Odescalchi, c’era anche Parmelin

Odescalchi, c’era anche Parmelin

Da ticinonews.ch l Si avvia alle fasi conclusive l’operazione Odescalchi: la più grande collaborazione transfrontaliera organizzata dall’Esercito svizzero partita domenica all’alba con la simulazione di un maxi incidente ferroviario a ridosso del confine.

Nelle ultime ore i 5000 militi e partner civili impegnati sul campo hanno ultimando i lavori di ripristino tra Chiasso e Como. In particolare si è proceduto allo sgombero delle macerie, alla messa in sicurezza dei cantieri e alla ricostruzione degli assi stradali. Un esercizio imponente di cui nei prossimi giorni TeleTicino proporrà un ampio reportage e che oggi numerose autorità hanno potuto visitare in prima persona. Tra loro il consigliere federale Guy Parmelin, i ministri Paolo Beltraminelli e Norman Gobbi e il prefetto di Como Bruno Corda.

“Sono impressionato dalla giornata” ha affermato il Consigliere federale ai microfoni di TeleTicino. “Penso che l’esercizio sia stato preparato in modo eccellente e anche che potremo trarne degli insegnamenti per essere ancora migliori”.

Non riesci a mantenerti? La legge ti manda via

Non riesci a mantenerti? La legge ti manda via

Dal Giornale del Popolo del 20 giungno 2016, un articolo di Martina Salvini

Accade anche se sei sposato con uno svizzero. Nel 2015 in Ticino sono stati 36 i casi. Secondo Gobbi non si applica un pugno di ferro, ma “dura lex, sed lex”.

Il sasso nello stagno lo aveva lanciato il consigliere di Stato Manuele Bertoli con un articolo pubblicato quasi 2 mesi fa sul Corriere del Ticino: in Ticino, argomentava Bertoli, si sta applicando una politica restrittiva di rimpatrio di cittadini stranieri sposati con una persona svizzera. Una misura che va a disgregare la famiglia, in quanto spesso queste coppie hanno figli. Nel suo articolo Bertoli aveva voluto attirare l’attenzione su un tema che periodicamente torna di attualità, ma che a suo dire in questi ultimi anni si manifesta con maggiore insistenza.

Abbiamo voluto sentire a questo proposito il consigliere di Stato Norman Gobbi, titolare dei dossier che vengono trattati dalla sezione della popolazione. Quanti sono i casi di decisioni di allontanamento in Ticino? Perché si interviene con questi provvedimenti? Ecco che cosa ci ha risposto Gobbi.

In un contesto economico in cui trovare un lavoro per molti residenti (stranieri domiciliati compresi) diventa più difficile, è giustificato l’intervento con il “pugno di ferro” contro il coniuge straniero disoccupato (o solo parzialmente occupato) che non riesce a garantire una solidità finanziaria alla sua famiglia senza il sostegno statale?

Parlare di «pugno di ferro» significa formulare una valutazione che mi pare impropria. “Dura lex, sed lex” recita un detto latino. Per quanto dura la legge – in questo caso quella federale – va rispettata. Ed è proprio questo il modus operandi adottato dal mio Dipartimento nel pieno rispetto del nostro sistema federalista. Nei confronti dei coniugi di cittadini svizzeri rimasti senza lavoro e che ricorrono agli aiuti pubblici, come in tutti gli altri casi che affronta, la Sezione della popolazione basa il proprio esame sulla legislazione federale e internazionale e sulla giurisprudenza del Tribunale federale. Si tratta di persone che normalmente non hanno partecipato e contribuito al nostro sistema economico in modo attivo e durevole. Anche un cittadino comunitario, per esempio, che perde il lavoro e ha esaurito le indennità di disoccupazione, se non dispone di mezzi propri per mantenersi, perde il diritto a soggiornare in Svizzera.
Occorre comunque chiarire che, per i coniugi di cittadini svizzeri, il fatto di percepire aiuti sociali non comporta automaticamente la revoca del permesso di dimora. Chi ha ottenuto un permesso di dimora nell’ambito del ricongiungimento con un cittadino svizzero, se l’unione coniugale è effettiva ovvero se il matrimonio è realmente avvenuto, non può vederselo revocare o non rinnovare solo perché inizia a percepire prestazioni assistenziali. Sui nostri media leggiamo spesso le storie di persone che vengono allontanate dalla Svizzera e devono separarsi dalla famiglia, che agli occhi dei lettori appaiono come una grande ingiustizia. Ricordiamoci però che ci sono sempre motivazioni valide dietro ogni decisione e nell’iter che porta alla scelta si approfondisce ogni situazione. Posso infatti assicurare che ogni caso è sempre esaminato con la massima attenzione, e che prima di giungere alla revoca del permesso di soggiorno – che tengo a sottolineare rimane per noi l’ultima ratio – procediamo sempre a un ammonimento. Sui giornali spesso leggiamo solamente una parte della storia, quella che evidentemente alcuni hanno interesse a far emergere. In realtà dietro a queste situazioni frequentemente si celano degli abusi, per esempio matrimoni combinati o forzati, celebrati al solo scopo di ottenere un permesso di soggiorno nel nostro Paese. E lo Stato non può farsi carico di problematiche che scaturiscono da unioni coniugali fondate sulla volontà di raggirare la legge. I suoi compiti sono altri.

