Coronavirus: la provincia dello Zhejiang dona materiale sanitario al Canton Ticino

Coronavirus: la provincia dello Zhejiang dona materiale sanitario al Canton Ticino

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato e lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta comunicano che nelle scorse settimane le autorità della provincia cinese dello Zheijang hanno donato al Canton Ticino diverse decine di migliaia di mascherine, diverse centinaia di tute protettive e altro materiale. Questa mattina, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il Direttore del DSS Raffaele De Rosa hanno ufficialmente espresso riconoscenza per questo significativo gesto presso il Centro della PCi di Rivera, luogo in cui sono momentaneamente depositati i materiali donati.  
Le relazioni tra il nostro Cantone e la provincia dello Zhejiang, situata nella parte orientale della Repubblica Popolare Cinese, risalgono al 2004, anno in cui venne firmata una Dichiarazione comune d’intenti volta allo sviluppo di rapporti di cooperazione e amicizia. Le autorità delle due regioni sono state in stretto contatto fin dall’inizio della crisi pandemica per vari aspetti e questioni tra cui la fornitura di materiale sanitario, resa possibile anche grazie all’impegno delle rispettive ambasciate e uffici consolari.  
Nei prossimi mesi, tutto il materiale sanitario di protezione sarà depositato nell’attuale Centro unico temporaneo in procedura di riammissione semplificata di Rancate, che da ottobre 2020 fungerà da deposito per le scorte di materiali in vista dell’evoluzione della situazione sanitaria.

“Introdurre paletti? Valutiamo man mano”

“Introdurre paletti? Valutiamo man mano”

Da www.ticinonews.ch
Norman Gobbi sui nuovi allentamenti e la possibilità di introdurre normative ad hoc in Ticino: “Più persone a eventi, meno è facile fare controlli”

Oggi in Svizzera sono entrati in vigore nuovi allentamenti. Una riapertura che è stata criticata da più parti. Lo stesso capo della National COVID-19 Science Task Force Matthias Egger ha ritenuto premature e troppo frettolose le misure di deconfinamento annunciate venerdì dal Consiglio federale. In teoria i Cantoni avrebbero la possibilità di limitare queste restrizioni, introducendo dei paletti per implementare delle normative ad hoc in base alla propria situazione specifica. Il Ticino cosa farà? Ha intenzione di fare delle restrizioni rispetto a quanto deciso da Berna? Teleticino lo ha chiesto al presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. “Questi ulteriori allentamenti, legati in particolare ai controlli della polizia, ci preoccupano. Una delle cose che avevamo segnalato alle autorità federali erano proprio i timori legati alle manifestazioni e ai possibili assembramenti: più aumenta il numero, meno ci sono possibilità di controllo da parte delle autorità”.
Come Governo avete intezioni di fare qualche passo? “Questo dipenderà da quanto saremo sollecitati. Molti eventi sono comunque a carico degli organizzatori. Quest’ultimi devono essere in grado di garantire la tracciabilità dei contatti, un onere non indifferente. Fintanto che siamo in questa situazione, la prudenza regna ancora da regina. Per ora non siamo stati sollecitati in questo senso. Lo Stato Maggiore valuterà comunque man mano la situazione”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/introdurre-paletti-valutiamo-man-mano-DI2846270

“La misura è colma e i ticinesi soffrono”

“La misura è colma e i ticinesi soffrono”

“È stata un’occasione sprecata. Almeno questo è il mio giudizio, se ripenso all’incontro di martedì mattina al Museo Vela di Ligornetto tra il ministro degli esteri italiano Luigi Di Maio e il consigliere federale Cassis. E confermo: sono deluso”. L’affermazione è del presidente del Governo Norman Gobbi, che ritorna sull’inconcludente appuntamento dei due ministri degli esteri di Italia e Svizzera. “Sul tappeto, nel mio intervento quale presidente del Governo, – insiste Gobbi – ho messo il problema dell’accordo fiscale sui frontalieri del 1974 ormai stracotto. Proprio per questo oltre 5 anni fa è stato parafato un nuovo accordo, che vuole definire un’equa imposizione fiscale per i frontalieri, così che il Ticino (e la Svizzera!) non abbiano a subire solo svantaggi. Purtroppo oltre alle solite parole che ascoltiamo ormai da anni, da Roma non ci si può attendere nulla e Di Maio non ha certo preso a cuore il problema, intento com’era a far pubblicità al turismo del suo paese”.

