“La prevenzione resta fondamentale”

“La prevenzione resta fondamentale”

Nel 2021 la campagna Acque sicure è stata confrontata con il massiccio numero di turisti

È stato presentato negli scorsi giorni il bilancio per la stagione 2021 della campagna di prevenzione Acque sicure, promossa dal Dipartimento delle istituzioni; una campagna che quest’anno è stata in particolare confrontata con la massiccia presenza di turisti, affrontando quindi   nuove sfide, come conferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Analogamente allo scorso anno, anche nel 2021 molti turisti, sia svizzeri che stranieri, hanno scelto di trascorrere le proprie vacanze nel nostro Cantone sfruttando appieno tutte le sue bellezze naturalistiche. Questo ha imposto un ripensamento della strategia di prevenzione della campagna che, oltre ad essere già stata declinata in altre lingue tra cui tedesco, francese e inglese, ha cercato di anticipare il più possibile le informazioni di prevenzione ai turisti che hanno scelto il Ticino quale destinazione, per esempio tramite inserzioni su guide e riviste turistiche, mezzi pubblici, o ancora con affissioni digitali pressi i distributori di benzina presenti a nord della Alpi e lungo le principali vie d’accesso verso il nostro Cantone”.

In effetti il bilancio, che conta 9 annegamenti (la statistica include pure un cittadino kosovaro annegato nel fiume Ticino mentre fuggiva dalla Polizia), vede coinvolti principalmente cittadini stranieri o turisti provenienti da oltre Gottardo. Un segnale che i messaggi di sensibilizzazione tra i ticinesi sono “passati”? “Direi di sì. Le ticinesi e i ticinesi del resto sono abituati a frequentare i nostri laghi e le nostre acque già da bambini; le fondamentali attività di sensibilizzazione che da anni vengono svolte sul nostro territorio permettono alla popolazione di comprenderne i rischi e quindi di affrontare le nostre acque con il necessario rispetto. Spesso invece chi viene dall’estero crede erroneamente che i nostri laghi siano come il mare, restano ammaliati dalla sua bellezza e dalla sua apparente calma senza tuttavia conoscerne le insidie tra cui il terreno scosceso, tant’è che dalle statistiche emerge che diverse persone che purtroppo perdono la vita a causa di un annegamento non erano in grado di nuotare.”

Quest’anno al centro delle cronache v’è stata la foce del Cassarate. Come si intende agire in questo luogo? “La Commissione Acque sicure dallo scorso mese di agosto si è già incontrata due volte con il dicastero competente della Città di Lugano. Attualmente le soluzioni proposte sono due: rafforzare in loco le misure comunicative con un adeguamento della segnaletica, rispettivamente introdurre un servizio di pattugliamento analogo a quello che da qualche anno già svogliamo nei punti critici in Valle Verzasca. La decisione finale spetterà alla Città, ma la Commissione si è detta disponibile a sostenere un progetto pilota di un anno così da poter valutare l’efficacia della misura. L’obiettivo finale – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – è che tutti possano godere di questo magnifico angolo della Città, come pure di tutte le zone balneari del Cantone, in piena sicurezza”.

Aggregazione a quattro in valle

Aggregazione a quattro in valle

Gran finale per le serate informative sul progetto aggregativo in bassa Leventina, che concerne i Comuni di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio.
L’appuntamento, lunedì 15 novembre alle 20 alla palestra «Fantin» a Giornico, vedrà la partecipazione del direttore del Dipartimento delle istituzioni NormanGobbi.
Sarà l’occasione, 
per il consigliere di Stato, di illustrare i vantaggi della fusione, che sarebbe la seconda nel Distretto dopo il matrimonio (in due fasi) che ha portato alla nascita di Faido.
La votazione consultiva in bassa valle si terrà il 13 febbraio 2022. In caso di sì alle urne vedrebbe la luce Sassi Grossi, un’entità di circa 3.000 abitanti con un Municipio di 7 e un Legislativo di 25 membri.

