Riviera, “Un progetto esemplare”

Riviera, “Un progetto esemplare”

Da Cdt.ch l Dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi l’imprimatur all’aggregazione – Iragna, Osogna, Cresciano e Lodrino spronati a compiere un passo verso il futuro

«Quello che i cittadini di Iragna, Osogna, Cresciano e Lodrino spero vorranno compiere il 18 ottobre non sarà assolutamente un salto nel buio, ma un passo verso il futuro. Un passo secondo la gamba, come quelli che hanno sempre compiuto i vostri avi nel costruire con fatica ma anche con tanta saggezza questo territorio». Il presidente del Consiglio di Stato, nonché direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi non ha dubbi: quello per la nascita del futuro Comune di Riviera che verrà sottoposto al giudizio popolare fra quattro settimane è un fulgido esempio di come dev’essere un progetto aggregativo: nato dal basso per volontà dei Municipi, avallata dai Consigli comunali e sul quale si esprimerà ora la popolazione tutta. Popolazione una cui folta rappresentanza si è data appuntamento sabato al Meeting Center di Iragna per l’ultimo appuntamento informativo, seguito da una festa, prima dell’appuntamento con le urne. A fare gli onori di casa il sindaco Dino Mele che ha ribadito l’obiettivo principe del progetto aggregativo avviato nell’autunno di tre anni fa: dar vita ad un ente locale con maggior peso contrattuale che, valorizzando le peculiarità del proprio territorio, sia in grado di trovare le soluzioni più adeguate a problematiche che già oggi hanno sempre più una valenza sovracomunale. Un nuovo Comune, gli ha fatto eco il suo omologo di Osogna Alberto Pellanda, le cui basi poggeranno sul principio di uguaglianza dei futuri quattro quartieri. E che sarà in grado, ha aggiunto il sindaco di Cresciano Ferruccio Tognini, di assicurare un futuro migliore alle nuove generazioni. Sarà il frutto di un progetto costruito con il cuore, ha dal canto suo affermato il sindaco di Lodrino Carmelo Mazza, ricordando come il tutto è partito all’indomani del fallimento della prospettata aggregazione tra Biasca, Pollegio e Iragna. «Siamo alla vigilia della finale – ha aggiunto Carmelo Mazza utilizzando una metafora calcistica – , il 18 ottobre speriamo di poter alzare la coppa. Una coppa dotata di un premio partita – tanto per restare in metafora – non particolarmente generoso, ha obiettato qualcuno dalla sala riferendosi ai 3,8 milioni che il Cantone verserà quale contributo se l’aggregazione andrà in porto. Il versamento di questo contributo, ha risposto Norman Gobbi, non esclude che attraverso altre leggi settoriali il Cantone contribuisca allo sviluppo del futuro Comune di Riviera. Cantone che già oggi è al fianco degli amministratori locali per concretizzare l’operazione finalizzata alla creazione di un polo tecnologico dell’aviazione all’aerodromo di Lodrino.

Di Spartaco De Bernardi

Montagna, ecco cosa vuol dire crederci per davvero

Montagna, ecco cosa vuol dire crederci per davvero

Per capire meglio le valli bisogna viverle. Solamente così si possono comprendere in profondità i loro pregi, le problematiche e soprattutto le sfide con le quali sono confrontate. Vivere le valli in prima persona è una scelta di vita a livello personale e professionale; una scelta di cui, però, come può testimoniare il sottoscritto che ha fatto delle valli – e della Leventina in particolare – la sua casa, è difficile pentirsi, visti gli aspetti positivi che contraddistinguono la vita in queste splendide zone. Ed è proprio poiché “tocco con mano” ogni giorno gli atout di queste regioni che, sin dal mio arrivo al Dipartimento delle istituzioni, ho promosso una serie di misure, possibili anche grazie allo sviluppo dell’informatica, a sostegno di un’adeguata e, per volontà politica, rafforzata presenza di posti di lavoro statali nelle regioni periferiche; fondamentale per accrescere la loro attrattiva dal punto di vista socio-economico. Misure che non devono in alcun modo peggiorare il servizio ai cittadini e alle aziende; anzi, grazie alle nuove tecnologie, senza compiere notevoli sforzi e senza abbassare il livello qualitativo dei servizi, vi sono diverse attività che possono essere svolte in maniera ottimale anche al di fuori dei centri urbani.

Il primo sostanziale passo intrapreso dal mio Dipartimento è stata la dislocazione dell’Ufficio del registro di commercio a Biasca, che fece molto discutere ma che oggi possiamo affermare fieramente essere un successo: il servizio è di qualità e con tempi rapidi di evasione delle richieste. È altresì da notare che tutti i nuovi collaboratori dell’Ufficio abitano nelle Tre Valli, oltre al fatto che il personale allora occupato a Lugano, è stato reintegrato in altri settori pubblici. A seguito di questa esperienza certamente positiva, benché criticata e combattuta, ho proposto al Consiglio di Stato di studiare quali servizi potessero essere dislocati nelle regioni periferiche. Non nego che questo approccio abbia trovato poco entusiasmo nei funzionari dirigenti dell’amministrazione e il dossier, dopo essere stato elaborato, è ancora pendente sul tavolo del Governo. Non per questo ho deciso di fermarmi e nuove misure, come quella del futuro centralino telefonico del settore esecuzione a Faido, sono previste dal mio Dipartimento, l’unico attivatosi concretamente su questo fronte. La dislocazione o la centralizzazione dei servizi nelle zone periferiche ha infatti il vantaggio di creare occupazione proprio laddove ogni posto di lavoro ha un duplice valore: dare un lavoro e permettere alle famiglie di vivere in valle.

Mi fa quindi molto piacere il “risveglio montanaro” del PPD, che ha però bisogno di esempi concreti da parte dei politici stessi, che oltre ad appellarsi alle valli dovrebbero anche viverci. La migliore strategia che si possa volere per mantenere vive le regioni periferiche è quella che non ha bisogno di articoli costituzionali, ma solo di un po’ di buona volontà da parte di tutti. Parola di un vallerano.

