Schweiz Aktuell am Gotthard

Schweiz Aktuell am Gotthard

Tag 13: Versteckte Schätze in der Leventina. http://www.srf.ch/sendungen/schweiz-aktuell/tag-13-versteckte-schaetze-in-der-leventina

Das «Schweiz aktuell» Sommerprojekt 2016 – Präsentiert wird die Sendung von Katharina Locher. Die «Schweiz aktuell»-Moderatorin führt zum ersten Mal durch das dreiwöchige Sommerprojekt. Sie begrüsst das Publikum jeden Abend nach 19 Uhr vom Gotthardhospiz inmitten der imposanten Naturkulisse.

Dort empfängt sie Gäste aus Wirtschaft, Politik und Gesellschaft und beleuchtet die vielfältigen Themen rund um die Verbindungsachse Nord-Sud.

 

Migranti: struttura unica per l’accoglienza

Migranti: struttura unica per l’accoglienza

Dal Corriere del Ticino del 3 agosto 2016 | Il centro servirà a ospitare i profughi che trascorrono una notte in Ticino in attesa di riammissione semplificata. Tra le possibilità al vaglio anche un fabbricato a Rancate – Drastico l’aumento di clandestini respinti ai valichi

Le tre Protezioni civili aperte nel distretto per far fronte all’emergenza migranti che sta toccando il Ticino e in particolare il Mendrisiotto in queste settimane non rappresentano più una risposta adeguata. Per affrontare la situazione che si è creata lungo il confine il Consiglio di Stato ha dunque pensato ad una soluzione alternativa: una struttura unica per l’accoglienza temporanea dei migranti in attesa di riammissione semplificata, capace di accogliere oltre 150 persone contemporaneamente.

A comunicarlo con una nota diffusa ieri pomeriggio è il Dipartimento delle istituzioni che chiarisce come il dispositivo messo a disposizione con le tre protezioni civili «era inizialmente pensato per alloggiare fino a 150 ospiti unicamente durante il fine settimana e in maniera del tutto straordinaria. A partire dal primo luglio l’apertura di queste strutture protette si è invece resa necessaria in modo permanente in ragione di un aumento delle richieste d’alloggio. Da qui l’esigenza di trovare una soluzione sostenibile nell’ottica di una gestione costante d’importanti flussi giornalieri di migranti».

«Quest’anno siamo confrontati con un fenomeno nuovo – sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi -, i migranti che arrivano al confine ormai non chiedono quasi più asilo in Svizzera, perché vogliono proseguire il loro viaggio verso il nord Europa. È una situazione nuova che ci costringe a trovare nuove soluzioni per le persone che devono essere riammesse in Italia ma che prima di farlo devono essere trattenute in Ticino una notte». Negli ultimi 4 giorni ad esempio i nuovi arrivi in Ticino sono stati oltre 700, e le persone che hanno alloggiato per una notte nelle strutture della PCi di Coldrerio, Chiasso e Vacallo sono state circa 400. La scorsa settimana gli arrivi al confine sono stati 1.349, in media con i dati dell’ultimo mese, i respingimenti hanno invece superato per la prima volta le mille unità e sono stati 1.102 (quasi 300 in più della settimana precedente). «Le Protezioni civili che accolgono attualmente i migranti in attesa di essere riammessi in Italia si trovano in centro paese o vicino alle scuole – prosegue Gobbi -, tra meno di un mese riprende l’anno scolastico e dobbiamo trovare una soluzione che ci permetta di evitare potenziali situazioni di conflitto. Con la creazione di un centro unico non vogliamo aumentare la capacità, ma garantire la sicurezza. Non bisogna dimenticare che visto che non si tratta di richiedenti l’asilo, tutti i costi relativi ai migranti da riammettere in Italia attualmente sono coperti dal Cantone».

I tempi stringono, l’idea è infatti di rendere agibile la struttura prima dell’inizio delle scuole, lasciando i tre centri della PCi di supporto al fabbricato, nel caso in cui i migranti fossero così tanti da necessitare ulteriori spazi per il loro alloggio. E resta un grande interrogativo. Non è infatti ancora chiaro dove sorgerà il nuovo centro, che dovrebbe trovare spazio in un capannone già esistente. La sola certezza è che sarà nel Mendrisiotto.

Le prospettive

Tra le possibilità al vaglio, vi sarebbe una soluzione che interessa una struttura situata nella zona industriale di Rancate. «Il Municipio – afferma il vicesindaco e responsabile del dicastero Sicurezza Samuel Maffi – è stato subito informato di questa possibilità ed è in contatto a questo proposito con il Cantone da un paio di settimane. Il progetto è stato preavvisato favorevolmente dalla Città, che ha dato la sua piena disponibilità per affrontare la situazione, a patto che vengano rispettate delle condizioni relative alle responsabilità in materia di polizia del fuoco, sicurezza interna ed esterna al centro e in merito alla Legge edilizia». Sia che il centro venga realizzato sul territorio di Mendrisio o in un altro Comune, il Consiglio di Stato dovrebbe infatti adottare una clausola d’urgenza per destinare gli spazi all’accoglienza temporanea dei migranti.

Ad ogni modo, rassicura Maffi, il centro non creerà nessun tipo di disagio: «Si tratta di una struttura temporanea per l’accoglienza di migranti che non chiedono asilo ma vorrebbero solo attraversare il Paese per dirigersi verso nord e vengono quindi riportati alla frontiera. La possibile struttura identificata sul territorio di Mendrisio non si trova in una zona sensibile e rimane discosta e lontana dall’abitato. Se dovesse essere scelto di realizzare il centro a Mendrisio – conclude Maffi – questo non sarà di disturbo alla popolazione».

La richiesta di aprire questa struttura è ora stata inoltrata a Berna, da cui si attende una risposta entro la fine della settimana. In seguito sarà presa una decisione sull’ubicazione.

Muslima lüften den Schleier

Muslima lüften den Schleier

Da Blick.ch del 3 agosto 2016 | Tessiner Polizei zieht Bilanz nach einem Monat Burka-Verbot. Seit Anfang Juli ist im Tessin ein Verhüllungsverbot in Kraft. Zu Problemen hat dies bisher nicht geführt, zumindest nicht bei der Polizei.

Dies berichtet der Polizeivorsteher und Vize-Präsident der Stadt Lugano, die von arabischen Touristinnen im Tessin am häufigsten besucht wird.

