Gordola: inaugurazione nuova sede della Polizia intercomunale del Piano

Gordola: inaugurazione nuova sede della Polizia intercomunale del Piano

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 6 maggio 2018 de Il Quotidiano
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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Polizia «Migliorare e non snaturare»
Norman Gobbi ribadisce gli obiettivi del progetto di riorganizzazione festeggiando a Gordola Il ministro è stato ospite dell’inaugurazione della nuova sede dell’Intercomunale del Piano

Il capo dicastero René Grossi l’ha definita «un punto di partenza e non di arrivo». E se la nuova sede della Polizia intercomunale del Piano vuole effettivamente essere una tappa verso ulteriori sviluppi del Corpo, la sua inaugurazione – alla quale, ieri, hanno partecipato circa 600 persone – è stata anche l’occasione per alzare lo sguardo oltre l’orizzonte regionale, accennando (inevitabilmente e, forse, complice la presenza del ministro Norman Gobbi) alle prospettive in ambito di sicurezza a livello cantonale.

Se, dunque, lo stesso Grossi, il sindaco Damiano Vignuta e il comandante Alberto Sargenti hanno lanciato un appello affinché decisioni superiori (in particolare, l’aumento a 25 più uno dell’organico minimo per le polizie strutturate) non finiscano per smantellare quanto costruito fino ad ora, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha cercato di tranquillizzare tutti. «Il progetto di riorganizzazione della polizia, con la nuova logistica – ha affermato, fra l’altro – non va a danneggiare l’attività delle polizie comunali, bensì cerca di facilitarla, con l’obiettivo di fornire sempre più sicurezza al cittadino. Un numero superiore di agenti – ha proseguito Gobbi – consente lo svolgimento di un lavoro migliore sull’arco delle 24 ore. Questo è l’ambizioso obiettivo finale, non quello di togliere la presenza dal territorio e snaturare un servizio che ad oggi si è dimostrato efficace e vicino al cittadino». Il ministro ha concluso sostenendo che per le sfide future serve una visione più ampia. «E il vostro Corpo – ha aggiunto – potrebbe sfruttare questo momento favorevole per instaurare nuove forme di collaborazione».

Collaborazione che peraltro – come sottolineato dagli altri oratori della giornata di festa, fra i quali anche il presidente del Consiglio comunale, Leonardo Matasci – è stata una degli elementi caratteristici della storia recente dell’Intercomunale del Piano. Quest’ultima è il frutto di un accordo avviato nel 1999 dai Municipi di Gordola, Tenero-Contra e Magadino, i quali potevano allora contare su un effettivo di 5 persone. Con il passare degli anni la Polizia del Piano è andata allargando la propria giurisdizione, che, oltre ai tre originari, tocca oggi i Comuni di Lavertezzo, Brione sopra Minusio, Sonogno, Frasco, Brione Verzasca, Corippo e Vogorno, con una popolazione complessiva di circa 15 mila 500 abitanti e un territorio di 262 chilometri quadrati. Un’espansione che ha comportato anche un aumento degli effettivi, fermi oggi a quota 17. «Ma – ha spiegato al CdT il capo dicastero Grossi, a margine della cerimonia – l’obiettivo è quello di ampliare ulteriormente l’organico, raggiungendo nei prossimi anni quota 20». Una dimensione giustificata e sostenibile, ha aggiunto il municipale, il quale giudica invece eccessivo (soprattutto dal punto di vista finanziario) il minimo di 25 unità ventilato a livello cantonale.

L’evoluzione della Polizia intercomunale ha anche reso necessario un aggiornamento dal punto di vista logistico, culminato con l’inaugurazione della nuova sede, costata – nel complesso – 2,8 milioni di franchi e che, grazie alla ristrutturazione dello stabile ex Raiffeisen, offre ora una struttura da oltre 300 metri quadrati, suddivisa su cinque piani e dotata dei più moderni strumenti. La sua realizzazione, ha sottolineato il sindaco Vignuta, rappresenta il connubio di alcuni dei principali obiettivi fatti propri dal suo Municipio. Come quello di offrire alla cittadinanza servizi pubblici sempre più performanti, «sfruttando al meglio le nuove tecnologie, ma anche mantenendo la vicinanza con i cittadini». O, ancora, la volontà di progettare un futuro sostenibile (la nuova sede è il primo edificio comunale certificato Minergie). La valorizzazione delle risorse del territorio: 25 sulle 37 aziende che hanno lavorato alla nuova sede hanno domicilio nel Comune e le altre provengono da quelli vicini. «Ma la qualità di vita, ne sono convinto – ha proseguito il sindaco – dipende anche dalla sicurezza che percepiamo. L’incertezza e l’insicurezza, in tutte le loro connotazioni anche sociali ed economiche, peggiorano il nostro benessere». Infine, sempre all’insegna dell’evoluzione, ma anche della volontà di essere vicini al cittadino, il capo dicastero Grossi ha annunciato l’attivazione, nei prossimi giorni, di un sito internet della Polizia intercomunale.

Meno incidenti con più vittime sulle strade ticinesi

Meno incidenti con più vittime sulle strade ticinesi

Lo scorso anno la Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’880 incidenti (-2.8% rispetto al 2016), di cui l’80% con solo danni materiali. Cifra che conferma la tendenza positiva degli ultimi anni. Il numero di vittime è tornato ad aumentare lievemente (+2.8%) con 725 feriti leggeri (+2%), 220 feriti gravi (+7.8%) e 9 morti (contro i 13 del 2016).

