“La macchina funziona bene. Basta avere la benzina”

“La macchina funziona bene. Basta avere la benzina”

La campagna di vaccinazione, i ritardi e la diminuzione dei morti

La situazione epidemiologica è stabile: i contagi per ora sono sotto controllo e la diminuzione delle persone ospedalizzate nelle ultime 5-6 settimane è stata importante. “Ma soprattutto – afferma il presidente del Governo Norman Gobbi – il numero delle persone che purtroppo perdono la vita a causa del virus è di molto diminuito. È il risultato più importante già raggiunto dalla campagna di vaccinazioni avviata in Ticino, che ha visto prima di tutto completata la vaccinazione nelle case anziani, così da proteggere proprie le persone più vulnerabili. Anche le vaccinazioni per gli over85 e over80 sono a buon punto con la seconda dose (osservo però che chi non avesse ancora voluto vaccinarsi e ha più di 80 anni lo può fare sempre) e che abbiamo aperto la possibilità di prenotare l’appuntamento per il vaccino agli over75”.

Ma c’è chi dice che abbiamo fatto troppo poco in queste prime settimane di vaccinazioni… “Comprendo queste critiche, però bisogna essere chiari. Il problema sta nel numero di dosi vaccinali che la Confederazione può mettere a disposizione dei Cantoni. La macchina in Ticino funziona molta bene. Se però manca la benzina si ferma. Ma appena arriva il carburante la macchina va a pieno regime. Ci sono stati ritardi di consegna del vaccino Pfizer alla Svizzera e di riflesso i Cantoni non hanno potuto continuare a vaccinare a ritmo sostenuto. Però, ripeto, l’organizzazione funziona molto bene e di questo occorre dare merito a molte persone e organizzazioni che si impegnano su questo fronte: i medici, i sanitari dei servizi ambulanze, i Comuni, la protezione civile, la Sezione del militare e della protezione della popolazione. Una vera e propria squadra che si mette al servizio della gente”.

Quali sono ora i prossimi passi di questa campagna? “Proprio nel corso di questa settimana il Governo ha presentato le varie fasi della campagna di vaccinazione, con l’apertura il prossimo mercoledì 3 marzo di un grande centro cantonale a Giubiasco. Entriamo nella fase tre, e possono prenotare la vaccinazione le persone dai 75 anni in su. Si tratta di un gruppo di 17mila persone. Poi nella fase 4 saranno vaccinati i malati cronici (circa 25mila persone) e in seguito gli over 65, una fascia di popolazione di 35mila persone. La vaccinazione fa parte dei quattro pilastri che il Governo ha posto per uscire da questa crisi: Limitare, Testare, Proteggere, Vaccinare. Vediamo il traguardo all’orizzonte, ma non sappiamo ancora bene quanto sia vicino. Per questo è importante rimanere vigili e prudenti”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Da lunedì terrazze chiuse sulle piste

Da lunedì terrazze chiuse sulle piste

Braccio di ferro tra Confederazione e Cantoni
Norman Gobbi sul braccio di ferro con Berna: ‘Si voleva evitare una crisi istituzionale’.
Per i gestori: ‘Decisioni troppo repentine’.
Bosco Gurin anticiperà la chiusura stagionale.

Non più terrazze aperte sulle piste da sci da lunedì. Lo ha deciso il Consiglio di Stato. Il tema, stando ad alcune testate svizzero tedesche, avrebbe scaldato gli animi a Berna. «Per evitare una crisi in un momento delicato, abbiamo deciso di adeguarci alle disposizioni federali», afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Il governo federale avrebbe usato toni forti nei confronti dei Cantoni, arrivando addirittura, secondo il ‘Blick’, a minacciare di non elargire aiuti per i casi di rigore, questo se non fosse stato accettato di chiudere le terrazze. «A nostro modo di vedere si tratta di una ‘fake news’», dice Gobbi. «Per poter sanzionare occorre una base legale, cosa che ovviamente non è data». Secondo Norman Gobbi si è trattato di una «decisione congiunta adottata dai sei Cantoni che permettevano l’utilizzo delle terrazze (oltre al Ticino: Uri, Svitto, Nidvaldo, Obvaldo e Glarona, ndr)». Ma non manca il disappunto: «Rimango convinto che le terrazze fossero una soluzione intelligente davanti alla possibilità, decisa da Berna, di tener aperte le piste da sci». Per questo motivo il Consiglio di Stato ha fatto valere le proprie ragioni durante i colloqui con la Confederazione, in particolare la convinzione che «la regolamentazione di questi spazi rientra nelle disposizioni previste dai piani di protezione per i comprensori sciistici e quindi di competenza dei Cantoni».
Sul tema prende posizione anche l’Udc che scrive in una nota: “Si comprende la volontà di evitare attriti tra i governi cantonali e il Consiglio federale, ma la decisione odierna non fa altro che dare forza alla strategia incoerente e arbitraria del Consiglio federale nella gestione della pandemia”.

Gestori in difficoltà
Per i gestori delle piste da sci, l’annuncio di ieri mette in grande difficoltà: «Non contesto le ragioni che hanno portato a questa decisione, ma le modalità», ci spiega Gabriele Gendotti, presidente della Nuova Carì Sagl. «Abbiamo quaranta dipendenti e da lunedì ne dovremo lasciare a casa alcuni». Decisioni che arrivano all’ultimo momento e che portano dubbi anche sugli aiuti: «C’è molta confusione. Non si capisce se abbiamo effettivamente diritto a un certo tipo d’indennità. È difficile gestire un’azienda in questo modo. Siamo costretti a navigare a vista». Non sarà più possibile utilizzare le terrazze, ma le piste rimarranno aperte e le persone consumeranno comunque i pasti offerti dal servizio di ‘take away’. «L’utilizzo delle terrazze è un sistema efficace per gestire con più ordine i clienti», ci dice Matteo Milani, presidente degli Amici del Nara Sa. «Le persone acquistano il cibo e si siedono ordinatamente ai tavoli sui quali non sono ammesse più di quattro persone. È più difficile tenere la gente sotto controllo quando si assembra e si sposta in uno spazio libero».
A pensarla in maniera differente è Virginie Masserey, responsabile della Divisione malattie infettive dell’Ufficio federale della sanità pubblica. «Quando le persone si riuniscono come su una terrazza […], sono più vicine e si muovono maggiormente», pertanto questi incontri aumenterebbero il rischio d’infezione. È meglio, aggiunge Masserey, «che le persone si sparpaglino un po’ e si tengano a distanza, invece di riunirsi su una terrazza». Ed è anche una questione di equità verso gli altri ristoranti che non possono aprire i loro patii: «Ecco perché tutti dovrebbero rimanere chiusi».

