Divisione della giustizia: pubblicato il bando di concorso per il/la futuro/a responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa

Divisione della giustizia: pubblicato il bando di concorso per il/la futuro/a responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa

Comunicato stampa

La Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni informa che oggi, venerdì 12 luglio 2019, è stato pubblicato sul Foglio ufficiale del Cantone il bando di concorso pubblico per la posizione di Capo/a dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa nell’ambito del settore dell’esecuzione delle pene e delle misure.
Dopo un’esperienza ultratrentennale nel settore dell’esecuzione delle pene e delle misure, l’attuale responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, Luisella Demartini-Foglia, passerà a beneficio della pensione nell’autunno prossimo.
In quest’ottica, la Divisione della giustizia è alla ricerca di un/una sostituto/a alla direzione dell’Ufficio, chiamato a svolgere un servizio fondamentale in un settore sensibile dello Stato. In particolare, l’Ufficio ha come compito la prevenzione e il controllo del rischio di recidiva tramite l’azione educativa e la reintegrazione sociale, assicurando, durante la detenzione, l’assistenza sociale a tutte le persone che ne fanno richiesta. L’Ufficio propone e controlla anche l’esecuzione delle misure penali previste dal Codice penale nei casi di malattie psichiche, dipendenze, giovani adulti e internamento. Si occupa pure della tematica relativa alla violenza domestica, per quanto concerne il sostegno e la gestione di autori o autrici. Inoltre gestisce l’esecuzione delle pene alternative contestualmente alla sorveglianza elettronica e al lavoro di pubblica utilità.
Il/la futuro/a responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa assicurerà la direzione – conduzione, gestione, coordinamento, pianificazione e controllo – dell’Ufficio nei suoi ambiti di competenza, implementando le modifiche legislative e normative in materia di esecuzione delle pene e delle misure attinenti all’assistenza sociale, al reinserimento e alla prevenzione della recidiva. Aspetto centrale sarà posto sulla garanzia del rispetto delle norme etiche e deontologiche e del perseguimento degli obiettivi di esecuzione nella presa a carico delle persone detenute o sottoposte a mandato ed affidate all’Ufficio. Il/la responsabile dell’Ufficio si occuperà altresì, d’intesa con la Divisione della giustizia, del tema della violenza domestica, con particolare riguardo al sostegno e alla gestione di autori o autrici.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica completa (master o licenza) in scienze umane, specificatamente in ambito sociale, economico, giuridico e criminologico, che disponga di predisposizione e/o esperienza di conduzione di un ufficio o di un gruppo, come pure nello sviluppo e nella gestione di progetti e nel loro coordinamento. Capacità decisionale, analitica e orientata al risultato, attitudine al lavoro indipendente e di gruppo, all’ascolto e alla mediazione, affidabilità, discrezione e accentuato spirito di iniziativa, come pure buone conoscenze linguistiche – dovendo partecipare o condurre riunioni inter-cantonali –, sono altri aspetti che si rivelano essenziali per la posizione posta a concorso.

Tutte le informazioni e i requisiti per partecipare al concorso pubblico, aperto sino al 12 agosto 2019, sono consultabili alla pagina web www.ti.ch/concorsi.

Procuratore in più, il Consiglio di Stato dà il via libera

Procuratore in più, il Consiglio di Stato dà il via libera

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 de La Regione

Il governo dà luce verde al potenziamento della Procura: messaggio in consultazione fino al 16 agosto.
Segretari giudiziari con competenze decisionali in ambito contravvenzionale. Nel frattempo l’Esecutivo ne attribuisce altri tre.

Potenziamenti nella magistratura penale, il governo compie un ulteriore importante passo. Dopo aver dato luce verde in maggio all’aumento da quattro a cinque del numero dei giudici del Tribunale penale cantonale, ieri il Consiglio di Stato ha avallato la proposta del Dipartimento istituzioni di rafforzare pure organico e azione del Ministero pubblico. Concretamente: un procuratore “ordinario” in più, da destinare al gruppo di inquirenti che si occupa delle inchieste sui reati economico-finanziari e l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari giudiziari sul fronte del cosiddetto penale minore, ovvero nell’ambito dei procedimenti contravvenzionali, che costituiscono “circa il dieci per cento delle entrate annuali del Ministero pubblico”. Per ora quello del governo è un sì “di principio”, come lo stesso Esecutivo precisa in una nota. Salvo sorprese (assai poco probabili), il sì formale arriverà dopo l’esito della consultazione sul progetto di messaggio messo a punto dal Dipartimento diretto da Norman Gobbi.

Consultazione che «partirà domani (oggi, ndr)» e che «terminerà il 16 agosto», fa sapere la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. E che coinvolgerà il procuratore generale, il presidente del Consiglio della magistratura, i giudici alla testa del Tribunale d’appello e della Corte dei reclami penali (Mauro Mini dirige entrambe le autorità), del Tribunale penale, della Corte d’appello e revisione penale, dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, della Pretura penale nonché il Magistrato dei minorenni, il comandante della Polizia cantonale e l’Ordine degli avvocati.
«Il messaggio definitivo – sostiene Gobbi – dovrebbe venir licenziato dal Consiglio di Stato a settembre». E dovrebbe ricalcare la bozza del documento posta in consultazione sino alla metà del prossimo mese. Toccherà poi al parlamento, sotto la cui lente c’è già la richiesta del quinto giudice per il Tribunale penale cantonale, pronunciarsi sugli interventi volti a potenziare il Ministero pubblico, che per essere concretizzati necessitano di una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Nel frattempo – ed è l’altra novità in materia dell’ultima seduta governativa prima della pausa estiva – l’Esecutivo, facendo capo a quella che è una propria competenza, ha deciso di assegnare alla Procura altri tre segretari giudiziari. Tre nuovi segretari – a breve usciranno i concorsi per la loro assunzione – che “supporteranno l’attività dell’autorità giudiziaria, in particolare ma non esclusivamente, nel settore dei reati economico-finanziari, rispondendo anche alle esigenze derivanti dall’introduzione della figura del perito contabile all’Ufficio dei fallimenti”, voluta dal governo per rendere maggiormente incisivo il contrasto ai crac “abusivi”.