Le maggiori cause di incidenti sono facilmente identificabili e legate al fattore umano: distrazione, inosservanza del diritto di precedenza, velocità e stato fisico alterato. L’interno degli abitati resta il settore con il maggior numero di sinistri, mentre quelli più gravi si registrano fuori località. Le due categorie più a rischio sono i pedoni e i veicoli a due ruote. La metà degli investimenti di pedoni avviene lontano dai passaggi pedonali ma comunque all’interno dei centri urbani, mentre il fenomeno emergente delle e-bike è aggravato dall’aumento delle loro immatricolazioni. Le verifiche sul traffico sono estremante importanti per migliorare la sicurezza di tutti gli utenti e per assicurare il rispetto delle normative internazionali sul trasporto delle merci e di passeggeri. Fra le numerose attività vanno menzionati i controlli sui veicoli pesanti nel rispetto del mandato dell’USTRA con 13’036 ore fornite; quelli sul trasporto professionale dopo l’introduzione della Carta di Qualifica del Conducente; quelli sui veicoli esteri adibiti al
trasporto persone come servizio pubblico non di linea (NCC, noleggio con conducente) che creano concorrenza sleale verso i professionisti indigeni; le verifiche relative al cabotaggio ed al traffico su linee non autorizzate; gli accertamenti nei confronti di ditte estere che aggirando le normative vigenti eseguono servizio taxi in tutta Europa, i controlli su cittadini stranieri che entrano sul nostro territorio per svolgere attività professionali senza regolare notifica ed in alcuni casi con veicoli e carico non conformi; la verifica dei veicoli modificati. I controlli di velocità della Polizia cantonale con apparecchi radar mobili e laser sono stati 334 (419 nel 2016), di cui 233 in abitato, 34 fuori abitato e 67 in autostrada. Su 271’876 veicoli controllati il 6,74 % era in infrazione (con 630 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi hanno controllato 13’5 milioni di veicoli di cui lo 0,97% in infrazione (con 2’389 revoche). L’introduzione dell’etilometro probatorio ha permesso di pressoché raddoppiare il numero di conducenti controllati (dai 5’368 del 2016 ai 9’736 del 2017), quelli risultati in infrazione per abuso di alcol sono stati 910. Come risulta dai dati forniti dal laboratorio delle scienze alpine di Olivone, è in netto aumento l’uso di medicamenti e sostanze psicoattive. Nel corso del 2017 sono stati 38 gli interventi del Gruppo incidenti della Gendarmeria stradale per sinistri gravi con in totale nove persone decedute e 30 ferite. Da sottolineare che il carico di lavoro è importante e conseguentemente le ore dedicate a questa specifica attività
sono numerose. Per questo tipo di constatazione del sinistro sul terreno è necessario, a dipendenza della complessità del caso, un lasso di tempo che va dalle 4 alle 5 ore di lavoro.

Un 2017 di successi per la Polizia cantonale

Un 2017 di successi per la Polizia cantonale

Meno interventi, più prevenzione
Un 2017 di successi per la Polizia cantonale che negli scorsi giorni ha presentato il bilancio d’attività. Un anno impegnativo che ha visto tutti i settori di Polizia chiamati ad assolvere sempre più compiti. I risultati ottenuti sono confortanti e soprattutto la popolazione ha dimostrato di apprezzare l’elevato grado di sicurezza che caratterizza il nostro Cantone.
La zona di comfort – anche se la prudenza è d’obbligo quando si parla di sicurezza – è stata raggiunta con le scelte politiche e strategiche del mio Dipartimento e del Comando della Polizia cantonale, oltre all’accresciuta collaborazione con i partner della sicurezza cantonali, le autorità federali e italiane. Nel mio ruolo, ho sempre cercato di mettere a disposizione del comandante Matteo Cocchi e dei suoi collaboratori gli strumenti appropriati per affrontare le nuove minacce che insidiano la nostra società.

Uno dei tasselli più importanti è il costante presidio del territorio, favorito dal riassetto organizzativo del Corpo di polizia e dalla regionalizzazione. Una capillarità di controlli resa possibile, in particolare, dalla diminuzione degli interventi sul territorio e dal calo delle entrate illegali da sud, che ha consentito maggiori attività di prevenzione. Senza dimenticare i successi operativi ottenuti, che contribuiscono a dissuadere i malintenzionati dal compiere azioni criminali in Ticino.

La Polizia cantonale è inoltre sempre più vicina ai bisogni del cittadino – come da me espressamente richiesto – comunicando con regolarità attraverso i social media e l’applicazione per smartphone, e coinvolgendo la popolazione in campagne di sensibilizzazione e serate pubbliche su tematiche legate alla sicurezza.

La riorganizzazione e l’interventistica
Nel 2017 la Polizia cantonale ha proceduto a una riorganizzazione entrata in vigore lo scorso mese di gennaio. Sono pure state create le premesse per l’adeguamento del sistema informatico agli standard svizzeri. Le infrastrutture e i processi vanno rivisti per la necessità di uno scambio agevolato di informazioni e ridurre così i tempi di reazione, migliorando la precisione d’intervento. I mezzi a disposizione devono essere al passo con i tempi per dimostrare la loro efficacia.
La Polizia cantonale è sempre più centrale nella coordinazione e nella gestione dell’interventistica. Nel  2017 in entrata alla Centrale Operativa sono giunte 287’362 chiamate (+12%). Molte di queste sono state fatte da cittadini – quelli che chiamo le sentinelle sul terreno – che segnalano situazioni o comportamenti sospetti, facilitando il lavoro delle forze dell’ordine. Gli incidenti 3’880 (-2.8%) sono diminuiti come pure i furti con scasso per il quinto anno consecutivo 1’557 (-29%) e le rapine 49 (-11%). Aumentati invece i controlli delle generalità 81’985 (+37%) e della manodopera estera (852, +32%), con la denuncia al Ministero pubblico delle ditte e delle persone non in regola. Preoccupa infine il sensibile aumento degli interventi per violenza domestica (+30%), un segnale di degrado sociale che evidenzia la frammentazione delle famiglie.

