Gobbi a Robbiani sulle revoche dei permessi: “Il concetto è chiaro: lo straniero che vuole risiedere da noi, deve disporre dei mezzi sufficienti”

Gobbi a Robbiani sulle revoche dei permessi: “Il concetto è chiaro: lo straniero che vuole risiedere da noi, deve disporre dei mezzi sufficienti”

Da liberatv.ch l Dopo le pesanti accuse lanciate dal segretario dell’OCST, ecco la replica del ministro: “La Legge federale sugli stranieri prevede la possibilità di revocare i permessi, allorquando lo straniero o una persona a suo carico dipende dall’aiuto sociale”

Norman Gobbi risponde a Meinrado Robbiani: la prassi adottata dal Dipartimento delle Istituzioni sulle revoche dei permessi di residenza e di domicilio è corretta. Il Consigliere di Stato leghista affida ad una nota stampa le sue puntualizzazioni, dopo che il segretario dell’OCST aveva pesantemente attaccato il DI con una presa di posizione inviata alle redazioni nel primo pomeriggio (leggi articolo correlato).

Una presa di posizione, si legge in un comunicato del Dipartimento di Gobbi, “nel quale è messa in dubbio la legalità della prassi adottata nei confronti dei cittadini stranieri con permessi di dimora e di domicilio a beneficio di assegni familiari integrativi (AFI) e di assegni di prima infanzia (API)”.
“In primo luogo – sottolinea il DI – va rammentato come la Legge federale sugli stranieri prevede la possibilità di revocare i permessi, allorquando lo straniero o una persona a suo carico dipende dall’aiuto sociale. In questo senso, va precisato che sia il Consiglio di Stato che il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite dell’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione, applicano la giurisprudenza del Tribunale cantonale amministrativo, che ha confermato la prassi adottata dal Governo in materia. Nello specifico, in una recente decisione non ancora pubblicata e oggetto di ricorso al Tribunale federale, il Tribunale cantonale amministrativo, chinandosi sulla questione volta a chiarire la natura degli assegni familiari integrativi (AFI) e degli assegni di prima infanzia (API), ha ribadito come, essendo lo scopo degli stessi quello di coprire il fabbisogno della famiglia, devono di conseguenza essere considerati come delle prestazioni sociali che perseguono scopi assistenziali”.

“Il Dipartimento delle istituzioni – termina la nota – tiene quindi a sottolineare la conformità dell’operato della Sezione della popolazione alla giurisprudenza del Tribunale cantonale amministrativo, nell’attesa di una decisione definitiva da parte dell’Alta Corte federale, ad oggi non ancora pervenuta”.
E poco dopo la diffusione del comunicato, il ministro leghista ha pubblicato su Facebook un post dove chiarisce ancor meglio il suo pensiero: “L’OCST ha attaccato oggi il mio Dipartimento, reo secondo loro di aver adottato, addirittura con la copertura del Consiglio di Stato, una procedura discriminatoria e arbitraria nei confronti dei cittadini stranieri con figli, che sono minacciati di revoca del loro permesso di dimora o di domicilio, siccome beneficiano degli aiuti sociali. Alla loro richiesta di chiarezza, rispondo con le tante sentenze del Tribunale cantonale amministrativo che confermano la prassi adottata dal Consiglio di Stato e dall’Ufficio della migrazione del mio Dipartimento. Il concetto è chiaro: lo straniero che vuole risiedere nel nostro Paese, deve disporre dei mezzi sufficienti.

http://www.liberatv.ch/articolo/30453/gobbi-robbiani-sulle-revoche-dei-permessi-il-concetto-è-chiaro-lo-straniero-che-vuole

Firmate la petizione a favore del casellario giudiziale

Firmate la petizione a favore del casellario giudiziale

La Lega dei Ticinesi ha lanciato una petizione a sostegno della misura del Consigliere di Stato Norman Gobbi riguardo la richiesta del casellario giudiziale per tutti gli stranieri che richiedono un permesso di dimora o di lavoro transfrontaliero (permessi B e G). Misura osteggiata da Berna e da Roma, ma ampiamente condivisa dalla popolazione ticinese.

Firmate il formulario pdf e ritornatelo per posta > Scarica il formulario della petizione
Petizione_CasellarioGiudiziale.pdf


 

PETIZIONE A SOSTEGNO DELLA MISURA INTRODOTTA DAL CONSIGLIERE DI STATO NORMAN GOBBI
Obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (dimora) e G (frontalieri)

Il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha introdotto nel mese di aprile la misura oggetto della presente petizione. Quest’ultima si è resa necessaria dopo diversi episodi gravi verificatisi in Ticino, come ad esempio quello relativo alla rapina di Novazzano dello scorso marzo, dove, tra gli autori, vi erano alcuni stranieri beneficiari di un permesso B. Una misura quindi più che giustificata, che persegue l’obiettivo di evitare che alcune persone malintenzionate approfittino della situazione per entrare nel nostro Paese mettendo a repentaglio la sicurezza di tutti i cittadini.

I sottoscritti cittadini chiedono quindi al Consiglio federale, per il tramite del Consiglio di Stato del Canton Ticino, che la misura introdotta dal Ministro Norman Gobbi relativa alla richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per lavoratori frontalieri G, venga mantenuta.
I sottoscritti cittadini ritengono la misura più che necessaria per continuare a garantire l’ordine pubblico del Cantone, dato il contesto difficile cui il Ticino è confrontato, e chiedono pertanto che le Autorità federali non si pieghino alle pressioni delle Autorità italiane ed europee, mettendo al centro la sicurezza e il rispetto di tutti i cittadini.


