Caseificio e stalla ad un passo

Caseificio e stalla ad un passo

Dal Giornale del Popolo | Due giornate di festa per celebrare la nuova sede dell’azienda agricola Pedrini e il sito di produzione del formaggio d’alpe che ha compiuto 20 anni di attività

Il progetto del Caseificio, nato per rilanciare l’artigianato alimentare nella Valle Leventina, si fa testimone di un ventennio di duro lavoro e di molti traguardi. Nonostante ci siano state alcune difficoltà all’inizio, l’azienda oggi si rivela un punto di riferimento importante per tutta la regione. «Attualmente occupiamo 35 collaboratori, produciamo 300 tonnellate di formaggio ed il nostro fatturato oltrepassa gli 8 milioni di franchi. Si può quindi dire che è una delle aziende più importanti non solo per il Comune di Airolo, ma per tutta la Leventina» ha dichiarato il presidente del Caseificio, Giancarlo Croce, nel suo discorso durante il fine settimana dedicato al 20° di attività della struttura. La festa, non a caso, ha consentito di inaugurare anche la nuova e modernissima stalla della famiglia Pedrini, costruita proprio accanto al Caseificio e che porterà degli sviluppi interessanti nella collaborazione per la produzione di latte. «Dovevamo lasciare la nostra vecchia ubicazione nel centro del villaggio di Nante – ha sottolineato Nicola Pedrini – e avendo un terreno di nostra proprietà adiacente al Caseificio abbiamo subito pensato all’ottima collaborazione che si poteva instaurare». Il Caseificio, infatti, attualmente lavora con diversi allevatori di Leventina, della Valle di Blenio e del Canton Uri, ciò garantisce una produzione di circa 3 milioni di litri di latte all’anno. Ora si guarda fiduciosi al futuro nel quale il Caseificio ha l’obiettivo di incrementare ulteriormente la quantità e naturalmente la qualità del proprio prodotto.

Sinergie e opere in vista

Inoltre vi sono interessanti prospettive di sinergia fra tutta una serie di progetti regionali, dal restaurato Ospizio del San Gottardo al vicino Parco eolico, dalla nuova Valascia all’accademia sportiva di Piotta per finire con la candidatura di Airolo-Pesciüm a sede del nuovo Centro nazionale di competenza per lo sci freestyle. La speranza è che queste realtà possano portare una ventata d’aria fresca ricca di novità e di stimoli per la regione. «Vogliamo essere la vetrina per l’agricoltura ticinese in questo contesto e vogliamo stimolare anche progetti scolastici, dove potremo mostrare ai giovani i processi di produzione della filiera del latte e molto altro legato all’agricoltura e all’allevamento artigianale ticinese», ha conclude il neo-direttore del Caseificio, Daniel Mudry.

Fusioni: «Se non ci fosse Capolago…»

Fusioni: «Se non ci fosse Capolago…»

Dal Giornale del Popolo | Vertice tra sindaci del Mendrisiotto sul Piano cantonale delle aggregazioni. Difficile trovare un’intesa, ma il Cantone propone un unico polo con 17 Comuni

Finita l’estate e dopo aver lasciato assestare i Municipi a seguito delle elezioni comunali, il direttore del Dipartimento
delle istituzioni Norman Gobbi ha ripreso in mano il dossier del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Un dossier che ieri è stato ricordato ai 17 sindaci dei Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio (assente Mendrisio) che si sono incontrati a Rancate. Norman Gobbi ed Elio Genazzi, caposezione degli Enti locali, erano presenti alla riunione che – scrive il Cantone – si è svolta in un clima «costruttivo» mettendo a tema gli scenari del PCA.

Quali scenari sul tavolo? Quello di creare in una prima fase due Comuni, uno della Val Mara e Basso Ceresio (Arogno, Rovio, Bissone, Maroggia e Melano) e il secondo con la Grande, anzi, Grandissima Mendrisio, prima a 12 poi a 17 Comuni. Difficile realizzare un altro scenario, con un grande Comune a lago. Da un lato per la fusione dell’ex Comune di Capolago con Mendrisio, che ha privato i Comuni sul lago di una continuità amministrativo geografica. Dall’altro per alcune perplessità espresse proprio dai due Comuni rimasti “tagliati fuori”, quali Brusino Arsizio e Riva San Vitale. Infatti le ragioni per cui difficilmente si potrà creare un grande Comune del lago con i Comuni del Basso Ceresio sono molteplici. Come ci dice – a titolo personale – un rassegnato sindaco di Riva San Vitale Fausto Medici, presente ieri mattina a Rancate: «Inizialmente lo studio prevedeva il Comune del Mendrisiotto e poi i Comuni della Val Mara a cui Riva San Vitale, nel 2014, guardava come una possibilità di aggregazione. Noi però negli ultimi due anni e mezzo abbiamo avuto già esperienza di cosa significherebbe farne parte, con una direttrice delle scuole che ha dovuto occuparsi anche delle scuole della montagna, con grande dispendio di tempo ed energie. Il territorio diverso è già una prima discriminante, la seconda è il fatto che – non me ne vogliano – nessuno dei Comuni, Riva compreso, ha la forza economica e organizzativa per fare da capofila nell’aggregazione della Val Mara. Terzo fattore è il deficit di Capolago, che non farebbe parte di questo Comune sul lago e toglie la continuità territoriale. Non si può tornare indietro su Capolago da quando l’allora sindaco decise di andare con Mendrisio. Già lì si è rotto tutto il concetto del Comune a lago. Lì il Cantone si sarebbe dovuto esprimere, ma non disse nulla. Andare con Mendrisio? Per forza. I Comuni come Riva San Vitale non avranno più scelta. Noi subiamo questo processo». Scettico invece il sindaco di Brusino Gianfranco Poli, il quale, seppure avrebbe visto con favore la creazione di un grande Comune del lago «magari con Melide e Morcote», definisce il suo Comune una “enclave”. «Personalmente mi sembrano eccessive queste fusioni… Vogliamo fare un unico Comune Ticino e poi il Comune Svizzera? E non sono nemmeno così sicuro che alla fine si risparmi. Sarebbe stato turisticamente interessante fare un Comune del lago. Io credo che ci siano delle situazioni in cui l’aggregazione sia la cosa migliore da fare, ma in altri contesti occorre tenere conto della storia e della geografia. Noi ad esempio, siamo un Comune fuori dal mondo che non ha nessun legame con il Mendrisiotto. Siamo un territorio spezzettato, di cui bisogna tener conto».