Laut Michele Bertini (FDP) gab es im Juli sechs Fälle, bei denen die Polizei verschleierte Frauen angehalten habe. Und alle Fälle seien problemlos verlaufen. Die Frauen seien von der Polizei angesprochen und mit einem arabischen Flugblatt informiert worden.

«Alle sechs Frauen haben dann den Schleier abgelegt», sagt Bertini. Und manche hätten sich auch entschuldigt. Eine Busse habe die Luganeser Polizei im letzten Monat nicht aussprechen müssen.

«Wenn man den arabischen Touristen gut erklärt, dass die Autorität des Kantons – das Parlament – dies beschlossen habe, wird das Verhüllungsverbot gut befolgt», sagt der FDP-Politiker. Darum liess er die Polizei auch speziell schulen. Ein Experte der Universität Zürich habe dem ganzen Polizeikorps erklärt, wie man am besten auf die arabischen Touristinnen zugehe.

Arabische Touristen passen sich mehrheitlich an

Auch der kantonale Polizeidirektor Norman Gobbi (Lega) ist zufrieden: «Die arabischen Touristen sind intelligenter als viele Gegner des Burkaverbots.» Sie würden sich mehrheitlich anpassen. Der Kanton habe die Einführung des Verbots auch vorbereitet und mit dem EDA die Botschaften in Bern informiert. Man habe lediglich ein Problem mit einer Vertreterin des Islamischen Zentralrates gehabt, die Anfang Juli provozieren wollte, so Gobbi.

Auch bei den Hoteliers haben sich die Befürchtungen nicht bewahrheitet. Laut dem Präsidenten des Tessiner Hotellerieverbandes, Lorenzo Pianezzi, sind die Erfahrungen mit dem Verhüllungsverbot bisher sehr gut.

«Ich bin positiv überrascht», sagt Pianezzi, der in Lugano ein Hotel führt. «Die arabischen Gäste sind gut informiert und zeigen eine grosse Bereitschaft, die Regeln zu respektieren.» Er habe nur einmal einem Gast, der die Regel noch nicht kannte, das Flugblatt gegeben. «Danach hat die Frau sofort auf den Schleier verzichtet», so Lorenzo Pianezzi.

Auch die Übernachtungszahlen stimmen die Tessiner Touristiker zuversichtlich. Trotz des viel diskutierten Burkaverbots sind die Logiernächte von Gästen aus dem arabischen Raum laut Pianezzi dieses Jahr rund 20 Prozent höher als im vergangenen Jahr. Und 2015 verzeichnete der Kanton bereits 45’000 Logiernächte von arabischen Gästen.

Liberi e svizzeri, ricordiamocelo ogni giorno!

Liberi e svizzeri, ricordiamocelo ogni giorno!

Discorso del Consigliere di Stato Norman Gobbi, in occasione dei festeggiamenti del 1. agosto 2016 a Olivone (Blenio) della Lega dei Ticinesi.

È sempre un immenso piacere per me festeggiare con voi, come tradizione vuole dal 2003, il Natale della Patria. Ancor più piacevole è trascorrere un giorno di festa – la festa del nostro Paese – insieme nell’incantevole scenario offerto dalla Valle di Blenio, all’ombra del Sosto ormai divenuto un simbolo leghista di impegno e di valori tradizionali. Impegno perchè festeggiamo in un Comune, quello di Blenio, guidato da una sindaco leghista: la nostra Claudia ha sbaragliato la concorrenza grazie al suo impegno sul territorio, a favore della popolazione e delle attività ancestrali. 

Ma il Sosto con tutta la Valle di Blenio sono il simbolo della lotta di questo Popolo, quello bleniese e ticinese, da sempre attaccato ai valori tradizionali delle nostre comunità di montagna: libertà, indipendenza e sicurezza. Infatti, ancor prima che Werner Stauffacher, Walter Fürst e Arnold von Melchtal dessero vita quali Padri fondatori della perpetua alleanza della nostra Confederazione nel 1291, i Bleniesi e i Leventinesi un secolo prima (ed era il 1182) giurarono reciproco sostegno contro i dominatori esterni in quello che oggi chiamiamo il Patto di Torre. Un chiaro segnale di come questo spirito di libertà, tipico dei popoli alpini, trovi qui profondissime radici che vivono ancora oggi. Non è un caso che i Bleniesi si siano da sempre opposti con forza ad ogni perdita di sovranità del nostro Paese: lo fecero nel 1992 contro lo Spazio economico europeo in maniera molto più chiara degli altri distretti, per poi continuare sino al voto del 9 febbraio 2014, con quasi due terzi a favore del controllo dell’immigrazione. Tutto ciò significa solo una cosa: la Valle di Blenio è terra di libertà, indipendenza e sicurezza!

“Uniti per prestarsi reciproco aiuto, consiglio e appoggio, a salvaguardia così delle persone e delle cose, contro tutti coloro che a essi o a uno di essi facesse violenza, molestia o ingiuria con il proposito di nuocere alle persone od alle cose”. Parole indelebili, scritte sulla pergamena che custodisce il testo del nostro patto di perpetua alleanza. Sicurezza, indipendenza, libertà: sono questi i valori che ancora oggi portiamo avanti come Svizzeri e Ticinesi, e sui quali vorrei porre l’accento quest’oggi.

Sin da quando ho mosso i miei primi passi in politica e ancora oggi, in veste di Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, mi impegno quotidianamente a difesa dei nostri valori.

Uno su tutti è quello della SICUREZZA. Ogni giorno lavoro assiduamente con i collaboratori del mio Dipartimento per garantire e assicurare questo bene primario, alla base del benessere di ogni cittadino, di tutti noi. L’obiettivo è quello di non abbassare mai la guardia ma anzi, di pianificare le azioni da mettere in atto prima che si manifesti una situazione di emergenza e che la realtà ci sfugga di mano. Anche senza l’appoggio di Berna, portiamo avanti delle proposte che ci permettono di sentirci più sicuri nel nostro vivere quotidiano.

