Südlichen Unmut besänftigen

Südlichen Unmut besänftigen

Da NZZ.CH l Das Tessin hat die Bedingungen für Aufenthaltsbewilligungen verschärft. Bundesrätin Eveline Widmer-Schlumpf ringt um einen Kompromiss, um das neue Grenzgängerabkommen mit Italien nicht zu gefährden.

Spätestens seit dem überdeutlichen Tessiner Ja zur Einwanderungsinitiative kommt Bundesbern nicht zur Ruhe. Der Südkanton prescht unermüdlich mit Forderungen und Massnahmen vor, um auf seine spezifischen Probleme mit den italienischen Grenzgängern, dem daraus folgenden Lohndumping und dem schikanösen Verhalten Italiens aufmerksam zu machen. Im April griff Lega-Staatsrat Norman Gobbi zu einem massiven Druckmittel : Alle Ausländer, die im Tessin eine Aufenthaltsbewilligung B oder G wollen, müssen einen Auszug aus dem Strafregister ihres Landes samt Beleg über laufende Verfahren vorlegen. Der freie Personenverkehr werde punkto Arbeitsmarkt und Sicherheit missbraucht, so begründete der Chef des Tessiner Justiz- und Polizeidepartements seine Massnahme. Diese trifft vor allem die 62 600 italienischen Grenzgänger: Rom ist erbost und kündigte an, bei der EU-Kommission ein Verfahren gegen die Schweiz anzustrengen.

Für Bern kommt das äusserst ungelegen. An das Ende Februar unterzeichnete und vom nationalen Parlament noch gutzuheissende Doppelbesteuerungsabkommen ist eine neue, strengere Besteuerung der italienischen Grenzgänger gekoppelt, von welcher auch Italien mehr profitieren soll. Diese will Bern bis Ende September in den konkreten Details unter Dach und Fach bringen. Das Tessin grollt aber Rom , dass es statt der verlangten 80 Steuerprozente nur maximal 70 akzeptiert.

Wichtige Ziele erschwert
Diese Verhandlungen könnten sich nun massiv verzögern. Weil Staatsrat Gobbi auf seiner Massnahme beharrt und seine Regierungskollegen sie dulden, sah sich Bundesrätin Eveline Widmer-Schlumpf wohl zu einem Überzeugungs-Besuch in Bellinzona genötigt. Gobbis Massnahme widerspreche den Verträgen der Schweiz mit der EU und schaffe Zeitprobleme bei den Verhandlungen mit Rom, erklärte die Chefin des Eidgenössischen Finanzdepartements am Montagabend. Wegen besagter Massnahme würden wichtige Ziele wie die Gleichbehandlung der Schweiz im EU-Umfeld oder die Umsetzung der Masseneinwanderungsinitiative erschwert.

Im Oktober weiss man mehr
Daher muss die Magistratin die Tessiner Regierung und vor allem Gobbi zu einem Kompromiss bewegen. Dieser lobte zwar die gute Zusammenarbeit mit Bern und bezog sich auf die Bereiche Sport, Sicherheit, Grenzschutz und Strassenbau. Dann aber wies er darauf hin, dass über andere «offene» Punkte mit Bern weiterdiskutiert werden müsse. Auf Anfrage meinte er lachend, die Massnahme mit dem Strafregisterauszug «sine die» aufrechtzuerhalten, um sofort zu präzisieren: Vorerst bleibe sie in Kraft, weil sie gerechtfertigt sei. Im Oktober ziehe er Bilanz und sehe weiter.

Bundesrätin Widmer-Schlumpf muss also südlichen Unmut besänftigen. Den im eigenen Land und jenen Italiens. Und der Tessiner Regierungspräsident Gobbi hat wohl auch die nationalen Wahlen vom 18. Oktober im Blick. Denn die Lega will ihre zwei Nationalratssitze halten und einen im Stöckli dazugewinnen.

von Peter Jankowsky. Bild: Eveline Widmer-Schlumpf an der Medienkonferenz mit den Staatsräten Norman Gobbi (Mitte) und Christian Vitta. (Bild: Carlo Reguzzi / Keystone)

http://www.nzz.ch/schweiz/suedlichen-unmut-besaenftigen-1.18605415?extcid=Newsletter_01092015_Top-News_am_Morgen#kommentare

Incontro fra il Consiglio di Stato e la Consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf

Incontro fra il Consiglio di Stato e la Consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf

Il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Bellinzona la Consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, direttrice del Dipartimento federale delle finanze, accompagnata da Jacques de Watteville, Segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali, e Mario Gattiker, Segretario di Stato della migrazione per il Dipartimento federale di Giustizia e Polizia.

Le parti si sono reciprocamente aggiornate in vista della sottoscrizione del negoziato tra Svizzera e Italia sulla fiscalità dei lavoratori frontalieri, che – come previsto dalla Roadmap firmata dai due Paesi il 23 febbraio scorso a Milano – sostituirà quello del 1974. La Consigliera federale ha illustrato lo stato dei lavori e sono state discusse alcune questioni ancora aperte.
Le parti si sono dette unanimi sulla necessità di ottenere un risultato equilibrato, che veda distribuiti equamente su entrambi i lati della frontiera i benefici finanziari e permetta di migliorare le condizioni di riferimento per l’economia e il mercato del lavoro, come sempre auspicato dal Consiglio di Stato. Un giudizio finale sull’accordo potrà comunque essere espresso solo una volta conclusi i negoziati.

Durante l’incontro sono inoltre state discusse alcune altre questioni considerate prioritarie e sulle quali, al momento, sono impegnate le autorità federali:

  • Fiscalità – Imposizione corretta delle prestazioni transfrontaliere di servizi; 
  • Sicurezza – Casellario giudiziale, cooperazione tra servizi di immigrazione e Polizia; 
  • Dogane – Corpo guardie di confine e cooperazione con la Polizia cantonale.