Norman Gobbi
(Giornale del Popolo, 26.08.2015)

Ufficio dei registri: nominati due nuovi ufficiali

Ufficio dei registri: nominati due nuovi ufficiali

Il Consiglio di Stato ha nominato due nuovi Ufficiali dei registri: Claudia Adami per il Distretto di Locarno e Vallemaggia e Simone Albisetti per il Distretto di Bellinzona e i Distretti di Riviera, Blenio e Leventina. Andranno a sostituire rispettivamente Adriano Pinchetti e Alberto Inderbitzin che lasceranno l’incarico per raggiunti limiti d’età.

Con quasi 80’000 pratiche evase solo nel 2014, gli attuali quattro Uffici dei registri si occupano della tenuta a giorno di tutte le informazioni e gli atti relativi ai fondi situati nel nostro cantone. I due nuovi funzionari dirigenti avranno anche il compito, insieme agli altri Ufficiali già operativi, di adattare le attività del registro fondiario alla nuova legislazione.

È stato comunicato che i nuovi funzionari sono stati scelti dopo un’approfondita analisi delle loro provate competenze in questo settore. Simone Albisetti, dopo aver conseguito la licenza in diritto all’Università di Berna e un master in international legal studies ha ottenuto nel 2002 il diploma di avvocato e nel 2002 il certificato di capacità notarile. Fino al mese di dicembre del 2013 ha svolto l’attività di avvocato e notaio in alcuni studi legali a Lugano e nel mese di gennaio del 2014 è entrato alle dipendenze dell’Amministrazione cantonale in qualità di collaboratore scientifico della Divisione della giustizia. Durante la sua esperienza professionale, nel settore privato dapprima e in quello pubblico in seguito, ha maturato una solida esperienza nell’ambito del notariato.

Claudia Adami, dopo la laurea in diritto conseguita all’Università di Berna nel 1995, ha ottenuto il diploma di avvocato nel 1997 e quello di notaio nel 1999. Nel 1998 entra alle dipendenze dell’Amministrazione cantonale in qualità di giurista della Divisione della giustizia. Dopo la nascita dei figli ha iniziato un’attività lavorativa in uno Studio legale del locarnese. Nel corso delle sue esperienze professionali ha avuto modo di conoscere da vicino la realtà degli Uffici dei registri.

I Patrizi ticinesi al servizio del Paese

I Patrizi ticinesi al servizio del Paese

Con immutato piacere prendo la parola, a nome del Consiglio di Stato e quest’anno anche nelle vesti di suo Presidente, per portare il saluto dell’Autorità cantonale all’Assemblea generale dell’Alleanza patriziale.

Si tratta di un appuntamento tradizionale e al contempo estremamente significativo per i Patriziati ticinesi e, in particolare, per l’ente mantello che li rappresenta, l’ALPA. Da quando ho il piacere e la responsabilità di dirigere il Dipartimento delle istituzioni è questa la quinta assemblea generale cui presenzio. Dall’assemblea del 2011 non molto lontano da qui, a Tesserete in Capriasca, a quella del 2012 ad Ascona, in riva al Lago Maggiore, al consesso tenutosi l’anno successivo in Alta Valle di Blenio, a Olivone, all’assemblea dell’anno scorso in Lavizzara a Prato Sornico (in un clima quasi invernale, ma riscaldato dalla viva partecipazione, vorrei quasi dire dalla passione, di centinaia di amministratori patriziali), quest’anno l’assemblea generale dell’ALPA, organizzata dai Patriziati di Scareglia, Certara, Cimadera, Colla e Piandera che voglio anche io ringraziare, ha luogo in Valcolla. Ho voluto elencare le località che hanno ospitato le ultime cinque assemblee non per puro spirito di cronaca, bensì per sottolineare come questo peregrinare su e giù per il Ticino sia oltremodo significativo della capillare presenza dei Patriziati in tutto il Cantone. Non vi è certo particolare bisogno, di fronte a questa platea, di ricordare e dare risalto al ruolo fondamentale degli Enti patriziali quali testimoni e sentinelle della nostra storia e identità ticinese. L’ho evidenziato più volte in passato e credo di poter dire che oggi, come e forse ancor di più che in passato, i Patriziati si stanno assumendo a pieno titolo questo ruolo e queste responsabilità.

La strategia cantonale in ambito patriziale, che si fonda sulla Legge organica patriziale del 1995 ed è stata ulteriormente rafforzata con la revisione parziale del 2013, si prefigge l’obiettivo primario di confermare e consolidare il ruolo dei Patriziati quali partner affidabili ed efficienti dei Comuni, in modo particolare nella gestione del territorio, cioè della principale e più preziosa risorsa del nostro Cantone. Questo concetto, semplice e intrigante al contempo, perché rappresenta una sfida a costantemente migliorarsi per assolvere sempre meglio e con maggiore efficacia un reale servizio di pubblica utilità, l’ho espresso e ribadito in più occasioni e in diversi contesti. Posso dire senza timore di smentita che questi obiettivi siano integralmente condivisi anche dal vostro ente mantello, l’Alleanza patriziale, che accompagna l’Autorità cantonale, ognuno nel rispetto dei suoi compiti e delle sue competenze, nel costante lavoro di consolidamento dei Patriziati nel panorama istituzionale ticinese. Proprio per far seguire i fatti alle parole e fornirvi quindi gli strumenti per assolvere gli importanti compiti che la legge vi affida, oltre a rendere operativo il nuovo Fondo per la gestione del territorio e a confermare il fondamentale ruolo di aiuto agli investimenti del Fondo di aiuto patriziale, a partire da quest’anno abbiamo allestito un percorso formativo specifico per gli amministratori patriziali. Grazie a una sinergia tra il Centro per la formazione degli enti locali (CFEL) e i miei collaboratori della Sezione degli enti locali, infatti, hanno avuto inizio questa primavera i corsi di formazione incentrati in particolare sul governo del Patriziato e della sua assemblea e sulle novità in ambito contabile. A quest’ultimo riguardo occorre sottolineare come l’introduzione obbligatoria della contabilità a partita doppia con conto degli investimenti rappresenti un passo importante, fors’anche difficoltoso per alcuni Patriziati, ma indispensabile per una vera gestione finanziaria degli enti patriziali secondo i criteri della pubblica amministrazione. I miei collaboratori mi riferiscono che la rispondenza a questi corsi di formazione è molto buona, ciò che rappresenta un ottimo viatico per il miglioramento dell’efficienza amministrativa dei Patriziati.

