Coronavirus: incontro con il Vescovo di Lugano, Monsignor Valerio Lazzeri

Coronavirus: incontro con il Vescovo di Lugano, Monsignor Valerio Lazzeri

Comunicato stampa

Lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) e la Diocesi di Lugano comunicano che questa mattina, su richiesta del Vescovo Monsignor Valerio Lazzeri, si è svolto un incontro a Bellinzona, presso la CECAL. Vi hanno preso parte, oltre al Vescovo stesso, il Presidente del Governo Norman Gobbi, il Capo dello SMCC Matteo Cocchi, il sostituto Capo dello SMCC Ryan Pedevilla e il Vicario generale Monsignor Nicola Zanini.  

L’incontro odierno fa seguito ai diversi contatti che lo SMCC ha tenuto con la Diocesi di Lugano durante la prima fase della crisi sanitaria. Questi contatti hanno permesso di coordinare una serie di misure adottate dalla Diocesi di Lugano nell’ambito delle restrizioni sancite dalle Autorità cantonali e federali. In questo ambito, da lunedì prossimo, 11 maggio, vi sarà un allineamento con le disposizioni federali anche per quanto riguarda le funzioni religiose.  

Durante l’incontro, nell’ottica di anticipare i tempi e di continuare il dialogo e la collaborazione, è stata discussa una serie di misure che la Diocesi di Lugano prevede di applicare in vista delle riaperture delle funzioni nei luoghi di culto che, secondo l’Ordinanza 2 sui provvedimenti per combattere il coronavirus (COVID-19), restano ancora sospese.  

Nella discussione il Vescovo Lazzeri ha ringraziato le autorità per il grande impegno profuso durante le ultime settimane, in particolare per il costante spirito di collaborazione che ha caratterizzato finora i contatti con le Autorità cantonali, che hanno sempre dimostrato ascolto e apertura. Il Vescovo ha tenuto a sottolineare l’attesa dei fedeli di poter ritornare, nei tempi e nei termini migliori possibili, alla ripresa delle celebrazioni con concorso di popolo. Il Presidente del Governo, dal canto suo, ha espresso grande apprezzamento per tutti coloro che in queste settimane di crisi sanitaria, hanno rispettato le disposizioni finalizzate ad evitare il rischio di contagi, rinunciando a seguire lo svolgimento delle funzioni religiose.  

A seguito della discussione e comprensivo di quanto esposto dai rappresentanti della Diocesi di Lugano, il Presidente del Governo Norman Gobbi si farà promotore nei confronti delle Autorità federali allo scopo di ricercare delle soluzioni che rendano possibile, anticipatamente, un allentamento delle misure restrittive che gravano sulle funzioni religiose.

“Non ci aspettavamo la riapertura di bar e ristoranti così presto”

“Non ci aspettavamo la riapertura di bar e ristoranti così presto”

Da www.liberatv.ch

Vitta: “Tutto è cambiato rapidamente. Ai ticinesi dico grazie con il cuore”.
Gobbi: “Uniti ripartiremo”

Le prime parole di Norman Gobbi da Presidente: “Distanti ripartiamo”
Gobbi: “Il primo grazie va a Christian Vitta, che in questi mesi è stato molto presente nelle vostre abitazioni. Un pensiero va anche alla famiglia di Christian che in questi mesi lo ha visto poco. Sono state settimane difficili per tutti. Capisco quanto può essere stato difficile staccarci dai nostri cari. In queste settimane abbiamo potuto imparare diverse cose, tra cui il buon funzionamento del sistema federale. Dopo aver superato la prima onda, dobbiamo essere consapevoli che il domani non sarà più come ieri. Dovremo cambiare diversi atteggiamenti in futuro. Questa crisi ci ha dimostrato come la cura del dettaglio passa anche dai Comuni, che sono l’organo più vicino ai cittadini. Abbiamo apprezzato come la popolazione ticinese è stata in grado di assumersi le responsabilità nel rispettare le norme decretate dalle autorità. Si sono resi conti della gravità del momento e hanno risposto a dovere. Avremmo voluto evitare di chiedere le finestre di crisi, ma siamo riusciti ad appiattire la curva dei nuovi casi. Questo era l’obiettivo e adesso possiamo guardare con ottimismo al futuro. Dobbiamo però procedere piano piano, con prudenza e rispetto delle regole se vogliamo evitare scenari peggiori. Vogliamo evitare di tornare in una situazione di emergenza. Il Governo è pronto per continuare a lavorare duramente. Dovremo pianificare i prossimi passi con cura. Lo stato di necessità continua fino (almeno) alla fine di maggio. Si tratta di rispondere e continuare a mantenere alta la guardia. Distanti ripartiamo. È questo il nuovo motto”.

