Visita alla Newsroom di Muzzano

Visita alla Newsroom di Muzzano

Da www.cdt.ch

Il consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni ha assistito all’avvio della giornata lavorativa al CdT

Gradita visita, questa mattina a Muzzano, nella moderna Newsroom del Corriere del Ticino, da parte di Norman Gobbi. Il consigliere di Stato, direttore del Dipartimento delle istituzioni, per l’occasione accompagnato dal giornalista Gabriele Botti, membro del suo staff, ha salutato direzione e redazione, assistendo e partecipando alla prima riunione di giornata, quella «di avviamento» con la discussione sui temi da trattare e la loro successiva pubblicazione sul web, sul nostro sito cdt.ch, e sull’edizione cartacea.
Gobbi si è interessato in particolare agli strumenti di analisi dei dati sul nostro portale e al nuovo modo di fare giornalismo al Corriere, secondo il progetto «Digital first, smart print!» che nella sede centrale di Muzzano del Corriere ha preso avvio lo scorso 3 dicembre.

“Misure anti-hooligan? Alla fine i club dovranno fare il passo”

“Misure anti-hooligan? Alla fine i club dovranno fare il passo”

Da www.cdt.ch

A un anno dagli scontri alla Valascia Norman Gobbi fa il punto sui nuovi sistemi di controllo richiesti entro fine stagione – «L’alternativa è una maggiore partecipazione ai costi di sicurezza assunti dal Cantone»

È passato un anno dagli scontri tra tifosi andati in scena alla Valascia. Era domenica 14 gennaio e, prima e dopo il match pomeridiano tra Ambrì Piotta e Losanna, i rispettivi supporter avevano dato vita a violenti tafferugli all’interno e all’esterno della pista. Il tutto sotto gli occhi di diversi genitori presenti alla partita con i propri bambini.

In questi dodici mesi, e alla luce dell’episodio d’inizio 2018, il Dipartimento delle istituzioni ha affrontato di petto la questione del tifo violento. In particolar modo elaborando una serie di misure anti-hooligan – definite durante l’estate – che i club sportivi sono stati chiamati a implementare entro la fine della corrente stagione. Se all’FC Lugano è stato domandato di attivarsi nei confronti dell’Associazione svizzera di calcio per contenere significativamente i disordini a margine delle partite considerate a rischio, ad HC Lugano e HC Ambrì Piotta è stato richiesto di attrezzare la Cornèr Arena e la Valascia di dispositivi per l’identificazione facciale dei tifosi nel settore ospiti.
A che punto siamo? Il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi è chiaro: “La disponibilità dei club c’è e in ogni caso alla fine le società dovranno compiere questo passo. Anche perché o ci si adegua o altrimenti dovremo chiedere una maggior partecipazione ai costi che il Cantone sostiene per il mantenimento dell’ordine”.
A inizio dicembre Gobbi aveva scritto ad HCL e HCAP, richiamandoli all’ordine per non aver compiuto “alcun progresso” rispetto ai provvedimenti richiesti per arginare il fenomeno del tifo violento. Alla missiva le due società non hanno però ancora dato seguito. “Siamo ancora in una fase interlocutoria” ci fa sapere il presidente dell’HCAP Filippo Lombardi. Entro fine mese dovrebbe invece essere agendato un vertice tra l’HCL e i servizi della polizia cantonale che gestiscono il dossier. In più d’un occasione le dirigenze non avevano comunque nascosto un certo malumore, sottolineando la portata pratica e finanziaria degli investimenti richiesti. “Ma non si tratta di cifre insostenibili. Abbiamo fatto delle verifiche e per l’installazione di questi dispositivi sono necessarie alcune centinaia di migliaia di franchi”. Per Gobbi si tratta di una misura win-win, perché “permetterebbe di ridurre in generale i costi della sicurezza, a favore dell’autorità cantonale chiamata a gestire l’ordine all’esterno degli stadi ma pure delle società stesse che vedrebbero da parte loro ridursi i costi previsti per la sicurezza interna”.
A livello pratico ora i club dovranno prendere contatto con gli specialisti della polizia cantonale che si sono occupati di analizzare la messa in pratica dei sistemi di controllo richiesti. Ma le discussioni – anche per quanto riguarda l’FC Lugano – si stanno svolgendo pure su un altro piano. “Quest’anno – annuncia Gobbi – la Conferenza dei direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia valuterà l’efficacia delle modifiche al concordato sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive decise nel 2012”. In particolare, indica il direttore delle Istituzioni, sentiti i Cantoni, le Città e le federazioni “andrà tenuta in considerazione la possibilità di eliminare alcuni degli scalini che attualmente precedono l’obbligo di presentarsi in un posto di polizia durante un evento sportivo. A oggi si fa fatica a giungere a questa misura a carico dei tifosi violenti, poiché prima vi sono la diffida, il divieto d’accesso e quello d’area. Ma facilitarne l’applicazione potrebbe rendere meno difficili e onerosi i controlli all’esterno degli stadi sia per i club sia per i corpi di polizia”.
Questa sarà musica del futuro, ma intanto tiene a sottolineare Gobbi “importanti risultati sono già stati raggiunti. Penso ai primi cinque derby cantonali che si sono svolti senza particolari problemi sul fronte dell’ordine pubblico”. Non solo, il consigliere di Stato pone l’accento anche su un altro aspetto: “L’inchiesta giudiziaria a seguito dei fatti della Valascia ha dato un forte segnale. Non è solo Norman Gobbi a non tollerare certi comportamenti, ma anche la giustizia penale». Sì perché il sostituto procuratore generale Nicola Respini ha di recente emesso 39 decreti d’accusa a carico di altrettanti tifosi (ticinesi, vodesi, sei di altri cantoni e due tedeschi) per le ipotesi di reato di sommossa, violenza contro i funzionari, danneggiamento e dissimulazione del volto. Quindici tifosi ticinesi hanno deciso di opporsi ai decreti e presto compariranno in Pretura penale o di fronte a una Corte delle Assise correzionali. “Il nemico comune – afferma Gobbi – sono forse io, ma quello che sto portando avanti non è perché ce l’ho con i tifosi ma in quanto ritengo che un evento sportivo debba potersi svolgere senza l’impiego imponente di uomini e di donne equipaggiati per il mantenimento dell’ordine. E questo – considerata la preparazione, la mobilitazione, l’operato sul posto e la smobilitazione – per praticamente un’intera giornata. Parliamo del ricorso magari a 100 uomini, che alla lunga diventa insostenibile dal punto di vista finanziario”.
Progetto Lugano città aperta

