“I leghisti lavorano sempre più degli altri!”

“I leghisti lavorano sempre più degli altri!”

Dal Mattino delle domenica.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni: “Per la sicurezza abbiamo fatto molto, vedrete i risultati!”. La campagna elettorale è già nel vivo, ma Norman Gobbi ha altro a cui pensare. Il tema della sicurezza è costantemente in primo piano e il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni sta preparando alcune ri­forme che saranno presentate nelle prossime settimane. Incontriamo quindi il “4×4 della politica”, come Gobbi si è simpaticamente autode­finito sul suo sito www.vais.ch , nel suo ufficio a Bellinzona, tra una riu­nione di lavoro e l’altra…

Norman Gobbi, come procede la sua campagna elettorale?

Direi bene, anche se a dire il vero sono più impegnato a portare avanti i lavori del mio Diparti­mento, quindi mi dedico a quella che può essere considerata campagna elettorale solo nel tempo libero. Ed è giusto così, non siamo pagati per farci pubblicità ma per lavorare per il bene del Cantone.

E in questo momento a cosa sta lavorando in particolare?

Alla riorganizzazione della Polizia, con un progetto che presenteremo proprio nei prossimi giorni. Fonda­mentalmente è una risposta alla ri­chiesta della Lega e dei cittadini di avere un servizio di gendarmeria più vicino al territorio. Per questo abbiamo ritenuto opportuno un de­centramento della Polizia, creando quattro regioni (Mendrisiotto, Lu­ganese, Locarnese e Valli, Bel­linzonese e Alto Ticino), integrando i reparti mobili e adattandoli alle esi­genze di ognuna di que­ste zone. Un modo per rendere più presente ed efficiente il lavoro delle pattuglie.

Il tema della sicu­rezza è stato il filo conduttore del suo operato da Consi­gliere di Stato.

Ho voluto prendere in mano il dos­sier sicurezza del Ticino in maniera molto più ampia rispetto al passato. In questi ul­timi anni, anche per via di Schengen, sono molto cambiati i bi­sogni della popola­zione e quindi ho ritenuto necessaria una riorganizzazione della Polizia e della sua opera­tività. Un lavoro che ha ri­chiesto tempo, ma che sta portando gli obiettivi prefissi e questo lo dicono i dati e le statisti­che.

Eppure si dice che la sicurezza percepita sia diminuita.

Capisco i cittadini, soprattutto quelli delle zone di confine. Per questo abbiamo voluto lavorare non solo sull’aspetto operativo delle forze dell’ordine ma anche sulla co­municazione, con continue serate informative e di prevenzione in tutto il territorio. Ma vedrete che quando, a breve, avremo attivato tutte le misure a cui abbiamo lavo­rato, come il nuovo sistema infor­matico che permetterà un migliore coordinamento di tutte le pattuglie e il servizio di assistenza alle vit­time di abusi, la situazione miglio­rerà sensibilmente. Tutto il resto sono chiacchiere da campagna elet­torale di chi non vuole ammettere la bontà della riorganizzazione che ha avuto atto e della migliore collabo­razione tra tutte le forze di polizia, che hanno permesso di ottenere percettibili risultati.

La grande domanda comunque rimane: quando torneranno i pre­sidi alla dogana?

A una grande domanda, una grande risposta: stiamo dando seguito alla proposta di Roberta Pantani a Berna, predisponendo la chiusura dei valichi secondari durante la fa­scia notturna. Parlando di sicu­rezza percepita, i cittadini si sentiranno sicuramente più sicuri sapendo che la “porta di casa loro” rimarrà chiusa…

Quindi un lavoro coordinato tra i leghisti a Berna e quelli a Bellin­zona…

Un gioco di sponda che funziona, a dimostrazione che la Lega sa dare le risposte che i cittadini cercano.

A proposito di gioco di squadra, come funziona la collaborazione con Claudio Zali?

Abbiamo dimostrato di saper con­durre molte battaglie rimanendo uniti. Spesso ci troviamo 3 contro 2, perché la maggioranza relativa non basta. Il nostro lavoro è quello di convincere volta per volta i nostri colleghi nell’esecutivo, ovviamente nel pieno rispetto delle loro sensi­bilità e dei loro principi, in modo da raggiungere gli obiettivi.

Assieme a Zali, siete stati raffigu­rati come Bud Spencer e Terence Hill e come Asterix e Obelix. Quale versione preferisce?

Direi Obelix! Viene da un villaggio gallico e poi ha un carattere più buono, cercando sempre prima di fare le cose con le buone. Ma poi passa all’azione! Io non meno le mani ma… (ride)!

Durante il suo mandato ha dovuto cambiare tre volte il collega di partito nel­l’esecutivo…

La prima volta per un evento positivo, con Bar­ra che ha preso il posto di Borradori dato che Marco era stato eletto sindaco di Lugano. La seconda invece è stata un evento tragico, con la prematura scomparsa di Mi­chele. Al suo posto Claudio, che si è subito messo al la­voro con grande impegno. Per me non è stato facile, perché dopo Marco ho dovuto un po’ assumermi il ruolo di capofila. Ed emotiva­mente è stato duro vivere il periodo della malattia di Michele, veden­dolo lottare ogni giorno.

Peraltro Barra come Consigliere di Stato è stato una sorpresa, gua­dagnandosi in breve tempo l’af­fetto di tutti i ticinesi. E pensare che non lo consideravano idoneo alla carica…

In questo Cantone nessun leghista viene mai considerato idoneo! I le­ghisti partono sempre con un pre­giudizio di fondo contro di loro. Per questo si impegnano sempre più di tutti per zittire chi è in evidente ma­lafede e guadagnandosi il rispetto della popolazione con il loro grande lavoro. Proprio quello che hanno fatto Michele e Claudio!

