La Gendarmeria Stradale approda a Mendrisio

La Gendarmeria Stradale approda a Mendrisio

Comunicato stampa

Importante nuovo tassello nel progetto di riorganizzazione del V° Reparto di Gendarmeria Stradale della Polizia cantonale. Nell’ottica di un costante miglioramento della gestione dei problemi legati alla viabilità, ma anche al fine di ulteriormente migliorare la capacità di reazione in un contesto viario fortemente sollecitato, a partire da oggi – 1. marzo 2021 – è infatti attiva la nuova sede operativa di Mendrisio (negli spazi dell’ex Pretorio), che andrà ad aggiungersi a quella di Camorino. L’obiettivo è quello di garantire un’accresciuta presenza assicurando un rapido intervento delle pattuglie in occasione di qualsiasi avvenimento previsto o imprevisto a sud del ponte-diga di Melide. Volontà già implementata con l’insediamento del Reparto di Gendarmeria del Mendrisiotto presso il nuovo Centro di Pronto Intervento (CPI) e che completa la presenza di agenti della Cantonale specificatamente formati in un comparto geografico che vive quotidianamente e in continua evoluzione tutta una serie di problematiche legate al traffico, soprattutto sull’importante asse della A2.

La novità è stata segnata nel corso della giornata odierna da un breve incontro a cui hanno preso parte il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il capo area della Gendarmeria, maggiore Marco Zambetti, e il responsabile del V° Reparto di Gendarmeria Stradale, capitano Marco Guscio. 

La scelta di disporre di una sede operativa a Mendrisio si inserisce nel solco di una serie di adattamenti finalizzati all’istituzione di un vero e proprio centro di competenza del traffico della Polizia cantonale. A questo scopo, già dal 1. aprile 2020, il V° Reparto ha ripreso tutte le attività relative all’interventistica sull’asse autostradale nella fascia oraria 06.00-22.00, mentre, dal 1. novembre 2020, la Centrale del Traffico è stata subordinata al Reparto al fine di migliorare la gestione della viabilità. Il progetto avrà ulteriori tappe future e si svilupperà con la progressiva assunzione del personale necessario alla gestione, nel 2023, del costruendo Centro di Controllo dei Veicoli Pesanti (CCVP) di Giornico.

Scuola di polizia 2021

Scuola di polizia 2021

Comunicato stampa

Oggi alle 8.30 a Giubiasco ha preso avvio la Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2021). Il Capo della Sezione formazione, capitano Cristiano Nenzi, e il direttore della Scuola, Andrea Pronzini, hanno accolto i nuovi aspiranti con un discorso ufficiale. La Polizia cantonale comunica di aver assunto 21 nuovi aspiranti gendarmi (di cui 5 donne) e un aspirante ispettore di Polizia giudiziaria. Oltre agli aspiranti della Polizia cantonale frequenteranno la Scuola pure 8 aspiranti (di cui 2 donne) delle Polizie comunali, 2 aspiranti della Polizia dei trasporti nonché 2 aspiranti della Polizia militare. Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di agente in formazione presso i Corpi di appartenenza.

Pizolli: Chi sgarra verrà multato «Il tempo del dialogo è finito»

Pizolli: Chi sgarra verrà multato «Il tempo del dialogo è finito»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Da ieri chi non rispetta le disposizioni sull’obbligo della mascherina e sul limite degli assembramenti potrà essere sanzionato con una multa da 50 fino a 200 franchi
Renato Pizolli avverte: «Per un anno abbiamo puntato sulla sensibilizzazione, ora si cambia»

O la maschera o la multa. Dal primo febbraio la Polizia cantonale e quella comunale potranno sanzionare con una multa disciplinare chi non rispetta le nuove prescrizioni federali in materia di COVID-19.

A livello federale ieri è entrata in vigore la nuova ordinanza COVID-19. Cosa cambia concretamente?
Con questa modifica di legge il Consiglio federale ha voluto assicurarsi un maggiore rispetto dei nuovi provvedimenti contro il coronavirus. Da lunedì primo febbraio, quindi, chi non rispetta le nuove prescrizioni potrà essere sanzionato con una multa disciplinare da 50 fino a 200 franchi.

Prima di questa modifica non era possibile comminare delle multe per violazioni di misure anti-COVID?
Anche prima era possibile comminare multe, ma bisognava seguire la procedura ordinaria. Un iter molto più complesso e oneroso in termini di tempo che si concludeva davanti al Ministero pubblico. «Con questa modifica di legge invece», spiega il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli, «viene introdotta la possibilità di sanzionare chi non rispetta i provvedimenti contro il coronavirus attraverso una multa disciplinare. Riscontrare un’infrazione e punirla diventerà quindi molto più semplice. La multa disciplinare infatti non prevede nessun interrogatorio o verbale ma viene comminata dall’agente di polizia. È come una multa di parcheggio, va pagata».

Quali sono le nuove situazioni punibili con una multa disciplinare?
L’ordinanza individua due grandi casistiche. Riguardano l’obbligo della mascherina e il superamento del limite massimo degli assembramenti fissato a cinque. Chi sgarra viene multato. E deve pagare.