Progetto Lugano città aperta

Comunicato stampa

Mercoledì 23 gennaio, in prossimità del Giorno della Memoria 2019, saranno presentati gli Atti del Progetto Lugano città aperta (Edizioni Città di Lugano, 2018, “Pagine storiche luganesi”).

L’evento, che si terrà nell’Auditorio del campus dell’USI a Lugano alle ore 10:30, è promosso dalla Fondazione “Federica Spitzer”, dall’Istituto di studi italiani dell’USI e dall’Archivio storico della Città di Lugano, con il sostegno del Dipartimento istituzioni del Canton Ticino e del Programma di integrazione cantonale PIC.

A sottolineare il convergere di intenti culturali e civili che hanno animato il progetto Lugano città aperta, l’evento si concluderà con la conferenza di un ospite d’eccezione, il Direttore del museo di Auschwitz- Birkenau, Piotr Cywinski.

All’evento porteranno il loro saluto il Rettore dell’USI Boas Erez, il Capo del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il Sindaco della Città di Lugano Marco Borradori e il Presidente della Fondazione “Federica Spitzer” Moreno Bernasconi.

Nell’ottantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali in Italia, la Fondazione Federica Spitzer e la Città di Lugano hanno promosso una serie di eventi per valorizzare la tradizione umanitaria di Lugano e della Svizzera italiana verso chi ha subito l’oppressione politica, la persecuzione razziale e religiosa e la negazione della libertà.

Il progetto, culminato con l’inaugurazione di un Giardino dei Giusti al Parco Ciani, intendeva rendere omaggio a quattro figure di Ticinesi che con il loro impegno tangibile hanno contrastato l’oppressione e /o salvato la vita di chi era perseguitato. Sono raccolti nel volume i contributi delle conferenze dedicate a Francesco Alberti, Carlo Sommaruga, Anna Maria Valagussa e Guido Rivoir, assieme agli atti del convegno Lugano al crocevia. Esuli, esperienze, idee promosso in collaborazione con l’Istituto di studi italiani dell’Università della Svizzera italiana.

Programma

Ore 10.30 Saluti delle autorità
Rettore dell’Università della Svizzera italiana, Professor Boas Erez Capo del Dipartimento delle Istituzioni, onorevole Norman Gobbi Sindaco di Lugano, onorevole Marco Borradori
Presidente della Fondazione “Federica Spitzer”, Moreno Bernasconi

Ore 10.45 «Lugano città aperta» e «Lugano al crocevia»
Prof. Stefano Prandi, Direttore dell’Istituto di studi italiani (USI)
Prof. Giacomo Jori (USI), curatore del volume
Pietro Montorfani, Direttore dell’Archivio storico della Città di Lugano, curatore del volume

Ore 11.20
Conferenza di Piotr M.A. Cywiński, Direttore dell’Auschwitz-Birkenau State Museum

Per maggiori informazioni: http://www.fondazionespitzer.ch/lugano-citta-aperta