“Chiedo a tutti  la massima responsabilità”

“Chiedo a tutti la massima responsabilità”

È il momento della massima responsabilità individuale e collettiva”: con queste parole il Consigliere di Stato Norman Gobbi rivolge un ulteriore appello a tutte le cittadine e a tutti i cittadini ticinesi. 
“Ogni componente della nostra società deve dare il proprio contributo in questa emergenza sanitaria legata alla propagazione in Ticino del virus Covid-19. Da oggi e per ora sino al 29 marzo le persone con più di 65 anni non possono più uscire di casa nemmeno per fare la spesa, così come le persone di ogni età che appartengono alle categorie a rischio. Una decisione adottata proprio ieri dal Governo, che ha pure decretato, per ora sempre sino al 29 marzo, la chiusura di ogni attività commerciale, industriale e dei cantieri nel nostro Cantone, tranne quelle indispensabili per il nostro approvvigionamento alimentare e ovviamente quelle sanitarie. Una stretta assolutamente necessaria. Vi assicuro che tutta l’organizzazione predisposta per affrontare anche questo genere di situazioni sta operando al cento per cento delle possibilità. La macchina funziona, ma è indispensabile che tutti seguano con scrupolo e coscienza le indicazioni che giungono dall’autorità. È un atto di generosità e solidarietà quello a cui tutti noi siamo chiamati. Rimanere a casa è sicuramente difficile, ma è indispensabile. Chi deve uscire per la spesa (gli ultra 65 anni assolutamente no) o per lavoro (coloro che necessariamente devono ancora andare a lavorare) devono rispettare le distanze sociali, devono fare tutto il possibile per evitare i contatti ravvicinati. Le norme di igiene devono essere seguite scrupolosamente”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che aggiunge: “L’ultima settimana ha visto anche l’amministrazione cantonale e le amministrazioni comunali definire i compiti essenziali da garantire ai cittadini, tagliando gran parte del lavoro abituale – chiudendo per esempio gli sportelli – con lo scopo di permettere a molti funzionari di lavorare da casa, oppure di rimanere a casa. Il Consiglio di Stato ha pure deciso di annullare le elezioni comunali, convinto che in questo momento e nelle settimane che arriveranno il focus della nostra gente deve essere messo sulla salvaguardia della propria salute e in particolare di quella dei nostri anziani e delle persone che presentano patologie a rischio. L’isolamento che oggi viene imposto ci permette di contenere la crescita dei contagi e l’aumento delle ospedalizzazioni. Dobbiamo fare di tutto affinché il nostro sistema sanitario abbia le capacità di farsi carico dei nostri ammalati, senza andare in crash. Il rischio esiste, ne dobbiamo essere consapevoli. Tocca a ognuno di noi, come dicevo all’inizio, fare la sua parte. Solo così potremo uscire da questa emergenza con il minor danno possibile, in particolare cercando di limitare il numero dei decessi, destinato ad aumentare nei prossimi giorni, ma che vogliamo, con il nostro comportamento, cercare a tutti i costi di frenare”, conclude Norman Gobbi.

Coronavirus: ulteriori misure a tutela della salute

Coronavirus: ulteriori misure a tutela della salute

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato comunica che, durante la seduta straordinaria di questa mattina, in ragione dell’evoluzione della diffusione del COVID-19, delle misure restrittive intraprese dai Paesi confinanti con la Svizzera e a seguito della dichiarazione dello stato di necessità, al fine di ridurre ulteriormente i contatti interpersonali ravvicinati tra la popolazione, ha deciso, a partire da lunedì 16 marzo, quanto segue:

  • L’Amministrazione pubblica garantirà i servizi di base e interromperà l’erogazione di servizi al pubblico non prioritari;
  • L’elaborazione di una serie di ulteriori misure più restrittive per l’economia privata, già in fase di allestimento, che saranno comunicate al più tardi sabato; il Governo invita l’economia privata sin d’ora a garantire i servizi di base e parallelamente a ridurre le proprie attività;
  • Per quanto riguarda le scuole, oltre a quanto già disposto l’11 marzo e considerato che le restrizioni inerenti ai due punti precedenti favoriranno la possibilità di accudimento da parte dei genitori a casa, è decretata la chiusura di tutte le scuole dell’obbligo. Al fine di scongiurare il rischio di scambio intergenerazionale, al più tardi da martedì 17 marzo, sarà garantito presso le sedi scolastiche un servizio di accudimento per gli allievi che per ragioni famigliari non possono restare a casa.