Ora i media puntano sull’orami imminente decisione (scadenza 30 giugno) riguardante i ristorni. Un bel gruzzoletto di 80-90 milioni di franchi. Cosa farà il Governo? Il Presidente Norman Gobbi non può sbilanciarsi. “Ma ho l’impressione – è un’impressione personale – che la misura sia colma. Un po’ come lo fu nel 2011, quando decidemmo in Consiglio di Stato di bloccare i ristorni, congelandoli su un conto, pronti a sbloccarli qualora tra Svizzera e Italia si fosse avviato un round negoziale per definire un nuovo accordo. Quel blocco ebbe come risultato proprio l’accordo del 2015. La Svizzera onorò i suoi impegni politici che sottoscrisse attraverso la roadmap, in particolare per quanto concerne lo scambio di informazioni fiscali. L’Italia invece non ha ancora firmato l’accordo e non ci ha tolto da tutte le famigerate blacklist che continuano a provocare pregiudizio per gli affari svizzeri. Inoltre in questi 5 anni i frontalieri sono ancora aumentati, facendo crescere il fenomeno del dumping salariale, con le conseguenze negative sulla disoccupazione reale (non quella calcolata dalla Seco) e sui casi a carico dell’assistenza. Sono personalmente convinto che sia ingiusto che le cittadine e i cittadini del nostro Cantone continuino a pagare la fattura per nome e per conto di tutta la Svizzera, sapendo che è per scelta della Confederazione che le proposte ticinesi di disdire l’accordo sui frontalieri del 1974 non sono ancora state concretizzate. E trovo ingiusta – oltre che sprezzante per il nostro federalismo – la risposta di diniego data dal Consiglio federale alla mozione del consigliere nazionale Lorenzo Quadri, che propose una presa a carica da parte di Berna della perdita fiscale dovuta alla mancata firma e ratifica dell’accordo da parte italiana. In Consiglio di Stato valuteremo quindi con attenzione i passi da compiere per ottenere una firma dell’accordo in tempi brevi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Il Ticino riflette sui limiti

Il Ticino riflette sui limiti

Da www.rsi.ch/news

Gobbi sulle manifestazioni con mille persone: “Dobbiamo ancora decidere”

Il Consiglio federale ha dato il via libera alle manifestazioni fino a mille persone a partire da lunedì 22 giugno, dando però la possibilità ai cantoni di fissare un limite inferiore.
Una facoltà su cui il Ticino sta riflettendo, ma sulla quale non c’è ancora una decisione, ha spiegato Norman Gobbi. Il presidente del Consiglio di Stato sottolinea che il limite di tracciabilità a 300 persone impone comunque delle restrizioni per gli organizzatori.
Per quanto riguarda l’abolizione dell’orario di chiusura imposto e dell’obbligo di consumazione stando seduti, l’intenzione è di allinearsi a quanto deciso a Berna, ma Gobbi invita a rispettare le norme di igiene applicate in questi mesi, così come le distanze, anche se ridotte a un metro e mezzo. In caso di nuovi focolai del virus si renderebbe infatti necessario ripristinare delle limitazioni maggiori.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Il-Ticino-riflette-sui-limiti-13152120.html

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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 19 giugno 2020 de Il Quotidiano

“Revocate quasi tutte le misure”

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13153152 

Wie das Tessin die Schweiz im Kampf gegen Corona gerettet hat

Wie das Tessin die Schweiz im Kampf gegen Corona gerettet hat

Da www.watson.ch

Der Südkanton pochte auf schärfere Massnahmen zur Eindämmung des Virus – und fühlte sich unverstanden. Eine Aufarbeitung.
Wer sich maskenfrei durch die Regale in Coop und Migrosschlängelt, riskiert böse Blicke. Manche Tessiner wundern sich deshalb, wie wenige Deutschschweizer eine Schutzmaske tragen. Und kommen sich wie Exoten vor, wenn sie in die Deutschschweiz reisen und eine montieren. Die Ergebnisse der aktuellen Sotomo-Umfrage passen zum Bild: In der italienischsprachigen Schweiz stösst eine generelle Maskenpflicht beim Einkaufen und im ÖV auf viel mehr Akzeptanz als im Rest des Landes. Die Tessiner taxieren auch die Lockerungsmassnahmen eher als überhastet.
Der Coronagraben kommt nicht von ungefähr. Einzig im Kanton Genf hat die Seuche bis jetzt stärker gewütet als im Tessin. Der allererste Schweizer Fall trat 25. Februar im Südkanton auf. Bis am Freitag zählte er insgesamt 350 Coronatote und 3324 Coronafälle. In unmittelbarer Nachbarschaft liegt der europäische Coronahotspot schlechthin, die Lombardei. Bilder von überlasteten Spitälern und zahlreichen Toten drangen in die Tessiner Fernsehstuben und schärften ein Gefahrenbewusstsein, als der Bund die Lage noch unter Kontrolle wähnte. Das Tessin fühlte sich denn auch unverstanden. So sehr, dass Gesundheitsdirektor Raffaele De Rosa (CVP) Mitte März sagte: «In Bern haben sie uns ins Gesicht gelacht.»