Bosco Gurin chiude
«Questa situazione è degenerata, non sono una marionetta da fermare e muovere come si vuole», così il proprietario degli impianti turistici di Bosco Gurin Giovanni Frapolli che annuncia la chiusura della stazione sciistica a partire da lunedì. «Domenica chiudo e invierò la fattura al Cantone». Non le manda a dire Frapolli che afferma di provare delusione anche nei confronti del Comune di Bosco Gurin e del patriziato: «Ognuno si deve prendere le proprie responsabilità. Anche se non si ha potere, bisogna avere il coraggio di dire qualcosa, per lo meno quello che si pensa». E aggiunge: «Non è mai colpa solo di una persona o di un ente, ci sono altri che fomentano».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 27 febbraio 2021 de La Regione

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Retromarcia dei Cantoni sulle terrazze
È arrivato il dietrofront di sei Cantoni Norman Gobbi: «Abbiamo deciso di non innescare una crisi istituzionale»

Questo fine settimana avete in programma di recarvi sulle piste da sci? Bene. Godetevela: perché sarà l’ultima volta – per questa stagione, s’intende – che potrete gustarvi un pranzo comodamente seduti a un tavolino di una terrazza. Dalle 17 di domani questi luoghi – che negli scorsi giorni hanno sollevato un polverone di polemiche – verranno chiusi al pubblico. Infatti, i colloqui tra i rappresentanti del Consiglio federale e di alcuni Cantoni svizzeri, tra cui il Ticino, in merito all’utilizzo delle terrazze dei take-away situati nei comprensori sciistici non hanno permesso di trovare un compromesso. Con quelli ticinesi chiuderanno anche gli spazi di Uri, Svitto, Nidvaldo, Obvaldo e Glarona. I Grigioni, invece, dopo la decisione di mercoledì del Consiglio federale avevano sbarrato immediatamente le terrazze. Secondo i Cantoni, comunque, la regolamentazione di questi spazi rientra nelle disposizioni previste dai piani di protezione per i comprensori sciistici e, di conseguenza, sarebbe di competenza dei Cantoni. Il Consiglio federale non ha condiviso questa interpretazione e ha quindi ribadito che l’utilizzo di questi spazi è regolamentato dall’Ordinanza federale. Le autorità cantonali hanno cercato – invano – di spiegare alle autorità federali i vantaggi legati alla messa a disposizione di questi spazi per il consumo di bevande e alimenti sulle piste da sci. Poi la retromarcia. «In un momento molto delicato – non dimentichiamoci che davanti a noi ci sono in vista allentamenti e che le trattative con Berna sono sempre intense – abbiamo deciso di non innescare una crisi istituzionale», ha spiegato al Corriere del Ticino il presidente del Governo Norman Gobbi. «Rimango convinto che l’uso delle terrazze fosse una soluzione, mi si passi il termine, intelligente di fronte alla decisione de Consiglio federale di tenere aperti gli impianti sciistici». Nel frattempo, il proprietario degli impianti turistici di Bosco Gurin Giovanni Frapolli ha reso noto a «La Regione» che da lunedì gli impianti saranno fermi proprio a causa del divieto di apertura delle terrazze dei ristoranti sulle piste.

Smentito il «ricatto»
Ieri mattina il «Blick» aveva riportato di un possibile «taglio», ipotizzato dal presidente della Confederazione Guy Parmelin, degli aiuti finanziari legati alla COVID-19 ai cosiddetti «Cantoni ribelli». «Non si può sanzionare senza una base legale. Per questo considero quanto riportato una fake news», ha tagliato corto Gobbi. Nic/G.C.

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 27 febbraio del Corriere del Ticino

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Terrazze chiuse anche in Ticino
Retromarcia del Consiglio di Stato che si piega alla volontà di Berna: da domenica sera non sarà più possibile utilizzare questi spazi

Il canton Ticino cambia rotta: da domenica 28 febbraio alle 17.00 le terrazze dei take away nei comprensori sciistici dovranno essere chiuse. Lo segnala una nota stampa del Cantone.
La decisione è stata presa dalle autorità cantonali di concerto con quelle dei cantoni di Uri, Svitto, Nidvaldo, Obvaldo e Glarona.
Fa seguito ad alcuni colloqui con rappresentanti del Consiglio federale e di alcuni cantoni svizzeri durante i quali non è stato possibile trovare una soluzione di compromesso.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Terrazze-chiuse-anche-in-Ticino-13860211.html

 

Coronavirus – Terrazze nei comprensori sciistici

Coronavirus – Terrazze nei comprensori sciistici

Comunicato stampa

I colloqui tra rappresentanti del Consiglio federale e di alcuni Cantoni svizzeri, tra cui il Ticino, in merito all’utilizzo delle terrazze dei take-away situati nei comprensori sciistici non hanno permesso di trovare un compromesso. Per questo motivo il Consiglio di Stato, in maniera coordinata con i Cantoni di Uri, Svitto, Nidvaldo, Obvaldo e Glarona, ha deciso che a partire da domenica 28 febbraio 2021 alle 17.00 le terrazze dovranno essere chiuse.

Come noto, in sei Cantoni svizzeri, è attualmente possibile consumare alimenti e bevande sulle terrazze dei take-away dei comprensori sciistici. Questo naturalmente nel pieno rispetto dei piani di protezione previsti per la gastronomia (tavoli distanziati, massimo di quattro persone per tavolo, tracciamento, ecc.). Secondo i Cantoni la regolamentazione di questi spazi rientra nelle disposizioni previste dai piani di protezione per i comprensori sciistici e, di conseguenza, sarebbe di competenza dei Cantoni. Il Consiglio federale non condivide questa interpretazione e ha ribadito che l’utilizzo di questi spazi è regolamentato dall’Ordinanza federale. Le autorità federali hanno quindi chiesto ai Cantoni di rispettare e far applicare queste disposizioni.  

I Cantoni hanno cercato di spiegare alle autorità federali i vantaggi legati alla messa a disposizione di questi spazi per il consumo di bevande e alimenti sulle piste da sci. Dopo alcuni colloqui avvenuti ieri sera, giovedì 25 febbraio 2021, non è stato raggiunto un compromesso. Anche se da un punto di vista epidemiologico si resta convinti della bontà della soluzione proposta, i Cantoni hanno deciso di dare seguito alle richieste del Consiglio federale.  

Per questo motivo, il Consiglio di Stato ticinese, in maniera coordinata con i Governi dei Cantoni di Uri, Svitto, Nidvaldo, Obvaldo e Glarona, ha deciso che a partire domenica 28 febbraio 2021 alle 17.00 le terrazze dei comprensori sciistici dovranno chiudere. I servizi di take-away potranno invece continuare la propria attività. 

«C’è differenza tra sentire e ascoltare»

«C’è differenza tra sentire e ascoltare»

Norman Gobbi, il Governo ticinese è soddisfatto della nuova tabella di marcia del Consiglio federale per l’uscita dal semi-confinamento?
«È sicuramente positivo il fatto che sia stata rivista la posizione iniziale che prevedeva la seconda tappa delle riaperture il 1. aprile. Il Consiglio federale ha deciso di anticiparla al 22 marzo, ma serviranno reali misure di riapertura se la situazione pandemica lo consentirà. La Pasqua, un periodo cruciale per il turismo, è alle porte e la popolazione ha la necessità di riappropriarsi delle proprie libertà».

Le decisioni di Berna non fanno l’unanimità. Lei concorda con il presidente dell’UDC Marco Chiesa, il quale in un’intervista alle testate di Tamedia ha parlato di «dittatura del Consiglio federale»?
«Si tratta di una questione che riguarda il partito nazionale. Il Consiglio di Stato ha fatto presente a Berna le difficoltà del cantone. C’è però una differenza tra sentire e ascoltare: siamo stati capiti, questo sì, ma non compresi. Il timore è che la popolazione non possa più seguire le autorità».

Temete un aumento dell’esasperazione da parte dei cittadini?
«Sì, esasperazione e stanchezza psicofisica. Domani (oggi per chi legge, ndr) sono dodici mesi che il nuovo coronavirus accompagna le nostre vite. Ci sono dei settori che hanno dovuto chiudere, tra prima e seconda ondata, per cinque mesi. È una situazione difficile, e non solo economicamente. Gli aiuti di Stato non sostituiranno mai i guadagni ed è una situazione che diventa psicologicamente difficile da affrontare: qualcuno potrebbe arrivare a mollare tutto, creando un importante danno socioeconomico».