Citavo poc’anzi il vero e proprio ruolo di servizio pubblico svolto dagli amministratori patriziali. Desidero soffermarmi un momento su questo concetto, ricco di significati e di stimoli per il presente e per il futuro. Conservare, utilizzare, salvaguardare e promuovere i beni d’uso comune – il nostro magnifico territorio in primis – con spirito viciniale e a favore della comunità, come prescrive l’articolo 1 della LOP, rappresenta a non averne dubbi un compito di grande valenza pubblica. Si tratta di un vero e proprio servizio al Paese, che testimonia la riconoscenza verso gli insegnamenti, la storia, i sacrifici, le lotte e le conquiste di chi ci ha preceduti e che giustifica al contempo l’esistenza e l’importanza, oggi e domani, dei Patriziati ticinesi. In una società globalizzata, perennemente connessa con tutto il mondo e che pare non avere più confini, ma che al tempo stesso – quasi paradossalmente! – genera frequenti episodi di ripiegamento su sé stessi, nel segno di un individualismo il più delle volte miope, mi piace pensare all’impegno quotidiano di tutti noi, uomini e donne al fronte nei nostri Patriziati, come una forma semplice ma quanto mai preziosa e sincera di servizio alla comunità. Con le nostre conoscenze, con l’attaccamento alle nostre tradizioni, al nostro territorio e ai suoi beni, con la passione che infondiamo nelle nostre azioni pubbliche in seno ai nostri Patriziati esplichiamo un importante servizio al nostro Paese.

I Patriziati, in misura probabilmente ancora più importante di altri Enti pubblici, sono sorretti da importanti slanci ideali e da una fondamentale componente di volontariato. Questa è una risorsa preziosissima, da conservare e tramandare. Per farlo occorre continuare ad alimentare quel “sacro fuoco” che anima tanti cittadini patrizi e ricordare però anche, nel medesimo tempo, che le regole del gioco sono quelle del diritto pubblico, di una comunità che affronta assieme, e a beneficio di tutti, le sfide della salvaguardia, della gestione e della promozione del patrimonio patriziale. La funzione del Patriziato deve quindi essere anche quella di riferimento culturale e sociale per una società che anche in Ticino tende a dimenticare le sue origini, a disattendere le sue tradizioni e a non sempre promuovere i valori fondamentali della convivenza civile.

In questo contesto, gli enti patriziali rivestono un ruolo fondamentale nell’affermazione e nella difesa dell’identità locale. Eredi in linea diretta delle antiche comunità viciniali, i Patriziati ticinesi più di ogni altro Ente istituzionale incarnano i valori di attaccamento al territorio, alla comunità e alle sue tradizioni, la capacità di affrontare con spirito viciniale – lo ricorda l’articolo 1 della LOP! – e cioè con solidarietà comunitaria, le sfide cui devono fare fronte le nostre comunità, oggi e domani come ieri. Se in passato tali valori identitari si traducevano nella volontà (ancor prima che nella capacità) di affrontare, assieme, le prove imposte da una natura molte volte anche aspra nell’ambito di un’economia agricola e forestale di sussistenza, oggi difendere e promuovere l’identità patriziale significa anzi tutto conoscere, apprezzare e preservare le nostre origini e la lungimiranza di chi ci ha preceduti e continuare quindi a mettersi a disposizione come voi fate – molto spesso in maniera totalmente volontaria, senza alcun tornaconto personale – per l’amministrazione dei Patriziati ticinesi. 

Questi riferimenti appaiono tanto più importanti, quanto in altri ambiti istituzionali devono essere promossi progetti di riforma, in particolare attraverso le aggregazioni, per dare più forza, efficienza e autonomia ai Comuni. Il processo di aggregazione dei comuni non tocca direttamente i patriziati, nel senso che non si sta promuovendo di pari passo anche l’aggregazione dei patriziati (i cui comprensori in moltissimi casi coincidevano con quelli dei vecchi comuni). È pur vero che anche in ambito patriziale, laddove la richiesta proviene dal basso, il Cantone accompagna e sostiene, tramite la Sezione degli enti locali, le istanze di aggregazione. Proprio in questi mesi hanno infatti visto la luce il nuovo Patriziato di Aranno, Cimo e Iseo e quello di Castel San Pietro (frutto dell’unione tra l’omonimo Ente e quelli di Monte, Casima e Campora). Nella maggior parte dei casi, tuttavia, le aggregazioni comunali, indispensabili sul piano politico e istituzionale soprattutto nelle regioni periferiche ma sempre più necessarie anche in contesti urbani, non sono accompagnate da analoghe fusioni tra Patriziati. In tale contesto, questi ultimi assumono quindi un ulteriore e importante ruolo di legame per le comunità, fondato su valori culturali e storici condivisi, sullo sviluppo di iniziative culturali, su una gestione del territorio attenta alle tradizioni e ai significati storici e di identità. Sempre più numerose – lo testimonia l’incremento delle istanze al Fondo di aiuto patriziale e per la gestione del territorio – sono le iniziative promosse dai patrizi in numerosi comuni del Cantone che, attraverso interventi sul patrimonio alpestre, agricolo, forestale e di sentieri, investimenti di ristrutturazione e di manutenzione di immobili, promozione di studi e pubblicazioni, mantengono vivo e presente lo spirito vicinale su cui si è fondata la nascita e l’esistenza degli enti patriziali. 