Cosa rischiano i refrattari alla mascherina?
Chi non indossa la mascherina rischia una multa di 100 franchi. Può essere multato chi omette di portare la mascherina sui veicoli di trasporto pubblico, nelle stazioni ferroviarie, nelle fermate di linea di tram, autobus, oltre che negli aeroporti, nei mercati o nei negozi.

Chi non rispetta il limite degli assembramenti cosa rischia?
Chi organizza una manifestazione privata, violando il limite di 5 persone, rischia una multa di 200 franchi. Per chi invece vi partecipa la multa è di 100 franchi. Anche chi non rispetta l’obbligo di stare seduti nelle strutture della ristorazione o nei bar riservati agli ospiti di un albergo rischia di pagare 100 franchi di multa. Una sanzione minore – 50 franchi – è invece prevista per chi non rispetta il limite delle 5 persone per gli assembramenti negli spazi pubblici. Il classico esempio è il capannello di persone che si fermano davanti al take-away per consumare il pasto o la bibita. «Situazioni simili ci vengono segnalate spesso», ammette Pizolli. «Ora avremo una base legale per intervenire comminando, laddove serve, delle sanzioni».

Posso organizzare la festa di compleanno, l’aperitivo o la cena con amici?
Solamente se il numero dei partecipanti non supera le cinque persone. Con un numero maggiore si rientra nel caso degli eventi privati con multe da 200 franchi per chi organizza e di 100 franchi per chi vi partecipa.

Ma la polizia potrebbe fare un controllo in un’abitazione?
«Non vogliamo arrivare a tanto, commenta Pizolli. Ma in caso di segnalazione le forze dell’ordine potrebbero anche intervenire. Confidiamo tuttavia nel buon senso e nella responsabilità individuale della popolazione».

In ufficio l’eventuale violazione dell’obbligo dell’uso della mascherina potrebbe venir sanzionato con una multa disciplinare?
No. La sanzione disciplinare di 100 franchi per il mancato uso della mascherina riguarda i mezzi pubblici, così come i mercati e i negozi. Ma non tocca il posto di lavoro. «In questo caso», ci spiega ancora il portavoce della Polizia cantonale, «a fare stato sono i piani di protezione. Un’eventuale sanzione dovrebbe quindi passare attraverso questa procedura. Che è la procedura ordinaria».

Qual è lo scopo di queste multe?
Lo scopo di una sanzione disciplinare immediata per chi non si attiene alle nuove disposizioni è promuovere un maggiore rispetto dei provvedimenti contro il coronavirus nella società e nello stesso tempo sgravare le autorità di perseguimento penale. In questi termini si è espresso il consigliere federale Alain Berset nella conferenza stampa della settimana scorsa, in cui ha presentato la nuova ordinanza COVID-19: «Finora le multe disciplinari erano previste solo durante la situazione straordinaria». Diversi Cantoni, tra cui anche il Ticino, in autunno avevano chiesto il ripristino della situazione straordinaria proprio per snellire le pratiche.

Chi guida non beve: sensibilizzazione a tutto campo  

Chi guida non beve: sensibilizzazione a tutto campo  

Comunicato stampa

Sono oltre 600 le persone sensibilizzate e circa 130 i controlli effettuati dalla Polizia cantonale allo scopo di mettere in guardia sui gravi rischi in cui può incorrere chi guida dopo aver sorbito sostanze alcoliche. Un dispositivo che, tra l’inizio di dicembre e la metà di gennaio, ha impegnato numerose pattuglie nell’ambito del progetto “Strade Sicure”.  

“GUIDO IO? GUIDI TU?”: era questo il titolo della campagna di sensibilizzazione promossa dalla Polizia cantonale nell’ambito del progetto “Strade Sicure” patrocinato dal Dipartimento delle istituzioni. Obiettivo: prevenire i rischi legati all’abuso di alcol alla guida con una particolare attenzione al periodo delle festività.

Il dispositivo ha impegnato per un mese e mezzo (tra l’inizio di dicembre e la metà del mese di gennaio) numerose pattuglie della Polizia cantonale chiamate a rendere attenti gli automobilisti sulla necessità di non bere quando si guida. Dati alla mano, nel contesto di circa 130 controlli effettuati su tutta la rete viaria cantonale, sono state oltre 600 le persone sensibilizzate. Gli agenti impiegati nel servizio hanno in particolare provveduto a distribuire del materiale informativo con allegato un gadget: un portachiavi con una moneta da usare per sorteggiare chi si sarebbe assunto il ruolo di “safe-driver” impegnandosi a non consumare alcolici.

Con questa iniziativa si è voluto ancora una volta ribadire come una scelta responsabile possa fare la differenza per il conducente e per gli altri utenti della strada. L’alcol al volante resta infatti uno dei maggiori problemi in ambito di circolazione stradale. E a tal riferimento, le statistiche dell’Ufficio federale delle strade (USTRA) parlano chiaro: nel 2019 si sono verificati in Svizzera 3’870 incidenti la cui causa principale è attribuibile all’alcol. Di questi, circa 2’400 si sono conclusi con dei danni materiali, mentre in oltre 1’400 casi vi sono state delle conseguenze per le persone con esiti che vanno dal ferimento lieve al decesso.