L’appuntamento odierno si inserisce nella serie di incontri fra la direttrice del DFF e i rappresentanti delle autorità ticinesi, iniziata con l’avvio dei negoziati fiscali con l’Italia nel 2012. Le parti hanno convenuto di organizzare una nuova riunione alla conclusione delle trattative, durante la fase di valutazione del risultato negoziale.

Norman Gobbi a Expo 2015: “La Svizzera deve guardare anche a Sud”

Norman Gobbi a Expo 2015: “La Svizzera deve guardare anche a Sud”

Da TIO.CH l Dopo il no popolare alla fiera universale, oggi i politici ticinesi a Rho tra difesa e critica.

C’era una sottile aria di imbarazzo al padiglione svizzero di Expo 2015, per la giornata ticinese. Un Ticino che, lo sappiamo, ha detto no, tramite votazione popolare, al finanziamento pubblico per la presenza cantonale all’esposizione universale. Un no che oggi pesava non poco e lo si è percepito nei discorsi che i rappresentanti del nostro Cantone hanno tenuto a Rho.

Tanti i politici ticinesi presenti. Il discorso ufficiale è stato aperto dall’ambasciatore Dante Martinelli che ha sottolineato il successo di Expo, sia menzionando le cifre diffuso fino a ora, sia per i temi esposti. “Sarebbe auspicabile – ha detto – che anche le suole ticinesi possano presenziare”.

Il no del Ticino è stato ricordato dall’ambasciatore: “Il Ticino ha saputo fare di necessità virtù grazie agli interventi degli sponsor privati”. Concetto sottolineato anche da Paolo Beltraminelli, che ha ricordato “conflitti, sane dispute e riunioni”. “A oggi siamo a Expo – ha detto Beltraminelli – con un progetto di qualità”, e ha concluso con un invito alla riflessione: “I ticinesi devono affrontare il fatto che essere svizzeri di lingua italiana implica un confronto aperto con l’Italia e le regioni vicine”.

È stata poi la volta di Norman Gobbi, il quale ha voluto subito mettere le mani avanti e ricordare che i ticinesi “non volevano vedere investire denaro pubblico in questa manifestazione. All’indomani della votazione, e visto l’esito di quest’ultima, ho infatti sottolineato come non si potesse ignorare i cittadini che avevano detto no all’utilizzo di denaro pubblico. Un atto di rispetto nei confronti dei ticinesi”.

Gobbi ha inoltre tenuto a giustificare la sua presenza: “La complessa e discussa vicenda legata alla partecipazione del Ticino a Expo 2015 mi vede oggi partecipare a questo evento, per alcune particolari coincidenze politicoistituzionali, in veste di Presidente del Consiglio di Stato. Una partecipazione a cui, come ho sempre affermato, non mi sarei mai sottratto”.

Nel suo lungo discorso Gobbi ha toccato, oltre che il tema scelto dal padiglione svizzero, l’importante tema relativo al San Gottardo, in merito al quale la popolazione svizzera sarà chiamata a votare: “Una parte della politica è pronta ad accettare l’idea che un Cantone venga separato dal resto della Confederazione per quasi tre anni. Come ticinesi dobbiamo fare attenzione a non assecondare il disegno di chi vorrebbe semplicemente togliere risorse al nostro Cantone per aggiudicarsele”.

Gobbi ha chiuso con una metafora sull’acqua, tema della giornata ticinese a Expo 2015, sottolineando un’apertura verso Sud, concetto insolito per il pensiero leghista: “Da figlio della regione del Gottardo, auspico che la classe politica svizzera di oggi e di domani sappia prendere esempio dalla geografia delle nostre Alpi, rappresentata dallo stupefacente monolite di granito ticinese esposto nel Padiglione. Come il San Gottardo orienta il flusso delle sue acque, distribuendo equamente le proprie risorse verso tutti e quattro i punti cardinali, anche la Confederazione, per il tramite dei suoi rappresentanti, deve guardare in tutte le direzioni, sud compreso. Solamente in questo modo potrà infatti continuare a essere un modello di riferimento per il Mondo: un sistema nel quale grandi e piccoli collaborano insieme a beneficio di tutti i cittadini”.

“Evviva il Ticino”, con queste parole Gobbi ha poi fatto calare il sipario sul suo discorso.

L’intervento ufficiale si è chiuso con la proposta di specialità gastronomiche del nostro cantone all’insegna di formaggi e salumi.

9 febbraio: un nuovo voto non risolverà i problemi del Ticino!

9 febbraio: un nuovo voto non risolverà i problemi del Ticino!

È dannoso e controproducente mettere in discussione la volontà del Popolo. Il 9 febbraio 2014, il Popolo svizzero si è espresso in modo chiaro: basta all’immigrazione di massa! Un segnale forte e soprattutto un mandato ben preciso, che obbliga le Autorità politiche a dover agire per rispettare la volontà dei cittadini. In Ticino – lo ripeto, visto che in talune occasioni qualcuno sembra esserselo dimenticato –, quasi il 70% della popolazione ha accettato l’iniziativa, contribuendo in maniera decisiva all’esito finale della votazione federale. Le trattative per mettere in pratica la volontà popolare sono iniziate, non senza qualche difficoltà dato l’atteggiamento scontroso dell’Unione europea e l’approccio fin troppo remissivo dei rappresentanti del nostro Paese. Il Canton Ticino, in particolare nella sua presa di posizione in merito al progetto proposto dal Consiglio federale per concretizzare i contingenti votati dal Popolo, ha già detto la sua: occorre rivedere l’Accordo sulla libera circolazione delle persone, in modo che in esso siano previste delle limitazioni per quanto concerne i cittadini degli Stati UE, che creano anche delle distorsioni al nostro mercato del lavoro. Questo è il punto centrale della discussione; questo è il mandato del Popolo svizzero che le Autorità politiche devono perseguire con tutte le loro forze.