A questo proposito, c’è chi dice che senza la presenza del Nano e di Marco Borradori mantenere i due seggi sarà più difficile.

E’ chiaro che non possiamo dare nulla di scontato e dobbiamo rima­nere uniti e combattivi per mante­nere la maggioranza relativa in Governo.
Ma chi dice che siamo in difficoltà perché non ci sono più il Nano e Marco non si rende conto che men­tre erano impegnati a criticare, tanti giovani leghisti crescevano: guardate un po’ Lorenzo Quadri, Amanda Rueckert, Daniele Caver­zasio, Boris Bignasca, Michele Guerra… e mi permetto di inserire il sottoscritto! E poi Marco Borra­dori è ancora con noi, da sindaco leghista di Lugano. Mentre il Nano è sempre vivo nei nostri cuori e di sicuro non avrebbe mai voluto che dopo di lui non si fosse continuato a combattere. Per questo so che da lassù ci guarda orgoglioso!

Tre di queste persone citate, lei compreso, sono in lista per il Con­siglio di Stato…

A sottolineare quanto la Lega si sappia rinnovare. La nostra lista è un ottimo mix di persone che pos­sono rappresentare al meglio il loro territorio. E tutti hanno esperienza a Bellinzona, in Gran Consiglio o in Consiglio di Stato, un elemento da non sottovalutare. Davvero cin­que bei profili. Io e Claudio ovvia­mente abbiamo un vantaggio ma questa non è una lista di semplice accompagnamento: la cosa ci sti­mola a continuare a dare il meglio.

Se dovesse essere rieletto quale sarebbe il primo tema a cui si de­dicherebbe?

La corretta applicazione dell’ini­ziativa del 9 febbraio. L’avampro­getto del Consiglio Federale è assolutamente insoddisfacente, da­to che esclude dal contingenta­mento i permessi B e quelli di breve durata. Quindi buona parte del pro­blema che viviamo in Ticino. Dob­biamo quindi continuare a rimanere in contatto con le autorità federali per far valere le ragioni del nostro territorio.

Sempre che l’avamprogetto sia applicato, dato che l’accordo fi­scale con l’Italia sembra far sal­tare tutto.

Come dice bene Quadri, questo è un accordo ciofeca: se dal punto di vista fiscale può andare bene per le banche, la parte sui frontalieri non risolve nulla, anzi. Tutte le forze po­litiche in Ticino hanno il dovere di unirsi e opporsi a questo accordo!

Qualche giorno fa è stato a Bière a salutare la truppa italofona…

E’ stata una bella esperienza. Tra l’altro ho incontrato anche Boris Bignasca impegnato con la sua truppa. Mi ha fatto pensare alla bellezza del principio del cittadino­soldato prerogativa del nostro eser­cito. Un esercito che per il Ticino ha un’importanza ancora maggiore dopo gli importanti finanziamenti che la Confederazione ha concesso per Isone e Monte Ceneri. Frutto anche del mio lavoro di contatti co­stanti con Berna…

MATTIA SACCHI, Mattino della domenica, 22.03.2015

Norman Gobbi Nato il 23 marzo 1977, è cresciuto in Alta Leventina, per poi spostarsi a Bellinzona, Zurigo e Lugano per gli studi. Entrato giovanissimo nella Lega dei Ticinesi, è passato al Gran Consiglio ticinese (1999), alla carica di Municipale di Quinto (2008), di presidente del Gran Consiglio della Re­pubblica e Cantone Ticino (2008-2009) e di Consigliere Nazionale (2010). Il 10 aprile 2011, il Popolo ticinese lo ha chiamato a soli 34 anni alla carica di Consigliere di Stato della Repubblica e Cantone Ticino, dove ha assunto la di­rezione del Dipartimento delle istituzioni. Sposato con due figli, è appassionato di hockey (il cuore dice Ambrì Piotta…) e di cucina, passione ereditata dai nonni, i quali gestivano un ristorante, una bottega e una panetteria…

Contatti diretti con Berna per difendere gli interessi dei Ticinesi

Contatti diretti con Berna per difendere gli interessi dei Ticinesi

Un lavoro che ha permesso al Ticino di raggiungere obiettivi importanti. Se c’è un’attività che svolgo come Consigliere di Stato che più mi avvicina alla mia terra d’origine, alla Leventina, questa è quella legata al mantenimento di rapporti costanti con la Capitale federale. La Valle Leventina rappresenta da sempre una regione ponte fra nord e sud, fra il Canton Ticino e il resto della Svizzera. Nasce probabilmente da qui la mia propensione al lavoro confederale, che in questi anni ho portato avanti in maniera continua e che mi ha permesso di difendere gli interessi del Ticino e dei Ticinesi.

Sicuramente quest’attività è stata facilitata dall’esperienza fatta in Consiglio nazionale tra il 2010 e il 2011; un’esperienza molto arricchente, che mi ha consentito di vivere in prima persona le dinamiche di Palazzo federale e di allacciare molti contatti privilegiati. Questi contatti, uniti a quelli coltivati sull’arco di tutta la mia carriera politica e non solo, penso ad esempio all’ambito militare, si sono rivelati essenziali per portare a Berna gli argomenti del Ticino e per rendere attente le Autorità federali sulle problematiche che attanagliano il nostro Cantone. Non sempre per il Ticino è facile farsi ascoltare. Ancora oggi, non tutti comprendono i nostri problemi, le nostre peculiarità; non tutti comprendono che siamo un “Sonderfall”, un caso particolare in tutta la Svizzera. Come il Popolo leghista sa bene, non sono una persona che si arrende alle prime difficoltà e, in questo contesto, mi sono impegnato con tenacia affinché gli interessi dei Ticinesi fossero tenuti maggiormente in considerazione a livello federale.