Se il Gran Consiglio darà a sua volta l’ok al procuratore “ordinario supplementare” – una misura «strutturale», sottolinea Gobbi –, il numero dei pp (procuratore generale compreso) passerebbe a ventidue. Al nuovo magistrato inquirente verrebbero assegnati un segretario giudiziario (un posto a costo zero dato che lo si ricaverebbe all’interno del Ministero pubblico “a seguito di un previsto pensionamento”) e un funzionario con compiti amministrativi. Il rinforzo, secondo gli intenti di pg e Consiglio di Stato, opererà nella sezione di procuratori dediti al perseguimento degli illeciti finanziari. I relativi incarti, si evidenzia nel progetto di messaggio, registrano un incremento “costante e rilevante, sia a livello di numeri che dal punto di vista della loro complessità per implicazioni finanziarie per numero importante di parti, con conseguente dilatazione delle tempistiche decisionali e rischi concreti di prescrizione dell’azione penale”. E “ottenere risposte alla domanda di giustizia costituisce per la cittadinanza e per l’economia un fattore di fiducia e credibilità dell’ordinamento giudiziario”. Anche per evitare la politica dei ‘cerotti’, nella bozza di messaggio si stabilisce che la Procura “indirizza al Consiglio di Stato, entro un anno dall’approvazione del messaggio da parte del Gran Consiglio, un rapporto in merito alla riorganizzazione del Ministero pubblico, proponendo i necessari adeguamenti legislativi volti a incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’autorità giudiziaria e dare riscontro alle criticità emerse”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 11 luglio 2019 del Corriere del Ticino

Giustizia: Il Ministero pubblico tira il fiato

Il Consiglio di Stato tende la mano alla Magistratura ticinese dando luce verde all’atteso potenziamento.
Il PG Pagani: «Le nostre preoccupazioni sono state condivise» – Gobbi: «Coscienti della mole di lavoro»

Una boccata d’ossigeno per il Ministero pubblico. Dopo le diverse richieste indirizzate al Consiglio di Stato, l’Esecutivo ha deciso di tendere una mano alla magistratura ticinese, da anni confrontata con un crescente carico di lavoro. Nell’ultima seduta prima della pausa estiva, il Governo – nel messaggio di modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria – ha deciso di fornire una risposta alle esigenze manifestate a più riprese dal settore giudiziario. In particolare, su proposta del Dipartimento delle istituzioni di Norman Gobbi e della Divisione della giustizia, arriverà un nuovo procuratore pubblico ordinario che andrà a supportare l’attività della magistratura inquirente sul fronte dei reati economico-finanziari. Una risorsa, questa, che sarà assistita da un segretario giudiziario e da un collaboratore amministrativo, che andranno a costituire una nuova «colonna» all’interno dell’organico a disposizione della Procura.

«Ascoltate le nostre richieste»
«Le richieste del Ministero pubblico sono state condivise dall’Esecutivo e per questo devo ringraziare il Consiglio di Stato», commenta il procuratore generale Andrea Pagani. «Si tratta – prosegue – di un passo che va ad inserirsi in un discorso più ampio, volto a migliorare l’efficacia dell’attività della magistratura inquirente, soprattutto nel ramo finanziario, uno dei settori maggiormente sotto pressione». Dati alla mano, i fascicoli legati ai reati di natura economica non accennano infatti a diminuire e proprio in questo ambito, precisa Pagani, «si registra da un lato un aumento delle pratiche in entrata (in termini numerici ma anche dal profilo della complessità degli incarti) e dall’altra una problematica dettata dall’avvicendamento del personale». Negli ultimi otto anni, il 70% dei procuratori che si occupavano del settore non lavora più al Ministero pubblico. Si tratta di «un turnover enorme, anche perché ogni partenza lascia un’eredità di incarti che devono essere gestiti e studiati. A tutto ciò si somma il nuovo flusso di lavoro che il procuratore riceve». Tanto per fare un esempio, per riuscire ad essere efficace, un procuratore dovrebbe occuparsi al massimo di 200-250 incarti, mentre alcuni arrivano a toccare quota 500.

Tre nuovi giuristi come jolly
Insomma, grazie al potenziamento deciso dal Governo, se il Parlamento darà il proprio avallo, la magistratura inquirente potrà finalmente tirare il fiato. Non solo grazie all’introduzione di un nuovo procuratore. Il Ministero pubblico potrà contare infatti anche su tre nuovi segretari giudiziari che saranno assegnati internamente dal procuratore generale in base alle necessità che di volta in volta si presenteranno. «I tre giuristi potranno essere attivi presumibilmente a partire da settembre-ottobre e saranno distribuiti in modo da coadiuvare i procuratori in base a puntuali necessità e ai diversi sovraccarichi», precisa Pagani.

Infine, la terza misura andrà a beneficio della sezione di polizia, attribuendo ai segretari giudiziari la competenza delle contravvenzioni, ossia i reati per cui la legge commina esclusivamente una multa. «Un altro aiuto concreto che permetterà di sgravare il lavoro dei procuratori, considerando che si tratta di circa mille incarti sui 12 mila totali di ogni anno», annota il procuratore generale.

«Fornita una risposta strutturale»
Da parte sua, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Gobbi rileva come la risposta del Governo abbia «riconosciuto quanto fatto in termini di riorganizzazione interna nel primo anno di lavoro del nuovo procuratore generale Pagani. Ricordo a questo proposito la decisione di trasferire un procuratore pubblico dall’ambito dei reati di polizia a quello economico». Inoltre, prosegue, «l’introduzione dei tre segretari con una funzione di jolly ha già dimostrato negli scorsi mesi di essere efficace, producendo gli effetti sperati».

La decisione di optare per un procuratore ordinario (e non quindi straordinario come ipotizzato inizialmente), sottolinea ancora Gobbi, è dettata dal fatto che «siamo ben coscienti dell’elevato turnover del personale: a differenza del passato il magistrato non è più un mestiere per la vita. A mente del Governo serviva dunque poter sgravare il lavoro dei singoli procuratori, fornendo una risposta strutturale e non solo temporanea».

Un milione il costo stimato
A livello di costi, il direttore del Dipartimento delle istituzioni stima che le diverse misure varate dall’Esecutivo per sgravare il Ministero pubblico costeranno circa un milione di franchi. In generale, osserva, «abbiamo chiesto che la giustizia ticinese renda maggiormente conto del proprio operato, non solo per quanto concerne gli incarti e le decisioni, ma anche in termini di funzionamento interno, in modo da essere maggiormente trasparenti e dimostrare la necessità delle misure introdotte».

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Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 10 luglio 2019 de Il Quotidiano

Un nuovo procuratore per reati finanziari
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11963417

 

Il Governo vara le misure di potenziamento del Ministero pubblico

Il Governo vara le misure di potenziamento del Ministero pubblico

Comunicato stampa

Nell’ultima seduta prima della pausa estiva, il Consiglio di Stato si è chinato sulle richieste di potenziamento del Ministero pubblico. Il Governo, aderendo alle proposte del Dipartimento delle istituzioni, ha fornito una risposta puntuale alle esigenze della Magistratura, nell’ottica della garanzia del buon funzionamento della giustizia penale cantonale.

Il Governo ha approvato il principio di potenziamento del Ministero pubblico con un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare, con il relativo messaggio governativo di modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria che sarà posto in consultazione in questi giorni. La proposta governativa – che recepisce le indicazioni del procuratore generale circa l’importante evoluzione dell’attività nel settore economico-finanziario e la relativa complessità di trattazione degli incarti – verte sull’attribuzione al Ministero pubblico di un/a procuratore pubblico ordinario/a supplementare che andrà a supportare l’attività della magistratura inquirente nel contesto dei reati economico-finanziari. Il/la procuratore pubblico aggiuntivo/a sarà coadiuvato/a da un/a segretario/a giudiziario/a e da un/a collaboratore/trice con compiti amministrativi, che andranno quindi a costituire una nuova “colonna” all’interno dell’organico del Ministero pubblico.

