Italia e immigrazione: prima che sia troppo tardi!

Italia e immigrazione: prima che sia troppo tardi!

Le immagini dalla stazione centrale di Milano sono lo specchio del fallimento europeo in materia di controllo dell’immigrazione. La stessa UE critica però la Svizzera, e l’Italia critica il Ticino per voler evitare di cadere nel baratro verso cui il Continente si è avviato velocemente e ciecamente!
Centinaia di immigrati clandestini, profughi e non, si ammassano nottetempo per dormire nella stazione di Milano Centrale (vedi foto). Questa triste immagine è la tragica conferma del fallito tentativo europeo di controllare l’immigrazione, e quindi degli accordi di Dublino in materia di asilo. Parallelamente la Francia ha posto controlli più stretti alla frontiera italo-francese, cosa già fatta dagli austriaci. Tutto ciò palesa come gli Stati europei, e non l’UE, facciano i propri interessi in barba alla solidarietà e alla libera circolazione; e allora perché la Svizzera viene criticata quando il suo Popolo decide di fare altrettanto? Evidentemente scopo dell’UE è indebolire la Svizzera, che patisce già un Governo federale accecato dal baillame globalista e europeista, e non sa riconoscere la tragicità e la serietà della situazione in cui ci troviamo, Ticino in maniera particolare.

L’Italia, come solito, vive sopra le righe e lo fa con disarmante sconsideratezza in questo momento di grave crisi migratoria. Il suo Ministro dell’Interno Angelino Alfano è ormai travolto dallo scandalo di “Mafia capitale” legata ad appalti e lucro mafioso sui flussi migratori e i richiedenti l’asilo. Come si può pretendere che il Ministero preposto alla sicurezza e al controllo dell’immigrazione sia concentrato sulla sua missione, quando il ministro stesso è attorniato da inquisiti e collusi? Evidentemente, tutto questo sfugge a Berna che continua a considerare l’Italia un paese normale.

Diana! Il Ticino sta facendo un lavoro immane nel tenere sicura la porta sud della Confederazione, a fronte di flussi migratori in esplosione e una criminalità dilagante in Lombardia. Veniamo criticati perché chiediamo i pendenti e i precedenti penali, perché stringiamo sull’afflusso di persone straniere; ci si dimentica però che l’Italia è ormai allo sbando, con popolazione in subbuglio (anche nei Comuni di sinistra) per l’arrivo sconsiderato di profughi, oppure che oggi il Ticino e la Svizzera fanno il lavoro che si sarebbe dovuto fare in Sud Italia, ossia registrare tutti i clandestini che chiedono asilo; già, ma nei CARA italiani (centri di accoglienza per richiedenti l’asilo) gestiti dalle cooperative interessa incassare le indennità, non fare il lavoro!

Il muro ipotizzato dal Nano deve diventare sempre più una realtà, non tanto fisica quanto operativa nei controlli stretti al confine, nei respingimenti dei clandestini e nella collaborazione interforze. Dobbiamo evitare che la stazione di Chiasso diventi Milano Centrale, che il Ticino diventi un territorio insicuro e che la Svizzera resti l’unica porta aperta attorno all’Italia. Dobbiamo reagire con forza e fermezza, prima che sia troppo tardi.

Norman Gobbi

I Patrizi ticinesi al servizio del Paese

I Patrizi ticinesi al servizio del Paese

Con immutato piacere prendo la parola, a nome del Consiglio di Stato e quest’anno anche nelle vesti di suo Presidente, per portare il saluto dell’Autorità cantonale all’Assemblea generale dell’Alleanza patriziale.

Si tratta di un appuntamento tradizionale e al contempo estremamente significativo per i Patriziati ticinesi e, in particolare, per l’ente mantello che li rappresenta, l’ALPA. Da quando ho il piacere e la responsabilità di dirigere il Dipartimento delle istituzioni è questa la quinta assemblea generale cui presenzio. Dall’assemblea del 2011 non molto lontano da qui, a Tesserete in Capriasca, a quella del 2012 ad Ascona, in riva al Lago Maggiore, al consesso tenutosi l’anno successivo in Alta Valle di Blenio, a Olivone, all’assemblea dell’anno scorso in Lavizzara a Prato Sornico (in un clima quasi invernale, ma riscaldato dalla viva partecipazione, vorrei quasi dire dalla passione, di centinaia di amministratori patriziali), quest’anno l’assemblea generale dell’ALPA, organizzata dai Patriziati di Scareglia, Certara, Cimadera, Colla e Piandera che voglio anche io ringraziare, ha luogo in Valcolla. Ho voluto elencare le località che hanno ospitato le ultime cinque assemblee non per puro spirito di cronaca, bensì per sottolineare come questo peregrinare su e giù per il Ticino sia oltremodo significativo della capillare presenza dei Patriziati in tutto il Cantone. Non vi è certo particolare bisogno, di fronte a questa platea, di ricordare e dare risalto al ruolo fondamentale degli Enti patriziali quali testimoni e sentinelle della nostra storia e identità ticinese. L’ho evidenziato più volte in passato e credo di poter dire che oggi, come e forse ancor di più che in passato, i Patriziati si stanno assumendo a pieno titolo questo ruolo e queste responsabilità.

La strategia cantonale in ambito patriziale, che si fonda sulla Legge organica patriziale del 1995 ed è stata ulteriormente rafforzata con la revisione parziale del 2013, si prefigge l’obiettivo primario di confermare e consolidare il ruolo dei Patriziati quali partner affidabili ed efficienti dei Comuni, in modo particolare nella gestione del territorio, cioè della principale e più preziosa risorsa del nostro Cantone. Questo concetto, semplice e intrigante al contempo, perché rappresenta una sfida a costantemente migliorarsi per assolvere sempre meglio e con maggiore efficacia un reale servizio di pubblica utilità, l’ho espresso e ribadito in più occasioni e in diversi contesti. Posso dire senza timore di smentita che questi obiettivi siano integralmente condivisi anche dal vostro ente mantello, l’Alleanza patriziale, che accompagna l’Autorità cantonale, ognuno nel rispetto dei suoi compiti e delle sue competenze, nel costante lavoro di consolidamento dei Patriziati nel panorama istituzionale ticinese. Proprio per far seguire i fatti alle parole e fornirvi quindi gli strumenti per assolvere gli importanti compiti che la legge vi affida, oltre a rendere operativo il nuovo Fondo per la gestione del territorio e a confermare il fondamentale ruolo di aiuto agli investimenti del Fondo di aiuto patriziale, a partire da quest’anno abbiamo allestito un percorso formativo specifico per gli amministratori patriziali. Grazie a una sinergia tra il Centro per la formazione degli enti locali (CFEL) e i miei collaboratori della Sezione degli enti locali, infatti, hanno avuto inizio questa primavera i corsi di formazione incentrati in particolare sul governo del Patriziato e della sua assemblea e sulle novità in ambito contabile. A quest’ultimo riguardo occorre sottolineare come l’introduzione obbligatoria della contabilità a partita doppia con conto degli investimenti rappresenti un passo importante, fors’anche difficoltoso per alcuni Patriziati, ma indispensabile per una vera gestione finanziaria degli enti patriziali secondo i criteri della pubblica amministrazione. I miei collaboratori mi riferiscono che la rispondenza a questi corsi di formazione è molto buona, ciò che rappresenta un ottimo viatico per il miglioramento dell’efficienza amministrativa dei Patriziati.