In media una volta a settimana oltre Gottardo
A tale scopo, negli ultimi quattro anni mi sono recato di frequente a Berna per avere un contatto diretto con le Autorità federali. Ed è proprio anche grazie a questi miei incontri se il Ticino è riuscito a raggiungere alcuni obiettivi importanti. Penso innanzitutto al settore della sicurezza, dove abbiamo ottenuto notevoli successi. In ambito militare, abbiamo mantenuto quasi tutti gli stazionamenti dell’Esercito sul suolo cantonale, garantendo pure notevoli investimenti da parte della Confederazione. È di circa una settimana fa la notizia che il Consiglio federale ha approvato un credito di 55 milioni per il risanamento totale della caserma di Isone e uno di 12,5 milioni per la 3a tappa del nuovo centro logistico del Monte Ceneri, che si aggiungono ai 60 milioni già stanziati per le prime due tappe. Nei prossimi anni saranno sbloccati altri 80 milioni per le caserme di Airolo e del Monte Ceneri. Sono oltre 200 milioni! Un investimento fondamentale per l’economia ticinese.
Nell’ambito del presidio dei nostri confini, ho promosso la necessità di rafforzare la sicurezza sul nostro territorio, dato che il Ticino rappresenta la porta sud della Svizzera e le nostre frontiere sono confrontate con alcuni fenomeni d’importazione preoccupanti (criminalità straniera, passatori ecc.). In questo senso, ho sostenuto la chiusura notturna dei valichi secondari ticinesi che, grazie alla mozione della nostra Roberta Pantani e alla sua caparbietà, sono divenuti argomento di discussione alle Camere federali, che hanno infine approvato la proposta della nostra Consigliera nazionale (Grazie Roby!).

In futuro questo lavoro di lobby a Berna sarà sempre più determinante. Abbiamo appena visto come l’incontro, avuto dal sottoscritto e dai funzionari della Divisione delle contribuzioni con la Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio nazionale, sia stato decisivo per bloccare una scellerata revisione di legge, voluta dalla Ministra Widmer-Schlumpf. Una revisione che avrebbe permesso ai lavoratori frontalieri di beneficiare delle stesse deduzioni fiscali dei cittadini residenti. Un ennesimo schiaffo al nostro Cantone, che per il momento siamo riusciti ad evitare, ma che ci fa capire come occorra lavorare in maniera costante anche a Berna per difendere gli interessi del Ticino e dei Ticinesi!

Norman Gobbi

«Anche se in Governo, il leghista s’incazza»

«Anche se in Governo, il leghista s’incazza»

Norman Gobbi (Lega), un CANDIDATO al giorno, dal Corriere del Ticino del 18 febbraio 2015

Il direttore delle Istituzioni parla del secondo seggio e del trio Borradori-Barra-Zali
Con questa intervista prende il via «Un candidato al giorno», una serie di 30 incontri con tutti i candidati al Governo dei sei partiti che formano gruppo in Gran Consiglio. Partiamo dai consiglieri di Stato in carica.

Norman Gobbi, i più sostengono che se c’è una sedia che traballa, questa è la sua. Si sente in pericolo, elettoralmente parlando?
«No. Le Cassandre in Ticino sono sempre numerose. Forse quelli che affermano quanto sopra sono gli stessi che nel 2011 sostenevano che io, mai e poi mai, sarei stato eletto in Governo. Chiaro è che questo appuntamento è una grande sfida per noi della Lega che vogliamo mantenere due seggi, per chi ne vuole due e per chi è al palo e ne sogna uno».

Ovviamente crederà che la Lega ne rifarà due. Perché questo dovrebbe essere lo scenario realistico?
«Da un lato perché la Lega in questi anni ha fatto, e tanto, ma non bisogna dimenticare che spesso, a frenare la nostra azione, sono stati vincoli federali duri da abbattere e il fatto che il Ticino sia un Sonderfall in diversi ambiti è un problema in più. Ma noi abbiamo sempre detto pane al pane, vino al vino. Di fronte ai problemi non ci nascondiamo».

E come sta questa Lega, da quattro anni con due consiglieri di Stato e da praticamente due con tre municipali a Lugano?
«Sta bene, anche se mantenere lo spirito originario con il volante delle istituzioni nelle mani non è semplicissimo. Ma vede, noi abbiamo una caratteristica che altri partiti non hanno. Non ci nascondiamo e, a mio avviso, il nostro essere di Governo e sulle barricate è imprescindibile. Un leghista “s’incazza” anche se siede in Governo».

Leghista fin da giovanissimo, ha avuto come padre politico il Nano. Poi il Parlamento, il Consiglio nazionale e a 34 anni in Governo. Non ha bruciato qualche tappa?
«È andata così. C’è chi inizia l’avventura politica più tardi, ma io non rinnego nulla, né la scelta della Lega né il fatto di essermi candidato per obiettivi importanti. Alla fine è il popolo che decide quando il tuo tempo è terminato. Io ho ancora tanto da dare perché fare il consigliere di Stato significa essere al servizio dei ticinesi. Mettersi a disposizione è nella mia natura. Io non mollo».

E del fil rouge di questa tribolata legislatura per la coppia leghista cosa dice?
«Dal matador degli appuntamenti elettorali Borradori, ad un uomo prestato alla politica come Barra che ancor prima della sua terribile malattia ha colpito al cuore tutti i ticinesi, al giudice di lungo corso che ha pure deciso di servire il Paese in un ruolo politico. Ognuno ha il suo profilo, come d’altronde vale anche per me. A volte c’è qualche spigolo, altre volte si trova un buon incastro. Su alcuni temi io e Zali andiamo d’accordo, su altri meno. Era così anche con gli altri due».

