Capodanno con Norman Gobbi

Capodanno con Norman Gobbi

Da RSI.CH l Incontro con il presidente del Governo ticinese

Il 2015 è stato probabilmente l’anno di Norman Gobbi, un po’ per la candidatura al Consiglio federale, per la riconferma in Consiglio di Stato o semplicemente per il suo modo di interpretare il ruolo di presidente del Consiglio di Stato.

In occasione del tradizionale incontro di Capodanno, Massimiliano Herber l’ha incontrato a Palazzo delle Orsoline. L’intervista andrà in onda stasera al Quotidiano, nel video qui sopra – in esclusiva www.rsi.ch/news – il blob di quello che invece non vedrete…

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Capodanno-con-Norman-Gobbi-6627988.html

Norman Gobbi, il personaggio del 2015 per la RSI

Norman Gobbi, il personaggio del 2015 per la RSI

Ogni anno la RSI fa il bilancio dell’anno appena passato e dei personaggi che l’han caratterizzato, in salsa ticinese. Per il 2015 l’onore del primo posto tocca al sottoscritto, come potete vedere nel video al link sotto. Un onore che senza il vostro appoggio sarebbe stato nullo, quindi a tutti voi va il mio GRAZIE per questo splendido 2015 appena terminato e i migliori auguri di un sereno, felice e proficuo 2016!

http://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/6660271

Un astronauta che parte per lo spazio

Un astronauta che parte per lo spazio

Da Cdt.ch – Il 2015 è agli sgoccioli e il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ripercorre in questa intervista concessa al Corriere del Ticino il suo anno: da cittadino, da candidato in campagna per le cantonali, da presidente e da candidato al Consiglio federale. Di tutto un po’ sui passati 12 mesi vissuti, dice lui, «come un astronauta che parte per lo spazio». Gobbi getta anche un occhio all’anno che verrà: il 2016 sarà contraddistinto dalla sfida delle finanze cantonali con la manovra da 180 milioni di franchi che giungerà in primavera. Raddrizzare le finanze è possibile o impossibile? «Si tratta di un’impresa titanica, ma non impossibile. Lo dobbiamo ai cittadini e alle future generazioni».

Fine anno, è tempo di bilanci. Tracci quello del Consiglio di Stato che presiede dal mese di aprile.
«Sono stati mesi intensi e con un’agenda politica molto ricca. È stato fondamentale definire subito le priorità della legislatura, dove spicca il risanamento finanziario volto a riequilibrare le risorse disponibili rispetto ai bisogni a cui rispondere. Un obiettivo per il quale si rende pure necessaria una revisione dei compiti dello Stato. Nella politica, come nello sport, è importante partire bene e penso che il nuovo Governo abbia cominciato con lo spirito giusto. Come presidente dell’Esecutivo ho portato alcune mie peculiarità nella gestione delle sedute: sono pragmatico e ritengo essenziale trovare delle soluzioni alle diverse questioni. I cittadini ticinesi hanno bisogno di risposte concrete».

E se dovesse dare anche la pagella al Gran Consiglio, quale sarebbe il giudizio?
«Naturalmente i primi mesi sono di “assestamento” a seguito dei rapporti di forza emersi dopo le elezioni, ma sono convinto che in futuro si troveranno più punti d’intesa per lavorare insieme per il bene della cittadinanza. Ho visto un Parlamento pronto all’ascolto e consapevole delle sfide cruciali cui il Ticino è confrontato. Sfide che in taluni casi necessitano di guardare oltre gli steccati di partito, mettendo al centro i bisogni e le preoccupazioni della popolazione. Solamente in questo modo, quando tutti gli attori “remano” nella stessa direzione, si può lavorare costruttivamente insieme per raggiungere obiettivi comuni».

A livello di Governo cosa ha funzionato alla perfezione?
«Siamo riusciti a fare gioco di squadra, a cominciare dalla definizione delle priorità di legislatura. In qualità di presidente ho giocato la mia parte cercando di creare momenti per “fare gruppo” anche fuori dalla sala del Consiglio di Stato, come i pranzi dopo le sedute oppure i momenti informali come ad esempio la visita alla sagra di San Martino».

E cosa, invece, merita qualche aggiustamento in vista del 2016?
«Riprendo nuovamente una metafora sportiva: l’importante sarà “non mollare!”. Di ostacoli sul nostro cammino ne incontreremo sicuramente molti, ma, restando uniti e continuando a fare gioco di squadra, sono certo che riusciremo ad affrontare al meglio le sfide future».