“Non ci aspettavamo la riapertura di bar e ristoranti”
Gobbi: “Quanto comunichiamo stasera sono conseguenze delle decisioni del Consiglio Federale. Settimana scorsa, il Consiglio Federale ha deciso di riaprire l’11 maggio gli esercizi pubblici. Ma sono decisioni che non sono state ancora regolamentate. Nemmeno gli esercizi pubblici saranno gli stessi. Le abitudini che avevamo non ci saranno più ore. Dovremo capire quanto il settore della ristorazione potrà subito l’impatto. Questa nuova normalità dovrà essere accompagnata da misure di protezione che richiederanno sicuramente dei sacrifici. L’obiettivo è però ripristinare una ‘nuova’ normalità. Una normalità a cui dovremo adattarci. L’apertura di bar e ristoranti non era prevista così presto. L’accelerazione ci ha trovato di sorpresa e confidiamo nella disciplina degli operatori. 

“Allentamento non significa fine dei controlli”

“Allentamento non significa fine dei controlli”

Da www.ticinonews.ch

Oggi in conferenza stampa Karin Keller-Sutter ha parlato di un progressivo allentamento delle misure alle frontiere a partire dall’11 maggio. La Consigliera federale ha inoltre spiegato che sulla questione della riapertura dei valichi secondari ci sarà un dialogo con i Cantoni. Norman Gobbi, Direttore del dipartimento delle Istituzioni, è intervenuto al TG Speciale di Teleticino per esprimersi in merito.

Com’è la situazione alle frontiere?
Siamo in contatto regolare con le regioni Lombardia e Piemonte per capire quali sono le necessità dei nostri sindaci e di quelli al di là della frontiera. Il messaggio importante è che i controlli alla frontiera rimangono, dall’11 maggio non si abbassano le barriere di protezione e non significa che le frontiere vengono aperte, ma che vengono aperte di concerto con le autorità cantonali e con le necessità degli allentamenti in ambito economico. Non saranno inoltre rilasciati nuovi permessi in questa fase perché bisogna tutelare l’economia ed essa lavora ancora a regime ridotto.

Quindi i valichi secondari verranno riaperti, o solo in parte?
Dobbiamo attendere la decisione del direttore dell’Amministrazione federale delle dogane, il signor Boch, che ha detto che dovrà discuterne sia con i Cantoni che con i Paesi limitrofi. Nel nostro caso con l’Italia, che comunque presenta limitazioni di movimento molto maggiori delle nostre anche nel caso delle mobilità interna, tantopiù sulla frontiera. Il dialogo avviene comunque tramite lo Stato maggiore cantonale di condotta in cui sono inserite le guardie di confine.

Vediamo che ormai c’è un allentamento generale e una ripresa delle attività economiche. Qualcuno si chiede se stiamo correndo troppo. Lei cosa ne pensa?
Noi la trincea l’abbiamo vissuta, altri cantoni no. Abbiamo vissuto una progressiva limitazione delle libertà, economiche e individuali, quindi anche in fase d’allentamento il messaggio principale è la prudenza. Le aperture sono comunque prudenti, visto che non si apre tutto e quando si apre lo si fa solo con un piano di protezione a disposizione, sia dei lavoratori che dei clienti. Chiaramente bisogna continuare a restare prudenti nei nostri comportamenti individuali ma anche nel quadri responsabili di attività economiche o ricreative.

Questione delle scuole: Berset ha dimostrato una certa apertura, spiegando che sono i cantoni a dover decidere come applicare le direttive. Lei cosa ne dice?
L’autonomia dei cantoni è un elemento fondamentale del nostro sistema federalista e l’educazione pubblica è uno di quei baluardi in cui i cantoni hanno dovuto sì coordinarsi ma in cui rimane comunque la sovranità, come nel settore delle autorità di polizia. In Consiglio di Stato si determinerà nelle prossime ore.

