Gobbi, “Parigi è molto più vicina di quanto crediamo”

Gobbi, “Parigi è molto più vicina di quanto crediamo”

Da liberatv.ch l Gobbi dopo il massacro: “L’Europa ha sottovalutato questione migratoria e integrazione. Non abbassiamo la guardia. Il fondamentalismo attecchisce anche in piccole realtà”. Il presidente del Governo: “Pensiamo all’operazione di polizia che nei giorni scorsi ha portato all’arresto di terroristi, alcuni dei quali vivevano in una cittadina come Merano, non molto diversa dalla nostra realtà”.

“L’Europa ha sempre sottovalutato l’aspetto migratorio, lo vediamo oggi con la difficoltà che ha nel gestire l’ondata di migranti. Secondo me ha anche sottovalutato il problema dell’integrazione perché la ‘welcome policy’ adottata da diversi paesi europei ha creato e sta creando ghetti nelle grandi città, ghetti dove i valori democratici non hanno attecchito e non trovano ascolto”.
Sono le riflessioni del presidente del Governo e ministro delle istituzioni Norman Gobbi all’indomani del massacro di Parigi.

“Per la Svizzera – aggiunge – è importante che questi fenomeni di ghettizzazione non nascano e che si insista sulla politica di integrazione, soprattutto a livello dei valori della democrazia e della libertà. Per evitare che nelle nostre città nascano società parallele. Se non riusciremo a farlo, verremo attaccati sul nostro modo di vivere, sulla nostra cultura, sulle nostre libertà e abitudini quotidiane, come è accaduto ieri sera a Parigi”.

Gobbi precisa che in parallelo bisogna lavorare sul piano della difesa nazionale e della repressione. Ricorda a questo proposito che alcune persone che inneggiavano a organizzazioni terroristiche sono già state espulse dalla Svizzera. Perché, conclude, non dobbiamo sentirci al sicuro solo perché siamo una piccola nazione: “Pensiamo all’operazione di polizia che la scorsa settimana ha portato all’arresto di una ventina di terroristi, la maggior parte dei quali in Italia. Ebbene, alcuni estremisti islamici vivevano a Merano, un paese del Sud Tirolo paragonabile a una qualsiasi cittadina ticinese. È preoccupante che una piccola realtà come Merano, dove sicuramente c’è un ottimo livello di controllo sociale, sia diventata luogo di reclutamento e radicalizzazione islamica. Quindi dobbiamo stare molto attenti, e crearci gli anticorpi per affrontare ogni possibile deriva estremista”.

emmebi

http://www.liberatv.ch/node/31259

Bundesratswahl: SVP-Chef schlägt Dreierticket vor

Bundesratswahl: SVP-Chef schlägt Dreierticket vor

Da SRF.CH l SVP-Parteipräsident Toni Brunner begrüsst die Nomination des Lega-Politikers Norman Gobbi für die Bundesratswahlen ausdrücklich. Der Tessiner Staatsratspräsident politisiere voll und ganz auf SVP-Linie.
Brunner will nun mit drei Kandidaten zur Wahl antreten. Weil die SVP als nationale Partei in allen Sprachregionen vertreten sei, «wäre es sinnvoll, der Bundesversammlung ein Dreierticket vorzuschlagen, mit je einem Kandidaten aus jeder Sprachregion», sagte der SVP-Chef der «SonntagsZeitung». Diese Idee gefalle ihm.

«Starkes Zeichen» aus dem Tessin

Die Kandidatur von Lega-Mann Gobbi, der am Samstag von der SVP Tessin offiziell nominiert wurde, macht laut Brunner Sinn: «Norman Gobbi war als Nationalrat in unserer Fraktion, und ich weiss, dass er keine einzige seiner Positionen aufgeben müsste, um unsere Partei im Bundesrat zu vertreten.» Wenn er es auf das Kandidatenticket schaffe, seien seine Wahlchancen «mehr als nur intakt».