 

Firmate il formulario pdf e ritornatelo per posta > Scarica il formulario della petizione
Petizione_CasellarioGiudiziale.pdf

oppure sottoscrivete la petizione online >
http://www.activism.com/it_IT/petizione/obbligo-di-presentazione-dell-estratto-del-casellario-giudiziale-e-del-certificato-dei-carichi-pendenti-per-il-rilascio-e-il-rinnovo-dei-permessi-b-dimora-e-g-frontalieri/65796

 

La democrazia diretta ai nostri giorni

La democrazia diretta ai nostri giorni

Vi porgo il saluto del Consiglio di Stato e vi ringrazio per l’invito. Da quando sono stato eletto in Governo è la prima volta che vesto i panni del Presidente del Consiglio di Stato durante la celebrazione della nostra festa nazionale.

È un grande piacere presenziare questa sera ai festeggiamenti per il Natale della Patria nell’incantevole e suggestiva piazza del Comune di Caslano affacciata sul Ceresio. Un Comune, il vostro, ricco di storia e tradizione.
Tradizioni come il corteo patriottico per le vie del vostro nucleo storico al quale abbiamo appena preso parte, che emozionano e rendono fieri, una volta di più, di essere cittadini svizzeri.

Sono passati 724 anni dal 1. Agosto del 1291, il giorno che sancì la nascita del nostro Paese con la sottoscrizione del Patto del Grütli. I valori che spinsero i Padri fondatori della nostra patria a unirsi, con l’intento di tutelare l’autonomia regionale nonché la sicurezza interna ed esterna, sono più che mai attuali. Mi piace riassumere il patto del 1291 con il motto “Uno per tutti e tutti per uno”, perché ognuno di noi ha bisogno di riconoscersi e identificarsi nella realtà federale, ma deve anche fare la sua parte.

Per quel che concerne la sicurezza, essendo a Capo del Dipartimento delle istituzioni chiamato, tra le varie attività, a gestire la Polizia cantonale e gli aspetti regionali legati al militare e alla protezione civile, vi posso garantire che lavoriamo instancabilmente e con impegno per offrire a tutti i Ticinesi un luogo in cui vivere protetto e difeso. I cantieri aperti sono molti nella nostra Confederazione. E noi facciamo la nostra parte, rispettando lo spirito confederale che ci contraddistingue.

Negli ultimi mesi il Ticino ha dovuto affrontare situazioni critiche come l’ondata migratoria. Siamo la porta di accesso al nord delle alpi e quindi al resto dell’Europa e ci siamo trovati in prima persona a dover reagire e trovare soluzioni per gestire l’importante flusso di persone in entrata nel nostro Paese. Soluzioni che poi hanno portato benefici non solo al nostro cantone ma anche al resto della Svizzera.

Spesso, proprio per la sua ubicazione geografica a ridosso del confine, il Ticino deve affrontare situazioni particolari soprattutto nelle relazioni con altri Stati. Dobbiamo essere proattivi e a volte anche audaci.
Come lo siamo stati per la questione del casellario giudiziale: in Ticino deve essere presentato da tutti gli stranieri che richiedono un permesso B o G. Si tratta di una decisione presa per tutelare gli interessi dei Ticinesi.

Vogliamo evitare di concedere permessi a persone che hanno già commesso dei reati all’estero con il rischio di recidiva sul nostro territorio. Ed è un segnale forte e concreto mandato oltre Gottardo: noi siamo pronti a fare la nostra parte.

D’altronde la campagna elettorale che ci siamo lasciati alle spalle qualche mese fa non è mai stata per il sottoscritto un momento per apparire, per pronunciare promesse vuote o sbandierare proclami ai quattro venti.
Tutt’altro: è stata l’occasione per riassumere il lavoro di un quadriennio e per definire gli obiettivi politici da raggiungere nei prossimi quattro anni per il bene di tutti noi, cittadini svizzeri residenti nel nostro Ticino.
Era, e lo è tuttora, una mia priorità dimostrare ai molti ticinesi che stanno soffrendo, che siamo in grado di accantonare le nostre ambizioni personali per dare la priorità ai loro bisogni.
Tra i cantieri in ambito sicurezza ce ne sono alcuni che vi toccano da vicino. Infatti, tra qualche settimana entrerà definitivamente a regime la legge sulla collaborazione tra la polizia cantonale e la polizia comunale.
Si tratta di un importante progetto che abbiamo concretizzato nei primi anni del mio mandato in Consiglio di Stato. Il vostro Comune ha creduto nell’iniziativa e la collaborazione tra i corpi di polizia della vostra regione è diventata realtà.
Il Malcantone, dove ci troviamo oggi, è una delle regioni di frontiera di un Cantone di frontiera, toccato dalle contraddizioni legate agli avvenimenti politici ed economici degli ultimi anni. Il Corpo di Polizia Intercomunale chiamato Malcantone Ovest opererà sul territorio per garantire a tutta la popolazione un’adeguata sicurezza.
Le forze di Polizia potranno quindi operare in modo capillare e coordinato. In questo contesto “l’unione fa la forza”.
La consapevolezza di essere uniti da qualcosa che è più grande delle nostre diversità è ciò che ha costruito la Confederazione e, più in piccolo, anche questo Cantone. Ed è con questo spirito che ho promosso in prima persona il progetto, che traccia le basi per quello che sarà il Ticino di domani. Un Ticino unito e forte che usa con coscienza e cognizione le risorse che ha disposizione, per il bene della comunità.