Ora, proprio nel bel mezzo delle trattative, qualcuno ha pensato bene di mettere in discussione la volontà del Popolo svizzero che, a detta dei promotori dell’iniziativa RASA (“Fuori dal vicolo cieco”) porterà la Svizzera alla rovina. Ma siamo sicuri che nel vicolo cieco non ci stiano portando proprio i promotori di questa campagna per riportare i cittadini alle urne? Mentre la congiuntura economica sfavorevole, unita agli effetti negativi sul nostro mercato del lavoro dovuti alla libera circolazione delle persone, mette in ginocchio l’occupazione e la piazza finanziaria del nostro Cantone, chi sta pensando a tutelare gli interessi dei Ticinesi? Chi sta pensando al Ticino, che negli ultimi tempi ha dovuto pure assumersi l’onere – dato il fallimento dimostrato dall’Unione europea in questo ambito – riguardante la gestione dell’emergenza migranti? Non di certo coloro che hanno promosso la raccolta delle firme per ritornare a votare e che ignorano la realtà ticinese! Voglio essere schietto e sincero come mio solito: un nuovo voto non risolverà i nostri problemi! Anzi, rischia di mettere il nostro Paese in una posizione di svantaggio al tavolo delle trattative, con gli euroburocrati di Bruxelles che avrebbero il coltello dalla parte del manico.

Questo è il momento in cui dobbiamo restare uniti, senza dare l’idea di essere divisi su una questione così fondamentale per il futuro della Svizzera. I Ticinesi l’hanno capito, e difatti le firme a sostegno dell’iniziativa RASA provenienti dal nostro Cantone sembrerebbero essere poche. I Ticinesi vogliono risposte chiare e concrete alle loro preoccupazioni: questo è l’obiettivo sul quale dobbiamo focalizzarci. La volontà del Popolo è un principio cardine della democrazia svizzera e, di conseguenza, metterla in dubbio, come ha fatto l’iniziativa RASA, è dannoso. Con il voto del 9 febbraio, tanta gente ha nutrito la speranza di poter cambiare le cose nel nostro Paese e nel nostro Cantone: non sarà quindi certo annullando le decisioni prese senza nemmeno aver provato ad attuarle che i problemi dei Ticinesi troveranno una soluzione. Dobbiamo provarci; e non dobbiamo mollare! Io continuerò ad impegnarmi e a lottare, in particolare difendendo la volontà del 68% dei Ticinesi ogniqualvolta sarò chiamato – come nel caso degli innumerevoli incontri con le Autorità federali – a rappresentare il nostro Cantone e gli interessi dei suoi cittadini.

Norman Gobbi
(Mattino della domenica, 23.08.2015)

«La situation au Tessin est critique»

«La situation au Tessin est critique»

Da AGEFI.COM l Norman Gobbi. Le président du gouvernement tessinois estime que son canton doit pouvoir appliquer des mesures extraordinaires au marché de l’emploi. Interview: Grégoire Barbey

Plusieurs partis ont récemment émis des propositions pour améliorer la situation du marché de l’emploi tessinois dans le cadre des élections fédérales du 18 octobre (L’Agefi du 5 août). Le vote massif des Tessinois en faveur de l’initiative sur l’immigration l’an dernier a également envoyé un message très clair au reste de la Suisse quant aux difficultés de la région à faire face à la libre circulation des personnes. L’Agefi a rencontré Norman Gobbi, actuel président du Conseil d’Etat tessinois, afin d’évoquer les raisons qui font que son canton peine à contrôler son marché du travail.

Comment qualifieriez-vous la situation de l’emploi au Tessin?

Pas dramatique mais critique. Si on regarde les chiffres officiels du taux de chômage, c’est vrai que le Tessin n’est pas le canton avec la situation la plus difficile à ce niveau. Mais si l’on compte non seulement les personnes au chômage mais aussi celles à l’aide sociale parce qu’elles n’ont plus droit à l’assurance chômage, ce taux augmente. L’aide sociale est d’ailleurs l’un des problèmes financiers le plus important pour les communes tessinoises. A Lugano, le nombre de bénéficiaires de l’aide sociale est pratiquement le double de la moyenne cantonale. La ville environ 30% à 40% des personnes à l’aide sociale du Tessin, alors qu’elle ne compte qu’environ 20% des résidents du canton.

Quels sont selon vous les principaux problèmes liés à la libre circulation des personnes?

Ces dernières années, le canton du Tessin a été le champion suisse en matière d’introduction des contrats-types de travail. C’est bien la preuve que le malaise et surtout les abus dans le marché du travail sont bien présents. L’introduction d’un contrat type de travail dans un secteur économique n’intervient qu’après de longues inspections et vérifications donnant des données très claires quant aux abus salariaux dans certaines branches. Le Tessin a notamment dû introduire ces contrats types de travail pour les employés de commerce des cabinets d’avocats et les informaticiens. On compte actuellement 14 secteurs économiques au Tessin concernées par des contrats types de travail. La concurrence déloyale est très présente dans la région. Prenons un exemple: un jeune ingénieur qui sort de l’école polytechnique fédérale pourra attendre un salaire d’au moins 5000 à 6000 francs. Le même qui s’est formé à Milan ne pourra guère compter sur plus de 1200 euros en Italie. Et pourtant la formation délivrée à Milan est aussi de qualité. Il s’agit donc bien d’une concurrence déloyale. Les attentes salariales des licenciés universitaires italiens sont moins élevées par rapport à celles des Suisses, de même par rapport aux employés de commerce suisse. C’est à cause de telles situations que nous avons dû introduire autant de contrats types de travail.