Nella proposta governativa posta in consultazione è parimenti prevista l’estensione delle competenze decisionali attribuite ai segretari giudiziari del Ministero pubblico, segnatamente nell’ambito delle contravvenzioni. Una proposta che mira a sgravare l’attività dei procuratori pubblici, attivi nella sezione di polizia in particolare, responsabilizzando i loro stretti collaboratori giuristi. Spetterà al procuratore generale autorizzare puntualmente l’estensione delle competenze nei confronti dei segretari giudiziari.

Il Governo ha infine deciso di accompagnare la proposta suindicata con due misure puntuali: la prima, di competenza propria e di carattere urgente, volta a potenziare nell’immediato il Ministero pubblico con tre segretari giudiziari, che supporteranno l’attività dell’autorità giudiziaria, in particolare, ma non esclusivamente, nel settore dei reati economico-finanziari, rispondendo altresì anche alle esigenze derivanti dall’introduzione della nuova figura del perito contabile presso l’Ufficio dei fallimenti, contestualmente alla lotta contro gli abusi fallimentari. Queste tre risorse aggiuntive – per le quali a breve verranno pubblicati i relativi concorsi – saranno direttamente attribuite al procuratore generale, che potrà assegnarle internamente, avendo una visione d’insieme sull’attività, a seconda delle necessità afferenti i procedimenti penali, con un occhio di riguardo ai rischi di prescrizione e di riflesso, alla percezione della giustizia e alla credibilità del nostro sistema del perseguimento penale da parte della cittadinanza.

La seconda misura accompagnatoria rileva della competenza del Ministero pubblico ed è volta a migliorare la sua efficienza ed efficacia. A mente del Governo – che ha riconosciuto quanto predisposto organizzativamente dal procuratore generale in questo suo primo anno di attività – il potenziamento proposto con una nuova “colonna” e con tre segretari giudiziari aggiuntivi deve essere da stimolo e contribuire alla riorganizzazione interna del Ministero pubblico, tenendo conto segnatamente delle valutazioni espresse dallo specifico gruppo di lavoro contestuale al progetto “Giustizia 2018”, alle considerazioni del Rapporto del Consiglio della magistratura su Ministero pubblico del 30 giugno 2009 nonché delle indicazioni relative all’organizzazione interna del Ministero pubblico di cui alla sentenza del Consiglio della magistratura inerente al suo operato in un’importante e complessa inchiesta finanziaria, in particolare circa la necessità di istituzione di un sistema di controlling interno operativo, strutturato e costantemente applicato, verificato e migliorato da parte del procuratore generale in particolare. Entro un anno dall’approvazione del messaggio da parte del Parlamento, il Ministero pubblico dovrà quindi presentare al Governo un rapporto in merito alla propria riorganizzazione, proponendo i necessari adeguamenti legislativi volti a incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’Autorità giudiziaria e dare riscontro alle criticità emerse.

Le misure di potenziamento del Ministero pubblico, attentamente ponderate negli ultimi mesi, sono frutto di un dialogo costruttivo intercorso tra il Ministero pubblico e il Consiglio di Stato, partendo dall’incontro avvenuto nell’estate 2018 tra il Governo e la nuova Direzione del Ministero pubblico. Un dialogo tessuto in particolare dal Dipartimento delle istituzioni, e per esso dalla Divisione della giustizia chiamata a svolgere un fondamentale ruolo quale anello di congiunzione tra il Potere esecutivo e il Potere giudiziario cantonali. Queste misure si aggiungono ai recenti potenziamenti decisi dal Consiglio di Stato per quanto attiene all’organico del Tribunale di appello in particolare, a dimostrazione della volontà del Governo – e per esso del Dipartimento delle istituzioni – di fornire una risposta chiara alle esigenze della Magistratura, nell’ottica della garanzia del buon funzionamento della giustizia cantonale.

Violenza domestica: pubblicato il bando di concorso per la nuova figura di coordinamento istituzionale della tematica presso la Direzione della Divisione della giustizia

Violenza domestica: pubblicato il bando di concorso per la nuova figura di coordinamento istituzionale della tematica presso la Direzione della Divisione della giustizia

Comunicato stampa

La Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni informa che martedì 9 luglio 2019 è stato pubblicato sul Foglio ufficiale del Cantone il bando di concorso pubblico per la posizione di Collaboratore/trice scientifico/a presso la Direzione della Divisione della giustizia, che fungerà, d’intesa con la Direttrice di Divisione, da coordinatore/trice istituzionale per il tema della violenza domestica.
Nell’estate 2018 il Consiglio di Stato ha attribuito alla Divisione della giustizia la gestione istituzionale della tematica relativa alla violenza domestica, argomento tanto sensibile quanto trasversale, coinvolgendo diversi servizi pubblici ed enti sul territorio. A seguito degli incontri e degli eventi puntuali con gli attori interessati, la Divisione della giustizia ha ritenuto essenziale istituire un interlocutore istituzionale che svolga un’attività proattiva di coordinamento in questo importante settore. Un’esigenza rafforzata nell’ottica dell’implementazione della Convenzione di Istanbul, entrata in vigore per la Svizzera lo scorso anno e che prevede una serie di obblighi per i Cantoni.
Questa nuova figura avrà quindi il compito di fungere, d’intesa con la Direttrice della Divisione della giustizia, da coordinatore/trice istituzionale per il tema della violenza domestica, predisponendo il piano di azione cantonale e i vari progetti volti alla messa in atto della Convenzione di Instanbul e delle leggi federali in materia. Oltre alla rappresentanza istituzionale in gruppi di lavoro e conferenze nazionali e inter-cantonali, la medesima coordinerà altresì la comunicazione completa, le campagne di sensibilizzazione nonché la formazione sul tema, garantendo e promuovendo i contatti con tutti i partner del settore a livello cantonale, inter-cantonale e federale.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica (bachelor + master) in ambito sociale, economico, giuridico, che disponga di esperienza nello sviluppo e nella gestione indipendente di progetti così come nel coordinamento degli stessi. Capacità decisionale, analitica e orientata al risultato, attitudine al lavoro indipendente e di gruppo, all’ascolto e alla mediazione, affidabilità e accentuato spirito di iniziativa, come pure ottime conoscenze linguistiche (il tedesco costituirà titolo preferenziale dovendo partecipare a riunioni inter-cantonali), sono altri aspetti che si rivelano essenziali per la posizione posta a concorso.
Tutte le informazioni attinenti alle condizioni e ai requisiti per partecipare al concorso pubblico, aperto sino al 23 luglio 2019, sono consultabili alla pagina web dell’Amministrazione cantonale www.ti.ch/concorsi.

