Matteo Salvini vuole Baragiola in galera in Italia

Matteo Salvini vuole Baragiola in galera in Italia

Da www.laregione.ch

Molto difficilmente la Confederazione darà luce verde all’estradizione dell’ex brigatista elvetico per scontare la pena per la strage Moro

“Salvini lo trovo politicamente allucinante. Paura non me ne fa, non temo possa venire qua”. Sono le parole dell’ex brigatista Alvaro Lojacono-Baragiola, condannato all’ergastolo in Italia per il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro e attualmente in Svizzera.
L’ex brigatista, oggi 63enne, ha rotto il silenzio rilasciando varie interviste, anche sulla politica “allucinante” di Salvini contro i migranti. E sulla sua eventuale estradizione: “Di grandi dichiarazioni di impegni di arresti di esuli ce n’è a pacchi. È chiaro che adesso io sono il secondo in lista…”.

La reazione inviperita del ministro dell’Interno Matteo Salvini, sui propri profili social, è stata immediata: “Essere insultato da un assassino terrorista in vacanza in Svizzera per me è una medaglia: rida finché è in tempo, faremo tutto il possibile perché finisca finalmente in galera in Italia”, ha commentato.

Anche, la Lega dei ticinesi chiede che l’ex brigatista – arrestato nel giugno del 1988 a Lugano e condannato nell’ottobre dell’anno successivo – venga riconsegnato alle autorità italiane. “La giustizia anche se lunga dev’essere fatta: l’invito di Salvini di far scontare la pena a Lojacono-Baragiola è più che giusto” ha detto il consigliere di Stato uscente Norman Gobbi al ritrovo leghista a Pregassona. Mentre dal “Mattino”, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri anticipa una mozione “per cambiare le norme che impediscono le estradizioni di svizzeri di carta, quando ci sono di mezzo terroristi assassini”.

Alvaro Lojacono-Baragiola è cittadino svizzero e difficilmente la Confederazione darà il via libera alla sua estradizione. L’ex brigatista – che partecipò al rapimento del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro – ha concesso un’intervista anche a ticinonline in cui si dichiara pronto sia ad essere giudicato in Svizzera sia a scontare le pene inflitte in Italia, anche l’ergastolo cui è stato condannato nel 1996 per il Moro Quater.

Lui, oggi assistente all’Università di Friborgo, non nega le sue responsabilità: «Non mi nascondo, le scelte le ho fatte io: se l’Italia fa una domanda per tutto il cumulo delle pene che ho, io l’accetto». Starebbe dunque all’Italia presentare alla Svizzera una richiesta di esecuzione della pena.

Ricordiamo i fatti. Nato a Roma, da padre italiano e madre svizzera, nel 1986 ottenne la cittadinanza svizzera e riuscì a cambiare il suo cognome da Lojacono a Baragiola (quello della madre). Nel 1988 – come ricostruisce ‘il Caffè’ – la Svizzera scoprì la presenza sul proprio territorio del brigatista ricercato in Italia. Abitava a Castelrotto, insieme alla madre, e lavorava alla Rsi come ideatore di quiz. Fu processato e condannato a Lugano nel 1989, per l’omicidio del giudice Girolamo Tartaglione avvenuto a Roma nel 1978. Scontò 11 anni alla Stampa. Da quando è uscito dal carcere fa una vita lontano dai riflettori.

Quando il tribunale di Berna respinse la rogatoria

Baragiola ha trascorso 11 anni di carcere alla Stampa, per l’omicidio del giudice italiano Tartaglione, avvenuto nel 1978. Ergastolo ridotto in appello a 17 anni, di cui 11 scontati. L’ex brigatista potrebbe tuttavia dover tornare dietro le sbarre per scontare la sua pena legata al delitto Moro. C’è effettivamente stata la richiesta di eseguire la pena in Svizzera per Moro, come ci spiegano dal Dipartimento federale di giustizia e polizia: «Il 30 settembre 2011 il Tribunale d’appello del Canton Berna ha deciso di non entrare nel merito di una rogatoria italiana del 2006 che chiedeva l’esecuzione, da parte della Svizzera, di una sentenza italiana del 1996 la quale condannava all’ergastolo un ex brigatista per omicidio plurimo, e in particolare per l’omicidio dell’importante esponente politico Aldo Moro nel 1978. La Svizzera non ha potuto estradare l’interessato perché di nazionalità svizzera», ci spiega la portavoce Ingrid Ryser.