Come sono cambiati i rapporti con il Consiglio federale dalla prima alla seconda ondata? Lo scorso anno, dopo alcune reticenze iniziali, Berna aveva accolto le richieste del Ticino, in prima linea nella lotta alla pandemia.
«I rapporti sono meno intensi, nelle fasi iniziali della prima ondata eravamo solo noi al fronte. Oggi lo è tutto il Paese. Gli occhi che prima erano puntati sul Ticino oggi lo sono sul Consiglio federale, che ha un suo approccio. I Cantoni possono dire la loro, ma è Berna che decide. Dopo che una decisione è stata presa è importante lavorare insieme. A noi spetta il compito di far capire le difficoltà dei diversi settori economici e della popolazione».

Tra i settori più colpiti, economicamente e nel morale, c’è la ristorazione. Il Consiglio federale valuterà una riapertura delle terrazze dei ristoranti già a partire dal 22 marzo e non ha neppure escluso di estendere questa possibilità agli spazi interni.
«Il Consiglio di Stato auspica che si possa arrivare a una riapertura. Consentirla alle sole terrazze, però, è discriminatorio. È preferibile una riapertura generale con il rispetto di un rigoroso piano di protezione. I ristoratori hanno perso la Pasqua e il Natale dello scorso anno oltre a San Silvestro e il Carnevale 2021. Dovesse saltare anche la Pasqua, per molte attività sarà difficile poter riaprire».

Per una Svizzera che gradualmente riapre c’è un’Italia che pian piano richiude, con “zone rosse” a macchia di leopardo a seconda dell’esplosione di nuovi focolai. Uno scenario che preoccupa il Governo?
«Seguiamo con attenzione la situazione al di là del confine. I focolai vanno gestiti correttamente in modo da spegnerli sul nascere. Ci auguriamo che la strategia italiana funzioni così come ha funzionato quella messa in atto dal Ticino per contenere il focolaio legato alla variante inglese a Morbio».

Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 25 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

“Il Consiglio Federale ha fatto un passo nella giusta direzione”

“Il Consiglio Federale ha fatto un passo nella giusta direzione”

Il presidente del Consiglio di Stato ticinese è soddisfatto di quanto comunicato oggi.
“L’obiettivo è salvare la Pasqua, per chi nella ristorazione e nell’albergheria ci arriverà e anche per le famiglie. Viggiù e Re? Situazioni gestite dall’Italia”

In conferenza stampa è stato fatto notare dai giornalisti presenti a Berset e Parmelin che si è seguito poco di quello che avevano chiesto i Cantoni, per contro Norman Gobbi è soddisfatto. “Ho visto un passo nella giusta direzione per dare una prospettiva di riaperture a ritmo più serrato. Pensare a nuovi da qui a un mese non era soddisfacente né per noi né per le categorie economiche. Trovo positivo anche che abbiano ascoltato la richiesta di estendere la possibilità di fare sport sino ai 20 anni”, ha detto a caldo ai microfoni della RSI.
L’idea, se tutto andrà bene, di poter pensare a riaprire non solo le terrazze esterne ma anche potenzialmente ristoranti e bar a partire dal 22 marzo potrebbe permettere di salvare la Pasqua, ora vero obiettivo. “Certo, è questo il fine. Abbiamo sottolineato come a fine marzo saranno 100 circa i giorni di chiusura forzata per quei settori, che in un anno hanno dovuto star chiusi per 5 mesi forzatamente. Voglio vedere chi riesce a arrivare motivato a organizzare la Pasqua, anzi chi proprio ci arriva, visto che molte attività alberghiere e della ristorazione hano grossi problemi. Ci sono gli aiuti che rispondono ad alcune necessità ma non saranno mai pari al guadagno”, ammette il Consigliere di Stato. Che spiega come, dopo aver già perso la Pasqua dello scorso anno, Natale, la fine dell’anno e Carnevale per chi come i ticinesi ama stare in famiglia e all’aria aperta non poter vivere nemmeno la prossima Pasqua sarebbe un problema serio.
Non nasconde, come non lo hanno nascosto in conferenza stampa, che si rischia una terza ondata. “Basta guardare verso Brescia. Per quanto riguarda le realtà italiane come Re o Viggiù, sono le autorità locali a occuparsene. Chi ha dipendenti che vengono da quei paesi sicuramente starà attento perchè non vuole di certo portarsi a casa il virus e mettere a rischio l’intera azienda”.
In un anno di pandemia, si è imparato quanto è lunga. “Ma sappiamo anche come gestire i focolai, vedesi Morbio. Un altro aspetto di cui siamo consapevoli è la stanchezza generale, sia da parte di voi media nel riportare le notizie che per i cittadini ad accoglierle”.

Da www.liberatv.ch

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Berna ha deciso: la reazione di Norman Gobbi
Il presidente del Consiglio di Stato ticinese ora live su piazzaticino.ch. 

La Svizzera prova a ripartire e a uscire dal semi lockdown. Tra tanti dubbi e tante incognite. Lo fa in maniera timida, riaprendo qualcosa ma non tutto. Il timore per le varianti del Covid-19 è forte. Come sono state recepite in Ticino le mosse di Berna? Ce lo dice in diretta live Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ticinese, ospite di piazzaticino.ch

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1495090/piazzaticino-ch-gobbi-norman-berna-reazione

Da www.tio.ch
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“Serve una Pasqua quasi normale”
Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi commenta le decisioni odierne del Consiglio federale

Le richieste del Canton Ticino sono state accolte solo in parte nel piano di allentamenti del Consiglio federale. Punto principale che fa sorridere a sud della Alpi è la possibile anticipazione della seconda tappa, al 22 marzo. “Il mese che il Consiglio federale aveva ipotizzato dal primo marzo al primo aprire era effettivamente troppo e non rispondeva a delle aspettative, che sono legittime, da parte di chi è da settimane, se non mesi, chiuso”, ha commentato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.
Un’altra delle richieste ticinesi accolte è stata quella di alzare l’età per le attività giovanili, dai 18 ai 20 anni, “per rispondere alle necessità di sfogo della popolazione più giovane”. Altre non sono state accolte: “Non hanno accolto la richiesta di portare da cinque a dieci il limite di persone per gli eventi in casa, quindi magari vedremo qualche grigliata in più viste le temperature primaverili”.
“Resta però l’incognita di vedere cosa succederà il 22 di marzo. Sarà importante dare delle prospettive soprattutto verso una Pasqua che dovrà essere una quasi normalità”. Tutto, però, dipenderà dall’evoluzione epidemiologica e dalla diffusione delle mutazioni. In tal senso, il Ticino può guardare al futuro con una certa: nonostante la variante inglese sia presente in Ticino da gennaio i numeri sono stabili a livelli abbastanza bassi, ha detto Gobbi, “cosa che ci fa ben sperare nell’ottica del 22 marzo”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/serve-una-pasqua-quasi-normale-DL3872603

Da www.ticinonews.ch
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Gobbi: ‘L’obiettivo è aprire per Pasqua’

«Siamo abbastanza soddisfatti delle decisioni del Consiglio federale di allentare le misure di confinamento di alcune attività economiche. La possibile riapertura di bar e ristoranti al 22 di marzo era una nostra richiesta, avanzata anche da altri Cantoni, che è stata accolta. Una riapertura al primo di aprile sarebbe stata troppo a ridosso della Pasqua e quindi avrebbe impedito ai ristoratori e gerenti di organizzarsi al meglio». Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi non nasconde una certa soddisfazione per la strategia di defaticamento annunciata da Berna. «Anche la nostra proposta di allargare lo svolgimento di attività culturali e sportive ai ragazzi fino a 20 anni è stata accettata e di questo siamo contenti», continua Gobbi. Per quanto riguarda invece la questione della possibile apertura delle sole terrazze dei ristoranti, «la riteniamo, se attuata, una misura discriminatoria nei confronti degli esercizi pubblici che ne sono sprovvisti».

Tutto dipenderà dall’evoluzione della pandemia. I contagi in questo periodo sono scesi a

livelli bassi, ma stagnanti. Il Consiglio federale è però preoccupato dalle varianti del coronavirus. «Certo, l’atteggiamento del governo federale è di prudenza. C’è però la campagna di vaccinazione anti-Covid che sta proseguendo. Una volta immunizzata la parte della popolazione più a rischio di complicanze, penso a tutti gli over 65, si potrà immaginare di ritornare a pieno regime per l’inizio dell’estate», risponde Norman Gobbi il quale precisa che dal Ticino si guarda con attenzione anche a quello che sta avvenendo nella vicina Italia. «Il rischio di una terza ondata nella provincia di Brescia non è remoto e per questo siamo attenti a tutto ciò che avviene sia sul nostro territorio, sia all’esterno». «L’allarme non è ancora rientrato, ma dobbiamo comunque dare alla nostra popolazione degli sprazzi di luce per ritornare al più presto alla normalità», conclude il presidente del Consiglio di Stato.

Dal punto di vista della campagna di immunizzazione, nel primo giorno di apertura delle prenotazioni per gli over 75 sono stati assegnati i primi mille appuntamenti. Lo ha reso noto il Dipartimento della sanità e della socialità. Il primo migliaio di appuntamenti è stato fissato a partire da mercoledì 3 marzo, in ragione di circa duecento al giorno. Verrà inoculato il preparato di Pfizer. La procedura online è ancora attiva. Le persone interessate possono iscriversi sul sito www.ti.ch/vaccinazione.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 25 febbraio 2021 de La Regione

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“Mini allentamento”
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13856509

Da www.rsi.ch/ilquotidiano

 

 

 

Vaccinazioni, tocca agli over 75

Vaccinazioni, tocca agli over 75

La macchina organizzativa è ormai rodata. La scarsità dei vaccini non ha però permesso di mantenere il ritmo di dosi inoculate immaginato dalle autorità sanitarie all’inizio della campagna, ma ora è stato dato un tempo certo per immunizzare tutte le persone che lo vorranno: entro la fine di luglio dovrebbe quindi concludersi il quarto punto – ‘vaccinare’ – della strategia cantonale anticoronavirus. I primi tre punti, ancora attuali, sono ‘limitare’, ‘testare’ e ‘proteggere’. La prima fase, che ha riguardato 10mila persone residenti nelle case per anziani, è conclusa. È ora in corso la seconda fase che dovrebbe terminare entro la fine di marzo e che riguarda gli over 80 (24mila persone, con una media di 600 vaccinazioni al giorno). Contemporaneamente sono state aperte le liste di prenotazione per gli over 75 anni compiuti o più. Si tratta di circa 17mila persone residenti che riceveranno informazioni dettagliate via lettera direttamente dall’Ufficio del medico cantonale. Le possibilità di accesso al vaccino per questa fascia della popolazione rimangono le due già conosciute: il centro di vaccinazione cantonale oppure la vaccinazione di prossimità organizzata dai Comuni.

Quattro centri dedicati
Il centro cantonale dedicato a questa fase è stato allestito presso il Mercato coperto di Giubiasco e inizierà a vaccinare a partire da mercoledì 3 marzo. Seguiranno i centri di Lugano (Conza), Locarno (Fevi), e Mendrisio (Mercato coperto).
Chi ha 75 anni o più e vuole optare per questa modalità può iscriversi da subito al sito La procedura guidata permette di prendere posto sulla lista d’attesa; l’avvenuta iscrizione viene confermata via Sms. Man mano che saranno disponibili i vaccini, il sistema provvederà settimanalmente a fissare gli appuntamenti degli iscritti, sempre con comunicazione via Sms. Quando il sistema assegna l’appuntamento, la persona viene informata dello stesso sia per la prima dose, sia per la seconda. Globalmente, dal 3 marzo al 4 aprile a Giubiasco ci saranno 10mila posti a disposizione. Al momento in cui la lista d’attesa raggiungerà le 10mila iscrizioni verrà sospesa. Tutti coloro che risultano annunciati sulla piattaforma web dovranno quindi attendere il proprio turno, che potrà arrivare fino a quattro settimane dopo l’iscrizione. È sempre possibile chiamare il numero verde 0800 128 128 per avere supporto in caso di problemi tecnici durante la procedura di registrazione.
Per chi non può o non intende recarsi a Giubiasco e preferisce attendere la possibilità di vaccinarsi nel proprio comprensorio sarà possibile annunciarsi al proprio Comune, ma solo a partire da lunedì 8 marzo. La vaccinazione di prossimità verrà poi organizzata dalla metà di marzo in avanti, grazie alla collaborazione dei medici del territorio, secondo le modalità già adottate per la vaccinazione delle persone over 80.
«Il Ticino ha messo in campo un’organizzazione flessibile e capillare in ogni fase. La velocità della ‘macchina’ dipende dalle dosi a disposizione e non dalla nostra volontà», ha sottolineato durante la conferenza stampa il consigliere di Stato Norman Gobbi, presidente del governo, il quale ha ricordato che la campagna di vaccinazione «prosegue seguendo le priorità di accesso definite dalla Confederazione». L’invito alla cittadinanza è sempre quello di portare pazienza e di «rimanere vigili e prudenti». «Vediamo il traguardo all’orizzonte, ma non sappiamo ancora quanto vicino sia», ha aggiunto. Il consigliere di Stato Raffaele De Rosa, responsabile del Dipartimento della sanità e della socialità, ha invece ricordato che la campagna di vaccinazione continua con i vaccini di Pfizer e Moderna che si stanno dimostrando «ben tollerati». La fornitura della Confederazione è pari a 12’800 dosi (8’900 di Moderna e 3’900 di Pfizer). «L’efficacia è buona», ha continuato De Rosa. «Nelle case per anziani il numero di positivi al coronavirus è letteralmente crollato e questo lascia aperta la possibilità di ulteriori allentamenti per quanto riguarda le visite», ha spiegato ancora De Rosa che ha anticipato che entro la fine di febbraio l’Ufficio del medico cantonale emanerà direttive in tal senso.
Le fasi della campagna di vaccinazione successive, condizionate dalla disponibilità dei vaccini, coinvolgeranno sempre più persone: 25mila, da marzo a maggio, affette da malattie croniche; poi gli over 65 (35mila) da aprile a metà giugno; il personale sanitario (12mila) da maggio a giugno e infine tutta la popolazione adulta over 16 (160mila) da fine maggio a fine luglio.
«L’obiettivo prioritario è quello di evitare i morti», spiega il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini. «La fascia più a rischio è quella degli over 65 anni e ci sono ancora 4’400 persone over 80 nelle liste di attesa dei Comuni», continua il dottor Zanini che chiarisce che le conseguenze delle riduzioni di forniture per il Canton Ticino «ammontano a circa 18mila vaccinazioni di differenza fra quelle previste e quelle effettuate». Nelle ultime settimane sono state effettuate solo duemila vaccinazioni a nuove persone, perché sono state utilizzate le dosi per la seconda iniezione. Quindi sono state vaccinate 16mila persone in meno, che hanno dovuto attendere e che ora legittimamente hanno la priorità su tutti gli altri.
Per quanto riguarda le persone più giovani ma a rischio, si sta progressivamente procedendo alle vaccinazioni: «È stata offerta la disponibilità a persone in attesa di trapianto, e si sta dando il vaccino anche ai malati oncologici e in generale a chi rischia maggiormente dal punto di vista dei decessi. A partire dalla seconda metà di marzo potranno essere considerate altre categorie», ha spiegato ancora il farmacista cantonale. Che il preparato di AstraZeneca (utilizzato in Gran Bretagna, ndr) non sia ancora omologato, per il farmacista cantonale è «una buona notizia». «Protegge solo al 60%, quindi per le persone a rischio è preferibile usare i vaccini di Pfizer e Moderna, più efficaci».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 24 febbraio 2021 de La Regione

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Vaccini, tocca agli over 75

Il Consiglio di Stato ha illustrato le prossime tappe della campagna di immunizzazione – Il presidente Norman Gobbi: «Ora possiamo fornire un quadro più completo della pianificazione, ma le incognite sulle forniture impongono la massima prudenza»

«Oggi vediamo il traguardo all’orizzonte, anche se non sappiamo ancora quanto vicino sia». Sono parole che invitano alla prudenza quelle pronunciate dal presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi in occasione della conferenza stampa convocata ieri a Bellinzona per fare il punto sulla campagna di vaccinazione dopo i ritardi annunciati nelle scorse settimane. «La fornitura dei vaccini è l’anello debole di una macchina collaudata», ha chiosato il presidente che ha esortato i ticinesi ad avere pazienza: «Sappiamo che c’è molta attesa. Purtroppo è la benzina che manca». Con l’appello alla pazienza ieri sono arrivate anche alcune buone notizie: «Le forniture di fine febbraio e inizio marzo sono state confermate», ha comunicato il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) Raffaele De Rosa. In tutto 3.900 dosi di Pfizer (già arrivate in Ticino) e 8.900 di Moderna (che dovrebbero arrivare sabato). Dosi che consentono al Cantone di proseguire con la campagna vaccinale, annunciando «due nuovi passi importanti»: «Con le nuove forniture – ha osservato De Rosa – i Comuni potranno procedere a fissare gli appuntamenti delle persone over 80 che si erano già annunciate ma che erano state messe in lista d’attesa». Parliamo di circa 4.400 persone che non avevano ancora ricevuto un appuntamento a causa del ritardo nelle forniture. «A breve queste persone – gli ha fatto eco il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini – verranno contattate dai Comuni per fissare un appuntamento». L’altra novità importante riguarda l’apertura della campagna vaccinale agli over 75, circa 17 mila residenti in Ticino. Da domani queste persone riceveranno al proprio domicilio una lettera personale inviata dal medico cantonale in cui si forniscono tutte le informazioni necessarie per accedere al vaccino. Per questa fascia di età le possibilità rimangono le due già conosciute finora, ossia il centro di vaccinazione oppure la vaccinazione di prossimità organizzata dai Comuni.

Over 75, dove annunciarsi?
Il centro di vaccinazione dedicato a questa fase si trova al Mercato Coperto di Giubiasco e inizierà a vaccinare a partire da mercoledì 3 marzo. Chi ha 75 anni compiuti e desidera optare per questa modalità, ha spiegato il presidente Norman Gobbi, può dunque iscriversi subito al sito www.ti.ch/vaccinazione. Man mano che saranno disponibili i vaccini, il sistema provvederà settimanalmente a fissare gli appuntamenti degli iscritti, attraverso una comunicazione via SMS. Globalmente dal 3 marzo al 4 aprile a Giubiasco ci saranno 10 mila posti a disposizione. Chi si annuncia alla piattaforma web dovrà attendere il proprio turno che potrà arrivare fino a quattro settimane dopo l’iscrizione. Il numero verde 0800 128 128 resterà attivo per dare supporto in caso di problemi durante la procedura o per eventuali spostamenti degli appuntamenti, è stato spiegato ieri in conferenza stampa. Per chi invece preferisce vaccinarsi nel proprio comprensorio sarà possibile annunciarsi al proprio Comune, ma solo a partire da lunedì 8 marzo. La vaccinazione di prossimità verrà organizzata dalla metà di marzo in avanti, grazie alla collaborazione dei medici del territorio, secondo le modalità già adottate per la vaccinazione delle persone over 80.

Quattro centri cantonali
Il centro cantonale di vaccinazione di Giubiasco è in fase di allestimento e come detto sarà operativo da mercoledì 3 marzo, ha spiegato il presidente Norman Gobbi. Sempre nel mese di marzo verranno allestiti gli altri tre centri cantonali: al Conza di Lugano, al Fevi di Locarno e al Mercato Coperto di Mendrisio. «Il concetto è il medesimo che ha animato i centri regionali di Rivera, Ascona e Tesserete – ha chiosato Gobbi -. L’auspicio è che queste persone vengano accompagnate e che giungano con tutti i documenti necessari, come la carta d’identità e il tesserino della cassa malati. In queste strutture per gli over 75 dovremo garantire una grande capacità di vaccinazione, ma l’individuo resterà comunque sempre al centro», ha rassicurato il presidente Gobbi.

Le conseguenze dei ritardi
Nel fare il punto, ieri, il farmacista cantonale non ha tuttavia omesso di ricordare le conseguenze legate alla riduzione delle forniture sul numero totale di vaccinazioni eseguite: «Rispetto alla tabella di marcia che avevamo previsto sotto Natale, oggi in Ticino mancano circa 18 mila vaccinazioni», ha chiosato Zanini. Non solo. Nelle ultime settimane il Cantone è stato costretto a utilizzare le dosi di cui disponeva per garantire la seconda dose a chi aveva già ricevuto la prima. Riducendo così notevolmente il numero delle persone che avrebbero potuto ottenere la prima dose. Il saldo su questa categoria è pesante, ha spiegato Zanini. «A causa dei ritardi 16 mila persone non hanno potuto ricevere la dose. Si tratta di persone che attendevano legittimamente il vaccino e che sono state costrette a rinunciarvi, a volte con un giustificato nervosismo», ha concluso Zanini. Nonostante i ritardi ieri è stato tuttavia possibile fornire un primo orizzonte temporale sull’intera campagna vaccinale, fase per fase, secondo le fasce d’età (vedi grafico). «È una pianificazione di massima – ha osservato De Rosa – vincolata alle successive forniture. La via però è tracciata».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 24 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Vaccini in Ticino, si passa agli over75

Vaccini in Ticino, si passa agli over75

Le autorità cantonali hanno organizzato un momento informativo per un aggiornamento sul piano di vaccinazione nel nostro Cantone.
Gobbi: “La macchina organizzativa funziona”.
De Rosa: “Tutto dipende dalla fornitura dei vaccini”. Zanini: “L’obiettivo rimane quello di evitare morti”
Nonostante la carenza di vaccini la campagna di vaccinazione prosegue in Ticino. Prende il via, infatti, la fase 3 che riguarda gli over75. Da oggi viene estesa la possibilità di annunicarsi alla popolazione over75 in su: 17mila residenti in Ticino domani riceveranno infatti una lettera dal Medico cantonale con tutte le informazioni. Il centro di vaccinazione principale dedicato a questa fase sarà a Giubiasco e sarà operativo da mercoledì 3 marzo. “La macchina operativa funziona, ma la fornitura dei vaccini è l’anello debole”, ha commentato Norman Gobbi. Alla conferenza stampa erano presenti il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il direttore del Dss Raffaele De Rosa e il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini. Qui sotto tutte le informazioni.
 
 
Da www.ticinonews.ch
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Vaccini per tutti da fine maggio

Da metà marzo, in Ticino, potranno invece ricevere il preparato anti-Covid le persone con oltre 75 anni – “Forniture anello debole della campagna”

Inizierà a metà marzo la vaccinazione per le persone con più di 75 anni; queste ultime riceveranno una lettera firmata dal medico cantonale a partire da domani (mercoledì). Potranno inoltre essere vaccinate anche le persone con oltre 80 anni che erano in lista di attesa a causa dei ritardi nelle forniture dei preparati di Pfizer e Moderna. Lo ha dichiarato martedì mattina il consigliere di Stato, Raffaele De Rosa, durante una conferenza stampa a Bellinzona, durante la quale è stato fatto il punto della situazione vaccinale in Ticino.

La campagna di vaccinazione contro il coronavirus nel Cantone procede, ma il ritardo e l’incertezza degli approvvigionamenti (da parte delle aziende farmaceutiche) pesano negativamente sui risultati finora raggiunti e rappresentano “l’anello debole della campagna”, hanno sottolineato le autorità cantonali. “C’è interesse per la vaccinazione, ma dobbiamo ancora invitare la popolazione ad avere pazienza. L’aspetto della fornitura dei vaccini rimane l’anello debole”, ha detto il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Il centro di vaccinazione di Giubiasco (mercato coperto) è in fase di allestimento e sarà operativo dal 3 marzo per gli over 75 ha detto il presidente del Governo, sottolineando che saranno allestiti anche gli altri centri: Conza Lugano, Fevi Locarno, mercato coperto di Mendrisio.

I ritardi nella fornitura dei vaccini hanno causato la perdita di circa 18’000 vaccinazioni, ha dichiarato il farmacista cantonale, Giovan Maria Zanini, sottolineando che in Ticino “dal 4 gennaio fino a domenica sera sono state somministrate 32’775 dosi di vaccino”. Il Ticino, ha aggiunto Zanini, ha ricevuto finora circa 42’000 dosi; circa 10’000 non sono ancora state somministrate ma sono quasi tutte già state consegnate, in distribuzione o riservate.

“In questo momento è in corso la somministrazione della seconda dose di vaccino anti-Covid nei comuni, stiamo parlando di 6’730 persone”, ha spiegato Raffaele De Rosa, consigliere di stato e capo del Dipartimento della sanità e della socialità.

Dopo le vaccinazioni agli over 75, l’obiettivo è procedere alla fase 4 (persone affette da malattie croniche, circa 25’000 persone, da fine marzo). La fase 5 riguarderà gli over 65 (35’000 persone) da metà aprile. La fase 6 riguarderà il personale sanitario (12’000 persone) da inizio maggio. La fase 7 (popolazione adulta sopra i 16 anni), da fine maggio, a causa proprio dei ritardi e delle incertezze nelle forniture dei preparati Pfizer/BioNTech e Moderna.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Vaccini-per-tutti-da-fine-maggio-13853170.html

Da www.rsi.ch/news

 

Tessiner bangen um Schweizer Osterurlauber

Tessiner bangen um Schweizer Osterurlauber

Ostern naht. Angesichts der aktuellen Lage halten sich viele Schweizer mit Buchungen zurück. Im Tessin ist die Lage angespannt.

Das Wichtigste in Kürze
– Nach dem Bundesrat bleiben Restaurants und Bars bis mindestens Anfang April geschlossen.
– Entsprechend verzichten viele Schweizer auf ihre grossen Osterferien im Tessin.
– Kanton und Tourismus schlagen deshalb Alarm und fordern baldige Lockerungen.
In vier Wochen ist Ostern. Für das Tessin beginnt damit das grosse Ostergeschäft – zumindest für gewöhnlich. Denn angesichts der aktuellen Lage warten viele Schweizer mit der Reiseplanung in den Süden.
«Es herrscht eine grosse Unsicherheit», bestätigt auch Jutta Ulrich von Tessiner Tourismus. Eine Aussage über die Osterbuchungen könne sie Stand heute aber nicht machen. Der Grund: Viele Buchungen würden noch immer sehr kurzfristig erfolgen.
Vor gut zwei Wochen erklärte sie gegen über Nau.ch aber noch, dass nur «wenige Buchungen in den Hotels» eingegangen seien.

Politik will Gastro vor Ostern öffnen
Eine Tendenz, die auch der Kanton fürchtet. Wie der Tessiner Staatsrat am Wochenende mitteilte, wolle er Restaurants und Bars deshalb spätestens am 22. März öffnen. Zumindest tagsüber und entsprechend den bekannten Schutzplänen.Auch der Tessiner Regierungsrat Norman Gobbi spricht sich für eine baldige Lockerung der Massnahmen aus. «Es geht darum, Hunderte von Geschäften wieder in Betrieb zu nehmen, die für drei Monate geschlossen werden mussten», betont der 43-Jährige auf Anfrage. Die Entwicklung der letzten Wochen sei ja schliesslich «mehr als ermutigend» gewesen.

https://www.nau.ch/news/wirtschaft/tessiner-bangen-um-schweizer-osterurlauber-65875493

Da www.nau.ch

Coronavirus: Tessiner Staatsrat setzt Bundesrat unter Druck

Coronavirus: Tessiner Staatsrat setzt Bundesrat unter Druck

Das Tessin wird ungeduldig. In einem Brief an den Bundesrat fordert der Regierungsrat eine Ausstiegsstrategie aus den Massnahmen gegen das Coronavirus.

Das Wichtigste in Kürze
– Das Tessin will seine Massnahmen gegen das Coronavirus lockern dürfen.
– Die Lage sei stabil genug, argumentiert der Regierungsrat, die Leute seien müde.
– Der Bundesrat wurde in einem Brief gebeten, «regionale Unterschiede» zu beachten.

Am Mittwochabend verschickte der Tessiner Regierungsrat einen Brief, adressiert an den Bundesrat. Es seien «regionale Unterschiede» betont worden, so Regierungspräsident Norman Gobbi zum «Corriere del Ticino». Konkret wolle das Tessin, dass die Landesregierung eine Ausstiegsstrategie aus dem Lockdown evaluiere.

«Grosses Ungleichgewicht» zwischen Tessin und Lombardei
Die Fallzahlen im italienischsprachigen Kanton hätten sich auf einem tiefen Niveau stabilisiert, so der Regierungsrat. Ebenso sei der Druck auf die Spitäler massiv gesunken. «In dieser Situation wird es schwierig, weiterhin Anstrengungen von der Bevölkerung zu verlangen», so Gobbi. Man verspüre eine zunehmende Müdigkeit.

Im Grenzgebiet zum Tessin, der Lombardei, sei das Leben fast wieder zur Normalität zurückgekehrt. Das sei «ein grosses Ungleichgewicht», meint der «Lega»-Politiker.

Tessin hat Coronavirus «unter Kontrolle»
Wegen der Mutationen des Coronavirus macht sich Gobbi aber keine Sorgen: «Die Situation ist unter Kontrolle.» Zwar sei ein Anstieg der Varianten zu verzeichnen, aber die globalen Fälle blieben stabil. Auch die fortgeschrittene Impfung der gefährdeten Personengruppe spreche für leichte Lockerungen.

«Im Moment bitten wir lediglich darum, dass die Bundesbehörde die Situation der Jugendlichen sorgfältig prüft», so der Staatsratspräsident. Beispielsweise könnte das Tessin sportliche Aktivitäten im Freien und in der Halle wieder zulassen. Oder Freizeit- und Kulturangebote öffnen. Von Restaurants und Bars sei im Brief nicht die Rede gewesen.

https://www.nau.ch/politik/bundeshaus/coronavirus-tessiner-staatsrat-setzt-bundesrat-unter-druck-65869531

Da www.nau.ch

Bellinzona ha più fretta di Berna

Bellinzona ha più fretta di Berna

Puntare su test e autonomie locali.
Chiesta la riapertura anticipata per bar, ristoranti, cinema e teatri. Anche Coira spinge.

Datevi una mossa. È questo il senso della presa di posizione inviata dal Consiglio di Stato all’esecutivo federale. Consultato sugli allentamenti previsti da Berna – dal 1° marzo potrebbero riaprire negozi, musei, zoo, giardini botanici e impianti sportivi all’aperto –, il governo ticinese li ha sì condivisi, ma li ha anche definiti “troppo prudenti sia nei tempi che nei contenuti”. Per questo ha chiesto “fermamente” di anticipare la seconda tappa di riaperture al 22 marzo e di includervi anche ristoranti, bar, cinema e teatri. Quanto necessario, insomma, per ‘salvare’ dal lockdown le vacanze pasquali (dal 2 all’11 aprile). «Nonostante la presenza della variante inglese, più contagiosa, e un ritorno a una mobilità interna piuttosto sostenuta, il dato sui contagi nell’ultima settimana risulta il più basso da ottobre», ci spiega il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Questo ci rende ottimisti circa la possibilità di riaprire adeguando gli allentamenti ogni due-tre settimane, cosa che sappiamo già essere possibile dopo l’esperienza della scorsa primavera». Naturalmente, spiega Gobbi, «non si tratta di tornare alla piena libertà pre-Covid, ma di muoversi con la massima prudenza». Berna aveva proposto di riaprire solo le terrazze dei ristoranti, e solo dal primo aprile. Una soluzione limitante e discriminatoria, secondo la presa di posizione del Consiglio di Stato. Soprattutto, nota Gobbi, «è fondamentale dare una prospettiva a settori come quello della ristorazione che rischiano altrimenti di subire oltre cento giorni di chiusura consecutivi, con prevedibili conseguenze economiche e sul morale».

A proposito di terrazze, è di sabato la decisione di prolungare fino al 15 marzo l’accessibilità di quelle degli impianti sciistici: almeno fino a quel giorno ci si potrà ancora sedere per consumare il proprio pasto da asporto, pur in numero massimo di quattro persone per tavolo e con l’obbligo di mantenere le giuste distanze. Un’eccezione, questa, che il capo del Dipartimento federale dell’interno Alain Berset aveva definito “contraria al diritto” e a sua volta discriminatoria. Gobbi dissente: «Si tratta di contesti particolari, all’aria aperta e facilmente controllabili. Imporre di disperdersi a consumare i pasti in situazioni precarie mette a dura prova una popolazione già stanca, che comprensibilmente fatica a percepire la logica di certi divieti. D’altronde, vorrei vedere se il consigliere federale quando va a sciare si siede nella neve per mangiarsi il suo panino e bere la sua Rivella».

Tornando al messaggio rivolto a Berna, oltre alle riaperture anticipate al 22 marzo per bar e ristoranti, almeno in orario diurno, si chiede che lo stesso sia possibile per “cinema, teatri e strutture sportive e ricreative all’interno, pur con limiti di capienza”, e di pianificare già non solo una seconda, ma anche una terza fase di allentamento. Ben vengano la riapertura dei negozi e l’innalzamento a 15 del numero di persone che possono riunirsi all’aperto, ma si vorrebbe anche aumentare a 10 il numero di persone che possono ritrovarsi al chiuso. Infine si chiede di elevare da 18 a 20 anni il limite di età per consentire il ritorno a tutte le attività sportive e culturali, mentre “scetticismo è espresso sull’opportunità di riaprire anche le competizioni”. Dal primo marzo si vorrebbe anche consentire lo sport all’aperto senza contatto fisico a gruppi fino a 15 persone, e fino a 5 al chiuso. Il tutto, ovviamente, “con la riserva che la situazione rimanga stabile”.

Intanto anche Coira ritiene “troppo unilaterali e troppo lenti” i provvedimenti previsti dalla Confederazione. Il governo retico chiede che venga lasciata maggiore libertà ai Cantoni, specie a quelli che come i Grigioni si impegnano attivamente nell’esecuzione di test a tappeto. “Oltre alle misure restrittive”, si legge in una presa di posizione, “svolgere test in maniera attiva e preventiva rappresenta un’alternativa valida che deve trovare un riscontro positivo quando si tratta di decidere allentamenti”. Quanto alla ristorazione, si chiede che almeno all’esterno venga consentita già a partire dal primo marzo. Se ciò non fosse possibile, allora si domanda che almeno i take away possano mettere a disposizione posti a sedere al loro esterno. Anche per cinema e teatri viene invocata una riapertura (con mascherine) già dall’inizio del mese prossimo.

Tornando ai test, “ai Cantoni che dispongono di un buon sistema di monitoraggio occorre permettere di procedere a riaperture in tempi più brevi, in quanto eventuali sviluppi negativi vengono individuati più rapidamente. Inoltre questo incentivo motiverebbe i Cantoni a portare avanti una buona attività di monitoraggio e avrebbe risvolti positivi sulla motivazione della popolazione e dell’economia a partecipare attivamente”. Sempre in riferimento al cosiddetto depistaggio, “il Governo constata con stupore che la strategia della Confederazione non prevede il coinvolgimento di ulteriori misure, tra cui i test preventivi”, ma punta sulle chiusure e su imposizioni che “paiono arbitrarie”, ad esempio “permettere determinate manifestazioni sportive, ma non permettere attività di ristorazione all’aperto”.

Ma i test a tappeto sono davvero una soluzione? Tornando in Ticino, Gobbi invita alla prudenza: «È vero che in alcuni casi possono permettere di fermare subito un eventuale focolaio: lo abbiamo visto procedendo in questo senso alla Scuola media di Morbio Inferiore. Una somministrazione indiscriminata rischia però di creare un falso senso di sicurezza in chi, risultando negativo, potrebbe abbassare la guardia nei comportamenti quotidiani». Quanto alla richiesta di maggiore autonomia cantonale avanzata da Coira, «per noi resta comunque importante mantenere massimo coordinamento e coerenza a livello nazionale. Ciò non toglie che le autorità federali debbano anche prestare attenzione alle specificità locali: nel nostro caso, ad esempio, al paradosso di un lockdown affiancato da regioni italiane come Lombardia e Piemonte, dove ristoranti e bar sono aperti».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 22 febbraio 2021 de La Regione

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Il Ticino vuole accelerare «Locali aperti entro un mese»
Il Consiglio di Stato risponde alla consultazione e chiede tappe di allentamento «più serrate e incisive» Il 22 marzo data chiave per bar e ristoranti – Norman Gobbi: «Cantoni compatti, forse questa volta verremo ascoltati»

La politica dei piccoli passi ipotizzata da Berna per uscire dal semi-confinamento non incontra il pieno sostegno del Ticino, che vorrebbe «tappe più serrate e incisive». Il Consiglio di Stato ticinese ha detto la sua sulla strategia di allentamento delle misure messa in consultazione mercoledì scorso dal Consiglio federale. In sostanza, da Palazzo delle Orsoline si chiede di procedere con un passo più spedito. Secondo l’Esecutivo, infatti, le diverse fasi di riapertura previste sono «sin troppo prudenti, sia nei tempi che nei contenuti». In particolare, se la cautela del Consiglio federale è giudicata «comprensibile alla luce della diffusione delle varianti del virus», è però «fondamentale adeguare le restrizioni secondo il principio di proporzionalità» e dare prospettive ai settori economici.

Soprattutto, il Governo nella sua missiva chiede «fermamente» di anticipare la seconda tappa, con una decisione che abbia effetto al più tardi il 22 marzo. Insomma, una rivalutazione delle misure non più di mese in mese ma ogni due o tre settimane, al termine delle quali si dovrebbe procedere con nuove e progressive riaperture. Secondo il Governo ticinese, infatti, «l’esperienza dimostra come le misure mostrino i loro effetti già dopo due settimane». Appare quindi «doveroso» imprimere «un ritmo più serrato» alle fasi di allentamento, sul modello di quanto fatto la scorsa primavera.

Rispondendo alla consultazione voluta da Berna, che prenderà una posizione definitiva sulla strategia di riapertura il 24 febbraio, il Consiglio di Stato si dice d’accordo con gran parte degli allentamenti previsti. Sì, quindi, ai raduni all’aperto con un massimo di 15 persone, come pure alla riapertura dei negozi, pur con «rigorose limitazioni al numero di clienti ammessi». Il Governo ticinese condivide anche la ripartenza delle attività sportive e culturali per i giovani under 18, suggerendo anzi che si allarghi la possibilità ai ragazzi fino ai 20 anni. «Scetticismo» viene espresso, invece, sulla ripresa delle competizioni. Dal 1. marzo il Consiglio di Stato vorrebbe anche alzare a 10 il numero di persone che possono riunirsi in spazi chiusi, così come permettere l’attività sportiva amatoriale – all’aperto e senza contatto fisico – per gli adulti fino a un massimo di 15 persone e lo sport nelle palestre e nei centri fitness per i gruppetti di 5.

Locali, cinema e palestre
L’accelerazione che l’Esecutivo ticinese vorrebbe è indirizzata in particolare a tre settori: ristorazione, cultura e sport. Nel primo caso si chiede la riapertura «al più tardi il 22 marzo» di bar e ristoranti, che potrebbero lavorare almeno durante il giorno e rispettando i piani di protezione messi in atto fino allo scorso dicembre (consumazione seduti, quattro persone al tavolo e mascherina quando ci si alza). La tempistica, del resto, non è casuale e permetterebbe di «garantire una ripresa almeno parziale dell’attività durante il periodo pasquale». Bocciata nettamente, invece, l’ipotesi di far riaprire i locali che hanno una terrazza esterna. Secondo il Governo si tratta infatti di una proposta «troppo limitativa, difficilmente sostenibile e discriminatoria» nei confronti di bar e ristoranti che non hanno spazi all’aperto. Sul fronte culturale, invece, si vorrebbe anticipare al 22 marzo la riapertura di cinema e teatri. Stessa data ipotizzata anche per le strutture sportive e ricreative all’interno, pur con limiti di capacità. «La popolazione sta vivendo un forte disagio psico-fisico e fa sempre più fatica a sopportare il peso delle restrizioni, quindi urge una risposta dalle autorità e un allentamento più rapido. C’è un bisogno molto diffuso di tornare alla normalità seppure con prudenza», dice il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «I cittadini – prosegue – stanno manifestando chiaramente di non essere più in grado di sostenere misure troppo rigide, le proteste in Argovia di sabato e il carnevale selvaggio a Einsiedeln lo dimostrano. Da settimane, infatti, la situazione epidemiologica è in costante miglioramento. In Ticino, ad esempio, questa settimana abbiamo registrato il dato più basso di contagi dallo scorso ottobre. Questo significa che il virus è presente, ma che le mutazioni non incidono – per ora – in maniera così importante. Le riaperture previste, non va dimenticato, saranno comunque prudenti, graduali e nel rispetto dei piani di protezione».

Una sola voce
Le richieste ticinesi di un’accelerazione si sommano a quelle arrivate negli ultimi giorni dagli altri Cantoni, come Vaud, San Gallo e Grigioni. «Il Consiglio federale – commenta Gobbi -non sempre si è mostrato pronto ad ascoltare il parere dei Cantoni, ma questa volta siamo compatti. Abbiamo sentito i colleghi degli altri Governi cantonali per cercare di tenere una linea comune, ma ovviamente l’ultima parola spetterà mercoledì a Berna». Nella vicina Italia i bar e i ristoranti sono già aperti nelle ore diurne, mentre dal 7 marzo anche la Germania è pronta a riaprire gradualmente. «Forse – conclude il presidente dell’Esecutivo – anche questa pressione dall’esterno, che si somma a quella interna dei Cantoni, porterà il Consiglio federale a rivedere la sua posizione. Un lasso di tempo così lungo non è infatti sostenibile, né per le autorità cantonali chiamate a vigilare, né per la popolazione».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 22 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

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Gobbi: “Insostenibile il mese di attesa”
Intervista al presidente del Governo ticinese, che si esprime sulla strategia di allentamento messa in consultazione dal Consiglio federale

Berna troppo blanda: questa l’opinione del Canton Ticino sulla strategia di riapertura del Consiglio federale. Il Consiglio di Stato chiede alla Confederazione più coraggio.

In passato si accusa Berna di decisioni troppo blande o di non essere incisiva, adesso invece rispondete che è troppo prudente; cos’è cambiato?
“L’andamento dell’epidemia. Nelle ultime settimane i dati sono bassi, questa settimana è addirittura il dato più basso da ottobre. Cosa significa? Beh… che nonostante ci siano le varianti – ed evidentemente creano preoccupazione – il virus non incide in maniera importante sull’evoluzione dei nuovi contagi. Questo permette di guardare alle riaperture con prudenza ma anche con tempi più ristretti, visto che il mese di attesa che indicava il Consiglio federale è per noi insostenibile”.

La data in cui il cantone intende iniziare ad allentare le restrizioni è il 22 marzo, rispetto a quanto proposto da Berna spicca la volontà di riaprire ristoranti e bar al più tardi entro quella data; perché un passo così deciso?
“La Pasqua cade presto quest’anno – agli inizi di aprile – ed aprire solo con le terrazze sarebbe discriminatorio per chi non le ha, rispettivamente sarebbe un danno economico per un settore che è ormai chiuso da tre mesi e a fine marzo sarebbero quasi 100 giorni di chiusura. Chi dopo 100 giorni di chiusura riesce ancora con motivazione a rilanciarsi? Poi c’è anche il bisogno della popolazione di tornare a una certa normalità con tutti i piani di protezione del caso”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-Insostenibile-il-mese-di-attesa-13846723.html

Da www.rsi.ch/news