Citavo poc’anzi il vero e proprio ruolo di servizio pubblico svolto dagli amministratori patriziali. Desidero soffermarmi un momento su questo concetto, ricco di significati e di stimoli per il presente e per il futuro. Conservare, utilizzare, salvaguardare e promuovere i beni d’uso comune – il nostro magnifico territorio in primis – con spirito viciniale e a favore della comunità, come prescrive l’articolo 1 della LOP, rappresenta a non averne dubbi un compito di grande valenza pubblica. Si tratta di un vero e proprio servizio al Paese, che testimonia la riconoscenza verso gli insegnamenti, la storia, i sacrifici, le lotte e le conquiste di chi ci ha preceduti e che giustifica al contempo l’esistenza e l’importanza, oggi e domani, dei Patriziati ticinesi. In una società globalizzata, perennemente connessa con tutto il mondo e che pare non avere più confini, ma che al tempo stesso – quasi paradossalmente! – genera frequenti episodi di ripiegamento su sé stessi, nel segno di un individualismo il più delle volte miope, mi piace pensare all’impegno quotidiano di tutti noi, uomini e donne al fronte nei nostri Patriziati, come una forma semplice ma quanto mai preziosa e sincera di servizio alla comunità. Con le nostre conoscenze, con l’attaccamento alle nostre tradizioni, al nostro territorio e ai suoi beni, con la passione che infondiamo nelle nostre azioni pubbliche in seno ai nostri Patriziati esplichiamo un importante servizio al nostro Paese.

I Patriziati, in misura probabilmente ancora più importante di altri Enti pubblici, sono sorretti da importanti slanci ideali e da una fondamentale componente di volontariato. Questa è una risorsa preziosissima, da conservare e tramandare. Per farlo occorre continuare ad alimentare quel “sacro fuoco” che anima tanti cittadini patrizi e ricordare però anche, nel medesimo tempo, che le regole del gioco sono quelle del diritto pubblico, di una comunità che affronta assieme, e a beneficio di tutti, le sfide della salvaguardia, della gestione e della promozione del patrimonio patriziale. La funzione del Patriziato deve quindi essere anche quella di riferimento culturale e sociale per una società che anche in Ticino tende a dimenticare le sue origini, a disattendere le sue tradizioni e a non sempre promuovere i valori fondamentali della convivenza civile.

In questo contesto, gli enti patriziali rivestono un ruolo fondamentale nell’affermazione e nella difesa dell’identità locale. Eredi in linea diretta delle antiche comunità viciniali, i Patriziati ticinesi più di ogni altro Ente istituzionale incarnano i valori di attaccamento al territorio, alla comunità e alle sue tradizioni, la capacità di affrontare con spirito viciniale – lo ricorda l’articolo 1 della LOP! – e cioè con solidarietà comunitaria, le sfide cui devono fare fronte le nostre comunità, oggi e domani come ieri. Se in passato tali valori identitari si traducevano nella volontà (ancor prima che nella capacità) di affrontare, assieme, le prove imposte da una natura molte volte anche aspra nell’ambito di un’economia agricola e forestale di sussistenza, oggi difendere e promuovere l’identità patriziale significa anzi tutto conoscere, apprezzare e preservare le nostre origini e la lungimiranza di chi ci ha preceduti e continuare quindi a mettersi a disposizione come voi fate – molto spesso in maniera totalmente volontaria, senza alcun tornaconto personale – per l’amministrazione dei Patriziati ticinesi. 

Questi riferimenti appaiono tanto più importanti, quanto in altri ambiti istituzionali devono essere promossi progetti di riforma, in particolare attraverso le aggregazioni, per dare più forza, efficienza e autonomia ai Comuni. Il processo di aggregazione dei comuni non tocca direttamente i patriziati, nel senso che non si sta promuovendo di pari passo anche l’aggregazione dei patriziati (i cui comprensori in moltissimi casi coincidevano con quelli dei vecchi comuni). È pur vero che anche in ambito patriziale, laddove la richiesta proviene dal basso, il Cantone accompagna e sostiene, tramite la Sezione degli enti locali, le istanze di aggregazione. Proprio in questi mesi hanno infatti visto la luce il nuovo Patriziato di Aranno, Cimo e Iseo e quello di Castel San Pietro (frutto dell’unione tra l’omonimo Ente e quelli di Monte, Casima e Campora). Nella maggior parte dei casi, tuttavia, le aggregazioni comunali, indispensabili sul piano politico e istituzionale soprattutto nelle regioni periferiche ma sempre più necessarie anche in contesti urbani, non sono accompagnate da analoghe fusioni tra Patriziati. In tale contesto, questi ultimi assumono quindi un ulteriore e importante ruolo di legame per le comunità, fondato su valori culturali e storici condivisi, sullo sviluppo di iniziative culturali, su una gestione del territorio attenta alle tradizioni e ai significati storici e di identità. Sempre più numerose – lo testimonia l’incremento delle istanze al Fondo di aiuto patriziale e per la gestione del territorio – sono le iniziative promosse dai patrizi in numerosi comuni del Cantone che, attraverso interventi sul patrimonio alpestre, agricolo, forestale e di sentieri, investimenti di ristrutturazione e di manutenzione di immobili, promozione di studi e pubblicazioni, mantengono vivo e presente lo spirito vicinale su cui si è fondata la nascita e l’esistenza degli enti patriziali. 

La sfida presente e futura che attende i Patriziati ticinesi, oltre all’imperativo di un’accresciuta efficienza amministrativa quale requisito di una sana gestione pubblica, sarà perciò quella della collaborazione concreta ed efficace con i Comuni. È una prova affascinante e imprescindibile, qui in Valcolla, quartiere della Grande Lugano, come nel resto del Cantone, a beneficio di tutta la comunità. Non è una sfida facile da affrontare, tuttavia confido che i Patriziati ticinesi, accompagnati, sostenuti e – se necessario – anche richiamati al loro dovere dall’Autorità cantonale, oltre che ovviamente dall’ALPA, sapranno raccoglierla e portarla a buon compimento con la passione che da sempre li contraddistingue.

Discorso pronunciato dal Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea generale 2015 dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA) il 13 giugno 2015 – Fa stato il discorso orale –

Seduta extra muros del Consiglio di Stato

Seduta extra muros del Consiglio di Stato

Le priorità politiche e finanziarie del Cantone per il periodo 2015/2019 sono state discusse dal Consiglio di Stato nella tradizionale seduta extra muros di inizio Legislatura, che – fra la giornata di ieri e quella odierna – ha visto il Governo ticinese trasferirsi in Vallemaggia.

La seduta straordinaria – organizzata a Coglio, frazione del Comune di Maggia – ha permesso al Consiglio di Stato di approfondire i principali temi politici e finanziari che occuperanno il centro dell’attenzione di Governo, Parlamento e cittadinanza durante i prossimi quattro anni.

Il Consiglio di Stato ha anzitutto preso atto dei dati di preconsuntivo per il 2015 (vedi comunicato stampa separato) e discusso il Preventivo 2016 del Cantone. La situazione finanziaria dello Stato desta forte preoccupazione, poiché allo stato attuale è necessaria una manovra di rientro finanziario per almeno 135 milioni di franchi, in modo da mantenere il disavanzo al di sotto della soglia dei 90 milioni di franchi. Per raggiungere questo obiettivo, oltre a operare sull’affinamento dei dati oggi disponibili, sarà necessario procedere prioritariamente con interventi sulla spesa e con misure che toccheranno anche le entrate dello Stato. Non è comunque intenzione del Governo fare capo a un aumento del coefficiente d’imposta.

Il Consiglio di Stato ha quindi fissato i seguenti obiettivi finanziari di Legislatura:

  • Anno 2016: disavanzo massimo di 90 milioni di franchi
  • Anno 2017: disavanzo massimo di 45 milioni di franchi
  • Anno 2018: pareggio dei conti

Per raggiungere questi obiettivi, è richiesta una chiara, forte e coraggiosa assunzione di responsabilità collettiva attorno al tema del risanamento finanziario. Responsabilità che spetta primariamente all’Esecutivo cantonale, ma che deve estendersi anche al Parlamento e a tutti gli attori che – in un modo o nell’altro – hanno un’influenza sulle finanze cantonali: enti parastatali, Comuni, beneficiari di aiuti pubblici e, ovviamente, l’intera cittadinanza. La difficile situazione finanziaria del Canton Ticino sarà affrontata con successo unicamente se tutti gli attori interessati opereranno con l’obiettivo primario del risanamento.