Da www.cdt.ch

“Lavoriamo per costruire il Ticino di domani”

“Lavoriamo per costruire il Ticino di domani”

Norman Gobbi evidenzia l’importanza del Comuni e presenta un nuovo progetto

Si è ritornati a porre i Comuni al centro dell’attenzione questa settimana, con una novità assoluta per la Svizzera: il progetto del “Buon governo”. Ne abbiamo parlato con il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Il Dipartimento delle istituzioni sta lavorando su tre assi di intervento per ridefinire il ruolo e il funzionamento del Comune. Da un lato – quello più conosciuto – è legato alla dimensione del Comune, ossia il grande cantiere delle aggregazioni. Poi c’è la riforma dei compiti, caratterizzata dal progetto del Consiglio di Stato Ticino2020. Quale terzo asse vi è la riforma del funzionamento del Comune, ossia con quali strumenti e procedure governare. Qui si inserisce il progetto del “Buon governo”.

Ma concretamente di che cosa si tratta? “Il progetto del “Buon governo” – precisa il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – tocca la revisione dei meccanismi sui quali si fonda l’operato dei Comuni. L’iniziativa è portata avanti dalla Sezione degli enti locali (SEL) in collaborazione con i due Comuni di Faido e di Tresa. Grazie all’accompagnamento di alcuni collaboratori della SEL, i due Comuni coinvolti nel progetto pilota potranno adottare nuove modalità di lavoro. L’obiettivo è quello da una parte di adeguare il modo di lavorare per essere al passo con i tempi e soddisfare le nuove esigenze dei cittadini e dall’altra di seguire le procedure corrette per evitare ad esempio di commettere errori formali che potrebbero anche sfociare in sanzioni”.

Come abbiamo detto si tratta di una prima a livello svizzero. “È vero. Si tratta di un progetto innovativo che vede la Sezione degli enti locali assumere un ruolo di consulente nei confronti dei Comuni e che inoltre introduce un approccio più partecipativo. Infatti, basandosi sulla democrazia diretta che regge il sistema federalista svizzero, i cittadini sono coinvolti attivamente nelle fasi del Buon governo in modo da costruire un concetto condiviso e quindi accettato”. 

Quale sarà l’iter di questo progetto pilota? Quando vedremo i risultati? “Dopo le esperienze con i Comuni di Faido e di Tresa che dureranno per tutta la legislatura 2021-2024 si stilerà un bilancio dell’esperienza e le conclusioni saranno inserite nella modifica del quadro normativo (la revisione della Legge organica comunale) che prenderà avvio prossimamente. Sarà musica per la prossima legislatura. Ma l’importante è iniziare ora, direttamente sul terreno, con i due Comuni. In conclusione vorrei ringraziare le autorità e i collaboratori dei Comuni di Tresa e di Faido per aver aderito a questo progetto”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.       

 

Il capo dell’esercito incontra il Ticino

Il capo dell’esercito incontra il Ticino

Oggi il capo dell’esercito, comandante di corpo Thomas Süssli, ha tenuto una relazione in merito alle attuali sfide dell’esercito davanti a oltre 150 dirigenti delle aziende ticinesi.

Come già i suoi predecessori, il comandante di corpo Süssli si incontra periodicamente con rappresentanti della politica, dell’economia, della cultura, dell’istruzione e dei media nelle differenti regioni della Svizzera.
I continui cambiamenti ai quali siamo confrontati necessitano di spiegazioni che sono meglio comprensibili se date di persona. È per questo che Süssli mantiene viva la tradizione di recarsi a cadenze regolari nei differenti cantoni per incontrare i portatori di interesse della regione. 

L’organizzazione della giornata è stata assicurata dalla divisione territoriale 3, comandata dal divisionario Lucas Caduff. Con i militari della sua Divisione, Caduff assicura alle autorità civili gli impieghi sussidiari necessari a far fronte a bisogni straordinari in mezzi e uomini. “Le prestazioni dell’esercito sono molto apprezzate”, ha spiegato il divisionario Caduff in apertura, evidenziando che “la grande partecipazione all’odierna manifestazione dimostra l’interesse nei confronti dell’esercito”.

