Orco, lupo o saresette bagnate rosse?

Orco, lupo o saresette bagnate rosse?

Dopo avermi definito “l’orco cattivo” del Canton Ticino, ecco che il Partito socialista – bramoso di poter attaccare i leghisti – nel recente caso del ragazzo statunitense a Locarno mi fa diventare addirittura un lupo, con questa loro affermazione “Norman Gobbi perde il pelo ma non il vizio”.

Prima di entrare nel merito, ricordo che anche in questa situazione si è trattato di azioni compiute seguendo le procedure e rispettando la legge; nel caso odierno di Locarno gli accertamenti non vessatori sono stati effettuati da un organo comunale, che solo con particolari voli pindarici (o per crassa malafede o pura disinformazione) è riconducibile al mio Dipartimento e per estensione alla mia persona. Situazioni ordinarie diventate casi politici solo grazie a informazioni non verificate e distorte sistematicamente da un partito per screditarmi, sempre e comunque; e poco conta la veridicità dei fatti.

Oggi, in un suo comunicato ufficiale il Partito socialista si rifà ad un articolo de “La Regione”, riprendendo dei fatti riportati da una persona non presente durante l’accertamento di polizia e tutt’altro che verificati dal giornalista prima della pubblicazione, come si può desumere confrontando il testo dell’articolo odierno con il comunicato della Polizia comunale della Città di Locarno. Il PS giunge quindi a conclusioni errate e salta subito all’occhio come le informazioni da loro usate per muovermi tale accusa non corrispondano al vero, purtroppo per loro.

Non mi sono mai tirato indietro davanti a problemi e scandali riconducibili al lavoro dei miei collaboratori, di cui sono e mi sento responsabile. E alla fine di questa storia, tutto finisce con il solito piccolo strepito di sarasette bagnate rosse.

NG

Ecco il comunicato della Polcom della Città di Locarno: 

Il Comando della Polizia della Città di Locarno, letti gli articoli diffusi a mezzo stampa e sui portali online, intende chiarire alcuni punti che sono apparsi a dir poco forvianti sull’operato degli Agenti, i quali si sono limitati ad agire nelle proprie competenze e nel rispetto delle leggi.
Il controllo effettuato presso la scuola speciale con sede al liceo cantonale di Locarno, è avvenuto dopo contatto con il vice direttore, che ha provveduto di persona a rintracciare la docente. Nessuno si è mai presentato in aula gettando scompiglio o tantomeno effettuando un blitz. Nessuno ha mai contattato di persona il ragazzo, che probabilmente resterà più sconvolto dal trambusto mediatico creato, che da una semplice visita di due Agenti di Polizia, volta ad assumere informazioni presso la Direzione della Scuola.
Il contatto con la docente è avvenuto all’esterno della classe e verteva unicamente alla verifica che il ragazzo frequentasse l’anno scolastico.
Si trattava unicamente, su richiesta dell’Ufficio controllo abitanti, di verificare la presenza del ragazzo. Una volta accertata la quale l’intervento presso la scuola è terminato e gli agenti hanno steso il relativo rapporto alle autorità competenti.

Sulla sicurezza e il rispetto dei cittadini non si può ironizzare

Sulla sicurezza e il rispetto dei cittadini non si può ironizzare

Personalmente non pensavo che il quotidiano La Regione utilizzasse la lettera di risposta che il sottoscritto ha inviato al Segretario di Stato per la migrazione Mario Gattiker per strumentalizzare la misura introdotta dal mio Dipartimento lo scorso aprile relativa all’obbligo di presentazione del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rinnovo e il rilascio dei permessi di dimora B e di lavoratore frontaliere G. Innanzitutto, tengo a spegnere il taglio ironico con cui La Regione ha tendenziosamente impostato l’intero articolo pubblicato oggi. Dire infatti che “si scopre solo oggi” la natura straordinaria e temporanea della mia decisione è falso, dato che più volte ho ribadito la straordinarietà della misura, legata appunto al contesto straordinario vissuto negli ultimi mesi a livello di sicurezza. Sicurezza, un argomento messo in dubbio dal quotidiano, che cita alcuni passaggi dell’editoriale con il quale, come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, introducevo ad inizio anno il Rapporto d’attività 2014 della Polizia cantonale.
Le cifre estrapolate dal Rapporto e riportate nell’articolo sono parziali e non dicono tutto. Ad esempio, non considerano la criminalità economica, che non è diminuita rispetto al 2013, e che danneggia fortemente l’immagine della nostra piazza finanziaria. E soprattutto ben si son guardati di indicare la provenienza degli autori di questi reati quali truffa, appropriazione indebita, amministrazione infedele e falsità in documenti: il 61% di loro sono cittadini stranieri, con oltre la metà di questi reati commessi da persone di nazionalità italiana; inoltre, non considerano che la criminalità in generale è diminuita solo grazie ai notevoli sforzi messi in campo dal nostro Cantone nel globale, e dal Dipartimento diretto dal sottoscritto nel particolare. 