L’è mia curt bandida. La ripresa dipende da noi

L’è mia curt bandida. La ripresa dipende da noi

Ha lasciato il segno e centrato il bersaglio lo slogan (L’è mia curt bandida) lanciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi a metà settimana per spiegare che, sì lentamente la situazione legata al contagio da Covid-19 migliora, ma non vuol dire che potremo ritornare da subito alla normalità. “I dati sulla crescita dei contagi ci dicono che siamo riusciti ad appiattire la curva, e tutto il nostro sistema sanitario ha retto”, afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “I ticinesi hanno dato una risposta molto responsabile. Oggi entriamo nella fase più delicata”.

Ma la fase più delicata non era quella dell’introduzione di misure di contenimento del virus, con il blocco di quasi tutte le attività? “Certo, quello è stato un momento molto importante, ma ora si tratta di non gettare al vento quanto fatto sinora. Da un lato c’è la necessità di ripartire, per evitare che il nostro sistema economico e sociale entri in crash, ma dall’altra parte dobbiamo, appunto, non vanificare quanto fatto sinora. È un delicato equilibrio, che necessita di ponderazione e di proporzionalità. Se però vogliamo davvero stare in equilibrio dobbiamo renderci conto che la normalità che intendevamo due mesi fa non sarà più quella con cui convivremo nei prossimi mesi. Da qui il mio appello “l’è mia curt bandida”.

Una normalità differente anche per il lavoro dell’amministrazione cantonale (e parallelamente anche per quelle comunali). “L’amministrazione cantonale ha dato prova di flessibilità, adattandosi alla situazione. Sono state individuate misure per garantire il più possibile il lavoro, ma per alcune settimane molti uffici hanno dovuto lavorare a ranghi estremamente ridotti. Sono però state trovate delle soluzioni in questa fase di ripartenza che potrebbero venire utili non solo in tempo di emergenza, ma anche nel futuro. È un altro modo per trarre un vantaggio anche da una situazione di crisi. Per esempio, abbiamo testato in certe situazioni i vantaggi della digitalizzazione, con servizi offerti online; oppure sono state introdotte, come in molti altri settori, le video conferenze con partner esterni all’amministrazione cantonale. Ciò ha permesso un abbassamento degli spostamenti, con conseguenze positive anche in ambito ambientale, e soprattutto un risparmio di tempo. Come capo del Dipartimento delle istituzioni ritengo che determinati elementi emersi in queste settimane ci torneranno utili anche nei prossimi mesi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Coronavirus: adesso cosa ci aspetta?

Coronavirus: adesso cosa ci aspetta?

Comunicato stampa

Lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) con l’aiuto del Medico cantonale Giorgio Merlani, ha creato un video informativo nel quale si ipotizzano due possibili scenari sull’evoluzione della diffusione del Coronavirus.

La discriminante di questi scenari sarà il rigore con il quale verranno rispettate le norme igieniche e di distanza sociale accresciute. Sarà quindi necessario riuscire a convivere serenamente una dimensione diversa rispetto a quella conosciuta sino a poche settimane fa, scoprendo soluzioni rispettose dei nuovi parametri che questo virus ci impone, alfine di evitare una nuova importante ondata di contagi.

“Non è ancora finita, sarà fondamentale proteggere le persone più vulnerabili come abbiamo fatto finora e continuare a farlo. Siamo noi che decidiamo come si diffonderà di nuovo il virus” ricorda il Medico cantonale.              

Il video è visibile al seguente link:

https://youtu.be/ErhImdaaqss

«Così è cambiato il lavoro della polizia nell’affrontare l’emergenza coronavirus»

«Così è cambiato il lavoro della polizia nell’affrontare l’emergenza coronavirus»

Intervista a Marco Zambetti pubblicata nell’edizione di mercoledì 15 aprile 2020 del Corriere del Ticino

Dal 1. gennaio il maggiore Marco Zambetti ha assunto il ruolo di capo area della Gendarmeria della Polizia cantonale. Un periodo di entrata in funzione segnato dall’emergenza coronavirus. Lo abbiamo intervistato per un bilancio dei primi 100 giorni d’attività.