Nei casi in cui si decide che il coniuge straniero deve lasciare la Svizzera sono stati riscontrati degli abusi del nostro sistema sociale? Se sì, quali sono questi abusi?

Non è corretto parlare di abusi veri e propri ai danni del sistema sociale. La legge stabilisce che se vengono meno le condizioni per mantenere l’autorizzazione di soggiorno, per esempio la persona non dispone di un lavoro né di mezzi propri per continuare a vivere nel nostro Paese, deve lasciare la Svizzera.

Quante sono annualmente le decisioni di allontanamento dalla Svizzera che toccano un coniuge straniero di una cittadina svizzera?

Nel 2015 abbiamo registrato 36 casi su un totale di 189 revoche emesse dalla Sezione della popolazione. 28 hanno toccato cittadini di Stati terzi mentre 8 cittadini dell’Unione europea.

Nel suo Dipartimento in che maniera viene considerata un’azione più globale a favore del sostegno della famiglia e del reinserimento nel mondo del lavoro da parte del coniuge straniero disoccupato? I casi a rischio vengono segnalati e seguiti dalle autorità preposte (magari di altri dipartimenti, come gli uffici del lavoro, per esempio) prima di adottare il provvedimento dell’espulsione?

Il mio Dipartimento, per il tramite della Sezione della popolazione ha in questi casi il compito di regolamentare le condizioni di soggiorno dei cittadini stranieri nel nostro Paese; nella sua sfera di competenza non ci sono attività sociali come il sostegno alle famiglie in difficoltà o il reintegro nel mondo del lavoro di cittadini stranieri rimasti senza attività. Questi compiti spettano a servizi come gli Uffici regionali di collocamento del Dipartimento delle finanze e dell’economia e alla Divisione dell’azione sociale e delle famiglie, del Dipartimento della sanità e della socialità.
Prima di ordinare l’allontanamento di un coniuge di un cittadino svizzero procediamo comunque a un ammonimento formale, dopo il quale l’interessato dispone pur sempre di un certo lasso di tempo per cercare aiuto – qualora non lo abbia ancora fatto – e migliorare la propria situazione economica e professionale, così da evitare la revoca dell’autorizzazione di soggiorno. Dopo la nostra decisione ha poi il diritto di ricorrere alle istanze superiori che valutata la situazione deliberano in merito. Quando deve lasciare il nostro Paese il cittadino straniero spesso quindi lo fa sulla base di una decisione confermata anche dalle altre autorità (Consiglio di Stato, Tribunale cantonale amministrativo, Tribunale federale).

«Keine Ausnahmen für Touristinnen»

«Keine Ausnahmen für Touristinnen»

Da tagesanzeiger.ch l Ab 1. Juli gilt im Tessin das Burkaverbot. Lega-Politiker und Justizdirektor Norman Gobbi sagt, wie man künftig mit verhüllten Gästen aus dem Arabischen Raum umgeht.

Norman Gobbi, wann haben Sie das letzte Mal eine vollverschleierte Frau gesehen?Letzten Sommer in Lugano.

Was hat Sie daran gestört?
Eigentlich nichts.

Frauen mit Burka oder Niqab sind in der Schweiz ein Randphänomen. Weshalb braucht es das Verhüllungsverbot, das ab 1. Juli im Tessin gilt?

Die Verschleierung gehört nicht zu unserer Kultur. Das Gesetz schützt unsere Werte, die Gleichberechtigung von Frau und Mann. Ausserdem ist das Gesicht ein wichtiges Erkennungsmerkmal. In der Schweiz besteht im Unterschied zu vielen anderen europäischen Ländern keine Ausweispflicht.

Zu den Schweizer Werten gehört auch die Religionsfreiheit.

Wir zwingen niemanden, zum Christentum zu konvertieren. Zudem geht es nicht nur um die Religion, es ist auch eine Frage der öffentlichen Sicherheit. Das Gesetz gilt nicht nur für Niqab- und Burka-Trägerinnen, sondern auch für Demonstranten oder Fussballfans, die sich vermummen.

Am Mittwoch sind Polizisten und andere Gemeindeangestellte darüber informiert worden, wie sie das Verhüllungsverbot umsetzen sollen. Werden sie eine strenge Linie fahren?

Wir haben den Gemeindepolizisten empfohlen, vorsichtig und mit guter Gesinnung zu handeln. Sie werden nicht gleich Bussen verteilen, sondern den Leuten erst nahelegen, die Verhüllung freiwillig abzulegen.

Was, wenn das nichts bringt?