Pensez-vous que le Conseil fédéral doit faire le nécessaire pour préserver la libre circulation des personnes ou au contraire doit-il la dénoncer?

Le peuple tessinois a toujours voté contre les bilatérales et leur extension. Avec le 9 février 2014, ce signal était clairement contre la libre circulation comme nous la connaissons aujourd’hui.

Mais quelle est la position du Conseil d’Etat tessinois sur la question?

La mienne est bien claire contre la libre circulation, mais la majorité du Conseil d’Etat veut bien maintenir la voie bilatérale. Nous avons toutefois fait une proposition durant la procédure de consultation sur le projet d’application de l’initiative du 9 février – et nous étions unanimes: il faudrait prévoir une clause de sauvegarde pour protéger le marché du travail contre la concurrence déloyale dans un régime de libre circulation des personnes. Cette clause de sauvegarde devrait pouvoir s’appliquer au niveau régional, étant donné que nous n’avons pas un marché du travail national, mais des réalités régionales fort diverses. L’Union européenne connait des clauses de transition et des clauses de sauvegarde: ce sont des mécanismes qui permettent de tenir compte du fait que des grandes différences économiques subsistent en dépit du marché unique.

Le Conseil d’Etat est-il en mesure de régler le problème seul ou a-t-il besoin d’un soutien des autorités fédérales?

C’est bien clair, nous avons besoin de bases légales et ce sont surtout des bases légales fédérales. Nous avons également demandé davantage d’attention de la Confédération à l’égard du Tessin parce que notre situation est particulière. Cela impliquerait des instruments spécifiques pour faire face au contexte unique du Tessin en Suisse: c’est la seule région du pays qui s’imbrique directement dans une grande métropole européenne. Avec plus de 60.000 travailleurs frontaliers italiens, si l’on considère que le Tessin est une grande entreprise, alors c’est l’employeur privé le plus important d’Italie! Cela donne quand même la dimension du problème qui se pose à notre marché du travail: un travailleur sur quatre est frontalier et un travailleur sur deux est étranger.

Pourquoi la pression sur les prix, selon vous, est beaucoup plus forte dans votre canton qu’ailleurs?

J’oserai affirmer que nulle part ailleurs en Europe nous avons des différences économiques sur la frontière aussi grandes comme le long de la frontière italo-suisse: un repas à Lugano coute deux à trois fois ce qu’il couterait à Como ou à Varese.

Les montants des sanctions infligées aux entreprises pratiquant le dumping salarial sont plutôt faibles. Le gouvernement ne devrait-il pas proposer de changer cela?

C’est mieux de mettre en place des mesures préventives que des mesures répressives. Il faudrait par exemple introduire une voie préférentielle pour les employés locaux. Et surtout des mesures de protection du marché du travail comme la systématisation des contrats types de travail (une requête que nous avons faite il y a des années à la Confédération). Il faut du temps pour contrôler les entreprises. En plus de cela, certains travailleurs italiens sont très malins. Ils produisent des feuilles de salaire en prétendant qu’ils travaillent à 50% pour 2500 francs alors qu’en vérité ils sont engagés à plein temps. On a aussi vu des cas où des frontaliers déclaraient des salaires de 6000 francs. Mais ils n’avaient été payés qu’une fois en trois mois. Soit 2000 francs par mois. Les Italiens ne sont pas des Européens comme les autres: ils appliquent de façon beaucoup plus souple les règlements de l’Union européenne.

Vous aviez proposé il y a quelques mois de fermer les frontières. Cela règlerait le problème, d’après vous?

Non. Ma proposition était surtout liée à la question de la migration de pays extra-européens. Fermer la frontière permettrait surtout de contrôler les flux migratoires. La moitié des gens qui entrent en Suisse pour présenter une demande d’asile passent par Chiasso. La pression est donc aussi forte dans ce domaine. Heureusement que le système suisse fonctionne bien: la prise en charge est directe et les migrants sont bien répartis entre les cantons.

Les Tessinois ont semble-t-il souvent l’impression d’être ignorés par le Conseil fédéral. Votre proposition visant justement à fermer les frontières n’avait-elle pas pour objectif de sous-entendre que votre canton pourrait prendre son indépendance par rapport à la Confédération?

Non. Je l’ai dit pendant la visite du Conseil fédéral au Tessin en juillet. Les Tessinois ont toujours dit qu’ils sont libres et Suisses. Il y a chez nous un puissant amour de la liberté et une grande loyauté à l’égard de la Suisse. Mais c’est vrai que cela fait plus de 15 ans que le Tessin n’a plus de conseiller fédéral. Dans une situation aussi sensible que la nôtre, le fait que le canton le plus loin – du point de vue culturel et économique – ne soit pas représenté au gouvernement constitue de plus en plus un problème.

Vous espérez avoir un conseiller fédéral tessinois après les élections fédérales de cet automne?

Il faudra voir si la conseillère fédérale Widmer-Schlumpf sera réélue au Conseil fédéral. Cela dépendra du résultat des élections. Et ce seront de toute manière les partis représentés à l’Assemblée fédérale qui prendront cette décision.

A ce stade, qu’est-ce que le Conseil d’Etat envisage pour améliorer la situation du marché de l’emploi?

Nous agissons notamment à travers l’activité de contrôle. Le Département des institutions – dont j’ai la charge – a mis sur pied un projet pour créer une police du travail. Ce qui signifie intensifier la collaboration entre tous les services cantonaux pour augmenter la pression contre le travail au noir et les abus salariaux. Sans oublier une campagne de sensibilisation à l’égard des employeurs.