Le elezioni cantonali non hanno prodotto scossoni, solo il cambio di una persona. Cosa è mutato nei rapporti interni dalla gestione di Laura Sadis a quella di Christian Vitta?

«Ognuno naturalmente porta in Consiglio di Stato le sue peculiarità e le sue idee, come ha fatto il collega Christian Vitta in questi suoi primi mesi all’interno del Governo. Christian Vitta era in Parlamento da molti anni e conosceva quindi già molto bene i dossier importanti, a cominciare dalle questioni legate alle finanze pubbliche».

È in arrivo la manovra da 180 milioni per raddrizzare le finanze cantonali. Ma lei ci crede davvero?
«Certo. Si tratta di un’impresa titanica ma non impossibile. È giunto il momento di invertire la tendenza e di chiederci finalmente, in maniera seria e costruttiva, quali sono i compiti che lo Stato deve garantire per offrire un servizio sempre più di qualità. In questo modo si valorizzerebbe la progettualità nei diversi settori d’intervento. Lo dobbiamo ai nostri cittadini ma lo dobbiamo soprattutto alle generazioni future, sulle quali ricadranno le scelte che compiamo oggi».

Il prossimo anno sarà quello della prova del nove per la classe politica ticinese?
«Direi proprio di sì. Ci attendono sfide importanti e ognuno dovrà fare la sua parte. Solamente insieme, attraverso sforzi comuni, potremo infatti costruire il Ticino di domani su solide fondamenta. Un Ticino che oggi deve guardare in avanti con ottimismo e con la voglia di cambiare».

Veniamo al suo spirito leghista. Non teme che il vostro sposare la verve tassaiola (ad esempio con la tassa di collegamento) finirà per portare alla ribellione dei vostri elettori?
«Lo spirito e i valori della Lega sono rimasti quelli del 1991 ma naturalmente oggi alcune circostanze sono cambiate. Dal 2011 il nostro movimento ha la maggioranza relativa in Consiglio di Stato ed è quindi chiamato a prendere delle decisioni anche di Governo. In ogni caso credo che la miglior risposta siano i risultati ottenuti nelle elezioni del mese di aprile (ndr. la Lega ha ottenuto quasi il 28% dei voti), che dimostrano quanto i cittadini abbiano apprezzato il nostro lavoro all’interno dell’Esecutivo».

Ma è consapevole che non tutti i leghisti (seppur rimasti silenti) condividono la tassa sui posteggi?
«Quello che so è che il movimento in Gran Consiglio ha appoggiato compatto il progetto di Claudio Zali, dando prova di grande maturità. Naturalmente, l’unanimità su tutte le questioni è un’utopia, in politica come nella vita».

A volte la vita di un politico è appesa ad un filo che, d’un botto, diventa un cavo d’acciaio. Alla vigilia delle cantonali c’è chi la dava in difficoltà. E poi…
«Questa è la politica: una bellezza! (ndr. ride). Ogni uomo politico è cosciente dell’incertezza che regna a ogni tornata elettorale. Io ho sempre cercato di mettere al centro del mio operato progetti concreti, ascoltando le preoccupazioni dei cittadini. Penso che i 73.540 voti personali ottenuti ad aprile siano anche in questo caso la risposta migliore».

Da consigliere di Stato indicato a rischio non rielezione a candidato al Consiglio federale. Come ha vissuto gli ultimi otto mesi?
«Come un astronauta che parte per lo spazio! (ndr. ride). La vita è bella proprio perché sa regalarti nuove e inaspettate sorprese. Sono stati mesi intensi e molto stimolanti. È stato un grande onore rappresentare la Svizzera italiana nella corsa al Consiglio federale. Purtroppo, il Parlamento federale ha deciso altrimenti, ma torniamo a casa tutti più forti: è stata un’esperienza unica e arricchente».

Le bocce sono ormai ferme. Cosa le ha insegnato quell’esperienza?

«Ho avuto la possibilità di incontrare e conoscere molte persone e di confrontarmi su tantissimi temi federali e internazionali in maniera approfondita. Ho portato, in quelle settimane, la voce della Svizzera italiana, della minoranza italofona, a Berna e durante le audizioni con i gruppi parlamentari ho illustrato le peculiarità del nostro Cantone che ci rendono unici rispetto al resto della Svizzera e che richiedono soluzioni specifiche».