La sfida presente e futura che attende i Patriziati ticinesi, oltre all’imperativo di un’accresciuta efficienza amministrativa quale requisito di una sana gestione pubblica, sarà perciò quella della collaborazione concreta ed efficace con i Comuni. È una prova affascinante e imprescindibile, qui in Valcolla, quartiere della Grande Lugano, come nel resto del Cantone, a beneficio di tutta la comunità. Non è una sfida facile da affrontare, tuttavia confido che i Patriziati ticinesi, accompagnati, sostenuti e – se necessario – anche richiamati al loro dovere dall’Autorità cantonale, oltre che ovviamente dall’ALPA, sapranno raccoglierla e portarla a buon compimento con la passione che da sempre li contraddistingue.

Discorso pronunciato dal Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea generale 2015 dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA) il 13 giugno 2015 – Fa stato il discorso orale –

Seduta extra muros del Consiglio di Stato

Seduta extra muros del Consiglio di Stato

Le priorità politiche e finanziarie del Cantone per il periodo 2015/2019 sono state discusse dal Consiglio di Stato nella tradizionale seduta extra muros di inizio Legislatura, che – fra la giornata di ieri e quella odierna – ha visto il Governo ticinese trasferirsi in Vallemaggia.

La seduta straordinaria – organizzata a Coglio, frazione del Comune di Maggia – ha permesso al Consiglio di Stato di approfondire i principali temi politici e finanziari che occuperanno il centro dell’attenzione di Governo, Parlamento e cittadinanza durante i prossimi quattro anni.

Il Consiglio di Stato ha anzitutto preso atto dei dati di preconsuntivo per il 2015 (vedi comunicato stampa separato) e discusso il Preventivo 2016 del Cantone. La situazione finanziaria dello Stato desta forte preoccupazione, poiché allo stato attuale è necessaria una manovra di rientro finanziario per almeno 135 milioni di franchi, in modo da mantenere il disavanzo al di sotto della soglia dei 90 milioni di franchi. Per raggiungere questo obiettivo, oltre a operare sull’affinamento dei dati oggi disponibili, sarà necessario procedere prioritariamente con interventi sulla spesa e con misure che toccheranno anche le entrate dello Stato. Non è comunque intenzione del Governo fare capo a un aumento del coefficiente d’imposta.

Il Consiglio di Stato ha quindi fissato i seguenti obiettivi finanziari di Legislatura:

  • Anno 2016: disavanzo massimo di 90 milioni di franchi
  • Anno 2017: disavanzo massimo di 45 milioni di franchi
  • Anno 2018: pareggio dei conti

Per raggiungere questi obiettivi, è richiesta una chiara, forte e coraggiosa assunzione di responsabilità collettiva attorno al tema del risanamento finanziario. Responsabilità che spetta primariamente all’Esecutivo cantonale, ma che deve estendersi anche al Parlamento e a tutti gli attori che – in un modo o nell’altro – hanno un’influenza sulle finanze cantonali: enti parastatali, Comuni, beneficiari di aiuti pubblici e, ovviamente, l’intera cittadinanza. La difficile situazione finanziaria del Canton Ticino sarà affrontata con successo unicamente se tutti gli attori interessati opereranno con l’obiettivo primario del risanamento.

Il Governo ha quindi condiviso i temi strategici sui quali intende orientare il proprio lavoro durante la Legislatura 2015/2019, individuando gli orientamenti di fondo che verranno perseguiti – con uno sforzo collettivo e coordinato – in cinque aree di intervento.

Risorse, sostenibilità finanziaria, governance e relazioni esterne

L’obiettivo è di impostare una politica finanziaria equilibrata – nell’ottica di un pareggio strutturale dei conti entro fine Legislatura – che consenta il rilancio del tessuto economico ticinese e un rinnovamento nella gestione della cosa pubblica, con il rafforzamento della gestione per obiettivi e la diffusione delle forme di e-Government, così da facilitare il contatto fra i cittadini e lo Stato. A livello istituzionale, andranno portate a compimento la riorganizzazione dei rapporti fra Cantone e Comuni – delineata dal progetto Ticino 2020 – e fra Governo e Parlamento, oltre a un rilancio dei rapporti fra i partiti di Governo, attraverso nuove forme di dialogo e condivisione. Nel settore delle relazioni esterne, il Cantone dovrà consolidare la propria presenza negli organismi intercantonali e proseguire nello sforzo già avviato per rendere più note a livello federale le peculiarità e le difficoltà del Ticino nell’attuale contesto economico internazionale.

Formazione, lavoro e sviluppo economico

Nell’ambito formativo l’idea è di migliorare le collaborazioni nel settore postobbligatorio, professionale e liceale; a livello accademico, sarà cruciale portare a compimento il progetto di facoltà universitaria di biomedicina. Il Consiglio di Stato intende anche migliorare le forme di collaborazione interdipartimentale volte a un migliore scambio di informazioni su offerta di posti di lavoro in azienda e personale indigeno disponibile. In questo senso, l’intenzione è di rafforzare la collaborazione fra gli Uffici regionali di collocamento e il settore della formazione professionale. Per quanto riguarda il mondo del lavoro, il Governo intende impegnarsi anzitutto per garantire l’occupazione ai residenti e prestare attenzione alla qualità degli impieghi offerti sul territorio: ciò passerà anche dall’adozione di misure a tutela dei salari, come la sensibilizzazione all’utilizzo dei contratti collettivi di lavoro e l’adozione diretta dei contratti normali di lavoro, laddove necessario. Accanto a queste misure, proseguirà l’attenzione nella lotta agli abusi. Di particolare importanza saranno anche la concretizzazione della Riforma III dell’imposizione delle imprese. Il Governo ha deciso a questo proposito di orientarsi sull’ipotesi, che sarà ora perfezionata, di un’aliquota di imposizione degli utili del capitale che potrebbe oscillare fra il 6,5 e il 7%. Questo, con l’obiettivo di consolidare l’attuale provento degli introiti fiscali delle persone giuridiche.
Popolazione e flussi migratori

In primo piano per il Cantone sarà nei prossimi mesi il dibattito sull’attuazione del nuovo articolo 121a della Costituzione, con l’obiettivo di vedere riconosciute le esigenze particolari del Ticino. Dovranno inoltre proseguire gli sforzi nel controllo dell’immigrazione e nell’accompagnamento alle procedure di accoglienza per richiedenti l’asilo. Nell’ambito della sicurezza andrà rafforzato il concetto di Ticino sicuro e accogliente, con particolare attenzione a nuovi fenomeni di criminalità organizzata. Il Consiglio di Stato ha infine espresso la volontà di lavorare per rafforzare l’identità cantonale ed evitare il rischio di una perdita del patrimonio culturale ticinese.