Numeri importanti che rafforzano il messaggio preventivo: chi guida non beve.

Montagne sicure: ai nastri di partenza la campagna invernale

Montagne sicure: ai nastri di partenza la campagna invernale

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Polizia cantonale, continua la sua attività di prevenzione in montagna con il lancio della campagna invernale del programma Montagne sicure. Quest’anno la campagna ha un duplice obiettivo: da un lato sensibilizzare la popolazione ad adottare un comportamento corretto in rapporto alle disposizioni anti-Covid, dall’altro sensibilizzare i frequentatori degli impianti sciistici e coloro che decidono di avventurarsi in montagna sui rischi che queste attività comportano.  

La pratica dell’escursionismo richiede particolare prudenza, poiché è sufficiente una piccola disattenzione per infortunarsi in maniera anche grave. I dati degli ultimi anni purtroppo registrano ancora un numero elevato di infortuni avvenuti in montagna. Se da una parte la pratica dell’escursionismo favorisce la forma fisica e la salute, dall’altra i dati statistici dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI) testimoniano un aumento del numero di vittime mortali nell’alpinismo e nello sci-escursionismo. Per quanto riguarda quest’ultima attività sportiva, tra il 2010 e il 2019 si sono verificati in totale 210 incidenti mortali (un aumento rispetto ai 136 incidenti avvenuti tra il 2000 e il 2009). Dal canto suo l’alpinismo conta purtroppo 238 incidenti mortali. I dati raccolti dalla Polizia cantonale nel 2020 evidenziano 5 infortuni in montagna con esito letale. Nel 2018 si erano rilevati 10 infortuni con esito letale in montagna, mentre nel 2019 i casi registrati erano stati 6.
Il programma di prevenzione Montagne sicure intende continuare a sensibilizzare coloro che decidono di avventurarsi alla scoperta dei nostri meravigliosi paesaggi innevati, con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e gli infortuni. Affinché frequentare le nostre vette sia sempre un piacere, gli specialisti alpini forniscono poche ma indispensabili raccomandazioni da seguire, sia agli esperti sia ai neofiti della montagna: ·

  • Mai avventurarsi da soli in caso di gite, di sci-escursionismo o di sci fuori pista.
  • Pianificare accuratamente le uscite con l’ausilio di una cartina topografica, tenendo in considerazione le proprie capacità fisiche e tecniche.
  • Portare sempre con sé il materiale di sicurezza primario: ARTVA, sonda, pala, farmacia, bibita calda, cartina topografica, provviste sufficienti e un mezzo per comunicare.
  • Non speculare sull’attrezzatura e l’abbigliamento.
  • In caso di poca esperienza rivolgersi alle società alpinistiche o affidarsi alle guide alpine.

In collaborazione con la Cancelleria dello Stato, sarà ulteriormente distribuito il flyer rivolto in particolare ad escursionisti, contenente questi e altri fondamentali consigli di sicurezza. Fra le diverse raccomandazioni, si richiama l’attenzione all’importanza dei preparativi (attrezzatura adatta e provviste sufficienti), della scelta di un itinerario idoneo alle proprie capacità fisiche, dell’importanza di consultare il bollettino delle valanghe e di informarsi sulle condizioni della neve. 
Con lo scopo di mantenere una linea di continuità del progetto sono inoltre stati prodotti cinque nuovi videomessaggi registrati da specialisti del settore alpino, contenenti consigli per gli escursionisti. Questi filmati saranno diffusi anche sui social dai profili ufficiali della Polizia cantonale e sul canale Youtube della Repubblica e Cantone Ticino.
Quest’anno, in relazione all’emergenza sanitaria, per la quale l’invito è di continuare a seguire le fondamentali regole di igiene accresciuta e di distanza sociale, sono stati creati dei banner con le icone della campagna cantonale di prevenzione sanitaria, i quali saranno posizionati nelle tredici stazioni sciistiche ticinesi.
Da inizio gennaio e fino al mese di marzo sarà inoltre attivo il concorso “Quizneve”. Si tratta di un concorso a premi con domande settimanali che indurrà i partecipanti a navigare sul sito www.montagnesicure.ch per poter rispondere a quesiti di carattere generale su aspetti legati alla sicurezza in montagna.  

Siate prudenti e rispettate le regole, affinché la montagna sia sempre un piacere.  

I partiti fanno quadrato per la polizia unica

I partiti fanno quadrato per la polizia unica

 

Articolo pubblicato nell’edizione dl mercoledì 16 dicembre 2020 del Corriere del Ticino

La proposta è stata rilanciata in un’iniziativa parlamentare generica e interpartitica che propone una riorganizzazione basata sul sistema neocastellano.
Norman Gobbi non esclude la possibilità di lasciare più autonomia alle grandi città.