Di pensiero diverso invece il sindaco di Melano Daniele Maffei, invitato insieme agli altri quattro Comuni della Val Mara e Basso Ceresio dal caposezione Enti locali Genazzi a concretizzare la fusione della nuova realtà territoriale a “cinque”. «Il primo passo sarà il nuovo Comune – spiega al GdP -, a realtà consolidata si procederà in un secondo tempo alla fusione con Mendrisio ». Possibile allargare alle altre realtà affacciate sul Ceresio? «Per quanto riguarda Capolago, a domanda diretta, ieri mi è stato risposto che sarebbe fattibile, ma a tal proposito dovrebbero esprimersi i cittadini di Mendrisio. Quindi non è uno scenario impossibile».

Altro caso “speciale” è Stabio, il cui sindaco Simone Castelletti per ora, senza essersi confrontato con il Municipio, non si esprime. Difficilmente il Comune cambierà posizione rispetto a quanto già detto nel 2014 a commento del PCA, quando vennero espresse molte perplessità sugli scenari aggregativi di Stabio. E poi c’è Chiasso, che da anni sostiene una fusione del Basso Mendrisiotto. Il sindaco Bruno Arrigoni: «Noi siamo aperti alle soluzioni, ma personalmente vedo prima la creazione di un Comune del Basso Mendrisiotto e poi un secondo step. Se andassimo subito sul Comune unico sarebbe la scusa per trascinare il progetto per i prossimi vent’anni. I Comuni vicini non sono così entusiasti di fare una fusione del Basso Mendrisiotto. Però questa è la volontà politica: mi chiedo cosa ne pensi la popolazione. Io sono convinto che occorra una fusione per avere una visione futura. Oggi per poter fare dei progetti pianificatori importanti bisogna ragionare per agglomerati».

In vista di una prossima fase, ora i Municipi potranno approfondire il tema e – entro fine ottobre – comunicare le proprie osservazioni al Cantone. Anche se, qualcuno già commenta, si farà “copia e incolla” di quanto già detto nel 2014.

5’000 buongustai al “Festival del risotto”

5’000 buongustai al “Festival del risotto”

Da Ticinonline.ch | Ecco i vincitori tra gli chef e i Gruppi di carnevale che hanno cucinato in Piazza Grande a Locarno

LOCARNO – Oltre 5’000 persone hanno fatto da splendida cornice alla terza edizione della “Caccia al risotto” e al “3° Campionato ticinese del risotto” organizzate sabato 10 e domenica 11 settembre in Piazza Grande a Locarno da GastroLagoMaggiore e Valli con il patrocinio di Ticino a Tavola.

Aris De Angelis trionfa – Lo chef del Ristorante Pizzo Forno di Chironico ha trionfato nella terza edizione della “Caccia al risotto” superando gli altri 9 cuochi in gara con il suo risotto ai funghi porcini mantecato alla formaggella di Airolo. Sul podio pure Oreste Riva del Grotto San Martino di Mendrisio con il suo risotto allo spinacino con formaggella di Nante e Raffaele Giannone del ristorante Bottegone del Vino di Lugano con il risotto al ragù di salsiccia di coniglio con erba cipollina. La giuria presieduta dal giornalista Luigi Bosia con co-presidente il consigliere di Stato Norman Gobbi, ha giudicato ottimo il livello di tutti i concorrenti. Mentre per quella popolare si sono classificati dal primo al terzo posto: Valerio Vazza, Oreste Riva e Matteo Pramparo.

Prosito campione per i gruppi di carnevale – Il terzo “Campionato ticinese del risotto per gruppi di carnevale” si è svolto invece domenica mattina e ha visto, secondo la giuria ufficiale, trionfare il Carnevale di Prosito con il risotto alla luganighetta, seguito dal Carnevale Barletta di Rivera con il risotto Barlotto e dal Carnevale Re Baroggia di Intragna con il risotto Baroggino; bravi anche il carnevale Ribellonia di Solduno e Il Gruppo Re Zeca di Gordola. Questo, invece, il podio della giuria popolare: Carnevale Re Baroggia di Intragna, Carnevale Ribellonia di Solduno e Carnevale Re Zeca di Gordola.

«Polizie sulla strada giusta»

«Polizie sulla strada giusta»

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi stila il bilancio del primo anno della nuova Legge – Il direttore del Dipartimento delle istituzioni si dice ottimista, sottolineando come sia importante formare (e bene) altri agenti.