Mobilità, ambiente, energia

Il quadriennio appena iniziato vedrà concretizzarsi il concetto di Città-Ticino, stimolato dal completamento della galleria di base del Monte Ceneri: saranno quindi fondamentale una pianificazione territoriale attenta a livello di contenuti, sia nei comparti abitativi che in quelli produttivi, con l’obiettivi per questi ultimi di coordinare lo sviluppo economico e quello territoriale in modo sostenibile, grazie anche all’adozione di strumenti di marketing territoriale. Mobilità e gestione del traffico continueranno a essere al centro dell’attenzione, a cominciare dalla concretizzazione della tassa di collegamento e dal sostegno al trasporto pubblico e alle soluzioni di mobilità aziendale. Occorrerà infine individuare soluzioni adeguate al Ticino nei dossier federali legati alle case secondarie e agli edifici fuori zona. In ambito energetico, proseguiranno il lavoro di coordinamento fra gli attori del mercato elettrico ticinese e il lavoro in vista del recupero delle risorse idroelettriche del Cantone, oltre a quello per la ricerca di una soluzione soddisfacente nell’ambito dei canoni d’acqua.

Bisogni sociosanitari e sfide demografiche

La sfida principale sarà costituita dal contenimento della spesa pubblica nel settore sociosanitario, anche in relazione all’invecchiamento della popolazione e alla bassa natalità. L’assistenza alla popolazione anziana e l’integrazione nel mondo del lavoro – con misure favorevoli alla conciliabilità della vita professionale con quella familiare – figureranno fra i principali campi di interesse per il Governo.
A conclusione di questo primo confronto sulle priorità strategiche per il futuro del Cantone, il Consiglio di Stato intende sottolineare che i prossimi quattro anni porteranno al Ticino profondi cambiamenti e sfide di particolare complessità. Per affrontare questo passaggio storico e cogliere le opportunità che presenta, a cominciare dall’apertura della galleria di base del San Gottardo, il Governo è dell’opinione che la politica debba riscoprire un modello di lavoro basato sulla concertazione e la condivisione degli obiettivi prioritari.

«Prima useremo i 5 milioni, poi valuteremo il rincaro»

«Prima useremo i 5 milioni, poi valuteremo il rincaro»

Dal Corriere del Ticino l  Il consigliere di Stato sottolinea i benefici ambientali del voto sulla modifica di legge per il finanziamento degli ecobonus per il rinnovo del parco automobilistico.

Il credito di 16 milioni a favore degli ecoincentivi, e non solo, verrà finanziato con un aumento delle imposte di circolazione. Insomma, anche questa volta toccherà al cittadino passare alla cassa…
«Ci tengo a sottolineare che prima di aumentare – temporaneamente – le imposte di circolazione si dovrà far capo al credito di 5 milioni incassati negli scorsi anni con il sistema bonus/malus, ossia secondo il principio che “chi più inquina più paga”. Solo una volta esaurite le eccedenze, già a disposizione del Cantone, e in base al successo che l’iniziativa riscuoterà, il Consiglio di Stato valuterà se, e in che misura, aumentare le imposte agli automobilisti».

Ma la Lega un tempo non combatteva il caro-tasse e imposte?
«Ovviamente nessuno vorrebbe toccare le tasche dei cittadini. D’altra parte se il Consiglio di Stato si impegna a portare a termine un progetto deve anche trovare una fonte di finanziamento. In ogni caso saranno i ticinesi ad esprimersi in merito».

Non c’era davvero un altro modo per trovare questi ulteriori milioni?
«Ricordo che in principio il messaggio prevedeva lo stanziamento di un credito di 30 milioni. In seguito a una serie di proposte formulate dal Parlamento, il Governo ha licenziato un nuovo messaggio, dimezzando l’importo e rivedendo la strategia a favore della mobilità sostenibile, tenuto conto che l’attuale situazione delle finanze cantonali non permette di assumere nuovi oneri senza compensazioni».

Al momento 5 milioni sono già a disposizione e i restanti 11, a dipendenza delle richieste, verranno appunto finanziati con il supplemento. Voi però dite che il no delle urne farà cadere l’intero progetto. Come verranno utilizzati allora i 5 milioni già oggi a disposizione?
«La volontà, già ribadita più volte anche in passato, è quella di restituire questo importo ai cittadini. Per farlo vi sono, a mio avviso, diverse modalità che sarebbe possibile attuare tra cui ad esempio la riduzione dell’imposta (su uno o più anni) indistintamente a tutti i detentori di un veicolo oppure solo ai veicoli particolarmente efficienti».

Tra gli argomenti per votare no il prossimo 14 giugno, i referendisti fanno notare che l’imposta di circolazione ticinese è tra le più alte a livello svizzero. Cosa ribatte?
«I nostri vicini grigionesi, che sono spesso citati perché pagano in media un’imposta di circolazione meno cara dei ticinesi, beneficiano di una serie di finanziamenti da Berna, dovuti alla perequazione finanziaria, che al nostro Cantone non spettano. Grazie a questa somma possono finanziare la manutenzione e la realizzazione di infrastrutture stradali sul loro territorio. Per noi, in Ticino, la situazione è differente. Per sovvenzionare opere di questo tipo occorre trovare una fonte di finanziamento: l’imposta di circolazione che paghiamo serve anche a questo scopo. Non si può realizzare un progetto senza i fondi per finanziarlo. Nello specifico del progetto per favorire la mobilità sostenibile, saranno i cittadini ticinesi il prossimo 14 giugno ad avere l’ultima parola e a decidere sulla modalità di finanziamento».