Süssli ha illustrato ai presenti l’evoluzione che ha portato all’odierna situazione geopolitica, le sfide globali, come ad esempio quella ambientale, le possibili implicazioni per la Svizzera e come l’Esercito svizzero contribuisce alla sicurezza della nazione. Rimanendo all’esempio del cambiamento climatico, per l’Esercito non è importante chi o cosa stia causando il surriscaldamento globale, ma quali conseguenze esso porterà, i possibili scenari e come potrebbe essere impiegato per farvi fronte (ad esempio intervenendo in occasione di eventi naturali). Pensare di ridurre un possibile impiego delle truppe alle sole catastrofi è però limitativo. L’attenzione deve rimanere anche su eventuali conflitti futuri. “Le minacce moderne possono essere classificate meno chiaramente – confida il comandante di corpo ai suoi ospiti – perché i conflitti di oggi non seguono il processo di escalation tipico di quelli del passato”.

Per poter assolvere il suo compito, l’Esercito deve disporre delle necessarie risorse in uomini, competenze, mezzi e materiale. In quest’ottica rientrano le neocostituite truppe della cyberdifesa, così come l’acquisto dei caccia da combattimento, per il quale la Confederazione ha ricevuto il benestare del popolo.    

Un tema importante trattato da Süssli di particolare interesse per i presenti, è quello della formazione militare alla condotta: “Coloro che assolvono i corsi di formazione per ufficiali e per sottufficiali superiori sono ad esempio in grado di svolgere analisi approfondite delle situazioni, così da sottoporre ai loro capi diverse varianti con vantaggi e svantaggi, invece di proporre solo la prima soluzione individuata”, ha spiegato il capo dell’Esercito. Il grande valore aggiunto è rappresentato dai servizi pratici, parte integrante della formazione. Grazie ad essi l’esercito può infatti essere considerato una delle migliori scuole svizzere di quadri, che richiede ai suoi allievi che esercitino i concetti di condotta appresi in modo teorico anche in condizioni reali di lungo periodo, e non solo mediante simulazioni in aula.

Da ultimo, il comandante di corpo Thomas Süssli, ha ricordato che un Esercito di milizia quale è quello svizzero si basa sulla possibilità data ai cittadini e alle cittadine di abbandonare il proprio posto di lavoro quando devono prestare servizio. Questo può avvenire grazie a dei datori di lavoro ben disposti, e per tale disponibilità ha tenuto a ringraziare i presenti.

L’incontro si è tenuto a Lugano, nella cornice del LAC. A portare la voce delle Istituzioni è stato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. Nel suo intervento Norman Gobbi ha sottolineato come il Ticino ha collaborato e continua a collaborare in modo proficuo con l’esercito, sottolineando il valore degli investimenti svolti in passato dall’esercito sul territorio cantonale e citando quelli già pianificati per i prossimi anni.

Da: Divisione territoriale 3

https://www.vtg.admin.ch/it/organizzazione/cdo-op/div-ter-3.detail.news.html/vtg-internet/miliz/2021/21-10/il-capo-dell-esercito-incontra-il-ticino.html

 

Minori e violenza in famiglia: una serata pubblica per discutere il tema  

Minori e violenza in famiglia: una serata pubblica per discutere il tema  

Comunicato stampa

Nel quadro delle iniziative per sottolineare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre, il Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con il Dipartimento della sanità e della socialità propone giovedì 11 novembre un primo incontro pubblico dal titolo “Minori e violenza in famiglia. Lo sguardo nascosto”, in cui si discuteranno cause, conseguenze e percezione della violenza agita in famiglia e di cui sono spesso vittime i minori.