Lotta ai crac pilotati, c’è l’esperto

Lotta ai crac pilotati, c’è l’esperto

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 28 giugno 2019 de La Regione

Fallimenti fraudolenti, da agosto sarà operativo il Perito contabile. Nominato Peter Ranzoni
Ha un nome e un cognome il Perito contabile anti-crac fraudolenti o “pilotati”, la nuova figura amministrativa con cui il Dipartimento istituzioni intende rafforzare, in collaborazione con la magistratura, la lotta ai reati fallimentari. Si tratta di Peter Ranzoni.
Il governo lo ha nominato a fine aprile “ed entrerà formalmente in funzione nel corso dell’estate”, indica in una nota il Dipartimento. Al suo interno lo specialista farà parte dell’organico della Divisione giustizia. Ranzoni “si occuperà dell’analisi contabile-finanziaria e della valutazione degli incarti trattati dall’Ufficio dei fallimenti, d’intesa con i funzionari ivi operanti, predisponendo le eventuali segnalazioni all’attenzione del Ministero pubblico”, qualora dai dissesti societari esaminati emergano estremi di uno o più reati.
Nato nel 1972, Ranzoni ha maturato una “ventennale” esperienza nel settore bancario in “importanti istituti” presenti in Ticino. Ha inoltre conseguito alla Supsi, rende ancora noto il Dipartimento, “il Master of Advanced Studies in Diritto economico e Business crime”. «Il Perito contabile entrerà in funzione all’inizio di agosto», spiega, contattata dalla ‘Regione’, la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. In Ticino, aggiunge Andreotti, «sono un migliaio le aperture di fallimento ogni anno. Basandoci sull’esperienza del Canton Zurigo, i casi penalmente problematici dovrebbero aggirarsi attorno al dieci per cento». I crac fraudolenti o ‘pilotati’ «rappresentano quindi una minoranza degli incarti trattati». Una minoranza «che può però provocare grossi danni al nostro sistema sociale ed economico», avverte la direttrice della Divisione giustizia. Sotto la lente di Ranzoni «finiranno tutte le aperture di fallimento: un lavoro che ovviamente svolgerà in collaborazione con i funzionari degli uffici».
Il Perito contabile, rileva a sua volta il procuratore generale Andrea Pagani, da noi interpellato, «sarà chiamato a identificare quei casi, nell’ambito delle procedure fallimentari, dove vi sono degli indizi di reato – per esempio distrazione di averi, cattiva gestione, assenza di contabilità e via dicendo – e ad allestire per il Ministero pubblico le relative denunce, allegando la documentazione necessaria per far partire l’inchiesta». Si prospetta di conseguenza un aumento dei procedimenti penali sul fronte dei reati finanziari. «Anche per questo – afferma Pagani – spero che in Consiglio di Stato si sblocchino finalmente il messaggio per l’attribuzione al Ministero pubblico di un procuratore in più e la risoluzione per l’assegnazione di tre segretari giudiziari in più». Il messaggio, sostiene Andreotti, «è nella fase finale di redazione».

Ufficiali, nuova organizzazione
Settore esecuzione e fallimenti, continua la riorganizzazione. Lunedì 1° luglio Marco Piattini, attualmente Ufficiale dei fallimenti del Sottoceneri, assumerà la direzione dell’Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri (sedi di Bellinzona e Locarno con agenzie periferiche), mentre Silvio Bottegal, oggi Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri, assumerà la direzione dell’Ufficio dei fallimenti del Sottoceneri (sedi di Lugano e Mendrisio), indica il Dipartimento istituzioni. A Bottegal verrà inoltre affidato “il coordinamento dell’Ufficio dei fallimenti su scala cantonale”. Oltre all’attribuzione della responsabilità e del coordinamento cantonale del settore fallimentare presso l’Ufficiale dei fallimenti del Sottoceneri, “al medesimo verrà direttamente subordinato il nuovo Supplente ufficiale cantonale dell’Ufficio dei fallimenti”, si legge ancora nel comunicato del Dipartimento. È Dario Luisoli (già attivo all’Ufficio dei fallimenti del Sottoceneri “in qualità di Gestore fallimentare”) nominato e promosso dal Consiglio di Stato a questa funzione in marzo e operativo da aprile. La riorganizzazione del settore, sottolinea il Dipartimento, “mira ad adeguarne la struttura alla luce dell’evoluzione dell’attività”.

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 27 giugno 2019 de Il Quotidiano
Chi controlla i fallimenti
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11920655

Bando di concorso per aspiranti Agenti di custodia presso le Strutture carcerarie cantonali

Bando di concorso per aspiranti Agenti di custodia presso le Strutture carcerarie cantonali

Comunicato stampa
Oggi, venerdì 21 giugno, sul Foglio Ufficiale è stato pubblicato il bando di concorso volto all’assunzione di aspiranti Agenti di custodia per le Strutture carcerarie cantonali. Una serata informativa rivolta agli interessati si terrà lunedì 1° luglio 2019 dalle ore 20.00 presso il Centro d’istruzione della Protezione civile di Rivera.
La professione di Agente di custodia assume all’interno delle nostre istituzioni un’importanza sempre crescente. Analogamente all’Agente di polizia, anche per questa funzione viene organizzata una specifica formazione, con lo scopo di fornire alle donne e agli uomini che intendessero intraprendere questo lavoro i migliori strumenti conoscitivi per affrontare l’impegnativo percorso professionale. Al termine della scuola sarà quindi rilasciato l’Attestato cantonale, che consentirà di accedere al posto di lavoro all’interno delle Strutture carcerarie. Il percorso formativo proseguirà quindi con il percorso volto al conseguimento dell’Attestato professionale federale, valido su tutto il territorio elvetico.
Per meglio informare coloro che volessero intraprendere la formazione, il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite della Divisione della giustizia assieme ai responsabili delle Strutture carcerarie, organizza una serata informativa prevista il 1° luglio 2019, con inizio alle ore 20.00 presso il Centro d’istruzione della Protezione civile di Rivera. Saranno presenti alla serata il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio, il Responsabile del personale Enrico Ghilardi, il Responsabile della formazione Jean-Claude Corazzini e diversi Agenti di custodia.
La Scuola per agenti di custodia, della durata di 8 mesi, prenderà avvio nel primo trimestre del 2020. Il concorso è aperto a donne e uomini nati fra il 1974 e il 1995. Le candidature dovranno pervenire entro il 22 luglio ed esclusivamente on-line, attraverso il sito www.ti.ch/concorsi. Tutte le informazioni sui requisiti, le competenze e i compiti richiesti agli aspiranti, possono pure essere reperite consultando il sito www.ti.ch/carcere.

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale della Federazione ticinese delle Associazioni dei Fiduciari

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale della Federazione ticinese delle Associazioni dei Fiduciari

11 giugno 2019 – Villa Negroni, Vezia

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori

molto cordialmente vi saluto a nome del Consiglio di Stato e personalmente in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni, ringraziandovi per l’invito a partecipare anche quest’anno alla vostra assemblea generale.
Il tema scelto per questo incontro: “Insieme per un Ticino competitivo”, è centrale per chi si occupa e preoccupa delle sorti di questo magnifico Cantone.
Le due parole “insieme” e “competitivo” portano a molti significati.
Iniziamo da “insieme”: è la caratteristica principale per riuscire a sviluppare un progetto, a realizzare un’impresa. Certo, spesso l’input può essere dato da una singola persona, ma più è grande l’obiettivo, più si vuole centrare il bersaglio (per rimanere all’immagine con cui viene presentato questo nostro incontro) e più è necessario unire le forze, sviluppare una vera e propria collaborazione. È quanto cerchiamo di fare – appunto insieme – tra Dipartimento delle istituzioni e la vostra Federazione delle Associazioni dei fiduciari. Con un obiettivo comune: migliorare, favorire, sviluppare le professioni in ambito fiduciario. Un contesto che cambia, e che obbliga dunque a una forte capacità di adattamento alle nuove realtà, per essere in grado di cogliere con rapidità le nuove opportunità. Oppure per sbarrare la strada ai pericoli che questo mondo facilmente può incontrare. Insieme, tutto questo può essere realizzato. Ed è proprio avendo ben presente questa caratteristica che il mio Dipartimento ha cercato, cerca e soprattutto cercherà anche in futuro di lavorare, al servizio dei cittadini in primis e della vostra categoria professionale.