Pionier in der Bekämpfung des Virus
Auf welches Treffen mit welchen Teilnehmern sich De Rosa bezieht, mag er nicht verraten. Ende Februar und Anfang März sei es schwierig gewesen, die Lage im Tessin verständlich zu machen. «Aufgrund unserer Nähe zum Virenherd Lombardei hatten wir eine ganz andere Wahrnehmung», sagt er.
Nationalrat Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi) schrieb später, De Rosa sei bei Bundesrat Berset mit der Forderung nach einer Grenzschliessung und Fiebermessung an der Grenze abgeblitzt. De Rosa erklärt, der Bund habe das Tessin später verstanden. «Schlussendlich hat er fast alle von uns vorgeschlagenen Massnahmen übernommen: zum Beispiel das Versammlungsverbot, die Grenzkontrolle und die Schliessung einiger Übergänge oder die Überarbeitung einiger Schutzmassnahmen.»
Das Tessin erwies sich in der Tat als Pionier der Coronabekämpfung. Ob Ausrufen des Notstands, Schulschliessungen oder Geisterspiele im Eishockey: Stets marschierte der Kanton voran. Im Nachhinein segnete der Bund im März auch die Baustellenschliessung ab, welche das Bundesamt für Justiz zunächst für illegal erklärte. Man gewährte den Kantonen sogenannte «Krisenfenster».
Mit wem man auch spricht, sei es mit Politikern, Bürgerinnen oder genesenen Covid-Patienten, der Tenor ist einhellig: Der Bund hat den Ernst der Lage zu spät erkannt. Fehlende Testkapazitäten für Personen mit Symptomen, die erratische Kommunikation zur Maskenfrage, die Kontroverse um das Enkelhüten lösten im Tessin vielleicht noch mehr Unbehagen aus, weil der Nachbar Italien mit der Ausgangssperre viel schärfer reagierte. Eine kohärente Strategie schien nicht greifbar.
Doch hat das Tessin mit seinem Vorpreschen den Bundesrat und das Bundesamt für Gesundheit um den Coronadelegierten Daniel Koch noch rechtzeitig geweckt und damit die Schweiz vor einer grösseren Coronawelle bewahrt? Christian Vitta (FDP), bis Anfang Mai Regierungspräsident, glaubt zumindest, dass sich das Virus dank dem Tessin in der Schweiz langsamer verbreitet hat (siehe Interview).
An warnenden Stimmen mangelte es nicht. SVP-Kantonsrat Tiziano Galeazzi brachte schon am Wochenende des 22./23. Februar, als Italien erste Todesfälle und eine steigende Anzahl neuer Infektionen meldete, Versammlungsverbote, Schulschliessungen oder verstärkte Grenzkontrollen ins Spiel. Letzteres tat auch Lega-Nationalrat Lorenzo Quadri mit obligater Breitseite gegen die Grenzgänger und die Personenfreizügigkeit.
Der Ruf nach verschärften Grenzkontrollen schien so sehr politisch motiviert, dass der Bundesrat deren sanitären Nutzen offenbar verkannte und sie erst am 13. März verhängte, als die Fallzahlen in die Höhe schnellten. Dabei hätte, wie Marcel Salathé, Epidemiologie-Professor an der ETH Lausanne, in der «NZZ am Sonntag» sagte, «eine frühere Schliessung der Grenze, insbesondere zu Italien, geholfen».

Koch ist bekannt für verspätete Massnahmen
Anders als in der Deutschschweiz geniesst Daniel Koch im Tessin keinen Kultstatus. In Anlehnung an den kahlköpfigen Onkel Fester der US-Fernsehserie «Adams Family» trägt er den Spitznamen «zio Fester». «Koch ist nicht bekannt für seinen Sprung in die Aare, sondern für die verspäteten Massnahmen», sagt Fabio Regazzi. Der Tessiner CVP-Nationalrat attestiert «Mister Corona» und Gesundheitsminister Alain Berset ein gutes Krisenmanagement; die beiden Hauptgesichter der Coronakrise würden aber in seinem Kanton weniger positiv beurteilt als im Rest des Landes.
Berset und Koch reisten erst nach Mitte März ins Tessin. «Zu spät», findet Paolo Beltraminelli. Der ehemalige CVP-Regierungsrat kontaktierte schon Anfang März die Bundesbehörden, um sie auf die angespannte Lage in seinem Heimatkanton aufmerksam zu machen. «Am Anfang hatten viele Tessiner das Gefühl, in Bern würden ihre Sorgen nicht wahrgenommen», sagt Beltraminelli. Er glaubt, sein Kanton habe einen wichtigen Beitrag zur Eindämmung des Virus geleistet, weil er permanent auf seine dramatische Lage hingewiesen habe.
Das Virus hat auch Beltraminelli erwischt und im März zu einem zweiwöchigen Spitalaufenthalt gezwungen. Beide Lungenflügel und das Herz waren entzündet. Unterdessen hat sich der 58-Jährige erholt, steigt wieder aufs Rennvelo und joggt durch Wälder.

Regierungspräsident ist beunruhigt
Entspannt hat sich die Lage für den ganzen Kanton Tessin. Die Spitäler kamen trotz Befürchtungen nie an den Anschlag. An den meisten Tagen vermeldet er keine Neuansteckungen und keine weiteren Toten mehr. Anders als an Ostern («Bleibt zu Hause!») sind Deutschschweizer Touristen wieder willkommen. Schockplakate mit Bildern von Personen auf Intensivstationen («Möchtest du so enden?») sind abmontiert. Doch alle Sorgen haben sich nicht verflüchtigt. Noch immer verzeichnet die Lombardei täglich gegen 300 neue Coronafälle.
Dass die Grenzen seit Montag auch zu Italien wieder offen sind, bezeichnet Norman Gobbi, seit Mai Regierungspräsident, als «nicht ideal». Die epidemiologische Lage sei in Norditalien nicht unter Kontrolle. «Persönlich bin ich beunruhigt. Allen, die sich nach Italien begeben, rate ich zu Vorsicht», sagt der Lega-Regierungsrat. Zudem habe man dank der verstärkten Grenzkontrollen im Tessin weniger Kriminalität, weniger Schwarzarbeit und weniger italienische Handwerker registriert. Ganz unverblümt geisselt Nationalrat Lorenzo Quadri den Öffnungsschritt: «Hat der Bundesrat schon vergessen, dass das Tessin wegen der offenen Grenzen zum Seuchenherd Lombardei verpestet wurde?»