Lo sto – anzi lo stiamo – facendo anche in questo periodo: siamo pronti a gestire le ondate migratorie al confine di Chiasso. Quest’anno siamo rimasti una delle poche porte ancora aperte per accedere al nord delle Alpi e al resto dell’Europa. Per affrontare questa situazione, in Ticino abbiamo sviluppato lo scorso anno uno Stato Maggiore Cantonale composto da tutte le forze dell’ordine e le Istituzioni che sono chiamate a far fronte all’eventuale emergenza. Nel 2016, su mia insistenza e dopo aver spiegato a più riprese la situazione, il Consiglio federale ha disposto l’impiego sussidiario di sicurezza dell’esercito nel caso la situazione evolva a tal punto da renderlo necessario. Una collaborazione, quella con l’esercito, che è significativa. Assicurando la sicurezza di tutti noi ticinesi infatti ci rendiamo garanti di quella di tutti gli svizzeri: agiamo come primo filtro alla frontiera nazionale. Il Ticino sta difendendo la Svizzera. Il nostro Cantone spesso, come in questo caso, vede – e ahimé vive anche in prima persona- problematiche che toccheranno il resto del Paese solo in un secondo tempo. È stato così con la crisi della piazza finanziaria, con il frontalierato e ora con la gestione dei flussi migratori. Con questa attività promuoviamo l’essenza dello spirito confederale contenuto nel patto che, come vi ho ricordato poco fa, ci vede uniti per il bene comune della nostra Patria. Dobbiamo quindi sentirci orgogliosi per quel che abbiamo fatto e facciamo in quanto Ticinesi nella gestione della sicurezza non solo cantonale, bensì nazionale! Orgogliosi perchè il presidio svolto dai Ticinesi alla PORTA SUD della Confederazione è oggi sinonimo di sicurezza e controllo. E poi, salvo qualche guardia di confine giunta da nord, lo stiamo facendo da soli perchè noi teniamo alla sicurezza della nostra Patria.  

Un altro passo avanti a favore della SICUREZZA lo abbiamo fatto con l’entrata in vigore del divieto di dissimulare il volto nei luoghi pubblici e la modifica legislativa sull’ordine pubblico. Grazie a queste leggi è stata ribadita – aggiungo anche celermente grazie all’impegno del mio Dipartimento – la volontà di tutti i cittadini di sentirsi sicuri mentre passeggiano per le vie delle nostre città, allo stadio o in pista per seguire una partita, e in ogni occasione pubblica di incontro. Ma soprattutto di potersi sentire padroni in casa nostra, preservando e tutelando i nostri usi e costumi. Riprendendo uno dei valori più importanti della nostra Patria, vogliamo avere la LIBERTÀ di uscire di casa senza timori. Un Ticino unito, una comunità forte è quello che vogliamo per affrontare insieme le sfide ci si presentano. Anche in questo caso è il nostro Cantone a imporsi come promotore di una legge per la sicurezza, e non sarei sorpreso se in seguito anche il resto della Confederazione adottasse le stesse precauzioni, dopo averne appurato i benefici sul caso ticinese.

La nostra nazione si basa sulla LIBERTÀ. Ho iniziato accennando alla sensazione e al diritto di essere sicuri, e quindi liberi, in mezzo agli altri, a casa nostra, ma come sappiamo bene non è l’unica espressione di questo valore fondamentale.

La LIBERTÀ politica ad esempio, alla base della nostra democrazia, è ciò che ci permette di esprimere ciò che pensiamo. La libertà nel nostro Paese significa poter utilizzare gli strumenti che ci sono dati per costruire al meglio il nostro futuro. Degli strumenti preziosi che le cittadine e i cittadini di molti altri Paesi non hanno il privilegio di avere. Facendoci testimoni della volontà popolare, ben saldi ai nostri principi, noi leghisti abbiamo saputo mostrare al mondo della politica che il popolo di cose da dire ne ha. Lo abbiamo fatto attraverso le petizioni, i referendum, e le iniziative. Lo abbiamo fatto con il primo strumento della democrazia: la partecipazione alle urne. Il voto popolare che di consente di dire la nostra allo Stato, i ribadire cosa vogliamo nel e per il nostro Cantone, ma anche per definire i nostri rappresentanti all’interno delle stesse. In questi 25 anni ogni volta in cui la Lega ha ottenuto dei risultati in termini elettorali, ai suoi rappresentanti è sempre stato detto: “Adesso vediamo se saprete prendervi le vostre responsabilità!”. È successo a Marco quando ha portato il nostro Movimento in Consiglio di Stato, è successo a me quando ho raddoppiato gli scranni. Siamo ormai al sesto anno in cui la Lega ha la maggioranza relativa in Consiglio di Stato e penso che, anzi, ne sono sicuro! che io e Claudio le nostre responsabilità ce le siamo prese – anche quando si trattava di compiere scelte impopolari. Non ci tiriamo indietro e continueremo a lavorare in difesa del Ticino e dei ticinesi, anche quando e se con le nostre decisioni urtiamo o indigniamo i benpensanti. Continueremo a farlo anche quando i nostri colleghi di Governo si nascondono dietro le loro decisioni per non urtare la sensibilità del loro partito o dei loro elettori.

Durante la campagna per la corsa al Consiglio federale – ebbene si, la Lega dei Ticinesi ha riportato un candidato ticinese in corsa per Berna dopo 16 anni dall’ultima candidatura – sono stato definito dalla stampa un uomo di stato. Ed è quello che sono, che siamo noi leghisti in Governo e in Parlamento. Ci battiamo per la difesa dei valori tanto cari al nostro movimento e lo facciamo con responsabilità e coerenza! Senza nasconderci dietro alle nostre scelte!

Ci battiamo per un Ticino solido e libero. Una libertà che spesso, però, fuori dai confini elvetici stanno mettendo in discussione, compromettendo la nostra INDIPENDENZA. La situazione internazionale, in particolare quella dell’Unione Europea, si sta dimostrando sempre più instabile. Con Brexit il popolo inglese ha dato un chiaro e forte segnale: l’Inghilterra non presta più il fianco all’UE e le imposizioni internazionali le stanno strette. Anche loro, come la Svizzera ,come noi, lottano per la loro autonomia. È la dimostrazione che con la volontà si può tornare indietro – anche da situazioni ben più vincolate della nostra. È la dimostrazione che il popolo, alla fine, è sempre sovrano e ha sempre l’ultima parola. Sul nostro territorio decidono gli svizzeri. I problemi degli altri Paesi che ci circondano non devono quindi minacciare il benessere che abbiamo costruito nel corso degli anni nel nostro Cantone e nella nostra nazione.

Libertà, indipendenza e sicurezza: lottiamo tutti i giorni per difendere questi nostri valori. Ognuno di noi è cittadino svizzero, ma è anche, e soprattutto, ticinese. Chi come me è nato e cresciuto nelle Valli sa quanto sia importante ribadire la nostra legittimità e valorizzare la nostra regione, soprattutto se di montagna. Con la mia attività politica mi impegno costantemente per prestare una particolare attenzione alle regioni periferiche del nostro Cantone, poiché so che ogni cittadino, svizzero, ticinese, abitante delle Valli ha il diritto di sentirsi figlio legittimo di mamma Elvezia considerato alla stessa stregua di tutti gli altri. Ognuno di noi ha un ruolo importante nella partecipazione alla gestione dello Stato e ha quindi il dovere fondamentale di tutelare, nel farlo, questi valori, indistintamente dalla sua regione di provenienza.