Chi è contrario all’aggravio solleva anche perplessità sull’efficacia della promozione di veicoli ecologici, dopo le precedenti esperienze VEL. In Ticino a fine 2013 c’erano in circolazione solo 166 veicoli elettrici. Perché questa volta dovrebbe essere differente?
«I programmi VEL del passato beneficiavano di altre condizioni e sono stati realizzati in un contesto diverso. Anche la differenza di prezzo tra veicoli molto efficienti e veicoli con trazione tradizionale è diminuita ma non quanto basta per essere effettivamente concorrenziale. In quest’ottica sono stati introdotti i contributi per incentivare l’acquisto di veicoli più sostenibili dal profilo energetico e ambientale».

Tutti potranno beneficiare degli ecoincentivi, indipendentemente dal loro reddito. Non crede che al posto di andare a coprire la differenza tra i costi delle auto, serviranno invece all’acquisto con lo sconto della seconda vettura, ciò che annullerebbe di fatto gli obiettivi?
«Per migliorare l’efficacia del programma di incentivi, il Cantone ha cercato di favorire la rottamazione, cioè la messa fuori circolazione definitiva, di veicoli inquinanti. I contributi all’acquisto di veicoli molto efficienti saranno perciò definiti e modulati in modo da indurre l’acquisto di un’automobile molto efficiente in sostituzione di una tecnologicamente superata. Il beneficio in termini ambientali ed energetici sarà conseguentemente maggiore».

Perché stanziare solo due milioni su un totale di 16 a favore della mobilità aziendale, non sarebbe più opportuno accrescere questa quota per ridurre il traffico sulle strade?
«La cifra di due milioni di franchi stanziata su proposta del Dipartimento del collega Claudio Zali, può trarre in inganno. Infatti, comprende solo una parte dei contributi per la mobilità aziendale, ovvero:
– i contributi alle aziende per l’allestimento e l’attuazione di piani di mobilità aziendale, che implicano costi di consulenti esperti in materia;
– i crediti per sostenere infrastrutture e strumenti per il car pooling e il car sharing;
– gli incentivi per l’attuazione dei piani di mobilità aziendale, per esempio per l’acquisto di biciclette aziendali o la predisposizione di posteggi coperti per biciclette;
– l’importo per permettere alla comunità tariffale di offrire gli sconti sull’acquisto dell’Arcobaleno aziendale».

Quali le misure concrete che verranno messe in atto per la mobilità aziendale?
«Nel credito di 16 milioni di franchi denominato “cash-bonus” sono compresi, oltre agli incentivi per l’acquisto di veicoli particolarmente efficienti, anche gli incentivi destinati a sostenere le aziende che si dotano di veicoli aziendali per il trasporto dei propri dipendenti. Per esempio, per l’acquisto di un autobus da 40 posti con un costo nell’ordine di grandezza di 400.000 franchi è previsto un incentivo di 50.000 franchi».

“Nessuno vorrebbe toccare le tasche dei cittadini. Ma se il Governo si impegna a portare a termine un progetto deve anche trovare una fonte di finanziamento”

Temporaneo
Una volta esaurite le eccedenze e in base al successo dell’iniziativa il Consiglio di Stato valuterà se, e in che misura, aumentare le imposte agli automobilisti
Mobilità aziendale
La cifra di due milioni può trarre in inganno. Comprende solo una parte dei contributi per la mobilità aziendale (car pooling e abbonamenti Arcobaleno)

Imposta di successione: oltre il danno, la beffa!

Imposta di successione: oltre il danno, la beffa!

Il prossimo 14 giugno saremo chiamati ad esprimere il nostro parere sull’iniziativa popolare relativa alla riforma dell’imposta sulle successioni. Essa prevede l’introduzione di un’imposta nazionale sulle successioni e sulle donazioni con un’aliquota del 20%, in caso di superamento del valore-franchigia di 2 milioni di franchi. Due terzi del gettito andrebbero a finanziare l’AVS, mentre un terzo spetterebbe ai Cantoni, le cui imposte sulle successioni e sulle donazioni attualmente in vigore sarebbero abrogate. Personalmente, ritengo questa iniziativa molto pericolosa, in quanto indebolirebbe il nostro Paese su più fronti. Quattro sono, a mio avviso, gli ambiti maggiormente toccati dall’iniziativa popolare.

Federalismo

L’iniziativa comporterebbe per i Cantoni la perdita della loro autonomia finanziaria nell’imposizione delle successioni e delle donazioni. Un processo, quello relativo alla centralizzazione di competenze presso la Confederazione, che tocca anche altri settori – vedi pianificazione del territorio – e che rischia di mettere a repentaglio il sistema federalista sul quale si fonda il nostro Paese.
I Cantoni vedrebbero diminuire gli introiti derivanti da queste imposte e avrebbero nel contempo un maggior onere amministrativo e burocratico, visto che sarà compito loro mettere in pratica le nuove disposizioni.

Insomma, ai Cantoni, in aggiunta alla riduzione delle entrate, spetterebbe pure il lavoro più scomodo. Per la serie: «oltre al danno la beffa».