Le sfide organizzative e operative
In futuro è prevista la realizzazione del progetto di Polizia ticinese, che prevede la collaborazione e il migliore coordinamento con le Polizie comunali. La recente messa in servizio della nuova Centrale comune d’allarme agevolerà sicuramente questo obiettivo. Sul piano più operativo, dovranno essere ulteriormente potenziate le collaborazioni con le forze dell’ordine nazionali e italiane per combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. A livello regionale, tra le altre cose, ci si concentrerà sul progetto Via Libera, che ritengo porterà ad interventi più veloci in caso di problemi al traffico, evitando sgradevoli situazioni di paralisi.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono estremamente soddisfatto dell’operato dalla Polizia cantonale nell’ultimo anno. Ringrazio per l’impegno e il lodevole lavoro svolto il comandante Matteo Cocchi e tutti i suoi collaboratori. I risultati ottenuti dimostrano una sicurezza oggettiva sul nostro territorio che rafforza la percezione soggettiva di ognuno di noi. I progetti per continuare a garantire la sicurezza sono numerosi e importanti. Per questo motivo mi impegnerò per concretizzarli nell’interesse dei ticinesi e della loro qualità di vita.

Polizie locali, fate squadra

Polizie locali, fate squadra

Articolo apparso nell’edizione di martedì 20 marzo de La Regione

Il progetto di una Regione unica nel Mendrisiotto non piace. Ma il direttore del Di Gobbi rilancia

 

“La riorganizzazione non è per domani, ma Chiasso e Mendrisio devono dimostrare di saper lavorare assieme”

Da sabato ci sono 41 uomini (e donne) in divisa in più a vegliare sulla sicurezza dei cittadini ticinesi. Freschi di diploma e a tutti gli effetti agenti, in 16 casi andranno a dar man forte alle Polizie comunali: 3 a Mendrisio, 2 a Chiasso e uno a Stabio. Di sicuro un rinforzo atteso. Anche se, oggi, sono altri i numeri che affliggono le autorità locali, in particolare delle due città polo. Create da un paio di anni due Regioni – la I nel comprensorio chiassese, la II in quello mendrisiense –, nel Mendrisiotto non ci si sente pronti a riorganizzare, di nuovo, l’assetto dei Corpi e del territorio, dando vita a una sola Regione, quindi a un solo polo di riferimento. Non a caso in questo ultimo anno i capidicastero Sicurezza pubblica di Chiasso (Sonia Colombo-Regazzoni) e Mendrisio (Samuel Maffi) non l’hanno mandato a dire al Dipartimento delle istituzioni (Di), deciso a condurre in porto la riforma. La strada, insomma, sembra ormai tracciata. E il 27 marzo il ministro Norman Gobbi tirerà le prime somme nel corso di una riunione straordinaria della Conferenza consultiva sulla sicurezza. Al momento si conferma solo la data dell’incontro (al termine del quale seguirà una nota ufficiale): di più non si intende dire per ora. E ciò nonostante le ‘fughe di notizie’ (in primis su Liberatv.ch) che ventilano l’ipotesi di un aumento da 6 a 21 (o forse 25) del numero minimo di agenti in forze alle Comunali. Anticipazioni che hanno fatto storcere qualche naso (incluso quello del direttore del Di): «Non ne sono felice», ammette a ‘laRegione’. Le indiscrezioni sono giuste? «Questo non posso confermarlo finché non faremo una comunicazione ufficiale». Sta di fatto che la creazione delle Regioni di Polizia – due nel Mendrisiotto, con il Corpo strutturato di Stabio, che collabora con il capoluogo – rappresenta, nei piani d’azione, la tappa intermedia del processo di riorganizzazione. «È l’evoluzione – ci risponde Gobbi –. Trent’anni fa l’uscere comunale andava più che bene per il bisogno che c’era allora nei Comuni. La tappa 2010 ha portato all’obbligo per tutti di avere una Polizia comunale. E la tendenza è quella di garantire un’operatività sempre maggiore, senza perdere di vista la prossimità, che è uno dei compiti delle Polizie comunali. Sappiamo, per esperienza – ribadisce il direttore del Dipartimento –, che strutture di Polizia piccole hanno qualche problema in più. Ma di questo vorremmo discutere con i capidicastero polo. D’altra parte, il Gruppo di lavoro Polizia ticinese è comunque un gremio misto – aperto a dei rappresentanti comunali, ndr – e ha analizzato le cose pure dalla prospettiva comunale». Nel distretto, però, ci sono delle resistenze verso un progetto che, a livello cantonale, immagina di portare da 8 a 5 le Regioni di riferimento. «Lo sappiamo. Di recente – fa sapere Gobbi – ho incontrato il sindaco, la capodicastero e un altro municipale di Chiasso, che hanno palesato tutte le loro perplessità. Ho detto loro, rassicurandoli, che l’iter è ancora lungo e in ogni caso occorre una modifica di legge in tal senso. Di conseguenza sarà il Gran Consiglio a doverla sancire. Se questo è il loro obiettivo – ovvero evitare di avere una Regione sola, che non significa peraltro avere un solo Corpo di polizia nel Mendrisiotto –, li ho invitati, però, a cominciare a collaborare tra loro, dimostrandomi di essere in grado di farlo anche con due Regioni». Insomma, le autorità chiassesi sono esortate a mettere da subito le basi dell’intesa. Se il timore è la tempistica, non è per domani? «Tutt’altro che per domani». Quindi ci sarebbe il tempo per cambiare attitudine. «Esatto. E per dimostrare, ripeto, che sono capaci di lavorare assieme». Chiasso, però, non l’ha presa bene. «Hanno fatto capire che per la cittadina è una questione prettamente di immagine – ci dice Gobbi –. Dal canto mio ho osservato che, dal punto di vista operativo, ha senso avere in talune fasce dell’anno e del giorno una sola pattuglia della Comunale nel Mendrisiotto. Ma ogni tanto bisogna averne due e in grado di sovrapporsi nei compiti sui vari comprensori. Così si ottimizzano le risorse». A incidere è forse il trasferimento del baricentro della Gendarmeria a Mendrisio? «La presenza di Polizia a Chiasso rimarrà forte, abbiamo un focus che è quello della frontiera. Eppoi sono 5 minuti d’auto. Il Cantone non smobilita, anzi. E i risultati sono lì da vedere».

