Allentamenti: la presa di posizione del Canton Ticino

Allentamenti: la presa di posizione del Canton Ticino

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha risposto oggi alla consultazione del Consiglio federale sulla seconda tappa di allentamenti delle misure in atto per contenere la diffusione del Coronavirus.

Nella sua presa di posizione, il Governo osserva innanzitutto come in questa fase i messaggi del Consiglio federale appaiano non lineari e per certi versi disorientanti. In effetti vengono proposte misure di allentamento in vari ambiti, creando inevitabilmente aspettative negli operatori economici interessati, ma d’altro canto si rileva che numerosi elementi inducono a ritenere ormai iniziata una terza ondata, e che in questo contesto appare indicato rinunciare a ulteriori alleggerimenti oltre a quanto era già stato prospettato a inizio mese. In Ticino la crescita dei nuovi contagi è costante da alcune settimane, presumibilmente a causa della diffusione delle nuove varianti. Ritenendo quindi indispensabile procedere con estrema prudenza, il Consiglio di Stato nel merito delle misure di allentamento proposte formula una serie di considerazioni.
Per quanto attiene le manifestazioni si prende atto positivamente della revoca del divieto di principio, sostituito dal limite di 15 partecipanti. È benvenuto anche il limite di 50 spettatori, soprattutto per gli eventi culturali, e il ritorno al limite di 10 persone per le manifestazioni private. Non si ritiene per contro opportuno, e risulta in ogni caso prematuro, consentire eventi con 150 persone anche se all’esterno.
Sul fronte della formazione si ritiene giustificato tornare all’insegnamento in presenza anche a livello terziario, con il limite di capienza dei locali esteso fino al 50% dei posti abituali (senza quindi il limite assoluto di 15 persone).
La prospettata riapertura delle sole terrazze per quanto riguarda la ristorazione aveva già raccolto un certo scetticismo nell’ultima consultazione, soprattutto per la disparità fra esercizi pubblici che sono dotati di spazi esterni e quelli che ne sono privi. È vero però che questa variante potrebbe costituire un’opportunità per una prima limitata partenza del settore, e risponde anche alla forte aspettativa di ritorno alla normalità da parte della popolazione.
La criticità evidenziata in passato di regolamentazioni differenti dai due lati del confine è per contro momentaneamente risolta perché il passaggio in zona rossa delle zone italiane limitrofe comporta la chiusura di bar e ristoranti. A questo proposito, in termini più generali, il Consiglio di Stato ribadisce la richiesta di rafforzare i controlli alla frontiera, ritenuto che l’inasprimento delle misure in vigore in Italia potrebbe comportare un afflusso ancor più importante di cittadini italiani sul nostro territorio per ragioni di svago e non solo professionali.
Da ultimo, per quanto riguarda gli adeguamenti proposti sulla quarantena (eccezioni per chi si sottopone a test regolari e per le persone vaccinate), si respingono le proposte di esenzione perché prive di evidenze scientifiche.
La situazione rimane fragile e occorrerà monitorare attentamente l’evoluzione epidemiologica per seguire l’impatto che queste eventuali nuove disposizioni avranno nelle prossime settimane. Si invita la popolazione a continuare a seguire le raccomandazioni e le misure di protezione in vigore, utili a contenere la diffusione del virus.

“Oggi c’è voglia di elezioni comunali”

“Oggi c’è voglia di elezioni comunali”

Norman Gobbi a poco più di un mese dal rinnovo di Municipi e Consigli comunali

Manca poco più di un mese alle elezioni comunali. In questo contesto di pandemia, tra chiusure e aperture, la situazione risulta confusa. “Una certezza c’è: quest’anno le elezioni si terranno!, afferma il Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Si tratta di un segnale forte – in una situazione così pesante per tutti noi – della volontà di tornare a vivere la normalità. Le istituzioni rivendicano a gran voce il loro ruolo, anche e soprattutto davanti a questa crisi. Per affermare che le difficoltà, quando ci sono, devono essere affrontate e superate. Un anno fa eravamo in una situazione del tutto inedita, che aveva colpito il mondo intero. Allora era giusto che si procrastinasse il voto, perché nell’opinione pubblica c’era preoccupazione e molta paura. Da quella esperienza abbiamo imparato molte cose. Inoltre, a distanza di 12 mesi abbiamo i vaccini, che da subito hanno protetto la fascia più a rischio, ossia gli anziani, diminuendo in modo sensibile il numero di morti legati al coronavirus”.

Quella scelta del Consiglio di Stato fu molto criticata… “Lo so e comprendo chi l’ha criticata. Però sono convinto che fu la decisione giusta. Abbiamo chiesto ai municipali e ai consiglieri comunali in carica – in particolare a coloro che avevano deciso di non più ricandidarsi – uno sforzo supplementare per il bene dei loro concittadini. Per questo li ringrazio”, sottolinea il presidente del Governo Norman Gobbi.

