Il Dipartimento delle istituzioni lancia la campagna “Acque sicure”

Il Dipartimento delle istituzioni lancia la campagna “Acque sicure”

Comunicato stampa

La fine dell’anno scolastico coincide quest’anno con l’avvio ufficiale della campagna di sensibilizzazione e prevenzione “Acque sicure”, promossa dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la competente commissione consultiva del Consiglio di Stato. Una campagna che tiene conto del particolare momento che stiamo attraversando in questa fase post crisi coronavirus. Emerge la necessità di potenziare il messaggio di prevenzione in vista di un probabile aumento di ticinesi e ospiti sulle rive dei nostri laghi e dei nostri fiumi. Il grave incidente di canyoning in Riviera di ieri conferma inoltre l’importanza della scelta – voluta dal Dipartimento delle istituzioni per la stagione 2020 – di insistere sulla prevenzione legata proprio alla pratica di questo sport, che può diventare estremo se si riducono i normali standard di sicurezza.

“Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te”: rimane invariato lo slogan che caratterizza la campagna di “Acque sicure”. Un messaggio efficace, immediato e che ha dato risultati giudicati positivamente dalla commissione cantonale, presieduta da Boris Donda che all’inizio di quest’anno è stato insignito della carica di Presidente onorario della Regione Sud della Società svizzera di Salvataggio dopo quasi un quarto di secolo come Presidente. Quest’anno sono numerose le iniziative intraprese per sensibilizzare ticinesi e turisti sull’importanza di comportamenti corretti per godere in piena sicurezza degli affascinanti luoghi in cui fare il bagno o praticare attività sportive nell’acqua.

Canyoning: attenzione!
È stato realizzato un nuovo opuscolo dedicato alla prevenzione per chi pratica il canyoning. Il Ticino è uno dei luoghi di maggior richiamo a livello internazionale per tutti gli appassionati di tale disciplina. Purtroppo per chi pratica questo sport il pericolo è dietro… il prossimo salto. E lo si è constatato proprio ieri, giovedì, con l’incidente avvenuto in un fiume in zona di Lodrino. Il nuovo flyer verrà distribuito in cinque lingue con la collaborazione dell’ESI (Elettricità della svizzera italiana, ossia l’associazione mantello delle aziende idroelettriche), dell’Ufficio Prevenzioni Infortuni (UPI), di Ticino Turismo e del Dipartimento del territorio. Conterrà tutta una serie di informazioni utili: su come prepararsi in sicurezza, tenuto conto che un’attenta pianificazione riduce il rischio d’incidente; su come rispettare l’ambiente e la natura; su come recepire in maniera corretta le informazioni di Polizia e come utilizzare e capire le informazioni che provengono dalle aziende idroelettriche. Saranno poi dati importanti indicazioni sul divieto notturno dell’attività, sulla chiusura permanente di alcuni tratti di fiume a valle di impianti e sull’obbligo di annunciarsi alla centrale idroelettrica di riferimento prima di entrare in acqua.

Nuovi cartelli, nuove iniziative
Per migliorare ancora il livello di sicurezza, la commissione cantonale “Acque sicure” ha proceduto alla posa di nuovi cartelli nei luoghi maggiormente frequentati da chi ama tuffi e bagni. In particolare con questa azione vengono toccati il pozzo di Tegna, con la collaborazione del Comune di Terre di Pedemonte, di AET, di Ticino Turismo e dell’Associazione golene e i pozzi naturali di Osogna, Lodrino e Iragna in collaborazione con il Comune di Riviera. Anche all’imbarcatoio centrale di Lugano viene posato un nuovo cartello in collaborazione con la Società di Navigazione di Lugano e con la Città di Lugano. Saranno registrati nuovi radiospot per raggiungere un pubblico variegato e nuovi spot televisivi in lingua francese, tedesco e inglese specialmente indirizzati ai turisti che raggiungeranno il Ticino. Infine, tutti i lidi sui laghi Ceresio e Verbano avranno la possibilità di sensibilizzare i bagnanti attraverso la distribuzione di disinfettanti con il brand di “Acque sicure”. Una distribuzione che toccherà anche tutte le piscine pubbliche, i volontari della Società Svizzera di Salvataggio (SSS) che rafforzeranno il loro servizio di picchetto sul territorio e i pattugliatori.