Ma c’era stata una precedente richiesta alla Svizzera. Nel 1988 l’Italia chiedeva di perseguire l’ex brigatista in via sostitutiva, per duplice omicidio e altri reati. In base a tale rogatoria, l’interessato è stato condannato in Ticino a 17 anni. «In tale occasione – precisano sempre da Berna – il procedimento riguardante l’omicidio di Aldo Moro è stato archiviato per mancanza di prove. Nel 1991 il Tribunale federale ha confermato in ultima istanza la pena di 17 anni per omicidio e tentata rapina. Nel 1999 l’ex brigatista, avendo scontato i due terzi della pena, è stato rilasciato con la condizionale per un periodo di prova di 4 anni, poi trascorso senza dare adito a reclami».

“Trasporto pubblico e terza età” anche nel 2019

“Trasporto pubblico e terza età” anche nel 2019

Comunicato stampa congiunto DT-DI

Il Dipartimento del territorio (DT) e il Dipartimento delle istituzioni (DI) comunicano che proseguirà per il quinto anno consecutivo la promozione “Trasporto pubblico e terza età” volta a diffondere l’utilizzo del trasporto pubblico, a contribuire alla sicurezza stradale e a proporre un’alternativa di mobilità sostenibile a prezzo ridotto, per limitare gli inconvenienti legati alla rinuncia volontaria della patente.

Scegliere di rinunciare alla licenza di condurre può non essere semplice, ma rappresenta un passo importante verso un nuovo approccio alla mobilità. Per questo motivo DT e DI, con FFS e la Comunità tariffale Arcobaleno, hanno scelto di proseguire anche nel 2019 nel premiare con abbonamenti del trasporto pubblico a prezzo agevolato chi rinuncerà responsabilmente alla licenza di condurre, per limitare gli inconvenienti che possono derivare dal rinunciare al mezzo privato.
Come?
I conducenti che depositeranno volontariamente e in modo definitivo la propria licenza riceveranno dalla Sezione della circolazione una lettera di conferma del deposito, insieme ai buoni-offerta.
I buoni sono così suddivisi: 300 franchi di sconto sul prezzo di un abbonamento Arcobaleno a partire da 2 zone, 200 franchi di sconto sul prezzo di un abbonamento generale di seconda classe, 250 franchi di sconto sul prezzo di un abbonamento generale di prima classe. Tutte le offerte sono valide per un anno. Inoltre, sarà possibile acquistare un abbonamento metà-prezzo in prova per due mesi al prezzo speciale di 33 franchi. Il buono prescelto dovrà essere presentato agli sportelli delle aziende di trasporto pubblico all’atto d’acquisto, insieme alla lettera di conferma emessa dalla Sezione della circolazione (che è personale e serve da giustificativo), un documento d’identità valido e una foto formato passaporto.
Anche in questo caso, il trasporto pubblico si pone come un’alternativa concreta alle difficoltà imposte dal traffico veicolare garantendo un viaggio più fluido e rilassante, senza dimenticare che la rinuncia responsabile della patente può essere in ogni caso una scelta difficile, per questo motivo meritevole di sostegno pubblico.

 

Da www.tio.ch

Ogni anno 1’500 anziani rinunciano alla patente

Cresce l’interesse per l’iniziativa “Trasporto pubblico e terza età”: sono 112 le persone che nel 2018 hanno poi usufruito dell’agevolazione per l’abbonamento dei mezzi, il primo anno erano 21

Rinunciare alla patente? Non è facile, ma dal 2015 anche in Ticino gli anziani che fanno questa scelta hanno poi la possibilità di acquistare a prezzo agevolato un abbonamento per i mezzi pubblici. L’iniziativa, che si chiama “Trasporto pubblico e terza età”, quest’anno viene proposta per la quinta volta. E le adesioni sono in costante aumento: se nel 2015 il buono per l’abbonamento era stato utilizzato da 21 persone, lo scorso anno sono state 112. Dopo che per un paio d’anni il numero si era stabilizzato attorno alla settantina.

Ma le rinunce volontarie della patente sono molte di più, come si evince dai dati della Sezione della circolazione. Soltanto nel 2018 sono infatti 1’508 le persone che hanno deciso volontariamente di non mettersi più al volante. Un dato, questo, che negli ultimi anni è rimasto più o meno stabile (c’è stato un leggero aumento tra il 2015 e il 2017, ossia da 1’386 rinunce a 1’518). «A deposito avvenuto della licenza, trasmettiamo all’interessato la conferma scritta e relativi buoni sconto per l’acquisto di un abbonamento per il trasporto pubblico» ci dice quindi Aldo Barboni, sostituto caposezione.

