Autonomia, responsabilità e i conti da pagare

Autonomia, responsabilità e i conti da pagare

Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì 4 ottobre 2019 de La Regione

Poter ricercare ed esercitare la propria libertà è un anelito di ogni persona. Occorre però avere la responsabilità delle azioni che si compiono. È quanto un buon padre cerca di insegnare ai propri figli, ma la cosa vale in tutti gli ambiti, politica compresa. Calza a pennello, per esempio, sui rapporti Cantone-Comuni. O meglio: su quello che la politica cantonale, tramite il Dipartimento delle istituzioni, il Consiglio di Stato e in ultima analisi il Gran Consiglio, ha previsto e prevede per lo sviluppo degli enti comunali. Vogliamo Comuni che possano agire – in piena autonomia – a favore dei propri cittadini in maniera ottimale, assumendosi responsabilmente i compiti che a loro competono. Compiti che oggi, anche al termine di numerosi processi aggregativi, vengono aggiornati in quella che è definita “Riforma Ticino 2020”.

È proprio attraverso le aggregazioni che il principio dell’autonomia comunale non solo è riuscito a sopravvivere, ma ha ripreso forza in molte realtà territoriali. L’andamento finanziario generale dei Comuni ticinesi, parallelamente a quanto sta avvenendo per il Cantone, è migliorato, aumentando il margine di intervento dei Comuni stessi.

Non ovunque ciò succede. La situazione di Astano è emblematica. In passato – quasi come un buon padre – il Cantone ha richiamato l’attenzione dell’autorità locale su certe scelte finanziarie, ma non solo (qui penso soprattutto all’occasione avuta nel 2004 di aggregarsi con Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio) che potevano indirizzare le finanze del Comune su altri binari. I cittadini di Astano in assoluta libertà hanno preso le proprie decisioni. A posteriori possiamo però dire che a difettare è stata la responsabilità.

Chiedere ora, come fa qualcuno, che siano tutti i cittadini del Cantone  a farsi integralmente carico delle mancanze degli astanesi (un po’ come – mutatis mutandi – è avvenuto in Vallese con il dissesto di Leukerbad) può essere comprensibile, ma non può essere né automatico né scontato, proprio per il discorso legato all’autonomia e alla responsabilità. Sarebbe un cattivo esempio e un precedente pericoloso. Anche invocare più soldi legati ai contributi geografici o a una migliore perequazione finanziaria vuol dire non aver capito che questi ultimi due strumenti non sono stati voluti per mettere cerotti a chi si è dato una martellata sul dito, ma per sostenere chi ha fatto scelte responsabili.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita al Comune di Breggia

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita al Comune di Breggia

Comunicato stampa

La collaborazione tra Cantone e Comuni nei servizi di Polizia e la riorganizzazione del settore della protezione del minore sono i due temi al centro delle visite organizzate dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni con alcuni Comuni. Iniziata nel giugno del 2018 a Stabio, la terza serie di incontri è ripresa mercoledì pomeriggio nel Comune di Breggia.

Il Consigliere di Stato, Norman Gobbi, ha aperto la riunione evidenziandone l’obiettivo: “abbiamo voluto proseguire la serie di incontri avviata due anni fa, perché per il Dipartimento delle istituzioni è fondamentale stabilire e mantenere un contatto diretto – soprattutto sulle riforme in atto – basato sullo scambio di informazioni senza mediazioni”. Due in particolare i dossier al centro della discussione in questo terzo ciclo di visite comunali: il progetto che vuole ridefinire la collaborazione tra la Polizia cantonale e le polizie comunali e la riorganizzazione del settore della protezione del minore. Il capo della Sezione enti locali, Marzio Della Santa, ha dal canto suo messo sul tavolo alcune tematiche puntuali e ha posto una serie di domande specifiche volte a comprendere le aspettative comunali riguardanti i compiti di polizia e le autorità regionali di protezione.