Quindi oggi più che mai, il giorno del Natale della nostra Patria dobbiamo essere protagonisti delle scelte politiche che ci concernono, dobbiamo lottare per il Ticino che vogliamo; non possiamo e non dobbiamo accettare passivamente quello che ci viene imposto da fuori ma soprattutto dobbiamo ribadire la nostra volontà di essere padroni in casa nostra. Dal canto mio, continuerò a lavorare per fare in modo che la nostra sicurezza, la nostra libertà e la nostra indipendenza siano preservati sotto ogni loro aspetto. E’ questa la missione che mi avete dato il 10 aprile 2011 e poi il 19 aprile 2015. Mi impegno nuovamente e chiedo il sostegno di tutti voi, perchè come recita il motto fondante del nostro Cantone e dei Ticinesi: vogliamo vivere “liberi e svizzeri”!

Ricordiamocelo ogni giorno. Per il nostro bene. Per il bene del Ticino e della Svizzera.

Viva il Ticino. Viva la Svizzera.

L’Esercito continua a investire in Ticino

L’Esercito continua a investire in Ticino

Dal Giornale del Popolo l In Ticino gli abili al servizio sono sei su dieci. In linea con la media nazionale. Grazie anche al lavoro di Norman Gobbi , malgrado i tagli fatti altrove, nel Cantone sono state mantenute molte strutture.

L’estate è un periodo di vacanze, ma anche, per i giovani in età, di servizio militare. Osservando i dati del Rendiconto cantonale relativi al 2015 abbiamo notato alcune nuove tendenze. Ne abbiamo approfittato per parlarne con il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Fabio Conti.

Da qualche anno gli abili al servizio si aggirano attorno al 60%. È un dato in linea con la media nazionale?

Si tratta di una percentuale stabile per il Ticino che è in media con le cifre del resto del Paese. Tendenzialmente la percentuale di incorporati è più elevata nei Cantoni di montagna mentre quelli “di città” il numero è inferiore. Inoltre i militi provenienti dalla Svizzera tedesca sono generalmente più numerosi di quelli della Svizzera francese. Anche se ci sono casi come Giura e Ginevra dove la Storia ha il suo peso e la vicinanza all’esercito è meno pronunciata.

Come giudica, in generale, l’interesse dei giovani per il servizio militare? E quello delle ragazze?

In generale l’interesse è buono e l’attitudine dei giovani verso il militare è positivo. I ticinesi sono sempre “dei buoni soldati”. E devo dire che pure le ragazze hanno sempre maggiore interesse per l’esercito, anche se il loro numero resta pur sempre molto limitato. Detto ciò occorre aggiungere che tra poco sarà presentato al Consiglio federale un rapporto sull’obbligo del servizio che prevede una serie di scenari innovativi tra cui anche alcune differenti proposte sulla possibilità di assolvere un obbligo di servizio per lo Stato. Varianti che interessano uomini e donne.

La “concorrenza” con il servizio civile vi ha penalizzato? In che modo?

Evidentemente il cambiamento di legge avvenuto nel 2008 ha facilitato di molto l’accesso al servizio civile. In particolare a causa dell’abbandono dell’obbligo di giustificare la scelta per motivi etici davanti a una commissione ad hoc. A partire da tale momento vi è stato un importante aumento dei giovani che hanno scelto il servizio civile. Se prima erano mediamente 1.500 l’anno, poi sono passati a 7.000-7.500 per attestarsi a 5.000-5.500.

Questa situazione porta sicuramente a delle difficoltà di alimentazione delle formazioni militari ed è una delle ragioni che hanno spinto alla recente riforma dell’esercito (“ulteriore sviluppo dell’esercito” la cui implementazione è prevista a partire dal 2018). Da notare che la Legge sul servizio civile è recentemente stata modificata proprio per questo motivo introducendo delle restrizioni sulle modalità relative al deposito di una richiesta per il Servizio civile.

Il servizio completo sul Gdp di oggi

Terrorismo: il PPD sollecita il Governo: «Si intervenga»

Terrorismo: il PPD sollecita il Governo: «Si intervenga»

Dal Corriere del Ticino del 28 luglio 2016 | Il gruppo parlamentare chiede una serie di misure a protezione dei ticinesi – Norman Gobbi: «Ci si sveglia adesso»

«Chiediamo una reazione ferma e implacabile da parte delle autorità». Così il gruppo parlamentare del PPD, in una nota diramata ieri, ha sollecitato il Governo affinché si attivi con una serie di misure in grado di prevenire e rassicurare la popolazione ticinese a fronte delle terribili stragi terroristiche che nelle ultime settimane stanno scuotendo l’Europa. «I nemici della pace – si legge nel comunicato – quale sia la loro motivazione e la loro cittadinanza, devono essere annichiliti. Per lottare contro questa barbarie occorre inequivocabile chiarezza negli intenti». Questa la premessa a sei richieste rivolte all’Esecutivo, tra le quali citiamo l’intervento «presso il Consiglio federale affinché il Trattato di Schengen sia ridiscusso e di conseguenza vengano reintrodotti i controlli sistematici alle frontiere». O ancora la «verifica ad ampio raggio sui rischi di radicalizzazione islamista in Ticino», ma pure la «mappatura tra tutti i richiedenti l’asilo e rifugiati politici presenti sul territorio che presentano problemi di dipendenza, fedina penale sporca o problemi di tipo psichiatrico».

Alla base di questo passo, ci spiega il capogruppo PPD Fiorenzo Dadò, v’è il timore che «se non si prende sul serio l’altissima preoccupazione della gente, presto o tardi i nostri valori di solidarietà, uguaglianza e libertà verranno minati». Per Dadò «non si può più tergiversare e perdersi in scaramucce. Serve intervenire senza paura con delle misure attuabilissime che non recheranno danno a nessuno ma aumenteranno la percezione della sicurezza».

Da parte sua il deputato Giorgio Fonio, presidente della Commissione petizioni e ricorsi, si esprime in merito alla proposta di subordinare, prima che venga discussa in Parlamento, la concessione delle cittadinanza cantonale a una nuova ulteriore verifica di sicurezza da parte del Dipartimento delle istituzioni. «Alla prima seduta commissionale in settembre – annuncia – proporrò ai miei colleghi di convocare il direttore Norman Gobbi per valutare l’applicabilità delle diverse misure da noi avanzate».