In Svizzera la violenza domestica coinvolge i minori nella metà degli interventi di polizia e la loro presenza è certamente ancora più importante in situazioni altrettanto drammatiche che non giungono a conoscenza delle autorità.
Bambini e adolescenti sono esposti alla violenza tra i genitori o in altre relazioni familiari con una frequenza e un’intensità preoccupanti; essi vedono, ascoltano, respirano tra le mura di casa relazioni e dinamiche non sane e violente, senza che vi sia particolare riguardo per le loro emozioni, per la loro fragilità, per il loro bisogno e il loro diritto alla protezione e alla cura.
Una prima iniziativa per affrontare il tema, che coerentemente con le strategie nazionali avrà spazio anche nelle strategie e nelle misure del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica in sinergia con il Programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione dei bambini e dei giovani, è prevista per giovedì 11 novembre 2021dalle 17:00 alle 20:00 al Cinema Lux di Massagno, e ruoterà attorno alla visione di un film e al successivo dibattito di approfondimento.
Il film proposto è L’affido-una storia di violenza, premiato a Venezia nel 2017 per la miglior regia (Xavier Legrand) e la miglior opera prima, che rappresenta con drammatica efficacia la disgregazione di una famiglia e le importanti conseguenze dell’esposizione alla violenza sulle vittime, soprattutto sui minori.
A seguire, un dibattito aperto al pubblico per cercare di rispondere ad alcune domande: come è affrontata la violenza familiare che colpisce bambini e ragazzi? Quali sono le conseguenze sui minori della violenza subita e con quale consapevolezza i professionisti la affrontano, quando sono confrontati con dinamiche familiari complesse e non sempre facilmente interpretabili? Ne parleranno – dopo il saluto di benvenuto del Consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni – Sonia Giamboni, pretore di Leventina e giudice della Pretura penale di Bellinzona; Letizia Vezzoni, avvocata e membro del Gruppo di accompagnamento in materia di violenza domestica; Cristiana Finzi, Delegata per l’aiuto alle vittime di reati; Domenico Didiano, psichiatra e psicoterapeuta del bambino e dell’adolescente; Ilario Lodi, Direttore di Pro Juventute sezione Ticino; con la moderazione di Chiara Orelli Vassere, coordinatrice istituzionale in tema di violenza domestica presso il Dipartimento delle istituzioni. 
L’accesso alla serata, aperta al pubblico, è consentito unicamente ai titolari del Certificato Covid.

Comuni ticinesi – Prosegue la costruzione del Ticino di domani

Comuni ticinesi – Prosegue la costruzione del Ticino di domani

Comunicato stampa

Sono tre gli assi di intervento sui quali sta lavorando il Dipartimento delle istituzioni per ridefinire il ruolo e il funzionamento del Comune: la riforma dei compiti, della dimensione e del funzionamento. In quest’ultimo ambito si inserisce il progetto “Buon governo”, una prima a livello svizzero, che attraverso il coinvolgimento dei Comuni e dei cittadini intende accompagnare le realtà comunali nell’adottare strumenti di lavoro appropriati e al passo con i tempi. È quanto presentato oggi in conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi con la partecipazione del Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa e dei sindaci di Faido Corrado Nastasi e di Tresa Piero Marchesi.  

L’evoluzione delle aspettative della cittadinanza nei confronti delle istituzioni, i cambiamenti avvenuti dal punto di vista socio-economico e territoriale nonché la crisi sanitaria in corso hanno mutato profondamente le realtà locali. In quest’ottica la Sezione degli enti locali ha intrapreso una serie di riflessioni per ripensare il ruolo e la missione del Comune ticinese.
In particolare si sta lavorando su tre fronti:

1.    la riforma della dimensione – con quali risorse governare (Aggregazioni)
2.    la riforma dei compiti – in quali ambiti governare (Ticino2020)
3.    la riforma del funzionamento – con quali strumenti e procedure governare (Responsabilità sociale del Comune, Buon governo)  

Nella revisione dei meccanismi sui quali si fonda l’operato dei Comuni si inserisce il modello del “Buon governo”, il progetto presentato in conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e dal Capo della Sezione degli enti locali (SEL) Marzio Della Santa. Un’iniziativa, portata avanti dalla SEL con l’adesione dei Comuni di Faido e di Tresa, che vuole ridefinire la metodologia e gli strumenti a disposizione degli enti locali per la gestione della cosa pubblica.  
Grazie all’accompagnamento di alcuni collaboratori della Sezione degli enti locali i due Comuni coinvolti nel progetto pilota potranno adottare nuove modalità di lavoro. L’obiettivo è quello da una parte di adeguare il modo di lavorare per essere al passo con i tempi e soddisfare le nuove esigenze dei cittadini e dall’altra di seguire le procedure corrette per evitare ad esempio di commettere errori formali che potrebbero anche sfociare in sanzioni.  
Si tratta di un progetto innovativo e una prima a livello svizzero che vede la Sezione degli enti locali assumere un ruolo di consulente nei confronti dei Comuni e che inoltre introduce un approccio più partecipativo. Infatti, basandosi sulla democrazia diretta che regge il sistema federalista svizzero, i cittadini sono coinvolti attivamente nelle fasi del Buon governo in modo da costruire un concetto condiviso e quindi accettato.  
Dopo le esperienze con i Comuni di Faido e di Tresa che dureranno per tutta la legislatura 2021-2024 si stilerà un bilancio dell’esperienza e le conclusioni saranno inserite nella modifica del quadro normativo (la revisione della Legge organica comunale) che prenderà avvio prossimamente.   