Le riflessioni e gli spunti emersi durante la discussione saranno utili per definire il futuro assetto di questi due settori. Il sindaco di Breggia Sebastiano Gaffuri, accompagnato dal Segretario comunale Maurizio Mombelli, ha salutato positivamente questo genere di incontri e ha ricordato le peculiarità del suo Comune; Breggia, infatti, possiede in tutto e per tutto le caratteristiche di una zona periferica nonostante sia inserito in un distretto urbano e vicino a due grandi centri. Ciò, evidentemente, si riflette anche sulla gestione della sicurezza e in materia di autorità di protezione. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha infine constatato con soddisfazione il forte ruolo di “sentinella” che giocano a livello sociale i cittadini di una realtà come quella di Breggia. Un ruolo sociale ben definito che consente di mantenere viva la prossimità tra il cittadino e l’autorità politica. Gli incontri proseguiranno nelle prossime settimane con Serravalle, Ascona, Brissago, Melide, Paradiso, Massagno, Vezia, Monteggio, Caslano, Magliaso, Mendrisio, Chiasso, Gordola, Cugnasco, Bellinzona e Lumino. Al termine di questa tornata verrà stilato un bilancio in occasione di un incontro informativo con gli organi d’informazione che sarà organizzato prossimamente.

Foto: da sinistra a destra Luca Bieri, Norman Gobbi, Sebastiano Gaffuri, Marzio Della Santa e Maurizio Mombelli.

Il Governo fissa il moltiplicatore d’imposta 2019 di Astano

Il Governo fissa il moltiplicatore d’imposta 2019 di Astano

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha fissato d’ufficio il moltiplicatore d’imposta del Comune di Astano per l’anno 2019 al 130%. Questa decisione annulla di fatto la risoluzione dell’Assemblea comunale del 27 maggio 2019 che si era invece determinata a favore di un moltiplicatore d’imposta pari al 100%. L’intervento del Cantone si è reso necessario in ragione del mancato rispetto della LOC da parte dell’Assemblea di Astano e per evitare il dissesto finanziario di una realtà comunale in evidente difficoltà.
Il Comune di Astano versa in una situazione finanziariamente critica, frutto di una serie di disavanzi che lo hanno condotto ad erodere interamente il capitale proprio. In base a quanto stabilito dalla Legge organica comunale (art. 178 cpv. 2 LOC), l’Assemblea comunale avrebbe dovuto aumentare di conseguenza il moltiplicatore di imposta. Non avendo dato seguito, a tre riprese, a questo obbligo, è toccato al Consiglio di Stato, in base al capoverso 3 dell’art. 178 LOC, sostituirsi al Legislativo comunale e fissare il moltiplicatore di Astano per il 2019 al 130%, soluzione di compromesso tra quanto votato dal Legislativo di Astano (100%) e il moltiplicatore aritmetico necessario per chiudere in pareggio i conti del comune alla fine del 2019 (160%).
La norma in questione è in vigore dal 1.1.2017 ed è specificata dall’art. 29 del Regolamento sulla gestione finanziaria e sulla contabilità dei comuni (RGFCC). Essa si prefigge di recuperare in 4 anni il capitale proprio negativo di un comune, evitando una spirale di risultati che potrebbero portare al dissesto finanziario. Il Consiglio di Stato confida non di meno che i comuni abbiano a reagire con misure adeguate ben prima che il capitale proprio sia del tutto esaurito.
Nel caso di Astano, il Governo valuta come la situazione sia in definitiva di carattere strutturale, risolvibile in modo definitivo da un processo di aggregazione del Comune. In tal senso confida che il Municipio di Astano intraprenda prioritariamente i passi necessari in questa direzione, l’unica che potrebbe garantire un futuro istituzionale adeguato al Comune malcantonese. In quest’ottica il Governo si impegnerà nei prossimi mesi a incentivare la procedura aggregativa con gli strumenti a sua disposizione.