«Lista di consigli già evasa»

Chiamato in causa dal PPD, il direttore delle Istituzioni – da noi contattato – non nasconde il proprio scetticismo: «La lista dei consigli se non già evasa è sicuramente in corso». Per poi accogliere con riserva l’azione intrapresa in casa PPD: «Chi si sveglia nel luglio del 2016 avanzando tali richieste, forse si è dimenticato gli spezzoni precedenti del tragico film iniziato un anno e mezzo fa con la strage di Charlie Hebdo». In merito a quanto fatto a sud delle Alpi, Gobbi tiene poi a illustrare due casi concreti: «Sul nostro territorio abbiamo avuto alcuni passaggi di questo filmato, fortunatamente senza strisce di sangue. Penso all’identificazione e all’espulsione dal Ticino del simpatizzante dell’ISIS Oussama Khacia, e questo su richiesta dell’autorità cantonale. Rispettivamente all’arresto in Italia del presunto jihadista Abderrahim Moutaharrik, a riprova di come le antenne sul territorio a livello di intelligence, la collaborazione fra Cantone e Confederazione e quella con le autorità italiane, hanno dimostrato di funzionare». Sulla revisione di Schengen, invece, Gobbi specifica: «Già oggi c’è chi critica il rafforzamento dei controlli alla frontiera degli ultimi mesi, dimenticando che la nostra sovranità doganale ci permette di andare più in profondità, e oltre a Schengen. E il fatto che settimanalmente due terzi dei circa 300 arrivi giornalieri siano respinti significa che il controllo c’è ed è efficace. In più, coloro che chiedono l’asilo sono registrati e sistematicamente verificati dal punto di vista della sicurezza, a differenza di quanto fatto in Italia o nella stessa Germania». L’attuazione di misure straordinarie è a sua volta già contemplata, ma – indica Gobbi – cercando di non spaventare il cittadino: «In generale viene fatta una costante verifica della minaccia, e penso a come abbiamo gestito, discretamente e senza allarmare la popolazione, il dispositivo di sicurezza per l’inaugurazione di AlpTransit».

‘Accoglienza ma con garanzie’

‘Accoglienza ma con garanzie’

Da La Regione del 28 luglio 2016 | Il PPD chiede al Consiglio di Stato di rafforzare i controlli e rassicurare la popolazione – Fiorenzo Dadò: «Intervenire contro l’escalation di sentimenti negativi verso gli stranieri».

«Se vogliamo che la cittadinanza continui ad accogliere gli stranieri, l’autorità deve dare garanzie migliori rispetto a quanto fa oggi». Fiorenzo Dadò , capogruppo Ppd, è un fiume in piena. In redazione è appena giunto un comunicato stampa a nome del gruppo parlamentare “azzurro”, che elenca una serie di misure (vedi a lato) per “un’efficace prevenzione e una seria rassicurazione della popolazione” di fronte alla “recrudescenza della violenza in vari Paesi europei”. Al punto da chiedere al Consiglio di Stato, ad esempio, l’introduzione di misure di sicurezza straordinarie anche in Ticino? «La premessa dev’essere chiarita bene, altrimenti ci accusano di populismo. Siamo di fronte a un’escalation di sentimenti negativi generalizzati verso gli stranieri e questo ci preoccupa molto: secondo noi, se l’autorità non interviene in modo convincente c’è il rischio che i nostri valori democratici (di solidarietà, di uguaglianza, di libertà) vengano gettati alle ortiche. In Francia ne abbiamo l’esempio con la scalata di Marine Le Pen. In poco tempo, l’Europa tenderà ad andare verso sistemi più autoritari. Penso perciò che dobbiamo reagire subito». Come? «A nostro parere, le possibilità sono quelle che abbiamo elencato nel comunicato stampa. Se si vuole continuare ad accogliere le persone è un dovere dell’autorità dare delle garanzie. Gli assi di intervento sono due: sviluppare misure di controllo più incisive, mirate e sistematiche. E secondariamente, dare delle rassicurazioni alla popolazione. Anche su questo fronte il governo cantonale è troppo silente…». Il Dipartimento delle istituzioni ha chiesto – e ottenuto – di potenziare il numero di agenti sul territorio. Chiedere nuovi sforzi significa, probabilmente, generare altri costi. «Le unità ci sono e vanno orientate. Se è necessario spendere qualcosa in più, lo si spenda anche. Del resto, per la sicurezza a mio avviso bisogna anche essere disposti a rinunciare a un po’ di libertà. Perché più controlli portano a questo». Ad esempio, chiedendo “che venga fatta una mappatura tra tutti i richiedenti l’asilo e rifugiati politici sul territorio che presentano problemi di dipendenza, fedina penale sporca e problemi di tipo psichiatrico”. «Dati che devono rimanere nelle mani delle forze dell’ordine, ma che bisogna iniziare ad avere – continua il capogruppo popolare democratico –. È importante che l’autorità sappia chi c’è sul territorio. Il caso di emulazione è enorme. Pensiamo ad esempio all’attentato di Nizza. Si tratta di personaggi potenzialmente arruolabili, ma che poi si scopre non essere legati a gruppi terroristici». Profili che, a mente del Ppd, devono essere tenuti sotto controllo. Qualora il Consiglio di Stato non dovesse recepire i suggerimenti, il partito “si riserva di intervenire attraverso gli strumenti democratici previsti dalla legge”. Ergo? «Atti parlamentari, iniziative cantonali, e se del caso iniziative popolari. Se non si attiva l’autorità politica, dovrà attivarsi la popolazione», chiude Dadò.