Il Governo ha quindi condiviso i temi strategici sui quali intende orientare il proprio lavoro durante la Legislatura 2015/2019, individuando gli orientamenti di fondo che verranno perseguiti – con uno sforzo collettivo e coordinato – in cinque aree di intervento.

Risorse, sostenibilità finanziaria, governance e relazioni esterne

L’obiettivo è di impostare una politica finanziaria equilibrata – nell’ottica di un pareggio strutturale dei conti entro fine Legislatura – che consenta il rilancio del tessuto economico ticinese e un rinnovamento nella gestione della cosa pubblica, con il rafforzamento della gestione per obiettivi e la diffusione delle forme di e-Government, così da facilitare il contatto fra i cittadini e lo Stato. A livello istituzionale, andranno portate a compimento la riorganizzazione dei rapporti fra Cantone e Comuni – delineata dal progetto Ticino 2020 – e fra Governo e Parlamento, oltre a un rilancio dei rapporti fra i partiti di Governo, attraverso nuove forme di dialogo e condivisione. Nel settore delle relazioni esterne, il Cantone dovrà consolidare la propria presenza negli organismi intercantonali e proseguire nello sforzo già avviato per rendere più note a livello federale le peculiarità e le difficoltà del Ticino nell’attuale contesto economico internazionale.

Formazione, lavoro e sviluppo economico

Nell’ambito formativo l’idea è di migliorare le collaborazioni nel settore postobbligatorio, professionale e liceale; a livello accademico, sarà cruciale portare a compimento il progetto di facoltà universitaria di biomedicina. Il Consiglio di Stato intende anche migliorare le forme di collaborazione interdipartimentale volte a un migliore scambio di informazioni su offerta di posti di lavoro in azienda e personale indigeno disponibile. In questo senso, l’intenzione è di rafforzare la collaborazione fra gli Uffici regionali di collocamento e il settore della formazione professionale. Per quanto riguarda il mondo del lavoro, il Governo intende impegnarsi anzitutto per garantire l’occupazione ai residenti e prestare attenzione alla qualità degli impieghi offerti sul territorio: ciò passerà anche dall’adozione di misure a tutela dei salari, come la sensibilizzazione all’utilizzo dei contratti collettivi di lavoro e l’adozione diretta dei contratti normali di lavoro, laddove necessario. Accanto a queste misure, proseguirà l’attenzione nella lotta agli abusi. Di particolare importanza saranno anche la concretizzazione della Riforma III dell’imposizione delle imprese. Il Governo ha deciso a questo proposito di orientarsi sull’ipotesi, che sarà ora perfezionata, di un’aliquota di imposizione degli utili del capitale che potrebbe oscillare fra il 6,5 e il 7%. Questo, con l’obiettivo di consolidare l’attuale provento degli introiti fiscali delle persone giuridiche.
Popolazione e flussi migratori

In primo piano per il Cantone sarà nei prossimi mesi il dibattito sull’attuazione del nuovo articolo 121a della Costituzione, con l’obiettivo di vedere riconosciute le esigenze particolari del Ticino. Dovranno inoltre proseguire gli sforzi nel controllo dell’immigrazione e nell’accompagnamento alle procedure di accoglienza per richiedenti l’asilo. Nell’ambito della sicurezza andrà rafforzato il concetto di Ticino sicuro e accogliente, con particolare attenzione a nuovi fenomeni di criminalità organizzata. Il Consiglio di Stato ha infine espresso la volontà di lavorare per rafforzare l’identità cantonale ed evitare il rischio di una perdita del patrimonio culturale ticinese.

Mobilità, ambiente, energia

Il quadriennio appena iniziato vedrà concretizzarsi il concetto di Città-Ticino, stimolato dal completamento della galleria di base del Monte Ceneri: saranno quindi fondamentale una pianificazione territoriale attenta a livello di contenuti, sia nei comparti abitativi che in quelli produttivi, con l’obiettivi per questi ultimi di coordinare lo sviluppo economico e quello territoriale in modo sostenibile, grazie anche all’adozione di strumenti di marketing territoriale. Mobilità e gestione del traffico continueranno a essere al centro dell’attenzione, a cominciare dalla concretizzazione della tassa di collegamento e dal sostegno al trasporto pubblico e alle soluzioni di mobilità aziendale. Occorrerà infine individuare soluzioni adeguate al Ticino nei dossier federali legati alle case secondarie e agli edifici fuori zona. In ambito energetico, proseguiranno il lavoro di coordinamento fra gli attori del mercato elettrico ticinese e il lavoro in vista del recupero delle risorse idroelettriche del Cantone, oltre a quello per la ricerca di una soluzione soddisfacente nell’ambito dei canoni d’acqua.

Bisogni sociosanitari e sfide demografiche

La sfida principale sarà costituita dal contenimento della spesa pubblica nel settore sociosanitario, anche in relazione all’invecchiamento della popolazione e alla bassa natalità. L’assistenza alla popolazione anziana e l’integrazione nel mondo del lavoro – con misure favorevoli alla conciliabilità della vita professionale con quella familiare – figureranno fra i principali campi di interesse per il Governo.
A conclusione di questo primo confronto sulle priorità strategiche per il futuro del Cantone, il Consiglio di Stato intende sottolineare che i prossimi quattro anni porteranno al Ticino profondi cambiamenti e sfide di particolare complessità. Per affrontare questo passaggio storico e cogliere le opportunità che presenta, a cominciare dall’apertura della galleria di base del San Gottardo, il Governo è dell’opinione che la politica debba riscoprire un modello di lavoro basato sulla concertazione e la condivisione degli obiettivi prioritari.

Caso Pasi, Gobbi: “Rispetto la decisione di Lauber”

Da LIBERATV.CH l Il ministro delle istituzioni commenta il terremoto al Ministero Pubblico della Confederazione: “Il Procuratore Generale mi ha informato tempestivamente. È importante che le autorità cantonali e federali continuino a collaborare a braccetto”.

“Rispetto la decisione del Procuratore Generale della Confederazione”. Il ministro della giustizia Norman Gobbi si esprime innanzitutto con rispetto istituzionale a proposito del terremoto in corso alla sede ticinese del Ministero Pubblico federale di Lugano. Terremoto che ha portato alla sospensione del procuratore capo Pierluigi Pasi causa divergenze sulla gestione dell’antenna luganese.
“Il Procuratore Generale Michel Lauber mi ha informato tempestivamente, ieri, subito dopo aver congedato Pasi dal colloquio che hanno avuto a Berna. E questo senza dubbio dimostra il rispetto del Ministero Pubblico della Confederazione per l’autorità cantonale”.
“A mia precisa domanda sul futuro dell’antenna ticinese – prosegue Gobbi – Lauber mi ha rassicurato rispetto a una concentrazione del Ministero a Berna come qualcuno ipotizza. Ciò nonostante seguire con estrema attenzione l’evolversi della situazione. A mio avviso è importantissimo che le autorità cantonali e federali continuino a collaborare a braccetto soprattutto in una regione come il Ticino dove siamo particolarmente esposti a fenomeni quali la criminalità organizzata”.
Gobbi non polemizza, come ad esempio ha fatto Renzo Galfetti, sulle modalità con cui Pasi è stato sospeso. “Il Procuratore Generale ha agito nell’ambito delle sue competenze che non prevedono una dettagliata informazione al pubblico, magari per soddisfare qualche curiosità morbosa. È evidente che se Lauber è arrivato a questa decisione significa che si era rotto il rapporto di fiducia”.