(immagine: www.astano.ch)

Collina Sud «Mai sentite così tante fake news»

Collina Sud «Mai sentite così tante fake news»

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 11 settembre 2019 del Corriere del Ticino

A Muzzano la fusione spacca il paese e girano informazioni inesatte – Della Santa: «Serve serenità»

Lo spettro dell’aggregazione coatta, tante frecciatine, accuse di non amare il Comune. È stata una discussione vivace, che ha a tratti danzato sulla sottile linea dell’attacco personale, quella di lunedì sera al Centro scolastico di Muzzano, il primo di due incontri di questo tipo con la popolazione in merito alla votazione consultiva del 20 ottobre per l’aggregazione con Collina d’Oro (martedì 17 settembre si bissa a Gentilino). Discussione che ha portato il capo della Sezione enti locali Marzio Della Santa ad affermare di «non aver mai visto un’aggregazione in cui circolano così tante fake news. È un sintomo d’emotività, ma spero che si possa procedere con serenità e rispetto».

La sala a Muzzano era gremita in ogni ordine di posti, circa 150 i cittadini di ambo i Comuni presenti, e – a giudicare dagli applausi a seguito dei vari interventi – più o meno spaccata a metà fra il sì e il no. Come ci si poteva attendere, in quanto a Muzzano col comitato contrario si sono schierati diversi municipali e consiglieri comunali. Uno temi dei temi principali è stato quello dello spettro dell’aggregazione coatta, in caso Muzzano respingerà la proposta d’unione. «Contrariamente alle voci fuorvianti che girano, questo non accadrà», ha detto ad esempio il municipale di Muzzano, Dario Poretti (schierato con il no), che ne ha chiesto conferma al direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, che l’ha esclusa, ricordando che «il Piano cantonale delle aggregazioni è un indirizzo, non un’imposizione», e che il processo aggregativo «deve avere condivisione popolare. Per mia esperienza è un tema che prende poco la testa, un po’ il cuore e tanto la pancia. Eppure quanto vent’anni fa si parlava per il 2020 di un Ticino a 110 Comuni sembrava di bestemmiare in chiesa, e invece oggi ci siamo».

Fra gli argomenti favorevoli all’aggregazione, espressi in particolare dalla sindaca di Muzzano Simona Soldini, vi sono il rafforzamento degli enti locali, la salvaguardia del territorio e un maggiore potere contrattuale: «Se fossimo stati insieme non ci avrebbero portato via il trenino», ha detto un cittadino.

Per i contrari invece si teme una perdita d’autonomia, la chiusura e l’accentramento degli sportelli e il divenire «un’anonima frazione». «I problemi di Collina d’Oro non sono i nostri – ha detto un cittadino – noi siamo la collina di ponente, con altra entità e geografia». «Ci guardiamo in faccia, ma non ci parliamo e non ci conosciamo», ha rincarato un’altra. L’amministrazione di Muzzano è stata anche accusata di non amare il proprio Comune, un’affermazione che alla sindaca Soldini non è piaciuta: «Voler bene a un Comune vuol dire conoscerlo e vedere le sue debolezze, e provare a risolvere. E comunque non stiamo parlando di Milano e Palermo». «Nessuna frazione è anonima a Collina d’Oro», ha invece puntualizzato la sindaca di Collina d’Oro Sabrina Romelli, ricordando che il suo Comune ha già vissuto l’aggregazione della frazione di Carabietta, ben più discosta di Muzzano, senza particolari patemi.

L’ex sindaco di Muzzano Daniele Brugnoni (per i no), infine, ha chiesto se era possibile vincolare i contenuti del progetto aggregativo in modo legale affinché non si rivelino promesse da mercante. Uno strumento simile non esiste, è stato detto. Ma, come spiegato dal consulente Michele Passardi (che ha assistito la Commissione aggregativa), al Gran Consiglio sono stati chiesti dei vincoli. Anche perché quest’aggregazione non riceverà contributi finanziari dal Cantone, essendo le finanze dei due Comuni buone, se non ottime.

E qui risiede la particolarità di questa proposta aggregativa: la proposta non nasce per necessità finanziarie, quanto per opportunità, per diventare nelle intenzioni più forti.

(immagine: www.muzzano.ch)

Un laghetto che (ancora) divide

Un laghetto che (ancora) divide

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 10 settembre 2019 de La Regione

Norman Gobbi ha smentito la fake news: ‘Nessuna coatta in caso di bocciatura in uno dei Comuni’
Aggregazione Collina d’OroMuzzano, animata e vivace la serata. A prevalere sono stati gli interventi critici.