LA REAZIONE – Il ‘ministro’ Gobbi: ‘Già operativo un sistema di verifica e sicurezza’
«Già oggi siamo pronti a mettere in campo tutta una serie di misure necessarie alla sicurezza dei cittadini, e lo abbiamo dimostrato con l’inaugurazione della galleria AlpTransit del Gottardo quando sono giunti in Ticino cinque premier e numerose autorità federali e internazionali» commenta Norman Gobbi , direttore del Dipartimento delle istituzioni, da noi sollecitato sulla presa di posizione popolare democratica. Quanto è possibile fare, detto altrimenti, già si fa. «L’intero dispositivo, in quell’occasione – aggiunge Gobbi – è stato applicato senza problemi anche a tutela della sicurezza di migliaia e migliaia di cittadini presenti per l’occasione a Pollegio». Senza contare che in queste, come in altre simili, circostanze la gestione della sicurezza è sì visibile ma anche – e soprattutto – no, per evidenti motivi. «In effetti in queste occasioni vi è una forte presenza di agenti in divisa ma soprattutto di poliziotti in borghese, meno appariscenti. E questo – aggiunge il direttore del Dipartimento delle istituzioni – anche per evitare che feste popolari come quella tenutasi in giugno a Pollegio generino momenti di apprensione non giustificati». Fatta la premessa, Gobbi ricorda che da tempo la polizia è preparata a reagire in casi di episodi gravi ma riconducibili a un solo attore, spesso giovane, come è capitato recentemente a Monaco di Baviera o come succede spesso nelle scuole statunitensi. Anche le forze dell’ordine svizzere sono istruite e attrezzate per far fronte a simili tragici eventi, dove peraltro la dinamica spesso si somiglia a prescindere dalla matrice terroristica o meno. «Su questo fronte si deve casomai potenziare il lavoro di intelligence, ma a poco serve subordinare la concessione del permesso B a una sistematica verifica dei richiedenti l’asilo come chiede il Ppd. Non serve, come ci dimostra l’esperienza anche recente». E a questo proposito il consigliere di Stato cita l’esempio di Oussama Khachia, simpatizzante dichiarato del Califfato, giunto in Ticino per ricongiungimento familiare perché marito di una cittadina con doppia nazionalità italiana e svizzera. È stato espulso dalla Svizzera nel novembre 2015, grazie al lavoro di verifica svolto in Ticino. «L’impegno sulla sicurezza casomai è un altro ed è quello che già facciamo. Lo stesso che ci ha portato a collaborare con l’Italia quando è stato arrestato a Lecco il pugile Abderrahim Moutaharrik, che frequentava una palestra luganese, sospettato di adesione all’Isis e che presentava un rischio potenziale» ricorda ancora Gobbi. Tutte misure di sicurezza, conclude il direttore del Di, messe in atto da un anno e mezzo, dopo la strage parigina alla redazione di Charlie Hebdo.

LE MISURE
Sicurezza – Introduzione di misure di sicurezza straordinarie atte a rassicurare la popolazione, in particolare durante manifestazioni pubbliche rilevanti

Frontiere – Intervenire presso il Consiglio federale affinché il trattato di Schengen sia ridiscusso e di conseguenza vengano reintrodotti i controlli sistematici alle frontiere

Controlli – Effettuare una verifica ad ampio raggio sui rischi di radicalizzazione islamista in Ticino

Permessi – Subordinare la concessione dei permessi B a una sistematica ed efficace verifica di sicurezza, in collaborazione con lo Stato di provenienza del richiedente

Mappatura – Svolgere una mappatura tra tutti i richiedenti l’asilo e rifugiati politici ospiti in Ticino che presentano problemi di dipendenza, fedina penale sporca e problemi di tipo psichiatrico

Cittadinanza – Subordinare la concessione della cittadinanza cantonale a una nuova verifica di sicurezza da parte del Dipartimento delle istituzioni, prima che approdi in Gran Consiglio, affinché sia sottoposta al controllo e al nullaosta definitivo dei servizi competenti

Gobbi: “Il PPD vuole inventare l’acqua calda, ma noi stiamo già lavorando da anni sulla sicurezza”

Gobbi: “Il PPD vuole inventare l’acqua calda, ma noi stiamo già lavorando da anni sulla sicurezza”

Da Mattinonline.ch l

Norman Gobbi, cosa ne pensa delle misure proposte dal PPD in materia di sicurezza?

Mi sembra che si voglia inventare l’acqua calda. Sia ben chiaro, le loro preoccupazioni sono sacrosante. Ma non accetto l’impostazione per la quale sembra che il sottoscritto, la Polizia cantonale e la Sezione della popolazione in questi anni non abbiano fatto nulla. Citare i casi dell’espulsione del marocchino Oussama Kachia dal Ticino e l’arresto in Italia di Moutaharrik Abderrahi è sufficiente per rimettere il campanile al centro del villaggio. Non sono successi dati dalla fortuna, ma sono il risultato di intensi lavori di intelligence e di inchiesta, frutto di intenso lavoro e preparazione dei nostri collaboratori. Per quanto riguarda le verifiche dei richiedenti i permessi, ricordo che quando il sottoscritto ha deciso la richiesta del casellario giudiziale lo si è accusato di aver preso un provvedimento elettorale. Dopo più di un anno il provvedimento, per decisione del Consiglio di Stato, è ancora in vigore e ha dimostrato la sua efficacia. Sia ben chiaro, non bisogna abbassare la guardia e non lo faremo! Visto il contenuto del comunicato del PPD, sono sicuro che li avrò come alleati quando proporremo future misure per aumentare la sicurezza dei ticinesi.

Il Dipartimento si era quindi già mosso in merito?

Non solo il Dipartimento si è già mosso, ma è una delle preoccupazioni quotidiane dei miei collaboratori, lavorare affinché il Ticino sia una terra sicura e accogliente per chi vi vive.

C’è un rischio terrorismo in Ticino?

Al momento non vi sono delle indicazioni che ci dicono che in Ticino la minaccia sia aumentata. Ciononostante, come detto, non abbasseremo la guardia! La Polizia Cantonale ha dimostrato di poter far fronte a situazioni particolari. Un esempio su tutti è stata l’inaugurazione della Galleria di base del San Gottardo, quando abbiamo garantito la sicurezza dei Capi di Stato europei e poi di migliaia di persone con efficienza e discrezione.

Quali sono le maggiori preoccupazioni?

I recenti gravissimi casi di violenza capitati in Europa, che non ho paura di chiamare terrorismo, hanno dimostrato quanto esso sia subdolo. Esula dalle regole alle quali, anche se sembra un paradosso, sottostanno gli eserciti nelle guerre tradizionali. Colpiscono senza scrupolo chiunque: anziani, donne e bambini. La mia preoccupazione è quella che il mondo della politica, che è quello che mi dà gli strumenti per lottare contro il terrorismo, non abbia l’ardore di prendere decisioni coraggiose. Ricordo che, anche dopo Parigi, anche dopo Bruxelles, anche dopo Nizza, anche dopo Monaco, solo per fare degli esempi, c’è chi in Svizzera si oppone alla nuova legge che darà ai servizi d’informazione nazionali gli strumenti per poter far fronte alle minacce attuali.

