La Centrale Comune d’Allarme adesso è quasi a 360 gradi

La Centrale Comune d’Allarme adesso è quasi a 360 gradi

Da www.tio.ch

Anche i pompieri, col 118, sotto lo stesso tetto della polizia. Una svolta cruciale. 
Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato: «Importante unire nel medesimo luogo gli enti di primo intervento». Il “collega” Christian Vitta: «Sempre più performanti».

https://www.tio.ch/ticino/cronaca/1449243/centrale-polizia-pompieri-allarme-comune

Una svolta cruciale per la Centrale Comune d’Allarme, situata a Bellinzona. Il luogo in cui confluiscono tutti i numeri di emergenza. Oltre a organi come la Polizia cantonale o le guardie di confine, ora anche i pompieri, con il numero 118, finiscono sotto lo stesso tetto. «È importante unire nel medesimo luogo le centrali di allarme e operative degli enti di primo intervento», ha spiegato ai media Norman Gobbi, presidente del consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni. Gobbi aggiunge: «Negli ultimi anni stiamo facendo ampi sforzi per dotare la Polizia cantonale delle migliori strutture e per garantire la sicurezza in Ticino».

Tempestività ed efficienza
Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, rafforza questo concetto. «Dallo scorso primo di luglio, il 118 è presente presso la Centrale. Quando si parla di richiesta di soccorso, tempestività ed efficienza devono essere imperative. Anche per dare sicurezza ai cittadini. Grazie all’introduzione di questo nuovo tassello, è nata una vera e propria cittadella della sicurezza. Risponde anche a una precisa volontà del Consiglio di Stato. I tempi di intervento saranno compressi. Anche per i pompieri, la gestione quotidiana degli allarmi sarà ulteriormente migliorata. Saranno quindi ancora più performanti».

Miglioramento della qualità
Corrado Tettamanti, presidente della Federazione pompieri Ticino, sottolinea: «Questo è un passo verso un miglioramento della qualità delle prestazioni fornite al cittadino e al territorio. Si tratta di avere un coordinamento immediato con uno dei maggiori partner nell’ambito della protezione della popolazione. Ci sono stati messi a disposizione strumenti innovativi». 

Oltre 400.000 chiamate all’anno
Interviene anche Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale. «Festeggiamo l’arrivo di un nuovo membro all’interno della nostra Centrale. Un luogo che, nell’ultimo periodo, a causa del Covid-19, ci ha messi a dura prova. L’attività della Centrale è comunque aumentata col tempo, gestiamo circa 400.000 chiamate all’anno. Con l’arrivo del 118, avremo circa 35.000 chiamate annue in più. Ecco perché sono stati assunti tre nuovi collaboratori. Da qualche mese abbiamo anche assunto un nuovo tecnico che ci supporta dal profilo informatico». 

In arrivo pure il 144
In futuro presso la Centrale di Bellinzona dovrebbe arrivare anche il 144. Vale a dire l’ambulanza, attualmente ancora a Breganzona. Gobbi conclude: «Quando una persona chiama i pompieri, compone il 118. Ma poi spesso deve intervenire anche la polizia. In seguito, forse, pure l’ambulanza. Un sistema come quello che stiamo mettendo in atto, permette un coordinamento ottimale tra i vari enti».

Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme

Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme

Comunicato stampa

Un nuovo tassello per la Centrale Comune d’Allarme (CECAL). Dallo scorso 1° luglio è stata infatti attivata quale sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 118 su rete fissa e mobile. Si amplia in questo modo il progetto per raggruppare sotto lo stesso tetto gli enti di primo intervento a livello cantonale.

L’arrivo del 118 presso la CECAL è stato siglato tramite un’apposita convenzione tra il Dipartimento delle istituzioni (Polizia cantonale) e il Dipartimento delle finanze e dell’economia (Ufficio della difesa contro gli incendi). Questo dopo che nel mese di giugno 2018 il Consiglio di Stato aveva formalizzato tramite risoluzione governativa la disdetta alla Città di Lugano dello sgancio degli allarmi di pertinenza dei pompieri, per il tramite della Centrale operativa della locale polizia comunale. Da inizio mese la CECAL risponde alle chiamate 118 e, nel rispetto dei criteri operativi e in base al sistema di condotta, mobilita i Corpi pompieri emanando le necessarie misure d’urgenza. Su specifica richiesta del Capo intervento del Corpo pompieri mobilitato, la CECAL supporta inoltre la condotta limitatamente allo sgancio di ulteriori misure. Per assicurare l’erogazione del servizio, la Polizia cantonale ha provveduto a integrare presso la CECAL 3 operatori di centrale dedicati nonché un operatore tecnico per il necessario supporto informatico. Oltre ai pompieri, già presenti con un loro Segretariato, la struttura, che dispone di moderne infrastrutture e dotazioni informatiche nonché di un efficace sistema integrato di aiuto alla condotta, accoglie gli spazi dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC), dello Stato Maggiore Operativo della Polizia cantonale, la Centrale operativa del Corpo e delle Guardie di confine.  