Come è cambiato il lavoro degli agenti della Gendarmeria?
«Occorre fare una premessa. Agli inizi di gennaio si è dato avvio a un’approfondita attività di analisi e valutazione della situazione attraverso anche una visita dei posti di Gendarmeria e uno scambio di pareri con i vari quadri. Questo con l’obiettivo di affrontare eventuali problematiche operative e del personale. Un lavoro che si è però bruscamente interrotto con l’emergenza coronavirus. Lo scenario in cui si è trovata ad operare nelle ultime settimane la Gendarmeria della Polizia cantonale è infatti nel frattempo drasticamente mutato».

In che modo?
«Gli spostamenti della popolazione si sono ridotti e una buona parte della gente resta al domicilio. Numerosi valichi sono inoltre stati chiusi e il presidio, sia alle frontiere, di competenza dell’Amministrazione federale delle dogane, sia sul territorio, di competenza della Polizia cantonale in collaborazione con le Polizie comunali, è stato rafforzato. Tutto questo si traduce in una minore incidenza di problematiche legate alla circolazione stradale, gli infortuni sul lavoro o la piccola criminalità. Non è più necessario il mantenimento d’ordine durante gli eventi sportivi e si nota anche un calo di determinate tipologie di reato (come i furti con scasso). Ma attenzione, questo non vuol dire che la guardia vada abbassata. Basti pensare alle segnalazioni di comportamenti pericolosi e irresponsabili al volante oppure al recente infortunio in montagna avvenuto nel Bellinzonese. Senza dimenticare le frequenti truffe telefoniche. Giusto e indispensabile non smettere dunque mai di richiamare tutti al senso di responsabilità, evitando attività non urgenti e pericolose che possono sovraccaricare il lavoro delle forze dell’ordine. Vi sono infine le questioni latenti e da non sottovalutare legate per esempio a un possibile incremento dei reati violenti nel contesto domestico».

E per quanto riguarda l’emergenza sanitaria?
«Dal profilo organizzativo abbiamo da una parte lo Stato maggiore cantonale di condotta, e dall’altra la Polizia cantonale impegnata nel presidio del territorio in stretto contatto con le Polizie comunali. Sono entità distinte ma collegate tra loro. In qualche modo, la testa e il braccio. Detto questo, è stato messo in piedi un dispositivo con un servizio dedicato e capillare e numerose pattuglie chiamate a garantire 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 un controllo accresciuto del cantone e un contatto diretto con la popolazione. Questo al fine di far rispettare le direttive federali e cantonali: si va dal divieto di assembramenti con più di 5 persone, al controllo delle autorizzazioni per quel genere di attività ancora permesse, passando per il rispetto delle prescrizioni igieniche accresciute, fino ad arrivare alla sensibilizzazione dei gruppi vulnerabili. L’obiettivo è uno solo: rallentare la diffusione del contagio, preservando il buon funzionamento del sistema sanitario e salvando vite umane. A tutto ciò, con l’arrivo delle vacanze pasquali, si è poi aggiunta la problematica di chi si sposta verso il Ticino da oltre San Gottardo, che ha portato a un ulteriore sforzo di sensibilizzazione».

Parliamo ora di norme igieniche e di sicurezza per gli agenti.
«Sin dall’inizio e in maniera graduale sono state introdotte delle chiare disposizioni sanitarie. Si va dall’obbligo delle mascherine in auto o nel contesto di interventi in cui è impossibile mantenere le distanze accresciute (esempio: i controlli etilometrici durante i quali vanno indossati anche i guanti), passando per delle esenzioni o limitazioni dell’attività per chi ha compiuto 60 anni o chi presenta delle patologie a rischio. Si cerca inoltre di andare incontro a chi deve occuparsi dei figli a casa o ha problematiche sanitarie di vario genere in famiglia. Questo diluendo o riducendo le mansioni».

Per concludere?
«Guardando a quanto messo in piedi in queste settimane, non può non venire in mente l’immagine della macchina, in cui ogni ingranaggio deve concorrere al buon funzionamento dell’intero sistema. È importante fare gioco di squadra ed è fondamentale che ogni cittadino contribuisca a sua volta attenendosi scrupolosamente alle disposizioni».

