Discorso pronunciato in occasione del Giorno internazionale della Memoria

Discorso pronunciato in occasione del Giorno internazionale della Memoria

27 gennaio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore ed egregi signori,

vi saluto anche a nome del Consiglio di Stato, esprimendo grande onore nel poter partecipare a questa serata dedicata alla Memoria.

Per quanto incomprensibile, paradossale e inumano possa apparire, ancora oggi c’è chi minimizza o nega quanto è accaduto nei terribili anni della Seconda Guerra Mondiale, quando l’uomo si rese protagonista di comportamenti criminali e abominevoli.
I fatti vengono messi in discussione dai cosiddetti negazionisti, personaggi che appartengono a una corrente storica che presenta spesso pesanti risvolti politici e che si spinge a negare la realtà e l’autenticità storica di alcune vicende.

Minimizzare, banalizzare, derubricare, addirittura negare: ecco i territori nei quali i negazionisti si avventurano, sprezzanti di ciò che la Storia ci ha lasciato in eredità.

Mi viene in mente una frase del generale americano, nonché 34° presidente degli USA, Dwight Eisenhower. Anzi, più che una frase è un’esortazione che egli rivolse ai soldati e agli ufficiali che entrarono per primi nei campi di concentramento e si ritrovarono di fronte a scene surreali, mai viste prima e destinate a segnarli per la vita. Eisenhower ordinò loro di registrare tutte le prove, filmare ogni cosa, raccogliere tutte le testimonianze possibili, circostanziare ogni fatto, fissare in un modo o nell’altro ciò che stavano vedendo perché – e cito – “lungo la strada della storia qualcuno si alzerà e dirà che queste cose non sono mai accadute”.

Fu purtroppo facile profeta: quel “qualcuno” si è davvero fatto avanti, sdoganando tesi assurde che hanno alimentato l’immenso dolore provocato dai deliri della presunta onnipotenza nazista.
Si tratta di un piccolo gruppo di persone, ma non per questo meno pericoloso: esso inietta il veleno del dubbio soprattutto nelle teste delle nuove generazioni e maggiore è la distanza che ci separa dal periodo 1939-1945, più grande diventa il rischio che il veleno faccia effetto, portando a conseguenze devastanti.

Queste persone non negano che ci siano state violenze o uccisioni, ma le spiegano con le consuete pratiche di guerra.
Sostengono che la cifra complessiva degli ebrei sterminati sia un’esagerazione, che non vi fu alcuna camera a gas e che la ricostruzione dell’Olocausto sia solo e unicamente il frutto della propaganda dei governi alleati per giustificare a posteriori la guerra o per distogliere l’attenzione dai presunti crimini contro l’umanità commessi dagli Alleati stessi.

Questi signori (che l’acuto e preveggente Eisenhower aveva definito – scusate il termine – bastards) parlano di “menzogna storica”, di “impossibilità tecnica di allestire le camere a gas”, di “oltraggio alla verità”, arrivando a definire lo sterminio ebraico un “mito”.
Tesi fantasiose e offensive, prive di qualunque fondamento storico, screditate da una quantità enorme di documenti, testimonianze dirette e di prove materiali.

L’Uomo – perlomeno l’ampia parte di umanità non ottenebrata da false e opportunistiche credenze – ha però eretto robusti argini, confinando l’indecenza in spazi chiusi e angusti: il negazionismo, inteso come negazione del genocidio del popolo ebraico e di alcuni altri eventi come il genocidio degli armeni, è infatti punito in Svizzera, Francia, Austria, Belgio, Germania, Svezia, Portogallo, Polonia, Spagna, Romania e anche in Canada e Australia.
In Svizzera dal 1994 è in vigore una legge che per questo specifico reato prevede una pena detentiva fino a 5 anni.

L’inesorabile trascorrere del tempo, la morte dei sopravvissuti di allora, l’affievolirsi della loro preziosa testimonianza orale, la disabitudine a parlare di temi che alcuni considerano secondari, non fanno che portare acqua al mulino di chi, al cospetto della Shoah, sorride e alza le spalle in segno di scherno.