Anche le istituzioni, lo ripeto, fanno la loro parte: ci impegniamo costantemente per difendere i nostri valori e cerchiamo di dare attenzione e valorizzare anche le regioni periferiche. Ai giorni nostri, però, anche tutti i ticinesi devono fare la propria parte. Il nostro assetto politico, basato sui principi democratici permette ai cittadini di avere un ruolo centrale e aggiungerei anche fondamentale nella gestione della cosa pubblica.
La democrazia diretta offre al popolo la possibilità di essere protagonista, di dire la sua, e di partecipare attivamente alla gestione del nostro Paese. Si tratta di un principio essenziale e centrale e ritengo sia importante ricordare, oggi, quello che possiamo fare per il nostro Stato durante la celebrazione del Natale della patria.
Gli strumenti della democrazia diretta sono molteplici: la petizione, il referendum, la proposta di revoca e il diritto d’iniziativa, così come la partecipazione alle urne in caso di votazione o elezione ci permettono di fare la nostra parte. Ci rendono liberi e artefici del nostro destino.
Si tratta di un grande privilegio che non è concesso in tutti i paesi del mondo. Allora mi raccomando non sottovalutiamoli, ma sfruttiamoli. Prendiamo parte al processo decisionale, non restiamo in disparte a guardare.
Informiamoci sui temi che sono oggetto di referendum o che sono in votazione, rechiamoci alle urne oppure utilizziamo il voto per corrispondenza. Mi impegnerò sempre per tutelare gli interessi del nostro Ticino.

La cronaca recente ci mostra come la situazione internazionale sia tesa e difficile. I problemi degli altri Paesi che ci circondano però, non devono minacciare il benessere che abbiamo costruito nel corso degli anni nel nostro Cantone.

I Ticinesi hanno da sempre mostrato due aspetti del nostro carattere. Talvolta l’estrema voglia di libertà e i corsetti ci sono sempre andati stretti; penso a quando più volte le truppe federali scesero in Ticino per rappacificarci, poiché il nostro animo fin troppo libero ci portava a forti confronti interni. A fronte di questa voglia di libertà, un senso profondo di lealtà ci ha sempre contraddistinto; a 70 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale val la pena ricordare che nessun ticinese fu condannato per tradimento.
Questi due tratti, libertà e lealtà, li troviamo poi nel motto fondante del nostro Cantone e dei Ticinesi, che vogliono essere “liberi e svizzeri”. Prima liberi, poi svizzeri. Questa stessa lealtà ora l’attendiamo da chi deve portare avanti le decisioni del Popolo, attraverso un’applicazione del 9 febbraio nei termini previsti e che sappia riconoscere al Ticino misure preventive a tutela del nostro territorio e della nostra popolazione.
Continuerò a fare la mia parte e chiedo anche a voi, cittadine e cittadini ticinesi, di fare la vostra parte di cittadini attivi. 
Per il nostro bene.
Per il bene del Ticino e della Svizzera.
Per la nostra libertà.
Viva il Ticino.
Viva la Svizzera.

Discorso pronunciato dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione dei festeggiamenti per il Natale della Patria 2015
1. agosto 2015 – Caslano – Fa stato il discorso orale –

Entre Rome et le Tessin, le conflit sur les frontaliers se durcit

Entre Rome et le Tessin, le conflit sur les frontaliers se durcit

Da letemps.ch l Le canton exige un extrait du casier judiciaire des candidats à l’obtention d’un permis B ou G (frontalier). Pour Rome, cette décision est discriminatoire. L’Italie a convoqué l’ambassadeur de Suisse
La tension entre l’Italie et le Tessin est à son paroxysme depuis quelques jours. Pour Rome, la décision de Bellinzone d’exiger un extrait du casier judiciaire des candidats à l’obtention d’un permis B ou G (frontalier) est discriminatoire. Le président du Conseil d’Etat, Norman Gobbi (Lega) – à l’origine de cette demande –, minimise: «Aucune discrimination, une simple mesure de sécurité, qui ne s’adresse pas uniquement aux travailleurs italiens!»

«Deux éléments de discorde ont créé la tension», explique jeudi Norman Gobbi, contacté par Le Temps sur les monts de la Léventine où il passe ses vacances. «Premièrement, l’approbation, le 5 novembre dernier par le Grand Conseil de la hausse du multiplicateur communal des impôts prélevés à la source aux frontaliers, de 78 à 100% – une mesure destinée à combattre le dumping salarial –, et ensuite la demande de l’extrait du casier judiciaire pour toute personne désirant obtenir un permis B ou G.»

Le président du gouvernement tessinois et directeur du Département de la justice précise: «La requête du casier judiciaire ne concerne pas seulement les Italiens mais quiconque fait la demande d’un tel permis de travail. Je l’ai introduite le 2 avril à la suite de graves épisodes de violence, dont une attaque à main armée commise fin mars à Novazzano (sud du canton, ndlr) et dont certains des auteurs se sont avérés être au bénéfice d’un permis B, échu pour l’un d’eux! La mesure a aussi pour but de contrer l’infiltration de membres de la’Ndrangheta notamment [mafia calabraise] au Tessin.»

Norman Gobbi insiste sur un point: «Il va de soi que le canton ne va pas refuser d’octroyer un permis à une personne qui a de petits antécédents pénaux. Preuve en est que le nombre des frontaliers (60 000 au Tessin) n’a pas diminué depuis l’introduction de la mesure, au contraire. La demande d’un extrait du casier judiciaire se fait communément en Suisse, que ce soit pour briguer un emploi ou louer un appartement, et il en va de même en Italie.»