Nel corso dell’odierna conferenza stampa di presentazione, il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha evidenziato l’importanza di unire sotto lo stesso tetto le centrali d’allarme e operative degli enti di primo intervento. Inoltre ha ricordato il grande sforzo che si sta mettendo in campo per dotare la Polizia cantonale delle migliori strutture, per accrescere il contrasto a ogni tipo di reato, garantendo la massima sicurezza sul nostro territorio. In questo senso il nuovo Comando e la CECAL sono solo un tassello di una strategia più ampia, che porterà la Polizia cantonale a occupare nuovi e moderni spazi a Mendrisio (nel CPI della Città); nel futuro nuovo Palazzo di Giustizia di Lugano; all’ex Pretorio di Bellinzona e al Pretorio di Locarno. Dal canto suo Christian Vitta, Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), ha sottolineato come la CECAL sia a tutti gli effetti diventata il primo anello della catena del soccorso: è infatti da qui che, nel momento dell’emergenza, vengono ora mobilitati tutti i Corpi pompieri, oltre che la Polizia cantonale e il Corpo delle Guardie di confine. Per i pompieri ticinesi questa centralizzazione è importante poiché permetterà loro di coordinare nel migliore dei modi la gestione quotidiana degli allarmi anche a seguito della casistica vieppiù ampliata e, soprattutto, di aumentare ulteriormente il livello della prestazione erogata all’utenza, a favore dei cittadini ticinesi.  

Il Presidente della Federazione Pompieri Ticino (FPT), Corrado Tettamanti, ha invece evidenziato che l’implementazione degli allarmi 118 nella nuova CECAL va a chiudere un progetto iniziato alcuni anni fa con la creazione della nuova sede cantonale dei pompieri ticinesi nel comparto della Polizia cantonale (Comando e Centrale comune d’allarme). Un passo verso un miglioramento della qualità delle prestazioni fornite a popolazione e territorio. Un coordinamento immediato, già dalla ricezione della richiesta di soccorso, con uno dei maggiori partner nell’ambito della protezione della popolazione. Il progetto è adattato alle moderne esigenze e a un’efficace ed efficiente gestione decentralizzata degli eventi a catena su tutto il territorio cantonale suddiviso nelle cinque regioni. Il Presidente ha pure sottolineato che, dalla nuova CECAL, si attende: migliore professionalità nelle fasi di ricezione, trattamento e mobilitazione delle forze d’intervento; rapidità e automazione nell’adeguamento delle risorse ingaggiate sull’evento e strumenti informatici innovativi per la gestione degli eventi sul territorio. Tutto questo, ha terminato il Presidente, è stato e sarà possibile in futuro grazie all’ottima collaborazione con i gruppi di lavoro dei vari Dipartimenti e con la Polizia cantonale.

Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha infine sottolineato che con l’attivazione della CECAL quale sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 118 su rete fissa e mobile, si è ulteriormente ottimizzato il lavoro degli enti di primo intervento sul territorio ticinese, riducendo in questo modo i tempi di reazione e azione in caso di eventi. Ha inoltre auspicato che in quest’ambito, e con lo stesso obiettivo, vengano fatti ulteriori passi, in particolar modo il trasferimento, pure presso la CECAL, della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze e della Centrale d’allarme Ticino Soccorso 144.

Vittime, 61 hanno chiesto un sostegno

Vittime, 61 hanno chiesto un sostegno

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 luglio 2020 de La Regione

I primi dati del 2020. Ora il pp può obbligare l’autore a seguire un piano di prevenzione.
In Ticino nel primo semestre di quest’anno su un totale di 159 persone prese a carico dal Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, ben 61 sono state bersaglio di violenza domestica.
Lo ha indicato ieri la Delegata cantonale per l’aiuto alle vittime Cristiana Finzi, intervenendo all’incontro con la stampa indetto dai dipartimenti Istituzioni e Sanità e socialità alla vigilia dell’entrata in vigore della disposizione del Codice penale svizzero che permette al procuratore pubblico di ordinare – sospendendo il procedimento per sei mesi – la partecipazione dell’imputato/a presunto/a autore/trice di violenza a un programma di prevenzione. La sospensione del procedimento non sarà però ammessa per tutti i reati, di certo non per quelli particolarmente gravi. Sarà ammessa in caso di lesioni semplici, vie di fatto reiterate, minaccia e coazione, stando alla norma. Le vittime, la stragrande maggioranza donne, che si rivolgono al Servizio, «non desiderano separarsi, chiedono che la violenza commessa nei loro confronti da parte del marito o del compagno cessi», ha spiegato Finzi.

Finora la partecipazione al programma di prevenzione era facoltativa: per avviare un trattamento terapeutico serviva il consenso dell’autore o dell’autrice di violenza. Da oggi, 1° luglio, questa partecipazione diventa obbligatoria se disposta dal magistrato (su base volontaria sarà comunque sempre possibile). Continuerà a occuparsene l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa diretto dallo scorso dicembre da Siva Steiner, ufficio del Dipartimento istituzioni che segue i detenuti in generale nel loro percorso di reinserimento nella società e che da alcuni anni è impegnato anche nella presa a carico degli autori di violenza domestica, offrendo loro un primo tetto se allontanati da casa e una prima consulenza. Sarà dunque l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa a elaborare i programmi di prevenzione ai quali il procuratore pubblico ha ordinato la partecipazione, programmi terapeutici che passano anzitutto, ha evidenziato il Dipartimento, dal “riconoscimento”, da parte dell’autore, “dei comportamenti violenti”.