Tutte queste misure sono volte a garantire un’ulteriore riduzione dei contatti interpersonali per contenere il diffondersi del nuovo Coronavirus. Si rammenta inoltre il rispetto delle misure di protezione della salute sinora emanate dalle varie autorità.

 

«Alla frontiera non verifica la Polizia»

«Alla frontiera non verifica la Polizia»

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 10 marzo 2020 del Corriere del Ticino

Buona la prima? Non proprio. Il debutto con le nuove regole per attraversare la frontiera ha generato qualche malumore.
A chi toccava verificare che sulle auto in arrivo dall’Italia vi fossero regolari frontalieri con regolare permesso G e magari anche una dichiarazione da parte del datore di lavoro?
Ne abbiamo parlato con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Il serpentone dei frontalieri oggi sembrava scorrere senza alcun controllo alla frontiera. Giusto così?
«Per quanto riguarda le attività di controllo al valico l’autorità competente è l’Amministrazione federale delle dogane. La Polizia cantonale, con la collaborazione delle polizie comunali, ha istituito su tutta la fascia di confine retrostante dei posti di controllo. Le persone sprovviste di permesso di lavoro valido vengono fatte rientrare in Italia. A titolo informativo, questa mattina dopo le 8 si è riscontrata una diminuzione del traffico del 25%».

I posti di blocco, il cosiddetto «monitoraggio» indicato dal Consiglio federale, è a esclusivo appannaggio della Polizia cantonale?
«No. In primo luogo dovrebbe essere effettuato dalle autorità italiane sul lato sud e dalle guardie di confine sul versante svizzero. La polizia interviene in modo complementare con dei controlli sulla fascia di confine all’interno del territorio. In quest’ambito evidenziamo che la polizia non può operare direttamente sul valico».

La polizia cantonale ha i mezzi necessari per eseguire un filtro tanto impegnativo?
«Il lavoro deve essere concertato in primis tra le autorità di frontiera dei due Paesi. La Polizia cantonale, in collaborazione con le comunali, fornisce supporto tenendo conto delle quotidiane attività legate alla sicurezza del territorio cantonale. Evidentemente si mettono delle priorità alla gestione dell’attività ordinaria».

Ma il controllo, vista l’allerta sanitaria, può avvenire a campione o deve essere eseguito su tutti i veicoli provenienti dall’Italia?
«Le direttive al momento non prevedono un controllo sistematico di tutti i veicoli in entrata sul nostro territorio, anche perché – come detto – non è di competenza della Polizia cantonale il controllo alle frontiere. Il controllo a campione viene effettuato per limitare i disagi sulle strade».

Non è il momento di polemizzare, ma non crede che queste maglie eccessivamente larghe finiscano per generare insicurezza?
«Non occorre polemizzare. La decisione adottata domenica dall’autorità federale è quella di assicurare il controllo nel modo più efficace. La Polizia ticinese si impegna per fornire il suo contributo in un’attività che in primo luogo è di competenza delle autorità federali. Da questa mattina le autorità di polizia italiane saranno anch’esse attive sulla fascia di confine nei controlli in entrata e uscita dal loro Paese, creando così una sorta di doppio filtro con il nostro».

Sembra contraddittorio: da una parte ai cittadini viene detto di rispettare rigorosamente tutte le norme sanitarie a carattere preventivo, d’altro canto non si agisce in maniera conseguente con cittadini che vengono accolti per questioni professionali sul nostro territorio. Condivide?
«La situazione è seria e impegnativa. Per questo motivo, come più volte detto, si fa affidamento al comportamento e alla responsabilità del singolo. Inoltre, le misure preventive sono ben conosciute e valide in entrambi i territori di riferimento».

«Sicurezza, un aiuto da Berna»

«Sicurezza, un aiuto da Berna»

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 4 marzo 2020 del Corriere del Ticino