“Solidarietà per il lavoro degli agenti di sicurezza”

“Solidarietà per il lavoro degli agenti di sicurezza”

Norman Gobbi e le accuse infondate di tortura nei centri per richiedenti l’asilo

Nessuna violenza sistematica da parte delle agenzie private incaricate della sicurezza all’interno dei centri di registrazione per richiedenti l’asilo. È questa la conclusione a cui giunge un rapporto fatto commissionare dalla Segreteria di stato della migrazione (SEM), dopo che Amnesty international in primavera aveva accusato addirittura di tortura e di altri abusi dei diritti gli agenti che sono incaricati di garantire la sicurezza all’interno dei centri. “La SEM ha fatto bene ad approfondire le denunce, giunte da centri della Svizzera interna. E le conclusioni dell’inchiesta condotta da un ex giudice federale sconfessano le accuse di Amnesty international” – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Che vi siano singoli momenti di tensione, ma anche episodi di violenza all’interno dei centri mi sembra più che plausibile. Basterebbe vivere alcune giornate all’interno di questi centri per rendersi conto del potenziale rischio. Infatti alcune persone con comportamenti e atteggiamenti pericolosi tra le diverse etnie ospitate ci sono ed è ridicolo se si pensasse il contrario. Se fosse tutto rose e fiori non ci sarebbe la necessità di avere un sistema di sicurezza. Le autorità preposte sanno benissimo qual è il contesto. Chiudere gli occhi davanti all’evidenza è molto pericoloso!”.

Spesso le cronache riportano anche di comportamenti violenti degli stessi richiedenti l’asilo. “Ne sa qualcosa la gente di Chiasso – chiarisce Norman Gobbi – spesso confrontata con atti di vandalismo, piccoli furti e altro ancora. È importante quindi avere la capacità di contenere certe situazioni, di far calmare gli animi. Un lavoro difficile e pericoloso al tempo stesso. Per questo tutte le persone che lavorano in questi centri hanno la mia solidarietà ed è per questo che agli agenti di sicurezza qui in Ticino oggi si chiede una formazione supplementare, introdotta grazie alla nuova legge cantonale che regola le attività delle agenzie di sicurezza private. Come detto, coloro che non considerano i potenziali e reali rischi all’interno (e a volte all’esterno) dei centri negano l’evidenza. E arrecano un danno e un pericolo vero a tutto il sistema creato per la registrazione di chi chiede asilo. Non si deve generalizzare. Questo è un fatto. Ma anche chi crede che non vi siano persone pericolose – soprattutto se in preda ai fumi dell’alcol o alle conseguenze degli stupefacenti – crea un’altra e ancora più dannosa generalizzazione”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“Le conclusioni dell’ex giudice federale Oberholzer dovrebbero cancellare quei sospetti nati a causa di alcuni episodi denunciati. Vedere la realtà da tutte le prospettive è utile per capire come stanno le cose. Nel settore dell’asilo spesso ho l’impressione che alcune prospettive vengano ignorate – non so se volutamente – per dar contro alle istituzioni. Non è il sistema migliore per gestire questo delicato fenomeno, che tocca tutte le nazioni europee”, conclude Norman Gobbi.  

 

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi incontra gli ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi incontra gli ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi

Comunicato stampa

Si è svolto ieri pomeriggio a Bellinzona nell’aula del Gran Consiglio l’annuale incontro del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi con gli ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi. Oltre alle tematiche strettamente connesse con la presenza dell’Esercito in Ticino, il pomeriggio è stato caratterizzato dall’intervento del responsabile dell’informazione RSI, Reto Ceschi, che ha parlato sul “Ruolo dei media al giorno d’oggi e nella gestione delle crisi”.  