Non sto ad elencare le misure introdotte perché sono sicuro che tutti se le ricordano; i media le hanno riportate più volte e sono state parte integrante del dibattito politico della scorsa legislatura cantonale e dell’attuale legislatura federale. Aggiungo però che fra quelle misure è integrato anche l’obbligo di presentazione del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti. Analizzare quest’ultimo come se fosse un provvedimento a sé rappresenta un esercizio miope e fuorviante. Il provvedimento è, e così è sempre stato dichiaratamente, una misura straordinaria. Di fronte a situazioni come quelle vissute dal Ticino negli ultimi mesi, le misure introdotte devono poter essere accompagnate – e questo è un aspetto che ho ricordato alle Autorità federali – da misure straordinarie che permettano di continuare a garantire la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone e di tutti i suoi cittadini.

Sulla sicurezza non bisogna mai abbassare la guardia. In qualità di responsabile politico e istituzionale della sicurezza nel nostro Cantone, il sottoscritto deve pensare alla tranquillità di tutti i cittadini, messa a repentaglio da persone che approfittano del contesto d’apertura – ahimè causato dagli accordi internazionali firmati dal nostro Paese – per entrare a delinquere sul nostro territorio. Sicurezza e tranquillità che, nel caso di questa misura, fanno rima con rispetto. Rispetto per tutti i Ticinesi ma anche per tutti i cittadini stranieri che vogliono dimorare o lavorare onestamente nel nostro Cantone, e che sono quindi anch’essi tutelati dalla mia decisione (prova ne è che nessuno si è lamentato, anzi). Sulla sicurezza e il rispetto dei cittadini non si può ironizzare; ed è proprio per questo che ho difeso e continuerò a difendere la mia decisione presso le Autorità federali, così come presso quelle europee e italiane.

Se questo mio comportamento non trova l’approvazione di alcune testate giornalistiche come La Regione o Il Caffé, pazienza. La sicurezza e il benessere del Popolo ticinese sono sempre state fra le mie priorità. Obiettivi a cui mi sono dedicato nella passata legislatura (durante la quale ho deciso l’introduzione di questo provvedimento, e se ne stiamo ancora discutendo significa che non si è trattato, come supposto da qualcuno, di una manovra elettorale), assicurando al cittadino che lo avrei fatto anche se mi avesse concesso un secondo mandato. Il Popolo ticinese mi ha confermato la sua fiducia, al di là di ogni dubbio. Non tenere fede a quanto detto in campagna elettorale sarebbe stato deludente e irriverente per chi mi ha sostenuto con il suo voto. È per questo che adotterò ogni provvedimento che riterrò necessario, anche se scomodo ad alcuni ambienti, per aumentare il livello della sicurezza nel nostro Cantone.

Norman Gobbi

Gobbi risponde picche a Berna

Gobbi risponde picche a Berna

Da ticinonews.ch l Il consigliere di Stato ha risposto a Mario Gattiker. “Le comunico che sui permessi non intendo fare marcia indietro”.

“Le comunico che non intendo farlo.” Così il consigliere di Stato Norman Gobbi ha risposto al segretario di Stato della migrazione Mario Gattiker, che con una missiva inviata a Bellinzona durante lo scorso mese di giugno gli aveva chiesto di abolire la richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio dei permessi B (dimoranti) e G (frontalieri).

Nella sua risposta, riportata oggi dal Corriere del Ticino, Gobbi fa presente a Gattiker che “occorre relativizzare la portata discriminante della misura – un aspetto fin troppo enfatizzato dalle autorità italiane – in quanto essa si applica a tutti i cittadini UE/AELS, indipendentemente dalla loro nazionalità.”