«In caso di esito negativo della votazione in uno dei due Comuni, non ci sarà nessuna aggregazione coatta.
Determinante è il parere della popolazione per un progetto che dev’essere condiviso dai cittadini». Parola di Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni che ieri sera durante la serata pubblica organizzata a Muzzano sul progetto di aggregazione con Collina d’Oro, ha sgombrato il campo da potenziali confusioni, sollecitato da Dario Poretti (municipale a Muzzano) e Silvia Torricelli (municipale a Collina).
Tante le voci, le domande e gli interventi fatti, in prevalenza negativi, però.
A fare gli onori di casa, Simona Soldini, sindaca di Muzzano, che ha ricordato come il tema sia stato lungamente dibattuto in paese da oltre un decennio. Dal suo punto di vista, l’aspetto più significativo è che si «è riusciti a portare al voto un progetto affinché siano i cittadini a esprimersi per dare stabilità e una visione per il futuro». Oltre a una sala gremita di persone, erano presenti anche la sindaca di Collina d’Oro Sabrina Romelli, municipali e consiglieri comunali. Un intervento ha messo in evidenza che i contrari oggi erano favorevoli ieri all’aggregazione con Lugano. Un altro intervento ha messo in dubbio il progetto perché entrambi i Comuni, che potrebbero continuare a vivere da soli, hanno paura di essere fagocitati da Lugano e i problemi sono diversi da quelli esistenti in Collina e Muzzano rischiadi passare in secndo piano. Romelli ha replicato ricordando che il «Comune nasce da un’aggregazione a 4 e che Carabietta era un paese ancora più piccolo di Muzzano e non è stato dimenticato né trattato diversamente». Soldini le ha fatto eco: «Vogliamo dare una prospettiva a Muzzano, con questa proposta». Per Daniele Brugnoni, municipale di Muzzano, dopo quanto passato, il Comune non è ancora maturo.

Nello studio, solo indicazioni
Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni ha espresso il punto di vista del Cantone. In estrema sintesi, l’aggregazione vuole rafforzare il principio del federalismo svizzero che ha bisogno di enti locali forti e capaci di assumere maggiori competenze e responsabilità mantenendo il controllo dei bisogni di prossimità. Il progetto è nel Piano cantonale delle aggregazioni (Pca), strumento strategico di indirizzo soggetto a mutamenti che mira a ridefinire i confini comunali con l’appoggio e la condivisione della popolazione. La parola è poi passata a Michele Passardi, consulente che ha accompagnato la commissione di studio nell’elaborazione del progetto consultabile sul sito del Cantone (www.ti.ch) o in quelli dei due Comuni. Aggregazione caratterizzata da fake news, ha messo in evidenza il capo Sezione enti locali Marzio Della Santa il quale ha ribadito che quanto riportato nello studio sono indicazioni di massima. Le decisioni spetteranno infatti ai futuri rappresentanti politici, nel caso il progetto venisse ratificato dalla popolazione.

Il futuro ente locale non riceverà contributi finanziari dal Cantone: i due Comuni stanno bene economicamente. Il Cantone assicura però il risanamento del riale Cremignone (orizzonte temporale 2025), il mantenimento della rete attuale delle strade cantonali e garanzie sulla mobilità collettiva e l’evasione in tempi ragionevoli delle procedure di aggiornamento e modifica della pianificazione locale. Nello studio è indicato l’obiettivo di stabilire un moltiplicatore d’imposta fra il 60 e il 65 per cento.

(immagine: www.muzzano.ch)

Premio “Comune Innovativo”: al via le candidature

Premio “Comune Innovativo”: al via le candidature

Comunicato stampa congiunto DECS/DI

La Sezione degli enti locali (SEL) e l’Istituto della formazione continua (IFC), in collaborazione con l’Ordine degli ingegneri e degli architetti del Cantone Ticino (OTIA), ricordano che è possibile inoltrare le candidature per la nuova edizione del premio “Comune innovativo” entro il 30 giugno 2019. Il concorso si articolerà in due sezioni: una dedicata all’utilizzo delle nuove tecnologie definita “Comunità SMART” e la seconda rivolta ai progetti organizzativi denominata “Innovazioni in Comune”.