Eine Kandidatur aus dem Tessin wertet Brunner als «starkes Zeichen»: Auch im Tessin wachse die SVP immer mehr. Und der Kanton sei sei vielen Jahren nicht mehr im Bundesrat vertreten.

SVP-Präsident des Kantons Tessin Gabriele Pinoja zusammen mit Lega-Mann Norman Gobbi an der Pressekonferenz zur Nominierung des Bundesratskandidaten.
Aus zwei Parteien aber einig: Gabriele Pinoja, Tessiner SVP-Präsident (links) und Lega-Politiker Norman Gobbi (rechts). Keystone

«Fusion wäre begrüssenswert»

SVP und Lega seien «eng verbunden», sagte Brunner weiter. Die beiden Parteien arbeiten schon länger zusammen, er würde eine Fusion begrüssen. Auf nationaler Ebene ist die Lega seit 2003 Teil der SVP-Fraktion.

Gemäss der Zeitung «Schweiz am Sonntag» hat der SVP-Parteipräsident den Tessiner Lega-Vertreter persönlich getroffen, um ihn von einer Kandidatur zu überzeugen. Das sagte Gobbi in einem Interview. «Wir wollten sicher sein, dass meine Kandidatur für die SVP Schweiz gemäss ihren Statuten und des Selektionsverfahrens korrekt und politisch vertretbar ist.»

In einem Interview mit dem «SonntagsBlick» schloss Brunner zudem erneut eine eigene Kandidatur definitiv aus. Auch Peter Spuhler stehe nicht zur Verfügung. Das Amt als Parteipräsident will Brunner aber behalten.

Brunner: “Gobbi è sulla linea dell’UDC”

Brunner: “Gobbi è sulla linea dell’UDC”

Da CDT.CH l Il presidente dell’UDC svizzera Toni Brunner accoglie con favore la candidatura di Norman Gobbi al Consiglio federale. Il partito, il nove dicembre, potrebbe presentare al parlamento una rosa di tre nomi, uno per regione linguistica.

“Accolgo con favore la candidatura di Gobbi, che si situa pienamente sulla linea politica dell’UDC”, afferma Toni Brunner in un’intervista alla “Sonntagszeitung”. “Lo dimostra la sua attività come consigliere di Stato, dove tra l’altro rivendica da tempo controlli alle frontiere”. Nella veste di consigliere nazionale Gobbi era inoltre membro del gruppo parlamentare UDC.

La candidatura ticinese, secondo Brunner, è un “segnale forte” e la “sostengo apertamente”, senza contare che il Ticino non è più rappresentato in Consiglio federale da molto tempo.

“Siamo un partito nazionale, presente in tutte le regioni, e sarebbe ragionevole proporre all’assemblea federale un triplice ticket, con candidati delle tre maggiori aree linguistiche. Questa idea mi piace molto”. Quanto alle reali possibilità di successo di Gobbi, Toni Brunner si mostra ottimista: “se riesce a entrare nel ticket” ce la può fare.

Oltre a Gobbi sono diversi i nomi che ricorrono più spesso nella corsa per il seggio lasciato vacante da Eveline Widmer-Schlumpf: si tratta dei consiglieri nazionali Albert Rösti (BE), Thomas Hurter (SH), Hansjörg Knecht (AG) e Heinz Brand (GR) e del “senatore” Hannes Germann (SH). Sul fronte della Svizzera romanda in prima linea vi è il consigliere nazionale Guy Parmelin (VD).

Le sezioni cantonali dell’UDC hanno tempo fino al 13 novembre per sottoporre le rispettive proposte alla commissione di selezione: spetterà poi al gruppo parlamentare UDC designare, una settimana più tardi, i candidati ufficiali al Consiglio federale.

Un sondaggio pubblicato oggi dal “SonntagsBlick” mostra intanto che gli svizzeri sono favorevoli a una doppia rappresentanza UDC in governo: il 61% degli interrogati giudica infatti questa opzione giustificata.