Ma come? Lei e Zali non siete la coppia della Lega? «Nessuno fa la guerra, ognuno ha le sue caratteristiche. Se Zali oggi viene identificato come ambientalista, io lo sono sempre stato molto meno. Una coppia è chiamata ad essere complementare. Credo che sia giusto difendere le posizioni condivise, e sui temi cari ai leghisti siamo in perfetta sintonia, poi ognuno ha il suo percorso di vita e le sue sensibilità».

E in Governo l’ambiente com’è? «In Consiglio di Stato le discussioni sono anche franche, talvolta accese, ma mai sono volati gli stracci come qualcuno vuole lasciare intendere. Siamo un po’ condannati a collaborare, ce lo impone il sistema elettorale. Credo di avere la capacità di collaborare se condivido un’idea e di dire in maniera ferma la mia opinione se la penso in maniera differente».

Il maggioritario lo vedrebbe bene? «Dipende da quale maggioritario. Ci sono Cantoni che pur avendo questo sistema hanno poi 4 o anche 5 partiti rappresentati in Governo».

Il PLR è in pressing su voi due leghisti. Come vive questa situazione?
«Senza problemi. La politica è un po’ come l’hockey: se sai dare dei body-check, devi anche essere in grado di prenderli, senza arrabbiarti perché sono le regole del gioco».

Veniamo al suo album.
«Fare l’arbitro di hockey mi ha insegnato molto, in particolare a farmi rispettare quando, da giovane, arbitravo persone più grandi di me. Adoro la cucina, cucinare per me è un po’ una valvola di sfogo. La famiglia è infine il nido e i nostri figli la gioia e il motivo per impegnarsi sempre di più per questo Paese».

di Gianni Righinetti
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Un lavoro per ogni ticinese

Un lavoro per ogni ticinese

Impegno costante per raggiungere un obiettivo fondamentale. Alla festa della Lega dello scorso 25 gennaio, Daniele Caverzasio ha rimarcato giustamente che “l’emergenza in Ticino è una sola: il lavoro”. Una frase che ben rappresenta anche il mio pensiero e che, osservando tutte le persone presenti nel capannone di Pregassona, mi ha confermato che uno dei nostri obiettivi principali deve continuare ad essere la difesa del lavoro dei ticinesi! Ecco anche perché è proprio questo, il primo punto del decalogo della Lega dei Ticinesi.

Negli ultimi quattro anni ho incontrato durante varie manifestazioni, in tutto il Ticino o semplicemente nel mio ufficio, molte persone in difficoltà; persone in cerca di un aiuto, di una speranza. Ho ascoltato i loro problemi, che sono quelli della maggior parte dei cittadini, cercando nel contempo di trovare una soluzione alle loro preoccupazioni. Nelle discussioni politiche vengono spesso riportati i dati sull’occupazione e sulla disoccupazione. Cifre statistiche che riassumono questi fenomeni ma che non danno l’idea dell’angoscia nella quale sono costrette a vivere queste persone. Dobbiamo renderci conto che dietro a tutti questi numeri ci sono degli esseri umani, padri e madri di famiglia in particolare, persone che di frequente faticano ad arrivare alla fine del mese. Seguendo l’esempio del Nano, tutti noi leghisti siamo chiamati ad adoperarci in prima persona affinché queste persone possano avere un futuro migliore, affinché ogni Ticinese possa avere un lavoro!

Per questi motivi i tantissimi incontri avuti in questi anni hanno rappresentato per il sottoscritto uno stimolo ulteriore per favorire l’occupazione dei cittadini residenti. Nei miei ambiti di competenza, mi sono ad esempio impegnato per favorire un’occupazione a tanti giovani alle prese con una prima esperienza lavorativa dando loro la possibilità di effettuare degli stages, rispettivamente di cominciare un apprendistato.

Il mio Dipartimento ha poi accolto, come avviene da anni, tante persone che hanno partecipato ai programmi d’occupazione presso i vari uffici, dove alcuni di loro, dimostrato il loro valore, hanno poi trovato un’occupazione stabile. Per permettere l’accesso al mercato del lavoro ai meno giovani, ho tolto la discriminante dell’età anagrafica: è stato il caso del concorso scaduto pochi giorni fa per l’assunzione di nuovi aspiranti agenti di custodia che ha visto passare l’età massima per l’accesso alla scuola da 40 a 50 anni. Non da ultimo, le scuole di polizia organizzate regolarmente in questo quadriennio e con un numero maggiore di candidati, visto l’obiettivo che ho raggiunto di disporre di 50 agenti di polizia in più entro il 2017, hanno permesso e permetteranno ad alcuni giovani di intraprendere una professione importante per la nostra sicurezza, aumentando così le possibilità d’impiego a disposizione.

È mia intenzione proseguire su questa linea, sfruttando tra l’altro tutte le opportunità che mi si presenteranno per favorire ai ticinesi l’entrata o il ritorno nel mondo del lavoro. Perché dobbiamo rispondere a questa emergenza e far sì che ogni ticinese possa lavorare.

Norman Gobbi

Il futuro si decide adesso

Il futuro si decide adesso

Ad un anno dal 9 febbraio. Sul tema immigrazione, la Lega è spesso attaccata. In sostanza, c’è chi le rinfaccia di non aver mantenuto le promesse, lasciando che l’aumento di lavoratori stranieri potesse continuare. Rispondere a tale accusa è molto semplice: non si è potuto bloccare la crescita dei frontalieri perché gli accordi con l’Unione europea, con il sostegno incondizionato di PLR, PS, Verdi e PPD, hanno bloccato ogni tentativo di porre rimedio al fenomeno (che poi parte di questi abbia cambiato idea e si sia allineata al pensiero della Lega poco importa, visto che ormai era già troppo tardi).

Ora il quadro è però radicalmente cambiato. Un anno fa, il Popolo svizzero, ha votato a favore del contingentamento degli stranieri. In particolare grazie al voto determinante dei Ticinesi, si è così realizzato un grande obiettivo: reintrodurre il principio di priorità a favore dei lavoratori svizzeri.