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ricorda inoltre che la misura è volta a tutelare la sicurezza e non a limitare l’esercizio di libera circolazione: “Quale responsabile politico e istituzionale della sicurezza nel Canton Ticino, non posso permettere che vengano a ripresentarsi situazioni di disagio come quelle vissute negli scorsi mesi, situazioni che, oltre a mettere a repentaglio la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone, denotano una mancanza di rispetto sia nei confronti dei cittadini del nostro Paese, sia delle persone straniere che vogliono dimorare e lavorare onestamente sul suolo elvetico.”

Gobbi conclude ribadendo che si tratta di una misura a titolo provvisorio “che verrà rivalutata nel corso dell’autunno, quando disporremo di elementi oggettivi e dati statistici riscontrabili”.

http://www.ticinonews.ch/ticino/247560/gobbi-risponde-picche-a-berna

Gobbi a Robbiani sulle revoche dei permessi: “Il concetto è chiaro: lo straniero che vuole risiedere da noi, deve disporre dei mezzi sufficienti”

Gobbi a Robbiani sulle revoche dei permessi: “Il concetto è chiaro: lo straniero che vuole risiedere da noi, deve disporre dei mezzi sufficienti”

Da liberatv.ch l Dopo le pesanti accuse lanciate dal segretario dell’OCST, ecco la replica del ministro: “La Legge federale sugli stranieri prevede la possibilità di revocare i permessi, allorquando lo straniero o una persona a suo carico dipende dall’aiuto sociale”

Norman Gobbi risponde a Meinrado Robbiani: la prassi adottata dal Dipartimento delle Istituzioni sulle revoche dei permessi di residenza e di domicilio è corretta. Il Consigliere di Stato leghista affida ad una nota stampa le sue puntualizzazioni, dopo che il segretario dell’OCST aveva pesantemente attaccato il DI con una presa di posizione inviata alle redazioni nel primo pomeriggio (leggi articolo correlato).

Una presa di posizione, si legge in un comunicato del Dipartimento di Gobbi, “nel quale è messa in dubbio la legalità della prassi adottata nei confronti dei cittadini stranieri con permessi di dimora e di domicilio a beneficio di assegni familiari integrativi (AFI) e di assegni di prima infanzia (API)”.
“In primo luogo – sottolinea il DI – va rammentato come la Legge federale sugli stranieri prevede la possibilità di revocare i permessi, allorquando lo straniero o una persona a suo carico dipende dall’aiuto sociale. In questo senso, va precisato che sia il Consiglio di Stato che il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite dell’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione, applicano la giurisprudenza del Tribunale cantonale amministrativo, che ha confermato la prassi adottata dal Governo in materia. Nello specifico, in una recente decisione non ancora pubblicata e oggetto di ricorso al Tribunale federale, il Tribunale cantonale amministrativo, chinandosi sulla questione volta a chiarire la natura degli assegni familiari integrativi (AFI) e degli assegni di prima infanzia (API), ha ribadito come, essendo lo scopo degli stessi quello di coprire il fabbisogno della famiglia, devono di conseguenza essere considerati come delle prestazioni sociali che perseguono scopi assistenziali”.

“Il Dipartimento delle istituzioni – termina la nota – tiene quindi a sottolineare la conformità dell’operato della Sezione della popolazione alla giurisprudenza del Tribunale cantonale amministrativo, nell’attesa di una decisione definitiva da parte dell’Alta Corte federale, ad oggi non ancora pervenuta”.
E poco dopo la diffusione del comunicato, il ministro leghista ha pubblicato su Facebook un post dove chiarisce ancor meglio il suo pensiero: “L’OCST ha attaccato oggi il mio Dipartimento, reo secondo loro di aver adottato, addirittura con la copertura del Consiglio di Stato, una procedura discriminatoria e arbitraria nei confronti dei cittadini stranieri con figli, che sono minacciati di revoca del loro permesso di dimora o di domicilio, siccome beneficiano degli aiuti sociali. Alla loro richiesta di chiarezza, rispondo con le tante sentenze del Tribunale cantonale amministrativo che confermano la prassi adottata dal Consiglio di Stato e dall’Ufficio della migrazione del mio Dipartimento. Il concetto è chiaro: lo straniero che vuole risiedere nel nostro Paese, deve disporre dei mezzi sufficienti.

http://www.liberatv.ch/articolo/30453/gobbi-robbiani-sulle-revoche-dei-permessi-il-concetto-è-chiaro-lo-straniero-che-vuole