Ce sont les frontaliers le cœur du problème ou l’absence de mesures d’accompagnement à la libre circulation des personnes, selon vous?

Les deux. Jusqu’à la fin des années 1990, les problèmes du Tessin étaient limités. Les frontaliers étaient habituellement engagés dans des secteurs comme l’hôtellerie, la restauration, les structures hospitalières et de la santé ainsi que la construction et l’industrie à faible valeur ajoutée. Aujourd’hui, le Tessin compte de nombreux frontaliers dans les banques, dans les assurances et dans les cabinets d’avocats. En effet, le nombre de frontaliers travaillant au Tessin a doublé depuis l’introduction de la libre circulation des personnes. C’est donc bien une situation de concurrence avec les travailleurs locaux: une évolution qui a sensibilisé les Tessinois à cette situation.

Comment voyez-vous l’évolution du marché du travail tessinois ces prochains mois?

Je dis toujours que si l’Italie va bien, le Tessin va mieux. Malheureusement l’économie italienne ne donne pas de grands signes de reprise. Si l’on pense qu’environ 200.000 jeunes italiens sont partis ces cinq dernières années à Londres pour y travailler, c’est bien un signal que l’Italie – comme dans les années 1950 et 1960 – est un pays exportateur d’employés. La situation problématique du canton Tessin va donc demeurer la même tant qu’il n’y aura pas eu de mesures concrètes de la part de la Confédération.

http://www.agefi.com/quotidien-agefi/suisse/detail/edition/2015-08-17/article/norman-gobbi-le-president-du-gouvernement-tessinois-estime-que-son-canton-doit-pouvoir-appliquer-des-mesures-extraordinaires-au-marche-de-lemploi-404657.html

Norman Gobbi ad alzo zero su Berna

Norman Gobbi ad alzo zero su Berna

Da CDT.CH l Alla giornata degli ambasciatori al Festival di Locarno il direttore delle Istituzioni ha attaccato il Governo federale

LOCARNO – Il sostegno unanime alla richiesta obbligatoria del casellario giudiziale per il rilascio dei permessi B e G, dichiarato negli scorsi giorni dalla deputazione ticinese a Berna, deve aver dato nuova linfa al fautore Norman Gobbi, sino a quel momento confrontatosi con i molteplici attacchi dall’Italia, come pure con lo scarso appoggio delle autorità elvetiche. E proprio in tal senso, ieri in occasione della giornata degli ambasciatori – svizzeri all’estero e viceversa – al Festival del film Locarno, il presidente del Consiglio di Stato ha sferrato un duro attacco verso Berna, nel quadro della gestione della politica estera, ma non solo.

Un discorso, quello pronunciato alternando quattro lingue (italiano, tedesco, francese e inglese) davanti anche ad alcuni diplomatici dell’Unione europea, volto in primis a tutelare il cantone. Una regione le cui difficoltà, ha rilevato Gobbi, «da anni erano ben visibili nei numeri, ma che sono state valutate a lungo dagli analisti a Berna come variazioni statisticamente poco significative rispetto alla situazione generale». Un riferimento alla delicata situazione del mercato del lavoro ticinese, caratterizzato dall’importante afflusso di manodopera frontaliera, e alla gestione dei migranti in arrivo da sud.

Fenomeni ritenuti dal consigliere di Stato soprattutto cantonticinesi e meno confederati. «Le difficoltà del Ticino – ha ammonito – sono quelle di un territorio che si sente la zona sacrificale della Confederazione; una parte di Paese che il Governo federale sembra aver scelto consapevolmente di abbandonare al proprio destino, mettendola nella condizione di pagare, da sola, il prezzo dell’interesse generale elvetico». Sempre in merito alla libera circolazione delle persone, Gobbi ha dunque voluto ricordare il 9 febbraio 2014 e «quel 68% di cittadini che ha votato sì ai contingenti sull’immigrazione». Una fascia dell’elettorato definita come «solo la punta di un iceberg di malessere: un malessere che se non dovesse essere riconosciuto e affrontato da parte dell’amministrazione e dalla politica federale, non potrà che crescere fino a mettere a rischio la nostra stessa coesione nazionale».

Parole dure sono poi state pronunciate a proposito della citata crisi dei migranti, in continuo arrivo dal Nord Africa. «Cosa pensa il resto della Confederazione, al sicuro e al riparo dietro la catena delle Alpi, della pressione quotidiana sulla nostra frontiera meridionale?» ha interrogato provocatoriamente il direttore delle Istituzioni. Per poi proseguire con una serie di critici quesiti. «I nostri concittadini confederati sanno che dal Ticino ormai passa la linea di tensione fra l’Europa continentale e i disperati che attraversano il Mediterraneo in cerca di una vita migliore? E se lo sanno, perché sembrano indifferenti?».

http://cdt.ch/ticino/politica/136834/norman-gobbi-ad-alzo-zero-su-berna.html

Tessiner Offroader gegen das Ferrari-Land

Da BERNERZEITUNG.CH l Der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi (Lega dei Ticinesi) verärgert mit seinen Massnahmen gegen italienische Grenzgänger Bundesbern und Rom gleichzeitig. Kein Problem für ihn.

Norman Gobbi (38) ist ein Brocken von einem Mann, mächtig und schwer wie die Felsen über dem Dorf Piotta, wo er mit seiner Frau und den beiden kleinen Kindern lebt. Im Moment ist er in den Ferien – in der Leventina, wie jeder echte Leventinese, im Rustico hoch über dem Talboden.