Ecco che una Giornata come questa assume un valore essenziale: essa rafforza il ricordo, lo perpetua, lo ravviva e lo attualizza.
Si tratta di un momento ufficiale che ci permette di ricordare le vittime della Shoah e di tutti i crimini contro l’umanità, di ogni forma di discriminazione, di sopruso, di violazione dei Diritti dell’Uomo.
Questi ultimi sono una conquista che non è mai definitiva e attorno ai quali la nostra memoria e il nostro impegno civile non possono concedersi pause.

Dimenticarsi di ricordare, fare finta di nulla o – peggio! – negare rappresentano un’offesa nei confronti di coloro che hanno vissuto sulla propria pelle i dolori più atroci, delle loro famiglie e verso chi crede ancora nella nobiltà dell’animo e dell’anima umani.

Educhiamo quindi i nostri giovani alla consapevolezza, spieghiamogli ciò che è successo, non nascondiamogli nulla: in questo modo si svilupperà, forte e indistruttibile, la certezza che tragedie simili non accadano più.

Mi viene in aiuto una frase di Primo Levi: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”.
È assolutamente prioritario – oggi più che mai! – che i nostri giovani conoscano e comprendano i fatti per non essere, appunto, né sedotti né oscurati dal Male.
Guai se si imponesse l’indifferenza!

Come ho già detto prima, gli anticorpi che neutralizzano i regimi totalitari sono ancora più importanti oggi, epoca in cui vi sono sempre meno testimoni diretti di quegli anni.
Il rischio che corriamo è che le nuove generazioni diano per scontata la scomparsa definitiva delle dinamiche nocive che hanno spinto e tuttora spingono i popoli verso orizzonti bui.
Così non è: nulla va dato per automaticamente acquisito e tutto va invece conquistato.

Guardo con fiducia a una società solida e solidale, capace di affrontare il passato e il presente con razionalità ed equilibrio e in grado di identificare le paure senza banalizzarle.
Guardo con fiducia a una società dove si incontrano culture diverse, che esaltano le rispettive peculiarità nel rispetto della convivenza civile, democratica e liberale.
Guardo con fiducia a una società che ricorda il passato e ne fa tesoro in vista dell’edificazione di un futuro migliore.

Abbiamo tutti una grande responsabilità: impegniamoci con serietà a favore della nostra società e della dignità di ogni singolo individuo che la compone.

E’ morto Silvano Bergonzoli

E’ morto Silvano Bergonzoli

Da www.ticinonews.ch

L’ex deputato e municipale della Lega era da tempo malato. Gobbi: “Se il Cantone Ticino ha definito chiaramente i colori della sua bandiera, lo dobbiamo ad una sua mozione”

E’ morto a 82 anni Silvano Bergonzoli. L’ex deputato e municipale leghista è scomparso dopo una lunga malattia. Un leghista della prima ora dal carattere combattivo, come dimostrato anche durante i suoi ultimi anni di attività politica, quando era già in difficili condizioni fisiche.

A ricordarlo il Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Se il Cantone Ticino ha definito chiaramente i colori della sua bandiera, lo dobbiamo proprio ad una sua mozione che chiarì il nostro rossoblù. A te caro Silvano, lottatore instancabile, che sei stato per molto tempo la nostra bandiera nel Locarnese, vada la nostra gratitudine per quanto hai fatto. Alla moglie, ai figli e ai famigliari esprimo la nostra vicinanza. Riposa in pace, Mago Silvan!”.

La redazione di Ticinonews coglie l’occasione per porgere le più sentite condoglianze alla famiglia Bergonzoli.

Priorità alla sicurezza nell’interesse di tutti i cittadini

Priorità alla sicurezza nell’interesse di tutti i cittadini

Garantire l’adeguata protezione di persone e beni

Quanto è importante sentirsi sicuri? Quanto è importante sapere che qualcuno veglia su di noi proprio per garantirci il massimo grado di sicurezza possibile? Molto, anzi moltissimo. La sicurezza è una delle principali esigenze avvertite dal cittadino e lo è ancora di più oggi rispetto a ieri, vista l’evoluzione che sta interessando la nostra società nel suo insieme. Il Dipartimento delle istituzioni, e in primis in suo Direttore Norman Gobbi, si sta battendo da anni allo scopo di rendere sempre più granitica la percezione oggettiva e soggettiva della sicurezza. Ma non è questo l’unico livello di sicurezza che ha coinvolto attivamente il DI: c’è anche quella che potremmo chiamare “proattiva” o preventiva, che si è concretizzata con campagne riuscite e apprezzate quali “Acque Sicure”, “Montagne Sicure” e “Rifletti”. La gestione della nostra sicurezza non va solo delegata a terzi, ma va gestita consapevolmente e in autonomia, facendo leva sul proprio buon senso.

