Potenziamento del Tribunale penale cantonale: il Consiglio di Stato propone un aumento del numero dei giudici

Potenziamento del Tribunale penale cantonale: il Consiglio di Stato propone un aumento del numero dei giudici

Comunicato stampa

Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio governativo di modifica della Legge sull’organizzazione giudiziaria, postulando l’attribuzione di un giudice ordinario aggiuntivo presso il Tribunale penale cantonale.
La proposta del Governo è volta a consolidare l’attuale situazione del Tribunale penale cantonale, a cui a contare dal 1° settembre 2018 è stato attribuito un giudice supplente ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria. Con la modifica legislativa, il Tribunale penale cantonale si comporrà in maniera stabile di cinque giudici ordinari.
La designazione da parte del Consiglio di Stato di un giudice supplente presso il Tribunale penale cantonale, nella persona dell’avv. Manuela Frequin Taminelli, che rimarrà in carica sino al più tardi alla pubblicazione del bando di concorso relativo al nuovo giudice ordinario, si era resa necessaria a seguito delle richieste di potenziamento dell’organico che il Tribunale penale cantonale aveva formulato all’attenzione del Governo, concludendo che la difficile situazione imponeva interventi urgenti. Oltre alla designazione di un giudice supplente ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria, il Consiglio di Stato aveva confermato l’attribuzione di due Vicecancellieri aggiuntivi presso il Tribunale penale cantonale. Queste misure, tese a porre un freno all’accumularsi delle giacenze dal profilo degli incarti trattati dall’Autorità giudiziaria in questione, sono state preavvisate favorevolmente dal Consiglio della Magistratura.
In quest’ottica, come emerge dal Rendiconto 2018 di attività del Tribunale penale cantonale, è solo grazie alla presenza dell’organico potenziato di un giudice e di due vicecancellieri aggiuntivi oggi nominati, che è stato possibile evadere più incarti, contenendo e stabilizzando le giacenze.
Il licenziamento del Messaggio governativo trova quindi una soluzione duratura a fronte dell’evoluzione dell’attività del Tribunale penale cantonale, nell’ottica di garantire il buon funzionamento della giustizia penale cantonale.

Riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto: pubblicato un concorso pubblico per una nuova funzione

Riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto: pubblicato un concorso pubblico per una nuova funzione

Comunicato stampa

La Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni informa che venerdì 3 maggio 2019 è stato pubblicato il bando di concorso pubblico per la posizione di Collaboratore/trice scientifico/a incaricato/a presso la Direzione della Divisione della giustizia, con il compito di coadiuvare quest’ultima nell’ambito del progetto di riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto.
Proseguono i lavori della Divisione della giustizia contestualmente al progetto di riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto. In quest’ottica, è in corso la mappatura dei costi e dei ricavi finanziari delle attuali sedici Autorità regionali di protezione, demandata dal Consiglio di Stato a una società di revisione esterna, mentre ad inizio anno il Governo ha istituito il Gruppo di progetto con il compito di approfondire la “cantonalizzazione” amministrativa delle Autorità regionali di protezione, il cui funzionamento è oggi di competenza comunale, all’interno dell’Amministrazione cantonale. Parimenti, continuano gli incontri della Divisione della giustizia, unitamente alla Camera di protezione del Tribunale di appello, Autorità di vigilanza del settore, con i Comuni sede delle Autorità regionali di protezione a seguito delle ispezioni congiunte terminate nel corso del 2018, tesi infine a rafforzare a corto termine l’operatività delle Autorità regionali di protezione.
La Direzione di questo importante progetto di riorganizzazione è di spettanza della Divisione della giustizia, che potrà avvalersi in tal senso di una risorsa dedicata per la quale il 3 maggio 2019 è stato aperto un bando di concorso pubblico nella funzione di Collaboratore/trice scientifico/a incaricato/a sino al 31 dicembre 2020. Questa nuova figura avrà il compito di coordinare e coadiuvare, d’intesa con la Direttrice della Divisione della giustizia, il progetto di “cantonalizzazione” delle Autorità regionali di protezione e del riordino del settore della protezione del minore e dell’adulto. La medesima coordinerà e fungerà in particolare da punto di riferimento per l’attività dei Sottogruppi di progetto tematici e/o Gruppi di lavoro che verranno costituiti su impulso del Gruppo di progetto principale. Inoltre, fungerà altresì da punto di riferimento per quanto attiene al settore della protezione del minore e dell’adulto – con riguardo ai molteplici attori interessati da questo settore sensibile –, anche nell’ambito dell’attività corrente della Divisione della giustizia.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica completa rilasciata da un’università svizzera, preferibilmente in economia aziendale, diritto, informatica o ingegneria gestionale, che disponga di esperienza nella gestione di progetti. Capacità analitica e orientata al risultato, attitudine all’ascolto e alla mediazione, affidabilità e spirito di iniziativa, come pure ottime capacità redazionali, sono altri aspetti che si rivelano essenziali per la posizione posta a concorso.
Tutte le informazioni attinenti alle condizioni e ai requisiti per partecipare al concorso pubblico, aperto sino al 17 maggio 2019, sono consultabili alla pagina web dell’Amministrazione cantonale www.ti.ch/concorsi.