Auch von dort aus twittert der Tessiner Regierungspräsident täglich, und einmal die Woche steigt er hinunter nach Bellinzona, um Pendenzen zu erledigen. Er sei «ein 4×4 der Politik», sagt der studierte Kommunikationsexperte von sich, geländegängig wie ein Jeep, der selbst offroad in seiner Spur bleibt – besonders dann, wenn er aus dem Ferrari-Land Italien angegriffen wird.

Den verstorbenen Lega-Gründer Giuliano Bignasca hat Norman Gobbi einst begeistert, weil er schon als Teenager Feuer und Flamme war für die populistische Bewegung. Heute, 20 Jahre später, ist Gobbi immer noch der Jungstar der Lega, aber mit staatsmännischem Auftritt. Die derzeit immer unfreundlicheren Attacken aus Rom und Bern lässt er regungslos abprallen.

Im April verfügte Gobbi, dass Grenzgänger, die ihre Bewilligung erneuern, einen Strafregisterauszug sowie einen Beleg über allfällige laufende Verfahren vorlegen müssen. Norditalienische Politiker reagierten postwendend mit tiefer Entrüstung, Gobbi tat das cool als «Sturm im Wasserglas» ab.

«Keinen Millimeter»

Danach kanzelte das eidgenössische Staatssekretariat für Migration Gobbi ab: Es taxierte das Vorgehen des Tessiner Regierungspräsidenten als Verstoss gegen die Regeln der Personenfreizügigkeit mit der EU. Das Tessin weiche «keinen Millimeter» von seiner Position ab, reagierte Gobbi.

«Verstehen nichts»

Letzte Woche musste der Schweizer Botschafter in Rom, Giancarlo Kessler, im italienischen Aussenministerium antraben und sich Italiens Entrüstung über die von Norman Gobbi dekretierte «diskriminierende Behandlung italienischer Staatsbürger» anhören. Während Botschafter Kessler versprach, dem Bundesrat den italienischen Wunsch nach einer raschen Beseitigung des Problems ans Herz zu legen, feuerte Gobbi rhetorisch zurück: «Italienische Politiker verstehen nichts von den Problemen ihrer Landsleute. Sie würden sich besser Gedanken darüber machen, warum jeden Tag mehr als 60000 italienische Grenzgänger ins Tessin zur Arbeit kommen.»

Jetzt, am Telefon, atmet Gobbi erst einmal tief durch. Dann aber redet er sich in seinem sehr tiefen Bass sehr schnell warm. Ihm werde vorgeworfen, mit seinen politischen und administrativen Massnahmen im Grenzgängerdossier bewusst zu provozieren, um die Lega dei Ticinesi für den National- und Ständeratswahlkampf zu positionieren. «Falsch», sagt Gobbi, «ich mache nicht Polemik, ich reagiere auf reale Probleme.»

Man verlange das Vorweisen des Strafregisterauszugs aus sicherheitspolitischen Überlegungen. Beispielsweise, um zu verhindern, dass die organisierte Kriminalität den Grenzgängerkanal dafür nutze, im Tessin Fuss zu fassen. Man müsse dazu wissen, sagt Gobbi, dass heute jedes zweite Delikt, das auf dem Tessiner Finanzplatz aufgedeckt werde, von Italienern an Italienern begangen werde.

Da sei es doch logisch zu versuchen, präventiv etwas dagegen zu unternehmen – zumal es dabei auch um den Schutz der schweizerischen Sozialversicherungen vor unrechtmässigen Bezügen gehe.

Breiter Support im Tessin

Noch vor ein paar Jahren sei das Vorweisen des Strafregisterauszugs die normalste Sache der Welt gewesen, aber im aufgeheizten Klima zwischen Italien und der Schweiz werde das «heute sofort zur diskriminierenden Massnahme hochgekocht».

Es beruhige ihn sehr, sagt Gobbi, dass er mit seinem Vorgehen von vielen Tessinern unterstützt werde – auch von ausserhalb der Lega dei Ticinesi. Das bestärkt ihn, gegenüber Bundesbern nicht von seinem Kurs abzuweichen. Er werde darauf drängen, dass die Tessiner Regierung baldmöglichst erneut mit dem Bundesrat reden könne.

Grösser als Fiat

Die Leiden des Tessins an der Personenfreizügigkeit würden in Bern nach wie vor nicht richtig wahrgenommen. Der Auslöser der wachsenden Grenzgängerzahl sei die anhaltende Krise der italienischen Wirtschaft, hervorgerufen durch die zentralisierte Bürokratie. «Wir müssen nichts tun und haben einen gigantischen Standortvorteil.» 63000 italienische Grenzgänger fahren heute täglich ins Tessin zur Arbeit, damit sei, so Gobbi, «das Tessin inzwischen der grösste italienische Arbeitgeber», grösser etwa als der Fiat-Konzern, zu dem auch Ferrari gehört.

Natürlich habe die Personenfreizügigkeit dem Tessin Wirtschaftswachstum gebracht. Aber diese Sicht sei trügerisch, warnt Gobbi. Das Tessin sauge ungewollt Substanz aus den schwächelnden Nachbarregionen ab, und deshalb sei die wirtschaftliche Situation aus der Sicht vieler Tessinerinnen und Tessiner fragiler als man oft denke: Baue eine Firma im Tessin Stellen ab, würden heute zuerst die Tessiner entlassen, und die Grenzgänger könnten bleiben. Das sei die schmerzhafte Realität des Tessiner Wirtschaftswunders.