Polizia cantonale: più professionale, moderna e orientata al futuro

Polizia cantonale: più professionale, moderna e orientata al futuro

Bilancio del 2017 e obiettivi 2018

Di recente si è tenuto l’annuale rapporto di Corpo della Polizia cantonale. E’ stata l’occasione per tracciare un bilancio dell’attività svolta nel 2017 e per presentare gli obiettivi strategici e operativi per il 2018.

Nel mio intervento mi sono complimentato con gli agenti, gli inquirenti e i collaboratori amministrativi per la qualità del lavoro svolto, per la dimostrazione di attaccamento al Corpo e per i successi ottenuti lo scorso anno, dimostrato con un calo dei reati commessi e i recenti arresti di bande organizzate. La Polizia è stata chiamata a intervenire in situazioni pericolose ed estreme, reagendo in modo professionale con unità d’intenti e spirito di Corpo, meritandosi sul terreno il rispetto della popolazione ticinese. Infatti, il livello di sicurezza oggettiva odierna è più che apprezzabile.

La società evolve e le forze dell’ordine devono adattarsi al continuo cambiamento, per dare una risposta efficace alle possibili minacce: il terrorismo, le infiltrazioni criminali, la radicalizzazione, la mobilità delle persone e altro ancora. Si tratta di essere pronti ad intervenire contro questi fenomeni, che potrebbero toccarci da vicino, senza però creare inutili allarmismi. Di questi scenari dobbiamo tenere conto e impegnarci per essere pronti nel caso effettivo.

Il compito della Polizia cantonale è quello di garantire ai cittadini un senso di protezione e di benessere che negli ultimi anni credo di poter dire sia stato raggiunto con la professionalizzazione dei differenti servizi specialistici e il continuo adattamento ai nuovi bisogni della società.

La reattività, ma anche la visione a lungo termine
In aggiunta all’ordinaria attività di prevenzione sul territorio, nel 2017 sono stati sviluppati diversi progetti che rientrano in una visione più a lungo termine del Corpo di Polizia. In particolare è stata realizzata la nuova Centrale comune d’allarme che entrerà in funzione prossimamente: creerà le basi ideali per il perfezionamento di tutti gli interventi e il rafforzamento della collaborazione tra i partner di sicurezza. Un altro importante progetto prevede invece di mettere a disposizione dei differenti servizi nuovi strumenti informatici, così da agevolare lo scambio regolare di informazioni e favorire la tempestività dell’intervento.  Ricordo inoltre i vari impieghi con coinvolgimenti nazionali e internazionali, nonché le operazioni di polizia giudiziaria sempre più numerose e impegnative.

Le priorità operative e la vicinanza ai cittadini
Per quanto riguarda invece il 2018, l’evoluzione del Corpo dovrà continuare per tenere il passo con i tempi. Tra le priorità ci sarà un sempre maggiore e capillare presidio del territorio e una intensa collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali così da ridurre le infrazioni. Nel corso dell’anno verrà introdotto il progetto pilota “Via libera”, che consentirà di accelerare la riapertura dei tratti stradali dopo incidenti o altri eventi. Continuerà pure l’attività di prevenzione dei reati economico-finanziari e informatici: malversazioni finanziarie, reati fallimentari e società bucalettere.
La vicinanza al cittadino sarà invece garantita da numerose campagne di sensibilizzazione (su tutte “strade sicure” e “acque sicure”), dall’utilizzo dei principali social media e dell’App per smartphone per un dialogo facilitato e continuo. Non dobbiamo infine dimenticare il contatto diretto con la gente, favorito da serate sul tema della prevenzione (furti, truffe e sicurezza stradale) e dalla partecipazione ad eventi fino all’organizzazione di giornate delle porte aperte.

Come Direttore del Dipartimento, credo molto nella promozione dell’immagine della Polizia cantonale tra la popolazione. Desidero infatti che i servizi offerti siano conosciuti e soprattutto cerco il coinvolgimento dei ticinesi nel collaborare con le varie forze dell’ordine per mantenere la sicurezza nel nostro Cantone. Più volte ho definito i cittadini “le sentinelle” presenti sul territorio e molti interventi della polizia sono stati agevolati dalle preziose informazioni fornite proprio dai cittadini.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle Istituzioni

