Maroni se ne va sgommando

Maroni se ne va sgommando

Da RSI.CH l Ticino e Lombardia rinnovano l’intesa di collaborazione. Ma Gobbi non molla sul casellario giudiziale e questa scelta irrita il governatore

Una firma, ma anche delle scintille. I rappresentanti di Ticino e Lombardia – ovvero il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi e il governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni – si sono incontrati martedì a Como nel contesto del rinnovo dell’accordo di cooperazione. Ed entrambi hanno firmato il rinnovo della dichiarazione d’intesa che punta a favorire la collaborazione in diversi ambiti specifici (trasporti, turismo, energia, formazione, cultura e valorizzazione del territorio e delle regioni alpine).

S’è però anche discusso delle recente decisione del Dipartimento delle Istituzioni di richiedere il casellario giudiziale ai cittadini italiani che vogliono lavorare in Ticino con un permesso B o G. E l’incontro è finito con Maroni che se n’è andato sgommando, visibilmente irritato, senza rispondere alle domande dei giornalisti, dopo che Gobbi gli ha comunicato di non avere nessuna intenzione di fare un passo indietro.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Maroni-se-ne-va-sgommando-5588926.html

“Troppi migranti”

“Troppi migranti”

Norman Gobbi chiede di interrogarsi sulla possibilità di vietare l’accesso ai richiedenti l’asilo. “Dobbiamo porci delle domande di fondo e chiederci se in futuro saremo ancora in grado di gestire un flusso così importante di migranti o se non sarà il caso di rimandarli sui loro passi, affinché aprano una procedura per la richiesta d’asilo in Italia da dove arrivano”. Si esprime così il ministro ticinese Norman Gobbi ai microfoni della RSI, sollecitato sul tema della pressione al confine sud.

“La Svizzera sta svolgendo il lavoro che toccherebbe a Roma. È l’Italia che avrebbe dovuto procedere con l’accertamento dell’identità e degli aspetti di sicurezza e sanità legati a queste persone, evitando che vadano in giro senza un documento di identità”, ha aggiunto il capo del Dipartimento delle istituzioni.

In merito all’apertura provvisoria di nuovi centri di accoglienza in Ticino, il consigliere di Stato afferma: “Alcuni comuni hanno già espresso reticenze e questo andrà tenuto in considerazione”.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Troppi-migranti-5585875.html

Migranti, scatta la cellula di crisi

Migranti, scatta la cellula di crisi

La richiesta è partita dalla Polizia cantonale per gestire l’ondata di profughi che premono sul confine. A seguito della situazione creatasi sulla fascia di confine, il Comandante della Polizia cantonale ha richiesto l’attivazione di uno Stato Maggiore di Condotta ad hoc.

Questa misura è stata avvallata dal Direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi. Questo pomeriggio a Rivera vi è stata la prima riunione di coordinamento, sotto la direzione del Comandante Matteo Cocchi, alla presenza di rappresentanti della Polizia cantonale, del Centro di Cooperazione Doganale e di Polizia di Chiasso, della Sezione del Militare e della Protezione della Popolazione, dell’Ufficio del Medico cantonale, della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze, del Corpo delle Guardie di Confine regione IV e della segreteria di Stato della migrazione (Centro di registrazione di Chiasso).

Durante il rapporto di coordinamento si è proceduto ad uno scambio d’informazioni da parte di tutti i rappresentanti presenti, allo scopo di avere una chiara e attuale visione d’insieme della situazione creatasi. Al momento non sono state intraprese delle disposizioni particolari, in quanto quelle già messe in atto dai differenti enti negli ultimi giorni, risultano essere appropriate e opportune.

In base all’evoluzione della situazione seguiranno ulteriori incontri di coordinamento, da cui potranno scaturire ulteriori direttive che andranno ad aggiungersi a quelle attualmente in atto. Un importante aspetto discusso durante l’incontro è stato quello della situazione sanitaria. Il medico cantonale ha ribadito quanto già comunicato, nel corso del pomeriggio, da parte del Consiglio di Stato e della Città di Chiasso.

Italia e immigrazione: prima che sia troppo tardi!

Italia e immigrazione: prima che sia troppo tardi!