Potenziamenti in magistratura, la roadmap

Potenziamenti in magistratura, la roadmap

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 17 aprile 2019 de La Regione

Un procuratore in più, segretari giudiziari con competenze decisionali su delega dei pp, il quinto giudice penale: dal Dipartimento proposte e tempi

Non uno, ma più messaggi governativi a dipendenza del numero delle autorità giudiziarie toccate. Più progetti di messaggio. Uno di questi riguarderà il Ministero pubblico e proporrà – oltre all’aumento dell’organico dell’ufficio con un procuratore in più – l’attribuzione di competenze decisionali ai segretari giudiziari nell’ambito del cosiddetto penale minore. Sui rinforzi destinati alla magistratura ticinese, ai quali il Consiglio di Stato lo scorso dicembre ha espresso un’adesione di principio con nota a protocollo, il Dipartimento istituzioni ha stabilito una tabella di marcia. La ‘roadmap’ è stata fissata l’altro ieri dal direttore Norman Gobbi e da Frida Andreotti, responsabile, all’interno del Dipartimento, della Divisione giustizia.
«Intorno alla metà del mese prossimo – spiega Andreotti, da noi interpellata – contiamo di sottoporre per consultazione al Ministero pubblico la bozza di messaggio che lo concerne e che stiamo redigendo. Suggeriremo di portare i pp dagli attuali ventuno (procuratore generale compreso) a ventidue, con l’assegnazione all’ufficio di un procuratore da attribuire al gruppo di magistrati inquirenti dedito al perseguimento dei reati finanziari». Dunque un procuratore pubblico non straordinario, come ventilato in un primo tempo, bensì «ordinario», come peraltro anticipato da Gobbi in occasione di un ‘Dibattito in soffitta’, il ciclo di incontri promosso dalla ‘Regione’ in vista delle elezioni cantonali. Ma non è tutto.

