Schweiz Aktuell am Gotthard

Schweiz Aktuell am Gotthard

Tag 13: Versteckte Schätze in der Leventina. http://www.srf.ch/sendungen/schweiz-aktuell/tag-13-versteckte-schaetze-in-der-leventina

Das «Schweiz aktuell» Sommerprojekt 2016 – Präsentiert wird die Sendung von Katharina Locher. Die «Schweiz aktuell»-Moderatorin führt zum ersten Mal durch das dreiwöchige Sommerprojekt. Sie begrüsst das Publikum jeden Abend nach 19 Uhr vom Gotthardhospiz inmitten der imposanten Naturkulisse.

Dort empfängt sie Gäste aus Wirtschaft, Politik und Gesellschaft und beleuchtet die vielfältigen Themen rund um die Verbindungsachse Nord-Sud.

 

Tre Valli Sindaci uniti, sindaci ascoltati

Tre Valli Sindaci uniti, sindaci ascoltati

Dal Giornale del Popolo del 25 luglio 2016 | Da qualche tempo si discute sulla possibilità di portare avanti assieme i temi prioritari / I capi degli Esecutivi concordi: è una necessità – Previsto un incontro con il Governo

L’unione, è risaputo, fa la forza. Devono averlo pensato anche i sindaci delle Tre Valli che da qualche tempo stanno discutendo sulla possibilità di riunirsi per discutere e portare avanti le tematiche prioritarie per il loro territorio. Dell’idea si è discusso di nuovo a margine della riunione che si è tenuta settimana scorsa tra sindaci delle Tre Valli e il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il consigliere di Stato e la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, lo ricordiamo, avevano incontrato proprio qualche giorno fa i rappresentanti dei Comuni della Regione per discutere delle misure di riorganizzazione dei servizi della Divisione della giustizia contenute nel pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali. A raccontarci della proposta di un gremio tra i capi dell’Esecutivo delle Tre Valli è Loris Galbusera, sindaco di Biasca e promotore dell’iniziativa. «È un’idea maturata all’indomani della mia elezione, spiega. Innanzitutto ho pensato che fosse opportuno incontrarci per conoscerci di persona, visto che molti sindaci sono nuovi. In seconda battuta, essendo in programma anche un incontro con il Governo cantonale al completo, ho ritenuto potesse essere opportuno radunarci e affrontare i temi prioritari per le Tre Valli, in modo da presentarci uniti al tavolo delle discussioni». L’obiettivo, prosegue, «è riuscire a far sentire la nostra voce in maniera chiara e unita, pur nel rispetto delle esigenze dei singoli Comuni. Si tratterà comunque di incontri informali, magari seduti intorno a un tavolo per una cena ». E diversi sono i temi su cui le Tre Valli contano di poter dire la loro, come sottolinea il sindaco di Biasca. «Con AlpTransit il Ticino si avvicina alla Svizzera interna, ma molte zone del nostro Cantone sembrano allontanarsene. La nostra richiesta di introdurre una fermata a Biasca non ha ancora ricevuto risposta e dovremo capire se potremo contare sul sostegno del Cantone. Poi c’è il capitolo riguardante la promozione del territorio. Sarebbe opportuno a nostro avviso valorizzare la vecchia linea del Gottardo e sfruttarla meglio, magari per richiamare i turisti. Ogni Comune potrà quindi porre l’accento sulle proprie priorità e poi insieme cercheremo di sostenerle. Siamo Comuni piccoli, la strategia di tirare ognuno l’acqua al proprio mulino è fallimentare ». Insomma, l’idea è quella di creare un fronte comune per giocare uniti le diverse partite aperte con il Governo. E l’idea d’altronde non è nuova se consideriamo che già vent’anni fa, l’allora sindaco di Biasca Massimo Pini concretizzò il progetto di una Conferenza dei sindaci delle Tre Valli. Dei giorni nostri è invece l’esempio dell’Associazione Comuni della Vallemaggia (Acovam), in grado di promuovere gli interessi economici, sociali e culturali della Valle.
«Ci sono diverse rivendicazioni che potremmo portare avanti. L’esigenza attuale però non è quella di creare un’associazione di Comuni», ci spiega il sindaco di Lodrino Carmelo Mazza, che però non esclude che nel futuro la riunione informale dei sindaci possa invece trasformarsi in una organizzazione istituzionalizzata. «Ancor più che in passato siamo chiamati a confrontarci con le decisioni delle autorità cantonali. Credo quindi che, anche in vista di una maggiore promozione del nostro territorio, è una buona idea che i rappresentanti dei nostri Comuni discutano tra loro».
Della stessa opinione è anche il capo dell’Esecutivo di Acquarossa, Odis Barbara De Leoni: «Ci sono tematiche e progetti che riguardano non solo i singoli Comuni o le singole Valli, ma il territorio nel suo insieme. Un esempio potrebbe essere il bando di concorso per aggiudicarsi il Museo cantonale di Storia naturale, che potrebbe rappresentare un obiettivo da portare avanti uniti». «È un’idea interessante. Una coordinazione tra i diversi Comuni può essere positiva per raggiungere gli obiettivi che ci stanno a cuore», commenta dal canto suo Franco Pedrini, sindaco di Airolo.
Soddisfatto della proposta si dimostra pure il capo dell’Esecutivo di Faido Roland David: «È una mossa molto utile per portare avanti i progetti che ci stanno a cuore. Chiaramente ci potranno essere visioni contrapposte o priorità diverse, ma il vantaggio di incontrarsi a cadenza regolare è quello di condividere fra noi problematiche che hanno un forte impatto sul territorio». Tutti d’accordo, dunque. E non a caso il primo incontro è già in agenda per la fine di questa estate, «in modo da arrivare preparati all’incontro con il Governo che probabilmente si terrà in autunno e che vedrà protagonisti tutti i sindaci delle Tre Valli», conclude appunto David.

Comuni: è via libera alle scissioni coatte

Comuni: è via libera alle scissioni coatte

Dal Corriere del Ticino del 21 giugno 2016

Norman Gobbi: «Volontà popolare rispettata» – Simone Ghisla: «A rischio l’autonomia degli enti»

Dopo le aggregazioni coatte, ora anche le separazioni forzate sono diventate realtà e trovano fondamento nella legge. È quanto ha deciso a stretta maggioranza il Gran Consiglio che con 38 voti favorevoli, 32 contrari e 6 astensioni, ha dato luce verde alla modifica della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr), accogliendo il rapporto elaborato da Omar Balli (Lega). Ma procediamo con ordine. La questione delle scissioni coatte era tornata all’auge dell’attenzione politica dopo il 25 agosto 2015 il Tribunale federale aveva accolto il ricorso inoltrato dal Comune di Lavertezzo. Nel dettaglio, l’Ente locale si era rivolto ai giudici dell’Alta Corte contestando il decreto legislativo del marzo 2014, che prevedeva l’aggregazione di Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e dei territori in valle dei Comuni di Cugnasco-Gerra e, appunto, Lavertezzo. Ma c’è un ma. Alle urne, i cittadini di Lavertezzo avevano espresso un voto globalmente negativo, ad eccezione della frazione in Valle di Lavertezzo. Il decreto avallato dal Gran Consiglio prevedeva dunque la scissione coatta di quest’ultima. Una decisione però contestata e portata dinnanzi al Tribunale federale che ha così mostrato pollice verso al Consiglio di Stato, poiché la «Legge accenna solo alle aggregazioni coatte, non alle separazioni». Chiamato a colmare una lacuna giuridica, il Parlamento ha così dovuto decidere se introdurre nell’attuale legge la separazione forzata. E qui, le posizioni in aula si sono spaccate. Da un lato i sostenitori del rapporto di maggioranza – Lega, PLR, PS e Verdi – hanno sottolineato come «la modifica mira a sopperire alla lacuna dell’attuale norma per poter procedere, in determinati scenari e date determinate premesse, a scissioni coatte di comparti di territorio quali frazioni o quartieri», ha esordito Balli. «Il bene della Verzasca sta a cuore a tutti», ha così replicato il relatore di minoranza Simone Ghisla (PPD), «ma è opportuno limitare la portata del campo d’applicazione della Legge aggiungendo che lo scorporo di una parte del comune può avvenire solo se esso non è contiguo. La modifica di legge, così come da noi presentata, permette di risolvere il caso della Verzasca senza mettere nelle mani di Governo e Parlamento un potere di disgregazione eccessivo che rischia di essere un’arma forte con i deboli e viceversa». O, per dirlo con le parole di Paolo Pamini (La Destra), «dare al Governo un cannone per sparare sui passeri». E se i contrari si sono più volte appellati all’autonomia comunale, secca è stata la risposta di Gianrico Corti (PS): «Questi sono discorsi da fantapolitica. Discorsi retrò che mi fanno pensare alle lotte di fine ‘800. Mentre qui si guarda al futuro, a Ticino 2020». «Chi crede che l’Esecutivo sia così folle da portare avanti un progetto d’aggregazione senza prendere in considerazione il parere dei cittadini?» ha replicato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi che ha sottolineato come «l’evoluzione del territorio tiene conto della volontà popolare come pure delle tradizioni».

Scene da catastrofe

Scene da catastrofe

Da LaRegione del 20 giugno 2016, un articolo di Daniela Carugati

È tutta una finzione, ma l’esercizio ‘Odescalchi’ messo in campo da domenica nel distretto restituisce bene l’idea di cosa potrebbe accadere davvero se nell’area ferroviaria di Chiasso si verificasse un incidente grave e di vaste proporzioni. Militari, militi, agenti e sanitari dei due versanti del confine testano forze e collaborazione. Li abbiamo seguiti sul loro… terreno.

Scene da una catastrofe… simulata. Da qualche ora il Mendrisiotto è tutto un brulicare di divise. Si mette in campo una delle più vaste esercitazioni mai viste. Perché è la prima volta che enti di pronto intervento ed eserciti svizzeri e italiani misurano, insieme, le proprie forze. Le tute mimetiche si mischiano a quelle rosse delle Unità di intervento, al blu dei sanitari e al cachi dei militi della Protezione civile (Pci). Anche i giornalisti hanno ricevuto la loro pettorina arancione e, in questa prima giornata particolare (l’esercizio proseguirà sino a martedì), si lasciano guidare attraverso gli scenari che evocano incidenti ferroviari, nubi tossiche, edifici in fiamme e macerie. Epicentro l’area ferroviaria di Chiasso, come in un domino gli effetti si concatenano per testare tutte le forze in campo: alla fine si saranno mobilitate circa 3’000 persone. Schierati i figuranti, dai detriti predisposti alla bisogna, lì all’ex Celoria, si levano delle grida d’aiuto, così da rendere più verosimile l’esercitazione ribattezzata ‘Odescalchi’. La voce di Paolo Cescotta , capo del Servizio protezione popolazione, accompagna le prime fasi della dimostrazione. Anche a beneficio delle autorità cantonali e comunali invitate ad assistere e issate su alcune tribunette. In fondo è un modo pure per esorcizzare quanto si confida non accada mai: lungo le rotaie che attraversano la città, una delle due zone rosse del Ticino, transitano pur sempre merci pericolose a tonnellate. Meglio lasciarsi sorprendere dalle abilità delle Uit dei Pompieri (del Mendrisiotto e di Lugano) e dall’impegno dei cani di Redog, pronti a localizzare e trarre in salvo i possibili feriti. Prima si effettua un’analisi dei rischi, poi si passa all’azione, ci spiega il capitano Federico Sala dei Pompieri di Lugano. Un elicottero Superpuma dell’esercito sorvola il cielo chiassese, mentre un drone sorveglia la zona incidentata. Mezzi tradizionali e no sono d’aiuto nel disegnare il quadro dell’emergenza per chi sta al posto di comando avanzato, poco distante, affidato alla Polizia cantonale, o a Rivera allo Stato maggiore di condotta.

Le 3 ‘T’ e il ‘Care team’

Se pompieri, militi delle Ffs, unità speciali e Guardie di confine sono in prima linea, uomini della Pci e sanitari si trovano nelle retrovie. Ma non sono meno importanti. Il Mercato Coperto a Mendrisio è stato trasformato nel punto di approdo di sfollati e feriti, convogliati lì dalle zone evacuate. Alla piattaforma sanitaria si muovono tra i 20 e i 25 soccorritori (in Ticino di operativi ce ne sono circa 500, poco meno della metà professionisti). È qui che scattano le 3 ‘T’, ci dice Franco Ghiggia , coordinatore cantonale del Dim, il Dispositivo sanitario incidenti maggiori. Ovvero triage, trattamento e trasporto delle persone secondo il loro stato e la loro gravità. Da una parte chi è rimasto illeso, dall’altra chi urge di cure. «Da questo esercizio trarremo gli insegnamenti per migliorare in questo ambito», commenta Ghiggia. In una ipotetica realtà ci sarebbero risorse sufficienti? «Le garanzie per fronteggiare un incidente maggiore ci sono», ci rassicura. Dentro il Centro manifestazioni la Pci si occupa di registrare quanti, nella finzione, si sono ritrovati senza un tetto sulla testa. Dà loro una prima assistenza e un piatto caldo: la cucina è già in funzione. «In un caso simile le persone interessate sarebbero migliaia. E la casistica ci illustra che a necessitare di un alloggio, la prima notte, è il 30%», fa presente Claudio Canova , comandante della Protezione civile del Mendrisiotto. Ecco perché si è pronti a predisporre un supporto sociopsicologico iniziale. È il ‘Care team’ a occuparsene, una cinquantina di volontari istruiti ad hoc (una ventina dei quali momò), attivi ormai da un anno. Un lasso di tempo che li ha visti intervenire in una cinquantina di casi nella vita reale. Dalla notte a dare il cambio toccherà alle truppe: un ruolo sussidiario, quello dell’esercito, in caso di catastrofe.

Scene da una catastrofe… simulata. Da qualche ora il Mendrisiotto è tutto un brulicare di divise. Si mette in campo una delle più vaste esercitazioni mai viste. Perché è la prima volta che enti di pronto intervento ed eserciti svizzeri e italiani misurano, insieme, le proprie forze. Le tute mimetiche si mischiano a quelle rosse delle Unità di intervento, al blu dei sanitari e al cachi dei militi della Protezione civile (Pci). Anche i giornalisti hanno ricevuto la loro pettorina arancione e, in questa prima giornata particolare (l’esercizio proseguirà sino a martedì), si lasciano guidare attraverso gli scenari che evocano incidenti ferroviari, nubi tossiche, edifici in fiamme e macerie. Epicentro l’area ferroviaria di Chiasso, come in un domino gli effetti si concatenano per testare tutte le forze in campo: alla fine si saranno mobilitate circa 3’000 persone. Schierati i figuranti, dai detriti predisposti alla bisogna, lì all’ex Celoria, si levano delle grida d’aiuto, così da rendere più verosimile l’esercitazione ribattezzata ‘Odescalchi’. La voce di Paolo Cescotta , capo del Servizio protezione popolazione, accompagna le prime fasi della dimostrazione. Anche a beneficio delle autorità cantonali e comunali invitate ad assistere e issate su alcune tribunette. In fondo è un modo pure per esorcizzare quanto si confida non accada mai: lungo le rotaie che attraversano la città, una delle due zone rosse del Ticino, transitano pur sempre merci pericolose a tonnellate. Meglio lasciarsi sorprendere dalle abilità delle Uit dei Pompieri (del Mendrisiotto e di Lugano) e dall’impegno dei cani di Redog, pronti a localizzare e trarre in salvo i possibili feriti. Prima si effettua un’analisi dei rischi, poi si passa all’azione, ci spiega il capitano Federico Sala dei Pompieri di Lugano. Un elicottero Superpuma dell’esercito sorvola il cielo chiassese, mentre un drone sorveglia la zona incidentata. Mezzi tradizionali e no sono d’aiuto nel disegnare il quadro dell’emergenza per chi sta al posto di comando avanzato, poco distante, affidato alla Polizia cantonale, o a Rivera allo Stato maggiore di condotta.

Le 3 ‘T’ e il ‘Care team’

Se pompieri, militi delle Ffs, unità speciali e Guardie di confine sono in prima linea, uomini della Pci e sanitari si trovano nelle retrovie. Ma non sono meno importanti. Il Mercato Coperto a Mendrisio è stato trasformato nel punto di approdo di sfollati e feriti, convogliati lì dalle zone evacuate. Alla piattaforma sanitaria si muovono tra i 20 e i 25 soccorritori (in Ticino di operativi ce ne sono circa 500, poco meno della metà professionisti). È qui che scattano le 3 ‘T’, ci dice Franco Ghiggia , coordinatore cantonale del Dim, il Dispositivo sanitario incidenti maggiori. Ovvero triage, trattamento e trasporto delle persone secondo il loro stato e la loro gravità. Da una parte chi è rimasto illeso, dall’altra chi urge di cure. «Da questo esercizio trarremo gli insegnamenti per migliorare in questo ambito», commenta Ghiggia. In una ipotetica realtà ci sarebbero risorse sufficienti? «Le garanzie per fronteggiare un incidente maggiore ci sono», ci rassicura. Dentro il Centro manifestazioni la Pci si occupa di registrare quanti, nella finzione, si sono ritrovati senza un tetto sulla testa. Dà loro una prima assistenza e un piatto caldo: la cucina è già in funzione. «In un caso simile le persone interessate sarebbero migliaia. E la casistica ci illustra che a necessitare di un alloggio, la prima notte, è il 30%», fa presente Claudio Canova, comandante della Protezione civile del Mendrisiotto. Ecco perché si è pronti a predisporre un supporto sociopsicologico iniziale. È il ‘Care team’ a occuparsene, una cinquantina di volontari istruiti ad hoc (una ventina dei quali momò), attivi ormai da un anno. Un lasso di tempo che li ha visti intervenire in una cinquantina di casi nella vita reale. Dalla notte a dare il cambio toccherà alle truppe: un ruolo sussidiario, quello dell’esercito, in caso di catastrofe.

Un accordo di mutuo soccorso

Si capisce bene come la collaborazione, anche transfrontaliera, qui, sia fondamentale. ‘Odescalchi’ ha avuto un ‘effetto collaterale’ benefico: un’intesa operativa tra Cantone e Prefettura di Como. A sottoscriverla ieri a Chiasso il capo del Di Norman Gobbi e il prefetto Bruno Corda.

Più sicurezza grazie al miglior presidio del nostro territorio

Più sicurezza grazie al miglior presidio del nostro territorio

Dal Mattino della Domenica del 12 giugno 2016
La collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali è fondamentale

L’uniforme blu. Un tratto caratteristico dei nostri agenti di Polizia, siano essi della cantonale o della comunale. Agli occhi dei cittadini poco importa se a tutelare la nostra sicurezza sia un agente della Polizia cantonale o della comunale. L’importante è che un bene fondamentale e primario sia garantito: la sicurezza di tutta la popolazione. Un obiettivo che, come non mi stancherò mai di ripetere, ho sempre messo al centro del mio operato sin dalla mia entrata in Governo nel 2011, intraprendendo diversi progetti volti ad accrescere la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. Uno degli aspetti principali della strategia di rafforzamento della sicurezza nel nostro Cantone è appunto quello relativo al miglioramento della collaborazione tra tutti gli attori attivi sul nostro territorio, a cominciare proprio dalla Polizia cantonale e dalle Polizie comunali.
In questo contesto, nel 2012 un primo e importantissimo passo è stato fatto con l’entrata in vigore della legge che disciplina la collaborazione tra la Polizia cantonale e quelle comunali. Una legge che persegue l’obiettivo di migliorare il presidio del territorio e di rendere l’operato delle forze dell’ordine più efficace. Un’efficacia che si traduce anche con la maggior presenza degli agenti sul terreno, che rivela molto importante specialmente agli occhi dei cittadini, i quali a giusta ragione vogliono “vedere e sentire” la nostra polizia ticinese. Un obiettivo che occorre raggiungere attraverso il coordinamento delle forze dell’ordine, in modo che queste possano meglio controllare il territorio e soprattutto intervenire in maniera più rapida qualora fosse necessario. Per concretizzare la collaborazione tra le forze di polizia, il Dipartimento delle istituzioni da me diretto sta portando avanti un importante lavoro insieme ai partner istituzionali che si occupano di sicurezza nei cosiddetti “Comuni-Polo”, che fungono da punti di riferimento nelle diverse regioni.
In quest’ottica, ho introdotto negli ultimi anni dei momenti d’incontro con i Municipali di riferimento e i rappresentanti delle Polizie comunali, per poter svolgere un lavoro di coordinamento e di gestione del territorio ancor più mirato ed efficace. Un cammino che intendo continuare a percorrere anche nell’avvenire coinvolgendo i diversi attori. La sicurezza è infatti un bene comune che può essere garantito solamente attraverso sforzi comuni. Dal Cantone ai Comuni passando naturalmente dai cittadini, le nostre preziose sentinelle sul territorio. Sentinelle che hanno però bisogno di riconoscersi nelle Autorità chiamate ad assicurare la loro sicurezza, di riconoscersi nella loro polizia e in quelle uniformi blu che ogni giorno lavorano con impegno per la sicurezza del nostro Cantone e di tutti i cittadini. Avanti così, dunque, per una sempre maggior collaborazione tra le forze dell’ordine, per una sempre maggior vicinanza delle stesse con il Popolo ticinese!

Déjeuner au Château con provocazione: il Governo crei il Dipartimento dell’enogastronomia

Déjeuner au Château con provocazione: il Governo crei il Dipartimento dell’enogastronomia

Dal portale Liberatv.ch, un articolo di Marco Bazzi

Gli chef stellati di “Sapori Ticino” al Castello di Morcote, tra lago, vigneti e antica pietra.Cronaca di una giornata di grandi sapori. E sul Dipartimento non stiamo affatto scherzando: il Ticino ne avrebbe tanto bisogno

VICO MORCOTE – Il luogo è: il Castello di Morcote, tra la collina che domina Vico e il fitto bosco che sale fino all’alpe Vicania. Una tenuta spettacolare dove ti sembra che i vigneti affondino le radici nel lago.

Su quella terra ricca di frammenti di porfido rosso, originati da antichissima lava vulcanica, sorge, a strapiombo sul Ceresio, che lì si stringe tra il San Giorgio e l’Arbostora, un castello medievale dove si narra abbia soggiornato anche il Barbarossa.

In questo incantevole scenario, tra vigneti che producono vini di grande intensità, si è svolto ieri il Déjeuner au Château, uno degli appuntamenti della rassegna di alta gastronomia “Sapori Ticino”.

E se il luogo è il Castello di Morcote, i nomi sono: Gaby Gianini, la padrona di casa, Michele Conceprio, l’enologo della tenuta, e Dany Stauffacher, padre e anima di Sapori Ticino.

Ai fornelli si sono confrontati quattro chef “stellati” di altrettanti ristoranti italiani: Emanuele Scarello, Philippe Léveillé, Alfio Ghezzi ed Enrico Recanati.

Il tema era il pesce, declinato tra mare e acqua dolce: dal biscotto ghiacciato di scampi ai tortelli di granzoporo con brodo di asparagi, fino al temolo con frutta e verdura in agrodolce. Per chiudere con un capolavoro di pasticcieria firmato da Recanati. Esperienza enogastronomica fantastica e profumi e sapori dei piatti e dei vini esaltati da un paesaggio incantevole. Non potevano mancare il sindaco di Vico, Giona Pifferi, e il ministro Norman Gobbi, al quale il Governo dovrebbe affidare – dopo averlo creato, scorporando dalla Sezione agricoltura il vasto mondo dei prodotti del territorio – il Dipartimento dell’enogastronomia. E non stiamo affatto scherzando: il Ticino ne avrebbe tanto bisogno.

Apertura di SlowUp Ticino 2016

Apertura di SlowUp Ticino 2016

Discorso pronunciato dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in occasione dell’apertura di SlowUp Ticino

Signor Sindaco di Locarno,
Signor Sindaco di Bellinzona,
Signor Presidente del Comitato promotore,
Autorità locali,
Sponsor e organizzatori,
Gentili Signore, Egregi Signori,

per me oggi è un grande piacere portarvi il saluto del Consiglio di Stato per inaugurare ufficialmente la sesta edizione di SlowUp Ticino.

Si tratta di un appuntamento che dal 2011 è sempre più atteso dalla popolazione ticinese ma anche dai turisti che, in questo periodo dell’anno, giungono nel nostro bel Cantone.
Slow up in cinque anni è diventato uno degli eventi gratuiti dedicati al movimento più importanti e di successo del Cantone diventando una festa popolare dalle molte virtù.

In questa dinamica sana non solo per il corpo ma anche per la mente, abbiamo l’occasione di scoprire e riscoprire le bellezze del nostro territorio.
Il Cantone, grazie ai contributi di tutti i Dipartimenti, ha confermato anche quest’anno, per la sesta volta consecutiva, il suo sostegno finanziario.
Siamo infatti più che soddisfatti di poter contribuire a un evento vincente e diverso da tutti gli altri grazie a un’atmosfera unica in cui le strade non sono più ostaggio delle automobili.
Il supporto del Cantone a questa manifestazione, che è a complemento di quello offerto dai principali sostenitori a livello nazionale e regionale del progetto – che ringrazio sentitamente – si inserisce in un discorso più generale in questo ambito: ovvero l’impegno del Cantone, tramite il Dipartimento del territorio, nella pianificazione e nella promozione della mobilità ciclabile e pedonale.

Uno sforzo che si integra, grazie al mio Dipartimento e al programma “Strade sicure” e alla Polizia cantonale, con una costante prevenzione a livello di sicurezza stradale.

Non va dimenticata poi la promozione, con in prima linea il Dipartimento socialità e sanità, di uno stile di vita sano con l’invito esteso a tutte le fasce di età di svolgere un’attività fisica.
Slowup rappresenta quindi un momento straordinario di sensibilizzazione per favorire la mobilità lenta.

È anche un’azione di prevenzione sulla sicurezza stradale per gli utenti più vulnerabili della strada (ciclisti e pedoni) che, come i conducenti di veicoli, sono tenuti ad un comportamento corretto e al rispetto delle regole della circolazione stradale.
L’impegno del mio Dipartimento e delle Polizia cantonale e comunale è continuo, sia attraverso le azioni di prevenzione e informazione, sia con l’educazione stradale e il sostegno a iniziative concrete come il progetto “Meglio a piedi”.
L’utilità di queste campagne di sensibilizzazione si conferma purtroppo nelle statistiche. Ricordo a proposito che gli incidenti che hanno coinvolto persone in bicicletta e pedoni in Svizzera nel 2014 hanno causato il 41.1% del totale dei feriti gravi occorsi sulle strade e il 31.6% dei decessi.
Per le biciclette i valori registrati sono addirittura aumentati rispetto all’anno precedente.
Dati che ci confermano che occorre quindi restare vigili in questo settore e mantenere iniziative a favore di una maggiore sicurezza stradale.
E qui mi permetto di sottolineare un consiglio molto importate: indossate un casco!
Non mi soffermo sul programma di dettaglio della giornata di oggi che vi sarà presentato in seguito dal Presidente del comitato di organizzazione, Roberto Schneider.

Non mi rimane quindi che ringraziare tutti, i sostenitori, i partner regionali, i promotori, gli organizzatori e tutte le persone (agenti delle polizie comunali, personale della protezione civile e del servizio autolettiga, volontari di associazioni che grazie, ecc.) al loro impegno rendono possibile questa giornata.

Auguro a tutti buon divertimento e una splendida giornata senz’auto.

Norman Gobbi
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

«Siamo molto preoccupati. Più controlli alle frontiere »

«Siamo molto preoccupati. Più controlli alle frontiere »

Dal Corriere del Ticino del 15 aprile 2016 un’intervista a cura di Giovanni Galli

Per la Svizzera è uno scenario, per il Ticino una quasi certezza. Nei prossimi mesi è «altamente probabile» che si ripeta una situazione straordinaria sulla frontiera con l’Italia, «interessando in particolar modo il Cantone», ha detto Norman Gobbi ai colleghi direttori dei Dipartimenti di giustizia e polizia. E questo è motivo per nutrire «forti preoccupazioni». Gli arrivi di migranti attraverso il Mediterraneo in Sud Italia hanno fatto registrare una forte impennata nei primi tre mesi del 2016, passando da 11 mila (nello stesso periodo del 2015) a 18 mila. Nei primi 12 giorni di aprile gli arrivi sono stati 22.140, contro i 16.063 di 12 mesi prima, sull’arco di 30 giorni. Bellinzona dice di aver appreso con soddisfazione della decisione del Dipartimento della difesa di cambiare le date dei corsi di ripetizione di quattro battaglioni per eventualmente appoggiare le autorità civili. Ma apprezza anche che la Sezione della migrazione si sia detta disposta, in caso di emergenza, ad operare durante il fine settimana, periodo in cui a Chiasso si registrano per ora gli arrivi maggiori. Inoltre è stata condivisa la proposta ticinese di valutare scenari di intensificazione dei controlli alla frontiera sui migranti. Una lettera con queste richieste sarà inviata al Consiglio federale dalla Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia.

Lei esprime forte preoccupazione. A livello svizzero non sembra essercene?
«La situazione mi sembra sottovalutata. Per questo ho illustrato le informazioni di prima mano sugli arrivi di migranti raccolte in questi giorni a Roma».

Ma in Svizzera le domande sono diminuite nel primo trimestre. Come lo spiega?

«Queste domande sono inferiori agli ultimi tre mesi ma non allo stesso periodo del 2015. Si cerca di abbellire una situazione, che invece va presa seriamente. I colleghi degli altri Cantoni lo stanno già facendo. Questo non deve impedire di prendere in considerazione altre varianti per rendere meno attrattivo il Paese. Perché se il Ticino e la Svizzera rimangono l’unica porta aperta attorno all’Italia, qualche conseguenza ci sarà».

Nel complesso come giudica il piano?
«Il piano serve innanzitutto a gestire le competenze fra tutti gli attori coinvolti, dalla Confederazione ai Comuni. Resta certo qualche domanda aperta, ad esempio come gestire i migranti dal punto di vista dei trasporti dalla frontiera sud verso gli altri centri. C’è anche un problema di ordine finanziario: da parte di più Cantoni è stata evocata l’esplosione dei costi».
Ma la Svizzera è pronta o no ad affrontare un’emergenza? Questi piani l’anno scorso non c’erano.
«L’anno scorso eravamo pronti a gestire una situazione straordinaria, come quella vissuta tra maggio e giugno in Ticino e fra novembre e gennaio nella Svizzera orientale. Il piano discusso ieri invece fissa i parametri per gestire una situazione d’emergenza, quando le strutture ordinarie collassano velocemente: 10 mila domande d’asilo in 30 giorni, 10 mila al mese per tre mesi, 30 mila attraversamenti irregolari del confine in pochi giorni».

In concreto com’è la prontezza?
«Se siamo davvero pronti lo verificheremo solo in una reale emergenza. In Ticino la nostra pianificazione è molto avanti. Mentre molte delle domande critiche da noi sottoposte a Berna, dai trasporti alla gestione dei migranti, restano ancora aperte. Attendiamo una risposta».

Ci sono posti a sufficienza? Quelli nuovi come verranno creati?
«Abbiamo chiesto di portarli da 4.600 a 9 mila, per lo scenario peggiore. Questi posti verrebbero occupati solo brevemente, giusto il tempo per avviare la procedura. Poi i richiedenti verrebbero attribuiti ai Cantoni. La Confederazione ha promesso di non requisire i centri di Protezione civile e di lasciarli ai Cantoni. In via prioritaria si ricorrerà quindi ad infrastrutture militari. In questo momento però in Ticino abbiamo già tutte le caserme occupate».

Norman Gobbi presidente della Regio insubrica

Norman Gobbi presidente della Regio insubrica

Questa mattina a Mezzana sono stato nominato Presidente della Regio insubrica. Carica che assumerò fino al mese di giugno. Di seguito il testo integrale del comunicato stampa ufficiale.

Comunicato stampa
In un clima cordiale e collaborativo si è tenuta questa mattina a Mezzana (Cantone Ticino) la prima riunione dell’Ufficio Presidenziale e del Comitato Direttivo della Comunità di lavoro Regio Insubrica dopo l’entrata in vigore l’11 dicembre scorso della nuova Dichiarazione d’Intesa e del nuovo Regolamento Finanziario.
Considerato che di norma il Presidente di turno viene nominato nel mese di giugno in occasione dell’Assemblea generale, si è deciso che il Presidente del Consiglio di Stato del Cantone Ticino, Norman Gobbi assuma la carica sino a tale data per poi passare le consegne ad un rappresentante delle due Regioni per il periodo 2016/2017.
Si è preso atto con piacere che la Regione Piemonte sarà rappresentata in Ufficio Presidenziale dal Vice Presidente Aldo Reschigna, mentre la Regione Lombardia dall’Assessore post EXPO e città metropolitana, Francesca Brianza.

Due tunnel per un Paese più unito

Dal Corriere del Ticino di martedì 12 gennaio 2016 un mio articolo d’opinione sul risanamento del tunnel del San Gottardo

Il motto «Unus pro omnibus, omnes pro uno» – impresso sulla cupola di Palazzo federale – accompagna la Svizzera da oltre sette secoli, fin dalla lotta dei Cantoni fondatori del 1291. In occasione del tradizionale incontro con i consiglieri di Stato della Svizzera, avvenuto qualche giorno fa a Interlaken, il Ticino ha voluto ribadire questo messaggio di unione e di solidarietà, nella speranza che echeggi attraverso il Paese anche il 28 febbraio, quando ci esprimeremo sul risanamento del tunnel autostradale del San Gottardo.
Il San Gottardo va risanato. Su questo punto non vi sono dubbi. La costruzione di un secondo tunnel scelta da Consiglio federale e Parlamento – dopo lunga e minuziosa analisi di tutte le varianti – è l’unica che evita al Ticino un isolamento di quasi tre anni dal resto della Svizzera. Questo elemento, da solo, dovrebbe bastare per convincere non solo i cittadini ticinesi, ma anche tutti i concittadini svizzeri. Nessun cantone, infatti, accetterebbe mai di restare senza un collegamento stradale con il resto della nazione. Senza il secondo tunnel, verrebbe messa a rischio pure la coesione nazionale del nostro Paese, per la quale il Ticino – minoranza linguistica e culturale – gioca un ruolo fondamentale.
Non dobbiamo poi dimenticare che la costruzione di un secondo tubo è anche l’unica soluzione che permette realmente di accrescere la sicurezza nella galleria, eliminando il rischio di scontri frontali che negli ultimi anni hanno causato ancora troppi incidenti. La separazione delle direzioni di marcia – non solo sulle autostrade ma anche nei tunnel ferroviari – è cruciale per la sicurezza dei viaggiatori. Un aspetto, quest’ultimo, che sarebbe pericoloso relativizzare e che al contrario deve essere messo al centro delle decisioni sull’avvenire del San Gottardo. Un elemento fondante del nostro Paese, che incarna i valori sui quali la Svizzera – la nostra Patria – è stata forgiata.
Sostenere questo progetto è quindi un gesto di solidarietà confederale, ma anche un gesto di responsabilità nei confronti delle future generazioni. La variante di risanamento scelta dal Governo federale è infatti sostenuta da una serie di vantaggi concreti e indiscutibili. La costruzione di una seconda galleria monodirezionale offre il migliore rapporto tra costi e benefici, poiché è l’unica utile anche per i risanamenti futuri, che saranno necessari ogni 30-40 anni. Non da ultimo, ogni anno l’economia di tutta la Svizzera fa transitare attraverso il tunnel del San Gottardo merci per un valore di oltre 9 miliardi di franchi; pensare che con il tunnel chiuso questo flusso possa scorrere senza intoppi è irrealistico e irresponsabile.
Il Governo del Canton Ticino ha quindi rivolto ai membri di tutti gli altri Esecutivi cantonali un chiaro invito a sostenere il tunnel di risanamento del San Gottardo e a ribadire la forza del sistema federalista svizzero, anche il 28 febbraio prossimo. Due tunnel. Una Svizzera.