Infine il ministro ha avuto anche rassicurazione da Berna circa il periodo di transizione che si apre ora che a Lugano il procurato capo è stato ufficialmente sospeso. Transizione che sarà diretta dalla Direzione centrale del Ministero Pubblico della Confederazione: ovvero sia da Lauber e dai suoi sostituti”.

http://www.liberatv.ch/articolo/29824/caso-pasi-gobbi-rispetto-la-decisione-di-lauber-che-mi-ha-rassicurato-sul-futuro

Una giustizia in evoluzione

Una giustizia in evoluzione

E’ con piacere che porto a tutti voi il mio personale saluto e quello del Consiglio di Stato in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 2015/2016. Saluto molto cordialmente gli stimati membri delle Autorità giudiziarie, i funzionari dell’Amministrazione pubblica, i rappresentanti del Consiglio della Magistratura, della Commissione per la formazione permanente dei giuristi organizzatrice di questa giornata, gli avvocati, i pubblici notai, i collaboratori giuridici e amministrativi della Magistratura, i giornalisti e tutti i presenti.

Saluto quindi in particolare, e ringrazio per il suo prezioso e competente operato a favore della giustizia ticinese da oltre 20 anni, la giudice Emanuela Epiney-Colombo, che nel corso dell’autunno beneficerà della pensione. La giudice Epiney-Colombo – lo ricordo e anche per questo esprimo la mia gratitudine – oltre al quotidiano lavoro presso il Tribunale di appello, ha messo a disposizione le sue competenze a favore dei cittadini, allestendo numerose pubblicazioni in materia di diritto di famiglia. Formulo quindi alla giudice Epiney- Colombo i miei più sentiti auguri per il futuro.

Non sono mancati nel corso dell’anno anche alcuni avvicendamenti e nuove nomine di Magistrati. Rinnovo il benvenuto alle due nuove procuratrici pubbliche Pamela Pedretti e Roberta Arnold, elette lo scorso anno dal Parlamento, formulando loro i miei migliori auguri per un lavoro proficuo ed efficiente. Auguri che vanno estesi anche ai nuovi 16 giudici supplenti del Tribunale di appello nominati negli scorsi mesi, come pure ai giudici di pace e giudici di pace supplenti entrati in carica nel corso dell’ultimo anno, ai nuovi membri del Consiglio della Magistratura e della Commissione di ricorso sulla magistratura, avv. Luca Beretta Piccoli, rispettivamente avv. Alfio Mazzola, quest’ultimo in sostituzione dell’avv. Renzo Respini che ringrazio parimenti del suo operato.

Un pensiero riconoscente lo esprimo ricordando Eros Ratti, scomparso lo scorso aprile; noto costituzionalista ticinese, già giudice di pace del Circolo del Gambarogno, capo dell’allora Ispettorato dei Comuni, oggi Sezione degli Enti locali e autore di diversi testi divulgativi, tra il quale il più completo manuale di diritto elvetico dei Comuni. A lui vada la nostra gratitudine per l’importante impegno a favore della comunità.

Gli avvicendamenti in seno al corpo della Magistratura ticinese evidenziano come tutto sia mutevole e in continua evoluzione. Proprio perché viviamo in una società sempre più “liquida”, come sostenuto dal sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman, l’acqua per natura stessa non è mai ferma, poiché diverrebbe stagnante. Sappiamo tutti per esperienza diretta che l’acqua stagnante inizialmente è ricca di vita, ma poi questa vitalità, se non rigenerata, viene a decadere. Per questo ho sempre inteso la vita e le sue sfide come ruscelli e torrenti, che in un modo o nell’altro trovano la loro via, secondo il principio dell’acqua che scorre. E la Magistratura non fa difetto da questi concetti: talvolta scende velocemente a valle, talvolta si ferma in laghetti, ma non può mai arrestarsi nel suo evolvere e nel trovare la sua via di evoluzione.

L’amministrazione della giustizia implica un continuo adeguamento alle mutate esigenze della società, proprio perché ne è anche l’espressione. Gli ultimi dodici mesi sono stati molto intensi per la giustizia ticinese: come avevo già avuto modo di illustrarvi lo scorso anno, il progetto Giustizia 2018 procede a grandi passi. Li ripercorro con voi, rammentandovi che con Giustizia 2018, il Dipartimento delle istituzioni si prefigge di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente, che sappia rispondere in modo sempre soddisfacente e puntuale alle esigenze dei cittadini che chiedono sì, la resa di una giustizia “giusta”, ma anche in tempi ragionevoli.

Dopo il gruppo di lavoro sull’organizzazione delle preture nel febbraio 2014, nei mesi successivi anche gli altri tre gruppi di lavoro sulle giudicature di pace, sulle competenze in materia di contravvenzioni e sul Tribunale di appello hanno presentato i loro rapporti all’attenzione del Governo.

Nel contesto di Giustizia 2018, il 23 dicembre dello scorso anno il Consiglio di Stato ha quindi licenziato il primo messaggio connesso al progetto, presentando il proprio rapporto in materia di protezione del minore e dell’adulto e alcune proposte legislative per la riorganizzazione del settore. Questo tema – molto importante – sarà il primo a dover essere affrontato ed esaminato dal Gran Consiglio nei prossimi mesi. Dalla decisione di principio del Parlamento, che dovrebbe confermare il passaggio da modello amministrativo a modello giudiziario delle autorità di protezione, come già deciso, deriverà la nuova organizzazione delle preture. Indipendentemente dall’impostazione adottata, la riforma avrà implicazioni finanziarie rilevanti sia per il Cantone sia per i Comuni. In questa fase, in collaborazione con i Comuni e mediante la Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni stiamo raccogliendo i dati sui costi attuali del diritto di protezione a carico dell’ente pubblico.

Il Consiglio di Stato ha nel frattempo incaricato il Dipartimento delle istituzioni di preparare un messaggio che concretizza le proposte del gruppo di lavoro sulle giudicature di pace: tra le proposte principali figurano la ridefinizione dei comprensori delle giudicature in modo da avere dei comprensori omogenei per dimensioni, con conseguente diminuzione del numero delle giudicature e dei giudici di pace, la rielaborazione del sistema di retribuzione e il rafforzamento ulteriore della formazione. Il Governo, seguendo quanto proposto dal gruppo di lavoro, intende confermare le competenze giudiziarie attuali del giudice di pace e mantenere l’elezione popolare del giudice di pace.

Il Dipartimento delle istituzioni è inoltre stato incaricato di approfondire dal profilo finanziario, logistico e del personale la proposta formulata dal gruppo di lavoro denominato “Competenze in materia di contravvenzioni”. Ricordo che questo gruppo di lavoro ha proposto di riunire in un’unica autorità penale delle contravvenzioni, le competenze di perseguimento delle contravvenzioni attualmente distribuite tra diversi uffici cantonali e il Ministero pubblico. In questi giorni il Dipartimento sta quindi costituendo un nuovo gremio che si occuperà dei necessari approfondimenti.

Infine, riguardo all’ultimo gruppo di lavoro, quello sul Tribunale di appello e la sua organizzazione, il Consiglio di Stato, preso atto delle proposte formulate, soprattutto quella di passare da un sistema di autonomia finanziaria e amministrativa a tutte le autorità giudiziarie, ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni a sottoporre alle autorità giudiziarie una proposta di autonomia gestionale e amministrativa. La consultazione prenderà avvio nei prossimi mesi e permetterà anche di sensibilizzare la Magistratura sui costi e i ricavi dell’apparato giudiziario cantonale, che come già indicatovi lo scorso anno, con particolare riferimento ai costi, oggi si attestano a oltre 60 milioni l’anno e non accennano a diminuire. La consultazione, terrà altresì conto delle problematiche sorte a seguito della modifica legislativa che ha introdotto la competenza delle Magistrature permanenti quali autorità di nomina del personale. Ricordo a tal riguardo, che la Legge sull’ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti dispone che le autorità giudiziarie, nell’esercizio delle loro competenze di autorità di nomina, devono in ogni caso attenersi ai regolamenti e alle direttive sulla gestione del personale emanati dal Consiglio di Stato. A titolo di esempio, segnalo che le richieste di avanzamenti di carriera dei funzionari attivi nel potere giudiziario, non possono essere accettate, visto la decisione di blocco presa dal Governo.