Gobbi: “Una scalata impegnativa”

Gobbi: “Una scalata impegnativa”

Da CDT.CH l È stata ufficializzata la candidatura ticinese al Consiglio federale – Attilio Bignasca: “È un treno che non possiamo farci sfuggire” – Battista Ghiggia: “È una corsa di tutti i ticinesi”

Il segreto (di Pulcinella) è stato svelato oggi pomeriggio a Bellinzona: Norman Gobbi correrà per il Consiglio federale. L’UDC svizzero ritiene che ci sia posto anche per un candidato ticinese nella corsa per la posizione al seggio lasciato libero da Eveline Widmer-Schlumpf, un Ticino che ormai da sedici anni non è più rappresentato in Governo. Il presidente UDC ticinese Gabriele Pinoja ha spiegato la genesi della candidatura Gobbi: “La sua candidatura è stata sostenuta da ambienti economici importanti del nostro Cantone. L’abbiamo proposta al nostro ufficio presidenziale e poi alla direttiva dell’UDC Ticino, che con un solo voto contrario e tredici a favore ha ratificato la candidatura, che è ora sul tavolo dell’UDC nazionale. Gobbi ha aderito all’UDC Ticino senza uscire dalla Lega. È un candidato dell’area UDC-Lega che rappresenta, per molti aspetti, il profilo ideale in vista del 9 dicembre prossimo: è conosciuto a Berna, dove ha molti estimatori e molti contatti, parla perfettamente le lingue nazionali ed è un alto graduato del nostro esercito”.

Attilio Bignasca, coordinatore della Lega, dice che questo è un momento storico: “È una candidatura forte quella di Gobbi, contiamo sull’aiuto di tutti per riuscire a far tornare il Ticino in Consiglio federale. È un treno che non possiamo farci sfuggire, se non dovessimo riuscire ad entrare in Governo questa volta potremmo dover aspettare ancora a lungo”.

Roberta Pantani, Consigliera nazionale leghista, ha affermato che quello di una candidatura al Consiglio federale è un treno che in Ticino passa solo ogni 30 anni: “Norman Gobbi è la persona giusta”.

Il neoeletto per l’UDC Marco Chiesa ha pure confermato il suo sostegno incondizionato alla candidatura di Gobbi.

“È una corsa di tutti i ticinesi, non della Lega e dell’UDC” ha aggiunto Battista Ghiggia, candidato al Consiglio degli Stati.

E poi finalmente ecco le attese dichiarazioni di Norman Gobbi davanti ad una folta platea entusiasta: “Sono grato all’UDC per aver pensato a me. Dal 2003 lavoriamo insieme a Berna noi della Lega e l’UDC, quindi a livello nazionale non c’è nessuna divisione”.

“Dopo lunga riflessione – ha aggiunto Gobbi – ho deciso di accettare la proposta di candidarmi all’UDC nazionale per correre. Ma è una scalata impegnativa, a partire dalla candidatura che dovrà essere esaminata inizialmente dalla commissione cerca dell’Unione Democratica di Centro. Sento di essere pronto per questa corsa, dopo vent’anni di politica attiva e l’esperienza come consigliere nazionale a Berna. Vent’anni sono tanti, a pensarci mi vengono i brividi”.

Gobbi ha ricordato di essere un profondo federalista e di voler affrontare la sfida difendendo il principio della sovranità e del federalismo: “Sento grande entusiasmo nel Paese per questa candidatura”.

Ma Gobbi ha ricevuto rassicurazioni da Toni Brunner su un eventuale ticket il 9 dicembre prossimo? “No, non è stato tema di discussione con Brunner: sarà dapprima la commissione cerca e poi il gruppo parlamentare a decidere su un ticket”.

Ma Gobbi di che partito affermerà di essere d’ora in poi? “Da domani sono un candidato dell’UDC al Consiglio federale e un Consigliere di Stato della Lega”.