Le immagini dalla stazione centrale di Milano sono lo specchio del fallimento europeo in materia di controllo dell’immigrazione. La stessa UE critica però la Svizzera, e l’Italia critica il Ticino per voler evitare di cadere nel baratro verso cui il Continente si è avviato velocemente e ciecamente!
Centinaia di immigrati clandestini, profughi e non, si ammassano nottetempo per dormire nella stazione di Milano Centrale (vedi foto). Questa triste immagine è la tragica conferma del fallito tentativo europeo di controllare l’immigrazione, e quindi degli accordi di Dublino in materia di asilo. Parallelamente la Francia ha posto controlli più stretti alla frontiera italo-francese, cosa già fatta dagli austriaci. Tutto ciò palesa come gli Stati europei, e non l’UE, facciano i propri interessi in barba alla solidarietà e alla libera circolazione; e allora perché la Svizzera viene criticata quando il suo Popolo decide di fare altrettanto? Evidentemente scopo dell’UE è indebolire la Svizzera, che patisce già un Governo federale accecato dal baillame globalista e europeista, e non sa riconoscere la tragicità e la serietà della situazione in cui ci troviamo, Ticino in maniera particolare.

L’Italia, come solito, vive sopra le righe e lo fa con disarmante sconsideratezza in questo momento di grave crisi migratoria. Il suo Ministro dell’Interno Angelino Alfano è ormai travolto dallo scandalo di “Mafia capitale” legata ad appalti e lucro mafioso sui flussi migratori e i richiedenti l’asilo. Come si può pretendere che il Ministero preposto alla sicurezza e al controllo dell’immigrazione sia concentrato sulla sua missione, quando il ministro stesso è attorniato da inquisiti e collusi? Evidentemente, tutto questo sfugge a Berna che continua a considerare l’Italia un paese normale.

Diana! Il Ticino sta facendo un lavoro immane nel tenere sicura la porta sud della Confederazione, a fronte di flussi migratori in esplosione e una criminalità dilagante in Lombardia. Veniamo criticati perché chiediamo i pendenti e i precedenti penali, perché stringiamo sull’afflusso di persone straniere; ci si dimentica però che l’Italia è ormai allo sbando, con popolazione in subbuglio (anche nei Comuni di sinistra) per l’arrivo sconsiderato di profughi, oppure che oggi il Ticino e la Svizzera fanno il lavoro che si sarebbe dovuto fare in Sud Italia, ossia registrare tutti i clandestini che chiedono asilo; già, ma nei CARA italiani (centri di accoglienza per richiedenti l’asilo) gestiti dalle cooperative interessa incassare le indennità, non fare il lavoro!

Il muro ipotizzato dal Nano deve diventare sempre più una realtà, non tanto fisica quanto operativa nei controlli stretti al confine, nei respingimenti dei clandestini e nella collaborazione interforze. Dobbiamo evitare che la stazione di Chiasso diventi Milano Centrale, che il Ticino diventi un territorio insicuro e che la Svizzera resti l’unica porta aperta attorno all’Italia. Dobbiamo reagire con forza e fermezza, prima che sia troppo tardi.

Norman Gobbi

Caso Pasi, Gobbi: “Rispetto la decisione di Lauber”

Da LIBERATV.CH l Il ministro delle istituzioni commenta il terremoto al Ministero Pubblico della Confederazione: “Il Procuratore Generale mi ha informato tempestivamente. È importante che le autorità cantonali e federali continuino a collaborare a braccetto”.

“Rispetto la decisione del Procuratore Generale della Confederazione”. Il ministro della giustizia Norman Gobbi si esprime innanzitutto con rispetto istituzionale a proposito del terremoto in corso alla sede ticinese del Ministero Pubblico federale di Lugano. Terremoto che ha portato alla sospensione del procuratore capo Pierluigi Pasi causa divergenze sulla gestione dell’antenna luganese.
“Il Procuratore Generale Michel Lauber mi ha informato tempestivamente, ieri, subito dopo aver congedato Pasi dal colloquio che hanno avuto a Berna. E questo senza dubbio dimostra il rispetto del Ministero Pubblico della Confederazione per l’autorità cantonale”.
“A mia precisa domanda sul futuro dell’antenna ticinese – prosegue Gobbi – Lauber mi ha rassicurato rispetto a una concentrazione del Ministero a Berna come qualcuno ipotizza. Ciò nonostante seguire con estrema attenzione l’evolversi della situazione. A mio avviso è importantissimo che le autorità cantonali e federali continuino a collaborare a braccetto soprattutto in una regione come il Ticino dove siamo particolarmente esposti a fenomeni quali la criminalità organizzata”.
Gobbi non polemizza, come ad esempio ha fatto Renzo Galfetti, sulle modalità con cui Pasi è stato sospeso. “Il Procuratore Generale ha agito nell’ambito delle sue competenze che non prevedono una dettagliata informazione al pubblico, magari per soddisfare qualche curiosità morbosa. È evidente che se Lauber è arrivato a questa decisione significa che si era rotto il rapporto di fiducia”.