Quale bilancio trae da questo primo anno con la nuova Legge sulla collaborazione tra le polizie? Dove si può migliorare?
Come ogni legge di una certa importanza che ambisce a riorganizzare strutturalmente un servizio pubblico – in questo caso l’ordine pubblico – anche la nuova Legge sulla collaborazione tra polizie ha richiesto il tempo necessario affinché tutti i Comuni ticinesi si adattassero alle nuove disposizioni. Ciò ha richiesto uno sforzo, anche economico, da parte di molti Comuni ma ritengo che ora come ora vi siano tutti i presupposti affinché la legge possa adempiere concretamente al suo obiettivo principale, ovvero
dotare ogni angolo del Cantone di un servizio di polizia presente e competente, in linea con le esigenze odierne in termini di sicurezza e percezione da parte dei ticinesi. Ovviamente le convenzioni non sono ottimali dal primo giorno e alcune dovranno essere ricalibrate a seconda delle esigenze locali: fa parte però di una dinamicità che serve ad aderire al meglio alle particolarità
delle singole regioni: sia dal punto di vista operativo, sia organizzativo o finanziario.

Tutte le convenzioni sono state ratificate?
Esatto, attualmente tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Sono 111 gli Enti locali convenzionati con un Comune dotato di un Corpo di Polizia comunale – sia esso strutturato o polo – grazie agli accordi ratificati con il Consiglio di Stato. Per quel che concerne la Regione delle Tre Valli è prevista la creazione di un posto misto di polizia in cui opereranno sia la Cantonale sia la Comunale e la cui concretizzazione è prevista nei prossimi mesi. Altro discorso invece per la Valle Verzasca, dove dopo la sentenza del Tribunale federale sull’aggregazione è rimasta in vigore la Convenzione transitoria dei Comuni della Valle con la Polizia intercomunale di Gordola.

Dopo un anno ritiene che i comprensori che sono stati creati con gli accordi intercomunali siano ottimali ovunque?
Già nel corso dell’ultima Conferenza consultiva sulla sicurezza a giugno ho illustrato ai rappresentanti dei Comuni Polo la necessità di riflettere sull’attuale accorpamento delle regioni che dividono aree funzionali o distretti ed elencando i limiti di regioni troppo piccole a livello di popolazione e/o territori. In quest’ottica bisogna anche valutare la dimensione necessaria e più adatta che deve avere un Corpo di Polizia strutturato. La riflessione va in particolare avviata per Mendrisiotto, Basso Ceresio, Bellinzonese e Locarnese, promuovendo l’unificazione delle regioni di polizia. Le soluzioni su questi temi non saranno calate dall’alto, ma verranno affrontate nel gruppo di lavoro sulla Polizia ticinese.

L’anno scorso ancora non era stato raggiunto ovunque il numero di agenti procapite previsto. Nel frattempo la situazione è migliorata? Il numero di nuove reclute già annunciate per la Scuola di polizia nei prossimi anni sarà sufficiente?
Per quanto concerne il completamento degli organici, più che la pubblicazione di concorsi per agenti già formati, è di primaria importanza la formazione di nuovi agenti affinché si raggiunga un numero sufficiente, e questo anche per i prossimi anni. Il trend comunque è positivo e molti giovani rispondono presente alle opportunità che offre il mondo della divisa: già con la fine di questa scuola diminuirà il deficit di agenti.

Una delle novità della riforma è il fatto che gli agenti dei Corpi strutturati ora possono assumersi maggiori responsabilità nelle prime fasi d’inchiesta (raccolta delle denunce, stesura dei verbali, primi interrogatori). Tutti i Corpi si sono dimostrati in grado di adempierequeste funzioni?
C’è stato uno sgravio effettivo per la Polizia cantonale? Il Regolamento d’applicazione ha conferito automaticamente dei compiti di base ai Corpi di Polizia comunale strutturati che ora sono obbligati ad adempiere. Inoltre, diversi Comuni hanno richiesto e ottenuto, in ragione del medesimo regolamento, la delega per svolgere inchieste nell’ambito di infrazioni semplici alla Legge federale sugli stupefacenti.

A livello comunale, ci risulta che alcuni politici lamentino un problema di asimmetria d’informazione rispetto ai comandanti di polizia, che rende loro difficile valutare se e quali problemi ci siano all’interno dei Corpi. A lei risulta? Se sì, quali potrebbero essere delle soluzioni?
Tendenzialmente più è piccolo il Corpo di Polizia, maggiore è la possibilità per il singolo elemento di creare scompiglio al suo interno. Esiste però uno strumento utile per gli attori politici che si concretizza nella Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza prevista dalla legge. Si tratta di una piattaforma di scambio dove politici, rappresentanti della Polizia cantonale e delle comunali stessi dialogano e si confrontano su tutti gli aspetti che concernono la sicurezza del nostro territorio. La cadenza semestrale di questi incontri è un’ulteriore garanzia di un dibattito sempre aggiornato sulla polizia, il suo funzionamento e la sua organizzazione.

Poco più di un anno fa lei aveva annunciato, a sorpresa, il ritiro del messaggio sulla Polizia unica, con la promessa, se non andiamo errati, di riproporlo comunque entro questa legislatura. Il suo intento è ancora questo? Entro quando? Pensa di poter superare una delle maggiore critiche che viene mossa a quest’idea, ossia la difficoltà di garantire la piena conoscenza del territorio da parte degli agenti?
Da parte mia non c’è alcun dietrofront. Si tratta ora di costituire il Gruppo di lavoro che avrà il compito di configurare al meglio il progetto, di cui uno degli obiettivi principali – come da lei accennato – è di garantire non solo la presenza fisica sul territorio, ma anche la sua conoscenza. Aspetti di fondamentale importanza proprio perché influiscono direttamente sulla sicurezza e sulla prevenzione. Occorre tuttavia attendere che la LCPol sarà entrata a pieno regime, altrimenti si rischia di costruire un progetto su
basi precarie. La Polizia del futuro sarà realizzata grazie al contributo di tutti: Cantone, Comuni – favorevoli e contrari – ma soprattutto anche grazie ai cittadini che sono le nostre sentinelle sul territorio. Ritengo che sia il naturale prosieguo della legge, e
non un suo stravolgimento. Come ho già ribadito più che di Polizia “unica” preferisco parlare di Polizia “ticinese”: lo scopo è offrire un servizio all’avanguardia, moderno e efficiente, uguale se a Chiasso, Maggia o a Serravalle. Un progetto importante che, tenendo conto dei risultati ottenuti sul terreno e delle peculiarità del nostro Cantone, permetterà di sviluppare una Polizia garante 24/24h di un bene fondamentale per tutti: la sicurezza.