Quindi si potrebbe d’ora in poi dire che l’UDC da oggi è rappresentato nel Governo ticinese grazie a Gobbi. A rispondere è stato il presidente Pinoja: “Formalmente noi ad aprile non siamo stati eletti quindi no, non siamo in Governo. In ogni caso collaboriamo bene da sempre con Gobbi”.

Le prossime tappe
13 novembre

Le sezioni cantonali dell’UDC hanno tempo fino a venerdì prossimo per presentare le proprie proposte. I possibili candidati vengono passati al setaccio dalla commissione cerca per assicurarsi che non nascondano scheletri nell’armadio (nel 2011 Bruno Zuppiger aveva dovuto ritirarsi in seguito a rivelazioni su scorrettezze fiscali).

20 novembre

Il gruppo UDC alle Camere federali (compresi i due leghisti e l’esponente del Mouvement citoyens genevois) interrogheranno gli aspiranti candidati, selezionandone con ogni probabilità due che diventeranno i candidati ufficiali (è possibile che si tratterà di uno svizzero-tedesco e di un latino).

Dicembre

Durante la prima settimana della sessione estiva gli altri partiti interrogheranno i candidati, decidendo poi la strategia da seguire il 9 dicembre, giorno in cui saranno eletti 7 consiglieri federali (i 6 uscenti che dovrebbero essere confermati e un volto nuovo).

Di Paride Pelli, foto A. Crinari

http://www.cdt.ch/ticino/bellinzona/142617/gobbi-una-scalata-impegnativa

“Pronto per la sfida”

“Pronto per la sfida”

Da RSI.CH l La candidatura di Norman Gobbi al Consiglio federale presentata ufficialmente sabato a Bellinzona

“La salita inizia ora ma sono pronto per la sfida”. Sono le parole di Norman Gobbi, che oggi sabato a Bellinzona ha confermato di aver accettato la sua candidatura in Consiglio federale da parte della sezione ticinese dell’Unione democratica di centro.

“I vertici nazionali ci hanno sollecitato più volte a presentare un candidato ticinese”, ha da parte sua spiegato il presidente cantonale Gabriele Pinoja davanti a numerosi giornalisti, aggiungendo che l’idea di proporre il ministro leghista è nata da alcuni ambienti politici ed economici locali. Il messaggio è poi stato portato al presidente nazionale Toni Brunner, che ha dato il suo assenso. La candidatura del capo del Dipartimento delle istituzioni e presidente del Consiglio di Stato è poi stata avallata dalla direttiva cantonale.

“Il treno che porta in Governo a Berna un ticinese passa ogni 30 anni”, ha affermato invece il coordinatore leghista Attilio Bignasca. “Dobbiamo essere uniti”, ha aggiunto.

“La distinzione fra Lega e UDC a livello nazionale non esiste”, ha aggiunto Gobbi, che pur avendo preso la tessera del partito continuerà a militare nelle file del movimento di Via Monte Boglia. “Abbiamo gli stessi valori”, ha aggiunto, citando come esempio la difesa della sovranità e di una Svizzera confrontata alla pressione migratoria in costante aumento.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Pronto-per-la-sfida-6384286.html

Esercizio ODESCALCHI, fatto il punto della situazione

Esercizio ODESCALCHI, fatto il punto della situazione

Si è svolto lunedì 2 novembre a Mendrisio, presso l’hotel Coronado, un incontro tra le forze civili e militari, svizzere e italiane, che saranno impiegate dal 19 al 22 giugno del prossimo anno nell’esercizio ODESCALCHI, nel corso del quale verrà simulato un incidente ferroviario chimico nella zona di Chiasso, causato da una collisione tra un locomotore di manovra e un convoglio che trasporta materiale chimico.

Nel corso dell’incontro sono stati presentati i dettagli organizzativi circa l’evoluzione dell’esercizio – e le strategie di comunicazione ad esso correlate – al Consigliere di Stato e presidente del Governo ticinese Norman Gobbi, al Comandante della regione territoriale 3, divisionario Marco Cantieni, al Prefetto di Como Bruno Corda e al Capo di Stato Maggiore di COMFODINORD, generale di brigata Tommaso Vitale.