Rome ne l’entend pas de cette oreille: en signe de protestation, l’ambassadeur de Suisse, Giancarlo Kessler, a été convoqué mardi par le secrétaire général de la Farnesina (Ministère des affaires étrangères), Michele Valensise, qui a évoqué une «violation de l’accord sur la libre circulation des personnes de 1999».

Le président du Conseil d’Etat tessinois rétorque: «Pour l’heure, aucun recours n’a été déposé contre notre décision. Notre délégué pour les relations avec l’Italie nous a avertis de la convocation, mais nous n’avons encore reçu aucune prise de position formelle de la part de Rome ou de Berne.» Norman Gobbi est d’avis que «l’Italie a voulu faire pression sur la Suisse. Nous attendons désormais la réaction officielle de la Confédération.»

Stefano Modenini, directeur de l’Association des industries du canton du Tessin (AITI), approuve la mesure cantonale pour des raisons de sécurité territoriale, explique-t-il. Il se demande toutefois si, «juridiquement, il s’agit seulement d’une formalité ou plutôt d’une décision qui viole le principe de la libre circulation des personnes. Aucun de nos associés n’a réagi à cette nouvelle exigence du canton. J’estime personnellement que l’Italie, un pays connu pour ses lourdeurs bureaucratiques aurait pu éviter d’enfler la polémique à ce point.»

La députée de Forza Italia au Parlement européen Lara Comi ne mâche en revanche pas ses mots: «Je soumettrai la question à Bruxelles», a-t-elle dit mercredi dans la presse italienne. «Les décisions du canton du Tessin sur les frontaliers sont inacceptables: le gouvernement doit revenir sur ses pas, il s’agit d’une question de bon sens et de respect de l’accord européen sur la libre circulation des personnes.»

http://www.letemps.ch/Page/Uuid/2b0e8fba-36eb-11e5-a242-ec54c1dd3068/Entre_Rome_et_le_Tessin_le_conflit_sur_les_frontaliers_se_durcit

Tessin geht beim Grenzgänger-Streit auf Konfrontationskurs

Da SRF.CH l Italienische Grenzgänger müssen einen Strafregisterauszug vorweisen, wenn sie im Tessin arbeiten wollen. Mit dieser Vorgabe werde die Personenfreizügigkeit in Europa missachtet, empören sich italienische Politiker. Sie verlangen, dass Brüssel und Bern eingreifen. Das Tessin zeigt sich unbeeindruckt.

Die Kritik aus Italien lässt den Tessiner Regierungspräsidenten Norman Gobbi (Lega) kalt. Die Regelung mit dem Strafregisterauszug ist sein Wahlkampf-Versprechen und soll das Tessin sicherer machen. Gobbi will sich von niemandem reinreden lassen: «Wir sind der Meinung, dass der Grosse Rat und mein Departement Entscheide gefällt haben, die in unseren Kompetenzen liegen – und nicht in denjenigen von Bern oder Brüssel.»

Regierungspräsident Norman Gobbi bleibt beim Beschluss des Grossen Rats und seinem Departement. Keystone
Auf die Frage, ob das Vorlegen eines Strafregisterauszugs diskriminierend sei, antwortet Gobbi: «Diejenigen, die direkt betroffen sind – also Ausländer, die eine B-Bewilligung und einen Grenzgänger-Ausweis beantragen – haben nie Rekurs eingelegt oder ein Verfahren angestrengt.»

«Wir haben keine Angst vor Italien»

Die Grenzgänger wehren sich nicht gegen die einzigartige Regel im Tessin. Für den Regierungspräsidenten Beweis genug, dass die Regel rechtens ist. In den sozialen Medien findet sie tatsächlich kein Widerhall – umso mehr aber bei italienischen Politikern. Einer von ihnen äusserte sich kürzlich, die 60’000 Grenzgänger, die täglich ins Tessin arbeiten gehen, sollten einfach einen Tag zuhause bleiben. So werde man die Tessiner schon in die Knie zwingen.

Eine Drohung, aber in den Ohren von Regierungspräsident Gobbi reine Polemik: «Wir haben keine Angst. Italien ist bereits in einer finanziellen Notlage. Monatlich belaufen sich die Löhne auf etwa 200 Millionen Euro – dieses Geld haben die Region Lombardei und Italien nicht.»

Auch Bundesbern ist düpiert

Aus Sicht des Lega-Politikers ist klar: Die reiche Schweiz, das verhältnismässig reiche Tessin, sitzt am längeren Hebel, weil hier Arbeitsplätze vorhanden sind, die in Italien fehlen. Gobbi betont, er habe keine Angst. Auch nicht von allfälligen Massnahmen des Bundes. Dieser ist gar nicht erfreut über diese eigenwillige Tessiner Sonderregel.

Im Gegenteil: Sie verletze das Personenfreizügigkeits-Abkommen mit der EU und sollte darum eingestellt werden. «Wir stehen mit Bern im Dialog», sagt Gobbi. Der Regierungspräsident macht aber klar, dass das Tessin nicht klein beigeben wird.

http://www.srf.ch/news/schweiz/tessin-geht-beim-grenzgaenger-streit-auf-konfrontationskurs

Ticino a rischio terrorismo? Aumentano i contributi

Ticino a rischio terrorismo? Aumentano i contributi

La vicinanza con Milano e la migrazione sono tra i principali fattori della decisione presa dal SIC. Il Ticino è tra i maggiori beneficiari dell’aumento dei contributi sulla “sicurezza dello Stato”. Grazie all’aumento saranno creati’ 20 nuovi posti nelle varie polizie. I Cantoni riceveranno quest’anno 10,4 milioni di franchi da Berna, due in più rispetto a finora. La ripartizione dei milioni supplementari, rivelata oggi da “Blick”, è stata confermata all’ats da Isabelle Graber, portavoce del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), i servizi segreti svizzeri.

