Tre Valli Sindaci uniti, sindaci ascoltati

Tre Valli Sindaci uniti, sindaci ascoltati

Dal Giornale del Popolo del 25 luglio 2016 | Da qualche tempo si discute sulla possibilità di portare avanti assieme i temi prioritari / I capi degli Esecutivi concordi: è una necessità – Previsto un incontro con il Governo

L’unione, è risaputo, fa la forza. Devono averlo pensato anche i sindaci delle Tre Valli che da qualche tempo stanno discutendo sulla possibilità di riunirsi per discutere e portare avanti le tematiche prioritarie per il loro territorio. Dell’idea si è discusso di nuovo a margine della riunione che si è tenuta settimana scorsa tra sindaci delle Tre Valli e il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il consigliere di Stato e la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, lo ricordiamo, avevano incontrato proprio qualche giorno fa i rappresentanti dei Comuni della Regione per discutere delle misure di riorganizzazione dei servizi della Divisione della giustizia contenute nel pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali. A raccontarci della proposta di un gremio tra i capi dell’Esecutivo delle Tre Valli è Loris Galbusera, sindaco di Biasca e promotore dell’iniziativa. «È un’idea maturata all’indomani della mia elezione, spiega. Innanzitutto ho pensato che fosse opportuno incontrarci per conoscerci di persona, visto che molti sindaci sono nuovi. In seconda battuta, essendo in programma anche un incontro con il Governo cantonale al completo, ho ritenuto potesse essere opportuno radunarci e affrontare i temi prioritari per le Tre Valli, in modo da presentarci uniti al tavolo delle discussioni». L’obiettivo, prosegue, «è riuscire a far sentire la nostra voce in maniera chiara e unita, pur nel rispetto delle esigenze dei singoli Comuni. Si tratterà comunque di incontri informali, magari seduti intorno a un tavolo per una cena ». E diversi sono i temi su cui le Tre Valli contano di poter dire la loro, come sottolinea il sindaco di Biasca. «Con AlpTransit il Ticino si avvicina alla Svizzera interna, ma molte zone del nostro Cantone sembrano allontanarsene. La nostra richiesta di introdurre una fermata a Biasca non ha ancora ricevuto risposta e dovremo capire se potremo contare sul sostegno del Cantone. Poi c’è il capitolo riguardante la promozione del territorio. Sarebbe opportuno a nostro avviso valorizzare la vecchia linea del Gottardo e sfruttarla meglio, magari per richiamare i turisti. Ogni Comune potrà quindi porre l’accento sulle proprie priorità e poi insieme cercheremo di sostenerle. Siamo Comuni piccoli, la strategia di tirare ognuno l’acqua al proprio mulino è fallimentare ». Insomma, l’idea è quella di creare un fronte comune per giocare uniti le diverse partite aperte con il Governo. E l’idea d’altronde non è nuova se consideriamo che già vent’anni fa, l’allora sindaco di Biasca Massimo Pini concretizzò il progetto di una Conferenza dei sindaci delle Tre Valli. Dei giorni nostri è invece l’esempio dell’Associazione Comuni della Vallemaggia (Acovam), in grado di promuovere gli interessi economici, sociali e culturali della Valle.
«Ci sono diverse rivendicazioni che potremmo portare avanti. L’esigenza attuale però non è quella di creare un’associazione di Comuni», ci spiega il sindaco di Lodrino Carmelo Mazza, che però non esclude che nel futuro la riunione informale dei sindaci possa invece trasformarsi in una organizzazione istituzionalizzata. «Ancor più che in passato siamo chiamati a confrontarci con le decisioni delle autorità cantonali. Credo quindi che, anche in vista di una maggiore promozione del nostro territorio, è una buona idea che i rappresentanti dei nostri Comuni discutano tra loro».
Della stessa opinione è anche il capo dell’Esecutivo di Acquarossa, Odis Barbara De Leoni: «Ci sono tematiche e progetti che riguardano non solo i singoli Comuni o le singole Valli, ma il territorio nel suo insieme. Un esempio potrebbe essere il bando di concorso per aggiudicarsi il Museo cantonale di Storia naturale, che potrebbe rappresentare un obiettivo da portare avanti uniti». «È un’idea interessante. Una coordinazione tra i diversi Comuni può essere positiva per raggiungere gli obiettivi che ci stanno a cuore», commenta dal canto suo Franco Pedrini, sindaco di Airolo.
Soddisfatto della proposta si dimostra pure il capo dell’Esecutivo di Faido Roland David: «È una mossa molto utile per portare avanti i progetti che ci stanno a cuore. Chiaramente ci potranno essere visioni contrapposte o priorità diverse, ma il vantaggio di incontrarsi a cadenza regolare è quello di condividere fra noi problematiche che hanno un forte impatto sul territorio». Tutti d’accordo, dunque. E non a caso il primo incontro è già in agenda per la fine di questa estate, «in modo da arrivare preparati all’incontro con il Governo che probabilmente si terrà in autunno e che vedrà protagonisti tutti i sindaci delle Tre Valli», conclude appunto David.