“La voglia di normalità in un contesto che richiede ancora prudenza e il rispetto delle norme contro il contagio – prosegue il nostro interlocutore – la si può vedere nelle innumerevoli iniziative che i candidati, i partiti e i movimenti stanno mettendo in campo. Sfruttando in particolare i contatti… digitali. La crisi legata al coronavirus ha accelerato dinamiche di comunicazione e di rapporti differenti rispetto al passato”. Ma a lei non mancano… il buon vecchio aperitivo organizzato da questo o quel candidato, la risottata della Lega e altri incontri del genere? “Certo che mi mancano! La limitazione dei rapporti umani rappresenta una delle criticità più importanti di questa pandemia. Lo vediamo a più livelli. Però la ricerca di occasioni di contatto diverse permetterà di raggiungere potenziali elettori diversi. E qui penso anche ai più giovani. Senza dimenticare che i tradizionali volantini continueranno ad arrivare nelle nostre bucalettere. Anche in questo contesto occorre quindi fare di necessità virtù. È uno degli insegnamenti che il coronavirus ci lascerà in eredità”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Disorientante. Si parla di terza ondata ma si vuole aprire?”

“Disorientante. Si parla di terza ondata ma si vuole aprire?”

Gobbi non è d’accordo con quanto detto da Berna. 
Il Consigliere di Stato è critico. “La terza ondata è stata preannunciata diverse volte, ancora non si vede.
I vaccini funzionano, non condivido questa prudenza.
L’Italia? C’è un problema ma non si controllano le frontiere…”

Per Norman Gobbi, in collegamento alla RSI, quanto detto in conferenza stampa è contradditorio. “Da un lato si parla di una possibile terza ondata e d’altro canto si vogliono fare delle riaperture”.
“La comunicazione di oggi è disorientante. Per noi è difficile prendere posizione come Cantone, su una linea poco lineare e poco comprensibile per il cittadino. Se si enuncia che si rischia una terza ondata non capisco perché dire che si vuole aprire. Poi, si concedono manifestazioni a casa dove si rispettano meno le regole rispetto a fuori?”, si chiede.
“Cosa risponderemo? Non posso dirlo, dovremo anche capire come andranno le prossime giornate in base ai contagi. C’è grande attesa nella popolazione perché la capacità di sopportazione sta arrivando al limite. La terza ondata è stata ancora preannunciata, non per la prima volta, e non si vede. I casi che non ci sono stati nelle case anziani mostrano che i vaccini funzionano. Non condivido molto questa prudenza. D’altro canto si dice che c’è un problema a Sud, in Italia (che per Pasqua sarà tutta rossa, ndr) ma non si controllano le frontiere”.
“Non capisco perché concedere di andare con 20 colleghi al cinema ma non di andare al ristorante in 4 con la mascherina portata sino al tavolo”, prosegue.

Da www.liberatv.ch

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“Berna si dice tutto e il contrario di tutto”
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha commentato in modo molto critico le decisioni comunicate oggi dal Consiglio federale

“Quello che fa un po’ strano è che in conferenza stampa si dice tutto e il contrario di tutto”. Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi non ha usato vie di mezzo nel commentare i contenuti delle decisioni del Consiglio federale. Intervenendo su Teleticino, Gobbi ha anche definito “schizofrenico” il ragionamento del governo federale. “Da un lato Berset dice che siamo in imminenza di una terza ondata, questo lo diceva già quasi un mese fa e non è arrivata, e a fronte di questa dichiarazione dice aumentiamo la capacità per gli eventi, ammettiamo più gente a casa ma non apriamo i ristoranti, quando ai ristoranti si entra solo con la mascherina e ci si siede in quattro a tavola mentre a casa potremmo essere dentro casa in dieci”.

Parole critiche del consigliere di Stato ticinese che ritiene non comprensibili le scelte bernesi. “Secondo me diventa un po’ difficile da comprendere dal punto di vista della popolazione se già io faccio fatica a capire la linearità del pensiero che ci sta dietro”. Gobbi fa anche degli esempi: “Si permette per esempio di andare al cinema, dove si va in cinquanta e si entra e si esce tutti assieme, mentre non al ristorante, dove si va a gruppetti e non sicuramente alla stessa ora perché non è una mensa. Quindi credo che sia veramente un po’ una comunicazione strana quella di oggi e, come sempre dovremo prendere posizione durante il weekend perché il termine di risposta sarà fissato a lunedì sera”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/berna-si-dice-tutto-e-il-contrario-di-tutto-EH3944798

Da www.ticinonews.ch

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Norman Gobbi: «Terza ondata ma si vuole aprire?»
Il presidente del Consiglio di Stato definisce «disorientante» quanto comunicato oggi da Berna