200mila franchi in più per il Ticino – Il nostro Cantone otterrà 200’000 franchi supplementari, così come Basilea Città, Friburgo, Vaud e San Gallo, arrivando a un budget di 720’000 franchi. “Il Ticino fa parte dei ‘posti caldi’, è una valutazione del SIC”, ha detto al “Blick” il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Un motivo – ha aggiunto – sono le vie della migrazione che passano per il Cantone, con il pericolo che “vengano anche persone che perseguono obiettivi terroristici”. Un altro punto è la vicinanza con Milano, “potenziale hotspot del fondamentalismo” islamico. “Si investe dove può succedere qualcosa” conclude Gobbi.

Zurigo, Berna e Ginevra i cantoni più a rischio – Solo la metà dei cantoni riceverà più soldi, destinati, secondo quanto annunciato il 5 marzo scorso dallo stesso SIC, soprattutto a fronteggiare il terrorismo islamico jihadista. Il maggior beneficiario dell’aumento è Zurigo, con 300’000 franchi supplementari. Il suo budget “sicurezza dello stato” passa così a 1,54 milioni, corrispondenti a circa 15 posti a tempo pieno (inclusa la Città), superando così Berna, che riceverà solo 100’000 franchi in più, (arrivando a 1,37 milioni), come Ginevra, numero tre della classifica, che sale a 1,3 milioni.

272 posti a tempo pieno e un budget di circa 65 milioni – Il SIC contava 266 posti a tempo pieno a fine 2014. Dopo l’attacco al settimanale satirico “Charlie Hebdo” a Parigi del 7 gennaio scorso si è rafforzato con sei posti supplementari, passando a 272, per un budget di circa 65 milioni di franchi. Di questi, 84 erano inclusi nella “struttura di polizia dei Cantoni”, finanziati dalla Confederazione. Il Consiglio federale ha inoltre destinato 2 milioni di franchi supplementari ai Cantoni per la lotta al terrorismo. Con i 20 posti supplementari i poliziotti cantonali e comunali che si occupano di sicurezza dello Stato supereranno ora il centinaio.

La nuova ripartizione non è ancora definitiva, piccoli adattamenti sono ancora possibili, precisa la portavoce del SIC Graber.

ATS

Flüchtlingssituation im Tessin: «Nicht dramatisch, aber kritisch»

Flüchtlingssituation im Tessin: «Nicht dramatisch, aber kritisch»

Da NZZ.CH l Das Tessin erlebte im Juni einen grossen Ansturm von Asylsuchenden. Nun hat sich die Situation leicht entspannt – aber für Regierungspräsident Norman Gobbi ist eine Grenzschliessung nicht vom Tisch.

Peter Jankovsky, Bellinzona

Das Tessin ist eine Art Einfallstor: Die Hälfte aller Flüchtlinge, die 2014 in die Schweiz wollten, kamen in Chiasso an. Heuer war die Situation von Januar bis Ende Mai ähnlich, als insgesamt 3150 Asylsuchende gezählt wurden. Dann spitzte sich die Lage zu: Laut dem Tessiner Justiz- und Polizeidepartement registrierte man im April 613 Flüchtlinge – und im Juni deren 1766. Die Zahl habe sich fast verdreifacht, hält Departementschef Norman Gobbi (Lega) fest. Die Asylzentren in Chiasso, Losone und Biasca waren am Anschlag, zeitweise wurden die Zivilschutzanlagen von Chiasso und Stabio geöffnet. Schliesslich erwog Gobbi Ende Juni die Schliessung der Südgrenze .

Auch das Staatssekretariat für Migration (SEM) spricht von einem steilen Anstieg im Mai und vor allem Mitte Juni. Insgesamt aber habe sich die Zahl der Asylgesuche bisher gemäss den Prognosen für 2015 entwickelt, so die SEM-Sprecherin Léa Wertheimer. Nun habe sich die Situation leicht entspannt; ein weiterer Anstieg sei zurzeit wenig wahrscheinlich. Laut Gobbi kamen letzte Woche 25 Asylsuchende pro Tag im Tessin an, also weniger als im Juni. «Die Situation ist nicht dramatisch, aber kritisch.» Eine Grenzschliessung bleibt daher für Gobbi eine Option – sollten Frankreich und Österreich weiter ihre Grenzen blockieren und der Andrang von Flüchtlingen aus Italien anhalten.

Tessin ignoriert Sommarugas Rüffel

Tessin ignoriert Sommarugas Rüffel

Da Neue Luzerner Zeitung l Die Kritik aus Bern lässt Norman Gobbi kalt. Der Tessiner Regierungsrat denkt nicht daran, bei Ausländern auf das Einholen von Strafregisterauszügen zu verzichten.