Ogni anno il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra gli ufficiali e i sottufficiali professionisti per uno scambio di informazioni e per mantenere stretti rapporti, che favoriscono l’importante presenza dell’Esercito nel nostro Cantone. Tre i momenti principali dell’appuntamento di ieri.
Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, ha presentato il programma e le attività previste durante l’operazione Odescalchi, che si svolgerà in Ticino e sulla fascia di confine della provincia di Varese dal 13 al 19 giugno 2022.
Dal canto suo, Norman Gobbi ha toccato alcuni temi d’attualità che interessano sia il Dipartimento delle istituzioni sia l’Esercito. Ha così presentato l’attuale stato del progetto del Centro Poligoni di tiro del Monte Ceneri e la situazione delle piazze d’armi ticinesi. Ha poi sviluppato il tema della sicurezza e ha indicato le sfide future del Cantone, legate alla formazione, alla demografia, ai posti di lavoro, alla mobilità, alle finanze, ai pericoli naturali e alla digitalizzazione.
Il terzo momento è invece stato riservato al Responsabile del Dipartimento informazione della RSI, Reto Ceschi, che ha parlato del ruolo dei media con particolare riferimento alla gestione delle crisi. Un focus che ha permesso di meglio comprendere anche i compiti del servizio pubblico nel settore dell’informazione per esempio in caso di grandi eventi catastrofici, nonché i punti di contatto che oggi esistono tra SSR SRG e l’Esercito. Indicativa è poi stata l’esperienza avuta durante la pandemia, soprattutto nel corso della prima ondata l’anno scorso, quando è stato costituito lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta.   

Fiduciari, sì alla revisione e… alla legge

Fiduciari, sì alla revisione e… alla legge

Netto sostegno a revisione e normativa. ‘Un filtro contro la criminalità finanziaria’.