Sono in preoccupante crescita i casi di minacce e aggressioni ai danni dei poliziotti. Lei come se lo spiega? Si stanno valutando o già applicando dei correttivi, a tutela sia degli agenti sia dei cittadini?
L’agente di polizia per assolvere la sua missione dev’essere presente sul territorio. È il punto di contatto diretto con i cittadini e attraverso la sua divisa rappresenta lo Stato nonché una delle sue missioni principali: garantire l’ordine pubblico. La Polizia incarna dunque un servizio fondante, a tutela non solo delle persone fisiche ma anche giuridiche, consentendo per esempio alle aziende di poter svolgere le proprieattività. Tuttavia nel corso degli anni abbiamo notato, anche statistiche alla mano, un’evoluzione preoccupante della violenza fisica e verbale nei confronti delle forze dell’ordine. Non per caso sono dunque emerse diverse iniziative a tutela degli agenti, come la petizione lanciata dall’Associazione Amici delle Forze di Polizia Svizzere. Ritengo che questi episodi – che non ci possono lasciare indifferenti – si inseriscano più in generale in un minor rispetto nei confronti delle istituzioni rispetto al passato, e la Polizia è uno dei bersagli principali. Da alcuni anni sia nei confronti della cittadinanza che nell’ambito della formazione degli agenti, si è prestata particolare attenzione a sensibilizzare su questo tema. Inoltre a livello federale le commissioni competenti delle due Camere hanno dato seguito all’iniziativa cantonale che propone di riesaminare l’adeguatezza delle pene inflitte in applicazione degli articoli del codice penale 285 (violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari) e 286 (impedimento di atti dell’autorità).

Prima cantonale, cartelli intelligenti

Prima cantonale, cartelli intelligenti

Dal Giornale del Popolo | Un nuovo sistema di segnaletica è stato introdotto sulle strade ticinesi allo scopo di prevenire incidenti con la fauna selvatica nelle zone più sensibili

La sicurezza stradale si sta rinnovando negli ultimi giorni soprattutto per quanto riguarda l’attraversamento da parte di animali selvatici delle strade cantonali. Ne sono la prova i due nuovi dispositivi appena posati sul territorio ticinese. Uno si trova a Claro (zona ex motel Riviera) mentre il secondo nella zona di Serravalle (zona Legiüna). Il dispositivo, ancora in fase di verifica, consiste in una segnaletica luminosa che si accende quando un sensore percepisce il movimento da parte di un animale selvatico sulla carreggiata. Oltre a segnalare l’animale, per rendere attenti i conducenti, esso indica la velocità da seguire (40 km/h) fino alla fine della tratta in questione.

«L’apparecchiatura non è un radar – ha chiarito Marco Guscio, responsabile del Reparto di Gendarmeria Stradale della Polizia Cantonale – si tratta comunque di un’indicazione di velocità da rispettare». Una misura presa in considerazione come progetto pilota da parte del Dipartimento del Territorio, dall’Ufficio della Caccia e della Pesca, dal Dipartimento delle Istituzioni con il progetto «Strade sicure» insieme alla Polizia Cantonale. Uno degli scopi consiste nel diminuire gli interventi daparte degli agenti di Polizia per incidenti che riguardano ungulati. Sono infatti più di 500 gli incidenti causati ogni anno dalla fauna in Ticino (in Svizzera superano i 20.000) e il 95% di essi si risolvono con un grande spavento da parte del conducente, e
ingenti danni materiali. Il discorso è diverso quando pensiamo ai centauri che sono molto più a rischio nelle zone sopracitate. Il progetto, quindi, propone una segnalazione più attiva rispetto ai classici cartelli di segnaletica passiva, che richiamano l’attenzione degli automobilisti al pericolo della fauna sulla strada, ma che molte volte vengono sottovalutati. La segnaletica
attiva entra in funzione solamente quando c’è un pericolo. «La popolazione ticinese, insieme a quella degli ungulati, è in continuo aumento, per questo motivo il problema non può essere risolto con delle semplici recinzioni. Serve una segnaletica intelligente che possa permetterci di convivere con la fauna creando una maggiore prevenzione e sicurezza», ha spiegato ieri alla stampa il consigliere di Stato Claudio Zali. «Ora, dopo la fase di verifica, metteremo in funzione l’impianto e con il tempo constateremo se ci saranno meno incidenti e quindi quale impatto avrà la nuova segnaletica».

Gli incidenti di questo tipo sono molto più frequenti nelle zone di periferia dove la fauna è maggiormente presente e i danni materiali si aggirano attorno ai 5 milioni di franchi all’anno. «Il pericolo è presente tutto l’anno e soprattutto nel periodo che va da novembre a marzo dove gli ungulati scendono a valle: infatti, abbiamo verificato che un incidente su 5 avviene nelle località», ha dal canto suo spiegato Fabienne Bonzanigo, responsabile del progetto «Strade sicure».