Dann können Bussen ausgesprochen werden. Wie hoch diese ausfallen, können die Gemeinden selber entscheiden. Die Verordnung der Regierung sieht in ordentlichen Fällen eine Busse von 100 bis maximal 1000 Franken vor.

Aus Frankreich, wo seit einigen Jahren ein Burkaverbot gilt, sind Fälle bekannt, in denen verschleierte Frauen alle paar Wochen angehalten und gebüsst werden. Das ist wenig nachhaltig.

Damit dies nicht passiert, werden bei uns alle kontrollierten Personen in das kantonale Polizeiregister eingetragen. So erkennen wir, ob eine verschleierte Person bereits einmal kontrolliert wurde. In schwerwiegenden Fällen oder im Wiederholungsfall gibt es die Möglichkeit, höhere Bussen bis 10’000 Franken festzulegen. Grundsätzlich ist auch ein Einschreiten der Staatsanwaltschaft denkbar.

In Frankreich kommt es auch immer wieder vor, dass verschleierte Frauen sich heftig wehren, wenn sie kontrolliert werden.

Ich war letztes Jahr in Frankreich. Viele arabische Frauen waren nicht verschleiert. Das zeigt mir, dass nur diejenigen, die provozieren wollen, sich nicht an die Regeln halten. Und solche Provokationen werden wir bestrafen. Nora Illi (die Frauenbeauftragte des Islamischen Zentralrats, Anm. d. R.) etwa hat bereits angekündigt, dass sie am 1. Juli vollverschleiert nach Bellinzona kommen werde, um gegen das Verbot zu protestieren.

Die französische Polizei legt das Verbot grosszügig aus gegenüber vollverschleierten Touristinnen, die sich nur ein paar Tage im Land aufhalten. Wird es auch im Tessin Ausnahmen geben – etwa für saudische Familien, die nach Lugano zum Shoppen kommen?

Nein, bei uns gibt es keine Ausnahmen für Touristinnen. Das Gesetz gilt für alle.

Sie könnten damit zahlungskräftige Gäste verärgern.

Touristen, die sich verschleiern, werden vielleicht künftig nach Como gehen. Das tut mir leid, aber deswegen dürfen wir dem Druck von aussen nicht nachgeben. Bei uns zählt der Souverän, und dieser hat an der Urne entschieden, dass die Vollverschleierung nicht toleriert werden darf. Die Leute sind klug genug, sich anzupassen. Wenn wir nach Saudiarabien oder in den Iran fliegen, halten wir uns auch an die lokalen Kleiderregeln.

Werden nun im Tessin Tafeln aufgestellt, die darauf hinweisen, dass keine Burkas und Niqabs getragen werden dürfen?

Nein, informieren werden vor allem die Tourismusbüros. Zudem haben wir gemeinsam mit dem Aussendepartement des Bundes eine Sprachregelung formuliert. Die saudische Botschaft hat ihre Staatsangehörigen bekanntlich bereits über die neue Kleiderregelung im Tessin informiert. Andere Reaktionen gab es bisher nicht.

Vollverschleierte Frauen sind für die meisten Schweizer etwas Unvertrautes. Haben Sie einmal mit einer Frau gesprochen, die Burka trägt?

Nein.

(Tagesanzeiger.ch/Newsnet)

Sicurezza La catastrofe è servita

Sicurezza La catastrofe è servita

Dal Corriere del Ticino del 16 giugno 2016, a cura di Lidia Travaini

Presentati a Rivera i dettagli dell’esercitazione Odescalchi che si terrà dal 19 al 21 giugno Saranno simulati un incidente ferroviario, una fuga di sostanze chimiche e un incendio

Polizia cantonale, Guardie di confine, pompieri di Chiasso, Mendrisio e Como, Ferrovie Federali Svizzere, Protezione Civile, Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze, Ente Ospedaliero Cantonale e RSI. È davvero lungo l’elenco degli enti che parteciperanno all’esercitazione Odescalchi tra domenica 19 e martedì 21 giugno, la prima di questo genere messa in atto in Ticino, che si terrà tra il Mendrisiotto e il Comasco. In totale le persone presenti sul campo saranno oltre 3.000, a cui si aggiungeranno 2 mila uomini nelle retrovie. Gli ultimi dettagli dell’esercitazione sono stati presentati ieri dai rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni e della Regione territoriale 3 dell’esercito durante una conferenza stampa che si è tenuta al Centro istruzione della protezione civile di Rivera.
Quello che sarà provocato per collaudare la reazione degli enti di primo intervento e dei partner internazionali è un incidente ferroviario con fuga di sostanze chimiche nella galleria di Monte Olimpino. Un evento che provocherà anche un incendio sulla collina del Penz. Per la prima volta dalla sua sottoscrizione nel 1998 sarà testata la convenzione tra Italia e Svizzera riguardante le misure da attuare in caso di catastrofe di portata internazionale. In questo contesto domenica è anche prevista la firma di una nuova convenzione tra il Ticino e la Provincia di Como riguardante le modalità di intervento transfrontaliere, un documento che consentirà di attivarsi in maniera autonoma in caso di necessità.
L’esercitazione coinvolgerà tutto il distretto, delle strutture saranno infatti presenti in svariate località: al Parco delle Gole della Breggia ci sarà il Centro logistico dell’esercito, al Mercato coperto di Mendrisio il Posto collettore per i senza tetto, a Capolago il Centro ritenzione per reati minori, a Balerna il Villaggio Macerie Esercizio ferroviario e alla Casa Giardino di Chiasso e in piazza Municipio a Vacallo due Centri di raccolta per i senza tetto. La frazione di Pizzamiglio sarà infine coinvolta perché lì sarà realizzato in tempo record (circa 4 ore) un ponte sulla Breggia che unirà la sponda svizzera e quella italiana, un collegamento che sarà il simbolo dell’esercitazione.