Attività confermate
A proposito di pattugliatori: la loro presenza viene confermata quotidianamente lungo i fiumi Maggia e Verzasca dal 27 giugno 2020 al 30 agosto 2020. Un’attività che ha dato ottimi risultati, perché permette un controllo costante di alcuni dei siti con maggior afflusso e considerati potenzialmente pericolosi. I pattugliatori quest’anno saranno dotati di nuovi zainetti per caratterizzare ancora di più la loro presenza. Oltre alle novità menzionate, la campagna di sensibilizzazione e prevenzione si conferma in alcune sue caratteristiche ormai consolidate. Si va dalla campagna di affissione agli opuscoli informativi fiumi e laghi; dalle informazioni sui media cartacei, web e riviste specializzate all’apprezzata e utile infoline per il canyoning, sino a giungere agli autocollanti per i pedalò e al nuovo concorso, dotato anche quest’anno di accattivanti premi. Sempre seguendo il motto “Distanti ma vicini”, il Dipartimento delle istituzioni e con lui la commissione cantonale “Acque sicure” confida in un atteggiamento responsabile di tutti coloro che anche quest’estate prenderanno d’assalto i nostri lidi, i nostri fiumi e le nostre piscine, per un sano divertimento, ma in sicurezza, perché “Basta un attimo!”. 

La campagna di prevenzione “Acque sicure”, lanciata nel 2016 ampliando la precedente campagna informativa “Fiumi ticinesi sicuri”, è destinata a residenti e turisti ed è sostenuta dal DFE, dal DSS, dal DT, da Swisslos, dalla SSS, da Ticino Turismo, dall’ESI, dalla SUVA e dall’UPI.

Licenza di uccidere? No, applichiamo le leggi

Licenza di uccidere? No, applichiamo le leggi

Da www.caffe.ch
Opinione sulla politica per gli stranieri
 
Ogni giorno i funzionari del Dipartimento delle istituzioni si svegliano, vanno in ufficio e revocano il permesso a uno straniero”. Iniziava proprio così un articolo pubblicato da questo giornale la scorsa settimana a pagina 5. “Licenza d’uccidere”, insomma, per questi funzionari. E il mandante non poteva che essere il sottoscritto. Si va a intervistare l’immancabile avvocatessa che più di qualche interesse in materia ce l’ha, facendola diventare la voce della verità. Ed è proprio la ricerca della verità che manca totalmente in questo articolo. Un peccato, ma siamo abituati a questo trattamento (uso il plurale perché con me vi sono tutti i miei collaboratori della Sezione della popolazione, pesantemente attaccati dall’articolo) quando si affronta il tema della presenza di stranieri in Ticino. Che siano richiedenti l’asilo o frontalieri o residenti stranieri con attività lavorativa o senza attività lucrativa non importa, tutti nello stesso calderone, per intorbidire le acque e non far vedere tutte le sfaccettature che ogni dossier di ogni cittadino straniero qui da noi porta con sé. L’autorità, a iniziare dal capo Dipartimento, deve applicare le leggi. Ciò vuol dire essere coerenti, responsabili e proporzionali. Severi nel modo corretto, non “cattivi”. Nell’articolo si citano alcuni casi, ma si forniscono solo indizi parziali, lasciando intendere che per un capriccio mattutino, da un momento all’altro, si possa decidere la revoca di un permesso. Ciò è fuorviante e soprattutto irrispettoso in primis per le persone straniere. Secondariamente per coloro che desiderano realmente comprendere le procedure in questa vasta materia e da ultimo, come detto, per chi lavora all’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione (a livello cantonale) e alla Segreteria di Stato della migrazione (Sem, a livello federale).