In Ticino si torna a parlare di polizia unica. Su questo annoso tema si sono nuovamente chinati i deputati Raoul Ghisletta (PS), Massimiliano Ay (PC), Giorgio Galusero (PLR), Michele Guerra (Lega), Claudio Isabella (PPD) e Tamara Merlo (Più Donne), i quali hanno inoltrato un’iniziativa parlamentare generica che propone «una migliore organizzazione della polizia in Ticino». Nell’atto parlamentare, sottoscritto anche da diversi altri colleghi deputati, gli iniziativisti propongono di basarsi sul modello neocastaellano, caratterizzato da una polizia cantonale, da organi cantonali e regionali per orientare l’attività della polizia cantonale (consiglio cantonale di pilotaggio della sicurezza pubblica e consigli regionali di sicurezza pubblica) e agenti di sicurezza comunali non armati con compiti locali specifici. In estrema sintesi, l’iniziativa chiede «di accettare questi tre principi cardine, che consentiranno di varare una riforma volta a raggiungere maggiore razionalità nell’organizzazione della polizia in Ticino».

Lunghe discussioni
Quello della polizia unica è un tema discusso da tempo. Sono infatti passati oltre cinque anni da quando, spiazzando il Parlamento, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ritirò il messaggio sul progetto di polizia unica. Era il 24 giugno del 2015 e in aula il consigliere di Stato annunciò l’intenzione di ragionare a un disegno «di polizia ticinese più concreto e costruito insieme ai corpi comunali e regionali».
Ma a che punto siamo su questo dossier ora? Lo abbiamo chiesto direttamente a Norman Gobbi: «Il gruppo di lavoro ‘‘Polizia ticinese’’ deve valutare diversi nuovi scenari, tra i quali inseriremo naturalmente anche questa nuova iniziativa parlamentare. Già in passato il Gran Consiglio aveva corretto le proposte del Governo. E quando fu proposta ed implementata la regionalizzazione della Polizia si è creato un problema: una maggiore frammentazione delle forze di Polizia presenti sul terreno. Nel frattempo sono stati adottati alcuni correttivi. Dopo alcuni anni di applicazione della Legge sulla collaborazione di Polizia qualche problema esiste, riconosciuto a più livelli istituzionali e di polizia. Ad esempio, diversi Comuni hanno espresso le loro perplessità, in particolare sulla possibilità di gestire in autonomia piccoli corpi di polizia. In questo senso, la figura di assistente di polizia risponderebbe a quei compiti di controllo e sicurezza locale cui molti Municipi anelano e potrebbe essere una variante da approfondire». Per Gobbi un altro possibile scenario da approfondire riguarda la revisione della struttura attuale, con tanti piccoli corpi frammentati e pochi corpi cittadini più solidi. «Il Cantone potrebbe occuparsi di tutte le attività al di fuori dei più importanti centri urbani del Ticino. Nelle zone prettamente urbane le polizie comunali dovrebbero implementare maggiormente l’attività di prossimità, già più volte dichiarata come fondamentale dalle stesse, a scapito degli interventi di urgenza e doppioni con la Gendarmeria». Ancora Gobbi: «I centri hanno delle dinamiche differenti rispetto alle zone periferiche. È anche vero che alcune città hanno pure la cosiddetta collina, come succede a Lugano. Però, appunto, nei centri urbani si dovrebbe ragionare sempre di più su un servizio di prossimità sulle 24 ore, in particolare in settori sensibili come le stazioni e i luoghi di assembramento». A livello di tempistiche il gruppo di lavoro non si è ancora espresso. «Finalmente abbiamo tutti i nomi dei rappresentanti comunali, purtroppo ci abbiamo messo un po’ a trovarli», ha aggiunto Gobbi. «Ora dunque si potrà approfondire meglio alcuni scenari indicati dal legislativo». Come ha rilevato il sindacato VPOD, una spinta al progetto della Polizia unica sarebbe arrivata grazie anche alla pandemia e all’instaurazione dello Stato maggiore di Polizia integrato nello SMCC. «Lo Stato maggiore di Polizia ha funzionato bene, soprattutto dal punto di vista dell’ottimizzazione delle risorse e nella definizione degli obiettivi », ha concluso Gobbi. «In un periodo in cui le risorse finanziarie saranno maggiormente scarse è giusto pensare a un sistema più efficiente ed efficace. La riorganizzazione dovrà tenere conto della qualità del servizio, ma con una riduzione generale dei costi del Cantone e dei Comuni. È una sfida alla quale dobbiamo rispondere».

Prevena 2020

Prevena 2020

Comunicato stampa

Il Natale si avvicina e la corsa ai regali nei negozi è già iniziata. Anche quest’anno la Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e le Guardie di confine, organizza, durante tutto il periodo dell’Avvento e fino al 24 dicembre, l’operazione PREVENA 2020. L’obiettivo è quello di garantire alla popolazione ancor più sicurezza grazie a un accresciuto presidio del territorio e dei luoghi di grande affluenza. Come sempre il consiglio è quello di evitare distrazioni e di mantenere alta l’attenzione, per non incorrere in spiacevoli sorprese, poiché i malviventi approfittano della disattenzione e dell’imbrunire per compiere furti e  borseggi. Oltre ai consigli di prevenzione legati ai furti, quest’anno rammentiamo pure di rispettare le disposizioni sanitarie ufficiali. Cogliamo l’occasione per fornire nuovamente alcuni utili consigli per prevenire i furti con scasso nelle abitazioni:

– chiudere accuratamente tutte le porte e finestre prima di uscire di casa, evitando di lasciare chiari indizi dell’assenza: biglietti sulla porta, luci spente in casa, messaggi particolari sulla segreteria telefonica, eccetera;
– depositare gli oggetti di valore e i documenti importanti in una cassetta di sicurezza della banca;
– evitare di nascondere le chiavi di casa sotto lo zerbino, dietro i vasi per i fiori o nella bucalettere;
– simulare una presenza all’interno inserendo un timer su più di una luce e farlo accendere a intervalli irregolari.