Burqa Scoperte le ultime carte

Burqa Scoperte le ultime carte

Dal Corriere del Ticino del 16 giugno 2016, un articolo a cura di Michelle Cappelletti

Municipi e polizie istruiti sulle norme contro la dissimulazione del volto in vigore da luglio Perugini: «Usate il buon senso» – Gobbi: «Media arabi e ambasciate si sono già attivati»

«Mi raccomando, tenete sempre presente il principio di proporzionalità e ricordate che esiste il buon senso, che non è ancora fuori legge». Questo l’appello che il sostituto procuratore generale Antonio Perugini ha rivolto ai municipali e ai rappresentanti delle polizie, accorsi alla serata informativa sull’applicazione delle leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto nei luoghi pubblici – la cosiddetta legge anti-burqa –, che entreranno in vigore il 1. luglio. A partecipare all’evento circa una cinquantina tra politici e tecnici e ad illustrare il regolamento oltre a Perugini anche il consigliere di Stato Norman Gobbi , il consulente giuridico del Consiglio di Stato Francesco Catenazzi , il capo della Sezione polizia amministrativa Elia Arrigoni e Marco Capoferri della Polizia cantonale. Lo scopo della serata era «soprattutto spiegare come ci si comporta nell’ambito del diritto sanzionatorio», ci ha spiegato Gobbi, «spesso si sente parlare del burqa, ma vorrei ricordare che la legge sull’Ordine pubblico contempla diversi altri aspetti che influenzano la percezione della sicurezza. Pensiamo ad esempio all’accattonaggio e al littering». L’obiettivo è anche quello di ottenere un’uniformità nelle decisioni delle sanzioni «per evitare ad esempio che sul lungolago di Lugano, dove ci sono i Comuni di Paradiso e Lugano, ci siano differenti modi di applicare la legge».
Ma come dovranno comportarsi gli agenti sul territorio? La segnalazione ai Municipi spetterà soprattutto alle polizie comunali, ma anche la Cantonale o altri enti come le Guardie di confine e la Polizia dei trasporti potranno intervenire. Per i casi più gravi, ad esempio se la violazione si accompagna ad altri reati, la segnalazione verrà trasmessa alla polizia cantonale e la decisione passerà così nelle mani del Ministero pubblico. Questa prassi a partire dal 1. luglio sarà valida sia per le contravvenzioni inerenti la Legge sull’ordine pubblico sia per la Legge sulla dissimulazione del volto: le sanzioni potranno andare da un minimo di 100 a un massimo di 10.000 franchi. Importante inoltre precisare che tutti i reati commessi da minori saranno invece di competenza della Magistratura dei minorenni. Molte le domande e le perplessità dei presenti, ma anche i consigli di Perugini: «Oltre a segnalare la violazione occorrerà ripristinare l’ordine pubblico, quindi nel caso della dissimulazione del volto bisognerà far togliere la copertura dal viso. Se la persona non collabora, non conducete trattative estenuanti: esiste infatti il reato di impedimento di atti d’autorità e la competenza a quel punto passerà al Ministero pubblico». E nel caso di residenti all’estero? «Se non è possibile operare il prelevamento anticipato della multa occorrerà far eleggere all’imputato un domicilio legale in Svizzera». Per i turisti ad esempio potrà essere l’hotel presso il quale sono alloggiati.

Informazione a Berna
Importante tassello, soprattutto nel caso della legge anti-burqa, è l’informazione all’estero. «Proprio oggi (ieri per chi legge, ndr.) abbiamo nuovamente informato sulla nuova legge il Dipartimento federale degli affari esteri, che trasmetterà l’informazione alle rappresentanze diplomatiche a Berna. L’obiettivo è evitare confronti o situazioni spiacevoli. L’ambasciata dell’Arabia Saudita a Berna ha già invitato i propri cittadini a rispettare le leggi e i media locali arabi hanno in parte già ripreso l’informazione sulle novità in Ticino», ci ha detto Gobbi.
Nel frattempo il Tribunale federale ha respinto l’istanza di conferimento dell’effetto sospensivo ai due ricorsi presentati contro la legge sull’ordine pubblico e contro la legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, adottate dal Gran Consiglio il 23 novembre 2015. Decisione che per Gobbi «arriva fortunatamente in tempo utile e che ci fa anche ben sperare sul risultato finale dei ricorsi».