‘Deciderà il magistrato se delegare’
Nel medesimo progetto di messaggio, riprende la titolare della Divisione giustizia, «prospetteremo una modifica delle competenze dei segretari giudiziari, cioè degli stretti collaboratori dei procuratori, rifacendoci al modello adottato dal Canton San Gallo». Concretamente? «In caso di multa, pena pecuniaria o pena detentiva fino a un massimo di sei mesi, il segretario giudiziario potrà condurre le indagini, emanare i decreti d’accusa o di non luogo a procedere, sospendere il procedimento». Non sarà però un automatismo, precisa Andreotti. «Deciderà il procuratore pubblico – dice – se delegare, in relazione a quel dato procedimento, queste competenze al proprio segretario giudiziario». Come Dipartimento «abbiamo inoltre deciso di proporre lo stesso modello per la Magistratura dei minorenni».
Se la bozza di messaggio sulla Procura è in via di allestimento, quella inerente al Tribunale d’appello, di cui anche il Tribunale penale cantonale fa parte, «è stata già mandata in visione all’autorità giudiziaria direttamente interessata dal potenziamento», fa sapere Andreotti: «In questo caso proponiamo l’aumento da quattro a cinque del numero di giudici del Tribunale penale». Quest’ultimo, sostiene il presidente del Tribunale d’appello Mauro Mini, «è oggi confrontato con un carico di arretrati importante: il quinto giudice, che spero possa arrivare nel corso dell’anno, è necessario per evitare prescrizioni e il conseguente rischio di una demotivazione anche in chi conduce le inchieste, ossia procuratori e poliziotti».
Gobbi si augura di sottoporre i due progetti di messaggio ai colleghi di governo «agli inizi di giugno». Una volta licenziati, toccherà al Gran Consiglio pronunciarsi: per concretizzare i rinforzi occorrerà infatti intervenire sulla relativa base legale, la Legge sull’organizzazione giudiziaria, cambiandola.
Il Ministero pubblico, il Tribunale penale. E l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi? «Affronteremo il tema del suo potenziamento – ricorda la direttrice della Divisione giustizia – nel quadro dell’annunciata riorganizzazione del settore esecuzione pene e misure, a cui stiamo lavorando avvalendoci anche della collaborazione di una società di consulenza. Non solo. Bisognerà considerare pure – rileva Andreotti – le competenze assegnate ai giudici dei provvedimenti coercitivi dalla nuova Legge sulla polizia, impugnata però di recente davanti al Tribunale federale».

L’importanza del lavoro in carcere

L’importanza del lavoro in carcere

I positivi risultati della collaborazione con la Swissminiatur

In concomitanza con il lancio della 60. stagione di Swissminiatur, qualche giorno fa sono stati presentati i contenuti di una particolare collaborazione tra il Parco in miniatura e il carcere della Stampa. La stessa si è sviluppata su più canali: dall’assemblaggio dei binari dei modellini fino al restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Presenti all’evento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il Direttore di Swissminiatur, Joël Vuigner, il Direttore delle Strutture carcerarie ticinesi (SCC), Stefano Laffranchini, e la Responsabile capi-arte e laboratori SCC, Consuelo Stranieri. La collaborazione ha preso avvio dopo un primo incontro, avvenuto nel febbraio 2018, quando sono state poste le basi per instaurare una sinergia tra le SCC e il Parco: la lavorazione richiesta alle SCC verteva sull’assemblaggio di 3 km di binari (in scala) e dopo un test iniziale su 3 metri l’accordo è stato confermato, proseguendo nel migliore dei modi. A novembre dello stesso anno il secondo passo e l’ampliamento dei compiti assegnati alle SCC: accanto all’assemblaggio dei binari, anche il restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Due i laboratori coinvolti: la falegnameria e il laboratorio D. L’importanza del lavoro in carcere, al netto del fatto che al primo posto rimane l’espiazione della pena, è un dato ormai oggettivo: in vista del futuro reinserimento sociale, esso assume un ruolo centrale. Ciò che del resto è sancito anche dal Codice penale svizzero. Per l’occasione, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ne ha evidenziato la portata sociale e l’indubbia rilevanza in un ideale cammino che dovrebbe riconsegnare alla società un individuo migliore rispetto a quello entrato mesi o anni prima in carcere. “Il lavoro è fondamentale per varie ragioni: occupa il detenuto in modo costruttivo, lo responsabilizza e lo inserisce in un contesto fatto di regole, scadenze e compiti che non può esimersi dal rispettare e svolgere. Al carcerato viene concessa una possibilità che ben difficilmente avrebbe fuori, una possibilità di crescita e di miglioramento personale: ovviamente, sta a lui saperla cogliere. Collaborazioni come questa non possono che essere lette in chiave positiva”.