Quadri: “Gobbi ha fatto benissimo”

Quadri: “Gobbi ha fatto benissimo”

Dal Mattino della domenica, 12.04.2015
Vuoi il permesso B o G? Prima mostra l’estratto del casellario giudiziale

Il consigliere nazionale leghista, autore già nel 2013 di una mozione al Consiglio federale per il ritorno ai controlli sistematici dei prece­denti penali dei cittadini UE che vogliono dimorare in Svizzera: “Finalmente si ha il coraggio di dare la priorità agli interessi dei ticinesi e non all’applicazione pedissequa di clausole balorde che siamo i soli a rispettare”

Il Consigliere di Stato leghista Norman Gobbi ha preso una decisione impor­tante. Da inizio aprile, per ottenere un permesso B (dimora) o G (frontaliere) il richiedente deve allegare un estratto del casellario giudiziale, datato di al massimo tre mesi. Niente estratto? Niente permesso.

Il tema non è nuovo in casa Lega. Nell’aprile 2013 il Consigliere nazio­nale leghista Lorenzo Quadri depo­sitò una mozione al Consiglio federale chiedendo per l’appunto il ritorno alla richiesta sistematica del casellario giu­diziale, decaduta a seguito della deva­stante libera circolazione delle persone.

Come valuta Quadri la decisione del Direttore del dipartimento delle Isti­tuzioni?

In modo molto positivo, ovviamente. E’ una decisione benvenuta e necessaria. Gobbi ha avuto il coraggio di infran­gere il muro del “sa po’mia”. Forse la novità introdotta non sarà del tutto in linea con i disposti della devastante li­bera circolazione delle persone. L’ap­posita direttiva UE prevede infatti che la richiesta di informazioni sui prece­denti penali dello straniero che chiede di dimorare in Svizzera non può essere sistematica. Ma poco importa. La si­curezza del Ticino è evidentemente prioritaria rispetto all’applicazione pedissequa di accordi che il popolo ti­cinese non ha mai approvato. Quindi, si cominci a richiedere sempre l’estratto del casellario giudiziale. Che non sarà una garanzia assoluta, visto che le modalità d’iscrizione ed i tempi di cancellazione variano da paese a paese; ma è comunque un bell’aiuto in più. Del resto, qualsiasi paese UE nella nostra posizione avrebbe fatto ciò che ha fatto Gobbi. Spero che, in generale, questo sia solo un primo passo. Basta con il garan­tismo autolesionista. Si abbia il coraggio di pren­dere delle decisioni nel­l’interesse del paese. Anche a costo di perdere qualche ricorso.

Appunto: i ricorsi. E se ce ne fossero?

Si vedrà se ce ne saranno. Del resto, voglio proprio vedere chi adirà le vie le­gali per non presentare l’estratto richiesto. Solo chi ha qualcosa da na­scondere. Quindi, giusto che gli venga negato il permesso. Del resto sap­piamo bene che una volta concesso, il permesso B o G è assai difficile da riti­rare. Anche quando si scopre che i titolari hanno commesso gravi reati in patria. Si impone dunque estrema prudenza al mo­mento del rilascio.

Lei ha presentato una mozione al Consiglio federale chiedendo il ri­torno alla richiesta sistematica del­l’estratto del casellario giudiziale prima del rilascio del permesso. A che punto è l’esame?

La mozione è del 17 aprile 2013. Il go­verno, “naturalmente”, ha espresso parere contrario. Il Consiglio nazio­nale non l’ha ancora esaminata. E non è detto che esprima una posizione di­versa rispetto a quella dell’esecutivo.

Il PLR accusa Gobbi di aver “copiato” una sua mozione…

Il PLR, abituato a fare po­litica con la Xerox (prima denigra le proposte “po­puliste e xenofobe” della Lega, poi le fotocopia) ha perso un’occasione per tacere. Allora io dico che il PLR ha copiato la mia mozione a Berna, visto che quella inoltrata dal­l’ex partitone in Gran Consiglio è del settembre 2013, mentre la mia è di 5 mesi prima.

Questo tanto per mettere i puntini sulle “i”. Comun­que, al di là dei diritti di primogenitura, l’impor­tante è che i controlli si facciano. Perché, ormai è ampiamente dimostrato, la libera circolazione delle persone ha mandato a ra­mengo non solo il nostro mercato del lavoro, ma anche la nostra sicurezza. Pretendere di far fede ad autocertificazioni in mate­ria di precedenti penali è una barzelletta. Ogni delinquente stra­niero che, grazie alla nuova prassi in­trodotta da Norman Gobbi, non otterrà di trasferirsi in Svizzera, sarà un suc­cesso.