Settimana scorsa, scrivendo su questo tema, ho voluto mettere in guardia il Popolo sui mille stratagemmi che chi ha perso la votazione sta cercando di mettere in pratica per far prevalere la propria volontà.

Il Consigliere federale PLR Burkhalter, ha ad esempio ventilato l’ipotesi di applicare i contingenti, omettendo di dire a chi. In sostanza Burkhalter propone di mettere in pratica l’iniziativa… lasciando le cose come stanno, poiché a Berna si ipotizza di applicare i contingenti unicamente agli stranieri extra-UE come finora! Per il Ticino e il Popolo sarebbe una beffa…

Già in passato le necessità del Ticino sono state sacrificate sull’altare degli interessi economici del resto della Confederazione. Fu il caso nel 1974, quando la Svizzera comprò all’Italia la possibilità di mantenere il segreto bancario concedendo in cambio dei ristorni elevatissimi; ed è stato il caso, nel decennio scorso, quando si negoziarono gli accordi sulla libera circolazione, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. Ora la storia si ripete: gli interessi economici di certi cantoni, decisamente meno toccati dal fenomeno frontalieri, divergono dai nostri e c’è chi cerca in tutti i modi di ribaltare un verdetto popolare scomodo. In questo modo, per l’ennesima volta fineremmo noi Ticinesi a dover pagare per il benessere degli altri.

È la Confederazione a dover ora dare precise garanzie sulla ferma applicazione della volontà del Popolo, poiché i segnali di fumo e i baci viscidi di Juncker a Sommaruga non fanno presagire nulla di buono. Stando ad un scellerato sondaggio, molti svizzeri sarebbero pronti a rinunciare ad applicare nel suo insieme l’iniziativa pur di mantenere la via bilaterale con l’Unione europea. Dopo la sua pubblicazione il Consigliere di Stato PS Emanuele Bertoli e la Consigliera federale PBD Eveline Widmer-Schlumpf hanno espresso questo stesso parere. Un parere – sottolineo – contrario alla volontà del Popolo.

Non lasciamoci ingannare, il nostro futuro si deciderà a breve. Prima dell’Accordo sulla libera circolazione c’erano solo 30’000 frontalieri e la nostra economia non era in nessun modo minacciata. Reintrodurre i contingenti significa semplicemente tornare ad applicare lo stesso sistema in vigore prima dell’accordo. Senza dimenticare, oltretutto, che il sistema garantisce una flessibilità sufficiente per ammettere i frontalieri laddove vi sia una reale esigenza dell’economia e quando i lavoratori residenti non risultano danneggiati. Qualcuno osa forse affermare che oggi stiamo meglio di quanto stavamo quando l’accordo non era in vigore? Io rispondo no!

È proprio per questo motivo che sia da Bellinzona, sia quando sono a Berna – dove proprio in veste di Consigliere di Stato mi reco frequentemente per rappresentare gli interessi del Ticino e dei Ticinesi – mi batto e continuerò a battermi strenuamente: il mio obiettivo è che le Autorità federali recepiscano i nostri bisogni e lavorino, finalmente, anche per difendere il Ticino e i Ticinesi e non solo quelli dei cantoni economicamente più forti. Non vogliamo uno statuto speciale, bensí un federalismo dinamico anche in materia di immigrazione, che risponda meglio alle difficoltà di un territorio esposto al fattore Italia come il nostro.

Norman Gobbi

Sempre vicino ai Ticinesi

Sempre vicino ai Ticinesi

“Viva la Lega, viva la Lega!!!”. Risuonano ancora nella mie orecchie, così come in quella di tutti i partecipanti alla festa di domenica scorsa, le parole che abbiamo cantato insieme e con grande entusiasmo al termine della presentazione delle liste per il Gran Consiglio e il Consiglio di Stato.

Un incontro, quello di domenica, che si è subito trasformato in una festa popolare, grazie alle quasi mille persone giunte a Pregassona. Colgo l’occasione per ringraziare tutti i partecipanti e per salutare calorosamente le amiche e gli amici che non hanno potuto essere presenti ma che, anche da lontano, non ci hanno fatto mancare il loro sostegno!

Personalmente sono stato felice di riassaporare ancora una volta le nostre radici, le radici della LEGA: un Movimento vicino ai cittadini ticinesi, “a la nòsa gent”, ai loro problemi e alle loro preoccupazioni. Sono questi i valori che vent’anni fa mi spinsero, come ha ricordato Marco Borradori presentandomi sul palco, ad abbracciare questo Movimento e ad impegnarmi con tutte le mie forze affinché il Ticino potesse avere un futuro migliore.

In questi anni abbiamo affrontato insieme diverse sfide, sempre nell’interesse del Popolo ticinese e sempre contro il vecchio “tavolo di sasso”. Ultima in ordine di tempo è stata la votazione del 9 febbraio 2014, grazie alla quale, soprattutto per merito della LEGA, i Ticinesi hanno detto inequivocabilmente BASTA all’immigrazione di massa che attanaglia il nostro Paese e che ha degli effetti negativi sull’occupazione dei cittadini residenti, risultando determinanti per l’esito finale del voto. Quante persone in difficoltà ho incontrato in questi quattro anni! Persone che da un giorno all’altro sono rimaste senza un lavoro e con alle spalle una famiglia da mantenere. Per tutti questi motivi l’obiettivo della LEGA, che ha fortemente contraddistinto il mio operato in qualità di Consigliere di Stato, è sempre stato uno e uno solo: un lavoro dignitoso per ogni ticinese!