Anche nel 2019 per i Comuni del Cantone, grazie a un’iniziativa promossa congiuntamente dal Dipartimento delle istituzioni (DI) e dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS), prende avvio il concorso “Comune innovativo”. Al premio, giunto alla sua quinta edizione, possono partecipare comuni, patriziati, parrocchie come pure aziende municipalizzate, consorzi, società, associazioni e ogni altra realtà che opera per conto di un ente locale.
Il concorso, per l’edizione del 2019, si articola su due sezioni: una tematica, dedicata alla “Comunità SMART” e una seconda generale focalizzata sulle “Innovazioni in Comune”.
Attraverso la sezione “Comunità SMART” si intende condividere le esperienze dei Comuni che hanno già attivato la digitalizzazione dei propri servizi introducendo ad esempio la possibilità di richiedere certificati online. Tutte le realtà comunali che hanno o intendono utilizzare le nuove tecnologie digitali per rispondere in modo innovativo ai bisogni delle comunità locali sono pertanto caldamente invitati a condividere la propria esperienza nell’ambito del concorso.
Invece, attraverso l’apposita sezione del premio “Innovazioni in Comune”, possono farsi avanti tutti gli enti locali che si sono mossi con la promozione di progetti innovativi sia sul fronte dell’organizzazione interna (come ad esempio la gestione del personale, l’efficienza degli acquisti o l’utilizzo delle risorse economiche) sia nell’ambito dell’azione verso l’esterno (quindi attraverso il miglioramento dei servizi forniti ai cittadini, la promozione di una strategia di “marketing territoriale” o ancora la realizzazione di opere e di infrastrutture).
Le candidature devono pervenire entro il 30 giugno 2019 attraverso l’apposito formulario online disponibile sul sito www.comuneinnovativo.ch. Sul portale sono pure consultabili il regolamento del premio con tutte le informazioni utili per partecipare.

Aggregazione tra Morcote e Vico Morcote: istituita la commissione di studio

Aggregazione tra Morcote e Vico Morcote: istituita la commissione di studio

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione presentata dai Municipi di Morcote e Vico Morcote e ha istituito la commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo.
Lo scorso 13 maggio 2019 i Municipi di Morcote e Vico Morcote hanno sottoscritto e trasmesso al Governo un’istanza congiunta per l’avvio di uno studio di aggregazione tra i loro comuni.
Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza in data odierna, nominando nel contempo l’apposita commissione incaricata di allestire lo studio aggregativo conformemente alla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni.
Il Governo valuta positivamente l’iniziativa dei comuni di Morcote e Vico Morcote, che si inserisce in modo coerente nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato nel dicembre 2018 dal Consiglio di Stato e attualmente al vaglio del Gran Consiglio. Il PCA è infatti impostato quale strumento a favore delle iniziative promosse dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione comunale e dei servizi alla cittadinanza, in linea quindi con l’ipotesi aggregativa presentata da Morcote e Vico Morcote. I due comuni, già molto uniti da legami storici, sociali, territoriali e amministrativi, appartengono al medesimo comprensorio definito nel PCA, che include anche Melide. Il progetto risponde pertanto pienamente agli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni.
La commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

per il Comune di Morcote
Nicola Brivio, sindaco
Rachele Massari, municipale
Giovanni Zürcher, presidente della Commissione della gestione

per il Comune di Vico Morcote
Giona Pifferi, sindaco
Mauro Marcon, vice sindaco
Federico Citelli, municipale

e dai rispettivi segretari comunali, Luca Cavadini (Morcote) e Werther Monti (Vico Morcote), questi ultimi con ruolo tecnico-amministrativo.
La commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

Cogliere il centro del bersaglio

Cogliere il centro del bersaglio

Opinione pubblicata nell’edizione di mercoledì 22 maggio 2019 de La Regione

E fanno cinquanta! Tanti sono gli incontri della Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni. Istituita nel 2008 dal Consiglio di Stato, ha l’obiettivo di essere strumento permanente di contatto reciproco, destinato ad assicurare legittimità ai progetti che coinvolgono entrambi i livelli istituzionali. A partire dal 2012 la Piattaforma prende decisioni di per sé non vincolanti, ma che servono per orientare l’operato del Consiglio di Stato e dei Municipi. Quindi con una funzione determinante per l’impostazione politica dei temi condivisi.