Inoltre per prevenire sgradite sorprese durante gli acquisti si rinnovano i seguenti consigli:
– evitare, nel limite del possibile, di portare con sé somme consistenti di denaro in contanti e usare preferibilmente le carte di credito;
– custodire il portamonete nelle tasche anteriori dei pantaloni o in quelle interne della giacca;
– portare sempre le borsette a contatto con il corpo e preferibilmente sul davanti e con la cerniera chiusa o comunque mai perderle di vista (ad esempio nei carrelli della spesa);
– mai tenere nello stesso posto le carte bancarie/postali e i codici per il loro utilizzo. Se possibile non conservare i codici per iscritto;
– prestare attenzione quando qualcuno vi urta nella ressa (sovente gli autori di furti e borseggi provocano lo scontro per distrarre le vittime e sottrarre loro denaro e altri valori);
– non lasciare oggetti di valore in vista nei veicoli e verificare che le auto siano regolarmente chiuse a chiave quando si lascia il parcheggio.

Non esitate a chiamare il 117 e a segnalare situazioni sospette che possono sfociare in reati contro il patrimonio.

Guido io? Guidi tu? Per la sicurezza di tutti: chi guida non beve

Guido io? Guidi tu? Per la sicurezza di tutti: chi guida non beve

Comunicato stampa

Si avvicinano le feste del periodo natalizio che quest’anno richiederanno da un lato di rispettare le disposizioni e le raccomandazioni legate alla crisi sanitaria, dall’altro di rispettare comunque sempre la regola di non bere quando si guida per evitare incidenti che potrebbero trasformarsi in tragedia. Anche quest’anno, in base al motto “chi guida non beve”, il progetto di prevenzione Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Polizia cantonale, torna a sensibilizzare la popolazione su questo delicato tema.  

L’alcol al volante continua ad essere uno dei maggiori problemi riscontrati in ambito di circolazione stradale, in quanto una parte consistente degli incidenti è legata all’abuso di alcol. La soluzione per evitare di cagionare danni a sé stessi e agli altri utenti della strada permane sempre la stessa: “chi guida non beve”.
In Svizzera nel 2019, in base alle statistiche dell’Ufficio federale delle strade (USTRA), si sono verificati 3’870 incidenti, la cui causa principale è attribuibile all’alcol. Di questi, circa 2’400 si sono conclusi con dei danni materiali, mentre in oltre 1’400 casi vi sono state delle conseguenze per le persone con esiti che vanno dal ferimento lieve fino alla perdita della vita.
In Ticino vi sono stati circa 290 incidenti riconducibili all’abuso di alcol, di questi 212 si sono conclusi con danni materiali mentre hanno cagionato ferimenti o decessi in 85 casi.
A questi numeri si aggiungono quelli relativi alle revoche delle licenze di condurre per chi guida in stato di inattitudine: sempre in Svizzera nel 2019 sono state ritirate 13’128 patenti di guida, mentre in Ticino sono state 951.
Numeri importanti che non possono che rafforzare il messaggio preventivo di non bere quando ci si mette alla guida. Nel caso in cui si sia ecceduto con l’alcol, le migliori soluzioni per il rientro al domicilio sono di utilizzare i mezzi pubblici, il taxi o comunque di farsi riaccompagnare da chi non ha bevuto. Un’altra buona regola è quella di stabilire in anticipo chi guida. È fondamentale in questo caso definire il “safe-driver” il quale si impegnerà a non consumare alcolici e a garantire un rientro sicuro al domicilio. In occasione della campagna di prevenzione sarà distribuito un portachiavi che custodisce una moneta che riporta da un lato la scritta “guidi tu” e dall’altro la scritta “guido io”. Un piccolo sacrificio e una scelta responsabile possono infatti fare la differenza per il conducente e per tutti gli altri utenti della strada. 