Gobbi: “Ticinesi, non rovinatevi l’estate. Attenzione ai fiumi e sulla strada…”

Gobbi: “Ticinesi, non rovinatevi l’estate. Attenzione ai fiumi e sulla strada…”

Dal Mattino della domenica l L’estate è finalmente arrivata! Ce ne siamo accorti soprattutto frequen­tando gli affollati lidi, i corsi d’acqua e i laghi nelle calde giornate di queste settimane. Splendide località balneari del nostro Cantone che attirano oltre a noi ticinesi anche numerosi turisti. Luoghi ideali per rinfrescarsi e sva­garsi durante la stagione estiva. In posti con suggestivi scenari a fare da cornice ai corsi d’acqua è facile a volte dimenticarsi dei rischi che si ce­lano nelle acque del nostro territorio! Dobbiamo sempre ricordare che un attimo di disattenzione può purtroppo diventare fatale, come ci mostrano sfortunatamente alcuni fatti di cro­naca recenti. È in questi momenti che la preven­zione diventa essenziale, ed è pro­prio per questo che è parte integrante della sicurezza di ogni cittadino. È compito dello Stato, infatti, garantire che la sicurezza, questo bene pre­zioso, sia tutelato in qualsiasi am­bito. La nostra sicurezza che passa anche attraverso azioni preventive messe in atto pere garantire il benes­sere dei ticinesi (e dei turisti) nei luoghi di svago e di relax ma anche sulle nostre strade.

Infatti, con l’arrivo delle giornate calde e assolate e le condizioni mete­reologiche favorevoli, molti di noi automobilisti scelgono di lasciare la propria auto parcheggiata in garage e di scegliere la moto o lo scooter per muoversi, soprattutto per evitare il traffico che attanaglia le nostre strade. Anche con le alte temperature e il pensiero delle vacanze nella mente non dobbiamo dimenticarci di pre­stare attenzione agli altri utenti della strada. Sulle due ruote, il rischio di essere coinvolti in un incidente grave o mortale diventa 50 volte superiore rispetto agli occupanti di un’auto.

La promozione della sicurezza e la prevenzione di incidenti in acqua e sulle strade è uno dei temi di cui si occupa il mio Dipartimento. Per mia volontà in questi anni è stata data più attenzione a queste tematiche. A que­sto proposito nell’ambito del rinnovo delle Commissioni consultive del Consiglio di Stato per il quadriennio 2016-2019, il Governo ha esteso que­st’anno la prevenzione nelle anche ai laghi, costituendo la nuova commis­sione “Acque sicure”, in sostituzione della Commissione cantonale “Fiumi ticinesi sicuri” e ha creato la Com­missione per promuovere la sicurezza stradale “Strade Sicure”. A inizio estate è quindi partita la campagna per ricordare a residenti e turisti di prestare particolare attenzione ai corsi d’acqua e ai laghi. Sulle strade sono promosse una serie di campagne di prevenzione nel corso di tutto l’anno. In questo senso nelle scorse settimane sono stati promossi momenti di sen­sibilizzazione e di informazione sui principali passi stradali frequentati dagli utenti di veicoli a due ruote.

La sicurezza è un bene primario per ogni ticinese ed è il cuore della mis­sione del mio Dipartimento. Va quindi difesa con ogni mezzo, anche con la prevenzione. Rendere attenti i ticinesi, rammentare i comportamenti adatti in determinate situazioni, può salvare delle vite! E ricordiamoci: la sicurezza dipende soprattutto dal buon senso e dalla responsabilità di ognuno.

NORMAN GOBBI
CONSIGLIERE DI STATO E DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Campagna di sensibilizzazione sui nuovi pericoli della strada

Campagna di sensibilizzazione sui nuovi pericoli della strada

Sono già diverse migliaia gli automobilisti e gli utenti della strada sensibilizzati nell’ambito della campagna di informazione – partita nello scorso mese di marzo – che intende informare sui pericoli legati al sempre più diffuso utilizzo dei telefonini di nuova generazione alla guida. Anche in Ticino la distrazione al volante è infatti causa di un numero crescente di incidenti della circolazione.

La distrazione al volante – spesso causata dall’uso dei telefonini di nuova generazione al volante – è una minaccia sempre più grave per la sicurezza stradale: uno studio nazionale del 2011 mostrava che il 40% dei conducenti telefona quando guida, il 30% scrive o legge messaggi e il 50% inserisce la destinazione nel navigatore solo quando sta già viaggiando. Lo scorso I. marzo il programma di prevenzione «Strade sicure» del Dipartimento delle istituzioni – in collaborazione con la Polizia cantonale e le Polizie comunali e con il sostegno dell’assicurazione Zurigo – ha così avviato una campagna di sensibilizzazione per combattere i nuovi pericoli della strada: l’accento è stato posto sulla distrazione alla guida, legata al sempre più diffuso utilizzo dei telefonini di nuova generazione. Non va infatti dimenticato che sulla rete stradale ticinese si sono verificati durante lo scorso anno 4.026 incidenti della circolazione, con 12 decessi (+50% rispetto al 2014) e 227 feriti gravi.