Norman Gobbi non ci sta. E, attraverso i microfoni della RSI, alza la voce. Il presidente del Consiglio di Stato ticinese è piuttosto critico nei confronti del Consiglio federale. «La terza ondata è stata preannunciata diverse volte, ma ancora non si vede» afferma Gobbi. «I vaccini funzionano, non condivido questa prudenza. L’Italia? C’è un problema ma non si controllano le frontiere». Insomma, Gobbi vede più di una contraddizione. «Da un lato si parla di una possibile terza ondata ma, dall’altro, si vogliono fare delle riaperture. La comunicazione di oggi è disorientante. Per noi è difficile prendere posizione come Cantone, su una linea poco lineare e poco comprensibile per il cittadino. Se si enuncia che si rischia una terza ondata non capisco, poi, perché dire che si vuole aprire». E ancora: «Perché si concedono manifestazioni a casa dove si rispettano meno le regole?». A Gobbi viene chiesto cosa risponderà il Consiglio di Stato. «Cosa risponderemo? Non posso dirlo, dovremo anche capire come andranno le prossime giornate in base ai contagi. C’è grande attesa nella popolazione perché la capacità di sopportazione sta arrivando al limite. La terza ondata è stata ancora preannunciata, non per la prima volta, e non si vede. I casi che non ci sono stati nelle case anziani dimostrano che i vaccini funzionano. Non condivido molto questa prudenza. D’altro canto, si dice che c’è un problema a Sud, in Italia, ma non si controllano le frontiere. Non capisco perché concedere di andare con venti colleghi al cinema ma non di andare al ristorante in quattro con la mascherina portata sino al tavolo».

Da www.cdt.ch

«Comunali, servirà pazienza Da lunedì i risultati nelle Città»

«Comunali, servirà pazienza Da lunedì i risultati nelle Città»

 

Tra poco più di un mese in Ticino tornano le elezioni comunali. Dopo l’edizione annullata nel 2020 a causa della pandemia, oggi la macchina organizzativa è praticamente pronta per l’appuntamento elettorale. Tuttavia il 18 aprile per avere i primi risultati occorrerà avere un po’ più di pazienza del solito. Ne parliamo con il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

Alle elezioni comunali del 18 aprile mancano 39 giorni. A che punto è la macchina organizzativa?
«La “macchina” organizzativa – come mi informa il servizio preposto coordinato dal cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri – è a buon punto. È stato necessario ripensarla tenendo conto delle disposizioni federali e cantonali per limitare la diffusione del coronavirus. L’obiettivo principale è quello di garantire la correttezza dei lavori di spoglio nel pieno rispetto della sicurezza delle persone chiamate a svolgere queste operazioni tanto delicate quanto importanti».

Un anno fa, a metà marzo, arrivò una doccia gelata sulla democrazia rappresentativa con il rinvio di un anno dell’appuntamento elettorale che era agendato per il 5 aprile 2020. Oggi possiamo dire con certezza che non si assisterà ad altri rinvii?
«Mai dire mai, però quest’anno posso assicurare che le elezioni comunali si terranno».

Quella decisione non fu capita da tutti. A un anno di distanza, e con il virus sempre presente, come valuta la mossa del Consiglio di Stato?
«Nel momento in cui abbiamo dovuto prendere la decisione eravamo ancora in un regime di confinamento molto stretto. Soprattutto la gente era assorbita da ben altre preoccupazioni che le elezioni comunali. Ne abbiamo discusso parecchio, anche perché la decisione di stop andava a toccare uno dei diritti fondamentali della democrazia: il voto. E in un ambito essenziale, quello dei Comuni. Ha prevalso il sentimento secondo il quale – proprio per rispetto della democrazia – non si poteva ignorare il sentire comune delle e dei ticinesi. Scelta istituzionalmente dolorosa, ma necessaria».

La campagna è partita in sordina, l’impressione è che di queste elezioni importi davvero poco. È dello stesso avviso?
«No, non sono dello stesso avviso. A parte il fatto che se andiamo a rileggere editoriali, commenti e articoli degli ultimi 20 anni in occasione di campagne elettorali si dice spesso che “stiamo vivendo una campagna fiacca”, “non ci sono grandi temi”, “la gente non partecipa agli incontri organizzati dai partiti” ecc. ecc. Comunque, sebbene in forme diverse vedo che le persone coinvolte e i gruppi politici si stanno impegnando. È evidente che il momento è del tutto nuovo ed eccezionale, però è anche vero che dopo una legislatura durata ben 5 anni ora c’è voglia di voto. Sicuramente più di un anno fa. Anche il ruolo dei media è importante in questo frangente».

Il Governo come intende farsi parte attiva nelle prossime settimane per fare in modo che i cittadini partecipino al voto? Perché sarebbe davvero un peccato se ad eleggere gli amministratori comunali fosse una minoranza dell’elettorato.
«Come Cantone abbiamo preparato una piccola campagna informativa che mira anzitutto a invitare le cittadine e i cittadini a esprimere il proprio voto. In tempo di crisi è ancora più importante che la cittadinanza esprima il proprio voto e decida le persone che li rappresenteranno per i prossimi anni. Nella campagna raccomanderemo inoltre di privilegiare il voto per corrispondenza che è semplice ma soprattutto sicuro».

Intanto le liste sono ormai definitive da qualche settimana; il materiale di voto è già in stampa o magari confezionato?
«La preparazione del materiale è di competenza dei Comuni e, a quanto ci risulta, i lavori di preparazione sono in fase avanzata. Da parte nostra verifichiamo che l’impaginazione delle schede elettorali sia compatibile con i nostri lettori di schede (scanner) in modo che non ci siano problemi durante i lavori di spoglio».

Entro quando giungerà al domicilio di ogni cittadino iscritto in catalogo?
«Il materiale di voto giungerà al domicilio delle cittadine e dei cittadini tra il 22 e il 27 marzo 2021».