Nel gennaio di quest’anno, il Consiglio di Stato, determinando il prosieguo del progetto Giustizia 2018, ha deciso l’istituzione di tre ulteriori gruppi di lavoro che negli scorsi mesi hanno cominciato l’attività. Il primo gruppo di lavoro prevede la riorganizzazione del Ministero pubblico, compresa tra l’altro, ma non solo, dell’esame degli strumenti di conduzione nonché dell’introduzione di un sistema di carriera. Il secondo concerne l’organizzazione della nuova futura prima istanza penale che riunirà Pretura penale e Tribunale penale cantonale. Il terzo gruppo di lavoro si sta occupando di rivedere totalmente la legge sugli onorari dei magistrati, per adeguarla alla situazione attuale e agli aggiornamenti della legislazione intervenuti nel corso degli anni in materia di pubblico impiego sia a livello cantonale che federale.

I gruppi di lavoro si stanno quindi confrontando, con la più ampia libertà, con temi quali l’introduzione di un sistema rivolto ai magistrati di definizione degli obiettivi quantitativi e qualitativi da raggiungere annualmente, pena, per esempio, il rifiuto di esercitare un’attività accessoria o persino, in casi gravi, la revoca della nomina. Oppure ancora, l’introduzione di un periodo di prova dei magistrati, o ancora la reintroduzione di una carriera retributiva, con conseguente revisione dei salari così come oggi determinati. Altro tema oggetto di riflessione è l’esercizio a tempo parziale dell’attività di magistrato, ciò che favorirebbe in particolare la presenza femminile tra i magistrati. Ricordo per finire, anche l’interessante idea provocatoria lanciata da un professore all’Università di Ginevra, Thierry Tanquerel, di istituire un Consiglio superiore della Magistratura intercantonale quale organo indipendente di sorveglianza sui magistrati. Tutte questioni, quelle che vi ho appena indicato, che ancora una volta evidenziano la continua evoluzione della giustizia proprio perché non possiamo permetterci, gettando l’occhio ad altre realtà cantonali e a quella federale, di avere un’amministrazione della giustizia che sia simile ad uno specchio d’acqua ferma, immobile o persino gelata.

Nell’ambito del progetto Giustizia 2018 vi sono anche aspetti che possono essere considerati per certi versi minori perché toccano un numero ridotto di persone e riguardano un numero modesto di procedure. Giustizia 2018 persegue l’obiettivo di semplificare le procedure laddove possibile e di migliorare l’efficienza dell’apparato giudiziario in tutti i suoi aspetti e quindi anche in campi limitati. In questo ambito rientra il messaggio licenziato il 25 febbraio 2015 dal Consiglio di Stato per trasferire al Tribunale cantonale amministrativo le competenze attualmente esercitate dalla Commissione cantonale di ricorso in materia di LAFE.

Nei mesi scorsi, visto l’interesse suscitato da questo importante progetto che ha preso avvio ormai quattro anni fa e l’esigenza quindi di permettere a tutti i cittadini, ma anche agli addetti ai lavori, di seguire costantemente l’evoluzione della riforma, è anche stato attivato un sito internet specifico: www.ti.ch/G2018. Qui è possibile consultare tutti rapporti dei gruppi di lavoro e accedere ad altri documenti riguardanti il progetto. Vista la portata del tema, reputo importante garantire la trasparenza, così da permettere a tutte le persone interessate l’accesso agevole alle informazioni. Giustizia 2018 è un cantiere importante per il nostro Cantone. Un progetto che favorisce il confronto e la riflessione, la nascita, il rilancio e il consolidamento di nuove idee, volte a favorire l’operato del potere giudiziario in favore dei cittadini.

Considerata la grande riorganizzazione in corso dell’assetto della giustizia ticinese, non potevamo sottovalutare o tralasciare la situazione logistica generale della giustizia ticinese. Per questo motivo, ci siamo mossi su più fronti per trovare una sistemazione logistica adeguata e soddisfacente a tutte le autorità giudiziarie ticinesi. Innanzitutto il Dipartimento ha identificato una serie di indirizzi logistici, condivisi anche dal Consiglio di Stato, per garantire appropriate sedi per la Magistratura ticinese e per pianificare le sedi delle autorità giudiziarie. In questo senso si intende: centralizzare le competenze per il perseguimento penale e le prime istanze penali a Bellinzona; mantenere sul territorio i Tribunali distrettuali; raggruppare il Tribunale d’appello in una sola sede; distaccare la sede del Consiglio della Magistratura.

Per concretizzare questi obiettivi è stato quindi dapprima necessario aggiornare i contenuti e adeguare i crediti di progettazione per la sistemazione del Pretorio di Bellinzona da 2,9 Mio a 3,8 Mio di franchi. Grazie a questo adeguamento approvato dal Parlamento, si potrà insediare nello stabile del Pretorio di Bellinzona il Tribunale penale cantonale, confermando così la volontà di concentrare nella capitale un comparto interamente dedicato alle prime istanze penali cantonali e l’integrazione degli spazi per i previsti futuri mutamenti delle competenze delle Preture civili. La pianificazione prevede che nel 2016 sarà presentato il messaggio per la richiesta dei crediti di costruzione.
Nel caso del Palazzo di giustizia a Lugano, invece, per quanto concerne la magistratura, è stato richiesto lo scorso aprile al Parlamento un credito supplementare di 3.7 mio di franchi per la progettazione del risanamento edile, impiantistico ed energetico e per la riorganizzazione logistica dell’edificio. È inoltre stata richiesta la concessione di un credito di 200’000 franchi per lo studio di fattibilità per una nuova sede esterna (provvisoria e/o definitiva) per il Tribunale d’appello e il Tribunale d’espropriazione. Non mancheranno quindi sviluppi futuri per quel che concerne gli spazi a disposizione delle autorità giudiziarie. Ricordo, infatti, che il Pretorio di Locarno dovrà essere ristrutturato e si prevede di presentare il messaggio per i crediti di progettazione in questa legislatura, in base allo stato di avanzamento della sistemazione degli spazi nel comparto luganese per ospitare la Corte di appello e di revisione penale.

Per il Tribunale d’appello, prevediamo quindi di poter presentare un messaggio, nel corso dell’autunno di quest’anno, per la sede provvisoria o definitiva. Evidentemente il mio auspicio è di poter garantire un solo trasloco e postulerò questo approccio razionale alla Sezione della logistica del Dipartimento delle finanze e dell’economia che si occupa di programmare e pianificare la realizzazione di nuove costruzioni e di ristrutturazioni per conto dello Stato. Al momento, siamo in attesa delle valutazioni sempre da parte della Sezione della logistica sulle possibili nuove sedi del Tribunale di appello. Sarà nostra premura tenere regolarmente al corrente il Tribunale di appello, per il tramite del suo Presidente, dell’esito delle valutazioni logistiche e delle conseguenti decisioni.

Altro tema di attualità e già segnalato anche dal Consiglio della Magistratura e dal Presidente del Tribunale di appello, è la sicurezza degli stabili ospitanti le autorità giudiziarie. Alcuni interventi – come la posa di pulsanti di allarme presso le aule penali di Lugano, Mendrisio e Locarno – sono già stati compiuti. Quello che intendo promuovere è tuttavia un concetto di sicurezza coordinato. In questo senso, il Dipartimento sta collaborando anche con i servizi della Confederazione su un primo progetto che sarà quello del Pretorio di Bellinzona.

E dopo questi aspetti legati alla logistica, passo ora alla legislazione. Come noto, il 1° luglio 2015 entreranno in vigore la legge sul notariato e la legge sulla tariffa notarile. Dopo le riforme che hanno coinvolto la procedura penale, la procedura civile e la procedura amministrativa e la revisione totale della legge sull’avvocatura, la legge sul notariato è l’ultima tra quelle che toccano l’attività dei giuristi a essere totalmente rivista.