Der Leventiner Bergler Gobbi mag nicht mit schriller Lega-Rhetorik einfache Rezepte heraustrompeten. Man müsse ehrlich sein: Nachhaltige Entspannung auf dem Tessiner Arbeitsmarkt brächte nur ein wirtschaftlicher Aufschwung in Italien. Dafür gebe es aber keine sichtbaren Anzeichen. Und deshalb habe er keine andere Wahl, als Bern und Rom gleichzeitig zu ärgern. Jürg Steiner>
(Berner Zeitung)

Erstellt: 10.08.2015, 09:22 Uhr

http://www.bernerzeitung.ch/schweiz/standard/Tessiner-Offroader–gegen-das-FerrariLand/story/30541460

Tessiner Hilferuf als Stimmenfänger

Tessiner Hilferuf als Stimmenfänger

Da NZZ.CH l Zum grossen Ärger Italiens müssen Grenzgänger im Tessin seit April Auszüge aus dem Strafregister vorweisen. So setzt Lega-Staatsrat Gobbi ein typisches Malaise geschickt in Szene – auch mit Blick auf die nationalen Wahlen.

«Avviso» (Hinweis) steht mit augenfällig roter Schrift auf der Internet-Seite der Tessiner Einwohnerkontrolle. Alle Ausländer, die eine Aufenthaltsbewilligung B oder G erhalten oder erneuern wollen, müssen seit April mehr Aufwand betreiben. Sie haben einen Auszug aus dem Strafregister ihres Landes in Kombination mit einem Beleg über laufende Verfahren vorzulegen; beide Papiere dürfen höchstens drei Monate alt sein. «B» steht für eine zunächst befristete Aufenthaltsbewilligung für Ausländer, die länger in der Schweiz bleiben wollen, «G» steht für Grenzgänger. In beiden Fällen sind vor allem Italiener betroffen – insbesondere die «Frontalieri», da über 60 000 von ihnen täglich zur Arbeit ins Tessin strömen.

Die Verschärfung verfügte in eigener Kompetenz der Chef des Tessiner Justiz- und Polizeidepartements Norman Gobbi. Der beliebte Exponent der Lega dei Ticinesi begründete dies mit dem Missbrauch des freien Personenverkehrs. Gobbi erwähnte unter anderem einen der Mafia nahestehenden italienischen Arbeiter sowie einen vorbestraften B-Aufenthalter, der an einem Raubüberfall teilgenommen haben soll. Damit stellte der Tessiner Magistrat einen Zusammenhang her mit der seit langem bestehenden Angst vor Kriminaltourismus aus Italien, aber auch mit der Masseneinwanderungsinitiative. Ausserdem müssen die Grenzgänger mehr Quellensteuer bezahlen: Letztes Jahr hatte der Tessiner Grosse Rat entschieden, den betreffenden Steuerfuss auf Gemeindeebene von 78 auf 100 Prozent zu erhöhen, um Mehreinnahmen von jährlich 20 Millionen zu generieren.

Italien reagiert verstimmt
Kein Wunder gibt es zwischen dem Tessin und Italien wieder laute Misstöne. Rom lud den Schweizer Botschafter vor, und die beiden Exponenten der lombardischen Lega Nord, Roberto Maroni und Lara Comi, zeigten sich hoch erbost: Beide stammen aus dem Grenzgebiet zur Schweiz und zählen viele Grenzgänger zu ihren Wählern. Italien wirft der Schweiz vor, dass der Kanton Tessin Bestimmungen zur Personenfreizügigkeit missachte und die Grenzgänger gängle. Daher strengt Rom bei der EU-Kommission ein Verfahren gegen die Schweiz an. Als Präsident der Region Lombardei erinnerte Maroni das Tessin an dessen starke Abhängigkeit von den Frontalieri, und EU-Parlamentarierin Comi drohte als ultima ratio mit einem Gang vor den Europäischen Gerichtshof.

Vor allem Letzteres bleibt aus juristischer Sicht bloss heisse Luft. Doch der Ärger Italiens zeigt die Sensibilität, mit welcher man jede Änderung bei der Behandlung der Grenzgänger im Tessin reagiert. Dies weiss auch Bern, das seit der Unterzeichnung des Doppelbesteuerungsabkommens mit Italien letzten Februar das Tauwetter zwischen den beiden Staaten weiter fördern will. Das Staatssekretariat für Migration erklärte Gobbis Vorgehen als unvereinbar mit dem europäischen Gemeinschaftsrecht und forderte diesen auf, seine Massnahme rückgängig zu machen. Bundespräsidentin Simonetta Sommaruga betonte Anfang Juli während des Bundesratsausfluges in Bellinzona, eine Konfrontation ergebe keinen Sinn.

Gobbis Antwort hat das Zeug zum Bonmot: Kein Grenzgänger habe bisher Rekurs gegen die systematische «vorläufige Polizeimassnahme» eingereicht. Weiter ermutigt fühlt sich Gobbi laut dem «Corriere del Ticino» durch die Rechtskommission des Kantonsparlaments. Diese erwägt die Empfehlung, einen Vorstoss des Lega-Nationalrats Lorenzo Quadri von 2008 wieder aufzugreifen und nach Bern zu tragen, der Ähnliches verlangte – mit dem Hintergedanken, diesen Punkt in die Verhandlungen mit Brüssel über die Umsetzung der Einwanderungsinitiative einzubringen. Doch das wirkt gar sehr optimistisch, hat doch der Nationalrat im Mai eine Motion Quadris abgelehnt, in welcher der Legist seinen eigenen Vorstoss von 2008 aufgreifen wollte. Dazu kommt, dass 2013 auch die Tessiner FDP eine ähnliche Motion auf Kantonsebene einreichte, die vom Staatsrat und damit auch Gobbi abgewiesen sowie von Bundesbern kritisiert wurde.