Il perché di una decisione coraggiosa

Chi non ricorda Raffaele Sollecito, che ha ottenuto un permesso B nel nostro Cantone, omettendo nell’autocertificazione dei precedenti penali di indicare la sua situazione aperta con la giustizia italiana? Oppure il caso dell’ex operaio frontaliere delle officine FFS di Bellinzona, sospettato di essere a capo di una cellula locale della Ndrangheta? O ancora, il giovane italo-dominicano che ha aggredito brutalmente un sessantenne di Gordola, un giovane criminale che era già stato condannato nel nostro Paese a un anno di reclusione, oltre che implicato in una lunga serie di reati gravi, ma malgrado ciò, sempre residente sul nostro territorio? Tutti questi sono esempi che ci dicono che il sistema di controllo dei permessi per stranieri non funzionava e che occorreva quindi intervenire con i necessari correttivi.

Dall’inizio del mio mandato quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, responsabile dell’autorità cantonale che si occupa della concessione dei permessi, ho sin da subito cercato dei correttivi a questo genere di situazioni che tanto fanno indignare i cittadini, creando incredulità e confusione.

Nel settembre 2013, per evitare il ripresentarsi di situazioni come quella di Raffaele Sollecito, Christian Vitta per il Gruppo PLR, aveva presentato una mozione volta al miglioramento della procedura per la concessione di permessi di dimora, postulando una serie di verifiche e provvedimenti. Poiché nel frattempo erano già in atto dei correttivi da parte del mio Dipartimento, alla medesima è stata data risposta il dicembre scorso, invitando il Parlamento a respingerla. Inoltre, alcune misure proposte, come quella della deroga al diritto dei cittadini europei di ottenere un permesso di dimora per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza e di pubblica sanità, erano state ritenute improponibili, siccome non conformi all’Accordo sulla libera circolazione. Ottenere l’estratto del casellario giudiziale per motivi legati all’ordine e alla sicurezza pubblici deve difatti essere giustificato da fatti concreti.

Una risposta questa, corretta giuridicamente, ma difficilmente condivisibile quando accadono degli episodi criminali come quello di Novazzano. E questa risposta mi riporta all’inizio del mio mandato nel 2011, quando chiesi di sostituire l’inutile autocertificazione con la presentazione dell’estratto del casellario giudiziale del Paese di provenienza del richiedente, così da poter valutare gli eventuali precedenti. La risposta da parte dei giuristi del Dipartimento fu chiara, non si poteva fare poiché occorreva attenersi a quanto disposto dall’Accordo sulla libera circolazione, che non permette la richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale. Questo “no”, ripetutomi tante volte come un mantra in questi quattro anni, non mi ha comunque dissuaso dall’intervenire per correggere la situazione.
E allora ho messo in atto una vera e propria strategia di controllo volta a contrastare efficacemente le situazioni di abuso: abbiamo incrementato i controlli ridefinendo le priorità operative dell’Ufficio della migrazione, abbiamo favorito lo scambio di informazioni tra le varie autorità cantonali (in particolare: Polizia, Istituto delle assicurazioni sociali, Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, Ufficio delle prestazioni complementari, Cassa cantonale di compensazione per gli assegni AFI/API, Sezione del lavoro per il tramite degli Uffici di collocamento, ecc.), abbiamo altresì sensibilizzato i Comuni a segnalare casi dubbi, fornendo loro anche una linea telefonica preferenziale per farlo. Ho poi voluto che la richiesta di rinnovo o concessione dei permessi comprendesse della documentazione aggiuntiva, quale il contratto di lavoro, l’indicazione dello stipendio preciso, il contratto di affitto e la dichiarazione del proprietario dell’alloggio d’essere d’accordo che altre persone straniere, oltre al locatore, vivano nell’appartamento, tutta documentazione che Berna e Bruxelles ci hanno cortesemente invitato in più occasioni a non richiedere. Ho inoltre riorganizzato l’Ufficio della migrazione creando un servizio specifico che monitora i casi dubbi segnalati da varie autorità cantonali, ma anche dai tanti cittadini sensibili agli abusi. E questo nuovo servizio sta svolgendo con profitto il proprio importante compito: dall’inizio della propria attività il 1. ottobre 2014 a fine febbraio, in soli cinque mesi, il Settore giuridico ha esaminato 415 pratiche, che in 37 casi hanno portato alla revoca del permesso di soggiorno, mentre in 18 casi si è proceduto a non rinnovare oppure a non rilasciare un permesso. Le decisioni di ammonimento emesse, il primo passo verso una revoca o non rinnovo, sono inoltre state oltre 500.