Veniamo al voto. Da parte del Consiglio di Stato giungerà un appello per fare in modo che il voto per corrispondenza (già molto elevato) sia la regola e andare personalmente al seggio l’eccezione. O sarebbe un’ingerenza eccessiva in questi termini?
«Non diremo certo di recarsi tutti ai seggi elettorali. A parte gli scherzi: l’invito a votare per corrispondenza – che, come detto, sarà inserito anche nella nostra campagna informativa – oggi assume un valore più elevato, in quanto può proteggere maggiormente chi vota e chi svolge le sue mansioni ai seggi elettorali».

Per legge il seggio dovrà essere garantito o c’è una scappatoia per fare di questa elezione (in tempi di coronavirus) un appuntamento esclusivamente per corrispondenza?
«Il voto “in presenza” – per usare un termine ormai entrato nel nostro lessico – è garantito per legge ed è importante che sia così. È però vero che il voto per corrispondenza è già oggi ampiamente utilizzato e speriamo possa esserlo in maniera ancora maggiore vista la situazione sanitaria».

E veniamo all’atto finale, lo spoglio di domenica 18 aprile. In passato in quella giornata giungevano i risultati con eletti e subentranti ai Municipi, mentre il lunedì era il turno del Consiglio comunale. Quest’anno dovremo avere più pazienza?
«Bisognerà senz’altro avere più pazienza. Il virus ha imposto dei radicali cambiamenti alle nostre vite e anche i lavori di spoglio non faranno eccezione. I Comuni, oltre alle disposizioni sanitarie che rallenteranno le operazioni, non potranno per legge aprire e timbrare le schede di voto prima di domenica mattina. Questi due fattori ritarderanno la consegna delle “cassette” a Bellinzona. Anche il Cantone non potrà impiegare contemporaneamente lo stesso numero di persone per non creare assembramenti e per rispettare le norme di distanziamento e igiene. Abbiamo previsto tempi di lavoro più lunghi e lavori a turni, ma in ogni caso la macchina risulterà rallentata. Inizieremo dapprima con i Municipi e successivamente procederemo con i Consigli comunali. Domenica pomeriggio s’inizierà dai Municipi dei Comuni medio-piccoli in base all’ordine di arrivo delle cassette elettorali. I lavori andranno avanti almeno fino alle 23, ma verosimilmente i risultati dei Municipi delle Città arriveranno solo nella giornata di lunedì. Entro lunedì sera termineremo lo spoglio dei Municipi, in modo da rispettare le scadenze per l’elezione dei sindaci, e nelle giornate di martedì e mercoledì termineremo lo spoglio dei Consigli comunali. Abbiamo riservato anche la giornata di giovedì ma speriamo di poter terminare i lavori già nella giornata precedente».

Intervista pubblicata nell’edizione di mercoledì 10 marzo 2021 del Corriere del Ticino

Molino, sgombero o dialogo? Gobbi: “Situazione sempre meno sostenibile”.

Molino, sgombero o dialogo? Gobbi: “Situazione sempre meno sostenibile”.

Il presidente del Governo: “L’autogestione è un fenomeno che si è andato a svuotare anche dal punto di vista numerico. Inaccettabili questi atteggiamenti sprezzanti nei confronti dell’autorità e della popolazione”

“La situazione attuale è sempre meno sostenibile”. Così si è espresso il presidente del Governo e direttore del Dipartimento Istituzioni, Norman Gobbi, ieri sera a Matrioska. La prima parte del dibattito è stata dedicata agli scontri avvenuti lunedì sera alla stazione di Lugano tra polizia e manifestanti, alcuni dei quali riconducibili al Centro Sociale il Molino. L’autogestione, ha detto Gobbi, “è un tema che riguarda soprattutto la Città, e il Cantone in via secondaria”.
Infatti sarà proprio il Municipio di Lugano, domani, giovedì, a decidere la linea da intraprendere. Dopo la manifestazione non autorizzata di lunedì e gli scontri con le forze dell’ordine, il sindaco, Marco Borradori, è stato chiaro: “La misura è colma. Giovedì chiederò al Municipio una decisione sullo sgombero del Molino. E io voterò a favore”. Sulla stessa linea il vicesindaco Michele Bertini, e ancora più risoluto il municipale Lorenzo Quadri.

Ma torniamo alle dichiarazioni di Gobbi: “La soluzione attuale – ha detto – è stata condivisa tra Lugano e Cantone a suo tempo per trovare una soluzione all’autogestione, che però nel frattempo è un fenomeno che si è andato a svuotare anche dal punto di vista numerico, come abbiamo visto lunedì sera. E con questi atteggiamenti sprezzanti nei confronti dell’autorità ma anche della popolazione che fa degli sforzi, e ha espresso democraticamente un’opinione, la situazione attuale diventa sempre meno sostenibile”.