Oggi la piattaforma serve per affrontare in modo bilaterale, snello e trasparente anche tutti i principali aspetti che si vogliono approfondire e risolvere con la Riforma Ticino 2020. Una riforma che proprio a partire dal 2020 proporrà una serie di cambiamenti nei compiti dei Comuni e del Cantone e nei flussi di carattere finanziario tra i due livelli istituzionali. Il tutto dovrà passare pure da una riorganizzazione dell’amministrazione sia cantonale sia comunale, con l’obiettivo ultimo di migliorare lo Stato nel suo complesso, e dare ai cittadini servizi migliori, a un costo inferiore.

Vedo due fattori che potrebbero da un lato facilitare la Riforma e dall’altro invece porre qualche freno, che sarebbe bene smollare subito. Iniziamo dal punto di forza: oggi sia la gran parte dei Comuni sia il Cantone hanno ritrovato una buona forza finanziaria. E non è cosa da poco avere una stabilità nei conti quando si vogliono proporre cambiamenti. Soprattutto se tale stabilità si manifesta su entrambi i versanti. I conti dei Comuni nel 2017 (sono quelli definitivi quindi si possono fare ragionamenti precisi, ma – seppur non ancora tutti conosciuti – anche quelli per il 2018 attestano un risultato altrettanto positivo) mostrano un avanzo di gestione corrente di 17,2 milioni di franchi, con un grado di autofinanziamento superiore al 100% che ha permesso di finanziare interamente gli investimenti. Nel 2017 è cresciuto il tasso di ammortamento, fissandosi sopra il 10%, ossia superando abbondantemente l’asticella minima dell’8% prevista dalla LOC.  Nello stesso anno il numero di Comuni che hanno chiuso con un risultato negativo era una minoranza (39 su 127) per un totale di disavanzi di 7,3 milioni di franchi, mentre gli altri 88 Comuni hanno presentato un avanzo complessivo di 24,6 milioni di franchi.

La situazione del Cantone – e qui possiamo già considerare il consuntivo del 2018 – propone, come è noto, un altrettanto favorevole quadro: l’utile d’esercizio è di 137 milioni di franchi. Già nel 2017 il Cantone aveva presentato un risultato con cifre nere (+80 milioni).

Ecco quindi che Comuni e Cantone non hanno l’acqua alla gola e la volontà di ridefinire la ripartizione dei compiti e i conseguenti flussi può decisamente prendere fiato. La ricerca delle migliori proposte verrà facilitata, perché le scelte possono essere determinate in base alle reali opportunità che non alle disponibilità meramente materiali.

Se lo spirito-guida è e rimane quello di ripristinare un sistema istituzionale performante, lineare e trasparente, che rafforzi la capacità di azione soprattutto a livello locale. Un percorso privo di ostacoli? Assolutamente no! Vedo qualche possibilità di sgambetto da parte dei partiti, soprattutto perché il 2020 sarà anno di elezioni comunali. Una spada di Damocle che spero venga del tutto rimossa, proprio in considerazione dell’importanza degli interventi che si concorderanno tra il Cantone e i Comuni. La situazione è molto favorevole: dobbiamo saperne approfittare. La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni, già a partire da questo cinquantesimo incontro, avrà ancora di più il compito di cogliere il centro del bersaglio.

Aggregazioni: Vico e Morcote avanti da sole

Aggregazioni: Vico e Morcote avanti da sole

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 15 maggio 2019 del Corriere del Ticino

I Municipi dei due Comuni hanno chiesto al Consiglio di Stato l’autorizzazione a effettuare uno studio
Scartata l’ipotesi della fusione a tre con Melide – Il sindaco Angelo Geninazzi: «Mancano i presupposti»