Qual è lo scopo? Suscitare sdegno, compassione e sostegno emotivo a favore delle persone straniere che sarebbero vessate da un’autorità senza alcuna comprensione nei loro confronti.
La realtà – e dunque la ricerca della verità – è invece un’altra. Ogni persona che è regolarmente presente sul territorio nazionale e nel Cantone deve avere un documento che legittima la sua presenza. Ciò vale sia per i cittadini svizzeri sia per gli stranieri. Dopo l’Accordo sulla libera circolazione tutti i cittadini degli stati membri hanno il diritto di libero accesso e i controlli sono svolti quando la persona straniera è già sul territorio. Ciò comporta forzatamente, se le condizioni non sono inizialmente comprovate e rispettate, o se vengono meno in seguito, che il permesso non sia rilasciato o che possa essere revocato, fissando un termine di partenza. Il rilascio e la revoca sono decisioni sempre valutate attentamente – caso per caso – e possono richiedere tempi prolungati per garantire la proporzionalità, la parità di trattamento e il diritto dello straniero di essere sentito. Le situazioni difficili, nel rispetto delle direttive federali, sono valutate tenendo conto di diversi fattori. La situazione economica negativa causata dalla pandemia Covid-19 verrà tenuta in debito conto non già “contro” lo straniero – come ha volutamente lasciato intendere l’articolo – ma a suo beneficio.
Prima di concludere vorrei confutare ancora un paio di affermazione di questo articolo (e che vengono sollevate dai media come un ritornello): il numero di revoche di permessi è elevato e contro le decisioni dell’ufficio vi è una miriade di ricorsi, la maggior parte dei quali accolti dall’istanza superiore. Vale la pena allora sapere che: nel 2019 i permessi attivi in Ticino erano 178’268 e le pratiche incamerate sempre nel 2019 erano 95’953. Le decisioni negative con termine di partenza emesso sono state 905 (di queste 93 per motivi finanziari). Ciò corrisponde allo 0.51% (0.05% per motivi finanziari) rispetto ai permessi attivi. Tanti? A me pare proprio di no! Sui ricorsi accolti o parzialmente accolti: il loro numero sulle decisioni del 2018 è stato di 48 su un totale di 421 ricorsi presentati (106 sono ancora in attesa di decisione). [ndr: i dati relativi al 2019 sono incompleti poiché le procedure sono ancora in corso].
La riservatezza sui dati personali impone, giustamente e necessariamente, alle autorità cantonali e federali di non citare o dibattere sui fatti di singoli casi. Quando i media forniscono informazioni e dati parziali insinuano dubbi e sfiducia verso le autorità. Si banalizza così tutto il lavoro, creando un ulteriore ostacolo alla vera conoscenza del problema.

Svizzera aperta “Speriamo non troppo”

Svizzera aperta “Speriamo non troppo”

Alcune considerazione alla vigilia dell’apertura delle frontiere

Svizzera aperta “Speriamo non troppo”

Da domani 15 giugno anche la Svizzera apre le sue frontiere a tutti i cittadini degli stati Schengen/AELS. Insomma: si riapre anche da noi, dopo che l’Italia aveva unilateralmente deciso già il 3 giugno scorso di permettere l’ingresso sul suo territorio. “Non è certamente stata una situazione ideale – afferma il Presidente del Governo cantonale Norman Gobbi. La Svizzera si è trovata di fronte al fatto compiuto con l’apertura da parte dell’Italia, quando ancora la situazione dei contagi a sud del Ticino non è sotto controllo”. Ora però siamo a meno di 24 ore dalla riapertura e non si può tornare indietro. “Certo. Vorrei però ribadire un aspetto che ho già sottolineato su queste colonne e nel corso di parecchie interviste su altri media: se vogliamo trattenere qualche cosa di positivo da tutta questa crisi che abbiamo e stiamo affrontando (sì, che stiamo ancora affrontando perché le conseguenze negative per l’economia e per le finanze pubbliche peseranno sulle nostre decisioni ancora per anni…) è quello legato, oltre che alla forte diminuzione della criminalità, al forte calo di padroncini e lavoratori in nero che circolano sulle strade ticinesi. È l’effetto del controllo accresciuto alle nostre frontiere, quello che le guardie di confine hanno potuto mettere in campo grazie anche alla chiusura dei valichi minori. Un controllo che da domani non potrà più avvenire negli stessi termini, ma che personalmente spero possa portare in futuro a un ripensamento a livello federale (dove hanno la competenza per farlo) della sistematica dei controlli ai valichi”.