Alla vigilia di Natale i negoziatori italo-svizzeri hanno parafato l’accordo fiscale. Forse era meglio procedere come lei aveva indicato, ovvero ribaltare quel tavolo, punto e basta?
«Di sicuro ci sono dei punti che hanno disatteso le aspettative del Ticino, ribaditi più volte dal Governo, come ad esempio l’aver fissato il tetto massimo dell’imposizione dei lavoratori frontalieri al 70% mentre il Consiglio di Stato puntava inizialmente al 100% e in subordine all’80%. Al momento è ancora prematuro dare giudizi in merito. Ci sono alcuni elementi, come il libero accesso al mercato e la questione black list, che dovranno essere ancora approfonditi. Quando conosceremo tutti i contenuti potremo valutare la situazione e nel contempo quali eventuali misure adottare per raggiungere gli obiettivi del nostro Cantone».

A proposito di tensioni tra Ticino-Berna-Roma. Intende sospendere la richiesta del casellario giudiziario oppure no, è meglio mantenere la misura di polizia?
«Nell’ultima seduta dell’anno del Consiglio di Stato ho donato ai colleghi la “strenna natalizia” (ndr. ride). Infatti, ho portato sul tavolo del Governo il bilancio sulla misura straordinaria relativa alla richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti ai cittadini UE/AELS che richiedono un permesso di dimora B o di lavoratore frontaliere G. Nel documento viene illustrato l’impatto della misura dal profilo della sicurezza e dell’ordine pubblico, mettendo in evidenza i casi per i quali grazie alla misura e alla conoscenza dei precedenti penali del richiedente, si sono negati la concessione o il rinnovo del permesso. Ora il dossier è in mano ai colleghi che avranno tempo di leggerlo e di esporre le loro osservazioni nel nuovo anno».

Faccia un augurio ai ticinesi per il 2016.
«Auguro a tutte le cittadine e ai cittadini ticinesi di continuare a mantenere la voglia di crescere e di combattere per l’amore del nostro territorio».

Gianni Righinetti

In consultazione il Regolamento per legge sull’ordine pubblico e della legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici

In consultazione il Regolamento per legge sull’ordine pubblico e della legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici

Nell’ultima seduta del 2015 il Consiglio di Stato ha autorizzato il Dipartimento delle istituzioni a organizzare una procedura di consultazione sul regolamento di applicazione della legge sull’ordine pubblico (LOrP) e della legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Saranno coinvolti i Municipi del Cantone, l’Associazione dei comuni ticinesi, il Ministero pubblico, il Magistrato dei minorenni, il Comando della polizia cantonale, l’Associazione delle polizie comunali, la Pretura penale e il Tribunale cantonale amministrativo.
Dando seguito alla volontà del popolo che il 22 settembre 2013 approvò l’iniziativa per la dissimulazione del viso, lo scorso 23 novembre 2015 il Gran Consiglio ha adottato la legge sull’ordine pubblico (LOrP) e la legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. Il Parlamento ha condiviso l’indicazione della Commissione della legislazione indicando che – per mettere in vigore le due normative – è indispensabile allestire un regolamento di applicazione, per garantire una prassi uniforme ed evitare disparità di trattamento.
Il Consiglio di Stato ha scelto di allestire un unico regolamento d’applicazione per le due leggi, considerando la comune materia dei due atti normativi e, soprattutto, nell’auspicio di semplificare l’attuazione dei provvedimenti da parte delle autorità comunali e della polizia locale.
Dopo la decisione del Legislativo, il Dipartimento delle istituzioni ha quindi affidato a un gruppo di lavoro il compito di allestire, in tempi brevi, il regolamento previsto agli articoli 7 e 8 delle due leggi, e un rapporto esplicativo. In questo senso si è voluto dare seguito celermente all’auspicio emerso nel dibattito parlamentare di mettere in vigore la norma costituzionale e le disposizioni di applicazione entro il 1. aprile 2016.

10 nuovi assistenti di Polizia

10 nuovi assistenti di Polizia

La Sala del Consiglio Comunale di Locarno ha ospitato oggi la cerimonia di consegna dei diplomi ai partecipanti alla Scuola cantonale di assistenti di polizia.

La nuova figura professionale – introdotta con la modifica di legge approvata dal Parlamento nell’aprile 2014 – risponde a un’esigenza segnalata dai Comuni, e permette di aumentare forze al lavoro sul territorio, a garanzia di una maggiore sicurezza del nostro Cantone e di tutti i cittadini.
Il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha salutato con orgoglio i 10 nuovi assistenti che, da oggi, diventeranno un nuovo punto di riferimento per la popolazione, la quale li distinguerà visivamente grazie ad uniformi diverse da quelle degli agenti di polizia.

Nell’ambito della circolazione stradale, gli assistenti di polizia possono effettuare controlli del traffico in movimento, così come si occupano di constatare le multe disciplinari e le contravvenzioni in procedura ordinaria. Il loro mansionario prevede inoltre la vigilanza in materia di estrazione delle lotterie, applicazione della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione e della Legge sui campeggi.