Am Anfang steht ein Raubüberfall von Ende März auf eine Tankstelle in No- vazzano. Zum wiederholten Mal befin- den sich unter den Tätern vorbestrafte Italiener mit Aufenthaltsbewilligung in der Schweiz. Der Tessiner Sicherheits- direktor und Regierungsratspräsident Norman Gobbi (Lega dei Ticinesi) ord- net daraufhin eine spezielle Massnahme an. Seit April müssen alle Ausländer, die um eine Grenzgänger- oder Aufenthalts- bewilligung ersuchen, dem Tessiner Migrationsamt einen Strafregisterauszug zeigen und laufende Strafverfahren of- fenlegen. Dies diene der Sicherheit des Kantons Tessins, sagt Gobbi. Roberto Maroni hingegen, Präsident der Lom- bardei, taxiert Gobbis Aktion als anti- italienische Schikane.

Verstoss gegen Abkommen?
Politisch schwerwiegender als ein verschnupfter Nachbar ist der Rüffel aus dem Departement von Bundesrätin Simonetta Sommaruga (SP). In einem Brief teilte das Staatssekretariat für Mi- gration (SEM) dem Lega-Mann vor ei- nigen Wochen mit, das flächendecken- de Einholen von Strafregisterauszügen verletzte das Personenfreizügigkeitsab- kommen und sei unzulässig. In der Tat dürfen die Migrationsämter demnach nicht systematisch Dokumente verlangen, die Aufschluss über eine allfällige kriminelle Vergangenheit geben. Doch dies kümmert Gobbi bis jetzt ebenso- wenig wie die Kritik aus der Bundes- hauptstadt. Will heissen: Der Kanton Tessin verlangt von Grenzgängern und Ausländern nach wie vor einen Straf- registerauszug – und wird dies vorläufig auf unbestimmte Zeit weiterhin tun. Dies bestätigte Norman Gobbi auf An- frage unserer Zeitung.

Gobbi: «Wir handeln korrekt»
Laut Gobbi verstösst der Kanton Tes- sin keineswegs gegen das Personenfrei- zügigkeitsabkommen. Ein Passus besagt nämlich, dass aus Gründen der öffentlichen Ordnung und Sicherheit gewisse Rechte der EU/Efta-Bürger eingeschränkt werden müssen. Gobbi stuft die Gefahr, dass sich im Kanton Tessin Ausländer mit Kriminalitätshintergrund niederlas- sen, als genug gross ein, um flächen- deckend Strafregisterauszüge einzufor- dern. «Wir handeln korrekt», sagt Gobbi. Insbesondere viele kriminelle Italiener würden versuchen, sich mit der Verle- gung des Wohnsitzes in die Schweiz einem Strafverfahren zu entziehen. «Mit dieser Realität sind wir konfrontiert», sagt Gobbi. Er wird seine Position dem- nächst in einem Antwortschreiben an das SEM vertreten. Zudem verlangt die Tessiner Gesamtregierung ein Gespräch mit der Landesregierung. Als diese während seiner Bundesratsreise einen Ab- stecher in den Kanton Tessin machte, übergab ihr Gobbi ein Dokument mit diversen Themen. Unter anderem soll auch die Geschichte mit den Strafregis- terauszügen zur Sprache kommen. Som- maruga, vielleicht in Ausflugsstimmung, zeigte sich offen für Tessiner Anliegen. «Unser Besuch ist auch ein politisches Signal. Wir wollen hören, was die Leute bewegt», sagt sie.

Bundesrat könnte einschreiten
Die freundlichen Worte der Justiz- ministerin ändern jedoch nichts daran, dass der Kanton Tessin in ihren Augen derzeit Bundesrecht missachtet. Kann also Bern die aufmüpfigen Tessiner irgendwie sanktionieren? Laut dem emeritierten St. Galler Staatsrechtspro- fessor Rainer J. Schweizer ist dazu jedenfalls nicht das Staatssekretariat für Migration befugt. «Meiner Ansicht nach kann nur der Gesamtbundesrat eine solche Aufsichtsmassnahme anord- nen», sagt Schweizer. Er verweist auf Artikel 186 in der Bundesverfassung, gemäss dem der Bund für die Einhal- tung des Bundesrechts durch die Kan- tone zu sorgen hat.
Schweizer zeigt durchaus Verständnis für Gobbi. «Dass er sich dagegen wehrt, dass Kriminelle aus Italien im Kanton Tessin wohnen und sich so der Straf- verfolgung in Italien entziehen wollen, ist nachvollziehbar», sagt er. Allerdings obliege es dem Bund, Massnahmen wie das Einfordern von Strafregisterauszü- gen anzuordnen. «Die generellen Regeln kann nur der Bundesrat erlassen, den Kantonen bleibt die Ausführungskom- petenz im Einzelfall», sagt Schweizer. Er glaubt nicht, dass die Situation derart eskaliert, dass der Bund ein Machtwort spricht und die Massnahme aufhebt. «Bund und Kantone werden nach rechtskonformen Lösungen suchen», ist Schweizer überzeugt.
Voraussichtlich im Herbst will Lega- Regierungsrat Gobbi evaluieren, was das Einholen der Strafregisterauszüge ge- bracht hat. Ob er danach auf die kont- roverse Massnahme verzichten wird, ist offen.

KARI KÄLIN, NLZ 13.07.2015 (guarda la pagina PDF: NLZ_13072015_tessin )

Gobbis dosierte Provokationen im Grenzgängerstreit

Gobbis dosierte Provokationen im Grenzgängerstreit

Da Berner Zeitung l Der Grenzgängerstreit zwischen Italien und dem Tessin beschäftigt nun auch Europa: Rom will, dass die EU ein Verfahren gegen die Schweiz eröffnet. Hintergrund ist eine Tessiner Steuererhöhung, die Grenzgänger benachteiligt. Solche Provokationen sind ganz im Sinne von Regierungspräsident Norman Gobbi.