Aiuto a chi subisce: il Dss alla ricerca di ‘una figura per il coordinamento operativo’ La nuova norma penale è un ulteriore tassello nel contrasto a un fenomeno, quello della violenza domestica, che non accenna a diminuire, anche se durante il lockdown causa pandemia non c’è stata la temuta impennata di casi, o perlomeno di segnalazioni pervenute alla Polizia. Polizia che nel 2019 ha eseguito nel cantone 1’099 interventi per violenza perpetrata tra le mura di casa. «Una media di tre interventi al giorno», ha sottolineato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Centottantatré, ha aggiunto, «gli allontanamenti di autori dal contesto familiare, di cui settantadue d’ufficio (il provvedimento viene deciso dall’ufficiale di polizia, ndr)». Questi i dati riguardanti i casi segnalati e che pertanto descrivono solo parzialmente una piaga «che coinvolge l’intera collettività», ha osservato Gobbi. La violenza, poi, non è solo fisica: è anche psicologica, verbale ed economica, ha ricordato il capo del Dipartimento sanità e socialità (Dss) Raffaele De Rosa. Per rendere ancor più efficace «il supporto» a chi in Ticino subisce violenza, il Dss, ha annunciato il suo direttore, pubblicherà a breve un bando di concorso «per l’assunzione di una figura che assicurerà il coordinamento operativo a sostegno delle vittime». Una persona, ha detto a sua volta Finzi, che «promuoverà azioni e progetti per migliorare ulteriormente la presa a carico» e che «collaborerà» con Chiara Orelli Vassere, attiva da inizio aprile 2020 in seno alla Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) in veste di coordinatrice istituzionale a livello cantonale del dossier concernente la violenza domestica. Nel frattempo, ha fatto sapere ieri il Dss, è stato portato “da ventuno a trentacinque il numero dei giorni massimi riconosciuti per le spese di alloggio per le vittime di reati presso le Case per le donne”.

D’intesa con la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti, Orelli Vassere è chiamata ad allestire un piano d’azione cantonale, con «strategie e misure concrete per affrontare proattivamente la violenza domestica nelle sue varie manifestazioni, facendo anche tesoro delle esperienze sin qui fatte», ha affermato Orelli Vassere. Un piano che traduca «le quattro ‘p’», i quattro ambiti d’intervento della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica: «Prevenire, proteggere le vittime, perseguire gli autori, politiche coordinate».

Sul piano federale si profila all’orizzonte un’altra misura per accrescere la difesa delle vittime: l’applicazione del bracciale (o cavigliera) per la sorveglianza elettronica a distanza dell’autore di violenza domestica. Una misura che scatterà però solo con il 1° gennaio 2022. Motivo? Il Consiglio federale ha voluto dare ad alcuni Cantoni un lasso di tempo congruo per implementare correttamente lo strumento.

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 1 luglio 2020 del Corriere del Ticino

Più protezione per le vittime della violenza domestica

Entrano oggi in vigore diverse novità legislative per combattere il fenomeno.
Le autorità cantonali hanno presentato il loro «rinnovato impegno» per contrastarlo.
Nei primi sei mesi dell’anno registrati 61 casi, con una diminuzione durante il lockdown.

Durante il periodo di quarantena la questione della violenza domestica ha fatto molto preoccupare gli specialisti. E oggi, mentre la società sta pian piano tornando alla «nuova normalità», le autorità cantonali hanno voluto dare un nuovo slancio alla lotta contro il fenomeno. Uno slancio che parte anche dalle importanti novità legislative a livello federale che entrano in vigore proprio oggi. Il Dipartimento delle istituzioni (DI) e quello della sanità e socialità (DSS) hanno quindi presentato ieri a Bellinzona il loro «rinnovato impegno nel contrasto alla violenza domestica».

Sul piano federale
Tra le novità legislative più importanti è prevista una modifica del codice penale tramite la quale è previsto che la decisione sulla prosecuzione o meno del procedimento non dipenderà più esclusivamente dalla volontà della vittima. Il procuratore pubblico dovrà tenere in considerazione, oltre alla dichiarazione della vittima, anche altre circostanze, come la recidiva dell’autore della violenza. «La vittima – ha rimarcato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi – potrebbe subire delle pressioni per ritirare la denuncia, oppure potrebbe ingiustamente sentirsi in colpa». Inoltre, sempre per quanto concerne il codice penale, è stata introdotta la facoltà per l’autorità di obbligare l’imputato presunto autore della violenza a seguire un programma di sei mesi di prevenzione alla violenza durante la sospensione del procedimento penale. Un programma che in passato era invece facoltativo oppure proposto dopo la sentenza.

Per quanto riguarda invece il codice civile, è prevista una modifica con la quale verrà rafforzato lo scambio di informazioni tra pretore, Autorità regionali di protezione, Polizia e altre autorità al fine di migliorare la protezione delle vittime. A questo proposito, Gobbi ha evidenziato che la mancanza di comunicazione tra gli organi dello Stato è spesso «una delle barriere principali alla lotta contro questi fenomeni».