Infine il ministro ha avuto anche rassicurazione da Berna circa il periodo di transizione che si apre ora che a Lugano il procurato capo è stato ufficialmente sospeso. Transizione che sarà diretta dalla Direzione centrale del Ministero Pubblico della Confederazione: ovvero sia da Lauber e dai suoi sostituti”.

http://www.liberatv.ch/articolo/29824/caso-pasi-gobbi-rispetto-la-decisione-di-lauber-che-mi-ha-rassicurato-sul-futuro

Imposta di successione: oltre il danno, la beffa!

Imposta di successione: oltre il danno, la beffa!

Il prossimo 14 giugno saremo chiamati ad esprimere il nostro parere sull’iniziativa popolare relativa alla riforma dell’imposta sulle successioni. Essa prevede l’introduzione di un’imposta nazionale sulle successioni e sulle donazioni con un’aliquota del 20%, in caso di superamento del valore-franchigia di 2 milioni di franchi. Due terzi del gettito andrebbero a finanziare l’AVS, mentre un terzo spetterebbe ai Cantoni, le cui imposte sulle successioni e sulle donazioni attualmente in vigore sarebbero abrogate. Personalmente, ritengo questa iniziativa molto pericolosa, in quanto indebolirebbe il nostro Paese su più fronti. Quattro sono, a mio avviso, gli ambiti maggiormente toccati dall’iniziativa popolare.

Federalismo

L’iniziativa comporterebbe per i Cantoni la perdita della loro autonomia finanziaria nell’imposizione delle successioni e delle donazioni. Un processo, quello relativo alla centralizzazione di competenze presso la Confederazione, che tocca anche altri settori – vedi pianificazione del territorio – e che rischia di mettere a repentaglio il sistema federalista sul quale si fonda il nostro Paese.
I Cantoni vedrebbero diminuire gli introiti derivanti da queste imposte e avrebbero nel contempo un maggior onere amministrativo e burocratico, visto che sarà compito loro mettere in pratica le nuove disposizioni.

Insomma, ai Cantoni, in aggiunta alla riduzione delle entrate, spetterebbe pure il lavoro più scomodo. Per la serie: «oltre al danno la beffa».

Concorrenza fiscale

L’imposta in votazione prevede l’esenzione solo del coniuge o del partner registrato, mentre non fa un distinguo tra i discendenti diretti e i parenti lontani (oggi solo tre Cantoni prelevano un’imposta anche ai discendenti).
In Ticino, l’imposizione dei discendenti e ascendenti diretti è stata abrogata nel 2000 in votazione popolare; un fattore critico di successo a livello fiscale che di fatto verrebbe eliminato. Oggigiorno, la concorrenza fiscale prevarica i confini nazionali e il Ticino si trova quindi a dover competere con Londra, Montecarlo e altri Paesi geograficamente lontani. Un aspetto che acuisce il rischio di stimolare la partenza di alcuni contribuenti e con essa quella dei loro importanti versamenti all’erario cantonale. Inoltre, la nuova imposta produrrebbe degli effetti iniqui, dato che essa colpisce il patrimonio prima di essere ridistribuito tra gli eredi. Un’assurdità che alimenterebbe i dubbi sul futuro della piazza finanziaria elvetica, già confrontata con la fine del segreto bancario.

Proprietà immobiliari

L’iniziativa colpirebbe in modo particolare gli eredi di beni immobiliari, che potrebbero trovarsi nella sgradevole situazione di doversi indebitare per pagare le imposte sulle successioni e sulle donazioni.
Un controsenso che rischierebbe di mettere in atto un circolo vizioso, in cui gli eredi sono costretti a vendere gli oggetti ereditati per pagare le imposte, oppure ad aumentare l’ipoteca sui loro beni immobiliari.
Un’imposta che quindi privilegia il consumo e mortifica il risparmio, disincentivando l’individuo ad investire nella sua proprietà.