Per continuare a combattere in prima linea queste importanti battaglie ci attende una sfida fondamentale: riconfermare lo storico risultato ottenuto nel 2011, quando siamo riusciti a conquistare la maggioranza relativa all’interno del Governo. Una sfida difficile, come ci ha resi attenti il nostro Marco, per la quale abbiamo bisogno del supporto di tutti i cittadini, e che, se ci vedrà vittoriosi, consentirà al nostro Movimento di continuare a lottare a favore degli interessi del Ticino e dei Ticinesi. Sono convinto che tutti uniti potremo vincere anche questa battaglia: lo dobbiamo al Nano, a tutti quelli che in questi anni hanno combattuto in nome della LEGA e, soprattutto, lo dobbiamo al Popolo ticinese!

Grazie, Norman

(foto Ti-Press SA)

9 febbraio, Berna ubbidisca!

9 febbraio, Berna ubbidisca!

Immigrazione di massa : il tempo del le chiacchiere è finito . È passato un anno e ancora c’è chi mette in dubbio le scelte del Popolo! Nei 4 anni che ho passato in Consiglio di Stato ho imparato a districarmi fra i complessi meccanismi che regolano l’attività politica, ho imparato ad anticipare i sotterfugi e i giochi di potere, così da concretizzare pure proposte osteggiate da forze politiche o da lobby avverse.

Alcuni esempi sono l’aumento degli agenti di Polizia (investimento necessario per aumentare ulteriormente la sicurezza e combattere i furti con ancor più efficacia), la razionalizzazione della giustizia, l’aumento dei posti di lavoro nelle Valli e tanti altri temi che per un motivo o per l’altro erano combattuti da determinati gruppi d’interesse. Per quanto riguarda l’attuazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, per la quale mi sono battuto con tutte le mie forze, sono però preoccupato. In questo caso, non siamo confrontati ai consueti subdoli stratagemmi per salvare “cadreghe”, ma a spudorati tentativi di rovesciare una decisione popolare e di far prevalere la volontà della minoranza rispetto a quella della maggioranza.

Davanti a un simile problema non si tratta più di anticipare il gioco sporco degli avversari, ma di difendere la supremazia assoluta della volontà popolare. È inammissibile che, a distanza di un anno, vi siano ancora politici che chiedono di rivotare, è inammissibile che a distanza di un anno vi siano ancora forze politiche che chiedono al Consiglio federale ad applicare una versione light dell’iniziativa, è inammissibile che la volontà popolare sia messa da parte!

Come Consigliere di Stato combatto costantemente contro quest’aberrazione della democrazia: l’ho fatto in passato, lo faccio ora e continuerò a farlo in futuro. Perché la supremazia popolare rimanga il principio base della nostra democrazia, bisogna però che vi sia una reazione compatta di tutti, anche del Popolo. Questo è un momento cruciale, in quanto il legislatore federale sta ultimando il quadro legislativo che tradurrà in pratica l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. È quindi adesso che il Ticino deve rimanere compatto e determinato, così da sostenere unanimemente e con vigore la volontà popolare e le proprie rivendicazioni.

Questo è importantissimo, perché l’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa è indispensabile per tornare a gestire l’immigrazione secondo i nostri effettivi bisogni e per liberarci dai diktat dell’Unione europea, a causa dei quali i Cantoni non dispongono più di alcun margine di manovra. Dunque a chi dice “bisogna rivotare” dobbiamo rispondere tutti un chiaro “NO!” senza se e senza ma, perché ol Popolo ha già deciso!

Norman Gobbi
L’INIZIATIVA APPROVATA DAL POPOLO

Impedire all’Unione europea di gestire l’immigrazione nel nostro paese e reintrodurre il sistema per cui l’entrata di lavoratori stranieri nel nostro territorio sia concessa unica- mente quando è dimostrata un effettivo bisogno. Questo è — in sostanza — il principio votato dal Popolo il 9 febbraio 2014. Appena sarà in vigore si tornerà quindi ad applicare il sistema in vigore prima degli accordi bilaterali, quando i frontalieri erano la metà e quando la disoccupazione era nettamente più bassa.

COSA CAMBIERÀ

• Un lavoratore proveniente dall’estero potrà essere assunto solo se non ci sarà nessuno svizzero disponibile.
• Verranno introdotti dei contingenti, ovvero dei tetti massimi al numero di lavoratori stranieri.
• Il numero di frontalieri si abbasserà.
• La pressione sui salari calerà (meno dumping salariale!).
• Meno disoccupazione e meno traffico.

Lega, è festa popolare

Il movimento si è riunito per la presentazione della lista dei candidati per il Consiglio di Stato

La Lega dei ticinesi ha svelato tutti i suoi candidati in un’ affollata festa popolare che ha segnato l’avvio della sua campagna elettorale per le cantonali del 19 aprile. Alcune centinaia di persone si sono riunite domenica nel capannone di Pregassona per l’assemblea del movimento.

“Evitiamo di fare l’occhiolino ad altri partiti”, ha ammonito Marco Borradori, sindaco di Lugano, sottolineando che per respingere l’attacco del PLRT serve una squadra compatta e unita.

A prendere la parola in seguito i cinque candidati in corsa per il Consiglio di Stato. Amanda Rückert ha fatto notare come altre forze tentino di scimmiottare le posizioni storiche della Lega: “ci sono concetti che sono quelli del lavoro prima ai ticinesi, la limitazione della libera circolazione, la difesa delle nostre frontiere. La Lega su questi punti c’è sempre stata”.

Di emergenza lavoro hanno parlato anche Fabio Badasci, evidenziando “l’esclusione dei nostri lavoratori e in particolare dei nostri giovani” e la povertà dei salari di alcune professioni, e Daniele Caverzasio, che ha affermato: “quando parliamo di occupazione non ce ne frega niente di Laura Sadis e del suo motto del ‘non si può fare’, di Manuele Bertoli che dice rivotiamo il 9 febbraio”.