Al Monte Ceneri il futuro dell’esercito

Al Monte Ceneri il futuro dell’esercito

Articolo apparso sull’edizione di lunedì 5 febbraio 2018 del Giornale del Popolo

Grande folla, venerdì, nella palestra della caserma del Monte Ceneri. L’occasione era particolare: il rapporto annuale 2018, alla presenza di autorità e alti gradi dell’esercito, che si è tradotto in un’ampia rassegna di passato, presente e futuro del Centro logistico dell’esercito Monte Ceneri (CLEs-MC) in vista dei grandi rinnovamenti che lo attendono nei prossimi anni.
Il Centro, uno dei cinque dell’esercito svizzero, è stato mantenuto con caparbietà in Ticino ed è pronto per affrontare con slancio le prossime sfide, nel suo ruolo di piattaforma logistica dell’esercito a sud delle Alpi e nel settore del massiccio del San Gottardo, con una fondamentale prossimità fisica alle piazze d’armi ticinesi. Se il supporto logistico non è vicino, ha sottolineato il consigliere di Stato Norman Gobbi, tutto diventa molto più complicato e difficile da realizzare. E non si tratta solo di esercitazioni belliche, ma anche di attività d’emergenza come lo sgombero della neve o lo spegnimento d’incendi.
Il Centro logistico, ha spiegato il nuovo direttore Renato Bacciarini, che succede a Fulvio Chinotti (venerdì c’è stato il passaggio ufficiale delle consegne), è una ditta importante, una vera e propria realtà economico-aziendale ben ancorata nel territorio, con quasi 300 collaboratori e sedi di lavoro ubicate in varie regioni. Distribuisce annualmente un indotto di circa 36 milioni di franchi, tra stipendi (circa 28 milioni) e acquisizioni di prestazioni terze. È anche un elemento chiave nell’organizzazione dell’esercito svizzero –sul territorio nazionale ma anche all’estero – sia nell’ambito dell’istruzione che per un possibile impiego. Le professioni offerte e le attività svolte sono ampie e varie; quale azienda formatrice certificata, offre ogni anno anche un importante numero di posti d’apprendistato a favore dei giovani. A livello della logistica, solo per fare qualche esempio, fra le prestazioni fornite nel 2017 nell’ambito della manutenzione più di 2.500 veicoli e rimorchi sono passati nelle officine di Bellinzona, mentre più di 3.500 armi sono transitate nelle officine tecniche generali del Monte Ceneri. E adesso, quali gli scenari per l’immediato futuro? Il punto centrale, sottolineato nel Rapporto annuale di venerdì, è che non si tratta solo di cristallizzare questa struttura esistente a sud delle Alpi, ma di investirvi, e molto, per poter svolgere al meglio tutte le attività necessarie per la sicurezza e la libertà del nostro Paese. Innanzitutto i grossi progetti immobiliari in corso d’esecuzione: il centro di calcolo a nord, con un investimento di circa 150 milioni di franchi, il risanamento delle caserme sulla piazza d’armi a Isone (per circa 50 milioni), la costruzione delle nuove officine, magazzini e garage al Monte Ceneri (circa 35 milioni, tappa 2) con il risanamento dell’ex arsenale (per 11 milioni di franchi). Si è trattato e si tratta – ha spiegato ancora Bacciarini – di accompagnare in qualità di gestori i vari utilizzatori e il proprietario armasuisse nella pianificazione ed esecuzione di tutta questa serie di progetti immobiliari, con risanamenti, rifacimenti, trasformazioni oppure messe in sicurezza o dismissioni. Parlando di cifre annuali, per il solo 2017 nel settore del Centro logistico sono stati investiti 16 milioni di franchi . La cifra per l ’anno 2018 prevede investimenti ulteriori di 17 milioni, a fronte dei sette progetti supplementari tra Uri e Ticino, progetti che magari non hanno una grande risonanza mediatica, ma che sicuramente fanno sì che il lavoro non mancherà così come la conseguente ricaduta economica sul territorio a favore di piccoli e medi imprenditori locali. Andando avanti con lo sguardo negli anni, alla fine del 2019, con un investimento globale di quasi 35 milioni di franchi, verrà consegnata la seconda tappa del nuovo progetto per il futuro quartier generale del Centro logistico, situato sulla piazza d’armi del Ceneri. L’anno scorso, dopo un lungo iter di pianificazione, c’è stata la posa simbolica della prima pietra, e ora il cantiere procede spedito. Tutto dunque porta a guardare con fiducia agli sviluppi del futuro, mentre a conclusione del rapporto annuale c’è anche stata l ’occasione per mettere in evidenza un “gioiellino” che già ora è in funzione al Monte Ceneri: la camera di sicurezza più grande di tutta la Svizzera. L’edificio, ai piedi della piazza d’armi, è stato inaugurato nel 2016 con un investimento di 22 milioni di franchi e vi trovano posto fino a 5.062 palette, grazie alla sua superficie di ben 4mila metri quadrati e 18mila metri cubi. Da questo magazzino ticinese di massima sicurezza si forniscono e si ritirano alla maggior parte delle formazioni il grosso del loro materiale d’istruzione e d’impiego.

IL COMMENTO – Norman Gobbi: «Presenza importante a sud delle Alpi»

Sul culmine della strada che attraversa lo storico passo del Monte Ceneri si sta sviluppando la logistica militare del 21mo secolo, con l’edificazione delle nuove strutture del Centro logistico dell’esercito Monte Ceneri (CLEs-MC). Dopo il moderno centro per una gestione moderna del materiale, è in fase di edificazione la nuova officina meccanica per il parco autoveicoli dell’Esercito e il vecchio arsenale in fase di risanamento. Come politico responsabile dei dossier cantonali degli affari militari non posso che guardare con soddisfazione a questi progetti in grado di garantire grosse commesse alle aziende impegnate nella costruzione e di riflesso un indotto locale importante. Il nuovo Centro logistico rappresenta la volontà dell’esercito di confermare la propria presenza a sud delle Alpi con strutture e posti di lavoro pregiati. Esso permette inoltre di supportare, e nel contempo consolidare, anche in futuro la presenza delle truppe in loco, siano esse scuole reclute o formazioni che stanno svolgendo un corso di ripetizione. Operativamente assicura l’approvvigionamento della truppe anche nel caso in cui il Gottardo fosse impraticabile ed è un caposaldo per la procedura di mobilitazione reintrodotta dal 1. gennaio con l’ulteriore sviluppo dell’Esercito. Senza dimenticare, che in caso di necessità nella collaudata collaborazione civile-militare, il Centro logistico è a supporto delle autorità cantonali per i compiti di protezione della popolazione.