Gobbi macht gezielt Druck
Regierungsrat Gobbi gehört zum pragmatischen Flügel der rechtspopulistischen Lega und gilt als umsichtiger Staatsmann. Warum also prescht er heuer auf diese Weise vor? Er gibt dem typischen Tessiner Malaise Ausdruck: Jede vierte Arbeitsstelle im Südkanton wird von einem «billigen und willigen» Grenzgänger besetzt, und die stetig wachsende Zahl der Frontalieri bewirkt immer massiveres Dumping punkto Lohn- und Arbeitsbedingungen – auch für heimische Arbeitskräfte. Dazu gesellen sich der zunehmende Kriminaltourismus aus Italien sowie das Gefühl, Bundesbern stehe den Forderungen des Tessins, dessen spezifische Probleme zu lösen, wieder einmal ablehnend gegenüber. Weil zudem das Tessin am 9. Februar 2014 die Einwanderungsinitiative mit 68,2 Prozent am deutlichsten von allen Kantonen annahm, haben besagte Forderungen seither zugenommen. Es handelt sich um verklausulierte Hilferufe an Bundesbern.

Mit seinem neuesten Hilferuf übt Staatsrat Gobbi aber auch Druck aus, was die konkrete Ausarbeitung des neuen Grenzgängerabkommens betrifft. Dieses ist an das Doppelbesteuerungsabkommen gekoppelt, welches Bern und Rom Ende Februar 2015 unterschrieben, und soll aufgrund einer rigoroseren Besteuerung möglichst viele Frontalieri abschrecken. Für Tessiner Begriffe geht die Ausarbeitung zu schleppend voran. Weil nun die Lega und die Tessiner SVP punkto nationale Wahlen im Herbst eine Listenverbindung eingehen und den Schwerpunkt auf die Umsetzung der Einwanderungsinitiative legen, erscheint Gobbis Vorpreschen als geschickter Schachzug im Wahlkampf. Doch den Hilferuf auch als Stimmenfänger einzusetzen hat indes einen Nachteil: Kaum hat sich dank dem Steuerabkommen die langjährige Verstimmung zwischen Bern und Rom gemildert, erklingen neue Misstöne – die Lega frönt bei internationalen Befindlichkeiten ihrer alten Provokationslust.

Eine erste Bilanz über seine vorläufige Massnahme will Gobbi im Herbst ziehen. Ob vor oder nach dem nationalen Wahlsonntag, bleibt abzuwarten.

http://www.nzz.ch/schweiz/tessiner-hilferuf-als-stimmenfaenger-1.18590207

Firmate la petizione a favore del casellario giudiziale

Firmate la petizione a favore del casellario giudiziale

La Lega dei Ticinesi ha lanciato una petizione a sostegno della misura del Consigliere di Stato Norman Gobbi riguardo la richiesta del casellario giudiziale per tutti gli stranieri che richiedono un permesso di dimora o di lavoro transfrontaliero (permessi B e G). Misura osteggiata da Berna e da Roma, ma ampiamente condivisa dalla popolazione ticinese.

Firmate il formulario pdf e ritornatelo per posta > Scarica il formulario della petizione
Petizione_CasellarioGiudiziale.pdf


 

PETIZIONE A SOSTEGNO DELLA MISURA INTRODOTTA DAL CONSIGLIERE DI STATO NORMAN GOBBI
Obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (dimora) e G (frontalieri)

Il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha introdotto nel mese di aprile la misura oggetto della presente petizione. Quest’ultima si è resa necessaria dopo diversi episodi gravi verificatisi in Ticino, come ad esempio quello relativo alla rapina di Novazzano dello scorso marzo, dove, tra gli autori, vi erano alcuni stranieri beneficiari di un permesso B. Una misura quindi più che giustificata, che persegue l’obiettivo di evitare che alcune persone malintenzionate approfittino della situazione per entrare nel nostro Paese mettendo a repentaglio la sicurezza di tutti i cittadini.

I sottoscritti cittadini chiedono quindi al Consiglio federale, per il tramite del Consiglio di Stato del Canton Ticino, che la misura introdotta dal Ministro Norman Gobbi relativa alla richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per lavoratori frontalieri G, venga mantenuta.
I sottoscritti cittadini ritengono la misura più che necessaria per continuare a garantire l’ordine pubblico del Cantone, dato il contesto difficile cui il Ticino è confrontato, e chiedono pertanto che le Autorità federali non si pieghino alle pressioni delle Autorità italiane ed europee, mettendo al centro la sicurezza e il rispetto di tutti i cittadini.


 

Firmate il formulario pdf e ritornatelo per posta > Scarica il formulario della petizione
Petizione_CasellarioGiudiziale.pdf

oppure sottoscrivete la petizione online >
http://www.activism.com/it_IT/petizione/obbligo-di-presentazione-dell-estratto-del-casellario-giudiziale-e-del-certificato-dei-carichi-pendenti-per-il-rilascio-e-il-rinnovo-dei-permessi-b-dimora-e-g-frontalieri/65796

 

Osco, una festa in dialetto

Osco, una festa in dialetto

Da RSI.CH l Il consigliere di Stato Norman Gobbi in Leventina. “Apertura condizionata a principi ben saldi”, questo è stato l’inizio del messaggio del consigliere di Stato Norman Gobbi nel suo discorso in dialetto tenuto sotto una pioggia battente nella piazza del Municipio di Osco.

Il presidente del Governo ha ribadito, nel suo intervento a braccio, che bisogna portare rispetto a coloro che hanno lavorato prima per rendere la Svizzera, il Ticino e le valli stesse quello che sono. Un rispetto che devono tutti quelli che qui vogliono venire, in un paese che deve spronare i propri cittadini ad anelare a libertà, indipendenza, responsabili del proprio destino.

Per vedere il discorso alla festa di Osco: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Osco-una-festa-in-dialetto-5838916.html