Al ministro ha replicato il presidente della sezione socialista di Lugano, Raoul Ghisletta, collegato via Skype: “Occorre un dialogo, occorre individuare una figura che faccia da mediatore. Non credo sia contestabile l’esigenza di uno spazio autogestito in una realtà urbana come Lugano. L’autogestione non va confusa con una trentina di persone che hanno fatto un pasticcio. Non siamo in uno stato forcaiolo dove si fa la giustizia a spron battuto. Esiste una convenzione che regola la gestione di questo spazio e un impegno a trovare una soluzione alternativa nel caso in cui il Molino non sia più utilizzabile. Si tratta di avere sangue freddo e di non cedere alla provocazione di pochi, perché sono centinaia le persone che frequentano gli spazi dell’autogestione. Bisogna essere razionali e seguire le regole della democrazia e che lo stato di diritto prevede quando succedono pasticci come questo. Come è successo alla Valascia e con i tifosi dello Zurigo in centro città. Certe cose finiscono male, ma ognuno come individuo si assume le proprie responsabilità che andranno accertate dalla Magistratura”.

Ma Gobbi ha ribattuto: “In questo caso c’è chi critica l’intervento della polizia in reazione all’attacco, e abbiamo visto alcuni manifestanti che hanno raccolto sassi dalla massicciata della ferrovia lanciandoli contro gli agenti. Credo che tollerare ancora una situazione in cui queste persone, che sono ospitate dalla Città di Lugano, che beneficiano di finanziamenti pubblici, perché il Cantone copre una parte dei costi che la presenza del Centro autogestito genera, non sia più possibile. Anche nei confronti dei contribuenti e dei cittadini che rispettano le leggi. Le istituzioni riconoscono il diritto all’autogestione a scopo culturale, divulgativo e ricreativo, ma se c’è un abuso di questo diritto si rompe quel patto che è stato siglato a suo tempo e che secondo me ha raggiunto i suoi limiti”.

A favore di una ricerca di dialogo si è espresso anche l’ex consigliere comunale del PPD Lorenzo Jelmini, pure ospite a Matrioska: “Quello che è successo lunedì sera è assurdo, la manifestazione è degenerata e i fatti sono condannabili. Mi rendo conto che è difficile, che da parte degli autogestiti manca la volontà di dialogare: ma se si vuole continuare questa esperienza importante, la premessa è accettare il dialogo con le autorità comunali e cantonali”.

Da www.liberatv.ch

Al via la scuola di polizia

Al via la scuola di polizia

Cocchi: “Positivo l’aumento delle donne. Gestione dello stress, saper comunicare e risolvere i problemi, ecco come si diventa un buon agente”
Il Comandante Matteo Cocchi a tutto tondo: “È cambiata la scuola di polizia, ma non la sua missione. In gioco vi sono ben 81 aspiranti. Incrementare le quote di aspiranti femminili è un nostro obiettivo”

Esattamente una settimana fa ha preso il via a Giubiasco la Scuola di polizia del V circondario d’esame, mentre martedì scorso è stato pubblicato il bando di concorso per la SCP 2022 (www.polizia.ti.ch).. Gli aspiranti poliziotti (21 in totale, di cui 5 donne) hanno quindi iniziato il percorso che conduce all’Esame professionale dopo due anni. Dell’importanza dei corsi di formazione, del ‘fascino della divisa’ e di molto altro ancora ne abbiamo parlato con il Comandante Matteo Cocchi.

La pandemia e i nuovi compiti assunti dalla Polizia hanno modificato l’impostazione dei corsi di formazione?
“Come per altri settori vi è grande attenzione per quelle che sono le raccomandazioni che valgono per tutta la popolazione. In particolare l’uso delle mascherine, l’igiene delle mani e la distanza sociale a cui si aggiungono tutti i piani di protezione, sia per quanto riguarda la formazione in aula sia per quanto riguarda quella erogata all’esterno. Inoltre, la pandemia ha ridotto al minimo la formazione sia sul piano federale che cantonale, spingendoci così ad effettuare solo corsi di formazione strettamente necessari e non procrastinabili”.

Cosa spinge secondo lei, oggi, giovani uomini e donne a intraprendere una carriera nelle forze dell’ordine? Nel senso, quando conta la speranza in un lavoro sicuro in un momento incerto che non promette nulla di buono per il futuro, e quanto, invece, i valori connessi a queste professioni? O quello che una volta veniva definito “il fascino della divisa”?
“Ritengo che lo “spirito di servizio”, inteso come il mettersi a disposizione della popolazione per garantirle la miglior sicurezza possibile, nonché aiuto in caso di difficoltà, permanga la motivazione principale che spinge un giovane o una giovane ad intraprendere una carriera nelle forze dell’ordine. In assenza di questa caratteristica principale, l’attività di gendarme e di ispettore risulterebbe estremamente difficile da sopportare. Sicuramente le difficoltà nel trovare lavoro, che si sono acuite con la pandemia, giocheranno anch’esse un ruolo nel processo di decisione che poi porta a candidarsi alla Scuola di polizia”.

Come sono cambiati, se sono cambiati, i criteri di selezione degli aspiranti? E quali sono i principali motivi di inidoneità?
“L’età massima è stata aumentata di un anno. Infatti, per i futuri aspiranti agenti è stata fissata a 35 anni al momento dell’inizio della formazione. Nella valutazione delle attitudini fisiche si è deciso di essere meno selettivi, considerato che si tratta di un ambito che può essere in linea di principio migliorato con l’allenamento e che sarà parte integrante nel corso della formazione di base. Anche nell’ambito della valutazione psicologica sono stati apportati ulteriori affinamenti a complemento dell’attuale iter, che negli anni ha già dato buone indicazioni per il reclutamento dei futuri agenti di polizia ticinesi”.