Le prime settimane del programma sono state dedicate alla prevenzione, con gli agenti di diverse Polizie comunali – Locarno, Muralto-Minusio, Polizia intercomunale del Piano, Bellinzona, Mendrisio, Stabio, Chiasso, Lugano e Giubiasco – che hanno effettuato oltre 200 posti di controllo, distribuendo volantini informativi e consigliando circa 4.000 automobilisti. Nei mesi successivi, su tutto il territorio cantonale sono poi stati organizzati posti di controllo e riscontrate diverse centinaia di infrazioni – evidenziando che i dispositivi «mani libere» per telefonare durante la guida sono ancora troppo poco diffusi fra gli automobilisti del Cantone.

Scrivere un breve SMS o scattarsi un «selfie» a 100 km/h equivale a guidare a occhi chiusi per 400 metri, e – nei pochi secondi nei quali lancia un’«app» – un conducente procede a zig zag, come se fosse sotto l’influsso dell’alcool. Il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e le Polizie comunali ricordano perciò che l’impiego del cellulare alla guida è ammissibile solo quando il veicolo è parcheggiato. La multa ordinaria ammonta a 100 franchi ma può arrivare anche a 600 franchi o alla pena detentiva, a seconda del grado di pericolo che l’automobilista ha creato. In caso di incidenti provocati da violazioni particolarmente gravi, il pacchetto di misure «Via Sicura» prevede inoltre che l’assicuratore eserciti il regresso dalle proprie prestazioni.

Terrorbekämpfung in der Schweiz Sicherheit kommt vor Datenschutz

Terrorbekämpfung in der Schweiz Sicherheit kommt vor Datenschutz

Da NZZ.ch l Nach den Terror-Anschlägen in Nizza und Würzburg stellt sich auch in der Schweiz dieselbe Frage: Wie sollen Polizisten geschult werden? Die einzelnen Landesteile scheinen hier nicht das gleiche Tempo anzuschlagen.

Die Anschläge von Nizza und Würzburg haben eines gezeigt: Es besteht die Gefahr, dass sich islamistisch orientierte Personen selber rasch radikalisieren und als Einzeltäter einen Amoklauf starten. Es sei in den nächsten Jahren mit weiteren solchen Anschlägen zu rechnen, sagt Beat Villiger, Zuger Regierungsrat und Vizepräsident der Konferenz der kantonalen Polizei- und Justizdirektoren (KKJPD). Es scheine, als ob Einzeltäter häufiger auf sogenannte weiche Ziele losgehen, aber der IS oder andere Terrororganisationen die leider geglückte Tat für sich einfordern. Laut Villiger gehen Experten davon aus, dass der IS aufgrund der Verluste in seinem angestammten Gebiet vermehrt auf terroristische Aktionen im Westen setzt.

Angesichts dieser neuen Gefahr müsse die Schweiz ihre Sicherheitskräfte besser schulen, erklärte der Genfer Sicherheitsdirektor Pierre Maudet gegenüber der «Schweiz am Sonntag». Er fordert eine spezifische Anti-Terror-Ausbildung für alle Polizisten: Jeder Beamte müsse einen Amokläufer sofort ausschalten können. Gemäss Maudet haben die Genfer Behörden, für welche das vom Terror versehrte Frankreich besonders nahe liegt, ihre Einsatzdoktrin bereits entsprechend überarbeitet. Jedoch sollte man auch die Grundausbildung sofort anpassen, wie es auch im Wallis und der Waadt der Fall ist.

Mindestens heutigen Standard halten

Man analysiere laufend und passe die Polizeiausbildung entsprechend an, so Villiger. Dies geschehe selbstverständlich auch aufgrund der Erkenntnisse nach Vorkommnissen wie in Nizza oder Paris. Allerdings stelle sich die Problematik nicht in allen Kantonen gleich. Laut Villigers Worten hat der Bund für Nachrichtendienst und Staatsschutz mehr Personal bewilligt; davon profitieren auch die Kantone.

Der Zuger Sicherheitsdirektor sieht momentan keinen Anlass zu überstürztem Handeln, jedoch müsse das landesweite Sicherheitsdispositiv mindestens den heutigen Standard halten können. Zudem sollte ein Plan B vorhanden sein, falls der Terrorismus auch die Schweiz erreicht. Bisher gebe es keine konkreten Hinweise auf eine direkte Bedrohung für die Schweiz, so Villiger. Theoretisch würden Anschläge mit geringem logistischen Aufwand die wahrscheinlichste Bedrohung darstellen. Es kämen jihadistisch inspirierte Einzeltäter oder Kleingruppen in Frage, die aber auch militärisch ausgebildet sein könnten.