In queste ultime settimane, da quando cioè sostanzialmente la nostra economia ha ripreso a girare al pieno regime, si è constatata comunque una forte diminuzione del traffico negli orari di punta (6-8, 17-19). “Esatto, con un forte beneficio anche per gli spostamenti dei lavoratori ticinesi. Mi ha fatto piacere nel corso di questa settimana leggere sul CdT una lettera di due imprenditori del Mendrisiotto (Nicola Medici e Mirko Puricelli) che sottolineavano proprio lo stesso tema: la diminuzione della presenza dei cosiddetti padroncini e di lavoratori stranieri senza permesso dà fiato alla nostra economia, a tutto il settore dell’artigianato in particolare, ma non solo. I due momò chiedevano ai consiglieri di Stato di “vigilare su questo aspetto (più controlli alla frontiera, ndr) e il risultato sarà automaticamente raggiunto”. Con me sfondano una porta aperta. Sono le orecchie di Berna che devono riuscire a sentire questa importante segnalazione che giunge dal Ticino. Avremo però un’altra opportunità per farci sentire: la votazione federale del 27 settembre sull’iniziativa UDC per la limitazione dell’immigrazione. Ma ne riparleremo”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Ticino: 800 controlli, 26 multe

Ticino: 800 controlli, 26 multe

Da www.rsi.ch/news

Ascensione, la polizia cantonale: “Bilancio positivo, si punta a sensibilizzare” – Gobbi: “Lidi e campeggi aperti aiuterebbero”
Sono stati quasi 800 i controlli effettuati dalla polizia in Ticino durante questo ponte festivo. Hanno riguardato sia gli esercizi pubblici, sia una serie di luoghi ritenuti sensibili. Il bilancio della polizia cantonale è positivo: la multa per il mancato rispetto delle disposizioni si è infatti resa necessaria solo in pochi casi, per la precisione 26 tra giovedì e oggi. Il dato fornito dalla polizia cantonale comprende anche una procedura di contravvenzione avviata per un esercizio pubblico dove sono state riscontrate più volte delle irregolarità.
“Si parla solo di una minoranza che non rispetta le regole – commenta ai microfoni della RSI il sostituto comandante della polizia cantonale Lorenzo Hutter –, mentre la maggior parte della popolazione ticinese è ligia a quanto richiesto”. Sull’arco dei 4 giorni le pattuglie hanno monitorato in modo mirato 130 luoghi pubblici, eseguendo complessivamente 780 controlli, di cui 250 in esercizi pubblici. Una settantina di interventi sono stati effettuati su segnalazione di terzi, specialmente per assembramenti nei parchi, aree verdi o rive di laghi e fiumi. “Sovente a seguito dell’intervento delle nostre pattuglie si è però constatato che le disposizioni sul distanziamento erano in realtà rispettate. Dove invece abbiamo riscontrato situazioni non in regola, si è comunque cercato di prediligere la via del dialogo” ha affermato Hutter.
Le sanzioni sono scattate come ultima ratio, in assenza di effetti o nel caso di situazione recidive e, anche con i turisti, la polizia ha dovuto insistere un po’ di più sul rispetto delle regole, “considerato che l’impatto del virus a nord delle Alpi è stato diverso”.

Gobbi: “Lidi e campeggi aperti aiuterebbero”
Su controlli e sanzioni le Cronache della Svizzera italiana hanno sentito anche il presidente del Governo Norman Gobbi che, da parte sua, ha confermato la linea: sensibilizzare prima di tutto, punire se necessario.
Sull’Ascensione come banco di prova e su eventuali margini di miglioramento, Gobbi ha spiegato che questo ponte festivo “aveva una grossa pecca: i lidi, ma anche i campeggi, ancora chiusi. La gente si è comunque organizzata in altri luoghi, come abbiamo visto. Dobbiamo quindi capire se la prossima settimana il Consiglio federale procederà con ulteriori allentamenti in questo senso e se questi saranno un passo verso una normalizzazione, anche se si tratterà comunque di una nuova normalità nella quale le distanze e le misure di igiene restano al primo posto”. Ascolta l’intervista integrale.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13069224

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-800-controlli-26-multe-13069077.html

 
“Non ci aspettavamo la riapertura di bar e ristoranti così presto”

“Non ci aspettavamo la riapertura di bar e ristoranti così presto”

Da www.liberatv.ch

Vitta: “Tutto è cambiato rapidamente. Ai ticinesi dico grazie con il cuore”.
Gobbi: “Uniti ripartiremo”