L’esercizio ODESCALCHI permetterà di sviluppare e mettere alla prova la collaborazione tra autorità civili e militari svizzere e italiane. “L’obiettivo principale dell’esercizio è quello di creare i presupposti per una coordinazione e una valorizzazione delle sinergie a livello internazionale, tra i vari partner di primo intervento chiamati in causa”. ODESCALCHI prevede inoltre la messa in pratica dei dettami della convenzione internazionale che, fra le altre cose, regola l’assistenza reciproca in caso di catastrofi naturali o dovute all’attività dell’uomo.

A livello cantonale sarà messo in atto uno stato maggiore di condotta e sarà questa l’occasione per implementare i diversi meccanismi di gestione e di coordinazione con i vari partner, sia sotto il profilo dell’interventistica, sia sotto quello della comunicazione, con la verifica della cellula di comunicazione di crisi, “un’entità che racchiude personale specializzato di tutti i Dipartimenti dell’amministrazione cantonale e che ha quale compito principale quello di garantire alla popolazione un’informazione continua e puntuale”.

‘Più che un rapporto, una cronistoria’

‘Più che un rapporto, una cronistoria’

Da laregione.ch l “Più che un rapporto, quello del Consiglio federale è una cronistoria degli eventi tra Svizzera e Italia e delle loro relazioni”. Così il presidente del Consiglio di stato ticinese Norman Gobbi (Lega) liquida il rapporto pubblicato oggi dall’esecutivo federale e nel quale viene esaminata la situazione del cantone sudalpino.

Interpellato dall’ats, Gobbi afferma che il Consiglio federale “ha preso atto della situazione particolare del Ticino, ma purtroppo lo ha fatto in ritardo”: sarebbe stato più utile analizzare i punti sollevati dal cantone prima della firma dell’accordo sulla doppia imposizione con Roma e non ora. Dire che si è tenuto conto delle richieste del Ticino è “fuorviante”, ha aggiunto il consigliere di Stato: in realtà il rapporto è pieno di buoni propositi ma fornisce poche risposte.

Il rapporto di 23 pagine risponde a un postulato intitolato “Richiesta del Cantone Ticino. Situazione iniziale e prospettiva di sviluppo” presentato dalla Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati lo scorso febbraio e adottato dalle Camere in giugno. Esso incaricava il Consiglio federale di esporre le misure che ha deciso e deciderà successivamente per trattare i timori e le richieste del Cantone.

In sostanza, il rapporto indica che in materia di frontalieri, doppia imposizione con l’Italia nonché libera circolazione delle persone al Ticino non verrà accordato alcun tipo di statuto speciale. Il governo federale intende proseguire “l’intenso dialogo” con le autorità di Bellinzona per cercare soluzioni soddisfacenti per entrambe le parti. “La situazione nel Cantone Ticino è più critica che in altri Cantoni”, ammette in una nota odierna. Confederazione e Cantone – aggiunge il Consiglio federale – devono continuare a collaborare in maniera stretta per quanto riguarda i provvedimenti da adottare.

(foto: Gabriele Putzu – Ti-Press / Gabriele Putzu)

La squadra e il festival della riga

La squadra e il festival della riga

Da Corriere del Ticino, di Gianni Righinetti l Ancora pochi giorni e domenica conosceremo i nomi degli otto consiglieri nazionali eletti dai ticinesi per gli anni 2015-2019, mentre per la corsa al Consiglio degli Stati è fortemente probabile che ci voglia il ballottaggio, già in agenda il 15 novembre. Sta per calare il sipario sul secondo appuntamento con le urne di quel trittico che ogni quattro anni scompagina il cantone e fa registrare un’impennata di aperitivi (quelli che una volta si chiamavano comizi), mentre restano intramontabili i santini come pure non va mai in crisi l’ambizione di alcuni candidati che, pur di fronte a una mission impossible, tappezzano il Ticino di cartelloni ammiccanti e promettenti. Ma sognare è sempre legittimo.

