I Ticinesi e la Lega salvarono la Svizzera

I Ticinesi e la Lega salvarono la Svizzera

A 25 anni dal NO allo Spazio economico europeo

L’allora Consigliere federale PLR vodese Jean-Pascal Delamuraz definì la domenica 6 dicembre 1992 una “domenica nera per la Svizzera”. Un giudizio arrogante nei confronti del Popolo elvetico che – in quel memorabile momento storico – decise di salvaguardare la Svizzera e la sua indipendenza politica dalla fagocitante eurofrenesia che aveva pervaso i maggiori partiti storici svizzeri e l’intero Consiglio federale. Ad un quarto di secolo da quello storico giorno, val la pena ripercorrere un po’ di storia recente della Confederazione e del nostro Cantone.

L’inizio degli Anni Novanta corrisponde al momento storico della caduta del Muro di Berlino e quindi la fine dell’Unione sovietica. In parallelo all’implosione dell’impero comunista stava crescendo il Leviatano europeo che – sostenuto dagli euroturbo Mitterand e Kohl – iniziava a gettare la basi per quella che è l’odierna Unione europea, rigida e incapace di gestire le diversità dalla Lapponia al Mediterraneo.

Tra euroturbo e nazionalconservatori

Gli euroturbo svizzeri, rappresentati dai partiti storici PLR, PPD e PS, in quel periodo portarono il Consiglio federale ad inoltrare la richiesta d’adesione alla precorritrice dell’UE – la Comunità economica europea CEE – e far avallare dall’Assemblea federale l’adesione allo Spazio economico europeo SEE, con il CF socialista René Felber quale capofila. In parallelo all’eurofilia dilagante di parte del mondo politico svizzero, nasceva in ampie fette della popolazione svizzera la voglia di contrapporsi a questi moti demolenti del principio di sovranità; lo spirito nazional-conservatore trovò terreno fertile e vide la nascita – su spinta di Christoph Blocher e altri politici liberal-conservatori – l’Associazione per la Svizzera neutrale e indipendente “ASNI”, così come l’assunzione di un ruolo politico in questo spirito dell’UDC zurighese e della Lega dei Ticinesi a Sud delle Alpi.

Il voto del 6 dicembre 1992

Dopo l’avallo del parlamento federale nell’ottobre 1992, i mesi di campagna sul contrastato decreto d’adesione allo SEE furono infuocati. Dopo molti anni di calma piatta, la politica elvetica trovava un tema che scaldasse gli animi di cittadine e cittadini, con posizioni tanto marcate quanto in contrasto tra di loro.

Se a nord del Gottardo Christoph Blocher fu la figura di spicco sul fronte contrario, in Ticino Giuliano Bignasca e Flavio Maspoli assunsero un ruolo decisivo; Nano in particolar modo in Ticino, mentre Flavio funse da megafono – grazie alle sue doti dialettiche e capacità linguistiche – in tutta la Svizzera di quel mal di pancia dei nazional-conservatori nei confronti delle scellerate scelte politiche dei partiti storici. Memorabili i dibattiti di Flavio Maspoli nelle fumose sale conferenze o sulle reti radio-televisive nelle tre lingue nazionali. In particolare ricordo una sala gremitissima a Lavorgo, dove Flavio battagliò con il socialista Werner Carobbio; durò alcune ore con un confronto fermo e duro, con molti interventi da parte dei presenti in sala, che palesavano quanto il malessere nazional-conservatore fosse presente anche nelle nostre Valli.

I Ticinesi e la Lega difesero la Svizzera

L’attesa era grande, come la partecipazione al voto, in Svizzera come in Ticino con oltre il 3 elettori su 4 che si recarono alle urne. L’edizione del “Mattino della domenica” del 6 dicembre 1992 dava per sicuro il NO delle elettrici e degli elettori Ticinesi. E così fu. Grazie al grande lavoro sul terreno della Lega dei Ticinesi e dei suoi fondatori, il NO in Ticino prevalse con il 61.5% e 85’582 voti contro i 53’488 di sì. Insomma, il movimento politico nato appena 22 mesi prima – la Lega dei Ticinesi – vinse un voto storico per il Ticino e per il Paese, grazie al fatto di aver saputo interpretare i sentimenti della gente in materia di politica estera. Il voto ticinese sorprese i commentatori nazionali, in quanto fu l’unico Cantone latino a votare contro in quello spaccato politico che venne definito “Röstigraben”, e ai fini del conteggio dei voti per l’opposizione popolare i voti contrari provenienti dal Ticino furono decisivi al NO svizzero. Possiamo quindi affermare che i Ticinesi e la Lega, quella domenica di 25 anni fa, decisero il futuro in libertà e indipendenza della nostra amata Svizzera.