Claudio Zali nel suo discorso si è rivolto ai possibili delusi alla base del movimento: “dovete permetterci di impedire che la partitocrazia riprenda in mano con maggiore forza il suo potere”.

Infine, come capo del Dipartimento istituzioni, Norman Gobbi ha rivendicato il merito di una maggiore presenza e controllo del territorio a tutela della sicurezza pubblica, ed una maggior determinazione del Governo nei rapporti con Berna.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Lega-%C3%A8-festa-popolare-3609751.html

Lega: entusiasmo a mille per l’apertura della campagna

Vincere. E solo vincere. È questo il grido di battaglia che la Lega ha lanciato oggi dal capannone di Pregassona. Il Movimento di via Monte Boglia ha riunito la base per presentare la lista per il Consiglio di Stato che, oltre ai due uscenti Claudio Zali e Norman Gobbi, è composta da Daniele Caverzasio, Fabio Badasci e Amanda Rückert. E sono stati davvero moltissimi i militanti accorsi alla festa leghista: oltre 500. Militanti carichi di entusiasmo che hanno regalato un’atmosfera da stadio ai candidati, soprattutto quando nella sala è risuonato l’inno della Lega.

Ma chi si aspettava che i protagonisti sarebbero stati i candidati, ministri uscenti in testa, è rimasto spiazzato. A prendersi buona parte della scena è stato infatti Marco Borradori. Al sindaco di Lugano è toccato infatti il discorso motivazionale e la presentazione dei candidati al Governo. Un discorso da vero e proprio coach: tosto e coraggioso. O da presidente, se vogliamo restare in politica abbandonando la metafora sportiva.

Un discorso in antitesi con quello del coordinatore Attilio Bignasca che negli ultimi giorni ha sempre sottolineato come la vittoria fosse già in tasca per la Lega. Lo ha detto anche oggi, rivolgendosi ai candidati per il Gran Consiglio: “Non dovete farvi la guerra tra di voi ma cercare di mandare più gente possibile a votare. Se l’affluenza è alta abbiamo già vinto”.

Borradori: “Non abbiamo già vinto”
No, per Borradori le cose non stanno così. “Noi – ha esordito il sindaco di Lugano – abbiamo un unico obbiettivo: confermare i nostri due ministri. La lista che abbiamo presentato non è la più forte possibile ma è una buona lista che può portarci alla vittoria. Ma per farlo dobbiamo evitare l’errore più grande che potremmo commettere: sottovalutare gli avversari. Non abbiamo già vinto e non dobbiamo sederci sugli allori. Confermare due ministri è un’impresa difficilissima. E se dovessimo perdere un Consigliere di Stato sarebbe devastante. Se invece dovessimo farcela per noi la strada sarebbe molto più agile, anche in vista delle prossime votazioni. Ad aprile noi dobbiamo vincere, siamo condannati a vincere”.
Borradori, tra le righe, è anche tornato criticamente sulla partecipazione di Zali all’assemblea dei Verdi: “Evitiamo di fare l’occhiolino agli altri partiti. I nostri candidati devono andare in ogni parte del Cantone e parlare con la gente. I candidati devono fare squadra e mettere in cima alle priorità il voto della lista e la riconferma dei nostri Consiglieri di Stato. Se ognuno penserà solo alla sua campagna sarà durissima farcela. Lo ripeto: non crediamo affatto che la partita sia già vinta”.

Zali: “Se il Plr non risorge adesso non risorgerà più. E in Governo siamo arrivati alle denunce penali….”
Dopo il sindaco di Lugano hanno preso la parola i candidati al Governo. “La Lega – ha detto Claudio Zali – è l’unico movimento capace di coniugare una forte anima sociale con la difesa del nostro territorio sia dagli attacchi internazionali sia dalla Confederazione quando prende dei provvedimenti contrari agli interessi del nostro Cantone. Il PLR vuole recuperare il potere. E dicono che sentono profumo di riscossa. Qui questo profumo non si sente per nulla”.
“Mi rivolgo agli scontenti. A quelli tra di noi che dicono che con la maggioranza relativa non siamo riusciti a cambiare il Ticino. A voi dico non perdete la fiducia e continuate a votare scheda Lega. Non sempre in Consiglio di Stato io e Norman troviamo la maggioranza sulle nostre idee e le nostre proposte. Anzi, in tutte le votazioni finite 3 a 2, i 2 siamo sempre stati io e Norman. Ora siamo addirittura arrivati alle denunce penali in Governo, un modo di far politica dal quale noi ci distanziamo”. “Dobbiamo impedire – ha concluso Zali – che la partitocrazia riprenda il suo potere. Se il PLR non risorge ora non risorgerà più”.

Gobbi: “In Ticino la storia la fa la gente”
Norman Gobbi ha dal canto suo rivendicato il lavoro svolto come ministro delle istituzioni a favore della “sicurezza dei ticinesi”. “Ho fatto scelte forti, talvolta dure, e certamente in linea con quanto ho sempre affermato e tenendo fede allo spirito iniziale. Queste scelte hanno portato la sinistra ad organizzare circa una decina di manifestazioni pubbliche contro le miei decisioni: dalla chiusura delle aree nomadi all’allontanamento di giovani stranieri illegali”.
“Il nostro principale obbiettivo è dare un lavoro dignitoso a tutti i ticinesi. Continueremo a combattere per tenere libero il Ticino dal tavolo di sasso. Noi non siamo persone comuni che per amore del Ticino e della sua Gente vogliamo combattere per la nostra libertà e la nostra identità di ticinesi! In Ticino la storia non la fanno i partiti ma la gente. La gente che ha votato contro l’adesione della Svizzera allo spazio economico europeo e che il 9 di febbraio ha approvato l’iniziativa Contro l’immigrazione di massa!”.