Archiviate e ormai digerite le cantonali di aprile, presto finiranno tra i ricordi pure le federali e verrà avviata la macchina per le comunali di aprile 2016. Ma c’è da credere che non finirà lì perché in Ticino la campagna è permanente e l’attualità, politica o meno, non finisce mai di fornire argomenti che dal dibattito scivolano nello scontro. È però tempo di tracciare il bilancio della campagna d’autunno che ha fatto registrate pochi sussulti. La politica ha vissuto una stagione di confusione e omologazione, a conferma che ormai non c’è più una politica federale e una cantonale, ma tutto si mischia, si interseca, formando una matassa molto ingarbugliata. Se in aprile uno dei temi più gettonati era quello dei rapporti tra il Ticino e Berna, alle federali si è parlato tanto dello stesso argomento, ma sull’asse Berna-Roma, con i protagonisti cantonali a giocare un po’ a freccette con il Consiglio federale e la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf. Si sono sentite molte critiche, legittime e sostenibili, mentre praticamente nulli sono stati i tentativi per trovare un guizzo, o quella quadratura del cerchio che spetta ai politici individuare per uscire dalle situazioni d’impasse. Il solo a dire ciò che molti ticinesi pensano è stato il presidente del Governo Norman Gobbi, pronto a chiedere l’abbandono del tavolo della trattativa con l’Italia, ma l’Esecutivo ha deciso di non seguirlo ritenendolo un colpo gobbo e bollando le sue dichiarazioni con un semplicismo di moda: «Ha parlato a titolo personale». Lo aveva fatto anche Manuele Bertoli dando eco al «rivotiamo» sul 9 febbraio nel ruolo di presidente, ora parla Gobbi. E domani a chi toccherà? Un Governo di concordanza che parla al singolare è ormai l’ultimo dei paradossi del nostro sistema. 

Per la corsa al Consiglio nazionale, mentre i partiti fanno sfoggio di termini quali fair play, squadra e qualsiasi cosa accada la risposta standard è «nell’interesse del partito», tra i candidati va ormai per la maggiore quello che si potrebbe definire il festival della riga, con molti sgambetti conditi con una buona dose di ipocrisia. Le regole del gioco sono chiare e messe nero su bianco: l’elettore che sceglie la scheda di un partito che ha deciso di schierare otto candidati, occupando tutte le caselle a disposizione, non ha molte alternative. 1) Vota scheda secca. 2) Riga uno o più candidati per assegnare voti preferenziali a candidati di altri partiti scrivendo di suo pugno numero e nome. 3) Riga uno o più candidati per doppiarne altri della stessa lista, attribuendo così un evidente vantaggio competitivo al prescelto. I partiti a gran voce chiedono di non disperdere preferenziali agli avversari, ma ai ticinesi il panachage piace eccome, un po’ per amicizia, stima o semplicemente perché la trasversalità all’interno dei partiti fa sì che, pur trovandosi sotto bandiere diverse, certi politici manifestino un credo molto simile, quando non fotocopia. La rigatura, detta anche «livragazione», è possibile solo per le federali, specificatamente per l’elezione del Consiglio nazionale; l’invito alla rigatura da parte dei candidati a svantaggio degli altri colleghi di lista si è fatto sempre più disinvolto. Un tempo il messaggio lo si faceva circolare in famiglia, tra le cerchie di amici o all’interno delle lobby per premiare i propri rappresentanti. Ma, se è vero che i muri sono fatti per essere abbattuti e le frontiere superate, oggi l’uso della riga viene promosso in gran scioltezza. I social network sono la cassa di risonanza usata in queste elezioni da un buon numero di candidati che si difendono affermando di non sollecitare la rigatura di qualcuno in particolare, bensì di descrivere in maniera asettica e inattaccabile come funziona il sistema di voto. Vero, ma quello che omettono di dire è un’altra semplice realtà. Per avere un reale e fattivo vantaggio non basta cancellare il cosiddetto «candidato riempitivo o alibi», ma il concorrente diretto per l’ambita poltrona. La riga in passato ha fatto vittime illustri ed è stata al centro di regolamenti di conti post elezioni. Anche se tutti parlano di squadra pare evidente che quello della riga sta diventando un festival senza quasi più freni inibitori.