Il Dipartimento delle istituzioni lancia la campagna “Acque sicure”

Il Dipartimento delle istituzioni lancia la campagna “Acque sicure”

Comunicato stampa

La fine dell’anno scolastico coincide quest’anno con l’avvio ufficiale della campagna di sensibilizzazione e prevenzione “Acque sicure”, promossa dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la competente commissione consultiva del Consiglio di Stato. Una campagna che tiene conto del particolare momento che stiamo attraversando in questa fase post crisi coronavirus. Emerge la necessità di potenziare il messaggio di prevenzione in vista di un probabile aumento di ticinesi e ospiti sulle rive dei nostri laghi e dei nostri fiumi. Il grave incidente di canyoning in Riviera di ieri conferma inoltre l’importanza della scelta – voluta dal Dipartimento delle istituzioni per la stagione 2020 – di insistere sulla prevenzione legata proprio alla pratica di questo sport, che può diventare estremo se si riducono i normali standard di sicurezza.

“Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te”: rimane invariato lo slogan che caratterizza la campagna di “Acque sicure”. Un messaggio efficace, immediato e che ha dato risultati giudicati positivamente dalla commissione cantonale, presieduta da Boris Donda che all’inizio di quest’anno è stato insignito della carica di Presidente onorario della Regione Sud della Società svizzera di Salvataggio dopo quasi un quarto di secolo come Presidente. Quest’anno sono numerose le iniziative intraprese per sensibilizzare ticinesi e turisti sull’importanza di comportamenti corretti per godere in piena sicurezza degli affascinanti luoghi in cui fare il bagno o praticare attività sportive nell’acqua.

Canyoning: attenzione!
È stato realizzato un nuovo opuscolo dedicato alla prevenzione per chi pratica il canyoning. Il Ticino è uno dei luoghi di maggior richiamo a livello internazionale per tutti gli appassionati di tale disciplina. Purtroppo per chi pratica questo sport il pericolo è dietro… il prossimo salto. E lo si è constatato proprio ieri, giovedì, con l’incidente avvenuto in un fiume in zona di Lodrino. Il nuovo flyer verrà distribuito in cinque lingue con la collaborazione dell’ESI (Elettricità della svizzera italiana, ossia l’associazione mantello delle aziende idroelettriche), dell’Ufficio Prevenzioni Infortuni (UPI), di Ticino Turismo e del Dipartimento del territorio. Conterrà tutta una serie di informazioni utili: su come prepararsi in sicurezza, tenuto conto che un’attenta pianificazione riduce il rischio d’incidente; su come rispettare l’ambiente e la natura; su come recepire in maniera corretta le informazioni di Polizia e come utilizzare e capire le informazioni che provengono dalle aziende idroelettriche. Saranno poi dati importanti indicazioni sul divieto notturno dell’attività, sulla chiusura permanente di alcuni tratti di fiume a valle di impianti e sull’obbligo di annunciarsi alla centrale idroelettrica di riferimento prima di entrare in acqua.

Nuovi cartelli, nuove iniziative
Per migliorare ancora il livello di sicurezza, la commissione cantonale “Acque sicure” ha proceduto alla posa di nuovi cartelli nei luoghi maggiormente frequentati da chi ama tuffi e bagni. In particolare con questa azione vengono toccati il pozzo di Tegna, con la collaborazione del Comune di Terre di Pedemonte, di AET, di Ticino Turismo e dell’Associazione golene e i pozzi naturali di Osogna, Lodrino e Iragna in collaborazione con il Comune di Riviera. Anche all’imbarcatoio centrale di Lugano viene posato un nuovo cartello in collaborazione con la Società di Navigazione di Lugano e con la Città di Lugano. Saranno registrati nuovi radiospot per raggiungere un pubblico variegato e nuovi spot televisivi in lingua francese, tedesco e inglese specialmente indirizzati ai turisti che raggiungeranno il Ticino. Infine, tutti i lidi sui laghi Ceresio e Verbano avranno la possibilità di sensibilizzare i bagnanti attraverso la distribuzione di disinfettanti con il brand di “Acque sicure”. Una distribuzione che toccherà anche tutte le piscine pubbliche, i volontari della Società Svizzera di Salvataggio (SSS) che rafforzeranno il loro servizio di picchetto sul territorio e i pattugliatori.