 

Collaborazione tra la Stampa e Swissminiatur SA

Collaborazione tra la Stampa e Swissminiatur SA

Comunicato stampa

In concomitanza con il lancio della 60. stagione di Swissminiatur (la riapertura 2019 è prevista per sabato 30 marzo), oggi sono stati presentati alla stampa i contenuti di una particolare collaborazione tra il parco in miniatura e il carcere della Stampa. La stessa si è sviluppata su più canali: dall’assemblaggio dei binari dei modellini fino al restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Presenti all’evento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il Direttore di Swissminiatur, Joël Vuigner, il Direttore delle Strutture carcerarie ticinesi (SCC), Stefano Laffranchini, e la Responsabile capi-arte e laboratori SCC, Consuelo Stranieri.

La collaborazione ha preso avvio dopo un primo incontro, avvenuto nel febbraio 2018, quando sono state poste le basi per instaurare una sinergia tra le SCC e il Parco: la lavorazione richiesta alle SCC verteva sull’assemblaggio di 3 km di binari (in scala) e dopo un test iniziale su 3 metri la lavorazione è stata confermata, proseguendo nel migliore dei modi. A novembre dello stesso anno il secondo passo e l’ampliamento dei compiti assegnati alle SCC: accanto all’assemblaggio dei binari, anche il restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Due i laboratori coinvolti: la falegnameria e il laboratorio D.

Nel corso della conferenza stampa, il Direttore del DI, Norman Gobbi, fra le altre cose, ha sottolineato l’importanza del lavoro all’interno delle quattro mura di una prigione, evidenziandone la portata sociale e l’indubbia rilevanza in un ideale cammino che dovrebbe riconsegnare alla società un individuo migliore rispetto a quello entrato mesi o anni prima in carcere. “Il lavoro è fondamentale per varie ragioni: occupa il detenuto in modo costruttivo, lo responsabilizza e lo inserisce in un contesto fatto di regole, scadenze e compiti che non può esimersi dal rispettare e svolgere. Al carcerato viene concessa una possibilità che ben difficilmente avrebbe fuori, una possibilità di crescita e di miglioramento personale: ovviamente, sta a lui saperla cogliere. Collaborazioni come questa non possono che essere lette in chiave positiva”.

Dal canto suo, il Direttore delle SCC, Stefano Laffranchini, ha illustrato i contorni dell’organizzazione del lavoro in carcere e l’evoluzione del fatturato ad esso riconducibile: lo stesso è passato dai 464’000 franchi del 2014 agli 820’000 del 2018.

Positivo anche il giudizio espresso dal Direttore del Parco, Joël Vuigner: “Siamo soddisfatti sia per il livello qualitativo della collaborazione (i risultati sono davvero molto buoni), che per aver dato una possibilità di lavoro e di apprendimento a queste persone. È un genere di collaborazione che potremo senz’altro riproporre”.

Il DI incontra i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti

Il DI incontra i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti

Comunicato stampa

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dalla direttrice della Divisione della giustizia avv. Frida Andreotti, ha incontrato oggi nella sala del Gran Consiglio a Bellinzona i Giudici di pace e i Giudici di pace supplenti dei 38 Circoli del Ticino. L’appuntamento è stato organizzato in occasione del rinnovo delle cariche per il periodo 2019-2029.

Nel suo saluto iniziale il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato l’importanza della figura del Giudice di pace e il ruolo essenziale che esso riveste nell’ambito della giustizia ticinese. Ha poi ringraziato per la loro attività i giudici che terminano nel mese di maggio il loro impegno e ha rivolto gli auguri di buon lavoro ai nuovi Giudici di pace e Giudici di pace supplenti che iniziano il loro mandato per volontà popolare in questo 2019.