Nei prossimi anni l’attenzione sarà focalizzata sugli aspetti organizzativi delle autorità giudiziarie per rafforzare l’apparato giudiziario e migliorarne ulteriormente l’efficienza e l’efficacia. D’altronde, questo è il vero obiettivo che il Dipartimento delle istituzioni si è posto nel giugno 2011 quando ha dato avvio al progetto Giustizia 2018. E quando si parla di buon funzionamento della giustizia, efficienza ed efficacia, è inevitabile notare come sia fondamentale poter assicurare un’adeguata procedura di selezione dei magistrati. Un anno fa, proprio in questa sede, il Presidente del Tribunale di appello Mauro Ermani, sul tema della nomina dei magistrati, aveva chiesto alla politica una riflessione sui noti accadimenti connessi con l’elezione di una procuratrice pubblica, suggerendo di prendere spunto dal modello per la nomina dei giudici federali, più libero da vincoli partitici. Il Consiglio di Stato, nell’attesa dell’evasione da parte del Parlamento di una mozione risalente al 2005 sul tema, ha risposto lo scorso novembre a vari atti parlamentari sempre relativi alla procedura di designazione dei magistrati dell’ordine giudiziario. Pur ritenendo di spettanza del Gran Consiglio l’approfondimento del tema, il Governo ha ribadito il suo orientamento per l’adozione di un modello analogo a quello della Confederazione, ovverosia, l’istituzione di una Commissione giudiziaria incaricata di preparare l’elezione, che si avvalga del supporto di una Commissione d’esperti indipendenti per la valutazione delle candidature proposte al Parlamento per l’elezione. Attendiamo quindi ora che il Parlamento avvii le discussioni su questo importante tema, determinante anche per il corretto funzionamento della giustizia.

Arrivo alla conclusione. Molti di Voi, signore e signori giudici e avvocati, siete stati coinvolti e siete coinvolti nei lavori di Giustizia 2018. Voglio quindi qui in conclusione esprimere un sentito ringraziamento per il Vostro contributo attivo alla causa della giustizia. Le riflessioni costruttive, rispettose e vincolate dagli interessi della collettività che avrete modo di fare, permetteranno di garantire e migliorare il nostro sistema giudiziario. Perché come l’acqua che scorre, l’amministrazione della giustizia non può arrestarsi nel suo evolvere, ma deve trovare la sua via di evoluzione. A beneficio degli operatori tutti della giustizia, ma soprattutto dei cittadini.

Vi ringrazio per l’attenzione.

Discorso pronunciato dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi in occasione dell’Inaugurazione dell’anno giudiziario 2015/2016
1° giugno 2015, Lugano – Palazzo dei congressi, Fa stato il discorso orale

«Prima useremo i 5 milioni, poi valuteremo il rincaro»

«Prima useremo i 5 milioni, poi valuteremo il rincaro»

Dal Corriere del Ticino l  Il consigliere di Stato sottolinea i benefici ambientali del voto sulla modifica di legge per il finanziamento degli ecobonus per il rinnovo del parco automobilistico.

Il credito di 16 milioni a favore degli ecoincentivi, e non solo, verrà finanziato con un aumento delle imposte di circolazione. Insomma, anche questa volta toccherà al cittadino passare alla cassa…
«Ci tengo a sottolineare che prima di aumentare – temporaneamente – le imposte di circolazione si dovrà far capo al credito di 5 milioni incassati negli scorsi anni con il sistema bonus/malus, ossia secondo il principio che “chi più inquina più paga”. Solo una volta esaurite le eccedenze, già a disposizione del Cantone, e in base al successo che l’iniziativa riscuoterà, il Consiglio di Stato valuterà se, e in che misura, aumentare le imposte agli automobilisti».

Ma la Lega un tempo non combatteva il caro-tasse e imposte?
«Ovviamente nessuno vorrebbe toccare le tasche dei cittadini. D’altra parte se il Consiglio di Stato si impegna a portare a termine un progetto deve anche trovare una fonte di finanziamento. In ogni caso saranno i ticinesi ad esprimersi in merito».

Non c’era davvero un altro modo per trovare questi ulteriori milioni?
«Ricordo che in principio il messaggio prevedeva lo stanziamento di un credito di 30 milioni. In seguito a una serie di proposte formulate dal Parlamento, il Governo ha licenziato un nuovo messaggio, dimezzando l’importo e rivedendo la strategia a favore della mobilità sostenibile, tenuto conto che l’attuale situazione delle finanze cantonali non permette di assumere nuovi oneri senza compensazioni».

Al momento 5 milioni sono già a disposizione e i restanti 11, a dipendenza delle richieste, verranno appunto finanziati con il supplemento. Voi però dite che il no delle urne farà cadere l’intero progetto. Come verranno utilizzati allora i 5 milioni già oggi a disposizione?
«La volontà, già ribadita più volte anche in passato, è quella di restituire questo importo ai cittadini. Per farlo vi sono, a mio avviso, diverse modalità che sarebbe possibile attuare tra cui ad esempio la riduzione dell’imposta (su uno o più anni) indistintamente a tutti i detentori di un veicolo oppure solo ai veicoli particolarmente efficienti».

Tra gli argomenti per votare no il prossimo 14 giugno, i referendisti fanno notare che l’imposta di circolazione ticinese è tra le più alte a livello svizzero. Cosa ribatte?
«I nostri vicini grigionesi, che sono spesso citati perché pagano in media un’imposta di circolazione meno cara dei ticinesi, beneficiano di una serie di finanziamenti da Berna, dovuti alla perequazione finanziaria, che al nostro Cantone non spettano. Grazie a questa somma possono finanziare la manutenzione e la realizzazione di infrastrutture stradali sul loro territorio. Per noi, in Ticino, la situazione è differente. Per sovvenzionare opere di questo tipo occorre trovare una fonte di finanziamento: l’imposta di circolazione che paghiamo serve anche a questo scopo. Non si può realizzare un progetto senza i fondi per finanziarlo. Nello specifico del progetto per favorire la mobilità sostenibile, saranno i cittadini ticinesi il prossimo 14 giugno ad avere l’ultima parola e a decidere sulla modalità di finanziamento».

Chi è contrario all’aggravio solleva anche perplessità sull’efficacia della promozione di veicoli ecologici, dopo le precedenti esperienze VEL. In Ticino a fine 2013 c’erano in circolazione solo 166 veicoli elettrici. Perché questa volta dovrebbe essere differente?
«I programmi VEL del passato beneficiavano di altre condizioni e sono stati realizzati in un contesto diverso. Anche la differenza di prezzo tra veicoli molto efficienti e veicoli con trazione tradizionale è diminuita ma non quanto basta per essere effettivamente concorrenziale. In quest’ottica sono stati introdotti i contributi per incentivare l’acquisto di veicoli più sostenibili dal profilo energetico e ambientale».

Tutti potranno beneficiare degli ecoincentivi, indipendentemente dal loro reddito. Non crede che al posto di andare a coprire la differenza tra i costi delle auto, serviranno invece all’acquisto con lo sconto della seconda vettura, ciò che annullerebbe di fatto gli obiettivi?
«Per migliorare l’efficacia del programma di incentivi, il Cantone ha cercato di favorire la rottamazione, cioè la messa fuori circolazione definitiva, di veicoli inquinanti. I contributi all’acquisto di veicoli molto efficienti saranno perciò definiti e modulati in modo da indurre l’acquisto di un’automobile molto efficiente in sostituzione di una tecnologicamente superata. Il beneficio in termini ambientali ed energetici sarà conseguentemente maggiore».

Perché stanziare solo due milioni su un totale di 16 a favore della mobilità aziendale, non sarebbe più opportuno accrescere questa quota per ridurre il traffico sulle strade?
«La cifra di due milioni di franchi stanziata su proposta del Dipartimento del collega Claudio Zali, può trarre in inganno. Infatti, comprende solo una parte dei contributi per la mobilità aziendale, ovvero:
– i contributi alle aziende per l’allestimento e l’attuazione di piani di mobilità aziendale, che implicano costi di consulenti esperti in materia;
– i crediti per sostenere infrastrutture e strumenti per il car pooling e il car sharing;
– gli incentivi per l’attuazione dei piani di mobilità aziendale, per esempio per l’acquisto di biciclette aziendali o la predisposizione di posteggi coperti per biciclette;
– l’importo per permettere alla comunità tariffale di offrire gli sconti sull’acquisto dell’Arcobaleno aziendale».