Lugano, l’ombra del terrorismo

Lugano, l’ombra del terrorismo

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre de La Regione

L’autrice dell’aggressione alla Manor era nota alla polizia. Gli inquirenti indagano su eventuali legami con l’estremismo islamico.
L’autrice del doppio accoltellamento di ieri, che ha seminato il panico al quinto piano della Manor in piazza Dante a Lugano, era nota ai Servizi della FedPol. Il suo nome appare in un’indagine di polizia relativa al terrorismo risalente al 2017. È quanto ha reso noto in serata in un tweet la stessa Polizia federale. Nel grande magazzino, verso le 14 di ieri, la giovane ha aggredito due donne, la prima afferrandola per il collo con le mani, e ferendo la seconda sempre al collo con un’arma da taglio. Dopodiché l’autrice è stata fermata da una coppia di clienti e infine arrestata dalle forze dell’ordine. In una nota diffusa intorno alle 17, la Polizia cantonale afferma di non escludere: “Motivazioni terroristiche” e di lavorare “in stretta collaborazione con l’Ufficio federale di polizia FedPol, la polizia Città di Lugano e altre autorità competenti”. In base a una prima valutazione medica, una delle vittime ha riportato ferite, non tali da metterne in pericolo la vita; sarebbe stata sfregiata in volto e colpita alle mani. L’altra vittima ha riportato ferite lievi. Secondo nostre informazioni, la donna di 28 anni fermata, è figlia di genitori svizzeri naturalizzati (il padre è di origini italiane) ed è nata e cresciuta in Ticino. Risiede nello stesso comune, del Luganese, in cui vivono i genitori. La donna, nata nell’ottobre del 1992, risulta ancora sposata con un cittadino, a quanto pare di origini mediorientali. Vive tuttavia da sola, pur avendo conservato il nome del marito, in un appartamento di una palazzina. È ricomparsa in paese un paio di anni fa dopo essersi trasferita a Lugano e dopo un periodo in cui avrebbe fatto perdere le proprie tracce. Alle autorità comunali la giovane non avrebbe mai creato problemi. La donna sembra che non abbia un’occupazione. Ieri dopo il suo arresto sono scattati perquisizioni e interrogatori. Nell’appartamento della 28enne gli inquirenti avrebbero rinvenuto soldi e copie del Corano.
Il fatto di sangue con i presunti legami terroristici hanno indotto le autorità a convocare una conferenza stampa verso le 19 di ieri alla presenza della direttrice dell’Ufficio federale di polizia svizzera FedPol Nicoletta Della Valle (in diretta streaming), del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e del comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

Norman Gobbi: ‘Il dispositivo è stato attivato per la prima volta in Ticino’
«Non è la prima volta che capita un fatto di sangue in Ticino ma è la prima volta che a seguito di un tale atto venga attivato questo tipo di dispositivo – ha esordito Gobbi –. I fatti accaduti oggi a Lugano sono della massima gravità. Il dispositivo di sicurezza si è messo in moto immediatamente con il coinvolgimento della Polizia cantonale e federale. Ringrazio le vittime, le loro famiglie e i cittadini presenti intervenuti a fermare l’assalitrice. La Svizzera è un Paese di pace ma essere pacifici non significa essere inermi». L’aggressione non ha colto di sorpresa la direttrice dell’Ufficio federale di polizia svizzera: «Questa aggressione non mi sorprende – ha affermato della Valle -. Lavoriamo mano a mano con la Polizia ticinese e questa collaborazione sta funzionando bene. Come annunciato, è stata aperta un’inchiesta federale perché si sospetta una matrice terroristica». In Svizzera, per il momento, «si sta indagando su possibili legami con il terroristico su solo un altro caso che riguarda l’accoltellamento di un 29enne portoghese avvenuto a metà settembre a Morges» ha ancora spiegato la direttrice. All’infopoint, è inoltre emerso che la donna fermata era un volto conosciuto dalle autorità per fatti che sono di competenza della Polizia giudiziaria, hanno annunciato sia Della Valle sia Cocchi, senza peraltro fornire informazioni supplementari per evitare interferenze con l’inchiesta penale condotta dal Ministero pubblico della Confederazione. Se la matrice terroristica sarà confermata, la Svizzera può dirsi non al riparo da questi generi di atti? «Questo è chiaro. Abbiamo ora la possibilità di mettere in campo, con l’approvazione del disegno di legge in parlamento, delle misure preventive. Tutta una serie di strumenti supplementari per la lotta al terrorismo. Negli ultimi anni in Svizzera abbiamo investito molto nella lotta al terrorismo. Questo progetto di legge è l’ultimo di una lunga serie, dal piano di azione contro la radicalizzazione e l’estremismo violento all’adattamento del Codice di procedura penale, fino a queste ultime importanti misure di polizia. Ma, purtroppo, non possiamo mai dirci pronti!» ha spiegato a laRegione la portavoce della Polizia federale Catherine Maret. «Le forze dell’ordine sono sempre attive e presenti e, già dopo i gravi fatti di Vienna, la guardia è tornata alta. In vista delle festività la presenza verrà potenziata in particolare vicino ai negozi e nei luoghi affollati», ha rassicurato Cocchi rispondendo a una domanda di un collega giornalista. Avvicinato da laRegione, il comandante della polizia cantonale Cocchi ha inoltre dichiarato: “In eventi del genere è fondamentale intervenire rapidamente e ‘congelare’ subito la situazione. Ed è quello che si è fatto”. La donna ha colpito all’interno di un grande magazzino. A breve scatterà l’operazione ‘Prevena’, operazione gestita dalla Polizia cantonale, in collaborazione con altre forze dell’ordine attive sul territorio, per la prevenzione dei furti nei centri commerciali affollati più del normale in occasione delle festività, anche se quest’anno bisognerà attenersi alle misure anti-Covid. E comunque dopo quanto capitato ieri, gli agenti che prenderanno parte a ‘Prevena’, fa sapere il comandante della Cantonale, “riceveranno ulteriori direttive e sarà caratterizzata da una maggior presenza di polizia”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre 2020 del Corriere del Ticino

L’accoltellatrice era sotto controllo per jihadismo
La Polizia federale rompe gli indugi e parla di «presumibile terrorismo». La ventottenne che ha aggredito due donne a Lugano era già nei radar dell’intelligence elvetica e di altre agenzie europee – Resta da capire se è un lupo solitario o se ha dei complici.