Al San Gottardo per limitare il turismo pasquale in Ticino

Al San Gottardo per limitare il turismo pasquale in Ticino

Comunicato stampa

“Se amate il Canton Ticino, restate a casa!”. È questo il messaggio che deve essere recepito da chi, nonostante i ripetuti appelli, è ancora intenzionato a trascorrere le vacanze di Pasqua in Ticino. Il chiaro messaggio è al centro di un’apposita campagna che sottolinea quanto già evidenziato più volte dalle autorità federali e ticinesi negli scorsi giorni.

Appello congiunto delle polizie cantonali di Ticino e Uri – Restate a casa!

I Corpi di polizia cantonali di Ticino e Uri hanno informato oggi i media in merito alle attività di sensibilizzazione, di informazione e di controllo che saranno effettuate al San Gottardo. In quest’ambito sono previsti nel corso della settimana degli appositi posti di blocco a Göschenen che vedranno al lavoro, in stretta collaborazione, agenti ticinesi e urani. Chi transiterà sarà informato sull’attuale situazione legata al Covid- 19, che vede il Canton Ticino particolarmente colpito dal virus. Al contempo sarà consigliato a coloro che sono intenzionati a raggiungere il sud delle Alpi, per motivi non urgenti o a fini turistici, di rientrare ai propri domicili. Questo attraverso la consegna di volantini che evidenziano come non sia il momento giusto per visitare il Ticino e che il loro comportamento potrebbe da un lato mettere in pericolo la salute mentre dall’altro ulteriormente sovraccaricare le strutture sanitarie ticinesi, già estremamente sotto pressione. Saranno inoltre sanzionate eventuali violazioni alla Legge federale sulla circolazione stradale.

Bisogna continuare a seguire rigorosamente le regole di condotta

Il numero di casi in Svizzera continua ad aumentare. Se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo agire in modo responsabile e restare a casa. Questo è l’unico modo per limitare il contagio ed evitare di sovraccaricare il nostro sistema sanitario. Soprattutto durante le vacanze di Pasqua, c’è una grande tentazione di trascorrere il tempo libero all’aperto con gli altri o di recarsi in un altro cantone quando la meteo è favorevole. I turisti in Ticino sono i benvenuti ma non in questo momento e quindi rinnoviamo l’appello affinché questo non succeda. Pertanto si deve rimanere a casa ed uscire unicamente per recarsi al lavoro, andare dal medico o in farmacia, aiutare qualcuno o fare la spesa.

Le polizie cantonali di Ticino e Uri ringraziano la popolazione per la comprensione e per il rispetto delle regole di comportamento.

Flyer

“In Svizzera il coprifuoco non è attuabile”

“In Svizzera il coprifuoco non è attuabile”

Da www.ticinonews.ch

Queste giornate di sole e temperature alte rischiano di far abbassare la guardia. “L’appello a non venire in Ticino non è passato”

Sono giornate all’insegna del sole con temperature più che primaverili. In altri tempi, a pochi giorni dalla Pasqua, avremmo messo la firma per avere previsioni meteo come queste. Ma non ai tempi del Covid-19, o almeno, non se questo porta la gente a mollare la presa e non rispettare più le raccomandazioni. E proprio in questi giorni, come ha rilevato lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta qualcuno ha già abbassato la guardia. E con l’avvicinarsi del prossimo weekend, la situazione rischia di ripetersi all’ennesima potenza. I colleghi di Radio3i ne hanno parlato con il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

L’appello a non venire in Ticino sembra che non sia passato
“Da un lato il bel tempo non ci aiuta, tutti siamo portati ad uscire”, ha asserito Gobbi. “E proprio quando si esce bisogna tenere conto di tutte le raccomandazioni dell’Ufficio federale di Sanità pubblica e dal Cantone per limitare la propagazione del virus e per fare in modo che il sistema sanitario non venga messo alle strette”. Per quanto riguarda il messaggio più e più volte ripetuto il Consigliere di Stato non è convinto che sia passato: “Il messaggio a non venire in Ticino non mi sembra sia rispettato, so di diversi rustici e di diverse case secondarie occupate, i nostri confederati dovrebbero capire che qui in Ticino ci sono regole più strette rispetto a oltre Gottardo”.