Cosa significa, secondo lei, oggi, essere un agente di polizia? Quali dovrebbero essere le caratteristiche fondamentali per un buon poliziotto? Non solo dal profilo tecnico e fisico ma anche da quello umano…
“L’agente di polizia e chi si candiderà a vestire la divisa in futuro deve primariamente condividere gli obiettivi e i valori della Polizia cantonale e dello Stato di diritto. I precedenti e la condotta personale devono quindi essere privi di macchia. Ritengo inoltre che per un buon poliziotto il sapere gestire lo stress, l’avere buone doti di comunicazione, una buona capacità di analisi e di risoluzione dei problemi nonché la capacità di lavorare in team e a turni (365 giorni all’anno sull’arco delle 24 ore) siano dei requisiti basilari. Elementi questi che, uniti alla consapevolezza che a volte la vita privata deve essere messa in secondo piano, ben sintetizzano la difficoltà di svolgere una professione importante e fondamentale per il buon funzionamento della nostra società”.

Dallo scorso anno la formazione alla Scuola di polizia non è più di un anno bensì di due. Che valore aggiunto porta un anno in più alla formazione?
“Il valore aggiunto principale della formazione biennale è legato al fatto che il candidato nel corso del secondo anno di formazione ha maggiori possibilità di lavorare “sul terreno”, toccando con mano quella che sarà la sua futura funzione. Questo attraverso diversi e differenziati stage con il fondamentale apporto e accompagnamento formativo degli agenti già in attività da anni. In questo modo viene concretizzato in maniera formale e a livello nazionale quanto da noi anticipato con lungimiranza negli scorsi anni”.

Quanti sono in totale gli aspiranti agenti che attualmente prendono parte alla formazione? E quante le donne?
“Attualmente con l’inizio della SCP 2021 lo scorso 1° marzo e con la SCP 2020, entrata nel secondo anno pratico di formazione, avremo per la prima volta due curricoli formativi presso il Centro di formazione nonché presso i vari Corpi di appartenenza. In gioco vi sono dunque ben 81 aspiranti. Dal 2001 a oggi la percentuale di donne che si sono candidate alla Scuola oscilla tra il 10% e il 24% del totale dei candidati. Negli ultimi quattro anni constato che la quota di aspiranti femminili che la frequentano è in aumento. Questo è un aspetto estremamente positivo, in linea con gli obiettivi a livello di personale che ci siamo prefissati”.

Secondo lei, per diventare un buon poliziotto, è ancora necessario seguire la trafila della scuola di base? Nel senso, al di là di alcuni ufficiali (o ispettori, per esempio nel settore dei reati finanziari) che sono arrivati da professioni diverse, non sarebbe immaginabile una sorta di accademia che fornisca formazioni approfondite su temi complessi (criminalità economica e digitale, profili criminali, criminalità organizzata di vario livello, terrorismo, eccetera)?
“A livello di formazione siamo sempre stati attenti all’evolvere della criminalità e all’emergere di nuove minacce alla sicurezza pubblica. Questo integrandole nel curriculum formativo dei futuri agenti. Faccio in particolare riferimento alle tematiche dell’interculturalità e all’analisi e alla discussione in classe di casi pratici legati alla violenza giovanile e domestica. Inoltre, per quanto riguarda la cybercriminalità, la materia è già stata introdotta ed è parte integrante pure della formazione continua. Nonostante le specializzazioni siano molto importanti nel contrasto delle nuove sfide a livello di reati, non bisogna comunque dimenticare che la “spina dorsale” della professione rimane quella dei generalisti. L’attività di questi ultimi non si traduce unicamente nell’azione preventiva o repressiva, ma una parte importante della loro attività è legata a interventi di supporto e sostegno ai cittadini che richiedono il nostro aiuto e intervento”.

State pensando a una formazione para universitaria e multidisciplinare per chi aspira a una carriera in Polizia, con percorsi pianificati e diversificati in base agli obiettivi?
“Per quanto riguarda la formazione di base è una possibilità che al momento non è prevista. In relazione invece alla formazione dei quadri, a livello nazionale e sotto l’egida dell’Istituto svizzero di polizia, sono in corso una serie di progetti che integrano nella stessa anche corsi a livelli scolastici superiori e interdisciplinari. Questo con l’obiettivo di armonizzare pure questo tipo di formazione come già fatto per quella di base”.

Premesso che esiste una Polizia federale, competente per una serie di reati ben definiti, le sembra normale che in un mondo complesso e in continua evoluzione come quello in cui viviamo, gli inquirenti (anche a livello di Ministero pubblico) siano ancora suddivisi in reati economici e reati comuni?
“Ritengo di sì poiché il mondo sempre più complesso richiede una sempre maggiore specializzazione. Specializzazione che si rispecchia anche nella lotta ai reati comuni per rimanere al passo con i tempi. Per quanto riguarda i reati economico-finanziari in futuro, vista la loro complessità e continua evoluzione, il loro perseguimento richiederà ulteriori sforzi di collaborazione, già oggi positiva, da parte di chi in Svizzera è competente in materia”.