Concorrenza fiscale

L’imposta in votazione prevede l’esenzione solo del coniuge o del partner registrato, mentre non fa un distinguo tra i discendenti diretti e i parenti lontani (oggi solo tre Cantoni prelevano un’imposta anche ai discendenti).
In Ticino, l’imposizione dei discendenti e ascendenti diretti è stata abrogata nel 2000 in votazione popolare; un fattore critico di successo a livello fiscale che di fatto verrebbe eliminato. Oggigiorno, la concorrenza fiscale prevarica i confini nazionali e il Ticino si trova quindi a dover competere con Londra, Montecarlo e altri Paesi geograficamente lontani. Un aspetto che acuisce il rischio di stimolare la partenza di alcuni contribuenti e con essa quella dei loro importanti versamenti all’erario cantonale. Inoltre, la nuova imposta produrrebbe degli effetti iniqui, dato che essa colpisce il patrimonio prima di essere ridistribuito tra gli eredi. Un’assurdità che alimenterebbe i dubbi sul futuro della piazza finanziaria elvetica, già confrontata con la fine del segreto bancario.

Proprietà immobiliari

L’iniziativa colpirebbe in modo particolare gli eredi di beni immobiliari, che potrebbero trovarsi nella sgradevole situazione di doversi indebitare per pagare le imposte sulle successioni e sulle donazioni.
Un controsenso che rischierebbe di mettere in atto un circolo vizioso, in cui gli eredi sono costretti a vendere gli oggetti ereditati per pagare le imposte, oppure ad aumentare l’ipoteca sui loro beni immobiliari.
Un’imposta che quindi privilegia il consumo e mortifica il risparmio, disincentivando l’individuo ad investire nella sua proprietà.

Aziende familiari

L’imposta renderebbe difficoltosa la successione d’impresa all’interno delle famiglie, compromettendo il futuro di molte piccole e medie imprese presenti sul territorio, che sono la colonna portante del nostro Paese.
È vero che il testo in votazione indica come il legislatore debba prevedere delle riduzioni per le imprese e le aziende agricole; tuttavia, queste riduzioni sono subordinate al fatto che gli eredi proseguano l’attività per almeno dieci anni. Una disposizione ambigua che accrescerebbe l’incertezza giuridica ed economica per queste imprese e aziende, oltre che l’onere amministrativo per i Cantoni, che dovranno verificare il rispetto di queste condizioni.

Per tutti questi motivi, esprimo il mio fermo no all’iniziativa popolare in votazione il 14 giugno. Un’iniziativa che lede un principio fondamentale del nostro Paese qual è il federalismo, e che andrebbe infine a ricadere sul singolo cittadino. Un’iniziativa che, inoltre, come indicato anche dal Consiglio federale e dal Parlamento, non raggiungerebbe l’obiettivo prefissato, e cioè quello di risolvere il problema legato al finanziamento dell’AVS.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato
(Opinione pubblicata sul Corriere del Ticino del 23.05.2015)

‘Non si fa, si è pompieri’

‘Non si fa, si è pompieri’

L’importante ricorrenza è stata sottolineata anche con un libro commemorativo e con l’inaugurazione della nuova bandiera in Piazza Grande. In questa occasione si sono presentati in alta tenuta: i quadri in completo grigio, camicia bianca e cravatta rossa, i militi (almeno in parte) con la divisa della festa e con i guanti bianchi. Non siamo certo abituati a vederli così i cir- ca millesettecento militi iscritti alla Federazione cantonale ticinese dei corpi pompieri (Fctcp). Uomini (e qualche donna) che durante tutto l’an- no dedicano al volontariato la maggior parte del loro tempo libero con dedi- zione e non senza sacrifici per formare un fronte altamente professionale d’intervento. La loro specialità è porta- re aiuto in tutte le situazioni dove gli eventi colpiscono la popolazione o feriscono l’ambiente.

Ma sabato era giorno di festa e Piazza Grande a Locarno ha accolto dirigenti e militi provenienti da tutto il Cantone e il festoso dispositivo scenico per sottolineare i 75 anni di vita della Fctcp: cerimonia d’inaugurazione della nuova bandiera, concerto della Musica dei pompieri ticinesi e veicoli e mezzi d’intervento. Di prima mattina si è tenuta anche l’assemblea della Federazione e la presentazione del libro evocativo per i 75 anni “Di fuoco e di fatiche” cu- rato da Aldo Morosoli, svoltesi nella sala della Sopracenerina. “Pompieri in Piazza” è la cornice che ha accolto per tutta la giornata centinaia di persone che hanno voluto conoscere l’alto grado di preparazione, ammirare veicoli e mezzi e seguire dal vivo le varie esercitazioni; molti i bambini che si sono divertiti trasformandosi in Grisù in erba nel “villaggio 118” allestito dai pompieri.

Impegno esemplare
L’assemblea – presieduta dal presidente della Fctcp, nonché comandante del Corpo pompieri di Locarno maggiore Alain Zamboni – si è caratterizzata an- che per il riconoscimento di fedeltà a vari pompieri (da 15 a 35 anni di appartenenza), attaccamento sottolineato anche dall’intervento di Margrit Elbert (delegazione Compagnie assicurazioni svizzere) che ha definito «eccezionale e inestimabile la fedeltà e la dedizione dei militi ticinesi, ben più dure- vole rispetto alla media svizzera». È seguita la presentazione del volume “Di fuoco e di fatica”. «Un testo di grande storia – ha detto il presidente Alain Zamboni – sono pagine che ci riempio- no di orgoglio».