In Ticino
Detto delle novità a livello federale, sul piano cantonale è poi stato ricordato che dal primo aprile ha preso avvio l’attività della coordinatrice istituzionale in ambito di violenza domestica nella figura di Chiara Orelli Vassere. Sempre a livello cantonale è inoltre stato riattivato il Gruppo permanente di accompagnamento in tema di violenza domestica. Infine hanno anche preso avvio i lavori per l’allestimento del Piano d’azione cantonale attraverso il quale – ha spiegato la stessa Orelli Vassere che si sta occupando del dossier – «si vogliono proporre strategie e misure concrete per affrontare il fenomeno in maniera proattiva e coesa». Infine, per quanto riguarda l’attività del DSS, il direttore Raffaele De Rosa ha spiegato che è stato previsto l’aumento dei giorni massimi riconosciuti per le spese di alloggio da 21 a 35 giorni per le vittime di reati presso le Case per le donne. Inoltre, De Rosa ha annunciato che per il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati nei prossimi giorni sarà lanciato un concorso per l’assunzione di una nuova figura che coordinerà il sostegno delle vittime. Il direttore del DSS, durante il suo intervento ha poi voluto sottolineare l’importanza di sviluppare «un concetto della vittima il più ampio possibile, perché ad esempio anche i figli che vivono in un contesto violento soffrono molto questa situazione».

Le cifre
Durante l’incontro sono anche state presentate le ultime cifre riguardanti il fenomeno. Nel 2019, ad esempio, la Polizia ha effettuato in Ticino 1.099 interventi per violenza domestica, con una media di tre interventi al giorno. In questo lasso di tempo gli allontanamenti dal contesto familiare degli autori di violenze effettuati dalla Polizia sono stati 183. Per quanto riguarda invece l’attività del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati del DSS, da gennaio a giugno di quest’anno le vittime che si sono rivolte a questo servizio sono state 159, 61 delle quali proprio per violenza domestica. Durante il completo «lockdown» ticinese è stata registrata una diminuzione dei casi segnalati: si è passati da 15 casi durante febbraio a 3 nel mese di marzo, per poi risalire a 12 ad aprile. Inoltre, sempre nel primo semestre di quest’anno, le donne che hanno soggiornato in case protette sono state 15 (12 i bambini). Anche in questo caso, come segnalato dalla delegata per l’aiuto alle vittime di reati Cristiana Finzi, «durante la pandemia non è stato registrato un aumento di donne o bambini presenti in queste strutture». Infine, il consultorio Alissa e il consultorio delle donne, hanno fornito rispettivamente 31 e 209 consulenze. Va infine detto, come rimarcato sia da Gobbi che da De Rosa, che questo fenomeno «è spesso difficile da individuare» e quindi queste cifre non corrispondono in tutto e per tutto alla realtà del fenomeno, che spesso nasconde un «lato sommerso» molto importante.

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Da www.rsi.ch/news

Contro la violenza domestica

Presentato dai dipartimenti Istituzioni e Sanità il piano d’azione cantonale e le principali misure di contrasto

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Contro-la-violenza-domestica-13184760.html

Modifiche al codice penale civile e militare, impiego della sorveglianza elettronica, procedimenti che potranno proseguire anche d’ufficio e obbligo di seguire un programma di prevenzione sulla violenza. Queste alcune delle principali novità nel contrasto alla violenza domestica che sono state presentate martedì dai consiglieri di Stato Norman Gobbi (DI) e Raffaele De Rosa (DSS). Sono pure stati illustrati l’impegno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del DI per l’allestimento di programmi per autori di violenza domestica in conformità con le novità legislative che entreranno in vigore domani, mercoledì 1° luglio, nonché del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati  del DSS.

L’azione delle istituzioni nei confronti della violenza domestica ha trovato rinnovato slancio nei primi mesi del 2020, anche in riferimento alla particolare situazione sanitaria, con un lungo periodo di accentuata convivenza domestica e un conseguente rischio accresciuto di violenza in ambito familiare. Attraverso una campagna informativa congiunta i due Dipartimenti hanno voluto segnalare a tutta la popolazione la presenza di una rete di sostegno e aiuto strutturata ed efficace per chi è colpito da questo grave problema. 

Proprio questa rete è oggetto di attenzione costante da parte delle istituzioni. La designazione di una figura per il coordinamento istituzionale sul tema, l’attivazione di un rinnovato Gruppo permanente di accompagnamento, la collaborazione con le istanze federali per una politica coerente e uniforme sul piano nazionale, l’azione più incisiva nei confronti degli autori di violenza domestica e insieme lo sforzo di rispondere sempre meglio alle reali necessità e ai bisogni delle vittime, sono state alcune delle fattispecie evocate dai due consiglieri di Stato.

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 30 giugno 2020 de Il Quotidiano

Violenza domestica, numeri e misure

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13185942

Tessin will keine Maskenpflicht im ÖV

Tessin will keine Maskenpflicht im ÖV

Da www.blick.ch

Eigenverantwortung oder Zwang?
Während Genf als erster Kanton eine Maskenpflicht im ÖV anstrebt, will das Tessin darauf verzichten. Das bestätigt die Tessiner Regierung.
Das Tragen einer Maske in Zug und Bus bleibt auch im Tessin freiwillig. Der Kanton, der landesweit von der Corona-Krise am härtesten getroffen wurde, will keine Maskenpflicht im ÖV einführen. Das sagt Regierungspräsident Norman Gobbi (43) zu BLICK.
«In dieser Krise haben die Schweizer Bürger ihre Eigenverantwortung grossartig demonstriert», so Gobbi. Darauf will die Tessiner Regierung auch weiterhin setzen: «Genau diese Eigenverantwortung, die ein Teil unserer Schweizer DNA ist, unterscheidet uns von benachbarten Staaten.»