Per una Svizzera libera, forte e sovrana

Per una Svizzera libera, forte e sovrana

Ticinesi: abbiamo ancora bisogno di schede della LEGA!

Tra due settimane decideremo quale futuro vogliamo per la Svizzera, la nostra Svizzera. Negli ultimi anni, ab­biamo purtroppo dovuto assistere a un adeguamento graduale – piano piano, poco alla volta – del nostro Paese rispetto al volere degli euro-bu­rocrati di Bruxelles. Fine del segreto bancario, ripresa automatica del di­ritto comunitario, libera circolazione delle persone; questi sono solo alcuni ambiti dove la Svizzera, perdendo la sua sovranità in taluni casi senza nemmeno lottare, si trova oggi con­frontata con delle problematiche non indifferenti; problematiche che in Ti­cino assumono, come ben sappiamo, delle dimensioni sconosciute agli altri Cantoni svizzeri. Per questo, è importante per il Ticino far sentire la propria voce, facendosi rappresen­tare a Berna dalle persone che vo­gliono – veramente! – una Svizzera libera, forte e sovrana. Una Svizzera che vuole tornare a gestire diretta­mente l’immigrazione sul proprio territorio, come auspicato dal Popolo svizzero, e dal 68% dei Ticinesi, che il 9 febbraio 2014 hanno detto sì al­l’iniziativa contro l’immigrazione di massa, da sempre sostenuta dalla Lega dei Ticinesi. Una Svizzera che vuole difendere i propri interessi da­vanti alle Autorità internazionali, senza piegarsi sempre e comunque al volere altrui. È questo anche il senso della mia intervista rilasciata in setti­mana alla Neue Zürcher Zeitung, che tanto ha fatto discutere ma che credo rifletta quello che pensa la maggio­ranza del Popolo ticinese, che ha ormai perso la pazienza ed esige delle risposte concrete alle sue più che le­gittime preoccupazioni.
Difendiamo i nostri seggi in Consiglio nazionale

Care e cari Ticinesi, abbiamo ancora bisogno di voi! Abbiamo ancora bi­sogno del vostro sostegno in questa sfida che, ripeto, è fondamentale, e che dobbiamo vincere per continuare a difendere gli interessi del nostro Cantone e del nostro Paese. Interessi che fanno rima con i valori e le tradi­zioni sui quali il nostro Paese è stato costruito; elementi che spesso altre nazioni ci invidiano! Per tutti questi motivi, il 18 ottobre votiamo la Lega dei Ticinesi e vinciamo ancora una volta insieme questa partita! Una par­tita contro l’euro-conformismo e con­tro la sudditanza rispetto alle Autorità europee e internazionali. Una partita non meno importante di quella ap­pena giocata ad aprile nelle elezioni cantonali, nella quale dovremo deci­dere se vogliamo una Svizzera forte e soprattutto indipendente. Votiamo quindi la Lega dei Ticinesi e soste­niamo i nostro candidati, a comin­ciare dagli uscenti Lorenzo Quadri e Roberta Pantani, che in questi hanno lottato con costanza – anche soli contro tutti – per il nostro Paese e per il nostro Cantone!

Io sto con Battista Ghiggia!