La direttrice della Divisione della giustizia, avv. Frida Andreotti, ha ripercorso genesi e sviluppo della riorganizzazione della giustizia di pace nell’ambito della riforma G2018. Una riforma interrotta nel corso del 2018 per permettere gli ulteriori approfondimenti richiesti dal Consiglio della Magistratura. Ricordando il risultato della perizia effettuata dai professori Pascal Mahon e François Bohnet dell’Università di Neuchâtel sulla costituzionalità della funzione di Giudice di pace laico (quindi non giurista di formazione), la direttrice della Divisione della giustizia ha messo sotto la lente il tema della formazione, che risulta essere decisivo per il futuro delle giudicature di pace e il loro buon funzionamento. In questo senso ha presentato i due consulenti e formatori, gli avvocati Emanuela Colombo Epiney e Giorgio Bassetti, nonché i temi della formazione di base che sono in fase di organizzazione da parte della Divisione stessa e i corsi legati alla formazione continua.

Durante l’incontro sono pure intervenuti il presidente del Consiglio della Magistratura, giudice Werner Walser, il rappresentate dell’Associazione ticinese giudici di pace, Guglielmo Bernasconi, e Veio Zanolini, che ha parlato de “La mia esperienza di 38 anni di attività quale giudice di pace”.

In assistenza e con precedenti: non può tornare in Ticino

In assistenza e con precedenti: non può tornare in Ticino

Da www.ticinonews.ch

Dopo la revoca del permesso a causa dei suoi guai con la giustizia, un cittadino italiano ha provato a chiederne uno nuovo. Invano: il TF gli ha dato torto

Nulla da fare per un cittadino italiano cui la Sezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni del Canton Ticino aveva revocato il permesso di dimora nel settembre del 2015 a causa delle due condanne penali a suo carico e della sua dipendenza dalla pubblica assistenza (vedi articolo suggerito).

La decisione, ricordiamo, era stata presa in seguito alla condanna emessa nel 2012 dal Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona per complicità in truffa, denuncia mendace, ripetuto riciclaggio di denaro e istigazione a riciclaggio di denaro (pena detentiva di 2 anni sospesa con la condizionale più la confisca di 20’000 franchi e un risarcimento a favore della Confederazione di 10’000 franchi), a un’altra condanna emessa sempre nel 2012 dal Procuratore pubblico del Canton Ticino per denuncia mendace (pena pecuniaria di 20 aliquote, sospesa condizionalmente, più una multa) e al fatto che dal 2006 al 2015 l’uomo sia stato a carico dell’assistenza pubblica, accumulando un debito nei confronti dello Stato di quasi 190’000 franchi.

Dopo che l’11 gennaio 2016 il Tribunale federale (TF) aveva già respinto un suo ricorso contro la revoca del suo permesso, lo scorso 8 marzo i supremi giudici losannesi hanno respinto un altro gravame, presentato contro la decisione del 30 giugno 2016 della Sezione della popolazione – fondatasi sul preavviso negativo del Medico cantonale e confermata sia dal Consiglio di Stato che dal Tribunale amministrativo cantonale (TRAM) – di rilasciargli un nuovo permesso di dimora per motivi di cura.

Il TF ha rilevato che le patologie di cui soffriva l’interessato (problemi cardiaci, depressione) potevano senz’altro essere curate in Italia rispettivamente che egli poteva nell’ambito di soggiorni turistici continuare il suo percorso terapeutico nel nostro Paese e fare capo ai suoi medici curanti attuali. “L’Accordo sulla libera circolazione – ha concluso la Corte, dando ragione al TRAM – non trova applicazione nella fattispecie, non potendo il ricorrente richiamarvisi né come lavoratore, né per cercare un impiego, né quale persona che non svolgeva nessuna attività economica né perché avrebbe maturato un diritto alla pensione”. Il ricorrente dovrà infine farsi carico di 500 franchi di spese giudiziarie.