Al momento, soltanto una bassa percentuale di persone decide però di usufruire dell’agevolazione. «È un dato che non ci sorprende, perché l’iniziativa non rappresenta un incentivo, bensì una misura d’accompagnamento in uno specifico momento della vita» conclude Nadia Bellicini del Dipartimento del territorio.

 

 

La Lega non trema il Ps di Righini sì

La Lega non trema il Ps di Righini sì

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 21 gennaio 2019 de La Regione

È stato un fine settimana all’insegna delle promesse elettorali per quattro formazioni – Lega, Udc, Ps e Verdi – tutte in pista per aprile.
A parte qualche mal di pancia, anzi di denti (per il verde Franco ora Udc), che ha fatto dire a Lara Filippini che ‘si rischierà (ndr. per il voltamarsina) di perdere voti’, sulla destra, l’alleanza LegaUdc è stata benedetta come una lettera alla posta.
Con questa mossa i due consiglieri uscenti, Norman Gobbi e Claudio Zali, hanno la rielezione in tasca, pur dicendo di temere qualche zampata Plr.
A dire il vero l’avevano già anche prima, un po’ per il vento che spira (che premia la Lega partito ‘territoriale’), un po’ per il lavoro che stanno facendo in CdS, e un po’ per la mancanza di concorrenti fuoriclasse in casa altrui.
E pensare che, prima che il Nano scendesse in campo con la sua armata brancaleone oggi partito di maggioranza relativa, sia Plrt che Ppd potevano vantare una doppia rappresentanza in governo, ritenuta inespugnabile. Ma è inutile piangere sul latte versato e i tempi (molto) andati.
Lega e Udc a parte, questo è stato anche il fine settimana della presa di coscienza pubblica del Ps che – detto in parole povere ma chiarissime – ‘o la va o la spacca’. Per il partito di Igor Righini, con tanto di casco e bandiera rossa per la storica battaglia, le prossime undici settimane saranno di passione. I socialisti sentono che, come detto, il vento soffia a destra e che non è facile far passare le loro idee a chi ne ha in realtà bisogno: tanti elettori che prima davano loro maggiormente retta, sia nel ceto medio che (soprattutto) in quello ancor meno fortunato/tutelato, negli anni si sono spesso ritenuti sempre più rappresentati da chi ha fatto proprie le rivendicazioni del ‘primanostrismo’ nostrano. La paura, non è una novità, fa novanta. Il congresso Ps è quindi stata l’occasione propizia per ribadire da che parte è stato e sta il partito: nella storia, dietro le conquiste che oggi diamo per acquisite/scontate in ambito sociale (Avs, Ai); in ambito professionale, a sostegno dei contratti di lavoro; sul fronte della parità dei diritti e salariale fra uomo-donna, sempre in prima linea; nella tutela della qualità dell’ambiente pure. Ma, si sa, non basta guardare al passato quando si governa nel presente, quando la memoria è corta e quando si deve srotolare un programma elettorale che guarda al futuro, perché le elezioni servono a riavere un nuovo mandato di fiducia dai cittadini per i prossimi quattro anni. Così il Ps si è sforzato di mostrare con tutta una serie di testimonianze di persone ai margini, qual è la sua azione politica: donne rimaste senza lavoro dopo una gravidanza, pensionati che non ce la fanno più sotto il peso dei premi delle casse malati e via dicendo si sono raccontate. Persone alle quali il Ps ha voluto dar voce e che hanno fiducia nella socialità e negli aiuti promossi dalla sinistra, nella convinzione che la torta vada distribuita più equamente.
Mentre ascoltavamo quelle persone, che dicevano di credere nelle ricette Ps, ci siamo però chiesti: ma quanti altri cittadini meno fortunati, trovandosi nella loro stessa situazione, hanno optato per votare Lega/Udc?
Molto probabilmente non pochi se ci troviamo a discutere di possibile estromissione della sinistra dal governo, mentre la Lega punta anche alla maggioranza relativa in parlamento riaffidandosi al grande vecchio Attilio. Il dibattito (eterno) fra libertà e giustizia sociale e sul come coniugarle fra loro è quindi più lanciato e attuale che mai. Certo è che, se il Ps dovesse rimanere fuori dalla stanza dei bottoni – in un sistema politico come il nostro che si regge sulla ricerca del compromesso – dovremo abituarci a maggiori sollecitazioni: iniziative, referendum e qualche sfilata per le nostre strade. La Francia insegna.
 