Il consigliere nazionale dell’UDC Piero Marchesi auspica un sostegno finanziario ai Cantoni con compiti di polizia di frontiera
Norman Gobbi: «Serve a contrastare la criminalità»
Il consigliere nazionale Piero Marchesi (UDC) ha presentato una mozione in cui chiede che ai Cantoni di frontiera chiamati a intervenire in prima persona per garantire la sicurezza dei confini venga corrisposto un sostegno finanziario da Berna. «Molti Cantoni che si trovano nelle zone di confine, in particolare a sud della Svizzera, svolgono compiti di polizia di frontiera e sostengono dunque dei costi che altri non hanno, accollandosi compiti che la Confederazione non svolge in modo completo», spiega Marchesi al Corriere del Ticino.
Da noi contattato, il direttore delle istituzioni Norman Gobbi ha accolto positivamente la richiesta: «Faccio una premessa, la situazione legata ai reati tipici della criminalità transfrontaliera è oggi certamente migliore rispetto, per esempio, al decennio scorso. Ma questo risultato è stato ottenuto proprio grazie a un rafforzamento dell’impegno richiesto alla nostra Polizia cantonale e ai Corpi delle Polizie Polo, assieme alla collaborazione intensa con le guardie di confine. Ci sono però avvenimenti, anche recenti e penso in particolare ai sei assalti ai bancomat (di cui uno fallito) oppure all’assalto a un portavalori a Monteggio, che non possono farci abbassare la guardia e che richiederanno sempre un costante lavoro di prevenzione e repressione, oltre che di indagine». Pertanto, «la proposta di Marchesi mi trova quindi del tutto favorevole: ai Cantoni di frontiera deve essere riconosciuto il lavoro che svolgono anche a beneficio del resto della Svizzera. Poter contare su un maggior introito da parte della Confederazione a favore degli sforzi compiuti dalle Polizie cantonali alla frontiera permetterebbe di migliorare il contrasto alla criminalità transfrontaliera. E la riflessione diventa ancora più importante per le incognite legate alla riorganizzazione dell’Amministrazione federale delle dogane e quindi del Corpo delle guardie di confine».

Decio Cavallini… riposo!

Decio Cavallini… riposo!

Documentario di Storie/RSI – domenica 23 febbraio 2020

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12759165

“Devo guadagnarmi lo stipendio fino al 31 dicembre”. Dopo trent’anni nella polizia cantonale per Decio Cavallini gli ultimi mesi saranno come i primi. Ha attraversato momenti storici e drammatici della vita del Cantone, prima nei Reparti Speciali poi nella Gendarmeria ticinese e nel mantenimento d’ordine, sempre con approccio da vecchia scuola militare.
Giunto al traguardo della pensione stila un bilancio che malinconicamente non può essere tutto positivo. “La violenza è insita nell’essere umano”. Man mano che si avvicina il traguardo, Decio riflette sul futuro cercando di colmare il vuoto che teme lo possa attendere.
Una riflessione sull’ordine, sul rigore e sul potere, inteso soprattutto come grande responsabilità. Come ci si mette al riparo dalle derive che possono conseguire dal suo esercizio? E come ci si può preparare a rinunciarvi? Tutti temi che accomuneranno anche la riflessione in studio: ospite di questa puntata sarà una personalità ticinese che è arrivata fino ai vertici dell’Amministrazione federale, dopo una carriera lunga e ricca di ruoli diversi, tutti di grande responsabilità.
Giudice, Comandante della Polizia, segretario generale del Dipartimento cantonale dell’educazione, capoprogetto per la creazione dell’Usi, direttore della SUPSI… fino ad arrivare alla carica di Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione. Da poco ufficialmente in pensione, ma già al lavoro su nuovi progetti, con Rachele Bianchi Porro ci sarà questa settimana Mauro Dell’Ambrogio.

“In caso di eventi gravi preparati al soccorso”

“In caso di eventi gravi preparati al soccorso”

“Camper e auto sotto una valanga sulla strada del passo del Lucomagno: ma è un’esercitazione!”. Questo era il titolo di una notizia apparsa settimana scorsa su diversi portali e sui giornali di casa nostra. “Una notizia – ci dice il Consigliere di Stato Norman Gobbi – che spero possa aver acceso qualche lampadina, perché quando tutto funziona alla perfezione, come spesso capita da noi anche nei momenti di emergenza, non si pensa mai a come fanno gli enti di primo intervento a essere così preparati e performanti. Per raggiungere una capacità di soccorso di alto livello occorre avere infatti un’organizzazione ottimale e questa organizzazione, specie se coinvolge diversi enti, deve essere costantemente allenata e aggiornata. L’esercitazione di una decina di giorni fa al Lucomagno rientrava proprio in questo contesto”.