Gli assistenti di polizia non sono armati poiché, con il loro lavoro, non vanno a sostituire quello degli agenti; il loro ruolo è di supportare l’operato della Polizia cantonale e delle Polizie comunali, permettendo a queste ultime di concentrarsi sui compiti legati alla sicurezza di prossimità. Una figura che consente dunque di migliorare l’efficienza e l’efficacia dell’operato delle forze dell’ordine attive sul territorio, a beneficio di un’accresciuta sicurezza. Una figura la cui esigenza è stata segnalata dagli Enti locali e subito recepita dal Cantone, a dimostrazione di quanto la proficua collaborazione istituzionale in questo ambito sia fondamentale alfine di perseguire i comuni obiettivi in materia di sicurezza e di ordine pubblico.

Ieri sera Bellinzona ha festeggiato

Ieri sera Bellinzona ha festeggiato

Da Ticinonews.ch – Alla tradizionale cerimonia si è brindato all’aggregazione. Gobbi: “Un esempio per tutto il Cantone”
Si è tenuta ieri sera a Palazzo Civico la tradizionale cerimonia di fine anno di Bellinzona.

Per la prima volta quest’anno la cerimonia ha potuto essere dedicata alla “Nuova Bellinzona”, dopo che lo scorso 18 ottobre i cittadini hanno dato il loro via libera al progetto aggregativo della regione.

Un’aggregazione che è stata al centro dei festeggiamenti.

“La positività dei bellinzonesi deve essere da esempio per tutto il Cantone” ha dichiarato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, lodando “la scelta coraggiosa e di responsabilità nei confronti delle future generazioni” dei cittadini. “Non è facile abbandonare quello che si ha per lanciarsi in qualcosa di nuovo. I cittadini hanno saputo e voluto scegliere il loro destino.”

La cerimonia, che ha avuto pure un momento musicale con la Civica Filarmonica, si è conclusa con la consegna di tre premi: il riconoscimento culturale è andato a Matteo Terzaghi, quello sportivo al giocatore del Davos Samuel Guerra, mentre una menzione speciale è stata assegnata alla leggenda granata Nene Zurmühle, purtroppo assente ieri sera.

Terrorismo e Ticino: ecco la situazione ad oggi

Terrorismo e Ticino: ecco la situazione ad oggi

Oggi ho risposto all’interpellanza “II Ticino è al sicuro dalle minacce del terrorismo?” del deputato Giorgio Galusero, facendo il punto alla situazione sul fronte della minaccia per il nostro Cantone. Di seguito il testo.


Interpellanza 11 dicembre 2015
II Ticino è al sicuro dalle minacce del terrorismo?

Signor deputato, con la presente, rispondiamo alle domande da lei poste nella summenzionata interpellanza come segue:

1. Vi sono persone in Ticino che hanno manifestato simpatie nei confronti del sedicente Stato islamico o che hanno raggiunto la Siria per arruolarsi nell’Isis?

La situazione è costantemente monitorata e i casi che possono risultare problematici per la sicurezza sono approfonditi con attenzione dalla Polizia cantonale, in collaborazione con l’autorità federale responsabile per la protezione dello Stato (Servizio delle attività informative della Confederazione – SIC), organo competente anche per la comunicazione d’informazioni in merito al terrorismo.
Va precisato che in base alle informazioni e ai casi verificati, il sedicente Stato islamico ha bisogno non solo di combattenti, ma anche di scienziati, informatici, insegnanti, infermieri e medici. La propaganda di ISIS promette una società giusta e prospera per la quale vale la pena di combattere e morire. 7 dei 40 cosiddetti jihadisti dalla Svizzera sono morti (secondo un dato “non confermato”, dei 71 casi sarebbero anche 13 decessi).
La Task-Force anti-terrorismo della Confederazione, in breve Tetra, si occupa di circa 70 casi specifici, persone legate ai viaggi a fini terroristici e le relative azioni di finanziamento e sostegno, ma non solo. Il gruppo di lavoro è composto dal già citato SIC, i Cantoni, l’Ufficio federale di polizia (fedpol) e la Procura Federale.
A titolo di esempio per i casi trattati dall’autorità cantonale ticinese in collaborazione con le citate autorità federali, ricordiamo il recente allontanamento del cittadino marocchino Khachia Oussama che si è espresso in maniera esplicita a favore dello Stato Islamico, segnatamente con una copiosa ed intensa attività nei social media volta sia alla diffusione virale di materiale propagandistico pro ISIS che all’espressione delle sue propensioni anti-occidentali, come pure alla manifestazione della sua intolleranza religiosa vicina all’ideologia jihadista, spingendosi addirittura ad esternare pareri di assenso a proposito delle azioni terroristiche relative agli attentati di Parigi nel mese di gennaio 2015.