Attività confermate
A proposito di pattugliatori: la loro presenza viene confermata quotidianamente lungo i fiumi Maggia e Verzasca dal 27 giugno 2020 al 30 agosto 2020. Un’attività che ha dato ottimi risultati, perché permette un controllo costante di alcuni dei siti con maggior afflusso e considerati potenzialmente pericolosi. I pattugliatori quest’anno saranno dotati di nuovi zainetti per caratterizzare ancora di più la loro presenza. Oltre alle novità menzionate, la campagna di sensibilizzazione e prevenzione si conferma in alcune sue caratteristiche ormai consolidate. Si va dalla campagna di affissione agli opuscoli informativi fiumi e laghi; dalle informazioni sui media cartacei, web e riviste specializzate all’apprezzata e utile infoline per il canyoning, sino a giungere agli autocollanti per i pedalò e al nuovo concorso, dotato anche quest’anno di accattivanti premi. Sempre seguendo il motto “Distanti ma vicini”, il Dipartimento delle istituzioni e con lui la commissione cantonale “Acque sicure” confida in un atteggiamento responsabile di tutti coloro che anche quest’estate prenderanno d’assalto i nostri lidi, i nostri fiumi e le nostre piscine, per un sano divertimento, ma in sicurezza, perché “Basta un attimo!”. 

La campagna di prevenzione “Acque sicure”, lanciata nel 2016 ampliando la precedente campagna informativa “Fiumi ticinesi sicuri”, è destinata a residenti e turisti ed è sostenuta dal DFE, dal DSS, dal DT, da Swisslos, dalla SSS, da Ticino Turismo, dall’ESI, dalla SUVA e dall’UPI.

Di Maio will der Schweiz helfen

Di Maio will der Schweiz helfen

Da www.nzz.ch

Italiens Aussenminister Luigi Di Maio möchte die Verhandlungen zwischen der Schweiz und der EU punkto Rahmenabkommen beschleunigen.
Dasselbe gilt für die Unterzeichnung des neuen Grenzgängerabkommens.

Während der Corona-Krise hat die Schweiz dem arg gebeutelten Italien geholfen. Beispielsweise mit der Lieferung dringend benötigter Hygieneartikel, aber auch durch die Regelung, dass italienische Grenzgänger weiterhin ins Tessin zur Arbeit fahren konnten. Dafür ist der italienische Aussenminister Luigi Di Maio der Schweiz sehr dankbar.
Dies bekräftigte er am Dienstag im Südtessiner Dorf Ligornetto, wo er sich mit Bundesrat Ignazio Cassis im idyllisch gelegenen Museo Vela traf.
Seit Montag herrscht wieder der freie Personenverkehr zwischen der Schweiz und der EU. Also auch zwischen dem Tessin und Norditalien – und Di Maio hofft, dass Schweizer Touristen ins Land strömen. Denn Italien will seine Corona-bedingte Wirtschaftsmisere lindern, indem es den Tourismus ankurbelt. Dankbar ist Aussenminister Di Maio auch, dass der Bundesrat früher als geplant die Grenzkontrollen und Einreisebeschränkungen aufgehoben hat.

Beziehungen zur EU stärken
Weil nun die Schweiz ein wichtiger Handelspartner Italiens ist, möchte sich Di Maio erkenntlich zeigen. Er will mehr Bewegung in die Verhandlungen rund um das Rahmenabkommen zwischen der Schweiz und der EU bringen. Dasselbe soll auch für das neue Grenzgängerabkommen zwischen Italien und der Schweiz gelten. Ein erster Schritt Di Maios wäre, den Kontakt zwischen dem italienischen Finanzminister Roberto Gualtieri und dessen schweizerischem Amtskollegen Ueli Maurer intensivieren zu helfen.
Auch Bundesrat Cassis begrüsst die kürzlich erfolgte Grenzöffnung. Auf diese Weise könnten die Beziehungen zur EU wieder gestärkt werden, erklärte der Magistrat während des Treffens mit Di Maio. Cassis deutete auch die Möglichkeit an, bis September die Verhandlungen zum Rahmenabkommen entscheidend voranzubringen. Ähnliches gelte auch für die neue Version des Grenzgängerabkommens von 1974, deren ausstehende Umsetzung dem Tessin ein Dorn im Auge ist.
Das neu konzipierte Abkommen sieht Folgendes vor: Italien besteuert seine in der Schweiz tätigen «Frontalieri» direkt, was bis jetzt nicht der Fall ist. Dadurch würden die «billigen und willigen» Grenzgänger finanziell stärker belastet, und so könnte der Südkanton für die fast 68 000 italienischen Arbeitspendler weniger attraktiv werden.
Wie Cassis weiter erklärte, müssten die Verhandlungen aus juristischen Gründen auf höchster Staatsebene stattfinden. Den Regionen Lombardei und Tessin könnten diesbezüglich keine Kompetenzen übertragen werden.
Genau das stört den Tessiner Regierungspräsidenten Norman Gobbi. Dieser äusserte am Rande des Aussenministertreffens seine Skepsis. Laut Gobbi wurden immer noch keine verbindlichen Termine genannt, was die Umsetzung des Grenzgängerabkommens anbelangt. Vor fünf Jahren schon wurde das Abkommen paraphiert und von der Schweiz unterzeichnet – doch noch immer fehlt die Unterschrift Italiens.
Das sei ein unhaltbarer Zustand, so Gobbi. Nach seiner Vorstellung soll der Südkanton auch in dieser Sache Impulse geben dürfen, die Bundesbern als verbindlich ansieht. So wie am Anfang der Corona-Krise, als die Kantonsregierung vom Bundesrat die Einführung von Grenzkontrollen gefordert hatte.