Genf strebt Maskenpflicht inklusive Bussen an
Damit schlägt das Tessin eine andere Strategie ein als der Kanton Genf, der ebenfalls zu den am stärksten von der Corona-Pandemie betroffenen Kantonen gehört. Gesundheitsdirektor Mauro Poggia (61) ist klar für eine Maskenpflicht im ÖV. Am Mittwoch soll die Genfer Regierung darüber befinden, damit das Parlament bereits am Donnerstag eine dringliche Gesetzesänderung absegnen kann.

Damit wäre Genf der erste Kanton, der ein Obligatorium einführt. Für Poggia wäre aber ebenfalls denkbar, dass die Regierung nur unter gewissen Umständen eine Pflicht erlassen kann, berichtet die «Aargauer Zeitung». Etwa, wenn es im Kanton einen starken Anstieg an Neuinfektionen gibt.

Selbst beim Bund herrscht Uneinigkeit
Der Bundesrat hatte sich am vergangenen Freitag erneut gegen eine nationale Maskenpflicht ausgesprochen. Gesundheitsminister Alain Berset (48) wies darauf hin, dass der Ball nun bei den Kantonen liege. Der Bund beschränkt sich einzig auf eine dringende Empfehlung zum Maskentragen. Diese wird bisher jedoch kaum umgesetzt.

Das Vorgehen ist selbst beim Bund umstritten. Das Bundesamt für Verkehr (BAV) ist gegen kantonale Alleingänge. Immerhin sei das Transportrecht weitgehend Bundesrecht. Und auch im Parlament werden Forderungen nach einem nationalen Obligatorium laut. Per Motion fordert die SVP eine «risikobasierte» Maskenpflicht. «Ein zweiter Lockdown muss vermieden werden», betont Nationalrätin Verena Herzog (64, TG).

https://www.blick.ch/news/politik/eigenverantwortung-oder-zwang-tessin-will-keine-maskenpflicht-im-oev-id15952662.html

 

Montagne sicure: al via la campagna estiva 2020

Montagne sicure: al via la campagna estiva 2020

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con il Dipartimento del territorio e la Polizia cantonale, continua la sua attività di prevenzione in montagna con il lancio della campagna estiva del programma Montagne sicure. Quest’anno, oltre al flyer in quattro lingue con i consigli fondamentali rivolti a coloro che decidono di incamminarsi alla scoperta dei sentieri ticinesi, è stato realizzato anche un ulteriore volantino, specifico al contesto COVID-19. Quest’ultimo intende fornire alcune indicazioni agli ospiti delle capanne e dei rifugi alpini al fine di garantire a tutti la sicurezza necessaria per godersi questi momenti di svago.
La pratica dell’escursionismo, così come la ricerca di funghi, richiede particolare prudenza, poiché è sufficiente una piccola disattenzione per infortunarsi in maniera anche grave. I dati degli ultimi anni purtroppo registrano ancora un numero elevato di infortuni avvenuti in montagna. Se da un lato la pratica dell’escursionismo favorisce la forma fisica e la salute, dall’altro i dati statistici dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI) testimoniano una media annuale svizzera che si attesta oggi a 26’000 infortuni (agli inizi degli anni 2000 la media era invece di 17’700), e tra questi conta un’ottantina di decessi.
Nel nostro Cantone la Polizia cantonale – per il tramite del Gruppo Ricerche e Costatazioni – e i suoi partner intervengono nei boschi e nelle vallate del territorio in caso di incidenti e scomparse di escursionisti e di cercatori di funghi. Nel 2019 in Ticino sono stati registrati 7 infortuni in montagna con esito letale. Questo dato indica una diminuzione rispetto all’anno precedente, quando i decessi in montagna a seguito di infortuni ammontavano a 10. Con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e gli infortuni e affinché frequentare la montagna sia sempre un piacere, il programma di prevenzione “Montagne sicure” intende continuare a sensibilizzare coloro che decidono di avventurarsi alla scoperta dei nostri paesaggi e delle nostre vette. Per questo motivo, in collaborazione con la Cancelleria dello Stato, un flyer in quattro lingue rivolto in particolare a escursionisti e a cercatori di funghi contenente fondamentali consigli di sicurezza sarà distribuito nelle prossime settimane. Fra i diversi consigli, si richiama l’attenzione all’importanza dei preparativi (attrezzatura adatta e provviste sufficienti), della scelta di un itinerario idoneo alle proprie capacità fisiche e dell’adattare il ritmo di percorrenza in base alle condizioni, concedendosi delle pause regolari per recuperare le forze. Quest’anno, in relazione all’emergenza sanitaria, per la quale l’invito è di continuare a seguire le fondamentali regole di igiene accresciuta e di distanza sociale, è stato creato un ulteriore flyer specifico con consigli di sicurezza per gli ospiti delle capanne e dei rifugi:

– Prenota il tuo posto letto. Niente pernottamenti senza prenotazione.
– Fai visita alle nostre capanne solo in buona salute
– Porta con te disinfettante, asciugamano e mascherina protettiva.
– Non si assegnano posti letto senza un proprio sacco a pelo o lenzuolo federa cuscino.
– Riporta con te a valle i tuoi rifiuti.

In caso di infortunio si ricorda di contattare i numeri d’emergenza 112 o 117, specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.
Si sottolinea inoltre che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso d’infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia.
Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene fatturato alla persona ricercata.
Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini statali). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.