Auch soziale Prävention betreiben

Aus Villigers Sicht funktioniert die Zusammenarbeit von Nachrichtendienst und Kantonen gut, ebenso der Datenaustausch gerade mit Frankreich. Wichtig ist für den Vizepräsidenten der KKJPD, dass zugunsten einer wirkungsvollen Terrorbekämpfung diverse Gesetzgebungen angepasst werden, wie zum Beispiel das zur Abstimmung gelangende Nachrichtendienst-Gesetz. «Dem Datenschutz wurde in den letzten Jahren zu viel geopfert. Dieser hat zurückzustehen, wenn die öffentliche Sicherheit Priorität hat», sagt Villiger.

Er fordert hierbei nicht nur die konsequente Ausweisung von Ausländern, welche die öffentliche Sicherheit gefährden, sondern auch präventive Massnahmen. Weil die jüngsten Anschläge von sogenannten Outsidern begangen wurden, sind beispielsweise auch die Sozialbehörden der einzelnen Gemeinden gefordert. Die KKJPD erarbeitet gegenwärtig zusammen mit verschiedenen Organisationen entsprechende Präventionsmassnahmen.

Und wie steht es um das Sicherheitsdispositiv in der italienischen Schweiz? Dort gilt nämlich seit Anfang Monat das Burka-Verbot. Die kantonalen Behörden passten sich laufend der Situation an, sagt der Tessiner Polizei- und Justizdirektor Norman Gobbi. Hierbei sei die Zusammenarbeit der Sicherheitskräfte auf allen Ebenen von fundamentaler Bedeutung. Im Besonderen würden die Beamten seit einiger Zeit darin geschult, Situationen mit Amokläufern zu bewältigen. Aus Gobbis Sicht besteht im Tessin ein höheres Risiko terroristischer Aktionen als in anderen Kantonen, weil in der nahen Lombardei sehr viele Menschen mit arabischem Migrationshintergrund leben.

Wölfe im Schafspelz

Gobbi erinnert in diesem Zusammenhang an die Verhaftung des IS-Sympathisanten Abderrahim Moutaharrik in Italien. Diese wurde dank Hinweisen seitens der Tessiner Kantonspolizei möglich – ein deutliches Zeichen dafür, dass man wachsam sei und dass die grenzüberschreitende Zusammenarbeit von Sicherheitsbehörden vorerst funktioniere. Und was ist mit dem Burka-Verbot? Es gebe keine konkreten Hinweise auf direkte Bedrohungen, so Gobbi. Im Gegenteil wiesen die Informationskampagnen über das Verhüllungsverbot seitens der Botschaften einiger arabischer Staaten darauf hin, dass eine zumindest teilweise Akzeptanz bestehe. Im Hinblick auf das nahende Filmfestival in Locarno, einem internationalen Grossanlass, hat der Tessiner Polizeidirektor aber das Sicherheitsdispositiv angepasst. Der islamistische Terror setze Wölfe im Schafspelz ein – dies sei die schlimmste Gefahr für alle im Westen, urteilt Gobbi.

Twitter: @peterjankovsky

La cultura del terrore usa lupi camuffati d’agnelli

La cultura del terrore usa lupi camuffati d’agnelli

Dal Mattino della domenica del 17 luglio 2016

A Nizza il terrorismo ha colpito ancora: ancora un musulmano, un caso?

La notizia ha iniziato a rimbalzare sul web nelle ultime ore del 14 luglio. Il giorno della sua festa nazionale, la Francia è stata ancora una volta – pochi mesi dopo dagli attentati di Parigi – scossa da un atto di terrorismo premeditato e brutalmente attuato. Una donna ticinese e un bimbo svizzero tra le vittime del terrorismo islamico.

Ancora una volta la tragedia è avvenuta in un momento in cui nessuno se lo aspettava. Una sera in cui tante persone si sono riunite sul lungomare di Nizza per ammirare i giochi pirotecnici. Serenamente, in modo spensierato. Come deve essere. Come succede anche da noi ogni 1. agosto.

“Ci vogliono privare delle nostre libertà”
Atti di questo genere sono violenti e lasciano senza parole. Sono imprevedibili e incalcolabili. E toccano laddove fa più male: una cittadina turistica, dove ha luogo la vita di tante famiglie, di tanti bambini in vacanza. Con lo zucchero filato in mano e lo sguardo puntato verso il cielo, sopra il mare per gustarsi lo spettacolo dei fuochi d’artificio. Scene di una qualsiasi vacanza, di una qualsiasi famiglia. Non sono esplose bombe questa volta come accaduto in passato. Come accaduto a Parigi, a Bruxelles. Come avvenne anche a Marrakesh.
È lì che è andata la mia mente venerdì mattina, quando seduto alla mia scrivania ho appreso che tra le vittime di questa strage premeditata ci fosse anche una donna ticinese. A 5 anni di distanza da quella tragedia il Ticino – ancora una volta – è stato confrontato con un dramma legato al terrorismo compiuto da islamici.