2. Quale è il livello di minaccia terroristica in Ticino?

Il grado di minaccia in Ticino è in linea con la situazione Svizzera in quanto dalla fine del 2014, il livello di rischio è giudicato elevato ed è aumentato leggermente dall’inizio di novembre 2015 in ragione d’indizi relativi all’ulteriore pianificazione di attentati nei paesi limitrofi alla Svizzera.
Nel suo recente rapporto, Tetra avverte di un “leggero aumento” rispetto alla precedente relazione nel febbraio minaccia terroristica. Da un lato, i rimpatriati dalla jihad in Svizzera potrebbero progettare un attacco contro rappresentanze diplomatiche su suolo elvetico dei Paesi impegnati nella coalizione anti-ISIS. D’altro lato, gli attacchi potrebbero essere pianificati da persone radicalizzate – mai state in Siria o in Iraq – sempre contro obiettivi stranieri su suolo elvetico, oppure obiettivi di altro tipo.
Il Ticino non si discosta da questa valutazione, soprattutto essendo un asse di transito privilegiato tra il sud e il nord Europa, così come la porta d’entrata a meridione per la Confederazione.
La situazione in materia di sicurezza è costantemente analizzata dagli organi preposti della Polizia cantonale in stretta collaborazione con i partner competenti di Confederazione e Cantoni. Secondo l’evolversi della situazione e le conseguenti analisi vengono adottate, di volta in volta delle misure puntuali e con scopi ben precisi, come ad esempio il rafforzamento della presenza sul territorio messo in atto nelle ultime settimane.

3. Intende il Governo attuare o rafforzare le misure di sicurezza nei luoghi ritenuti sensibili?

Il Consiglio di Stato è molto sensibile alla questione e per il tramite degli organi competenti mette in atto tutti i provvedimenti necessari per garantire al meglio la sicurezza pubblica. A tale scopo sono mantenuti stretti contatti con le autorità federali, le quali sono primariamente competenti in questo ambito. È bene evidenziare che le misure di sicurezza vengono adeguate in base alla valutazione della minaccia ad esempio come con il metal detector per l’ultima sessione del Gran Consiglio. Tutte le misure di cui sopra fanno parte di una valutazione generale a livello Svizzero, anche grazie alla coordinazione dello Stato Maggiore di Condotta di Polizia che, da inizio anno e a seguito dei fatti di Parigi, è stato costituito e conta al suo interno rappresentanti di tutte le regioni e di tutti i Corpi di Polizia federali e cantonali.

4. Si prevede di aumentare il grado di formazione degli agenti di Polizia per interventi di questo genere? (a Ginevra un migliaio di poliziotti stanno seguendo una formazione specifica)

Negli scorsi anni tutto il personale di Polizia ha ricevuto una formazione specifica per quanto riguarda casi di AMOK (situazioni di follia omicida), tematica che attualmente è inserita nella formazione di base dei nuovi agenti. Al riguardo sono previsti costanti aggiornamenti che vengono erogati al personale già formato nelle varie sessioni di formazione continua a livello cantonale.
Nell’ambito specifico del contro-terrorismo, il personale di Polizia è stato sensibilizzato e ha a disposizione della documentazione specifica sulle modalità di ricerca e comportamento emanata dalla Conferenza dei Comandanti delle Polizie Cantonali (CCPCS). La Scuola cantonale di polizia riceve, nell’ambito della formazione di base, un’istruzione mirata da parte del Servizio cantonale per la Protezione dello Stato, competente in materia.
Anche nell’ambito della comunicazione e delle possibili richieste che giungono dal Cittadino al personale di Polizia, sono state diffuse delle direttive allo scopo di rassicurare la popolazione ed avere una “unité de doctrine” in questo specifico ambito.

5. È intenzione del Consiglio di Stato di sgravare di compiti burocratici o non ritenuti prioritari la Polizia cantonale affinché possa aumentare il lavoro di “intelligence” e di controllo in questo specifico campo?