Aziende familiari

L’imposta renderebbe difficoltosa la successione d’impresa all’interno delle famiglie, compromettendo il futuro di molte piccole e medie imprese presenti sul territorio, che sono la colonna portante del nostro Paese.
È vero che il testo in votazione indica come il legislatore debba prevedere delle riduzioni per le imprese e le aziende agricole; tuttavia, queste riduzioni sono subordinate al fatto che gli eredi proseguano l’attività per almeno dieci anni. Una disposizione ambigua che accrescerebbe l’incertezza giuridica ed economica per queste imprese e aziende, oltre che l’onere amministrativo per i Cantoni, che dovranno verificare il rispetto di queste condizioni.

Per tutti questi motivi, esprimo il mio fermo no all’iniziativa popolare in votazione il 14 giugno. Un’iniziativa che lede un principio fondamentale del nostro Paese qual è il federalismo, e che andrebbe infine a ricadere sul singolo cittadino. Un’iniziativa che, inoltre, come indicato anche dal Consiglio federale e dal Parlamento, non raggiungerebbe l’obiettivo prefissato, e cioè quello di risolvere il problema legato al finanziamento dell’AVS.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato
(Opinione pubblicata sul Corriere del Ticino del 23.05.2015)

Gobbi risponde a Maroni

Gobbi risponde a Maroni

Da RSI.CH l Il direttore del Dipartimento istituzioni reagisce alle esternazioni del presidente della Regione Lombardia sull’estratto del casellario giudiziario.

All’indomani delle preoccupazioni espresse dal presidente della Regione Lombardia circa l’introduzione, da parte ticinese, dell’obbligo per frontalieri e dimoranti di produrre estratto del casellario giudiziale e certificato dei carichi pendenti, il consigliere di Stato Norman Gobbi, al microfono di Daniela Giannini, illustra la posizione ticinese.

Il problema esiste da ambo le parti del confine. Da parte nostra, precisa Gobbi, si tratta di gestire un fenomeno che ha messo sotto pressione la mano d’opera indigena. Dall’altra parte del confine il fenomeno è nato dalla debolezza dell’economia lombarda in questi ultimi anni.

Come aveva anticipato negli scorsi giorni Norman Gobbi era intenzionato a incontrare Roberto Maroni. L’auspicio del direttore delle Istituzioni è quello di far capire alla Regione Lombardia che la misura ticinese è stata introdotta per ovviare al numero crescente di persone che chiedono un permesso B o di frontaliere pur avendo a carico precedenti penali talvolta anche molto gravi. La richiesta dell’estratto del casellario giudiziario, per Gobbi, è quindi una possibile soluzione per ovviare ai problemi di sicurezza del cantone.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-risponde-a-Maroni-4941256.html

Immigrazione di massa:il Consiglio di Stato prende posizione sull’avamprogetto di modifica della Legge federale sugli stranieri

Immigrazione di massa:il Consiglio di Stato prende posizione sull’avamprogetto di modifica della Legge federale sugli stranieri

Il Consiglio di Stato ha ribadito oggi che il nuovo articolo costituzionale 121a deve essere pienamente attuato entro il febbraio 2017, e che ogni modifica della legislazione federale in questo ambito dovrà essere accompagnata da un adeguamento dell’accordo sulla libera circolazione delle persone. Il Governo ha inoltre affidato al prof. Michael Ambühl, del Politecnico federale di Zurigo, il mandato di elaborare la proposta di una clausola di salvaguardia specificamente dedicata al mercato del lavoro ticinese e alla protezione della manodopera indigena.

In risposta alla consultazione indetta dal Consiglio federale sull’avamprogetto di modifica alla Legge federale sugli stranieri, il Consiglio di Stato ha discusso oggi la posizione del Canton Ticino sull’attuazione del nuovo articolo costituzionale 121a, approvato dal popolo e dai Cantoni il 9 febbraio 2014.