Pronti a lottare per la nostra libertà e la nostra sicurezza
Si tratta di episodi imprevedibili e incalcolabili. Qualcuno negli scorsi giorni, in una delle tante discussioni che si sono susseguite per commentare i fatti di Nizza, ha detto che non è possibile controllare tutto e tutti. “Ma allora Norman, come facciamo ad essere al sicuro alle nostre latitudini?” mi hanno chiesto alcuni cittadini preoccupati. Domanda lecita. Il rischio zero, purtroppo non esiste, nemmeno noi siamo esenti da attività terroristiche. Alle nostre latitudini però la minaccia si presenta sotto un’altra forma. E per difenderci, ci stiamo muovendo su più fronti.
Lo abbiamo dimostrato con l’arresto in Italia di un sospetto aderente all’ISIS che frequentava il nostro Cantone. Lo facciamo anche con le attività di intelligence e le collaborazioni con i servizi della Confederazione e dei Paesi attorno a noi. Ma tutto ciò non basta. La pena inflitta dal Tribunale penale federale a un “martire islamista” di questa settimana fa gridare vendetta al cielo a più di un cittadino svizzero. E a giusta ragione. 18 mesi con la condizionale sono infatti una pena ridicola, di un apparato che tollera i potenziali terroristi ma crocifigge gli automobilisti.

Rompere col politicamente corretto

Purtroppo in generale si fatica a chiamare quanto avvenuto con il proprio nome, per paura di urtare sensibilità. Il fatto che siano persone di fede musulmana radicalizzati non va negato o minimizzato, adducendo scuse poche credibili come nel caso di Nizza. La depressione causata da un matrimonio finito non può essere utilizzata come scusa che legittima una strage di questa portata. Il loro è il vero odio nei confronti della nostra cultura di Libertà. Come mi ha detto un amico l’altro giorno: il buonismo fa crescere il razzismo. Dobbiamo quindi fermare queste derive, con misure anche forti che limitino le libertà di taluni a favore della libertà e la sicurezza di tutti. Siamo nati in un mondo libero e dobbiamo batterci – e come Capo della sicurezza del nostro Cantone continuerò a farlo con impegno dedizione – affinché la nostra realtà, quella ticinese, rimanga libera e in sicurezza!
A tutte le persone colpite da questa tragedia, in particolare ai famigliari della nostra concittadina vittima di questo brutale gesto di odio, desidero esprimere il sostegno morale mio e di tutto il nostro Cantone in questa difficile situazione.

Il “30” cambia comandante

Il “30” cambia comandante

Il battaglione fanteria montagna 30 ha un nuovo comandante. Al tenente colonnello Giovanni Ortelli, di Sagno, alla guida del battaglione composto di militi ticinesi dal 1° ottobre 2013, subentra il maggiore Maurizio Padè, di Giubiasco. Il passaggio delle consegne nel corso di una cerimonia tenutasi a Bellinzona. Il comandante della brigata fanteria montagna 9, il brigadiere Maurizio Dattrino, ha ringraziato il comandante uscente “per il lavoro svolto e l’impegno profuso e ha augurato al nuovo comandante tante soddisfazioni alla testa del bat fant mont 30”, battaglione che continuerà a esistere anche nell’Ulteriore sviluppo dell’esercito, integrato nella futura Divisione territoriale 3. Fra i presenti alla cerimonia il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, autorità militari e famigliari. Il battaglione sarà presente l’anno prossimo in un corso di ripetizione in Ticino e sarà impegnato in numerose attività ed esercitazioni sul territorio.

Ping-pong de migrants entre Chiasso et Côme

Ping-pong de migrants entre Chiasso et Côme

Dal sito internet della Tribune de Genève

Asile La situation de l’asile chauffe à la frontière sud. Submergée, l’Italie reproche aux Tessinois de renvoyer trop systématiquement les migrants en situation illégale.

Depuis quelques années, l’arrivée des beaux jours coïncide avec celle de vagues de migrants échouant aux bords de la frontière tessinoise, à l’issue d’un long voyage à travers l’Italie. Après un retard s’expliquant en grande partie par la météo pourrie de ce début d’été, depuis début juillet l’afflux est cette fois-ci bel et bien aux portes sud de notre pays.

Ces derniers jours, les gardes-frontière suisses interceptent quotidiennement près de 200 migrants, majoritairement à Chiasso. Mardi, une soixantaine d’entre eux ont été interceptés dans un train vers Bellinzone. «Il y avait beaucoup de policiers italiens et suisses à la douane hier, raconte Andrea Ramani, journaliste à Teleticino. Un hélicoptère a volé toute la journée.»