Gesundheitliche Bedenken
Zudem ist der Tessiner Regierungspräsident skeptisch, was die Grenzöffnungen betrifft. Die erste Öffnung, die am 3. Juni einseitig durch Italien erfolgt sei, stelle einen unnötigen Alleingang dar und habe rein wirtschaftliche Gründe gehabt, so Gobbi.
Zwar habe sich die einst so prekäre Corona-Situation in Norditalien beruhigt. Doch auch angesichts der zweiten und vollständigen Grenzöffnung ist für Gobbi die Ansteckungsgefahr bei weitem nicht gebannt. Daher könnte sich der Tessiner Regierungspräsident für die Wiedereinführung von Grenzkontrollen starkmachen, sollte die Zahl der Coronavirus-Infizierten beim südlichen Nachbarn wieder zunehmen.

Coronavirus in Ticino, Gobbi: “Il 30 giugno scade lo stato di necessità”

Coronavirus in Ticino, Gobbi: “Il 30 giugno scade lo stato di necessità”

Da www.liberatv.ch

Il medico cantonale: “In Ticino ci sono nove persone in isolamento e quattordici in quarantena”. Gobbi: “Non tutto è passato”

Le autorità cantonali si sono ritrovate oggi per aggiornare la popolazione circa l’evoluzione della situazione legata al coronavirus in Ticino. All’incontro informativo a Palazzo delle Orsoline hanno preso parte il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Capo dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta Matteo Cocchi e il Medico cantonale Giorgio Merlani.

La cronaca della conferenza:

“Il 30 giugno scade lo stato di necessità”
Gobbi: “Con il 30 giugno decade lo stato di necessità. Significa un ritorno, lento, alla normalità. Merlani e Cocchi informeranno cosa accadrà il 1 luglio con il ritorno alla normalità. Una normalità che, però, sarà diversa. Il nostro obiettivo è stare attenti e monitorare la situazione”.

Il bilancio di Gobbi:
Gobbi: “Val la pena ricordare il primo caso che fu il 25 febbraio scorso. Abbiamo imposto il divieto dei grandi eventi il 26 febbraio. Pochi giorni dopo, è stata predisposta la chiusura delle frontiere. Il 16 marzo sono state chiuse tutte le scuole. Sfruttando il ponte del 19 marzo, il 20 marzo sono state chiuse le attività economiche e abbiamo chiesto il 22 marzo di ottenere la finestra di crisi. Abbiamo vissuto un mese di chiusura. Il 20 aprile abbiamo iniziato ad allentare le misure, allineandoci poi il 4 maggio alle normative federali. Il 30 giugno, per decisione del Governo, decade lo stato di necessità, ma ci sarà un team che seguirà l’evoluzione della situazione. Il gioco di squadra di questi mesi ha fatto sì che tutti potessimo gestire al meglio la situazione. Il Ticino ha dimostrato di aver reagito estremamente efficace: sia sul piano sanitario sia dal punto di vista economico”.

“Qualche errore sì, ma usciamo a testa alta”
Gobbi: “Sicuramente qualche errore è stato commesso a tutti i livelli, ma nel quadro completo ne usciamo bene e a testa alta. La velocità è una di quelle cose che ci ha visto sempre un po’ visto in discussione. La velocità la si trova secondo il momento e il luogo in cui ci si trova. Ecco il perché di alcune discordanze con Berna. Il dialogo ha permesso di superare eventuali distanze.

“Non è tutto passato”
Gobbi: “Ci avviciniamo alla revoca dello stato di necessità, che non significa che tutto è passato. Il virus è ancora presente e richiede il rispetto di determinati comportamenti. Vogliamo confermare che il Ticino ha funzionato come sistema-Paese. Abbiamo vinto una prima parte di partita. La partita non è però terminata”.

“Pronti a reagire in poco tempo”
Cocchi: “Lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta si è assunto dei compiti di supporto e coordinamento a favore del Governo. Ora, nei prossimi dieci giorni, dobbiamo pianificare il passaggio di consegne. Noi andremo in prontezza: cioè che potremo essere attivi in poco tempo. Non ripartiremo, nel caso, da zero. È un passaggio simbolico che non deve far capire che il tutto è finito. Il monitoraggio deve continuare da parte delle autorità. L’Ufficio del medico cantonale riprenderà quella che è la sua attività di responsabilità. È una normalità nuova. Dovremo essere vigili e rispettare le regole di base e dare seguito alle indicazioni del Cantone e della Confederazione. Termina una situazione che ci ha visto attivi in diverse giornate. Penso che abbiamo vissuto delle situazioni critiche e difficili e che hanno toccato tutti i membri anche dal punto di vista emotivo”.