I luoghi per la sistemazione dei nuovi impianti sono stati decisi in base alla pericolosità del tratto stradale data dal numero di incidenti legati alla fauna e dal tipo di animale che si trova nella regione. «È chiaro che un impatto con un cervo da 200 chili è diverso rispetto ad uno con un tasso» ha aggiunto Bonzanigo. È stato ulteriormente preponderante il contributo da parte dei Comuni. Si dicono infatti soddisfatti il sindaco di Serravalle, Luca Bianchetti, e il vicesindaco di Claro, Luigi Calanca. I due Comuni hanno inoltre avuto un sostegno essenziale da parte di Tiziano Putelli dell’Ufficio Caccia e Pesca che grazie a dei segnalatori GPS posizionati su dei cervi ha potuto inquadrare le aree preferite dagli animali per l’attraversamento della strada.

Il costo totale di un impianto è di circa 60.000 franchi, a dipendenza della morfologia della zona interessata.

Legge sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale

Legge sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni, 31 agosto 2016 | Il Consiglio di Stato ha posto in consultazione a partire da oggi il messaggio relativo alla revisione della legge sulla cittadinanza ticinese e sull’attinenza comunale dell’8 novembre 1994, che mira a renderla compatibile con il nuovo diritto federale. La procedura, che si estende a tutti i Comuni, all’Associazione dei Comuni ticinesi, ai Partiti politici e a diverse Autorità amministrative e giudiziarie, si concluderà il 30 settembre.

Oltre a dare la possibilità ai destinatari della consultazione di formulare osservazioni puntuali, la procedura si concentrerà sull’approccio generale del messaggio del Consiglio di Stato, sulla competenza e le modalità di organizzazione dei corsi di lingua italiana e cittadinanza e, infine, sull’iter decisionale a livello comunale e cantonale.

Sullo sfondo delle modifiche normative cantonali vi sono le trasformazioni che, a livello federale, hanno interessato questo ambito della vita civica. Il 20 giugno 2014 l’Assemblea federale ha infatti adottato la riveduta Legge federale sull’acquisto e la perdita della cittadinanza svizzera. Nello scorso mese di giugno il Consiglio federale ha poi adottato l’ordinanza sulla cittadinanza svizzera e stabilito che la riveduta legge e la relativa ordinanza di esecuzione entreranno in vigore il 1° gennaio 2018.

Secondo le nuove disposizioni federali, la naturalizzazione presuppone il permesso di domicilio, almeno dieci anni di soggiorno in Svizzera e un’integrazione riuscita nel nostro Paese. I criteri per definire se una persona sia integrata in Svizzera sono l’osservanza della sicurezza e dell’ordine pubblico, il rispetto dei valori della Costituzione federale, le conoscenze di una lingua nazionale, la partecipazione alla vita economica o l’acquisizione di una formazione, la promozione e il sostegno dell’integrazione dei familiari e la familiarità con le condizioni di vita svizzere. Chi ambisce alla naturalizzazione non deve peraltro esporre a pericolo la sicurezza interna o esterna della Svizzera.

Aggregazioni: si riparte da tre

Aggregazioni: si riparte da tre

Dal Giornale del Popolo, 31 agosto 2016 | Incontro tra Gobbi e i sindaci dei 15 Comuni. Si riapre il Piano aggregativo del CdS – Non si lavora più su un’unica città da Brissago a Cugnasco, ma su tre macro-Comuni.

È l’ennesima ripartenza, difficile dire se vedrà il traguardo. Di sicuro c’è che a trainare il nuovo progetto di aggregazioni comunali nel Locarnese – di questo stiamo parlando – c’è il Consiglio di Stato. E, comunque vada, l’ultima parola spetterà alla popolazione (che nel 2011 disse “no” nella maggioranza dei Comuni). La notizia è stata data ieri dal Dipartimento delle Istituzioni, il cui direttore Norman Gobbi, ha incontrato nel pomeriggio i sindaci dei 15 Comuni dell’agglomerato del Locarnese per un aggiornamento sul Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Come durante l’incontro dello scorso 11 luglio con i rappresentanti dei Comuni del Luganese, sono state discusse – “in un clima costruttivo”, si precisa nel comunicato stampa – le possibili forme di consolidamento degli scenari aggregativi nell’area urbana. I Municipi potranno formulare le proprie osservazioni entro il 15 ottobre. All’indomani della decisione del Tribunale federale dello scorso giugno di confermare l’irricevibilità dell’iniziativa costituzionale lanciata da Giorgio Ghiringhelli “Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona”, il Cantone ha riattivato l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). In vista della seconda fase di consultazione, che sarà avviata nei prossimi mesi, il Dipartimento delle istituzioni ha così organizzato una serie di incontri con i rappresentanti politici dei comprensori in cui – nella prima fase – erano emerse le maggiori contrarietà, per valutare possibili varianti agli scenari proposti inizialmente. Ricordiamo che il fronte del “no” nel 2011 era rappresentato dai Municipi e dalla popolazione di Comuni “chiave” come Muralto, Minusio e Ascona. «Per quanto riguarda l’area urbana del Locarnese – spiega il Dipartimento guidato da Gobbi nel comunicato ai media – il PCA prevedeva nella prima fase l’unione dei 15 Comuni compresi fra Cugnasco e Brissago, due dei quali (Cugnasco-Gerra e Lavertezzo) limitatamente alle rispettive frazioni sul piano. L’ipotesi aveva suscitato reazioni contraddittorie – dall’adesione al rifiuto – e fatto emergere proposte alternative difficilmente conciliabili». «Dando seguito a una parte delle indicazioni formulate dai Comuni locarnesi nella prima fase di consultazione, durante l’incontro odierno il Dipartimento delle istituzioni ha presentato una variante che consente di rispettare la sostanza degli obiettivi del PCA, individuando tre possibili comprensori all’interno dell’agglomerato suddivisi nel rispetto della loro coerenza funzionale ». Il primo, denominato “Città”, comprenderebbe Locarno (senza Gerre), Losone, Muralto, Orselina, Minusio, Brione s/Minusio, Mergoscia e Tenero-Contra. Il secondo, “Lago”: Ascona, Ronco s/Ascona, Brissago. Infine, il terzo, “Piano”: Gordola, Lavertezzo (piano), Cugnasco- Gerra (piano), Quartiere Gerre di Sotto di Locarno. Per il Comune di Terre di Pedemonte si tratterà, per contro, di valutare il futuro tenuto conto del contesto generale. È su questi scenari che i Municipi potranno pronunciarsi entro metà ottobre.