Parmi les 1321 migrants interceptés au début du mois de juillet, 933 ont été renvoyés en Italie. Ceux-ci retournent à Côme, au désespoir de la Commune, qui ne sait comment gérer ces dizaines d’âmes bloquées dans sa gare. «Côme risque de devenir un centre de requérants à ciel ouvert», se désole le député de la Lega Nord Nicola Molteni dans le journal milanais Il Giorno. Des doigts accusateurs sont pointés vers le sol helvète. «La Suisse ferme l’accès à Chiasso», titrait mardi la Repubblica, rapportant que les autorités suisses barrent désormais complètement l’accès, et ce «sans donner plus d’explications».

L’irritation est également palpable du côté du syndicat autonome de police (SAP) italien. «La situation devient de plus en plus difficile à cause des expulsions systématiques de la part de la Suisse, qui se contente d’appliquer la norme avec rigidité, déplore le secrétaire général du SAP de la province de Côme, Ernesto Molteni. Cette pratique provoque une véritable situation d’urgence qui risque de paralyser l’appareil sécuritaire de la province de Côme.»

De fait, le SAP demande à Rome une augmentation immédiate des effectifs, «indispensable pour affronter l’urgence avant que toute la région frontalière de Côme ne croule sous le poids des refoulements continuels que la Suisse applique avec détermination».

«La Suisse fait des efforts»

Les gardes-frontière suisses se défendent d’avoir complètement fermé la frontière. «La part des migrants qui arrivent à la frontière pour déposer une demande d’asile en Suisse a diminué au cours de ces dernières semaines, explique le porte-parole de l’Administration fédérale des douanes (AFD), Walter Pavel. Les migrants qui souhaitent simplement transiter par la Suisse sont reconduits vers l’Italie, selon l’accord de réadmission.»

Selon le conseiller d’Etat tessinois et directeur du Département de justice et police Norman Gobbi, leur nombre a beaucoup augmenté ces derniers temps. «Ils cherchent à rejoindre l’Allemagne. Mais nous ne pouvons pas laisser la Suisse devenir une voie de passage vers le nord de l’Europe.»

Les critiques italiennes sur la sévérité des douaniers suisses n’émeuvent guère Norman Gobbi. «Fort heureusement! Les conséquences financières pour la Confédération ne sont pas négligeables: la facture pour le premier semestre 2016, rien que pour la gestion des requérants d’asile, s’élève déjà à 5 millions.» Le chef du Département de la police tessinoise rappelle aux Italiens que la Suisse a déjà beaucoup donné. «Nous enregistrons nous-même une grande partie des migrants qui arrivent dans nos centres, alors qu’ils auraient déjà dû l’être en Italie. Nous fournissons aussi notre part d’efforts.»

A pied sur l’autoroute

Autant du côté italien que suisse, tous s’accordent à dire qu’un système Schengen-Dublin déficient est le principal responsable de cette situation difficile. La situation de la région italo-suisse risque fort de se compliquer dans les semaines à venir, des prochaines vagues de migrants sont probables.

Après avoir traversé des kilomètres de route périlleuse, la majorité des migrants actuellement bloqués à Côme n’entendent pas renoncer si facilement. Beaucoup attendent la prochaine occasion pour sauter dans un nouveau train, d’autres tentent leur chance à pied. Selon Walter Pavel, les arrestations le long des routes et des frontières vertes ont augmenté.

Dimanche, deux migrants ont carrément été interceptés alors qu’ils marchaient le long de l’autoroute A2, à proximité de Chiasso. Bien que ces cas restent peu fréquents, les autorités tessinoises ont lancé un appel exhortant les automobilistes à la plus grande prudence.

Sindaci delle Tre Valli rassicurati

Sindaci delle Tre Valli rassicurati

Da LaRegione del 14 luglio 2016
Ieri Norman Gobbi ha garantito sostegno alle zone periferiche. Nuovi uffici previsti a Faido e a Biasca

I presenti hanno chiesto anche un incontro con tutto il governo per affrontare questioni riguardanti gli altri dipartimenti. Richiesta che il direttore del Di porterà all’attenzione dei colleghi.