Caverzasio: “Dito medio all’Europa”
Il discorso di Daniele Caverzasio ha particolarmente scaldato la sala. “io ci sono, noi ci siamo, solo se voi ci siete! L’emergenza in Ticino è una sola: il lavoro. E a noi non ce ne frega niente di Laura Sadis e del suo mantra del “non si può fare” o di Manuele Bertoli che vorrebbe farci rivotare sul 9 febbraio. A noi interessa della gente che ha perso il lavoro e per la quale ci batteremo a morte”. “Un paese che rinuncia alla difesa dei posti di lavoro e dei confini non è più un Paese. E allora mi perdonerete se mostro un bel dito medio all’Europa”.

Rückert: “La Lega è l’originale”
“È fantastico fare parte di questa squadra che deve lottare per la riconferma dei seggi di Norman e Claudio”, ha esordito Amanda Rückert. “No alla fallimentare Europa, difesa dei nostri posti di lavoro, sono da sempre i nostri temi. Ora anche gli altri si sono svegliati e copiano le nostre proposte. Ma la Lega lo dice da sempre. La Lega è l’originale”.

Badasci: “Contro i salari da fame servono due leghisti in Governo”
Infine Fabio Badasci: “In molti settori ci sono salari da fame per chi risiede in Ticino. Ed è questa la sfida più importante dei prossimi anni. Per questo servono due leghisti in Governo!”.

http://www.liberatv.ch/articolo/28677/lega-entusiasmo-mille-lapertura-della-campagna-ma-borradori-avvisa-tutti-guai-pensare

Permessi facili: la Lega si dà da fare!

Norman Gobbi l’aveva annunciato all’indomani della votazione del 9 febbraio ed è stato di parola: ormai da tempo sono in atto più controlli approfonditi sulle richieste di emissione e rinnovo dei permessi. Tanto che in soli quattro mesi, i controlli sui permessi B hanno consentito di rilevare una cinquantina di abusi, per i quali in una trentina di casi è stato immediatamente revocato il permesso di soggiorno e in altri 16 casi non si è proceduto al rinnovo o al rilascio. Inoltre, durante il 2014, 450 stranieri hanno ricevuto un ammonimento, primo passo verso la revoca o il mancato rinnovo del permesso.

La nuova strategia voluta dal Ministro Gobbi sta quindi dando ottimi risultati. Basti pensare che in passato la media annuale di permessi B negati era di una ventina di casi.

Controllo più affrondito

La lotta agli abusi del Ministro leghista si basa innanzitutto sul controllo più approfondito di tutti i dossier in materia di immigrazione. Se nella legislatura precedente, l’obiettivo dell’Ufficio della migrazione era essenzialmente “produttivo”, ovvero avere il minor numero di pendenze aperte nel rilascio dei permessi, oggi, per volontà di Norman Gobbi, la priorità è data alla qualità degli accertamenti sui singoli dossier e quindi alla verifica nel dettaglio dei documenti trasmessi dai cittadini stranieri che richiedono un permesso. Non appena quindi sorgono dei dubbi in merito a un richiedente, i funzionari del Dipartimento delle istituzioni approfondiscono il caso, anche grazie allo scambio di informazioni tra i vari uffici del Cantone.

Un ottimo ed efficace esempio di scambio di informazioni che vogliamo qui ricordare, è quello dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento che segnala spontaneamente all’Ufficio della migrazione tutti i casi di stranieri che finiscono in assistenza, segnalazioni che possono portare, dopo gli accertamenti del caso, alla revoca del permesso.

Casi dubbi

Dall’ottobre scorso, l’Ufficio cantonale della migrazione può inoltre contare su un gruppo di funzionari che si occupano esclusivamente della gestione dei casi dubbi, segnalati da tanti cittadini, dalle autorità comunali, così pure da vari uffici cantonali, come l’Ufficio del sostegno sociale per i casi di assistenza o l’Istituto delle assicurazioni sociali o anche gli Uffici di collocamento. Ed è proprio questo servizio, creato grazie a una riorganizzazione interna voluta dal Consigliere di Stato leghista, che ha dato gli ottimi risultati indicati sopra: una cinquantina di abusi solo sui permessi B constatati in soli 4 mesi di attività!

Hotline appena attivata

A differenza di altri uffici del Cantone, ad esempio l’Ufficio del lavoro, l’Ufficio della migrazione non ha ispettori da mandare sul terreno per effettuare i controlli, ma agisce su segnalazione dei cittadini, così pure di altre autorità cantonali e comunali.

Anche per agevolare le segnalazioni e permettere ai funzionari di operare maggiori controlli, è attiva da una settimana una hotline che permette di gestire in maniera centralizzata le quasi 900 telefonate giornaliere che giungono all’Ufficio della migrazione. E questo nuovo centralino ha effettivamente confermato la sua efficacia già in una sola settimana, permettendo ai funzionari dell’Ufficio della migrazione di avere più tempo a disposizione per compiere controlli approfonditi delle pratiche e di ricevere le segnalazioni di tanti ticinesi.

Nuovo servizio

Proprio poi perché i Comuni hanno un ruolo importantissimo nell’applicazione delle leggi sugli stranieri, Norman Gobbi ha voluto creare una linea telefonica preferenziale ed esclusiva destinata alle Autorità comunali. In questo modo, i Comuni potranno segnalare eventuali abusi come i casi di dimore sospette, domicili fittizi, soggiorni irregolari di stranieri, attività abusive, ecc. Un nuovo servizio che contribuirà a portare alla luce potenziali comportamenti abusivi che non fanno altro che danneggiare i cittadini ticinesi!

La strategia voluta da SuperNorman contro gli abusi sui permessi sta quindi dando i suoi frutti ed è una chiara risposta alle aspettative della popolazione ticinese che con il voto del 9 febbraio 2014 ha chiesto ai politici un chiaro intervento nell’ambito dell’immigrazione.

MDD, 25.01.2015