Tutte misure queste, che stanno dando i loro frutti. Ma non basta. Non basta perché ancora la scorsa settimana è avvenuto quanto non deve accadere. Tra i presunti autori della rapina di Novazzano, vi erano degli stranieri beneficiari di un permesso B, oltretutto, uno dei quali con un permesso revocato e peraltro, condannato per un reato simile in passato. E allora, questo ennesimo caso mi ha portato ad andare oltre ai tanti “no, non si può fare” e a prendere una decisione coraggiosa, andando così oltre ai limiti restrittivi imposti dall’Accordo sulla libera circolazione, come ha saputo fare il Popolo svizzero, e il 68% dei Ticinesi, accettando l’iniziatica del 9 febbraio 2014. Da inizio aprile, i cittadini stranieri che chiedono il rilascio oppure il rinnovo di un permesso di dimora (B) o di un permesso per frontalieri (G) devono dunque allegare alla domanda anche il certificato del casellario giudiziale del loro Paese di provenienza. Un provvedimento straordinario, che ho ordinato per tutelare la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro Cantone e dei Ticinesi, ben cosciente che questa limitazione dei diritti conferiti dall’Accordo sulla libera circolazione, giuridicamente, sia discutibile. Un provvedimento di polizia forse azzardato, motivato tuttavia dalla minaccia che costituiscono personaggi come quelli della rapina di Novazzano per la nostra sicurezza.
Alcuni casi accertati nelle ultime settimane, e, da ultimo, la rapina di Novazzano, hanno dimostrato come per tutelare i cittadini ticinesi e il nostro territorio, occorreva intervenire con ulteriori provvedimenti eccezionali e quindi con decisioni ferme. Il dicembre scorso, quando abbiamo presentato la risposta alla mozione Vitta, la situazione non era ancora giunta al punto da giustificare una misura del genere.

Leggo la fermezza con cui Christian Vitta è intervenuto nel dibattito in modo positivo. Non posso quindi che compiacermi, se Christian Vitta, il Gruppo PLR, così pure tutti gli altri esponenti politici, sapranno sostenermi anche di fronte a Berna, in questa mia decisione coraggiosa, benché scomoda, a tutela della sicurezza dei Ticinesi. Mi aspetto inoltre che in futuro, sia in Governo sia in Parlamento, i rappresentanti del PLR sosterranno le misure che dovranno essere introdotte a tutela della sicurezza del Ticino e Ticinesi senza troppe remore, anche se queste andranno a infastidire o a contrariare i sostenitori degli accordi bilaterali a ogni costo.

Le imprecisioni di Natalia Ferrara Micocci

Le imprecisioni di Natalia Ferrara Micocci

Purtroppo non ho avuto il piacere di seguirla in diretta, ma diverse persone mi hanno riferito dell’intervista della signora Ferrara Micocci, candidata al Consiglio di Stato per il PLR, durante la trasmissione online di Ticinonews “A tu per tu”. Rispondendo a una domanda posta dal pubblico a casa, la candidata ha affermato che negli ultimi quattro anni il sottoscritto, e di riflesso il Dipartimento delle istituzioni, non ha fatto nulla di significativo. Nessun progetto, nessuna riforma. Ora, visto che la campagna elettorale in casa PLR è già iniziata da molto – troppo! – tempo, posso anche comprendere la tendenza a strumentalizzare la discussione, ma non posso tollerare che il lavoro svolto con grande impegno dal sottoscritto e dai collaboratori del mio Dipartimento venga denigrato in questo modo.