“Competitivo”: l’aggettivo – accanto a Ticino – definisce una scelta di campo. Chiarisce come vogliamo sia il Ticino. Poteva essere “solidale”, poteva essere “sostenibile”. Oppure differenti altre definizioni.
No, il Ticino in questa ottica deve essere giustamente competitivo. Perché sappiamo bene – e lo abbiamo sentito negli interventi che mi hanno preceduto della vostra presidente Cristina Maderni e del Presidente della direzione di Swisscom Directories Stefano Santinelli – che per affermare una realtà economica di un ben determinato territorio, nel nostro caso il Ticino, la competitività è necessaria sia all’interno dello stesso territorio, fornendo prodotti e servizi di prima qualità, sia per diventare appetibili nei confronti di analoghi attori economici, attivi però in altre realtà territoriali. Una competitività che porta quindi ad attrarre clienti e interessi. Per favorire questa competitività occorrono condizioni quadro di prim’ordine. Lo sono certamente gli aspetti fiscali, tenendo conto per noi ticinesi di quanto avviene nelle altre regioni della Svizzera e negli Stati a noi vicini. Ma lo sono anche altre caratteristiche. E voi ben sapete di cosa sto parlando: centralità sulle vie di transito; capacità di connessione facile e veloce con il resto del mondo; un sistema scolastico all’altezza; un territorio ben gestito che preserva le caratteristiche naturali, ma che valorizza pure il patrimonio artistico e culturale.

Sul piano della competitività un recente studio effettuato dall’Osservatorio delle dinamiche economiche dell’USI mostra come il nostro Cantone si situi in buona posizione rispetto a una graduatoria nazionale. Tale studio dimostra che in Ticino vi è una elevata complessità economica, ciò che porta la nostra economia ad essere competitiva. Una situazione che ho riscontrato personalmente durante una serie di visite che ho compiuto qualche anno fa in diverse aziende virtuose situate anche in zone periferiche del Ticino. Questa vivacità e questo buon livello competitivo potrà essere ulteriormente potenziato grazie alla recente adesione del Cantone all’organizzazione di marketing territoriale della piazza economica di Zurigo “Greater Zurich Area (GZA), che permetterà di inserire la nostra regione in una rete che favorirà l’innovazione del nostro Cantone.Una competitività che si raggiunge anche con un’amministrazione pubblica performante, che va in contro al cittadino e che deve valorizzare il proprio capitale umano. Un discorso quest’ultimo che cerco di tener sempre presente all’interno dell’attività del mio Dipartimento, consapevole che la qualità dei collaboratori è la base per avere successo. Un fattore di competitività – e qui mi aggancio a quella che è l’attività del mio Dipartimento – è legato al grado di sicurezza che si può garantire alle cittadine e ai cittadini, nonché alle aziende e a tutte le attività economiche presenti sul nostro territorio. E in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni, responsabile della gestione amministrativa e finanziaria del potere giudiziario, devo sottolineare come il funzionamento della Giustizia sia un altro importante fattore di competitività e di crescita per uno Stato moderno. Negli scorsi giorni ho esortato i nostri magistrati – in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario – a rendere giustizia in tempi adeguati, quindi tempestivamente e ad essere più efficienti nel proprio operato. Una giustizia lenta non solo danneggia le cittadine e i cittadini, ma pure l’economia!

La competitività può, anzi deve essere declinata, come detto, con la parola “sicurezza”. È quanto cerchiamo di fare assieme attraverso l’autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario del Canton Ticino. Sicurezza che il cliente possa sempre trovare di fronte a sé un fiduciario responsabile, competente, con tutti i requisiti richiesti dalla legge. Come ben sapete il 2020 porterà un grande cambiamento normativo che toccherà la professione di fiduciario finanziario. Il 1° gennaio verosimilmente entreranno in vigore la nuova Legge federale sui servizi finanziari e la nuova Legge federale sugli istituti finanziari, cui saranno fra gli altri assoggettati tutti i consulenti negli investimenti, i gestori patrimoniali nonché i trustees che agiscono a titolo professionale, ossia tutti coloro che oggi beneficiano di un’autorizzazione cantonale di fiduciario finanziario. Queste novità legislative comporteranno per i consulenti alla clientela l’iscrizione presso un Servizio di registrazione abilitato dalla FINMA.
Per i gestori patrimoniali e i trustee agenti a titolo professionale l’operatività sarà invece subordinata all’autorizzazione della FINMA e alla sua vigilanza, ancorché svolta di concerto con un organismo di vigilanza, sempre abilitato dalla stessa FINMA. In questo senso occorrerà porre particolare attenzione ai termini transitori definiti dalle due nuove leggi federali per le iscrizioni. Posso anticipare che nelle prossime settimane l’Autorità di vigilanza cantonale invierà a tutti gli interessati una specifica comunicazione per rendere attenti tutti gli interessati a tali termini.

Altra novità: le modifiche legislative di livello federale comporteranno un adeguamento della Legge cantonale sui fiduciari. Con l’inserimento dei gestori patrimoniali e dei trustee nel campo di applicazione della Legge federale sugli istituti finanziari, le norme concorrenti vigenti del diritto cantonale decano. Si coglierà quindi l’occasione per procedere a un aggiornamento dei contenuti sulla base anche dell’attuale contesto professionale e dell’esperienza e della prassi sviluppatesi negli in anni in seno all’Autorità di vigilanza. Sarà quindi l’occasione per ribadire la necessità di questa legge che in questi anni ha adempiuto gli scopi prefissati, ovverossia: assicurare le competenze degli operatori, il controllo del territorio e, nell’eventualità, penalizzare l’esercizio abusivo della professione. Il messaggio di modifica della Legge sui fiduciari verrà posto in consultazione nel corso dell’estate e proprio nell’ottica di “lavorare insieme” verrete consultati.

Dal canto suo l’Autorità di vigilanza continuerà a garantire l’osservanza della Legge sui fiduciari nei rimanenti settori professionali altrettanto sensibili e importanti, quali quello commercialistico e immobiliare – che già sono oggetto di particolare attenzione da parte del Consiglio di vigilanza nella lotta all’abusivismo – e quello del cambista. La competitività in questo ambito si raggiunge oltre che con la qualità, anche con l’affidabilità a tutela dell’interesse pubblico e a protezione della clientela. In questo senso l’Autorità di vigilanza proseguirà con controlli prudenziali – recentemente potenziati – principalmente volti a contrastare il fenomeno dei prestanome (tema sensibile anche in altre realtà, vedi gli esercizi pubblici). Rimane poi importante da parte dell’Autorità di vigilanza la lotta all’abusivismo per mezzo del perseguimento del reato di esercizio abusivo della professione, avviata anche e spesso su segnalazione e con la collaborazione dei fiduciari già autorizzati (per l’anno 2019 attualmente intimati 5 DA). Finora l’Autorità giudiziaria ha sempre confermato i decreti d’accusa intimati e gli argomenti giuridici sostenuti.