Coprifuoco?
Per quanto riguarda il weekend di Pasqua, è di ieri la notizia di Alain Berset che non esclude un coprifuoco nel periodo festivo. Ma Gobbi non sembra molto convinto: “In Canton Ticino abbiamo fondato le nostre decisioni sul principio di proporzionalità sia nel chiudere sia nei limiti e lo faremo anche quando dovremo riaprire. Il coprifuoco è una chiara delimitazione alla libertà personale e credo sia poco probabile che si riesca ad attuare in Svizzera”, ha spiegato. E poi concluso: “In regimi totalitari come in Cina è stato più facile, in Italia, lo vediamo, è già molto più difficile e in Svizzera dove la libertà individuale è un fondamento essenziale del nostro paese sarebbe ancora più difficile da attuare”.
Braucht es jetzt die Ausgangssperre über die Feiertage?

Braucht es jetzt die Ausgangssperre über die Feiertage?

Da www.blick.ch
Regierungsrat Norman Gobbi und Schweiz-Tourismus-Chef Martin Nydegger auf Blick TV

In der Schweiz zog es am Wochenende die Menschen wieder ins Freie – trotz Corona-Krise. Ob es jetzt die Ausgangssperre über die Ostertage braucht, darüber diskutierten Regierungsrat Norman Gobbi und Schweiz-Tourismus-Chef Martin Nydegger auf Blick TV.

Töfffahrer auf der Schwägalp, Wanderer im Alpstein und Skitourenfahrer am Flüelapass. Überall in der Schweiz lockte das schöne Wetter am Wochenende die Menschen in Massen nach draussen – obwohl sie eigentlich zu Hause bleiben sollten. Das Wetter über Ostern bietet wieder viel Sonnenschein und Temperaturen um die 20 Grad. Pilgern die Deutschschweizern nun trotzdem wieder ins Epizentrum Tessin?
Auf Blick TV diskutierten der Tessiner Regierungsrat Norman Gobbi und Schweiz-Tourismus-Chef Martin Nydegger darüber, ob es für die Feiertage eine Ausgangssperre braucht.
Norman Gobbi findet eine Ausgangssperre momentan nicht verhältnismässig. Auch auf die Frage, ob der Gotthard über die Feiertage gesperrt werden soll, gibt es von ihm ein klares Nein. Klar ist für ihn aber, dass sich längst nicht alle an die Massnahmen des Bundesrats halten. «Viele Deutschschweizer sind am Wochenende ins Tessin gegangen», sagt er gegenüber Blick TV. Und: «Wir hatten auch Fälle von Deutschschweizern, die über die Grenze nach Italien gingen – das ist strengstens verboten.» Die Personen seien bei ihrer Rückkehr erwischt und gebüsst worden.
Gobbi zählt auf die Eigenverantwortung der Menschen. «Gehen Sie nicht in die Ferienorte, bleiben Sie zu Hause», sagt er. Die Schönheit der Landschaft werde bleiben, jetzt brauche es aber Geduld. Ohnehin würde sich aber die Mehrheit der Bevölkerung an die Massnahmen halten.

«Historische Sondersituation»
Schweiz-Tourismus-Chef Martin Nydegger hat grosses Verständnis für den Wunsch der Leute nach draussen zu gehen. Dennoch appelliert er an die Menschen, dass sie sich jetzt richtig verhalten sollen. «Wir sind in einer historischen Sondersituation», sagt er. Und: «Wenn wir uns jetzt richtig verhalten, können wir vorher wieder raus.» Deshalb halte sich Schweiz Tourismus selbstverständlich an die Vorgaben des Bundes.

Auch Nydegger spricht sich nicht für eine Ausgangssperre aus. Aber: «Besonders attraktive Orte muss man besser unter Kontrolle haben», sagt er. Dazu gehören etwa Seeufer, Passstrasse und touristische Attraktionen. Da brauche es physische Barrieren, damit sich die Leute dran halten. Umso wichtiger sei es, wenn die Krise vorbei ist, dass man vor allem in der Schweiz Ferien macht, hier einkauft und essen geht. (bra)

https://www.blick.ch/news/schweiz/regierungsrat-norman-gobbi-und-schweiz-tourismus-chef-martin-nydegger-auf-blick-tv-braucht-es-jetzt-die-ausgangssperre-ueber-die-feiertage-id15831976.html