Burqa, istruzioni ai Comuni

Burqa, istruzioni ai Comuni

Da LaRegione del 16 giugno 2016. Un articolo di Andrea Manna

Perugini: agire anche con buon senso. I privati? Non sono tenuti a segnalare le infrazioni.

Il Tribunale federale non accorda l’effetto sospensivo ai ricorsi inoltrati da Filippo Contarini, assistente universitario in storia e teoria del diritto, e da Martino Colombo, studente di giurisprudenza, contro la riformata legge sull’ordine pubblico e contro la nuova normativa sulla dissimulazione del viso in pubblico, varate lo scorso novembre dal Gran Consiglio. Entreranno pertanto in vigore, unitamente al relativo regolamento, il prossimo 1° luglio, come stabilito dal governo. Fra un paio di settimane scatterà quindi anche la messa al bando di burqa e niqab. La decisione dei giudici di Mon Repos – che devono ancora pronunciarsi nel merito delle contestazioni di Contarini e Colombo, vertenti in particolare sulle disposizioni delle due leggi che proibiscono di celare il volto negli spazi pubblici – è pervenuta ieri alle parti. Decisione resa nota, tramite comunicato, nel primo pomeriggio dal Dipartimento istituzioni. E ricordata qualche ora dopo dal consigliere di Stato Norman Gobbi aprendo l’incontro «informativo e formativo» con i Municipi e le polizie comunali, cioè con le principali autorità che saranno chiamate a far rispettare entrambe le leggi. Le quali, ha tenuto a puntualizzare il capo del Dipartimento, non contemplano solo il divieto di coprirsi la faccia.

Vero. Il grosso delle domande fatte dalla sala riguardava però l’applicazione delle disposizioni che proibiscono di indossare il burqa negli spazi pubblici. Ovvero «in tutte quelle aree pubbliche come strade, piazze eccetera e nei luoghi pubblici o privati aperti al pubblico» o che offrono servizi al pubblico, ha ricordato il giurista del governo Francesco Catenazzi alla cinquantina di presenti alla riunione indetta dal Dipartimento istituzioni. Il divieto di dissimulare il viso (con burqa, passamontagna, casco…) vale dunque anche nei luoghi privati aperti al pubblico, per esempio i centri commerciali. Questi ultimi come qualsiasi altro privato, ha rilevato il sostituto procuratore generale Antonio Perugini, «non sono tenuti a segnalare l’infrazione: possono farlo, ma per loro non vi è alcun obbligo di legge». Che invece vige per la polizia, la quale denuncerà l’avvenuta violazione con un rapporto all’organo – il Municipio – preposto a sanzionare l’infrazione con una multa. Le regole sulla dissimulazione del volto (sono previste eccezioni al divieto) puniscono altresì chi costringe terzi a celare il viso. «L’agente di polizia che ferma in uno spazio pubblico una persona col volto coperto non deve limitarsi a constatare l’infrazione, deve evitare il persistere della violazione della legge – ha sottolineato il magistrato –. Se la persona non ne vuole sapere e continua a tener nascosto il viso, c’è allora un reato da Codice penale: quello di impedimento di atti dell’autorità». In questi casi, ha aggiunto il sostituto pg, «la competenza istruttoria è della Polizia cantonale e del Ministero pubblico». L’agente della Comunale «fa così intervenire, possibilmente subito, la Cantonale cui trasmette un rapporto di segnalazione dell’accaduto». Perugini ha invitato ad agire comunque con «buon senso», anche «per evitare eventuali incidenti diplomatici», nel far osservare il divieto di indossare burqa o niqab in pubblico. Oltre all’attività repressiva, «bisogna far passare, soprattutto nei primi mesi di applicazione delle disposizioni, il messaggio che in Ticino ci sono delle norme che proibiscono di dissimulare il volto nei luoghi pubblici». Questo «per motivi di sicurezza e per motivi di interazione sociale», ha indicato Catenazzi richiamando gli obiettivi delle due leggi votate dal parlamento. Di qui un consiglio di Perugini alle polizie comunali, quello «di procurarsi copia del recente comunicato in arabo dell’ambasciata saudita a Berna, che informa delle novità legislative ticinesi, e di esibirlo ai potenziali contravventori».

Dal 1° luglio polcomunali e Municipi non dovranno solo far rispettare il divieto di celare il viso in pubblico: dovranno occuparsi di perseguire anche le altre contravvenzioni alla rivista Legge sull’ordine pubblico. La ‘formularistica’ è pronta e ieri il responsabile della sezione Polizia amministrativa, il tenente Elia Arrigoni , ha spiegato come allestire i rapporti. Il conto alla rovescia è cominciato.