L’effettivo del Servizio cantonale di protezione dello Stato è costantemente adeguato in base alle necessità dettate dal livello della minaccia.
Ovviamente la priorità numero uno della Polizia cantonale è l’aspetto operativo, tuttavia affinché tutto l’apparato possa agire al meglio, è necessario che vi sia anche un supporto amministrativo funzionante.
Già ora il Comandante della Polizia cantonale, congiuntamente ai suoi quadri, si assicurano che le risorse siano suddivise in maniera efficiente ed efficace in base ai bisogni e alle priorità dei diversi servizi. Numerosi sono gli ambiti di sicurezza dei quali la Polizia si deve occupare, non sarebbe giusto, né sensato, procedere a potenziamenti univoci che non tengono conto di tutti gli interessi e necessità in campo.
Ne consegue che la Polizia cantonale monitora le minacce di natura diversa che compromettono la sicurezza del nostro territorio in maniera proporzionata, in base alle urgenze e ai rischi riscontrati, adottando poi dispositivi adeguati.
A questo proposito e proprio per poter disporre di maggiore flessibilità da alcuni mesi è attiva la Sezione operativa (SOP) che viene impiegata in base alle necessità puntuali laddove le minacce sono maggiori.
Per poter essere ancora più dinamici e permettere una maggiore celerità d’intervento, fondamentale in situazioni gravi come quelle che hanno colpito la Francia e il Belgio nelle ultime settimane, la Polizia cantonale ha implementato dal mese di marzo un nuovo sistema di aiuto alla condotta. Parallelamente e in collaborazione con il Centro Sistemi informativi del Cantone si stanno valutando dei nuovi e performanti sistemi di allarme per aggiornare quelli attualmente in servizio e che necessitano di essere ammodernati.

Quel ritorno alla normalità

Quel ritorno alla normalità

Dal Giornale del Popolo
Per il presidente del Governo Norman Gobbi anche quella di ieri non deve essere stata una giornata normale. Per almeno un mese (dal momento dell’annuncio della sua candidatura ufficiale quale esponente ticinese al Consiglio federale sotto la bandiera dell’UDC) ha vissuto in un turbine di passione per la più alta carica politica (non di milizia) della Confederazione. E conoscendo l’uomo-Gobbi lo ha fatto conscio che le possibilità di ricoprire quella funzione c’erano tutte, altrimenti non avrebbe accettato nemmeno di spendere quei 30 franchi per la tessera dell’UDC. Catapultato sulla scena nazionale, con telecamere e microfoni sempre pronti a carpire sue dichiarazioni. Impegnato a tessere contatti per validare una rincorsa possibile, ma difficile; credibile, ma spesso messa in dubbio. Il risultato è noto. Il Ticino è chiamato a fare ancora anticamera per accedere a quella sala in cui si riunisce il Consiglio fedele. Gobbi è tornato in Ticino con la convinzione di aver giocato tutte le sue carte. Di essere stato in partita, come abbiamo più volte sentito ripetere dai cronisti della nostra RSI mercoledì mattina. Ma è rientrato anche consapevole che la pur breve notorietà mediatica di queste settimane gli permetterà di «spendersi» ancora meglio per il suo Cantone. E sì, quel Cantone che da ieri è ritornato a essere la sua preoccupazione prioritaria. Con le sue difficili sfide per il contenimento della spesa; con le difficoltà di sostenere una politica economica che lo faccia crescere; con le beghe che lo contraddistinguono. Erano circa le 9 di ieri mattina, quando Gobbi ha varcato la porta del suo ufficio al quarto piano del palazzo amministrativo di Bellinzona. O meglio, la porta che lo introduce nell’ufficio delle segretarie, con Claudia, Patrizia e Jessica pronte a salutarlo e a portargli sul tavolo del suo vero ufficio, dietro quella porta spessa così per evitare origliamenti indiscreti, i «soliti» dossier da sbrigare anche in vista e in preparazione della seduta di Governo, aggiornata alle 13.30. Una giornata però, come detto, che non può essere considerata normale, tenuto conto di quanto vissuto direttamente a Berna per alcuni giorni. Lo sguardo dei colleghi di Governo incontrando i suoi occhi esprimevano sicuramente rincrescimento, convinti però che il gioco andava giocato e che ora si ricomincia. I saluti dei collaboratori incrociati nei corridoi di palazzo tradivano imbarazzo frammisto a delusione per qualcosa che poteva essere e che non c’è stato. La stessa sensazione delle persone incontrate per strada. Ma la vita del politico Gobbi dovrà riprendere il suo ritmo normale. Che tanto normale poi non è, soprattutto in un anno in cui si è presidenti del Consiglio di Stato. Si potrà aver parteggiato più o meno in modo convinto dietro questa candidatura. Ma una cosa non la potrà togliere nessuno al politico Gobbi: aver vissuto una situazione che pochissimi nella loro vita hanno la possibilità di vivere.