Diretto da un quadro superiore della Polizia cantonale in stretta collaborazione con il Servizio della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni, “l’esercizio – ci spiega Norman Gobbi – ha visto impegnati un’ottantina di soccorritori provenienti dagli enti partner della protezione della popolazione. Significativo anche il coinvolgimento di collaboratori della Scuola di Sci Blenio, che si sono prestati a fare i figuranti, ossia le persone che sono rimaste coinvolte sotto la valanga. Nel caso dell’esercitazione al Lucomagno gli enti in prima linea erano la Polizia cantonale, i Corpi Pompieri di Biasca e di Blenio, i servizi dell’autoambulanza, l’organizzazione di protezione civile delle Tre Valli, il soccorso alpino svizzero, la REGA, la Pro Lucomagno con il proprio personale del servizio tecnico (coloro che hanno la responsabilità della strada del Pass, ndr) e il Centro di sci nordico di Campra, che ha coordinato gli aspetti logistici. A tutte queste persone rivolgo il mio ringraziamento, perché è grazie a loro se domani – ma si spera sempre che non capiti – si sarà in grado di intervenire in modo celere ed efficace nel caso di un incidente simile”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Per una sicurezza cyber

Per una sicurezza cyber

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 21 febbraio 2020 del TG di Teleticino
http://teleticino.ch/il-tg/per-una-sicurezza-cyber-XM2385202

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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 21 febbraio 2020 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12765738

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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 22 febbraio 2020 de La Regione

Uniti per la sicurezza online

Al via ‘Cyber sicuro’, piattaforma istituzionale ticinese contro minacce e rischi che corrono sul web Al progetto collaborano Dfe, Di, Decs con il supporto della Supsi: prevenzione e sensibilizzazione

Ogni anno l’Amministrazione cantonale subisce, in media, dai 30 ai 50mila tentativi di hackeraggio dei propri server. Attacchi quasi tutti automatizzati, e quindi respinti con agio. Quasi tutti, però. Perché in un paio di questi casi, sempre in media, la situazione si fa seria, e la gestione – comunque ottimale – richiede più sforzo e più attenzione.
Un problema, quello della sicurezza online, che interessa l’Amministrazione così come le aziende, i cittadini, le scuole. Tanto da portare il Cantone, con la campagna di prevenzione ‘Cyber sicuro’ presentata ieri, a farsi attivo «nell’affrontare rischi sempre più diffusi. In due studi del World economic forum si nota come siano al primo posto delle preoccupazioni in Europa, mentre sono secondi solo alle questioni climatiche se considerati nel loro insieme», annota il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. Il Dfe, assieme al Dipartimento istituzioni e al Dipartimento educazione, cultura e scuola, è uno dei promotori della piattaforma che, come spiegato dal direttore del Di Norman Gobbi «ha l’intenzione di essere il punto di riferimento e di contatto per noi del governo, ma anche per enti pubblici, aziende, popolazione, associazioni di categoria e media». Il compito sarà quello di «coordinare le varie attività, analizzare tutti i rischi e le minacce per il nostro territorio, fornire supporto attivo al Consiglio di Stato ed elaborare contenuti informativi e di prevenzione». Per Gobbi è importante sottolineare che «gli attacchi informatici sono sempre più frequenti, i reati intesi come ‘classici’ ormai sono spostati anche sul web se pensiamo alle truffe di tipo economico e ai furti di dati». E quindi, dopo ‘Montagne sicure’, ‘Acque sicure’ e ‘Strade sicure’, con ‘Cyber sicuro’ il Dipartimento istituzioni parte con la quarta campagna di sensibilizzazione. Alla quale, riprende Vitta, «il Dfe parteciperà per aiutare a interagire col mondo delle aziende, incentivando competitività e produttività attraverso l’innovazione e la sicurezza. E per creare, con la formazione, profili professionali utili per questa lotta». Protagonista sarà anche il Decs, e il suo direttore Manuele Bertoli ricorda come «nella scuola dell’obbligo il tema della sicurezza è all’ordine del giorno negli ambiti dell’alfabetizzazione digitale, dell’educazione a un uso consapevole e dell’orientamento dei giovani al pensiero informatico». E al liceo «a settembre 2020 comincerà l’insegnamento dell’informatica».
Piattaforma ticinese, ‘Cyber sicuro’ avrà molti contatti con la Confederazione. Contatti spiegati dal segretario generale del Di Luca Filippini: «Il Consiglio federale è stato coinvolto nella fase di costituzione, e sarà fondamentale lo scambio d’informazioni con l’esercito e la Polizia federale». La centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione Melani svolge già un gran lavoro. E sempre sulla cybersicurezza, Filippini dice che «avverranno incontri con il delegato svizzero su questo tema». Portando in Ticino quanto fatto a livello federale. Della partita sarà anche Alessandro Trivilini, docente e ricercatore del Dipartimento tecnologie innovative della Supsi. E ribadisce: «Le minacce cyber sono sempre più diffuse. Siamo tutti interconnessi, e basta un solo anello debole per compromettere tutta la catena. Il nostro lavoro sarà evitare che si crei questo anello debole».