Morcote e Vico Morcote corrono da sole verso l’ipotesi dell’aggregazione. Lunedì i due Municipi si sono incontrati per firmare un’istanza che chiede al Consiglio di Stato l’autorizzazione ad eseguire uno studio per la fusione. Ora è attesa la risposta del Governo, che potrebbe arrivare già tra una decina di giorni. Dopo la serata che ha avuto luogo lo scorso 30 aprile a Melide, alla presenza dei sindaci dei tre Comuni e del capo della Sezione Enti Locali Marzio Della Santa, sembra quindi scartata l’ipotesi di un’aggregazione a tre con il Comune del sindaco Angelo Geninazzi. «Vedo meglio le collaborazioni intercomunali – aveva detto in quell’occasione Geninazzi – in particolare con Bissone. L’aggregazione ci farebbe perdere identità e non porterebbe vantaggi concreti». La serata era stata organizzata dal gruppo di lavoro coordinato da Abbondio Adobati e nato per approfondire lo scenario ipotizzato dal Cantone. Il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) vedeva piuttosto una fusione a tre.

«Abbiamo molte similitudini»
Con Melide fuori dai giochi, gli altri Comuni non ci hanno pensato due volte: nel corso delle riunioni dei due Esecutivi, che hanno avuto luogo la scorsa settimana, tutti i municipali si sono detti d’accordo a commissionare lo studio.
«Siamo molto simili, – spiega il sindaco di Vico Giona Pifferi – perché quindi non valutare se c’è l’opportunità di crescere insieme con investimenti mirati? Con uno studio avremo delle indicazioni precise su pregi e difetti di una fusione: solo i numeri oggettivi sapranno dirci come andrebbe».
«Questa fusione – spiega dal canto suo il sindaco di Morcote Nicola Brivio – è già quasi una realtà, perché abbiamo diverse cose in comune, come la scuola dell’infanzia e le elementari. Siamo già molto uniti, basti pensare che per raggiungere dei piccoli quartieri di Morcote sono raggiungibili solo passando da Vico».
«Le persone che abitano a Vico – continua Pifferi – vivono molto anche Morcote, abbiamo un coefficiente finanziario simile (Morcote 169 e Vico 178) e siamo due comuni residenziali».
«Era emersa una chiusura da parte loro – gli fa eco Brivio – una non volontà di entrare in materia, mentre tra noi ci sono più similitudini».

E chi resta fuori?
Nessun rimpianto da parte del sindaco di Melide, anzi. «Il Municipio è diretto all’unanimità in un’altra direzione. – commenta Angelo Geninazzi – Non siamo contro la fusione in modo dogmatico, ma mai come oggi il Comune è lontano da quelli che sono i presupposti del Piano cantonale delle aggregazioni». Geninazzi, che ha ribadito l’apertura a collaborazioni intercomunali, sottolinea inoltre come «negli ultimi sei anni il Comune ha investito il doppio rispetto a quanto fatto negli ultimi sedici». «Negli ultimi anni – continua – abbiamo ampliato i servizi alla popolazione, creando sale per anziani, mense, doposcuola e altro. Inoltre, parlando di operatività finanziaria, mai nella storia di Melide come oggi il capitale proprio, il gettito finanziario e i ricavi sono stati così alti». Infine, «la partecipazione politica è in crescita».

La procedura sarà lunga
L’istanza inviata a Bellinzona per analizzare l’aggregazione tra Vico e Morcote è solo la prima fase di una lunga procedura. Dopo un eventuale rapporto di studio sulla fusione, toccherà ai Legislativi e ai Municipi dare i propri preavvisi e, nel caso di un’approvazione dello studio, sarà la popolazione a decidere se vorrà o meno questo «matrimonio».

(Foto: www.vicomorcote.ch)

Approvato il messaggio per l’aggregazione di Tresa

Approvato il messaggio per l’aggregazione di Tresa

Comunicato stampa

Dando seguito a quanto preannunciato lo scorso 6 febbraio, il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio governativo che propone al Gran Consiglio la costituzione del nuovo Comune di Tresa formato da Croglio, Monteggio e Ponte Tresa, che in votazione consultiva avevano accolto il progetto aggregativo, senza includere Sessa, dove avevano prevalso i voti negativi. Il Governo ha preso atto della petizione promossa da 272 cittadini del Comune di Sessa confermando tuttavia lo scenario aggregativo che esclude l’ente locale; il Consiglio di Stato auspica che della petizione venga tenuto debitamente conto durante la discussione parlamentare.