Italien hat bei der EU-Kommission kürzlich formell die Eröffnung eines Verfahrens gegen die Schweiz beantragt. Das hat inzwischen auch das Staatssekretariat für internationale Finanzfragen in Bern bestätigt.

Die italienischen Behörden kritisieren die höhere Besteuerung von Grenzgängern aus Italien durch den Kanton Tessin, die seit dem 1. Januar in Kraft ist.

Im November hatte der Grosse Rat beschlossen, den Steuerfuss für alle Grenzgänger von 78 Prozent – dem Durchschnitt der Gemeindesteuersätze – auf 100 Prozent zu erhöhen. Bellinzona rechnet dadurch mit Mehreinnahmen in Höhe von jährlich rund 20 Millionen Franken.

Tessiner Arbeitsmarkt

Italien sieht in der Regelung eine Diskriminierung und Verletzung des Personenfreizügigkeitsabkommens, welches die Gleichbehandlung von Schweizern und EU-Bürgern garantiert.

Die von Rom kritisierte Steuerfusserhöhung gehört zu einer ganzen Reihe von Massnahmen, Vorstössen und Plänen, mit denen der Kanton Tessin nach der wuchtigen Annahme der Masseneinwanderungsinitiative vom 9.Februar 2014 die Handlungsfähigkeit in der Grenzgängerfrage zurückzugewinnen erhofft. In ihrer Gesamtheit sind es Versuche, den Tessiner Arbeitsmarkt weniger attraktiv für Grenzgänger zu machen.

Keine Trendwende

Bisher allerdings ohne messbaren Erfolg, die Zahl der Grenzgängerinnen und Grenzgänger steigt weiter an. Sie hat sich in den letzten 14 Jahren verdoppelt. Aktuell sind im Tessin knapp 62’000 Grenzgänger beschäftigt (vgl. Grafik). Jeder vierte Erwerbstätige quert also morgens und abends die Landesgrenze.

Im letzten Quartal 2014 ist die Grenzgängerzahl um fast 900 gesunken, der bisherige absolute Höchststand wurde im dritten Quartal 2014 mit 62’481 verzeichnet. Die Zahlen des ersten Quartals 2015 lassen vermuten, dass es sich dabei nicht um eine Trendwende handelte.

Am liebsten möchte das Tessin die Höchstzahlen für Grenzgänger selber festlegen. Der Ständerat hat in der Junisession eben eine entsprechende Standesinitiative des Kantons Tessin abgelehnt. Deren Inhalt wäre zudem kaum kompatibel mit der Personenfreizügigkeit.

Lohndumping und Verkehr

Die Grenzgängerfrage ist im Tessin seit Jahren ein Dauerbrenner. Heiss diskutierte Themen sind die Folgen des Lohndumpings und der tägliche Verkehrsinfarkt, mit dem sich vor allem das Südtessin konfrontiert sieht.

Die Vagheit in der im Januar erzielten Grundsatzeinigung zwischen Italien und der Schweiz (vgl. Infobox) was die künftige Besteuerung der Grenzgänger betrifft, stösst im Tessin auf Argwohn. Darin vorgesehen ist eine Klausel, die das absehbare neue Abkommen hinfällig macht, falls die Schweiz – als Folge des 9.Februar – dereinst eine Kontingentssystem einführen sollte. Ausserdem befürchtet man, dass der Kanton Tessin am Ende doch nicht mehr Geld in seine Kasse bekommen wird.

Um den Druck auf Bern in diesem Dossier zu erhöhen, wollten die beiden Lega-Vertreter in der fünfköpfigen Kantonsregierung Ende Juni das Protestsignal von 2011 wiederholen und die Überweisung der Grenzgängersteuergelder an Italien erneut blockieren. Doch sie wurden von ihren drei Kollegen überstimmt: Diese wollen nicht, dass man Bundesrätin Eveline Widmer-Schlumpf in der die Schlussphase der Grenzgängergespräche zusätzliche Hindernisse in den Weg legt.

Die Mutter aller Übel

Die Lega stellt mit Norman Gobbi derzeit auch den Regierungspräsidenten. Er nutzt jede Gelegenheit, um auf die verheerenden negativen Folgen der Personenfreizügigkeit fürs Tessin und generell auf dessen exponierte Lage hinzuweisen.

Der 38-Jährige verfolgt dabei eine Strategie der dosierten Provokation. Für eine erneute Blockade etwa warb er im Juni so: «Manchmal können nur aufsehenerregende Handlungen konkrete Folgen zeitigen.» Sie sei der «letzte Trumpf in unseren Händen». Kurz darauf sorgte er mit einer ganz anderen Forderung landesweit für Schlagzeilen: Man müsse eine vorübergehende Grenzschliessung ins Auge fassen, falls der «Andrang der Asylsuchenden aus Italien» anhalte.

Regierungspräsident Gobbi pflegt mit seiner kämpferischen Rhetorik das Lega-Image als wahre Hüterin der Interessen des Kantons. Damit gibt er auch die Parteilinie für den Wahlkampf vor: Die Lega will im Herbst mindestens ihre beiden Sitze im Nationalrat verteidigen. Die Personenfreizügigkeit ist in dieser Strategie sozusagen die Mutter aller Übel.

Hausgemachte Schikanen

Gobbi schreckt vor gezielten Kompetenzüberschreitungen nicht zurück. Im April hatte das von ihm geleitete Justiz- und Polizeidepartement verfügt, dass alle Antragsteller für eine Aufenthaltsbewilligung ab sofort einen Strafregisterauszug vorweisen müssen.