Consigliere di Stato Norman Gobbi, la parola “Sicurezza” cosa le suggerisce?
È uno dei temi principali che affronto ogni giorno, declinato in moltissimi modi e contesti: si va infatti dalle preoccupazioni del singolo cittadino alla necessità di fornire risposte congrue, strategiche e strutturali a livello locale e sovralocale. Stiamo senza dubbio andando nella giusta direzione e la statistica in questo senso ci conforta: negli 8 anni che ho trascorso in Governo, le condizioni di sicurezza del nostro Cantone sono in generale migliorate. Occorre però stare bene attenti e anticipare le tendenze: ciò che ora è dato per certo domani non potrebbe esserlo più. La parola d’ordine è quindi “proattività”.

I numeri dicono effettivamente che i reati (furti in primis) sono in calo.
Non è altro che una significativa conferma della qualità del lavoro svolto dal mio Dipartimento, e segnatamente dalla Polizia cantonale, nell’attività quotidiana di prevenzione e repressione. Operazioni mirate, come ad esempio le campagne di sensibilizzazione contro i furti (oltre alla giornata sul tema promossa a livello nazionale) e puntuali operazioni dissuasive, hanno raggiunto lo scopo voluto. Prendiamo i furti: i messaggi trasmessi nelle varie campagne hanno contribuito a rendere consapevole del problema buona parte della popolazione, che ha poi deciso di applicare alcuni semplici accorgimenti, rendendo la propria abitazione più sicura o correggendo dei comportamenti personali a rischio. Una serie di provvedimenti che, con un minimo sforzo, contribuiscono a ridurre notevolmente la minaccia di violazione della propria intimità casalinga e allo stesso tempo diminuiscono la percezione soggettiva del pericolo.

In questo contesto, che ruolo ha giocato la collaborazione tra le varie forze dell’ordine che lei ha sempre promosso?
Posso affermare con orgoglio che la Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali, entrata in vigore nel mese di settembre del 2015 con l’obiettivo di rafforzare il coordinamento tra i due Corpi, ha effettivamente contribuito in modo rilevante al raggiungimento dei brillanti risultati degli ultimi anni. Una menzione di merito va anche alla proficua collaborazione con le Guardie di confine. Il “sistema” funziona molto bene e la modifica della Legge sulle forze dell’ordine, approvata a dicembre dal Gran Consiglio, porterà a risultati ancora migliori. In concreto, da una parte le nostre forze dell’ordine potranno svolgere attività preventive – come ricerche e monitoraggio nella rete – per adescare ad esempio i pedofili o smascherare traffici di stupefacenti, e dall’altra potranno trattenere persone in grave stato di ubriachezza che potrebbero essere un pericolo imminente per gli altri. Al netto delle critiche e pur rispettando chi la pensa in modo diverso dal mio, si tratta di un passo importante per la sicurezza del nostro Cantone che permette alla Polizia di adattarsi ai nuovi bisogni della società e alle moderne minacce.

La sicurezza declinata in ogni ambito: la strada, i fiumi e i laghi, le montagne; sicurezza derivata da controlli delle forze dell’ordine, ma anche dal comportamento del singolo cittadino. Il vostro è un modo sistematico di affrontare il problema.
Non c’è altro modo per dare una risposta vera e concreta al cittadino e, d’altro canto, per fornirgli gli spunti di riflessione necessari affinché, se del caso, cambi atteggiamento e assuma comportamenti virtuosi. Spiegare in che modo comportarsi in acqua, per strada, durante un’escursione alpina, è un investimento che facciamo a favore della collettività: meno incidenti capitano, meno vittime ci saranno e anche meno costi sociali saranno generati. In questo senso, non posso che esprimere la mia soddisfazione nel constatare, anche qui statistiche alla mano, che i nostri sforzi stanno dando i frutti sperati. E di ciò ringrazio il cittadino.