La Meseda: Alain Scherrer batte Norman Gobbi

La Meseda: Alain Scherrer batte Norman Gobbi

Da Ticinonline | I due politici si sono sfidati a suon di sughi per le crespelle. Giudice Marco Borradori, aiutato dal cuoco stellato Gianni Tabarini

A Lugano si è svolta il 2 settembre sera la seconda edizione di La Meseda (La Tavolata) che ha visto la sfida ai fornelli tra il sindaco di Locarno Alain Scherrer contro il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Davanti ad un buon nutrito di spettatori curiosi, i due politici hanno dovuto preparare un sughetto per delle crespelle già pronte.

Gobbi, a detta dei figli e della moglie, provetto cuoco si è cimentato in una cremina verde di non facile creazione, mentre Scherrer, meno pratico in cucina, sempre secondo i pareri della moglie e del figlio, ha creato una salsina ai funghi porcini.

Giudice unico ed insindacabile il sindaco di casa Marco Borradori, aiutato in questo suo compito dal cuoco stellato Gianni Tabarini dell’agriturismo valtellinese La Fiorida. Vittoria andata al sindaco di Locarno Alain Scherer che grazie ai porcini ha preso il giudice unico letteralmente per la gola.

Foto e articolo: http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1162290/La-Meseda-Alain-Scherrer-batte-Norman-Gobbi/

Il popolo, valore svizzero

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Festa Nazionale a Villa Bedretto |

Egregio signor Ignazio Leonardi, Sindaco di Bedretto,
Autorità comunale,
Care e cari convallerani,
Gentili signore, egregi signori,

è un onore per me partecipare oggi come oratore ufficiale al Natale della Patria, e lo è ancor di più quando si tratta di tenere un discorso proprio a due passi da casa. In una Valle nel cuore della Svizzera, uno spettacolo della natura, una roccaforte per le tradizioni alpestri ma anche una via di connessione tra il Ticino e Oltre Gottardo. La Valle Bedretto è un emblema della nostra identità.

Guardandomi intorno, non posso che iniziare il mio discorso parlando proprio di ciò che mi circonda. In Val Bedretto troviamo una natura che lascia senza parole, con la quale prendiamo contatto molto facilmente, solo uscendo da casa. È un privilegio del quale non tutti possono godere. Ci troviamo di fronte a uno spettacolo di forza e maestosità, che nella storia a volte siamo riusciti a “ammaestrare”, mentre a volte ci ha sopraffatto. L’abbiamo affrontata costruendo vie di transito che mettono in collegamento il nord con il sud, fronteggiando le vie impervie delle nostre montagne o passandoci attraverso. Se ci pensiamo non è un’impresa da poco, e come ben sappiamo a volte è costata addirittura delle vite. È la stessa natura che negli anni si è rivoltata, in tutta la sua forza, contro chi cercava di conviverci, come per le valanghe del 1863 e del 1749. Furono due valanghe talmente distruttive che decimarono la popolazione. Ed è la stessa severa natura che ha causato l’emigrazione stagionale e un inevitabile spopolamento negli anni, per chi non riusciva a trovare un’occupazione per vivere tutto l’anno in Valle.

Ma la passione per questa Valle e per la sua bellezza mozzafiato scalda il cuore di molti come una pietra ollare: capace di immagazzinare una grande quantità di calore per poi restituirlo lentamente, ma mantenendo sempre caldi i nostri cuori anche nei momenti più difficili. Penso che chi, come il sottoscritto, decide di vivere nelle Valli del nostro Cantone sappia di che cosa sto parlando. Abbiamo fatto la scelta di abitare in un luogo che non sempre è accogliente, che non sempre è “comodo”, ma non possiamo farne a meno. Questo perché è un luogo che in ogni modo ci rappresenta, e al quale siamo fortemente legati. È un sentimento che portiamo con noi anche quando, per un motivo o per l’altro, ci spostiamo nei centri urbani del nostro Cantone o oltre Gottardo. Quante volte mi capita di sentire amici e conoscenti definirsi leventinesi anche dopo anni e anni che hanno lasciato la Valle. E tornano appena possono, anche solo per il periodo estivo, poiché non riescono a star lontano dal proprio luogo di origine.

Oggi festeggiamo la nostra Patria, che ha un anno in più. Un anno fatto di accadimenti che, nel bene e nel male, hanno toccato la Svizzera o l’hanno sfiorata di poco. Quello che stiamo vivendo è un momento storico nel quale rischiamo di farci sopraffare da incertezza e timore. Anche se la Svizzera non è ancora stata toccata direttamente da un attacco terroristico, diversi Paesi attorno a noi sono ormai già stati confrontati con quella che non è più una situazione nuova, nemmeno alle nostre latitudini. Un contesto che destabilizza, chiaramente, che ci può far preoccupare. Non dobbiamo però farci cogliere dal panico o cambiare le nostre abitudini: è proprio questo l’obiettivo degli autori degli attentati terroristici. Assecondare la loro volontà significherebbe quindi rendere vincente la loro strategia, che si nutre di paura e terrore.

Io credo – anzi, ne sono certo – che la Svizzera possa contare su una sua particolare caratteristica per affrontare una situazione come quella attuale. Ma non è mia intenzione oggi parlare di sistemi d’informazione o di forze dell’ordine. Questa caratteristica, secondo me, è il popolo svizzero. Noi che, vivendo a stretto contatto gli uni con gli altri, nel nostro piccolo territorio, abbiamo creato una rete forte, costruita sulla fiducia e sul mutuo aiuto. E questo fin dal tempo delle vicinanze, che ben conosciamo grazie alla storia delle nostre Valli, le quali garantivano, ancora prima dei comuni, la gestione dei beni pubblici e il quieto vivere. Ancora oggi ci sono i patriziati e le associazioni locali che tengono vivi questi sentimenti di mutuo aiuto e di cura per il patrimonio naturale e culturale, ma che soprattutto creano un senso di unione e di profonda conoscenza della comunità nella quale viviamo. Sono certo che gli altri Paesi possano invidiare la Svizzera come sistema, ma sono oltremodo convinto che siano in molti a invidiare la nostra nazione per il suo popolo. L’eredità del sistema di vicinanze, malgrado l’evoluzione repentina e incerta della situazione europea e globale, ci garantisce un appiglio, un punto fermo al quale affidarci per poter andare avanti uniti e resilienti.