Quali le future misure per rafforzare la sicurezza?

Un esempio su tutti sono gli accresciuti controlli alle frontiere e la diminuzione dei reati (furti soprattutto) in Ticino, che dimostrano le scelte lungimiranti fatte dal Dipartimento e dal Comando della Polizia cantonale, in collaborazione con i vari partner della sicurezza (Guardie di confine, Polizie comunali, Polizia dei trasporti, Esercito). Ricordo come qualche anno fa, sotto direzione PPD del Dipartimento, si rinunciò ai tiratori scelti, esternalizzandoli a Ginevra… Abbiamo riportato in casa questa importante competenza in caso di AMOK (sparatori folli) e di terrorismo, ed anzi: il Comandante Cocchi è il direttore dei corsi per i Gruppi speciali dei Corpi di polizia cantonali a livello svizzero e in tale funzione rappresenta il nostro Paese nell’Organizzazione Atlas che riunisce tutte le forze speciali di polizia d’Europa. Insomma, come Ticino siamo ai vertici della lotta anti-terroristica e ciò dimostra l’attenzione che poniamo a questo tema.

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Più sicurezza? Gobbi: «Quando c’era il PPD in dipartimento si rinunciò ai tiratori scelti»

Più sicurezza? Gobbi: «Quando c’era il PPD in dipartimento si rinunciò ai tiratori scelti»

Da Ticinonline l Misure di sicurezza straordinarie durante le manifestazioni pubbliche rilevanti, controlli sistematici alle frontiere, verifica ad ampio raggio sui rischi di radicalizzazione islamista in Ticino, maggiori controlli per il rilascio dei permessi B, mappatura tra tutti i richiedenti asilo presenti sul territorio, più verifiche durante le procedure riguardanti la concessione della cittadinanza cantonale. Sono queste le richieste del Gruppo PPD in Gran Consiglio avanzate oggi al Consiglio di Stato. 

«Nostre preoccupazioni uguali da almeno 18 mesi» – Gli attacchi terroristici che stanno segnando l’estate del 2016 destano preoccupazione e il PPD chiama in causa, inevitabilmente, Norman Gobbi. Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, contattato oggi, risponde al PPD, precisando che le sue preoccupazioni «sono le stesse del Dipartimento da almeno 18 mesi». 

Interventi per la sicurezza al Festival di Locarno top secret – A pochi giorni dall’inizio del Festival del film di Locarno, le autorità cantonali preposte alla sicurezza sono pronte, ma Gobbi non svela quali saranno gli interventi previsti: «rivelarli – afferma il direttore del DT – significherebbe renderli completamente o in parte vani, poiché favorirebbero la parte avversa». 

Tiratori scelti? «Quando quando c’era il PPD al DI si rinunciò a loro» – Tra i punti di forza che può annoverare la polizia cantonale figurano tiratori scelti che, ricorda Gobbi rispondendo indirettamente al Gruppo popolare democratico in Parlamento, «sotto la guida del PPD si scelse di rinunciare a loro, sottoscrivendo un accordo con Ginevra». Da alcuni anni la competenza è di nuovo «tornata in casa» e vede come uomo di punta «il comandante Matteo Cocchi, rappresentante elvetico nell’Organizzazione Atlas, che riunisce dei corpi speciali di polizia a livello europeo, in quanto direttore dei corsi dei gruppi speciali dell’Istituto svizzero di Polizia».

Per quanto riguarda il lavoro d’intelligence e i dispositivi di sicurezza, assicura Gobbi, «da diversi mesi sono in atto misure di polizia, costantemente aggiornate a seconda del grado di minaccia». 

«Antenne di controllo accese da tempo» – Ed infine il pericolo radicalizzazione in Ticino. Il PPD chiede al Consiglio un lavoro di monitoraggio per studiare i potenziali rischi. Gobbi ricorda l’espulsione del marocchino Oussama Kachia dal Ticino e l’arresto di Moutharrik Abderrahi in Italia e assicura che «le antenne di controllo sono accese da tempo».
http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1098156/Piu-sicurezza-Gobbi–Quando-c-era-il-PPD-in-dipartimento-si-rinuncio-ai-tiratori-scelti-/

L’Esercito continua a investire in Ticino

L’Esercito continua a investire in Ticino

Dal Giornale del Popolo del 26 luglio 2016 | Nel Cantone gli abili al servizio sono sei su dieci, in linea con la media nazionale. Mantenute molte strutture, malgrado i tagli fatti altrove, grazie anche al lavoro di Norman Gobbi.

L’estate è un periodo di vacanze, ma anche, per i giovani in età, di servizio militare. Osservando i dati del Rendiconto cantonale relativi al 2015 abbiamo notato alcune nuove tendenze. Ne abbiamo approfittato per parlarne con il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Fabio Conti.

Da qualche anno gli abili al servizio si aggirano attorno al 60%. È un dato in linea con la media nazionale?
Si tratta di una percentuale stabile per il Ticino, nella media rispetto alle cifre del resto del Paese. Tendenzialmente la percentuale di incorporati è più elevata nei Cantoni di montagna, mentre in quelli “di città” il numero è inferiore. Inoltre i militi provenienti dalla Svizzera tedesca sono generalmente più numerosi di quelli della Svizzera francese. Anche se ci sono casi come Giura e Ginevra, dove la Storia ha il suo peso e la vicinanza all’esercito è meno pronunciata.

Come giudica, in generale, l’interesse dei giovani per il servizio militare? E quello delle ragazze?
In generale l’interesse è buono e l’attitudine dei giovani verso il militare è positivo. I ticinesi sono sempre “dei buoni soldati”. E devo dire che pure le ragazze hanno sempre maggiore interesse per l’esercito, anche se il loro numero resta pur sempre molto limitato. Detto ciò occorre aggiungere che tra poco sarà presentato al Consiglio federale un rapporto sull’obbligo del servizio che prevede una serie di scenari innovativi tra cui anche alcune differenti proposte sulla possibilità di assolvere un obbligo di servizio per lo Stato. Varianti che interessano uomini e donne.