 

Lega «Guardia alta, il PLR è dietro l’angolo»

Lega «Guardia alta, il PLR è dietro l’angolo»

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11335554


Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 21 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Alla festa leghista fissati gli obiettivi elettorali: confermare i due consiglieri di Stato e crescere in Parlamento.
Zali: “I liberali radicali non mirano al seggio del PS”
Gobbi: “Corriamo con l’UDC, perché nulla è scontato”

Salametto, polenta, brasato e un buon Merlot ticinese a bagnare il tutto. Le tradizioni non vanno cambiate e, come alla vigilia delle cantonali del 2015, la Lega ha lanciato la sua campagna verso il 7 aprile al capannone di Pregassona. Seicento le porzioni previste, per altrettante persone accorse alla festa del movimento di via Monte Boglia. E tra un canto popolare e un selfie con il candidato preferito, sono state presentate le liste per il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio. L’obiettivo? C’è chi come il sindaco di Lugano Marco Borradori che ha invitato a restare con i piedi ben piantati a terra: “La Lega è ormai una realtà consolidata, ma basta un passo falso per creare degli squarci che altri partiti sarebbero subito pronti a occupare. Ricordo che nel 2015 abbiamo staccato il PLR solo per 400 schede. Teniamo dunque duro, questa è la battaglia più importante». Borradori ha inoltre difeso l’alleanza con l’UDC: “Ho percepito malumore e amarezza, ma questo è un sentimento sbagliato. L’unione delle forze è una scelta strategica, anche in prospettiva. Avere le spalle coperte dal primo partito nazionale non è qualcosa di scontato”. Parole, queste, che si sono parzialmente scontrate con quelle del consigliere di Stato uscente Claudio Zali: “Solo noi garantiamo di governare senza secondi fini e senza dover rispondere a un partito nazionale. Abbiamo le mani libere e i ticinesi lo sanno”. Zali non ha mai menzionato l’UDC, ma su un aspetto ha seguito Borradori, indicando a più riprese il principale avversario politico: “Il PLR è dietro l’angolo, non credete che miri al seggio del PS. La loro lista guarda a destra, è evidente. È tornato il tempo di contarsi e cruciali saranno le schede di partito». Zali ha quindi posto l’asticella per il 7 aprile: «Confermare il sottoscritto e Norman in Governo e crescere in Parlamento. Sono fiducioso, nell’aria c’è la stessa elettricità di 4 anni fa”.

Attenti a quei due o a quei tre?
Un obiettivo condiviso anche dal collega Norman Gobbi: “È giunto il momento di rilanciare la necessità di avere due leghisti in Governo”. Gobbi ha quindi difeso il matrimonio con i democentristi: “Questa volta corriamo con l’UDC, perché nulla è scontato e l’attuale assetto non potrà durare per sempre”. Lanciando lo slogan “identità, sicurezza e territorio”, Gobbi ha poi difeso il proprio operato e attaccato gli avversari: “Immaginate se alla testa del Dipartimento delle istituzioni vi fosse un socialista, chiamato a decidere sulla politica d’immigrazione. Chi mi dà del fascista 50 anni fa difendeva brigatisti come Lojacono Baragiola, per il quale ritengo sia giusto rendere conto al Paese di origine dando seguito alla richiesta di Matteo Salvini”. Tornando alla corsa al Governo, se Gobbi e Zali sono scesi in campo al motto di «Attenti a quei due”, altri contendenti hanno voluto osare. “Attenti a quei due, ma c’è anche un terzo” ha affermato Daniele Caverzasio: “Perché no, sogniamo una maggioranza chiara in Consiglio di Stato” ha rilevato, alludendo al terzo seggio e invitando i presenti “a non mollare. Nei Comuni c’è ancora chi si vergogna di affermare di essere leghista. Non fatelo: bisogna essere orgogliosi di appartenere alla Lega. Dobbiamo continuare a essere presenti dove c’è difficoltà e ingiustizia. Prima i ticinesi”.