«In un grande magazzino di Lugano si è verificato un attacco presumibilmente terroristico». Ieri sera alle 19.06, mentre un po’ tutti ancora predicavano prudenza e usavano le parole con il contagocce, è stata la Polizia federale, su Twitter, a lasciar da parte il condizionale e a indicare che la pista dell’estremismo islamico è la più battuta dagli inquirenti per spiegare quanto accaduto al quinto piano della Manor. Un tweet scritto mentre era in corso, a Bellinzona, una conferenza stampa con il presidente del Governo Norman Gobbi, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e la direttrice dell’Ufficio federale di polizia Nicoletta della Valle. Conferenza stampa in cui non sono stati forniti, per ragioni d’inchiesta, dettagli o indicazioni particolari sull’accaduto e sui legami che l’autrice dell’accoltellamento – una cittadina svizzera di 28 anni – avrebbe con l’estremismo islamico.

Sotto controllo all’estero
Pochi i dettagli forniti, dicevamo. Stando ad una nostra fonte la donna, ticinese, di Vezia, sarebbe sposata con un cittadino iracheno. Il suo nome sarebbe finito nel radar di diverse agenzie d’intelligence europee, tra cui quella francese. E anche la Polizia cantonale e la Fedpol – questo è stato confermato tra le righe durante la conferenza stampa – avevano sottoposto la donna a dei controlli in passato. Non è chiaro – ma sarà di sicuro materia d’indagine – se avesse rapporti con le cellule che nel 2016 (vedasi la scheda a lato) erano state smantellate tra la Lombardia (Lecco e Varese in particolare) e il Ticino e che ruotavano attorno alla figura di Ümit Y, il reclutatore che lavorò per Argo 1.

Sotto indagine nel 2017
In serata la Fedpol ha confermato ufficialmente che la donna era finita sotto inchiesta nel 2017 durante un’indagine relativa al terrorismo jihadista.

L’ipotesi: si è convertita
Se le informazioni in nostro possesso sono corrette, dunque, la ventottenne si sarebbe prima convertita all’Islam e poi radicalizzata. Come detto però, al momento, di certezze non ce ne sono. Non siamo in grado di dirvi se a casa della donna, che ieri è stata perquisita, sia stato trovato materiale compromettente. Stando alla testimonianza di più di una persona, in ogni caso, la donna, durante l’accoltellamento alla Manor, avrebbe pronunciato frasi con chiari riferimenti al terrorismo.

Da chiarire
Gli inquirenti prediligono dunque la matrice terroristica. Restano comunque da chiarire alcuni aspetti dell’accaduto. Uno riguarda la premeditazione. Stando a quanto trapelato la donna avrebbe preso il coltello utilizzato per il presunto attentato direttamente al grande magazzino (non lo avrebbe cioè portato da casa sua) e poi sarebbe salita di uno o due piani – al reparto degli – dove avrebbe cominciato a colpire al collo i passanti (una donna è rimasta ferita gravemente, un’altra ha riportato ferite più leggere) prima di venir immobilizzata da due clienti.

Gobbi: «Massima gravità»
«A nome del Consiglio di Stato – ha sottolineato Norman Gobbi – esprimo la vicinanza alle vittime, alle loro famiglie e a chi era presente. E ringrazio i cittadini che hanno immobilizzato la donna». Il presidente del Governo ha ricordato che, se confermato, questo sarà il primo attentato compiuto su suolo ticinese. Un attentato – ha fatto notare Nicoletta della Valle – che per certi versi ricorda quello avvenuto in settembre a Morges, quando un ventinovenne portoghese perse la vita dopo essere stato accoltellato.

Cocchi: «Minaccia presente»
Il comandante Cocchi ha ricordato che in Svizzera e in Ticino non si è mai abbassata la guardia. «E quanto accaduto ultimamente in nazioni a noi vicine (in Francia e in Austria, ndr) dimostra che il terrorismo è sempre una minaccia presente». Basti pensare che dopo l’attentato di Vienna sono emersi legami con cellule presenti in Svizzera tedesca, soprattutto nell’area di Zurigo. Il comandante ha poi voluto rassicurare la popolazione sulla capacità di reazione delle nostre forze dell’ordine. «Importante è anche la collaborazione tra polizie, che funziona sempre molto bene». Collaborazione a livello nazionale, ma anche internazionale.

«Non mi sorprende»
Secondo la direttrice della Fedpol è presto per collegare il caso di Lugano ad altri. «Posso però dire – ha sottolineato Della Valle – che quanto accaduto non mi sorprende».