Che una già Procuratrice pubblica, riduca l’importante progetto di riorganizzazione della giustizia cantonale denominato “Giustizia 2018” a un semplice “spostamento di uffici” è un’affermazione errata. Essa denota l’assenza di conoscenza delle attività legate all’amministrazione della giustizia portate avanti dal Dipartimento delle istituzioni, oltre che ad una mancanza di rispetto nei confronti dei suoi ex colleghi procuratori, giudici, avvocati e di tutti coloro che in questi anni hanno partecipato attivamente ai gruppi di lavoro che hanno contribuito ad elaborare una serie di misure volte a migliorare l’efficienza e l’efficacia del potere giudiziario. Tanti professionisti che hanno messo a disposizione il loro tempo e le loro energie con un unico scopo: concretizzare un apparato giudiziario moderno, a beneficio dei cittadini. “Giustizia 2018” è un progetto che ho fortemente voluto e a cui tengo molto. Anche nei mesi che precedono le elezioni, periodo durante il quale sarebbe facile e forse politicamente più pagante per il candidato in corsa se i dossier rimanessero chiusi nei cassetti, mi sto prodigando, assieme ai miei collaboratori, alfine di concretizzare le proposte formulate dai vari gruppi di lavoro; proposte tangibili, che possono anche dividere e a proposito delle quali si può naturalmente discutere, ma che perseguono sempre l’obiettivo di dare una giustizia migliore ai cittadini.

Per quanto concerne il rilascio dei permessi, altro argomento sul quale la signora Ferrara Micocci ha indicato la sua soluzione, vi è alla base un problema legato agli Accordi bilaterali, contro i quali la Lega dei ticinesi ha sempre combattuto a viso aperto. Questi accordi infatti non permettono – e questo la signora Ferrara Micocci in qualità di avvocato lo sa sicuramente molto bene – un controllo sistematico dei precedenti penali di tutte le persone che richiedono un permesso. In questi quattro anni, il Dipartimento delle istituzioni ha però dato priorità alla qualità degli accertamenti sui singoli dossier, ottenendo risultati importanti. Ad esempio, negli scorsi quattro mesi, come riportato dai quotidiani settimana scorsa, ben prima dell’intervista “A tu per tu”, i controlli sui permessi B hanno consentito di rilevare una cinquantina di abusi, trenta dei quali hanno portato alla revoca del permesso; inoltre, è stato sviluppato un efficace sistema di collaborazione tra le autorità cantonali e quelle comunali, che favorisce un continuo scambio di informazioni. Quanto al fatto che i permessi in Ticino vengano concessi in tempi record, mi piacerebbe sapere quali siano le sue fonti, poiché gli attuali tempi di attesa si aggirano sui tre mesi.

Per non aprire poi il capitolo sulla sicurezza, dove sono state investite molte energie e risorse, e dove i risultati sono tangibili, e sui quali potremo esprimerci nelle prossime settimane. Nel frattempo vi rimando alla pagina specifica del mio sito in fondo a questo articolo.

“Soluzioni senza scorciatoie”, recita uno dei miei slogan. Questo poiché il Ticino sarà confrontato nell’avvenire a sfide complesse e per le quali non esistono soluzioni magiche. Occorrerà avere il coraggio di affrontare questo percorso difficile attraverso un lavoro costante, com’è stato fatto dal mio Dipartimento in questa legislatura, checché ne dica la signora Ferrara Micocci. Un lavoro svolto da tutti con grande impegno e sempre focalizzato su un unico obiettivo: accrescere la fiducia del Popolo ticinese nei confronti delle istituzioni del nostro Cantone e, soprattutto, portare un servizio di valore a tutti i cittadini!

Per ulteriori dettagli sulle misure intraprese su permessi e sicurezza, cliccate sui seguenti link:
http://www.vais.ch/supernorman-contro-le-residenze-fittizie-50-permessi-facili-revocati-e-la-battaglia-continua/
http://www.vais.ch/sicurezza/

9 febbraio, Berna ubbidisca!

9 febbraio, Berna ubbidisca!

Immigrazione di massa : il tempo del le chiacchiere è finito . È passato un anno e ancora c’è chi mette in dubbio le scelte del Popolo! Nei 4 anni che ho passato in Consiglio di Stato ho imparato a districarmi fra i complessi meccanismi che regolano l’attività politica, ho imparato ad anticipare i sotterfugi e i giochi di potere, così da concretizzare pure proposte osteggiate da forze politiche o da lobby avverse.