«Il parlamento ha dato la priorità alla tutela dei clienti e della professionalità degli operatori della piazza finanziaria che lavorano correttamente, e sono la maggioranza. Certo, si può affinare la legge o il regolamento di applicazione. In ogni caso il voto odierno, piuttosto chiaro, conferma l’importanza di avere una normativa e quindi anche dei controlli». A Palazzo delle Orsoline il deputato del Plr Marco Bertoli, avvocato e già procuratore pubblico, ha atteso l’esito della votazione del Gran Consiglio sulla revisione della LFid, la legge che dal 1985 disciplina l’esercizio delle professioni di fiduciario in Ticino (l’unico cantone a possedere una normativa ad hoc), fuori dall’aula del legislativo. Non ha partecipato né alla discussione né al voto per evitare un conflitto di interessi, essendo presidente dell’Autorità di vigilanza sui fiduciari, organo introdotto dalla LFid e indipendente dall’Amministrazione cantonale. Settantaquattro granconsiglieri favorevoli, due astensioni, nessun deputato contrario: un verdetto netto. E Bertoli non nasconde la propria soddisfazione. Perché ieri pomeriggio il parlamento, aderendo al rapporto commissionale della popolare democratica Sabrina Gendotti e quindi alla mini-riforma della legge proposta dal Consiglio di Stato, non solo ha detto sì all’adeguamento della LFid alle normative federali entrate in vigore nel gennaio 2020, quella sugli istituti finanziari (LIsfi) e quella sui servizi finanziari (LSerfi), in seguito alle quali i fiduciari finanziari svizzeri, ticinesi inclusi, sono (ora) assoggettati alla vigilanza dall’autorità federale di sorveglianza sui mercati finanziari, cioè la Finma, che autorizza l’attività della citata categoria di operatori. Il Gran Consiglio non solo ha detto sì a un adeguamento imposto dal diritto superiore. Con quel verdetto ha detto anche e soprattutto sì al mantenimento della LFid e di riflesso del regime autorizzativo cantonale per le altre due categorie di fiduciari. In altre parole, commercialisti e immobiliaristi per poter esercitare in Ticino dovranno essere, come oggi, autorizzati. I requisiti sono elencati nella stessa LFid.
Una sentenza appunto assai chiara quella emessa dal legislativo. Settantaquattro sì: un numero tutt’altro che scontato visto che questa revisione della LFid aveva rilanciato il dibattito sulla necessità di conservare o meno la legge cantonale, tant’è che in seno alla commissione parlamentare ‘Costituzione e leggi’, sotto la cui lente era finito il messaggio governativo, c’era chi ne auspicava l’abrogazione. Nella discussione in parlamento si è schierata apertamente per il mantenimento della LFid Roberta Passardi. «È una legge di polizia – ha ricordato la deputata del Plr – che mira a prevenire il diffondersi di reati come l’amministrazione infedele, la cattiva gestione e l’omissione della contabilità». Il Ministero pubblico «considera la LFid uno strumento giuridico prezioso, irrinunciabile nella lotta alla criminalità finanziaria». Qualche dato: «Dal 2017 alla fine di giugno del 2021 sono stati emanati sessantadue decreti d’accusa per esercizio abusivo della professione di fiduciario, di questi solo a dodici è stata fatta opposizione, poi però confermati dalla Pretura penale». L’Autorità di vigilanza, che oltre a essere un organo indipendente dall’Amministrazione cantonale «è autonoma dal punto di vista finanziario», ha inoltre «intensificato negli ultimi anni la collaborazione con la magistratura penale inquirente, il Fisco, l’Ispettorato del lavoro e l’Ufficio del registro di commercio per una proficua sinergia». Di più: «Coloro che si rendono colpevoli di esercizio abusivo delle professioni di commercialista e immobiliarista, spesso sono coinvolti anche in altri illeciti, questi contenuti nel codice penale, oppure in procedimenti di natura civilistica, fiscale o concernenti le assicurazioni sociali», ha avvertito Passardi, rammentando che la legge ticinese alcuni anni fa ha superato anche lo scoglio del Tribunale federale davanti al quale era stata impugnata. Convinto della necessità di conservare la LFid anche il leghista Andrea Censi: «Una legge perfettibile, ma importante: quella di fiduciario è un’attività sensibile, che se svolta con scarsa professionalità può causare danni tangibili e pure rilevanti al patrimonio dei clienti. Per questo la LFid permette un controllo della qualità dei servizi erogati da operatori ai quali delle persone affidano dati e relazioni».
Una legge perfettibile, ha affermato tra l’altro Censi. E se il socialista Nicola Corti ha confidato in un ritorno del Gran Consiglio «a lavorare seriamente in questo importante cantiere», quello della LFid, il democentrista Paolo Pamini ha già indicato la strada che intende percorrere, non senza premettere che la vigente legge bloccherebbe, secondo lui, «la libertà d’impresa e che questa revisione poteva essere l’occasione per liberarsi della LFId, ma i numeri in commissione per questo passo non c’erano». E allora? E allora il granconsigliere dell’Udc ha preannunciato l’inoltro di un’iniziativa parlamentare elaborata per «riformare» la legge, «per esempio dando la preminenza, per l’iscrizione all’albo dei fiduciari, al titolo di studio e abolendo il vincolo dell’esperienza biennale, ma anche riducendo la tassa annuale». Se ne saprà di più quando l’atto parlamentare, ancora in gestazione, verrà depositato.
Per il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi la legge sui fiduciari va mantenuta. Ciò «per scongiurare abusi e dunque per tutelare l’economia legale», ha aggiunto il consigliere di Stato. Che non ha comunque escluso una nuova revisione della LFid, conferendo, come governo, «un mandato esterno a un esperto per vedere cosa migliorare della LFid».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 ottobre 2021 de La Regione

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Legge fiduciari, sì alla revisione
Il plenum ha dato luce verde all’adeguamento del testo cantonale alla normativa federale – Il Consiglio di Stato è impegnato per rivederlo totalmente