Lupo solitario?
Norman Gobbi ha parlato di «lupo solitario». Per tutta la giornata di ieri gli inquirenti cantonali e federali hanno comunque lavorato per tentare di capire se effettivamente la donna abbia agito da sola oppure se sul territorio ci siano dei complici. Aggiornamenti in questo senso potrebbero arrivare già oggi.

Il rischio
Ieri potrebbe dunque essere successo ciò che gli esperti d’intelligence temevano da tempo. La Svizzera, è sempre stato detto, non rappresenta per gli estremisti islamici un obiettivo principale. Ma singole cellule o lupi solitari, anche semplicemente per spirito di emulazione, potrebbero colpire sul nostro territorio. Anche perché il reclutamento avviene spesso in modo «casuale» (sovente attraverso i social network, o in moschea) e in modo altrettanto casuale, poi, può venir scelto l’obiettivo da colpire.

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Da www.liberatv.ch
Accoltellamento alla Manor, il cancelliere austriaco: “Attacco di matrice islamica. Siamo vicini alla Svizzera”
Il portavoce di Manor: “Colpiti dalla violenta aggressione. Siamo al fianco delle famiglie e persone coinvolte”

Il presidente del Governo Norman Gobbi ha parlato di “fatti di massima gravità” parlando in conferenza stampa dell’accoltellamento avvenuto oggi alla Manor di Lugano. La polizia non ha escluso che dietro al grave fatto di sangue ci siano moventi terroristici. Dubbi che la conferenza non ha spazzato via, anche se tra le righe il messaggio lanciato dalle autorità è piuttosto chiaro: il Ticino potrebbe trovarsi di fronte al primo attacco terroristico.
“È la prima volta che il Ticino attiva un dispositivo simile coinvolgendo il Ministero pubblico della Confederazione e la Fedpol”, ha detto Gobbi. Parole che lasciano poco spazio all’interpretazione, anche se “è troppo presto per dire che questo caso sia collegato ad altri”.
Il portavoce di Manor Fabian Hildbrand si è detto scioccato: “Siamo colpiti dalla violenta aggressione e ci rammarichiamo per l’incidente. Siamo vicini alle famiglie e alle persone coinvolte”.
Anche dall’estero arrivano le prime reazioni al grave fatto di sangue di Lugano. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha scritto su Twitter che “condanno fermamente l’attacco terroristico di matrice islamica di oggi a Lugano. I miei pensieri vanno alle vittime. Siamo vicini alla Svizzera in queste difficili ore”.

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Da www.ticinonews.ch

https://www.ticinonews.ch/ticino/autrice-gia-conosciuta-per-terrorismo-AL3481233

“Autrice già conosciuta per terrorismo”
Le autorità hanno aperto un’inchiesta per far luce su quanto accaduto alla Manor di Lugano. La FedPol ha appena precisato che l’autrice appare in un’indagine di polizia del 2017 per terrorismo jihadista. Kurz in Austria twitta: “Condanno pienamente l’attacco terroristico”

La stessa Fedpol pochi minuti fa ha precisato via Twitter che l’autrice risulta essere già conosciuta dalle autorità perché appare in un’indagine di polizia del 2017 relativa al terrorismo jihadista. Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha sottolineato l’importante legame che si è subito attivato dal momento dell’atto a Lugano con le autorità federali. E proprio il fatto che la Confederazione si sia attivata da subito fa supporre che effettivamente possa esserci la matrice terroristica: “Non è un evento normale di violenza urbana ma un atto violento radicato. L’attivazione della Fedpol è fondamentale proprio in tal senso”. Ma, come sottolineato più volte, “i dettagli verranno confermati dall’inchiesta aperta”. Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ha detto: “I fatti sono della massima gravità”.

Le interviste a Cocchi e Gobbi
“La situazione non è quotidiana, ecco perché la Confederazione è entrata in atto. È per questo che è stato corretto dare informazioni in tal senso”. La donna è stata detto in conferenza stampa era conosciuta: “Il fatto di aver allertato in breve tempo le autorità competenti della Confederazione portano al fatto che le attenzioni sono in direzione del terrorismo”, ha spiegato il Comandante Cocchi. “I dettagli di quanto capitato sono adesso l’elemento fondamentale dell’inchiesta, il coraggio civico dei cittadini ha permesso di congelare la situazione fino all’arrivo delle forze dell’ordine e questo è importante”.

“Il fatto che abbia colpito da sola, però non vuol dire che non possa far parte di un branco”, ha sottolineato Gobbi. “È la prima volta che vengono attivate le autorità della Confederazione sottolinea che sia un atto di violenza motivata, il fatto che ci siano delle motivazioni è un reale segnale”, spiega. “Il problema di chi compie questi atti violenti motivati da determinati estremismi lo fa in maniera individuale ed è difficile anticipare l’atto, soprattutto quando è fatto con un coltello come a Morges”.

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Da www.rsi.ch/news

“Una scena atroce”
Una testimone racconta quanto accaduto alla Manor di Lugano; Fedpol: “l’autrice dell’aggressione già coinvolta in un’indagine del 2017”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Una-scena-atroce-13628914.html

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 24 novembre 2020 de Il Quotidiano
http://www.rsi.ch/play/tv/programma/il-quotidiano?id=2009705

(Dal minuto 32.15)