Il Consiglio di Stato ritiene sterile la revisione della Legge federale sugli stranieri proposta dal Consiglio federale, qualora essa non possa essere accompagnata da una rinegoziazione con l’Unione europea (UE) dei contenuti dell’accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) compatibile con il nuovo articolo costituzionale. Dato che già nella versione in vigore la Legge federale sugli stranieri è in larga misura formalmente compatibile con tale articolo – ma applicabile di fatto unicamente a stranieri provenienti da Paesi terzi – e dato che per gli stranieri provenienti da Paesi UE/AELS valgono le disposizioni dell’ALC, le modifiche proposte dal Consiglio federale risultano di portata minore.

Il Consiglio di Stato ritiene che il nuovo articolo costituzionale vada attuato pienamente. Se non dovesse essere possibile trovare un’intesa con l’UE nei tre anni concessi dalla Costituzione, e cioè entro il 9 febbraio 2017, la Svizzera dovrà passare a una gestione autonoma dell’ammissione di stranieri tramite tetti massimi e contingenti, indipendentemente dalla loro provenienza, e introdurre il principio della preferenza indigena, una decisione che con larga verosimiglianza potrebbe far cadere gli accordi bilaterali tra Svizzera e UE.

Nella sua presa di posizione il Consiglio di Stato ha inoltre posto l’accento sull’esigenza di tener conto dell’impatto della libera circolazione delle persone sul mercato del lavoro, in relazione alle diversità e alle esigenze regionali, nel quadro del dialogo in corso con l’UE e i suoi Stati membri. A questo proposito il Governo ha affidato al prof. Michael Ambühl, del Politecnico federale di Zurigo, il mandato di elaborare la proposta di una clausola di salvaguardia specificamente dedicata al mercato del lavoro ticinese e alla protezione della manodopera indigena.

L’ipotesi di lavoro che sottende la proposta è che a cavallo della frontiera possano esserci differenze di salario, di livelli di disoccupazione o di costo di vita, nonché notevoli balzi di questi o altri indicatori macroeconomici oggettivamente fuori norma nel confronto europeo, tali da mettere in dubbio il buon funzionamento del mercato del lavoro e della libera circolazione delle persone stessa. In situazioni d’eccezione di questo tipo, rigorosamente modellizzate sulla base di criteri e dati oggettivi, una clausola di salvaguardia permetterebbe di attivare contromisure precise in particolari settori dell’economia, come la preferenza indigena o l’applicazione di contingenti.

Per non restare così esposti ai rischi!

Per non restare così esposti ai rischi!

Permettere la posa di cimici e telecamere, consentire sorveglianza della corrispondenza postale come pure le intercettazioni telefoniche preventive al di fuori dei procedimenti penali, raccogliere e conservare informazioni su persone potenzialmente pericolose per il nostro Paese e per altre Nazioni: tutte queste azioni a tutela della nostra sicurezza oggi in Svizzera non sono possibili. La motivazione? La nostra attuale legge non ce lo permette. Ma da questo pomeriggio, qualcosa potrebbe cambiare. Nella seduta odierna, il Consiglio nazionale dibatterà difatti proprio sulla nuova legge sul Servizio delle attività informative della Confederazione, ovvero i nostri 007.

Pensata ancor prima degli attentati di matrice islamica perpetrati in Europa all’inizio di quest’anno, la nuova Legge federale sulle attività informative persegue lo scopo di contribuire a garantire i fondamenti della democrazia e dello Stato di diritto della Svizzera, oltre che incrementare la sicurezza della popolazione svizzera e degli svizzeri all’estero, sostenere la capacità d’azione del nostro Paese e, non da ultimo, contribuire a salvaguardare gli interessi internazionali in materia di sicurezza. Una legge importante quindi, perché permetterà – assieme alla nuova Legge federale sulla sorveglianza della corrispondenza postale e del traffico delle telecomunicazioni che verrà verosimilmente discussa nel corso della prossima sessione parlamentare – una più incisiva attività di intelligence, affinché la Confederazione possa essere indipendente dai servizi segreti esteri nel garantire la propria sicurezza interna e nel contempo possa affiancare gli altri Stati europei nella valutazione e prevenzione delle minacce e dei possibili pericoli.