Le prime parole di Norman Gobbi da Presidente: “Distanti ripartiamo”
Gobbi: “Il primo grazie va a Christian Vitta, che in questi mesi è stato molto presente nelle vostre abitazioni. Un pensiero va anche alla famiglia di Christian che in questi mesi lo ha visto poco. Sono state settimane difficili per tutti. Capisco quanto può essere stato difficile staccarci dai nostri cari. In queste settimane abbiamo potuto imparare diverse cose, tra cui il buon funzionamento del sistema federale. Dopo aver superato la prima onda, dobbiamo essere consapevoli che il domani non sarà più come ieri. Dovremo cambiare diversi atteggiamenti in futuro. Questa crisi ci ha dimostrato come la cura del dettaglio passa anche dai Comuni, che sono l’organo più vicino ai cittadini. Abbiamo apprezzato come la popolazione ticinese è stata in grado di assumersi le responsabilità nel rispettare le norme decretate dalle autorità. Si sono resi conti della gravità del momento e hanno risposto a dovere. Avremmo voluto evitare di chiedere le finestre di crisi, ma siamo riusciti ad appiattire la curva dei nuovi casi. Questo era l’obiettivo e adesso possiamo guardare con ottimismo al futuro. Dobbiamo però procedere piano piano, con prudenza e rispetto delle regole se vogliamo evitare scenari peggiori. Vogliamo evitare di tornare in una situazione di emergenza. Il Governo è pronto per continuare a lavorare duramente. Dovremo pianificare i prossimi passi con cura. Lo stato di necessità continua fino (almeno) alla fine di maggio. Si tratta di rispondere e continuare a mantenere alta la guardia. Distanti ripartiamo. È questo il nuovo motto”.

“Non ci aspettavamo la riapertura di bar e ristoranti”
Gobbi: “Quanto comunichiamo stasera sono conseguenze delle decisioni del Consiglio Federale. Settimana scorsa, il Consiglio Federale ha deciso di riaprire l’11 maggio gli esercizi pubblici. Ma sono decisioni che non sono state ancora regolamentate. Nemmeno gli esercizi pubblici saranno gli stessi. Le abitudini che avevamo non ci saranno più ore. Dovremo capire quanto il settore della ristorazione potrà subito l’impatto. Questa nuova normalità dovrà essere accompagnata da misure di protezione che richiederanno sicuramente dei sacrifici. L’obiettivo è però ripristinare una ‘nuova’ normalità. Una normalità a cui dovremo adattarci. L’apertura di bar e ristoranti non era prevista così presto. L’accelerazione ci ha trovato di sorpresa e confidiamo nella disciplina degli operatori. 

«Dalla crisi alle opportunità, ma prevedo pressioni dall’Italia»

«Dalla crisi alle opportunità, ma prevedo pressioni dall’Italia»

Intervista pubblicata nell’edizione di mercoledì 6 maggio 2020 del Corriere del Ticino

Sarà un passaggio delle consegne rigorosamente senza una stretta di mano quello che avverrà questa mattina a Palazzo delle Orsoline. La presidenza del Consiglio di Stato passerà da Christian Vitta a Norman Gobbi.

Oggi assume la presidenza del Governo subentrando con un mese di ritardo a Christian Vitta che ha fatto gli straordinari per il coronavirus. L’idea del rinvio è stata sua?
«A metà marzo ci trovavamo in piena crisi e crescita di contagi e si discuteva pure di rimandare le elezioni comunali previste il 5 aprile. Ho quindi proposto al collega Christian Vitta di prorogare di un mese il passaggio, perché cambiare “il capo” in quella fase di crisi non sarebbe stato ottimale per la conduzione, i messaggi e la comunicazione istituzionale. Alla fine i lavori straordinari li abbiamo fatti tutti, chi da presidente, chi da vice con i contatti esterni e la condotta operativa, chi con il sistema sanitario. Gli straordinari li ha fatti l’intero collegio».

Come si lavora in Governo in tempi di crisi?
«Non ci si può permettere di fare “partitica”, ma occorre operare tenendo conto del quadro generale e delle particolarità territoriali e umane. In Consiglio di Stato ci siamo confrontati anche con posizioni molto diverse per poi giungere a decisioni collegiali».

Dei suoi interventi in queste settimane è rimasto l’appello in Schwiizerdütsch per sollecitare i confederati a non venire per Pasqua in vacanza in Ticino. Come le è venuta quell’idea?
«Diciamo che proprio grazie al lavoro condotto a livello intercantonale abbiamo anche ottenuto per primi i controlli alla frontiera (inizialmente garantiti dalla Polizia cantonale); questo lavoro nei gremii intercantonali – che impegna molto – mi ha fatto capire come per giungere al cuore dei nostri confederati bisognasse parlare con la lingua del loro cuore. La comunicazione efficace ha bisogno del giusto veicolo, che talvolta parla anche Schwiizerdütsch».