Carceri ticinesi sempre più sotto pressione

Carceri ticinesi sempre più sotto pressione

Da www.cdt.ch

Nel 2018 l’occupazione ha toccato il 91,9%
Norman Gobbi: «Servono misure d’urgenza» – Intanto si lavora al nuovo carcere cantonale
Le carceri ticinesi sono sotto pressione e, anche se la sicurezza rimane garantita, occorre individuare al più presto nuove soluzioni. È quanto emerso nel corso del bilancio del settore esecuzione pene e misure durante il quale il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha annunciato che, per far fronte al continuo aumento dell’occupazione delle carceri, «verrà creato un comparto per la gestione dei detenuti definiti “particolari”.
Una tipologia questa che comprende casi psichiatrici non gravi o tossicodipendenti e che sta registrando una continua crescita che diventa sempre più onerosa in termini organizzativi». Entro la fine dell’anno verranno così create 12 nuove celle destinate a questa categoria di detenuti e come pure «incrementata la videosorveglianza». Una contromossa questa che mira a risolvere, almeno in parte, il problema dell’occupazione media che nel 2018 ha toccato il 91,9%.
«L’anno scorso il tasso di occupazione ha ricalcato quello del 2017 attestandosi attorno alle 234 presenze giornaliere», ha rimarcato il direttore delle strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio. «Cifre queste tutt’altro che positive. Anzi, si può dire sì che siamo rimasti stabili. Ma nella criticità. Basta pensare che la Farera, con una presenza media di 73 prevenuti, ha ripetutamente sfiorato il collasso. Sia per i posti a disposizione, sia per le difficoltà date dalla gestione dei detenuti problematici». Cifre alla mano, se la maggioranza dei reati concerne violazioni alla Legge federale sugli stupefacenti legate soprattutto al traffico e al consumo di droga, in termini di nazionalità il 70% di detenuti alla Stampa sono stranieri mentre alla Farera la percentuale sale al 90%. Un aspetto questo da non sottovalutare poiché, come sottolineato da Gobbi, «il fatto che due terzi dei carcerati siano stranieri influisce sull’occupazione poiché, sovente, per evitare il rischio di fuga di queste persone non viene loro concessa la reintroduzione sul territorio. Andando così ad incidere sull’occupazione». Da qui l’urgenza di implementare al più presto le misure citate in apertura.
E se queste si introducono nel corto-medio termine, lo sguardo del Dipartimento delle istituzioni si rivolge già al 2030. Quando dovrebbe vedere la luce il nuovo carcere cantonale. «Stiamo valutando nuove strutture per l’esecuzione della pena in altre località rispetto al Piano della stampa – ha precisato Gobbi – non dimentichiamo che la Stampa ha ormai 50 anni». E in attesa di individuare la nuova struttura, il Dipartimento ha incaricato la Sezione della logistica di avviare uno studio di fattibilità per ristrutturare il carcere cantonale di Torricella-Taverne da adibire a penitenziario femminile. «Entro giugno dovremmo ricevere i risultati dell’analisi – ha spiegato il consigliere di Stato – ci siamo infatti accorti che la popolazione carceraria femminile è in aumento anche a causa di bande rom che entrano in Ticino per commettere crimini sfruttando spesso minori e, appunto, donne». Per dirlo in cifre, l’anno scorso erano «89 le donne seguite in detenzione dall’Ufficio dell’assistenza riabilitativa», ha precisato la capoufficio Luisella Demartini-Foglia rilevando come «questo numero è in costante aumento e la crescita di detenute è un problema che si fa sentire».

Un aumento generale della popolazione carceraria che si è riflessa anche nel «raddoppio dei reclami ricevuti dalla Divisione della giustizia», ha rilevato la direttrice Frida Andreotti che ha poi lanciato uno sguardo all’organizzazione del settore rimarcando come «la frammentazione dei diversi attori attivi nel ramo non è sempre ottimale. Ecco perché abbiamo deciso di dare mandato a una società esterna per valutare una nuova organizzazione del settore più efficiente ed equilibrata. Analisi che dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno e fungerà da base per una futura revisione della legge». E proprio in termini di modifiche normative, a dirsi preoccupato per il continuo aumento della mole di lavoro è stato anche Maurizio Albisetti Bernasconi, presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi, che nello snocciolare i dati che hanno contraddistinto il 2018 (circa 2.000 decisioni prese di cui 1.400 di esecuzione della sanzione penale), ha precisato come «il lavoro continuerà ad aumentare se vengono affidati ulteriori compiti e nuove competenze al giudice dei provvedimenti coercitivi come con la nuova Legge sulla polizia. Insomma, non dimentichiamo che noi svolgiamo il ruolo di guardiani della sicurezza della collettività. Certo, poter disporre di un effettivo maggiore sarebbe auspicabile ma, d’altra parte, siamo consapevoli che la popolazione si è espressa chiaramente quando è stata chiamata a votare in merito al taglio del numero di giudici da 4 a 3».