“50% in più del traffico transfrontaliero”
Cocchi: “Il movimento delle persone può creare qualche preoccupazione. C’è stato un aumento del traffico transfontaliero da lunedì: un 50% in più rispetto a settimana scorsa. Lentamente la situazione riprende: non abbiamo ancora riscontrato fenomeni legati a furti e rapine. Siamo coscienti che la nuova situazione porterà a delle novità. Dal punto di vista della sicurezza dovremo continuare a monitorare”.

L’urlo di Merlani: “Non è finita. Il virus non è sparito”
Merlani: “Io mi permetto di sottolineare che non è finita. Sembra un bilancio finale, che non mi sento di fare. Si fa in fretta a ricominciare da capo. Voglio dire un grande grazie al Governo che compreso subito le preoccupazioni. La situazione non è finita: il lavoro del medico è fare il pessimista. Non voglio spaventare nessuno. In dieci giorni abbiamo avuto un solo caso, ma nell’ultima settimana c’è di nuovo qualche caso. I dati che osserviamo non sono motivo di preoccupazione, ma di alta vigilanza. Il cittadino deve però sapere che il virus non è sparito”.

“Prudenti con i viaggi all’estero e fatevi testare”
Merlani: “Invito a essere prudenti per quanto riguarda i viaggi all’estero. In Svizzera siamo a 145 test per averne uno positivo. Si cerca molto, ma il virus si sta diffondendo poco. È fondamentale che chi presenta sintomi contatti il proprio medico. 9 persone in isolamento e 14 persone in quarantena in Ticino. Nell’ambito socio-sanitario ci sono stati parecchi casi positivi. Abbiamo iniziato a vedere dei casi importati: un caso dal Brasile e un caso dal Messico. Il messaggio è questo: la prevalenza da noi è bassa, all’estero non siamo sicuri della stessa cosa. Serve prudenza e tracciare i contatti”.

Lockdown totale irripetibile

Lockdown totale irripetibile

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 giugno 2020 de La Regione

Gobbi: ‘In caso di nuova ondata non più un lockdown generalizzato ma misure puntuali’
«Un lockdown totale non è più proponibile né dal punto di vista umano e sociale, né da quello economico». È stato chiaro il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi a una precisa domanda de ‘laRegione’ durante la conferenza stampa ieri per confermare la fine dello stato di necessità per la fine di giugno. «Dall’esperienza si impara. E anche dalla crisi sanitaria – senza precedenti – che ha caratterizzato il Ticino e la Svizzera nelle settimane scorse, bisognerà trarre degli insegnamenti», ha continuato Gobbi ricordando che degli errori, comunque, durante la gestione della pandemia ci sono stati. «Errori commessi in buona fede», ha precisato il presidente del governo. Alcune informazioni sull’evoluzione dell’epidemia tra i gruppi a rischio, del resto, si sanno solo oggi. È quindi anche alla luce di questo patrimonio di conoscenza che nei prossimi mesi, in caso di seconda ondata, verranno prese delle decisioni dalle autorità più puntuali e limitate a determinate regioni o settori economici. Ricordiamo che il Consiglio federale da domani 19 giugno revocherà lo stato di situazione straordinaria e ha fatto intendere che i Cantoni avranno maggiori competenze nella gestione di un’eventuale seconda ondata. Le responsabilità dei governi cantonali saranno quindi più elevate. Il coronavirus, anche se attenuato nella sua diffusione, non è scomparso. Nelle ultime 24 ore in Ticino sono stati registrati due casi e 37 nel resto della Svizzera. La guardia non può quindi essere abbassata. Le norme di comportamento sociale (distanza e mascherine dove non è possibile rispettare le distanze), oltre a quelle d’igiene, dovranno essere mantenute ancora a lungo.
«Il 30 giugno in Ticino decade lo stato di necessità. Vivremo quindi un lento ritorno alla normalità» ha affermato Norman Gobbi ricordando che dal primo luglio verrà attivata una cellula dello Stato maggiore di condotta che terrà sotto osservazione la situazione sanitaria. «Questa revoca non significa che è tutto passato. La presenza del virus richiede ancora il rispetto delle misure d’igiene e di distanza sociale. Dovremo quindi seguire l’evoluzione della pandemia su più fronti: cantonale, nazionale e internazionale», ha continuato. La decina di giorni in più rispetto alla Confederazione è giustificata con il fatto di garantire un ordinato passaggio di consegne tra lo Stato maggiore di condotta e gli uffici cantonali competenti e anche per avere una base legale che preservi una serie di misure ancora in vigore: «In primis mantenere attivo il supporto della Protezione civile, così come conservare diverse costruzioni che abbiamo allestito velocemente senza una licenza edilizia».
Lo Stato maggiore andrà in ‘letargo’ Con la fine dello stato di necessità «lo Stato maggiore andrà in prontezza», ha affermato il comandante Matteo Cocchi. «Cessa le sue attività, ma potrà essere riattivato qualora fosse necessario». Una conclusione dell’operato dello Smcc che implica tra l’altro «la ripresa delle proprie responsabilità da parte dell’Ufficio del medico cantonale». Passa, insomma, in modalità ‘stand by’.
Merlani: ‘Bilancio ok, ma non è finita’ «Non è finita. Non voglio spaventare nessuno, ma i cittadini non devono fraintenderci: non stiamo facendo un bilancio finale della pandemia. Nell’ultima settimana qualche caso d’infezione è stato comunque registrato. Non sono motivo di preoccupazione, ma di attenta vigilanza sì», ha affermato da parte sua il dottor Giorgio Merlani, medico cantonale che invita alla prudenza, soprattutto in caso di vacanze all’estero. «In Ticino la situazione delle ultime settimane è molto positiva. L’incidenza del virus è bassa. Fuori dai confini nazionali no». Cena a Milano di nuovo possibile? «Non mi sono sentito di dire di sì a mio padre», ha risposto Merlani. Per rimanere in Ticino e all’attività di contact tracing, attualmente ci sono nove persone in isolamento e altre 14 persone in quarantena. Meno di due contatti a ‘rischio’ per ogni contagiato. Due, infine, i contagi di ritorno: uno dal Messico e un altro dal Brasile. In futuro le app di tracciamento potranno aiutare per individuare per tempo i casi a rischio. «Si stanno ancora affinando i dettagli tecnici da parte della Confederazione», ricorda Merlani.
A segnare il ritorno alla normalità ci sono anche i passaggi giornalieri ai valichi di confine: si contano 156mila passaggi al giorno, un 50% in più rispetto alla settimana scorsa. L’era pre-Covid ne contava circa 170mila.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 giugno 2020 del Corriere del Ticino