Scherrer: «Non parliamo più di Grande Locarno»

Nell’attesa delle reazioni degli Esecutivi della regione, abbiamo sentito il sindaco di Locarno Alain Scherrer, che fin dal suo insediamento ha auspicato con forza un rilancio del tema “fusioni”. Il comunicato del Governo parla di un clima positivo. Conferma? «In effetti la riunione si è svolta in un clima sicuramente costruttivo. Non ho visto mura alzate da parte di nessuno. Ho visto colleghi che, se non favorevoli, dimostrano comunque un’apertura mentale positiva; colleghi disposti ad entrare in materia. Questo è importante per partire con il piede giusto. Siamo soddisfatti». «Trovo altresì importante – prosegue il sindaco della città – che a cinque anni dalla votazione popolare consultiva si torni a discutere di aggregazioni. Cinque anni che – è vero – sono volati, ma in cui è cambiato anche molto nella nostra regione». Si pensi al continuo miglioramento delle finanze comunali di Locarno, che non è più la cenerentola della regione. Cosa cambia rispetto alle promesse fatte cinque anni fa alla popolazione? «Dobbiamo chiarire bene da subito cosa vogliamo. E personalmente non voglio più sentire parlare di Grande Locarno, piuttosto di un Nuovo Locarnese. Non si tratta più di parlare di cifre (siano esse relative al numero di abitanti o alle finanze dei futuri eventuali nuovi Comuni). Tanto meno di “potere contrattuale” (ndr. “più siamo uniti più saremo forti di fronte agli enti superiori, Cantone in primis”). Vedo meglio il concetto di vicinanza alle nostre istituzioni ». «Ma soprattutto è sulla qualità dei nostri servizi che un’aggregazione deve puntare. Se riusciamo a migliorarli, a offrire servizi pubblici ancora più efficienti (e quindi qualità di vita migliore) allora sì tutta l’operazione avrà un senso».

Spunta lo scenario dei tre Comuni

Spunta lo scenario dei tre Comuni

Dal Corriere del Ticino, 31 agosto 2016 | Il Cantone mette sul tavolo dei 15 enti locali dell’agglomerato la proposta dei comprensori «Città», «Lago» e «Piano»: fra le novità Losone con la sponda sinistra mentre Lavertezzo è ancora diviso – Consultazione fino a metà ottobre.

Cinque anni. Saranno bastati per cambiare la mentalità del Locarnese e dei suoi abitanti? A Bellinzona sono convinti di sì. E ieri, a Palazzo Marcacci, Norman Gobbi e la sua squadra hanno incontrato i quindici sindaci dell’agglomerato, mettendo sul loro tavolo una nuova proposta per far ripartire il discorso delle aggregazioni comunali, bruscamente arrestatosi nel 2011 dopo le votazioni consultive sugli ultimi progetti. Una sfida non da poco, dalla quale però, ormai, né il direttore del Dipartimento delle istituzioni né la regione affacciata sul Verbano potevano esimersi. Pena, la crescita esponenziale del distacco con il resto del cantone. Almeno dal punto di vista delle fusioni. Dopo il recente verdetto negativo del Tribunale federale sull’iniziativa costituzionale «Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona», il Cantone ha dunque ripreso saldamente in mano le redini del dossier, riattivando l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Il passo iniziale è stata una prima consultazione, aperta alle località interessate. Dando seguito alle loro proposte si è poi giunti all’attuale variante, che, si legge in una nota diffusa ieri dal Dipartimento delle istituzioni, «consente di rispettare la sostanza degli obiettivi del PCA, individuando tre possibili comprensori all’interno dell’agglomerato, suddivisi nel rispetto della loro coerenza funzionale». Comprensori la cui composizione è illustrata nel grafico qui a destra. Ciò che salta subito all’occhio – facendo un confronto con i progetti e le ipotesi del passato – è il «passaggio» di Losone alla sponda sinistra della Maggia, attraverso la proposta di aggregazione con Locarno, Muralto, Orselina, Minusio, Brione sopra Minusio, Mergoscia e Tenero-Contra. Ascona rimarrebbe dunque «solo» con Brissago e Ronco sopra Ascona. Per quanto riguarda il Piano, infine, vengono rispolverate due separazioni che in passato avevano già suscitato reazioni negative: quella del quartiere delle Gerre di Sotto dalla Città di Locarno e quella di Lavertezzo valle dal piano. E in tutto questo discorso c’è anche chi resta in sospeso: Terre di Pedemonte, il cui destino sarà deciso più in là.