Gianmaria Pusterla

La moglie «Orgogliosa di te»

La moglie «Orgogliosa di te»

Da Cdt.ch l
BERNA Gli occhi di Elena brillano, mentre il marito Norman si lascia alle spalle Palazzo federale dopo una mattina – lunga un sogno – che entrerà di diritto nell’album dei ricordi più belli della famiglia Gobbi. Sulla Bundesplatz, passate le nuvole e dimenticati i protocolli, si applaude, una volta ancora, il politico, l’uomo, il marito. Fiera e sorridente c’è anche Antonella Bignasca, insieme a Toni Brunner e Christoph Blocher l’artefice di una candidatura ticinese capace di raccogliere consensi come non accadeva da tempo. Assonnati e piazzati nel loro trono, i piccoli Gaia e William hanno la testa altrove, magari in quel Franz Carl Weber visitato il giorno prima. Quello che è certo è che l’affetto di «papone» (ndr. come lo chiamano amorevolmente), consigliere federale o meno, resterà intatto. La sensazione che qualcosa sia cambiato nelle ultime settimane, invece, regna tra i grandi. «Norman ha vissuto un mese importante» ci dice Elena, mentre accompagna il marito a salutare tifosi e amici giunti a sostenerlo. «Cosa ho detto a mio marito dopo il verdetto? Lo conosco e ora va lasciato tranquillo». A caldo, in effetti, è ancora difficile affinare i metri di giudizio. Ma per Elena una cosa è più che certa: «Sono orgogliosa di Norman e del percorso che è stato in grado di compiere. Dall’investitura ufficiale nel ticket UDC, passando per le audizioni e sino ai 50 voti raccolti al primo turno, è stato un crescendo splendido». Un cammino che senza dubbi ha consolidato ulteriormente un già performante 4×4. «Nell’ultimo mese – nota la signora Gobbi – Norman ha gestito alla grande numerose pressioni, e dei media e dell’opinione pubblica. In prospettiva, dunque, è stata un’esperienza che lo fortificherà certamente». Già, il futuro. Elena non avrebbe temuto quello da moglie di uno dei sette saggi. «Sì, saremmo stati pronti a lasciare Nante per trasferirci a Berna» ci confida, mettendo in evidenza anche l’opportunità di una formazione bilingue per i figli. Chi lo sa, forse si tratta di un appuntamento con la storia solamente rimandato. Di certo, per ora, c’è che oggi Gobbi tornerà a ricoprire appieno la carica di presidente del Governo, ma soprattutto che sotto la volta del cupolone rimarrà la sua caratura, quella di un politico capace. Un profilo che, secondo Elena, «avrebbe tutto fuorché sfigurato nella veste di consigliere federale». E mentre lo dice i suoi occhi, per le emozioni ancora vivide nella mente e nel cuore, continuano a brillare.

Massimo Solari

“È ora di riaccendere la fiamma del Ticino”

“È ora di riaccendere la fiamma del Ticino”

Da Cdt.ch l Consigliere di Stato o consigliere federale? Norman Gobbi è a un bivio. Mercoledì mattina l’Assemblea federale deciderà e c’è da scommettere che anche il Ticino resterà qualche ora con il fiato sospeso. Sia quelli che tifano che quelli che gufano. Ma come vive Gobbi l’attesa? Cosa farà nelle prossime ore? È teso o rilassato? E qual è il ruolo della sua famiglia? Il Corriere del Ticino lo ha intervistato a tutto campo nell’edizione cartacea di oggi. Qui un ampio estratto.
La scorsa settimana l’ha trascorsa più a Berna che in Ticino. Ha iniziato a prendere un po’ confidenza con il Palazzo?

«Già prima di affrontare questa candidatura andavo a Berna una o due volte la settimana per impegni da consigliere di Stato. Diciamo che una certa confidenza con la Berna federale l’ho da tempo, anche perché sono stato consigliere nazionale. Non direi quindi che sto facendo una corsa dell’ultimo minuto».

Martedì scorso è stato un giorno di fuoco con le audizioni dei gruppi PLR e PPD. A caldo non ha voluto esprimersi e ora che è trascorso qualche giorno?

«Sono stati incontri cordiali, al di là delle domande critiche che i giornalisti hanno già fatto nelle scorse settimane, mi sono trovato a mio agio. Diciamo che non mi sono sentito sotto tiro, ma giustamente e legittimamente interrogato per capire come un candidato si posiziona, ma anche come si relaziona».

Era teso o è riuscito ad essere spontaneo e rilassato?