Il Ticino può voltare pagina

Il 30 giugno decadrà lo stato di necessità in vigore dall’11 marzo
Gobbi: «Usciamo a testa alta anche se qualche errore è stato commesso»
Merlani: «Fate attenzione ai viaggi all’estero»

Il 30 giugno decadrà lo stato di necessità in Ticino. Una fine programmata, prevista, dettata in particolare dai bassi numeri relativi ai nuovi contagi giornalieri registrati da settimane a questa parte nel nostro cantone (ieri sono stati due). Dal primo luglio, dopo oltre tre mesi, si tornerà dunque alla normalità. Una normalità per forza di cose diversa, perché tutti sono e saranno ancora chiamati a mettere in atto le misure igieniche e di distanziamento che abbiamo imparato a conoscere. «Rimaniamo attenti», ammonisce infatti Norman Gobbi durante la conferenza stampa di Bellinzona. Insomma, non è finita.

No a un nuovo lockdown
Lo stato di situazione straordinaria, in Svizzera, terminerà domani. Il Ticino, come previsto, uscirà undici giorni dopo. Il presidente del Consiglio di Stato elenca in seguito tutte le tappe del coronavirus in Ticino, una sorta di primo bilancio. «Tutto è cominciato il 25 febbraio, con il primo caso registrato. Da lì la decisione di limitare eventi sportivi e carnascialeschi. Quindi, una decina di giorni dopo, è stata disposta la chiusura delle frontiere. Il 16 marzo sono poi state chiuse le scuole. Sfruttando il ponte del 19 marzo sono infine state chiuse le attività economiche e pochi giorni dopo è stata attivata la finestra di crisi». La ripresa, come ricorda Gobbi, è arrivata il 20 aprile «quando abbiamo ricominciato a riaprire le attività economiche». Il 4 maggio, ecco l’allineamento con il Consiglio federale. «Abbiamo però deciso di prolungare lo stato di necessità al 30 giugno per monitorare la situazione», conclude Gobbi, ricordando come tutto l’apparato governativo abbia saputo lavorare in modo trasparente e collegiale durante l’emergenza sanitaria. Il presidente del Governo ammette comunque degli errori: «Il Ticino e la Confederazione hanno dimostrato di saper reagire sia in ambito sanitario, sia economico e anche in ambito sociale, facendo emergere la grande solidità del nostro Paese. Sicuramente qualche errore è stato commesso, ma nel paragone internazionale ne usciamo a testa alta». In particolare, gli errori sono stati dovuti alla situazione eccezionale portata dal virus. «Nell’ambito dell’analisi è stato chiaro che la non conoscenza del virus ha giocato un ruolo importante», le parole di Gobbi. «Quello che dobbiamo imparare è avere misure più chirurgiche: una chiusura totale delle attività quotidiane è socialmente, economicamente e umanamente non più sostenibile. Quindi in caso di una seconda ondata dovremo essere molto più puntuali attraverso un comportamento responsabile e comunitario».
La revoca dello stato di necessità, chiosa il presidente del Governo cantonale, «non significa che tutto è passato». Bisognerà di conseguenza tenere alta la guardia, soprattutto in un periodo di vacanze e bel tempo.

Molti più passaggi

«Non si ritornerà alla normalità come se nulla fosse successo, ma si riprenderà guardando alla situazione passata», spiega da parte sua Matteo Cocchi, comandante dello Stato maggiore cantonale di condotta. Lo SMCC «potrà comunque essere riattivato se la situazione lo richiederà. A creare preoccupazione è soprattutto il ritorno del movimento delle persone. Lunedì (con la riapertura completa delle frontiere con gli Stati confinanti, Italia compresa, ndr) ci sono stati 156.000 passaggi transfrontalieri, il 50% in più di quelli registrati la settimana scorsa».