Scherrer: «Basta parlare della Grande Locarno

Sarà un Nuovo Locarnese» L’entusiasmo di Alain Scherrer, sindaco di Locarno, per le aggregazioni comunali è «un fuoco sacro». È lui stesso ad affermarlo, aprendo la carrellata di reazioni a caldo raccolte ieri dal Corriere del Ticino, subito dopo la riunione con Norman Gobbi (vedi a sinistra). «Sono evidentemente felicissimo – prosegue – che il Cantone abbia riaperto il dossier. Ora sarà fondamentale partire con il piede giusto: basta parlare di Grande Locarno. Quello che nascerà dovrà essere un Nuovo Locarnese, che porti benefici a tutti i suoi cittadini. Perché – aggiunge Scherrer – il discorso deve essere qualitativo e non quantitativo. Il nostro obiettivo dovranno essere soluzioni che garantiscano a chi vive nella regione servizi buoni e capillari e vicinanza alle istituzioni. In quest’ottica sono molto contento della proposta». Il cambiamento rispetto al passato che salta subito all’occhio nella nuova variante è l’inserimento di Losone nel comparto cittadino. «Già da tempo, come Municipio – commenta il sindaco losonese, Corrado Bianda -, eravamo convinti della necessità di riaprire in qualche modo il discorso di un riordino geografico e istituzionale della regione. Ora ci siamo ed è abbastanza ovvio che il Dipartimento abbia optato per la nuova soluzione, considerati i risultati delle passate votazioni e la posizione di Ascona. A noi un… salto della Maggia non dispiace, a patto però che il discorso vada anche oltre la Ramogna e ancora più a est. Siamo pronti ad aprire il dibattito, ma c’è ancora molto da discutere». Ascona, dal canto suo, accoglie pure con favore la variante a tre poli. «Siamo contenti – commenta il sindaco Luca Pissoglio -, che il Cantone abbia fatto propria quella che, di fatto, è una nostra proposta. Si è dimostrato disponibile e ci è venuto incontro. Ora siamo pronti a lavorare per andare in tale direzione. Sarà però fondamentale il parere della popolazione, perché rimaniamo convinti che un’aggregazione debba partire dal basso». «Per quanto ci riguarda – gli fa eco il sindaco di Muralto Stefano Gilardi – qualsiasi ipotesi di aggregazione potrà essere presa in considerazione unicamente se rispetterà la volontà dei nostri cittadini». Il riferimento, naturalmente, è alla votazione popolare del 25 settembre 2011, che aveva sonoramente bocciato il progetto di fusione a sette Comuni della Sponda sinistra della Maggia (Brione s/ Minusio, Locarno, Mergoscia, Minusio, Muralto, Orselina e Tenero-Contra). «Non siamo contrari di principio a una discussione su eventuali unioni – continua – ad esempio con Orselina, Brione o Minusio, ma, appunto, per noi è essenziale che sia rispettata volontà popolare». «Abbiamo preso atto dei tre scenari proposti dal Cantone – dichiara da parte sua il sindaco di Minusio Felice Dafond – che del resto non si distanziano granché dalla visione presentata in passato. Per noi – spiega – è fondamentale che, qualunque sia la strada che s’intende percorrere, il Comune possa garantire la sua vicinanza ai cittadini e il suo ruolo, fondamentale, di erogatore di servizi». E Lavertezzo? Come già nell’ambito del progetto aggregativo della valle Verzasca – elemento che ne aveva decretato la brusca frenata, la scorsa estate, a seguito dell’accoglimento del ricorso dell’autorità comunale da parte del Tribunale federale – anche in questo caso vedrebbe il suo territorio diviso in due: solo il piano, infatti, andrebbe a unirsi a Gordola, Cugnasco- Gerra e alle Gerre di Sotto. Proprio il nodo della contestata divisione del territorio di Lavertezzo, si ricorderà, era stato alla base della modifica della Legge cantonale sulle aggregazioni e separazioni comunali, approvata dal Gran Consiglio in giugno ed entrata in vigore in questi giorni. Modifica che, dopo le aggregazioni coatte, rende ora possibili, appunto, anche le separazioni forzate. «Preferisco comunque non esprimermi – dichiara il sindaco Roberto Bacciarini – per lo meno finché non avrò discusso della questione con i colleghi di Municipio. Solo allora prenderemo una posizione ufficiale in merito alla nuova visione presentata dal Cantone». Infine vi è il Sonderfall Terre di Pedemonte, che – almeno per ora – rimane fuori dai giochi. «Come del resto – chiosa il sindaco Fabrizio Garbani Nerini – siamo stati noi stessi a chiedere. Il progetto è stato avviato molto a ridosso della nascita del nostro nuovo Comune. Per noi, dunque, sarebbe stato prematuro guardare così lontano. Preferiamo rimanere per un po’ alla finestra, approfittandone per consolidarci. Poi si vedrà. Siamo comunque un caso particolare anche in seno all’agglomerato, considerando che se gli altri hanno ormai caratteristiche decisamente urbane, noi per ora rimaniamo un’unione di villaggi periferici».

Il Locarnese si fa in… tre

Il Locarnese si fa in… tre

Da laRegione, 31 agosto 2016 |Incontro ieri pomeriggio tra il Cantone e i sindaci della regione – Individuati tre possibili comprensori all’interno dell’agglomerato(«Città», «Lago» e «Piano»), i Municipi dovranno pronunciarsi entro il 15 ottobre.