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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 22 febbraio 2020 del Corriere del Ticino

Gioco di squadra contro i rischi informatici

È stata lanciata la campagna di prevenzione «Cyber sicuro» – Costituito un gruppo strategico Istituzioni, economia e formazione uniti per proteggere le attività dei cittadini, delle aziende e degli enti pubblici

La nostra quotidianità è sempre più permeata dalle nuove tecnologie. Con esse si presentano diverse opportunità, ma anche molti rischi. Per «fare gioco di squadra» contro le minacce informatiche, il Cantone ha lanciato la campagna «Cyber sicuro», che vede coinvolti il DI, il DFE e il DECS. Istituzioni, economia e formazione uniti per proteggere le attività quotidiane di cittadini, aziende e degli stessi enti pubblici dai pericoli legati al mondo cibernetico. Assieme alla campagna di prevenzione, il Governo ha anche istituito un Gruppo strategico che fungerà da punto di riferimento per le istituzioni, per gli enti pubblici, ma anche per le aziende e la popolazione. Il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, nel presentare la campagna di prevenzione, ha innanzitutto evidenziato come i reati più classici si stanno man mano spostano sulla rete: «Una volta le truffe venivano fatte porta a porta, mentre oggi avvengono tramite il web. Per questo motivo, dopo le campagne ‘‘ Strade sicure’’, ‘‘Acque sicure’’ e ‘‘Montagne sicure’’, oggi lanciamo questa campagna dedicata al mondo cibernetico». Il Gruppo «Cyber sicuro», oltre ad essere un punto di riferimento , coordinerà le attività in questo ambito degli attori istituzionali, analizzerà i rischi per il nostro territorio, fornirà consulenza al Consiglio di Stato e infine elaborerà contenuti per la prevenzione.

Il direttore del DFE Christian Vitta durante la presentazione ha rimarcato che lo scopo della campagna è anche quello di «minimizzare i rischi per poter cogliere le opportunità che le tecnologie offrono al territorio e alle aziende». A questo proposito ha sottolineato «l’importanza dell’innovazione per incentivare competitività e produttività. È un tema strategico per le aziende e i rischi informatici stanno diventando sempre più rilevanti per le imprese».

Il direttore del DECS ha infine fatto notare come nella scuola ticinese «siano in atto diverse riforme che considerano la questione della sicurezza informatica» e che i «contenuti della campagna confluiranno in queste riforme». Nella scuola dell’obbligo, ad esempio, nell’ambito della revisione del Piano di studio, un gruppo di lavoro sta definendo le competenze digitali da raggiungere entro la quarta media. Il direttore del DECS ha spiegato che anche i docenti saranno formati con la creazione degli «animatori digitali di sede» che si occuperanno di riportare agli allievi i contenuti della campagna. Infine Bertoli ha ricordato l’introduzione dell’informatica nel programma d’insegnamento dei licei.

La composizione
Il Gruppo strategico «Cyber sicuro» è formato dal segretario generale del DI Luca Filippini, dal direttore del Centro sistemi informativi del Cantone Silvano Petrini, dall’ufficiale della Polizia cantonale Orlando Gnosca, dal direttore del Centro di risorse didattiche e digitali Daniele Parenti e dal docente e ricercatore della SUPSI Alessandro Trivilini. 

 

 

Cambiare Via sicura?

Cambiare Via sicura?

Puntata di giovedì 13 febbraio 2020 di Falò/RSI

Un flash che ti affibbia l’etichetta di pirata della strada; la fedina sporca senza aver recato danni a terzi. VIA SICURA, per violazioni gravi dei limiti di velocità, prevede almeno dodici mesi di detenzione. Una sanzione ritenuta  sproporzionata da molti soprattutto se paragonata a quelle previste per altri reati. Così adesso il Legislatore vorrebbe cambiare la legge. Ma RoadCross promette battaglia: “Quelle pene così severe permettono di salvare vite umane ogni anno e sono necessarie”.