Il Gran Consiglio ha approvato con 74 sì e 2 astensioni l’adeguamento della Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario alla normativa federale. La revisione, la seconda dal 2012, si era resa necessaria poiché dal 1. gennaio 2020 erano entrate in vigore due leggi federali – quella sugli istituti finanziari e quella sui servizi finanziari – le quali, in estrema sintesi, assoggettano i fiduciari finanziari all’autorizzazione e alla vigilanza della FINMA, l’Autorità federale che sorveglia i mercati finanziari. Di qui, dunque, la necessità di adattare la legislazione cantonale. Il Consiglio di Stato aveva prospettato l’abolizione dell’autorizzazione cantonale per i finanziari e ha proposto di confermarlo per le altre due categorie di fiduciari, ossia i commercialisti e gli immobiliari. Come detto, nel Parlamento non c’è stato alcun ribaltone e il plenum ha fatto sue le conclusioni del rapporto della Commissione Costituzione e leggi della relatrice Sabrina Gendotti (PLR). Pertanto, i fiduciari commercialisti e immobiliari continueranno ad essere preliminarmente autorizzati dall’Autorità di vigilanza ticinese, mentre i fiduciari finanziari sottostanno alla FINMA. I lavori commissionali e il dibattito in Gran Consiglio hanno evidenziato il confronto tra i favorevoli al mantenimento della legge cantonale, un unicum in tutta la Svizzera, e chi invece la vorrebbe abolire. Nel suo intervento, la deputata Roberta Passardi (PLR) ha difeso la legge, sottolineando come la maggioranza degli attori economici e finanziari consultati si fosse pronunciata a favore del testo, considerato «uno strumento legislativo prezioso» dal Ministero pubblico. «La legge cantonale è migliorabile ma necessaria », ha dal canto suo riconosciuto Andrea Censi (Lega). Più critico Nicola Corti (PS), che ha parlato di «puro maquillage di adattamento al diritto federale ». Di «pulitura della legge cantonale» ha parlato Paolo Pamini (UDC), secondo cui si dovrebbe assoggettare all’albo dei fiduciari tutti coloro che hanno diritto di firma. Intervenendo a nome del Governo, il direttore del DI Norman Gobbi ha confermato che il Consiglio di Stato è impegnato per una revisione totale ed è pronto ad assegnare un mandato esterno a specialisti per  verificare cosa può essere migliorato.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 20 ottobre 2021 del Corriere del Ticino

Svizzera, “un paradiso per la mafia”

Svizzera, “un paradiso per la mafia”

Lo afferma la magistrata dell’antimafia milanese Alessandra Cerreti – Norman Gobbi: “Oltre San Gottardo non c’è questa consapevolezza”

“La Svizzera, essendo un paese notoriamente benestante, è per gli ‘ndranghetisti un paradiso dove investire denaro”. Lo afferma Alessandra Cerreti, pubblico ministero direzione distrettuale antimafia Milano, intervenuta lunedì sera durante la trasmissione “60 Minuti”. La magistrata ha sottolineato ancora una volta l’importanza di superare l’immagine stereotipata dei mafiosi e la necessità di comprendere la capacità di adattamento alla realtà sociale della criminalità organizzata.

“La mafia è un reticolo di relazioni sociali, non solo di relazioni criminali. L’’Ndrangheta, in particolare, ha avuto la capacità di strutturarsi in maniera organizzata, che prevede anche articolazioni all’estero. Gli affiliati sono attaccati alle loro tradizioni, ma contemporaneamente sono versatili e proiettati verso la modernità. Si hanno quindi infiltrazioni e collusioni con il mondo della finanza, della politica e dell’imprenditoria. Investono in qualsiasi settore dell’economia, anche con i bitcoin”, continua Cerreti mettendo in guardia sulla sottovalutazione del pericolo di fronte al fenomeno mafioso.

Gobbi: “Ticino più consapevole rispetto al resto della Svizzera”

Una consapevolezza presente in Ticino – come ribatte in studio Norman Gobbi – ma non altrettanto radicata oltre San Gottardo, “sia dal punto di vista politico che anche della collettività”. “Il Ticino è l’unico cantone veramente coinvolto nella lotta alle organizzazioni criminali. Gli altri cantoni sembrano non avere questo problema, benché poi ci si renda conto che non è così”, ha continuato il capo del Dipartimento delle istituzioni ticinese, riferendosi alle “locali” di ‘Ndrangheta accertate soprattutto in Svizzera interna.

Indagini ostacolate da legislazioni differenti

La vicinanza geografica e culturale con l’Italia favorisce la creazione di cosche sul territorio nazionale, nonostante la Confederazione, rispetto ad altri Paesi europei, abbia iscritto il reato di organizzazione criminale nel codice penale.“ A volte le nostre indagini si bloccano alla frontiera. I criminali circolano tranquillamente in tutta Europa e anche nel mondo. Invece, i poliziotti e la magistratura continuando ad avere tutti i limiti invalicabili delle proprie legislazioni”, aggiunge Cerreti che deplora il ritardo nell’adeguare gli strumenti giudiziari per contrastare la criminalità organizzata.

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Svizzera-un-paradiso-per-la-mafia-14806137.html

Da www.rsi.ch/news