Ogni abuso, ogni mancanza di professionalità va a minare la fiducia della clientela nei confronti di tutta la categoria. È proprio ciò che insieme non vogliamo accada, per non minacciare la competitività di un settore in cui oggi lavorano 1’506 fiduciari per complessivamente 1’858 autorizzazioni e che crea una bella fetta del Pil cantonale. Grazie per l’attenzione.

Mini e l’indipendenza delle toghe, il Consiglio della magistratura che dice?

Mini e l’indipendenza delle toghe, il Consiglio della magistratura che dice?

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 giugno 2019 de La Regione

La riforma del sistema giudiziario ticinese non è archiviata, assicura il capo del Dipartimento istituzioni: ‘Nessuno dei rapporti dei gruppi di lavoro rimarrà nei cassetti del Dipartimento. Si procede per priorità, che ora sono la riorganizzazione delle Arp.

I discorsi di Mauro Mini in veste di presidente del Tribunale d’appello un pregio ce l’hanno: fanno discutere. E animano una cerimonia – l’apertura dell’anno giudiziario – solitamente attenta a scansare invasioni di campo, perlomeno quelle manifeste. Poi è chiaro: le diagnosi e le proposte di cura formulate dal giudice che da dodici mesi è alla testa della massima autorità giudiziaria cantonale sono opinabili. Ieri a Lugano l’audace Mini ha consacrato la propria relazione a un unico tema: l’indipendenza della magistratura. E lo ha fatto richiamando il sacrosanto principio della separazione dei poteri, le costituzioni, federale e cantonale, e la Cedu, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Un intervento monotematico che in coloro che non frequentano aule giudiziarie e codici può far sorgere un dubbio. L’indipendenza del potere giudiziario ticinese è a rischio? O è addirittura già compromessa, causa la pressione di partiti e gruppi di interesse? Se così fosse, i cittadini dovrebbero preoccuparsi parecchio. Attendiamo allora sull’argomento il parere del Consiglio della magistratura, cioè dell’organo che in Ticino vigila sul funzionamento della magistratura nel suo insieme. Un chiarimento sulla delicatissima questione si impone.

È da otto anni che se ne parla ma di concreto sino ad oggi c’è poco o nulla. Quale fine ha fatto ‘Giustizia 2018’, la riforma che negli intenti del direttore del Dipartimento istituzioni dovrebbe «modernizzare» l’apparato giudiziario ticinese, rendendolo «più efficace ed efficiente»? Il 2018 è passato, ma il progetto, puntualizza Norman Gobbi, parlando, ieri a Lugano, alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2019-2020, «mantiene tutta la sua attualità». Bene. Forse però, per dirla con il presidente del Tribunale d’appello Mauro Mini, è arrivato il momento della «sintesi»: la sintesi degli approfondimenti fin qui eseguiti. «Nessuno dei rapporti trasmessi dai gruppi di lavoro di Giustizia 2018 rimarrà nei cassetti del Dipartimento», assicura Gobbi: «Come più volte indicato negli incontri semestrali tra Dipartimento istituzioni e presidenti delle magistrature permanenti, come Consiglio di Stato abbiamo definito delle priorità di intervento sui vari progetti inseriti nella riforma. Perché tutto non si può fare e va garantita comunque l’operatività della Divisione della giustizia, che si deve occupare anche di altri settori».

Insomma, il riassetto del sistema giudiziario non è stato archiviato. Il Dipartimento vuole però procedere per priorità. Quali? Oggi sono un paio. Anzitutto, spiega il consigliere di Stato, la riorganizzazione – per ciò che concerne il socialmente delicato dossier tutele e curatele – delle Arp, le Autorità regionali di protezione. Una riorganizzazione «molto complessa, che impone un’importante e precisa pianificazione in termini di risorse finanziarie, umane, logistiche, informatiche e più in generale amministrative». La «seconda priorità d’intervento» sono le giudicature di pace. Nel frattempo si profilano, in fatto di risorse umane, dei potenziamenti a breve per alcune autorità giudiziarie. Di recente il Consiglio di Stato ha dato luce verde al messaggio allestito dal Dipartimento per l’aumento da quattro a cinque del numero dei giudici ordinari del Tribunale penale cantonale. Tocca adesso al parlamento pronunciarsi sulla relativa modifica della Log, la legge sull’organizzazione giudiziaria. «Nelle prossime settimane», prosegue Gobbi, verrà posto in consultazione dal Dipartimento il progetto di messaggio governativo inerente ai rinforzi per il Ministero pubblico. Concretamente: l’assegnazione all’ufficio di «un procuratore ordinario in più», da destinare alla squadra di inquirenti che si occupa delle inchieste sui reati «finanziari», e l’estensione «delle competenze dei segretari giudiziari, che saranno pure potenziati di tre unità». È stato tuttavia anche congelato qualche scenario ipotizzato, come la separazione istituzionale e fisica fra Tribunale d’appello e Tribunale penale cantonale (autorità di prima istanza). «Come Dipartimento – segnala Gobbi – abbiamo deciso di soprassedere a questo scorporo, preso atto anche dell’evoluzione a livello svizzero della questione e delle necessità di carattere logistico».

A prescindere dalle riforme, la magistratura ticinese, sottolinea Gobbi, «è indipendente». Ma non lo è «dall’efficienza», ribadisce il ministro di giustizia. Per il consigliere di Stato, difficilmente gli interventi di carattere legislativo e i potenziamenti d’organico «portano da soli a dei miglioramenti: anche i magistrati devono garantire un’efficace amministrazione della giustizia», emanando decisioni in tempi ragionevoli. Attualmente, rileva Gobbi, «non abbiamo dalla magistratura (tranne che dal Tribunale cantonale delle assicurazioni) indicazioni circa la durata media di evasione delle procedure, né dati sugli incarti prescritti». Parole che paiono rimandare a uno dei quesiti del gruppo liberale radicale in Gran Consiglio in merito ai conti del Consuntivo 2018 del Cantone.