Niente Sardegna per il conte zio
Un messaggio, quello finale di Caverzasio, molto vicino al “primanostrismo” democentrista, difeso a spada tratta di fronte ai presenti anche dai due candidati UDC Piero Marchesi e Roberta Soldati. “A sinistra – ha evidenziato il presidente democentrista – ci si sfalda, a destra invece ci uniamo e siamo più forti. Nella nostra agenda politica, prima di tutto, ci sono i ticinesi. E in tal senso anch’io ho un sogno: tre nostri consiglieri di Stato che possano dare le giuste risposte ai cittadini”. Cittadini che, ha affermato Soldati, «devono poter tornare a decidere liberamente senza essere continuamente costretti a vigilare sul rispetto delle decisioni prese”. Esponente femminile della lista, Soldati ha pure aggiunto: “Rappresento le donne, ma non per una questione di quote rosa, che sono una boiata. Piuttosto voglio impegnarmi su misure puntuali a favore della conciliabilità tra famiglia e lavoro”. Ad accompagnare gli applausi ai candidati al Governo sono quindi stati quelli ai 90 in corsa per il Parlamento. E tra loro è tornato a fare capolino Attilio Bignasca. “Niente Cuba e niente Sardegna, a volte ritornano” ha dichiarato Antonella Bignasca, chiamando “il conte zio” sul palco. Da parte sua il diretto interessato ha motivato così la nuova discesa in campo: “Perché credo che il popolo ticinese meriti un Gran Consiglio più reattivo e meno polemico, rispetto a quello attuale. E penso che la mia esperienza possa servire in questo senso”. Per l’ex coordinatore “crescere in termini percentuali il 7 aprile sarà difficile”, mentre secondo la figlia “se il terzo consigliere di Stato è impossibile, un buon risultato sarebbe la conquista di un seggio in più in Parlamento”.

I candidati della Lega Al Gran Consiglio

Luganese
Eolo Alberti, Sabrina Aldi, Luisa Aliprandi, Carmen Benagli, Lukas Bernasconi, Gianmaria Bianchetti, Attilio Bignasca, Boris Bignasca, Philippe Bouvet, Antonio Caggiano, Gabriele Caldelari, Jon Campagna, Felice Campana, Daniele Casalini, Andrea Censi, Claudio Firpo, Michele Foletti, Marina Leardo, Guido jr. Lepori, Nicholas Marioli, Massimo Masucci, Maloa Morandi-Realini, Alessandra Noseda, Maruska Ortelli, Enea Petrini, Caprice Prestinari, Stefano Quadri, Paolo Ronchetti, Amanda Rueckert, Giancarlo Seitz, Marco Taminelli, Pierre Vescovi, Raffaella Zucchetti.

Locarnese
Fabio Badasci, Omar Balli, Glen Brändli, Bruno Buzzini, Valentina Ceschi, Darwin Dadò, Mauro Damiani, Jackie De Carli, Marzio Demartini, Bea Duca, Antoine Durighello, Ewan Freddi, Alessandro Gnesa, Marco Grassi, Orlando Guidetti, Carlo Maggetti, Marco Radaelli, Nenad Radivojevic, Marco Rogantini, Ivan Sargenti.

Bellinzona
Devis A Marca, Elia Ambrosini, Joel Bognuda, Claudia Boschetti-Staub,Natasha Caccia, Alberto Dellamora, Giulio Deraita, Patrizio Farei, Norma Ferrari-Conconi, Matteo Gadoni, Sem Genini, Michele Guerra, Lelia Guscio, Luca Madonna, Mattia Melera, Mauro Minotti, Giovanni Morici, Barbara Pervangher, Pascal Schultess, Matteo Simoni.

Mendrisiotto
Orlando Anastasi, Gianpaolo Betti, Claudio Canonica, Daniele Caverzasio, Antonella Cristinelli, Katia Fabris, Ivano Lurati, Roger Lustenberger, Fabio Martello, Andrè Prada, Massimiliano Robbiani, Simona Rossini, Gianfranco Scardamaglia, Lorenzo Solcà, Enrico Spadini, Stefano Tonini, Andrea Zanini.

“Alleanza strategica”

“Alleanza strategica”

Al Capannone di Pregassona la festa/congresso della Lega, che avalla l’alleanza con i democentristi.
Borradori: “So che tra noi ci sono persone che provano delusione, ma è un sentimento sbagliato”.
Zali sul Plr: “Non credete quando dice che vuole prendere il seggio socialista. La sua è una lista che guarda a destra. Dove ci siamo noi”.