Svizzera aperta “Speriamo non troppo”

Svizzera aperta “Speriamo non troppo”

Alcune considerazione alla vigilia dell’apertura delle frontiere

Svizzera aperta “Speriamo non troppo”

Da domani 15 giugno anche la Svizzera apre le sue frontiere a tutti i cittadini degli stati Schengen/AELS. Insomma: si riapre anche da noi, dopo che l’Italia aveva unilateralmente deciso già il 3 giugno scorso di permettere l’ingresso sul suo territorio. “Non è certamente stata una situazione ideale – afferma il Presidente del Governo cantonale Norman Gobbi. La Svizzera si è trovata di fronte al fatto compiuto con l’apertura da parte dell’Italia, quando ancora la situazione dei contagi a sud del Ticino non è sotto controllo”. Ora però siamo a meno di 24 ore dalla riapertura e non si può tornare indietro. “Certo. Vorrei però ribadire un aspetto che ho già sottolineato su queste colonne e nel corso di parecchie interviste su altri media: se vogliamo trattenere qualche cosa di positivo da tutta questa crisi che abbiamo e stiamo affrontando (sì, che stiamo ancora affrontando perché le conseguenze negative per l’economia e per le finanze pubbliche peseranno sulle nostre decisioni ancora per anni…) è quello legato, oltre che alla forte diminuzione della criminalità, al forte calo di padroncini e lavoratori in nero che circolano sulle strade ticinesi. È l’effetto del controllo accresciuto alle nostre frontiere, quello che le guardie di confine hanno potuto mettere in campo grazie anche alla chiusura dei valichi minori. Un controllo che da domani non potrà più avvenire negli stessi termini, ma che personalmente spero possa portare in futuro a un ripensamento a livello federale (dove hanno la competenza per farlo) della sistematica dei controlli ai valichi”.

In queste ultime settimane, da quando cioè sostanzialmente la nostra economia ha ripreso a girare al pieno regime, si è constatata comunque una forte diminuzione del traffico negli orari di punta (6-8, 17-19). “Esatto, con un forte beneficio anche per gli spostamenti dei lavoratori ticinesi. Mi ha fatto piacere nel corso di questa settimana leggere sul CdT una lettera di due imprenditori del Mendrisiotto (Nicola Medici e Mirko Puricelli) che sottolineavano proprio lo stesso tema: la diminuzione della presenza dei cosiddetti padroncini e di lavoratori stranieri senza permesso dà fiato alla nostra economia, a tutto il settore dell’artigianato in particolare, ma non solo. I due momò chiedevano ai consiglieri di Stato di “vigilare su questo aspetto (più controlli alla frontiera, ndr) e il risultato sarà automaticamente raggiunto”. Con me sfondano una porta aperta. Sono le orecchie di Berna che devono riuscire a sentire questa importante segnalazione che giunge dal Ticino. Avremo però un’altra opportunità per farci sentire: la votazione federale del 27 settembre sull’iniziativa UDC per la limitazione dell’immigrazione. Ma ne riparleremo”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Pene più severe per i violenti che aggrediscono la polizia

Pene più severe per i violenti che aggrediscono la polizia

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 10 giugno 2020 del Corriere del Ticino

Il Consiglio degli Stati inasprisce le misure nel caso di gravi atti contro i funzionari e disordini – La privazione della libertà diventerebbe la regola – La Federazione: «Le multe non hanno effetto» – Gobbi: «È anche un deterrente»

Mentre negli Stati Uniti non si placano le proteste per i metodi usati dalla polizia, in Svizzera si pone il problema di come sanzionare chi ricorre alla violenza contro le forze dell’ordine e funzionari pubblici in generale. Il Consiglio degli Stati ha deciso un giro di vite nell’ambito della revisione del diritto sanzionatorio. In futuro, chiunque partecipi a disordini commettendo danneggiamenti oppure aggredirà o minaccerà funzionari – poliziotti ma anche soccorritori o pompieri – rischierà sanzioni più severe. Su proposta del grigionese Stefan Engler (PPD), la Camera alta ha deciso di punire simili comportamenti con una pena detentiva di tre anni al massimo. Solo nei casi poco gravi l’autore verrebbe punito con una pena pecuniaria. «Lo Stato di diritto non deve essere disposto a tollerare la mancanza di rispetto e la crescente violenza contro gli agenti di polizia e i soccorritori», ha detto il «senatore». Il Consiglio federale e la maggioranza della commissione proponevano una pena di tre anni al massimo o una pena pecuniaria. Con la versione della minoranza però, la pena privativa della libertà diventerebbe la regola. Per quanto riguarda le infrazioni commesse in gruppo, tutti i partecipanti dovrebbero essere sanzionati con una pena di reclusione di tre anni al massimo (sanzione pecuniaria nei casi meno gravi). In sostanza, i giudici avrebbero meno margine di apprezzamento.

Anche nel caso di disordini l’ha spuntata ancora Engler, che propone una pena di tre anni al massimo per le persone colpevoli di violenze contro le persone o le proprietà. La commissione preparatoria prevedeva una pena detentiva minima di 120 giorni fino a tre anni o in alternativa una pena pecuniaria di almeno 120 aliquote giornaliere (oggi 30).

Per Engler è giunto il momento di lanciare un segnale: «Chi si prende la colpa per la nostra sicurezza può aspettarsi in cambio che noi gli guardiamo le spalle», ha detto, facendo anche riferimento al numero crescente di attacchi e di denunce da parte di funzionari: 750 nel 2000, 2.350 nel 2009, 3.521 nel 2019.