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 giugno 2019 del Corriere del Ticino

Giustizia La Magistratura si sente stretta

L’appello di Mauro Mini in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario: «Meno politica nella nomina dei magistrati» Chiesta più autonomia finanziaria
Norman Gobbi: «Il Ministero pubblico è indipendente, ma non dall’efficienza»

Il presidente del Tribunale d’appello Mauro Mini l’aveva già scritto nel rendiconto 2018 del Consiglio della Magistratura e ieri, in occasione dell’avvio dell’anno giudiziario, è tornato a ribadirlo: il terzo potere ha bisogno di maggior autonomia. «L’indipendenza – ha detto – è un requisito fondamentale e irrinunciabile per il buon funzionamento della Giustizia. Ecco perché è necessaria, o meglio urgente, una revisione del sistema». Un cambio di rotta che per Mini dovrebbe fondarsi su tre pilastri: l’autonomia organizzativa e quella finanziaria, nonché la revisione delle procedure di nomina dei magistrati. E se in termini di organizzazione Mini ha auspicato l’estensione del periodo di nomina da tre a cinque anni del presidente e dei due vice del Tribunale d’appello «in modo da dare una certa stabilità al sistema», per quel che concerne l’indipendenza finanziaria «si potrebbe pensare di dotare la Magistratura di un budget definito di concerto con il Gran Consiglio. Una richiesta questa tutt’altro che esotica».

Più delicata per contro la nomina delle toghe, oggi affidata al Gran Consiglio ma che per il presidente del Tribunale d’appello dovrebbe essere rivista in modo da ridurne «l’influenza della logica partitica». Come? Ripensando proprio il ruolo del Parlamento. «In futuro il Legislativo dovrebbe poter eleggere unicamente il procuratore generale e i due aggiunti, il presidente del Tribunale d’appello e i suoi vice nonché il presidente dei giudici dei provvedimenti coercitivi», ha dichiarato Mini che ha poi aggiunto come «a loro volta, il procuratore generale e i due aggiunti avrebbero la responsabilità di nominare i procuratori pubblici mentre per gli altri magistrati si potrebbe pensare a una specifica Commissione nomine e conferme». Una nuova impostazione che per Mini si impone non da ultimo dopo i risultati delle ultime elezioni cantonali che hanno visto «affermarsi quale terzo partito le schede senza intestazione. Insomma – ha rilanciato il presidente del Tribunale d’appello – va detto senza giri di parole: l’attuale logica partitica scoraggia la partecipazione ai concorsi per la Magistratura di profili validi, ma indipendenti dai partiti». Allo stesso tempo, però, gli stessi magistrati «non devono avere soggezione, sudditanza e reverenza eccessiva nei confronti della politica», ha sottolineato Mini ritenendo che questi «dovrebbero evitare di partecipare ad attività politiche che potrebbero, verso l’esterno, rendere problematica la loro indipendenza».

Attuale ma non prioritario
E se l’appello del terzo potere è stato chiaro, altrettanto lo è stata la risposta del Dipartimento delle istituzioni: «La Magistratura è indipendente – ha esordito il consigliere di Stato Norman Gobbi –, ma non dall’efficienza». In tal senso, per il direttore delle Istituzioni l’autonomia organizzativa e finanziaria della Magistratura «è un tema che resta attuale, ma non prioritario né urgente». Anzi: «Le modifiche organizzative volte a implementare questa soluzione saranno certo oggetto di approfondimenti – ha assicurato Gobbi –, ma solo dopo l’intervento su misure puntuali e urgenti che riguardano l’operatività delle autorità giudiziarie».

Nel dettaglio, ricordando come nelle scorse settimane il Governo abbia dato luce verde al messaggio per potenziare il Tribunale penale cantonale attribuendo un giudice ordinario aggiuntivo, Gobbi non ha usato giri di parole: «I soli interventi legislativi oppure gli innesti di personale aggiuntivo volti a migliorare l’amministrazione della Giustizia rendendola più efficiente difficilmente porteranno a delle reali migliorie se chi è chiamato ad operare non lo farà nel medesimo intento». In quest’ottica, sollecitando i presenti a «non trincerarsi dietro il principio della separazione dei poteri», Gobbi ha invitato la Magistratura a «definire sistematicamente degli obiettivi e degli indicatori da raggiungere annualmente. Cosa che, tuttavia, non è ancora la regola. Ma perché questi temi non sono oggetto di discussione nella Magistratura?». Interrogativo questo che si inserisce nel solco di un possibile potenziamento del Ministero pubblico che verrebbe dotato di un procuratore pubblico in più per far fronte all’incremento dei reati finanziari. E se a breve partirà la consultazione del messaggio il consigliere di Stato ha sottolineato che un simile potenziamento «intende contribuire a migliorare e razionalizzare l’operato del Ministero pubblico, ma al contempo deve costituire un rinnovato avvio di riflessioni interne a questa autorità giudiziaria».

Le priorità per il 2019
Detto del delicato rapporto tra Giustizia e politica, l’inaugurazione dell’anno giudiziario ha fornito altresì l’occasione per fare il punto sulle priorità che caratterizzeranno il 2019 dopo un 2018 già ricco di cambiamenti (solo per citarne alcuni la nomina a pg di Andrea Pagani in sostituzione di John Noseda come pure l’annuncio della partenza di Antonio Perugini e di Fiorenza Bergomi). In tal senso, Gobbi ha precisato come priorità di quest’anno saranno da un lato gli interventi che interesseranno la giustizia di pace, ma soprattutto la riorganizzazione delle autorità regionali di protezione. Una ristrutturazione questa definita «molto complessa e unica nel suo genere per dimensioni» che, se accolta, in futuro vedrà «la cantonalizzazione di queste autorità, oggi gestite a livello comunale», ha ricordato Gobbi.

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Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 3 giugno 2019 de Il Quotidiano

Inaugurato l’anno giudiziario
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Primo sì al quinto giudice

Primo sì al quinto giudice

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 maggio 2019 de La Regione

Il Consiglio di Stato vara il messaggio per l’aumento dell’organico del Tribunale penale cantonale

Ermani: potenziamento indispensabile. Gobbi: spero che il parlamento evada celermente la nostra richiesta.

Un primo concreto passo verso il potenziamento dell’organico dei giudici del Tpc, il Tribunale penale cantonale, è stato compiuto ieri. Il Consiglio di Stato ha formalmente aderito alla proposta del Dipartimento istituzioni di aumentare da quattro a cinque il numero dei magistrati ordinari, varando, rende noto lo stesso Esecutivo, il relativo messaggio all’indirizzo del parlamento. Se condiviso dal Gran Consiglio, il potenziamento richiederà una modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria. «Spero che il parlamento evada celermente il messaggio governativo e che lo evada accogliendo quanto prospettato dal Consiglio di Stato», dice alla ‘Regione’ il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi.