Sotto il Capannone di Pregassona il popolo della Lega benedice l’alleanza con l’Udc nella corsa al Consiglio di Stato.
Anche se qualcuno applaude con l’amaro in bocca. Ma a due mesi e mezzo dalle elezioni ci pensa un politico navigato come Marco Borradori a dispensare pillole di pragmatismo a coloro che fanno buon viso a cattivo gioco.
A richiamare alla realpolitik quei leghisti “della prima ora” o duri e puri che stentano a digerire l’unione con i democentristi, fortemente voluta da una parte dei vertici del movimento, Antonella Bignasca e Norman Gobbi in testa. “So che tra noi ci sono persone deluse. È un sentimento che si può capire. Però è un sentimento sbagliato – afferma il sindaco di Lugano –. È un’alleanza strategica e sarebbe stato un errore non cogliere questa opportunità”. Con l’Udc, continua l’ex consigliere di Stato e già deputato al Nazionale parlando agli oltre seicento presenti, “condividiamo comunque una visione del Paese e poi se guardiamo alle ‘cantonali’ del 2015 la differenza tra Lega e Plr è stata di circa 400 schede, un numero che in un territorio come il Ticino si può recuperare senza grossi problemi”. Occhio quindi ai liberali radicali. Senza dimenticare che “ci sono due partiti in difficoltà”, Ps e Ppd, “che lotteranno a denti stretti” per conservare i rispettivi seggi in governo. Insomma, “non possiamo e non dobbiamo perdere posizioni a causa dei mal di pancia. Che si superano”.
E allora ecco la lista unica per il Consiglio di Stato, a tutti gli effetti ufficiale da questa domenica 20 gennaio. Sulla quale figurano, per il movimento di via Monte Boglia, i ministri uscenti Claudio Zali e Norman Gobbi, nonché il capogruppo in parlamento Daniele Caverzasio e, per i democentristi, il presidente cantonale Piero Marchesi e Roberta Soldati, consigliera comunale a Losone.
In casa Lega l’obiettivo è noto: riconfermare in governo Zali e Gobbi. Cercando di blindare i due seggi grazie all’avvenuta alleanza con l’Udc. Poi ci sono i “sogni”, quelli di Caverzasio e Marchesi. Ovvero “tre” esponenti della destra in Consiglio di Stato, azzardano il primo (pensando a sé stesso) e il secondo (pensando a sé stesso).
Alla festa/congresso del movimento gli interventi si concentrano come da tradizione sul mezzogiorno. Per tutti salametti, polenta, musica. E discorsi. Anche Zali, come Borradori, rende attento il popolo leghista a quelle che secondo il direttore del Dipartimento istituzioni sono le reali intenzioni dei liberali radicali, alla riconquista della seconda poltrona in Consiglio di Stato. “Non credete quando dicono che vogliono prendere il seggio socialista – avverte Claudio Zali –. La lista che il Plr ha fatto guarda a destra. E a destra ci siamo noi. Sono molto fiducioso, in questi quattro anni di governo abbiamo risposto con i fatti alle richieste dei cittadini ticinesi, ma sono anche consapevole che per riconfermare i nostri due seggi, e quindi per vincere, noi tutti dovremo lavorare con impegno nei prossimi novanta giorni. Non bastano i voti personali, occorrono anche le schede di partito. Bisogna pertanto fare uno sforzo per raccoglierle. E ritrovarci così ad aprile a festeggiare una nuova vittoria”. Identità, sicurezza, territorio: «È questo il nostro motto», indica Norman Gobbi. Il capo del Dipartimento istituzioni cita il fondatore del movimento, lo scomparso Giuliano Bignasca (“Senza di lui, oggi non saremmo qui a rilanciare la necessità di mantenere i due seggi leghisti in Consiglio di Stato”), ringrazia “i ticinesi e le ticinesi che hanno fatto crescere la Lega” e definisce “più che giusta la richiesta di Matteo Salvini (il Ministro dell’interno italiano, ndr.) di far scontare la pena a Lojacono Baragiola”, l’ex brigatista che anni fa acquisì la cittadinanza svizzera. “Difesa delle nostre tradizioni, della nostra storia, della nostra cultura, della nostra democrazia diretta e soprattutto della nostra sovranità”: è il ‘nostrismo’ declinato da Daniele Caverzasio. Che aggiunge: “Noi diciamo no a chi vuole svendere tutto questo e siamo orgogliosi di dare voce ai più deboli. Dobbiamo essere presenti ovunque ci siano ingiustizie e difficoltà”. Borradori: «La campagna della Lega per le ‘cantonali’ 2019 è cominciata”.