A volte a livello di comunicazione i suoi interventi e quelli del responsabile dello Stato maggiore Matteo Cocchi sono sembrati un po’ autoritari. È una critica che condivide?
«I due ruoli sono ben distinti, il mio e quello del capo dello Stato maggiore cantonale di condotta, anche se ci accomuna da sempre la missione di garantire la sicurezza del Paese e dei nostri cittadini. Accetto la critica perché è legittimo criticare, ma va inserita nella situazione vissuta, in cui abbiamo sempre mirato alla proporzionalità e talvolta assumere dei toni diretti è l’unico modo per far capire in maniera chiara e inequivocabile che la situazione è seria, come lo è stata alcune settimane fa».

Nella memoria è rimasta la frase di Cocchi che invitava gli anziani ad andare in letargo. Quando l’ha sentita cosa ha pensato?
«Il capo dello Stato maggiore cantonale di condotta ha genitori over 65 e talvolta trovare parole e termini giusti, adeguati e condivisi per tutti è difficile, soprattutto nell’urgenza. Il letargo permette di sopravvivere in natura, poiché significa proteggersi da condizioni estreme e difficili in cui il rischio di non farcela aumenta fortemente. Anche noi in famiglia, con mio nonno materno, abbiamo dovuto far comprendere che andare a fare la spesa non era più opportuno; dopo l’inverno torna la primavera e il risveglio ci fa capire quanto importante sia stato proteggersi. Usando quei toni si è assunto le responsabilità per il ruolo che in quel momento era necessario assumersi».

Vitta ha gestito la crisi sanitaria, a lei toccherà la complicata fase della ripartenza, con le categorie professionali che fanno pressione per tornare attive, ma non sempre c’è chiarezza sulle regole. C’è davvero confusione?
«Abbiamo gestito e continueremo a gestire le fasi della crisi come Governo, ognuno coi suoi ruoli e le sue funzioni, nell’interesse del Paese e della popolazione. Le autorità federali emanano diverse direttive, le quali vengono discusse ma in cui talvolta ci si dimentica di dettagli rilevanti. Se a Berna lavorano velocemente e magari cambiando i termini, l’errore è dietro l’angolo e quindi la confusione».

Ha riconosciuto di essere rimasto sorpreso della decisione di Berna di dare il via libera ai ristoranti da lunedì prossimo. È tra coloro che credono che stiamo andando troppo in fretta?
«Sì, e mi spiego. L’apertura dei ristoranti era prevista per inizio giugno; la settimana scorsa invece il Consiglio federale ha deciso di anticipare questo termine all’11 maggio, dimenticandosi però di aggiornare l’ordinanza che verrà modificata unicamente venerdì 8 maggio».

A proposito di bar e ristoranti c’è chi si chiede se avrà senso riaprire con costi fissi immutati e la possibilità di ospitare pochi avventori.
«Abbiamo interpellato GastroTicino la quale ci ha detto che vogliono aprire. Non sarà però facile viste le direttive trasmesse ieri. Prima di tutto bisognerà capire se e come i bar potranno aprire e la loro redditività con soli posti a sedere diventa ancora più fragile. Stesso discorso per ristoranti, osterie e grotti; meno coperti significa minori introiti potenziali e decisiva sarà la voglia della gente di tornare al ristorante seguendo regole molto più rigide e strette. La sfida non è delle più semplici e prevedo purtroppo diverse chiusure in questo settore».

Senza bar, ristoranti e punti d’attrazione è difficile fare turismo. Eppure quella alle porte sarà una stagione molto importante. Ha un suggerimento per gli attori del turismo?
«Crisi significa anche opportunità. Dare un volto al turismo, alla gastronomia e a chi fornisce prestazioni essenziali alla vita, come abbiamo visto in questa crisi sanitaria, può essere una chiave di volta. Garantire una tavola con prodotti del territorio, a tutela dell’economia locale, della tracciabilità e della reperibilità, va già di moda. Il chilometro zero è forse autarchia, ma soprattutto è responsabilità sociale ed ecologica».