Parliamo anche di sicurezza negli stadi, un altro capitolo delicato. Vale il detto “A mali estremi, estremi rimedi”?
Quando dico che lo stadio deve essere un luogo di festa, frequentato in tutta tranquillità dalle famiglie e dai bambini e non un luogo di scontri, credo di interpretare il pensiero del 99,9% della popolazione. Alla luce di alcuni episodi riprovevoli e pericolosi, un cambiamento si impone. Nonostante l’attività di prevenzione e di sensibilizzazione svolta, ci sono ancora persone che si recano agli eventi sportivi disinteressandosi completamente del risultato, con l’unico obiettivo di creare disagio e sfidare i tifosi avversari e le forze dell’ordine. Sono una minoranza, ma da sole creano importanti danni d’immagine alle società sportive e soprattutto comportano ingenti costi di sicurezza privata e pubblica, senza ovviamente parlare del pericolo che una volta o l’altra ci scappi il morto. Stiamo parlando di cifre anche elevate, di soldi che potrebbero essere investiti nel rafforzamento sportivo delle squadre e nello sviluppo dei settori giovanili. Per questo mi attendo risposte concrete, esemplari e mature da parte dei club.

Norman Gobbi è anche l’attuale presidente della Piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS): è la seconda volta che il Consigliere di Stato dirige i lavori della Piattaforma.
La RSS rappresenta un elemento fondamentale della politica di sicurezza della Svizzera. Lo scopo della piattaforma di lavoro è quello di fornire supporto a tutti i livelli istituzionali nell’individuare minacce e pericoli fornendo soluzioni che siano attuabili in maniera coordinata e interconnessa. La RSS dispone di una piattaforma politica incaricata di gestire i temi di politica di sicurezza che interessano sia la Confederazione sia i Cantoni e presieduta da Confederazione e Cantoni a turni di un anno ciascuno. È un tavolo al quale è importante che il Ticino sieda.

Nello specifico, quali sono i principali dossier attualmente trattati a questo livello?

Ne cito due: la collaborazione per contrastare i cyber-rischi e la lotta contro la radicalizzazione e l’estremismo violento. Per noi si tratta dare un contributo significativo che, a sua volta, ci consentirà di portare all’attenzione delle autorità federali e cantonali le peculiarità del Canton Ticino nella politica della sicurezza.

“Rifletti” amplia i suoi… effetti

“Rifletti” amplia i suoi… effetti

Nell’intervista al Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che potete leggere su questo sito, si parla in modo esteso di sicurezza. Ne fanno parte integrante anche le varie campagne di prevenzione che si stanno portando avanti con diffuso successo. E tra queste c’è anche “Rifletti”. Ne abbiamo già parlato in modo approfondito al momento del suo lancio, ma è solo di un paio di giorni fa l’ufficializzazione di un’interessante novità: la campagna di sensibilizzazione è diventata parte integrante della formazione di conducenti e utenti della strada.
“Con questa proposta – commenta Gobbi – ampliano ulteriormente l’efficacia di questa campagna, dandole ancora maggiore eco”. Il tutto avviene in collaborazione con l’Associazione Svizzera Maestri Conducenti Ticino: “Questa campagna di sensibilizzazione di sicurezza stradale è stata integrata nei momenti formativi legati alla circolazione stradale, con lo scopo di diffondere con maggiore enfasi il concetto del “vedere ed essere visti” nonché sensibilizzare ogni utente della strada (pedoni compresi) circa il proprio ruolo e le proprie responsabilità. A prescindere dai contenuti della campagna e dal target cui si rivolge, è indispensabile un’accresciuta presa di coscienza personale. Maggiore è la consapevolezza del proprio comportamento, minore sarà la possibilità di incorrere in evitabili incidenti”.
Da qui la creazione di un kit di formazione destinato ai maestri conducenti con il quale diffondere i messaggi della campagna nei diversi momenti formativi che spaziano dai corsi di sensibilizzazione ai corsi “due fasi” per neo-conducenti, passando per le svariate conferenze sul tema della sicurezza stradale organizzate presso gli istituti scolastici del Cantone.