativa. «In questo lasso di tempo avremmo potuto attuare alcune di queste modifiche che sono state pensate per meglio tutelare la persona, penso ad esempio alle nuove norme sulla custodia di polizia». Per le norme relative alle indagini preventive, invece, continua Gobbi, «avremmo potuto allenare una pratica che oggi ci vede in ritardo. Ora si tratta di recuperare il terreno perso».

La genesi
I nuovi articoli di Legge, ricordiamo, sono stati al centro di un’ampia fase di consultazione che ha coinvolto il Ministero pubblico, il Magistrato dei minorenni, il Consiglio della magistratura, la Divisione della giustizia, l’Associazione dei giudici di pace, la Pretura penale e l’Incaricato cantonale per la protezione dei dati. Il 10 dicembre del 2018 il Parlamento approvò la modifica con 48 voti favorevoli, 12 contrari e 4 astenuti. Contro la decisione del Gran Consiglio, due cittadini presentarono ricorso al Tribunale federale chiedendo di annullare le nuove norme. «Il ricorso – si legge nella sentenza del Tribunale federale è incentrato in larga misura sulla pretesa indeterminatezza e astrattezza dei comportamenti che potrebbero rientrare nel campo di applicazione delle citate norme, le quali non rispetterebbero sufficientemente le esigenze poste dal principio di legalità».

Maggiore efficacia
Tra le norme contestate dal ricorso (respinto in data 6 luglio 2021) vanno ricordate quelle relative alle indagini preventive. Il ricorso metteva in dubbio la legittimità data all’autorità di Polizia di poter avviare – in ottica preventiva – inchieste senza il coinvolgimento di un magistrato. «Analogamente a quanto accade in altri Cantoni, con il nuovo articolo di legge anche la Polizia ticinese ora potrà disporre di strumenti d’inchiesta preventiva: osservazione, indagine in incognito, inchiesta mascherata e sorveglianza discreta». Le nuove norme, spiega ancora Gobbi, sono state elaborate nel rispetto del quadro legale attuale e secondo le indicazioni della Conferenza dei Direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia. «Questi articoli di legge permetteranno agli agenti di agire con maggiore efficacia prima dell’apertura di un procedimento penale. Ad esempio nell’ambito della lotta al traffico di stupefacenti e a reati come la pedofilia su Internet. Il TF ha confermato la legittimità della misura che sostanzialmente riprende quanto già fatto in altri cantoni tenendo conto per altro della giurisprudenza federale».

Custodia temporanea
La Polizia cantonale potrà decidere la privazione della libertà temporanea nei confronti di persone che rappresentano un grave e imminente pericolo perl’integrità fisica o psichica propria o di altre persone; ad esempio, un individuoaggressivo e in preda all’alcol o a sostanze psicoattive. «Come accade in altri Cantoni, la misura potrà avere una durata massima di 24 ore», continua il Gobbi. Le modifiche relative all’istituto della custodia di polizia, in virtù delle quali sarà permesso trattenere temporaneamente una persona, qualora le circostanze lo dovessero esigere, rispettivamente la trattenuta di minorenni per il tempo necessario alla loro riconsegna a chi ne detiene la custodia o all’autorità di protezione dei minori, permetteranno alla Polizia cantonale di svolgere il compito di tutela della cittadinanza fondandosi su chiare disposizioni di legge. «Questa custodia, sottolinea Gobbi, non è una misura di carattere penale, ma è volta a prevenire atti magari anche più gravi di quanto fatto fino a quel momento». Con questo ulteriore tassello, conclude Gobbi, il DI ha creato le basi «per una migliore tutela della sicurezza del nostro Cantone».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 24 luglio 2021del Corriere del Ticino