«Proprio rilassato non direi, ma ero comunque sereno. Ho voluto ribadire forte e chiaro quanto sia importante il momento per la Svizzera italiana. Dobbiamo tornare ad essere rappresentati nel Consiglio federale perché i 16 anni trascorsi sono il periodo più lungo nell’ultimo secolo di nostra assenza dal Governo federale. Oggi, più che mai, il Ticino sente la necessità di accendere la fiamma dell’amore che ci lega alla Confederazione».

Qual è stata la domanda che l’ha messa maggiormente in difficoltà?

«Le domande in inglese che mi sono state poste dai gruppi PLR e PPD sono state particolari. Credo comunque di aver dimostrato di sapere rispondere alle sollecitazioni anche in una lingua importante, pur non essendo tra quelle nazionali».

E quale situazione è riuscita a strapparle un sorriso o una risata?

«Sempre una domanda in inglese, posta da un membro del PLR che, pur leggendo da un foglio il quesito, ha fatto qualche piccolo errore e gli ho fatto presente (in inglese) che avevamo le medesime difficoltà con questo idioma. L’ho fatto in maniera spontanea e ironica ed è stato un momento di relax con una bella e sana risata da parte di tutti».

Sul fatto che lei sia e si senta leghista, ma che è convinto di rappresentare l’UDC, crede di avere convinto gli interroganti?

«Molti osservatori lo ritengono un mio punto debole. La realtà è che sono candidato ufficiale dell’UDC al Consiglio federale e che il gruppo UDC alle Camere mi ha scelto con 72 voti su 81. Mi sembra sufficiente. Inoltre dal 2003 Lega e UDC collaborano sotto la cupola di Palazzo e sono profondamente uniti da valori come la libertà, l’indipendenza, la sicurezza e il benessere della nostra Patria».

Nella sua permanenza nella capitale quante mani ha stretto? Con quanti parlamentari si è intrattenuto?

«Tanti conosciuti e tanti rincontrati. È stato positivo, anche perché la scelta che fanno deputati (ndr. a scrutinio segreto) è strettamente personale. L’empatia, credo, conti. E non poco».

I suoi detrattori sembrano un po’ stanchi. Forse perché la loro azione per screditarla non pare aver avuto grande eco?

«Non tocca a me giudicare chi mi critica, è una loro libera scelta. Già per le cantonali ero stato criticato e la miglior risposta sono stati i 73.540 voti personali che ho ricevuto. Piuttosto voglio sottolineare il sostegno unanime da parte del Consiglio di Stato e quello dell’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio. Un sostegno che non era dovuto, ma che ho fortemente apprezzato perché da un cappello istituzionale alla mia candidatura. Li ringrazio ancora, come pure ringrazio i tanti cittadini che ormai da settimane mi stanno esprimendo la loro vicinanza».

Per l’occasione ha anche aperto gli album di famiglia. Come mai? In passato era sempre stato molto riservato nel proteggere moglie e figli?

«La separazione tra famiglia e politica c’è ancora. Tengo molto ai miei affetti familiari e li tutelo sempre dalla mia azione politica. Ma è comprensibile che ci fosse un interesse da parte dei media d’oltre San Gottardo verso questa dimensione non nota, per capire chi è l’uomo (non politico) Norman Gobbi. Sono anche il solo padre di famiglia che si candida, quindi con una dimensione familiare compiuta. Insomma, lasciatemelo dire, colui che viene definito da alcuni come l’orco della politica cantonale, non mi sembra sia proprio un diavolo».

In Consiglio di Stato aveva fortemente voluto il Dipartimento delle istituzioni e, nel 2011, evitato quello dell’economia e delle finanze. Ora è proprio la casella che resterebbe scoperta con l’addio di Eveline Widmer-Schlumpf. Oggi se la sentirebbe di assumerne la responsabilità?

«Sono decisioni che vengono prese collegialmente. È noto che ci sono consiglieri federali in carica interessati ad altri dipartimenti. Ogni consigliere federale deve essere pronto ad ogni evenienza».

Domani, martedì 8 dicembre, la sera della vigilia, la cosiddetta notte dei lunghi coltelli, dove la trascorrerà?

«Con i giornalisti, mi verrebbe da dire! Ho difatti una lunga serie di richieste da parte dei media. Dopodiché, trascorrerò la serata con la mia famiglia che mi raggiungerà a Berna per starmi accanto».

A Berna arriverà anche il fan Club di Lega e UDC. Ha organizzato lei?

«No, è stata un’iniziativa spontanea che, ovviamente, mi riempie di gioia e per questo li ringrazio per il loro supporto».

Gianni Righinetti