Più sicurezza grazie al miglior presidio del nostro territorio

Più sicurezza grazie al miglior presidio del nostro territorio

Dal Mattino della Domenica del 12 giugno 2016
La collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali è fondamentale

L’uniforme blu. Un tratto caratteristico dei nostri agenti di Polizia, siano essi della cantonale o della comunale. Agli occhi dei cittadini poco importa se a tutelare la nostra sicurezza sia un agente della Polizia cantonale o della comunale. L’importante è che un bene fondamentale e primario sia garantito: la sicurezza di tutta la popolazione. Un obiettivo che, come non mi stancherò mai di ripetere, ho sempre messo al centro del mio operato sin dalla mia entrata in Governo nel 2011, intraprendendo diversi progetti volti ad accrescere la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. Uno degli aspetti principali della strategia di rafforzamento della sicurezza nel nostro Cantone è appunto quello relativo al miglioramento della collaborazione tra tutti gli attori attivi sul nostro territorio, a cominciare proprio dalla Polizia cantonale e dalle Polizie comunali.
In questo contesto, nel 2012 un primo e importantissimo passo è stato fatto con l’entrata in vigore della legge che disciplina la collaborazione tra la Polizia cantonale e quelle comunali. Una legge che persegue l’obiettivo di migliorare il presidio del territorio e di rendere l’operato delle forze dell’ordine più efficace. Un’efficacia che si traduce anche con la maggior presenza degli agenti sul terreno, che rivela molto importante specialmente agli occhi dei cittadini, i quali a giusta ragione vogliono “vedere e sentire” la nostra polizia ticinese. Un obiettivo che occorre raggiungere attraverso il coordinamento delle forze dell’ordine, in modo che queste possano meglio controllare il territorio e soprattutto intervenire in maniera più rapida qualora fosse necessario. Per concretizzare la collaborazione tra le forze di polizia, il Dipartimento delle istituzioni da me diretto sta portando avanti un importante lavoro insieme ai partner istituzionali che si occupano di sicurezza nei cosiddetti “Comuni-Polo”, che fungono da punti di riferimento nelle diverse regioni.
In quest’ottica, ho introdotto negli ultimi anni dei momenti d’incontro con i Municipali di riferimento e i rappresentanti delle Polizie comunali, per poter svolgere un lavoro di coordinamento e di gestione del territorio ancor più mirato ed efficace. Un cammino che intendo continuare a percorrere anche nell’avvenire coinvolgendo i diversi attori. La sicurezza è infatti un bene comune che può essere garantito solamente attraverso sforzi comuni. Dal Cantone ai Comuni passando naturalmente dai cittadini, le nostre preziose sentinelle sul territorio. Sentinelle che hanno però bisogno di riconoscersi nelle Autorità chiamate ad assicurare la loro sicurezza, di riconoscersi nella loro polizia e in quelle uniformi blu che ogni giorno lavorano con impegno per la sicurezza del nostro Cantone e di tutti i cittadini. Avanti così, dunque, per una sempre maggior collaborazione tra le forze dell’ordine, per una sempre maggior vicinanza delle stesse con il Popolo ticinese!

Giustizia «Vanno fissati obiettivi realizzabili»

Giustizia «Vanno fissati obiettivi realizzabili»

Dal Corriere del Ticino del 7 giugno 2016, un articolo a cura di Michelle Cappelletti

Gli auspici e le preoccupazioni del nuovo presidente del Tribunale d’appello, giudice Matteo Cassina Norman Gobbi rassicura sui tempi della riforma del sistema giudiziario: «Nessuna perdita di slancio»

Le difficoltà logistiche, tra cui il rinnovo del Palazzo di giustizia a Lugano, e la riforma Giustizia 2018, che mira a riorganizzare l’apparato giudiziario cantonale, sono stati i temi al centro dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016-2017. Il fulcro della cerimonia, tenutasi al Palazzo dei congressi di Lugano, è stato però l’avvicendamento alla presidenza del Tribunale di appello: Matteo Cassina è infatti subentrato a Mauro Ermani . Quest’ultimo nel suo intervento ha sottolineato che «lo stato di salute del Tribunale d’appello è abbastanza buono. Pur con un aumento delle pratiche riesce a rendere giustizia in tempi accettabili e con qualità». Ma non sono mancati gli strali alla politica, rappresentata dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi .
A lanciarli il neopresidente Cassina: «I tempi della politica sono lunghi e riguardo a Giustizia 2018 temo una perdita di slancio, senza il quale ogni riforma è destinata a sgonfiarsi». Sul Palazzo di giustizia, Cassina ha poi aggiunto: «Urgono lavori di rinnovamento. Esiste un progetto da 60 milioni di franchi, ma la giustizia non ha bisogno di fastose cattedrali. Non sarebbe meglio porsi obiettivi più contenuti ma realizzabili in tempi rapidi?» Non è tardata la risposta del consigliere di Stato che al Corriere del Ticino ha precisato: «Gli obiettivi non sono quelli di stravolgere il sistema ma di migliorarlo. Quando Cassina ha presentato la sua analisi si è dimenticato di quanto è stato fatto. Nel 2011 è stato lanciato il progetto Giustizia 2018 con l’obiettivo di costituire una sorta di gremio di idee. C’è stato un confronto sul documento con tutte le autorità giudiziarie, le quali hanno dato nel 2012 le loro risposte, a seguito delle quali nel 2013 è stato dato avvio a gruppi di lavoro che nei due anni successivi hanno consegnato i loro rapporti. Gli ultimi sono arrivati durante l’autunno 2015, penso in particolar modo al Ministero pubblico e al Tribunale d’appello».
Per Gobbi i tempi sono forzatamente lunghi, perché «se si vuole coinvolgere tutti ci vuole tempo». Ma non per questo si deve temere una perdita di slancio di Giustizia 2018: «Lo slancio non manca, così come la mia energia. Evidentemente andremo avanti in base alle priorità, che vanno al Tribunale d’appello». Ed è anche in questo senso che Gobbi ha annunciato una novità: «In autunno verrà istituito un tavolo di lavoro sulla giustizia, in cui verranno discusse le problematiche del settore insieme ai magistrati. Sarà un luogo di condivisione sui temi che deve tradursi in collaborazione e dialogo».

Sicurezza e informatica

Ma nel cantiere della giustizia ci sono altre sfide da affrontare: Cassina si è infatti chinato sul tema della sicurezza nei Tribunali, per la quale «non è stato adottato nessun provvedimento», e sul programma informatico del Tribunale d’appello: «Le Camere non possiedono una piattaforma unificata. Una lacuna che fa sì che tutto il know-how sia legato alla memoria storica dei giudici, che quando terminano il proprio mandato viene persa». Infine, il presidente ha ricordato la riforma della procedura d’elezione dei magistrati: «In giugno del 2015 è stata istituita dal Gran Consiglio la speciale Commissione. Occorre capire che tra i vari sistemi al vaglio nessuno è perfetto, tutti presentano dei limiti. Quello attuale non mi pare da buttar via, forse basterebbero maggiori accorgimenti per fare in modo che funzioni meglio».

Le prossime tappe
All’inaugurazione Gobbi ha colto l’occasione per fare il punto sulla riforma Giustizia 2018 e sui cambiamenti che attendono il settore nei prossimi anni. «In ogni cambiamento va vista un’opportunità», ha sottolineato Gobbi. Dopo aver ricordato le sfide derivanti dall’apertura del tunnel di base del San Gottardo, quelle relative alla piazza finanziaria ticinese a seguito della bufera che ha travolto la BSI e il pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali, Gobbi si è concentrato sul sistema giudiziario, facendo appello alla solidarietà interna, sollecitando la creazione di un pool dei cancellieri o dei giudici per risolvere le situazioni critiche, con lo scopo di «rendere la giustizia efficace attraverso un reale recupero di efficienza», ha precisato. Obiettivo, questo, a cui mira Giustizia 2018, di cui Gobbi ha presentato un aggiornamento: «Nel mese di giugno verrà presentato il messaggio di riorganizzazione delle Giudicature di pace ed entro la fine del mese terminerà la consultazione sul progetto di creazione di un’autorità penale delle contravvenzioni».
Ma anche l’estate si profila calda sul cantiere della riforma: «Il gruppo di lavoro sulla Legge sugli onorari dei magistrati dovrebbe consegnare il proprio rapporto e la Divisione della giustizia affronterà il progetto di riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale d’appello. Inoltre, il Governo attende anche che il Parlamento si esprima in merito alla proposta di accorpare alle Preture le competenze in materia di protezione del minore e dell’adulto, oppure di continuare con le Autorità regionali di protezione, rafforzandole».
Si prospetta quindi un autunno intenso, che prevede anche altri lavori in relazione alla digitalizzazione degli archivi e all’erogazione di servizi tramite sportelli virtuali. Ma non è tutto: «Occorrerà implementare la comunicazione elettronica tra cittadini e autorità giudiziarie e nei prossimi mesi verrà allestito un primo progetto per il notariato elettronico».

qualche cifra
il tribunale d’appello
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha rivelato qualche cifra riguardante il funzionamento della giustizia. Per ciò che concerne il Tribunale d’appello, questo conta oltre 130 collaboratori e ha una spesa totale di 37 milioni di franchi ed entrate pari a 4 milioni di franchi.
il potere giudiziario
Il potere giudiziario oggi conta su oltre 340 persone. Nel 2015 le uscite (del potere giudiziario e della magistratura) sono state di 75 milioni di franchi, di cui 45 milioni sono derivati da spese del personale, 15 da spese per il collocamento di giovani e invalidi e 6 milioni per l’assistenza giudiziaria. Per ciò che riguarda le entrate, queste hanno raggiunto quota 20 milioni.
gli incarti
Secondo il Rendiconto 2015, i 118 magistrati attivi in Ticino, supplenti esclusi, hanno evaso l’anno scorso 46.000 incarti.