PIn fatto di violenze o insulti contro funzionari, Karin Keller-Sutter ha sostenuto che spesso le pene sono miti proprio perché il giudice, perlopiù, non è chiamato a decidere su casi gravi. Nel caso del teppismo da stadio, la direttrice del Dipartimento di giustizia e polizia ha difeso la versione del Governo. Lo strumentario per contrastare questo fenomeno esiste già, ha detto: «Si devono semplicemente applicare».

La decisione degli Stati ha preso le mosse da diverse proposte presentate negli ultimi anni per rendere più severo il regime sanzionatorio. Tra queste anche una petizione lanciata in Ticino dagli Amici delle forze polizia, che aveva raccolto più di 15.000 adesioni. «Nella pratica e nelle condanne decretate in passato è stato dimostrato che le multe hanno poco o nessun effetto. Nella sua decisione, il Consiglio degli Stati chiede che le gravi aggressioni fisiche contro gli agenti di polizia non siano più punite con pene pecuniarie, bensì con delle pene detentive. Oltre ad essere un atto dovuto, questa modifica avrebbe pure un effetto deterrente», dice da parte sua la Federazione svizzera dei funzionari di polizia. «Abbiamo cominciato questa campagna dieci anni fa», spiega il segretario Max Hofmann. «Il quadro giuridico sarebbe sufficiente, se solo i giudici applicassero le norme in maniera più severa. Ma finché questi continueranno ad agire solo nella primissima fase dell’ampio margine di apprezzamento di cui dispongono, non ne usciremo mai». Negli ultimi anni, commenta il capo del DI Norman Gobbi, coloro che a vario titolo sono chiamati a tutelare la sicurezza pubblica sono stati viepiù oggetto di attacchi. «Da un lato non si chiede una tutela speciale, ma il riconoscimento del lavoro svolto. Questa misura può anche essere un deterrente contro atti di violenza, diventati sempre più frequenti».

Il dossier passerà ora al Nazionale, dove potrebbe avere chance di passare. In dicembre la Camera bassa aveva accolto un’iniziativa di Marco Romano (PPD) per una pena detentiva minima per chi attacca, incita alla violenza o vi ricorre nei confronti di funzionari dello Stato.

Galleria del Ceneri, discoteche e spesa in Italia. Norman Gobbi a 360°

Galleria del Ceneri, discoteche e spesa in Italia. Norman Gobbi a 360°

Da www.tio.ch
I papiri letti da Christian Vitta? «Nei momenti liberi c’è spazio anche per le battute. Servono a scaricare la tensione».

Ritardi alla Galleria di base del Monte Ceneri, frontiere, spesa in Italia e il “dietro le quinte” del Governo durante la fase più acuta dell’emergenza coronavirus. Sono molti, talvolta anche parecchio diversi fra loro, gli argomenti toccati questa mattina dal presidente del Governo ticinese Norman Gobbi durante il morning show in onda sulle frequenze di Radio Ticino.
 
Pressione alle FFS – Sollecitato dai conduttori del programma radiofonico Angelo Chiello e Margherita Zanatta, Gobbi ha ricordato come non sia la galleria di base del Ceneri a non essere pronta, ma sono le opere accessorie che non sono state terminate. «Le aspettative sono tante, così come gli investimenti fatti. Ora metteremo sotto pressione le FFS in modo da accorciare i tempi e avvicinare l’apertura al mese di dicembre, come era stato preventivato», ha spiegato.

Apertura delle frontiere – Un altro argomento toccato è stato quello, tanto discusso in questi giorni, delle frontiere. La loro chiusura, ha sottolineato Gobbi, ha permesso praticamente di azzerare la criminalità nella zona di confine. Ci sono inoltre minori presenze di padroncini sul nostro territorio, «ciò che dà un po’ di aria agli artigiani ticinesi, confrontati negli ultimi anni a una forte concorrenza». «Bisogna ammetterlo – ha aggiunto – talvolta questi padroncini non pagano i contributi né di qua, né di là. Lavorano in nero».

Discoteche e spesa in Italia – Il presidente del Governo non ha mancato nemmeno di sottolineare il «controsenso» delle discoteche, che possono riaprire ma solo fino a mezzanotte: «Sono dei controsensi che ogni tanto ci sono nelle decisioni dell’autorità federale». Ma anche come il turismo degli acquisti non faccia per lui: «Quando vado in vacanza compro sempre qualcosa, ma andare apposta a fare la spesa no».

L’unione fa la forza – C’è stata infine anche l’occasione per parlare un po’ del dietro le quinte del Consiglio di Stato, in particolare di quando il suo predecessore Christian Vitta era costretto a leggere papiri interminabili relativi alla risoluzione governativa anti-Covid: «Siamo sempre riusciti a scaricare la tensione nei momenti liberi, facendoci reciproche battute, ma anche sostenendoci a vicenda», ha detto Gobbi. Che ha voluto sottolineare, ancora una volta, come il Governo in questo periodo sia stato unito e abbia lavorato come una squadra: «Questa è stata la nostra forza».

Italia “sconsigliata, non proibita”

Italia “sconsigliata, non proibita”

Da www.rsi.ch/news

Gobbi dopo le regole dettate da Berna: “No a controlli accresciuti sui residenti che rientrano” –
Quattrini: “Occhio alle differenze regionali e alle sanzioni”

“I viaggi verso l’Italia restano sconsigliati, ma non proibiti”. Parola di Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ticinese. Da domani (mercoledì) infatti i cittadini svizzeri, così come tutti i residenti, potranno recarsi in Italia praticamente senza restrizioni (spesa esclusa). Lo ha confermato la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) da Berna martedì pomeriggio e lo ha ribadito il presidente del Governo ticinese poco dopo a Bellinzona in conferenza stampa.