L’intenzione di assegnare un magistrato ordinario in più al Tribunale penale, il governo l’aveva manifestata agli inizi dello scorso agosto nell’annunciare la designazione dell’avvocato Manuela Frequin Taminelli quale giudice supplente a tempo pieno. Designazione resasi necessaria, ricorda il governo, “a seguito delle richieste di potenziamento dell’organico che il Tribunale penale cantonale aveva formulato all’attenzione del Consiglio di Stato”, dato che “la difficile situazione”, quanto a carico di lavoro, “imponeva interventi urgenti”. Operativa dal settembre 2018, Frequin Taminelli “rimarrà in carica sino al più tardi alla pubblicazione del bando di concorso relativo al nuovo giudice ordinario (al quale ovviamente potrà partecipare, ndr)”, qualora il Gran Consiglio dovesse dare luce verde al potenziamento. Ma al Tpc non era stato assegnato solo un giudice supplente a tempo pieno: l’Esecutivo gli aveva anche attribuito, in maniera definitiva, i due vicecancellieri in più accordati al Tribunale nel luglio 2017 a titolo provvisorio, sino a fine 2018. Misure queste “tese a porre un freno all’accumularsi delle giacenze dal profilo degli incarti” trattati dal Tpc. E come emerge dal rapporto sull’attività 2018 del Tribunale penale cantonale, rileva ancora il governo, “è soltanto grazie alla presenza dell’organico potenziato di un giudice e di due vicecancellieri aggiuntivi – oggi (ieri, ndr) nominati – che è stato possibile evadere più incarti, contenendo e stabilizzando le giacenze”. Se il Gran Consiglio approverà il potenziamento «verrebbe consolidata una posizione che già c’è: da un po’ di tempo disponiamo infatti di un quinto giudice, ancorché supplente – osserva, da noi interpellato, il presidente del Tpc Mauro Ermani –. Ed è grazie anche a questo giudice supplente se il Tribunale ha potuto chiudere il 2018 in sostanziale pareggio». Un consolidamento – con il passaggio, ancorato alla legge, da quattro a cinque giudici ordinari – «oggettivamente indispensabile», sottolinea Ermani: «Con quattro giudici ordinari sarebbe molto difficile andare avanti».

Procuratore pubblico in più, il capo del Dipartimento: ‘Arriva’
Nel pacchetto di potenziamenti in seno agli uffici giudiziari sotto la lente del Dipartimento istituzioni figura pure l’assegnazione di un procuratore ordinario in più al Ministero pubblico: dagli attuali ventuno pp (procuratore generale incluso) a ventidue. Un ulteriore procuratore pubblico che opererebbe verosimilmente nel gruppo di magistrati inquirenti dedito al perseguimento dei reati finanziari. Il messaggio governativo? «Arriva. Come Dipartimento – sostiene Gobbi – saremmo pronti. Resta solo da chiarire la questione delle competenze dei segretari giudiziari». Dunque: un pp ordinario in più, ma anche l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari (indagini, emanazione di decreti d’accusa o di non luogo a procedere ecc.) per il cosiddetto penale minore: è la duplice proposta del Dipartimento. «Abbiamo chiesto sì di estendere le competenze dei segretari giudiziari, limitatamente però alle contravvenzioni – rammenta il pg Andrea Pagani –. Estenderle anche ai delitti e ai crimini sarebbe contrario all’ordinamento. In materia di contravvenzioni non sarebbe necessaria la delega del pp: basterebbe stabilire nella legge che i segretari sono autonomi nella gestione dei procedimenti penali contravvenzionali».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 maggio 2019 del Corriere del Ticino

Governo Nuovo ossigeno al Tribunale penale

Proposta al Parlamento la modifica della legge con la quale consolidare da 4 a 5 il numero dei giudici ordinari Gobbi: «A breve in consultazione anche il messaggio per dotare il Ministero pubblico di un procuratore in più»

«Il cittadino rischia di doversi confrontare con disservizi crescenti, di cui la Magistratura non può essere ritenuta responsabile». Con questo grido d’allarme nell’ultimo rendiconto il Consiglio della magistratura lanciava un appello alla politica affinché trovasse delle concrete soluzioni per dotare delle risorse necessarie il terzo potere dello Stato. Detto fatto, una prima importante risposta è giunta con la decisione del Governo di potenziare il Tribunale penale cantonale. E cioè uno degli organi per i quali il Consiglio della magistratura aveva ravvisato il problema strutturale del «collo di bottiglia» in termini di evasione degli incarti. Di qui il messaggio sottoposto ora al Gran Consiglio che tramite una modifica della legge sull’organizzazione giudiziaria contempla l’attribuzione di un giudice ordinario aggiuntivo al Tribunale penale cantonale. Quest’ultimo potrebbe in tal modo far capo in maniera stabile a cinque giudici e senza posizioni provvisorie. «Ora auspichiamo che il Gran Consiglio, e in particolare la neonata Commissione giudiziaria, affronti la questione con la necessaria sensibilità ed evada il dossier in tempi rapidi» sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Per poi precisare: «Considerati i tempi legati al relativo bando di concorso, ideale sarebbe poter contare sull’operatività del nuovo giudice a partire dal 1. gennaio 2020». Nel frattempo, tiene a ricordare il consigliere di Stato, la scorsa estate il Governo era già intervenuto in modo urgente designando in via straordinaria la giudice supplente Manuela Frequin Taminelli e introducendo una serie di correttivi sul piano organizzativo. Oltre all’entrata in funzione di Frequin Taminelli – che resterà in carica sino al più tardi alla pubblicazione del bando di concorso relativo al nuovo giudice ordinario – il Consiglio di Stato aveva in effetti proceduto anche all’attribuzione di due vicecancellieri aggiuntivi al Tribunale penale cantonale, che a loro volta s’intende confermare. «Misure, queste, che hanno dimostrato la loro efficacia» rileva Gobbi, riferendosi alla necessità di porre un freno all’accumularsi delle giacenze dal profilo degli incarti trattati dall’Autorità giudiziaria in questione.

Il provvedimento era stato preavvisato favorevolmente anche dal Consiglio della magistratura, che negli scorsi mesi – insieme al procuratore generale Andrea Pagani – aveva però caldeggiato a più riprese pure la nomina di un procuratore pubblico aggiuntivo (straordinario od ordinario). Un magistrato, questo, a sua volta chiamato a smaltire i numerosi dossier rimasti in giacenza, in particolare alla Sezione dei reati economici e finanziari. E se inizialmente Gobbi e il Governo avevano invitato il Ministero pubblico a giustificare con i numeri la necessità del potenziamento, dopo la riorganizzazione messa a punto da Pagani e l’elaborazione di un apposito documento riferito agli incarti pendenti alla fine del 2018 il dossier aveva subito un’accelerata. Ma ora a che punto si trova il cantiere? «Stiamo procedendo in modo spedito» spiega Gobbi, annunciando che «a breve una bozza di messaggio del Governo sarà posta in consultazione in seno al Ministero pubblico e alle autorità giudicanti». E l’intenzione, preannuncia il direttore delle Istituzioni, è quella di mettere a disposizione della giustizia «un procuratore pubblico ordinario e non straordinario per un periodo di cinque anni. Ciò tenuto conto delle necessità di dare una certa stabilità alla Procura, sia per quanto concerne l’evasione degli incarti pendenti sia alla luce del turnover che puntualmente interessa questa autorità». All’interno del messaggio, con il quale si proporrà una nuova modifica della legge sull’organizzazione giudiziaria, non sarà tuttavia proposta unicamente la designazione di un magistrato aggiuntivo. «La richiesta di un procuratore supplementare sarà inserita nel quadro di diverse misure operative, ad esempio a livello di deleghe decisionali, attraverso le quali rendere più efficace ed efficiente il lavoro del Ministero pubblico» conclude Gobbi.

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Servizio all’interno del TG di Teleticino di mercoledì 22 maggio 2019

http://teleticino.ch/il-tg/essenziale-contare-su-un-giudice-in-piu-JE1226821