A Berna abbiamo bisogno di persone competenti e che sanno quello che vogliono. Per questa ragione Battista Ghiggia è il candidato ideale per il Consiglio degli Stati; un amico da so­stenere e supportare, che si è lanciato senza paura in questa avventura, ani­mato dal desiderio di portare a Berna i problemi reali della gente; un amico che vuole lavorare con impegno af­finché sia messa in pratica la volontà del Popolo svizzero – del nostro So­vrano! –, in questi anni ahimè spesso dimenticata o furbescamente relati­vizzata. Per questo, lo dico chiara­mente: io sto con Battista! Per una Svizzera libera, forte e sovrana. Per una Svizzera padrona del proprio fu­turo!

NORMAN GOBBI

Chiarimenti in vista in Governo

Chiarimenti in vista in Governo

Da Cdt.ch l L’uscita di Norman Gobbi sulle trattative tra Svizzera e Italia non ha fatto l’unanimità, e Bertoli chiede un incontro – Le reazioni

Al presidente del Governo Norman Gobbi le trattative tra Svizzera e Italia non piacciono per nulla, al punto che sarebbe fin meglio rovesciare il tavolo e tagliare i ponti tra Berna e Roma (vedi suggeriti). Le dichiarazioni hanno innescato reazioni a raffica. La questione non mancherà di animare la prossima seduta del Consiglio di Stato. Gobbi si è espresso a titolo personale o come presidente rappresentando anche i colleghi? Ad eccezione di Claudio Zali che non ha voluto commentare, gli altri hanno detto di essere stati tenuti all’oscuro. Ma Gobbi taglia corto su quella che è destinata a diventare una polemica nella polemica: «Hanno fatto l’intervista al presidente, non al Governo».

A Manuele Bertoli (DECS) l’uscita è piaciuta però poco: «Ho appena inviato una e-mail ai colleghi dicendo che c’è bisogno di un chiarimento urgente all’interno del Governo perché il Ticino non può dare segnali contrastanti. Che ci sia un problema per l’accesso ai mercati italiani è chiaro, ma non è direttamente legato all’accordo sui frontalieri. Il Ticino non ha mai ipotizzato l’abbandono del negoziato e io non sono per nulla d’accordo; l’uscita pubblica è in controtendenza rispetto agli obiettivi primari della revisione dell’accordo vigente, di cui il Ticino è stato promotore».

Proseguiamo il giro di impressioni con Paolo Beltraminelli (DSS) che si limita a dire che «il tema delle trattative rimane controverso. Ma le dichiarazioni del collega andranno discusse in Governo». Anche Christian Vitta (DFE) fa sapere che «si tratta di dichiarazioni di Gobbi fatte a titolo personale, che avremo modo di discutere in Governo». Mentre Claudio Zali (DI) ci ha dichiarato: «Non ho niente da dire».

E dal Ticino passiamo a Berna, dove il portavoce del Dipartimento federale delle finanze Roland Meier, da noi interpellato, ha risposto in questi termini: «Il DFF (ndr. diretto da Eveline Widmer-Schlumpf, ha preso conoscenza dell’intervista ma non intende commentarne il contenuto». Dal canto suo Mario Tuor, portavoce del Segretariato di Stato per le questioni finanziarie internazionali ha dichiarato all’ATS che «le trattative avrebbero dovuto già concludersi a fine settembre. Ma l’Italia ha posticipato la chiusura dopo che il Ticino ha messo in atto la richiesta del casellario giudiziale anche ai frontalieri». Secondo Roma e Berna la misura è in contrasto con l’accordo di libera circolazione delle persone. «Il Ticino vuole tracciare un bilancio del provvedimento in ottobre, dal canto suo l’Italia vuole attendere la fine di questo processo prima di firmare» aggiunge Tuor. «Se il Ticino manterrà questa misura, la firma potrebbe essere messa in discussione» conclude il portavoce.

Veniamo alla presidente della deputazione ticinese alle Camere federali Marina Carobbio (PS): «Mi esprimo a titolo personale e dico che i negoziati non vanno abbandonati, c’è l’aspetto importante delle trattative fiscali, che è anche una misura per combattere il dumping salariale».