È possibile che quest’anno sarà tassativo fare le vacanze in Svizzera. Un’occasione anche per lei o è già abituato a non andare in ferie all’estero?
«Abbiamo la fortuna di vivere in luoghi in cui altri vengono a fare vacanza e questo talvolta lo dimentichiamo. Spesso le mie vacanze le faccio con la famiglia anche qui in Svizzera, anche se non sono mancate puntate all’estero. Vedere altri Paesi è sempre bello, anche per i figli. Quest’anno godremo ancora di più il nostro Ticino e la nostra Svizzera, dove di cose da fare e vedere ce ne sono».

C’è da credere che il suo anno di presidenza sarà contraddistinto dal coronavirus. Ma c’è un altro tema che le sta particolarmente a cuore?
«Il mondo che conosceremo dopo questa crisi sarà un altro; le relazioni e il modo di comportarci sarà diverso. Se penso alle sfide che nascono da questa crisi, beh, il pensiero va alla tutela del nostro territorio. La Svizzera ha dimostrato prontezza e immediatezza nelle misure a sostegno di aziende e lavoratori, mentre l’Italia ha tribolato non poco. Prevedo purtroppo una crisi economica importante in Italia, che porterà molte persone a premere sul nostro confine in cerca di lavoro. Dovremo valorizzare i nostri punti di forza (sicurezza, stabilità, responsabilità) tutelando la nostra popolazione e sviluppando possibilità di crescita su questi valori che comportano anche una responsabilità sociale e ambientale per il territorio ticinese, in cui Cantone e Comuni collaborano per il rilancio armonico del Ticino».

Il Governo si prenderà la responsabilità delle misure

Il Governo si prenderà la responsabilità delle misure

Da www.ticinonews.ch

In Ticino si aspetta il sostegno di Berna, ma il Governo è pronto a continuare da solo

“Ci aspettavamo possibilmente una prima risposta già oggi, ma è anche vero che siamo in contatto da ieri con il Consiglio federale”, ha detto il consigliere di Stato Norman Gobbi in diretta al TgSpeciale di Teleticino. “Dobbiamo trovare nel dialogo una soluzione. Noi ci assumiamo la responsabilità di tenere in vigore le misure prese dal Canton Ticino. Il resto della Confederazione deve comprendere che il Canton Ticino si trova avanti circa due settimane nella diffusione della malattia”, ha spiegato il direttore del DI. L’Ufficio federale di giustizia ha espresso un parere giuridico che sostiene l’illegalità delle misure ticinesi, ma Gobbi ha spiegato come il Consiglio di Stato potrebbe proporne uno proprio che sosterrebbe la liceità delle stesse. “Una situazione particolare e straordinaria richiede risposte particolari e straordinarie”, ha spiegato.

Ma sarà possibile ricucire lo strappo con la Confederazione? ”Dipenderà dalla risposta che arriverà venerdì dalla Berna federale”, ha detto Gobbi, “servono delle finestre di crisi in modo che localmente si possano prendere misure diverse da quelle nazionali”. Ma se la risposta fosse invece un no? Chi potrà aiutare le aziende chiuse? “Se non vi sarà la tutela da parte della Confederazione, il Consiglio di Stato si prenderà pienamente la responsabilità di questa decisione”, ha concluso Gobbi. Insomma, il Canton Ticino sembra disposto a mantenere la sua linea anche mettendo la mano sul portafogli.
Sullo stesso tema si sono espressi, sempre in diretta a Teleticino, i rappresentanti ticinesi a Berna. “Anch’io mi aspettavo una risposta”, ha detto il consigliere nazionale Fabio Regazzi. “Ma penso che sia una questione formale più che di sostanza. L’impressione è che non abbiano alternative a concedere una certa autonomia al Ticino”. Marco Chiesa, consigliere agli Stati, ha invece definito “ponziopilatesca” la posizione odierna del Consiglio federale. “Hanno deciso di non decidere. Io avrei voluto sentire un grande sì da parte del Consiglio federale”, ha detto il senatore. “Deve essere la Confederazione a fare un passo indietro, non certo il Canton Ticino a farlo. In Ticino ci sono oltre 1’300 infettati, la soluzione è solo che il Consiglio federale comprenda le misure del Canton Ticino e dia il via libera senza penalizzarlo”.