Nuovo scenario per le aggregazioni nel Locarnese, con un agglomerato che da Comune unico si fa in tre, suddividendosi in “Città”, “Lago” e “Piano”. È quanto prospetta e propone il Cantone, sulla base delle indicazioni scaturite nella prima fase di consultazione. Ieri pomeriggio il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi – con il capo della Sezione Enti locali Elio Genazzi – ha incontrato i sindaci dei 15 Comuni dell’agglomerato per un aggiornamento sul Piano cantonale delle aggregazioni (Pca). In un comunicato diffuso dopo la riunione, viene sottolineato che, come durante l’incontro dello scorso 11 luglio con i rappresentanti dei Comuni del Luganese, sono state discusse – in un clima costruttivo – le possibili forme di consolidamento degli scenari aggregativi nell’area urbana. All’indomani della decisione del Tribunale federale sull’iniziativa costituzionale “Avanti con le nuove città di Locarno e Bellinzona” – che ne ha confermato l’irricevibilità – il Cantone ha riattivato l’allestimento del Piano cantonale delle aggregazioni (Pca). In vista della seconda fase di consultazione, che sarà avviata nei prossimi mesi, il Dipartimento delle istituzioni ha così organizzato una serie di incontri con i rappresentanti politici dei comprensori in cui – nella prima fase – erano emerse le maggiori contrarietà, per valutare possibili varianti agli scenari proposti inizialmente. Per quanto riguarda l’area urbana del Locarnese, il Pca prevedeva nella prima fase l’unione dei 15 Comuni compresi fra Cugnasco e Brissago, due dei quali (Cugnasco-Gerra e Lavertezzo) limitatamente alle rispettive frazioni sul piano. L’ipotesi, viene ricordato, aveva suscitato reazioni contraddittorie – dall’adesione al rifiuto – e fatto emergere proposte alternative difficilmente conciliabili. Dando seguito a una parte delle indicazioni formulate dai Comuni locarnesi nella prima fase di consultazione, durante l’incontro di ieri il Dipartimento delle istituzioni ha quindi presentato una variante che consente di rispettare la sostanza degli obiettivi del Pca, individuando tre possibili comprensori all’interno dell’agglomerato suddivisi nel rispetto della loro coerenza funzionale: “ Città ” Locarno (senza Gerre), Losone, Muralto, Orselina, Minusio, Brione s/Minusio, Mergoscia, TeneroContra; “ Lago ”: Ascona, Ronco s/Ascona, Brissago e “ Piano ”: Gordola, Lavertezzo (piano), Cugnasco-Gerra (piano), Quartiere Gerre di Sotto di Locarno. Per il Comune di Terre di Pedemonte si tratterà, per contro, di valutare il futuro tenuto conto del contesto generale. Su questi scenari i Municipi potranno ora pronunciarsi entro il 15 ottobre.

‘Ripartire con il piede giusto’

Soddisfatto il sindaco di Locarno Alain Scherrer . “In generale – commenta dopo la riunione – sono felice che si riavvii un discorso aggregativo. Sono trascorsi cinque anni che sono volati, ma è un periodo in cui comunque sono cambiate tante cose a livello regionale. È fondamentale adesso che tutto riparta con il piede giusto. Ci vuole gente che creda in un progetto o che almeno abbia un’apertura per cominciare a pensare a un Comune differente rispetto a quello di oggi ed è importante capire ciò che vogliamo. Personalmente, non voglio più sentire parlare di una “grande Locarno” ma di un “nuovo Locarnese”. Dobbiamo pensare ad un nuovo progetto che porti benefici a tutti i nostri cittadini. Non bisogna quindi ragionare in termini di grande e di quantità, bensì di qualità dei servizi ai cittadini, dato che poi sono loro che devono beneficiare dell’aggregazione».

IL CONSIGLIERE DI STATO NORMAN GOBBI – ‘Non tutti felici ma comunque abbastanza contenti’

«In generale ho avuto la sensazione che i sindaci consultati fossero non tutti felici ma comunque abbastanza contenti. Vedremo dopo la consultazione di metà ottobre». Impressioni positive quelle del consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, dopo l’incontro di ieri pomeriggio che ha rilanciato il tema delle aggregazioni nella nostra regione, arenatosi con la bocciatura dei progetti di Sponda sinistra e Sponda destra nel 2011. «Abbiamo dato seguito – considera – alla consultazione che abbiamo effettuato sugli scenari proposti nel Pca e che aveva avuto un’eco poco positiva riguardo alla creazione di un Comune unico anche se alcuni Comuni si erano espressi a favore. Vi era stata la richiesta di compiere passi intermedi, come per esempio la creazione di un Comune di lago, sostenuto e condiviso come ipotesi da Ascona, Brissago e Ronco sopra Ascona. Ma tale Comune evidentemente dovrà nascere su base volontaria, come tutto il Piano cantonale delle aggregazioni. D’altronde, vi è la necessità di costituire una città del Locarnese che sia comunque di peso cantonale, anche dal punto di vista numerico, se pensiamo che c’è una Lugano con oltre 60mila abitanti e una futura Bellinzona con oltre 40mila. Anche la futura città del Locarnese dovrà raggiungere più o meno quella cifra. Il previsto Comune del Piano risponde ad una collaborazione che già oggi esiste nel comprensorio. In aggiunta abbiamo inserito il quartiere di Locarno Gerre di Sotto, per il quale già attualmente sono in atto delle collaborazioni».

Quanto al Comune di Losone, inserito ora con Locarno e non più con Ascona, Norman Gobbi considera che «c’è già oggi una relazione molto forte di Losone con la città come per esempio la collaborazione per l’approvvigionamento idrico. Esiste anche un’unitarietà territoriale, con il collegamento e l’osmosi esistente tra Losone e il quartiere locarnese di Solduno. C’è quindi l’opportunità di avere una città forte inserendo anche Losone con la sua zona industriale e artigianale che andrebbe a completare quelle di Locarno sul Piano di Magadino».

In viaggio sul San Gottardo

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Airolo-Biasca, oggi con la bici elettrica – 13° puntata: http://www.rsi.ch/g/7768577

In viaggio sul San Gottardo – Un viaggio affascinante e suggestivo attorno ad uno dei luoghi più simbolici del nostro Paese, 15 appuntamenti quotidiani all’insegna dell’avventura, della scoperta, del divertimento.
In viaggio sul San Gottardo è un progetto ideato dall’emissione televisiva “Schweiz Aktuell” di SRF per sottolineare in modo originale questo 2016 contrassegnato dall’apertura della nuova trasversale alpina.