Norman Gobbi

Un esercito che “parla” italiano

Un esercito che “parla” italiano

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi: “La Brigata del Gottardo si scioglie ma la nostra lingua non scompare”

Fra due settimane avrà luogo l’ultimo rapporto annuale per la Brigata fanteria montagna 9. Un momento storico per il nostro Cantone: quest’ultima grande unità trilingue con una forte presenza di militi della Svizzera italiana sarà infatti integrata, nel 2018, nella nuova Divisione territoriale 3.

Per chi non la conoscesse, la Brigata fanteria montagna 9 è una della quattro brigate attive dell’esercito svizzero ed è chiamata anche “Brigata del Gottardo”. La sua particolarità è proprio rappresentata simbolicamente dalla montagna: un’unità che unisce tre lingue e tre culture del nostro Paese, ponendo le sue radici nei cantoni che si collocano a ridosso delle Alpi, compreso il Ticino.

Una nuova divisione territoriale

In questa Brigata l’italiano ha un posto di tutto rispetto, per questo motivo il suo scioglimento porta all’interno del mondo grigioverde dei dubbi riguardo alla perdita della nostra territorialità e della nostra identità militare. A mio avviso però, il rischio non sussiste. Il Ticino continuerà a contribuire, come ha sempre fatto, alla sicurezza del nostro Paese. I corpi di truppa con forte presenza italofona continueranno a operare sotto la divisione territoriale 3, come richiesto dal nuovo piano d’implementazione denominato “Ulteriore Sviluppo dell’Esercito”, per permettere alle forze armate di rimanere al passo dei tempi e per far fronte alle sfide moderne e alle minacce attuali.

Lingua italiana, valore svizzero

Quando pensiamo alla nostra Patria, pensiamo innanzitutto alla pluralità linguistica: per questo motivo credo che l’italianità nell’esercito sia parte integrante dell’identità elvetica. Con il mio Dipartimento e soprattutto grazie alla collaborazione con il capo dell’esercito e i suoi stati maggiori, ci adoperiamo per poter offrire ai militi provenienti dal Ticino e dai Grigioni italiani l’istruzione nella loro lingua madre. E lo facciamo in particolare con tre incorporazioni: la difesa, con il gruppo artiglieria 49, la sicurezza, con il battaglione fanteria montagna 30 e l’aiuto sussidiario in caso di catastrofe, con il battaglione salvataggio 3 (l’unico che non fa parte delle formazioni attualmente subordinate alla brigata 9). Questo permette ai soldati italofoni di avere a disposizione istruttori della loro madre lingua e di poter anche aspirare a una carriera all’interno dell’Esercito.

I ticinesi nell’esercito

La lingua italiana nella sicurezza nazionale è salvaguardata anche dalla presenza tra gli alti ufficiali di ticinesi e grigionesi. Attualmente possiamo contare sui brigadieri Maurizio Dattrino, Silvano Barilli e Stefano Mossi e il colonnello di Stato maggiore Stefano Laffranchini, nominato dal Consiglio federale a brigadiere con effetto al 1. gennaio 2018.

Molti ticinesi hanno un legame personale con la Brigata del Gottardo: questo perché ha riunito gran parte dei militi del nostro Cantone. Il suo scioglimento lascerà perciò un forte ricordo in chi ne ha fatto parte. Il Ticino continuerà però a rispondere presente, nel futuro del nostro Esercito e quindi a favore della sicurezza della nostra Patria. Continueremo a rappresentare una Svizzera libera e sicura, con ogni sua caratteristica. Una Svizzera che parla anche italiano.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni