Incontro tra Di Maio e Cassis. Il Presidente Gobbi: “Non abbiamo avuto risposte”

Incontro tra Di Maio e Cassis. Il Presidente Gobbi: “Non abbiamo avuto risposte”

Da www.espansionetv.it

Al termine del colloquio al Museo Vela, tra i rappresentanti di Italia e Svizzera, ha espresso tutta la sua delusione il Presidente del Consiglio del Canton Ticino, Norman Gobbi: “Sull’accordo dei frontalieri e la regolarizzazione dei rapporti con Campione d’Italia nessuna risposta”.
A proposito dei lavoratori a cavallo dei territori di confine, Gobbi ha ribadito la necessità di rinnovare l’accordo del 1974, intervenendo anche su quella che definisce “la nostra lettera di stimolo” firmata il 30 aprile tra il suo predecessore, Christian Vitta e il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana.
Mentre, a proposito dell’enclave italiana, ha commentato: “Si tratta di regolarizzare una serie di servizi essenziali alla comunità campionese”.

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Da www.laprovinciadicomo.it

Tasse sui frontalieri: Di Maio a Chiasso ma è nulla di fatto
Ancora stallo sull’accordo Italia-Svizzera.
Il sindaco Arrigoni: «Da 4 anni è attesa la firma italiana».
Confronto anche su Campione che «non paga il Ticino»

«Quello sui frontalieri è un accordo internazionale tra Svizzera e Italia. Non vuol dire che non si debba conto dei bisogni regionali e locali». Le parole sono del ministro degli esteri svizzero, il ticinese Ignazio Cassis, ma chi si aspettava dalla visita istituzionale del ministro degli Esteri Luigi Di Maio all’omologo svizzero buone nuove sul nuovo accordo fiscale tra i due Paesi (con tassazione dei frontalieri e ristorni ai Comuni di confine quali argomenti clou) è rimasto deluso.

Cantone e Regione
Il dato di fatto è da quel 22 dicembre 2015, quando una nota del nostro ministero delle Finanze annunciava «un nuovo accordo, sostitutivo di quello sottoscritto nel 1974» nulla o quasi è più accaduto. Ignazio Cassis – con la lapidaria dichiarazione riportata poc’anzi – ha voluto stoppare, seppur in maniera elegante, le velleità di Regione Lombardia (che, in particolare, ha chiesto di avere voce in capitolo per i ristorni) e Canton Ticino, che il 30 aprile scorso hanno inviato una nota ai rispettivi ministeri delle Finanze chiedendo di essere parte attiva della delicata partita. Un po’ poco per una questione così dibattuta, per la quale – al museo “Vincenzo Vela” di Ligornetto – il ministro Luigi Di Maio ha fatto sapere che «l’Italia faciliterà il dialogo tra i due ministeri competenti, quello dell’Economia e delle Finanze». «Lasciateci lavorare per arrivare a una soluzione che possa soddisfare le parti. Tornerò sull’argomento con il ministro delle Finanze», ha aggiunto il titolare della Farnesina.
Forse già intuendo un nulla di fatto o poco sul tema della (nuova) tassazione dei frontalieri e dei ristorni, il presidente del Governo di Bellinzona, Norman Gobbi – che ha accolto i due ministri a Brogeda insieme al sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni – è passato all’attacco o meglio al contrattacco. Parole forti le sue, ricordando comunque che «il Ticino è sempre stata terra di accoglienza per gli italiani». «L’accordo sulla fiscalità dei frontalieri giace dimenticato da quattro anni in attesa della firma del Governo italiano. Questa situazione di stallo è per il Cantone incomprensibile e arreca un grave al potenziale di sviluppo della collaborazione tra i nostri territori – ha affermato, in modo perentorio, il presidente del Governo di Bellinzona -. Il mio appello è che attraverso la firma di un nuovo fiscale tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti al fisco».

Il caso dell’exclave
Anche il sindaco di Chiasso, Bruno Arrigoni – rimarcando l’importanza dell’incontro, grazie al quale «si sono potuti rafforzare i rapporti e le buone relazioni tra i due Stati» e dell’attività di guardie e forze di polizia di confine – ha auspicato «che si possa trovare al più presto un’intesa sulla vertenza in atto riguardante la questione fiscale dei frontalieri». «Vertenza che ormai dura da più di quattro anni e che ora dovrebbe trovare al più presto degna conclusione», ha aggiunto Bruno Arrigoni.
Altra vicenda d’attualità, quella relativa alla delicatissima questione di Campione d’Italia. «Con il ministro Di Maio abbiamo parlato anche di Campione d’Italia. Le fatture non sono state ancora saldate, pur avendo versato i soldi. Si tratta solo di una questione di tempo. I problemi di Campione d’Italia restano, anche se alcune cose sono cambiate, a cominciare dalle frontiere», le parole di Ignazio Cassis. Una sottolineatura sul tema relativo all’exclave è arrivata anche da Norman Gobbi. «Il Ticino ha sempre mostrato una grande solidarietà verso Campione d’Italia – le sue parole -, garantendo la continua erogazione dei servizi essenziali (tra cui quelli sanitari, anche durante l’emergenza Covid-19) e questo nonostante l’enclave non abbia ancora onorato la totalità dei propri debiti con il Cantone, ma anche con enti locali e aziende ticinesi. Le forti criticità ancora oggi presenti a Campione d’Italia richiedono un intervento delle autorità preposte».

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Da www.corrieredicomo.it

Vertice Di Maio-Cassis, solo uno scambio di cortesie. Deluso Norman Gobbi, chiedeva risposte sui frontalieri

«Sui frontalieri lasciateci lavorare», ma la partita viene giocata da due altri ministri, che si occupano di Economia e di Finanze, ovvero Roberto Gualtieri per l’Italia e Ueli Maurer per la Svizzera. Ha chiuso così, Luigi Di Maio, titolare del dicastero italiano degli Esteri e fino allo scorso gennaio capo politico del Movimento Cinque Stelle, la sua visita sul confine, tra Chiasso e il Museo Vela di Ligornetto, a Mendrisio. Ad accoglierlo c’era il suo omologo rossocrociato, Ignazio Cassis, ma anche il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Norman Gobbi, che al termine dell’incontro non ha mancato di esprimere tutta la sua delusione per le mancate risposte proprio in tema di frontalieri e di Campione d’Italia.
Tanti sorrisi, ad ogni modo, e tanti grazie, nel vertice istituzionale che ha celebrato anche la completa apertura delle frontiere tra i due Stati avvenuta il giorno precedente. Il grazie più bello e sentito è stato proprio quello di Cassis verso i frontalieri della Sanità.

Svizzera-Italia: l’accordo scordato

Svizzera-Italia: l’accordo scordato

Da www.rsi.ch/news
Perché l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri non è mai stato siglato?
Alfieri: “Errore italiano, ma mette in discussione i ristorni”

Gobbi: “Disposti a confrontarci, ma bisogna arrivarne ad una”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Svizzera-Italia-laccordo-scordato-13143627.html

Perché l’accordo tra Svizzera ed Italia sull’imposizione dei lavoratori frontalieri parafato nel 2015 e che dovrebbe sostituire quello del 1974 non è mai stato approvato? Ora cosa succederà? Modem ha cercato stamane di capire a che punto siamo in questo spinoso dossier, dopo l’incontro tra Ignazio Cassis e Luigi Di Maio.

“L’errore italiano è stato quello di negoziare l’accordo del 2015 dalla parte tecnica con poco contatto con quella politica. Oggi non c’è la volontà di non affrontare il tema e spero che Norman Gobbi possa venire a Roma a discuterne. Perché sono convinto che con il confronto una soluzione si possa trovare. Ma non può essere quella trovata precedentemente perché ci sono troppe criticità: è discriminante e rischia di mettere in discussione i ristorni per i comuni di confine”, ha spiegato il senatore del PD Alessandro Alfieri, membro della commissione affari esteri.

“Non sono mai per rappresaglie o minacce. Penso che la libera circolazione sia un valore e che le economie di frontiera si reggono perché le frontiere rimangono aperte. La ricchezza si crea con la libera circolazione, poi ci vogliono i correttivi. Da parte nostra c’è la volontà di sederci attorno ad un tavolo. Evidentemente però ad una pre-condizione: le discriminazioni nei confronti dei lavoratori frontalieri non sono accettabili. Anche nel periodo del covid ho visto cartelli e scritte nei confronti dei lavoratori frontalieri che in qualche modo fanno intravvedere un razzismo di fondo. E questo non va bene”, ha concluso il deputato di Varese.

“Secondo me l’errore nel 2015 è stato quello di firmare un protocollo e non degli accordi. Noi abbiamo rispettato la road map, la controparte non l’ha rispettata”, ha replicato la presidente della Federazione ticinese dei fiduciari Cristina Maderni.

“Siamo sempre disposti a dialogare e confrontarci, ma ad un certo punto bisogna arrivarne a una. Perché le aspettative sono ampie: ricordiamo che a cittadini ed operatori economici svizzeri il mercato italiano è ancora precluso. E penso in particolare alle attività rappresentate da Maderni. Per il Ticino sono importanti. Ma lo sono anche per la crescita di un territorio ed in questo senso la collaborazione lungo il confine deve passare anche dalla reciprocità, che oggi non è garantita”, ha sostenuto da parte sua il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi.

“Il Consiglio di Stato – ha poi ricordato Gobbi – ha dato mandato all’Università di Lucerna di verificare le conseguenze di un’eventuale disdetta dell’accordo del 1974. Appena avremo tutte le informazioni richieste ne discuteremo con l’autorità federale. Questo perché l’accordo del 1974 non è più conforme: non trova più applicazione con il nuovo quadro normativo svizzero ed italiano. Cosa che porterebbe ad un’imposizione su territorio svizzero e anche su territorio italiano nel rispetto della parità di trattamento di fronte al fisco”.

Gratitudine e delusione lungo il confine

Gratitudine e delusione lungo il confine

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 17 giugno 2020 del Corriere del Ticino

I due ministri degli Esteri Ignazio Cassis e Luigi Di Maio si sono incontrati per la prima volta, ringraziandosi a vicenda per la collaborazione durante la pandemia.
C’è l’impegno a risolvere la questione dei frontalieri ma il Ticino è contrariato per il nulla di fatto.
Gobbi: «Ci aspettavamo un’agenda»

Durante la crisi sanitaria si sono sentiti spesso al telefono. Ignazio Cassis e Luigi Di Maio (giunto dall’Italia via Agno), si sono incontrati di persona per la prima volta, al valico autostradale di Brogeda, in occasione della riapertura completa delle frontiere. Mascherina, un saluto col gomito alla presenza dei funzionari doganali dei due Paesi , del presidente del Governo ticinese Norman Gobbi e del sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni, e poi via in direzione del Museo Vela di Ligornetto, per un faccia a faccia di quasi un’ora.
È stato un incontro all’insegna della cordialità e dell’amicizia fra i due Paesi, dopo tre mesi difficili e di forte limitazione della libertà di movimento. Cassis ha ringraziato di Maio per avere autorizzato il transito dei frontalieri attivi nella sanità e per la continuità nel flusso delle merci. Di Maio ha fatto altrettanto ricordando in particolare gli aiuti elvetici durante la fase critica della pandemia: 10 mila tute, 50 mila mascherine, 1.800 kg di gel disinfettante, «ricevuti nei giorni più bui della pandemia quando questo materiale era oro. Non lo dimenticheremo mai».
I responsabili della politica estera hanno anche parlato di relazioni con l’UE e di politica migratoria. Due i temi di interessi locale sul tappeto. La questione dell’accordo fiscale sui frontalieri e la situazione di Campione d’Italia. Sul primo Cassis e Di Maio si sono limitati a rilasciare dichiarazioni d’impegno. «Faremo il possibile per facilitare un accordo che compete in primis ai due ministri delle finanze (ndr Ueli Maurer e Roberto Gualtieri) ma dove possiamo giocare un ruolo di facilitazione», ha detto Cassis, precisando (l’allusione era alle posizioni espresse da Ticino e Lombardia) che si continuerà a seguire un approccio fra Stati. L’obiettivo, gli ha fatto eco Di Maio, è salvaguardare gli interessi dei lavoratori frontalieri e al tempo stesso il quadro delle relazioni tra l’Italia e la Svizzera. «Tornerò senz’altro a discuterne con Gualtieri. Lasciateci lavorare in modo tale da poter addivenire a una soluzione che possa soddisfare le parti».

L’amaro in bocca
Una posizione che ha lasciato l’amaro in bocca al Governo cantonale. Già prima dei colloqui ufficiali, ricevendo i due ministri, Gobbi aveva detto che «questa situazione di stallo è per il Cantone incomprensibile e arreca un grave danno al potenziale di sviluppo della collaborazione tra i nostri territori». In particolare, rivolgendosi all’ospite italiano ha detto di ritenere che «sia giunto il tempo di onorare l’impegno preso con il parafo dell’accordo». Il presidente del Consiglio di Stato ha fatto appello affinché, attraverso la firma a breve di un nuovo accordo fiscale, «tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi al fisco».
Alla luce delle dichiarazioni rilasciate da Cassis e Di Maio dopo l’incontro, Gobbi non ha nascosto la sua delusione. «Vogliamo chiarezza dall’autorità federale. Ci aspettavamo un’agenda per risolvere problemi (ndr compresa la questione di Campione d’Italia) che rappresentano una pietra d’inciampo nelle relazioni fra i due Paesi. Possiamo continuare a parlare di relazioni amichevoli ma quando ci sono delle pietre di inciampo che non vengono tolte dalla strada, diventa difficile continuare assieme in maniera cordiale su questo cammino». Gobbi ha anche sottolineato che «si rimbalza sempre la questione sui ministri delle Finanze. Dopo cinque anni di discussione diventa insostenibile e incomprensibile. Se non si vuole l’intesa la si può ridiscutere, ma lasciare il dossier in giacenza non ha senso. Se dall’altra parte non ci sono reazioni può essere utile far saltare il banco, rescindendo l’accordo e rimettendo tutto in discussione». Non per nulla, ha ricordato, il Governo cantonale ha dato mandato all’Università di Lucerna per realizzare uno studio sui possibili effetti di una disdetta unilaterale.

Le criticità con Campione
La modifica dello statuto doganale entrata in vigore lo scorso 1. gennaio, ha detto Gobbi, non sembra aver risolto i problemi dei cittadini di Campione, anzi. Per questo ha parlato delle «numerose criticità» che ancora oggi contraddistinguono l’erogazione dei servizi essenziali a beneficio dell’enclave. «Anche nella fase di crisi COVID il Ticino ha continuato ad erogare servizi, compreso l’ambito sanitario, ma ora dobbiamo regolare questa situazione, peggiorata con il cambio di statuto doganale». Quanto a Cassis, ha spiegato in conferenza stampa che «ormai la questione è più tecnica che politica. È vero che il cambio ha sollevato tante difficoltà, ma il grosso è stato risolto».

«L’Italia vi aspetta»
Di Maio è tornato sull’apertura anticipata delle frontiere, decisa unilateralmente da Roma e scattata il 3 giugno. Una mossa che aveva colto di sorpresa la Confederazione e non solo. La decisione, ha spiegato, è stata presa perché tutte le regioni avevano superato la soglia critica della pandemia e i cittadini potevano finalmente muoversi in sicurezza. L’UE individuava la linea critica in 50 nuovi contagi ogni 100 mila abitanti negli ultimi sette giorni. L’Italia era intorno al 2. «Non c’era nessun intenzione di voler forzare la decisione di altri Paese. La riapertura dei confini in molti Stati Schengen, avvenuta 15 giugno, permetterà di salvare quello che potremmo salvare dell’estate, non solo in Italia».
La riapertura con la Svizzera è un fattore molto importante, ha scritto il ministro sul suo profilo Facebook prima di prendere il volo per Agno: «Nel periodo estivo infatti sono davvero tanti i cittadini svizzeri che scelgono l’Italia per trascorrere le proprie vacanze. Con lo sblocco dei flussi turistici diamo linfa ai nostri commercianti grazie all’arrivo di turisti dall’estero».
Per l’Italia quello proveniente dalla Svizzera è al quinto posto, con 10 milioni di pernottamenti annui. Roma, ha sottolineato Di Maio, si impegnerà a mantenere la massima trasparenza su tutti i dati epidemiologici per consentire a gli svizzeri di visitare il Paese in piena sicurezza: «Ora l’Italia vi aspetta, nelle città e nelle strutture balneari».

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Frontiera al centro

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13141674

Ticino molto deluso

Ticino molto deluso

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-molto-deluso-13140750.html

Norman Gobbi dopo l’incontro Cassis-Di Maio: ci attendevamo almeno la definizione di un’agenda su frontalieri e Campione

“C’è sicuramente delusione. Ci attendevamo almeno la definizione di un’agenda che fissasse dei termini per risolvere i dossier che rappresentano una pietra di inciampo nelle relazioni tra Svizzera e Italia, come quello sui frontalieri e quello su Campione”. Ad affermarlo è il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Subito dopo la conclusione dell’incontro tra il consigliere federale Ignazio Cassis e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ai microfoni RSI non ha nascosto che il Ticino al Museo Vela di Ligornetto si aspettava di udire ben altre parole.
Soprattutto sulla questione della tassazione dei frontalieri che è ferma a Roma da cinque anni. Giace sul tavolo del Governo italiano dal 23 febbraio 2015 quando Eveline Widmer-Schlumpf e Pier Carlo Padoan sottoscrissero l’intesa per rivedere l’accordo del 1974.
All’uscita dall’incontro in Ticino, i rappresentanti di Berna e Roma hanno assicurato che faranno il possibile per sbloccare la situazione. Ma al contempo hanno sottolineato che sia la questione dei frontalieri sia quella di Campione non rientrano nei rispettivi ambiti di competenza. Da qui la delusione di Norman Gobbi. “Un dossier di un singolo ministero che complica le relazioni bilaterali tra due paesi, è di competenza anche dei ministri degli affari esteri. Buttar la palla nell’ambito tecnico-finanziario va bene, ma le buone relazioni passano attraverso i fatti e, soprattutto, la concretezza”, sottolinea il presidente del Consiglio di Stato ticinese.

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Da www.teleticino.ch

Norman Gobbi deluso dall’incontro con Di Maio
Il Capo del Governo ticinese si è detto “per niente fiducioso” sulla risoluzione dei dossier sulla fiscalità dei frontalieri e su Campione d’Italia a seguito dell’appuntamento odierno

“Oggi era l’occasione per definire un’agenda politica per sbloccare due dossier (fiscalità dei frontalieri e Campione) che disturbano le reazioni bilaterali tra Svizzera e Italia. Purtroppo – ancora una volta – nulla di fatto. Da qui la nostra delusione”. Queste le parole di Norman Gobbi su Facebook, che reiterano lo sconforto del Presidente del Consiglio di Stato per l’esito dell’incontro tra il Consigliere federale Ignazio Cassis e il suo omologo Luigi di Maio, svoltosi oggi alle 11 a Ligornetto. Sconforto reiterato anche ai microfoni di Teleticino, dove il ministro si era detto “per niente fiducioso” per la risoluzione di questi dossier: “Oggi non abbiamo sentito nessun termine, nessun agenda politica e nessun impegno formale per la risoluzione di questo dossier. Credo che questo sia l’aspetto più demotivante perché dopo cinque anni ci si attende qualcosa che non siano solo parole ma anche fatti”.

 

Luigi Di Maio in Ticino

Luigi Di Maio in Ticino

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Luigi-Di-Maio-in-Ticino-13139952.html

Il ministro degli esteri italiano accolto a Brogeda dal consigliere federale Ignazio Cassis – L’incontro ufficiale a Ligornetto

L’atteso incontro tra Luigi Di Maio e Ignazio Cassis per discutere dei rapporti bilaterali tra Svizzera ed Italia è iniziato su suolo italiano al valico di Brogeda dove il consigliere federale ha accolto il ministro degli esteri giunto da Roma. Non c’è stata stretta di mano (il saluto è stato fatto con i gomiti) ed entrambi indossavano la mascherina per potersi parlare privatamente stando a meno di due metri di distanza. A fare gli onori di casa, era presente il sindaco Bruno Arrigoni.
Dopo i saluti e i ringraziamenti rivolti alle guardie di confine dei due paesi, le delegazioni si sono spostate a Ligornetto, per il colloquio ufficiale fra i capi delle due diplomazie che in Ticino si spera possa anche contribuire a sbloccare la situazione del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri.
“Spero che si vada oltre l’incontro amichevole fra due ministri degli Affari esteri”, ha affermato alla RSI il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi che al Museo Vela ha rivolto il saluto del Ticino ai due membri dei governi. Nel suo intervento, ricordato come il Ticino è sempre stato terra d’accoglienza per gli italiani, si è appellato a Luigi Di Maio “affinché attraverso la firma a breve di un nuovo accordo fiscale tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che – come illustrano giustamente i principi costituzionali dei nostri rispettivi paesi – garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi al fisco”. 

 

Da www.rsi.ch/telegiornale

Accordo sulla fiscalità dei frontalieri

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13140525 

Intervento in occasione della visita ufficiale del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale della Repubblica italiana Luigi Di Maio

Intervento in occasione della visita ufficiale del Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale della Repubblica italiana Luigi Di Maio

Signor Consigliere federale,
Signor Ministro, Signor Sindaco,
Autorità politiche e diplomatiche presenti,
Care cittadine e cari cittadini,  

Mi pregio, Signor Ministro, di darle il benvenuto nella Repubblica e Cantone del Ticino a nome del Governo cantonale. Lo faccio innanzitutto evidenziando i profondi e storici vincoli di amicizia e collaborazione che da sempre contraddistinguono la quotidianità delle nostre relazioni.  

Questa splendida cornice, data dal museo dedicato all’artista Vincenzo Vela, lascia inoltre intuire la portata del contributo del Ticino al Risorgimento italiano e all’opera di unificazione della Repubblica italiana. Proprio in quest’ambito mi piace ricordare il sostegno di molti e molte ticinesi agli amici italiani durante i moti di Milano del 1848, ma soprattutto la generosa e disinteressata accoglienza da parte dei cittadini ticinesi di oltre 20’000 esuli lombardi, che ripararono nel nostro Cantone per sfuggire alla restaurazione dell’Impero austriaco.  

In particolare, il nostro Cantone fu la seconda patria per molti esuli italiani – per la maggior parte milanesi e lombardi, ma anche piemontesi e veneti – che, a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento hanno trovato in terra elvetica accoglienza e generosa ospitalità attratti dal modello di libertà e di democrazia della Confederazione. Fra i personaggi illustri del Risorgimento italiano esuli in Svizzera vanno senz’altro citati Carlo Cattaneo e Giuseppe Mazzini. Cattaneo, che seppe particolarmente apprezzare il federalismo elvetico, si rifugiò nel nostro Paese dopo il fallimento della «Cinque Giornate» di Milano, dal 1852 assunse il ruolo di docente di filosofia al Liceo Cantonale, e si spense a Castagnola il 16 febbraio 1869, non senza aver dato un fondamentale contributo alla scelta del San Gottardo per la costruzione del primo traforo ferroviario.  

Da sempre, quindi, il Ticino è stato terra di accoglienza per gli italiani ed ancora oggi va tenuto in considerazione che oltre un terzo della popolazione residente nel Cantone detiene il passaporto italiano. Ad essa si aggiungono gli oltre 65‘000 lavoratori frontalieri italiani che quotidianamente varcano il confine per venire a lavorare in Ticino e che costituiscono oltre un quarto della forza lavoro del Cantone: nonostante i benefici in termini di sviluppo economico, questa presenza comporta anche notevoli criticità in merito alla pressione sul mercato del lavoro locale in termini di dumping salariale, alla concorrenza sleale e al lavoro in nero, alla mobilità transfrontaliera e alla qualità dell’aria.  

Questi impressionanti dati fanno capire come la nostra regione transfrontaliera costituisca una sola grande zona funzionale economico-sociale – unica con siffatte caratteristiche in Europa –  ragione per la quale già nel 1995, con lo scopo di rafforzare la governanza transfrontaliera, è stata creata la Comunità di lavoro Regio Insubrica che, oltre al Canton Ticino, vede la presenza delle Regioni Lombardia e Piemonte in qualità di membri.  

Uno spazio funzionale di intensa collaborazione di queste proporzioni deve preservare i giusti contrappesi per evitare le criticità, che possono sorgere in un contesto fortemente interconnesso; e che non siano di pregiudizio ai delicati equilibri che reggono l’integrazione dei numerosi lavoratori italiani operanti in Ticino, e soprattutto non creino pregiudizio a scapito della popolazione residente ticinese.  

Tra i dossier principali che vi apprestate a discutere oggi, Signor Ministro, vi è verosimilmente la firma dell’accordo sulla fiscalità dei lavoratori transfrontalieri parafato nel dicembre 2015, che giace oramai inerte da oltre quattro anni in attesa della firma del governo italiano. Questa situazione di stallo è per il Cantone incomprensibile e arreca un grave danno al potenziale di sviluppo della collaborazione tra i nostri territori: riteniamo perciò che sia giunto il tempo di onorare l’impegno preso con il parafo dell’accordo. Per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo, Ticino e Lombardia – nell’ambito delle rispettive competenze – hanno inviato il 30 aprile scorso una lettera con delle raccomandazioni all’attenzione dei rispettivi ministri delle finanze, volte a favorire lo sblocco dell’attuale situazione di stallo.  

Faccio appello alla sua persona, Signor Ministro, affinché attraverso la firma a breve di un nuovo accordo fiscale tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che – come illustrano giustamente i principi costituzionali dei nostri rispettivi Paesi – garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi al fisco.  

Oggi discuterete anche della crisi causata dal Covid-19. Anche in questo ambito il Cantone Ticino non ha fatto mancare il suo appoggio all’Italia, che ha avuto la Lombardia quale principale epicentro. Questa vicinanza ha fatto sì che il nostro sia stato il primo Cantone in Svizzera ad essere toccato dalla pandemia ed abbia pagato il più alto tributo di vittime in proporzione alla sua popolazione.  

Veniamo ora ad un’ulteriore particolarità dei nostri rapporti bilaterali, ossia l’enclave di Campione d’Italia. Proprio nei confronti della comunità campionese il Ticino ha sempre mostrato una grande solidarietà, garantendo la continua erogazione dei servizi essenziali (tra cui quelli sanitari anche durante la crisi Covid-19), nonostante – ad oggi – l’enclave non abbia ancora onorato la totalità dei propri debiti nei confronti del Cantone, di enti locali e aziende ticinesi.  

La modifica dello statuto doganale entrata in vigore lo scorso 1. gennaio non sembra aver risolto i problemi dei cittadini di Campione, anzi. Per questo motivo, nel massimo rispetto della sovranità dello Stato italiano, mi permetto, Signor Ministro, di portare alla sua attenzione le numerose criticità che ancora oggi contraddistinguono l’erogazione dei servizi essenziali a beneficio dell’enclave e che richiedono un intervento delle Autorità preposte.  

Desidero infine aggiungere il mio ringraziamento personale, quale direttore del Dipartimento di giustizia e polizia, alle guardie di confine per il fondamentale lavoro svolto durante la crisi. A partire da ieri è stata reintrodotta la piena libera circolazione delle persone ai nostri valichi: nel sottolinearne gli aspetti positivi, in particolare per gli auspicati ricongiungimenti familiari, mi auguro che le nostre autorità statali possano prendere spunto dagli esiti positivi di un accresciuto controllo alle frontiere in termini di lotta contro la criminalità transfrontaliera – praticamente azzerata anche durante la fase di riapertura – e contro le presenze illegali sul nostro territorio, che creano danno e giusta preoccupazione nella popolazione.  

Augurandovi, Signor Consigliere federale, Signor Ministro, una proficua riunione bilaterale e proseguo della visita ufficiale, desidero da ultimo assicurare la disponibilità del Cantone Ticino, nell’ambito delle competenze conferitegli dalla Costituzione federale, alla ricerca di soluzioni pratiche e durature, volte a rafforzare le relazioni bilaterali e transfrontaliere tra i nostri due Paesi.  

 

Il Patriziato verso il 21mo secolo

Il Patriziato verso il 21mo secolo

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 15 giugno 2020 de Il Quotidiano

Focus sui patriziati
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13138326

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 16 giugno 2020 de La Regione

Aggiornato lo studio strategico per rinnovare l’interesse in uno degli enti pubblici più antichi 

Sono una delle istituzioni che affondano le radici – è proprio il caso di dirlo – in epoche lontane. Hanno attraversato i secoli precedendo addirittura la nascita dei Comuni e sono entrati nel nuovo millennio in salute con l’ambizione di rinnovarsi e continuare a dare il loro contributo alla storia e all’identità locale. Altrove sono rimasti solo i nomi a ricordare usi e costumi ormai decaduti (Vicinie, Communalie, Regole e Terrazzani) nella gestione di beni collettivi come boschi e pascoli. In Ticino invece i Patriziati hanno resistito ai cambiamenti storici e puntano con decisione a rinnovarsi per coinvolgere le giovani generazioni e diventare punto di riferimento anche culturale per la tutela e la cura del territorio. È infatti con questo spirito che la Sezione degli enti locali (Sel) del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di dare continuità e aggiornare lo studio strategico sugli enti patriziali di una decina di anni fa intitolato ‘Visioni e prospettive per il Patriziato ticinese’. Uno studio voluto dalla Sezione degli enti locali e dall’Alleanza patriziale ticinese (Alpa). L’aggiornamento del documento del 2009 è scaricabile dal sito internet www.ti.ch/patriziati.

Sempre sullo stesso sito è possibile trovare informazioni socioeconomiche relative a questi enti riconosciuti dalla Lop (Legge organica patriziale) come corporazioni di diritto pubblico. «I Patriziati restano un elemento centrale della società ticinese, in un mondo in continua evoluzione», ha sottolineato durante la conferenza stampa di presentazione il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. L’obiettivo della nuova pubblicazione – ha continuato Gobbi – è quello di intraprendere un percorso che permetterà agli enti patriziali di trasformarsi per continuare anche in futuro a servire, nel modo migliore, la comunità.

Prossimità e attaccamento ai valori comunitari locali
Dieci anni fa il documento elaborato in collaborazione con l’Alleanza patriziale ticinese si prefiggeva l’obiettivo di definire le linee strategiche di sviluppo della politica in ambito patriziale. «Allora si sottolineava – ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni – il ruolo centrale dei patriziati nella gestione e valorizzazione del territorio, un compito da svolgere possibilmente in stretta collaborazione con i Comuni, riprendendo magari da loro il testimone della prossimità, dell’attaccamento ai valori comunitari locali che, a volte, poteva essere stato messo in secondo piano nella corsa necessaria all’efficienza e alla razionalizzazione amministrativa».

«Quelle conclusioni sono ancora valide oggi, ma vanno aggiornate in funzione delle nuove condizioni-quadro e di possibili ulteriori prospettive di sviluppo», ha ancora spiegato Gobbi.
Il nuovo studio strategico realizzato dalla Sezione degli enti locali, in collaborazione con i patriziati, ha permesso quindi di scattare una fotografia dettagliata della situazione, evidenziando i pregi, mettendo a fuoco le carenze, ma anche mostrando le opportunità che si potranno cogliere. Tra queste il ruolo dei patriziati sul piano dello sviluppo economico, ambientale e culturale.
«Entro il 2030 si vogliono creare i presupposti per fare in modo che l’ente patriziale disponga di un’organizzazione solida, di risorse finanziarie e umane adeguate, promuovendo un approccio aperto, procedure snelle e un riconoscimento del ruolo pubblico», ha invece spiegato Fausto Fornera, ispettore dei Patriziati della Sel che conferma che gli enti patriziali, al pari dei Comuni, incontrano molte difficoltà nel reclutare nuove leve che si mettano a disposizione per il rinnovo degli organi patriziali. Dallo stesso studio emerge infatti che il 31% dei patriziati riscontra difficoltà nel comporre l’ufficio patriziale o la commissione della gestione a causa d’incompatibilità per parentela, mentre un altro 32% incontra altre difficoltà, tra cui la mancanza di persone che si mettono a disposizione, in particolare i giovani. «Il problema del rinnovo delle cariche è sentito anche dai patriziati», afferma Fornera. «Crediamo che l’accresciuta sensibilità per i temi ambientali e il rilancio dei sentieri escursionistici in chiave di promozione turistica possano avere un ruolo nell’avvicinare le nuove generazioni», aggiunge Fornera che precisa come il volontariato sia molto presente in questo ambito.

Duecento enti e oltre 90mila patrizi
Ricordiamo che gli enti patriziali sono 200 in rappresentanza di oltre 90mila cittadini e sono proprietari del 75% dei pascoli e dei boschi ticinesi. Dalla gestione di questi beni derivano le principali risorse finanziarie necessarie al loro funzionamento. Sempre dallo studio, coordinato dal caposezione degli enti locali Marzio Della Santa e realizzato da Victoria Franchi, emerge che la maggior parte dei patriziati, sebbene non all’unanimità, è favorevole all’allargamento della base, ovvero a far acquisire a cittadini ticinesi non patrizi lo status di patrizio (se rispettano le condizioni previste dalla legge), per trovare più facilmente persone che si mettono a disposizione. E molti patriziati si sono già attivati in tal senso. Sarebbe un modo per adeguare questo antico istituto alla realtà sociale odierna.

Patriziati ticinesi

Patriziati ticinesi

Intervento durante la trasmissione Albachiara di Rete Uno

Oggi si terrà una conferenza stampa indetta dal Dipartimento Cantonale delle Istituzioni che svelerà qualche novità sul tema dei patriziati, istituzioni storiche che non perdono occasione di rinnovarsi per stare al passo coi tempi. Abbiamo colto anche l’occasione per ricordare cosa sono questi enti e di cosa si occupano. Con noi il Direttore del Dipartimento, Presidente del Governo Ticinese e Patrizio di Piotta, Norman Gobbi.

https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/informazione/albachiara/Patriziati-ticinesi-13050993.html

“Un altro lockdown non sarebbe sostenibile”

“Un altro lockdown non sarebbe sostenibile”

Da www.ticinonews.ch

Secondo il Presidente del Consiglio di Stato non si applicherà una chiusura generalizzata in caso di seconda ondata. Si preferirà invece il controllo regionale dei focolai

In caso di una seconda ondata un lockdown generalizzato “non sarebbe sostenibile, né dal punto di vista sociale ed economico che da quello della capacità di sopportazione della popolazione”. Così sostiene Norman Gobbi, intervistato da Radio3i: “Sarà importante avere misure molto più puntuali e mirate ai gruppi a rischio, sia persone che eventi che più di altri possono diffondere il virus”, ha spiegato il Presidente del Consiglio di stato, interpellato nel merito del nuovo approccio del Consiglio federale sulla gestione della crisi sanitaria. Approccio che, secondo quanto ventilato ieri dal domenicale NZZ am Sonntag, favorirà sempre di più un approccio su base regionale, con i Cantoni in prima linea nelle decisioni. Cantoni dovrebbero quindi poter ordinare autonomamente misure necessarie, come la quarantena, evitando quindi un lockdown nazionale.

“Misure mal digerite da alcuni Cantoni”
“Lo abbiamo visto durante la prima ondata”, ha spiegato Gobbi ai colleghi della Radio, “il fatto che il virus abbia colpito in maniera più marcata alcuni cantoni o alcune regioni ha imposto per esempio al Ticino di intervenire per primi, con la Confederazione che è arrivata dopo con misure a livello nazionale. Misure che sono state mal digerite in alcuni cantoni meno toccati dal virus. Il federalismo significa dunque maggior convivenza a livello nazionale ma anche soluzioni puntuali, e in questo caso regionali, per la gestione del virus nel caso di una seconda ondata”.

L’apertura delle frontiere
Il Consigliere di Stato, durante l’intervista, si è anche espresso sull’apertura definitiva delle frontiere con l’Italia: “Credo che uno dei fattori che ha portato a ridurre la diffusione del virus sia stata anche la minor mobilità internazionale. Ovviamente quindi questa apertura mi preoccupa, l’invito è a usufruire questo aumento della mobilità ma con la consapevolezza che il virus è ancora tra di noi”

Montagne sicure: al via la campagna estiva 2020

Montagne sicure: al via la campagna estiva 2020

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con il Dipartimento del territorio e la Polizia cantonale, continua la sua attività di prevenzione in montagna con il lancio della campagna estiva del programma Montagne sicure. Quest’anno, oltre al flyer in quattro lingue con i consigli fondamentali rivolti a coloro che decidono di incamminarsi alla scoperta dei sentieri ticinesi, è stato realizzato anche un ulteriore volantino, specifico al contesto COVID-19. Quest’ultimo intende fornire alcune indicazioni agli ospiti delle capanne e dei rifugi alpini al fine di garantire a tutti la sicurezza necessaria per godersi questi momenti di svago.
La pratica dell’escursionismo, così come la ricerca di funghi, richiede particolare prudenza, poiché è sufficiente una piccola disattenzione per infortunarsi in maniera anche grave. I dati degli ultimi anni purtroppo registrano ancora un numero elevato di infortuni avvenuti in montagna. Se da un lato la pratica dell’escursionismo favorisce la forma fisica e la salute, dall’altro i dati statistici dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI) testimoniano una media annuale svizzera che si attesta oggi a 26’000 infortuni (agli inizi degli anni 2000 la media era invece di 17’700), e tra questi conta un’ottantina di decessi.
Nel nostro Cantone la Polizia cantonale – per il tramite del Gruppo Ricerche e Costatazioni – e i suoi partner intervengono nei boschi e nelle vallate del territorio in caso di incidenti e scomparse di escursionisti e di cercatori di funghi. Nel 2019 in Ticino sono stati registrati 7 infortuni in montagna con esito letale. Questo dato indica una diminuzione rispetto all’anno precedente, quando i decessi in montagna a seguito di infortuni ammontavano a 10. Con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e gli infortuni e affinché frequentare la montagna sia sempre un piacere, il programma di prevenzione “Montagne sicure” intende continuare a sensibilizzare coloro che decidono di avventurarsi alla scoperta dei nostri paesaggi e delle nostre vette. Per questo motivo, in collaborazione con la Cancelleria dello Stato, un flyer in quattro lingue rivolto in particolare a escursionisti e a cercatori di funghi contenente fondamentali consigli di sicurezza sarà distribuito nelle prossime settimane. Fra i diversi consigli, si richiama l’attenzione all’importanza dei preparativi (attrezzatura adatta e provviste sufficienti), della scelta di un itinerario idoneo alle proprie capacità fisiche e dell’adattare il ritmo di percorrenza in base alle condizioni, concedendosi delle pause regolari per recuperare le forze. Quest’anno, in relazione all’emergenza sanitaria, per la quale l’invito è di continuare a seguire le fondamentali regole di igiene accresciuta e di distanza sociale, è stato creato un ulteriore flyer specifico con consigli di sicurezza per gli ospiti delle capanne e dei rifugi:

– Prenota il tuo posto letto. Niente pernottamenti senza prenotazione.
– Fai visita alle nostre capanne solo in buona salute
– Porta con te disinfettante, asciugamano e mascherina protettiva.
– Non si assegnano posti letto senza un proprio sacco a pelo o lenzuolo federa cuscino.
– Riporta con te a valle i tuoi rifiuti.

In caso di infortunio si ricorda di contattare i numeri d’emergenza 112 o 117, specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.
Si sottolinea inoltre che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso d’infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia.
Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene fatturato alla persona ricercata.
Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini statali). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.