Gobbi ha sottolineato come le direttive emanate dalla SEM (vedi correlati), contenute nella seconda ordinanza Covid del Consiglio federale, valgano anche per il Ticino e sono le stesse in vigore nei confronti di Francia, Germania e Austria. Questi tre Paesi verranno declassati da quelli a rischio, come noto, a partire dal 15 giugno, quando si tornerà alla normalità di Schengen, “ma per l’Italia Berna non ha ancora deciso, potrebbe rientrare nella stessa tempistica se le cose vanno bene, il termine ultimo resta comunque il 6 luglio” ha sottolineato il presidente del Governo.

Anche sulla questione finora più fumosa, il rientro in Svizzera per chi si reca in Italia, Gobbi ha sottolineato che “potranno rientrare tutti gli svizzeri e gli stranieri con permesso C, B, L e i frontalieri”. Su precisa domanda ha pure affermato che “non ci saranno controlli accresciuti su chi rientra”. Anche le eventuali misure sanitarie dovrebbero venire applicate solo in caso di necessità e solo su categorie di persone a rischio, e “sono comunque competenza dell’Amministrazione federale delle dogane”. Sul divieto di spesa Gobbi ha specificato pure che “non è uno sgambetto ai ticinesi, ma si tratta di avere un’unitarietà di prassi in tutta la Svizzera, le regole sono infatti le stesse in vigore verso Francia, Germania e Austria”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Italia-%E2%80%9Csconsigliata-non-proibita%E2%80%9D-13096185.html

Ripartenza, frontiere e ricadute positive

Ripartenza, frontiere e ricadute positive

Riflessioni del Presidente del Governo 
La ripartenza, per quella che viene ormai già considerata la terza fase post crisi coronavirus, è di quelle sparate. Sembra almeno questo il pensiero del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: “Ammetto che le decisioni delle ultime due settimane del Consiglio federale ci stanno traghettando fuori dalla crisi a passo di corsa. In Ticino avremmo voluto un po’ più di prudenza, ma posso capire le decisioni di Berna, confrontata con situazioni nei vari Cantoni e Regioni svizzere molto differenziate. In alcuni Cantoni soprattutto della Svizzera tedesca la pandemia ha colpito molto meno pesantemente che in Ticino e Romandia”, sottolinea Norman Gobbi. “Anche in Ticino c’è voglia di ripartenza e di normalità, soprattutto ora con la bella stagione. In settimana ho usato ancora la metafora di chi va in montagna per lanciare un messaggio: siamo arrivati in cima alla montagna; ora si tratta di ridiscendere, di tornare a casa. Siamo stanchi, le gambe ci fanno male: è il momento di fare molta attenzione per non inciampare e magari fare brutte cadute. Tutte le misure di allentamento già decretate o che entreranno in vigore il 6 giugno non devono farci dimenticare che il virus è ancora presente. Dobbiamo mettere in pratica le misure consigliate di protezione personale e di protezione verso gli altri: distanza sociale, disinfezione e lavaggio delle mani, mascherina in ambienti chiusi quando non si possono mantenere le distanze. Dobbiamo essere prudenti, ma non avere paura in questa fase”.
Uno degli aspetti più controversi è quello dell’apertura delle frontiere con l’Italia. “Beh, qui abbiamo assistito a una fuga in avanti da parte dell’Italia che ha del clamoroso, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Gli italiani non possono ancora spostarsi tra Regione e Regione (questo almeno sino a venerdì 29 maggio, ndr) e il loro primo ministro annunciava già l’apertura delle frontiere con gli altri Stati! Senza poi alcun avviso, collaborazione o intesa con queste altre Nazioni, Svizzera compresa”. La consigliera federale Keller-Sutter, responsabile di Dipartimento di Giustizia e Polizia, ha subito dichiarato unilaterale questa decisione italiana, chiedendo più tempo per contrattare questa apertura dei confini. “Esatto, ed è quanto ho detto in qualità di presidente del Governo. Peccato che poi alcune persone qui in Ticino non abbiano trovato di meglio che attaccarmi in modo strumentale in quanto leghista. Ma non fa nulla. Rimane la sostanza e un paio di considerazioni personali. La sostanza: prima di riaprire con l’Italia, la Svizzera (non il leghista Gobbi…) vuole capire bene la situazione della curva dei contagi e di quanto accade in Lombardia e Piemonte e nelle altre Regioni. Le considerazioni personali: 1) constato che la parziale chiusura della frontiera ha praticamente azzerato la criminalità (e questo è un dato di fatto). 2) Ritengo che vi siano situazioni di affetti negati per la chiusura delle frontiere che vanno risolte al più presto. E abbiamo chiesto a Berna di fare qualcosa. 3) La chiusura, o comunque i controlli alle dogane hanno impedito ai “padroncini” italiani e a eventuali lavoratori in nero di venire in Ticino a fare concorrenza sleale ai nostri artigiani nel ramo dell’edilizia e non solo. Una boccata d’ossigeno per questo settore dell’economia ticinese che ha potuto riprendere l’attività dopo il blocco imposto per questioni sanitarie in modo un po’ più sostenuto. Anche su queste considerazioni invito i ticinesi a riflettere”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.