La “concorrenza” con il servizio civile vi ha penalizzato? In che modo?
Evidentemente il cambiamento di legge avvenuto nel 2008 ha facilitato di molto l’accesso al servizio civile. In particolare a causa dell’abbandono dell’obbligo di giustificare la scelta per motivi etici davanti a una commissione ad hoc. A partire da tale momento vi è stato un importante aumento dei giovani che hanno scelto il servizio civile. Se prima erano mediamente 1.500 l’anno, poi sono passati a 7.000-7.500 per attestarsi a 5.000- 5.500. Questa situazione porta sicuramente a delle difficoltà di alimentazione delle formazioni militari ed è una delle ragioni che hanno spinto alla recente riforma dell’esercito (“ulteriore sviluppo dell’esercito” la cui implementazione è prevista a partire dal 2018). Da notare che la Legge sul servizio civile è recentemente stata modificata proprio per questo motivo introducendo delle restrizioni sulle modalità relative al deposito di una richiesta per il Servizio civile.

Lo scorso anno avete accolto più domande di dispensa dai servizi rispetto agli anni precedenti. E ne avete rifiutate meno. Quali i motivi?
Ciò dipende essenzialmente dal periodo e dal luogo in cui si svolgono i servizi delle truppe ticinesi. Con quasi la metà di giovani che sono studenti, se il servizio cade durante i semestri scolastici, difficilmente il milite potrà effettuarlo. D’altra parte i Corsi di ripetizione oltre San Gottardo rendono più difficile conciliare le esigenze lavorative con il servizio.

Si nota anche un costante calo delle procedure disciplinari per mancato tiro obbligatorio. I giovani sono diventati più disciplinati?
Da una parte la riduzione degli effettivi dell’esercito ha ridotto gli astretti al tiro obbligatorio (TO), dall’altra diverse Società di tiro hanno aumentato le possibilità per i militi di effettuare il TO, allungando l’orario d’apertura degli stand fino alle 19.30.

Allargando il discorso. Come giudica la presenza dell’esercito in Ticino? Quali i progetti in corso o che stanno per essere realizzati?
La presenza militare in Ticino è particolarmente significativa sia economicamente (soprattutto per le regioni periferiche) che quale garanzia di capacità di intervento dell’esercito a supporto delle Autorità civili in caso di eventi straordinari. Il Governo cantonale e in particolare il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi è stato particolarmente attento e attivo nel garantire al Cantone il mantenimento di tutte le sue piazze d’armi e di un centro logistico importante; in tal senso il Ticino è riuscito a mantenere intatta la sua presenza militare malgrado le riduzioni legate all’ultima riforma dell’esercito. Significativi gli oltre 470 posti di lavoro legati alle varie strutture militari (con un indotto globale di circa 123 milioni l’anno) e con investimenti in corso, oppure previsti nei prossimi anni, di 267 milioni di franchi. In particolare ricordo i 60 milioni per il Centro logistico Ceneri, i 30 milioni per il risanamento della caserma di Isone e altri 34 milioni per l’aeroporto militare di Magadino. In futuro sono previsti altri investimenti: 49 milioni per la Piazza d’armi di Isone, 55 milioni per la Piazza d’armi di Airolo e altri 9 milioni al Centro di reclutamento del Monte Ceneri

La Sezione si occupa anche della protezione civile e della protezione della popolazione. Partiamo dalla Protezione civile (PCi). Di che cosa si occupa?
La Protezione civile è un mezzo di secondo intervento (dopo quelli di primo intervento) in caso di eventi straordinari. Tra i suoi compiti dei circa 4.500 militi attivi nella protezione civile vi è l’aiuto alle persone bisognose di protezione, ma anche la tutela dei beni culturali nonché il supporto agli altri enti di primo intervento e il ripristino delle infrastrutture. Nel 2014 sono partiti alcuni progetti importanti che si concluderanno nel 2017 e che permetteranno di migliorare la capacità operativa della PCi. Un cambiamento che prevede un ampliamento dell’istruzione dei militi e dei quadri e l’introduzione per questi ultimi di un pagamento del grado, come già avviene per il militare. Inoltre è previsto il rinnovo del materiale che data degli anni 70 per un investimento globale di 5 milioni. Il tutto anche per adeguarci alle esigenze federali le quali chiedono una migliore formazione e una prontezza d’intervento più elevata.

Un altro ambito del quale si parla sempre poco è la Protezione della popolazione. Ci può far capire di che cosa si tratta?
Questo servizio si occupa essenzialmente dei preparativi per i casi di emergenza e di catastrofe. Ciò si traduce in pratica in una valutazione dei rischi possibili/probabili in Ticino, nella pianificazione delle attività sulla base di scenari predefiniti, nell’istruzione del personale dei vari enti chiamati ad intervenire e, in caso di un evento straordinario, nella coordinazione e nella gestione dei mezzi a disposizione. Un altro aspetto di fondamentale importanza è quello delle esercitazioni che regolarmente sono organizzate dalla nostra Sezione; in caso di crisi è infatti fondamentale operare con modalità e persone conosciute, vista la moltitudine di istanze coinvolte (Confederazione, Cantoni, Comuni, Polizia cantonale, Federazione cantonale ticinese dei Corpi Pompieri, Federazione cantonale ticinese dei Servizi autoambulanze, organizzazioni regionali di protezione civile, servizi tecnici cantonali, servizi dello Stato Maggiore cantonale di catastrofe, esercito, ecc…).

Come funziona? Ci può fare un esempio?
Valutando i vari rischi nei quali incorrere la popolazione, noi elaboriamo degli scenari. Facciamo l’esempio che vi sia un blackout in Ticino. Dapprima occorre valutare quali possono essere le conseguenze e quali sono le carenze principali nei mezzi a disposizione per poi mettere in atto le misure necessarie. Studiando questo particolare scenario abbiamo notato una mancanza nel sistema di comunicazione della rete radio Polycom. Un sistema che avendo poca autonomia, smetterebbe di funzionare dopo poche ore. Ecco perché attualmente stiamo provvedendo, quale misura d’urgenza, ad una alimentazione supplementare delle antenne tramite dei generatori, le quali, anche in caso di blackout, potranno funzionare e garantire la condotta con questo indispensabile mezzo di trasmissione. Un esempio di esercizio è quello effettuato poche settimane or sono con il nome “ODESCALCHI”. Sicuramente una delle più grandi e complesse esercitazioni effettuate in Svizzera su uno scenario di incidente chimico alla stazione ferroviaria di Chiasso. Questo evento ha coinvolto tutti gli enti di primo intervento, la PCi e l’esercito sia svizzeri che italiani. Ciò ha portato insegnamenti a tutti i livelli operativi, di condotta ma anche di gestione da parte delle Autorità politiche coinvolte. Questi esercizi, dal più piccolo al più grande, verificano pure l’attendibilità degli scenari pensati a tavolino. Perché la pratica è sempre diversa dalla teoria.