Nella votazione consultiva del 25 novembre 2018 la cittadinanza di Croglio, Monteggio e Ponte Tresa ha sottoscritto l’aggregazione di Tresa (rispettivamente col 51,4%, 55,4% e 61,5% di sì), mentre quella di Sessa l’ha respinta (52,7% di no). Il voto complessivo del comprensorio è risultato favorevole all’aggregazione in ragione del 53,7%.
Dopo la votazione, il Dipartimento delle istituzioni ha incontrato dapprima la Commissione di studio, che ha espresso disponibilità a proseguire il progetto con tutti i comuni, valutando peraltro ipotizzabile un’aggregazione limitata ai soli favorevoli, e poi il Municipio di Sessa, che – a maggioranza – ha confermato il proprio sostegno all’aggregazione completa anche dopo il voto. In seguito è stata organizzata una serata pubblica destinata alla popolazione di Sessa dalla quale è emersa la sostanziale conferma delle posizioni, in particolare quella del fronte organizzato dei contrari.
Ponderati tutti gli elementi, a inizio febbraio 2019 il Consiglio di Stato ha annunciato che avrebbe proposto al Gran Consiglio l’aggregazione dei tre comuni che hanno approvato il progetto e l’abbandono per Sessa, considerata in particolare la volontà espressa dai cittadini di Sessa in formale votazione e ritenuto che l’aggregazione oggi rappresenta per questo comune piuttosto un’opportunità che una necessità.
La riduzione del comprensorio aggregativo da quattro a tre comuni proposta dal messaggio è conforme alle condizioni previste dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr), in particolare in quanto è conforme al Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), forma un’entità territoriale coerente e non si discosta in modo sostanziale dal progetto messo in votazione.
A fine febbraio un gruppo di cittadini di Sessa ha lanciato una petizione all’attenzione delle autorità cantonali che chiede l’inclusione di Sessa nel Comune di Tresa. Ritenuto l’esito negativo della votazione consultiva dello scorso novembre (165 sì – 184 no), la petizione sostiene quindi l’aggregazione di Sessa in via coatta. In una decina di giorni la petizione è stata sottoscritta da 272 cittadini aventi diritto di voto nel comune (firme vidimate dalla cancelleria) sui 495 iscritti in catalogo, ovvero la maggioranza assoluta delcorpo elettorale (55%), corrispondente a 88 unità in più rispetto ai voti negativi espressi in votazione consultiva.
Con la proposta di aggregazione limitata ai soli comuni che in votazione consultiva hanno espresso parere favorevole, il Consiglio di Stato mantiene una linea restrittiva in materia di aggregazioni coatte, il che non significa ancora che questa via sia del tutto improponibile o insostenibile rispetto alle condizioni di legge e alla giurisprudenza del Tribunale federale. Quest’ultimo riserva infatti un certo margine di apprezzamento sulle di aggregazioni in via coatta, lasciando uno spazio di giudizio prettamente politico all’Autorità cantonale competente per decretare le aggregazioni, ossia il Gran Consiglio.
Gli aiuti cantonali a suo tempo promessi per l’aggregazione completa sono stati adattati all’aggregazione ridotta e consistono in:

  • 1,4 milioni di franchi per contributi alla riorganizzazione amministrativa e/o investimenti di sviluppo (per l’aggregazione completa erano previsti 1,7 mio franchi);
  • Conferma del supporto alla realizzazione di nuovi servizi a carattere sociale, ad es. asilo nido e/o centro diurno per anziani, fino a 1,0 milione di franchi (riconoscimento dell’applicazione dei tassi massimi di sussidio), come per l’aggregazione completa;
  • Conferma degli impegni riguardo la pista ciclabile pedonale della Valle della Tresa e la nuova struttura per la gestione del territorio;
  • A seguito dell’assenza di Sessa, il contributo di livellamento del nuovo Comune risulta sostanzialmente equivalente a quello calcolato separatamente; viene quindi a cadere la necessità di mantenere il calcolo separato, come a suo tempo prospettato.