Quanto conta oggi per un poliziotto saper usare il cervello e la parola rispetto al manganello e alla pistola?
“L’attenzione per il dialogo con la popolazione è da tempo una parte importante del percorso formativo dei futuri agenti. In questo settore trova spazio anche l’aspetto della polizia di prossimità per rispondere al meglio alle preoccupazioni della cittadinanza. Inoltre, gli aspiranti effettuano uno stage presso le diverse polizie comunali proprio con l’obiettivo formativo di dare risposta ai bisogni della popolazione nell’ambito dei compiti di polizia di prossimità. Come da sempre e più volte ribadito, l’agire dell’agente di polizia deve essere contraddistinto in ogni momento dalla proporzionalità, che si basa sull’analisi della situazione e la messa in atto delle misure più opportune, anche a livello coercitivo”.

Da www.liberatv.ch

Presentato il bilancio del primo anno di attività della campagna «Cyber sicuro»

Presentato il bilancio del primo anno di attività della campagna «Cyber sicuro»

Il pompiere digitale ma non solo per contrastare gli attacchi informatici
Il tema della sicurezza informatica è tornato d’attualità anche e soprattutto durante il lockdown, un periodo durante il quale l’utilizzo di piattaforme online è stato ulteriormente incentivato. Basti pensare al ricorso al telelavoro, alle piattaforme per le videoconferenze e per la didattica a distanza e agli acquisti via web. Di conseguenze, dunque, anche le attività illecite sui canali informatici sono aumentate. Ed è proprio in questo contesto di sicurezza informatica che il Gruppo di lavoro strategico “Cyber sicuro” è diventato il punto di riferimento e di contatto cantonale effettuando attività di analisi, informazione e prevenzione. Nel presentare il bilancio dell’omonima campagna di prevenzione, lanciata il 21 febbraio 2020, il direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi ha posto l’accento sulla «necessità di una maggiore sicurezza in ambito digitale, da raggiungere attraverso la sensibilizzazione e l’accrescimento della consapevolezza da parte degli utenti». Il tema – ha ricordato il segretario generale del DI Luca Filippini – è di grande attualità e lo dimostra il fatto che nel nostro cantone, i soli 20 casi di abusi segnalati hanno creato danni (anche di reputazione, evidenziando cioè la fragilità di un’azienda) ad aziende e privati per oltre tre milioni di franchi.

Una nuova legge
Per limitare al massimo queste intrusioni – ha rimarcato il responsabile del Servizio informatica forense della SUPSI Alessandro Trivilini – «bisogna assumere la figura del pompiere digitale». Allo scopo di evitare questo tipo di intrusione con conseguente furto di dati sensibili, il consiglio resta quello di verificare se la rete aziendale, spesso ampliata nel corso degli anni, è sicura. La Svizzera, dal canto suo, ha elaborato la nuova Legge sulla protezione dei dati, approvata lo scorso 25 settembre dal Parlamento, che fungerà da elemento chiave per dare avvio alla costruzione delle nuove regolamentazioni e linee guida per la gestione della cybersicurezza all’interno del perimetro nazionale e cantonale. Con l’entrata in vigore di questa legge, occorrerà prendere provvedimenti tecnici e organizzativi appropriati e proporzionali per garantire che la sicurezza dei dati personali sia adeguata al rischio. Insomma, ha ricordato Trivilini, non più strumenti come semplici antivirus ma una gestione ad hoc dei processi produttivi che trattano dati sensibili. In attesa del nuovo testo legislativo, la Confederazione ha elaborato standard minimo per rafforzare la resilienza informatica. Questa sorta di «check-list» si ispira al Framework del NIST (National Institute of Standards and Technology, USA), riconosciuto a livello internazionale, ed è compatibile con altri standard di cybersicurezza.

L’agenda 2021
Nel corso del 2021, il Gruppo di lavoro organizzerà quattro webinar per informare sull’impatto che la Legge sulla protezione dei dati avrà in altrettanti settori specifici (economia, sanità, formazione, enti pubblici), mentre in autunno verrà organizzata una conferenza per illustrare lo stato dell’arte a livello cantonale. 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 6 marzo 2021 del Corriere del Ticino

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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 5 marzo 2021 de Il Quotidiano

Bando di concorso aspiranti 2022

Bando di concorso aspiranti 2022

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che oggi è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi aspiranti ispettori/trici di Polizia giudiziaria per la Polizia cantonale, di nuovi aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale e di nuovi aspiranti agenti per le Polizie comunali di Ascona, Bellinzona, Ceresio Sud, Chiasso, Locarno, Lugano, Mendrisio e Muralto. I candidati seguiranno la Scuola di Polizia a partire dal 1. marzo 2022. Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di agente in formazione presso i Corpi di appartenenza. Come di consueto, attraverso un processo di selezione verrà verificata l’idoneità dei candidati a seguire la formazione biennale di agente di polizia. La decisione sull’assunzione degli aspiranti giungerà al più tardi entro tre mesi dall’inizio della formazione. Le candidature vanno inoltrate entro il 02.04.2021. Il bando di concorso e i formulari possono essere scaricati dal sito internet della Polizia cantonale, all’indirizzo www.polizia.ti.ch