 

Un medico sotto accusa

Perizie sbrigative e malfatte, tariffe esose imposte per umiliare gli automobilisti come fossero criminali. Si è letto di tutto in questi mesi contro il Medico del traffico, figura di perito introdotta dal pacchetto VIA SICURA e chiamata a verificare l’idoneità alla guida di persone fermate per aduso di alcol e consumo di droga. Un passaparola ostile che è diventato una devastante campagna stampa, soprattutto via social. Falò ha analizzato questa polemica, per capirne i motivi e verificarne le principali accuse, oltre a raccogliere, per la prima volta, le ragioni del medico finito sotto accusa.

https://www.rsi.ch/la1/programmi/informazione/falo/tutti-i-servizi/Un-medico-sotto-accusa-12733368.html

 

 

Salvataggio, cambio al timone

Salvataggio, cambio al timone

Da www.tio.ch

Dopo 24 anni di presidenza Boris Donda passa il testimone a Daniele Bisang. Due annegamenti nei laghi e fiumi ticinesi

Cambio ai vertici della Regione Sud della Società svizzera di Salvataggio (SSS): dopo ben 24 di presidenza (25 in comitato) Boris Donda ha lasciato la carica a Daniele Bisang, già vicepresidente e pure da 25 anni in comitato. Il passaggio di consegne è avvenuto durante dell’annuale assemblea della Regione Sud svoltasi lo scorso 18 gennaio al San Salvatore su organizzazione della Sezione di Paradiso che, quest’anno, compie i 40 anni di attività.
A Donda sono andati in particolare i ringraziamenti del presidente del Comitato centrale della SSS Rudolf Schwabe, presente all’assemblea, che ha elogiato il suo intenso e lungimirante lavoro sia a livello regionale che nazionale e internazionale a favore della divulgazione del nuoto di salvataggio.

Prevenzione alla base – Un lavoro fondato sulla prevenzione e sulla formazione di nuotatori atti al salvataggio: lo scorso anno, in Ticino, ne sono stati formati poco meno di 280 (Corso base pool) e sono stati rilasciati ben 170 brevetti giovanili. Nel 2019 in Ticino si sono verificati solo due decessi per annegamento, avvenuti in acque libere (lago Ceresio e Verbano), mentre a livello svizzero le morti sono una quarantina, di cui la maggior parte in laghi e fiumi.

Acque (più) sicure – L’opera di sensibilizzazione sui pericoli nascosti dalle acque, dunque, è sempre molto importante e in Ticino si avvale della collaborazione del Dipartimento cantonale delle Istituzioni e della Polizia lacuale. «L’estate scorsa è stata torrida e fiumi e laghi sono stati molto frequentati – ha detto ai presenti il capo del Dipartimento Norman Gobbi – Se gli annegamenti sono stati pochi, è anche segno che, da una parte, la campagna “Acque sicure” funziona e che, dall’altra, possiamo contare sulla competenza e la disponibilità delle Sezioni di salvataggio». Gobbi ha quindi ringraziato la Salvataggio per il suo importante ruolo e il presidente uscente per il suo lungo lavoro.

Sensibilizzazione dei bambini – Una nota positiva è venuta nell’ambito della prevenzione nella prima infanzia: l’iniziativa “Acqua Amica Mia” destinata a concludersi a livello nazionale e che in Ticino aveva permesso di avvicinare e sensibilizzare circa 2’500 bambini all’anno di varie scuole dell’infanzia potrà continuare anche nel 2020 grazie ad accordi presi con il Dipartimento cantonale dell’Educazione, della Cultura e dello Sport. Come ha spiegato la responsabile del settore Mariella Maghetti, cambierà il materiale didattico e le modalità d’uso, ma l’opera di prevenzione rimarrà.

Infine l’assemblea ha accolto le dimissioni dal Comitato di Dieter Schmid, da 10 anni capo istruttore regionale, e della segretaria Tamara Piazza. Gli uscenti hanno ricevuto un omaggio – oltre che dal Comitato regionale – anche da parte della SSS Sezione di Bellinzona, nella quale hanno operato a lungo; Sezione che ha proposto, con successo, la nomina di Boris Donda a presidente cantonale onorario. L’assemblea, alla presenza anche del vicepresidente centrale Clemente Gramigna, è stata aperta dalle parole del vice presidente della SSS Paradisio Thomas Bächtold e della sua presidente Nicole Eckert, nonché del sindaco di Paradiso Ettore Vismara.