La forza della nostra Patria è proprio questa: un grande senso di comunità, basata su solide radici, sulla prossimità tra le persone, sul riconoscimento delle peculiarità di ognuno, sull’attaccamento alle proprie origini. Per questo io mi sento svizzero, ma mi sento soprattutto ticinese e ancor di più leventinese. Alcune caratteristiche mi accomunano e altre mi caratterizzano rispetto agli altri, ma mi sento di appartenere a una frazione, a un paese o a una città, a un cantone e a una nazione. Mi sento parte di un ambiente sociale e sono fiero di far parte di tutto ciò.

Fortunatamente, siamo ancora sinceri nei rapporti umani. Malgrado siamo a volte definiti “freddi” o “chiusi”, sappiamo fidarci del prossimo e abbiamo a cuore il benessere della comunità nella quale ci troviamo. Impariamo a conoscere il nostro vicino, incontriamo i compaesani in negozio. E sviluppiamo così una conoscenza reciproca elevata, che è il punto di forza del popolo elvetico.

Il mio discorso non vuole quindi essere un elogio al nostro sistema federalista, alla nostra democrazia o a qualsiasi altra caratteristica elvetica che ben conosciamo e che spesso viene richiamata alla mente nel giorno dei festeggiamenti della Festa Nazionale. Quello di oggi vuole essere un discorso che parla del popolo elvetico e delle sue qualità, che lo rendono unico e che è parte integrante di ciò che ci rende invidiabili agli occhi degli altri. Il nostro amore per il territorio, la cura per lo stesso, il nostro sano patriottismo.

La qualità di vita nelle Valli del nostro Cantone va preservata. E non lo dico con un senso di tutela e di protezione verso qualcosa che potrebbe scomparire da un momento all’altro, come lo si intenderebbe per un fiore raro. Va preservata poiché è una risorsa preziosa, e so bene di cosa parlo. Le Valli del nostro Cantone hanno molto da dare, e possono essere valorizzate grazie a una pianificazione che le mantenga attrattive e vitali. Come ho dimostrato più volte con delle scelte legate al Dipartimento che dirigo, alcuni servizi che non necessitano di essere centrali, possono essere dislocati con successo in zone più periferiche, con un chiaro guadagno per chi ci lavora, poiché non deve affrontare il traffico delle strade delle nostre città, e con un beneficio soprattutto per chi vive nelle Valli, poiché questi servizi garantiscono dei posti che non li obbligheranno a lasciare le proprie terre per trasferirsi vicino al luogo di lavoro. Questo permette a chi come noi è nato in queste zone di continuare a viverci, senza essere obbligato a spostarsi, e a chi ha la volontà di venire a vivere in Valle, immersi nella natura e alla ricerca di una qualità di vita superiore, di poterlo fare senza essere ostacolato da alcuna difficoltà. Anche se il riequilibrio delle finanze cantonali è un obiettivo che ci siamo posti con il Consiglio di Stato in questa legislatura, è assolutamente importante mantenere sempre ben chiaro che il compito dello Stato è quello di garantire un servizio di qualità in ogni regione del Ticino.

A questo proposito, ho accolto con molto piacere la notizia dell’accordo tra FFS e Schweizerische Südostbahn (SOB) per riportare i collegamenti diretti con Zurigo, Basilea e Lucerna, di garantirne per i pendolari e gli studenti che si recano giornalmente nel resto del Cantone e di mantenere il personale sul treno che potrebbe offrire maggiori informazioni anche ai turisti che visitano la nostra regione. Questo permetterà di evitare il declassamento da linea regionale a linea di montagna. Sono degli impulsi forti e direi essenziali per garantire una crescita socio-economica che possa portare a una rinascita delle nostre Valli.

In conclusione, è questo l’augurio che voglio fare alla nostra piccola fetta di Svizzera nel giorno della Festa Nazionale: che si preservi così com’è, nella sua maestosa bellezza, e che sia un luogo accogliente per la vita di tutti noi che decidiamo di stare in Valle. Che negli anni non perda la sua vitalità e la sua attrattività, ma anzi che ne guadagni di nuova. Che si continui a vivere tramandando il sentimento della vicinanza, lo stesso sentimento che accompagnò i Padri fondatori nel 1291 sul Grütli, che li spinse a unirsi, identificandosi in un’unica realtà federale, ma facendo ognuno la propria parte per il bene della propria comunità, in quello che mi piace riassumere nel motto “Tutti per uno, uno per tutti”.

Cari amici e cari convallerani, vi ringrazio per l’attenzione. Viva la Svizzera e il suo popolo!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Un Ticino senza Blenio e Leventina?

Un Ticino senza Blenio e Leventina?

Dal Corriere del Ticino | L’Ufficio federale dello sviluppo territoriale ha diviso la Svizzera in dodici aree d’intervento sovraregionali Rivisti i confini fra i cantoni – Bellinzona «acquisisce» la Moesa – Gobbi: «L’idea lascia il tempo che trova»

La cosa che salta subito all’occhio è la completa ridefinizione dei confini interni. Ai 26 Cantoni si sovrappongono 12 aree di intervento funzionali: quattro attorno ai principali centri urbani, cinque basate su una rete di città medio-piccole e tre nello spazio alpino. L’attuale Ticino diventerebbe Città Ticino, acquisirebbe la regione grigionese della Moesa ma perderebbe i distretti di Blenio e Leventina, inglobati in un’area definita Gottardo, comprendente il Canton Uri, parte dei Grigioni occidentali e la valle di Goms, in Vallese. I confini della regione Gottardo, delimitati dagli accessi ai valichi alpini e dalla morfologia del massiccio montagnoso, si estenderebbero fino ai territori di Nidvaldo, Obvaldo e Berna.