Quali le misure concrete che verranno messe in atto per la mobilità aziendale?
«Nel credito di 16 milioni di franchi denominato “cash-bonus” sono compresi, oltre agli incentivi per l’acquisto di veicoli particolarmente efficienti, anche gli incentivi destinati a sostenere le aziende che si dotano di veicoli aziendali per il trasporto dei propri dipendenti. Per esempio, per l’acquisto di un autobus da 40 posti con un costo nell’ordine di grandezza di 400.000 franchi è previsto un incentivo di 50.000 franchi».

“Nessuno vorrebbe toccare le tasche dei cittadini. Ma se il Governo si impegna a portare a termine un progetto deve anche trovare una fonte di finanziamento”

Temporaneo
Una volta esaurite le eccedenze e in base al successo dell’iniziativa il Consiglio di Stato valuterà se, e in che misura, aumentare le imposte agli automobilisti
Mobilità aziendale
La cifra di due milioni può trarre in inganno. Comprende solo una parte dei contributi per la mobilità aziendale (car pooling e abbonamenti Arcobaleno)

Decreti d’accusa contro alcuni agenti di custodia

Decreti d’accusa contro alcuni agenti di custodia

Il Dipartimento delle istituzioni prende atto dell’emanazione di quattro decreti d’accusa e due decreti d’abbandono contro altrettanti agenti di custodia impiegati presso le Strutture carcerarie per l’episodio occorso il 21 marzo scorso al Carcere giudiziario La Farera.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi tiene a ribadire il suo sostegno e la sua fiducia nell’operato di tutto il personale attivo presso le Strutture carcerarie, in particolare negli agenti di custodia che svolgono quotidianamente una mansione complessa, quanto estenuante, a tutela della dignità e della legalità dello Stato. Il comportamento assunto da alcuni agenti il marzo scorso causato dalle parecchie provocazioni di un detenuto, se confermato dall’esito della procedura penale, non può in ogni caso essere tollerato.

Correttivi volti alla gestione di questo episodio, che rimane comunque un caso isolato, come costatato dalla Commissione europea per la prevenzione della tortura in visita alle Strutture carcerarie lo scorso aprile, sono stati frattanto implementati da parte del Direttore delle Strutture carcerarie Stefano Laffranchini-Deltorchio. Oltre alle misure di carattere logistico adottate (creazione di celle predisposte per prevenuti particolarmente agitati), sono state ridefinite le procedure d’intervento in caso di persone incarcerate che stanno mettendo a rischio la propria incolumità e quella altrui. Inoltre, è stata incrementata la formazione degli agenti di custodia sull’uso della forza e delle misure coercitive, come pure la formazione dei quadri sulla gestione dell’intervento di contenimento nel suo insieme.

Gobbi risponde a Maroni

Gobbi risponde a Maroni

Da RSI.CH l Il direttore del Dipartimento istituzioni reagisce alle esternazioni del presidente della Regione Lombardia sull’estratto del casellario giudiziario.

All’indomani delle preoccupazioni espresse dal presidente della Regione Lombardia circa l’introduzione, da parte ticinese, dell’obbligo per frontalieri e dimoranti di produrre estratto del casellario giudiziale e certificato dei carichi pendenti, il consigliere di Stato Norman Gobbi, al microfono di Daniela Giannini, illustra la posizione ticinese.

Il problema esiste da ambo le parti del confine. Da parte nostra, precisa Gobbi, si tratta di gestire un fenomeno che ha messo sotto pressione la mano d’opera indigena. Dall’altra parte del confine il fenomeno è nato dalla debolezza dell’economia lombarda in questi ultimi anni.

Come aveva anticipato negli scorsi giorni Norman Gobbi era intenzionato a incontrare Roberto Maroni. L’auspicio del direttore delle Istituzioni è quello di far capire alla Regione Lombardia che la misura ticinese è stata introdotta per ovviare al numero crescente di persone che chiedono un permesso B o di frontaliere pur avendo a carico precedenti penali talvolta anche molto gravi. La richiesta dell’estratto del casellario giudiziario, per Gobbi, è quindi una possibile soluzione per ovviare ai problemi di sicurezza del cantone.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-risponde-a-Maroni-4941256.html

Gobbi: “9 febbraio, il Ticino c’è e fa sentire la propria voce”

Gobbi: “9 febbraio, il Ticino c’è e fa sentire la propria voce”

Il Ticino c’è! Durante la consultazione concernente il progetto proposto dal Consiglio federale per concretizzare i contingenti votati dal Popolo svizzero il 9 febbraio 2014, il Consiglio di Stato non solo ha fornito a Berna le proprie considerazioni in merito all’attuazione del nuovo articolo costituzionale 121a, ma anche affidato a uno specialista il compito di elaborare una clausola di salvaguardia specifica per mercato del lavoro del nostro Cantone. Un Ticino che quindi non resta con le mani in mano, ma che cerca, in maniera propo­sitiva, di presentare anche alcune solu­zioni, rendendo attente ancora una volta le Autorità federale sulla partico­larità della situazione ticinese.

Dar seguito alla volontà dei Ticinesi
68% è una percentuale di cui abbiamo sentito molto parlare nell’ambito del 9 febbraio. Si tratta della parte di Ticinesi che si è espressa a favore dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, da sempre sostenuta dalla Lega. Dietro a questa percentuale ci sono tante per­sone, giovani e meno giovani, preoc­cupate per il nostro Cantone, preoc­cupate perché oggi trovare un’occupa­zione in Ticino è sempre più difficile, data la forte e impari concorrenza tran­sfrontaliera. Una concorrenza che si basa sulle differenze tra il nostro Can­tone e le vicine regioni italiane, accen­tuate dalla decisione della BNS di abbandonare la soglia minima di cam­bio franco/euro. Per questo motivo, il Ticino ha ribadito la necessità cercare tutte le vie possibili per concretizzare pienamente, entro il 2017, il nuovo ar­ticolo costituzionale. Un atto dovuto nei confronti del Popolo svizzero e ti­cinese!

Un progetto inefficace
Il progetto del Consiglio federale è inefficace, visto che le misure propo­ste, di fatto, si applicherebbero solo ai cittadini extra UE. Dato che i problemi del nostro mercato del lavoro si riferi­scono ai cittadini degli Stati UE, il Ti­cino ritiene quindi necessario proce­dere a una revisione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, in modo che in esso possano essere pre­viste le restrizioni votate dal Popolo svizzero. Se non si dovesse giungere ad un accordo di questo tipo, la Sviz­zera dovrebbe passare a una gestione diretta e autonoma dell’immigrazione sul proprio territorio. Un intervento fermo e deciso, che potrebbe anche far cadere gli Accordi bilaterali tra Sviz­zera e UE. Un rischio che, però, arri­vati a quel punto, dovremo essere capaci a correre.

Misure di protezione per il Ticino
Il Ticino non si è limitato a far sentire la propria voce, ma ha anche affidato a un esperto il compito di elaborare una clausola di salvaguardia per il mercato del lavoro ticinese. Si tratta di svilup­pare delle misure di protezione per la manodopera indigena, oggi messa a dura prova dalla libera circolazione. Sappiamo tutti quanta differenza vi sia a livello di salari, costo della vita e di­soccupazione tra la Svizzera e l’Italia. Ed è proprio per questo che il Ticino ha voluto ancora una volta sottolineare a Berna la necessità di tenere conto delle esigenze regionali nei negoziati con l’UE. Un’iniziativa positiva, che dimostra quanto sia fondamentale agire in maniera compatta nei confronti di Berna e dell’UE. Solamente in que­sto modo potremo infatti raggiungere l’obiettivo prefissato, che ha sempre contraddistinto il nostro Movimento: dar seguito alla volontà del 68% dei Ti­cinesi!