Ieri, il consigliere di Stato Norman Gobbi , direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di), e la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti , hanno incontrato a Bellinzona i rappresentanti dei Comuni della regione delle Tre Valli. Al centro della discussione le riorganizzazioni in atto, in particolare dei servizi della Divisione della giustizia, contenute anche nel pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali, la manovra di 180 milioni di franchi, presentata dal governo lo scorso aprile e ora al vaglio del parlamento. «Ritengo che sia stato utile incontrarsi – osserva Norman Gobbi – per discutere e dare una visione d’insieme, mostrando che anche se da un lato il Cantone deve risparmiare, dall’altro intende garantire un servizio di qualità alle regioni periferiche, dando sostegno con la dislocazione di servizi nelle Tre Valli». E lo spostamento da Bellinzona a Biasca del settore di back office della Sezione della popolazione ne è un esempio. Si tratta degli uffici – che contano una sessantina di dipendenti – in cui vengono analizzati gli incarti, mentre gli sportelli rimarrebbero in città per essere più centrali e raggiungibili dagli utenti. «Prima bisognerà però realizzare uno stabile amministrativo del Cantone in cui, oltre agli uffici della Sezione della popolazione, concentrare anche gli altri uffici cantonali che si trovano a Biasca», rileva Norman Gobbi. Spostandoci dalla Riviera alla Leventina, se per Faido da un lato si prospetta la chiusura dell’Ufficio registri di Leventina – oggetto anche di un’interpellanza in Consiglio comunale settimana scorsa – dall’altro sono previsti due nuovi servizi che porteranno circa venti nuovi posti di lavoro. Ovvero, nell’ambito degli Uffici di esecuzione, a Faido verranno creati due centri di competenza, il Contact center e il Centro cantonale dei precetti esecutivi. Il direttore del Di ha quindi tenuto a rassicurare i presenti sull’importanza delle regioni periferiche e ha ribadito la volontà di promuovere delle misure concrete per valorizzare le valli ticinesi.

Nell’incontro i rappresentanti dei Comuni delle Tre Valli hanno espresso diverse preoccupazioni, come le difficoltà a tenere il passo con la crescita demografica che si è verificata negli ultimi anni in Ticino. Per le zone periferiche l’obiettivo è che la popolazione continui a vivere e a lavorare in valle, ma per rimanere attrattivi e vitali, hanno evidenziato l’importanza di una visione strategica d’insieme. A tal proposito i rappresentanti dei Comuni delle Tre Valli hanno espresso la necessità di discutere anche questioni di competenza di altri dipartimenti, e hanno quindi richiesto un incontro con il governo. Richiesta che Norman Gobbi ha recepito favorevolmente. L’incontro si terrà molto probabilmente dopo l’estate.

LE REAZIONI
C’è soddisfazione ma un po’ di amarezza resta

Clima disteso e relativa soddisfazione da parte dei rappresentanti dei Comuni dopo l’incontro di ieri con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Anche se un po’ di amarezza per la chiusura di alcuni uffici di valle resta. «Sono contento per metà – ci dice il sindaco di Acquarossa Odis Barbara De Leoni –, da un lato è chiara la necessità del governo di razionalizzare, ma dall’altro dispiace per gli uffici che chiuderanno e i posti di lavoro che andranno persi. La speranza è che con la decentralizzazione ne arrivino altri».

Un incontro positivo e utile che sarà importante organizzare anche con il resto del governo, come fa notare Loris Galbusera , sindaco di Biasca. «Chiaro, un po’ di dispiacere rimane perché in questi momenti di difficoltà le valli son sempre penalizzate», osserva. «Confidiamo che da parte del governo ci sia la volontà di sostenere le regioni periferiche con altri servizi o aiuti». Dal canto suo Roland David , sindaco di Faido, rileva che le prospettive emerse durante l’incontro sono state abbastanza rassicuranti e mitigano un po’ l’amarezza per la chiusura dell’Ufficio registri di Leventina. «Anche se perdiamo alcuni servizi di prossimità, perlomeno guadagniamo altri posti di lavoro di qualità», conclude il sindaco di Faido.

Tre Valli La periferia si rafforza

Tre Valli La periferia si rafforza

Dal Corriere del Ticino del 14 luglio 2016, un articolo di Alan Del Don

La riorganizzazione dei servizi della Divisione giustizia porterà a Faido 20 posti di lavoro Il Consiglio di Stato sta inoltre pensando di dislocare degli uffici a Biasca per 70 impieghi

Appena entrati a Palazzo delle Orsoline, è sceso il diluvio su Bellinzona. Non era iniziato sotto i migliori auspici l’incontro, ieri, fra il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi , la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti , l’Ufficiale responsabile del settore esecutivo cantonale Fernando Piccirilli e i sindaci e/o municipali delle Tre Valli. Alla fine, dopo due ore di discussione, è spuntato il sole. Almeno metaforicamente. Sul tavolo del summit – richiesto in primis dall’Esecutivo di Faido, rappresentato dal sindaco Roland David, e poi esteso a tutti gli altri enti locali – c’erano diversi temi caldi. In particolare i timori legati alla riorganizzazione degli uffici cantonali presenti in periferia e la Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e i singoli Corpi comunali. Le notizie sono molto positive. A Faido verrà creata una ventina di posti di lavoro; il personale sarà impiegato in due centri di competenza: il Contact center ed il Centro cantonale dei precetti esecutivi. Ma non è tutto. Come appreso dal CdT, non è escluso che a Biasca vengano dislocati altri uffici per complessivi 70 impieghi. Questa, comunque, al momento è soltanto un’ipotesi al vaglio del Governo.