La Gendarmeria Stradale approda a Mendrisio

La Gendarmeria Stradale approda a Mendrisio

Comunicato stampa

Importante nuovo tassello nel progetto di riorganizzazione del V° Reparto di Gendarmeria Stradale della Polizia cantonale. Nell’ottica di un costante miglioramento della gestione dei problemi legati alla viabilità, ma anche al fine di ulteriormente migliorare la capacità di reazione in un contesto viario fortemente sollecitato, a partire da oggi – 1. marzo 2021 – è infatti attiva la nuova sede operativa di Mendrisio (negli spazi dell’ex Pretorio), che andrà ad aggiungersi a quella di Camorino. L’obiettivo è quello di garantire un’accresciuta presenza assicurando un rapido intervento delle pattuglie in occasione di qualsiasi avvenimento previsto o imprevisto a sud del ponte-diga di Melide. Volontà già implementata con l’insediamento del Reparto di Gendarmeria del Mendrisiotto presso il nuovo Centro di Pronto Intervento (CPI) e che completa la presenza di agenti della Cantonale specificatamente formati in un comparto geografico che vive quotidianamente e in continua evoluzione tutta una serie di problematiche legate al traffico, soprattutto sull’importante asse della A2.

La novità è stata segnata nel corso della giornata odierna da un breve incontro a cui hanno preso parte il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il capo area della Gendarmeria, maggiore Marco Zambetti, e il responsabile del V° Reparto di Gendarmeria Stradale, capitano Marco Guscio. 

La scelta di disporre di una sede operativa a Mendrisio si inserisce nel solco di una serie di adattamenti finalizzati all’istituzione di un vero e proprio centro di competenza del traffico della Polizia cantonale. A questo scopo, già dal 1. aprile 2020, il V° Reparto ha ripreso tutte le attività relative all’interventistica sull’asse autostradale nella fascia oraria 06.00-22.00, mentre, dal 1. novembre 2020, la Centrale del Traffico è stata subordinata al Reparto al fine di migliorare la gestione della viabilità. Il progetto avrà ulteriori tappe future e si svilupperà con la progressiva assunzione del personale necessario alla gestione, nel 2023, del costruendo Centro di Controllo dei Veicoli Pesanti (CCVP) di Giornico.

“La macchina funziona bene. Basta avere la benzina”

“La macchina funziona bene. Basta avere la benzina”

La campagna di vaccinazione, i ritardi e la diminuzione dei morti

La situazione epidemiologica è stabile: i contagi per ora sono sotto controllo e la diminuzione delle persone ospedalizzate nelle ultime 5-6 settimane è stata importante. “Ma soprattutto – afferma il presidente del Governo Norman Gobbi – il numero delle persone che purtroppo perdono la vita a causa del virus è di molto diminuito. È il risultato più importante già raggiunto dalla campagna di vaccinazioni avviata in Ticino, che ha visto prima di tutto completata la vaccinazione nelle case anziani, così da proteggere proprie le persone più vulnerabili. Anche le vaccinazioni per gli over85 e over80 sono a buon punto con la seconda dose (osservo però che chi non avesse ancora voluto vaccinarsi e ha più di 80 anni lo può fare sempre) e che abbiamo aperto la possibilità di prenotare l’appuntamento per il vaccino agli over75”.

Ma c’è chi dice che abbiamo fatto troppo poco in queste prime settimane di vaccinazioni… “Comprendo queste critiche, però bisogna essere chiari. Il problema sta nel numero di dosi vaccinali che la Confederazione può mettere a disposizione dei Cantoni. La macchina in Ticino funziona molta bene. Se però manca la benzina si ferma. Ma appena arriva il carburante la macchina va a pieno regime. Ci sono stati ritardi di consegna del vaccino Pfizer alla Svizzera e di riflesso i Cantoni non hanno potuto continuare a vaccinare a ritmo sostenuto. Però, ripeto, l’organizzazione funziona molto bene e di questo occorre dare merito a molte persone e organizzazioni che si impegnano su questo fronte: i medici, i sanitari dei servizi ambulanze, i Comuni, la protezione civile, la Sezione del militare e della protezione della popolazione. Una vera e propria squadra che si mette al servizio della gente”.

Quali sono ora i prossimi passi di questa campagna? “Proprio nel corso di questa settimana il Governo ha presentato le varie fasi della campagna di vaccinazione, con l’apertura il prossimo mercoledì 3 marzo di un grande centro cantonale a Giubiasco. Entriamo nella fase tre, e possono prenotare la vaccinazione le persone dai 75 anni in su. Si tratta di un gruppo di 17mila persone. Poi nella fase 4 saranno vaccinati i malati cronici (circa 25mila persone) e in seguito gli over 65, una fascia di popolazione di 35mila persone. La vaccinazione fa parte dei quattro pilastri che il Governo ha posto per uscire da questa crisi: Limitare, Testare, Proteggere, Vaccinare. Vediamo il traguardo all’orizzonte, ma non sappiamo ancora bene quanto sia vicino. Per questo è importante rimanere vigili e prudenti”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.