Norman Gobbi, dal Mattino della domenica, 24.05.2015

Insieme per prevenire e combattere la violenza giovanile

Insieme per prevenire e combattere la violenza giovanile

Il Cantone Ticino è davvero lieto di ospitare, unitamente alla Città di Lugano, questa Terza Conferenza nazionale che conclude il ciclo di conferenze previsto dal programma “Giovani e Violenza”.

La Conferenza nazionale è un momento privilegiato per riunire in un unico spazio educatori, giudici, amministratori locali, agenti di polizia, docenti, medici, operatori sociali e tutti quei professionisti confrontati con il tema della violenza che coinvolge i giovani e preoccupati per il benessere delle nuove generazioni. La Conferenza costituisce quindi un’occasione unica di approfondimento professionale, di informazione e scambio su misure di prevenzione efficaci e promettenti, ma anche di conoscenza reciproca e di messa in comune di esperienze e punti di vista. Il confronto e lo scambio tra Confederazione, Cantoni, Comuni ed enti privati costituiscono il mezzo migliore per la condivisione di “buone pratiche”, così come di analisi comprovate scientificamente e di visioni per il futuro. La vostra presenza numerosa da ogni angolo della Svizzera attesta dell’importanza che questo fenomeno riveste per la nostra Nazione e quindi della responsabilità di cui siete investiti quali professionisti del sostegno ai giovani e della prevenzione e della repressione della violenza che coinvolge i giovani. Il Paese si aspetta analisi chiare e proposte efficienti ed efficaci. Starà poi a noi politici attivarci per assicurare le risorse necessarie per la loro realizzazione.

Seppur il fenomeno della violenza che coinvolge i giovani sia in leggero, ma sensibile calo, almeno negli ultimi 3-4 anni – a causa di molteplici aspetti che gli esperti presenti sapranno illustrare e motivare al meglio –, va detto che lo stesso ha acquisito a medio termine, nell’ultimo quarto di secolo, una rilevanza significativa e portatrice di gravi conseguenze per numerosi giovani e famiglie. I costi sociali della violenza che coinvolge i giovani possono essere enormi. Inoltre, è ancora troppo presto per affermare che si tratti di un’inversione di tendenza. Dobbiamo restare attenti e non farci cogliere impreparati.

La violenza di matrice ideologica, sportiva o sessuale – anche rispetto a quanto sta succedendo nel mondo – è lungi dall’essere scomparsa e non va assolutamente sottovalutata; anzi richiede di essere contenuta, e soprattutto prevenuta. Così come il fenomeno della violenza domestica – in cifre e conseguenze ancora più grave della violenza giovanile, di cui costituisce il primo fattore di influenza. Sappiamo infatti che coloro che incorrono in episodi di violenza possono essere stati a loro volta oggetto di maltrattamenti o negligenze educative, che vanno appunto combattute e prevenute. Fondamentale è quindi agire non solo sui sintomi, ma soprattutto sulle cause: le situazioni sociali e famigliari dove il disagio e l’esclusione si radicano.

Un altro elemento al quale prestare particolare attenzione è il crescente fenomeno del cyber-bullismo; ciò beninteso amplificato dall’uso generalizzato dei nuovi media elettronici. È noto che il 97% dei giovani svizzeri tra 12 e 19 possiede uno smart-phone, così come l’89% è iscritto a un social-network. Al di là degli innegabili aspetti positivi, tale fruizione generalizzata si presta anche ad utilizzi impropri. Il problema, che può insinuarsi anche in modo subdolo, risiede nel rischio di banalizzare e sottovalutare la portata di invii e condivisioni di filmati, immagini e messaggi con contenuti pregiudizievoli. Non si è ancora pienamente coscienti che con un semplice “clic” si possono arrecare sofferenze immense e “incancellabili” nell’animo di molti ragazzi. La sfida che ci attende sta allora nel promuovere l’educazione ad un utilizzo consapevole dei nuovi media presso i giovani, ma anche presso i loro genitori, ancora troppo impreparati rispetto al fenomeno. Inoltre da potenziare – come mostrano bene i rapporti federali – saranno anche le normative legate alla protezione dei minori di fronte all’esposizione mediatica.

In sintonia con il programma nazionale e a sei anni dalla consegna del rapporto dell’apposito gruppo di lavoro “Giovani, violenza, educazione”, il Consiglio di Stato del Canton Ticino ha ritenuto prioritario mettere a punto una strategia cantonale di prevenzione della violenza che coinvolge i giovani (tra 0 e 25 anni). Tale strategia ha elaborato una fotografia quantitativa e un’analisi del fenomeno, un monitoraggio delle attività esistenti, ma anche l’ideazione di possibili proposte di prevenzione negli ambiti della famiglia, della scuola e dello spazio sociale. In questo i documenti e le ricerche federali ci sono state molto utili per verificare la pertinenza delle nostre proposte. Al momento, il gruppo interdipartimentale incaricato del progetto, dopo aver incontrato un’ottantina di enti attivi sul territorio, ha redatto e consegnato a fine marzo il rapporto al Consiglio di Stato, che lo sta analizzando, per farlo poi suo a tutti gli effetti.

Quanto questo lavoro di ricerca e programmazione ha insegnato è molteplice. Innanzitutto, che la prevenzione della violenza, che coinvolge i giovani, non può essere demandata a pochi attori, ma deve essere condivisa e presa a carico dalle varie istanze della società (Confederazione, Cantoni, Comuni, ma anche aziende ed enti privati). In secondo luogo, le misure da attuare devono essere precedute da un’analisi della cause profonde del fenomeno in modo da agire in modo mirato. Terzo: la Strategia deve proporre un insieme articolato di iniziative che coinvolgano i diversi ambiti in un’ottica inter-settoriale e – quarto
– deve soprattutto responsabilizzare i soggetti (le famiglie, i giovani, in particolare) favorendo i processi di integrazione e di rafforzamento delle loro competenze e delle loro reti sociali. Solo lavorando sul rafforzamento del tessuto sociale riusciremo a far diminuire in modo sensibile e duraturo il fenomeno della violenza che coinvolge i giovani.

Per quanto riguarda il nostro Cantone, proprio nelle scorse settimane il Consiglio di Stato ha deliberato la creazione di un centro educativo per adolescenti di tipo contenitivo (sul modello del Time-out a Friborgo, per intenderci), ma al contempo sta anche potenziando la rete di strutture e servizi di protezione con progetti a sostegno delle famiglie e dei giovani; così come sta ripensando l’organizzazione delle autorità di protezione per farne dei veri e propri Tribunali. Altre proposte – come quelle contenute nella Strategia – sono al varo e ci auguriamo possano essere realizzate prossimamente. Il segnale lanciato dalla Strategia è che un coordinamento delle proposte e degli interventi non è solo possibile, ma anzi, necessario.

Ma ritorniamo alla “nostra” Conferenza. Sappiamo che i funzionari dell’UFAS e i collaboratori del Cantone Ticino e della Città di Lugano hanno collaborato alacremente per diversi mesi e siamo sicuri che tutto sia stato fatto per potervi ospitare al meglio e fare in modo che questa Conferenza possa costituire un momento privilegiato della vostra crescita professionale, ma anche di sviluppo delle politiche di prevenzione di tutto il Paese. A tale proposito, mi preme sottolineare l’importanza data ai giovani che, come avete avuto modo di constatare, sono stati coinvolti nell’allestimento della scenografia di questa Conferenza, così come in alcuni momenti di animazione che avete iniziato a scoprire. Perché la prevenzione può essere tale solo attraverso la responsabilizzazione delle nuove generazioni e la loro crescita come soggetti attivi e portatori di nuove speranze.

Auguro a tutti voi – Signore e Signori – una Conferenza proficua e piacevole qui a Lugano e nel Cantone Ticino.

Vi ringrazio.

Saluto pronunciato dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione della 3a Conferenza Nazionale Giovani e Violenza