Difesa delle regioni di montagna

I volti all’uscita sono distesi. Le autorità comunali hanno fatto partecipe il consigliere di Stato e i suoi due stretti collaboratori dell’importanza, per le regioni di montagna, della presenza istituzionale dello Stato. Ovvero, nella fattispecie, degli uffici del registro fondiario, di quelli di esecuzioni e fallimenti e dello stato civile nonché delle preture di valle. Il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi – nato e cresciuto in Leventina – i problemi delle valli li conosce bene: ha compreso le preoccupazioni dei sindaci in merito alla riorganizzazione dei servizi a seguito del pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali. E, come detto, il Governo ha dimostrato la sua sensibilità centralizzando a Faido circa venti impieghi per quanto riguarda gli uffici di esecuzione. E dicendosi pronto a discutere con i sindaci delle Tre valli anche di altre tematiche, come quelle in ambito sanitario, ad esempio. Della polizia, infine, si è accennato solo brevemente. Verrà istituito un gruppo di lavoro congiunto Cantone-Comuni per accompagnare la firma delle convenzioni fra i 18 enti locali ed il Comune polo della Regione VIII che è Biasca. La ratifica dei documenti dovrebbe avvenire entro l’estate.

L’Archivio notarile a Cevio
A sorridere non sono soltanto i distretti di Leventina, Riviera e Blenio. Anche in Vallemaggia c’è di che rallegrarsi. Il Dipartimento delle istituzioni intende infatti approfondire la creazione di un Archivio notarile centralizzato a Cevio. Di questa eventualità e di altri progetti discuteranno oggi, proprio a Cevio, Norman Gobbi e i rappresentanti dell’Associazione dei Comuni della Vallemaggia.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra i rappresentanti dei Comuni dei Distretti di Blenio, Leventina, Riviera e Vallemaggia

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra i rappresentanti dei Comuni dei Distretti di Blenio, Leventina, Riviera e Vallemaggia

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi e la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti hanno incontrato oggi pomeriggio a Bellinzona i rappresentanti dei Comuni della Regione delle Tre Valli. Sul tavolo le riorganizzazioni in atto in particolare dei servizi della Divisione della giustizia, contenute anche nel pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali. Domani mattina è in programma un incontro con l’Associazione dei Comuni della Vallemaggia.

L’incontro odierno segue quello avvenuto tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e i Sindaci dei Comuni di Acquarossa, Biasca, Cevio e Faido, toccati da alcune misure contenute nel pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali, presentato dal Governo lo scorso aprile e ora al vaglio del Parlamento.
Il Dipartimento delle istituzioni, recependo le indicazioni dei Comuni dei Distretti di regioni periferiche, ha operato ulteriori riflessioni in merito ai progetti di riorganizzazione legati in particolare alla Divisione della giustizia. In questo senso, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha rassicurato i presenti sull’importanza di queste regioni e sulla volontà di promuovere delle misure concrete per valorizzare le Valli ticinesi, come fu ad esempio il trasferimento dell’Ufficio del registro di commercio da Lugano a Biasca. Una decisione coraggiosa e di successo vista la qualità del servizio fornito alla cittadinanza.
Nello specifico della Divisione della giustizia, la centralizzazione di alcune attività degli uffici sarà accompagnata dalla creazione di nuovi servizi fondamentali nelle regioni periferiche. Per quanto riguarda gli Uffici di esecuzione, a Faido verranno creati due centri di competenza – il Contact center e il Centro cantonale dei precetti esecutivi – che permetteranno di portare nella Leventina circa venti nuovi posti di lavoro. Nell’ambito degli Uffici dei registri, per il quale il Governo presenterà al Gran Consiglio un messaggio separato, è intenzione del Dipartimento approfondire la realizzazione di un Archivio notarile centralizzato situato a Cevio, che, grazie alle sinergie che si instaureranno con l’Ufficio di esecuzione della Vallemaggia, consentirà di mantenere questi servizi in valle.
I rappresentanti dei Comuni della regione delle Tre Valli hanno preso atto degli approfondimenti in atto all’interno del Dipartimento delle istituzioni in merito alla riorganizzazione dei servizi della Divisone della giustizia. I presenti hanno pure evidenziato la necessità di poter tematizzare anche questioni di competenza di altri Dipartimenti, richiedendo in questo senso un incontro con il Governo; richiesta che il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha recepito favorevolmente e porterà all’attenzione dei colleghi.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontrerà quindi domani a Cevio l’Associazione dei Comuni della Vallemaggia, per informare i rappresentanti della regione sui progetti in atto e sulle prospettive future della Valle, evidenziando ancora una volta gli sforzi compiuti e che verranno intrapresi dal Consiglio di Stato e dal Dipartimento delle istituzioni per valorizzare queste regioni dal punto di vista socio-economico.