Il tutto rientra nel quadro del «Progetto territoriale Svizzera», avviato da alcuni anni dall’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE), Cantoni, Comuni e Città. Questi spazi sono stati ridisegnati in base alle loro affinità in termini di mobilità, di relazioni economiche e sociali e di mercati del lavoro. Alla base non ci sono propositi di riorganizzazione politica, ma la volontà di affrontare le sfide territoriali in una nuova dimensione, da considerare poi nelle rispettive pianificazioni cantonali. Il tutto ha ancora contorni molto teorici: lo scopo ufficiale è di elaborare una strategia comune a favore di uno sviluppo territoriale sostenibile, tramite una riflessione e un’azione in termini di aree di intervento. A spingere in questa direzione c’è tuttavia un problema concreto: le attività e le interazioni umane travalicano i ristretti confini politici cantonali e comunali, risalenti al Medioevo. Per motivi legati al luogo di domicilio, al posto di lavoro, alla formazione, agli spostamenti e al tempo libero, molti svizzeri oltrepassano ogni giorno i confini comunali e cantonali. Di qui l’esigenza di pianificare in termini sovraregionali.

Ma sullo sfondo resta l’interrogativo se la struttura politica svizzera, frammentata e decentralizzata (26 Cantoni, 148 circondari, 2.255 Comuni) in uno spazio di per sé già molto limitato, è ancora in grado di rispondere efficacemente ai problemi. E se non sia opportuno, per questo, cambiare dimensione. Come ha rilevato mercoledì la NZZ, per affrontare le questioni di natura sovraregionale è stata creata una fitta (e costosa) rete di organizzazioni che comprende 15 conferenze dei direttori cantonali, 6 conferenze regionali dei Governi, 750 concordati e, per quanto riguarda i Comuni, 23 mila consorzi. Un parziale rimodellamento istituzionale è già in corso. Dal 2000 sono stati eliminati 641 Comuni e 36 circondari.

Un domani questa tendenza potrebbe davvero travalicare i confini cantonali?

Il concetto di dodici aree d’intervento è praticabile, anche a soli fini pianificatori? Norman Gobbi, consigliere di Stato leventinese, è lapidario. «Un’idea stramba e per giunta nemmeno la prima. Non dimentichiamo che quando l’ARE aveva avviato il discorso di Progetto territoriale prevedeva “zone di spopolamento”, riferite alle regioni di montagna. Un concetto che aveva provocato una giustificata levata di scudi». Ma non c’è solo l’ARE dietro all’idea delle 12 regioni. «Ci sono state discussioni, ma non condivisione. Abbiamo già un progetto Gottardo (avviato da Ticino, Uri, Vallese e Grigioni. n.d.r.). Questo progetto incontra grosse difficoltà solo a funzionare come tale. Dal punto di vista di area funzionale sarà ancora più difficile se si pensa alla zona Gottardo come proposta dall’ARE». Un Ticino senza Leventina e Blenio? «Sono riflessioni che lasciano il tempo che trovano. Noi siamo sempre stati molto critici sulle nuove concezioni territoriali. Tant’è che rispetto all’idea iniziale messa in consultazione da parte dell’ARE è uscito un concetto molto diverso. Le loro visioni scientifico-intellettuali sono ben distanti dalla realtà territoriale e istituzionale». Ma sullo sfondo non c’è un’analogia con quello che si sta facendo, anche in Ticino, attraverso le fusioni comunali, creando organi più forti e coerenti? «Le aggregazioni devono avere uno scopo funzionale e portare a un miglioramento. Non mi sembra che questa proposta, salvo una riflessione sul Moesano, possa avere un senso, né nel caso del Gottardo né in quello, tanto per fare un esempio, dell’unione fra Vallese germanofono e Oberland bernese. Le collaborazioni fra Cantoni restano uno strumento migliore rispetto a queste ipotesi».

le zone

Spazio metropolitano Zurigo Zurigo, Sciaffusa e Zugo, parti di Turgovia, San Gallo, Argovia, Lucerna e Svitto. 2,14 milioni di abitanti.

Spazio metropolitano Basilea Basilea Campagna e Città, una parte del Giura, di Argovia e di Soletta. 566 mila abitanti.

Spazio metropolitano lemanico

Ginevra e Vaud, con porzioni di Vallese e Friburgo. 1,22 milioni di abitanti.

Regione della capitale

Canton Berna, con parti di Vaud, Friburgo e Soletta. 1 milione di abitanti.

Lucerna Ci sono Lucerna, Obvaldo, Nidvaldo e parti di Svitto e Argovia. Gli abitanti sono 466 mila.

Città Ticino Sottoceneri, Bellinzonese, Locarnese, Vallemaggia e Riviera. 320 mila abitanti.

Arco giurassiano Giura, Neuchâtel, Giura bernese e vodese. 394 mila abitanti.

Aareland Parti di Argovia e Soletta. 333 mila abitanti.

Nord-Est Appenzello Interno ed Esterno, parti di San Gallo e Turgovia. 588 mila abitanti.

Gottardo Uri, Leventina, Blenio, parti dei Grigioni e Valle di Goms. 126 mila abitanti.

Alpi occidentali Vallese, Alpi vodesi e Oberland bernese. 442 mila abitanti.

Alpi orientali Grigioni e valli limitrofe (in direzione Ticino e San Gallo). 250 mila abitanti.

(Articolo di Giovanni Galli)