Die befristete Regelung trifft vor allem italienische Grenzgänger. Das Staatssekretariat für Migration erklärte den Tessiner Vorstoss jedoch kürzlich in einem Schreiben an Gobbi als nicht vereinbar mit der Personenfreizügigkeit.

Direkt bei Gobbi über die Verschärfung beschwert hat sich auch Roberto Maroni, Lega-Regionalpräsident der Lombardei. Das sei eine «ungerechtfertigte Benachteiligung, die zu Spannungen führen wird», warnte der frühere italienische Innenminister kürzlich bei einem Treffen mit Gobbi in Como.

Italiens Aussenminister Paolo Gentiloni wiederum hatte bei seinem Besuch in Bern Ende Mai gesagt, man plane zwar keine Gegenmassnahme, doch eine derartige Regelung «könnte in der öffentlichen Meinung in Italien leicht zu negativen Reaktionen führen».

Gobbi spielt auf Zeit

Doch Gobbi hat unbeirrt die Stimmung im Tessin im Blick und spielt auf Zeit. Man bereite «in den kommenden Wochen» eine Stellungnahme an Bern vor, teilte eine Departementssprecherin letzte Woche mit. Gut möglich, dass Gobbi die «befristete Regelung» im Herbst wieder aufhebt – ihre mediale und institutionelle Wirkung hat sie gehabt.

Im Falle der Grenzgängersteuersatzes aber hat Italien reagiert. Bern hat nun zwei Monate Zeit, um Brüssel den Grossratsbeschluss aus dem Tessin zu erklären. Sollte die EU-Kommission dann tatsächlich ein Verfahren eröffnen, könnte der Schweiz als Strafe beispielsweise eine Busse auferlegt werden.

Oder das Tessiner Parlament beugt sich nochmals über die Vorlage und korrigiert die umstrittene Steuererhöhung. Oder man lebt einfach damit. Dafür ist gerade Italien ein leuchtendes Beispiel: Gegen Rom sind bei der Europäischen Union aktuell rund hundert Verfahren hängig.

Von Andreas Saurer
Bild: Pablo Gianinazzi

http://tt.bernerzeitung.ch/schweiz/standard/Gobbis-dosierte-Provokationen-im-Grenzgaengerstreit/story/17535010

Permessi e controlli: i fatti danno ragione a Norman Gobbi

Permessi e controlli: i fatti danno ragione a Norman Gobbi

Dal Mattino della domenica l Arrestato cittadino italiano con precedenti residente a Stabio. 19 persone arrestate, 70 milioni di euro di evasione fiscale. Questi i numeri dell’operazione che ha portato agli arresti dei membri di un’associazione a delinquere operante a livello internazionale. Nello specifico, le persone indagate mettevano sul mercato della grande distribuzione prodotti elettronici a prezzi stracciati, sfruttando il vantaggio economico derivante dal mancato pagamento delle imposte. Una frode che purtroppo aveva delle ramificazioni pure in Ticino.

Precedenti per evasione e fallimento

Il cittadino italiano residente a Stabio arrestato nell’ambito della frode dispone attualmente di un permesso G per lavoratori frontalieri e, unitamente alla moglie e ai figli, aveva richiesto poco tempo fa un permesso di dimora B. Uella! Ci si allarga! Fortunatamente, grazie alla politica di rafforzamento dei controlli intrapresa da Norman Gobbi, la richiesta relativa al permesso B era ancora al vaglio delle Autorità ticinesi, che attendevano l’estratto del casellario giudiziale dallo Stato italiano. Nell’operazione è poi emerso che il cittadino italiano aveva dei precedenti per evasione e fallimento. Doppio uella!

L’ennesimo episodio che dimostra quanto la misura introdotta a inizio aprile da Norman Gobbi, relativa all’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per i cittadini stranieri che richiedono il rilascio e il rinnovo dei permessi B e G, sia assolutamente necessaria. Altro che denuncia a Bruxelles (uhhhh, che pagüüüüüüraaaa!); altro che le solite tiritere europeiste pro Accordi internazionali (… e noi ci pieghiamo!) provenienti da Berna e ribadite dai 7 “turisti per caso” a Bellinzona settimana scorsa.

I Ticinesi sono stufi!

I Ticinesi sono stufi; stufi di venire a conoscenza di casi del genere, che mancano di rispetto non solo a loro ma anche a tutte le persone oneste di altri Paesi che vogliono lavorare o dimorare nel nostro Paese. Quando ci sono tanti cittadini che faticano ad arrivare alla fine del mese, a trovare un posto di lavoro, non possiamo infatti permettere che vi siano persone che abusano della nostra ospitalità, che approfittano dell’apertura voluta dai fautori dell’Europa per venire nel nostro Paese a compiere i loro intrallazzi. Ed è proprio per questo che i Ticinesi ritengono la misura introdotta dal nostro Norman più che giustificata!

Vai avanti Norman!

Norman Gobbi deve quindi proseguire sulla strada intrapresa, portando avanti l’importante quanto necessaria misura da lui introdotta, volta a garantire la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone. Una misura che non piace alla Regione Lombardia, che non piace a Berna, che non piace agli europeisti radical-chic, che non piace ai richiedenti un permesso B o G che hanno qualcosa – qualcosa di penalmente rilevante! – da nascondere, ma che è invece sostenuta dal Popolo ticinese Questa è l’unica cosa che conta, questo è il motivo per il quale questa misura deve essere mantenuta!

MDD