Senza queste nuove norme di legge, il nostro Paese non dispone di capacità di controllo per rispondere efficacemente a situazioni potenzialmente pericolose oppure alla prevenzione di reati gravi, lasciandoci così esposti a situazioni a rischio, come la presenza di seguaci di organizzazioni terroristiche sul nostro territorio. Grazie alle nuove misure di acquisizione di informazioni previste dalla nuova legge, la Svizzera disporrà dunque di strumenti efficienti che permetteranno di prevenire atti legati al terrorismo, all’estremismo violento ma anche al furto di dati personali su internet, alla proliferazione di armi di distruzione di massa oppure ad attacchi a infrastrutture critiche. Sarà difatti possibile raccogliere informazioni a titolo preventivo, monitorando situazioni o individui di cui già si sospetta la pericolosità attingendo a molteplici fonti, così da poter garantire un’individuazione tempestiva e una valutazione completa delle minacce per la sicurezza interna ed esterna del nostro Paese. È il caso per esempio dei controlli sui 64 “foreign fighters” registrati in Svizzera nel febbraio scorso, ovvero europei e stranieri residenti in Europa che si recano per combattere nei territori oggetto di conflitti armati in cui l’ISIS è coinvolta, ma non solo.
Con la revisione della Legge sulla sorveglianza delle telecomunicazioni sarà poi possibile verificare anche il traf¬fico via social media e app, penso in particolare alle comunicazioni via Skype oppure via Whatsapp. Questi ulteriori strumenti contribuiranno a ridurre il rischio in maniera importante, nella consapevolezza che il rischio zero non potrà tuttavia mai esistere. Come ha ricordato Markus Seiler, Capo del Servizio delle attività informative della Confederazione, che nel mese di febbraio è stato mio gradito ospite per una conferenza sul tema, la Svizzera non è un’isola. Anche il nostro Paese è confrontato con le minacce che ho elencato sopra. In un contesto globale contraddistinto da grande instabilità, dobbiamo poter disporre di mezzi efficaci capaci di tutelare la nostra sicurezza. Ecco perché la nuova legge che verrà discussa quest’oggi alla Camera bassa deve essere sostenuta.

È pur vero, come hanno fatto notare alcuni, che le nuove norme limiteranno i diritti fondamentali e le libertà individuali di taluni. Tuttavia, l’importanza di agire a titolo preventivo, nel pieno rispetto del principio della proporzionalità e con la necessaria autorizzazione da parte di un tribunale ad agire, permetterà di ossequiare le nostre garanzie costituzionali. Per la sicurezza di tutti, limitiamo la libertà di alcuni, ricordando nondimeno, che in una società libera come la nostra, la sicurezza assoluta non esiste. Dotarsi degli strumenti adeguati per operare, come quelli della nuova Legge federale sulle attività informative è un passo urgente più che necessario, oltre che obbligatorio. Solo così potremo difatti ridurre le minacce e i pericoli con i quali anche il nostro Paese è confrontato.

Giornale del popolo
Opinione CdS Gobbi 16 marzo 2015
Revisione Legge federale sulle attività informative

Più poliziotti in Svizzera

Più poliziotti in Svizzera

Aumento globale degli effettivi delle forze dell’ordine del 2%. In Ticino l’incremento in due anni è stato del 7%. Il numero degli agenti di polizia attivi in Svizzera è aumentato di 400 unità a livello nazionale durante il 2014, di cui 59 solo in Ticino. A segnare la maggior progressione in termini numerici il Ticino che ha visto gli agenti delle polizie comunali e di quella cantonale crescere dalle 871 unità di fine 2013 a 930 di inizio 2015, ossia un incremento del 7%.

Globalmente, progredendo del 2%,il numero di poliziotti è di 17.700. Ne danno notizia i domenicali svizzero-tedeschi sulla base di una pubblicazione della Conferenza svizzera di comandanti delle polizie cantonali. In tutti i cantoni e comuni svizzeri si è assistito ad una crescita degli effettivi. Solo i cantoni di Lucerna, Svitto e Uri sono in controtendenza.

Pure in netto aumento gli agenti attivi nei cantoni Argovia (da 886 a 925), Ginevra (da 1.374 a 1.431) e Vaud (da 1.840 a 1.916). Meno pronunciate gli aumenti negli altri cantoni romandi. Malgrado questa lievitazione numerica, la Federazione svizzera dei funzionari di polizia ritiene che sul territorio nazionale manchino 7.000 effettivi.

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Pi%C3%B9-poliziotti-in-Svizzera-4059854.html