Bilancio 2018 del Settore esecuzione pene e misure

Bilancio 2018 del Settore esecuzione pene e misure

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi il bilancio annuale del Settore esecuzione pene e misure, che comprende tra i vari attori le Strutture carcerarie cantonali (SCC) e l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR). Anche il 2018 si è confermato un anno di pressione, se consideriamo ad esempio l’occupazione media che ha superato il 91%. Al di là dei numeri e delle cifre, è stata anche l’occasione per il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, di fare il punto sul carcere della Stampa, sui puntuali progetti sul breve, medio e lungo periodo che lo riguardano.
Norman Gobbi, durante la conferenza stampa svoltasi a Bellinzona, ha dapprima riservato un particolare apprezzamento per il lavoro svolto quotidianamente dal personale delle SCC: “Un personale preparato e motivato – ha detto – garantisce un’elevata qualità del servizio”. Il Direttore del DI ha poi parlato delle misure di urgenza che si intendono implementare alla Stampa: è allo studio la possibilità di realizzare un comparto per la gestione dei detenuti cosiddetti “particolari” (casi psichiatrici non gravi, alta sicurezza e tossicodipendenti) così come l’incremento della videosorveglianza e la regolamentazione del flusso di accesso alle SCC. Ha concluso il suo intervento con un accenno alla ipotizzata edificazione di una nuova struttura carceraria.
Dal canto suo, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti ha meglio contestualizzato l’attività generale del settore, di cui fanno parte anche altri attori tra cui la Divisione stessa e l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi. Ha pure presentato un dettagliato rendiconto dell’attività svolta dalla DG così come indicato quali sono le prospettive future: il CdS ha dato mandato a una società esterna di effettuare una mappatura delle competenze e dei processi amministrativi del Settore esecuzione pene e misure il cui esito è atteso nel corso del 2019 ed è prevista la valutazione di una nuova organizzazione del Settore, più efficiente ed equilibrata.
Successivamente, ha preso la parola il Presidente dell’Ufficio del giudici dei provvedimenti coercitivi, Maurizio Albisetti Bernasconi: dopo aver spiegato quale sia il ruolo del GPC, ha spiegato qual è lavoro svolto dal suo Ufficio che, tanto per fare una significativa cifra, si occupa di emanare 2’000 decisioni ogni anno (600 provvedimenti coercitivi e 1’400 esecuzioni della sanzione penale). Infine, ha rivolto anche lui uno sguardo al futuro, evidenziando come l’aumento della mole di lavoro sia ormai una costante.
Il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini-Deltorchio, ha invece posto l’accento sull’evoluzione dell’attività delle SCC dal profilo della loro occupazione e della sicurezza. Un’evoluzione che ha delle conseguenze sia in termini numerici (sovraoccupazione) sia dal punto di vista della complessità e dell’eterogeneità dei casi da gestire. Quali obiettivi 2019 ha ricordato anche lui il progetto delle 12 celle da destinare a detenuti pericolosi o con turbe psichiche minori e l’ulteriore miglioramento dell’ambiente di lavoro.
La Responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR), Luisella Demartini-Foglia, ha descritto gli ambiti di competenza del medesimo, che negli ultimi anni ha conosciuto, oltre a un aumento dell’attività, una crescita significativa dei compiti attribuiti: ultimi in ordine di tempo quelli riferiti al nuovo diritto sanzionatorio federale e alla violenza domestica. Ha poi dettagliato il bilancio 2018 dell’UAR e quali sono le problematiche e le tendenze che lo caratterizzano.