Tiro: valori, tradizione e scoperta del territorio

Tiro: valori, tradizione e scoperta del territorio

Dal Mattino della Domenica del 5 giugno 2016
L’estate ticinese sarà animata dalla Festa cantonale di tiro

Dopo 14 anni il Ticino è pronto ad ospitare l’evento che riunirà sul nostro territorio le tiratrici e i tiratori di tutta la Svizzera: la Festa cantonale di tiro ticinese. L’ultima edizione fu organizzata con grande successo nel 2002 nella splendida cornice della Valle Leventina. Quest’anno la festa – che avrà luogo dal 7 al 24 luglio nei fine settimana – si sposta a sud, nello spettacolare paesaggio del Mendrisiotto. Il nostro Cantone è da sempre legato al Tiro, uno sport con una lunga tradizione e che incarna i valori fondanti del nostro Paese, a cominciare dalla Libertà di cui noi svizzeri andiamo fieri e che oggi siamo chiamati a tutelare. Una disciplina che custodisce un sano patriottismo. “Liberi e Svizzeri” gridarono nell’Ottocento i giovani ticinesi quando il nostro territorio rischiava di essere annesso alla Lombardia. Lo stesso urlo che risuonò a gran voce anche durante i conflitti del secolo scorso. Proprio per questo motivo “Liberi e Svizzeri” è diventato il motto di molte società di tiro ticinesi, che saranno protagoniste di questa importante manifestazione.
Nello specifico, saranno dodici le giornate di competizione e di divertimento, accompagnate da momenti gastronomici alla scoperta delle nostre tradizioni culinarie e del nostro magnifico territorio. Grazie alle numerose attività che saranno organizzate accanto alla manifestazione come concerti, commedie dialettali e degustazioni di prodotti locali, questa festa diventa un’occasione imperdibile non solo per gli amanti del tiro ma anche per tutta la popolazione ticinese e d’oltre Gottardo.
Un evento che permetterà a tutti di conoscere più da vicino questo sport nazionale e il nostro splendido Ticino! Un appuntamento che offre pure l’opportunità di gareggiare per la prima volta da tutte le distanze. Una competizione con diverse declinazioni del tiro che costituisce una prima a livello svizzero: si potrà infatti sparare dai 300, dai 50 e dai 25 metri, così come ai poligoni interni dove si spara ad aria compressa.
Il tiro è da sempre presente nella mia vita: verrebbe da dire dalla culla fino al Consiglio di Stato! Sin da piccolo sono infatti stato affascinato da questo mondo, al quale mi sono avvicinato grazie a mio papà militare professionista ed esperto tiratore e a mio nonno appassionato cacciatore. All’età di sedici anni ho iniziato a cimentarmi nel tiro sportivo con il fucile d’assalto, il famoso “fass90” che ha unito tanti giovani svizzeri, prima come giovani tiratori e poi nella scuola reclute. Uno sport nel quale ho potuto confrontarmi con me stesso, allenare il controllo dei sensi e sviluppare un’alta capacità di concentrazione. Una passione che mi ha permesso di conoscere molte persone e di stringere amicizie vere anche fuori dagli allenamenti. La macchina organizzativa sta lavorando a pieno regime per offrire alla popolazione una festa memorabile nel nostro Ticino, animato da un Popolo che ha sempre difeso con orgoglio i valori e le tradizioni del nostro Paese. Un evento che accoglierà migliaia di cittadini svizzeri sulle rive del Lago Ceresio e che ci farà ricordare l’indispensabile necessità di salvaguardare i valori fondanti della Svizzera, la nostra Svizzera!
Ancora oggi, dunque, fieri di essere “Liberi e Svizzeri”! Vi aspetto quindi numerosi, pistole e fucili alla mano, alla Festa cantonale di tiro ticinese.
Norman Gobbi

Un po’ di tensione c’è, ma tutto è pianificato nei minimi dettagli

Un po’ di tensione c’è, ma tutto è pianificato nei minimi dettagli

Da LaRegione.ch del 1. giugno 2016

«Un po’ di tensione è inevitabile e direi normale in simili eventi. Tutto comunque è stato pianificato nei minimi dettagli», dice il comandate della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

A garantire la sicurezza a Pollegio e dintorni ci sono «diverse centinaia di agenti»: poliziotti della Cantonale, agenti urani, della Svizzera centrale e dei cantoni romandi, nonché specialisti di altri cantoni.

«Abbiamo iniziato a pianificare il dispositivo dalla fine dello scorso mese di settembre», spiega Cocchi.