Alcuni esempi sono l’aumento degli agenti di Polizia (investimento necessario per aumentare ulteriormente la sicurezza e combattere i furti con ancor più efficacia), la razionalizzazione della giustizia, l’aumento dei posti di lavoro nelle Valli e tanti altri temi che per un motivo o per l’altro erano combattuti da determinati gruppi d’interesse. Per quanto riguarda l’attuazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, per la quale mi sono battuto con tutte le mie forze, sono però preoccupato. In questo caso, non siamo confrontati ai consueti subdoli stratagemmi per salvare “cadreghe”, ma a spudorati tentativi di rovesciare una decisione popolare e di far prevalere la volontà della minoranza rispetto a quella della maggioranza.

Davanti a un simile problema non si tratta più di anticipare il gioco sporco degli avversari, ma di difendere la supremazia assoluta della volontà popolare. È inammissibile che, a distanza di un anno, vi siano ancora politici che chiedono di rivotare, è inammissibile che a distanza di un anno vi siano ancora forze politiche che chiedono al Consiglio federale ad applicare una versione light dell’iniziativa, è inammissibile che la volontà popolare sia messa da parte!

Come Consigliere di Stato combatto costantemente contro quest’aberrazione della democrazia: l’ho fatto in passato, lo faccio ora e continuerò a farlo in futuro. Perché la supremazia popolare rimanga il principio base della nostra democrazia, bisogna però che vi sia una reazione compatta di tutti, anche del Popolo. Questo è un momento cruciale, in quanto il legislatore federale sta ultimando il quadro legislativo che tradurrà in pratica l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. È quindi adesso che il Ticino deve rimanere compatto e determinato, così da sostenere unanimemente e con vigore la volontà popolare e le proprie rivendicazioni.

Questo è importantissimo, perché l’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa è indispensabile per tornare a gestire l’immigrazione secondo i nostri effettivi bisogni e per liberarci dai diktat dell’Unione europea, a causa dei quali i Cantoni non dispongono più di alcun margine di manovra. Dunque a chi dice “bisogna rivotare” dobbiamo rispondere tutti un chiaro “NO!” senza se e senza ma, perché ol Popolo ha già deciso!

Norman Gobbi
L’INIZIATIVA APPROVATA DAL POPOLO

Impedire all’Unione europea di gestire l’immigrazione nel nostro paese e reintrodurre il sistema per cui l’entrata di lavoratori stranieri nel nostro territorio sia concessa unica- mente quando è dimostrata un effettivo bisogno. Questo è — in sostanza — il principio votato dal Popolo il 9 febbraio 2014. Appena sarà in vigore si tornerà quindi ad applicare il sistema in vigore prima degli accordi bilaterali, quando i frontalieri erano la metà e quando la disoccupazione era nettamente più bassa.

COSA CAMBIERÀ

• Un lavoratore proveniente dall’estero potrà essere assunto solo se non ci sarà nessuno svizzero disponibile.
• Verranno introdotti dei contingenti, ovvero dei tetti massimi al numero di lavoratori stranieri.
• Il numero di frontalieri si abbasserà.
• La pressione sui salari calerà (meno dumping salariale!).
• Meno disoccupazione e meno traffico.

Gobbi: “In Svizzera il popolo è sovrano. E vuole rispedire a casa i criminali stranieri”

Gobbi: “In Svizzera il popolo è sovrano. E vuole rispedire a casa i criminali stranieri”

Settimane interessanti sul fronte della sicurezza a livello federale. Da un lato le Camere hanno ap­provato il postulato della nostra Consigliera nazionale Roberta Pantani per la chiusura notturna dei valichi di frontiera secondari, allo scopo di aumentare la sicu­rezza nelle zone di confine. D’al­tro lato le Camere hanno sì adottato un testo per l’applica­zione dell’articolo costituzionale votato dal Popolo nel 2010 per l’espulsione dei criminali stra­nieri, ma l’hanno ammorbidito ri­spetto alle aspettative di iniziativisti e popolazione.

Varano verso l’espulsione

Varano verso l’espulsione

Condannato per droga, il cantone gli aveva intimato la revoca del permesso C. Michele Antonio Varano stava per essere espulso dalla Svizzera. In carcere a Genova con l’accusa di essere a capo di un’organizzazione dedita al contrabbando di sigarette, era infatti stato giudicato colpevole in via definitiva per il traffico in Vallese di un ingente quantità di marijuana; il canton Ticino, dove risiedeva dal 1994, ha quindi deciso la revoca del suo permesso C. Lo ha confermato alla RSI il direttore del dipartimento Istituzioni Norman Gobbi.