Poi, sulla piazza affollata, un grande applauso ha salutato il nuovo vessillo. Un “battesimo” che ha avuto per madrina e padrino il sindaco di Locarno Carla Speziali e il maggiore Ivan Weber; la benedizione è stata impartita dal vicario episcopale don Claudio Mottini. Nel suo intervento il consigliere di Stato Norman Gobbi si è rifatto allo spirito che 75 anni or sono ha animato il dire del generale Henri Guisan, invitando (allora i soldati, oggi i pompieri) a essere uniti e a impegnarsi per il bene comune: «Questo gonfalone è il simbolo dell’unione di tanti cuori» ha detto, aggiungendo: «Non si fa, si è pompiere».
Il significato della nuova bandiera è stato illustrato dal comandante ten col Alain Zamboni: «È un elemento di identificazione che riassume le peculiarità che ci caratterizzano; fondo rosso e blu (i colori del Ticino) con cinque fiammelle ondeggianti di diverso colore a rappresentare le varie casisti- che d’azione: incendio, inquinamenti, danni della natura, incidenti stradali e di natura diversa».

di Fausta Pezzoli-Vedova, LaRegione Ticino, 13.04.2015

LR Pompieri

La generosità del maiale

La generosità del maiale

Il più disponibile, il più saporito e il più conviviale di tutti: del maiale nulla va perduto, dalle orecchie alle zampe, tutto trova una collocazione precisa e gustosa sulla nostra tavola. È una cucina che ci riporta alla millenaria civiltà contadina che sulla carne di maiale ha costruito un’importante fonte di risorse alimentari e ha sviluppato interessanti piatti legati al territorio.

Con l’evolversi degli stili di vita molte di queste tradizioni rischiano di diventare oggi un ricordo, ma grazie ad iniziative come la seconda edizione della “Settimana ticinese della Cazzoeula nei giorni della merla” organizzata, dal 23 gennaio al 1° febbraio in 36 ristoranti ticinesi, dal “Cazzoeula Club Ticino” in collaborazione con Ticino a Tavola, se ne approfondisce l’aspetto del recupero e della salvaguardia: un gran valore per la nostra gastronomia e per promuovere i prodotti locali nella nostra ristorazione.

Chiamata anche cazzuola o cassuola, per ricordare la casseruola dentro la quale viene preparata, o bottaggio, in riferimento alla parola francese potage che significa minestra, la cazzoeula è un tipico piatto invernale delle nostre zone, nutriente ed economico che risale ad epoca non definita e nel tempo ha subito molte variazioni. Certo è che si tratta di un piatto legato alla fine del periodo di macellazione dei maiali, che coincideva con il 17 gennaio giorno di Sant’Antonio Abate, patrono del focolare domestico, protettore degli animali e del maiale in particolare. Non a caso è l’unico santo raffigurato nell’iconografia tradizionale insieme ai maiali, meglio conosciuto alle nostre latitudini come “Sant’Antoni dal purscell”.

Gli ingredienti classici sono le parti meno nobili come piedini, costine, cotenne, testa, i salamini detti “verzini” e, naturalmente, tanta verza, quella che ha subito la prima gelata invernale, diventando così più tenera. E molta pazienza nella cottura. Alcuni ingredienti sono d’introduzione recente come l’aggiunta di un bicchiere di vino bianco e l’aggiunta di spezie, perché oggi si tende a sgrassarla rispetto al passato quando si viveva in cronico deficit calorico e proteico.

In passato avere scorte alimentari invernali era garanzia di sopravvivenza; il poter disporre di cibo era la principale preoccupazione e i meno abbienti si ingegnavano in ogni modo per sfruttare al meglio ogni risorsa e non sprecare nulla. La qualità del cibo consumato cambiava proprio a seconda delle condizioni economiche e sociali. Esemplificativo è un motto popolare che attribuiva ai ricchi tutto quello che sta dietro la testa e davanti alla coda della bestia, mentre il resto era destinato ai poveri.

Il maiale veniva allevato allo stato semi-brado nei boschi, dove trovava nutrimento senza pesare sull’economia familiare. Il bestiame di grandi dimensioni veniva destinato al lavoro nei campi, le pecore o le capre servivano per la produzione di latte, lana o pelli, mentre l’allevamento del maiale garantiva carni facilmente conservabili se salate, affumicate o insaccate. L’utilizzo delle carni suine fresche era limitato al brevissimo periodo dell’uccisione del maiale e la cazzoeula nasce proprio dall’esigenza di utilizzare quelle parti che non potendo essere conservate perché non adatte alla salagione, venivano bollite.

La leggenda vuole che il termine, col significato di mestolo, risalga alla dominazione spagnola in area lombarda quando, durante le carestie, era l’unità di misura per la distribuzione ai poveri di un piatto preparato con le parti meno pregiate del maiale.
Questa, in parte, è la storia della cazzoeula.

Il cibo è come un racconto: l’osservanza delle tradizioni serve per far passare il testimone da una generazione all’altra, e la tavola è il luogo in cui ci si stringe e si festeggia insieme. Cambiano i tempi, si aggiornano le tecniche, ma la storia e l’esperienza non possono essere perse, vanno traghettate per salvare la cultura dei luoghi, le ragioni del legame di appartenenza a un luogo. Un’armonia perfetta che ha consolidato quelle abitudini alimentari che oggi denotano la cucina tradizionale.

Un piatto che riempie di gustose calorie le giornate uggiose, scaldata il giorno dopo è ancora più buona perché gli ingredienti si sono amalgamati in un trionfo di sapori. Non permettiamo che si trasformi in un piatto che a furia di essere sgrassato perda la sua identità. Meglio mangiarlo una volta sola, ma goderne l’originalità. Mangiamola in compagnia quando fuori è molto freddo e capiremo la prelibatezza di quanto viene messo in tavola per un’allegra riunione conviviale.
Come si legge nel Testamentum porci del IV-V secolo d.C.: “la mia sepoltura deve essere fatta nei ventri di mangiatori nobili, non per via della nobiltà di sangue, ma per la nobiltà di gusti, giustamente golosi”.

Norman Gobbi

Edificazione del Centro comune di condotta, approvato il credito

Edificazione del Centro comune di condotta, approvato il credito

Nella sua seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato lo stanziamento di un credito di Fr. 16’277’000 per l’edificazione dello stabile che ospiterà il Centro comune di condotta sul Comparto dell’ex Arsenale in zona semine a Bellinzona. Grazie al credito sarà pure possibile progettare la messa in sicurezza dell’intera area, dove attualmente sorge il Comando della Polizia cantonale, che assumerà in futuro un’importanza strategica, operativa e organizzativa.

Il Centro comune di condotta: polizia, guardie di confine e pompieri sotto un unico tetto